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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 710 del 17/04/2012


VACCARI (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

VACCARI (LNP). Signor Presidente, onorevoli colleghi, membri del Governo, vorrei iniziare il mio intervento leggendo l'incipit di un articolo pubblicato su un quotidiano in cui si legge: «Vladimir Lenin aveva un piano B: "Il modo per sconfiggere la borghesia - disse - è quello di schiacciarla fra due ruote del mulino: inflazione e tassazione". Ma non c'è bisogno di un'altra rivoluzione di ottobre per mettere in opera questo non meritorio proposito» qui da noi. «Basta e avanza la macina della tassazione, anche nelle democrazie cosiddette liberali. Il sistema fiscale italiano - complesso, punitivo, iniquo e vessatorio - ha una grossa responsabilità nella stagnazione economica cui l'Italia sembra condannata». Ritornerò poi su questo punto.

Noi nutriamo seri e importanti dubbi sulla proposta di riforma costituzionale che abbiamo all'attenzione in seconda lettura. Innanzitutto perché vi è un grave inganno circa i contenuti. Nel titolo della legge è scritto infatti «Introduzione del principio del pareggio di bilancio nella Carta costituzionale», ma il termine «pareggio di bilancio» all'interno del disegno di legge assolutamente non compare. Compare un altro termine, il termine «equilibrio», e abbiamo visto, anche in sede di audizioni, come autorevoli costituzionalisti e professori di economia abbiano rimarcato la sostanziale differenza che esiste tra pareggio di bilancio ed equilibrio di bilancio. L'argomento è stato ripreso anche nei commenti dei colleghi. Colgo l'occasione per ricordare che il pareggio di bilancio è stato richiesto dall'Europa - e, al riguardo, potrebbe aprirsi un capitolo sulla sovranità del nostro Paese - mentre l'equilibrio di bilancio non rientra assolutamente nelle indicazioni di politica economica impartite dall'Europa, che dovremmo seguire anche per fronteggiare la difficile congiuntura economica e la crisi. Ebbene, questa differenza, che può sembrare ai più insignificante, è, invece, sostanziale. Alcuni colleghi l'hanno richiamata poco fa facendo capire che non approderemo assolutamente a un risanamento della nostra economia anche per altri motivi e per scelte di politica economica che in seguito richiamerò.

Tra l'altro, spiace vedere che autorevoli colleghi, e lo stesso Presidente della 1a Commissione permanente quando ha introdotto questo argomento alcune sedute fa (è stato riportato, oltre che dagli atti, anche dalla collega Germontani, che mi ha preceduto), continuino a parlare di pareggio di bilancio nella Carta costituzionale. C'è un contrasto in termini di principi costituzionali e fra i due concetti.

Signor Presidente, desidero anche rivolgerle un interrogativo, ma lo farò tra poco, in quanto vedo che è impegnato in una conversazione telefonica.

Non crediamo neanche, poi, nella efficacia di questo provvedimento, perché le politiche economiche che questo Governo sta ponendo in atto, sintetizzabili in «più tasse, meno capacità di spesa delle famiglie, nessun taglio della spesa pubblica», in base a quella che viene chiamata in gergo inglese la spending review (il che vuol dire l'arrivo a settembre di un aumento dell'IVA di due punti percentuali anche sui beni di primo consumo, anche sul pane - sì, ci sarà una tassa sul pane che porrà che questo Governo e un aumento anche dell'aliquota IVA del 20 per cento, già innalzata al 21 e che arriverà al 23 per cento), forse potranno consentire, non certamente il pareggio, ma un equilibrio con delle alchimie contabili, forse per un primo periodo, ma assolutamente, con la stagnazione di cui prima ho parlato e con la riduzione della capacità di sviluppo economico di questo Paese, porteranno ad allontanarci non solo dal pareggio di bilancio (che non abbiamo neanche voluto e scritto nella Carta costituzionale), ma anche da un'alchimia contabile di un presunto equilibrio.

Ci muoviamo verso una pressione fiscale che ormai è a quota 45 per cento. Gli incrementi a carico dei contribuenti si collocano - lo leggiamo sulla stampa specializzata - dal 2,5 al 5,5 per cento. Quest'anno le famiglie subiranno una tassazione più elevata ed un prelievo fiscale mediamente pari a più 1.500 euro. Vediamo i salti mortali che sta facendo il Governo su questa iniqua tassazione, con l'IMU, della prima casa in particolare, e come esso voglia nascondere questa pressione dividendo in maniera surrettizia la spesa che le famiglie devono sostenere in tre rate.

Quindi, possiamo dire che si tratta di una politica che in campo economico non può che portare questo Paese a una maggiore povertà. E allora, se l'equilibrio vuol dire renderci tutti più poveri, ovviamente la Lega Nord non può consentire che ciò avvenga e non può votare a favore di questo provvedimento.

Poco fa le stavo chiedendo, signor Presidente, un suo autorevole e illuminato parere per capire, anche come senatore di quest'Assemblea, seppur distratta, su un tema assolutamente importante, come possa consentire che si voti un provvedimento che nel titolo parla di «pareggio» di bilancio, mentre al suo interno parla di «equilibrio». È chiaramente un falso in un atto legislativo parlamentare che si dice sia di assoluta importanza e strategico per il nostro Paese. Inoltre, ammettere questo vuol dire acconsentire a che si faccia non solo una cattiva legge nelle prospettive e negli obiettivi, ma addirittura proprio un falso nello stesso provvedimento legislativo.

Sono, quindi, questi i motivi che ci spingono con decisione, cognizione e con scienza e coscienza a votare fermamente in modo contrario, anche perché il Governo ha voluto affossare, scrivere il de profundis, mettere una pietra tombale sul federalismo, il quale rappresentava l'unica via di uscita del Paese, l'unica possibilità di una ripresa da una crisi internazionale nella quale siamo piombati; questo affossamento ci porterà in un circolo vizioso sempre più nero di povertà.

Ricordiamo che federalismo vuol dire diminuzione della spesa improduttiva pubblica. Federalismo vuol dire determinazione nella partecipazione dei cittadini alla spesa per i servizi, quindi, giustamente, anche le tasse e i tributi in funzione dei servizi erogati, posti in essere vicino ai cittadini in modo tale da confrontare quello che danno con quello che ricevono, con una responsabilità ovviamente degli amministratori, dei politici eletti, i quali rispondono direttamente in uno spirito di vera sussidiarietà, ai cittadini stessi, a cui sono vicini.

Al contrario, le scelte che fa questo Governo sono sempre più di tipo centralista, di allontanamento dall'opinione pubblica, dal pensiero e dai bisogni dei cittadini. Tali scelte comportano un aumento sempre più pressante e forte della pressione fiscale, con i valori che ho prima ricordato, e non fanno altro che affossare la nostra economia e quindi la possibilità, dal momento che non si vuole diminuire la spesa pubblica, di ottenere un fantomatico equilibrio di bilancio, che tra l'altro non abbiamo capito assolutamente che cosa sia.

Per queste ragioni, che abbiamo esposto nel corso del dibattito svolto sia in Commissione che in Aula, anche nelle altre sedute, e aspettando, signor Presidente, la sua risposta sul quesito che le ho posto in merito al titolo del provvedimento e al suo contenuto, esprimiamo convintamente un voto contrario. (Applausi dal Gruppo LNP).