CICOLANI - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:
il decreto sulle energie rinnovabili (il cosiddetto Quinto Conto Energia per quanto riguarda lo specifico del fotovoltaico) illustrato nella giornata dell'11 aprile 2012, oltre a tagliare gli incentivi e a introdurre alcuni meccanismi burocratici, elimina la norma del premio "Made in Europe" per gli impianti fotovoltaici con almeno il 60 per cento di componenti di fabbricazione europea;
tale regola, inserita dal precedente Governo nel Quarto Conto Energia, ha permesso fino ad ora ai produttori fotovoltaici italiani di limitare lo svantaggio nei confronti dei produttori cinesi i quali, fra l'altro, beneficiano di incentivi all'esportazione che il Governo cinese offre alle proprie aziende (e che vale circa il 15 per cento del valore del prodotto) e che permette loro di vendere sotto costo;
la norma del "Made in Europe" è stata introdotta dal precedente Governo non per scarsa oculatezza o per eccesso di generosità, bensì per difendere la crescita delle industrie italiane attive nel comparto, e per accompagnarne lo sviluppo verso la cosiddetta grid parity (ovvero il punto in cui l'energia elettrica prodotta con fonti rinnovabili avrà lo stesso prezzo dell'energia prodotta con fonti fossili);
la norma, dopo essere stata proposta dal legislatore italiano nel Quarto Conto Energia, è stata successivamente adottata da altri Paesi europei come Francia e Grecia all'interno dei propri sistemi incentivanti del fotovoltaico; altri Paesi, come gli Stati Uniti, hanno invece adottato dei dazi all'importazione per i moduli fotovoltaici provenienti dalla Cina;
la stessa Cina, oltre a beneficiare dei citati incentivi all'esportazione, ha un meccanismo di incentivi per il fotovoltaico in cui, sostanzialmente, la tariffa incentivante viene erogata solo se almeno l'80 per cento dell'impianto è realizzato con componenti prodotte in Cina; meccanismi simili si trovano anche in India e in Turchia;
considerato che:
in assenza della norma del premio "Made in Europe" in questa edizione del Quinto Conto Energia, i produttori italiani non avranno abbastanza tempo per innovare e svilupparsi allo scopo di raggiungere la grid parity in pochi anni, trovandosi così in uno scenario di unfair competition (concorrenza sleale) a livello globale;
come altro effetto, di eguale se non maggiore gravità, le imprese italiane non riusciranno a colmare lo svantaggio competitivo generato da questa unfair competition e saranno quindi, con ogni probabilità, costrette a chiudere o a ridimensionare fortemente la propria produzione;
l'immediata conseguenza sarebbe quella di perdere circa 1.500 posti di lavoro che operano direttamente nell'industria produttiva, senza contare che l'intero indotto ne conta all'incirca 20.000, in un momento storico in cui l'Italia non offre molte alternative di reimpiego,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga indispensabile mantenere quei meccanismi premianti a tutela dell'industria italiana, come il "Made in Europe", che hanno permesso fino ad oggi di rendere competitivo il settore italiano, garantendone sviluppo e occupazione.
(3-02800)
PERDUCA, PORETTI - Al Ministro dell'interno - Premesso che per quanto in Italia esistano ormai da oltre un decennio dei centri dove gli immigrati vengono trattenuti per l'identificazione ed espulsione, non esiste una normativa chiara in materia di accesso ai centri da parte dei parlamentari europei, italiani e dei consiglieri regionali;
considerato che seppur informalmente, potrebbe applicarsi per analogia l'articolo 67 della legge n. 354 del 1975, recante "Norme nell'ordinamento penitenziario", relativo alle "visite", che stabilisce che gli istituti penitenziari possono essere visitati senza autorizzazione da: a) il Presidente del Consiglio dei ministri e il presidente della Corte costituzionale; b) i Ministri, i giudici della Corte costituzionale, i Sottosegretari di Stato, i membri del Parlamento e i componenti del Consiglio superiore della magistratura; c) il presidente della Corte di appello, il procuratore generale della Repubblica presso la Corte d'appello, il presidente del tribunale e il procuratore della Repubblica presso il tribunale, il pretore, i magistrati di sorveglianza, nell'ambito delle rispettive giurisdizioni; ogni altro magistrato per l'esercizio delle sue funzioni; d) i consiglieri regionali e il commissario di Governo per la Regione, nell'ambito della loro circoscrizione; e) l'ordinario diocesano per l'esercizio del suo ministero; f) il prefetto e il questore della provincia; il medico provinciale; g) il direttore generale per gli istituti di prevenzione e di pena e i magistrati e i funzionari da lui delegati; h) gli ispettori generali dell'amministrazione penitenziaria; i) l'ispettore dei cappellani; l) gli ufficiali del corpo degli agenti di custodia;
rilevato che in più occasioni tale analogia con l'articolo 67 dell'ordinamento penitenziario non è stata applicata nel caso degli accompagnatori dei parlamentari, considerato che il comma 2 dell'articolo 67, il quale dispone che "l'autorizzazione non occorre nemmeno per coloro che accompagnano le persone di cui al comma precedente per ragioni del loro ufficio", non è mai stato applicato, nonostante i nomi dei collaboratori e/o accompagnatori parlamentari siano sempre stati comunicati in anticipo;
considerato che:
per esperienza degli interroganti le procedure variano nelle diverse prefetture rendendo praticamente impossibili le visite a sorpresa nonché la presenza di parlamentari in casi di emergenza che non mettano in rischio la sicurezza e l'ordine dei centri;
il 9 marzo una delegazione del Partito radicale, guidata dal primo firmatario del presente atto di sindacato ispettivo ha potuto visitare il Centro di identificazione e di espulsione (CIE) di Torino, accompagnata da una troupe del canale televisivo torinese "Quarta Rete" e, grazie alla fattiva collaborazione della questura, è stato sufficiente comunicare i nominativi degli accompagnatori e quelli dei componenti della troupe;
tale procedura non è stata riconosciuta come valida da parte della Prefettura di Roma che ha richiesto non solo i nomi degli accompagnatori dei parlamentari ma anche il numero di iscrizione all'albo dei giornalisti di Radio radicale che avrebbero partecipato alla visita ispettiva, affinché il Ministero dell'interno potesse dare il via libera;
considerato infine che il 25 luglio 2011 decine di parlamentari parteciparono alla campagna "FateCIEntrare" che voleva porre il problema della mancanza di accesso ai CIE per i media, anche a seguito di una circolare del Ministro dell'interno pro tempore Maroni che ne proibiva l'ingresso per non meglio spiegati motivi a seguito della cosiddetta emergenza migrazioni della primavera di quell'anno e, a seguito di tale appello, reiterato nel mese di novembre da parte della Federazione nazionale della stampa italiana, il Ministro in indirizzo aveva annunciato un'inversione di rotta rispetto al passato;
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno, sulla base dell'articolo 67 dell'ordinamento penitenziario, codificare le modalità relative alle visite ispettive in modo da renderne certo e uniforme l'iter in tutto il territorio nazionale;
se e come la citata circolare Maroni dell'aprile 2011 sia stata rivista nella parte relativa alla possibilità per la stampa di accedere ai centri;
quale esito abbiano avuto le intenzioni di riaprire alcuni CIE che furono chiusi nel 2011, come per esempio quello di Santa Maria Capua Vetere, a seguito sia di problemi di ordine pubblico sia di calo degli arrivi di migranti dal nord Africa;
se, in occasione di una prossima mobilitazione di parlamentari e giornalisti, ferme restando le esigenze di sicurezza per tutti gli interessati, intenda diramare una circolare che possa concedere l'accesso ai CIE, ai Centri di accoglienza richiedenti asilo (CARA) e ai centri di prima accoglienza senza alcun problema di ordine burocratico.
(3-02801)
PALMA - Ai Ministri dell'istruzione, dell'università e della ricerca, della salute e della giustizia - Premesso che:
nel TG de "La 7" del 28 febbraio 2012, in un servizio che illustrava la cosiddetta "parentopoli" del Rettore Frati, una giornalista di "Report" contestava al figlio del Rettore, Giacomo Frati, cardiochirurgo a Latina, una mortalità operatoria del suo reparto del 6 per cento, doppia rispetto alla media regionale; il suddetto rispondeva che nessuno tra il personale, all'inizio delle attività operatorie, aveva mai visto una cardiochirurgia, per cui avevano dovuto far pratica sui manichini, così come ampiamente riportato da Gianantonio Stella sul "Corriere della sera" dello stesso giorno. In detto TG Enrico Mentana chiedeva ai tre Ministri ex Rettori, tra cui il Primo Ministro e il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, di intervenire acché l'Italia non continui ad essere lo "zimbello" universitario internazionale;
visto che:
grande risalto nella stampa ha avuto anche una diffida dei sindacati ANPO-ASCOTI e FIALS Universitari alla Regione Lazio, in cui si denunciava la nomina a Direttore di Unità operativa complessa-UOC (primario) sempre del professor Giacomo Frati da parte del Direttore generale del Policlinico, nominato a sua volta pochi giorni prima dal di lui padre Rettore. Detta nomina sarebbe illegittima per l'assenza della posizione di ruolo nell'atto aziendale e quindi in pianta organica del Policlinico. Inoltre il cardiochirurgo Michele Toscano ha affermato, nella trasmissione "TV Robinson" del 23 febbraio 2012 e sul "Giornale", che lo stesso Frati non avrebbe effettuato da primo operatore nemmeno dieci interventi;
la trasmissione televisiva "Report" in data 25 febbraio 2012, ha riportato le dichiarazioni di un medico e di quattro malati di tumore del Reparto di Oncologia del Policlinico, di cui è primario il Rettore Frati, che affermano che quest'ultimo negli anni non solo non ha mai visitato né curato un malato, ma nemmeno ha coordinato le attività cliniche del Reparto stesso;
dalla stessa trasmissione televisiva e dall'atto di significazione e diffida dei sindacati ANPO-ASCOTI e FIALS Universitari del 27 marzo 2012 ai Ministri dell'economia e delle finanze, della salute e dell'istruzione, dell'università e della ricerca, risulta che il Rettore Frati, Direttore di UOC nel Policlinico, è anche Direttore scientifico e Direttore di Dipartimento nella Clinica privata Neuromed di Pozzilli, in Molise, convenzionata con il Servizio sanitario nazionale (SSN), laddove i sindacati affermano che le norme lo impediscono, in quanto con il SSN può intercorrere un unico rapporto di lavoro. La diffida stessa chiede alle Autorità competenti di verificare anche l'invio di pazienti dell'Oncologia diretta da Frati per esami diagnostici o altre prestazioni assistenziali alla Clinica Neuromed di cui è Direttore scientifico. Ricorda anche che l'ex Direttore generale del Policlinico Tommaso Longhi nel 2003 per i suesposti motivi lo destituì dall'incarico di Direttore di UOC e che il Tribunale di Roma (Ufficio del giudice per le indagini preliminari, Sezione 6ª, Procedimento penale n. 6027/04R.GIP del 16 settembre 2004) sancì che l'Azienda aveva adottato i provvedimenti consequenziali alla violazione dell'esclusiva di rapporto d'impiego. I predetti sindacati chiedono di conoscere come mai il Rettore dell'Università di Roma possa essere contestualmente Direttore di UOC con esclusiva di rapporto d'impiego ed anche Direttore scientifico e Direttore di Dipartimento di una Clinica privata convenzionata con il SSN;
considerato che:
il servizio di "Report" citato ha messo in rapporto le donazioni fatte all'Accademia Nazionale di Medicina, di cui il Rettore Frati è presidente, da società farmaceutiche, con gli ingenti budget spesi dal Reparto di oncologia del Policlinico per farmaci oncologici (800.000 euro a trimestre) e che "L'Espresso" del 12 gennaio 2007 riportava che Frati è socio della Forum Service finanziata da case farmaceutiche, che dal 2003 al 2005 ha fatturato 8,5 milioni di euro;
nella citata diffida sindacale si riporta che i crediti iscritti in bilancio dall'Azienda Policlinico Umberto I nei confronti dell'Università la Sapienza assommano a 114.393.271,21 euro al 31 dicembre 2009 e che detti crediti, confermati dalla Regione Lazio, sono stati contestati dal Rettore della Sapienza; quindi, probabilmente, non sono stati riportati come evenienze passive nei bilanci dell'Università stessa;
la numerosità e la gravità dei fatti denunciati da stampa, media e sindacati, che investono comportamenti non solo individuali ma istituzionali, unite ai ricorrenti scandali del Policlinico Umberto I per l'assistenza e per l'organizzazione con grande e recente eco sulla stampa, trovano riscontro completo nei risultati della Commissione parlamentare di inchiesta sull'efficacia e l'efficienza del Servizio sanitario nazionale del Senato. Questa infatti, per quanto riguarda il Policlinico stesso, nella sua relazione conclusiva del marzo 2008, così si esprimeva: "l'assurda proliferazione di posti apicali (primariati) avvenuta negli anni è stato frutto, appare legittimo ritenere, di uno strapotere universitario che non ha tenuto in considerazione le necessità assistenziali e le programmazioni regionali, ma piuttosto il soddisfacimento delle carriere dei singoli medici"; nella stessa relazione si afferma che si tratta "di una istituzione che andrebbe 'rifondata' dalla base e che rappresenta una grave anomalia nel quadro della sanità regionale e nazionale" (doc. XXII-bis, n. 3);
esaminati tutti i fatti esposti la cui estrema gravità va verificata, approfondita in tutti i potenziali aspetti e confermata dalle Amministrazioni di competenza,
si chiede di sapere:
se il Governo sia a conoscenza dei fatti esposti e quali iniziative e/o provvedimenti intenda adottare;
se il Ministro della giustizia non ritenga opportuno che delle possibili notizie criminis sia informata la competente Procura della Repubblica di Roma (che, peraltro, secondo l'articolo pubblicato su "la Repubblica" del 13 aprile 2012, a firma di Angela Maria Erba e Carlo Picozza, avrebbe aperto un fascicolo sulla questione);
se, proprio partendo dalle inconfutabili e gravissime conclusioni della Commissione parlamentare d'inchiesta sul Servizio sanitario nazionale, i Ministri della salute e dell'istruzione, dell'università e della ricerca non intendano valutare l'opportunità di commissariare, per le rispettive competenze, sia il Policlinico Umberto I che l'Università la Sapienza, per garantire in essi la legittimità degli atti e la correttezza dei bilanci, oltre che procedere ad una indispensabile rifondazione dei rapporti tra le due grandi Istituzioni, che la discussa persona dell'attuale Rettore non può e non deve continuare a gestire, avendone così compromessa l'immagine, in uno con l'immagine stessa della pubblica amministrazione, in un momento così grave della vita del Paese.
(3-02803)