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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 715 del 24/04/2012


PASTORE, DI STEFANO, TANCREDI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, dello sviluppo economico e delle infrastrutture e dei trasporti, della giustizia e delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:

alla foce del fiume Pescara esiste una situazione di ammasso di detriti determinata sia dal notevole lasso di tempo trascorso dall'ultimo intervento di dragaggio, sia dalla realizzazione, negli anni passati, di una diga foranea che rallenta e parzialmente ostacola il libero deflusso delle acque fluviali aggravando in modo esorbitante l'insabbiamento del fiume;

tale situazione ha gradatamente reso impraticabile il porto fluviale di Pescara, con gravissimi danni per il transito dei natanti da pesca e di trasporto di merci e persone, con gravi influenze sull'economia locale, sia per le attività turistiche e commerciali sia, e soprattutto, per quelle relative alla pesca ed alla flotta peschereccia che tale porto utilizza, a non voler considerare i gravi pericoli di esondazioni nella città segnalati dall'ufficio del Genio Civile con un allarmante comunicato del 19 gennaio 2012;

dopo un parziale ed infruttuoso intervento di dragaggio che ha comportato spreco di denaro pubblico e l'aggravamento della situazione al punto da rischiare la totale chiusura alla navigazione, il Governo ha nominato commissario straordinario per la soluzione del problema, con delibera del Presidente del Consiglio dei ministri n. 3948 in data 20 giugno 2011, il Presidente della Provincia di Pescara, dottor Guerino Testa;

questi ha dato rapidamente avvio all'esecuzione di un progetto di rimozione dei depositi e scarico nel mare (così ponendo rimedio all'ostacolo determinato dalla diga) su progetto già a suo tempo approvato dal Ministero dell'ambiente con decreto in data 20 settembre 2011, previa analisi dell'Agenzia regionale per la tutela dell'ambiente (ARTA) e con progetto sul quale ha espresso parere favorevole l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA), affidando l'appalto alla ditta Gregolin Lavori Marittimi Srl di Venezia;

due ore dopo l'inizio dei lavori è intervenuto personale della Polizia giudiziaria, su mandato della Procura della Repubblica de L'Aquila, in funzione di Procura distrettuale antimafia (art. 51, comma 3-bis,del codice di procedura penale) ipotizzando un tentato traffico di rifiuti a scopo di lucro (in relazione alla mera esecuzione degli atti governativi suddetti), contro la ditta esecutrice e il responsabile dei lavori;

con provvedimento in data 29 dicembre 2011, il Tribunale del riesame de L'Aquila ha posto nel nulla il sequestro del natante della ditta Gregolin con il materiale dragato e stivato nella nave, da un lato affermando l'insussistenza del reato, dall'altro lasciando aperte le soluzioni del problema alla luce della diversità di risultati tra le analisi effettuate dall'ARTA e quelle eseguite dal perito incaricato dalla Procura;

il procedimento è tuttora pendente a L'Aquila, nonostante: la revoca del sequestro ordinata dal Tribunale del riesame e supportata da una chiara motivazione; la totale assenza di eventuali, ulteriori approfondimenti dei presupposti e contorni della vicenda, che la Procura de L'Aquila non ha ritenuto, né ritiene di effettuare a distanza di circa quattro mesi dal provvedimento di sequestro; la situazione gravissima in cui versa, a causa di tale immobilismo, oltre che il traffico commerciale e di passeggeri, anche e soprattutto l'intera marineria pescarese, che conta una flotta peschereccia tra le più importanti dell'Adriatico, e che sta provocando reazioni di grande impatto sociale;

a causa della divergenza tra i risultati degli esami del materiale estratto ottenuti dall'ARTA Abruzzo (confermati da analisi eseguite dall'Agenzia regionale per la protezione ambientale-ARPA delle Marche) rispetto a quelli ottenuti dal perito incaricato dalla Procura (la società INDAM Srl, istituto privato accreditato per l'analisi di materiali qualificabili come rifiuti, peraltro già partecipe di analoga vicenda, anche se più modesta, riguardante il dragaggio del porto turistico di Pescara a causa dell'utilizzo della sabbia dragata per il ripascimento della riviera pescarese, sabbia anch'essa ritenuta inquinata dalla stessa INDAM Srl, vicenda nella quale i risultati cui pervenne la ditta privata si rivelarono ancora una volta in contrasto con i risultati dell'ARTA); a causa ancora della posizione inopinatamente assunta dall'ISPRA, che, chiamata a risolvere la divergenza tra i risultati dell'ARTA e quelli dell'Istituto privato, ha ritenuto invece di investire della responsabilità l'Istituto superiore di sanità attraverso la richiesta di un parere, determinando così una ulteriore dilatazione dei tempi; la situazione è ad oggi ancora in sospeso, nonostante i numerosi solleciti operati dal commissario straordinario ed altrettante numerose iniziative del Prefetto di Pescara;

la ditta appaltatrice, apprestandosi a richiedere alla stazione appaltante un consistente risarcimento dei danni subiti, decorsi i tempi di legge, ha scaricato quanto prelevato nel fiume ed ha lasciato Pescara, non essendo stato possibile scaricare almeno quanto prelevato dalla draga in apposita zona ad hoc a causa di difficoltà logistiche e procedurali. Nessun altro sito a terra è stato possibile rinvenire in Abruzzo e in altre Regioni a tale scopo come pure nessuna soluzione è stata offerta o consentita dalle autorità ministeriali;

frattanto, i danni per responsabilità nei confronti della ditta appaltatrice, a causa del blocco di fatto della navigabilità del fiume, ed i gravi pericoli di disastri per esondazioni permangono e si accrescono nel tempo con l'accumulo di nuovi materiali e con l'approssimarsi della stagione estiva, che non permetterebbe l'esecuzione di tali operazioni;

a voler tacere del paradosso per cui, ove risultassero effettivamente inquinati i materiali di scavo, occorrerebbe agire, anche per via giudiziaria, sulle cause dell'inquinamento e quindi coinvolgere il Commissario straordinario governativo nominato appunto per tali problematiche riguardanti il bacino del fiume Pescara, il quale, invero, con atteggiamento pilatesco, si è assolutamente disinteressato della vicenda che lo riguarda in prima persona, come pure sembra distratta la magistratura inquirente sul medesimo tema; invece sull'ipotesi di grave e non rimuovibile inquinamento del fiume e sulle relative responsabilità, non risultano indagini;

ai sensi dell'art. 24 del recente decreto-legge 9 febbraio 2012, n. 5, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 aprile 2012, n. 35, la competenza della materia è stata trasferita alle Regioni, il che, se disegna un nuovo scenario di attribuzioni, poteri e responsabilità, non fa certamente tabula rasa di quanto accaduto sino ad oggi;

né la mappa delle nuove responsabilità cancella l'impegno assunto, e non onorato, da ISPRA di fornire un chiarimento definitivo sulla correttezza delle procedure di analisi seguite dall'uno o dall'altro dei laboratori coinvolti, con il che potrebbe riproporsi quanto già avvenuto in occasione del terremoto de L'Aquila in riferimento alle mancate o inadeguate determinazioni della Commissione Grandi Rischi, circa gli allarmi pervenuti ai suoi componenti e per cui la stessa Procura de L'Aquila ha proceduto per via giudiziaria;

si pone comunque il problema della salvaguardia delle attività economiche collegate alla fruizione piena del porto pescarese, certamente quelle commerciali e turistiche ma in primis quelle svolte dalla flotta peschereccia, che dovrà abbandonare del tutto il porto canale se verranno a mancare, ancor più di oggi, le garanzia di navigabilità in sicurezza del fiume Pescara; la gravità economica è confermata dalla disponibilità dimostrata dall'Associazione bancaria italiana (ABI) Abruzzo di utilizzare a tale scopo gli strumenti previsti dall'Accordo "Nuove misure per il credito alle PMI" sottoscritto a livello nazionale dall'ABI in data 23 febbraio 2011,

si chiede di conoscere:

se il Presidente del Consiglio dei ministri ed i Ministri in indirizzo, ciascuno per le rispettive attribuzioni e responsabilità, ritengano ammissibile la serie di veti incrociati e l'assenza di legittime soluzioni in positivo del gravissimo problema in questione, che vede ancora oggi in primo piano la responsabilità dell'ISPRA per la mancanza di risposte dalle quali non può sottrarsi, nonostante le nuove norme in materia;

se non ritengano che le autorità statali, ciascuna per quanto di competenza e con sussidiarietà decisionale, debbano disporre o consentire una rapida soluzione del problema, non solo attraverso l'ISPRA ed i suoi vertici, ma anche attraverso il commissario straordinario per il fiume Aterno - Pescara, Adriano Goio, nominato sin dal 2006, le cui competenze riguarderebbero specificamente la realizzazione di opere di regolazione della portata del fiume e di collettamento degli scarichi civili ed industriali, con lo scopo di ridurre il livello dell'inquinamento, oltre a tutte le altre iniziative necessarie al superamento delle emergenze idraulica ed ambientale;

in particolare, se non ritengano che il Governo debba, con esplicito provvedimento di urgenza, disporre la modalità di soluzione del problema per l'immediato, in tal senso precisando ed integrando il mandato conferito al commissario Testa, concordando con la Regione forme e procedure;

se non ritengano, altresì, di avviare iniziative per accelerare, quanto più possibile, l'iter per la definitiva attuazione del piano regolatore portuale, in cui è prevista la modifica della diga foranea, così da riattivare il deflusso delle acque fluviali verso il mare, e di disporre che si provveda, da parte di chi ne ha competenza, ad accertare se vi sono stati in passato illeciti sversamenti di materiali inquinanti nel fiume Pescara e se essi permangono nonché ad opera di chi ciò è avvenuto o ancora avvenga;

se non ritengano di dare ulteriore e doveroso sostegno alla marineria pescarese, ampliando nei termini quantitativi e migliorando nelle modalità le provvidenze che essa potrà conseguire per il prossimo fermo biologico.

(3-02817)