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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 714 del 23/04/2012


Comunico che è stata presentata la questione pregiudiziale QP1.

Ha chiesto di intervenire il senatore Mazzatorta per illustrarla. Ne ha facoltà.

MAZZATORTA (LNP). Signor Presidente, onorevoli colleghi, di fronte all'ennesimo decreto-legge del Governo Monti, siamo costretti a presentare l'ennesima questione pregiudiziale di costituzionalità, sperando che quest'Aula possa avere un sussulto e fermare un modo di legiferare che negli ultimi tempi sta davvero rasentando il ridicolo (e mi si perdoni il termine, che so essere poco istituzionale).

I due relatori ci hanno appena illustrato le modifiche apportate dalla Camera dei deputati al testo del decreto che era stato approvato da quest'Aula pochi giorni fa. Il servizio studi del Senato, tra l'altro, ha realizzato un bellissimo dossier, che riassume in 47 pagine fitte fitte tali modifiche apportate nell'arco di pochi giorni.

Fatico a credere che tutti i colleghi senatori siano perfettamente informati di tali modifiche, che - lo ribadisco - sono contenute in un dossier di 47 pagine. Spulciando tra di esse, ci si può accorgere che sono stati inseriti articoli completamente nuovi, che nulla hanno a che vedere con il titolo del decreto-legge, che teoricamente dovrebbe occuparsi solo della semplificazione tributaria, quindi dei rapporti fra lo Stato e il cittadino contribuente, e delle procedure di riscossione. Invece, il senatore Azzollini poco fa ci parlava del nuovo Patto di stabilità per gli enti locali. L'articolo 4-ter, inserito ex novo dalla Camera dei deputati, è composto di 16 commi. Andate a leggerlo alla pagina 28 e seguenti del dossier n. 350 predisposto dal Servizio studi del Senato.

Pur sindaco di un Comune, faccio fatica ad immaginare e capire cosa siano le cessioni di spazi finanziari da parte dei Comuni e tanto meno questo mercato, questa borsa degli spazi finanziari. Tutti quelli che fanno gli amministratori locali sanno che il problema del Patto di stabilità non può essere affrontato in questo modo, ma deve essere considerato in modo radicale, tenendo conto delle condizioni in cui oggi versa il nostro Paese, per sospenderne la procedura almeno per gli obiettivi assegnati ai Comuni, almeno per le sanzioni che gravano sui Comuni, sanzioni che arrivano al 100 per cento dei trasferimenti erariali. Basterebbe tornare alla versione del Patto di stabilità del 2006 e del 2007, non chiediamo tanto: chiediamo solo di avere un Patto di stabilità che ci metta alla pari con i Comuni degli altri Paesi europei. Basta fare un giro in Francia per accorgersi di come, pur in presenza di un Patto di stabilità, i Comuni non siano strangolati, non siano in una situazione di blocco totale come avviene nel nostro Paese.

Ma potete continuare a leggere questo dossier per accorgervi di altro. Ho letto una norma introdotta dalla Camera che stabilisce che gli importi spettanti ai Comuni per le violazioni al codice della strada (in sostanza le multe) siano ridotti del 90 per cento annuo: (è prevista, cioè, una decurtazione del 90 per cento) se il Comune non invia al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti una relazione nella quale siano indicati i proventi delle multe per le violazioni al codice della strada e gli interventi realizzati con tali risorse.

Prevedere che la mancata trasmissione di una relazione al Ministero delle infrastrutture - che finisce nel cassetto dell'ultimo funzionario - possa portare ad una sanzione pari alla decurtazione del 90 per cento delle multe per le violazioni al codice della strada che un Comune ha accertato è cosa cui francamente ancora oggi non riesco a credere, anche se la leggo nel dossier del Servizio studi del Senato. Non posso pensare che il Parlamento possa licenziare una norma di questo tipo.

Qui non stiamo neanche parlando di autonomia degli enti locali, di federalismo fiscale o della Costituzione vigente che riconosce autonomia finanziaria di entrata e di spesa agli enti locali. Qui stiamo parlando di una norma che nemmeno il regime bulgaro più rigoroso ha mai immaginato: una decurtazione del 90 per cento degli importi delle multe per la mancata trasmissione di una relazione! Davvero la lettura del dossier è molto interessante e lascia sbigottiti.

Nella questione pregiudiziale di costituzionalità insistiamo ancora una volta su quell'argomento ormai tante volte dibattuto in Aula senza esito alcuno: un decreto-legge, cioé, può essere adottato se contiene disposizioni davvero di straordinaria necessità ed urgenza. E questo, non perché lo diciamo noi, ma perché lo dice una Carta costituzionale ormai sempre più dimenticata. Attiriamo la vostra attenzione anche su una recente sentenza della Corte costituzionale, la n. 22 del 2012, sulla quale vi è un altro bellissimo studio del Servizio studi del Senato dal titolo: «Convertire un decreto-legge e legiferare non sono un tutt'uno», commento a questa sentenza della Corte, dove si dice in maniera molto chiara che nel processo di conversione del decreto-legge il Senato e la Camera non possono inserire norme eterogenee, che nulla hanno a che vedere con le finalità del decreto-legge, col suo titolo e col suo oggetto.

Qui invece davvero si fa fatica a trovare disposizioni omogenee: è un guazzabuglio di norme che nulla hanno a che vedere con i due oggetti indicati nel titolo del decreto-legge. C'è di tutto e di più, ma poco con riferimento alle semplificazioni tributarie e poco con riferimento alle procedure di riscossione, se non per aggravare ulteriormente la posizione, delle imprese e dei cittadini contribuenti che già hanno il triste primato di essere i cittadini dello Stato con la più alta pressione fiscale ormai nel mondo.

Badate che sui temi oggetto della sentenza della Corte non solo c'è stato un richiamo forte del nostro Presidente del Senato, che ha scritto una lettera ai Presidenti delle Commissioni parlamentari il 7 marzo 2011 dicendo che occorre interpretare in modo particolarmente rigoroso, in sede di conversione di un decreto-legge, la norma di cui all'articolo 97, comma 1, del Regolamento del Senato sulla improponibilità di emendamenti estranei all'oggetto della discussione (e immagino che altrettanto abbia fatto il Presidente della Camera nei confronti dei Presidenti delle Commissioni parlamentari della Camera stessa), ma c'è stato anche un messaggio del Presidente della Repubblica, del 29 marzo, e una lettera, del 22 febbraio, nella quale il Presidente della Repubblica ha posto l'attenzione proprio sulla osservanza di questo principio dell'omogeneità delle norme contenute nella legge di conversione di un decreto-legge.

Questi messaggi, sia del Presidente del Senato che del Presidente della Repubblica, sono stati ovviamente del tutto cancellati e stracciati.

Noi qui chiediamo davvero a quest'Aula, ormai anche un po' disattenta perché, probabilmente, mancando pochi mesi alla fine della legislatura, anche questi temi non appassionano più i colleghi, di votare a favore della nostra questione pregiudiziale e di porre un freno a questo modo di legiferare, che sta sempre di più portando il Parlamento verso una fase di assoluto declino. (Applausi dal Gruppo LNP).

PRESIDENTE. Ricordo che, ai sensi dell'articolo 93 del Regolamento, nella discussione sulla questione pregiudiziale può prendere la parola non più di un rappresentante per Gruppo per non più di dieci minuti.

Poiché nessuno domanda di parlare, metto ai voti la questione pregiudiziale QP1, avanzata dal senatore Mazzatorta e da altri senatori.

Non è approvata.