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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 713 del 19/04/2012


RUPERTO, sottosegretario di Stato per l'interno. Signor Presidente, signori senatori, con l'interrogazione n. 2626 si chiedono notizie in merito alla concessione della cittadinanza a favore del cittadino marocchino Jelloul Mohamed. È opportuno in primo luogo precisare che il signor Jelloul ha goduto, sin dal 1995, di autorizzazione al soggiorno, inizialmente per "motivi familiari" (poiché figlio minore di stranieri regolarmente soggiornanti in Italia) e successivamente per "motivi di lavoro subordinato", fino al 30 giugno 2006.

Successivamente gli è stato rilasciato dal questore un permesso di soggiorno per motivi umanitari, con scadenza 28 dicembre 2007, anche al fine di consentirgli la regolarizzazione della sua situazione e la presentazione di una nuova istanza di concessione della cittadinanza italiana.

Va anche precisato che, al momento, il cittadino straniero soggiorna regolarmente sul territorio italiano, in quanto è titolare di un permesso elettronico per «motivi familiari» (essendo «genitore straniero di un minore residente in Italia»), valido fino al 25 maggio 2012. Il titolo di soggiorno, proprio per la sua specificità, consente il regolare rinnovo, nonché - qualora sussistano le condizioni - la conversione per motivi di lavoro.

Per quanto riguarda lo svolgimento del servizio militare da parte dell'interessato - questione anch'essa sottoposta dagli interroganti - dagli accertamenti disposti per il tramite della prefettura, è risultato che il cittadino straniero è stato inserito nelle liste di leva dei comune di Ragusa in virtù dell'allora vigente articolo 35, punto 6, del decreto del Presidente della Repubblica n. 237 del 1964, in base al quale nelle liste di leva dovevano ritenersi inclusi «i giovani stranieri, anche se tali di origine, naturalizzati o no, residenti nel Comune».

Il predetto ha effettivamente prestato servizio militare dal 9 marzo 1999 al 10 gennaio 2000, data del congedo. Ciò nonostante, egli non ha potuto acquisire la cittadinanza italiana non avendo ascendenti italiani (articolo 4, comma 1, della legge n. 91 del 1992).

Nell'ottobre del 2001, il signor Jelloul ha quindi presentato alla prefettura l'istanza per il conseguimento della cittadinanza italiana, ai sensi della legge 5 febbraio 1992, n. 91. La domanda è stata respinta con decreto ministeriale dell'8 gennaio 2003, poiché l'interessato era privo del requisito della residenza legale da almeno 10 anni.

Al momento, non risulta pendente alcuna istanza di concessione della cittadinanza da parte del signor Jelloul, il quale potrà comunque ripresentarla considerato che è ora in possesso del requisito della residenza decennale, fatti salvi ovviamente la sussistenza degli altri requisiti di legge.

La questione proposta dagli interroganti si incentra sostanzialmente sull'esigenza di abbreviare quanto più possibile i tempi occorrenti per la definizione del procedimento di concessione della cittadinanza. Al riguardo occorre precisare che la legislazione vigente prevede un termine ampio (730 giorni) per la definizione del procedimento di naturalizzazione, proprio per la necessità di acquisire le informazioni sulla stabilità della condizione del richiedente e sulla regolarità dell'assolvimento degli obblighi fiscali e, in definitiva, sulla coincidenza tra l'interesse pubblico e l'interesse del richiedente all'ottenimento della cittadinanza.

I tempi di definizione delle pratiche sono imputabili, oltre che all'adempimento istruttorio, anche all'incremento esponenziale del totale delle istanze presentate nell'ultimo quinquennio: infatti, dalle 30.573 nuove istanze del 2006, si è passati alle 70.358 del 2010, con un aumento del 130 per cento circa. Al riguardo, già sono state individuate e attuate misure di semplificazione e di informatizzazione delle procedure che hanno ridotto i tempi di attesa.

In proposito, è opportuno occorre sottolineare come la questione proposta dagli interroganti sia oggetto della massima attenzione da parte del Ministro dell'interno, come risulta da quanto dichiarato dal Ministro stesso il 1° febbraio scorso innanzi alla I Commissione della Camera. A tal fine è stato anche costituito presso il Ministero dell'interno un gruppo di lavoro che ha tra i propri obiettivi l'individuazione di misure organizzative per realizzare gradualmente una significativa contrazione dei tempi.