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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 710 del 17/04/2012


SARO, relatore. Signor Presidente, il collega Sanna ha già compiutamente illustrato i tre disegni di legge di modifica costituzionale, per cui dirò pochissime cose.

I tre disegni di legge sono coerenti con la volontà espressa dai Consigli regionali e dall'Assemblea parlamentare siciliana. È un fatto molto importante sulla fase storico-politica che stiamo vivendo che ben tre Assemblee regionali abbiano deciso, motu proprio, senza imposizioni esterne, di dar corso ad una proposta di cambiamento del proprio Statuto che prevede la riduzione del numero dei membri delle proprie Assemblee.

È un fatto importante, tra l'altro collegato all'azione che si era sviluppata a seguito di un provvedimento del precedente Governo Berlusconi, intervenuto sulla possibilità di ridurre i membri dei Consigli regionali delle Regioni a Statuto ordinario. Molti di voi ricorderanno che era stata introdotta una norma - nei confronti della quale sono state sollevate alcune questioni di legittimità costituzionale - che comunque indicava la necessità di ridurre i componenti delle Assemblee regionali delle Regioni a Statuto ordinario, inquadrando tutto ciò in un contesto di meccanismi incentivanti sul piano economico delle Regioni stesse. Ebbene, su quella norma si è aperto un ampio dibattito e vi sono state Regioni, come quella veneta, che hanno già provveduto a cambiare lo Statuto, mentre altre non hanno ritenuto opportuno farlo.

Credo però che, nell'attuale momento politico sotto gli occhi di tutti, l'avvio di questo processo riformatore da parte del Senato sia un punto di grande livello e di grande qualità. È una risposta all'opinione pubblica nazionale ed è importante che essa parta dalle Regioni a Statuto speciale. Già nella giornata di domani - come è noto - incardineremo in Commissione affari costituzionali del Senato l'esame delle modifiche costituzionali relative, tra l'altro, al numero dei deputati e dei senatori e alla sfiducia costruttiva, ossia a quei temi che sono stati oggetto di un'ampia convergenza tra le forze che sostengono il Governo Monti.

Devo aggiungere che in Commissione abbiamo affrontato anche il problema della riduzione dei membri dei Consigli provinciali delle Province autonome di Trento e Bolzano e del Consiglio regionale della Valle d'Aosta. Non abbiamo però dato corso all'approvazione delle relative norme di riduzione dei componenti di dette Assemblee in quanto intendiamo intrattenere, nelle prossime settimane, un dialogo con i loro Presidenti e le forze politiche rappresentate per vedere, anche alla luce delle decisioni che assumeremo tra oggi e domani, se da parte delle due Province autonome e della Regione della Valle d'Aosta ci sia la piena condivisione in merito ad una equilibrata riduzione dei membri dei rispettivi Consigli.

Credo che il tema che oggi affrontiamo vada inserito in quello più ampio della riqualificazione complessiva della pubblica amministrazione e della rappresentanza nel nostro Paese.

A chi dice che, andando nella direzione della riduzione del numero dei parlamentari regionali, nel caso della Sicilia, si va contro la democrazia e l'espressione della rappresentanza territoriale, credo si debba rispondere che, al contrario, le scelte che stiamo per assumere rappresentano un contributo importante all'opera di razionalizzazione e contenimento della spesa pubblica, un atto necessario da porre in essere in questo delicato momento sul piano economico.

In secondo luogo, credo che detta riduzione spingerà tutte le forze politiche, quelle attuali e quelle che ci saranno in futuro, a procedere ad una individuazione e selezione dei propri rappresentanti che sia sempre di maggiore valore, professionalità e capacità. Purtroppo infatti, negli ultimi anni, abbiamo assistito a selezioni dei gruppi dirigenti regionali non «sufficientemente adeguate».

Il dibattito che si è avviato sui tre provvedimenti di modifica dei tre Statuti di autonomia ha un grande valore simbolico e mi auguro che apra la strada, nelle prossime settimane, a quella più ampia riforma della Costituzione che possa, in via definitiva, dopo trent'anni di ragionamenti sulla grande riforma, finalmente modernizzare e cambiare il Paese. In caso contrario, le risposte dell'antipolitica saranno sempre più forti e il pericolo della disgregazione e della decadenza dell'Italia sarà sempre più presente. (Applausi delsenatore Sanna).