Discussione del disegno di legge:
(3184-B) Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 2 marzo 2012, n. 16, recante disposizioni urgenti in materia di semplificazioni tributarie, di efficientamento e potenziamento delle procedure di accertamento (Approvato dal Senato e modificato dalla Camera dei deputati) (Relazione orale)(ore 18,06)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 3184-B, già approvato dal Senato e modificato dalla Camera dei deputati.
Ricordo che, ai sensi dell'articolo 104 del Regolamento, oggetto della discussione e delle deliberazioni saranno soltanto le modificazioni apportate dalla Camera dei deputati, salvo la votazione finale.
I relatori, senatori Baldassarri e Azzollini, hanno chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni, la richiesta si intende accolta.
Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore, senatore Baldassarri.
BALDASSARRI, relatore. Signor Presidente, come è noto, il decreto-legge sulle semplificazioni tributarie è un provvedimento di ordinaria manutenzione, ma ha dei contenuti importanti. A mio parere, esso era già stato in gran parte migliorato nel passaggio al Senato, ed è stato ulteriormente affinato nel passaggio alla Camera. Le Commissioni riunite bilancio e finanze e tesoro hanno concluso da poco i loro lavori, dando mandato ai relatori a riferire in Assemblea. Non sono stati accolti gli emendamenti presentati in Commissione, mentre sono stati accolti alcuni ordini del giorno su questioni che rimangono ad ogni modo aperte.
Signor Presidente, dati i tempi per la conversione del decreto‑legge in esame, (credo che il relativo termine scada il 1° maggio), non riteniamo che in questo momento esistano spazi per ulteriori affinamenti. Proprio per questo tutti i colleghi delle Commissioni hanno ritenuto di affidare agli ordini del giorno eventuali aggiustamenti e miglioramenti delle disposizioni contenute nel decreto.
Signor Presidente, chiedo di poter allegare ai Resoconti della seduta odierna una relazione scritta che illustra puntualmente le modifiche apportate dalla Camera dei deputati.
PRESIDENTE. La Presidenza ne prende atto e l'autorizza in tal senso.
BALDASSARRI, relatore. Come ho già avuto modo di evidenziare, i suddetti cambiamenti introdotti alla Camera non hanno subito ulteriori modifiche nel passaggio alle Commissioni riunite, salvo affrontare alcuni elementi di ulteriore verifica o di dubbio riguardanti le coperture di alcuni provvedimenti specifici valutati positivamente nel merito, quali ad esempio quello del riconoscimento della tassazione come prima casa in favore degli anziani ricoverati presso una residenza sanitaria. Si tratta di un passaggio che avevamo già sottolineato al Senato, e quindi prendiamo atto positivamente del fatto che tale aspetto sia stato migliorato alla Camera.
Ancora una volta, sulle forme di copertura e sui modi con i quali la Ragioneria dello Stato giustifica le proprie valutazioni e i propri giudizi sui diversi provvedimenti e sulle loro coperture, emerge ulteriormente una necessità quanto meno di approfondimento. Come ricorderà, signor Presidente, in occasione del precedente passaggio al Senato di questo provvedimento, mi ero permesso di sottolineare un vulnus preoccupante, ossia l'attribuzione di un parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione da parte della Ragioneria generale dello Stato, in totale concordia con documenti analoghi emessi da parte dell'ufficio legislativo del Ministero dell'economia e delle finanze, avendo il dovere di precisare che, ai fini della corretta procedura, ciò che conta è il parere della Ragioneria generale dello Stato e non di un ufficio legislativo, pur rispettabile, di un'amministrazione dello Stato. (Brusìo. Richiami del Presidente).
Stavo cercando di sottoporre ai colleghi, e a lei, signor Presidente, un punto che ritengo importante, e cioè che appare come troppo arbitrario e il doveroso giudizio della Ragioneria generale dello Stato, e non di altri uffici dei Ministeri (fino a prova contraria, infatti, è la Ragioneria generale dello Stato che deve dare la bollinatura). I colleghi, forse, dovrebbero essere più preoccupati di quanto non facciano mostra di essere in questo momento in merito all'arbitrarietà di detti giudizi.
Faccio riferimento a due modifiche che consideriamo positive apportate dalla Camera, una delle quali ho già citato (e la cui copertura sembra piuttosto dubbia) o, peggio ancora, come nel passaggio precedente, al parere negativo della Ragioneria generale dello Stato ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione - questo è il punto - attribuito ad emendamenti presentati da 25 senatori, emendamenti che però alla lettura di qualunque persona di buon senso - non occorrono esperti, giuristi o economisti - non avevano e non hanno nulla a che vedere con l'articolo 81 della Costituzione. Si può essere favorevoli o contrari politicamente alle varie proposte che emergono, ma non ci si può nascondere dietro un dito attraverso un parere arbitrario espresso dalla Ragioneria generale dello Stato.
È un tema che credo abbia una rilevanza istituzionale oltre che procedurale, sul quale non voglio dilungarmi. In ogni caso, è un tema che resta, perché resta la verifica delle autorità competenti, le quali dovranno esprimere una valutazione su quanto è avvenuto, anche in relazione al fatto che, per qualche giorno, il documento della Ragioneria generale dello Stato sembrava non esistere agli atti della Commissione parlamentare competente. Come sempre, ovviamente grazie alla correttezza e alla puntualità del presidente Azzollini, quel documento è ora formalmente agli atti della competente Commissione.
Concludo, signor Presidente, come ho iniziato. Credo risponda a buon senso e responsabilità comune prendere atto delle correzioni apportate alla Camera; prendere atto che i tempi non ci consentono di svolgere ulteriori approfondimenti nella terza lettura al Senato. Nelle Commissioni riunite i colleghi hanno preso atto di questi elementi: sono stati bocciati tutti gli emendamenti e alcune istanze rilevanti sono state invece accolte dal Governo e dai relatori sotto forma di ordini del giorno, per continuare eventualmente a lavorare e ad affinare gli elementi che meritano ulteriori approfondimenti.
Ringrazio il Presidente, gli onorevoli colleghi e i rappresentanti del Governo. (Applausi dal Gruppo PdL).
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il relatore, senatore Azzollini.
AZZOLLINI, relatore. Signor Presidente, mi soffermerò sui profili di maggiore interesse per la Commissione programmazione economica e bilancio in relazione alle disposizioni introdotte alla Camera dei deputati.
All'articolo 3, il comma 16-ter prevede una temporanea compensazione a carico dei fondi disponibili sulla contabilità speciale n. 1778 dell'Agenzia delle entrate, ai fini del riconoscimento del credito d'imposta per la nuova occupazione stabile del Mezzogiorno.
L'articolo aggiuntivo 4-ter, ai commi da 1 a 9, inserisce la disciplina del patto di stabilità interno «orizzontale nazionale». Tali disposizioni introducono una maggiore flessibilizzazione del patto di stabilità interno dei Comuni sul territorio nazionale, consentendo ora una compensazione territoriale non solo a livello regionale, ma anche a livello nazionale. Nello specifico, ai Comuni che prevedono di conseguire un differenziale positivo rispetto all'obiettivo del Patto di stabilità interno e sono disposti a cedere parte del suddetto spazio finanziario viene attribuito un contributo nel limite di un importo complessivo di 500 milioni di euro, pari agli spazi finanziari ceduti da ciascuno di essi e attribuiti ai Comuni che necessitano di maggiori margini di spesa per il pagamento dei residui in conto capitale.
Al medesimo articolo, ai commi da 10 a 16, si introducono disposizioni che ampliano la possibilità di assunzione di personale negli enti locali, fermi restando i vincoli imposti dal patto di stabilità interno. Per brevità, non specifico le varie articolazioni di questa proposta, che comunque è contenuta nella relazione scritta che lascerò agli atti per il Resoconto.
Viene inoltre aggiornato, dall'anno 2004 all'anno 2008, l'esercizio di riferimento in base al quale parametrare le spese di personale degli enti locali non soggetti al patto di stabilità interno e si estende a regime, a decorrere dall'anno 2013, la possibilità di superare il limite di spesa di personale, fissato dall'articolo 9, comma 28, del decreto-legge n. 78 del 2010, per la stipula di contratti di lavoro flessibile nei settori della polizia locale e dell'istruzione pubblica e nel settore sociale, fermo restando che la spesa complessiva non può essere superiore alla spesa sostenuta per le stesse finalità nell'anno 2009. Si consente infine un incremento degli incarichi a contratto nella dotazione organica dirigenziale nel limite massimo generale del 10 per cento della dotazione organica dirigenziale a tempo indeterminato, prevedendo un incremento di tale percentuale per i Comuni di dimensioni ridotte.
All'articolo 5, i commi aggiuntivi da 6-bis a 6-quater sono finalizzati alla promozione del portale «Stipendi PA», come canale privilegiato per l'accesso ai servizi disponibili da parte dei dipendenti delle amministrazioni pubbliche, gestiti nell'ambito del Service personale Tesoro del Ministero dell'economia e delle finanze. In particolare, la norma è mirata a definire un quadro giuridico e operativo certo per consentire la realizzazione del piano di sviluppo dei servizi via web.
Al medesimo articolo 5, il comma 8-bis innova la vigente disciplina della riscossione dei tributi locali, facendo rivivere anticipatamente le norme che erano state abrogate dal testo vigente della lettera gg-septies) dell'articolo 7, comma 2, del decreto legge n. 70 del 2011. In sostanza, il dispositivo anticipa gli effetti che sono già previsti dalla legislazione vigente.
Il comma 6-quinquies, in materia di prevenzione delle frodi su carte di pagamento, prevede che il Ministero dell'economia e delle finanze designi, per la gestione dell'archivio e in qualità di responsabile del trattamento dei dati personali, la Consap spa, a mezzo di apposita convenzione, dalla quale non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
All'articolo 9, commi 3-septies e 3-octies, in materia di affidamento dei rifiuti posti sotto sequestro ai consorzi obbligatori, si dispone che i rifiuti posti sotto sequestro presso le aree portuali e aeroportuali siano affidati a uno dei consorzi obbligatori competenti in base alle caratteristiche del rifiuto sequestrato.
All'articolo 12, al comma 11-sexies, si prevede che una quota delle risorse del fondo speciale per la reiscrizione dei residui passivi di parte corrente, come reintegrata dall'articolo 35, comma 1, del decreto legge n. 1 del 2012, e pari ad un miliardo di euro, sia assegnata, sì, agli enti locali, come era previsto nel testo approvato al Senato, ma con priorità ai Comuni (questa è la novità introdotta nel testo dalla Camera), per il pagamento dei crediti commerciali connessi all'acquisizione di servizi e forniture.
All'articolo 12, ai commi 11-septies e 11-novies, si dispone che le risorse statali spettanti alle Regioni a statuto ordinario per l'anno 2012 siano finalizzate al finanziamento degli interventi regionali in materia di edilizia sanitaria, ad eccezione di un importo di 148 milioni di euro, destinato al rimborso dell'onere sostenuto dalle medesime Regioni per il pagamento dell'IVA relativa ai contratti di servizio del trasporto pubblico locale ferroviario.
Il comma 11-octies rimuove il vincolo di destinazione ad interventi di edilizia sanitaria pubblica, di una quota, pari a 1.500 milioni di euro per l'anno 2012, delle risorse FAS destinate alla programmazione regionale, previsto dall'articolo 1, comma 5, della legge n. 220 del 2010.
Il comma 11-novies, con riferimento alle risorse regionali per il 2011 per i servizi resi da Trenitalia spa, pari a 425 milioni di euro, prevede che le stesse siano ripartite secondo i criteri e le percentuali stabiliti nella seduta del 22 settembre 2011 dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome e versate, per la parte non ancora erogata, a Trenitalia spa.
In ordine alla copertura finanziaria, all'articolo 13 si dispone l'incremento dei risparmi di spesa previsti per il 2012, a valere sulle risorse destinate al funzionamento degli enti previdenziali e dei monopoli, aggiuntivi rispetto a quelli già connessi all'attuazione di misure di riordino previste dalle manovre recenti.
In proposito, occorre segnalare che anche il disegno di legge n. 3249, in tema di riforma del mercato del lavoro, in una prospettiva di crescita, reca, all'articolo 72, un analogo articolo, là dove si provvede a disporre ulteriori misure di risparmio «aggiuntive» a carico dei medesimi enti in questione, rispetto a quelle non già contemplate dai tendenziali di spesa, sia pure solo a decorrere dal 2013.
Inoltre, il comma 1-quinquies prevede una riduzione lineare delle dotazioni finanziarie disponibili iscritte a legislazione vigente in termini di competenza e di cassa, nell'ambito delle spese rimodulabili delle missioni di spesa di ciascun Ministero, per un importo pari a 280 milioni di euro per l'anno 2012 e a 180 milioni di euro a decorrere dall'anno 2013.
Tali ultimi aspetti ritengo debbano essere approfonditi in sede di scrutinio della validità della predetta copertura finanziaria. (Applausi dal Gruppo PdL).
PRESIDENTE. Senatore Azzollini, la Presidenza l'autorizza ad allegare agli atti la relazione scritta da lei richiamata.
Comunico che è stata presentata la questione pregiudiziale QP1.
Ha chiesto di intervenire il senatore Mazzatorta per illustrarla. Ne ha facoltà.
MAZZATORTA (LNP). Signor Presidente, onorevoli colleghi, di fronte all'ennesimo decreto-legge del Governo Monti, siamo costretti a presentare l'ennesima questione pregiudiziale di costituzionalità, sperando che quest'Aula possa avere un sussulto e fermare un modo di legiferare che negli ultimi tempi sta davvero rasentando il ridicolo (e mi si perdoni il termine, che so essere poco istituzionale).
I due relatori ci hanno appena illustrato le modifiche apportate dalla Camera dei deputati al testo del decreto che era stato approvato da quest'Aula pochi giorni fa. Il servizio studi del Senato, tra l'altro, ha realizzato un bellissimo dossier, che riassume in 47 pagine fitte fitte tali modifiche apportate nell'arco di pochi giorni.
Fatico a credere che tutti i colleghi senatori siano perfettamente informati di tali modifiche, che - lo ribadisco - sono contenute in un dossier di 47 pagine. Spulciando tra di esse, ci si può accorgere che sono stati inseriti articoli completamente nuovi, che nulla hanno a che vedere con il titolo del decreto-legge, che teoricamente dovrebbe occuparsi solo della semplificazione tributaria, quindi dei rapporti fra lo Stato e il cittadino contribuente, e delle procedure di riscossione. Invece, il senatore Azzollini poco fa ci parlava del nuovo Patto di stabilità per gli enti locali. L'articolo 4-ter, inserito ex novo dalla Camera dei deputati, è composto di 16 commi. Andate a leggerlo alla pagina 28 e seguenti del dossier n. 350 predisposto dal Servizio studi del Senato.
Pur sindaco di un Comune, faccio fatica ad immaginare e capire cosa siano le cessioni di spazi finanziari da parte dei Comuni e tanto meno questo mercato, questa borsa degli spazi finanziari. Tutti quelli che fanno gli amministratori locali sanno che il problema del Patto di stabilità non può essere affrontato in questo modo, ma deve essere considerato in modo radicale, tenendo conto delle condizioni in cui oggi versa il nostro Paese, per sospenderne la procedura almeno per gli obiettivi assegnati ai Comuni, almeno per le sanzioni che gravano sui Comuni, sanzioni che arrivano al 100 per cento dei trasferimenti erariali. Basterebbe tornare alla versione del Patto di stabilità del 2006 e del 2007, non chiediamo tanto: chiediamo solo di avere un Patto di stabilità che ci metta alla pari con i Comuni degli altri Paesi europei. Basta fare un giro in Francia per accorgersi di come, pur in presenza di un Patto di stabilità, i Comuni non siano strangolati, non siano in una situazione di blocco totale come avviene nel nostro Paese.
Ma potete continuare a leggere questo dossier per accorgervi di altro. Ho letto una norma introdotta dalla Camera che stabilisce che gli importi spettanti ai Comuni per le violazioni al codice della strada (in sostanza le multe) siano ridotti del 90 per cento annuo: (è prevista, cioè, una decurtazione del 90 per cento) se il Comune non invia al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti una relazione nella quale siano indicati i proventi delle multe per le violazioni al codice della strada e gli interventi realizzati con tali risorse.
Prevedere che la mancata trasmissione di una relazione al Ministero delle infrastrutture - che finisce nel cassetto dell'ultimo funzionario - possa portare ad una sanzione pari alla decurtazione del 90 per cento delle multe per le violazioni al codice della strada che un Comune ha accertato è cosa cui francamente ancora oggi non riesco a credere, anche se la leggo nel dossier del Servizio studi del Senato. Non posso pensare che il Parlamento possa licenziare una norma di questo tipo.
Qui non stiamo neanche parlando di autonomia degli enti locali, di federalismo fiscale o della Costituzione vigente che riconosce autonomia finanziaria di entrata e di spesa agli enti locali. Qui stiamo parlando di una norma che nemmeno il regime bulgaro più rigoroso ha mai immaginato: una decurtazione del 90 per cento degli importi delle multe per la mancata trasmissione di una relazione! Davvero la lettura del dossier è molto interessante e lascia sbigottiti.
Nella questione pregiudiziale di costituzionalità insistiamo ancora una volta su quell'argomento ormai tante volte dibattuto in Aula senza esito alcuno: un decreto-legge, cioé, può essere adottato se contiene disposizioni davvero di straordinaria necessità ed urgenza. E questo, non perché lo diciamo noi, ma perché lo dice una Carta costituzionale ormai sempre più dimenticata. Attiriamo la vostra attenzione anche su una recente sentenza della Corte costituzionale, la n. 22 del 2012, sulla quale vi è un altro bellissimo studio del Servizio studi del Senato dal titolo: «Convertire un decreto-legge e legiferare non sono un tutt'uno», commento a questa sentenza della Corte, dove si dice in maniera molto chiara che nel processo di conversione del decreto-legge il Senato e la Camera non possono inserire norme eterogenee, che nulla hanno a che vedere con le finalità del decreto-legge, col suo titolo e col suo oggetto.
Qui invece davvero si fa fatica a trovare disposizioni omogenee: è un guazzabuglio di norme che nulla hanno a che vedere con i due oggetti indicati nel titolo del decreto-legge. C'è di tutto e di più, ma poco con riferimento alle semplificazioni tributarie e poco con riferimento alle procedure di riscossione, se non per aggravare ulteriormente la posizione, delle imprese e dei cittadini contribuenti che già hanno il triste primato di essere i cittadini dello Stato con la più alta pressione fiscale ormai nel mondo.
Badate che sui temi oggetto della sentenza della Corte non solo c'è stato un richiamo forte del nostro Presidente del Senato, che ha scritto una lettera ai Presidenti delle Commissioni parlamentari il 7 marzo 2011 dicendo che occorre interpretare in modo particolarmente rigoroso, in sede di conversione di un decreto-legge, la norma di cui all'articolo 97, comma 1, del Regolamento del Senato sulla improponibilità di emendamenti estranei all'oggetto della discussione (e immagino che altrettanto abbia fatto il Presidente della Camera nei confronti dei Presidenti delle Commissioni parlamentari della Camera stessa), ma c'è stato anche un messaggio del Presidente della Repubblica, del 29 marzo, e una lettera, del 22 febbraio, nella quale il Presidente della Repubblica ha posto l'attenzione proprio sulla osservanza di questo principio dell'omogeneità delle norme contenute nella legge di conversione di un decreto-legge.
Questi messaggi, sia del Presidente del Senato che del Presidente della Repubblica, sono stati ovviamente del tutto cancellati e stracciati.
Noi qui chiediamo davvero a quest'Aula, ormai anche un po' disattenta perché, probabilmente, mancando pochi mesi alla fine della legislatura, anche questi temi non appassionano più i colleghi, di votare a favore della nostra questione pregiudiziale e di porre un freno a questo modo di legiferare, che sta sempre di più portando il Parlamento verso una fase di assoluto declino. (Applausi dal Gruppo LNP).
PRESIDENTE. Ricordo che, ai sensi dell'articolo 93 del Regolamento, nella discussione sulla questione pregiudiziale può prendere la parola non più di un rappresentante per Gruppo per non più di dieci minuti.
Poiché nessuno domanda di parlare, metto ai voti la questione pregiudiziale QP1, avanzata dal senatore Mazzatorta e da altri senatori.
Non è approvata.
Dichiaro aperta la discussione generale.
È iscritto a parlare il senatore Barbolini. Ne ha facoltà. (Brusìo).
*BARBOLINI (PD). Signor Presidente, prima di iniziare il mio intervento, aspetto che ci sia un minimo di agibilità dell'Aula.
PRESIDENTE. Lei fa bene ad aspettare. (Richiami del Presidente). Richiamo all'ordine i senatori presenti in Aula. Prego, senatore Barbolini, proceda pure.
BARBOLINI (PD). Signor Presidente, come evidenziato dai relatori, il provvedimento che ritorna dalla Camera ha complessivamente affinato e sviluppato il lavoro di miglioria, di precisazioni e di puntualizzazioni che era stato positivamente impostato nella prima lettura del Senato.
Questo vale sia con riferimento alle questioni che hanno modulato ulteriormente la possibilità di corrispondere e di introitare per l'erario i crediti vantati a fronte di contribuenti che siano in difficoltà, pur volendo onorare i propri impegni con l'Agenzia delle entrate, e soprattutto sulle tematiche... (Continuato e prolungato brusìo).
PRESIDENTE. Senatore Barbolini, mi scusi. Non è possibile lavorare in queste condizioni: c'è anche un limite!
Prego, senatore Barbolini.
BARBOLINI (PD). Dicevo, Presidente, che sono evidenti i miglioramenti apportati al testo che ci viene dalla Camera, a seguito della seconda lettura fatta da quell'Aula parlamentare, soprattutto per quanto riguarda le tematiche che come Partito Democratico avevamo fin dall'inizio inteso porre al centro della discussione di questo provvedimento. Mi riferisco in particolare al tema dell'applicazione dell'IMU. Questo provvedimento, almeno nelle nostre valutazioni, essendo un intelligente esercizio di manutenzione in materia fiscale, si prestava bene a correggere alcune delle più vistose distorsioni che l'IMU originalmente si portava dietro, una volta realizzato appunto il decreto di attuazione del federalismo municipale, rese ancora più distorte dall'anticipazione al 2012 dell'imposta stessa e per effetto di quel doppio carico impositivo, applicato soprattutto alle seconde abitazioni e alle altre superfici, oltre che alla prima casa, come venne deciso nel cosiddetto salva-Italia.
Dei miglioramenti introdotti nella prima lettura al Senato abbiamo già parlato e su di essi non mi soffermerò. Il testo che torna dalla Camera ha realizzato alcune altre felici correzioni e integrazioni, a partire innanzi tutto dalla scansione possibile in tre rate del pagamento dell'IMU sulla prima casa (questo è sicuramente un aiuto alle famiglie maggiormente in difficoltà) e soprattutto dalla previsione di una copertura, attuata magari con un taglio lineare sulle spese dello Stato, su cui si potrebbe anche discutere, che comunque ha il pregio di liberare il fondo di riequilibrio destinato ai Comuni da un prelievo compensativo delle agevolazioni che erano state introdotte sulle case popolari e sulle abitazioni di cooperative a proprietà indivisa. Lo Stato rinunciava infatti a quella sua quota di entrate, che venivano però fatte gravare sul fondo di riequilibrio per i Comuni, determinando sostanzialmente un'impropria partita di giro, che avrebbe sottratto a questi ultimi quanto gli veniva consentito da un'altra parte.
Quindi, e mi fa piacere darne atto al sottosegretario Ceriani perché è un impegno che lui stesso in Commissione e in Aula aveva preso in occasione della discussione sul provvedimento nella prima lettura al Senato, e che io stesso avevo raccomandato si concretizzasse nella dichiarazione di voto a nome del PD, sottolineo, che il Governo ha mantenuto gli impegni presi. Ciò è avvenuto anche per altri aspetti che erano rimasti un po' più generici, ma sui quali però si era manifestata una volontà ben precisa. Mi riferisco all'introduzione avvenuta nella discussione alla Camera di alcune misure meno stringenti circa i vincoli sul personale, specie della scuola, del sociale e della Polizia locale, per i Comuni in regola con i parametri definiti in tema di virtuosità. Ho delle perplessità su come si definisce il concetto di virtuosità: comunque per non pochi Comuni si introduce almeno un elemento di flessibilità apprezzabile.
Infine, c'è una novità che va sicuramente colta positivamente. È una novità che avevamo insistentemente caldeggiato come Gruppo del Partito Democratico anche con il precedente Governo: la definizione di criteri per un Patto di stabilità orizzontale-nazionale che permetta di utilizzare gli scostamenti tra enti per quanto riguarda l'ottimizzazione dei parametri che appunto presidiano il Patto di stabilità, mediante un modello che è già stato utilmente sperimentato, per esempio a livello della Regione Emilia-Romagna nel 2011 con il sistema degli enti locali.
Questo ha consentito nell'anno passato di recuperare oltre 160-180 milioni per investimenti, che altrimenti sarebbero rimasti assolutamente inutilizzati nel contesto territoriale della mia Regione. Quindi è auspicabile che, proiettato su base nazionale, questo possa determinare un innesco di possibili interventi di investimenti per almeno qualche unità di miliardo. Questi sono fatti sicuramente positivi ed è giusto sottolinearli.
Meno positive - voglio dirlo al Sottosegretario - sono alcune disposizioni che sinceramente auspicavamo potessero essere affrontate e risolte diversamente. Penso alla questione degli anziani ricoverati in strutture e alla classificazione delle loro abitazioni di residenza. Il tema sul tappeto era che lo Stato rinunciasse alla sua quota di prelievo anche su questa limitata casistica. Si tratta di cifre, secondo me, contenute: vale in proposito più l'elemento simbolico, il segnale, che non la quantità finanziaria.
Ora devo dire che disporre con legge che i Comuni possano farlo, salvo compensare lo Stato per il mancato gettito, è una misura che ho definito in Commissione - lo ripeto anche in questa sede - un po' inelegante, visto che questo i Comuni lo possono fare da soli e molti lo stanno già facendo per la loro vocazione e sensibilità istituzionale e sociale. La cosa in sé - come dicevo - è modesta quanto a portata, ma è invece significativa sul terreno simbolico, perché sui Comuni e le comunità locali quest'anno (il Governo non può non essere d'accordo su questa valutazione), proprio in questo che è un anno sperimentale di messa a regime dell'IMU, graverà un carico di difficoltà nella costruzione e quadratura dei bilanci, nel tentativo di far fronte pur nelle difficoltà alle tante richieste e sollecitazioni. Allora da questo punto di vista uno sguardo un po' più amicale, un atteggiamento più collaborativo sotto il profilo della concertazione e cooperazione istituzionale credo che sarebbe sicuramente molto apprezzato da tanti amministratori che quotidianamente sono in prima linea a reggere una situazione non solo economicamente, ma anche socialmente molto difficile.
Lo stesso vale per un'altra modifica che è stata introdotta, laddove si è cassata una previsione, che avevamo definito qui al Senato, che cercava di assicurare il rientro in una proiezione triennale per quei Comuni che sono stati nella necessità di sforare il Patto di stabilità, spesso per cause e scelte indipendenti dagli amministratori del momento: una misura ragionevole, che coniugava deterrenza con pragmatismo, per non determinare effetti perniciosi non solo su comunità di cittadini incolpevoli, ma anche per gli equilibri di finanza pubblica. Averla cancellato per me è un errore e indica anch'essa un atteggiamento un po' troppo centralistico e sanzionatorio, che semmai mi piacerebbe trovare in materia di spending review - è presente il ministro Giarda - e in materia di controllo della spesa o delle eventuali sanzioni per inadempienza delle amministrazioni centrali dello Stato, su cui invece credo si vada un po' più con il guanto di velluto.
Naturalmente - mi avvio a concludere - il lavoro svolto, che ribadisco è complessivamente molto positivo, non ha esaurito le molte criticità ancora aperte. Ci si è concentrati sulla prima casa, giustamente, ma forse in corso d'anno ci renderemo più consapevoli che un carico eccessivo finirà con il gravare sulle seconde, o più, abitazioni considerate indistintamente dalla destinazione d'uso e soprattutto sulle attività produttive. L'auspicio è che, com'è avvenuto per l'IMU in agricoltura, una volta verificato l'andamento del gettito e stabilizzato il quadro della base imponibile, sia possibile anche per tali profili intervenire con alcuni correttivi che alleggeriscano quello che è un impatto pesante che rischia di rendere ulteriormente arduo il già difficile momento di tenuta e sviluppo di attività economiche per il rilancio della crescita.
Per quanto concerne poi il Patto di stabilità, è stata, come ricordavo, introdotta una novità importante e significativa. Ma nel percorso di approfondimento che si svilupperà fra DEF, Programma nazionale di riforma e definizione delle linee di inquadramento della legge di stabilità, è necessario trovare un modo per valorizzare le straordinarie risorse che i Comuni possono esprimere per promuovere lo sviluppo dei territori, creare le condizioni affinché chi ha più possibilità e capacità di spendere in termini utili nell'interesse e per la qualità della vita delle comunità, come è documentato sanno fare gli enti locali, possa dare un contributo e concorrere al rilancio della crescita per la tenuta dell'economia, per renderla più dinamica e competitiva, e determinare ricadute positive in termini di occupazione.
Quanto invece ai giochi - di cui immagino parleranno altri colleghi dopo di me - si rende necessario un ridisegno organico e complessivo che corregga anche qualche passo indietro fatto nel corso della discussione parlamentare, mi riferisco a quella che si è svolta nell'Aula della Camera dei deputati, sul testo di cui oggi qui non possiamo che prendere atto.
Infine, consapevoli dell'inefficacia di avanzare emendamenti, abbiamo presentato ordini del giorno su una decina di tematiche che ripercorrono molti degli spunti che ho cercato di tratteggiare; sono stati accolti dal Governo in Commissione ed io li interpreto come titoli in agenda per questioni che devono essere necessariamente affrontate, se vogliamo che l'IMU e il lavoro di manutenzione fiscale che è stato avviato, nel complesso, possa essere utilmente completato, a vantaggio dei contribuenti, e nell'interesse dell'erario e delle entrate, per garantire gli equilibri della finanza pubblica. (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Li Gotti. Ne ha facoltà.
LI GOTTI (IdV). Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo per pochi minuti su un tema che poi verrà sviluppato nell'intervento del collega Lauro.
Questo ramo del Parlamento ha dimostrato una particolare sensibilità sul problema del gioco d'azzardo: il 5 ottobre dello scorso anno ha approvato una risoluzione condivisa dal Governo che impegnava a contrastare il fenomeno, dietro il quale spesso si annida la criminalità organizzata; più recentemente ha votato all'unanimità la dichiarazione di urgenza dei disegni di legge in materia di regolamentazione e contrasto del gioco d'azzardo, proprio in considerazione del fatto che esso non produce solo i nefasti effetti che vanno sotto il nome di ludopatia (un fenomeno che ormai conta più di un milione di malati per i quali ha mostrato interesse anche il ministro Balduzzi, che prevede di inserire la ludopatia tra le malattie sociali che devono essere curate): dietro questo settore non si cela solo questo aspetto, ma anche l'aspetto per noi importante dei rischi derivanti dalla criminalità organizzata.
Noi lamentiamo delusi e arrabbiati il fatto che con il provvedimento che è stato votato alla Camera dei deputati e che questo ramo del Parlamento si accinge a votare, probabilmente - come si dice - attraverso il voto di fiducia, venga abbattuta radicalmente la possibilità di effettuare controlli antimafia in materia di concessionari dei giochi. Infatti, le verifiche antimafia, che si prevedevano estese sino al terzo grado di parentela, sono state soppresse, limitando il controllo alla persona fisica del concessionario (titolare e amministratore) e del coniuge non separato. Questo taglio netto di estensione del controllo antimafia dà un segnale particolarmente negativo. Che bisogno c'era di farlo, se non per facilitare ciò che si vuol combattere? Non ha una diversa spiegazione. Noi combattiamo in una direzione e poi si facilita il rilascio delle concessioni: basta intestarla al figlio o basta che il figlio la intesti al padre perché non si possano fare gli accertamenti! Perché? C'è un perché per tutto questo? Qual é la coerenza per cui da una parte si afferma che dobbiamo contrastare questo fenomeno e quindi l'inquinamento della criminalità organizzata (segnalando il gioco d'azzardo come la nuova frontiera del business della criminalità) e dall'altra parte facilitiamo le concessioni allentando massimamente i controlli?
C'è una sensazione di grandissima irritazione e di profonda delusione per il testo che ci apprestiamo a votare. Il mio intervento, che verrà sviluppato - come già vi dicevo - dal senatore Lauro, è di denunzia di qualcosa che sa di incomprensibile, o di troppo comprensibile. (Applausi dal Gruppo IdV e del senatore Lauro. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Musi. Ne ha facoltà.
MUSI (PD). Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghe e colleghi senatori, ritorna in seconda lettura al Senato un provvedimento che con più sensibilità, con più ascolto ed anche - perché no? - con più attenzione avremmo potuto evitare di rileggere, se non per le norme relative all'assegnazione delle frequenze televisive.
Le restanti modifiche erano già presenti in quest'Aula, inspiegabilmente non condivise, e testimoniano come la capacità tecnica scissa da contenuti valoriali e priorità sociali non è sufficiente per dare risposte di equità oltreché di rigore al Paese.
Si tratta di un provvedimento che il Partito Democratico ha condiviso e condivide, ma sul quale ha evidenziato come la fretta con cui è stato costruito lasci numerose questioni aperte. A partire dall'IMU.
Abbiamo risolto qui alcune incongruenze come l'IMU riferita al mondo dell'agricoltura e quella per le case popolari e, alla Camera dei deputati, affidandola ai Comuni, l'IMU per gli anziani o per i disabili e l'IMU per le abitazioni principali dei lavoratori italiani all'estero. Si tratta di due ovvietà, ed i colleghi della Camera dei deputati hanno dimostrato almeno sensibilità verso gli anziani e riconoscenza verso cittadini che non hanno scelto di andare all'estero per spirito vacanziero, quando non peggio, ma per necessità e che conservano con il proprio territorio, il proprio Paese, il legame della casa.
Queste due correzioni, però, sono presenti anche nelle richieste emendative avanzate dal Senato, ma qui ci si è contrapposta la logica di una «assenza di copertura finanziaria» cieca e sbagliata: cieca perché non ha saputo vedere i soggetti per cui si chiedeva, per la loro abitazione principale, non l'esenzione, ma solo un trattamento equo da prima casa; sbagliata poiché, come nel caso degli italiani all'estero, dall'istituzione dell'ICI mai hanno dovuto versare sulla loro abitazione principale un'imposta da seconda casa. Pertanto, niente c'era e niente c'è da coprire, tranne che per un ipotetico calcolo, peraltro mai presentato dal Governo, sulla differenza che ci si attendeva da tale variazione e che rimarrà nella storia di quest'Aula a testimoniare come la tecnicalità del fare cassa va sempre congiunta con il valore della giustizia sociale.
Due episodi su cui tutti dovremmo meditare e che ci coinvolgono per il modo in cui si è presenti in quest'Aula: presenti fisicamente, ma sordi sui contenuti.
E tuttavia, per quanto attiene all'IMU, restano ancora aperte questioni come quelle relative agli immobili affittati a canone concordato e comunque, più in generale, quella della tassazione sulla casa, che, perseguita per fare cassa in assenza di un quadro di riferimento normativo certo, crea apprensione, confusione, fuga dalla proprietà come dalla locazione.
Un'IMU che mette il Governo davanti a scelte non più rinviabili in tema di federalismo fiscale e di un pieno coinvolgimento dei Comuni e delle Regioni nell'azione di definizione di una politica economica e fiscale in grado di ridare ai cittadini fiducia di fuoriuscita dalla crisi.
Un coinvolgimento che sottolineo forte sin da ora, per evitare che ci si sorprenda poi, quando, chiamati a discutere sulla delega fiscale, sottolineeremo come il federalismo fiscale non possa essere evaso, consapevoli della negatività che il termine «evasione» porta con sé, non solo fiscalmente, ma anche dei problemi.
È con gli enti locali che vanno trovate le soluzioni per ridisegnare un'IMU che elimini la prima casa dalla tassazione, non solo scaricando su di loro i costi di eventuali agevolazioni per i soggetti deboli. È con gli enti locali e le Regioni che vanno risolti i fabbisogni e i costi standard della spesa locale, che rendono credibile unaspending review che non coinvolga solo il contenimento della spesa statale. E solo un corretto controllo della spesa pubblica consentirà di evitare quell'aggravio dell'IVA dal 1° di settembre che porterebbe un'economia depressa ancor più a fondo nella depressione.
Occorre legare il rigore ad un forte impegno per la crescita: ad una seria e rigorosa disciplina di bilancio deve corrispondere un altrettanto serio e rigoroso programma di crescita. C'è molto da fare per restituire speranze al Paese; serve la massima coesione, serve il dialogo, l'ascolto, il confronto con tutte le idee positive presenti nel Paese. Serve la politica, la Politica con la «P» maiuscola, che antepone al proprio interesse e all'interesse di ogni singola lobby l'interesse del Paese, dell'intera comunità nazionale. E serve una classe politica credibile nel suo operare quotidiano, all'altezza non solo del suo compito, ma anche moralmente ed eticamente irreprensibile, oltreché rigorosa e trasparente nei comportamenti.
Un lavoro lungo attende il Paese, ma per chi chiede rinunce ai propri cittadini per il futuro di figli e nipoti non ci sono né scorciatoie né furbizie, ma solo responsabilità e coerenza. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pardi. Ne ha facoltà.
PARDI (IdV). Signor Presidente, onorevoli colleghi, membri del Governo, ho ascoltato con attenzione, come faccio sempre, l'intervento del collega Barbolini, il quale trovava per lo meno due elementi di positività nelle modifiche introdotte alla Camera, e segnatamente ha insistito sull'efficacia di un mutamento del Patto di stabilità che permette agli enti di utilizzare disponibilità di investimento e di trasformarle quindi in spese utili. Ciò è vero e questo è sicuramente un miglioramento.
Tuttavia, dal punto di vista procedurale questa modifica, che pure è benvenuta, fa parte di quella dotazione di elementi eterocliti presenti all'interno di questo provvedimento, perché si trova insieme al termovalorizzatore di Acerra, alle assunzioni da parte degli enti locali, all'assegnazione di incarichi dirigenziali. Il provvedimento andrebbe ascritto, per la verità, ad una logica da decreto omnibus, che il presidente Napolitano aveva efficacemente stigmatizzato. Quindi, bene il merito, però, purtroppo la cosa avviene nel quadro di un'operazione di metodo discutibile.
Nel mio intervento in occasione della lettura precedente, avevo esposto alcuni casi di assenza di cose importanti, che continuano ad essere assenti; le ricordo, perché esse fanno parte del ragionamento d'Aula che si deve fare su un provvedimento che sta andando avanti.
In primo luogo, ricordo l'assenza del ripristino delle norme antielusive che il Governo Prodi aveva adottato, che erano state efficaci, che funzionavano e che invece il Governo Berlusconi ha, per motivi evidenti, voluto eliminare. Noi ci portiamo dietro questa assenza, e quindi anche la lotta contro l'elusione fiscale è meno facile di quello che potrebbe essere.
Un'assenza vistosissima, e che oggi diventa ancora più vistosa, è la questione della reintroduzione di una versione ragionevole del reato di falso in bilancio. Perfino la Corte dei conti - è la notizia di oggi - attraverso il presidente Giampaolino ha voluto fare un richiamo sulla necessità di riavere un reato di falso in bilancio degno di questo nome, e non questa specie di palliativo quasi ridicolo che trasforma il falso in bilancio quasi in un'opera buona. Oggi, di fatto, dopo le modifiche del Governo Berlusconi, fare il falso in bilancio manca poco che sia un titolo di merito.
Quando pensiamo ai problemi che l'Italia ha a proposito della mancata affluenza di capitali dall'estero, non dobbiamo mai dimenticare che, molto più di altri motivi retoricamente enfatizzati e continuamente ripetuti dagli organi di stampa, ed anche dentro quest'Aula, sono fatti come questi, ossia l'assenza di una definizione specifica del reato di falso in bilancio, a trattenere gli investitori esteri. Questi ultimi sanno che, entrando in Italia, entrano in un mercato drogato, dove chi vuole può fare il falso in bilancio e non viene di fatto sanzionato; quindi l'investitore che arriva con un'intenzione di sana competizione economica sa che fin dall'inizio si dovrà misurare con soggetti i quali giocano a carte false dentro la competizione di mercato.
Avevamo fatto un emendamento che chiedeva l'aumento delle pene e l'impossibilità di patteggiamento per i reati fiscali. Naturalmente, essendo stato richiesto il voto di fiducia, l'emendamento è decaduto, ma anche questo è un elemento molto probante della logica con cui si affrontano simili questioni. L'impossibilità di patteggiamento per reati fiscali era molto espressiva e faceva capire che la Repubblica mette un alt molto fermo e circostanziato alla possibilità di giocare a carte false con il fisco. E invece anche questo aspetto non c'è.
Quanto all'IMU, sempre il collega Barbolini ha trovato degli elementi di miglioramento su tale questione, e ci credo sulla parola, però c'è un aspetto che continua a dare adito a un certo scandalo, ossia l'esenzione delle fondazioni bancarie dal pagamento dell'IMU: è una questione che non si riesce a motivare di fronte all'opinione pubblica, al cittadino normale e alla stessa politica. La pensionata povera deve pagare l'IMU sulla propria casetta, se ce l'ha, se è riuscita a comprarsela, mentre le fondazioni bancarie possono non farlo.
Una collega, di cui stimo la preparazione, mi ha rimproverato dopo il mio intervento in merito della volta precedente e mi ha detto che le fondazioni bancarie possiedono pochissimo patrimonio immobiliare. Sono andato a controllare e ho visto che una legge del 2011 ha aumentato dal 10 per cento al 15 per cento della dotazione finanziaria delle fondazioni bancarie la possibilità di investire in beni immobiliari. Non ho idea di quali siano i capitali delle fondazioni bancarie, ma andando a braccio, se penso che una fondazione bancaria qualsiasi - lo possiamo immaginare - può investire il 15 per cento del suo patrimonio in beni immobiliari, francamente mi stupisce che lo Stato rinunci a esigere su quel 15 per cento di beni immobiliari della fondazione il pagamento di una tassa sacrosanta.
Sulla tassa sacrosanta non posso tacere un fatto, che poi è la considerazione che molti di noi abbiamo fatto fin dall'inizio: l'IMU è falsata all'origine. Infatti l'IMU doveva sostituire l'ICI: il Governo Berlusconi, con una mossa tutta propagandistica e priva di qualsiasi validità economica e anche politica, ha cancellato l'unica imposta federalista presente in Italia e ha ammazzato le finanze degli enti locali. Ebbene, dopo di ciò, un Governo sensato reinventa una nuova tassa - le cambia nome e la chiama IMU - che dovrebbe servire a ripianare questo tipo di debito, di deficit degli enti locali. Poi però, quando si va a vedere che cosa fa, si scopre che quasi tutta l'IMU va allo Stato, nella maggioranza dei conti. Quindi, l'IMU parte con l'intenzione di riparare ai danni della mancata ICI, ma poi le risorse che con essa vengono tirate fuori vanno allo Stato, e non ai Comuni.
A questo punto, devo anche ricordare che, nello sviluppo delle cose, sulla questione del conto unico di tesoreria, il Governo ha trovato il modo di sottrarre possibilità di spesa ai Comuni per altre vie. Quindi, troviamo che i Comuni sono resi asfittici quanto alla manovra della possibilità di spesa, che sappiamo poi essere lo sviluppo, la possibilità del Comune stesso di contribuire alla crescita della propria comunità, di aiutare lo sviluppo degli affari, di far circolare l'imprenditoria, e via dicendo. Pertanto, tarpiamo completamente le ali ai Comuni, e a questo punto diciamo loro che, se proprio non ce la fanno, possono produrre una propria iniziativa di riscossione fiscale per altre vie, fuori dalla logica precedente. I giornali l'hanno chiamata IMU 2.
Se si arrivasse all'IMU 2, si approderebbe alla chiusura del cerchio di una dimensione sarcastica. Prima si leva l'ICI ai Comuni; poi si dice che la si sostituisce con l'IMU, la quale dovrebbe ridare ai Comuni la possibilità di spesa; poi però si leva questa possibilità di spesa e la si consegna quasi tutta allo Stato. A quel punto, siccome è vero che i Comuni continuano a non avere soldi, viene fuori nuovamente, o per vie traverse, o per vie aperte, o cambiando nome, l'IMU 2. C'è qualcosa di grottesco in questo avvitamento del procedere delle cose.
A questo punto, quindi, non posso che fare appello a chissà cosa, forse alla ragione futura, perché il provvedimento andrà in esecuzione con i modi consueti: gli emendamenti resteranno nel limbo oppure ne passeranno solo alcuni, ma non sono in grado di fare previsioni. Ci ritroveremo quindi con gli enti locali languenti. Francamente, oggi non vorrei essere nei panni di un sindaco, di un bravo sindaco, che forse rappresenta la parte più solida della nostra classe dirigente italiana, il quale si trova a dover gestire una comunità e le sue necessità senza un soldo, mentre le fondazioni bancarie - per esempio - non pagano nemmeno quella tassa, su cui egli ha diritto di percepire, forse, solo un terzo.
In tutto questo c'è qualcosa di profondamente errato. (Applausi dal Gruppo IdV).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Fleres. Ne ha facoltà.
FLERES (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Signor Presidente, colleghi, rappresentanti del Governo, confesso che è davvero imbarazzante intervenire in un dibattito che assume la configurazione di un rito piuttosto che essere il momento nel quale si confrontano le idee e si offrono contributi all'elaborazione di un testo.
Il provvedimento che stiamo discutendo, anzi che stiamo fingendo di discutere, è arrivato oggi al Senato dopo che la Camera lo ha in parte modificato, anzi significativamente modificato, come hanno poc'anzi ricordato alcuni colleghi.
Sappiamo che il decreto scade il 1° maggio; sappiamo che il Governo intende assicurarne la conversione in legge nei termini previsti, e quindi ha già fatto sapere che, al termine del dibattito e delle repliche dei relatori, intende porre la questione di fiducia, l'ennesima questione di fiducia al Senato. Mi chiedo che cosa sarebbe accaduto, in presenza di Governi non tecnici ma politici, a fronte di un così ripetuto ricorso alla questione di fiducia.
Ebbene, Presidente, colleghi, rappresentanti del Governo, il Gruppo di Coesione Nazionale (Grande Sud-Sì Sindaci-Popolari d'Italia Domani-Il Buongoverno-Fare Italia), nonostante nutra profonde, ampie e diversificate perplessità sull'intero provvedimento, soprattutto sulle parti che - lungi dal semplificare il sistema tributario - aumentano il peso del prelievo fiscale sui cittadini e sulle imprese, contribuendo ad alimentare la recessione, non può che prendere atto della situazione, suo malgrado: esiste una maggioranza che sostiene questo Governo, che ritiene di proporsi nei confronti del Governo a perimetro variabile. Ne teniamo conto, ce ne rendiamo conto e pertanto ci sentiamo assolutamente liberi di esprimere i nostri giudizi relativamente ai vari provvedimenti che vengono adottati e portati all'attenzione di quest'Aula.
Il testo, così come esitato dalla Camera (ma i problemi li avevamo già avvistati in precedenza, in sede di prima lettura), ci mette nelle condizioni di dover prendere atto dell'esistenza di ulteriori problemi per i Comuni e per i rispettivi Patti di stabilità. Relativamente a questo argomento, si continua ad apporre toppe ad un vestito logoro, che andrebbe complessivamente ripensato, magari senza le forzature annunciate, non so quanto praticate, dal sindaco di Torino, sulla base di una riflessione attenta, di buon senso, che tenga conto delle reali condizioni della finanza dei diversi Comuni.
Sappiamo infatti che questo provvedimento provocherà disagi ulteriori (lo hanno ricordato i colleghi che fanno i sindaci in alcuni Comuni), soprattutto nell'erogazione dei servizi, dunque inciderà soprattutto sulla qualità della vita dei cittadini più deboli, poiché obbligherà ad operare tagli nei servizi sociali, nei trasporti. Probabilmente, tale provvedimento renderà necessario intervenire da parte dei Comuni con un ulteriore prelievo fiscale di natura comunale o un aumento delle tariffe dei servizi pubblici. E tutto questo, ripeto, in un momento di grave crisi.
Siamo di fronte al taglio di alcune agevolazioni per le aziende (mi riferisco a quelle che riguardano per esempio l'energia), quindi a provvedimenti che provocheranno un ulteriore aggravamento della fase recessiva che si è venuta a determinare.
Ci troviamo ancora di fronte ad uno Stato che gioca d'azzardo. Ne parlerà lungamente - immagino - il collega Lauro, ma io stesso ho sottoscritto un ordine del giorno dei colleghi Barbolini e Agostini, con cui si invita il Governo ad operare con maggiore cautela e trasparenza nella concessione delle autorizzazioni all'esercizio del gioco d'azzardo, all'apertura di sale da gioco e di sale per le scommesse, per le ragioni, oggetto d'allarme, che durante i lavori della Commissione di oggi pomeriggio sono state brillantemente esposte dal collega Lauro, e non sono state smentite da nessuno (questo è il fatto ancora più imbarazzante e preoccupante). Siamo di fronte ad uno Stato che gioca e fa giocare, perché ritiene che alimentare il sistema della speranza possa ridurre la condizione di disagio. In realtà, riduce soltanto il capitale sociale di una società che ne ha già perso i valori fondanti, quelli che dovrebbero invece sorreggerla nei momenti di difficoltà o di recessione, come quello che stiamo vivendo.
Nutriamo forti perplessità sulla cosiddetta tassa di sbarco per le isole minori: vorremmo capirne meglio il possibile effetto sul turismo nelle isole minori, anche se essa agirà in via sostitutiva rispetto ad altre già esistenti. L'impatto di un intervento del genere sull'opinione pubblica, per l'eterogenesi dei fini, potrebbe avere un effetto di demotivazione nell'utilizzo delle destinazioni presenti nelle isole minori del Mediterraneo, in particolare di quelle della Sicilia, come meta di vacanze.
Onorevoli colleghi, onorevole Presidente, onorevoli membri del Governo, vediamo come un atto di buonsenso, invece, la rateizzazione dell'IMU, anche se manteniamo notevoli perplessità sul sistema fiscale che quest'imposta alimenta. Probabilmente si sarebbero potute scegliere soluzioni diverse, meno invasive per l'economia delle famiglie italiane.
Annotiamo l'ipocrita previsione riguardante le segnalazioni non anonime alla Guardia di finanza relativamente ai fenomeni di evasione, non perché ci piaccia difendere quest'ultima, tutt'altro, ma perché riteniamo che le leggi non debbano essere ipocrite, bensì cogenti e rispettate. La norma prevista nel decreto ci sembra molto simile all'obbligo di azione penale, con gli effetti che sappiamo bene essere stati da esso prodotti nel tempo nei tribunali italiani. L'obbligo di rispondere alle segnalazioni non anonime, che determina poi anche l'obbligo di rispondere a quelle anonime, mi sembra assomigliare molto - devo ribadirlo - all'obbligo di azione penale, ma lo vedremo nei prossimi mesi.
Temiamo l'introduzione nella società italiana di una condizione «a-nomistica», perché l'esagerazione nella presenza di leggi determina spesso questo tipo di effetto e di risultato, e temiamo anche che l'auspicio sull'accelerazione nei pagamenti della pubblica amministrazione rimanga soltanto tale.
Presidenza della vice presidente BONINO (ore 19,20)
(Segue FLERES). Onorevole Presidente, onorevoli membri del Governo e onorevoli colleghi, questo Governo, formato dai tecnici dei tecnici, contribuisce a far perdere centralità alla politica. Richiamando la recentissima modifica dell'articolo 81 della Costituzione, questo Governo sottrae di fatto l'atto più importante, cioè il bilancio, al Parlamento per affidarlo alla Ragioneria generale dello Stato, quindi lo sottrae alla valutazione politica, per affidarlo ai tecnici. Tutto ciò ci fa prendere atto del progressivo passaggio da una Repubblica democratica ad un'oligarchia aristocratico-finanziaria.
Signor sottosegretario Ceriani, vorrei concludere con una citazione che lei dovrebbe conoscere, dato che proviene dalla Banca d'Italia. Desidero citare Guido Carli, pensi, il quale diceva che un Governo tecnico è o una soluzione qualunquista o un tentativo sovversivo. Personalmente penso possa essere entrambe le cose. (Applausi dal Gruppo PdL e del senatore Ferrara).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pittoni. Ne ha facoltà.
PITTONI (LNP). Signora Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi senatori, questo Governo ha deciso di affrontare la crisi economica internazionale con una proposta originale: aumentare le tasse. I quattro quinti della manovra - l'81,3 per cento delle azioni - sono improntati all'aumento delle tasse. La CGIA di Mestre ha calcolato che nel triennio 2012-2014 avremo nuove tasse per 87 miliardi di euro.
Nei primi tre anni e mezzo circa di questa legislatura abbiamo lavorato sul federalismo fiscale. Vi è una ricerca, sviluppata nel Veneto, in base alla quale, solo allineando i costi dei servizi pubblici a quelli della Regione Veneto anche nelle altre Regioni, ne deriverebbero risparmi per circa 80 miliardi di euro l'anno. Qual è stata invece la scelta? Aumentare le tasse, andando a bloccare l'economia: la ripresa infatti poteva esserci, e sarebbe partita dal Nord, ma se gli si tolgono risorse la ripresa non ci può essere, come si sta evidenziando in questi mesi.
Abbiamo lavorato sui costi standard. Finora l'unico costo standard andato in porto (è diventato legge dello Stato nelle scorse settimane) è quello che riguarda il sistema universitario, con i costi standard per studente. Iniziativa sicuramente utile: siamo stati noi a spingere in quella direzione, perché diventasse un fatto concreto, ma a cosa può portare? Semplicemente ad un maggiore equilibrio nella distribuzione di risorse che fino ad oggi sono state distribuite in base alla spesa storica; e spesa storica vuol dire che chi più ha speso in passato, più continua a ricevere.
Un costo standard importante sarebbe invece quello della sanità, che avrebbe incidenza, in quanto la sanità assorbe i due terzi delle risorse dello Stato. Mi chiedo perché in questa direzione non si muove praticamente foglia. Da quando si è insediato questo Governo, il federalismo fiscale è fermo. Svolgo questo intervento proprio per chiedere se qualcuno è pronto e disposto a dare una risposta all'interrogativo: perché si è fermato il federalismo fiscale? (Applausi dal Gruppo LNP. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Fontana. Ne ha facoltà.
FONTANA (PD). Signora Presidente, colleghi, rappresentanti del Governo, nella fase di discussione del decreto sulla semplificazione fiscale, in prima lettura al Senato, avevamo già avuto modo di apprezzare le misure contenute nel provvedimento, volte in particolare a fare manutenzione di alcune norme per rispondere all'urgenza di una necessaria semplificazione del sistema fiscale e di un ulteriore potenziamento nella lotta all'evasione fiscale. L'obiettivo di promuovere un fisco più certo e, contemporaneamente, più semplice, di alleggerire gli adempimenti formali per cittadini ed imprese può aiutare a recuperare un rapporto di fiducia, di trasparenza e di giustizia. Perché non sta solo nel peso eccessivo del fisco il problema.
Il problema dei sistemi fiscali si annida anche nella loro farraginosità, complessità ed opacità. Vanno nella direzione della semplificazione - solo per citare alcuni titoli - le misure per una migliore accessibilità alla rateazione dei debiti tributari e per una riduzione dei divieti a carico dei contribuenti ammessi a rateazione, le disposizioni per ridurre contenziosi interpretativi, le modifiche e i limiti di pignorabilità.
Sul piano della lotta all'evasione è certamente positivo il ripristino, in nuove forme, dell'elenco clienti-fornitori, l'estensione degli obblighi di istanza preventiva per la compensazione dei crediti IVA e, non da ultimo, visto che è stato uno dei temi che in Commissione, come Gruppo, Senato abbiamo posto diverse volte, la responsabilità solidale tra committenti e subappaltatori. La conferma, quindi, del rafforzamento di misure e strumenti per garantire l'impegno sistematico nel contrasto all'evasione, vero e principale presidio di civismo e di equità.
Senato e Camera hanno poi lavorato in queste settimane per introdurre misure che superassero alcune storture nell'applicazione dell'IMU. Le soluzioni trovate sono positive, perché rispondono, in parte, ad alcune questioni rimaste aperte nel passaggio dal vecchio al nuovo regime, così come positiva è, io credo, la flessibilità introdotta di poter apportare modifiche in corso d'anno. Certo, lo sappiamo, non è il massimo della chiarezza e le difficoltà operative sono evidenti. Ma il lavoro in progress permetterà di verificare la portata e l'impatto dell'imposta, visto che appunto è sperimentale, e anche (noi auspichiamo) di ritornare sulle anomalie tuttora in essere. Una per tutte: quella dell'assimilazione tra IMU su case affittate a canone concordato e IMU su immobili sfitti, che restano a disposizione del proprietario, oppure tra questi e quelli concessi in uso gratuito ai parenti di primo grado.
Non posso però sottacere quanto sia distorto e fuorviante il livello di allarme, il grado di allarme, riguardo a come vengono poste alcune questioni. E questo è importante, perché l'operazione verità è anche un'operazione che sta a significare la dignità del ruolo che noi svolgiamo.
Innanzitutto, mi riferisco all'esenzione sulle fondazioni bancarie. Io ritengo sia profondamente sbagliato dare il messaggio che, con questo provvedimento, si siano esentate le fondazioni bancarie. La legge che introdotto l'ICI, la n. 504 del 1992, prevedeva che gli immobili utilizzati dagli enti non commerciali per finalità assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive e culturali e quant'altro avessero appunto una valutazione particolare.
Questo è: le fondazioni bancarie non sono esentate dall'IMU, le banche, come si va in giro falsamente a dire, non sono esentate dal pagamento dell'IMU. Se le fondazioni bancarie svolgono per quell'immobile attività non commerciale, cioè attività di questo tipo, vi è una quota, come per gli altri enti. Dobbiamo, altrimenti, avere il coraggio di venire in Aula e avanzare una proposta di legge di modifica dell'istituzione giuridica delle fondazioni bancarie. Va benissimo qualsiasi discussione, ma dobbiamo affrontarla nella maniera giusta.
Così come ritengo sia profondamente distorto quanto si sta dicendo in questi giorni sulla tassa di scopo. Anche qui, lo voglio dire: la tassa di scopo, introdotta dal Governo Prodi, aveva delle finalità che io ho sempre condiviso, perché andavano proprio nella direzione dell'autonomia dei Comuni. I Comuni l'hanno poco applicata in questi anni, perché i sindaci (e io ho fatto il sindaco) sanno benissimo dove sia il limite alla possibilità di inserire o meno ulteriore tassazione.
Io voglio dire, e lo voglio dire anche al senatore Pittoni della Lega Nord, il quale afferma che si affronta tutto con un aumento delle tasse: io non ho capito su chi pensava impattassero le norme sul federalismo municipale. Quello che è stato inserito, appunto, in questo decreto, non è altro che l'articolo 6 (certo, quello prevedeva l'adozione di un regolamento) del decreto legislativo sul federalismo municipale.
Sottolineo questo per fare chiarezza, anche rispetto alle cifre che si stanno diffondendo sull'IMU sulla prima casa. Io non nascondo, perché lo sappiamo e lo vediamo tutti, la difficoltà e la pesantezza del carico fiscale che grava oggi sulle famiglie. Però, voglio riallacciarmi a quella operazione di verità di cui ho parlato in precedenza. Ho sentito autorevoli rappresentanti delle forze sociali, nei giorni scorsi, affermare che, per pagare l'IMU sulla prima casa, servirà un mese di stipendio di un lavoratore oppure un mese di pensione dei pensionati. Ecco, io ritengo che non si possa continuare a invocare responsabilità dalla politica e poi, fuori, davanti all'opinione pubblica (un'opinione pubblica già così immersa in difficoltà, che sono sicuramente vere, perché colpiscono la carne viva delle persone), usare questo tipo di mistificazioni. I dati confermerebbero, invece, che la nuova IMU sulla prima casa, con relative detrazioni, verrà pagata da meno della metà delle famiglie proprietarie della casa di abitazione.
I temi veri, semmai, sono altri due, che abbiamo affrontato in Commissione e su cui dovremmo, come Parlamento e Governo, impegnarci seriamente. Il primo riguarda la rivisitazione delle rendite catastali, perché questo aumento indiscriminato, su una base che era già di per sé iniqua, tra zone, territori, categorie censuarie, rimanda a una ulteriore iniquità.
Quindi, non entro nel merito del tema, che era già stato affrontato dal senatore Stradiotto, e quindi condivido le sue considerazioni, ma è un tema che dovremo affrontare e che è stato inserito nella legge di delega fiscale.
L'altro tema, anche questo molto importante, riguarda il rischio di un gettito sovrastimato dell'IMU della prima casa (ne abbiamo parlato anche oggi in Commissione), con una ricaduta negativa sui fondi di riequilibrio da destinare ai Comuni e, soprattutto, con il rischio che, questo sì, possa determinare la scelta dei Comuni di aumentare l'IMU sulle seconde case, e quindi di aumentare il 7,6 per mille, in questo caso con un impatto negativo soprattutto per quanto riguarda le attività produttive. Credo che il tema dell'introduzione anticipata dell'IMU riapra appunto il tema della rivisitazione di tutto il sistema della finanza comunale e richiama quanto ha ricordato il collega Barbolini, e che non riprendo, cioè il tema del coinvolgimento pieno dei Comuni nell'azione di governo. Solo così, attraverso un'azione sicuramente congiunta, possono essere affrontati il tema della finanza locale e, in prosieguo, il tema della rivisitazione di tutto ciò che è stato discusso in passato in ordine al federalismo.
Un riferimento ulteriore lo faccio al tema del gioco, che sicuramente tratterà in modo molto più competente il senatore Lauro. Come Gruppo, abbiamo presentato un ordine del giorno, proprio per sottolineare questa attenuazione, sicuramente questo passo indietro che alla Camera si è verificato. In quest'Aula abbiamo approvato mozioni, ordini del giorno all'unanimità, per sottolineare l'idea di affrontare il tema dei giochi in un modo innanzitutto organico. Più volte abbiamo detto che era necessario non intervenire continuamente, a spizzichi e bocconi, facendo un passo avanti e due passi indietro; credo sia ora venuto il momento di intervenire, e anch'io voglio evidenziare tale questione, anche se lo hanno già fatto altri colleghi, come i senatori Fleres, Barbolini e altri.
Un'ultima considerazione. Non possiamo nascondere che oggi abbiamo ancora più responsabilità di ieri. Se ieri abbiamo dovuto affrontare ed approvare manovre di emergenza, certo dure e pesanti, per mettere in sicurezza i conti del Paese, oggi il disagio sociale crescente ci impone di offrire al Paese la speranza di una via di uscita. Dobbiamo ascoltarlo, quel disagio, non per cavalcare demagogicamente il malessere, ma per coglierne le ragioni di fondo e delineare una cornice di futuro, alimentando il terreno delle politiche per la crescita, per il lavoro, l'equità e l'innovazione. Sulla base di tale parametro dovremo misurare la discussione che da domani affronteremo con il Documento di economia e finanza, con il piano nazionale delle riforme, con la legge delega fiscale, i contenuti dellaspending review.
Non siamo fuori dalla crisi. I mesi in corso sono tuttora particolarmente difficili e sappiamo che questo Paese non ce la farà, se sarà ulteriormente fiaccato. In tanti, troppi, casi quel disagio si sta trasformando in disperazione, in drammi, e in questo clima alla politica, ai partiti, a noi vengono addebitate responsabilità enormi. Per questo, serve prima di tutto un grande rigore morale e civico, serve - lo dico a noi, ma anche al Governo - la mitezza delle parole, l'esempio di scelte rigorose e la pratica di comportamenti conseguenti. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Lauro. Ne ha facoltà.
LAURO (PdL). Signora Presidente, la ringrazio, sono ben lieto che sia lei a presiedere.
Qual è stato il primo degli alibi che ha retto la devastazione sociale del mercato del gioco d'azzardo in questi dieci anni? Le entrate fiscali. Qual è stato il secondo alibi? I proventi, sorretti da robusti contratti pubblicitari che i concessionari hanno fornito alle reti televisive pubbliche e private e a tutta la stampa e anche alle agenzie di stampa. Qual è stato il terzo alibi? Quello che un'espansione del mercato del gioco cosiddetto legale potesse restringere il mercato del gioco in mano alla criminalità organizzata.
Ebbene, di questi tre alibi, il terzo è già caduto, perché la documentazione prodotta nella relazione della Commissione antimafia e approvata all'unanimità da quest'Aula del Parlamento ha dimostrato che esiste una continuità tra il gioco cosiddetto legale e quello illegale, in mano alla criminalità organizzata. Le indagini del CNR e il contributo che ha dato «Libera» di don Ciotti nel descrivere il reticolato delle presenze criminali organizzate sul territorio, che tengono in mano non solo nel Mezzogiorno, attraverso delle teste di legno, sale giochi e sale scommesse (non solo nel Mezzogiorno ma anche nel Nord-Italia, come dimostrano coraggiose inchieste giornalistiche), hanno dimostrato che quanto più si espande il gioco legale, o cosiddetto legale, tanto più si espande quello illegale. Siamo arrivati a 80 miliardi di euro, signora Presidente, e navighiamo verso i 100 miliardi di euro.
Il primo alibi - le entrate erariali - anche questo, nel giro di tre anni, crollerà come un castello di carta pesta. Se esaminate il Documento di economia e finanza 2012 presentato dal Governo troverete già i segnali di questa caduta delle entrate erariali, sia in termini assoluti che relativi, perché ad un'espansione del mercato si registra un lieve incremento delle entrate che, se viene rapportato alle entrate degli anni precedenti dimostra il trend progressivo di caduta.
Cosa resterà, signori del Governo, se questi tre alibi sono caduti o stanno per cadere? Resteranno i costi sociali per recuperare i giocatori che sono ammalati di cosiddetto gioco patologico, e saranno costi sociali pesantissimi, di cui la comunità nazionale dovrà farsi carico nel prossimo quinquennio.
Ebbene, il Governo Monti, dall'inizio del suo mandato ad oggi, poco o niente ha fatto in questa materia. Nonostante gli appelli che venivano dalla Commissione antimafia, dal Comitato antiriciclaggio, non si è mosso niente, specie sul problema della pubblicità. Sono stati alcuni senatori coraggiosi - come lei ricorderà, signora Presidente - ad aver fatto interventi che hanno impedito la diffusione sul servizio pubblico radiotelevisivo di alcuni spot scandalosi.
Per questo motivo, dopo l'approvazione (vero, senatore Li Gotti? Vero, senatore Caruso? Vero, senatore De Sena?) della relazione dell'Antimafia all'unanimità, dopo l'approvazione all'unanimità della richiesta di urgenza sui disegni di legge proposti dall'Antimafia, avevamo salutato con positiva sorpresa il fatto che il Governo avesse avuto il coraggio di scrivere in questo provvedimento, in un decreto-legge (certo, signor Ministro e signori Sottosegretari, non sono stato io a scrivere nel decreto-legge del Governo queste norme), che potenzia la tutela antimafia, ampliando i previsti controlli anche al coniuge, ai parenti e agli affini entro il terzo grado; che amplia le fattispecie penali che precludono l'accesso alle concessioni in materia di giochi pubblici e - sottolineo questo aspetto in particolare al senatore Li Gotti - il mantenimento delle stesse. Dunque, con tale norma il Governo, in casi di accertamenti positivi, avrebbe revocato le assegnazioni provvisorie delle concessioni, includendo, in particolare, i reati di frode fiscale, reati contro la pubblica amministrazione e contro il patrimonio. La medesima disposizione estende ai familiari dei soggetti indicati dalle predette norme le preclusioni ai fini della partecipazione alle gare o al mantenimento - questo è il sostantivo chiave per capire quanto accaduto tra Senato e Camera - delle relative concessioni.
Come è noto al senatore Li Gotti, il presidente Pisanu ha chiesto, su stimolo del comitato antiriciclaggio, all'Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato la documentazione delle 13 concessionarie che avevano avuto l'assegnazione provvisoria del gioco online. I Monopoli di Stato hanno risposto con una relazione; il presidente Pisanu ha chiesto la documentazione, ma in base alla norma entrata in vigore con un decreto-legge i vertici dei Monopoli di Stato hanno chiesto la documentazione alle concessionarie, che hanno impugnato la richiesta di fronte al TAR. Nel passaggio dal Senato alla Camera, il tribunale amministrativo regionale ha sospeso tempestivamente la decisione - sottolineo l'incredibile tempestività dei TAR - in attesa della definitiva conversione in legge. Chi vuole capire capisca; chi non vuole capire non capisca!
Certo, il signor Sottosegretario è persona stimabile, proviene dalla Banca d'Italia. Io non dimentico il sostegno e l'aiuto che il governatore Draghi e la dottoressa Tarantola hanno dato al mio incarico di Commissario straordinario del Governo per il coordinamento delle iniziative antiracket ed antiusura, con decisioni assolutamente innovative non soltanto in materia bancaria, ma di trasparenza contro l'usura. Il signor Sottosegretario - credo chiaramente imbarazzato, se è un uomo della Banca d'Italia - mi ha risposto in Commissione che è prevalso, tra Camera e Senato, un garantismo trasversale.
Ebbene, annuncio che non voterò la fiducia al Governo, non la voterò perché questa prima occasione sarebbe stata un'occasione utile per dimostrare che anche il ruolo dell'Antimafia non è inutile. Colleghi senatori dell'antimafia, dovremmo chiederci a cosa serve istituire una Commissione parlamentare antimafia.
Forse, alla fine di questa legislatura ci interrogheremo anche su questo: un'occasione perduta.
Non vorrei che questo garantismo - naturalmente non dico che è così - fosse quello stesso garantismo che impedì a Giovanni Falcone di diventare procuratore nazionale antimafia; che impedì di varare le norme stringenti nella guerra alla mafia che furono varate solo dopo la strage di Capaci e, come molti magistrati presenti sanno, solo dopo la strage di via D'Amelio.
Se dobbiamo essere coerenti, signor Sottosegretario e signori del Governo, conviene anche revocare l'articolo 41-bis della legge n. 354 del 1975, che certamente non è garantista: per molto meno si viola, giustamente, la sovranità del popolo sciogliendo i consigli comunali. Giustamente! Basta che un fratello di un consigliere comunale, neppure di maggioranza, sia indagato per mafia. E noi non possiamo preventivamente effettuare degli accertamenti sui parenti fino al terzo grado? Possiamo farlo - notare la finezza - solo sul coniuge «non separato» (perché se è un coniuge separato può anche appartenere alla mafia). (Applausi dal Gruppo PdL e dei senatori Caruso, Pardi e Li Gotti).
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.
Ha facoltà di parlare il relatore, senatore Azzollini.
AZZOLLINI, relatore. Signora Presidente, mi sono sempre soffermato, sia nel corso dell'esame in Commissione che in Aula, sulla illustrazione del provvedimento, interpretando così alla lettera il ruolo del relatore.
Naturalmente, al relatore non sfuggono le questioni politiche, anche importanti, che sono state sottoposte. Mi riferisco, in particolare, ad alcune questioni relative all'IMU, alle questioni poste da ultimo dalla senatrice Fontana e ad altre. Non mi sono sfuggite neppure altre questioni, sempre di natura fiscale, che in questo momento, molto difficile per i conti pubblici, determinano certamente un peso a carico dei contribuenti. Il contesto generale nel quale il Parlamento ha operato ha però portato sicuramente a dei miglioramenti rispetto al testo iniziale.
Sono stati apportati miglioramenti anche su alcune questioni rilevanti: penso a tutti i miglioramenti apportati all'IMU, ad alcune questioni affrontate con il patto di stabilità ed altre che hanno messo a disposizione dei Comuni cifre non decisive, né certamente sufficienti, ma certamente rilevanti e necessarie per il pagamento dei crediti della pubblica amministrazione.
Presidenza del presidente SCHIFANI (ore 19,50)
(Segue AZZOLLINI, relatore). Ciò è stato possibile grazie al miliardo messo a disposizione dei Comuni a valere sui residui per enti. Insomma, alcune questioni il Parlamento le ha affrontate e le ha modificate in positivo.
Sicuramente, il lavoro da fare è ancora tanto e le notazioni politiche avanzate in Aula non sfuggono al relatore, ma credo che, anche sulla base delle considerazioni politiche fatte, fatto l'auspicio al Governo di avere sempre bene chiaro in mente che il peso fiscale attuale che grava sulle spalle delle imprese e dei cittadini è eccessivo e che uno dei compiti rilevanti per il Governo, quando affronterà il problema della crescita, sarà considerare il peso fiscale che grava in particolare sulle imprese e sulla fascia svantaggiata delle famiglie, sia evidente che non si può non esprimere una valutazione positiva del lavoro che è stato svolto.
È vero che non è un'ottima prassi legislativa quella che è invalsa da un po' di tempo, quella cioè di varare modifiche molto ravvicinate nel tempo di norme già approvate. Come si sa, parecchie norme, purtroppo, sono modificative di decreti o di disposizioni di legge molto recenti.
Quindi, si spera che questa prassi non continui in maniera eccessiva. Purtuttavia, questo è stato un decreto che il Governo ha definito di manutenzione fiscale e quindi può essere oggetto di miglioramenti. C'è uno strumento, di carattere più generale, che il Governo si accinge a presentare: quello della delega fiscale. Sarà utile che in quel contesto ci sia un miglioramento del quadro fiscale generale, che vada nel senso della semplificazione normativa (la normativa è francamente eccessiva), della semplificazione degli adempimenti (che sono diventati francamente eccessivi) ed anche di una migliore certezza del diritto.
Ho degli esperti di fronte a me. Io sono entrato in Parlamento con il professor Boselli, con il quale facemmo lo Statuto dei diritti del contribuente. Oggi siamo di fronte ad una figura creata dalla giurisprudenza; già questo per me, uomo di 59 anni, forse abituato a certi manuali del diritto, non è propriamente convincente. Ma siamo anche di fronte all'abuso del diritto, ad un qualcosa che è diventato una norma senza alcun limite e confine. Forse sarebbe utile che nella delega fiscale si affrontasse anche questo aspetto, ridando alla norma il suo significato puntuale, norma che la magistratura deve applicare e non modificare o creare.
Se questo dibattito è servito a questo, cioè ad ispirare coloro che andranno alla delega fiscale a dare una qualche impostazione di maggior semplificazione, certezza e naturalmente minor carico (compatibilmente con il rigore dei conti pubblici), anche questo sarà stato un merito del dibattito in Parlamento.
Finisco ricordando a tutti, in particolare ai grandi funzionari dello Stato, che lo Stato è qualche cosa che si regge sul lavoro e sulla contribuzione dei cittadini, non è qualche cosa di ontologico e di giusto in sé, che pertanto si permette spesse volte di eccedere nei confronti dei cittadini. Se riusciamo a ricordarlo, il decreto in esame sarà stato prodromico - mi auguro - ad una nuova legislazione fiscale nella delega, che tenga conto di questi concetti. Insomma questo Parlamento, tutto sommato, forse non è da buttare.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.
CERIANI, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor Presidente, vorrei anzitutto rassicurare il senatore Azzollini. Il Parlamento ha lavorato molto bene in entrambi i rami; alla fine abbiamo un testo che è indubbiamente più ricco e migliorato rispetto al testo originario presentato dal Governo. Debbo ringraziare ovviamente qui il relatore Azzollini, il relatore Baldassarri e tutti i commissari. È stato un lavoro di confronto serrato, a volte anche di contrapposizione tra Governo e Parlamento; ma credo sia stato proficuo, ed è stata un'esperienza che sicuramente meritava di essere fatta e di essere portata avanti.
Lo spirito di questo provvedimento non è ambizioso, come ricordava il relatore, senatore Azzollini. È un intervento di manutenzione ordinaria, con qualche elemento di straordinarietà dovuto forse al fatto che negli ultimi tempi interventi di questo tipo non erano stati fatti. Sicuramente, nelle intenzioni del Governo, questo tipo di interventi si associa ad un intervento più sistemico, quello della delega fiscale, che muove lungo le linee della certezza del diritto, della semplificazione e del riordino, anche qui con un approccio non di disegno o ridisegno di un sistema fiscale ideale, ma di miglioramento dell'esistente, nell'intento di trovare il consenso su quegli aspetti che il momento, l'urgenza e i segnali che ci vengono dall'economia, dai contribuenti e dal Parlamento stesso indicano come prioritari.
Ringrazio tutti coloro che sono intervenuti, i commissari e in particolare la senatrice Fontana per il suo intervento, che ha consentito di chiarire due punti rispetto ai quali la disinformazione ha raggiunto negli ultimi giorni livelli elevati. In primo luogo, l'imposta di scopo, che non è una nuova imposta: l'intervento attuato in questo testo è semplicemente l'aggiustamento formale conseguente al fatto che l'ICI è stata sostituita dall'IMU. In secondo luogo, la cosiddetta esenzione delle fondazioni bancarie, una sorta di mito metropolitano che viaggia da qualche settimana, ma che non trova riscontro in nessun aspetto della nostra legislazione. Segnalo che alla Camera un emendamento diretto ad eliminare l'esenzione delle fondazioni bancarie è stato respinto in quanto inammissibile, perché nell'ordinamento italiano l'esenzione delle fondazioni bancarie non esiste.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il ministro per i rapporti con il Parlamento, professor Giarda. Ne ha facoltà.
GIARDA, ministro per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, onorevoli senatori, a nome del Governo, autorizzato dal Consiglio dei ministri, pongo la questione di fiducia sull'approvazione dell'articolo unico del disegno di legge n. 3184-B, di conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 2 marzo 2012, n. 16, nel testo identico a quello approvato dalla Camera dei deputati.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, alla luce della questione di fiducia testé posta dal Ministro per i rapporti con il Parlamento, sospendo la seduta e convoco per le ore 20,10 la Conferenza dei Capigruppo.
(La seduta, sospesa alle ore 19,59, è ripresa alle ore 20,35).
Presidenza della vice presidente BONINO (ore 20,35)