ROSSI Nicola (Misto). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ROSSI Nicola (Misto). Signor Presidente, nell'annunciare... (Brusìo).
PRESIDENTE. Colleghi, stiamo approvando un disegno di legge di riforma dell'articolo 81 della Costituzione. Per favore, fate silenzio.
ROSSI Nicola (Misto). Signor Presidente, nell'annunciare la mia non partecipazione al voto in occasione del primo voto che abbiamo avuto in Aula su questo argomento, decisione che mantengo anche in questa occasione, avevo segnalato come le modifiche della Carta costituzionale costituiscono un'occasione straordinaria per incidere in profondità sulla cultura del Paese. Fin dal 1997 - avevo ricordato - nessun leader politico, nessun tecnico per quanto autorevole si era degnato di chiarire agli italiani in maniera compiuta che entrare nell'euro implicava un mutamento sostanziale del modo di essere e di pensare di noi tutti. Sia gli uni che gli altri si erano accontentati di risolvere le questioni contingenti facendo ricorso a maggiori entrate e rinviando ad un futuro imprecisato la soluzione dei problemi più difficili.
Di quell'atteggiamento, che giudico irresponsabile, paghiamo oggi le conseguenze, ma sbagliare una volta non basta, perché in questi mesi stiamo ripetendo esattamente quell'errore. La differenza rispetto agli anni passati è che, in questo caso, le conseguenze potrebbero essere incalcolabili per noi tutti. C'è una seconda differenza, secondo me, molto rilevante tra l'atteggiamento tenuto in passato e l'atteggiamento che stiamo tenendo oggi.
PRESIDENTE. Colleghi, temo che sarò costretto a sospendere la seduta: il senatore Rossi non merita di parlare in un'Aula così rumorosa. (Applausi dai Gruppi Pdl e PD).
ROSSI Nicola (Misto). In questo ultimo caso, la scelta di non cogliere un'occasione storica per intervenire su alcune radicate abitudini del Paese, scelta che - devo ribadirlo - mi stupisce data anche la storia intellettuale del Presidente del Consiglio, non è conseguenza di un calcolo politico. È una scelta ponderata e i cui termini ci sono stati illustrati qualche giorno fa in un'intervista sulla stampa dal ministro Giarda. Premesso che il Ministro riscuote tutta la mia stima accademica e personale, credo che le opinioni espresse in quella intervista siano illuminanti per un verso, ma anche sbagliate e siano l'espressione della difficoltà del momento che attraversiamo.
Il Ministro ha distinto tra i profeti della spesa pubblica del primo e del secondo tipo. Per i secondi, tra cui vi sono componenti dell'attuale Governo, l'obiettivo d'intervento sulla spesa pubblica è di medio periodo ed è un obiettivo di razionalizzazione, di eliminazione di sprechi ed inefficienze, il risultato di «scelte consapevoli delle pubbliche amministrazioni interessate». Per i primi, tra cui mi annovero volentieri, l'obiettivo è una modifica sostanziale del modo di essere del settore pubblico italiano, la chiusura di parte dei programmi di spesa esistenti, la ridefinizione dell'ambito di azione e di intervento dello Stato. Non si tratta, quindi, di un calcolo politico o di cautela, ma, dal punto di vista del Governo, di una precisa scelta di campo.
Il Governo ritiene che il modo di essere del settore pubblico italiano non debba mutare se non al margine, gradualmente e - aggiungerei, se è possibile - impercettibilmente. Come possa sostenere questa tesi alla luce degli impegni assunti in campo europeo è una cosa che trovo difficile da comprendere; anzi, ora la capisco meglio: è di oggi la notizia che il cosiddetto fondo taglia tasse non comparirà nella delega fiscale. Non si trattava di introdurlo ex novo, ma semplicemente di anticiparlo di un anno, visto che è già nella legislazione vigente. Anche questo è apparso troppo. (Applausi del senatore Garavaglia Massimo).
L'attuale modo di essere del settore pubblico italiano ammette solo due possibilità: moderata crescita e alto debito come negli anni Ottanta o finanze pubbliche in ordine, elevata pressione fiscale e nessuna crescita. La prima strada, per fortuna, è ormai preclusa; la seconda è quella che il Governo sta scegliendo. Non rimane che augurarci che abbia ragione.
Il Presidente del Consiglio qualche settimana fa si è domandato se il Paese sia pronto. Francamente avrebbe dovuto porsi questa domanda con riferimento al provvedimento che stiamo esaminando, perché è una domanda che considero veramente oziosa. Come può non essere pronto ad adottare regole di responsabilità fiscale un Paese che sperimenta ogni giorno le conseguenze dell'irresponsabilità fiscale? Come può non essere pronto un Paese che è sommerso da 2.000 miliardi di euro di debito pubblico, un Paese in cui la dote per i giovani, di cui spesso parliamo nei convegni, c'è già e ammonta a 30.000 euro di debito pubblico per ogni nuovo nato? Come può non essere pronto un Paese in cui ogni famiglia lascia sul campo ogni anno 4.000 euro sotto forma di imposte per il servizio del debito? Come può non essere pronto un Paese che negli ultimi 12 mesi ha sopportato un aggiustamento fiscale prossimo ai 100 miliardi di euro con una compostezza e consapevolezza non comuni? Come può non essere pronto a regole di responsabilità fiscale un Paese soffocato da una pressione fiscale nominale del 45 per cento e reale del 55 per cento? Come può non essere pronto un Paese che da tempo immemore si sente ripetere l'adagio dell'Ottocento: «L'amministrazione dispone e il cittadino paga»?
Questa disponibilità al cambiamento degli italiani poteva, e doveva, io credo, essere colta appieno proprio in occasione della modifica della Carta costituzionale, affinché fosse una modifica non solo di facciata, come purtroppo è. Ciò non è stato. Vedete, quello che manca in questo provvedimento è soprattutto una cosa ed è questa mancanza che personalmente mi fa più male. In questo provvedimento che stiamo per approvare manca totalmente la fiducia del Governo nell'Italia e negli italiani. Senza la fiducia del Parlamento un Governo non governa, ma senza la fiducia dei cittadini che dovrebbe governare un Governo, se va bene, amministra. (Applausi dai Gruppi PdL, PD e CN:GS-SI-PID-IB-FI. Congratulazioni).