DE LILLO, BIANCHI, D'AMBROSIO LETTIERI, FOSSON, MORRA, SACCOMANNO, SPADONI URBANI, TOFANI - Al Ministro della salute - Premesso che:
il Consiglio superiore di sanità ha dato parere positivo all'introduzione in Italia del farmaco "EllaOne" che contiene in un'unica compressa 30 mg. di ulipristal acetato, una molecola che interferendo in maniera selettiva con la normale funzione di un ormone dell'organismo chiamato progesterone permette essenzialmente di bloccare o ritardare il processo ovulatorio ed impedisce l'annidamento dell'ovulo fecondato. L'azione dell'ulipristal acetato è del tutto analoga a quella del mifepristone (Ru486), senza però avere gli effetti negativi collaterali di quest'ultimo nella cura, ad esempio, dei fibromi;
il progesterone è infatti deputato al controllo della crescita della mucosa uterina e in alcune donne può promuovere la crescita di fibromi, che possono causare sintomi come abbondanti emorragie uterine (in corrispondenza o meno del periodo mestruale), anemia (diminuzione del numero di globuli rossi nel sangue, dovuta all'emorragia) e dolori addominali (dolori mestruali o mal di pancia). Se l'attività del progesterone viene interrotta, le cellule dei fibromi interrompono la divisione e muoiono. In questo modo le dimensioni dei fibromi si riducono e i sintomi loro correlati diminuiscono;
il 23 febbraio 2012 la Commissione europea ha rilasciato un'autorizzazione all'immissione in commercio di un farmaco, "Esmya", prodotto dall'industria farmaceutica ungherese "Richter Gedeon Nyrt", valida in tutta l'Unione europea, contenente anch'esso il principio attivo ulipristal acetato, disponibile in compresse (ES5, da 5 mg ciascuna). Il farmaco è indicato nel trattamento pre-operatorio di sintomi da moderati a gravi di fibromi uterini, tumori non cancerosi (benigni) dell'utero. È dimostrato che Esmya migliora i sintomi nelle pazienti con fibromi uterini;
anche Esmya, come progestinico, ha un'efficacia contraccettiva; se vengono assunte più compresse contemporanemente può rappresentare un'alternativa alla chirurgia e permettere di preservare la fertilità delle pazienti;
se non è possibile vietare la commercializzazione e la vendita di farmaci che possono essere usati impropriamente come abortivi è sicuramente opportuno porre in essere ogni utile iniziativa atta ad esplicitare sui foglietti illustrativi (bugiardini) l'effetto abortivo di alcuni farmaci, anche se sono commercializzati per altre indicazioni,
si chiede di sapere:
se non si ritenga urgente prevedere che il farmaco Esmya, in forza della sua potenzialità abortiva ma anche curativa di malattie gravi, non sia reso disponibile presso le farmacie, ma debba essere prescritto unicamente a livello ospedaliero all'interno di un piano terapeutico (protocollo), che ne giustifichi la prescrizione, e distribuito direttamente dalla farmacia ospedaliera;
se sia vero che il farmaco Esmya, contenente lo stesso principio di "Ella One", l'ulipristal acetato, verrà posto in commercio ad un prezzo elevato.
(3-02802)
MARCENARO - Al Ministro dell'interno - Premesso che:
la direttiva emanata dal Ministero dell'interno il 13 dicembre 2011, n. 11050/110(4), ha revocato la precedente circolare che vietava alla stampa l'ingresso nei centri di identificazione ed espulsione (Cie) e nei centri di accoglienza per richiedenti asilo (Cara);
la stessa direttiva, nella parte finale, indica hai Prefetti la facoltà di negare l'accesso agli operatori della stampa e dei mass media "oltre che per motivi di ordine pubblico, potranno differire l'accesso nei centri anche per ragioni di sicurezza nei casi in cui la struttura sia interessata da interventi di ristrutturazione o, comunque, dalla esecuzione di rilevanti lavori di manutenzione straordinaria";
la giornalista del Tg3 Valeria Collevecchio, nel corso di una conferenza stampa alla Federazione nazionale della stampa italiana, ha pubblicamente fatto un elenco dei dinieghi e delle mancate risposte che ha ricevuto in oltre un mese di lavoro (con 2 inoltri di richieste, il 12 marzo e il 12 aprile, cui sono seguite numerose telefonate ed e-mail) dalle varie Prefetture territorialmente interessate dai centri per migranti: Bari Palese (negato l'accesso perché in ristrutturazione); Bologna (l'hanno contattata, in attesa di autorizzazione); Caltanissetta (negato l'accesso perché in ristrutturazione, i lavori dovrebbero terminare tra un mese, al momento non ci sono ospiti); Lamezia (nessuna risposta); Gradisca d'Isonzo (nessuna risposta); Milano (negato l'accesso per cantiere, nessuna previsione sulla fine dei lavori); Modena (nessuna risposta); Roma (nessuna risposta); Torino (accesso accolto e visita effettuata); Trapani (nessuna risposta); Brindisi (nessuna risposta); Lampedusa (struttura chiusa); Sant'Anna di Crotone (struttura chiusa e lavori in corso);
tale atteggiamento assunto dalle Prefetture appare in aperta contraddizione con lo spirito di trasparenza e collaborazione con la stampa contenuto nelle parole che lo stesso Ministro in indirizzo ha più volte espresso sull'operato degli agenti di pubblica sicurezza e degli enti gestori dei centri per migranti convenzionati con le Prefetture,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga di sollecitare i Prefetti ad una più attenta e migliore collaborazione con i giornalisti, rendendo efficace la direttiva emanata.
(3-02804)
VITA, AMATI, DI GIOVAN PAOLO, GARAVAGLIA Mariapia, MARITATI, NEROZZI, RUSCONI, SOLIANI - Al Ministro degli affari esteri - Premesso che:
domenica 15 aprile 2012, all'aeroporto di Ben Gurion di Tel Aviv, il Governo israeliano, con le proprie forze di sicurezza, ha bloccato la missione internazionale di mobilitazione denominata "Benvenuti in Palestina" (Flytilla);
la missione aveva per obiettivo quello di rivendicare il diritto di entrare in Palestina e la libera circolazione per i palestinesi e per chiunque voglia andare a trovarli, rompendo l'assedio "di fatto" che Israele pratica anche in Cisgiordania e consentendo l'accesso nei territori di circa 1.500 pacifisti;
gli organizzatori della manifestazione intendevano evidenziare le difficoltà dei movimenti in zone da decenni sottoposte ad occupazione militare e avevano programmato a Betlemme (Cisgiordania) una settimana di attività educative e sociali;
considerato che:
centinaia di attivisti - tutti in possesso di regolare biglietto - sono stati fermati negli aeroporti di partenza, Parigi, Bruxelles, Ginevra e Roma, perché i loro nomi figuravano in "liste nere" inoltrate dai servizi di sicurezza israeliani alle compagnie aeree;
nonostante il filtraggio ai check-in, che ha provocato manifestazioni di protesta, diversi attivisti sono riusciti ugualmente a raggiungere l'aeroporto di Ben Gurion, dove ad attenderli vi erano circa 600 agenti di sicurezza in borghese, presenti sul luogo fin dalle prime ore del mattino;
in particolare, i viaggiatori italiani iscritti nella black list fornita da Israele all'Alitalia non sono stati fatti passare in applicazione di una legge israeliana del 1952 che, invece, non risulterebbe applicabile ai viaggiatori in partenza, in palese violazione del diritto di libero movimento;
i funzionari Alitalia avrebbero dichiarato di non imbarcare i passeggeri "sgraditi" per non incorrere in sanzioni da parte del Governo israeliano, pur ritenendosi non responsabili della legge applicata;
secondo alcune notizie trasmesse da Radio Gerusalemme, finora sarebbero stati effettuati una dozzina di fermi per accertamenti; si apprende, inoltre, che nove pacifisti israeliani che avevano raggiunto l'aeroporto per solidarizzare con gli attivisti sarebbero stati fermati;
«sono quattro gli attivisti italiani fermati oggi allo scalo di Tel Aviv. Due saranno rimpatriati nelle prossime ore. Degli altri due sappiamo solo che sono in stato di fermo». È quanto ha reso noto il coordinamento italiano della Flytilla, gruppo internazionale filo-palestinese giunto oggi alla spicciolata all'aeroporto di Ben Gurion, evidenziando però che «alcuni attivisti italiani e francesi hanno superato la dogana dichiarando apertamente le proprie intenzioni e sono già entrati nei territori» (si veda "RaiNews24.it" del 15 aprile 2012),
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo non ritenga di dover accertare e riferire in modo puntuale per quali motivi non è stato consentito ad alcuni nostri connazionali partecipanti alla missione di "Benvenuti in Palestina" di imbarcarsi per l'aeroporto di Tel Aviv e se ciò è avvenuto nel rispetto del diritto di libero movimento;
quali iniziative abbia intrapreso o intenda intraprendere per tutelare i pacifisti italiani violati in aeroporto italiano e in territorio israeliano.
(3-02805)