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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 713 del 19/04/2012


Allegato A

INTERROGAZIONI

Interrogazione sulla concessione della cittadinanza italiana a un cittadino marocchino

(3-02626) (02 febbraio 2012)

BERTUZZI, BLAZINA, GHEDINI, MARCUCCI, FONTANA, ROILO, STRADIOTTO. - Ai Ministri dell'interno e della giustizia - Premesso che:

            la legislazione italiana in materia di ottenimento della cittadinanza è storicamente ispirata al criterio dello ius sanguinis, conformemente ad una concezione etnico-culturale di nazione a lungo prevalente nella tradizione italiana;

            la cittadinanza è lo strumento mediante il quale vengono conferiti all'individuo la capacità soggettiva nei confronti dello Stato in cui vive e, di conseguenza, attribuiti i diritti politici;

            l'attribuzione della cittadinanza si pone altresì come risultato e ulteriore incentivo di un processo di integrazione che mira all'acquisizione di un'identità collettiva e sociale riconosciuta, nonché di un senso di appartenenza e di responsabilità nei confronti di un Paese;

                    considerato che:

            su "La Sicilia" del 2 novembre 2006 è apparso un articolo di Giovanni Pluchino nel quale si racconta la storia di Mohamed Jelloul, nato in Libia ma di cittadinanza marocchina, arrivato in Italia nel 1994 all'età di 13 anni con la madre e i suoi due fratelli, per raggiungere il papà a sua volta immigrato in Sicilia;

            la storia, confermata pure da Gian Antonio Stella nell'articolo dell'ultimo numero di "Sette" del "Corriere della Sera", è stata resa nota dall'avvocato che assiste il ragazzo, Maria Grazia Criscione;

            Mohamed Jalloul vive a Ragusa dove ha frequentato le scuole salesiane, prima di iscriversi all'istituto professionale, per conseguirvi il diploma di tornitore;

            all'inizio del 1998 riceve la cartolina per passare la visita militare al distretto di Catania. Viene dichiarato abile e si presenta al Centro di addestramento reclute di Orvieto dove, dopo 40 giorni, fa il suo giuramento solenne di fedeltà alla patria;

            successivamente, è destinato al reggimento Lancieri di Montebello, dove è benvoluto da commilitoni e superiori e consegue la patente di guida per i mezzi pesanti militari;

            quando nel gennaio 2000 viene congedato, torna a Ragusa e nel 2001 presenta in prefettura la domanda per ottenere la cittadinanza italiana;

            al momento dell'istanza, si fa presente che i 10 anni di residenza regolare per poter essere naturalizzato ed ottenere la cittadinanza italiana, previsti dall'articolo 9, comma 1, lettera f), della legge 5 febbraio 1992, n. 91, sarebbero scattati solo nel 2004;

            il giovane marocchino, che ormai vive in Italia da quasi 20 anni, per 12 anni ha quindi dovuto rinnovare continuamente il permesso di soggiorno;

            nonostante il Ministro della solidarietà sociale del Governo Prodi, Paolo Ferrero, sia intervenuto per chiedere che Mohamed Jalloul resti in Italia e ottenga la cittadinanza e, come sottolinea una nota, nel 2006 questa gli sia stata promessa ufficialmente, l'ultima richiesta di rinnovo del permesso di soggiorno gli è stata negata e, fermato dalla polizia stradale per un normale controllo, oggi rischia l'espulsione;

            rilevato che:

            mohamed Jalloul per la legge italiana risulta essere clandestino e non ha diritto al permesso di soggiorno, nonostante sia domiciliato in Italia da quasi 20 anni e abbia prestato il servizio militare;

            per il suo avvocato, Maria Grazia Criscione, l'unica spiegazione possibile è che Mohamed, inserito nelle liste dell'anagrafe, sia stato iscritto a quelle elettorali da cui la leva, normalmente, attingeva i nomi dei giovani che dovevano fare il servizio militare;

            sussistono i presupposti affinché Mohamed Jalloul acquisti lo status civitatis avendo il medesimo, così come richiesto dalla legge, una residenza stabile e continuativa nel nostro Paese da più di 10 anni, oltre ad aver prestato il servizio militare;

            la richiesta di concessione della cittadinanza risale a quasi 6 anni fa, ma non si è ancora avuta alcuna risposta,

            si chiede di sapere:

            se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti riportati in premessa e quali siano le loro valutazioni in merito alla situazione;

            se ritengano di acquisire ulteriori informazioni circa l'inserimento del nome di uno straniero, al Comune di Ragusa, nelle liste elettorali, con conseguente chiamata alle armi;

            se e quali iniziative intendano assumere affinché errori come quelli segnalati in premessa non abbiano più a ripetersi;

            quale sia lo stato dell'istanza di cittadinanza di Mohamed Jalloul, che cosa osti al suo favorevole accoglimento e che cosa ne abbia impedito finora l'evasione;

            se e quali provvedimenti intendano adottare per abbreviare il lunghissimo iter di concessione della cittadinanza italiana, la cui durata oggi è di fatto triplicata rispetto a quanto indicato dalla legge;

            quali iniziative urgenti intendano porre in essere al fine di semplificare la procedura di concessione della cittadinanza a tutti quegli individui che si trovano nelle condizioni di Mohamed Jalloul.

Interrogazione sulle prospettive occupazionali dello stabilimento FIAT di Pomigliano d'Arco

(3-02592) (17 gennaio 2012)

CARLONI, ARMATO, ADAMO, AMATI, BUBBICO, CASSON, CHIAROMONTE, CHITI, DE SENA, DELLA SETA, DI GIOVAN PAOLO, DONAGGIO, FERRANTE, FIORONI, MAGISTRELLI, MARITATI, MAZZUCONI, NEROZZI, PASSONI, VITA, ICHINO. - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e dello sviluppo economico - Premesso che:

            sulla base di informazioni ottenute in seguito ad incontri con lavoratori Fiat di Pomigliano d'Arco (Napoli) e da notizie pubblicate sulla stampa locale, si è appreso che degli oltre 1.000 lavoratori assunti presso il suddetto stabilimento per la produzione della nuova Fiat Panda nessuno risulta iscritto alla CGIL;

            tale situazione è in tutta evidenza alquanto inspiegabile, tanto più se si considera che al momento del referendum sull'accordo aziendale di Pomigliano, risultavano iscritti alla FIOM CGIL circa 650 lavoratori;

            il progetto della nuova Panda in termini occupazionali implica un aumento dell'occupazione per 5.000 unità nell'indotto e altre 3.000 nell'azienda di Pomigliano d'Arco con un investimento Fiat di 800 milioni di euro in Fiat e 300 milioni nelle aziende dell'indotto;

            attualmente la Fiat a Pomigliano utilizza la cassa integrazione straordinaria per cessazione attività per circa 4.500 lavoratori;

            si prevede per gli oltre 5.000 lavoratori del vecchio stabilimento FIAT Giambattista Vico l'assorbimento nella Newco per la produzione di circa 230.000 Panda stimate a regime, anche se in seguito all'impianto di nuove tecnologie automatizzate si presume un dimezzamento degli addetti necessari alla produzione;

            non si è a conoscenza dei tempi di rientro in produzione sia per i lavoratori della vecchia Fiat sia per i lavoratori dell'indotto campano (circa 23.000 persone, in condizione di angosciante incertezza);

            recenti dichiarazioni dell'amministratore delegato Marchionne, relativamente alla possibilità di nuove strategiche alleanze che potrebbero portare fuori dall'Italia la sede della futura Fiat Chrysler, alimentano paure e rischi di futuri ridimensionamenti di investimenti ed occupazionali;

            l'avvio della produzione della nuova Panda per ora ha permesso il rientro nello stabilimento di Pomigliano di un piccolo numero di addetti, e si paventa la possibilità che una quota rilevante di lavoratori non sarà riassorbita dalla nuova società, ed è palese il rischio che la riduzione degli organici apra spazi di grave discriminazione in particolare verso la componente più sindacalizzata tra i lavoratori;

                    considerato che:

            la legittimazione della libertà e dell'organizzazione sindacale si nutre dei principi e dei dettati contenuti nella Carta costituzionale, a partire dall'art. 1 che pone il lavoro, e quindi i lavoratori, a fondamento della Repubblica;

            la fonte normativa più importante dopo la Costituzione (art. 39) resta lo statuto dei lavoratori (legge n. 300 del 1970) che garantisce in pratica l'esercizio della libertà sindacale a livello individuale e garantisce il lavoratore nello svolgimento del rapporto di lavoro. Lo Statuto rafforza il principio di non discriminazione (ex Costituzione, art. 3) per ragioni politiche, religiose, sindacali, di razza di lingua e di sesso. In particolare è vietato condizionare l'assunzione all'adesione o meno ad un'organizzazione sindacale, al riguardo l'art. 28 dello statuto prevede una particolare forma di tutela della libertà sindacale che va sotto il nome di "repressione della condotta antisindacale";

            con la sentenza n. 4020/2011 del 16 luglio 2011 il Tribunale di Torino (Sezione Lavoro, Fiom Cigl nazionale contro Fiat SpA, Fiat Group Automobiles SpA, Fabbrica Italia Pomigliano SpA) ha giudicato antisindacale la condotta posta in essere da Fiat SpA, Fiat Group Automobiles SpA, Fabbrica Italia Pomigliano SpA, perché determina quale effetto conseguente l'estromissione di Fiom Cgil dal sito produttivo di Pomigliano d'Arco,

            si chiede di sapere:

            se il Governo non ritenga di dover procedere ad un'immediata verifica della fondatezza delle preoccupanti notizie riportate in premessa;

            se sia conoscenza dei piani di investimento della Fiat, sia in relazione alla permanenza in Italia del gruppo sia in relazione ai livelli occupazionali previsti per la Fip (Fabbrica Italia Pomigliano) e quali siano le sue valutazioni in merito;

            se non ritenga di dover riferire in tempi rapidi in Parlamento in merito ai fatti evidenziati e alle iniziative che si intenda intraprendere.

Interrogazione su problematiche relative al trasferimento di risorse dell'INPDAP ed ENPALS all'INPS

(3-02643) (09 febbraio 2012)

SPADONI URBANI. - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali, dell'economia e delle finanze e per la pubblica amministrazione e la semplificazione - Premesso che:

            il decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 214 del 2011, all'articolo 21, comma 1, prevede che, a far data dal 1° gennaio 2012, INPDAP ed ENPALS siano soppressi e le relative funzioni siano attribuite all'INPS;

            al comma 2, è detto che "con decreti di natura non regolamentare del Ministro del lavoro e delle politiche sociali di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze e con il Ministro per la pubblica amministrazione e semplificazione da emanarsi entro 60 giorni dall'approvazione dei bilanci di chiusura delle relative gestioni degli Enti soppressi sulla base delle risultanze dei bilanci medesimi, da deliberare entro il 31 marzo 2012, le risorse strumentali, umane e finanziarie degli Enti soppressi sono trasferite all'INPS";

            considerato che i mezzi informatici sono uno strumento attraverso il quale è possibile risolvere una serie importante di problemi; se, tuttavia, detti sistemi informatici non comunicano fra di loro o sono incompatibili, non possono produrre alcun risultato virtuoso ma, anzi, rappresentano un ostacolo alle possibilità che l'informatizzazione potrebbe dare;

            considerato, inoltre, che all'interrogante risulta che il sistema informatico utilizzato dall'INPDAP sia del tutto incompatibile con il sistema informatico in uso all'INPS,

            l'interrogante chiede di sapere:

            se ai Ministri in indirizzo, ciascuno per quanto di competenza, risultino i tempi necessari per l'approvazione dei bilanci degli enti soppressi;

            quale sia la previsione relativa all'emanazione dei conseguenti decreti previsti al comma 2 dell'articolo 21 del decreto-legge n. 201 del 2011;

            quali siano i criteri in base ai quali ritengano possibile superare le incompatibilità esistenti nei sistemi informatici di INPS ed INPDAP;

            se e quali iniziative intendano assumere al fine di evitare la paralisi del sistema .