gli operatori del settore della generazione di energia elettrica da biomassa solida sono fortemente convinti delle potenzialità che il comparto può esprimere in Calabria, regione particolarmente nota per l'estensione del suo patrimonio boschivo, nonché del contributo che il settore può dare al raggiungimento degli obiettivi sulle fonti rinnovabili fissati dall'Unione europea;
le centrali esistenti in Calabria hanno una potenza elettrica installata vicino ai 100 MW, con centinaia di dipendenti e migliaia di lavoratori nell'indotto;
le centrali a biomassa in Calabria, avendo operato per circa una decina di anni, si trovano ora a dover affrontare un periodo di almeno 15 anni nel nuovo regime di incentivi disegnato dal recente decreto legislativo n. 28 del 2011;
l'attuazione di tali nuove norme prevede l'instaurazione di premialità per la combustione delle cosiddette biomasse da filiera corta, o della biomassa fornita da soggetti che possano firmare con l'utilizzatore finale dei contratti quadro, strumento negoziale previsto dal decreto legislativo n. 102 del 2005, recante "Regolazioni dei mercati agroalimentari";
è da evidenziare che l'applicazione delle disposizioni sulla filiera corta nel territorio calabrese riscontra difficoltà oggettive che rischiano di penalizzare fortemente gli insediamenti produttivi presenti e l'indotto;
la conformazione fisica della Calabria e le sue caratteristiche orografiche rendono complessa la gestione della filiera corta, sia per le particolarità delle aree di taglio disponibili, sia per la presenza della maggior parte degli impianti di produzione in prossimità del mare, cosa che limita notevolmente il raggio di 70 chilometri da utilizzare per l'approvvigionamento in filiera corta;
la disciplina della filiera corta è stata introdotta molti anni dopo la messa a regime degli impianti esistenti in Calabria, i quali sono sorti per essere alimentati per la maggior parte dalla biomassa di provenienza locale ma anche da combustibile extra regionale;
la biomassa locale non è sufficiente ad alimentare la totalità delle centrali esistenti dai primi anni 2000 e in tale rinnovato contesto normativo gli operatori elettrici in Calabria sono costretti a far fronte alle proprie esigenze di approvvigionamento di biomassa a filiera corta, essendo consapevoli che la stessa potrà essere oggetto di dissennate politiche di prezzo, avendo la caratteristica di maggiore premialità per la valutazione dei certificati verdi con coefficiente 1,8;
con decreto ministeriale 674/TRAV del 30 novembre 2006 è stata estesa la possibilità di sottoscrizione dei contratti quadro anche alle organizzazioni professionali di imprese agricole;
allo stato attuale, le industrie o i consorzi boschivi o forestali, che principalmente svolgono in Calabria e su tutto il territorio nazionale i servizi di trasformazione e commercializzazione della biomassa forestale, non risultano tra i soggetti destinatari delle previsioni del decreto legislativo n. 102 del 2005, in quanto non ascritti nella categoria di aziende agricole;
l'estensione delle previsioni del decreto legislativo n. 102 del 2005 a queste imprese comporterebbe un sostanziale contributo in termini occupazionali in una regione, quale la Calabria, che registra elevatissimi tassi di disoccupazione, soprattutto a livello giovanile, la quale compromette lo sviluppo ed il raggiungimento di un livello di ammodernamento dell'intero territorio,
si chiede di sapere come intenda il Ministro in indirizzo attivarsi onde adottare un provvedimento che consenta di ampliare la possibilità di sottoscrivere gli accordi quadro anche all'industria boschiva/forestale, tenendo conto delle particolari dimensioni, dell'indotto e dell'impatto occupazionale che la produzione di energia da biomasse ha generato in Calabria.
(4-07279)