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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 710 del 17/04/2012


FLERES (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FLERES (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, in questa dichiarazione di voto, come faccio abitualmente, non mi rivolgo al Governo. E non mi rivolgo al Governo per la semplice ragione che se vi è una competenza che non appartiene a un Governo di tecnici dei tecnici è quella di orientare il Parlamento rispetto ad una modifica costituzionale di così ampia portata, che costituisce forse il momento più alto dell'azione parlamentare dal punto di vista della scelta politica.

Se fosse approvato questo disegno di legge nella forma in cui è elaborato, il «Governo dei tecnici dei tecnici» avrebbe carta bianca nel continuare, come sta facendo, a non fare le riforme. Quindi, potrebbe eludere l'obiettivo riformatore che si era dato durante le prime fasi della sua azione politica e potrebbe mantenere intatti gli sprechi della pubblica amministrazione e ritardare la spending review, eludendo la legge che questo Parlamento ha approvato, e potrebbe decidere, come peraltro sta facendo inopinatamente, senza tener conto delle condizioni del nostro Paese, di inasprire senza limite la pressione fiscale, coltivando quella sorta di pauperismo economico e culturale cui tende a riferirsi in ogni decisione che assume.

Onorevoli colleghi, avete mai visto un'azienda sana (e non una lavanderia di denaro sporco) investire per migliorare la propria posizione, senza indebitarsi in modo compatibile con le sue previsioni di bilancio? Io no. Avete mai visto un Paese che sia privo di almeno una quota più o meno consistente di debito pubblico, anch'esso compatibile con la capacità di affrontare quel debito? Io no. Così come non ho mai visto uno Stato che continua a spendere senza limiti e senza adeguate politiche pubbliche riuscire a mantenere in equilibrio il proprio bilancio senza ricorrere all'aumento della pressione fiscale. Ed è esattamente quello che questa modifica dell'articolo 81 consentirà, con licenza di uccidere, al «Governo dei tecnici dei tecnici» del nostro Paese.

Come pensate, onorevoli colleghi, che si possa raggiungere il vincolo del pareggio di bilancio senza ridurre drasticamente la spesa strutturale e improduttiva? Il Governo aveva detto che lo avrebbe fatto. Invece non lo ha fatto, né ha previsto un vincolo in tal senso di tipo costituzionale in aggiunta alla modifica dell'articolo 81 della Costituzione. È pensabile che un Paese in cui non esiste un tetto al prelievo fiscale possa sperare che qualcuno continui a rischiare del proprio per tentare di risollevare le sorti di questa economia e possa sperare di rilanciare un progetto economico complessivo senza sapere a quale pressione fiscale deve prepararsi?

Voi pensate che questa sia una politica che possa favorire la ripresa del processo economico del nostro Paese? Pensate che sia una politica che possa restituire fiducia ai cittadini, che si vedono a questo punto delineare in maniera chiara i prossimi passaggi che il Governo si accinge a compiere, in assenza di una norma cogente che riduca la spesa pubblica improduttiva e in assenza di una norma cogente che stabilisca un tetto al prelievo fiscale?

Credo che l'articolo 81, così com'è formulato nella proposta che ci è sottoposta, non possa essere votato, e il Gruppo di Coesione Nazionale (Il Buongoverno-Grande Sud)non lo voterà e si asterrà in questa votazione; si asterrà (come peraltro ha già detto in maniera più che brillante il senatore Nicola Rossi e come hanno ribadito anche altri colleghi) perché non crede che la strada intrapresa sia quella giusta: non crede che una modifica dell'articolo 81 di siffatta portata politica, che legherà le mani a tutto il Parlamento e che invece imporrà scelte durissime, politicamente scorrette relativamente ad un percorso virtuoso e anticiclico che il nostro Paese si attende di dover avviare, possa garantire assolutamente nulla se non l'impoverimento progressivo del nostro Paese, se non un'interruzione di qualsiasi ipotesi di crescita e di superamento della crisi economica. La recessione, con questa modifica dell'articolo 81, diventerà una costante dell'azione economica del nostro Paese, che sarà incentrata non sullo sviluppo, non sulla crescita, ma sulla recessione.

Quale imprenditore investirà senza sapere qual è il tetto massimo di prelievo finale che si deve attendere? Quale cittadino spenderà se non conosce qual è il tetto massimo di prelievo fiscale che si deve attendere?

Ebbene, se in questa modifica costituzionale fosse stata inserita tutta una serie di condizioni che il senatore Rossi aveva brillantemente illustrato durante la prima fase di discussione di questo disegno di legge, se fossero state inserite quelle indicazioni, probabilmente nel testo di modifica costituzionale sarebbero state previste delle norme che vincolassero il prelievo fiscale e, soprattutto, che obbligassero il Governo ad una cogente, puntuale, attenta e non elusa spending review, come garanzia di una riduzione della spesa pubblica improduttiva, in assenza della quale «i tecnici dei tecnici» continueranno a foraggiare una burocrazia in un sistema che, anziché fare arricchire il Paese, lo farà impoverire progressivamente, mentre manterrà intatti i privilegi non della politica ma di quella burocrazia che sta impoverendo il Paese tenendo in mano le sorti dello stesso e senza rinunziare a nessun privilegio, senza ridurre alcun salario, alcuna retribuzione, addebitando tutto questo alla politica e non a chi invece queste forme di speculazione all'interno dell'amministrazione dello Stato sta mantenendo. Questo è quello che sta accadendo e quello che accadrà.

Onorevole Presidente, un Parlamento di nominati, un Parlamento che non sa per esempio che da oggi fino al 7 maggio si vota e probabilmente bisogna pure chiedere il consenso degli elettori, un Parlamento gran parte del quale è stato eletto non con i voti ma attraverso legati testamentari oppure in posizioni di vertice questi dettagli probabilmente non li capisce, e non li capisce perché non ha bisogno di parlare con l'opinione pubblica, non ha bisogno di parlare con i cittadini: per esso è sufficiente parlare con il salotto, o con «il salotto del salotto», così come i tecnici parlano con gli altri tecnici e diventano il «Governo dei tecnici dei tecnici».

Per queste ragioni (e non credo sia necessario aggiungere altro) il Gruppo di Coesione Nazionale si asterrà dal voto. (Applausi dal Gruppo CN:GS-SI-PID-IB-FI).