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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 710 del 17/04/2012


Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

BIANCHI - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:

gli operatori del settore della generazione di energia elettrica da biomassa solida sono fortemente convinti delle potenzialità che il comparto può esprimere in Calabria, regione particolarmente nota per l'estensione del suo patrimonio boschivo, nonché del contributo che il settore può dare al raggiungimento degli obiettivi sulle fonti rinnovabili fissati dall'Unione europea;

le centrali esistenti in Calabria hanno una potenza elettrica installata vicino ai 100 MW, con centinaia di dipendenti e migliaia di lavoratori nell'indotto;

le centrali a biomassa in Calabria, avendo operato per circa una decina di anni, si trovano ora a dover affrontare un periodo di almeno 15 anni nel nuovo regime di incentivi disegnato dal recente decreto legislativo n. 28 del 2011;

l'attuazione di tali nuove norme prevede l'instaurazione di premialità per la combustione delle cosiddette biomasse da filiera corta, o della biomassa fornita da soggetti che possano firmare con l'utilizzatore finale dei contratti quadro, strumento negoziale previsto dal decreto legislativo n. 102 del 2005, recante "Regolazioni dei mercati agroalimentari";

è da evidenziare che l'applicazione delle disposizioni sulla filiera corta nel territorio calabrese riscontra difficoltà oggettive che rischiano di penalizzare fortemente gli insediamenti produttivi presenti e l'indotto;

la conformazione fisica della Calabria e le sue caratteristiche orografiche rendono complessa la gestione della filiera corta, sia per le particolarità delle aree di taglio disponibili, sia per la presenza della maggior parte degli impianti di produzione in prossimità del mare, cosa che limita notevolmente il raggio di 70 chilometri da utilizzare per l'approvvigionamento in filiera corta;

la disciplina della filiera corta è stata introdotta molti anni dopo la messa a regime degli impianti esistenti in Calabria, i quali sono sorti per essere alimentati per la maggior parte dalla biomassa di provenienza locale ma anche da combustibile extra regionale;

la biomassa locale non è sufficiente ad alimentare la totalità delle centrali esistenti dai primi anni 2000 e in tale rinnovato contesto normativo gli operatori elettrici in Calabria sono costretti a far fronte alle proprie esigenze di approvvigionamento di biomassa a filiera corta, essendo consapevoli che la stessa potrà essere oggetto di dissennate politiche di prezzo, avendo la caratteristica di maggiore premialità per la valutazione dei certificati verdi con coefficiente 1,8;

con decreto ministeriale 674/TRAV del 30 novembre 2006 è stata estesa la possibilità di sottoscrizione dei contratti quadro anche alle organizzazioni professionali di imprese agricole;

allo stato attuale, le industrie o i consorzi boschivi o forestali, che principalmente svolgono in Calabria e su tutto il territorio nazionale i servizi di trasformazione e commercializzazione della biomassa forestale, non risultano tra i soggetti destinatari delle previsioni del decreto legislativo n. 102 del 2005, in quanto non ascritti nella categoria di aziende agricole;

l'estensione delle previsioni del decreto legislativo n. 102 del 2005 a queste imprese comporterebbe un sostanziale contributo in termini occupazionali in una regione, quale la Calabria, che registra elevatissimi tassi di disoccupazione, soprattutto a livello giovanile, la quale compromette lo sviluppo ed il raggiungimento di un livello di ammodernamento dell'intero territorio,

si chiede di sapere come intenda il Ministro in indirizzo attivarsi onde adottare un provvedimento che consenta di ampliare la possibilità di sottoscrivere gli accordi quadro anche all'industria boschiva/forestale, tenendo conto delle particolari dimensioni, dell'indotto e dell'impatto occupazionale che la produzione di energia da biomasse ha generato in Calabria.

(4-07279)

VITA - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:

con decreto 11 marzo 2010, n. 26, il Ministro dell'istruzione, università e ricerca pro tempore Gelmini ha nominato una commissione di studio con il compito di coordinare ed orientare le indicazioni nazionali per la scuola dell'infanzia, del primo ciclo e dei licei;

sulla base di tale studio è stato adottato il regolamento recante indicazioni nazionali riguardanti gli obiettivi specifici di apprendimento concernenti le attività e gli insegnamenti compresi nei piani degli studi previsti per i percorsi liceali di cui all'art. 10, comma 3 del decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n. 89, in relazione all'art. 2, commi 1 e 3, del medesimo regolamento, di cui al decreto del Ministro dell'istruzione 7 ottobre 2010, n. 211;

nell'ambito di tale regolamento, tra gli obiettivi specifici di apprendimento per il quinto anno del liceo non appaiono, tra gli autori del XX secolo, alcuni tra gli esponenti della cultura del Sud Italia, ovvero grandi della letteratura italiana come Quasimodo, Rocco Scotellaro, Dino Campana, Leonardo Sciascia;

in particolare, nella parte relativa delle indicazioni nazionali per i licei si legge: «Al centro del percorso saranno gli autori e i testi che più hanno marcato l'innovazione profonda delle forme e dei generi, prodottasi nel passaggio cruciale fra Ottocento e Novecento, segnando le strade lungo le quali la poesia e la prosa ridefiniranno i propri statuti nel corso del XX secolo. Da questo profilo, le vicende della lirica, meno che mai riducibili ai confini nazionali, non potranno che muovere da Baudelaire e dalla ricezione italiana della stagione simbolista europea che da quello s'inaugura. L'incidenza lungo tutto il Novecento delle voci di Pascoli e d'Annunzio ne rende imprescindibile lo studio; così come, sul versante della narrativa, la rappresentazione del "vero" in Verga e la scomposizione delle forme del romanzo in Pirandello e Svevo costituiscono altrettanti momenti non eludibili del costituirsi della "tradizione del Novecento". Dentro il secolo XX e fino alle soglie dell'attuale, il percorso della poesia, che esordirà con le esperienze decisive di Ungaretti, Saba e Montale, contemplerà un'adeguata conoscenza di testi scelti tra quelli di autori della lirica coeva e successiva (per esempio Rebora, Campana, Luzi, Sereni, Caproni, Zanzotto, …). Il percorso della narrativa, dalla stagione neorealistica ad oggi, comprenderà letture da autori significativi come Gadda, Fenoglio, Calvino, P. Levi e potrà essere integrato da altri autori (per esempio Pavese, Pasolini, Morante, Meneghello …).»;

considerato che:

non si comprende quali siano le motivazioni che abbiano spinto la Commissione ministeriale ad escludere dal programma gli autori meridionali del XX secolo;

le indicazioni nazionali dovrebbero essere adottate previo parere delle Commissioni parlamentari,

si chiede di sapere:

come il Ministro in indirizzo valuti la scelta operata dal Ministro pro tempore Gelmini di non includere tra gli obiettivi specifici di apprendimento per il quinto anno del liceo gli autori meridionali del XX secolo e come intenda intervenire per colmare tale grave lacuna;

se non ritenga che sarebbe stato necessario sottoporre alle Commissioni parlamentari competenti lo schema di regolamento per l'espressione del prescritto parere previsto dalla legge vigente e, in caso affermativo, se non ritenga di dover procedere con la massima urgenza alla modifica dello stesso regolamento di cui al decreto ministeriale 7 ottobre 2010, n. 211.

(4-07280)

DELLA SETA - Al Ministro della salute - Premesso che:

a quanto risulta all'interrogante le caraffe filtranti non solo sono una spesa inutile, ma possono addirittura peggiorare la qualità dell'acqua potabile. Possono penalizzare le caratteristiche di potabilità e sono vendute, senza nessun controllo, sulla base di vecchie disposizioni che non tutelano la salute. Questo giudizio è contenuto in vari articoli pubblicati recentemente su giornali e siti web;

certo è che l'uso delle caraffe filtranti non elimina le sostanze pericolose e dunque non migliora la qualità dell'acqua: lo confermano gli esisti delle indagini avviate da diverse Procure, secondo i quali questi dispositivi hanno come unico scopo quello di modificare il sapore, l'odore e il colore dell'acqua. Inoltre, una scarsa manutenzione nel tempo rischierebbe di far perdere all'acqua anche le caratteristiche di potabilità;

anche la pubblicità di queste caraffe filtranti è alquanto opaca, perché lascia intendere che le caraffe garantiscono sempre e comunque un miglioramento della qualità dell'acqua mentre più di un test, da ultimo quello realizzato dall'associazione "Altroconsumo", dimostra che per alcuni aspetti tendono a peggiorarla. Il pericolo maggiore è la proliferazione di batteri quando la cartuccia è prossima all'esaurimento: l'acqua filtrata, insomma, potrebbe contenere più batteri di quella del rubinetto. Sempre secondo Altroconsumo, le caraffe filtranti tenderebbero ad addolcire l'acqua;

dunque, le caraffe filtranti rischiano di peggiorare la qualità dell'acqua del rubinetto, e non viceversa;

ora si apprende che finalmente il Ministero della salute ha emanato un provvedimento che, oltre a disporre regole più severe sulle caraffe filtranti, fissa requisiti di sicurezza più severi anche per i dispositivi da applicare ai lavelli di abitazioni private e ristoranti. Le aziende hanno sei mesi di tempo per adeguarsi alla nuova normativa,

si chiede di conoscere se il Ministro in indirizzo non intenda immediatamente avviare un monitoraggio che garantisca fin da ora il rispetto delle nuove norme in materia di salute e di sicurezza dei cittadini, e consenta di evitare ogni forma di informazione ambigua o non veritiera nei confronti dei consumatori.

(4-07281)

FERRANTE, DELLA SETA - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

il 4 luglio 2008 il sindaco di Capo d'Orlando (Messina) ha cambiato la denominazione della locale piazza Giuseppe Garibaldi in piazza 4 Luglio: la data si riferirebbe ad una battaglia navale del 1299 che avrebbe avuto come protagonista una presunta flotta siciliana;

la decisione venne assunta con determina sindacale ed attuata con la spettacolare modalità del martellamento da parte del sindaco della lapide di Garibaldi, da lui definito volgare assassino al soldo degli inglesi;

il turbamento e l'opposizione dei cittadini si espressero in alcune manifestazioni pubbliche ed assunsero forma legale nel ricorso al provvedimento sindacale presentato al Tribunale amministrativo regionale di Catania dall'associazione nazionale "Giuseppe Garibaldi";

con la sentenza n. 171/2010, il TAR Catania accolse il ricorso ed annullò la determina;

il sindaco, anziché ripristinare l'intitolazione, eluse la sentenza facendo approvare alla Giunta un nuovo provvedimento di intitolazione della piazza sulla falsa premessa che non era mai esistita una piazza intitolata a Giuseppe Garibaldi (l'intitolazione era stata decretata nel 1934 e da allora era stata pacificamente riconosciuta e registrata);

il Prefetto di Messina, con proprio decreto, annullò anche questa nuova intitolazione;

il decreto prefettizio non venne impugnato mai presso il Tribunale amministrativo;

il sindaco di Capo d'Orlando, scaduti i termini di impugnativa giudiziaria, presentò un ricorso straordinario al Presidente della Regione Sicilia, a tutt'oggi inevaso;

nel frattempo, però non ha provveduto al ripristino della vecchia denominazione con l'apposizione della relativa targa toponomastica, nonostante tale intitolazione risulti agli atti dell'anagrafe;

permanendo tale situazione, l'associazione "Giuseppe Garibaldi" ha chiesto al TAR di Catania di eseguire la sentenza n. 171/2010 con la quale aveva annullato la determina sindacale del 4 luglio 2008;

in accoglimento della domanda, con sentenza n. 284/2012 del 2 febbraio 2012, il TAR di Catania ha ordinato l'esecuzione della sua precedente sentenza, concedendo al sindaco il termine di giorni 30 dalla notifica della stessa; in caso di inerzia del sindaco, ha nominato commissario ad acta il Prefetto di Messina, concedendogli ulteriori 30 giorni;

il termine concesso al sindaco è scaduto il 17 marzo 2012 senza che lo stesso abbia provveduto a dare esecuzione alla sentenza;

a quanto risulta agli interroganti il Prefetto di Messina, sollecitato a dare esecuzione alla sentenza dall'associazione citata e dal comitato locale costituitosi allo scopo, si è sottratto al compito di Commissario ad acta chiedendo di potersi astenere per presunte, quanto pretestuose, incompatibilità;

tutta questa vicenda è più seria di quanto possa apparire per i valori che sono entrati in gioco: sotto la superficie della personale battaglia del sindaco di Capo d'Orlando attorno a giudizi storici che esorbitano dal suo mandato amministrativo e dunque dal suo ruolo pubblico, va in scena un conflitto istituzionale dove in gioco sono l'autorità e il prestigio dello Stato, o meglio, lo Stato di diritto rispetto all'accanimento di una singola persona contro la storia;

la strenua resistenza ad una sentenza passata in giudicato, non attuata attraverso cavilli e pretesti privi di fondamento, costituisce un esempio dell'incapacità di reazione delle istituzioni repubblicane a quello che ormai si va configurando come un comportamento al limite dell'eversione;

a quanto risulta agli interroganti, il sindaco di Capo d'Orlando non è nuovo a comportamenti elusivi delle sentenze dei tribunali e delle norme che regolano l'azione amministrativa, specie in materia di appalti di opere pubbliche in larga parte disposti ed affidati in regime di somma urgenza, spesso strumentale;

la scelta del Prefetto di Messina di non adempiere al mandato conferitogli dal TAR di Catania, motivato a giudizio degli interroganti con pretesti infondati e cavillosi, diffonde sfiducia nei confronti delle istituzioni e ne scalfisce la credibilità,

si chiede di conoscere:

se quanto sopra corrisponda al vero;

se il Ministro in indirizzo ritenga urgente e utile dare precise indicazioni al Prefetto di Messina affinché esegua immediatamente la sentenza del Tribunale amministrativo di Catania o, in subordine, a valutare la possibilità di trasferire, affidandogli un altro incarico, lo stesso Prefetto, anche alla luce di quanto dichiarato in merito alla sua impossibilità a far eseguire una sentenza perché, a suo dire, sarebbe già parte in causa nel ricorso presentato dal sindaco alla Regione, tuttora pendente;

se non ritenga di attivare la Prefettura di Messina per verificare, per quanto di competenza, eventuali abusi nell'utilizzo del potere di autorità di protezione civile attraverso lo spropositato ricorso alle ordinanze di somma urgenza con le quali il sindaco di Capo d'Orlando ha di fatto abrogato le norme vigenti in materia di progettazione, appalto ed esecuzione di opere pubbliche.

(4-07282)

CARDIELLO - Ai Ministri della difesa e dell'interno - Premesso che:

per il Comune di Sant'Egidio del Monte Albino (Salerno) sarebbe assolutamente importante l'istituzione di una caserma dei Carabinieri al fine di garantire un maggiore e più efficace controllo del territorio e di infondere nei cittadini un più profondo senso di sicurezza e di tranquillità;

tale richiesta è giustificata inoltre dal fatto che l'opera del comandante della tenenza dei Carabinieri di Pagani e dei suoi uomini, i quali comunque sono meritevoli per l'attenzione rivolta al territorio di Sant'Egidio del Monte Albino e per gli sforzi profusi, è tuttavia in qualche modo limitata dai molteplici e difficili problemi derivanti dalla necessità di tenere sotto controllo un territorio oggettivamente troppo vasto (composto da ben tre comuni) e complesso. A ciò si aggiunga il numero esiguo di uomini in servizio, peraltro da ultimo ulteriormente ridimensionato;

in funzione di queste considerazioni e ancor più alla luce di alcuni inquietanti episodi di criminalità e vandalismo che stanno interessando in maniera preoccupante il comune, appare ancora più urgente l'istituzione della caserma;

purtroppo, il comune di Sant'Egidio negli anni passati è assurto agli onori della cronaca, anche nazionale, per l'attività di gruppi criminali organizzati e per episodi di estrema gravità e ferocia. È dato ormai acquisito dalle cronache giudiziarie la presenza sul territorio di Sant'Egidio di alcuni clan camorristici che hanno a lungo operato anche al di fuori dei confini del comune. Infine, soprattutto negli ultimi tempi, sul territorio di Sant'Egidio si sono verificati con preoccupante frequenza episodi di teppismo e di vandalismo, messi in essere da soggetti provenienti anche da comuni limitrofi e che, in più di una circostanza, hanno creato un clima di preoccupazione e di allarme tra i cittadini;

far nascere un nuovo presidio di Forze dell'ordine contribuirebbe, quindi, in maniera sostanziale ad ottimizzare l'azione dell'Arma, in termini di efficacia dei risultati e di percezione di sicurezza da parte dei cittadini, accrescendo in loro anche la fiducia nei confronti delle istituzioni;

sul tema della sicurezza a Sant'Egidio si sono inoltre consumati diversi incontri del Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica, all'esito dei quali è stata da più parti riconosciuta la legittimità della richiesta inerente all'istituzione della caserma;

considerato che all'interrogante pare che si sia perso anche troppo tempo e che la questione non sia più procrastinabile: urgono soluzioni immediate per dare una concreta risposta di sicurezza ai cittadini,

si chiede di sapere in quali modi i Ministri in indirizzo intendano intervenire, ciascuno per quanto di competenza, al fine di provvedere all'istituzione della caserma dei Carabinieri a Sant'Egidio del Monte Albino.

(4-07283)

CARDIELLO - Ai Ministri della giustizia e della salute - Premesso che:

il dottor G. B., in data 12 gennaio 2012, ha presentato regolare denuncia alla Procura della Repubblica di Roma, con la quale ha denunciato i seguenti fatti: nel corso della separazione dalla moglie la figlia minore, brillante studentessa di un istituto internazionale con sede a Roma, viene curata per insonnia con benzodiazepine poiché presenta difficoltà ad addormentarsi; a seguito di un'ordinanza del tribunale per i minorenni la minore viene ricoverata in un ospedale psichiatrico per un presunto tentato suicidio (sempre negato); in tale struttura gli operatori che l'hanno in cura decidono di trattarla con il farmaco Zyprexa; durante il ricovero, inoltre, la minore riceve, oltre ad altre gravi aggressioni, anche una lesione da taglio provocata da un giovane, presunto tossicodipendente, con un righello sporco di sangue; tali episodi, nonostante fossero ben noti, non sono stati mai denunciati né dal consulente tecnico d'ufficio né dagli altri operatori sociali che hanno avuto in cura la minore impedendo, in questo modo, anche l'accertamento dell'eventuale sieropositività dell'aggressore e la conseguente cura della minore aggredita; in sintesi la minore, dal momento in cui viene ricoverata, per gli operatori diviene, da normalissima e brillante adolescente, una giovane in preda a psicosi;

nella citata denuncia è confermato che la minore semplicemente non vuole rimanere nella struttura psichiatrica, dalla quale ha provato a fuggire in diverse occasioni, ma desidera ricongiungersi al padre, così come era stato previsto durante le fasi della separazione;

considerato che a quanto risulta all'interrogante:

il farmaco Zyprexa prescritto alla minore per curare l'insonnia risulterebbe essere la causa di molti effetti collaterali e il suo uso sarebbe consentito solo per il trattamento della schizofrenia o di altre malattie mentali;

tra gli effetti collaterali vi è un'importante sindrome neurologica che può portare al suicidio tanto che il nome di detto farmaco è legato, in letteratura scientifica, al più alto numero di suicidi commessi da pazienti in trattamento;

per tale motivo la casa farmaceutica produttrice, negli Stati Uniti, è stata condannata a pagare ingenti somme per cause risarcitorie a parenti che hanno perso i propri cari a causa di suicidi;

rilevato che a giudizio dell'interrogante:

vi è il sospetto che la minore citata in premessa possa manifestare atteggiamenti non normali proprio a causa della somministrazione di detto farmaco;

vi è il sospetto che gli operatori, che, a tutti i livelli, giudiziario e assistenziale, avrebbero dovuto prendersi cura della minore, non abbiano compreso appieno le necessità della stessa,

l'interrogante chiede di conoscere quali siano le valutazioni dei Ministri in indirizzo sul caso riportato in premessa e, in conseguenza, se ritengano, per il bene superiore della minore, di voler disporre, ciascuno per quanto di competenza, le opportune verifiche a tutti i livelli per accertare i fatti.

(4-07284)

DELLA SETA, FERRANTE - Al Ministro per i beni e le attività culturali - Premesso che:

il centro storico di Roma, con il suo mirabile complesso di edifici, monumenti, piazze, strade, è il patrimonio culturale, storico, archeologico e architettonico più esteso ed importante d'Italia e forse del mondo intero, censito dall'Unesco fra i beni patrimonio dell'umanità. Tuttavia, nonostante sulla carta sia uno dei luoghi più tutelati, nei fatti l'azione di vigilanza da parte delle autorità a ciò deputate non è sempre sufficientemente attenta ed incisiva;

in particolare, negli ultimi anni il centro storico di Roma è stato sottoposto al costante attacco di un indirizzo politico ed amministrativo che ne ha ridotto e svilito la funzione. Tra le conseguenze di questo orientamento, vi è stata l'occupazione di sempre maggiori spazi nelle piazze più suggestive e tutelate, da parte di esercizi commerciali dediti alla ristorazione, con un affollamento di "dehors", arredi, strutture ed impianti esterni tale da ostacolare non solo la fruizione dei suoli, ma anche la visione dei monumenti, e da stravolgere l'aspetto del paesaggio urbano: al posto di selciati, prospettive architettoniche e fontane, prevale ormai una lunga litania di plastiche dai colori a volte sgargianti;

risulta agli interroganti che di fronte a questo fenomeno l'amministrazione capitolina e quella regionale, anziché esercitare le loro prerogative ed i loro doveri di tutela del patrimonio culturale, hanno agito finora in direzione esattamente opposta, tollerando e di fatto incoraggiando il selvaggio sfruttamento commerciale del centro storico di Roma contro ogni regola posta a tutela dei beni storici, culturali e archeologici della città e della serenità di residenti e visitatori;

questo comportamento inaccettabile ha scatenato la forte contrarietà del I Municipio e di molte associazioni e comitati, quali ad esempio il "Comitato residenti del centro storico", che si sono detti pronti a denunciare il sindaco Alemanno per abuso d'atti d'ufficio e abuso di potere;

questa situazione intollerabile era già stata oggetto di un atto di sindacato ispettivo presentato dagli interroganti il 10 gennaio 2012 (4-06528). In questi ultimi giorni, i principali quotidiani di Roma hanno poi riferito di un nuovo episodio inquietante: la Commissione commercio del Consiglio comunale ha votato una delibera, firmata dal Presidente della commissione e da altri consiglieri comunali, con la quale di fatto "si sanano" tutti i dehors abusivi e cancellano, per il futuro, le competenze della Soprintendenza in materia di autorizzazione all'installazione degli arredi esterni a negozi ed esercizi pubblici;

a giudizio degli interroganti il clima di irregolarità endemica che caratterizza molte attività nel centro storico è confermato da altre vicende, come l'imperversare incontrollato dei cosiddetti centurioni in prossimità dei principali monumenti o il monopolio dei "camion-bar" che stazionano nel centro, tutti gestiti dalla famiglia Tredicine,

si chiede di conoscere se il Ministro in indirizzo non intenda, al fine di vigilare sul rispetto dei principi costituzionali di tutela dei beni architettonici, della trasparenza, dell'imparzialità e della legittimità nell'azione della pubblica amministrazione, attivarsi nell'ambito delle proprie competenze per accertare se la citata proposta di sanare situazioni abusive e di restringere la competenza della Soprintendenza non contenga evidenti violazioni di specifiche disposizioni di legge.

(4-07285)

VALDITARA - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:

i consorzi interuniversitari di ricerca operano da sempre nel quadro degli obiettivi e degli indirizzi del sistema italiano dell'università e della ricerca, che, come noto, si basano su principi di programmazione, autonomia responsabile e valutazione, come di recente ribadito anche dalla legge 30 dicembre 2010, n. 240, e dal Programma nazionale di ricerca 2011-2013;

anche sulla scorta delle specifiche previsioni di legge, i consorzi interuniversitari di ricerca assolvono ad importanti funzioni: 1) selezione delle unità di ricerca accademica, anche interdisciplinari, che presentino un grado di elevata affinità allo scopo di creare e consolidare specifiche filiere di ricerca, valorizzare al meglio le diverse competenze, formare reti di eccellenza e promuovere la circolazione delle idee e delle conoscenze anche a vantaggio della formazione dei più giovani; 2) contenere i costi amministrativi e gestionali delle strutture accessorie di supporto alla ricerca, attraverso una organizzazione efficiente delle strutture medesime che sfrutti l'accentramento delle funzioni amministrative e gestionali, in modo da liberare maggiori risorse esclusivamente a favore della ricerca vera e propria, e impiegare al meglio le strumentazioni e le infrastrutture a disposizione della comunità scientifica nazionale; 3) promuovere la collaborazione tra l'università, gli enti pubblici di ricerca, gli enti pubblici in generale e le aziende private, per una maggiore apertura del sistema universitario verso l'esterno anche al fine di favorire il trasferimento tecnologico; 4) aumentare il grado di internazionalizzazione delle attività di ricerca universitarie e garantire una partecipazione qualificata a progetti di scala europea attraverso un "interlocutore unico" che rappresenti di fatto più sedi universitarie, nonché acquisire progetti di ampia portata come quelli europei che richiedono il coinvolgimento di numerose strutture e ricercatori;

i risultati dell'attività dei consorzi sono evidenti sia sotto il profilo della ricerca, tanto da spingere diversi consorzi a sottoporsi volontariamente al sistema di valutazione della qualità della ricerca (VQR) dell'Agenzia di valutazione del sistema universitario e della ricerca (ANVUR) per competere all'assegnazione delle risorse aggiuntive, che sotto il profilo dell'efficienza organizzativa e della gestione delle risorse finanziarie; per citare qualche esempio in merito: alcuni consorzi interuniversitari hanno avuto accesso negli anni passati ai fondi dei Programmi quadro europei; il sistema universitario italiano è presente nell'European Science Foundation unicamente attraverso un consorzio interuniversitario di ricerca; i consorzi sono in grado, spesso più dei singoli atenei, di reperire risorse finanziarie private aggiuntive rispetto ai fondi pubblici erogati dal Ministero;

il Ministero dell'istruzione, università e ricerca ha sempre contribuito all'attività dei consorzi versando loro una quota del Fondo di finanziamento ordinario (FFO) dell'università, e il contributo del Ministero è importante non solo per il finanziamento delle attività ma anche a titolo di vero e proprio riconoscimento del ruolo fondamentalmente pubblico svolto dai consorzi;

la quota del FFO che il Ministero ha riservato ai consorzi negli ultimi anni si è andata via via riducendo e comunque è sempre stata nell'ordine di pochi milioni di euro; nello specifico, per l'anno 2011 in sede di ripartizione del FFO il Ministero ha assegnato ai consorzi una quota pari a 4,56 milioni di euro;

in base allo schema di decreto ministeriale per la ripartizione del FFO 2012, la quota destinata ai consorzi interuniversitari di ricerca si ridurrebbe ad appena 3 milioni di euro per l'anno in corso, con una decurtazione del 34 per cento rispetto all'anno precedente, che mina alla base la stessa sopravvivenza dei consorzi; tale proposta di ripartizione penalizza pesantemente i consorzi interuniversitari, fa venire meno infatti quelle risorse pubbliche che fino a oggi hanno permesso loro di funzionare regolarmente, e con ogni probabilità potrebbe determinarne l'affossamento, con conseguente licenziamento di molte risorse professionali specializzate, senza peraltro prevedere in alternativa alcuna strategia finalizzata a proseguire l'importante opera fino a oggi svolta dai consorzi in termini di promozione e valorizzazione di best practice nel sistema italiano della ricerca,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non ritenga che l'esperienza dei consorzi interuniversitari di ricerca abbia un fondamentale significato di carattere strategico, oltre che operativo, per il sistema italiano della ricerca, e che in tal senso detta esperienza vada valorizzata, sostenuta e guidata dal Ministero vigilante;

se non intenda intervenire in modo opportuno sullo schema del decreto ministeriale per la ripartizione del FFO per l'università in modo da ristabilire un ammontare congruo di risorse finanziarie da destinare al sostegno dell'attività dei consorzi interuniversitari di ricerca;

se non ritenga di utilizzare i risultati dell'attività di valutazione VQR dell'ANVUR per il futuro sostegno ai consorzi, adottando criteri di finanziamento che ne guidino un'efficace riorganizzazione, senza che nel frattempo si rischi la discontinuità delle loro attività.

(4-07286)

VALDITARA - Al Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione - Premesso che:

con avviso pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 95 del 30 novembre 2007 il Ministero della pubblica istruzione ha bandito un concorso pubblico per esami a 230 posti di funzionario amministrativo/giuridico, legale e contabile, area C, posizione economica C1 del ruolo del personale del Ministero per gli uffici dell'amministrazione centrale e periferica;

all'Ufficio scolastico regionale della Lombardia venivano assegnati 37 posti;

dopo il completamento delle procedure di esame, con proprio decreto del 23 marzo 2010, il direttore generale dell'Ufficio scolastico regionale della Lombardia provvedeva ad approvare la graduatoria generale di merito del concorso;

in tutte le regioni, l'amministrazione scolastica, come da previsione di legge, ha provveduto ad assumere i vincitori di concorso immettendo in ruolo nella misura del 20 per cento rispetto ai pensionamenti, e seguendo anche un criterio cronologico procedendo all'assunzione per regione in base alla data nella quale sono terminate le prove di selezione nelle diverse regioni;

la Lombardia, in questi due anni, ha registrato il maggior numero di pensionamenti, ma, avendo terminato per ultima le prove di esame, non ha ancora potuto immettere in ruolo i vincitori del concorso;

a partire dall'anno in corso, tuttavia, essendosi esaurite le assunzioni presso tutte le altre regioni, dovrebbero avere luogo le assunzioni dei vincitori del concorso presso la Regione Lombardia, ma non è ancora stata emanata una circolare del Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione, che disciplina le immissioni in ruolo di tutta la pubblica amministrazione;

la circolare viene normalmente pubblicata entro il mese di febbraio di ogni anno,

si chiede di sapere quali siano le ragioni per le quali la circolare, a differenza di quanto avvenuto negli anni scorsi, non è ancora stata emanata, e se il Ministro in indirizzo non ritenga di dover provvedere alla sua emanazione in tempi brevi.

(4-07287)

VALDITARA - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:

con il decreto del Ministro dell'istruzione, università e ricerca 14 marzo 2012, n. 31, è stato definito il numero di "posti disponibili a livello nazionale per le immatricolazioni ai corsi di Tirocinio Formativo Attivo per l'abilitazione all'insegnamento" nella scuola secondaria, di primo e di secondo grado, per l'anno scolastico 2011/2012;

l'elenco delle classi di abilitazione indicate negli allegati al decreto non include la categoria concorsuale afferente alle discipline artistiche e musicali e relativa al comparto dell'alta formazione artistica, musicale e coreutica (AFAM) del Ministero dell'istruzione;

il decreto ministeriale, alla luce di quanto rilevato in merito all'esclusione della categoria concorsuale afferente alle discipline artistiche e musicali, nonché a causa di ulteriori criticità rilevate sul versante della distribuzione territoriale dei posti disponibili, rischia di produrre una serie di discriminazioni nella possibilità di accesso al tirocinio formativo attivo (TFA), in particolare nei confronti dei docenti di tali discipline di cui alla categoria concorsuale dell'AFAM, i quali rischiano di veder slittare di fatto la loro partecipazione al tirocinio di un ulteriore anno rispetto alle altre discipline invece contemplate dal decreto,

si chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda assumere in merito all'attivazione del TFA per i docenti delle discipline artistiche e musicali afferenti alla categoria concorsuale dell'AFAM, e in particolare per evitare a questi ultimi lo slittamento di un anno per l'accesso ai corsi di tirocinio.

(4-07288)

FIRRARELLO - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:

nel corso della tavola rotonda tenutasi al "Vinitaly" di Verona, che ha affrontato il tema del rapporto fra gli istituti di credito e le imprese agricole, è emerso che le aziende agricole, rispetto alle imprese di altri settori, sostengono nel breve periodo il doppio del costo del denaro a parità di importi e di durata dei prestiti richiesti;

il Taeg medio ponderato, ovvero l'indicatore del costo complessivo del credito, per prestiti fino a 5 anni è del 4,51 per cento in agricoltura, del 2,39 nel settore manifatturiero e del 3,29 in quello alimentare: in sostanza il denaro preso in prestito costa più agli agricoltori che agli industriali;

secondo il vicepresidente di Confagricoltura Sicilia tale divario è dovuto al fatto che le banche oggi non hanno più, come in precedenza, una sezione speciale di credito agrario con funzionari specializzati sui finanziamenti alle aziende agricole, ragion per cui per le aziende agricole non in bilancio è difficile se non impossibile individuare parametri certi di bancabilità;

la specializzazione del credito agrario è un problema effettivo per la cui soluzione servirebbero funzionari di banca in grado di "valutare" il cliente "agricolo" comprendendone la situazione patrimoniale e le peculiarità dell'azienda stessa;

la maggior parte delle aziende agricole, in particolar modo quelle siciliane, soprattutto in questo periodo di grave crisi, in cui i prezzi dei prodotti continuano a calare e i prezzi di produzione continuano ad aumentare, pur essendo fortemente indebitate non riescono ad avere accesso al sistema creditizio;

anche in tema di agevolazioni pubbliche, la soglia de minimis prevista per l'accesso è pari a 7.500 euro in un triennio per le aziende agricole rispetto ai 200.000 euro per le piccole e medie imprese;

tali limitazioni rischiano di vanificare ogni intervento per il consolidamento delle aziende agricole siciliane;

la Regione Siciliana ha avanzato al Consiglio dei ministri la richiesta di innalzamento della predetta soglia minima, ma solo per quelle imprese il cui livello attuale è 200.000 euro;

la soglia minima dovrebbe essere innalzata, invece, anche per le aziende al di sotto di tale livello per evitare che le misure anticrisi perdano efficacia per le aziende agricole siciliane,

si chiede di sapere:

se il Governo ritenga di dover intervenire con atti di competenza per innalzare l'attuale soglia minima de minimis in modo da consentire l'accesso alle agevolazioni pubbliche anche alle aziende agricole al di sotto dei 200.000 euro;

quali siano le sue valutazioni riguardo al reinserimento di sezioni specializzate nel credito agrario all'interno del sistema bancario italiano.

(4-07289)

RUSSO - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e per i beni e le attività culturali - Premesso che:

il Comune di Capalbio (Grosseto) ha inoltrato molteplici volte alla Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici di Siena e Grosseto richiesta di autorizzazione paesaggistica in merito alla necessità di posa stagionale sull'arenile contiguo agli stabilimenti balneari di strutture amovibili in legno (cabine, pedane e torrette bagnino), ricevendone, al contempo, tassativi dinieghi;

le disposizioni giuridiche sulle quali si innestano i dinieghi rilasciati dall'Ente si profilano nell'ambito di applicazione della disciplina paesaggistica ai sensi del decreto ministeriale 13 maggio 1965 e della Scheda di paesaggio all'interno dell'ambito n. 26 contenuta nel Piano di indirizzo territoriale della Regione Toscana;

la Soprintendenza afferma, inoltre, che l'applicazione integrale della scheda e dell'interpretazione del punto 38 dell'allegato al decreto del Presidente della Repubblica n. 139 del 2010 rende inattuabile qualsiasi tipo di intervento di supporto negli stabilimenti balneari del litorale che bagna il territorio di Capalbio;

considerato che al punto 38 dell'allegato al decreto del Presidente della Repubblica n.139 del 9 luglio 2010, invece, il Comune toscano ritiene che per gli interventi di modifica dell'arenile che abbiano una durata inferiore ai 120 giorni non sia necessaria la concessione di un'autorizzazione con procedura ordinaria e non semplificata, ed, in ogni caso, non trattandosi di interventi permanenti, non dovrebbero essere soggetti ad autorizzazione paesaggistica ma solo agli adempimenti previsti dal regolamento edilizio comunale,

si chiede di sapere:

se il Governo non voglia intervenire per quanto di competenza affinché vengano rimossi questi "inopportuni" ostacoli normativi che non permettono agli stabilimenti balneari, in vista della prossima apertura della stagione estiva, di dotarsi di servizi di supporto necessari al benessere e la tutela fisica dei bagnanti e dei turisti;

se non voglia indagare affinché si faccia chiarezza in merito alla disciplina normativa elencata, irragionevolmente orientata nella direzione di un inevitabile depauperamento nella ricettività balneare dello splendido litorale sito nella provincia di Grosseto.

(4-07290)

D'AMBROSIO LETTIERI, AMORUSO - Al Ministro della salute - Premesso che:

secondo quanto riportato ampiamente dalla stampa, negli ultimi sei anni il Policlinico di Bari ha adoperato un macchinario per Pet-Tac mobile che sarebbe costato ben 15 milioni di euro, tanti quanti ne sarebbero occorsi per comprare 4 Pet-Tac fisse di proprietà del Servizio sanitario regionale che avrebbero potuto essere dislocate sull'intero territorio pugliese;

il Tribunale di Lecce ha condannato la Regione Puglia a risarcire i pazienti oncologici delle spese sostenute per essere stati costretti, diversi anni fa, a sottoporsi privatamente alla Pet - Tac in assenza di quella pubblica;

il medesimo importo, ovvero 15 milioni di euro, corrisponderebbe al gettito delle entrate dello scorso anno recuperate dall'introito dell'accisa regionale sulla benzina;

i contribuenti pugliesi pagano circa 338 milioni di euro ogni anno in tasse regionali;

considerato che:

le vicende della Pet di Bari hanno inizio nel 2005 quando fu avviato il progetto per la realizzazione del nuovo complesso dell'emergenza che avrebbe dovuto ospitare, fra l'altro, anche le apparecchiature per la diagnosi dei tumori;

i lavori, che avrebbero dovuto concludersi nel 2009 e che sono stati oggetto di diverse varianti con vorticoso aumento dei costi, non sono ancora conclusi;

nel frattempo, dal 2006, il Policlinico di Bari ha fatto ricorso ad un service esterno per garantire l'effettuazione della Pet-Tac pagando il noleggio di un rimorchio sul quale vengono fatti accomodare i pazienti che devono essere sottoposti all'esame;

i costi per tale attività si aggirerebbero intorno ai 10.000 euro al giorno;

preso atto che:

il bene della salute è protetto dall'articolo 32 della Costituzione in maniera incondizionata e completa mentre la legge ordinaria dovrebbe assicurare l'assistenza sanitaria;

i malati di tumore pugliesi, oltre ai tormenti della malattia, sono obbligati a soffrire un palese disagio fisico e psichico o, in alternativa, ad intraprendere i cosiddetti "viaggi della speranza" fuori regione per carenza di strutture destinate alla diagnosi e alla cura delle malattie oncologiche,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto sopra;

se e quali iniziative intenda promuovere al fine di accertare l'effettivo impiego dei fondi destinati al comparto della sanità pugliese, verificando l'eventuale spreco di risorse pubbliche, chiarendo la responsabilità della gestione dei fondi e il loro legittimo utilizzo;

se e in quali modi intenda intervenire, nei modi e con i mezzi che riterrà più opportuni, al fine di garantire anche ai cittadini della Puglia la possibilità di usufruire dei servizi sanitari garantiti a tutti i malati di tumore residenti sul resto del territorio italiano.

(4-07291)

BIANCONI - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che:

a seguito dell'emergenza maltempo dello scorso mese di febbraio 2012 ben 11 Regioni, gravemente colpite da tale calamità, avrebbero inoltrato formale richiesta per accedere a due differenti finanziamenti: uno relativo al Fondo europeo di solidarietà è l'altro al Fondo statale della protezione civile nazionale per le spese sostenute dagli enti locali nell'emergenza neve;

il Fondo europeo di solidarietà prevede che l'eventuale stanziamento dei contributi non vada ai privati, tanto che la stima dei danni e dei costi di intervento deve fare riferimento a servizi pubblici, opere di messa in sicurezza, gestione emergenza, enti locali, infrastrutture e trasporti;

al Fondo statale della protezione civile si può attingere, invece, anche per gli oneri sostenuti per l'attivazione di mezzi pubblici e per ulteriori impegni straordinari sostenuti dagli enti locali per l'assoluta urgenza e la successiva ripartizione;

vista l'eccezionalità dell'evento, il Presidente del Consiglio dei ministri ha richiamato l'attenzione sull'eccezionale rischio di compromissione degli interessi primari per le straordinarie avversità atmosferiche a partire dall'8 febbraio 2012. Da questo momento il coordinamento complessivo degli interventi d'emergenza a livello nazionale è stato assunto dal Capo del Dipartimento della protezione civile della Presidenza del Consiglio dei ministri, il quale ha convocato puntualmente il proprio comitato operativo per coordinare gli interventi;

a seguito dell'accordo tra il Dipartimento della protezione civile e le Regioni interessate dall'evento calamitoso è stata attuata una ricognizione al fine di premettere al Governo di inoltrare un'unica richiesta per accedere al Fondo di solidarietà europeo, previsto dal regolamento (CE) n. 2012/2002;

sempre a seguito del citato accordo il Governo ha chiesto agli enti locali, tramite gli uffici preposti, la stima dei danni causati dal maltempo, per procedere ad una valutazione generale dei danni relativi alle infrastrutture, alle attività produttive ed alle attività agricole dei singoli territori,

si chiede di sapere se il Presidente del Consiglio dei ministri, in riferimento all'accordo intervenuto con le Regioni, abbia presentato formale richiesta alla Direzione generale della politica regionale della Commissione europea per accedere ai contributi previsti dal Fondo di solidarietà europeo, entro i termini previsti dal regolamento comunitario, che indica come scadenza dieci settimane dall'inizio dell'evento calamitoso.

(4-07292)

PEDICA - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:

l'Agenzia spaziale italiana (ASI), organo sottoposto alla vigilanza del Ministero dell'istruzione, università e ricerca, partecipa con percentuali diversificate a una serie di società a capitale pubblico-privato, che si occupano di attività industriali e di ricerca nel settore spaziale;

tra queste, particolare importanza assume il CIRA (Centro italiano ricerche aerospaziali), una società consortile per azioni, oggi a maggioranza pubblica, che vede ASI come primo partecipante con oltre il 45 per cento; alla maggioranza del capitale sociale partecipano anche il CNR, la Regione Campania e le principali aziende aerospaziali italiane;

l'ASI ha il diritto di designare il presidente e due membri del Consiglio d'amministrazione del CIRA;

essendo nel 2008 Enrico Saggese Commissario straordinario dell'Agenzia spaziale italiana e non essendo ancora stato nominato il Consiglio d'amministrazione, l'ingegner Saggese si è proposto alla presidenza del CIRA, in scadenza in questi giorni;

secondo quanto riferito all'interrogante l'Ispettorato generale di finanza, da fine settembre 2010 a gennaio 2011, su richiesta formale del Presidente dei revisori dei conti dell'Agenzia, ha svolto una verifica amministrativo-contabile da cui sono emersi gravi sospetti legati ai generosi trattamenti economici del personale, alle discutibili progressioni di carriera e alle somme utilizzate per consulenze fornite a titolo personale al presidente dell'ASI da tecnici e da suoi collaboratori;

considerato che:

da quanto riferito all'interrogante, i consulenti contestati nei resoconti ispettivi perché non giustificati da alcuna necessità o carenza aziendale, avrebbero contestualmente goduto di ulteriori contratti di consulenza anche da parte del CIRA;

i rapporti di consulenza contestati, perché negativamente incidenti sulle spese di gestione e di mantenimento dell'ente, riguarderebbero soprattutto la prebenda fornita all'Avvocato dello Stato, per un importo stimato intorno ai 60.000 euro annui, e una consulenza psicologica, di oltre 16.000 euro, per assicurare lo assessment dei dirigenti;

discutibili rapporti professionali nascerebbero da legami familiari esistenti tra funzionari che hanno inizialmente operato in ASI e ricoprono ora funzioni manageriali nel CIRA;

analoghe commistioni esisterebbero, sempre secondo quanto riferito all'interrogante, tra una società torinese che si occupa di organizzazione eventi e i responsabili della comunicazione e realizzazione eventi dell'ASI e del CIRA, che farebbero emergere strettissimi legami familiari tra gli amministratori e i proprietari della società in questione,

si chiede di sapere:

se il Governo non ritenga opportuno monitorare la gestione dell'Agenzia, al fine di verificare la liceità delle procedure amministrative e gestionali adottate, anche tenendo conto della rilevanza delle somme investite utilizzando fondi pubblici;

quali iniziative formali di competenza intenda adottare anche in relazione alle indagini svolte e in itinere, e ai risultati emersi da queste, e se si intenda informare al riguardo;

se sia a conoscenza della severa lettera di denuncia trasmessa dal magistrato della Corte dei conti responsabile del controllo dell'ASI al riguardo delle modalità con le quali il presidente dell'Agenzia distribuisce le presidenze nelle aziende partecipate e quali iniziative il Ministro dell'istruzione, università e ricerca, in qualità di organo vigilante intenda assumere per il ripristino della legalità nella gestione dell'ASI;

se non si ritenga opportuno, dato l'elevato numero di contestazioni e comunque dopo le opportune verifiche sulla bontà dell'operato del presidente dell'ASI, richiedere le dimissioni dello stesso al fine di poter garantire un corretto e trasparente funzionamento dell'ente, soprattutto in questo momento in cui sono in scadenza diverse posizioni manageriali nel CIRA e nella maggioranza delle altre società partecipate.

(4-07293)

LANNUTTI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

giungono all'interrogante numerose segnalazioni di imprenditori vessati dal sistema bancario e dai contratti derivati, strumenti finanziari che le banche, con leggerezza e senza rendere coscienti i clienti del "gioco d'azzardo" vero e proprio che rappresentano, hanno fatto loro sottoscrivere e che li stanno portando alla rovina;

in particolare il caso di un imprenditore della provincia di Venezia che ha firmato un prodotto derivato con la Banca nazionale del lavoro (BNL) e che oggi rischia il fallimento a causa dei forti interessi che paga;

l'imprenditore lamenta di aver provato in tutti i modi ad interrompere detto prodotto derivato finanziario con la banca, anche attraverso la via della mediazione obbligatoria, senza riuscirci. Ha persino provato ad estinguere il contratto derivato indebitandosi con un'altra banca, pur di metterci la parola fine, però, ogni volta che si è rivolto alla BNL, questa ha preteso cifre assurde e per di più ogni volta il valore non è mai quello mark-to-market ma quello di 3 mesi prima; quindi ha trovato assolutamente impossibile stabilire un dialogo o una negoziazione con la banca. Inoltre dovrebbe ricevere almeno una volta al mese la comunicazione del "valore" del derivato, invece lo riceve ogni 6 mesi con il valore però di 3 mesi prima;

considerato che:

come scrive Paolo Brera il valore dei derivati «sul mercato mondiale, ha raggiunto la bella cifra di 700.000 miliardi di dollari, stando all'ultima rilevazione (2011) della Banca dei Regolamenti Internazionali. Dieci volte il pil mondiale. Nessuno sa a quanto ammonti il vero valore di tutta questa massa di registrazioni elettroniche. (...) A controllare più del 90% di questo mercato sono cinque sole banche, Jp Morgan Chase, Bank of America, Morgan Stanley, Goldman Sachs e Hsbc. Se una di queste perde solo un decimo sui derivati in suo possesso, per rimettere a posto le cose l'intera economia mondiale deve lavorare due mesi e mezzo. (...) Per questo Warren Buffett ha definito i derivati "armi di distruzione di massa". I derivati finanziari sono gioco d'azzardo allo stato puro, ma sono truccati da nobilissime incarnazioni della Finanza Moderna. Regolamentarli in qualche modo è già molto difficile, ma se si aggiunge alla difficoltà la scarsissima volontà politica è uno sforzo disperato: per controllare a dovere questa finanza pirotecnica bisognerebbe colpire interessi potenti e? molto generosi verso i politici» (si veda "L'Arena.it" dell'8 aprile 2012);

Mario Lettieri e Paolo Raimondi per "Italia Oggi" scrivono: «Bisogna (...) prosciugare l'oceano dei derivati finanziari, a cominciare dagli Otc (...) negoziati fuori dai mercati e tenuti fuori dai bilanci. È indispensabile introdurre da subito semplici ma chiare misure per proibire azioni speculative allo scoperto e altri pericolosi giochi finanziari. Occorre ristabilire un moderno Glass-Steagall Act, cioè la legge bancaria anti-Grande Depressione del 1933 che separava le banche commerciali da quelle di investimento, per evitare che i risparmi siano usati per le speculazioni. E si mandi a casa chi sostiene che bisogna dare credito ai mercati e non alla politica. Chi pretende per la finanza e per la speculazione una libertà assoluta»;

il presidente Luigi Giampaolino, in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario della magistratura contabile, ha parlato di quanto «"L'illegalità, corruzione e malaffare sono fenomeni ancora notevolmente presenti nel Paese le cui dimensioni sono di gran lunga superiori a quelle che vengono, spesso faticosamente, alla luce". (...) Essere a conoscenza della "mappatura" dei fenomeni di corruzione, aggiunge, serve "per effettuare una ricognizione degli episodi più ricorrenti di gestione delle risorse pubbliche inadeguata, perché inefficace, inefficiente, diseconomica". Giampaolino si riferisce a tutti i comportamenti che arrecano "un danno alle finanze pubbliche": dalla corruzione dell'attività sanitaria, allo smaltimento dei rifiuti, dal "gravemente colposo" utilizzo di strumenti derivati o prodotti finanziari simili, per arrivare alla costituzione e gestione di società a partecipazione pubblica e alla stipula di contratti pubblici di lavori, servizi e forniture. Vengono inclusi anche gli errori nella gestione del servizio di riscossione dei tributi"» (si veda "la Repubblica" del 16 febbraio 2012);

il Ministro dell'economia pro tempore Tremonti in un'intervista televisiva ha ribadito di essere contrario alla tassazione dei derivati bancari, in quanto sono illegali e di conseguenza, tassandoli, sarebbe stata riconosciuta la loro regolarità, quando devono invece essere vietati perché illegali;

il Presidente del Consiglio dei ministri Monti, alla Conferenza stampa con i vertici della finanza del 20 febbraio 2012, ha parlato della necessità di prendere misure a livello europeo per risolvere il grave problema dei prodotti derivati;

l'attuale Presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, al momento della sua investitura, ha accennato, tra i tanti problemi da affrontare, alla necessità urgente della regolamentazione dei derivati finanziari;

un'inchiesta condotta da Paolo Biondani per la rivista "L'espresso" sui contratti derivati stipulati dagli enti evidenzia la pericolosità di questo tipo di investimenti definendolo una mina vagante che minaccia i conti del sistema Italia visto che sulla carta dovrebbero servire per ridurre rischi futuri, come una specie di assicurazione: ad esempio per limitare i danni del rialzo dei tassi, del crollo dell'euro o di altri imprevisti, ma in realtà funzionano come una scommessa e a vincere il gioco sono quasi sempre le banche;

la rilevazione della Banca d'Italia del marzo 2010 conferma che 13 Regioni, 28 Province, 371 Comuni e 14 università o società pubbliche hanno debiti enormi, per almeno 21 miliardi e 813 milioni, tuttora agganciati a derivati firmati con banche domiciliate in Italia;

dall'indagine conoscitiva della 6ª Commissione permanente (Finanze e tesoro) del Senato è risultato che i derivati degli enti locali ammontano a 30 miliardi di euro;

le cronache hanno riportato la gigantesca truffa perpetrata da banche estere ed italiane a danno di quasi 500 enti locali, oggetto di indagini della magistratura penale - anche a seguito della raffica di denunce inoltrate dall'Adusbef - in particolare l'indagine condotta dal pubblico ministero della Procura di Milano Alfredo Robledo che ha rinviato a giudizio alcune banche per i danni inferti al Comune di Milano;

un'uscita di agenzia dell'Ansa del 16 aprile 2012 riporta: "Una nuova informativa della Guardia di finanza conferma alla Procura della Repubblica di Catanzaro che la Regione Calabria ha subito un danno di 26 milioni di euro per la sottoscrizione dei derivati (swap). Sulla sottoscrizione dei derivati da parte della Regione Calabria con l'istituto di credito giapponese Nomura, dal 2004 al 2006, è in corso una indagine della Procura della Repubblica che vede indagati l'ex consulente dell'Ente, Massimiliano Napolitano; l'ex dirigente del settore bilancio dell'Ente, Mauro Pantaleo; la moglie di quest'ultimo, Chiara Cavallo, e quattro funzionari della Banca Nomura. Gli indagati sono accusati a vario titolo di truffa aggravata in danno della Regione, frode in pubblica fornitura e falsità ideologica. Nella nuova informativa della Guardia di Finanza è stata analizzata la sottoscrizione dei derivati da parte della Regione non solo con la banca Nomura ma anche con altri istituti di credito. Nelle settimane scorse la Procura ha disposto una serie di rogatorie in banche svizzere per cercare di trovare riscontri al passaggio di denaro tra la Nomura e Massimiliano Napolitano quale consulenza per la sottoscrizione dello swap. Nel corso delle indagini era emerso che l'istituto di credito Nomura, attraverso una serie di società estere e conti correnti cifrati, aveva pagato a Napolitano la somma di 2,5 milioni di euro per la sua consulenza. Il movimento di denaro ha avuto quale rapporto bancario di transito un conto corrente acceso presso la Banclays Bank di Londra ed intestato alla società Keaton Llc, registrata a New York e riconducibile allo stesso Napolitano. Nell'inchiesta, condotta dai sostituti procuratori della Repubblica Gerardo Dominijanni e Domenico Guarascio, la Regione Calabria è parte offesa";

considerato inoltre che:

i suicidi nel Nord Est del Paese sono aumentati del 40 per cento e nel 2012 otto imprenditori si sono tolti la vita;

il sito delle piccole e medie imprese italiane descrive una situazione drammatica di suicidi: «Se l'accesso al credito diventa sempre più un'utopia per le piccole e medie imprese italiane - che si rivolgono alle banche per cercare di fronteggiare l'attività aziendale, spesso già in difficoltà a causa del ritardo nei pagamenti della PA - come pagare stipendi e contributi ai dipendenti? Una situazione critica - aggravata dalle problematiche di mercato connesse all'accesso al credito - che nel Nord est ha portato a una catena di eventi drammatici: 50 casi di suicidio tra gli imprenditori locali soltanto in Veneto. (...) A puntare il dito sul patto di stabilità interno, evidenziando gli effetti disastrosi in termini di liquidità sugli imprenditori medi e piccoli, è Giuseppe Bortolussi della Cgia, Associazione Artigiani di Mestre: "Nel Nord Est abbiamo avuto una cinquantina di suicidi per crediti. Se è paradossale per debiti, che ciò avvenga per crediti è assurdo. Bisogna aiutare la piccola impresa ad avere il suo, senza pensare a chissà cosa, solo quello che è loro dovuto. Si parla di 70 miliardi, se lo Stato ha bisogno di far quadrare i conti, lo stesso vale per le imprese»,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non ritenga fraudolenti le clausole capestro imposte dalle banche con i suddetti strumenti di finanziamento delle imprese che offrono ai clienti la possibilità di pagare un tasso fisso, ricevendo in cambio un tasso variabile, pagando o incassando la differenza, mentre la ventilata copertura dell'eventuale rischio del rialzo dei tassi di interesse si rivela un autentico raggiro e il cliente paga molto di più rispetto a quanto non incassato dallo scambio;

quali iniziative urgenti intenda intraprendere per evitare che aziende ed enti locali possano essere frodati da condizioni capestro imposte dagli istituti bancari che approfittano della buona fede dei clienti e gettano sul lastrico gli imprenditori;

quali misure urgenti si intendano attuare per prevenire fenomeni speculativi a danno degli enti locali e delle piccole e medie imprese da parte di un sistema bancario aduso a frodare e truffare i cittadini, a giudizio dell'interrogante con la complicità del Governo e delle distratte autorità di controllo;

se il Governo, alla luce degli scandali che hanno interessato attività corruttive delle grandi banche di affari, non intenda intervenire con urgenza per rendere nulli contratti capestro aventi l'unica finalità di ingrassare i bilanci delle banche, i bonus e le stock option dei dirigenti per fare indebitare al massimo grado intere comunità per generazioni fino a 30/40 anni con spregiudicate operazioni finanziarie scrutinate dalla magistratura penale con precise accuse di truffa aggravata;

quali misure urgenti il Governo intenda attivare per evitare gesti disperati di imprenditori feriti nell'onore, avvenuti a giudizio dell'interrogante per precise responsabilità di banche e banchieri che strozzano la ripresa dell'economia.

(4-07294)

DI NARDO - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

secondo quanto stabilito dalla Lega Calcio, la finale di Coppa Italia 2012 (Tim Cup) tra Juventus e Napoli si giocherà il 20 maggio allo stadio Olimpico di Roma;

l'Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive ha varato un primo pacchetto di misure organizzative per la finale di TIM Cup 2012 suddetta, al fine di garantire la sicurezza e la fruibilità dell'evento, privilegiando già nella fase d'acquisto dei tagliandi i possessori di tessera del tifoso delle due squadre finaliste, ovvero di "Juventus Membership" e "Napoli Club Azzurro Card";

da quanto si evince dal sito Internet istituzionale dell'Osservatorio nazionale per le manifestazioni sportive del Ministero dell'interno, "il pacchetto di misure varate costituisce solo il primo intervento che apre il progetto per la sicurezza della finale di TIM Cup. Già dai prossimi giorni le Autorità di Pubblica Sicurezza interessate - Questure di Roma, Napoli e Torino - e la Lega per la parte operativa, saranno al lavoro per dettagliare al meglio l'organizzazione dell'evento";

secondo alcune dichiarazioni rilasciate ai microfoni di radio "Kiss Kiss" Napoli da Longhi, ex arbitro, oggi componente supplente del Comitato di analisi per la sicurezza delle manifestazioni sportive, «è già stato dimostrato che il numero delle tessere del tifoso dei tifosi azzurri, così come il numero di quelle dei supporters bianconeri, possono ampiamente riempire l'Olimpico. Ci sarà bisogno della tessera al 100 per cento, è necessario uno stadio pieno di gente, con famiglie sugli spalti, ma al contempo un evento tranquillo» (si veda "Il Corriere dello sport.it" del 27 marzo 2012);

potrebbero sussistere rilevanti problemi per i biglietti di Coppa Italia, soprattutto con riferimento ai supporters della squadra del Napoli i quali, pur avendola richiesta, non hanno ancora ricevuto la tessera del tifoso e sono in possesso soltanto del tagliando che attesta l'avvenuta sottoscrizione: non sarebbero quindi di fatto abilitati all'acquisto dei biglietti per la finale con la Juventus che verranno "caricati" elettronicamente sulla tessera;

secondo quanto dichiarato dal Presidente del Napoli club Aurelio De Laurentiis, è necessario garantire ai tifosi juventini e napoletani di poter partecipare all'evento, soprattutto a quelli che sono andati tutto l'anno allo stadio; per questo motivo è inaudito consentire di entrare allo stadio solo a coloro in possesso della tessera del tifoso. Sarebbe infatti estremamente scorretto penalizzare chi va allo stadio tutto l'anno e non ha la tessera, per questo motivo già a partire dal 2 aprile non si possono vendere i biglietti, perché si deve capire per quali fruitori si vendono;

considerato che:

la tessera del tifoso è uno strumento di fidelizzazione adottato in Italia dalle società di calcio, dopo una direttiva del Ministro dell'interno del quarto Governo Berlusconi, del 14 agosto 2009, che prevede verifiche della Questura al fine di identificare i tifosi di una squadra calcistica o della Nazionale di calcio italiana. Nella quasi totalità dei casi è rilasciata dalle banche o dal circuito Lottomatica; oltre a costituire titolo di accesso allo stadio è una carta di credito ricaricabile. In alcuni casi è rilasciata direttamente dalle società calcistiche;

dalla stagione 2010/11, la tessera del tifoso è il requisito essenziale per la sottoscrizione dell'abbonamento ad ogni club. La SSC Napoli, seguendo le indicazioni del Ministero dell'interno e dell'Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive, ha realizzato, in collaborazione con Poste italiane SpA, la propria "tessera del tifoso", Club Azzurro Card. Tuttavia la tessera non è stata consegnata a gran parte di coloro che ne hanno fatto richiesta;

il 21 giugno 2011 viene firmato al Viminale il protocollo d'intesa tra il ministro Maroni ed i presidenti di CONI, FIGC, Serie A, Serie B e Lega Pro che introduce una serie di novità nell'applicazione della tessera del tifoso: sparisce quindi il contestatissimo strumento di prevenzione e controllo voluto dal Ministro dell'interno pro tempore nell'agosto del 2009 ed entrato in vigore nella stagione 2010-2011. Dopo soli due anni, dalla stagione 2012-2013, la tessera sarà sostituita da una vera e propria fidelity card. La nuova tessera sarà meno di controllo e più legata alla responsabilità dei tifosi e dei club, con procedure snellite e molti servizi per chi se ne dota, dice Antonello Valentini, direttore generale della FIGC. Mentre il capo della polizia, Antonio Manganelli, spiega che manterrà inalterate le sue caratteristiche fondamentali già evidenziate negli ultimi due campionati, a cominciare dalla necessità del suo possesso per le trasferte e gli abbonamenti. Fra i punti in discontinuità con la precedente tessera invece il fatto che non ci possa essere alcun collegamento bancario, in altre parole il motivo per cui la vecchia tessera è stata considerata illegittima dal Consiglio di Stato. E inoltre il principio della circolarità della carta, che varrà in tutti gli stadi italiani, la possibilità di utilizzo anche per l'acquisto di biglietti per altre persone e la possibilità di cessione a terzi. È anche allo studio l'abolizione del divieto di vendita dei tagliandi per il settore ospiti il giorno stesso della gara ai botteghini dello stadio;

considerato altresì che:

il 14 dicembre 2011 è stata dichiarato illegittimo l'abbinamento della carta con l'acquisto di carte di credito elettroniche, proposte da alcune società, tramite una pronuncia del Consiglio di Stato che ha accolto il ricorso del Codacons dichiarando la tessera del tifoso illegittima dal momento che rischia di rappresentare una pratica commerciale scorretta;

nonostante dal Viminale facciano sapere che "ha dato grandi risultati" (si veda "la Repubblica Sport" del 12 marzo 2012), in realtà la vecchia tessera del tifoso per come era strutturata non poteva sopravvivere. Rilasciata dalle società sportive solamente ai loro abbonati e previo nulla osta della questura competente (che comunicava l'eventuale presenza di motivi ostativi, come un daspo, cioè il divieto di accedere alle manifestazioni sportive in corso o condanne, anche in primo grado, per reati da stadio negli ultimi 5 anni), la tessera era l'unico modo per seguire la partita in trasferta nel settore ospiti, ma non solo. Chi ne era in possesso infatti, poteva usufruire di determinati benefici di natura commerciale stabiliti dal club di appartenenza, oltre a convenzioni a livello nazionale con società private come Ferrovie dello Stato e Autogrill;

presentata come un sistema di prevenzione e controllo della violenza negli stadi, in realtà la vecchia tessera si è rivelata essere una vera e propria carta commerciale imposta. Rilasciata solo ai titolari di carte di credito, la tessera conteneva un microchip di tecnologia RFID, attraverso il quale appositi macchinari sono in grado di rilevare i dati a distanza. Contrariamente al parere espresso dal Garante della privacy, poi sulla vecchia tessera del tifoso era obbligatoria la fototessera. Oltre a ciò, al tifoso non era permessa libertà di scelta, perché per seguire la sua squadra era costretto a compiere un'operazione commerciale che non avrebbe altrimenti compiuto: come spiega nelle motivazioni del suo pronunciamento il Consiglio di Stato, che a dicembre ha stabilito l'illegittimità della tessera;

risulta all'interrogante la segnalazione di diversi problemi applicativi in relazione ai meccanismi di sottoscrizione e di funzionamento della tessera del tifoso: su tutti, il ritardo nella consegna della card a seguito del quale vengono accettati anche i tifosi in possesso di un documento che certifichi la richiesta della tessera ma non ancora la tessera stessa,

si chiede di sapere:

quali urgenti iniziative si intendano adottare al fine di garantire a tutti i tifosi, anche a coloro che ancora non sono in possesso della tessera del tifoso, di acquistare un biglietto per assistere alla finale di Coppa Italia del 20 maggio 2012 allo stadio Olimpico, e garantire così la presenza allo stadio del maggior numero di tifosi, soprattutto di coloro che hanno sottoscritto un abbonamento calcistico e si sono recati allo stadio per tutto il corso del campionato calcistico;

quali iniziative si intendano adottare al fine di rivedere la disciplina della tessera del tifoso, anche eventualmente ripensandone l'effettiva introduzione al fine di superare gli innumerevoli equivoci ed ostacoli applicativi della stessa, che non fanno che creare confusione e disagi nei confronti dei tifosi, delle società sportive e delle stesse autorità chiamate a far rispettare la legge.

(4-07295)

LANNUTTI - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e dell'economia e delle finanze - Premesso che:

nell'ambito del grande contenzioso presso le Corti dei conti regionali, generato dai numerosi ricorsi delle persone a cui l'INPDAP aveva respinto la richiesta di pensione privilegiata, fu creato dall'amministrazione nel 2001 un ufficio medico con il compito di aiutare le sedi periferiche nell'iter giudiziario (memorie tecniche esplicative delle motivazioni scientifiche per cui le malattie segnalate dai ricorrenti non avevano avuto alcuna relazione con la loro attività lavorativa e/o, comunque, non avevano determinato invalidità totale e permanente; partecipazione alle udienze e alle istruttorie con i periti nominati dal giudice, eccetera);

dal 2001 sono state redatte circa 2.000 memorie mediche e le partecipazioni alle udienze del medico redattore sono state dell'ordine di numerose decine, in alcuni casi con partecipazione diretta al dibattimento;

anche se non c'è una statistica precisa dei risultati di tale lavoro, si può affermare con sicurezza non solo che i giudici hanno sempre apprezzato il contributo scientifico di tali relazioni, ma che nelle numerose sentenze favorevoli all'INPDAP (alcune citate anche nei giornali) sono state riprese testualmente frasi di tali memorie;

il risparmio finanziario, che potrebbe essere precisato attraverso un adeguato lavoro statistico, risulta essere dell'ordine di decine di migliaia di euro;

nel 2011 sono state redatte oltre 100 memorie mediche e 22 sono state le partecipazioni alle istruttorie con i periti delle Corti;

dall'inizio del 2012 sono giacenti già 27 richieste dalle sedi periferiche ex-INPDAP (soprattutto della Toscana, Campania, Liguria, Sicilia) di assistenza alle udienze già fissate dalle diverse Corti dei conti;

la Direzione centrale risorse umane dell'ex-INPDAP ha redatto uno schema di delibera di rinnovo, per l'anno in corso, dell'attività di tale ufficio, consegnato già da tempo alla segreteria della presidenza dell'INPS;

detta delibera è ferma da tempo e continua a non venire emessa con grave danno per l'ente pubblico,

si chiede di sapere quali provvedimenti di competenza i Ministri in indirizzo intendano adottare per accelerare la delibera in questione e consentire un grande risparmio di danaro pubblico nell'interesse dell'INPS e dei cittadini.

(4-07296)

LANNUTTI - Ai Ministri dell'istruzione, dell'università e della ricerca e della giustizia - Premesso che:

si apprende da notizie di stampa (si veda un articolo pubblicato sul quotidiano on line "Alto Adige" il 14 agosto 2011) che un candidato per il posto di ricercatore alla facoltà di Economia della Libera università di Bolzano (Lub) ha fatto ricorso al Tar contestando il risultato della selezione per titoli e successiva prova orale in quanto ritiene che il concorso sia stato pilotato;

ricostruendo attraverso i documenti quanto avvenuto durante i lavori della commissione esaminatrice, emergerebbero sostanziali differenze da parte dei tre commissari nella valutazione dei curricula dei due candidati a cui si aggiunge anche un intervento del rettore che avrebbe rinviato gli atti in commissione per una rivalutazione e alla fine la presidente di commissione si sarebbe rifiutata di firmare il verbale con il risultato della selezione;

in particolare si legge: «La commissione esaminatrice si è spaccata sulla valutazione dei curricula e alla fine il posto a tempo determinato (3 anni più 3) da ricercatore nell'area di filosofia morale della facoltà di Economia della Lub, l'ha vinto Ralf Lüfter, 42 anni di Brunico, laurea e dottorato in filosofia ad Innsbruck, bibliotecario dal 2000 al 2007, vicedirettore dell'Associazione provinciale delle biblioteche che collabora già con la Lub. Una doccia fredda per Claudio Corradetti, 39 anni, originario di Fermo, con un contratto di ricercatore che scade ad ottobre alla Lub, un curriculum ricco di pubblicazioni e una serie di esperienze all'estero: laurea in filosofia a Roma, master a Londra, diploma post-graduate di diritto pubblico europeo all'Università di Atene, dottorato di ricerca alla Luiss e diverse borse di studio. "Io ho più titoli, più esperienza: lo riconoscono nei verbali gli stessi commissari, ciononostante il posto è stato assegnato ad un altro". Corradetti, convinto di aver subìto una pesante ingiustizia, è ricorso al Tar per chiedere l'annullamento del concorso»;

si legge ancora: «Titolo del progetto di ricerca: "Relativismo etico e sapere economico". Commissione esaminatrice: la professoressa della Lub Patricia Springborg (presidente) e due ricercatori Gino Zaccaria (Bocconi) e Ivo De Gennaro (Lub). I candidati al posto di ricercatore sono sei ma solo due vengono dichiarati idonei alla prova orale: Lüfter e Corradetti. La commissione ha dato ad entrambi lo stesso punteggio sui curriculum 70 su 90. Ma la valutazione è diversa. Così la presidente su Lüfter: 1 punto per attività scientifica, 5 per formazione ricerca, 10 per la didattica. Totale 16. Contro i 27 punti ciascuno che gli attribuiscono Zaccaria e De Gennaro. Così la presidente su Corradetti: 6 punti per formazione e ricerca, 12 per la produzione scientifica, 12 attività didattica. Totale 30. Gli altri commissari hanno dato 20 punti ciascuno. Il giudizio sostanzialmente diverso si conferma anche dopo la prova orale. (...) Per De Gennaro e Zaccaria, Corradetti ha un "curriculum di eccellenza - a livello per lo meno di professore associato - nel campo della teoria e filosofia politica". Però "nel confronto con l'altro candidato, lo stile e il metodo che caratterizzano la ricerca e il progetto pedagogico, incluso il ruolo che in esso gioca l'attenzione alla lingua, rilevano ancor più la loro inadeguatezza rispetto al bando". La presidente definisce "egregio il curriculum di Corradetti" ed elenca una lunga lista di pubblicazioni internazionali. Mentre per Springborg Lüfter ha un "curriculum modesto rispetto a Corradetti"; per gli altri due commissari "ha un ottimo curriculum accademico che si attaglia ad una posizione di ricercatore; rispetto all'altro candidato mostra maggiore attitudine ad assolvere ai compiti di didattica previsti dal bando". (...) A fine maggio interviene il rettore Walter Lorenz rinviando alla commissione gli atti della valutazione comparativa, perché la stessa si "esprima sull'incongruenza tra i criteri di massima e un passo del giudizio complessivo di De Gennaro e Zaccaria su titoli e pubblicazioni di Lüfter". La presidente non modifica il giudizio su Lüfter, mentre gli altri due commissari lo riducono di 2 punti, ma ciò non cambia l'esito del concorso: vincitore è Lüfter. Springborg si rifiuta di firmare il verbale, ritenendo che i rilievi mossi dal rettore implichino una complessiva riconsiderazione dei giudizi sui candidati ammessi all'orale. In una mail al rettore dice di aver subìto pressioni per una modifica solo superficiale dei verbali. A quel punto i verbali sono tornati al rettore che ha dichiarato regolari gli atti e ha nominato Lüfter vincitore del concorso»;

in data 26 marzo 2012 il TAR di Bolzano ha rigettato il ricorso del ricercatore,

si chiede di sapere:

se il Governo sia a conoscenza di quanto esposto in premessa e se abbia adottato, o intenda farlo, iniziative al fine verificare la corretta procedura di svolgimento del concorso in questione e le relative valutazioni, facendo luce sulla vicenda e garantendo la legittimità del concorso;

se non ritenga opportuno attivare le procedure ispettive e conoscitive previste dall'ordinamento, anche al fine di prendere in considerazione ogni eventuale sottovalutazione di significativi profili di accertamento;

quali provvedimenti si intenda adottare al fine di verificare la trasparenza di ogni fase dei procedimenti relativi ai concorsi;

se non si ritenga necessario adottare le opportune iniziative per riportare fiducia nelle istituzioni universitarie e nei concorsi, garantendo la determinazione del personale attraverso meccanismi pienamente trasparenti.

(4-07297)