PASTORE (PdL). Signor Presidente, signori rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, questa sera, per una strana coincidenza, ci troviamo ad affrontare due provvedimenti di rilievo costituzionale: la riforma dell'articolo 81, sul quale ho manifestato, ma non da solo, perplessità, pur avendo votato a favore, e adesso la revisione di tre Statuti di Regioni ad autonomia speciale. Non posso negare che altre perplessità mi sento di doverle esprimere su questi tre disegni di legge. Se nel primo caso le perplessità erano di contenuto e non di contesto, in questo caso, invece, avviene esattamente il contrario. Le perplessità sono di contesto e molto meno di contenuto.
Sono disegni di legge molto semplici; hanno la loro ragionevolezza; rappresentano la risposta a una richiesta che viene dall'opinione pubblica per i costi della politica, per la migliore efficienza degli organi elettivi e anche per un'auspicabile migliore qualificazione della classe dirigente elettiva, perché si spera che meno saranno i rappresentanti delle Aule di qualsiasi livello, migliore sarà la loro scelta da parte degli elettori. Però le criticità che voglio sottolineare riguardano l'assoluto isolamento di questi tre testi dal contesto più generale della composizione dei Consigli regionali.
Noi oggi parliamo di tre Regioni a Statuto speciale. Non abbiamo discusso né, tanto meno, approvato testi che riguardino Consigli regionali delle Regioni a Statuto ordinario e ancor meno - i relatori ne hanno dato conto - abbiamo completato questo pacchetto con le altre due Regioni a Statuto speciale, cioè la Valle d'Aosta e il Trentino-Alto Adige. Per cui, non abbiamo una visione complessiva; forse, l'abbiamo all'ingrosso. Una riduzione vicina al 20 per cento è una quota che potremmo rispettare anche in futuro, però la disamina che ha portato a raccogliere questa percentuale di riduzione non ha visto un dibattito che si sia espresso a tutto campo. La prima criticità è la mancanza di una considerazione delle Regioni a Statuto ordinario, e non so in quale sede noi affronteremo questo tema.
Mi auguro che il rigore nell'ammissibilità degli emendamenti da parte del Presidente della Commissione affari costituzionali sul testo di riforma costituzionale sul quale dovremo avviare il dibattito non sia tale da escludere che nel ridurre i parlamentari ci si ponga il problema anche di ridurre i componenti dei Consigli regionali delle altre Regioni che non siano Regioni a Statuto speciale.
Mi rendo conto che il percorso di queste Regioni a Statuto speciale è particolare, non solo perché è previsto, tranne che per il Trentino-Alto Adige, una sorta di colloquio tra Parlamento e Consigli regionali (anche se non si tratta di un colloquio che debba concludersi con un'intesa, perché su questi tre Statuti c'è un accordo sostanziale e sugli altri due questo accordo non c'è), ma anche perché l'approvazione di queste modifiche di collegi costituzionali non è soggetta a referendum e, quindi, noi con la maggioranza assoluta dei votanti potremmo chiudere il percorso di queste modifiche senza referendum. Non è previsto il ricorso al referendum proprio perché si tratta di situazioni molto specifiche che il legislatore costituzionale non ha voluto sottoporre al vaglio di una comunità più ampia che potrebbe anche assolutamente disinteressarsi o essere al di fuori di ogni questione.
Se noi però valutiamo questa vicenda dell'equilibrio tra i vari Consigli regionali, ci rendiamo conto che effettivamente lo squilibrio tra i medesimi è notevole. E mentre apprezzo lo sforzo della Regione Siciliana che, con oltre cinque milioni di abitanti, ha concordato di ridurre i propri consiglieri da 90 a 70 (ricordo peraltro, per inciso, che all'articolo 14 del decreto-legge 13 agosto del 2011, n. 138, il cosiddetto provvedimento Calderoli, la legge ordinaria d'incentivazione, i numeri erano talmente modesti da porre in forse la rappresentatività delle Assemblee delle Regioni più grandi), ritengo che qualche considerazione vada fatta per le altre Regioni interessate.
La Sicilia, con più di 5 milioni di abitanti, passa, come dicevo, da 90 a 70 deputati; il Friuli-Venezia Giulia, con 1.250.000 abitanti, da 62 a 48 consiglieri regionali e la Sardegna, con 1.700.000 abitanti, da 80 a 60 consiglieri regionali. Si vede già che le proporzioni non sono precise, ma così probabilmente non potrebbe mai essere, considerando la specialità propria di queste Regioni per posizione geografica, per composizione e distribuzione delle varie comunità e per la presenza, in questo caso nel solo Friuli, di minoranze linguistiche.
Per il Trentino-Alto Adige e la Valle d'Aosta vorrei sottoporre ai colleghi un punto di domanda e chiedere se forse questa è la vera ragione per cui non c'è stato il consenso delle Regioni. Nella Valle d'Aosta, con meno di 130.000 abitanti, i consiglieri regionali sono 35: numero modesto, ma non se rapportato alla popolazione, visto che corrisponde alla metà di quelli che avrà la Regione siciliana. Nel Trentino-Alto Adige i consiglieri regionali, costituiti dalla somma dei consiglieri delle Province autonome, sono 70; quindi, non modificandone il numero, sarebbero pari a quelli di una Regione come la Sicilia che ha oltre cinque milioni di abitanti.
Credo quindi che vi sia la necessità di mettere in campo da subito e discutere al più presto la revisione degli statuti delle altre Regioni a Statuto speciale e la revisione della norma costituzionale ordinaria che prevede che siano le stesse Regioni ordinarie a determinare il numero dei loro consiglieri. Altrimenti, temo che avremmo reso un pessimo servizio al disegno di legge complessivo, equilibrato e responsabile, e non avremmo inoltre dato alcuna risposta all'opinione pubblica, che, a fronte di una modifica parziale di questi organismi, non guarderebbe al bicchiere mezzo pieno ma al bicchiere mezzo vuoto e lo considererebbe tutto vuoto.
Formulo quindi un invito alle rappresentanze in quest'Aula, ai relatori e al Presidente della Commissione affari costituzionali, perché ci si faccia carico della questione e la si porti a rapida soluzione, in modo che la Camera dei deputati possa votare i testi di tutte le Regioni a Statuto speciale sapendo qual è il criterio che ci ha guidato e che ci guiderà anche per la revisione degli Statuti delle Regioni ordinarie. (Applausi dal Gruppo PdL).