Caricamento in corso...
 
 
Versione ePub Versione PDF (186 KB)

Versione HTML base



Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 713 del 19/04/2012


SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVI LEGISLATURA ------

713a SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO

SOMMARIO E STENOGRAFICO (*)

GIOVEDÌ 19 APRILE 2012

_________________

Presidenza del vice presidente NANIA

_________________

(*) Include l'ERRATA CORRIGE pubblicato nel Resoconto della seduta n. 717 del 2 maggio 2012
(N.B. Il testo in formato PDF non è stato modificato in quanto copia conforme all'originale)

_________________

_________________

N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Coesione Nazionale (Grande Sud-Sì Sindaci-Popolari d'Italia Domani-Il Buongoverno-Fare Italia): CN:GS-SI-PID-IB-FI; Italia dei Valori: IdV; Il Popolo della Libertà: PdL; Lega Nord Padania: LNP; Partito Democratico: PD; Per il Terzo Polo (ApI-FLI): Per il Terzo Polo:ApI-FLI; Unione di Centro, SVP e Autonomie (Union Valdôtaine, MAIE, Verso Nord, Movimento Repubblicani Europei, Partito Liberale Italiano, Partito Socialista Italiano): UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI; Misto: Misto; Misto-MPA-Movimento per le Autonomie-Alleati per il Sud: Misto-MPA-AS; Misto-Partecipazione Democratica: Misto-ParDem; Misto-Partito Repubblicano Italiano: Misto-P.R.I..

_________________

RESOCONTO SOMMARIO

Presidenza del vice presidente NANIA

La seduta inizia alle ore 9,04.

Il Senato approva il processo verbale della seduta antimeridiana del giorno precedente.

Le comunicazioni rese dalla Presidenza nel corso della seduta sono riportate nel Resoconto stenografico.

Svolgimento di interrogazioni

PRESIDENTE. Viene svolta per prima l'interrogazione 3-02626 sulla concessione della cittadinanza italiana a un cittadino marocchino.

RUPERTO, sottosegretario di Stato per l'interno. Il cittadino marocchino Mohamed Jelloul è al momento titolare di un permesso di soggiorno per motivi familiari, che consente il rinnovo e la conversione per motivi di lavoro, ma non risulta che abbia presentato nuova istanza di concessione della cittadinanza, che fu respinta nove anni fa per mancanza del requisito della residenza legale. La legislazione prevede un ampio termine per la naturalizzazione al fine di consentire lo svolgimento dell'istruttoria, mentre l'allungamento dei tempi di definizione delle pratiche è imputabile all'incremento delle istanze presentate. Presso il Ministero è stato costituito un gruppo di lavoro per individuare misure di semplificazione.

BERTUZZI (PD). E' assurdo che lo Stato italiano abbia preteso da Mohamed Jelloul l'adempimento dell'obbligo del servizio militare ma non gli abbia riconosciuto il diritto di cittadinanza. Lo snellimento degli oneri burocratici e un mutamento di indirizzi in materia di immigrazione, ispirato al principio di accoglienza, devono costituire priorità dell'azione di Governo.

PRESIDENTE. Passa all'interrogazione 3-02592 sulle prospettive occupazionali dello stabilimento FIAT di Pomigliano d'Arco.

GUERRA, sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali. È in corso di attuazione l'accordo sottoscritto tra le parti sociali per la ricollocazione, da effettuarsi nell'arco di 24 mesi, del personale dello stabilimento di Pomigliano D'Arco presso la neo costituita Fabbrica Italia Pomigliano Spa, dove peraltro è stato avviato un investimento per la produzione della nuova FIAT Panda, con le connesse attività formative. I vertici dell'azienda hanno ribadito al ministro Fornero la volontà di continuare ad attuare il piano industriale presentato. Sui casi di discriminazione sindacale denunciati, si pronuncerà la magistratura. Del resto, lo Statuto dei lavoratori disciplina in modo preciso le forme di contrasto alle discriminazioni sui luoghi di lavoro per opinioni politiche, religiose o sindacali del lavoratore ed appresta una particolare procedura di urgenza per consentire alla magistratura di intervenire tempestivamente. Compito del Governo è creare un ambiente favorevole alla produttività delle imprese, richiamando anche investimenti dall'estero, come si intende fare con la riforma del mercato del lavoro, già sottoposta alla valutazione del Senato.

CARLONI (PD). Stanti i dati sul crollo delle vendite di automobili a livello nazionale ed europeo, sarà improbabile la riassunzione di tutti i lavoratori collocati in cassa integrazione. Rispetto agli impegni sottoscritti in realtà 5.000 lavoratori non sono stati riassunti e dei circa 2000 lavoratori in servizio nessuno ha la tessera della FIOM. La decisione della FIAT di discriminare i lavoratori iscritti alla FIOM, non avendo questo sindacato sottoscritto il nuovo contratto collettivo di lavoro, contrasta con i principi fondamentali di democrazia riconosciuti dalla Costituzione, come dimostrano tutte le sentenze pronunciate finora su questi temi. Lungi dall'esercitare indebite pressioni dirigiste, il Governo dovrebbe chiamare tutte le parti sociali intorno ad un tavolo per favorire davvero la ripresa di corrette relazioni sindacali all'interno di un'azienda tanto importante per l'economia del Paese.

PRESIDENTE. Passa all'interrogazione 3-02643 su problematiche relative al trasferimento di risorse dell'INPDAP ed ENPALS all'INPS.

GUERRA, sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali. Il processo unificazione di INPS, INPDAP e ENPALS sarà improntato a garantire continuità del servizio e ottimizzazione delle infrastrutture. Ad una prima analisi, gli interventi infrastrutturali non presentano criticità insuperabili e saranno completati entro sei mesi; inoltre, i sistemi informatici dei tre enti non sono risultati incompatibili tra loro e, quindi, non saranno d'ostacolo alla fusione. Quanto all'approvazione dei documenti contabili degli enti soppressi, l'ENPALS ha trasmesso al Ministero il bilancio di chiusura della gestione; l'INPDAP, invece, non è riuscita a completare la rendicontazione entro la data stabilita e per questo si stanno vagliando le opportune soluzioni tecnico-operative da adottare al riguardo. Infine, l'emanazione dei decreti interministeriali di trasferimento delle risorse strumentali, umane e finanziarie all'INPS sarà subordinato alla definitiva approvazione dei documenti contabili da parte delle amministrazioni vigilanti.

SPADONI URBANI (PdL). L'interrogazione trae origine dai timori di possibili criticità nella fusione di INPS, INPDAP e ENPALS per la presunta incompatibilità dei sistemi informatici in uso. Va infatti scongiurato il rischio di un blocco amministrativo dell'INPS, perché in questa fase il sistema previdenziale è ulteriormente sollecitato dai nuovi impegni connessi alle riforme del mondo del lavoro e del regime pensionistico. I ritardi che si registrano sono dovuti all'aver voluto spingere per un troppo veloce assorbimento degli enti, che invece non sarebbe stato semplice realizzare anche per l'esistenza di problemi di comunicazione tra uffici. Auspica infine l'impegno del Ministero affinché la dotazione tecnologica degli enti interessati dalla fusione sia adeguata.

PRESIDENTE. Dà annunzio degli atti di indirizzo e di sindacato ispettivo pervenuti alla Presidenza (v. Allegato B) e comunica l'ordine del giorno della seduta del 23 aprile.

La seduta termina alle ore 9,40.

RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza del vice presidente NANIA

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 9,04).

Si dia lettura del processo verbale.

DI NARDO, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del giorno precedente.

PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.

Svolgimento di interrogazioni (ore 9,09)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni.

Sarà svolta per prima l'interrogazione 3-02626 sulla concessione della cittadinanza italiana a un cittadino marocchino.

Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere a tale interrogazione.

RUPERTO, sottosegretario di Stato per l'interno. Signor Presidente, signori senatori, con l'interrogazione n. 2626 si chiedono notizie in merito alla concessione della cittadinanza a favore del cittadino marocchino Jelloul Mohamed. È opportuno in primo luogo precisare che il signor Jelloul ha goduto, sin dal 1995, di autorizzazione al soggiorno, inizialmente per "motivi familiari" (poiché figlio minore di stranieri regolarmente soggiornanti in Italia) e successivamente per "motivi di lavoro subordinato", fino al 30 giugno 2006.

Successivamente gli è stato rilasciato dal questore un permesso di soggiorno per motivi umanitari, con scadenza 28 dicembre 2007, anche al fine di consentirgli la regolarizzazione della sua situazione e la presentazione di una nuova istanza di concessione della cittadinanza italiana.

Va anche precisato che, al momento, il cittadino straniero soggiorna regolarmente sul territorio italiano, in quanto è titolare di un permesso elettronico per «motivi familiari» (essendo «genitore straniero di un minore residente in Italia»), valido fino al 25 maggio 2012. Il titolo di soggiorno, proprio per la sua specificità, consente il regolare rinnovo, nonché - qualora sussistano le condizioni - la conversione per motivi di lavoro.

Per quanto riguarda lo svolgimento del servizio militare da parte dell'interessato - questione anch'essa sottoposta dagli interroganti - dagli accertamenti disposti per il tramite della prefettura, è risultato che il cittadino straniero è stato inserito nelle liste di leva dei comune di Ragusa in virtù dell'allora vigente articolo 35, punto 6, del decreto del Presidente della Repubblica n. 237 del 1964, in base al quale nelle liste di leva dovevano ritenersi inclusi «i giovani stranieri, anche se tali di origine, naturalizzati o no, residenti nel Comune».

Il predetto ha effettivamente prestato servizio militare dal 9 marzo 1999 al 10 gennaio 2000, data del congedo. Ciò nonostante, egli non ha potuto acquisire la cittadinanza italiana non avendo ascendenti italiani (articolo 4, comma 1, della legge n. 91 del 1992).

Nell'ottobre del 2001, il signor Jelloul ha quindi presentato alla prefettura l'istanza per il conseguimento della cittadinanza italiana, ai sensi della legge 5 febbraio 1992, n. 91. La domanda è stata respinta con decreto ministeriale dell'8 gennaio 2003, poiché l'interessato era privo del requisito della residenza legale da almeno 10 anni.

Al momento, non risulta pendente alcuna istanza di concessione della cittadinanza da parte del signor Jelloul, il quale potrà comunque ripresentarla considerato che è ora in possesso del requisito della residenza decennale, fatti salvi ovviamente la sussistenza degli altri requisiti di legge.

La questione proposta dagli interroganti si incentra sostanzialmente sull'esigenza di abbreviare quanto più possibile i tempi occorrenti per la definizione del procedimento di concessione della cittadinanza. Al riguardo occorre precisare che la legislazione vigente prevede un termine ampio (730 giorni) per la definizione del procedimento di naturalizzazione, proprio per la necessità di acquisire le informazioni sulla stabilità della condizione del richiedente e sulla regolarità dell'assolvimento degli obblighi fiscali e, in definitiva, sulla coincidenza tra l'interesse pubblico e l'interesse del richiedente all'ottenimento della cittadinanza.

I tempi di definizione delle pratiche sono imputabili, oltre che all'adempimento istruttorio, anche all'incremento esponenziale del totale delle istanze presentate nell'ultimo quinquennio: infatti, dalle 30.573 nuove istanze del 2006, si è passati alle 70.358 del 2010, con un aumento del 130 per cento circa. Al riguardo, già sono state individuate e attuate misure di semplificazione e di informatizzazione delle procedure che hanno ridotto i tempi di attesa.

In proposito, è opportuno occorre sottolineare come la questione proposta dagli interroganti sia oggetto della massima attenzione da parte del Ministro dell'interno, come risulta da quanto dichiarato dal Ministro stesso il 1° febbraio scorso innanzi alla I Commissione della Camera. A tal fine è stato anche costituito presso il Ministero dell'interno un gruppo di lavoro che ha tra i propri obiettivi l'individuazione di misure organizzative per realizzare gradualmente una significativa contrazione dei tempi.

BERTUZZI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BERTUZZI (PD). Ringrazio il Sottosegretario per l'articolata risposta che ci ha fornito, pur confermando la complessità della procedura, che rischia di far perdere di vista l'oggetto.

In sostanza, siamo in una situazione in cui si chiede ad un cittadino, che vive di fatto da tanti anni nel nostro Paese, di adempiere a doveri, tra cui appunto quello di sottoporsi alla leva militare, ma contemporaneamente non gli si riconoscono i diritti minimi connessi all'essere cittadino italiano.

È evidente, ritengo, che si tratta di un tema che deve essere affrontato in questo momento del nostro Paese più che in qualsiasi altro, per due ordini di motivi. In primo luogo, abbiamo compreso quanto il peso delle burocrazie di fatto rischi di tradursi in una castrazione di diritti. Quindi, mi fa piacere apprendere che il Ministro dell'interno abbia assunto questo tema come uno degli obiettivi del proprio mandato, soprattutto perché nell'esercizio delle sue competenze è in gioco veramente per delle persone la possibilità di esistere sul territorio nazionale.

In secondo luogo, siamo in un momento in cui sicuramente il tema dell'integrazione è oggetto di un dibattito pesante, non essendo questo un tempo in cui viene favorita l'accoglienza. Allora, se anche di fronte a casi in cui un cittadino - lo chiamo così, perché di fatto lo ritengo un cittadino italiano - vive da oltre vent'anni su questi territori e siamo ancora nelle condizioni di non riconoscergli la titolarità della cittadinanza, credo che il problema vada anche oltre le procedure.

Ringrazio il Sottosegretario per la risposta articolata, della quale sicuramente darò notizia alle persone interessate, riferendo anche dell'istituzione di questo tavolo della semplificazione.

Rispetto alla domanda di concessione della cittadinanza che lei oggi mi dice non esistere, credo sia importante, anche per me, capire perché di fatto non l'abbiano presentata una seconda volta oggi che i dieci anni sono trascorsi, e quindi quello che era stato l'elemento del diniego è oggettivamente venuto meno.

PRESIDENTE. Segue l'interrogazione 3-02592 sulle prospettive occupazionali dello stabilimento FIAT di Pomigliano d'Arco.

Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere a tale interrogazione.

GUERRA, sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali. Signor Presidente, la senatrice Carloni, con l'interrogazione n. 2592, richiama l'attenzione sulle prospettive industriali e occupazionali del gruppo FIAT con specifico riferimento allo stabilimento di Pomigliano d'Arco.

A questo proposito vorrei premettere che l'occupazione complessiva dei gruppi FIAT SpA e FIAT Industrial in Italia è rimasta sostanzialmente invariata nel biennio 2010-2011, attestandosi su circa 81.000 unità.

Con specifico riferimento alla situazione dello stabilimento di Pomigliano d'Arco, occorre ricordare che il 6 luglio dello scorso anno le parti sociali hanno sottoscritto un accordo che ha previsto, tra l'altro, a fronte della cessazione di attività della FIAT GroupAutomobiles SpA, un piano biennale di gestione delle eccedenze occupazionali. In particolare, è stata concordata la ricollocazione, presso la neocostituita Fabbrica Italia Pomigliano SpA, di tutto il personale di Pomigliano d'Arco.

Successivamente, i competenti uffici del Ministero che rappresento - con decreto dell'8 settembre 2011- hanno approvato il programma di cassa integrazione guadagni straordinaria per cessazione di attività, a sostegno dei lavoratori occupati nello stabilimento di Pomigliano d'Arco. Con il medesimo decreto, è stata autorizzata la corresponsione del trattamento straordinario d'integrazione salariale, nei confronti di un massimo di 4.367 lavoratori, per il periodo dal 15 luglio 2011 al 14 luglio 2012.

Il predetto accordo ha previsto che la ricollocazione dei lavoratori nella neocostituita Fabbrica Italia Pomigliano SpA venga effettuata nell'arco di 24 mesi. In particolare, nei primi dodici mesi di CIGS, ovvero dal 15 luglio 2011 al 14 luglio 2012, è stata prevista la ricollocazione di almeno il 40 per cento del personale; nei successivi 12 mesi, è stata invece prevista la ricollocazione del restante personale. In particolare, posso precisare che alla data del 1° marzo sono stati ricollocati 1.854 lavoratori, mentre risultano essere collocati in cassa integrazione 1.470 lavoratori.

Inoltre, Fabbrica Italia Pomigliano ha effettuato gli investimenti necessari alla produzione della nuova FIAT Panda - che viene attualmente prodotta su due turni di lavoro -, avviando, nel contempo, un intenso piano di attività formative.

Per quanto riguarda la sentenza cui si fa riferimento nell'interrogazione e, il Governo non può che confermare il rispetto del lavoro dei magistrati e la fiducia che l'ordinamento giuridico sia in grado di fare il suo corso nei diversi gradi di giudizio. D'altra parte, è lo stesso Statuto dei lavoratori che, in due distinte disposizioni, appronta un'efficace tutela contro le eventuali discriminazioni sindacali.

Si tratta in primo luogo dell'articolo 8, dove si dispone: «È fatto divieto al datore di lavoro, ai fini dell'assunzione, come nel corso dello svolgimento del rapporto di lavoro, di effettuare indagini, anche a mezzo di terzi, sulle opinioni politiche, religiose o sindacali del lavoratore, nonché su fatti non rilevanti ai fini della valutazione dell'attitudine professionale del lavoratore».

In secondo luogo, si tratta dell'articolo 15, comma 1, lettera a), ove è previsto che è nullo qualsiasi patto o atto diretto a «subordinare l'occupazione di un lavoratore alla condizione che aderisca o non aderisca ad una associazione sindacale ovvero cessi di farne parte».

Inoltre, è lo stesso ordinamento, sempre in un'altra disposizione fondamentale dello Statuto dei lavoratori - mi riferisco all'articolo 28, che peraltro prevede per il caso di mancata ottemperanza delle sanzioni anche di carattere penale - che appresta una particolare procedura di urgenza, per consentire alla magistratura di intervenire tempestivamente a sanzionare eventuali casi di discriminazione sindacale che intervengano durante il rapporto di lavoro, come anche in fase preassuntiva.

Il ministro Fornero nelle settimane passate ha avuto contatti con i vertici della FIAT in merito alle preoccupazioni espresse, anche variamente raccolte dalla stampa, sulla possibile chiusura di insediamenti industriali. Lo stesso Ministro - come ha già avuto modo di chiarire lo scorso mese in quest'Aula in occasione della discussione di un'informativa - ha raccolto le rassicurazioni dei vertici dell'azienda, che hanno ribadito la volontà di continuare con il piano industriale presentato e quindi hanno ritenuto destituite di ogni fondamento le notizie in merito alla chiusura.

Le imprese e, in particolare, le imprese industriali, sono vitali per l'economia del Paese, ma non è competenza del Governo orientare le scelte strategiche delle singole imprese. Allo stesso modo, si ritiene necessario superare forme di sostegno cui si è fatto ricorso in passato - che peraltro non sono più consentite in ambito europeo - che non tenevano conto delle reali prospettive produttive delle nostre aziende. Tali forme di sostegno, infatti, non sono convenienti né per l'economia, né per l'occupazione, né per la sostenibilità e l'economicità delle produzioni.

Il Governo intende creare un ambiente favorevole alle imprese in termini di economicità di produzione, di produttività e anche di buone relazioni industriali, al fine di rafforzare le imprese già operanti in Italia e di attrarre imprese per nuovi investimenti. A questi principi è ispirata la recente riforma del mercato del lavoro (disegno di legge n. 3249, recante «Disposizioni in materia di riforma del mercato del lavoro in una prospettiva di crescita») attualmente all'esame di questo ramo del Parlamento.

CARLONI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CARLONI (PD). Vorrei innanzitutto ringraziare convintamente la sottosegretario Guerra per la puntuale ricostruzione della complessa vicenda FIAT all'attenzione di questa interrogazione.

In particolare, per quanto riguarda la motivazione dell'interrogazione, devo precisare che, non essendo io componente della Commissione lavoro, ho ritenuto doveroso promuovere questa interrogazione, entrando in contatto con il mio territorio ed in particolare con lo stabilimento di Pomigliano d'Arco, che è stato un po' il simbolo e l'apripista del nuovo contratto collettivo di lavoro, unico e differente dai contratti di Confindustria - come è noto, FIAT è fuori da tale organizzazione - generalizzato nel novembre scorso.

La situazione nel nostro territorio è apparsa veramente molto grave. Soprattutto ne ha dato conto la stampa locale e io stessa ho incontrato in varie occasioni gruppi di lavoratori.

Rispetto agli impegni sottoscritti, che anche qui ha documentato il Sottosegretario, in realtà non si è andati all'assunzione dei 5.000 lavoratori, ma sopratutto non si andrà all'assunzione dei 5.000 lavoratori, da quanto si apprende quotidianamente per quelli che sono i dati, riferiti al venduto delle Panda prodotte a Pomigliano, sia per quanto riguarda il crollo del mercato in particolare per Fiat, in un più generale problema di performance del mercato auto europeo.

In questa situazione, cosa accade? Dei quasi 2.000 lavoratori in servizio, lavorano soltanto quelli che non hanno la tessera della FIOM. In una realtà così deprivata come la nostra, ovunque drammatica per quanto riguarda l'occupazione, in particolare in questi nostri territori meridionali, questo fatto veramente chiama in causa i valori fondanti della comunità, della Costituzione. Non è possibile.

Che cosa accade se per lavorare bisogna stracciare la tessera della FIOM? Accade che o si fa la tessera che vuole l'azienda o, come succede, ci sono tanti lavoratori iscritti alla FIOM che dichiarano di non volere cambiare. Naturalmente sono eroi dei nostri tempi che pagano un prezzo in termini sociali veramente inaccettabile.

Questo è il tema che secondo me deve essere all'attenzione del Governo. Tutte le sentenze, con l'eccezione dell'ultima sentenza di Torino della settimana scorsa, danno ragione a FIOM per quanto riguarda la possibilità di lavorare e quindi di esistere all'interno di un'azienda dove pure la FIOM non ha votato e non ha sottoscritto l'accordo di lavoro. Il Governo, per bocca del Sottosegretario, dice di muoversi per favorire e migliorare le relazioni. Io credo che questo debba essere fatto in modo molto più significativo nel caso di FIAT.

È chiaro che non starà alle altre organizzazioni sindacali che sono in azienda e che hanno firmato l'accordo aprire le braccia alla FIOM, ma mi sembra evidente che un sindacato che è il più forte, pur non avendo sottoscritto l'accordo ed avendo votato no al referendum, ha il diritto di rappresentare i lavoratori che vogliono essere iscritti a questo sindacato. È un principio costituzionale e democratico basilare. Secondo me il Governo potrebbe dare un contributo (tra l'altro, esistono proposte di legge di iniziativa parlamentare in tal senso) molto utile al riguardo.

Così come anche il Governo potrebbe dare un contributo rispetto a quelle che sono le prospettive. Ogni giorno ci sono agenzie che ci dicono di un crollo del mercato, di un crollo delle prospettive. E non è il caso di chiamare tutti intorno a un tavolo; tutti intorno a un tavolo per concorrere, e non perché il Governo debba fare dirigismo. FIAT è una grande azienda, che utilizza le risorse pubbliche, con la cassa integrazione; è una grande azienda che fa parte della storia economico-industriale del nostro Paese. L'amministratore delegato della FIAT propone slogan del tipo "Siamo quello che facciamo". Benissimo: bisogna fare bene. Egli può fare molto meglio rispetto a questo Paese, per esempio applicando le leggi. Ho presentato un'altra interrogazione, sempre sulla FIAT, rispetto al fatto che il premio di produzione nella FIAT (600 euro, che sono tanti, considerati i salari di questi lavoratori) non viene dato alle lavoratrici in maternità.

Questa è discriminazione diretta, ai sensi del nostro ordinamento. Qui una voce del Ministro, rispetto alla consigliera nazionale di parità, potrebbe veramente essere e fare la differenza. Credo che Governo e Parlamento abbiano molto da fare in questo senso e vorrei soprattutto ribadire che non può esistere, anche in tempi di globalizzazione, una extraterritorialità, neanche per l'amministratore delegato Marchionne.

PRESIDENTE. Segue l'interrogazione 3-02643 su problematiche relative al trasferimento di risorse dell'INPDAP ed ENPALS all'INPS.

Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere a tale interrogazione.

GUERRA, sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali. Signor Presidente, onorevoli senatori, la senatrice Spadoni Urbani, con l'interrogazione n. 2643, richiama l'attenzione sulle recenti novità legislative introdotte dall'articolo 21 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201 (convertito, con modificazioni, dalla legge n. 214 del 2011); quest'ultimo, com'è noto, ha previsto la fusione per incorporazione dell'INPDAP e dell'ENPALS nell'INPS, con conseguente attribuzione delle relative funzioni, compiti e risorse all'istituto subentrante.

Preliminarmente, occorre precisare che - fin dall'emanazione del decreto-legge n. 201 del 2011 - l'attività dell'INPS è stata orientata a garantire la continuità dei servizi ai cittadini. Parallelamente - sul versante interno - l'istituto ha provveduto ad intraprendere tutte quelle iniziative essenziali per individuare tempestivamente le criticità derivanti dal processo di integrazione degli enti e le conseguenti azioni tese al superamento delle stesse.

Con riferimento a quanto rilevato nel presente atto parlamentare, faccio presente che il presidente dell'INPS - con determinazione dello scorso 23 gennaio - ha emanato le linee guida per l'integrazione degli enti soppressi, prevedendo in particolare il proseguimento della strategia dell'INPS per la telematizzazione delle domande e l'automazione dei controlli e dei processi operativi. Nell'ambito della predetta strategia, l'integrazione tra gli enti viene legata al continuo sviluppo di servizi innovativi, di carattere tecnologico, finalizzati all'aumento della qualità e delle prestazioni nei confronti dei cittadini e delle imprese. A supporto di tali obiettivi, il sistema informativo dell'INPS ricopre un ruolo di fondamentale importanza per la revisione dei processi operativi, l'integrazione e l'ottimizzazione delle applicazioni utilizzate e la realizzazione di un modello omogeneo per la continuità dei servizi erogati. Garanzia della continuità del servizio e ottimizzazione delle infrastrutture sono infatti gli elementi principali che sottendono all'opera di unificazione degli enti in questione. In tale ottica, l'INPS riferisce di aver provveduto ad effettuare una prima analisi delle infrastrutture tecnologiche, delle principali applicazioni della gestione ex INPDAP e dei servizi complessivamente resi via web all'utenza.

Per quanto concerne gli interventi infrastrutturali questi non presentano criticità non superabili e saranno presumibilmente completati in un arco temporale di sei mesi.

Per quanto riguarda invece le principali applicazioni, sono state individuate essenzialmente quelle presenti sia nel sistema ex INPDAP che nel sistema INPS, per le quali si provvederà ad una valutazione - su base comparativa - dell'applicazione da mantenere in uso (ad esempio, casellario, estratto conto, rata di pensione, CUD, 730, previdenza complementare, eccetera) e quelle specifiche della gestione INPDAP, per le quali non si rende necessario l'affiancamento o l'integrazione (TFR, TFS, mutui, gestioni dei prestiti, attività sociali, eccetera).

In buona sostanza, i sistemi informatici degli enti soppressi non sono incompatibili con quelli dell'INPS e pertanto non saranno da ostacolo al processo di unificazione degli enti medesimi. Infatti, sebbene le architetture delle basi dati presentino un certo livello di disomogeneità (sia tecnologica sia di disegno delle strutture dati), le azioni intraprese consentiranno la realizzazione di un unico sistema informativo integrato che consentirà di superare le diversità architetturali.

Con riferimento a quanto richiesto dalla onorevole interrogante in ordine alla tempistica, sia per l'approvazione dei bilanci degli enti soppressi, sia per l'emanazione dei decreti interministeriali di incorporazione, si fa presente quanto segue.

In data 28 dicembre 2011, l'amministrazione che rappresento ha provveduto a diramare una specifica direttiva contenente le prime istruzioni operative volte, da un lato, a sollecitare i competenti vertici degli enti interessati a porre in essere tutte quelle attività necessarie e propedeutiche alla predisposizione dei bilanci di chiusura delle gestioni e, dall'altro, ad assicurare, nelle more della fase attuativa, la continuità delle funzioni amministrative a tutela dei soggetti destinatari dell'azione precedentemente svolta dagli enti ex INPDAP ed ex ENPALS. Proprio al fine di monitorare lo svolgimento delle predette attività, il Ministero che rappresento, lo scorso 16 febbraio, ha riunito le competenti strutture degli enti interessati per verificare ed approfondire le eventuali problematiche di natura amministrativo-contabìle scaturenti dalla complessità e dal numero delle operazioni di rendicontazione da porre in essere entro i termini normativamente previsti per l'approvazione dei bilanci di chiusura degli enti soppressi.

In merito allo stato di attuazione dell'operazione di accorpamento dei due enti soppressi nell'INPS, si rappresenta che, con nota del 4 aprile ultimo scorso, gli uffici dell'ex ENPALS hanno trasmesso al Ministero del lavoro e delle politiche sociali il bilancio dì chiusura della gestione, approvato con delibera del consiglio di indirizzo e vigilanza n. 31 del 30 marzo 2012, attualmente all'esame di entrambe le amministrazioni vigilanti secondo le procedure previste dal decreto del Presidente della Repubblica n. 97 del 2003, mentre gli organi del soppresso INPDAP - cessati nel frattempo dalla carica in data 1° aprile 2012 per effetto della disposizione contenuta nell'articolo 18-bis della legge 24 febbraio 2012, n. 14 - non sono riusciti a completare le operazioni di rendicontazione entro la data stabilita.

A tale ultimo proposito, in data 27 marzo 2012, è pervenuta la determina del presidente dell'ex INPDAP n. 406 del 22 marzo 2012, di adozione dello schema di bilancio di chiusura, sul quale si è espresso favorevolmente il collegio dei sindaci del medesimo istituto, con verbale n. 15, reso nelle sedute del 30 e 31 marzo 2012. Pertanto, non essendosi utilmente concluso l'iter procedurale di adozione del bilancio di chiusura da parte dei competenti organi dell'ex INPDAP, è in corso la valutazione in merito alle opportune soluzioni tecnico-operative che dovranno essere adottate al riguardo.

Quanto, infine, all'emanazione dei predetti decreti interministeriali di trasferimento delle risorse strumentali, umane e finanziarie degli enti soppressi all'INPS, occorre considerare che tale adempimento non può che essere subordinato alla definitiva approvazione dei documenti contabili da parte dei Ministeri vigilanti, così come previsto dal richiamato comma 2 dell'articolo 21 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201.

SPADONI URBANI (PdL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SPADONI URBANI (PdL). Signor Presidente, ringrazio il Sottosegretario per l'articolata risposta.

Presentai questa interrogazione immaginando che la fusione di questi due grandi enti previdenziali avrebbe generato delle problematiche, dato che sapevo che i due enti avevano problemi di comunicazione derivanti da una possibile incompatibilità dei sistemi informatici: molto più progredito quello dell'INPS, meno quello dell'INPDAP. Dell'ENPALS avevo meno notizie, ma lei riferisce che le condizioni dell'ente soddisfano le normative e che sono stati approvati i relativi bilanci, forse grazie al fatto che è un ente di dimensioni minori.

Lei inoltre riferisce che l'INPS non ha potuto rispettare una parte di quanto stabilito dal decreto cosiddetto salva Italia. Vorrei però far notare che tutti questi problemi, che sembrano piccoli, nel futuro potrebbero rivelarsi tali da determinare momenti di blocco amministrativo, dato peraltro che in questa fase il sistema previdenziale è sollecitato dalla nuova riforma del sistema di lavoro ad assolvere a nuovi, importanti impegni, oltre che assorbire i compiti degli altri due enti.

Ritengo che i ritardi che si stanno verificando siano dovuti all'accelerazione impressa al processo di assorbimento, un processo che - come lei stessa ha confermato con la sua risposta - era difficilmente realizzabile in due mesi.

Lei ha riferito che si realizzerà in breve tempo, ma io ritengo che non sarà così facile. Personalmente ho potuto constatare, signora Sottosegretario, che anche all'interno dell'INPS ci sono problemi di comunicazione tra gli uffici del lavoro periferici e quelli centrali. Mi piacerebbe che lei si informasse al riguardo.

Mi risulta, ad esempio, che se l'ufficio di Terni deve inoltrare comunicazioni all'ufficio del lavoro di Roma incontra difficoltà e se le informazioni non arrivano poi nei tempi giusti scattano delle sanzioni - poiché al riguardo l'attuale Governo ha dato disposizioni ben precise - che magari non saranno realmente comminate, ma che nel frattempo innescano un iter amministrativo costoso.

È importante che enti di tali dimensioni siano dotati di software e hardware adatti per assolvere all'importante compito che è stato loro assegnato.

Mi auguro pertanto che il Ministero si impegni a far sì che al più presto veramente la dotazione tecnica sia adeguata perché dei vuoti amministrativi derivanti da incompatibilità dei vari sistemi o da difficoltà di comunicazione, nonché dai ritardi (che, se vogliamo, potevano anche essere ipotizzati, data l'enorme complessità dell'operazione) possano essere scongiurati.

PRESIDENTE. Lo svolgimento delle interrogazioni all'ordine del giorno è così esaurito.

Mozioni, interpellanze e interrogazioni, annunzio

PRESIDENTE. Le mozioni, interpellanze e interrogazioni pervenute alla Presidenza saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ordine del giorno
per la seduta di lunedì 23 aprile 2012

PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica lunedì 23 aprile, alle ore 18, con il seguente ordine del giorno:

(Vedi ordine del giorno)

La seduta è tolta (ore 9,40).

Allegato A

INTERROGAZIONI

Interrogazione sulla concessione della cittadinanza italiana a un cittadino marocchino

(3-02626) (02 febbraio 2012)

BERTUZZI, BLAZINA, GHEDINI, MARCUCCI, FONTANA, ROILO, STRADIOTTO. - Ai Ministri dell'interno e della giustizia - Premesso che:

            la legislazione italiana in materia di ottenimento della cittadinanza è storicamente ispirata al criterio dello ius sanguinis, conformemente ad una concezione etnico-culturale di nazione a lungo prevalente nella tradizione italiana;

            la cittadinanza è lo strumento mediante il quale vengono conferiti all'individuo la capacità soggettiva nei confronti dello Stato in cui vive e, di conseguenza, attribuiti i diritti politici;

            l'attribuzione della cittadinanza si pone altresì come risultato e ulteriore incentivo di un processo di integrazione che mira all'acquisizione di un'identità collettiva e sociale riconosciuta, nonché di un senso di appartenenza e di responsabilità nei confronti di un Paese;

                    considerato che:

            su "La Sicilia" del 2 novembre 2006 è apparso un articolo di Giovanni Pluchino nel quale si racconta la storia di Mohamed Jelloul, nato in Libia ma di cittadinanza marocchina, arrivato in Italia nel 1994 all'età di 13 anni con la madre e i suoi due fratelli, per raggiungere il papà a sua volta immigrato in Sicilia;

            la storia, confermata pure da Gian Antonio Stella nell'articolo dell'ultimo numero di "Sette" del "Corriere della Sera", è stata resa nota dall'avvocato che assiste il ragazzo, Maria Grazia Criscione;

            Mohamed Jalloul vive a Ragusa dove ha frequentato le scuole salesiane, prima di iscriversi all'istituto professionale, per conseguirvi il diploma di tornitore;

            all'inizio del 1998 riceve la cartolina per passare la visita militare al distretto di Catania. Viene dichiarato abile e si presenta al Centro di addestramento reclute di Orvieto dove, dopo 40 giorni, fa il suo giuramento solenne di fedeltà alla patria;

            successivamente, è destinato al reggimento Lancieri di Montebello, dove è benvoluto da commilitoni e superiori e consegue la patente di guida per i mezzi pesanti militari;

            quando nel gennaio 2000 viene congedato, torna a Ragusa e nel 2001 presenta in prefettura la domanda per ottenere la cittadinanza italiana;

            al momento dell'istanza, si fa presente che i 10 anni di residenza regolare per poter essere naturalizzato ed ottenere la cittadinanza italiana, previsti dall'articolo 9, comma 1, lettera f), della legge 5 febbraio 1992, n. 91, sarebbero scattati solo nel 2004;

            il giovane marocchino, che ormai vive in Italia da quasi 20 anni, per 12 anni ha quindi dovuto rinnovare continuamente il permesso di soggiorno;

            nonostante il Ministro della solidarietà sociale del Governo Prodi, Paolo Ferrero, sia intervenuto per chiedere che Mohamed Jalloul resti in Italia e ottenga la cittadinanza e, come sottolinea una nota, nel 2006 questa gli sia stata promessa ufficialmente, l'ultima richiesta di rinnovo del permesso di soggiorno gli è stata negata e, fermato dalla polizia stradale per un normale controllo, oggi rischia l'espulsione;

            rilevato che:

            mohamed Jalloul per la legge italiana risulta essere clandestino e non ha diritto al permesso di soggiorno, nonostante sia domiciliato in Italia da quasi 20 anni e abbia prestato il servizio militare;

            per il suo avvocato, Maria Grazia Criscione, l'unica spiegazione possibile è che Mohamed, inserito nelle liste dell'anagrafe, sia stato iscritto a quelle elettorali da cui la leva, normalmente, attingeva i nomi dei giovani che dovevano fare il servizio militare;

            sussistono i presupposti affinché Mohamed Jalloul acquisti lo status civitatis avendo il medesimo, così come richiesto dalla legge, una residenza stabile e continuativa nel nostro Paese da più di 10 anni, oltre ad aver prestato il servizio militare;

            la richiesta di concessione della cittadinanza risale a quasi 6 anni fa, ma non si è ancora avuta alcuna risposta,

            si chiede di sapere:

            se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti riportati in premessa e quali siano le loro valutazioni in merito alla situazione;

            se ritengano di acquisire ulteriori informazioni circa l'inserimento del nome di uno straniero, al Comune di Ragusa, nelle liste elettorali, con conseguente chiamata alle armi;

            se e quali iniziative intendano assumere affinché errori come quelli segnalati in premessa non abbiano più a ripetersi;

            quale sia lo stato dell'istanza di cittadinanza di Mohamed Jalloul, che cosa osti al suo favorevole accoglimento e che cosa ne abbia impedito finora l'evasione;

            se e quali provvedimenti intendano adottare per abbreviare il lunghissimo iter di concessione della cittadinanza italiana, la cui durata oggi è di fatto triplicata rispetto a quanto indicato dalla legge;

            quali iniziative urgenti intendano porre in essere al fine di semplificare la procedura di concessione della cittadinanza a tutti quegli individui che si trovano nelle condizioni di Mohamed Jalloul.

Interrogazione sulle prospettive occupazionali dello stabilimento FIAT di Pomigliano d'Arco

(3-02592) (17 gennaio 2012)

CARLONI, ARMATO, ADAMO, AMATI, BUBBICO, CASSON, CHIAROMONTE, CHITI, DE SENA, DELLA SETA, DI GIOVAN PAOLO, DONAGGIO, FERRANTE, FIORONI, MAGISTRELLI, MARITATI, MAZZUCONI, NEROZZI, PASSONI, VITA, ICHINO. - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e dello sviluppo economico - Premesso che:

            sulla base di informazioni ottenute in seguito ad incontri con lavoratori Fiat di Pomigliano d'Arco (Napoli) e da notizie pubblicate sulla stampa locale, si è appreso che degli oltre 1.000 lavoratori assunti presso il suddetto stabilimento per la produzione della nuova Fiat Panda nessuno risulta iscritto alla CGIL;

            tale situazione è in tutta evidenza alquanto inspiegabile, tanto più se si considera che al momento del referendum sull'accordo aziendale di Pomigliano, risultavano iscritti alla FIOM CGIL circa 650 lavoratori;

            il progetto della nuova Panda in termini occupazionali implica un aumento dell'occupazione per 5.000 unità nell'indotto e altre 3.000 nell'azienda di Pomigliano d'Arco con un investimento Fiat di 800 milioni di euro in Fiat e 300 milioni nelle aziende dell'indotto;

            attualmente la Fiat a Pomigliano utilizza la cassa integrazione straordinaria per cessazione attività per circa 4.500 lavoratori;

            si prevede per gli oltre 5.000 lavoratori del vecchio stabilimento FIAT Giambattista Vico l'assorbimento nella Newco per la produzione di circa 230.000 Panda stimate a regime, anche se in seguito all'impianto di nuove tecnologie automatizzate si presume un dimezzamento degli addetti necessari alla produzione;

            non si è a conoscenza dei tempi di rientro in produzione sia per i lavoratori della vecchia Fiat sia per i lavoratori dell'indotto campano (circa 23.000 persone, in condizione di angosciante incertezza);

            recenti dichiarazioni dell'amministratore delegato Marchionne, relativamente alla possibilità di nuove strategiche alleanze che potrebbero portare fuori dall'Italia la sede della futura Fiat Chrysler, alimentano paure e rischi di futuri ridimensionamenti di investimenti ed occupazionali;

            l'avvio della produzione della nuova Panda per ora ha permesso il rientro nello stabilimento di Pomigliano di un piccolo numero di addetti, e si paventa la possibilità che una quota rilevante di lavoratori non sarà riassorbita dalla nuova società, ed è palese il rischio che la riduzione degli organici apra spazi di grave discriminazione in particolare verso la componente più sindacalizzata tra i lavoratori;

                    considerato che:

            la legittimazione della libertà e dell'organizzazione sindacale si nutre dei principi e dei dettati contenuti nella Carta costituzionale, a partire dall'art. 1 che pone il lavoro, e quindi i lavoratori, a fondamento della Repubblica;

            la fonte normativa più importante dopo la Costituzione (art. 39) resta lo statuto dei lavoratori (legge n. 300 del 1970) che garantisce in pratica l'esercizio della libertà sindacale a livello individuale e garantisce il lavoratore nello svolgimento del rapporto di lavoro. Lo Statuto rafforza il principio di non discriminazione (ex Costituzione, art. 3) per ragioni politiche, religiose, sindacali, di razza di lingua e di sesso. In particolare è vietato condizionare l'assunzione all'adesione o meno ad un'organizzazione sindacale, al riguardo l'art. 28 dello statuto prevede una particolare forma di tutela della libertà sindacale che va sotto il nome di "repressione della condotta antisindacale";

            con la sentenza n. 4020/2011 del 16 luglio 2011 il Tribunale di Torino (Sezione Lavoro, Fiom Cigl nazionale contro Fiat SpA, Fiat Group Automobiles SpA, Fabbrica Italia Pomigliano SpA) ha giudicato antisindacale la condotta posta in essere da Fiat SpA, Fiat Group Automobiles SpA, Fabbrica Italia Pomigliano SpA, perché determina quale effetto conseguente l'estromissione di Fiom Cgil dal sito produttivo di Pomigliano d'Arco,

            si chiede di sapere:

            se il Governo non ritenga di dover procedere ad un'immediata verifica della fondatezza delle preoccupanti notizie riportate in premessa;

            se sia conoscenza dei piani di investimento della Fiat, sia in relazione alla permanenza in Italia del gruppo sia in relazione ai livelli occupazionali previsti per la Fip (Fabbrica Italia Pomigliano) e quali siano le sue valutazioni in merito;

            se non ritenga di dover riferire in tempi rapidi in Parlamento in merito ai fatti evidenziati e alle iniziative che si intenda intraprendere.

Interrogazione su problematiche relative al trasferimento di risorse dell'INPDAP ed ENPALS all'INPS

(3-02643) (09 febbraio 2012)

SPADONI URBANI. - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali, dell'economia e delle finanze e per la pubblica amministrazione e la semplificazione - Premesso che:

            il decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 214 del 2011, all'articolo 21, comma 1, prevede che, a far data dal 1° gennaio 2012, INPDAP ed ENPALS siano soppressi e le relative funzioni siano attribuite all'INPS;

            al comma 2, è detto che "con decreti di natura non regolamentare del Ministro del lavoro e delle politiche sociali di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze e con il Ministro per la pubblica amministrazione e semplificazione da emanarsi entro 60 giorni dall'approvazione dei bilanci di chiusura delle relative gestioni degli Enti soppressi sulla base delle risultanze dei bilanci medesimi, da deliberare entro il 31 marzo 2012, le risorse strumentali, umane e finanziarie degli Enti soppressi sono trasferite all'INPS";

            considerato che i mezzi informatici sono uno strumento attraverso il quale è possibile risolvere una serie importante di problemi; se, tuttavia, detti sistemi informatici non comunicano fra di loro o sono incompatibili, non possono produrre alcun risultato virtuoso ma, anzi, rappresentano un ostacolo alle possibilità che l'informatizzazione potrebbe dare;

            considerato, inoltre, che all'interrogante risulta che il sistema informatico utilizzato dall'INPDAP sia del tutto incompatibile con il sistema informatico in uso all'INPS,

            l'interrogante chiede di sapere:

            se ai Ministri in indirizzo, ciascuno per quanto di competenza, risultino i tempi necessari per l'approvazione dei bilanci degli enti soppressi;

            quale sia la previsione relativa all'emanazione dei conseguenti decreti previsti al comma 2 dell'articolo 21 del decreto-legge n. 201 del 2011;

            quali siano i criteri in base ai quali ritengano possibile superare le incompatibilità esistenti nei sistemi informatici di INPS ed INPDAP;

            se e quali iniziative intendano assumere al fine di evitare la paralisi del sistema .

Allegato B

Congedi e missioni

Sono in congedo i senatori: Chiti, Ciampi, Colombo, Franco Vittoria, Marino Ignazio Roberto Maria e Pera.

Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Cantoni, Del Vecchio, Esposito, Negri e Ramponi, per attività della 4a Commissione permanente; Bornacin, De Toni, Donaggio, Filippi Marco, Gallo, Grillo, Ladu, Morri, Ranucci e Tofani, per attività della 8a Commissione permanente; Carofiglio, Caruso, Della Monica, De Sena, Li Gotti, Lumia, Pisanu, Serra e Vallardi, per attività della Commissione parlamentare d'inchiesta sul fenomeno della mafia e sulle altre associazioni criminali anche straniere; Bianchi, Coronella e Mazzuconi, per attività della Commissione parlamentare d'inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti; Marcenaro, per attività dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa; Adragna, dalle ore 10.30, per attività di rappresentanza del Senato.

Commissioni permanenti, variazioni nella composizione

Il Presidente del Gruppo Misto ha comunicato le seguenti variazioni nella composizione delle Commissioni permanenti:

1a Commissione permanente: cessa di appartenervi il senatore Lorenzo Bodega;

4a Commissione permanente: cessa di appartenervi il senatore Alberto Tedesco ed entra a farne parte il senatore Lorenzo Bodega;

9a Commissione permanente: cessa di appartenervi il senatore Giuseppe Astore ed entra a farne parte il senatore Alberto Tedesco;

11a Commissione permanente: cessa di appartenervi il senatore Sergio Pininfarina;

13a Commissione permanente: cessa di appartenervi il senatore Vincenzo Oliva ed entra a farne parte il senatore Sergio Pininfarina.

Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, variazioni nella composizione

Il Presidente del Senato ha chiamato a far parte della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari la senatrice Anna Cinzia Bonfrisco, in sostituzione del senatore Carlo Sarro, dimissionario.

Domande di autorizzazione ai sensi dell'articolo 68, secondo comma, della Costituzione, trasmissione e deferimento

La Procura della Repubblica presso il tribunale di Napoli, con lettera in data 17 aprile 2012, ha trasmesso la richiesta di autorizzazione ad eseguire una perquisizione locale - ai sensi dell'articolo 68 della Costituzione, nonché degli articoli 4 e 5 della legge n. 140 del 2003 - con riferimento al procedimento penale n. 37651/1121, pendente nei confronti del senatore Sergio De Gregorio (Doc. IV, n. 18).

Tale richiesta è stata deferita, in data 18 aprile 2012, alla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, ai sensi dell'articolo 135 del Regolamento.

Disegni di legge, trasmissione dalla Camera dei deputati

Ministro economia e finanze

Presidente del Consiglio dei ministri

(Governo Monti-I)

Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 2 marzo 2012, n. 16, recante disposizioni urgenti inmateria di semplificazioni tributarie, di efficientamento e potenziamento delle procedure di accertamento (3184-B)

(presentato in data 19/4/2012 )

S.3184 approvato dal Senato della Repubblica

C.5109 approvato con modificazioni dalla Camera dei deputati;

Onn. Froner Laura, Naccarato Alessandro, Narducci Franco Addolorato Giacinto, Rossa Sabina, Lulli Andrea, Brandolini Sandro, Fiano Emanuele, Garavini Laura, Ghizzoni Manuela, Gnecchi Marialuisa, Marchioni Elisa, Miglioli Ivano, Nannicini Rolando, Rubinato Simonetta, Sbrollini Daniela, Schirru Amalia, Tidei Pietro, Vico Ludovico, Zunino Massimo, Motta Carmen, Graziano Stefano, Martella Andrea

Disposizioni in materia di professioni non organizzate in ordini o collegi (3270)

(presentato in data 19/4/2012 ) ;

C.1934 approvato in testo unificato dalla Camera dei deputati (TU con C.2077, C.3131, C.3488, C.3917).

Disegni di legge, annunzio di presentazione

Senatore Fleres Salvo

Norme per la promozione e lo sviluppo della pratica sportiva per le persone disabili (3269)

(presentato in data 17/4/2012 ) .

Disegni di legge, assegnazione

In sede referente

1ª Commissione permanente Affari Costituzionali

Sen. Carlino Giuliana ed altri

Istituzione del servizio "Mamme di giorno" per l'assistenza domiciliare all'infanzia (3213)

previ pareri delle Commissioni 5° (Bilancio), 6° (Finanze e tesoro), Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 19/04/2012 );

1ª Commissione permanente Affari Costituzionali

Sen. Garavaglia Mariapia ed altri

Istituzione del Giorno dell'Unità d'Italia (3215)

previ pareri delle Commissioni 5° (Bilancio), 7° (Istruzione pubblica, beni culturali)

(assegnato in data 19/04/2012 );

2ª Commissione permanente Giustizia

Sen. Del Pennino Antonio Adolfo Maria

Modifiche al codice civile in materia di disciplina dell'accordo di unione solidale (3231)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 11° (Lavoro, previdenza sociale)

(assegnato in data 19/04/2012 );

4ª Commissione permanente Difesa

Sen. Lauro Raffaele

Disposizioni in materia di congedo anticipato di personale militare, da impiegare in servizi

tecnico-logistici-amministrativi e di sicurezza, a protezione di soggetti istituzionali e privati (3127)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 3° (Affari esteri, emigrazione), 5° (Bilancio)

(assegnato in data 19/04/2012 );

8ª Commissione permanente Lavori pubblici, comunicazioni

Sen. Ferrante Francesco ed altri

Delega al Governo per l'introduzione di nuove norme per l'utilizzo dei diserbanti nelle operazioni di manutenzione ordinaria delle strade urbane e extraurbane e delle aree destinate a verde urbano (3205)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 6° (Finanze e tesoro), 9° (Agricoltura e produzione agroalimentare), 12° (Igiene e sanita'), 13° (Territorio, ambiente, beni ambientali), Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 19/04/2012 );

8ª Commissione permanente Lavori pubblici, comunicazioni

Sen. Cardiello Franco ed altri

Istituzione del servizio di emergenza e primo intervento sui treni a lunga percorrenza o a lunga durata di percorrenza (3212)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 12° (Igiene e sanita'), Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 19/04/2012 );

9ª Commissione permanente Agricoltura e produzione agroalimentare

Sen. Pignedoli Leana ed altri

Delega al Governo per il riordino, la soppressione e la riduzione degli enti vigilati dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali e per la modernizzazione dei servizi all'agricoltura (3225)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 7° (Istruzione pubblica, beni culturali), 10° (Industria, commercio, turismo), 11° (Lavoro, previdenza sociale), 14° (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 19/04/2012 );

11ª Commissione permanente Lavoro, previdenza sociale

Sen. De Luca Cristina ed altri

Misure in materia di rapporti di lavoro e ammortizzatori sociali, nonché delega al Governo in materia di riforma del mercato del lavoro e degli ammortizzatori sociali (3222)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 5° (Bilancio), 6° (Finanze e tesoro), 10° (Industria, commercio, turismo), Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 19/04/2012 );

13ª Commissione permanente Territorio, ambiente, beni ambientali

Sen. Gramazio Domenico ed altri

Disposizioni in materia di governo del territorio, nonché delega al Governo in materia di fiscalità urbanistica (3185)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 5° (Bilancio), 6° (Finanze e tesoro), 7° (Istruzione pubblica, beni culturali), 8° (Lavori pubblici, comunicazioni), 9° (Agricoltura e produzione agroalimentare), 14° (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 19/04/2012 );

Commissioni 5° e 6° riunite

Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 2 marzo 2012, n. 16, recante disposizioni urgenti in materia di semplificazioni tributarie, di efficientamento e potenziamento delle procedure di accertamento (3184-B)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 5° (Bilancio), ° (Istruzione pubblica, beni culturali), 8° (Lavori pubblici, comunicazioni), 9° (Agricoltura e produzione agroalimentare), 10° (Industria, commercio, turismo), 11° (Lavoro, previdenza sociale), 13° (Territorio, ambiente, beni ambientali), 14° (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali

S.3184 approvato dal Senato della Repubblica

C.5109 approvato con modificazioni dalla Camera dei deputati

(assegnato in data 19/04/2012 ).

Disegni di legge, approvazione da parte di Commissioni permanenti

Nella seduta del 18 aprile 2012 la 7a Commissione permanente (Istruzione pubblica, beni culturali) ha approvato il disegno di legge: - "Disposizioni per la valorizzazione e la promozione turistica delle valli e dei comuni montani sede dei siti dei Giochi olimpici invernali «Torino 2006»" (3179), già approvato dalla Camera dei deputati.

Governo, trasmissione di atti per il parere

Il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, con lettera in data 3 aprile 2012, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 7, comma 2, del decreto legislativo 5 giugno 1998, n. 204 - lo schema di decreto ministeriale recante riparto del Fondo ordinario per gli enti e le istituzioni di ricerca per l'anno 2012 (467).

Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alla 7a Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il 19 maggio 2012.

Governo, trasmissione di atti

Il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, con lettere in data 23 marzo 2012, ha trasmesso - ai sensi dell'articolo 9 della legge 24 gennaio 1978, n. 14 - le comunicazioni concernenti le nomine:

del senatore Fausto Giovannelli a Presidente dell'Ente Parco Nazionale dell'Appennino Tosco Emiliano (n. 117);

del signor Cesare Veronico a Presidente dell'Ente Parco Nazionale dell'Alta Murgia (n. 118).

Tali comunicazioni sono state trasmesse, per competenza, alla 13a Commissione permanente.

Il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, con lettere in data 12 aprile 2012, ha trasmesso - ai sensi dell'articolo 9 della legge 24 gennaio 1978, n. 14 - le comunicazione concernente la nomina del professor Massimo De Felice a Commissario straordinario dell'Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL) (n. 119).

Tale comunicazione è stata trasmessa, per competenza, all' 11a Commissione permanente.

Con riferimento allo schema di decreto legislativo recante ulteriori disposizioni in materia di ordinamento di Roma capitale (n. 425), il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 17 aprile 2012, ha trasmesso la relazione deliberata dal Consiglio dei ministri, ai sensi dell'articolo 2, comma 4, quarto periodo, della legge n. 42 del 2009 (Atto n. 813).

Tale relazione è stata trasmessa dal Presidente della Camera dei deputati - d'intesa con il Presidente del Senato della Repubblica - alla Commissione parlamentare per l'attuazione del federalismo fiscale.

Il documento è altresì trasmesso alle Commissioni permanenti del Senato 1ª e 5ª.

Governo, trasmissione di documenti e assegnazione

Il Presidente del Consiglio dei ministri, con lettera pervenuta il 19 aprile 2012, ha inviato, ai sensi degli articoli 7 e 10 della legge 31 dicembre 2009, n. 196, e successive modificazioni, il Documento di economia e finanza 2012 (Doc. LVII, n. 5).

Il documento si compone di tre sezioni: Programma di stabilità dell'Italia; Analisi e tendenze della finanza pubblica, con allegata la nota metodologica sui criteri di formulazione delle previsioni tendenziali, di cui al comma 4 del predetto articolo 10; Programma nazionale di riforma.

Al predetto documento sono altresì allegati:

il rapporto sullo stato di attuazione della riforma della contabilità e finanza pubblica, di cui all'articolo 3 della legge 31 dicembre 2009, n. 196 (Doc. LVII, n. 5-Allegato/I);

il documento sulle spese dello Stato nelle Regioni e nelle Province autonome, di cui al comma 10 dell'articolo 10 della legge 31 dicembre 2009, n. 196 (Doc. LVII, n. 5-Allegato/II);

la relazione sullo stato di attuazione degli impegni per la riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra e sui relativi indirizzi, predisposta dal Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, ai sensi dell'articolo 10, comma 9, della legge 31 dicembre 2009, n. 196 (Doc. LVII, n. 5-Allegato/III);

le linee guida del programma delle infrastrutture strategiche, previsto dall'articolo 1 della legge 21 dicembre 2001, n. 443 (Doc. LVII, n. 5-Allegato/IV);

la relazione sull'applicazione delle misure di cui all'articolo 2, commi da 569 a 574, della legge 24 dicembre 2007, n. 244 (legge finanziaria 2008), prevista dal comma 576 del medesimo articolo 2 (Doc. LVII, n. 5-Allegato/V).

Il documento, con i relativi allegati, è stato deferito, ai sensi dell'articolo 125-bis del Regolamento, all'esame della 5a Commissione permanente e, per il parere, a tutte le altre Commissioni permanenti nonché, per eventuali osservazioni, alla Commissione parlamentare per le questioni regionali.

I pareri delle Commissioni permanenti saranno espressi in tempo utile per consentire alla 5a Commissione di riferire all'Assemblea nella data già stabilita dalla Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari.

Commissione europea, trasmissione di progetti di atti normativi per il parere motivato ai fini del controllo sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità

La Commissione europea, in data 18 aprile 2012, ha inviato, per l'acquisizione del parere motivato previsto dal protocollo n. 2 del Trattato sull'Unione europea e del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea relativo all'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità, la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 223/2009 relativo alle statistiche europee (COM (2012) 167 definitivo).

Ai sensi dell'articolo 144 del Regolamento, l'atto è deferito alla 1ª Commissione permanente che, ai fini del controllo sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e proporzionalità, esprimerà il parere motivato entro il termine del 24 maggio 2012.

Le Commissioni 3ª e 14ª potranno formulare osservazioni e proposte alla 1ª Commissione entro il 17 maggio 2012.

Mozioni, apposizione di nuove firme

La senatrice Antezza ha aggiunto la propria firma alla mozione 1-00616 della senatrice Baio ed altri.

Mozioni

SALTAMARTINI, GASPARRI, QUAGLIARIELLO, CANTONI, RAMPONI, ALBERTI CASELLATI, ALICATA, ALLEGRINI, AMATO, ASCIUTTI, BALBONI, BATTAGLIA, BENEDETTI VALENTINI, BEVILACQUA, BIANCHI, BIANCONI, BORNACIN, BOSCETTO, BUTTI, CALIENDO, CAMBER, CARUSO, CASOLI, CASTRO, COMPAGNA, COSTA, D'ALI', DE ECCHER, DE FEO, DE LILLO, DI GIACOMO, ESPOSITO, FANTETTI, FLUTTERO, GALLO, GALLONE, GAMBA, GHIGO, GIORDANO, GIOVANARDI, GIULIANO, GRAMAZIO, LATRONICO, LAURO, LENNA, LICASTRO SCARDINO, MALAN, MANTICA, MANTOVANI, MAZZARACCHIO, NESSA, PARAVIA, PASTORE, PICHETTO FRATIN, PISCITELLI, PONTONE, POSSA, SACCOMANNO, SANCIU, SCARABOSIO, SCARPA BONAZZA BUORA, SCIASCIA, SERAFINI Giancarlo, SIBILIA, SPADONI URBANI, TOFANI, TOMASSINI, TOTARO, VICARI, ZANETTA - Il Senato,

premesso che:

l'articolo 24, comma 18, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, prevede che con regolamento da adottare entro il 30 giugno 2012 ai sensi dell'art. 17 della legge n. 400 del 1988 deve essere armonizzato l'ordinamento del trattamento di quiescenza del personale delle Forze di polizia e delle Forze armate nonché del comparto del Soccorso pubblico del Corpo nazionale dei vigili del fuoco;

l'articolo 19 della legge n. 183 del 2010 riconosce, anche ai fini della tutela economica, pensionistica e previdenziale, "la specificità del ruolo delle Forze armate, delle Forze di polizia e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, nonché dello stato giuridico del personale ad essi appartenente in dipendenza della peculiarità dei compiti, degli obblighi e delle limitazioni personali, previsti da leggi e regolamenti, per le funzioni di tutela delle istituzioni democratiche e di difesa dell'ordine e della sicurezza interna ed esterna, nonché per i peculiari requisiti di efficienza operativa richiesti e i correlati impieghi in attività usuranti";

il personale del comparto Sicurezza e Difesa gode, seppur non astrattamente applicabile al procedimento normativo regolamentare in argomento, di una "garanzia parlamentare" e di un'autonomia contrattuale limitata quanto all'esercizio dei diritti sindacali fondamentali per il divieto di esercizio del diritto di sciopero ai primi e del divieto assoluto di adesione e formazione di organismi sindacali quanto ai militari di talché "Nel caso in cui l'accordo e le concertazioni [contrattuali] non vengano definiti entro centocinquanta giorni dall'inizio delle relative procedure, il Governo riferisce alla Camera dei deputati ed al Senato della Repubblica nelle forme e nei modi stabiliti dai rispettivi regolamenti" ex art. 7, comma 13, del decreto legislativo 12 maggio 1995, n. 195;

l'intervento regolamentare deve rispondere al principio di proporzionalità, principio generale del diritto, e deve essere limitato esclusivamente ai limiti di età del personale militare, delle Forze di polizia e dei Vigili del fuoco nei trattamenti di quiescenza e anticipati;

la normazione regolamentare cosiddetta di secondo livello non può valicare quella primaria della legge nonché la previsione costituzionale di cui all'art. 3, primo comma, della Costituzione in forza del quale la mancanza di altro espresso criterio si traduce in un'arbitraria discriminazione di questo personale a ordinamento speciale in ragione dei peculiari compiti e dei rispettivi status;

i limiti di età per tali trattamenti previsti per il personale militare, delle Forze di polizia e dei Vigili del fuoco degli altri Stati europei risultano di larga massima inferiori a quelli già stabiliti per l'omologo personale italiano;

il principio di specificità del comparto Sicurezza e Difesa e del comparto dei Vigili del fuoco e del Soccorso pubblico che si prevede che debba essere attuato attraverso successivi provvedimenti ha lo scopo precipuo di garantire la condizione peculiare del personale militare, delle Forze di polizia e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco a condizioni di impiego operativo altamente rischioso che presuppone il costante possesso di particolari idoneità psico-fisiche;

per diretto effetto di tali attività operative ed addestrative, i requisiti anagrafici e di età che risultano direttamente connessi all'idoneità al servizio pongono la regolamentazione di cui trattasi nella necessità di operare in un'attenta considerazione della specificità dei comparti Sicurezza e Difesa e Soccorso pubblico;

la norma sulla specificità, pur nel suo tratto programmatico, prevede un ruolo concertativo dei sindacati e del Consiglio centrale di rappresentanza (Cocer), ruolo che non può essere pretermesso dall'Esecutivo nell'esercizio del potere regolamentare di cui al comma 18 dell'art. 24 del citato decreto-legge n. 201 del 2011. Dalle notizie che sono infatti emerse al riguardo, la bozza regolamentare proposta dal Governo contiene una serie di vizi di eccesso di delega, di straripamento di potere e di eccesso di potere da cui si può presumere possa scaturire un intenso contenzioso giurisdizionale con questo meritorio personale;

lo Stato costituzionale di diritto è caratterizzato non solo dall'affermazione del principio di uguaglianza, quanto e soprattutto, come nel caso di specie, dalla declinazione di tale principio nel senso del divieto di discriminazioni al contrario, cosiddetta reverse discrimination,

impegna il Governo:

1) a prevedere, nell'ambito del regolamento di armonizzazione, norme di tutela delle specificità del personale del comparto Sicurezza e Difesa e del comparto Vigili del fuoco e Soccorso pubblico esclusivamente con riguardo al solo allungamento dell'età per il conseguimento della pensione di vecchiaia e di anzianità in relazione ai diritti quesiti e al previgente ordinamento;

2) a garantire, con disposizioni transitorie, la certezza dei rapporti giuridici già consolidati o in via di maturazione che, per esigenze funzionali, potranno essere prolungati solo su base volontaria;

3) ad istituire con immediatezza un tavolo di concertazione con i sindacati rappresentativi ed il Cocer per giungere ad un regolamento condiviso, nel quale trovi concreto riconoscimento la peculiarità degli operatori del settore;

4) ad avviare, contestualmente alla stesura del regolamento di armonizzazione, le procedure di concertazione atte all'avvio di forme pensionistiche complementari, salvaguardando il personale attualmente in servizio già assoggettato al cosiddetto sistema contributivo puro, anche attraverso il ricorso al possibile utilizzo di parte dei nuovi risparmi derivanti dalle disposizioni contenute nel richiamato regolamento di armonizzazione;

5) ad avviare un tavolo di lavoro con il coinvolgimento di tutte le amministrazioni interessate e le rappresentanze del personale per definire un complessivo progetto di riordino dei ruoli del personale interessato al regolamento di armonizzazione, ai fini della predisposizione di un disegno di legge di delega che preveda un'attuazione differita nel tempo - coordinata con la gradualità dell'incremento dei requisiti per l'accesso alla pensione - e che assicuri la compatibilità finanziaria, anche attraverso un processo di razionalizzazione e modernizzazione delle strutture interessate, coerente con le misure di contenimento della spesa.

(1-00619p. a.)

Interrogazioni

CAFORIO - Ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti, del lavoro e delle politiche sociali e della salute - Premesso che:

i contratti di lavoro della gente di mare, del personale navigante della navigazione interna e del personale di volo sono regolati dalla legge nazionale della nave o dell'aeromobile, fatta salva, se la nave o l'aeromobile è di nazionalità straniera, la diversa volontà delle parti, così come previsto dall'art. 9 del codice della navigazione;

la gente di mare è iscritta in matricole tenute dagli uffici indicati dal regolamento, così come previsto dall'art. 118 del codice della navigazione;

l'arruolamento degli iscritti nelle matricole della gente di mare, destinati a far parte dell'equipaggio, deve, nei casi e con le modalità prescritte da leggi e regolamenti, essere preceduto da visita medica diretta ad accertare l'idoneità della persona da arruolare in rapporto al servizio cui deve essere adibita, così come previsto dall'art. 323 del codice della navigazione;

alla lettera d) dell'art. 120 del codice della navigazione è prevista la cancellazione degli iscritti nelle matricole della gente di mare quando viene riscontrata la perdita permanente dell'idoneità fisica alla navigazione;

la visita sanitaria, per l'iscrizione nelle matricole della gente di mare di prima o seconda categoria o per il reinserimento nelle matricole stesse, è effettuata da una commissione permanente di primo grado, costituita presso ciascuna capitaneria di porto sede di compartimento marittimo, composta dal medico di porto di ruolo, da un medico designato dalla Cassa nazionale per la previdenza marinara e da un medico designato dal competente istituto per l'assicurazione degli infortuni e delle malattie della gente di mare, così come stabilito dal regio decreto-legge n. 1773 del 1933, convertito dalla legge 22 gennaio 1934, n. 244;

l'accertamento sanitario da parte delle commissioni mediche deve essere basato sul criterio della validità od invalidità specifica ai servizi della navigazione, tenuto conto delle funzioni esplicate dal marittimo a bordo e della sua età, così come previsto all'articolo 15 del citato regio decreto-legge;

considerato che:

il capitano S. N., marittimo rivestente ruolo di comandante, in servizio dal 1988 presso il Compartimento marittimo di Pozzallo (Ragusa), in data 15 febbraio 2011 è stato sottoposto ad intervento chirurgico con confezionamento di una colostomia definitiva;

specialisti di enti pubblici, tra i quali l'Associazione italiana stomizzati (AISTOM), medici oncologi e chirurghi, nonché il medico responsabile dell'Azienda ospedaliera di rilievo nazionale e di alta specializzazione ospedali "Garibaldi- S.Luigi- S.Currò- Ascoli- Tomaselli" di Catania hanno rilasciato certificati recanti dichiarazioni di idoneità al lavoro sia a bordo che a terra;

considerato inoltre che:

S. N. alcune settimane fa è stato sottoposto a visita di primo grado dalla Commissione sanitaria marittima della Capitaneria di porto di Pozzallo al fine di decidere se revocare o meno il libretto di navigazione. Tale Commissione, presieduta da un medico dell'Inps, da uno dell'Inail/Ipsema e da uno della Capitaneria, a seguito dell'avvenuta visita, ha applicato in modo restrittivo il regio decreto-legge n. 1773 del 1933, convertito dalla legge n. 244 del 1934 e modificato dal decreto del Presidente della Repubblica n.1536 del 1963, riconoscendo a S. N. un'ulteriore indennità retributiva di sei mesi anziché dichiararlo abile alla ripresa del lavoro secondo quanto stabilito dalla legge n.68 del 1999 sui diritti al lavoro delle persone disabili e dalla legge-quadro n.104 del 1992 per l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate. Nel documento rilasciato dalla Commissione medica si legge di condizioni generali buone e che in considerazione del follow up e tenuto conto che il marittimo riferisce di essere in possesso di ulteriore documentazione da presentare, la Commissione all'unanimità dichiara il marittimo in oggetto temporaneamente non idoneo per sei mesi. In data 4 gennaio 2012 l'AISTOM inviava una lettera ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali Elsa Fornero e delle infrastrutture e trasporti Corrado Passera nella quale si contestava la decisione assunta dalla Commissione, ribadendo l'idoneità al lavoro di S. N.;

in data 30 marzo 2012 il Ministero delle infrastrutture ha risposto alla citata lettera ribadendo, sulla base del regio decreto-legge n. 1773 del 1933 e del decreto del Presidente della Repubblica n. 1536 del 1963, la inidoneità alla navigazione di S. N.;

S. N., dopo essere stato operato per un carcinoma al colon retto ed essere stato per tale motivo stomizzato, gode adesso di ottima salute grazie all'efficace trattamento chemioterapico. Attualmente della malattia oncologica non vi è più traccia,

si chiede di sapere alla luce dei fatti sopra citati, quali provvedimenti i Ministri in indirizzo intendano porre urgentemente in essere, nei limiti delle loro rispettive competenze, ai fini del reintegro lavorativo di S. N. che, dopo aver coraggiosamente vinto la malattia, non manca di manifestare costantemente la volontà di ritornare al lavoro e di riappropriarsi, giustamente, di quella che per 25 anni di onorato servizio è stata la sua vita.

(3-02808)

Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

LANNUTTI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

alla vigilia dei consigli di amministrazione di Milano e Fondiaria sulla maxi fusione, Fabio Pavesi scrive per "Il Sole 24 ore" del 18 aprile 2012 sui flussi di denaro tra le società della famiglia Ligresti e le compagnie assicurative quotate del Gruppo;

si legge nel citato articolo: «Dalla Milano alla Fonsai alla Premafin. Un fiume di denaro che sgorgava da anni e che aveva però una caratteristica. I flussi erano prevalentemente a senso unico: cioè in uscita dalle quotate assicurative e in entrata verso le società di Salvatore Ligresti e figli. Come se Fonsai, Milano e Premafin fossero dei veri e propri bancomat cui i Ligresti attingevano liquidità per finanziare i propri progetti immobiliari. Non c'è solo Fonsai che ha visto nel 2008-2010 pagare oneri per 413 milioni a favore appunto delle società riconducibili alla famiglia, incassando proventi per soli 178 milioni con un saldo netto a sfavore di Fonsai per 235 milioni. Basta salire a monte della catena, cioè in Premafin, per accorgersi che i volumi erano fin maggiori. Nel bilancio 2010 per la prima volta Premafin è costretta a dettagliare i flussi verso la famiglia del finanziere siciliano. Ebbene in quell'anno escono dalle casse di Premafin ben 146 milioni, mentre ne entrano dalle parti correlate soli 33. E il confronto con il 2009 è ancora più inquietante. L'anno prima i soldi in uscita sempre diretti alle varie Sinergia e Imco sono di 280 milioni con denaro in entrata per soli 33 milioni. Quei 360 milioni ai Ligresti. Sommateli e avrete che in soli due esercizi (il 2009 e il 2010) fuoriesce liquidità netta dalle casse della Premafin quotata per 360 milioni di euro. In quei due anni Premafin mette a segno perdite consolidate per 1,3 miliardi. Ma la modalità di usare la Premafin e a cascata le altre società assicurative quotate per gli affari immobiliari della famiglia durava da anni. 1,5 miliardi dal 2005 al 2010. Nel 2008 il complesso delle attività di Premafin nei confronti delle parti correlate è stato di 371 milioni con passività per soli 68 milioni. Le attività sempre verso gli interessi della famiglia sono di 216 milioni nel 2007; di altri 174 nel 2006 e di 67 milioni nel 2005. Un flusso di grandi proporzioni che fa sì che tra il 2005 e il 2010 Premafin si trovi esposta nel finanziare attività della famiglia per oltre 1,5 miliardi. Già ma tutto questo giro di denaro a cosa serviva? Di fatto lo schema era il seguente. Le compagnie quotate, da FonSai a Milano alla Premafin, cedevano terreni edificabili alle Imco e Sinergia o altre controllate della famiglia. I Ligresti edificavano e avrebbero rivenduti gli immobili alle stesse società a prezzi prestabiliti. Quei prezzi, come ha denunciato il fondo Amber, spesso erano soggetti a incrementi per modifiche in corso d'opera. E così la famiglia con una mano comprava, con l'altra rivendeva allo stesso soggetto. Le quotate del gruppo. Chi guadagnava dall'affare? È quello che si stanno chiedendo i magistrati»;

un comunicato della stessa holding, a smentita dell'articolo de "Il Sole 24 Ore", precisa che Premafin non ha mai erogato finanziamenti per attività della famiglia Ligresti e che le affermazioni del quotidiano sono "destituite di ogni fondamento" (si veda l'Agenzia Asca del 18 aprile 2012);

la nota ricorda che Premafin redige sia il bilancio consolidato che quello individuale, e che nello specifico i dati dei flussi finanziari riportati nell'articolo (360 milioni di euro) sono tratti dai bilanci consolidati di Premafin e non già dai bilanci individuali, e solo in minima parte, circa il 2 per cento, sono riferibili alla società Premafin. La stessa asserisce peraltro che non ha mai erogato finanziamenti per attività della famiglia Ligresti;

premafin afferma inoltre che i propri flussi finanziari sono riferibili pressoché esclusivamente in entrata ai dividendi incassati dalle partecipate, e in uscita ai costi di funzionamento e al servizio del debito bancario. Negli ultimi 10 anni, "a fronte di 280 milioni circa di dividendi incassati, Premafin ha provveduto a distribuire dividendi a tutti i propri azionisti per 20 milioni di euro circa",

si chiede di sapere:

se il Governo sia a conoscenza di quanto esposto in premessa e quali siano le sue valutazioni a riguardo;

se risulti che, alla luce di quanto denunciato dall'articolo, vi siano stati interventi delle Autorità vigilanti al fine di controllare gli spostamenti di denaro tra la famiglia Ligresti e le società del Gruppo e se questi siano stati effettuati nel pieno rispetto delle regole sulla trasparenza;

se non ritenga necessario adottare le opportune iniziative al fine di rivedere la normativa sulle società, in particolare quelle quotate in Borsa, nonché al fine di promuovere il rafforzamento e l'estensione dell'ambito di applicabilità della disciplina del falso in bilancio e, comunque, di potenziare i controlli e la trasparenza delle informazioni al mercato;

quali iniziative intenda intraprendere al fine di dotare i piccoli azionisti di strumenti utili a difesa delle gestioni, a giudizio dell'interrogante scellerate, di società, che trovano ogni espediente per avvantaggiarsi con operazioni al limite della legalità;

quali misure urgenti intenda adottare per restituire trasparenza ad autorità, spesso contigue con i vigilati, per garantire i diritti degli assicurati, del mercato e dei risparmiatori.

(4-07321)

LANNUTTI - Ai Ministri per i beni e le attività culturali, dell'interno e dell'economia e delle finanze - Premesso che:

il quotidiano "La Repubblica" racconta la storia della famiglia Tredicine, che possiede quasi tutti i banchi di caldarroste, i camion bar e i banchetti per i souvenir della Capitale; l'articolo, oltre a snocciolare passo dopo passo come i membri della famiglia siano riusciti ad accaparrarsi le licenze per vendere nel centro storico, solleva anche dei dubbi sulla regolarità dei bandi per il rilascio delle stesse che, ogni anno, sono vinti sempre dai membri dell'impero Tredicine;

si legge nel citato articolo: «Nessun altro ha così tanti permessi e licenze nella Capitale. Solo nel centro storico occupano 42 dei 68 posti disponibili per i camioncini di bibite e sorbetti. Il business della famiglia Tredicine vale 27 milioni di euro, considerando solo il valore di mercato dei posti. Il comune infatti non ne rilascia più da anni perché il settore è saturo. Chi ce l'ha, se li tiene. Oppure li vende a prezzi altissimi, 650 mila euro l'una. Si sono presi Roma una licenza alla volta. Prima tutti i caldarrostai, poi i camion bar, poi i banchi di abbigliamento e merce varia. Nelle cartoline della città, dal Colosseo alla Piazza di Spagna, c'è sempre un loro chiosco di bibite, un loro banco di souvenir. Se non è Mario, è Alfiero. Se non è Alfiero è Elio, o Dino, o Emilia, o Dario. Sempre e comunque uno della famiglia Tredicine, padrona del ricchissimo e caotico commercio ambulante della capitale. Talmente potente che gli altri operatori abbassano automaticamente la voce, prima di pronunciare quel nome. Oppure cacciano a male parole chi fa qualche domanda di troppo. I Tredicine occupano centinaia di posti, controllano i prezzi di affitto delle licenze, siedono nei sindacati, hanno chi li protegge in consiglio comunale. Ma chi sono? Quante licenze hanno? E perché sono diventati così potenti? (...) Donato, il patriarca ottantenne, è seduto su un impero plurimilionario. Eppure vende caldarroste. Fino a poco tempo fa lo si vedeva ancora in via Frattina, dalle parti di Trinità dei Monti, a rovesciare castagne nel braciere incandescente. "Che ci vuoi fare, è la mia passione... ", diceva. Del resto tutto è iniziato lì, su quel marciapiede, sessant'anni fa. Il 19 novembre 1959 Donato lasciò i suoi nove figli a Schiavi, in Abruzzo, e si trasferì a Roma. La mattina lavorava in un cantiere all'Eur, nel pomeriggio vendeva castagne nei vicoli di piazza di Spagna. Le cose cambiarono quando all'inizio degli anni Ottanta lo raggiunsero i figli Mario, Elio, Dino, Alfiero e, più tardi, Emilia. "Oggi i Tredicine controllano, direttamente o attraverso parenti e famiglie "alleate", almeno 300 postazioni - stima Giovanni Tallone, presidente della Co. Ge. Se., la cooperativa di servizi dell'Apvad, una delle sigle sindacali degli ambulanti - i loro "feudi" sono i municipi I, VI, IX e XVII. Nessun altro ha così tanti permessi e licenze. Nel centro storico occupano 42 dei 68 posti disponibili per i camioncini di bibite e sorbetti. Con uno di quelli, davanti al Colosseo, si incassano anche 5 mila euro al giorno". Quarantadue licenze sono un tesoro da 27 milioni di euro, solo considerando il valore di mercato. Il comune infatti non ne rilascia più da anni perché il settore è saturo. Chi ce l'ha, se le tiene. Oppure le vende a 650 mila euro l'una. I Tredicine sono anche i padroni dello smercio delle caldarroste all'interno del perimetro d'oro delle Mura Aureliane. "Ogni anno il primo municipio assegna un'ottantina di permessi con bando pubblico - spiega Tallone - che puntualmente finiscono quasi tutti a loro. Come si fa a non avere dubbi sulla regolarità di quel bando?". Anche perché gli altri se li prendono un manipolo di operatori provenienti da Schiavi d'Abruzzo e da Triveneto (Campobasso). Il resto delle licenze dei Tredicine, secondo il sindacalista, è per "posti fissi e unici", sono cioè chioschi isolati di frutta, fiori, souvenir, magliette. Ne controllano circa centocinquanta sui trecento totali. Sono posizioni storiche assegnate dal Comune settanta-ottanta anni fa, e di cui i fratelli nel corso del tempo hanno fatto incetta comprandole dagli altri. È un patrimonio stimabile intorno ai 50 milioni di euro. E si trovano negli angoli pregiati della città. (...) A piazza di Spagna hanno un chiosco, due caldarrostai e un fioraio. Nelle traverse delle centralissime via del Corso e via Nazionale hanno decine di baracchini dove una bottiglietta d'acqua costa due euro e mezzo e un gelato tre. Sono loro il banco di frutta davanti alle Terme di Diocleziano e i camion di fronte alla basilica di San Pietro. Intestati a mogli e figli hanno camioncini al Tridente, in piazza Venezia, alla Bocca della Verità, in Campidoglio, al Colosseo. Dovunque. Poi ci sono i concerti, le fiere, le partite. Con la festa della Befana in piazza Navona un banco di articoli natalizi alza 50-60 mila euro di guadagno netto in due settimane. Il centinaio di posti disponibili viene assegnato in base ad alcuni criteri, tra cui l'anzianità. Puntualmente la maggior parte finisce ai quattro fratelli, grazie alla loro posizione dominante e al loro immenso parco licenze. Si possono permettere, ad esempio, di tenerne alcune in zone meno centrali solo per acquisire punti per entrare nella lista dei grandi eventi. Possono spostare le licenze da una zona all'altra, da un familiare all'altro, a seconda della convenienza. Una ferita alla concorrenza di mercato in un comparto, quello degli ambulanti, già congestionato, con 7 mila venditori e 130 mercati rionali. Insieme coprono il 22 per cento dell'intera vendita al dettaglio della città. E ogni giorno ha la sua lotta, tra irregolari che vantano diritti inesistenti e "pragmatici" che provano a oliare con mazzette gli ingranaggi delle rotazioni (il meccanismo in uso solo a Roma per cui si occupano soste diverse ogni giorno, seguendo turni concordati con l'amministrazione). Un settore afflitto storicamente dall'abusivismo e dall'evasione fiscale e dove si è affacciato il fenomeno dei contratti di affitto taroccati: l'affittuario ufficialmente ha un canone mensile basso, 500-600 euro, a fronte di pagamenti reali al nero di 4-5000 mila euro. Insomma, l'humus ideale per approfittatori e piccoli boss di quartiere. C'è chi va in giro a chiedere tangenti agli irregolari, con la minaccia di chiamare i vigili. Il pm Maria Cordova ha attualmente due fascicoli aperti sul racket degli ambulanti (i Tredicine non sono coinvolti). In questo caos, 300 posti sono in mano a una famiglia sola su un totale di circa 1800 tra rotazioni, soste fisse, camion bar, caldarrostai. Come fanno a gestirle tutte? E perché hanno i posti migliori?»;

considerato che:

da cinque anni i fratelli Tredicine sono attivi nei consigli generali di diversi sindacati e si riuniscono con la Commissione Commercio del Comune di Roma per discutere sulla gestione del commercio ambulante e sull'intensificazione o meno dei controlli delle Forze dell'ordine. Infine, la nomina del figlio Giordano Tredicine a consigliere comunale del Popolo della libertà e presidente della Commissione Politiche Sociali, dopo che nel 2008 è riuscito a portare 5.284 preferenze a Gianni Alemanno;

l'assessore Davide Bordoni afferma che la questione delle licenze è al di fuori delle logiche comunali perché sono bloccate da anni ed è il mercato che le regola. Questo però non giustifica lo stretto legame che si è venuto a creare coi Tredicine,

si chiede di sapere:

quale sia la valutazione dei Ministri in indirizzo, per gli aspetti di propria competenza, della circostanza che in una città come Roma, con la sua grande rilevanza storica e culturale, si possa permettere che chioschi e camioncini bar degradino il centro storico e il godimento delle bellezze architettoniche romane;

quali iniziative di competenza, anche in sede normativa, il Governo intenda assumere affinché il patrimonio culturale, storico, archeologico e architettonico della Capitale, censito dall'Unesco fra i beni patrimonio dell'umanità, venga tutelato con maggiore attenzione attraverso opportune azioni di vigilanza da parte delle autorità a ciò deputate, che non sempre si dimostrano sufficientemente attente ed incisive;

se non ritenga necessario intervenire con iniziative di propria competenza presso i vertici dell'amministrazione capitolina, tenuto conto dell'esigenza di verificare la regolarità dei bandi e delle relative assegnazioni delle licenze in questione;

quali iniziative intenda intraprendere, nelle opportune sedi di competenza, alla luce dell'inchiesta del quotidiano "La Repubblica", al fine di fare luce sulla presenza di un monopolio assolutamente dominate nella città di Roma, proprio in un momento in cui si lavora per la liberalizzazione delle varie categorie, allontanando ogni dubbio su possibili forme di abuso di potere familiare e di corruzione.

(4-07322)

POLI BORTONE - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:

a giudizio dell'interrogante, la Regione Puglia, così come denunciato anche dalla Segreteria provinciale dell'UGL Spettacolo e Comunicazioni di Lecce, sta operando in maniera discriminatoria nei confronti della storica Fondazione Ico Tito Schipa di Lecce, che realizza da decenni produzioni lirico-sinfoniche, anche televisive, di altissimo livello artistico, con una orchestra stabile di 60 professionisti, che vivono ancora una situazione di forte precariato;

il contributo della Regione Puglia verso la Fondazione Ico Tito Schipa risulta essere di 120.000 euro annui contro i 2 milioni di euro elargiti alla Fondazione del Teatro Petruzzelli di Bari;

è vero che il Teatro Petruzzelli è stato gestito in questi ultimi anni malamente e che quindi è necessario correre ai ripari, ma la Puglia non si ferma solo alla prestigiosa istituzione barese. Lecce e il Salento vantano anche loro un'antica e fervida Fondazione musicale che organizza stagioni liriche e sinfoniche di grande rispetto. Dai tempi di Carlo Vitale, alla decennale gestione del celebre soprano Katia Ricciarelli, fino ai nostri giorni, la Fondazione Ico Tito Schipa di Lecce ha ospitato i più importanti nomi della scena internazionale, allestendo negli ultimi trent'anni un numero rilevante di spettacoli lirici e sinfonici;

oggi, la Fondazione leccese, pur continuando a produrre spettacoli di grande livello artistico, si dibatte per le scarse risorse a disposizione;

tale situazione, paradossale e discriminatoria, è assolutamente inaccettabile ed offensiva nei confronti della cultura e dell'intero Salento che da sempre ha visto la propria Fondazione Ico Tito Schipa come importante volano dell'economia generale del territorio,

si chiede di sapere:

se al Ministro in indirizzo risulti come mai il contributo regionale delle due storiche e più importanti Fondazioni pugliesi non sia stato parificato;

se il Ministro in indirizzo ritenga di intervenire nell'ambito delle proprie competenze affinché venga equiparato il suddetto contributo, visto che la Fondazione non può più continuare a tollerare una simile disparità di trattamento.

(4-07323)

BIONDELLI - Ai Ministri della salute e dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:

in data 8 marzo 2012, il quotidiano "La Stampa - Cronaca di Torino" riporta la notizia secondo la quale la certificazione della disabilità rilasciata dall'Azienda sanitaria locale per ottenere l'insegnante di sostegno deve seguire le modalità ordinarie fissate per il riconoscimento dell'invalidità civile, tutto ciò a causa di una interpretazione restrittiva delle disposizioni vigenti in materia;

tale notizia, se fosse vera nei termini in cui è stata esposta, comporterebbe un allungamento dei tempi di rilascio incompatibili con quelli della necessaria programmazione della scuola, oltre anche ad un aggravio economico a carico delle famiglie che si vedono richiedere dai medici di medicina generale (del tutto legittimamente) la cifra di 60 euro per la certificazione medica attestante la natura delle infermità invalidanti e l'invio - per via telematica - all'Istituto nazionale di previdenza sociale (INPS) della richiesta di visita;

considerato che:

ai sensi dell'art. 20 del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, a decorrere dal 1° gennaio 2010, "le domande volte a ottenere benefici in materia di (...) handicap e disabilità, complete della certificazione medica attestante la natura delle infermità invalidanti, sono presentate all'INPS" e le Commissioni ASL "sono integrate da un medico dell'INPS";

ai sensi dell'art. 19, comma 11, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, "le commissioni mediche di cui all'art. 4 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, nei casi di valutazione della diagnosi funzionale costitutiva del diritto all'assegnazione del docente di sostegno all'alunno disabile, sono integrate obbligatoriamente con un rappresentante dell'INPS";

rilevato che:

le due norme considerate (art. 20 del citato decreto-legge n. 78 del 2009 e art. 19 del citato decreto-legge n. 98 del 2011), pur prevedendo modalità organizzative identiche, prendono in considerazione due fattispecie completamente diverse: nel primo caso si tratta di domande volte ad ottenere "benefici"; nel secondo caso si tratta di domande volte alla richiesta di diagnosi funzionale "costitutiva del diritto" all'assegnazione del docente di sostegno, e non di "benefici";

anche dal punto di vista strettamente letterale, la disposizione contenuta nell'art. 19 del decreto-legge n. 98 del 2011 non opera alcun richiamo o rinvio, né esplicito né implicito, alla procedura prevista dall'art. 20 del decreto-legge n. 78 del 2009;

l'art. 2, comma 2, del regolamento recante modalità e criteri per l'individuazione dell'alunno come soggetto in situazione di handicap, ai sensi dell'art. 35, comma 7, legge 27 dicembre 2002, n. 289 di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 23 febbraio 2006, n. 185, prevede che gli accertamenti vadano effettuati "in tempi utili rispetto all'inizio dell'anno scolastico e comunque non oltre trenta giorni dalla ricezione della richiesta";

ritenuto che l'interpretazione adottata dalle ASL torinesi comporti - nella pratica - un notevole allungamento dei tempi di rilascio, causando enormi ritardi sul riconoscimento dei diritti degli alunni disabili all'integrazione scolastica;

considerato che la Corte costituzionale, fin dal 1987 (sentenza 3 giugno 1987, n. 215), ha riconosciuto che "la frequenza scolastica è (...) un essenziale fattore di recupero del portatore di handicap e di superamento della sua emarginazione",

si chiede di sapere:

se ai Ministri in indirizzo risulti quanto in premessa;

quali azioni di propria competenza intendano adottare al fine di garantire in modo uniforme il concreto esercizio del diritto del disabile all'integrazione scolastica.

(4-07324)

PARDI - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:

il 18 marzo 1981 l'Italia ha aderito al Trattato antartico, al quale attualmente aderiscono 45 Paesi, di cui 29 sono parti consultive con diritto di voto. Il Trattato sospende qualsiasi rivendicazione territoriale, lo sfruttamento delle risorse esistenti e favorisce gli usi pacifici del continente. La legge 10 giugno 1985, n. 284, poi abrogata dalla legge n. 266 del 1997, aveva istituito un Programma nazionale di ricerca in Antartide (PNRA) al fine di assicurare la partecipazione dell'Italia al trattato sull'Antartide adottato a Washington il 1° dicembre 1959. In ragione della natura strategica del programma, l'art. 3 della legge aveva istituito un comitato consultivo interministeriale per l'Antartide, mentre l'art. 4 aveva assegnato alla Commissione scientifica nazionale per l'Antartide (CSNA) funzioni di coordinamento per le iniziative di ricerca scientifica e tecnologica;

alle attività di ricerca messe in atto dal PNRA prende parte, con diverse competenze, l'intero sistema di ricerca nazionale: le università, il Consiglio nazionale delle ricerche (CNR), l'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (INGV), l'Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile (ENEA), l'Istituto nazionale di oceanografia e di geofisica sperimentale (OGS), l'Istituto nazionale di astrofisica (INAF) ed altri enti di ricerca;

con l'art. 5 della legge 7 agosto 1997, n. 266, recante "Interventi urgenti per l'economia", vennero apportate modifiche alla legge istitutiva del PNRA, prevedendosi che con decreto del Ministro dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica di concerto con il Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato, dovessero essere rideterminati i soggetti incaricati dell'attuazione, le strutture operative, nonché i compiti e gli organismi consultivi e di coordinamento, le procedure per l'aggiornamento del programma, le modalità di attuazione e la disciplina dell'erogazione delle risorse finanziarie. Il decreto legislativo 30 gennaio 1999, n. 36 (poi abrogato dal decreto legislativo n. 257 del 2003), aveva stabilito, modificando l'art. 5 della legge n. 266 del 1997, che all'entrata in vigore del citato decreto interministeriale sarebbero stati soppressi gli articoli della legge n. 284 del 1985 che definivano modalità ed organismi del PNRA;

il decreto in questione, lungi dall'essere adottato nel termine di sei mesi previsto dalla citata legge n. 266 del 1997, si è tradotto nel decreto del Ministro dell'istruzione, università e ricerca del 26 febbraio 2002, recante "Rideterminazione dei soggetti incaricati dell'attuazione, delle strutture operative, dei compiti e degli organismi consultivi e di coordinamento, delle procedure per l'aggiornamento del programma di ricerche in Antartide nonché delle modalità di attuazione e della disciplina dell'erogazione delle risorse finanziarie". Con tale decreto, intervenuto a distanza di sei anni dalla data prevista, sono infatti state apportate sostanziali modifiche alla gestione del PNRA, mediante l'istituzione di un consorzio per l'attuazione del programma, composto da ENEA, CNR, INGV, OGS e da altri soggetti pubblici e privati con funzioni organizzative, logistiche e di supporto, necessarie per l'esecuzione delle campagne di ricerca previste nei piani esecutivi annuali;

anche a seguito di rilievi effettuati dalla Corte dei conti circa l'opera di vigilanza del Ministero dell'istruzione e la gestione delle attività antartiche da parte del consorzio, si è posta la necessità di una riforma complessiva del Programma per l'Antartide. Tuttavia, nella fase consultiva prodromica all'emanazione del provvedimento di riforma, con il decreto legislativo 31 dicembre 2009, n. 213, recante "Riordino degli enti di ricerca in attuazione dell'articolo 1 della legge 27 settembre 2007, n. 165", in luogo di una riforma organica si è inteso attribuire allo statuto del CNR la possibilità di prevedere al suo interno una struttura organizzativa di programmazione e coordinamento delle attività polari;

riutilizzando ancora una volta la disposizione contenuta nell'art. 5 della legge 7 agosto 1997, n. 266, che certamente aveva esaurito completamente la sua possibilità di dettare nuove norme di riordino di un organismo già riordinato 10 anni prima, con decreto del Ministro dell'università e della ricerca del 30 settembre 2010 (recante rideterminazione dei soggetti incaricati dell'attuazione, delle strutture operative, dei compiti e degli organismi consultivi e di coordinamento, delle procedure del programma di ricerche in Antartide nonché delle modalità di attuazione e della disciplina dell'erogazione delle risorse finanziarie) si è quindi proceduto a ridisegnare le funzioni della CSNA e dell'ENEA, affidando al CNR le attività di programmazione scientifica e di coordinamento ed abrogando, infine, il citato decreto ministeriale del 26 febbraio 2002;

nel contesto di tale evoluzione normativa e del problematico rapporto tra fonti di rango primario e secondario che si è venuto a determinare - il quale, a giudizio dell'interrogante, ha contribuito, insieme alla progressiva riduzione di fondi, ad accumulare ritardi che hanno fortemente penalizzato l'attività italiana di ricerca in Antartide - la CSNA è stata ricostituita solo nell'agosto 2011 e si è insediata nel mese di novembre dello stesso anno. Anche nell'estate australe 2011 si sono dunque dovuti registrare ritardi nella predisposizione della campagna antartica nonché problemi organizzativi e logistici;

in particolare, si sono fatti sentire gli effetti delle sovrapposizioni di ruoli e competenze. Ad esempio, sulla base delle modifiche introdotte al proprio statuto consentite dal decreto legislativo di riordino degli enti di ricerca, il consiglio di amministrazione del CNR, in data 16 novembre 2011, ha ritenuto di poter istituire, attraverso una deliberazione interna, il Comitato per la ricerca polare (CRP) dotato di una propria commissione e con attribuzioni potenzialmente confliggenti con quelle della CSNA medesima;

il CNR inoltre rivendica compiti e ruoli che non gli sono stati attribuiti, stipula accordi internazionali, stabilisce che i costi del funzionamento del CRP sono posti a carico delle risorse messe a disposizione dal Ministero dell'istruzione per il PNRA, sottraendoli quindi alla ricerca, decide di partecipare alla realizzazione di parchi tematici e acquari quali il "Mediterraneum Expo-Sea Life", a giudizio dell'interrogante privi di valore scientifico, pensa di nominare i componenti italiani negli organismi antartici internazionali, di emanare i bandi di ricerca antartica nonostante il proprio palese conflitto di interessi;

con tutto ciò l'attività di ricerca italiana in Antartide, portata avanti negli anni da studiosi ai vertici degli organismi internazionali di ricerca, sta conoscendo una progressiva fase di declino e rischia di veder compromesso il ruolo di primo piano assunto dall'Italia, con una visione strategica meritevole di conferma, sin dalle fasi iniziali del Trattato nel 1981,

si chiede di sapere:

quali iniziative il Ministro in indirizzo ritenga di porre in essere, per quanto di sua competenza, al fine di promuovere l'attesa riforma organica del programma di ricerca italiana in Antartide, con l'obiettivo di eliminare, anche mediante l'adozione di iniziative legislative, con carattere di urgenza, ricorrendone i presupposti, gli ambiti di interferenza tra gli enti di ricerca e rimuovere conseguentemente le sovrapposizioni di ruoli e funzioni generate dal succedersi non lineare degli interventi normativi di cui in premessa;

se non si intenda a tale proposito consolidare e rafforzare il futuro della presenza italiana nel continente antartico, presenza che deve essere mantenuta e rafforzata non solo per ragioni scientifiche e di ricerca ma anche per le stesse ragioni strategiche che 27 anni fa indussero il Governo italiano e il Parlamento ad aderire al trattato e a dar vita al PNRA;

se non si intenda ribadire il carattere "nazionale" del PNRA, che ha visto finora coinvolti nelle attività di ricerca università ed enti di ricerca in collaborazione tecnica e operativa, tra gli altri, con l'esercito, l'aeronautica, il Ministero della salute, uscendo dal ridotto ed angusto spazio nel quale, a giudizio dell'interrogante, le modeste ambizioni del CNR e la scarsa lungimiranza del precedente Governo lo hanno costretto;

se il Governo non consideri opportuno, parallelamente, attivarsi per assicurare al PNRA adeguati finanziamenti pluriennali, espungendoli dal cosiddetto fondo della ricerca, atteso che il PNRA è appunto programma nazionale di valenza scientifica e strategica;

quale iniziativa si intenda assumere per evitare che un ente di ricerca nazionale aderisca ad iniziative quali il parco tematico ed il "Mediterraneum Expo-Sea Life".

(4-07325)

PEGORER, BLAZINA, PERTOLDI - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

dalle notizie di stampa, confermate a seguito di verifica con i diretti interessati, risulta che il Comune di Cividale del Friuli (Provincia di Udine) rifiuta il rilascio delle carte di identità bilingui italiano-slovene ai cittadini richiedenti;

il rilascio dei documenti di carattere personale, quali la carta di identità e i certificati anagrafici in forma bilingue, è previsto dall'art. 8, comma 3, della legge 23 febbraio 2001, n. 38, recante "Norme a tutela della minoranza linguistica slovena della regione Friuli Venezia Giulia";

con il decreto del Presidente della Repubblica 12 settembre 2007 il Comune di Cividale è stato inserito nella tabella dei Comuni del Friuli-Venezia Giulia dove si applicano le misure di tutela della minoranza slovena, tra le quali anche il rilascio, su richiesta, della carta di identità nella forma bilingue;

rilevato che:

non è accettabile la giustificazione del Comune in merito al mancato rilascio delle carte di identità bilingui, e cioè la mancata convenzione con lo Sportello bilingue presso S. Pietro al Natisone e l'assenza di personale proprio con conoscenza della lingua slovena;

gli altri Comuni, che rientrano nella stessa categoria del Comune di Cividale, provvedono senza difficoltà alcuna a rilasciare le carte d'identità bilingui;

i nuovi modelli di carte d'identità bilingui sono stati tra l'altro approvati dal Ministero dell'interno con decreto del 12 dicembre 2012 e tutti i Comuni interessati dall'applicazione della legge n. 38 del 2001 possono richiederne un congruo numero;

il comportamento del Comune di Cividale è lesivo dei diritti soggettivi dei cittadini residenti nei Comuni di cui all'art. 4 della legge n. 38 del 2001 ed in particolare dei cittadini italiani appartenenti alla minoranza linguistica slovena, e ciò dopo dieci anni dall'approvazione della legge di tutela,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza del comportamento omissivo dell'Amministrazione comunale di Cividale del Friuli e quale iniziativa di competenza intenda intraprendere perché siano rispettati i diritti previsti da una legge dello Stato.

(4-07326)

BLAZINA, PEGORER, PERTOLDI - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e dello sviluppo economico - Premesso che:

la Stock SpA è una storica azienda di Trieste, fondata nel 1884, che produce liquori e distillati. Essa impegna oggi, dopo le diverse ristrutturazioni e modifiche societarie, circa 30 lavoratori, di cui 28 in linea di produzione;

lo stabilimento, attualmente di proprietà della società britannica Stock Spirits Group facente riferimento al fondo americano Oaktree Capital Management, aveva avviato dal 2008 una ristrutturazione per aumentare la competitività, grazie anche alla disponibilità dei lavoratori ad una maggiore flessibilità negli orari e nelle turnazioni;

tale ristrutturazione ha comportato anche un forte taglio del personale a fronte dell'accordo, che ha portato all'investimento di 1.700.000 euro per il rinnovamento della linea di produzione e per la formazione del personale rimasto;

nonostante la riorganizzazione ed anche un recente intervento di manutenzione dello stabilimento, la proprietà ha annunciato improvvisamente nei giorni scorsi la decisione di cessare l'attività e di chiudere la produzione a Trieste;

l'azienda trasferirà dal giugno 2012 la produzione nello stabilimento della Repubblica Ceca, motivando tale decisione con la necessità di ridurre i costi e aumentare l'efficienza;

rilevato che:

tale decisione è stata presa senza un'interlocuzione con i diversi soggetti ed istituzioni pubbliche, nonché senza alcuna consultazione delle rappresentanze sindacali;

la chiusura della Stock, con la perdita di nuovi 30 posti di lavoro, senza contare poi le ricadute per le aziende dell'indotto per trasporti e logistica, si inserisce in un quadro di grande difficoltà per il settore manifatturiero di Trieste, che sta perdendo costantemente i propri pezzi, e rischia di mettere a rischio la tenuta socio-economica del tessuto cittadino;

in particolare va sottolineato che la chiusura riguarda uno degli stabilimenti storici di Trieste, che è diventato nel tempo simbolo della città stessa,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza della progressiva condizione di impoverimento delle attività produttive di Trieste;

quali iniziative intendano porre in essere per scongiurare la chiusura dello stabilimento Stock, al fine di salvaguardare i posti di lavoro e tutelare adeguatamente i lavoratori in esubero.

(4-07327)

DE FEO, SALTAMARTINI, VIESPOLI, POLI BORTONE, CHIAROMONTE, SPADONI URBANI, BALBONI, SPEZIALI, IZZO, MALAN, PASTORE - Ai Ministri per i beni e le attività culturali e della salute - Premesso che:

il quotidiano "Il Mattino" del 17 aprile 2012 ha pubblicato l'articolo "Pompei, Sos delle guide: liberateci dai percorsi a ostacoli. Ciceroni, tassisti e imprenditori contro le transenne installate nell'area archeologica", a firma di Susy Malafronte;

nel corpo dell'articolo tra l'altro si legge: «"Togliere quelle transenne pericolose collocate tra l'arco di Porta Marina Superiore e il Tempio di Venere, prima che qualche turista si faccia male seriamente". È l'appello che le aziende e gli operatori turistici, che lavorano a ridosso dell'area archeologica, hanno lanciato alla Soprintendente di Napoli e Pompei Teresa Elena Cinquantaquattro. Si sono uniti perfino in un comitato, il "Pompei turistica - Porta Marina", per raccogliere le firme antitransenne. Alla sottoscrizione hanno aderito anche le guide turistiche e i tassisti. Fino a ora sono state raccolte 50 firme che gli imprenditori invieranno al Governo e alla Procura di Torre Annunziata. "Se chi è preposto alla tutela e alla salvaguardia dei turisti si dimentica di farlo - dicono - chi è sopra di loro deve essere informato di cosa accade nella quotidianità dei tour tra le antiche vestigia. Sarà nostra cura farlo. E pensare - continuano meravigliati gli imprenditori turistici - che il commissario Marcello Fiori, inviato a Pompei dal Governo per risanare tutte le emergenze degli scavi, fece rimuovere quegli ostacoli in ferro lo stesso giorno in cui si insediò, ritenendoli pericolosissimi per i turisti. Venti giorni fa, improvvisamente, su disposizione della Soprintendente sono ricomparsi quei pericolosi tubolari in ferro"»;

la presenza delle transenne, sostengono gli esponenti del Comitato, ostruendo il percorso sia di entrata che di uscita, crea gravi disagi in particolare alle persone anziane e ai diversamente abili che non riescono a proseguire agevolmente in quel passaggio vista la proibitiva altezza del marciapiede;

tali impedimenti creano pericolosi affollamenti sulla scaletta del percorso del tempio di Venere che è stata imposta dalla Soprintendente come unica uscita utilizzabile ai turisti presenti nell'area;

gli accompagnatori e le guide turistiche, riferisce l'articolo, lamentano un significativo incremento delle cadute e delle conseguenti richieste di intervento medico da parte dei turisti;

l'interdizione, tramite il posizionamento delle transenne, del percorso di Porta Marina quale uscita dall'area degli scavi penalizza significativamente i turisti che utilizzano il treno per raggiungere il sito archeologico, dato che la stazione si trova esattamente di fronte all'uscita di Porta Marina, costringendo gli stessi turisti a percorrere un più lungo e impegnativo percorso di avvicinamento privo tra l'altro di marciapiede;

gli operatori chiedono, si legge sempre nell'articolo, al posto delle transenne, l'apposizione di una specifica segnaletica già introdotta durante la gestione commissariale e il ripristino della pedana in legno preesistente per rendere più agevole il percorso;

ad aggravare il quadro della pericolosità della presenza delle transenne e dei rischi per l'incolumità dei turisti è bene ricordare che la soprintendente Teresa Elena Cinquantaquattro nel settembre 2011 non ha rinnovato la convenzione con la Croce rossa italiana per la gestione del posto di primo soccorso medico presente negli scavi;

tale fondamentale servizio, istituito durante la gestione commissariale, dotato di specifici locali adeguatamente attrezzati e collocati a ridosso del Foro, garantiva la presenza di: un medico, operatori sanitari ripartiti tra infermieri e barellieri, un'ambulanza dedicata e presente sempre nell'area, un sistema di comunicazione radio che consentiva, nel caso di necessità di intervento, un rapidissimo scambio di informazioni tra i custodi, la sala regia, la direzione degli scavi e gli stessi operatori sanitari nonché un efficace raccordo con il sistema sanitario territoriale;

sono stati oltre un migliaio gli interventi effettuati dalla Croce rossa nel corso dei 15 mesi di attività e tutti improntati alla massima professionalità ed efficienza e assai apprezzati dagli stessi visitatori ed operatori turistici;

la Soprintendente non ha ritenuto di doversi avvalere della professionalità della Croce rossa ed ha avviato una procedura di gara che, secondo quanto pubblicato sullo stesso sito web della Soprintendenza speciale per i beni archelogici di Napoli e Pompei avrebbe dovuto concludersi a dicembre 2011 ma che evidentemente ha subito ritardi e dilazioni;

l'amaro e gravissimo risultato è che da settembre ad oggi (e chissà fino a quando) le migliaia di visitatori di Pompei sono privi di uno specifico servizio di assistenza medica e sanitaria ed anche per piccoli interventi, quali una distorsione o banali escoriazioni da caduta, si dovrà ricorrere al sistema sanitario territoriale intasando le già precarie condizioni di operatività del sistema di pronto soccorso;

considerato che i beni culturali costituiscono la principale risorsa per lo sviluppo e la crescita del Paese e dovrebbero essere adeguatamente valorizzati e tutelati,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo non ritengano doveroso intervenire presso le competenti strutture ministeriali per accogliere le ragionevoli proposte avanzate dal Comitato degli operatori turistici di Pompei-Porta Marina volte alla utilizzazione di un percorso più agevole soprattutto per le persone anziane, le persone diversamente abili e coloro che vogliono utilizzare il treno per visitare gli scavi;

se il Ministro della salute non ritenga doveroso intervenire, con ogni consentita urgenza, per accelerare le procedure per ripristinare nell'area archeologica il servizio di primo soccorso, con le caratteristiche descritte e istituito durante il periodo commissariale, anche in considerazione dell'accrescersi dei rischi sia per i turisti che per gli stessi addetti derivanti dall'annunciata prossima apertura dei numerosi cantieri del grande progetto Pompei;

se il Ministro per i beni e le attività culturali ritenga che i siti archeologici di Pompei siano adeguatamente tutelati e valorizzati e, in caso negativo, se e quali misure intenda adottare al riguardo.

(4-07328)

DE FEO, SALTAMARTINI, POLI BORTONE, CHIAROMONTE, IZZO, GRAMAZIO, MALAN, PASTORE - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e della salute - Premesso che:

la stampa ha dato grande risalto ad una ricerca condotta in Campania nel "triangolo della morte", ovvero la vasta area della provincia di Napoli compresa fra i comuni di Acerra, Nola e Marigliano, in base alla quale i residenti in prossimità di discariche contenenti rifiuti tossici invecchiano prematuramente;

gli studiosi dell'università Federico II hanno analizzato e quindi paragonato il DNA di 50 donne sane che vivono nell'area interessata con quello di 50 donne coetanee provenienti da luoghi in cui non sorgono discariche rilevando che nelle prime il primo è sensibilmente più vecchio;

secondo tale studio, inoltre, gli effetti sul DNA sarebbero direttamente proporzionali alla distanza dalle discariche per cui gli effetti più dannosi sarebbero stati riscontrati nelle donne che vivono nelle immediate vicinanze delle stesse;

l'invecchiamento precoce, secondo tale analisi pubblicata sulla rivista "Gene", sarebbe causato dall'esposizione a sostanze dannose;

considerato che:

nel "triangolo della morte" sorgono circa 1.230 discariche abusive contenenti rifiuti tossici;

il cancro e la nascita di bambini con difetti congeniti sono due tra le piaghe che maggiormente affliggono le popolazioni residenti nell'area;

gli studiosi temono che le malformazioni alla nascita, oltre a derivare da un alto rischio dovuto alla "diversità" dei geni delle madri evidenziato dalla ricerca, possano anche essere determinate dalla presenza di sostanze chimiche presenti nelle discariche, prima fra tutte la diossina;

preso atto che la salute è costituzionalmente tutelata come "fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività",

si chiede di sapere:

come i Ministri in indirizzo, ciascuno per quanto di competenza, intendano intervenire al fine di procedere alla bonifica dell'area conosciuta come "triangolo della morte";

come intendano intervenire al fine di eliminare le discariche abusive e le discariche nelle quali è riscontrabile la presenza di rifiuti tossici;

come intendano intervenire al fine di facilitare la realizzazione di opere e/o strutture idonee alla raccolta e allo smaltimento dei rifiuti, inclusi quelli tossici, quali termovalorizzatori e impianti di compostaggio, non nocivi per la salute, anche per rispondere alle ripetute bocciature ricevute dalla Campania da parte dell'Unione europea proprio in tema di rifiuti;

come intendano intervenire al fine di tutelare la salute dei cittadini, in special modo quella dei residenti nel "triangolo della morte" già gravemente compromessa anche per le generazioni future.

(4-07329)