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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 714 del 23/04/2012


PARDI (IdV). Signor Presidente, onorevoli colleghi, membri del Governo, ho ascoltato con attenzione, come faccio sempre, l'intervento del collega Barbolini, il quale trovava per lo meno due elementi di positività nelle modifiche introdotte alla Camera, e segnatamente ha insistito sull'efficacia di un mutamento del Patto di stabilità che permette agli enti di utilizzare disponibilità di investimento e di trasformarle quindi in spese utili. Ciò è vero e questo è sicuramente un miglioramento.

Tuttavia, dal punto di vista procedurale questa modifica, che pure è benvenuta, fa parte di quella dotazione di elementi eterocliti presenti all'interno di questo provvedimento, perché si trova insieme al termovalorizzatore di Acerra, alle assunzioni da parte degli enti locali, all'assegnazione di incarichi dirigenziali. Il provvedimento andrebbe ascritto, per la verità, ad una logica da decreto omnibus, che il presidente Napolitano aveva efficacemente stigmatizzato. Quindi, bene il merito, però, purtroppo la cosa avviene nel quadro di un'operazione di metodo discutibile.

Nel mio intervento in occasione della lettura precedente, avevo esposto alcuni casi di assenza di cose importanti, che continuano ad essere assenti; le ricordo, perché esse fanno parte del ragionamento d'Aula che si deve fare su un provvedimento che sta andando avanti.

In primo luogo, ricordo l'assenza del ripristino delle norme antielusive che il Governo Prodi aveva adottato, che erano state efficaci, che funzionavano e che invece il Governo Berlusconi ha, per motivi evidenti, voluto eliminare. Noi ci portiamo dietro questa assenza, e quindi anche la lotta contro l'elusione fiscale è meno facile di quello che potrebbe essere.

Un'assenza vistosissima, e che oggi diventa ancora più vistosa, è la questione della reintroduzione di una versione ragionevole del reato di falso in bilancio. Perfino la Corte dei conti - è la notizia di oggi - attraverso il presidente Giampaolino ha voluto fare un richiamo sulla necessità di riavere un reato di falso in bilancio degno di questo nome, e non questa specie di palliativo quasi ridicolo che trasforma il falso in bilancio quasi in un'opera buona. Oggi, di fatto, dopo le modifiche del Governo Berlusconi, fare il falso in bilancio manca poco che sia un titolo di merito.

Quando pensiamo ai problemi che l'Italia ha a proposito della mancata affluenza di capitali dall'estero, non dobbiamo mai dimenticare che, molto più di altri motivi retoricamente enfatizzati e continuamente ripetuti dagli organi di stampa, ed anche dentro quest'Aula, sono fatti come questi, ossia l'assenza di una definizione specifica del reato di falso in bilancio, a trattenere gli investitori esteri. Questi ultimi sanno che, entrando in Italia, entrano in un mercato drogato, dove chi vuole può fare il falso in bilancio e non viene di fatto sanzionato; quindi l'investitore che arriva con un'intenzione di sana competizione economica sa che fin dall'inizio si dovrà misurare con soggetti i quali giocano a carte false dentro la competizione di mercato.

Avevamo fatto un emendamento che chiedeva l'aumento delle pene e l'impossibilità di patteggiamento per i reati fiscali. Naturalmente, essendo stato richiesto il voto di fiducia, l'emendamento è decaduto, ma anche questo è un elemento molto probante della logica con cui si affrontano simili questioni. L'impossibilità di patteggiamento per reati fiscali era molto espressiva e faceva capire che la Repubblica mette un alt molto fermo e circostanziato alla possibilità di giocare a carte false con il fisco. E invece anche questo aspetto non c'è.

Quanto all'IMU, sempre il collega Barbolini ha trovato degli elementi di miglioramento su tale questione, e ci credo sulla parola, però c'è un aspetto che continua a dare adito a un certo scandalo, ossia l'esenzione delle fondazioni bancarie dal pagamento dell'IMU: è una questione che non si riesce a motivare di fronte all'opinione pubblica, al cittadino normale e alla stessa politica. La pensionata povera deve pagare l'IMU sulla propria casetta, se ce l'ha, se è riuscita a comprarsela, mentre le fondazioni bancarie possono non farlo.

Una collega, di cui stimo la preparazione, mi ha rimproverato dopo il mio intervento in merito della volta precedente e mi ha detto che le fondazioni bancarie possiedono pochissimo patrimonio immobiliare. Sono andato a controllare e ho visto che una legge del 2011 ha aumentato dal 10 per cento al 15 per cento della dotazione finanziaria delle fondazioni bancarie la possibilità di investire in beni immobiliari. Non ho idea di quali siano i capitali delle fondazioni bancarie, ma andando a braccio, se penso che una fondazione bancaria qualsiasi - lo possiamo immaginare - può investire il 15 per cento del suo patrimonio in beni immobiliari, francamente mi stupisce che lo Stato rinunci a esigere su quel 15 per cento di beni immobiliari della fondazione il pagamento di una tassa sacrosanta.

Sulla tassa sacrosanta non posso tacere un fatto, che poi è la considerazione che molti di noi abbiamo fatto fin dall'inizio: l'IMU è falsata all'origine. Infatti l'IMU doveva sostituire l'ICI: il Governo Berlusconi, con una mossa tutta propagandistica e priva di qualsiasi validità economica e anche politica, ha cancellato l'unica imposta federalista presente in Italia e ha ammazzato le finanze degli enti locali. Ebbene, dopo di ciò, un Governo sensato reinventa una nuova tassa - le cambia nome e la chiama IMU - che dovrebbe servire a ripianare questo tipo di debito, di deficit degli enti locali. Poi però, quando si va a vedere che cosa fa, si scopre che quasi tutta l'IMU va allo Stato, nella maggioranza dei conti. Quindi, l'IMU parte con l'intenzione di riparare ai danni della mancata ICI, ma poi le risorse che con essa vengono tirate fuori vanno allo Stato, e non ai Comuni.

A questo punto, devo anche ricordare che, nello sviluppo delle cose, sulla questione del conto unico di tesoreria, il Governo ha trovato il modo di sottrarre possibilità di spesa ai Comuni per altre vie. Quindi, troviamo che i Comuni sono resi asfittici quanto alla manovra della possibilità di spesa, che sappiamo poi essere lo sviluppo, la possibilità del Comune stesso di contribuire alla crescita della propria comunità, di aiutare lo sviluppo degli affari, di far circolare l'imprenditoria, e via dicendo. Pertanto, tarpiamo completamente le ali ai Comuni, e a questo punto diciamo loro che, se proprio non ce la fanno, possono produrre una propria iniziativa di riscossione fiscale per altre vie, fuori dalla logica precedente. I giornali l'hanno chiamata IMU 2.

Se si arrivasse all'IMU 2, si approderebbe alla chiusura del cerchio di una dimensione sarcastica. Prima si leva l'ICI ai Comuni; poi si dice che la si sostituisce con l'IMU, la quale dovrebbe ridare ai Comuni la possibilità di spesa; poi però si leva questa possibilità di spesa e la si consegna quasi tutta allo Stato. A quel punto, siccome è vero che i Comuni continuano a non avere soldi, viene fuori nuovamente, o per vie traverse, o per vie aperte, o cambiando nome, l'IMU 2. C'è qualcosa di grottesco in questo avvitamento del procedere delle cose.

A questo punto, quindi, non posso che fare appello a chissà cosa, forse alla ragione futura, perché il provvedimento andrà in esecuzione con i modi consueti: gli emendamenti resteranno nel limbo oppure ne passeranno solo alcuni, ma non sono in grado di fare previsioni. Ci ritroveremo quindi con gli enti locali languenti. Francamente, oggi non vorrei essere nei panni di un sindaco, di un bravo sindaco, che forse rappresenta la parte più solida della nostra classe dirigente italiana, il quale si trova a dover gestire una comunità e le sue necessità senza un soldo, mentre le fondazioni bancarie - per esempio - non pagano nemmeno quella tassa, su cui egli ha diritto di percepire, forse, solo un terzo.

In tutto questo c'è qualcosa di profondamente errato. (Applausi dal Gruppo IdV).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Fleres. Ne ha facoltà.