RESOCONTO SOMMARIO
Presidenza del presidente SCHIFANI
La seduta inizia alle ore 16,33.
Il Senato approva il processo verbale della seduta pomeridiana del 12 aprile.
Il Presidente fornisce comunicazioni sul programma dei lavori e sul calendario dei lavori dell'Assemblea per il periodo fino al 3 maggio. Le ulteriori comunicazioni rese dalla Presidenza nel corso della seduta sono riportate nel Resoconto stenografico.
Seguito della discussione ed approvazione, in seconda deliberazione, del disegno di legge costituzionale:
(3047-B) Introduzione del principio del pareggio di bilancio nella Carta costituzionale (Approvato, in prima deliberazione, dalla Camera dei deputati in un testo risultante dall'unificazione dei disegni di legge costituzionale d'iniziativa dei deputati Cambursano ed altri; Marinello ed altri; Beltrandi ed altri; Merloni ed altri; Lanzillotta ed altri; Antonio Martino ed altri; Bersani ed altri e del disegno di legge costituzionale n. 4620 d'iniziativa governativa; approvato, in prima deliberazione, dal Senato della Repubblica e approvato, in seconda deliberazione, dalla Camera dei deputati) (Votazione finale qualificata, ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento) (Relazione orale)
PRESIDENTE. Nella seduta antimeridiana dell'11 aprile si è conclusa la discussione generale.
AZZOLLINI, relatore. Auspica che il Parlamento, dopo aver licenziato in via definitiva la riforma costituzionale, proceda rapidamente all'approvazione della legge attuativa del principio costituzionale del pareggio di bilancio.
PRESIDENTE. Poiché il rappresentante del Governo non intende intervenire, passa alla votazione finale.
ROSSI Nicola (Misto). Non parteciperà alla votazione di una modifica costituzionale di facciata. L'introduzione in Costituzione del principio del pareggio di bilancio avrebbe dovuto costituire occasione per incidere su radicate abitudini e modificare profondamente la cultura del Paese, che peraltro è pronto ad una profonda inversione di tendenza, proprio perché sta scontando le conseguenze dei comportamenti irresponsabili del passato. Al contrario, ripetendo un errore già commesso in occasione dell'entrata in funzione dell'euro, il Governo, per risanare la finanza pubblica, confida in un'elevata pressione fiscale, che ha effetti negativi sulla crescita, mentre rinuncia ad una riduzione incisiva della spesa del settore pubblico e degli ambiti di intervento dello Stato.
PARDI (IdV). L'Italia dei Valori condivide le critiche mosse da illustri economisti alla costituzionalizzazione del pareggio di bilancio che preclude un'incisiva politica anticiclica di sostegno alla domanda e di promozione degli investimenti. Approvato sotto la pressione degli organismi europei, il testo di riforma dell'articolo 81 è ambiguo e stride, sia sul piano del contenuto sia sul piano dello stile, con le disposizioni originarie della Carta costituzionale. I principi fondamentali dell'ordinamento non dovrebbero essere modificati in base ad esigenze contingenti: nell'annunciare voto contrario, si augura che la maggioranza dei due terzi non sia raggiunta e si possa celebrare il referendum popolare confermativo.
FLERES (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Se il provvedimento sarà approvato nella sua formulazione attuale, il Governo potrà continuare a eludere gli obiettivi riformatori che aveva posto alla base del suo programma, a mantenere intatti gli sprechi della pubblica amministrazione, a ritardare la spending review e ad inasprire in modo intollerabile la pressione fiscale. Il pareggio di bilancio si dovrebbe ottenere riducendo la spesa pubblica improduttiva e fissando al contempo un tetto massimo al prelievo fiscale, per favorire la ripresa del processo economico del Paese e ridare fiducia ai cittadini. Il Gruppo si asterrà nella votazione della proposta di modifica dell'articolo 81 della Costituzione: quella in esame appare infatti una scelta sbagliata che non consentirà di adottare politiche anticicliche per contrastare l'impoverimento economico del Paese.
GERMONTANI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Pur riconoscendo l'esistenza di alcune criticità, il Gruppo voterà a favore della modifica costituzionale che, prescrivendo l'obbligo di assicurare l'equilibrio tra entrate e uscite pubbliche, introduce un principio che, pur nell'ambiguità lessicale presente nel testo tra pareggio ed equilibrio di bilancio, va nella direzione intrapresa da altri Paesi che hanno adottato norme più stringenti per conseguire gli obiettivi di finanza pubblica derivanti dall'appartenenza all'Unione europea. Oltre a una formulazione più coerente dell'articolo 81, il provvedimento interviene anche sugli articoli 97, 117 e 119 della Costituzione incidendo sulla disciplina di bilancio di tutta l'area delle pubbliche amministrazioni e di tutti i livelli territoriali. Auspica l'adesione della maggioranza necessaria ad evitare il referendum, per garantire l'entrata in vigore nei tempi previsti del principio del pareggio di bilancio e della normativa di attuazione.
D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Dichiara il voto convintamente favorevole del Gruppo al disegno di legge di riforma che prevede l'affermazione nella Costituzione di una virtuosa che si ripercuoterà positivamente sulla vita economica e sociale del Paese, sulla politica delle amministrazioni pubbliche e delle autonomie territoriali.
VACCARI (LNP). La proposta di riforma costituzionale in esame solleva non pochi dubbi soprattutto perché il riferimento al pareggio di bilancio recato nel titolo non si rintraccia poi nel testo, dove si parla solo di equilibrio di bilancio, concetto che non rientra nelle indicazioni di politica economica impartite dall'Europa per cooperare all'uscita dalla crisi. Il Gruppo LNP voterà quindi contro il provvedimento, della cui esecutività non si può che dubitare, vista la politica economica fin qui messa in campo dal Governo Monti, incentrata su una tassazione iniqua e vessatoria che impoverisce il Paese, mentre è stato definitivamente affossato il progetto del federalismo fiscale, che avrebbe abbattuto la spesa pubblica improduttiva ed avrebbe coinvolto i cittadini nel giudizio sull'effettiva qualità dei servizi erogati.
ZANDA (PD). L'approvazione così rapida ed ampiamente sostenuta del disegno di legge che introduce il principio del pareggio di bilancio nella Carta costituzionale dà la misura della consapevolezza generale della gravità della crisi e dell'importanza di assolvere agli impegni assunti in sede europea. Occorrerà tuttavia vigilare perché tale principio sia rigorosamente rispettato e non violato come quello, sulla carta già sufficientemente cogente, enunciato dall'articolo 81 nel suo testo originario. A quest'ulteriore misura di rigore, che si affianca a quella molto pesante del fiscal compact, sottoscritto da tutti i membri dell'Unione, deve necessariamente affiancarsi una politica per la crescita ed il completamento della politica di integrazione europea, perché l'Europa sia rafforzata nelle sue capacità di reazione ad ulteriori crisi ed attacchi speculativi.
PICHETTO FRATIN (PdL). La riforma introdotta dal disegno di legge in esame, sul quale il Gruppo PdL esprimerà voto favorevole, ha un grande significato politico ed economico e la rapidità del suo iter dimostra che era ormai matura la convinzione della necessità che l'Italia si allineasse ai partner europei sotto il profilo della disciplina di bilancio, con una regola aurea fondamentale per la sostenibilità del debito pubblico e per fronteggiare le crisi di liquidità e di fiducia in atto. È essenziale però che comportamenti sostanziali diano seguito ai principi fissati, perché già l'attuale articolo 81, se rispettato, non avrebbe dovuto consentire la crescita abnorme del debito che oggi il Paese si trova ad affrontare. Quello che gli amministratori pubblici devono assumere è quindi un impegno etico, oltre che politico ed economico, nei confronti delle future generazioni.
BALDASSARRI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). In dissenso dal Gruppo, si asterrà dal voto sul disegno di legge in esame, ritenendo che fissare solo il principio del pareggio di bilancio senza introdurre un vincolo sulla spesa o sulla pressione fiscale costituisca una lesione della libertà nelle scelte economiche di famiglie ed imprese.
CUTRUFO (PdL). In dissenso dal Gruppo, si asterrà dal voto. La strategia del pareggio di bilancio rafforzato da un vincolo costituzionale non consente una politica di investimenti pubblici, capaci di correggere il deficit strutturale del Paese e di riattivare gli investimenti privati ed i consumi interni. Si tolgono risorse dal circuito economico, impedendo la crescita e deprimendo le speranze nel futuro di famiglie ed imprese. In alternativa a questo rigore inefficace si dovrebbe, come proposto in uno specifico disegno di legge, ridurre lo stock di debito con un intervento chirurgico di riequilibrio, realizzato con un'unica tassa di scopo, sostitutiva di buona parte di quelle a pioggia introdotte con le manovre del 2011, che hanno avuto forte incidenza depressiva.
GARAVAGLIA Massimo (LNP). In dissenso dal Gruppo si asterrà dal voto in quanto, sebbene il pareggio di bilancio renderà inevitabile il contenimento della spesa pubblica e l'immediata applicazione del criterio dei costi standard per le spese delle pubbliche amministrazioni, sarebbe più opportuno che una riforma costituzionale di questa portata venisse approvata attraverso referendum popolare, per aprire nel Paese un dibattito sul reale impatto degli impegni sottoscritti in sede europea.
PRESIDENTE. E' presente in Aula, per partecipare alla votazione finale del disegno di legge costituzionale, il Presidente del Consiglio.
Previo accertamento del numero dei presenti, con votazione nominale elettronica ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento, il Senato approva in seconda deliberazione, a maggioranza dei due terzi, il disegno di legge costituzionale n. 3047-B.
PRESIDENTE. Sospende brevemente i lavori.
La seduta è stata sospesa dalle ore 17,58 alle ore 18,07.
Discussione dei disegni di legge costituzionale:
(2923) SANNA ed altri. - Modifica degli articoli 15 e 16 dello Statuto speciale per la Sardegna, di cui alla legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3, in materia di composizione ed elezione del Consiglio regionale
(2991) CONSIGLIO REGIONALE DELLA SARDEGNA. - Modifica all'articolo 16 dello Statuto speciale per la Sardegna, approvato con legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3, concernente la composizione del Consiglio regionale
(3073) ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA. - Modifiche all'articolo 3 dello statuto della Regione siciliana, in materia di riduzione dei deputati dell'Assemblea regionale siciliana. Disposizioni transitorie
(2962) BIANCO. - Modifica allo Statuto della Regione siciliana approvato con regio decreto legislativo 15 maggio 1946, n. 455, convertito dalla legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 2, in materia di riduzione dei membri dell'Assemblea regionale
(3057) CONSIGLIO REGIONALE DEL FRIULI-VENEZIA GIULIA. - Modifica dell'articolo 13 della legge costituzionale 31 gennaio 1963, n. 1 (Statuto speciale della Regione Friuli-Venezia Giulia)
(2963) PEGORER ed altri. - Modifica all'articolo 13 dello Statuto speciale della regione Friuli-Venezia Giulia, approvato con legge costituzionale 31 gennaio 1963, n. 1, in materia di ridefinizione del numero dei componenti del Consiglio regionale
(Votazione finale qualificata ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento)
PRESIDENTE. Come stabilito dalla Conferenza dei Capigruppo la discussione generale dei disegni di legge costituzionale sarà congiunta, mentre le votazioni finali avranno luogo in sequenza a conclusione delle distinte dichiarazioni di voto.
SANNA, relatore. I disegni di legge costituzionale modificano gli Statuti speciali di tre Regioni - Sicilia, Sardegna e Friuli-Venezia Giulia - al fine di ridurre il numero dei componenti dei rispettivi Consigli. I testi sono stati definiti d'intesa con i Presidenti delle Regioni interessate, che sono stati ascoltati presso la Commissione affari costituzionale. Per la Sicilia si prevede una riduzione da 90 a 70 dei membri dell'Assemblea regionale e si prevede una disciplina transitoria per le prossime elezioni; per il Friuli-Venezia Giulia si prevede un consigliere regionale ogni 25.000 abitanti; per la Sardegna si prevede una riduzione dei consiglieri regionali da 80 a 60 e si introduce la possibilità che il sistema elettorale contenga misure per favorire la parità di genere. Le modifiche introdotte, che anticipano la riforma del Parlamento nazionale, rispondono alla duplice esigenza di contenere i costi della politica e di rendere più efficienti le istituzioni.
Presidenza del vice presidente CHITI
SARO, relatore. I disegni di legge che riducono il numero di consiglieri di tre Regioni a Statuto speciale segnano l'avvio di un processo riformatore volto a contenere i costi e a riqualificare la rappresentanza, stimolando una migliore selezione della classe dirigente. Si tratta di un'iniziativa importante per arginare tendenze antipolitiche che rischiano di disgregare il Paese. Nelle prossime settimane sarà avviato un dialogo con i Presidenti delle province autonome di Trento e Bolzano e con il Presidente della Valle d'Aosta per verificare la possibilità di condividere un'equilibrata riduzione delle rispettive Assemblee elettive.
PRESIDENTE. Dichiara aperta la discussione generale congiunta.
VIZZINI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). I disegni di legge costituzionale sono l'esito di una leale cooperazione istituzionale tra Parlamento nazionale e Regioni ad autonomia speciale: segno della perdurante validità della scelta operata dai Costituenti con la specialità adottata per alcune Regioni. L'Assemblea regionale siciliana, in particolare, ha dato prova di grande responsabilità, votando pressoché all'unanimità per la riduzione dei suoi membri da 90 a 70, in modo da contemperare le esigenze di funzionalità e di adeguata rappresentatività con il rispetto degli impegni a contenere i costi della politica.
PEGORER (PD). L'esigenza di contenere i costi della politica va bilanciata con l'esigenza di una rappresentanza adeguata a dare corpo a valori di democrazia diffusa e pluralismo dei poteri. Con riferimento al Friuli-Venezia Giulia, per esempio, il numero dei consiglieri regionali deve consentire un'adeguata rappresentanza di minoranze linguistiche e culturali e tenere conto delle numerose competenze dell'organo elettivo. La Regione, infatti, si fa carico della sostenibilità finanziaria di sanità, protezione sociale, trasporto locale, garantendo servizi che non sono coperti da fondi statali. Ha presentato un emendamento che prevede un numero fisso, anziché variabile, di 48 consiglieri regionali.
PASTORE (PdL). Esprime perplessità di metodo sulla opportunità di modificare la composizione dei Consigli regionali di Sardegna, Sicilia e Friuli-Venezia Giulia separatamente dalle altre due Regioni a Statuto speciale e prescindendo dalla definizione del criterio generale che dovrà ispirare la riforma degli organi elettivi delle Regioni ordinarie. Un intervento limitato presta il fianco a critiche perché, pur tenendo conto della specialità derivante dalla presenza in alcune Regioni di minoranze linguistiche, produce squilibri: la riduzione è particolarmente significativa per la Sicilia che con più di 5 milioni di abitanti, scende da 90 a 70 deputati, mentre il Friuli, con 1.250.000 abitanti, va da 62 a 48 consiglieri e la Sardegna, con 1.700.000 abitanti, da 80 a 60 consiglieri.
LUMIA (PD). Con la consistente autoriduzione del numero dei componenti, l'Assemblea regionale siciliana dimostra di aver sposato una strategia di cambiamento per affrontare le sfide della modernità. A questa prima e significativa riforma dovrà seguire una revisione del Regolamento che renda più efficiente il lavoro assembleare. La specialità dell'autonomia siciliana, oggi pesantemente messa in discussione, dovrà tradursi in una nuova capacità legislativa, di orientamento e di controllo delle molte potenzialità inespresse della Regione, abbandonando la funzione di intermediazione burocratica e clientelare, spesso affaristico-mafiosa, che ne ha finora caratterizzato la gestione. La riforma delle Assemblee legislative, regionali e nazionali, potrà dare espressione alle pressanti esigenze di partecipazione e di capacità decisionale e restituire dignità e autorevolezza alla stessa politica.
LADU (PdL). La Commissione affari costituzionali non ha modificato la legge del Consiglio regionale della Sardegna che configura il passaggio da 80 a 60 del numero dei propri componenti: si tratta di una soluzione equilibrata, che tiene conto delle esigenze di rappresentatività legate alle specificità territoriali della Regione. Per evitare l'aumento abnorme del numero dei consiglieri, si prevede inoltre che ulteriori variazioni della composizione numerica del Consiglio regionale possano avvenire solo in seguito a revisione dello Statuto. Auspica che l'approvazione del provvedimento in esame sia seguita da una modifica della legge elettorale regionale e anche dello Statuto, al fine di renderlo più adeguato ai grandi cambiamenti degli ultimi decenni.
PARDI (IdV). È illusorio ritenere che il problema della riduzione dei costi della politica possa essere risolto imponendo una diminuzione del numero dei parlamentari nazionali e regionali, perché in realtà bisogna incidere sui fattori che, impedendo un miglioramento della qualità della rappresentanza parlamentare, incrinano l'efficienza dell'azione politica e l'immagine degli eletti agli occhi degli elettori. Va dunque approvata una nuova legge elettorale. I costi della politica non dipendono tanto dalle somme versate agli eletti, ma si annidano in altri campi su cui la politica non intende incidere, in particolare sui rimborsi elettorali, che superano le reali necessità dei partiti, o sul continuo allargamento del rapporto opaco tra partiti, amministrazione del territorio e affarismo.
MOLINARI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Esprime vivo apprezzamento per i contenuti dei disegni di legge regionali in esame, espressione di sobrietà istituzionale da parte di tre autonomie speciale. E' ora auspicabile che anche le altre due Regioni speciali si muovano in senso analogo, più in generale, che si garantisca un equilibrio tra le dimensioni delle assemblee legislative delle autonomie speciali.
BODEGA (Misto). La riduzione del numero dei consiglieri regionali di Sicilia, Sardegna e Friuli-Venezia Giulia, pur accolta con favore, è tardiva perché richiesta, prima ancora che dalla crisi economica e dalle esigenze di contenimento dei costi, da incongruenze cristallizzatesi nel tempo: la Sicilia ha dieci consiglieri più della Lombardia pur avendo la metà della popolazione ed ancor meno spiegabile è il numero dei consiglieri sardi. Il taglio del numero degli amministratori non è di per sé garanzia di una gestione morigerata delle risorse pubbliche, che dipende dall'onestà e dal senso di responsabilità del personale politico. Oggi si addita al disprezzo generale la figura dell'evasore, dimenticando che l'evasione fiscale è spesso la reazione alla insostenibile pressione tributaria finalizzata allo sperpero, nonché ai servigi resi dalla politica alle lobby finanziarie. Bisogna dunque procedere a una reale riduzione dei costi della politica e della cosa pubblica, che si può ottenere solo con il federalismo.
CABRAS (PD). I provvedimenti in esame fanno seguito alla riduzione del numero dei componenti dei consigli regionali delle Regioni a statuto ordinario, disposta nell'agosto scorso. Il tema della misura della rappresentanza è controverso: riduzioni troppo drastiche del numero dei rappresentanti degli organi elettivi comporterebbero una minore capacità di rappresentare la complessità della società moderna; occorre dunque perseguire una soluzione equilibrata. In tale ottica, un emendamento a sua firma bocciato dalla Commissione proponeva 55 membri per l'Assemblea regionale sarda. Un disegno di legge a sua prima firma affrontava invece in modo unitario il problema della rappresentanza di tutte le autonomie speciali: anche in questo caso la Commissione ha deciso in modo diverso, ma il tema potrà essere ripreso prossimamente anche per la Valle d'Aosta e per le Province di Trento e Bolzano.
D'ALI' (PdL). I provvedimenti in esame costituiscono certamente un positivo passo in avanti nel percorso di revisione della spesa pubblica che, insieme alla pressione fiscale, è il vero problema del Paese. È sbagliato rincorrere le spinte demagogiche incoraggiate dai media, ma è comunque necessario ridurre la spesa pubblica che aumenta perché l'apparato istituzionale è troppo pesante e la burocrazia è elefantiaca e inefficiente. Il messaggio lanciato con la riduzione dei membri delle assemblee elettive è positivo ma assolutamente insufficiente: serve una organica riforma costituzionale degli assetti sul territorio che coniughi l'aumento di competenze e responsabilità derivanti dal federalismo con una diminuzione dei tributi locali. A tale scopo ha proposto un disegno di legge costituzionale che supera il centralismo e propone un'architettura istituzionale meno invasiva e costosa per i cittadini.
PRESIDENTE. Dichiara chiusa la discussione generale e rinvia il seguito dell'esame dei disegni di legge alla prossima seduta.
Dà annunzio degli atti di indirizzo e di sindacato ispettivo pervenuti alla Presidenza (v. Allegato B) e comunica l'ordine del giorno delle sedute di mercoledì 18 aprile.
La seduta termina alle ore 19,40.
Nel corso della seduta, la Presidenza ha salutato, a nome dell'Assemblea, rappresentanze di studenti presenti nelle tribune.