Seguito della discussione ed approvazione, in seconda deliberazione, del disegno di legge costituzionale:
(3047-B) Introduzione del principio del pareggio di bilancio nella Carta costituzionale (Approvato, in prima deliberazione, dalla Camera dei deputati in un testo risultante dall'unificazione dei disegni di legge costituzionale d'iniziativa dei deputati Cambursano ed altri; Marinello ed altri; Beltrandi ed altri; Merloni ed altri; Lanzillotta ed altri; Antonio Martino ed altri; Bersani ed altri e del disegno di legge costituzionale n. 4620 d'iniziativa governativa; approvato, in prima deliberazione, dal Senato della Repubblica e approvato, in seconda deliberazione, dalla Camera dei deputati) (Votazione finale qualificata, ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento) (Relazione orale)
PRESIDENTE. Nella seduta antimeridiana dell'11 aprile si è conclusa la discussione generale.
AZZOLLINI, relatore. Auspica che il Parlamento, dopo aver licenziato in via definitiva la riforma costituzionale, proceda rapidamente all'approvazione della legge attuativa del principio costituzionale del pareggio di bilancio.
PRESIDENTE. Poiché il rappresentante del Governo non intende intervenire, passa alla votazione finale.
ROSSI Nicola (Misto). Non parteciperà alla votazione di una modifica costituzionale di facciata. L'introduzione in Costituzione del principio del pareggio di bilancio avrebbe dovuto costituire occasione per incidere su radicate abitudini e modificare profondamente la cultura del Paese, che peraltro è pronto ad una profonda inversione di tendenza, proprio perché sta scontando le conseguenze dei comportamenti irresponsabili del passato. Al contrario, ripetendo un errore già commesso in occasione dell'entrata in funzione dell'euro, il Governo, per risanare la finanza pubblica, confida in un'elevata pressione fiscale, che ha effetti negativi sulla crescita, mentre rinuncia ad una riduzione incisiva della spesa del settore pubblico e degli ambiti di intervento dello Stato.
PARDI (IdV). L'Italia dei Valori condivide le critiche mosse da illustri economisti alla costituzionalizzazione del pareggio di bilancio che preclude un'incisiva politica anticiclica di sostegno alla domanda e di promozione degli investimenti. Approvato sotto la pressione degli organismi europei, il testo di riforma dell'articolo 81 è ambiguo e stride, sia sul piano del contenuto sia sul piano dello stile, con le disposizioni originarie della Carta costituzionale. I principi fondamentali dell'ordinamento non dovrebbero essere modificati in base ad esigenze contingenti: nell'annunciare voto contrario, si augura che la maggioranza dei due terzi non sia raggiunta e si possa celebrare il referendum popolare confermativo.
FLERES (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Se il provvedimento sarà approvato nella sua formulazione attuale, il Governo potrà continuare a eludere gli obiettivi riformatori che aveva posto alla base del suo programma, a mantenere intatti gli sprechi della pubblica amministrazione, a ritardare la spending review e ad inasprire in modo intollerabile la pressione fiscale. Il pareggio di bilancio si dovrebbe ottenere riducendo la spesa pubblica improduttiva e fissando al contempo un tetto massimo al prelievo fiscale, per favorire la ripresa del processo economico del Paese e ridare fiducia ai cittadini. Il Gruppo si asterrà nella votazione della proposta di modifica dell'articolo 81 della Costituzione: quella in esame appare infatti una scelta sbagliata che non consentirà di adottare politiche anticicliche per contrastare l'impoverimento economico del Paese.
GERMONTANI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Pur riconoscendo l'esistenza di alcune criticità, il Gruppo voterà a favore della modifica costituzionale che, prescrivendo l'obbligo di assicurare l'equilibrio tra entrate e uscite pubbliche, introduce un principio che, pur nell'ambiguità lessicale presente nel testo tra pareggio ed equilibrio di bilancio, va nella direzione intrapresa da altri Paesi che hanno adottato norme più stringenti per conseguire gli obiettivi di finanza pubblica derivanti dall'appartenenza all'Unione europea. Oltre a una formulazione più coerente dell'articolo 81, il provvedimento interviene anche sugli articoli 97, 117 e 119 della Costituzione incidendo sulla disciplina di bilancio di tutta l'area delle pubbliche amministrazioni e di tutti i livelli territoriali. Auspica l'adesione della maggioranza necessaria ad evitare il referendum, per garantire l'entrata in vigore nei tempi previsti del principio del pareggio di bilancio e della normativa di attuazione.
D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Dichiara il voto convintamente favorevole del Gruppo al disegno di legge di riforma che prevede l'affermazione nella Costituzione di una virtuosa che si ripercuoterà positivamente sulla vita economica e sociale del Paese, sulla politica delle amministrazioni pubbliche e delle autonomie territoriali.
VACCARI (LNP). La proposta di riforma costituzionale in esame solleva non pochi dubbi soprattutto perché il riferimento al pareggio di bilancio recato nel titolo non si rintraccia poi nel testo, dove si parla solo di equilibrio di bilancio, concetto che non rientra nelle indicazioni di politica economica impartite dall'Europa per cooperare all'uscita dalla crisi. Il Gruppo LNP voterà quindi contro il provvedimento, della cui esecutività non si può che dubitare, vista la politica economica fin qui messa in campo dal Governo Monti, incentrata su una tassazione iniqua e vessatoria che impoverisce il Paese, mentre è stato definitivamente affossato il progetto del federalismo fiscale, che avrebbe abbattuto la spesa pubblica improduttiva ed avrebbe coinvolto i cittadini nel giudizio sull'effettiva qualità dei servizi erogati.
ZANDA (PD). L'approvazione così rapida ed ampiamente sostenuta del disegno di legge che introduce il principio del pareggio di bilancio nella Carta costituzionale dà la misura della consapevolezza generale della gravità della crisi e dell'importanza di assolvere agli impegni assunti in sede europea. Occorrerà tuttavia vigilare perché tale principio sia rigorosamente rispettato e non violato come quello, sulla carta già sufficientemente cogente, enunciato dall'articolo 81 nel suo testo originario. A quest'ulteriore misura di rigore, che si affianca a quella molto pesante del fiscal compact, sottoscritto da tutti i membri dell'Unione, deve necessariamente affiancarsi una politica per la crescita ed il completamento della politica di integrazione europea, perché l'Europa sia rafforzata nelle sue capacità di reazione ad ulteriori crisi ed attacchi speculativi.
PICHETTO FRATIN (PdL). La riforma introdotta dal disegno di legge in esame, sul quale il Gruppo PdL esprimerà voto favorevole, ha un grande significato politico ed economico e la rapidità del suo iter dimostra che era ormai matura la convinzione della necessità che l'Italia si allineasse ai partner europei sotto il profilo della disciplina di bilancio, con una regola aurea fondamentale per la sostenibilità del debito pubblico e per fronteggiare le crisi di liquidità e di fiducia in atto. È essenziale però che comportamenti sostanziali diano seguito ai principi fissati, perché già l'attuale articolo 81, se rispettato, non avrebbe dovuto consentire la crescita abnorme del debito che oggi il Paese si trova ad affrontare. Quello che gli amministratori pubblici devono assumere è quindi un impegno etico, oltre che politico ed economico, nei confronti delle future generazioni.
BALDASSARRI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). In dissenso dal Gruppo, si asterrà dal voto sul disegno di legge in esame, ritenendo che fissare solo il principio del pareggio di bilancio senza introdurre un vincolo sulla spesa o sulla pressione fiscale costituisca una lesione della libertà nelle scelte economiche di famiglie ed imprese.
CUTRUFO (PdL). In dissenso dal Gruppo, si asterrà dal voto. La strategia del pareggio di bilancio rafforzato da un vincolo costituzionale non consente una politica di investimenti pubblici, capaci di correggere il deficit strutturale del Paese e di riattivare gli investimenti privati ed i consumi interni. Si tolgono risorse dal circuito economico, impedendo la crescita e deprimendo le speranze nel futuro di famiglie ed imprese. In alternativa a questo rigore inefficace si dovrebbe, come proposto in uno specifico disegno di legge, ridurre lo stock di debito con un intervento chirurgico di riequilibrio, realizzato con un'unica tassa di scopo, sostitutiva di buona parte di quelle a pioggia introdotte con le manovre del 2011, che hanno avuto forte incidenza depressiva.
GARAVAGLIA Massimo (LNP). In dissenso dal Gruppo si asterrà dal voto in quanto, sebbene il pareggio di bilancio renderà inevitabile il contenimento della spesa pubblica e l'immediata applicazione del criterio dei costi standard per le spese delle pubbliche amministrazioni, sarebbe più opportuno che una riforma costituzionale di questa portata venisse approvata attraverso referendum popolare, per aprire nel Paese un dibattito sul reale impatto degli impegni sottoscritti in sede europea.
PRESIDENTE. E' presente in Aula, per partecipare alla votazione finale del disegno di legge costituzionale, il Presidente del Consiglio.
Previo accertamento del numero dei presenti, con votazione nominale elettronica ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento, il Senato approva in seconda deliberazione, a maggioranza dei due terzi, il disegno di legge costituzionale n. 3047-B.
PRESIDENTE. Sospende brevemente i lavori.
La seduta è stata sospesa dalle ore 17,58 alle ore 18,07.