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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 713 del 19/04/2012


LANNUTTI - Ai Ministri per i beni e le attività culturali, dell'interno e dell'economia e delle finanze - Premesso che:

il quotidiano "La Repubblica" racconta la storia della famiglia Tredicine, che possiede quasi tutti i banchi di caldarroste, i camion bar e i banchetti per i souvenir della Capitale; l'articolo, oltre a snocciolare passo dopo passo come i membri della famiglia siano riusciti ad accaparrarsi le licenze per vendere nel centro storico, solleva anche dei dubbi sulla regolarità dei bandi per il rilascio delle stesse che, ogni anno, sono vinti sempre dai membri dell'impero Tredicine;

si legge nel citato articolo: «Nessun altro ha così tanti permessi e licenze nella Capitale. Solo nel centro storico occupano 42 dei 68 posti disponibili per i camioncini di bibite e sorbetti. Il business della famiglia Tredicine vale 27 milioni di euro, considerando solo il valore di mercato dei posti. Il comune infatti non ne rilascia più da anni perché il settore è saturo. Chi ce l'ha, se li tiene. Oppure li vende a prezzi altissimi, 650 mila euro l'una. Si sono presi Roma una licenza alla volta. Prima tutti i caldarrostai, poi i camion bar, poi i banchi di abbigliamento e merce varia. Nelle cartoline della città, dal Colosseo alla Piazza di Spagna, c'è sempre un loro chiosco di bibite, un loro banco di souvenir. Se non è Mario, è Alfiero. Se non è Alfiero è Elio, o Dino, o Emilia, o Dario. Sempre e comunque uno della famiglia Tredicine, padrona del ricchissimo e caotico commercio ambulante della capitale. Talmente potente che gli altri operatori abbassano automaticamente la voce, prima di pronunciare quel nome. Oppure cacciano a male parole chi fa qualche domanda di troppo. I Tredicine occupano centinaia di posti, controllano i prezzi di affitto delle licenze, siedono nei sindacati, hanno chi li protegge in consiglio comunale. Ma chi sono? Quante licenze hanno? E perché sono diventati così potenti? (...) Donato, il patriarca ottantenne, è seduto su un impero plurimilionario. Eppure vende caldarroste. Fino a poco tempo fa lo si vedeva ancora in via Frattina, dalle parti di Trinità dei Monti, a rovesciare castagne nel braciere incandescente. "Che ci vuoi fare, è la mia passione... ", diceva. Del resto tutto è iniziato lì, su quel marciapiede, sessant'anni fa. Il 19 novembre 1959 Donato lasciò i suoi nove figli a Schiavi, in Abruzzo, e si trasferì a Roma. La mattina lavorava in un cantiere all'Eur, nel pomeriggio vendeva castagne nei vicoli di piazza di Spagna. Le cose cambiarono quando all'inizio degli anni Ottanta lo raggiunsero i figli Mario, Elio, Dino, Alfiero e, più tardi, Emilia. "Oggi i Tredicine controllano, direttamente o attraverso parenti e famiglie "alleate", almeno 300 postazioni - stima Giovanni Tallone, presidente della Co. Ge. Se., la cooperativa di servizi dell'Apvad, una delle sigle sindacali degli ambulanti - i loro "feudi" sono i municipi I, VI, IX e XVII. Nessun altro ha così tanti permessi e licenze. Nel centro storico occupano 42 dei 68 posti disponibili per i camioncini di bibite e sorbetti. Con uno di quelli, davanti al Colosseo, si incassano anche 5 mila euro al giorno". Quarantadue licenze sono un tesoro da 27 milioni di euro, solo considerando il valore di mercato. Il comune infatti non ne rilascia più da anni perché il settore è saturo. Chi ce l'ha, se le tiene. Oppure le vende a 650 mila euro l'una. I Tredicine sono anche i padroni dello smercio delle caldarroste all'interno del perimetro d'oro delle Mura Aureliane. "Ogni anno il primo municipio assegna un'ottantina di permessi con bando pubblico - spiega Tallone - che puntualmente finiscono quasi tutti a loro. Come si fa a non avere dubbi sulla regolarità di quel bando?". Anche perché gli altri se li prendono un manipolo di operatori provenienti da Schiavi d'Abruzzo e da Triveneto (Campobasso). Il resto delle licenze dei Tredicine, secondo il sindacalista, è per "posti fissi e unici", sono cioè chioschi isolati di frutta, fiori, souvenir, magliette. Ne controllano circa centocinquanta sui trecento totali. Sono posizioni storiche assegnate dal Comune settanta-ottanta anni fa, e di cui i fratelli nel corso del tempo hanno fatto incetta comprandole dagli altri. È un patrimonio stimabile intorno ai 50 milioni di euro. E si trovano negli angoli pregiati della città. (...) A piazza di Spagna hanno un chiosco, due caldarrostai e un fioraio. Nelle traverse delle centralissime via del Corso e via Nazionale hanno decine di baracchini dove una bottiglietta d'acqua costa due euro e mezzo e un gelato tre. Sono loro il banco di frutta davanti alle Terme di Diocleziano e i camion di fronte alla basilica di San Pietro. Intestati a mogli e figli hanno camioncini al Tridente, in piazza Venezia, alla Bocca della Verità, in Campidoglio, al Colosseo. Dovunque. Poi ci sono i concerti, le fiere, le partite. Con la festa della Befana in piazza Navona un banco di articoli natalizi alza 50-60 mila euro di guadagno netto in due settimane. Il centinaio di posti disponibili viene assegnato in base ad alcuni criteri, tra cui l'anzianità. Puntualmente la maggior parte finisce ai quattro fratelli, grazie alla loro posizione dominante e al loro immenso parco licenze. Si possono permettere, ad esempio, di tenerne alcune in zone meno centrali solo per acquisire punti per entrare nella lista dei grandi eventi. Possono spostare le licenze da una zona all'altra, da un familiare all'altro, a seconda della convenienza. Una ferita alla concorrenza di mercato in un comparto, quello degli ambulanti, già congestionato, con 7 mila venditori e 130 mercati rionali. Insieme coprono il 22 per cento dell'intera vendita al dettaglio della città. E ogni giorno ha la sua lotta, tra irregolari che vantano diritti inesistenti e "pragmatici" che provano a oliare con mazzette gli ingranaggi delle rotazioni (il meccanismo in uso solo a Roma per cui si occupano soste diverse ogni giorno, seguendo turni concordati con l'amministrazione). Un settore afflitto storicamente dall'abusivismo e dall'evasione fiscale e dove si è affacciato il fenomeno dei contratti di affitto taroccati: l'affittuario ufficialmente ha un canone mensile basso, 500-600 euro, a fronte di pagamenti reali al nero di 4-5000 mila euro. Insomma, l'humus ideale per approfittatori e piccoli boss di quartiere. C'è chi va in giro a chiedere tangenti agli irregolari, con la minaccia di chiamare i vigili. Il pm Maria Cordova ha attualmente due fascicoli aperti sul racket degli ambulanti (i Tredicine non sono coinvolti). In questo caos, 300 posti sono in mano a una famiglia sola su un totale di circa 1800 tra rotazioni, soste fisse, camion bar, caldarrostai. Come fanno a gestirle tutte? E perché hanno i posti migliori?»;

considerato che:

da cinque anni i fratelli Tredicine sono attivi nei consigli generali di diversi sindacati e si riuniscono con la Commissione Commercio del Comune di Roma per discutere sulla gestione del commercio ambulante e sull'intensificazione o meno dei controlli delle Forze dell'ordine. Infine, la nomina del figlio Giordano Tredicine a consigliere comunale del Popolo della libertà e presidente della Commissione Politiche Sociali, dopo che nel 2008 è riuscito a portare 5.284 preferenze a Gianni Alemanno;

l'assessore Davide Bordoni afferma che la questione delle licenze è al di fuori delle logiche comunali perché sono bloccate da anni ed è il mercato che le regola. Questo però non giustifica lo stretto legame che si è venuto a creare coi Tredicine,

si chiede di sapere:

quale sia la valutazione dei Ministri in indirizzo, per gli aspetti di propria competenza, della circostanza che in una città come Roma, con la sua grande rilevanza storica e culturale, si possa permettere che chioschi e camioncini bar degradino il centro storico e il godimento delle bellezze architettoniche romane;

quali iniziative di competenza, anche in sede normativa, il Governo intenda assumere affinché il patrimonio culturale, storico, archeologico e architettonico della Capitale, censito dall'Unesco fra i beni patrimonio dell'umanità, venga tutelato con maggiore attenzione attraverso opportune azioni di vigilanza da parte delle autorità a ciò deputate, che non sempre si dimostrano sufficientemente attente ed incisive;

se non ritenga necessario intervenire con iniziative di propria competenza presso i vertici dell'amministrazione capitolina, tenuto conto dell'esigenza di verificare la regolarità dei bandi e delle relative assegnazioni delle licenze in questione;

quali iniziative intenda intraprendere, nelle opportune sedi di competenza, alla luce dell'inchiesta del quotidiano "La Repubblica", al fine di fare luce sulla presenza di un monopolio assolutamente dominate nella città di Roma, proprio in un momento in cui si lavora per la liberalizzazione delle varie categorie, allontanando ogni dubbio su possibili forme di abuso di potere familiare e di corruzione.

(4-07322)