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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 710 del 17/04/2012


SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVI LEGISLATURA ------

710a SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO

SOMMARIO E STENOGRAFICO (*)

MARTEDÌ 17 APRILE 2012

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Presidenza del presidente SCHIFANI,

indi del vice presidente CHITI

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(*) Include l'ERRATA CORRIGE pubblicato nel Resoconto della seduta n. 716 del 26 aprile 2012
(N.B. Il testo in formato PDF non è stato modificato in quanto copia conforme all'originale)

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N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Coesione Nazionale (Grande Sud-Sì Sindaci-Popolari d'Italia Domani-Il Buongoverno-Fare Italia): CN:GS-SI-PID-IB-FI; Italia dei Valori: IdV; Il Popolo della Libertà: PdL; Lega Nord Padania: LNP; Partito Democratico: PD; Per il Terzo Polo (ApI-FLI): Per il Terzo Polo:ApI-FLI; Unione di Centro, SVP e Autonomie (Union Valdôtaine, MAIE, Verso Nord, Movimento Repubblicani Europei, Partito Liberale Italiano, Partito Socialista Italiano): UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI; Misto: Misto; Misto-MPA-Movimento per le Autonomie-Alleati per il Sud: Misto-MPA-AS; Misto-Partecipazione Democratica: Misto-ParDem; Misto-Partito Repubblicano Italiano: Misto-P.R.I..

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RESOCONTO SOMMARIO

Presidenza del presidente SCHIFANI

La seduta inizia alle ore 16,33.

Il Senato approva il processo verbale della seduta pomeridiana del 12 aprile.

Il Presidente fornisce comunicazioni sul programma dei lavori e sul calendario dei lavori dell'Assemblea per il periodo fino al 3 maggio. Le ulteriori comunicazioni rese dalla Presidenza nel corso della seduta sono riportate nel Resoconto stenografico.

Seguito della discussione ed approvazione, in seconda deliberazione, del disegno di legge costituzionale:

(3047-B) Introduzione del principio del pareggio di bilancio nella Carta costituzionale (Approvato, in prima deliberazione, dalla Camera dei deputati in un testo risultante dall'unificazione dei disegni di legge costituzionale d'iniziativa dei deputati Cambursano ed altri; Marinello ed altri; Beltrandi ed altri; Merloni ed altri; Lanzillotta ed altri; Antonio Martino ed altri; Bersani ed altri e del disegno di legge costituzionale n. 4620 d'iniziativa governativa; approvato, in prima deliberazione, dal Senato della Repubblica e approvato, in seconda deliberazione, dalla Camera dei deputati) (Votazione finale qualificata, ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento) (Relazione orale)

PRESIDENTE. Nella seduta antimeridiana dell'11 aprile si è conclusa la discussione generale.

AZZOLLINI, relatore. Auspica che il Parlamento, dopo aver licenziato in via definitiva la riforma costituzionale, proceda rapidamente all'approvazione della legge attuativa del principio costituzionale del pareggio di bilancio.

PRESIDENTE. Poiché il rappresentante del Governo non intende intervenire, passa alla votazione finale.

ROSSI Nicola (Misto). Non parteciperà alla votazione di una modifica costituzionale di facciata. L'introduzione in Costituzione del principio del pareggio di bilancio avrebbe dovuto costituire occasione per incidere su radicate abitudini e modificare profondamente la cultura del Paese, che peraltro è pronto ad una profonda inversione di tendenza, proprio perché sta scontando le conseguenze dei comportamenti irresponsabili del passato. Al contrario, ripetendo un errore già commesso in occasione dell'entrata in funzione dell'euro, il Governo, per risanare la finanza pubblica, confida in un'elevata pressione fiscale, che ha effetti negativi sulla crescita, mentre rinuncia ad una riduzione incisiva della spesa del settore pubblico e degli ambiti di intervento dello Stato.

PARDI (IdV). L'Italia dei Valori condivide le critiche mosse da illustri economisti alla costituzionalizzazione del pareggio di bilancio che preclude un'incisiva politica anticiclica di sostegno alla domanda e di promozione degli investimenti. Approvato sotto la pressione degli organismi europei, il testo di riforma dell'articolo 81 è ambiguo e stride, sia sul piano del contenuto sia sul piano dello stile, con le disposizioni originarie della Carta costituzionale. I principi fondamentali dell'ordinamento non dovrebbero essere modificati in base ad esigenze contingenti: nell'annunciare voto contrario, si augura che la maggioranza dei due terzi non sia raggiunta e si possa celebrare il referendum popolare confermativo.

FLERES (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Se il provvedimento sarà approvato nella sua formulazione attuale, il Governo potrà continuare a eludere gli obiettivi riformatori che aveva posto alla base del suo programma, a mantenere intatti gli sprechi della pubblica amministrazione, a ritardare la spending review e ad inasprire in modo intollerabile la pressione fiscale. Il pareggio di bilancio si dovrebbe ottenere riducendo la spesa pubblica improduttiva e fissando al contempo un tetto massimo al prelievo fiscale, per favorire la ripresa del processo economico del Paese e ridare fiducia ai cittadini. Il Gruppo si asterrà nella votazione della proposta di modifica dell'articolo 81 della Costituzione: quella in esame appare infatti una scelta sbagliata che non consentirà di adottare politiche anticicliche per contrastare l'impoverimento economico del Paese.

GERMONTANI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Pur riconoscendo l'esistenza di alcune criticità, il Gruppo voterà a favore della modifica costituzionale che, prescrivendo l'obbligo di assicurare l'equilibrio tra entrate e uscite pubbliche, introduce un principio che, pur nell'ambiguità lessicale presente nel testo tra pareggio ed equilibrio di bilancio, va nella direzione intrapresa da altri Paesi che hanno adottato norme più stringenti per conseguire gli obiettivi di finanza pubblica derivanti dall'appartenenza all'Unione europea. Oltre a una formulazione più coerente dell'articolo 81, il provvedimento interviene anche sugli articoli 97, 117 e 119 della Costituzione incidendo sulla disciplina di bilancio di tutta l'area delle pubbliche amministrazioni e di tutti i livelli territoriali. Auspica l'adesione della maggioranza necessaria ad evitare il referendum, per garantire l'entrata in vigore nei tempi previsti del principio del pareggio di bilancio e della normativa di attuazione.

D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Dichiara il voto convintamente favorevole del Gruppo al disegno di legge di riforma che prevede l'affermazione nella Costituzione di una virtuosa che si ripercuoterà positivamente sulla vita economica e sociale del Paese, sulla politica delle amministrazioni pubbliche e delle autonomie territoriali.

VACCARI (LNP). La proposta di riforma costituzionale in esame solleva non pochi dubbi soprattutto perché il riferimento al pareggio di bilancio recato nel titolo non si rintraccia poi nel testo, dove si parla solo di equilibrio di bilancio, concetto che non rientra nelle indicazioni di politica economica impartite dall'Europa per cooperare all'uscita dalla crisi. Il Gruppo LNP voterà quindi contro il provvedimento, della cui esecutività non si può che dubitare, vista la politica economica fin qui messa in campo dal Governo Monti, incentrata su una tassazione iniqua e vessatoria che impoverisce il Paese, mentre è stato definitivamente affossato il progetto del federalismo fiscale, che avrebbe abbattuto la spesa pubblica improduttiva ed avrebbe coinvolto i cittadini nel giudizio sull'effettiva qualità dei servizi erogati.

ZANDA (PD). L'approvazione così rapida ed ampiamente sostenuta del disegno di legge che introduce il principio del pareggio di bilancio nella Carta costituzionale dà la misura della consapevolezza generale della gravità della crisi e dell'importanza di assolvere agli impegni assunti in sede europea. Occorrerà tuttavia vigilare perché tale principio sia rigorosamente rispettato e non violato come quello, sulla carta già sufficientemente cogente, enunciato dall'articolo 81 nel suo testo originario. A quest'ulteriore misura di rigore, che si affianca a quella molto pesante del fiscal compact, sottoscritto da tutti i membri dell'Unione, deve necessariamente affiancarsi una politica per la crescita ed il completamento della politica di integrazione europea, perché l'Europa sia rafforzata nelle sue capacità di reazione ad ulteriori crisi ed attacchi speculativi.

PICHETTO FRATIN (PdL). La riforma introdotta dal disegno di legge in esame, sul quale il Gruppo PdL esprimerà voto favorevole, ha un grande significato politico ed economico e la rapidità del suo iter dimostra che era ormai matura la convinzione della necessità che l'Italia si allineasse ai partner europei sotto il profilo della disciplina di bilancio, con una regola aurea fondamentale per la sostenibilità del debito pubblico e per fronteggiare le crisi di liquidità e di fiducia in atto. È essenziale però che comportamenti sostanziali diano seguito ai principi fissati, perché già l'attuale articolo 81, se rispettato, non avrebbe dovuto consentire la crescita abnorme del debito che oggi il Paese si trova ad affrontare. Quello che gli amministratori pubblici devono assumere è quindi un impegno etico, oltre che politico ed economico, nei confronti delle future generazioni.

BALDASSARRI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). In dissenso dal Gruppo, si asterrà dal voto sul disegno di legge in esame, ritenendo che fissare solo il principio del pareggio di bilancio senza introdurre un vincolo sulla spesa o sulla pressione fiscale costituisca una lesione della libertà nelle scelte economiche di famiglie ed imprese.

CUTRUFO (PdL). In dissenso dal Gruppo, si asterrà dal voto. La strategia del pareggio di bilancio rafforzato da un vincolo costituzionale non consente una politica di investimenti pubblici, capaci di correggere il deficit strutturale del Paese e di riattivare gli investimenti privati ed i consumi interni. Si tolgono risorse dal circuito economico, impedendo la crescita e deprimendo le speranze nel futuro di famiglie ed imprese. In alternativa a questo rigore inefficace si dovrebbe, come proposto in uno specifico disegno di legge, ridurre lo stock di debito con un intervento chirurgico di riequilibrio, realizzato con un'unica tassa di scopo, sostitutiva di buona parte di quelle a pioggia introdotte con le manovre del 2011, che hanno avuto forte incidenza depressiva.

GARAVAGLIA Massimo (LNP). In dissenso dal Gruppo si asterrà dal voto in quanto, sebbene il pareggio di bilancio renderà inevitabile il contenimento della spesa pubblica e l'immediata applicazione del criterio dei costi standard per le spese delle pubbliche amministrazioni, sarebbe più opportuno che una riforma costituzionale di questa portata venisse approvata attraverso referendum popolare, per aprire nel Paese un dibattito sul reale impatto degli impegni sottoscritti in sede europea.

PRESIDENTE. E' presente in Aula, per partecipare alla votazione finale del disegno di legge costituzionale, il Presidente del Consiglio.

Previo accertamento del numero dei presenti, con votazione nominale elettronica ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento, il Senato approva in seconda deliberazione, a maggioranza dei due terzi, il disegno di legge costituzionale n. 3047-B.

PRESIDENTE. Sospende brevemente i lavori.

La seduta è stata sospesa dalle ore 17,58 alle ore 18,07.

Discussione dei disegni di legge costituzionale:

(2923) SANNA ed altri. - Modifica degli articoli 15 e 16 dello Statuto speciale per la Sardegna, di cui alla legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3, in materia di composizione ed elezione del Consiglio regionale

(2991) CONSIGLIO REGIONALE DELLA SARDEGNA. - Modifica all'articolo 16 dello Statuto speciale per la Sardegna, approvato con legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3, concernente la composizione del Consiglio regionale

(3073) ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA. - Modifiche all'articolo 3 dello statuto della Regione siciliana, in materia di riduzione dei deputati dell'Assemblea regionale siciliana. Disposizioni transitorie

(2962) BIANCO. - Modifica allo Statuto della Regione siciliana approvato con regio decreto legislativo 15 maggio 1946, n. 455, convertito dalla legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 2, in materia di riduzione dei membri dell'Assemblea regionale

(3057) CONSIGLIO REGIONALE DEL FRIULI-VENEZIA GIULIA. - Modifica dell'articolo 13 della legge costituzionale 31 gennaio 1963, n. 1 (Statuto speciale della Regione Friuli-Venezia Giulia)

(2963) PEGORER ed altri. - Modifica all'articolo 13 dello Statuto speciale della regione Friuli-Venezia Giulia, approvato con legge costituzionale 31 gennaio 1963, n. 1, in materia di ridefinizione del numero dei componenti del Consiglio regionale

(Votazione finale qualificata ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento)

PRESIDENTE. Come stabilito dalla Conferenza dei Capigruppo la discussione generale dei disegni di legge costituzionale sarà congiunta, mentre le votazioni finali avranno luogo in sequenza a conclusione delle distinte dichiarazioni di voto.

SANNA, relatore. I disegni di legge costituzionale modificano gli Statuti speciali di tre Regioni - Sicilia, Sardegna e Friuli-Venezia Giulia - al fine di ridurre il numero dei componenti dei rispettivi Consigli. I testi sono stati definiti d'intesa con i Presidenti delle Regioni interessate, che sono stati ascoltati presso la Commissione affari costituzionale. Per la Sicilia si prevede una riduzione da 90 a 70 dei membri dell'Assemblea regionale e si prevede una disciplina transitoria per le prossime elezioni; per il Friuli-Venezia Giulia si prevede un consigliere regionale ogni 25.000 abitanti; per la Sardegna si prevede una riduzione dei consiglieri regionali da 80 a 60 e si introduce la possibilità che il sistema elettorale contenga misure per favorire la parità di genere. Le modifiche introdotte, che anticipano la riforma del Parlamento nazionale, rispondono alla duplice esigenza di contenere i costi della politica e di rendere più efficienti le istituzioni.

Presidenza del vice presidente CHITI

SARO, relatore. I disegni di legge che riducono il numero di consiglieri di tre Regioni a Statuto speciale segnano l'avvio di un processo riformatore volto a contenere i costi e a riqualificare la rappresentanza, stimolando una migliore selezione della classe dirigente. Si tratta di un'iniziativa importante per arginare tendenze antipolitiche che rischiano di disgregare il Paese. Nelle prossime settimane sarà avviato un dialogo con i Presidenti delle province autonome di Trento e Bolzano e con il Presidente della Valle d'Aosta per verificare la possibilità di condividere un'equilibrata riduzione delle rispettive Assemblee elettive.

PRESIDENTE. Dichiara aperta la discussione generale congiunta.

VIZZINI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). I disegni di legge costituzionale sono l'esito di una leale cooperazione istituzionale tra Parlamento nazionale e Regioni ad autonomia speciale: segno della perdurante validità della scelta operata dai Costituenti con la specialità adottata per alcune Regioni. L'Assemblea regionale siciliana, in particolare, ha dato prova di grande responsabilità, votando pressoché all'unanimità per la riduzione dei suoi membri da 90 a 70, in modo da contemperare le esigenze di funzionalità e di adeguata rappresentatività con il rispetto degli impegni a contenere i costi della politica.

PEGORER (PD). L'esigenza di contenere i costi della politica va bilanciata con l'esigenza di una rappresentanza adeguata a dare corpo a valori di democrazia diffusa e pluralismo dei poteri. Con riferimento al Friuli-Venezia Giulia, per esempio, il numero dei consiglieri regionali deve consentire un'adeguata rappresentanza di minoranze linguistiche e culturali e tenere conto delle numerose competenze dell'organo elettivo. La Regione, infatti, si fa carico della sostenibilità finanziaria di sanità, protezione sociale, trasporto locale, garantendo servizi che non sono coperti da fondi statali. Ha presentato un emendamento che prevede un numero fisso, anziché variabile, di 48 consiglieri regionali.

PASTORE (PdL). Esprime perplessità di metodo sulla opportunità di modificare la composizione dei Consigli regionali di Sardegna, Sicilia e Friuli-Venezia Giulia separatamente dalle altre due Regioni a Statuto speciale e prescindendo dalla definizione del criterio generale che dovrà ispirare la riforma degli organi elettivi delle Regioni ordinarie. Un intervento limitato presta il fianco a critiche perché, pur tenendo conto della specialità derivante dalla presenza in alcune Regioni di minoranze linguistiche, produce squilibri: la riduzione è particolarmente significativa per la Sicilia che con più di 5 milioni di abitanti, scende da 90 a 70 deputati, mentre il Friuli, con 1.250.000 abitanti, va da 62 a 48 consiglieri e la Sardegna, con 1.700.000 abitanti, da 80 a 60 consiglieri.

LUMIA (PD). Con la consistente autoriduzione del numero dei componenti, l'Assemblea regionale siciliana dimostra di aver sposato una strategia di cambiamento per affrontare le sfide della modernità. A questa prima e significativa riforma dovrà seguire una revisione del Regolamento che renda più efficiente il lavoro assembleare. La specialità dell'autonomia siciliana, oggi pesantemente messa in discussione, dovrà tradursi in una nuova capacità legislativa, di orientamento e di controllo delle molte potenzialità inespresse della Regione, abbandonando la funzione di intermediazione burocratica e clientelare, spesso affaristico-mafiosa, che ne ha finora caratterizzato la gestione. La riforma delle Assemblee legislative, regionali e nazionali, potrà dare espressione alle pressanti esigenze di partecipazione e di capacità decisionale e restituire dignità e autorevolezza alla stessa politica.

LADU (PdL). La Commissione affari costituzionali non ha modificato la legge del Consiglio regionale della Sardegna che configura il passaggio da 80 a 60 del numero dei propri componenti: si tratta di una soluzione equilibrata, che tiene conto delle esigenze di rappresentatività legate alle specificità territoriali della Regione. Per evitare l'aumento abnorme del numero dei consiglieri, si prevede inoltre che ulteriori variazioni della composizione numerica del Consiglio regionale possano avvenire solo in seguito a revisione dello Statuto. Auspica che l'approvazione del provvedimento in esame sia seguita da una modifica della legge elettorale regionale e anche dello Statuto, al fine di renderlo più adeguato ai grandi cambiamenti degli ultimi decenni.

PARDI (IdV). È illusorio ritenere che il problema della riduzione dei costi della politica possa essere risolto imponendo una diminuzione del numero dei parlamentari nazionali e regionali, perché in realtà bisogna incidere sui fattori che, impedendo un miglioramento della qualità della rappresentanza parlamentare, incrinano l'efficienza dell'azione politica e l'immagine degli eletti agli occhi degli elettori. Va dunque approvata una nuova legge elettorale. I costi della politica non dipendono tanto dalle somme versate agli eletti, ma si annidano in altri campi su cui la politica non intende incidere, in particolare sui rimborsi elettorali, che superano le reali necessità dei partiti, o sul continuo allargamento del rapporto opaco tra partiti, amministrazione del territorio e affarismo.

MOLINARI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Esprime vivo apprezzamento per i contenuti dei disegni di legge regionali in esame, espressione di sobrietà istituzionale da parte di tre autonomie speciale. E' ora auspicabile che anche le altre due Regioni speciali si muovano in senso analogo, più in generale, che si garantisca un equilibrio tra le dimensioni delle assemblee legislative delle autonomie speciali.

BODEGA (Misto). La riduzione del numero dei consiglieri regionali di Sicilia, Sardegna e Friuli-Venezia Giulia, pur accolta con favore, è tardiva perché richiesta, prima ancora che dalla crisi economica e dalle esigenze di contenimento dei costi, da incongruenze cristallizzatesi nel tempo: la Sicilia ha dieci consiglieri più della Lombardia pur avendo la metà della popolazione ed ancor meno spiegabile è il numero dei consiglieri sardi. Il taglio del numero degli amministratori non è di per sé garanzia di una gestione morigerata delle risorse pubbliche, che dipende dall'onestà e dal senso di responsabilità del personale politico. Oggi si addita al disprezzo generale la figura dell'evasore, dimenticando che l'evasione fiscale è spesso la reazione alla insostenibile pressione tributaria finalizzata allo sperpero, nonché ai servigi resi dalla politica alle lobby finanziarie. Bisogna dunque procedere a una reale riduzione dei costi della politica e della cosa pubblica, che si può ottenere solo con il federalismo.

CABRAS (PD). I provvedimenti in esame fanno seguito alla riduzione del numero dei componenti dei consigli regionali delle Regioni a statuto ordinario, disposta nell'agosto scorso. Il tema della misura della rappresentanza è controverso: riduzioni troppo drastiche del numero dei rappresentanti degli organi elettivi comporterebbero una minore capacità di rappresentare la complessità della società moderna; occorre dunque perseguire una soluzione equilibrata. In tale ottica, un emendamento a sua firma bocciato dalla Commissione proponeva 55 membri per l'Assemblea regionale sarda. Un disegno di legge a sua prima firma affrontava invece in modo unitario il problema della rappresentanza di tutte le autonomie speciali: anche in questo caso la Commissione ha deciso in modo diverso, ma il tema potrà essere ripreso prossimamente anche per la Valle d'Aosta e per le Province di Trento e Bolzano.

D'ALI' (PdL). I provvedimenti in esame costituiscono certamente un positivo passo in avanti nel percorso di revisione della spesa pubblica che, insieme alla pressione fiscale, è il vero problema del Paese. È sbagliato rincorrere le spinte demagogiche incoraggiate dai media, ma è comunque necessario ridurre la spesa pubblica che aumenta perché l'apparato istituzionale è troppo pesante e la burocrazia è elefantiaca e inefficiente. Il messaggio lanciato con la riduzione dei membri delle assemblee elettive è positivo ma assolutamente insufficiente: serve una organica riforma costituzionale degli assetti sul territorio che coniughi l'aumento di competenze e responsabilità derivanti dal federalismo con una diminuzione dei tributi locali. A tale scopo ha proposto un disegno di legge costituzionale che supera il centralismo e propone un'architettura istituzionale meno invasiva e costosa per i cittadini.

PRESIDENTE. Dichiara chiusa la discussione generale e rinvia il seguito dell'esame dei disegni di legge alla prossima seduta.

Dà annunzio degli atti di indirizzo e di sindacato ispettivo pervenuti alla Presidenza (v. Allegato B) e comunica l'ordine del giorno delle sedute di mercoledì 18 aprile.

La seduta termina alle ore 19,40.

Nel corso della seduta, la Presidenza ha salutato, a nome dell'Assemblea, rappresentanze di studenti presenti nelle tribune.

RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza del presidente SCHIFANI

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 16,33).

Si dia lettura del processo verbale.

VICARI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del 12 aprile.

PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico

PRESIDENTE. Avverto che nel corso della seduta odierna potranno essere effettuate votazioni qualificate mediante il procedimento elettronico.

Pertanto decorre da questo momento il termine di venti minuti dal preavviso previsto dall'articolo 119, comma 1, del Regolamento (ore 16,34).

Sui lavori del Senato

PRESIDENTE. Colleghi, la Conferenza dei Capigruppo, riunitasi oggi pomeriggio, ha approvato il nuovo calendario dei lavori fino al 3 maggio del corrente anno.

Fermi restando gli argomenti già previsti in calendario per questa settimana, la Conferenza ha stabilito che le votazioni finali con la presenza del numero legale sui disegni di legge costituzionale concernenti modifiche agli Statuti speciali delle Regioni Sardegna, Sicilia e Friuli-Venezia Giulia avranno luogo in sequenza a conclusione delle distinte dichiarazioni di voto sui tre provvedimenti.

La prossima settimana l'Assemblea terrà seduta nel pomeriggio di lunedì 23 aprile, con inizio alle ore 18, e nella giornata di martedì 24 aprile, con due sedute, alle ore 9,30 e alle ore 15. Saranno esaminati il decreto-legge recante semplificazioni tributarie, già approvato dal Senato e modificato dalla Camera dei deputati, nonché il Documento di economia e finanza per l'anno 2012.

Nella giornata di giovedì 26 aprile, con sedute alle ore 12 e alle ore 15 e, se necessario, nella seduta antimeridiana di venerdì 27, proseguirà l'esame del Documento di economia e finanza per l'anno 2012.

Nella seduta pomeridiana di mercoledì 2 maggio, che non prevede orario di chiusura, e nella seduta antimeridiana di giovedì 3 maggio, sarà esaminato il decreto-legge integrativo dei decreti liberalizzazioni e consolidamento dei conti pubblici.

Programma dei lavori dell'Assemblea

PRESIDENTE. La Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, riunitasi questo pomeriggio con la presenza dei Vice presidenti del Senato e con l'intervento del rappresentante del Governo, ha adottato - ai sensi dell'articolo 53 del Regolamento - il seguente programma dei lavori del Senato per i mesi di aprile, maggio e giugno 2012:

- Disegni di legge di conversione di decreti-legge

- Ratifiche di accordi internazionali definite dalla Commissione competente

- Documenti di bilancio

- Mozioni

- Interpellanze ed interrogazioni

- Documenti definiti dalla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari.

Altri disegni di legge già previsti da precedenti programmi dei lavori:

- Disegni di legge nn. 143 e connessi - Modifiche alla legge 28 gennaio 1994, n. 84, in materia di ordinamento portuale

- Disegni di legge nn. 272 e connessi - Disposizioni per il coordinamento in materia di sicurezza pubblica e polizia amministrativa locale e per la realizzazione di politiche integrate per la sicurezza

- Disegni di legge nn. 437 e connessi - Disposizioni in materia di banche popolari cooperative

- Disegni di legge nn. 2259 e connessi - Individuazione delle funzioni fondamentali di Province e Comuni, semplificazione dell'ordinamento regionale e degli enti locali, nonché delega al Governo in materia di trasferimento di funzioni amministrative, Carta delle autonomie locali. Riordino di enti ed organismi decentrati (Approvato dalla Camera dei deputati)

- Disegni di legge nn. 1142 e 573 - Istituzione degli ordini e albi delle professioni sanitarie infermieristiche, ostetrica, riabilitative, tecnico - sanitarie e della prevenzione (Disegno di legge n. 573 fatto proprio dal Gruppo dell'Italia dei Valori ai sensi dell'articolo 79, comma 1, del Regolamento)

- Disegno di legge costituzionale n. 3047-B - Introduzione del principio del pareggio di bilancio nella Carta costituzionale(Seconda deliberazione del Senato) (Voto finale con la maggioranza assoluta dei componenti del Senato)

- Disegno di legge costituzionale n. 2923 e connessi - Modifica degli articoli 15 e 16 dello Statuto speciale per la Sardegna, di cui alla legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3, in materia di composizione ed elezione del Consiglio regionale (Prima deliberazione del Senato) (Voto finale con la presenza del numero legale)

- Disegno di legge costituzionale n. 3073 e connessi - Modifiche all'articolo 3 dello Statuto della Regione siciliana, in materia di riduzione dei deputati dell'Assemblea regionale siciliana. Disposizioni transitorie (Prima deliberazione del Senato) (Voto finale con la presenza del numero legale)

- Disegno di legge costituzionale n. 3057 e connessi - Modifica dell'articolo 13 della legge costituzionale 31 gennaio 1963, n. 1 (Statuto speciale della Regione Friuli-Venezia Giulia) (Prima deliberazione del Senato) (Voto finale con la presenza del numero legale)

- Documento XVIII n. 146 - Risoluzione della 3a Commissione permanente, ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, a conclusione dell'esame della Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio concernente lo strumento di assistenza preadesione (IPA II) - (COM (2011) 838 definitivo), della Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce uno strumento europeo di vicinato - (COM (2011) 839 definitivo) e della Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che stabilisce norme e procedure comuni per l'esecuzione degli strumenti di azione esterna dell'Unione - (COM (2011) 842 definitivo)

- Disegno di legge n. 2420 - Modifica all'articolo 348 del codice penale, in materia di inasprimento della pena per l'abusivo esercizio della professione.

Calendario dei lavori dell'Assemblea

PRESIDENTE. Nel corso della stessa riunione, la Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari ha altresì adottato - ai sensi dell'articolo 55 del Regolamento - il nuovo calendario dei lavori fino al 3 maggio 2012:

Martedì

17

aprile

pom.

h. 16,30-20

- Seguito disegno di legge costituzionale n. 3047-B - Pareggio di bilancio nella Carta costituzionale (Seconda deliberazione del Senato) (Voto finale con la maggioranza assoluta dei componenti del Senato)

- Disegno di legge costituzionale n. 2923 e connessi - Composizione assemblea Regione Sardegna (Prima deliberazione del Senato) (Voto finale con la presenza del numero legale)

- Disegno di legge costituzionale n. 3073 e connessi - Composizione assemblea Regione siciliana (Prima deliberazione del Senato) (Voto finale con la presenza del numero legale)

- Disegno di legge costituzionale n. 3057 e connessi - Composizione assemblea Regione Friuli-Venezia Giulia (Prima deliberazione del Senato) (Voto finale con la presenza del numero legale)

- Doc. XVIII, n. 146 - Risoluzione su atti comunitari concernenti normativa dell'Unione europea in materia di politica di vicinato

- Disegno di legge n. 2420 - Modifiche articolo 348 del codice penale, esercizio abusivo della professione

Mercoledì

18

"

ant.

h. 9,30-13,30

"

"

"

pom.

h. 16,30-20

Giovedì

19

"

ant.

h. 9,30-14

Giovedì

19

aprile

pom.

h. 16

- Interpellanze e interrogazioni

Lunedì

23

aprile

pom.

h. 18-20,30

- Disegno di legge n. 3184-B - Decreto-legge n. 16, recante semplificazioni tributarie (Approvato dal Senato e modificato dalla Camera dei deputati) (Scade il 1° maggio)

- Discussione Doc. LVII n. 5 - Documento di economia e finanza 2012 (*)

Martedì

24

"

ant.

h. 9,30-13,30

"

"

"

pom

h. 15

Giovedì

26

aprile

ant.

h. 12-14

- Seguito Doc. LVII n. 5 - Documento di economia e finanza 2012

"

"

"

pom.

h. 15

Venerdì

27

"

ant.

h. 9,30
(se necessaria)

Gli emendamenti al disegno di legge n. 3184-B (decreto-legge semplificazioni tributarie) dovranno essere presentati entro le ore 13 di lunedì 23 aprile.

(*) Le Commissioni dovranno esprimere i propri pareri alla Commissione bilancio in tempo utile affinché questa possa riferire all'Assemblea a partire dalla seduta pomeridiana di martedì 24 aprile.

Mercoledì

2

maggio

pom

h. 14

- Disegno di legge n. 3221 - Decreto-legge n. 29, integrativo decreti liberalizzazioni e consolidamento conti pubblici (Scade il 23 maggio)

Giovedì

3

"

ant.

h. 9,30

Gli emendamenti al disegno di legge n. 3221 (decreto-legge integrativo liberalizzazioni e conti pubblici) dovranno essere presentati entro le ore 19 di lunedì 30 aprile.

Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 3184-B
(Decreto-legge n. 16, recante semplificazioni tributarie)
(7 ore, escluse dichiarazioni di voto)

Relatori

30'

Governo

30'

Votazioni

1 h.

Gruppi 5 ore, di cui :

PdL

1 h.

18'

PD

1 h.

07'

LNP

30'

UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI

26'

Per il Terzo Polo (ApI-FLI)

25'

CN:GS-SI-PID-IB

25'

IdV

24'

Misto

24'

Dissenzienti

5'

Ripartizione dei tempi per la discussione del Doc. LVII, n. 5
(Documento di economia e finanza)
(7 ore e 30 minuti, escluse dichiarazioni di voto)

Relatore

30'

Relatori di minoranza

30'

Governo

30'

Gruppi 6 ore, di cui :

PdL

1h

34'

PD

1h

21'

LNP

37'

UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI

30'

Per il Terzo Polo (ApI-FLI)

30'

CN:GS-SI-PID-IB

30'

IdV

30'

Misto

30'

Dissenzienti

5'

Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 3221
(Decreto-legge n. 29, integrativo decreti liberalizzazioni e consolidamento conti pubblici)
(7 ore, escluse dichiarazioni di voto)

Relatore

30'

Governo

30'

Votazioni

1 h.

Gruppi 5 ore, di cui :

PdL

1 h.

18'

PD

1 h.

07'

LNP

30'

UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI

26'

Per il Terzo Polo (ApI-FLI)

25'

CN:GS-SI-PID-IB

25'

IdV

24'

Misto

24'

Dissenzienti

5'

Seguito della discussione e approvazione, in seconda deliberazione, del disegno di legge costituzionale:

(3047-B) Introduzione del principio del pareggio di bilancio nella Carta costituzionale (Approvato, in prima deliberazione, dalla Camera dei deputati in un testo risultante dall'unificazione dei disegni di legge costituzionale d'iniziativa dei deputati Cambursano ed altri; Marinello ed altri; Beltrandi ed altri; Merloni ed altri; Lanzillotta ed altri; Antonio Martino ed altri; Bersani ed altri; e del disegno di legge costituzionale n. 4620 d'iniziativa governativa; approvato, in prima deliberazione, dal Senato della Repubblica e approvato, in seconda deliberazione, dalla Camera dei deputati) (Votazione finale qualificata, ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento) (Relazione orale) (ore 16,42)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge costituzionale n. 3047-B, già approvato, in prima deliberazione, dalla Camera dei deputati e dal Senato della Repubblica e approvato, in seconda deliberazione, dalla Camera dei deputati.

Ricordo che nella seduta antimeridiana dell'11 aprile ha avuto luogo la discussione generale.

Ha facoltà di parlare il relatore, senatore Vizzini.

VIZZINI, relatore. Signor Presidente, rinunzio alla replica.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il relatore, senatore Azzollini.

AZZOLLINI, relatore. Signor Presidente, naturalmente non è il caso di entrare in sede di replica nel merito del provvedimento, perché è stato ampiamente esaminato nel corso delle prime due letture, e naturalmente è stato confermato, sia nella terza lettura alla Camera dei deputati, sia nella quarta lettura, e dunque ci si muove rapidamente verso la sua definitiva approvazione. È un percorso che ebbe inizio nell'agosto 2011 e si conclude praticamente quest'oggi o al massimo, a seconda dei lavori dell'Aula, domani.

Entrando nel merito, forse oggi merita soffermarsi solo su un aspetto, quello del completamento di questo disegno di legge costituzionale, perché è noto che tale provvedimento rimanda ad una normativa di attuazione altrettanto importante dell'introduzione in Costituzione del principio del pareggio di bilancio. Quindi, la 5a Commissione è già proiettata verso le leggi di attuazione del principio del pareggio di bilancio in Costituzione. Si è detto che si attende da questo principio un ulteriore rafforzamento nel rigore dei conti pubblici. Ma io ritengo che, oltre alla norma costituzionale propriamente detta, che ci apprestiamo ad approvare, sarà necessario lavorare approfonditamente sulle leggi di attuazione e sugli organismi da essa previsti, perché quel principio possa diventare legislazione corrente ed ispiratrice dell'azione sia governativa sia parlamentare.

Pertanto, signor Presidente, replico ponendo all'attenzione della Presidenza e dei colleghi la necessità non solo di approvare - ormai siamo alla fine dell'iter del disegno di legge che introduce il principio del pareggio di bilancio in Costituzione - ma soprattutto di procedere con una certa rapidità alle leggi di attuazione dello stesso. (Applausi dei senatori Izzo e Astore).

PRESIDENTE. Poiché il rappresentante del Governo non intende intervenire, passiamo alla votazione finale.

ROSSI Nicola (Misto). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ROSSI Nicola (Misto). Signor Presidente, nell'annunciare... (Brusìo).

PRESIDENTE. Colleghi, stiamo approvando un disegno di legge di riforma dell'articolo 81 della Costituzione. Per favore, fate silenzio.

ROSSI Nicola (Misto). Signor Presidente, nell'annunciare la mia non partecipazione al voto in occasione del primo voto che abbiamo avuto in Aula su questo argomento, decisione che mantengo anche in questa occasione, avevo segnalato come le modifiche della Carta costituzionale costituiscono un'occasione straordinaria per incidere in profondità sulla cultura del Paese. Fin dal 1997 - avevo ricordato - nessun leader politico, nessun tecnico per quanto autorevole si era degnato di chiarire agli italiani in maniera compiuta che entrare nell'euro implicava un mutamento sostanziale del modo di essere e di pensare di noi tutti. Sia gli uni che gli altri si erano accontentati di risolvere le questioni contingenti facendo ricorso a maggiori entrate e rinviando ad un futuro imprecisato la soluzione dei problemi più difficili.

Di quell'atteggiamento, che giudico irresponsabile, paghiamo oggi le conseguenze, ma sbagliare una volta non basta, perché in questi mesi stiamo ripetendo esattamente quell'errore. La differenza rispetto agli anni passati è che, in questo caso, le conseguenze potrebbero essere incalcolabili per noi tutti. C'è una seconda differenza, secondo me, molto rilevante tra l'atteggiamento tenuto in passato e l'atteggiamento che stiamo tenendo oggi.

PRESIDENTE. Colleghi, temo che sarò costretto a sospendere la seduta: il senatore Rossi non merita di parlare in un'Aula così rumorosa. (Applausi dai Gruppi Pdl e PD).

ROSSI Nicola (Misto). In questo ultimo caso, la scelta di non cogliere un'occasione storica per intervenire su alcune radicate abitudini del Paese, scelta che - devo ribadirlo - mi stupisce data anche la storia intellettuale del Presidente del Consiglio, non è conseguenza di un calcolo politico. È una scelta ponderata e i cui termini ci sono stati illustrati qualche giorno fa in un'intervista sulla stampa dal ministro Giarda. Premesso che il Ministro riscuote tutta la mia stima accademica e personale, credo che le opinioni espresse in quella intervista siano illuminanti per un verso, ma anche sbagliate e siano l'espressione della difficoltà del momento che attraversiamo.

Il Ministro ha distinto tra i profeti della spesa pubblica del primo e del secondo tipo. Per i secondi, tra cui vi sono componenti dell'attuale Governo, l'obiettivo d'intervento sulla spesa pubblica è di medio periodo ed è un obiettivo di razionalizzazione, di eliminazione di sprechi ed inefficienze, il risultato di «scelte consapevoli delle pubbliche amministrazioni interessate». Per i primi, tra cui mi annovero volentieri, l'obiettivo è una modifica sostanziale del modo di essere del settore pubblico italiano, la chiusura di parte dei programmi di spesa esistenti, la ridefinizione dell'ambito di azione e di intervento dello Stato. Non si tratta, quindi, di un calcolo politico o di cautela, ma, dal punto di vista del Governo, di una precisa scelta di campo.

Il Governo ritiene che il modo di essere del settore pubblico italiano non debba mutare se non al margine, gradualmente e - aggiungerei, se è possibile - impercettibilmente. Come possa sostenere questa tesi alla luce degli impegni assunti in campo europeo è una cosa che trovo difficile da comprendere; anzi, ora la capisco meglio: è di oggi la notizia che il cosiddetto fondo taglia tasse non comparirà nella delega fiscale. Non si trattava di introdurlo ex novo, ma semplicemente di anticiparlo di un anno, visto che è già nella legislazione vigente. Anche questo è apparso troppo. (Applausi del senatore Garavaglia Massimo).

L'attuale modo di essere del settore pubblico italiano ammette solo due possibilità: moderata crescita e alto debito come negli anni Ottanta o finanze pubbliche in ordine, elevata pressione fiscale e nessuna crescita. La prima strada, per fortuna, è ormai preclusa; la seconda è quella che il Governo sta scegliendo. Non rimane che augurarci che abbia ragione.

Il Presidente del Consiglio qualche settimana fa si è domandato se il Paese sia pronto. Francamente avrebbe dovuto porsi questa domanda con riferimento al provvedimento che stiamo esaminando, perché è una domanda che considero veramente oziosa. Come può non essere pronto ad adottare regole di responsabilità fiscale un Paese che sperimenta ogni giorno le conseguenze dell'irresponsabilità fiscale? Come può non essere pronto un Paese che è sommerso da 2.000 miliardi di euro di debito pubblico, un Paese in cui la dote per i giovani, di cui spesso parliamo nei convegni, c'è già e ammonta a 30.000 euro di debito pubblico per ogni nuovo nato? Come può non essere pronto un Paese in cui ogni famiglia lascia sul campo ogni anno 4.000 euro sotto forma di imposte per il servizio del debito? Come può non essere pronto un Paese che negli ultimi 12 mesi ha sopportato un aggiustamento fiscale prossimo ai 100 miliardi di euro con una compostezza e consapevolezza non comuni? Come può non essere pronto a regole di responsabilità fiscale un Paese soffocato da una pressione fiscale nominale del 45 per cento e reale del 55 per cento? Come può non essere pronto un Paese che da tempo immemore si sente ripetere l'adagio dell'Ottocento: «L'amministrazione dispone e il cittadino paga»?

Questa disponibilità al cambiamento degli italiani poteva, e doveva, io credo, essere colta appieno proprio in occasione della modifica della Carta costituzionale, affinché fosse una modifica non solo di facciata, come purtroppo è. Ciò non è stato. Vedete, quello che manca in questo provvedimento è soprattutto una cosa ed è questa mancanza che personalmente mi fa più male. In questo provvedimento che stiamo per approvare manca totalmente la fiducia del Governo nell'Italia e negli italiani. Senza la fiducia del Parlamento un Governo non governa, ma senza la fiducia dei cittadini che dovrebbe governare un Governo, se va bene, amministra. (Applausi dai Gruppi PdL, PD e CN:GS-SI-PID-IB-FI. Congratulazioni).

PARDI (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PARDI (IdV). Signor Presidente, onorevoli colleghi, membri del Governo, la discussione parlamentare, certe volte, crea delle condizioni in cui il dibattito influenza le decisioni da assumere. Alla Camera il nostro Gruppo aveva ritenuto di votare a favore di questo provvedimento, soprattutto per un senso di responsabilità nei confronti della gestione dell'economia politica del nostro Paese. Lo aveva fatto con molte incertezze, sapendo bene che la pulsione fondamentale per questo provvedimento era dettata da una congiuntura internazionale particolarmente difficile: dalla pressione degli organismi europei, da una sorta di cogenza ad agire in una certa direzione che appariva irresistibile. Lo aveva fatto pur sapendo che si trattava di un testo scritto in modo perlomeno assai discutibile, tale da apparire essenzialmente più un gesto retorico che non una scelta conforme allo scopo.

Il dibattito scientifico sull'argomento è stato molto acceso, direi più acceso di quello che si è verificato in Parlamento. I soggetti della comunità scientifica ed economica si sono misurati da par loro e non sono mancati punti di vista particolarmente critici, in Italia e nell'ambiente internazionale, contro la scelta di introdurre il pareggio di bilancio in un testo costituzionale. C'è stato un appello di cinque premi Nobel americani dell'economia, i quali hanno voluto sottolineare con forza un pensiero che va assai al di là della comunità dei premi Nobel, e cioè che il richiamo ad una gestione keynesiana del ciclo fa apprezzare la capacità di intervento dello Stato, intesa non come debito ma come sforzo per investimento, come sforzo creativo e costruttivo per un'economia da costruire. All'interno del Parlamento il dibattito non è stato così intenso e ha attraversato spesso dei momenti di fiacchezza.

Oggi il Gruppo dell'Italia dei Valori ritiene predominante un ragionamento legato ad un giudizio sulla contingenza che ci forza la mano. Potrebbe avere senso ingessare la mano dello Stato, come sostengono quei cinque Nobel americani, ma accompagnati da molti economisti anche italiani, se ci fosse davvero la capacità di distribuire il peso dello sforzo in una direzione che avesse un qualche collegamento con le ragioni di equità. Ma lo sforzo che viene compiuto e che noi vediamo compiersi nelle scelte del Governo degli ultimi mesi è tutto eccetto la traduzione di un principio di equità. In nome della rinuncia al ruolo plastico dell'intervento statale nell'economia, dovremmo avere almeno una raffigurazione equa degli sforzi sociali per raggiungere l'obiettivo che la crisi ci impone.

A tal proposito, però, vediamo come in realtà il lavoro dipendente, i piccoli imprenditori, i debitori delle banche, i cittadini senza possesso, gli studenti senza lavoro ed i soggetti del lavoro precario, flessibile e gratuito siano chiamati ad uno sforzo impari rispetto alle loro forze. Nello stesso tempo, i soggetti fondamentali dell'azione economica, i grandi gruppi, i grandi monopoli ed i grandi oligopoli si scrollano di dosso come fa un cane bagnato questi sforzi cui sono chiamati a rispondere, ma che in realtà da essi non ricevono risposta.

È una situazione assai incresciosa, su cui si potrebbe fare molta retorica, perciò cerco volutamente di tenere un tono non populistico. Si tratta di una dura realtà ed il sistema politico - insomma la classe o il ceto politico, che dir si voglia - si trova di fronte ad una responsabilità particolare: con un testo alquanto ambiguo, ha introdotto non il pareggio, ma l'equilibrio di bilancio a determinate condizioni (cosa che potrebbe far pensare che non credesse davvero a quanto diceva di voler sostenere). Tuttavia, vuole impegnare lo Stato e la Repubblica in tale sforzo, al punto da voler introdurre nella Carta costituzionale un testo che definirei eteroclito dal punto di vista della prosa. È altro, un tipo di testo che - come quelli sul giusto processo, sulla modifica del Titolo V o sul voto degli italiani all'estero - stona con la prosa della Costituzione.

Si tratta di un aspetto da sottolineare non in termini di elegia sul purismo del linguaggio costituzionale, ma di coerenza logica: prescrizioni predittive sull'azione economica non possono essere inserite in un testo costituzionale, dove non si può includere il richiamo all'intenzione di varare in futuro una legge rafforzata o di affrontare l'emergenza in un modo piuttosto che in un altro. La Costituzione deve essere sgombra dal peso della contingenza, deve esaminare un quadro di scelte di principio fondamentali e non può piegarsi ad obbedire ad un dettato che domani l'altro potrebbe essere venuto meno.

C'è un ulteriore elemento, sul quale il collega senatore Ceccanti - cui va tutta la mia stima - ha voluto polemizzare, dopo che l'avevo richiamato in discussione generale: mi riferisco alla necessità di lasciare aperta la possibilità per i cittadini di pronunciarsi su una scelta tanto problematica. Il collega Ceccanti ha detto che il dettato costituzionale, che all'articolo 138 stabilisce la maggioranza dei due terzi per modifiche costituzionali non passibili di essere sottoposte a referendum popolare, non costituisce un ripiego, ma la via principale, la scelta preferenziale. Come tale, quindi, non si può considerare il raggiungimento della maggioranza dei due terzi come una sorta di diniego al popolo ad esprimersi in merito ad un tema che pure gli interessa fondamentalmente.

Tutto questo è vero, senatore Ceccanti, ma vorrei richiamare un pensiero autocritico che tutti qui in Aula abbiamo svolto nell'ultima legislatura: spesso, ci siamo detti tra noi di essere un Parlamento di nominati. Forse è persino esagerato dirlo così, quindi modero volutamente il tono. Se rimane però un dubbio sulla pienezza della nostra legittimità, è un dubbio che non incrina la validità dell'Assemblea ma un dubbio che riguarda noi stessi, ognuno nel proprio foro interiore. Se rimane un dubbio, non si può pensare di cancellare la possibilità per il popolo di pronunciarsi su questo argomento. Non siamo noi i più indicati, e non vorrei che questo fosse il mezzo che anticipa una nuova riforma della Costituzione, anche questa ad opera dello stesso Parlamento, discutibile e raggiunta con il voto dei due terzi.

Concludo, signor Presidente, dicendo che sarebbe importante che l'Aula, pur approvando questo provvedimento (perché so che lo approverà), lo faccia con un trattenuto timore ed eviti di proposito di raggiungere i due terzi dei voti, in modo tale che anche il popolo possa pronunciarsi su questo argomento. Per tali motivi, il Gruppo dell'Italia dei Valori annuncia il suo voto contrario.

FLERES (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FLERES (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, in questa dichiarazione di voto, come faccio abitualmente, non mi rivolgo al Governo. E non mi rivolgo al Governo per la semplice ragione che se vi è una competenza che non appartiene a un Governo di tecnici dei tecnici è quella di orientare il Parlamento rispetto ad una modifica costituzionale di così ampia portata, che costituisce forse il momento più alto dell'azione parlamentare dal punto di vista della scelta politica.

Se fosse approvato questo disegno di legge nella forma in cui è elaborato, il «Governo dei tecnici dei tecnici» avrebbe carta bianca nel continuare, come sta facendo, a non fare le riforme. Quindi, potrebbe eludere l'obiettivo riformatore che si era dato durante le prime fasi della sua azione politica e potrebbe mantenere intatti gli sprechi della pubblica amministrazione e ritardare la spending review, eludendo la legge che questo Parlamento ha approvato, e potrebbe decidere, come peraltro sta facendo inopinatamente, senza tener conto delle condizioni del nostro Paese, di inasprire senza limite la pressione fiscale, coltivando quella sorta di pauperismo economico e culturale cui tende a riferirsi in ogni decisione che assume.

Onorevoli colleghi, avete mai visto un'azienda sana (e non una lavanderia di denaro sporco) investire per migliorare la propria posizione, senza indebitarsi in modo compatibile con le sue previsioni di bilancio? Io no. Avete mai visto un Paese che sia privo di almeno una quota più o meno consistente di debito pubblico, anch'esso compatibile con la capacità di affrontare quel debito? Io no. Così come non ho mai visto uno Stato che continua a spendere senza limiti e senza adeguate politiche pubbliche riuscire a mantenere in equilibrio il proprio bilancio senza ricorrere all'aumento della pressione fiscale. Ed è esattamente quello che questa modifica dell'articolo 81 consentirà, con licenza di uccidere, al «Governo dei tecnici dei tecnici» del nostro Paese.

Come pensate, onorevoli colleghi, che si possa raggiungere il vincolo del pareggio di bilancio senza ridurre drasticamente la spesa strutturale e improduttiva? Il Governo aveva detto che lo avrebbe fatto. Invece non lo ha fatto, né ha previsto un vincolo in tal senso di tipo costituzionale in aggiunta alla modifica dell'articolo 81 della Costituzione. È pensabile che un Paese in cui non esiste un tetto al prelievo fiscale possa sperare che qualcuno continui a rischiare del proprio per tentare di risollevare le sorti di questa economia e possa sperare di rilanciare un progetto economico complessivo senza sapere a quale pressione fiscale deve prepararsi?

Voi pensate che questa sia una politica che possa favorire la ripresa del processo economico del nostro Paese? Pensate che sia una politica che possa restituire fiducia ai cittadini, che si vedono a questo punto delineare in maniera chiara i prossimi passaggi che il Governo si accinge a compiere, in assenza di una norma cogente che riduca la spesa pubblica improduttiva e in assenza di una norma cogente che stabilisca un tetto al prelievo fiscale?

Credo che l'articolo 81, così com'è formulato nella proposta che ci è sottoposta, non possa essere votato, e il Gruppo di Coesione Nazionale (Il Buongoverno-Grande Sud)non lo voterà e si asterrà in questa votazione; si asterrà (come peraltro ha già detto in maniera più che brillante il senatore Nicola Rossi e come hanno ribadito anche altri colleghi) perché non crede che la strada intrapresa sia quella giusta: non crede che una modifica dell'articolo 81 di siffatta portata politica, che legherà le mani a tutto il Parlamento e che invece imporrà scelte durissime, politicamente scorrette relativamente ad un percorso virtuoso e anticiclico che il nostro Paese si attende di dover avviare, possa garantire assolutamente nulla se non l'impoverimento progressivo del nostro Paese, se non un'interruzione di qualsiasi ipotesi di crescita e di superamento della crisi economica. La recessione, con questa modifica dell'articolo 81, diventerà una costante dell'azione economica del nostro Paese, che sarà incentrata non sullo sviluppo, non sulla crescita, ma sulla recessione.

Quale imprenditore investirà senza sapere qual è il tetto massimo di prelievo finale che si deve attendere? Quale cittadino spenderà se non conosce qual è il tetto massimo di prelievo fiscale che si deve attendere?

Ebbene, se in questa modifica costituzionale fosse stata inserita tutta una serie di condizioni che il senatore Rossi aveva brillantemente illustrato durante la prima fase di discussione di questo disegno di legge, se fossero state inserite quelle indicazioni, probabilmente nel testo di modifica costituzionale sarebbero state previste delle norme che vincolassero il prelievo fiscale e, soprattutto, che obbligassero il Governo ad una cogente, puntuale, attenta e non elusa spending review, come garanzia di una riduzione della spesa pubblica improduttiva, in assenza della quale «i tecnici dei tecnici» continueranno a foraggiare una burocrazia in un sistema che, anziché fare arricchire il Paese, lo farà impoverire progressivamente, mentre manterrà intatti i privilegi non della politica ma di quella burocrazia che sta impoverendo il Paese tenendo in mano le sorti dello stesso e senza rinunziare a nessun privilegio, senza ridurre alcun salario, alcuna retribuzione, addebitando tutto questo alla politica e non a chi invece queste forme di speculazione all'interno dell'amministrazione dello Stato sta mantenendo. Questo è quello che sta accadendo e quello che accadrà.

Onorevole Presidente, un Parlamento di nominati, un Parlamento che non sa per esempio che da oggi fino al 7 maggio si vota e probabilmente bisogna pure chiedere il consenso degli elettori, un Parlamento gran parte del quale è stato eletto non con i voti ma attraverso legati testamentari oppure in posizioni di vertice questi dettagli probabilmente non li capisce, e non li capisce perché non ha bisogno di parlare con l'opinione pubblica, non ha bisogno di parlare con i cittadini: per esso è sufficiente parlare con il salotto, o con «il salotto del salotto», così come i tecnici parlano con gli altri tecnici e diventano il «Governo dei tecnici dei tecnici».

Per queste ragioni (e non credo sia necessario aggiungere altro) il Gruppo di Coesione Nazionale si asterrà dal voto. (Applausi dal Gruppo CN:GS-SI-PID-IB-FI).

GERMONTANI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GERMONTANI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signor Presidente, colleghi senatori, signor rappresentante del Governo, arriva a noi per la seconda deliberazione, secondo le previsioni dell'articolo 138 della Costituzione, il disegno di legge costituzionale che introduce il principio di pareggio di bilancio nella Carta costituzionale.

La posizione che ha deciso di assumere il Gruppo Per il Terzo Polo:ApI-FLI, pur con alcune criticità (che sono state esposte sia dal senatore Nicola Rossi, prima, sia, in varie riprese, dal presidente Baldassarri) è di assoluta responsabilità. Per questo, il nostro sarà un voto positivo, perché riteniamo che questa formulazione, che assegna allo Stato un compito esplicito, cioè quello di assicurare l'equilibrio tra le entrate e le uscite annuali, sia un obiettivo, non solo e non tanto da introdurre, ma da ribadire nella Costituzione italiana.

Per anni, a presidio dei conti pubblici nella Carta costituzionale abbiamo avuto l'articolo 81, il quale prevede che «con la legge di approvazione del bilancio non si possono stabilire nuovi tributi e nuove spese» e prevede inoltre che «ogni altra legge che importi nuove o maggiori spese deve indicare i mezzi per farvi fronte». Una protezione che evidentemente è risultata insufficiente se siamo arrivati ad oltre 1.900 miliardi di debito pubblico, pari a circa il 120 per cento di tutto quanto viene prodotto in un anno nel nostro Paese.

Le regole più stringenti adottate con questo provvedimento non sono che la conseguenza dei procedimenti avviati in altri contesti europei, a partire dalla Germania, che pure ha conti pubblici più in ordine di quelli italiani.

Riteniamo quindi che, pur nell'ambiguità lessicale tra «pareggio», come recita il titolo del provvedimento al nostro esame, ed «equilibrio» di bilancio, come recita il testo che analizziamo, questa legge di modifica costituzionale vada nel senso intrapreso dai Paesi che hanno adottato norme più stringenti al fine di conseguire gli obiettivi di finanza pubblica che derivano dall'appartenenza all'Unione europea.

La modifica non si limita ad una più coerente formulazione dell'articolo 81, prevedendo un legame alle fasi dei cicli economici e una maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera per approvare la sostenibilità del debito del complesso delle amministrazioni pubbliche. Sono presenti, infatti, altri interventi di novella costituzionale che si estendono agli articoli 97, 117 e 119 della Costituzione andando ad incidere, di conseguenza, sulla disciplina di bilancio di tutta l'area delle amministrazioni pubbliche e di tutti i livelli territoriali: Comuni, Città metropolitane, Province e Regioni.

L'approvazione in seconda lettura delle norme e la conseguente riscrittura della Carta porteranno, a partire dal 2014, a una maggiore coscienza del legislatore sull'importanza delle regole di bilancio. Il lavoro del legislatore a presidio dei conti pubblici non finisce evidentemente, ma comincia dalla data di entrata a regime delle nuove regole di bilancio costituzionali. La previsione che, non solo la legge di bilancio, ma anche le norme fondamentali e i criteri diretti ad assicurare l'equilibrio tra le entrate e le spese nei bilanci e la sostenibilità del debito di tutte le amministrazioni pubbliche, debbano essere approvati a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera ci sembra essere un presidio di garanzia.

Se anche avessimo dettato regole più severe per un pareggio effettivo tra entrate e uscite, avremmo dato garanzie sul deficit, ma non sul debito di bilancio. Così come se avessimo legato con termini percentuali la spesa pubblica al PIL.

Si è molto discusso, sia alla Camera che al Senato, dell'opportunità di inserire un vincolo preciso, una percentuale rispetto alla spesa pubblica massima a cui ricorrere. Certo, sarebbe stata un'iniezione di rigidità.

Il problema vero è il rientro a parametri più sostenibili da uno stock di debito pubblico colossale. Questo lo può garantire solo una politica avveduta di bilancio per molti lunghi anni a venire.

Quindi, il testo che approviamo in via definitiva rappresenta un giusto equilibrio tra le diverse istanze che dovrebbero ora trovare una larga convergenza.

Ci auguriamo una maggioranza dei due terzi dei componenti, onde evitare che si faccia luogo a referendum e vengano garantiti i tempi di entrata in vigore delle nuove norme.

Per queste ragioni il Gruppo Per il Terzo Polo: ApI-Futuro e Libertà per l'Italia voterà a favore del disegno di legge costituzionale che introduce il principio del pareggio di bilancio nella Carta costituzionale. (Applausi dal Gruppo Per il Terzo Polo:ApI-FLI).

D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Signor Presidente, noi abbiamo già espresso le nostre opinioni sulla riforma costituzionale che riguarda l'introduzione della regola, diciamo così, virtuosa di bilancio, già nella prima fase di discussione e di approvazione del testo costituzionale.

Non vogliamo aggiungere altro, nel senso che siamo convintamente a favore di questo testo. Riteniamo che sia utile, per il bene del Paese, procedere rapidamente all'approvazione di questa riforma costituzionale e che possa essere utile ad introdurre un criterio diverso nella guida delle amministrazioni pubbliche, anche a livello territoriale, perché con il provvedimento in esame si introducono vincoli e principi che regoleranno la vita economica e finanziaria anche del sistema delle autonomie locali e delle Regioni, che concorrono, ahinoi in maniera negativa, a incrementare la condizione di difficoltà delle nostre finanze.

Per queste ragioni, riteniamo di dover votare a favore, auspicando che vi sia una rapida approvazione del testo così come definito. (Applausi dal Gruppo UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI e della senatrice Germontani).

VACCARI (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

VACCARI (LNP). Signor Presidente, onorevoli colleghi, membri del Governo, vorrei iniziare il mio intervento leggendo l'incipit di un articolo pubblicato su un quotidiano in cui si legge: «Vladimir Lenin aveva un piano B: "Il modo per sconfiggere la borghesia - disse - è quello di schiacciarla fra due ruote del mulino: inflazione e tassazione". Ma non c'è bisogno di un'altra rivoluzione di ottobre per mettere in opera questo non meritorio proposito» qui da noi. «Basta e avanza la macina della tassazione, anche nelle democrazie cosiddette liberali. Il sistema fiscale italiano - complesso, punitivo, iniquo e vessatorio - ha una grossa responsabilità nella stagnazione economica cui l'Italia sembra condannata». Ritornerò poi su questo punto.

Noi nutriamo seri e importanti dubbi sulla proposta di riforma costituzionale che abbiamo all'attenzione in seconda lettura. Innanzitutto perché vi è un grave inganno circa i contenuti. Nel titolo della legge è scritto infatti «Introduzione del principio del pareggio di bilancio nella Carta costituzionale», ma il termine «pareggio di bilancio» all'interno del disegno di legge assolutamente non compare. Compare un altro termine, il termine «equilibrio», e abbiamo visto, anche in sede di audizioni, come autorevoli costituzionalisti e professori di economia abbiano rimarcato la sostanziale differenza che esiste tra pareggio di bilancio ed equilibrio di bilancio. L'argomento è stato ripreso anche nei commenti dei colleghi. Colgo l'occasione per ricordare che il pareggio di bilancio è stato richiesto dall'Europa - e, al riguardo, potrebbe aprirsi un capitolo sulla sovranità del nostro Paese - mentre l'equilibrio di bilancio non rientra assolutamente nelle indicazioni di politica economica impartite dall'Europa, che dovremmo seguire anche per fronteggiare la difficile congiuntura economica e la crisi. Ebbene, questa differenza, che può sembrare ai più insignificante, è, invece, sostanziale. Alcuni colleghi l'hanno richiamata poco fa facendo capire che non approderemo assolutamente a un risanamento della nostra economia anche per altri motivi e per scelte di politica economica che in seguito richiamerò.

Tra l'altro, spiace vedere che autorevoli colleghi, e lo stesso Presidente della 1a Commissione permanente quando ha introdotto questo argomento alcune sedute fa (è stato riportato, oltre che dagli atti, anche dalla collega Germontani, che mi ha preceduto), continuino a parlare di pareggio di bilancio nella Carta costituzionale. C'è un contrasto in termini di principi costituzionali e fra i due concetti.

Signor Presidente, desidero anche rivolgerle un interrogativo, ma lo farò tra poco, in quanto vedo che è impegnato in una conversazione telefonica.

Non crediamo neanche, poi, nella efficacia di questo provvedimento, perché le politiche economiche che questo Governo sta ponendo in atto, sintetizzabili in «più tasse, meno capacità di spesa delle famiglie, nessun taglio della spesa pubblica», in base a quella che viene chiamata in gergo inglese la spending review (il che vuol dire l'arrivo a settembre di un aumento dell'IVA di due punti percentuali anche sui beni di primo consumo, anche sul pane - sì, ci sarà una tassa sul pane che porrà che questo Governo e un aumento anche dell'aliquota IVA del 20 per cento, già innalzata al 21 e che arriverà al 23 per cento), forse potranno consentire, non certamente il pareggio, ma un equilibrio con delle alchimie contabili, forse per un primo periodo, ma assolutamente, con la stagnazione di cui prima ho parlato e con la riduzione della capacità di sviluppo economico di questo Paese, porteranno ad allontanarci non solo dal pareggio di bilancio (che non abbiamo neanche voluto e scritto nella Carta costituzionale), ma anche da un'alchimia contabile di un presunto equilibrio.

Ci muoviamo verso una pressione fiscale che ormai è a quota 45 per cento. Gli incrementi a carico dei contribuenti si collocano - lo leggiamo sulla stampa specializzata - dal 2,5 al 5,5 per cento. Quest'anno le famiglie subiranno una tassazione più elevata ed un prelievo fiscale mediamente pari a più 1.500 euro. Vediamo i salti mortali che sta facendo il Governo su questa iniqua tassazione, con l'IMU, della prima casa in particolare, e come esso voglia nascondere questa pressione dividendo in maniera surrettizia la spesa che le famiglie devono sostenere in tre rate.

Quindi, possiamo dire che si tratta di una politica che in campo economico non può che portare questo Paese a una maggiore povertà. E allora, se l'equilibrio vuol dire renderci tutti più poveri, ovviamente la Lega Nord non può consentire che ciò avvenga e non può votare a favore di questo provvedimento.

Poco fa le stavo chiedendo, signor Presidente, un suo autorevole e illuminato parere per capire, anche come senatore di quest'Assemblea, seppur distratta, su un tema assolutamente importante, come possa consentire che si voti un provvedimento che nel titolo parla di «pareggio» di bilancio, mentre al suo interno parla di «equilibrio». È chiaramente un falso in un atto legislativo parlamentare che si dice sia di assoluta importanza e strategico per il nostro Paese. Inoltre, ammettere questo vuol dire acconsentire a che si faccia non solo una cattiva legge nelle prospettive e negli obiettivi, ma addirittura proprio un falso nello stesso provvedimento legislativo.

Sono, quindi, questi i motivi che ci spingono con decisione, cognizione e con scienza e coscienza a votare fermamente in modo contrario, anche perché il Governo ha voluto affossare, scrivere il de profundis, mettere una pietra tombale sul federalismo, il quale rappresentava l'unica via di uscita del Paese, l'unica possibilità di una ripresa da una crisi internazionale nella quale siamo piombati; questo affossamento ci porterà in un circolo vizioso sempre più nero di povertà.

Ricordiamo che federalismo vuol dire diminuzione della spesa improduttiva pubblica. Federalismo vuol dire determinazione nella partecipazione dei cittadini alla spesa per i servizi, quindi, giustamente, anche le tasse e i tributi in funzione dei servizi erogati, posti in essere vicino ai cittadini in modo tale da confrontare quello che danno con quello che ricevono, con una responsabilità ovviamente degli amministratori, dei politici eletti, i quali rispondono direttamente in uno spirito di vera sussidiarietà, ai cittadini stessi, a cui sono vicini.

Al contrario, le scelte che fa questo Governo sono sempre più di tipo centralista, di allontanamento dall'opinione pubblica, dal pensiero e dai bisogni dei cittadini. Tali scelte comportano un aumento sempre più pressante e forte della pressione fiscale, con i valori che ho prima ricordato, e non fanno altro che affossare la nostra economia e quindi la possibilità, dal momento che non si vuole diminuire la spesa pubblica, di ottenere un fantomatico equilibrio di bilancio, che tra l'altro non abbiamo capito assolutamente che cosa sia.

Per queste ragioni, che abbiamo esposto nel corso del dibattito svolto sia in Commissione che in Aula, anche nelle altre sedute, e aspettando, signor Presidente, la sua risposta sul quesito che le ho posto in merito al titolo del provvedimento e al suo contenuto, esprimiamo convintamente un voto contrario. (Applausi dal Gruppo LNP).

ZANDA (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ZANDA (PD). Signor Presidente, nutro molta stima nei confronti del senatore Nicola Rossi, ma debbo dirle che, al contrario di quanto ha poco fa annunciato, aspetto con molta soddisfazione il voto che ci accingiamo tra poco ad esprimere, il quale introdurrà nella nostra Costituzione il principio dell'equilibrio di bilancio.

Debbo anche dire che il consenso largo finora manifestato nel corso delle tre letture del provvedimento, e la tempestività con la quale stiamo modificando la Costituzione segnalano quanto sia grave quella crisi poc'anzi ricordata sempre dal senatore Nicola Rossi, nonché la necessità per l'Italia di onorare l'impegno assunto con i partner europei.

Detto questo, sbaglieremmo se ci soffermassimo solo su queste ragioni senza cogliere anche i serissimi significati istituzionali, politici ed economici di un voto con il quale il Partito Democratico intende contribuire a garantire il futuro dei nostri conti pubblici e quindi, in definitiva, il futuro del nostro Paese.

I prossimi anni saranno decisivi per l'Italia e per l'Europa. Le circostanze che stanno determinando le decisioni dell'eurozona mostrano quanto si siano ristretti i margini delle politiche nazionali e quanto si stia facendo sottile il sentiero della ripresa e dello sviluppo. Non sono in gioco solo la qualità della vita e il futuro dei nostri figli, ma persino i beni primari della sicurezza e della democrazia in Europa. L'euro e l'Europa hanno ancora molto da fare per dispiegare appieno le loro potenzialità; ma esiste anche un grumo di problemi che è nostro e che nessuno mai risolverà per noi.

Nel 1948 la nostra Costituzione, unica in Europa, vietando leggi prive di copertura, definiva con molta lungimiranza i principi dell'equilibrio di bilancio. E i 2.000 miliardi del nostro debito pubblico, che ci pongono in coda nelle classifiche mondiali, segnalano vistosamente con quanta ampiezza quei principi siano stati violati e con quanta disinvoltura nei decenni passati il Parlamento abbia nella sostanza ignorato lo spirito dell'articolo 81. Potevamo non arrivare a tanto, se soltanto avessimo ascoltato le ragioni con le quali Ezio Vanoni e Luigi Einaudi illustrarono la relazione tra l'articolo 81 e il controllo del disavanzo; oppure se, in un passato più recente, avessimo tenuto conto dei richiami di Nino Andreatta e Tommaso Padoa-Schioppa.

Ma c'è una prima lezione che possiamo trarre dalle vicende dell'articolo 81. Dovremmo prendere atto di quanto possa costare la latitanza della politica rispetto al dettato costituzionale, e non solo per i vincoli disattesi dell'articolo 81. Le tristissime vicende della ex Margherita e della Lega Nord mostrano le conseguenze della mancata attuazione della disciplina dei partiti prevista dall'articolo 49 e ci chiedono di fare molta attenzione, perché anche sorvolare con troppa disinvoltura sulla centralità del lavoro, così ben definita dall'articolo 1, può essere un altrettanto grave errore.

Oggi il servizio al debito accumulato in barba all'articolo 81 ci costa dagli 80 ai 90 miliardi l'anno (sono miliardi sottratti agli investimenti pubblici e allo sviluppo), un peso insostenibile per Paesi con una forte economia, figuriamoci per un'Italia stremata e impoverita. Ha ragione il presidente Napolitano, quando ricorda che non possiamo «andare avanti con questa montagna di debito» e che abbatterlo «è un dovere morale della politica e delle istituzioni». Per un debito di 2.000 miliardi non esiste una formula magica e non possiamo chiedere al presidente Monti quel che non può fare. Dobbiamo però chiedergli di indicare la strada da seguire, di indicare l'orizzonte e di dire con chiarezza in quale misura e a quali condizioni venti anni di pesantissimi sacrifici imposti dal fiscal compact possano aiutare la stabilità del Paese e la crescita della nostra economia.

Oggi i senatori del Partito Democratico voteranno a favore della modifica dell'articolo 81 in assoluta consapevolezza, avendo ben chiare le difficoltà e la tragedia che solo pochi mesi fa ci si profilava davanti. Sappiamo anche che alla riforma non possiamo chiedere virtù risanatrici maggiori di quelle che può dare, soprattutto se l'economia dovesse entrare in una fase recessiva peggiore del previsto.

I buoni medici sanno che gli antibiotici fanno bene soltanto se accompagnati da tante vitamine e i buoni economisti sanno che il pareggio di bilancio, l'alta tassazione e l'austerità, senza politiche per la crescita, non saranno mai in grado di battere la recessione.

È giunto nel nostro Paese, signor Presidente, il momento di aprire un grande dibattito su come e quando levarci dalle spalle l'incubo degli insostenibili interessi sul debito; e per farlo non possiamo escludere la possibilità di abbatterne subito una parte consistente, con ampie dismissioni e con una imposizione patrimoniale straordinaria e progressiva, che si rivolga prioritariamente ai grandi patrimoni e non ai cittadini che stanno ancora pagando il mutuo della prima casa che abitano.

Da molto tempo sulla Costituzione non si manifestava in Parlamento una maggioranza così larga come sta accadendo con l'articolo 81; e l'ampiezza del voto segna discontinuità rispetto alla pratica ultradecennale di riforme varate da maggioranze di parte. L'augurio è che non si tratti di un episodio isolato, ma l'indice della consapevolezza che le regole del gioco democratico non possono, per loro natura, essere scritte da una parte contro l'altra.

Sarà la nuova legge elettorale il campo di prova. Se l'Italia riuscirà ad andare alle elezioni politiche del 2013 con una nuova legge elettorale che, sostenuta da una maggioranza larga, restituisca ai cittadini il diritto di scegliere i parlamentari, vorrà dire che il voto sull'articolo 81 non è stato un fuoco di paglia e che la crisi ha restituito al Parlamento un po' di quel senso di responsabilità che ha reso nobile la classe dirigente italiana ai tempi della Costituente, della ricostruzione e della lotta al terrorismo.

Da decenni il Parlamento italiano si dimostra incapace di grandi decisioni. Durante il Concilio Vaticano II vi fu una lunga fase nella quale i vescovi faticavano a prendere decisioni. Discutevano molto, ma non decidevano. Nel tentativo di semplificare la complessità del dibattito, Giuseppe Dossetti sottopose al Concilio cinque «quesiti orientativi» (così vennero definiti) che, individuate con nettezza le scelte da compiere, chiedevano in modo diretto ed esplicito ai Padri conciliari di approvarle o di bocciarle. I «quesiti orientativi» di Dossetti aiutarono i lavori del Concilio ad uscire dallo stallo e, su questioni cruciali per il futuro della Chiesa, resero possibili decisioni a larghissima maggioranza.

Esiste nei Parlamenti e nei popoli europei (a cominciare dall'Italia) una diffusa consapevolezza che le intese raggiunte sull'equilibrio dei bilanci nazionali e sul fiscal compact non siano sufficienti. Per uscire dalla crisi servono l'unificazione politica dell'Europa e una governance capace di guidare il continente nella sua interezza, tenendo conto anche delle ragioni degli Stati più deboli, come la Grecia e il Portogallo. Eppure, a causa della complessità dei problemi e dell'egoismo degli Stati nazionali, il processo di unificazione dell'Europa procede così lentamente da rendere indecifrabile se e quando arriverà a compimento. L'Italia e l'Europa oggi hanno il dovere di raccogliere i frutti di un dibattito che Altiero Spinelli ha aperto più di 70 anni fa.

Per usare l'espressione di Dossetti, per noi europei è arrivato il momento di rispondere al fondamentale «quesito orientativo» se vogliamo o no l'unione «politica», se vogliamo un Governo e un Parlamento con tutti i loro poteri, assieme a una vera banca europea prestatore di ultima istanza. L'Europa è a un bivio. Se completa rapidamente il processo di integrazione può diventare una grande potenza globale. Oppure può restare così com'è, una vasta regione di libero scambio e libera circolazione, con una moneta unica, ma priva di guida politica. Nel primo caso, l'Europa sarà uno dei grandi del pianeta. Nel secondo caso, l'Europa dei nazionalismi sarà terra di conquista della speculazione finanziaria.

Nell'approvazione della modifica dell'art. 81 della Costituzione c'è, implicita, la richiesta al Governo italiano di fare del progetto di unificazione politica dell'Europa la sua prima battaglia. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. Colleghi, ci avviamo al voto finale. Vi ricordo che occorre la maggioranza assoluta dei componenti e che, ai sensi dell'articolo 138 della Costituzione, per evitare il referendum, occorre la maggioranza dei due terzi dei componenti. Si tratta quindi di una votazione estremamente significativa ed importante anche per il suo risultato numerico.

PICHETTO FRATIN (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PICHETTO FRATIN (PdL). Onorevole Presidente, signor rappresentante del Governo, colleghe e colleghi, giunge oggi all'esame dell'Aula, per la quarta e definitiva lettura, il provvedimento di rango costituzionale che introduce nella nostra Carta fondamentale il principio del pareggio di bilancio o «equilibrio», come richiamato nell'articolo 1.

L'iter che ha condotto al varo di questa riforma di grande significato politico ed economico è stato rapido, a conferma dell'ampia consapevolezza che l'iniziativa, già più volte avanzata in sede parlamentare, anche a seguito di un lungo dibattito in seno all'opinione pubblica, e da ultimo fatta propria dal Governo, era ormai matura e andava condotta in porto.

Con questa modifica costituzionale l'Italia compie un ulteriore passo nell'allineamento con gli altri partner europei quanto a disciplina di bilancio. Inutile nascondere che la tempestività con cui il provvedimento in esame giunge alla sua conclusione, dopo la doppia approvazione da parte di entrambe le Camere, è anche legato alle difficoltà della lunga crisi economico-finanziaria che ha investito il mondo intero, agli attacchi speculativi mossi alle finanze pubbliche di numerosi Paesi dell'area euro, alla necessità di dare risposte decise e risolutive a questi attacchi, ma soprattutto risposte concordate a livello di Unione europea, in modo tale da raggiungere quell'efficacia e quella capacità di riportare i bilanci pubblici in sicurezza che era parsa vacillare nei mesi scorsi, non solo in Italia.

La regola aurea del pareggio di bilancio, che in Italia dovrà trovare concreta attuazione nel 2013, risulta fondamentale per assicurare la sostenibilità del debito pubblico, messa sotto stress dalla crisi di liquidità e di fiducia. Se però, come diventa ormai certo con il voto definitivo della presente proposta, il nostro Paese uscirà dalla crisi avendo approvato una norma di rango costituzionale che impone l'equilibrio di bilancio, le difficoltà che abbiamo dovuto affrontare, con pesanti ripercussioni di carattere sociale sui cittadini, avranno sortito l'effetto durevole di introdurre un meccanismo virtuoso, di cui l'Italia avrebbe dovuto dotarsi ben prima della presente congiuntura.

In realtà, e a verità, il disposto dell'attuale articolo 81 della Costituzione, sia sulla base del contenuto letterale che delle intenzioni dei Costituenti, era già sufficientemente significativo, per evitare spese pubbliche senza adeguata copertura. Ma negli anni non sono mancati, anzi si sono via via affinati, gli strumenti per scardinare la sostanza dell'articolo 81, determinando un'abnorme crescita del deficit e del debito, violando persino, nel nome di un keynesismo distorto, le stesse teorie di Keynes, che certo non postulava che il bilancio pubblico potesse essere permanentemente in deficit, come è accaduto in Italia per decenni.

Keynes intendeva piuttosto spostare l'orizzonte dell'equilibrio di bilancio dal singolo esercizio al ciclo economico, sostenendo la necessità di recuperare, nel momento della ripresa, il deficit spending applicato nel punto della crisi. Ma, esaminando la serie storica del deficit di bilancio degli ultimi decenni è difficile rintracciare un qualunque legame tra andamento del deficit stesso e ciclo economico, perché si assiste a una progressiva crescita di debito, anche nei momenti in cui la capacità di crescita dell'economia nazionale avrebbe permesso al Governo un recupero delle spese a debito degli anni precedenti.

L'introduzione del pareggio di bilancio, pur con le necessarie norme di flessibilità che responsabilizzano ancor più il Parlamento in ordine alla concreta applicazione, costituisce dunque un elemento dotato di solidi fondamenti nella teoria economica, ma non solo. È anche un dovere di natura etica, un impegno che il Paese di oggi si prende nei confronti delle future generazioni affinché non vengano pregiudicate le prospettive future. Cumulare debito pubblico in misura progressiva significa infatti attingere oggi alle risorse che il Paese deve ancora produrre, significa in parole semplici ipotecare gli stipendi dei nipoti. È dunque corretto, anche dal punto di vista etico e di giustizia intergenerazionale, che la possibilità di contrarre debito sia sottratta all'immediato potere delle maggioranze di turno, affidandolo alla custodia di una Costituzione rigida, che richiede procedure e maggioranze qualificate per modificare le proprie norme.

Naturalmente, se è viva la preoccupazione di carattere etico, occorre anche che i comportamenti della maggioranza e dell'intera classe politico-parlamentare siano tali da mantenere il principio dell'equilibrio di bilancio nella sostanza, evitando quei comportamenti che (come ho già avuto modo di dire), pur in presenza di norme già molto vincolanti, come il vigente articolo 81, non hanno impedito di raggiungere un tetto di debito che è del 120 per cento del prodotto interno lordo. Norme e senso etico viaggiano in parallelo e impongono che, non solo per le attuali circostanze, ma per un atteggiamento di giustizia e di rispetto verso il futuro del Paese ci si muova di conseguenza e in modo coerente.

La nuova formulazione del dettato costituzionale pone un rimando ai Regolamenti parlamentari e, inoltre, l'intesa raggiunta a livello europeo sul fiscal compact richiede i doverosi adeguamenti anche in sede di norme sulla contabilità pubblica. È dunque necessario intervenire in tale direzione, fissando norme attuative che permettano, nel quadro costituzionale e in base alle intese comunitarie (che restringono reciprocamente la sovranità economica dei Paesi aderenti in nome della difesa di un mercato e di una moneta comuni), al Parlamento di assumersi con consapevolezza le proprie responsabilità e al Governo di agire di conseguenza.

Con la definitiva approvazione della norma sul pareggio di bilancio si pone un ulteriore tassello al processo di risanamento, non solo economico, del Paese, secondo il programma che fin dalla scorsa estate il Governo Berlusconi, accogliendo e condividendo le sollecitazioni delle autorità europee, aveva posto in campo avviandone la concreta realizzazione. Si tratta di un passaggio fondamentale che è stato indubbiamente agevolato dalla più ampia convergenza delle forze politiche a sostegno del nuovo Esecutivo e dalla minore «opposizione sociale» che quest'ultimo incontra rispetto agli attacchi livorosi e irragionevoli di cui era oggetto il precedente Governo. Si tratta di un passo importante che rientra in un disegno più grande. La verità è che non si è risolto con una norma il problema del nostro debito pubblico e hanno ragione alcuni dei colleghi intervenuti prima di me come i colleghi Fleres e Vaccari.

Alcuni temi sono già stati affrontati; altri sono da affrontare. Dopo la riforma pensionistica, il provvedimento di delega fiscale, che vedremo nei prossimi giorni, l'introduzione di numerosi provvedimenti di liberalizzazione in diversi settori dell'economia, occorre ora procedere al completamento della riforma del mercato del lavoro e degli ammortizzatori sociali e la nuova regolamentazione della flessibilità in entrata e in uscita, non cedendo a convenienze immediate di alcuna categoria e, naturalmente, al passaggio successivo che significa diminuzione delle tasse e conseguentemente diminuzione della spesa pubblica. (Applausi dal Gruppo PdL).

In questa nuova sfida attendiamo di misurare il senso di responsabilità anche delle altre componenti parlamentari che sostengono il Governo, affinché le misure che danno stabilità al bilancio - come quella oggi all'esame - possano essere accompagnate da norme volte a garantire la ripresa economica, l'attrazione degli investimenti esteri e un adeguamento alla disciplina prevalente nei Paesi europei in ampi settori dalla nostra vita sociale.

Ringrazio tutti i colleghi, il relatore e tutti coloro che hanno partecipato anche al primo passaggio in questo ramo del Parlamento della stesura e della votazione della norma sull'equilibrio o pareggio di bilancio.

Per questi motivi dichiaro il voto favorevole del Gruppo del Popolo della Libertà. (Applausi dal Gruppo PdL e dei senatori Mercatali e Morando).

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. Colleghi, vorrei salutare gli alunni dell'Istituto tecnico per geometri «Leonardo da Vinci» di Cesena e gli alunni dell'Istituto statale di istruzione superiore «Ciuffelli-Einaudi», sezione agraria di Todi. (Applausi).

Ripresa della discussione
del disegno di legge costituzionale n.
3047-B(ore 17,4)

BALDASSARRI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo.

PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola.

BALDASSARRI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signor Presidente, ho avuto modo di motivare la mia non partecipazione al voto durante la discussione generale. Quindi, non annoio i colleghi con le argomentazioni che sono agli atti. Non parteciperò al voto perché la mia valutazione è che fissare esclusivamente il saldo di bilancio in pareggio comporta il rischio concreto di dare libertà di uccidere la democrazia e la libertà. È evidente che il saldo zero si può ottenere con una spesa pubblica all'80 per cento del PIL e una pressione fiscale all'80 per cento del PIL. Non ha senso un vincolo costituzionale sul pareggio di bilancio se non c'è un parallelo vincolo o sulla spesa o sulla pressione fiscale. (Applausi dal Gruppo CN:GS-SI-PID-IB-FI e della senatrice Rizzotti).

È evidente che chi non si preoccupa di questo aspetto e di questa possibile deriva può, di fatto, avere un retropensiero: sostituire alla libertà delle scelte economiche concrete di famiglie e imprese la libertà delle scelte collettive; ma il collettivismo nella storia è fallito. (Applausi dal Gruppo CN:GS-SI-PID-IB-FI e del senatore Valditara).

CUTRUFO (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo.

PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola.

CUTRUFO (PdL). Signor Presidente, l'azzeramento del deficit dovrebbe servire, nei propositi del Governo, a riequilibrare nel lungo termine il rapporto debito-PIL, che ci pone al livello peggiore in Europa dopo la Grecia. Questo miglioramento dovrebbe essere conseguito attraverso avanzi primari considerevoli (5-6 per cento per anno) per arrestare l'aumento del valore assoluto del numeratore. In tal modo il miglioramento progressivo del rapporto debito-PIL sarebbe ottenuto anche in presenza di una crescita puramente nominale dei valore del PIL: per esempio, con un'inflazione del 3 per cento e una recessione dell'1,5 per cento il rapporto migliorerebbe - teoricamente - comunque.

Questo percorso, tuttavia, non appare affatto così virtuoso e confortante per le seguenti ragioni.

In primo luogo, nessuno può garantire che per mantenere costantemente il bilancio in pareggio non saranno necessarie nel tempo nuove tasse, che provocano inevitabilmente ulteriori effetti recessivi e tendono a riportare il nostro Paese in mare aperto, al centro delle tempeste finanziarie. Di conseguenza, nessuno può garantire quale sarà il tempo necessario per riportare il rapporto debito-PIL al di sotto della soglia di guardia (100 per cento), che richiederebbe comunque in condizioni ottimali un tempo minimo di circa dieci anni.

Tra il 1995 e il 2010 siamo stati il Paese più virtuoso d'Europa nella gestione del bilancio; abbiamo prodotto 530 miliardi di euro di avanzi primari contro i 270 miliardi della Germania e un disavanzo primario cumulato consistente di Francia e Regno Unito. Ma nel 1995 eravamo al 120 per cento del PIL, nel 2007 avevamo raggiunto il 103 per cento e oggi siamo di nuovo al 120 per cento.

È pertanto evidente che non solo non ci sono certezze sulla possibilità di uscire dalla tempesta con le strategie poste in campo, ma non esistono riscontri positivi, né nel nostro Paese né in altri, che ne attestino il funzionamento.

Risulta necessario allora porsi delle domande.

Perché si persevera nell'andare in questa direzione chiedendo tanti sacrifici agli italiani che potrebbero rivelarsi del tutto inutili? Non sarebbe meglio far corrispondere ad essi un'utilità certa?

Perché si trascura che cinque professori di altissimo livello come i premi Nobel per l'economia Arrow, Diamond, Sharpe, Maskin e Solow hanno pochi giorni fa firmato congiuntamente un appello al presidente Obama contro questo principio, da loro ritenuto «una camicia di forza foriera di effetti molto perversi per l'economia»?

In assenza, al momento, di risposte o elementi fattuali convincenti ecco gli argomenti che a mio parere indicano che non si tratta della strada giusta.

A causa della recessione mondiale il nostro Paese ha perso, tra il 2008 e il 2009, circa 100 miliardi di PIL (in termini reali è come se due fabbriche FIAT avessero chiuso).

In secondo luogo, la sostenibilità di uno stock di debito, che oggi ha raggiunto quasi il volume di 2.000 miliardi di euro, può migliorare solo se il PIL reale perso sarà recuperato attraverso una ripresa della capacità di sviluppo tangibile e di spessore, e cioè una capacità non teorica ma effettiva di generare nuove entrate.

In terzo luogo, il recupero del PIL in termini reali non può essere realizzato se non ripartono gli investimenti pubblici, capaci di rimuovere il deficit strutturale del Paese e tali da riattivare gli investimenti privati, interni ed esterni, e con essi i consumi interni.

Onorevoli senatori, inseguire il pareggio non consente affatto di rilanciare gli investimenti richiesti, anzi li comprime. Le cure necessarie per la soluzione dei problemi da cui è afflitto il nostro Paese, soprattutto a seguito del radicale cambiamento della situazione conseguita alla crisi dei debiti sovrani in Europa, sono solo quelle che, pur restando in una logica di rigore di bilancio, da cui evidentemente non si deve comunque prescindere, producono due risultati in forma certa ed immediata: la riduzione del rischio Paese su livelli più vicini ai maggiori Paesi europei e la liberazione di risorse idonee a rilanciare in misura adeguata lo sviluppo economico.

La strategia del pareggio di bilancio rafforzato da un vincolo costituzionale non solo non riduce in misura adeguata e strutturale il rischio Paese per i motivi prima enunciati, ma toglie risorse dal circuito economico, annichilendo la crescita e deprimendo le speranze nel futuro di famiglie ed imprese, cioè del principale motore di sviluppo per ogni sistema produttivo.

L'alternativa a tale forma di rigore inefficace è la riduzione in via diretta dello stock di debito, da attuare con un intervento chirurgico di riequilibrio, realizzato con un'unica tassa di scopo, non aggiuntiva, ma sostitutiva di buona parte di quelle tasse a pioggia introdotte con le manovre del 2011, che hanno maggiore incidenza depressiva.

In un Paese con un buon patrimonio pubblico, un basso debito privato ed un'elevatissima ricchezza privata, ci sono le condizioni per seguire questa strada in modo efficiente ed efficace.

In conclusione, signor Presidente, soprattutto per salvaguardare le generazioni future, a mio avviso questa soluzione va presa in seria considerazione. Al riguardo vi informo di aver presentato un disegno di legge che coniuga riequilibrio e rilancio per il Paese attraverso una nuova strategia ed un nuovo approccio al problema endemico dell'eccesso di debito, intervenendo direttamente sulla riduzione dello stock di debito per 400 miliardi di euro. Solo così, signor Presidente, possiamo cambiare le prospettive di questo Paese.

Annuncio dunque il mio voto di astensione, in dissenso dal Gruppo. (Applausi del senatore Esposito).

GARAVAGLIA Massimo (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo.

PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola.

GARAVAGLIA Massimo (LNP). Signor Presidente, intervengo in dichiarazione di voto in dissenso - ancorché parziale - dal Gruppo, annunciando il mio voto di astensione su questo provvedimento per i seguenti motivi.

Il pareggio di bilancio, da un lato, può essere uno strumento opportuno per il nostro Paese per raggiungere l'obiettivo vero, ossia il contenimento della spesa pubblica. Se infatti qualcuno qua dentro pensa che si possa raggiungere il pareggio aumentando ancora le tasse, probabilmente non ha ben chiaro il livello raggiunto. In tal senso, pertanto, il pareggio di bilancio è sicuramente uno strumento importante, che ci obbligherà a contenere la spesa pubblica e quindi, per quanto riguarda la Lega, ad applicare finalmente, da subito i costi standard, l'unico modo per ridurre la spesa pubblica. (Commenti del senatore Morando).

Questo quindi va bene, ma, dall'altro lato, riteniamo assolutamente opportuno che si arrivi all'approvazione della modifica costituzionale con un referendum, quindi non con la maggioranza dei due terzi del Parlamento. In questo modo, si aprirebbe un dibattito nel Paese, che diventerebbe conscio degli effetti del fiscal compact sulle tasche dei cittadini e anche sulle sue prospettive di sviluppo futuro. (Applausi dal Gruppo LNP).

PRESIDENTE. Colleghi, il Presidente del Consiglio - che, come saprete bene, è senatore a vita - ha informato la Presidenza che sarebbe di suo gradimento partecipare alla votazione. Mi risulta che sia già all'interno del Palazzo e che quindi tra poco raggiungerà il suo posto per poter votare. Se non vi sono osservazioni contrarie, per garbo istituzionale sospenderei la seduta per cinque minuti; altrimenti, dal momento che il presidente Monti - lo ribadisco - si trova già nel Palazzo, possiamo rimanere in Aula senza sospendere la seduta e attendere qualche attimo che arrivi per poi votare. Eccolo qua. (Applausi. Commenti dal Gruppo LNP).

Accertamento del numero dei presenti

PRESIDENTE. Ricordo che ai sensi dell'articolo 138, primo comma, della Costituzione, dovendosi procedere alla votazione di un disegno di legge costituzionale, in seconda lettura è richiesta la maggioranza assoluta dei componenti del Senato.

Pertanto, prima di procedere alla votazione finale del disegno di legge costituzionale n. 3047-B, dispongo, ai sensi dell'articolo 107, comma 3, del Regolamento, l'accertamento del numero dei presenti.

(Segue l'accertamento del numero dei presenti).

Stante l'esito dell'accertamento testé condotto, procediamo alla votazione.

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento, indíco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, del disegno di legge costituzionale, nel suo complesso.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Proclamo il risultato della votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico:

Senatori presenti

281

Senatori votanti

280

Maggioranza

161

Favorevoli

235

Contrari

11

Astenuti

34

Il Senato approva in seconda deliberazione con la maggioranza dei due terzi. (v. Allegato B). (Vivi applausi dai Gruppi PdL, PD, Per il Terzo Polo:ApI-FLI e UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI).

Prima di passare al successivo punto all'ordine del giorno, sospendo brevemente la seduta, anche per permettere ai colleghi senatori di salutare il Presidente del Consiglio, che ringrazio per la sua presenza.

(La seduta, sospesa alle ore 17,58, è ripresa alle ore 18,07).

Discussione congiunta dei disegni di legge costituzionale:

(2923) SANNA ed altri. - Modifica degli articoli 15 e 16 dello Statuto speciale per la Sardegna, di cui alla legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3, in materia di composizione ed elezione del Consiglio regionale

(2991) CONSIGLIO REGIONALE DELLA SARDEGNA. - Modifica all'articolo 16 dello Statuto speciale per la Sardegna, approvato con legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3, concernente la composizione del Consiglio regionale

(3073) ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA. - Modifiche all'articolo 3 dello statuto della Regione siciliana, in materia di riduzione dei deputati dell'Assemblea regionale siciliana. Disposizioni transitorie

(2962) BIANCO. - Modifica allo Statuto della Regione siciliana approvato con regio decreto legislativo 15 maggio 1946, n. 455, convertito dalla legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 2, in materia di riduzione dei membri dell'Assemblea regionale

(3057) CONSIGLIO REGIONALE DEL FRIULI-VENEZIA GIULIA. - Modifica dell'articolo 13 della legge costituzionale 31 gennaio 1963, n. 1 (Statuto speciale della Regione Friuli-Venezia Giulia)

(2963) PEGORER ed altri. - Modifica all'articolo 13 dello Statuto speciale della regione Friuli-Venezia Giulia, approvato con legge costituzionale 31 gennaio 1963, n. 1, in materia di ridefinizione del numero dei componenti del Consiglio regionale

(Votazione finale qualificata ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento) (ore 18,07)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione congiunta dei disegni di legge costituzionale nn. 2923, 2991, 3073, 2962, 3057 e 2963.

Le relazioni sono state stampate e distribuite.

Chiedo ai relatori, senatori Sanna e Saro, se intendono integrare le relazioni scritte.

*SANNA, relatore. Signor Presidente, svolgiamo la discussione generale su tre disegni di legge costituzionali, perché - lo voglio ricordare al Senato - gli Statuti delle Regioni a Statuto speciale sono dati con legge costituzionale.

Una ormai decennale riforma di questi Statuti prevede, in maniera rafforzata, un dialogo tra il Parlamento e i Consigli regionali delle Regioni a Statuto speciale allorquando vi siano iniziative parlamentari o del Governo di modifica degli Statuti stessi. Devo dire che vi sono stati disegni di legge costituzionali che portavano alla modifica degli Statuti - sulla composizione delle Assemblee legislative - di tutte le Regioni speciali, ma la Commissione affari costituzionali ha deciso di stralciare momentaneamente le proposte in ordine alla modifica di composizione dei Consigli delle Province autonome di Trento e Bolzano e del Consiglio regionale della Valle d'Aosta, per procedere come abbiamo già fatto con le tre Regioni a Statuto speciale di cui trattiamo oggi - la Sardegna, la Sicilia e il Friuli-Venezia Giulia - ad un'interlocuzione rafforzata. Il Presidente del Senato ha cioè la proposta della Commissione affari costituzionali di avviare un'indagine conoscitiva che ha consentito a delegazioni di questi tre Consigli regionali di venire e discutere con la Commissione sui contenuti dei disegni di legge. Si è così registrato un dialogo che ha visto un'ampia convergenza tra i testi proposti dal Parlamento e quelli proposti dai Consigli regionali, quanto meno su un'impostazione generale.

Presidenza del vice presidente CHITI (ore 18,11)

(Segue SANNA, relatore). In termini politici, in queste Regioni non vi è alcuno che neghi la necessità di un aggiornamento della composizione dei Consigli regionali e, quindi, accanto alle proposte di iniziativa parlamentari vi sono state quelle di iniziativa delle Regioni. La proposta della Regione Sardegna è intervenuta semplicemente sul numero dei consiglieri regionali, portandolo da 80 a 60 (l'iniziativa parlamentare proponeva - invece - un numero di 49, compreso il Presidente della Regione).

La Regione Sicilia ha invece proceduto con una proposta della sua Assemblea regionale, la quale modifica il numero dei deputati regionali portandoli dai 90 attuali a 70. Per la Sicilia l'iniziativa di tipo parlamentare portava a 50 il numero di deputati dell'Assemblea regionale.

Il Friuli-Venezia Giulia ha affiancato ad una proposta di iniziativa parlamentare (che innovava sulla determinazione di composizione del Consiglio regionale, fissando in 48 il numero dei suoi membri) una sua differente proposta, che fissa la composizione del Consiglio regionale sulla base della proporzione di un consigliere regionale ogni 25.000 abitanti. Questo dato viene desunto dalla rilevazione annuale che l'ISTAT fa sulla popolazione regionale.

Segnalo i dati demografici del Friuli-Venezia Giulia perché li considero importanti per capire il senso della proposta del Consiglio regionale friulano, posto che siamo di fronte ad un testo proposto della Commissione che ha recepito in toto il disegno di legge presentato dal Consiglio regionale del Friuli. Per il Senato si trattava di accorciare i termini della discussione, poiché il Consiglio regionale del Friuli avrebbe avuto più tempo per formulare il suo parere di quello che noi ritenevamo di avere a disposizione per discutere il provvedimento rapidamente.

Ebbene, dato che la popolazione del Friuli-Venezia Giulia al 1° gennaio 2011 risulta essere pari a 1.235.000 abitanti, la proporzione proposta dal disegno di legge costituzionale prefigura un Consiglio di 50 membri contro i 61 attuali.

Quanto al disegno di legge costituzionale relativo alla Sardegna, è l'unico che presenta, insieme a quello della Sicilia (su cui tornerò in seguito), una serie di disposizioni che non riguardano semplicemente la composizione, ma anche un criterio per il legislatore regionale sui contenuti della legge elettorale.

La riforma dello Statuto sardo riduce il numero di consiglieri da 80 a 60 riportando ad una dimensione originaria la sua composizione. Ricordo, infatti, che il primo Consiglio regionale della Sardegna, eletto nel 1949, contava 60 consiglieri, perché la situazione demografica della Regione era diversa, e che il rapporto tra consiglieri e popolazione era di un consigliere ogni 20.000 abitanti, secondo il sistema che oggi propone di confermare la regione Fiuli-Venezia Giulia.

Solo nel 1986 si passò ad un sistema a numero fisso, analogamente a quello che avevano fatto circa vent'anni prima il Senato e la Camera, perché - voglio ricordarlo - anche nella Costituzione italiana originariamente, sino al 1963, la composizione del Parlamento era variabile.

Per la Sardegna vi è una proposta di riforma che afferma che il numero dei consiglieri non può crescere in forza delle disposizioni della legge elettorale. A tale riguardo ricordo che nel 2004, per garantire la maggioranza del 60 per cento dei seggi al Presidente della Regione eletto in quella occasione, il Consiglio crebbe di cinque unità arrivando a 85 componenti. Tutto questo non sarà più possibile.

Un secondo elemento è quello numerico (60), un terzo è non la facoltà - voglio dirlo per precisare e correggere quanto scritto nella relazione stampata - ma il dovere e l'obbligo per il legislatore regionale di introdurre misure a favore della parità di genere nella legge elettorale. Da ultimo, vi è la facoltà (non la necessità) di introdurre una deroga al principio del voto eguale, per cui potranno essere tutelate, con una conferma di rappresentanza o una rappresentanza garantita che dir si voglia, le zone soggette al fenomeno di grave spopolamento presente in questa Regione.

Per quanto riguarda la Sicilia, oltre al numero dei consiglieri regionali (lo ricordo per prevenire critiche sull'ampiezza del "taglio" di 20 unità che si sta proponendo alla valutazione del Senato), evidenzio che il numero dei deputati regionali nell'Assemblea siciliana, determinato in 70, sarebbe inferiore, a Costituzione invariata, a quello dei parlamentari nazionali che attualmente esprime la regione Sicilia. Tale dato è molto significativo in rapporto alla demografia della Sicilia, Regione di 5.050.000 abitanti, secondo i dati ISTAT del gennaio 2001.

In Sicilia si voterà l'anno prossimo. Su suggerimento dell'Assemblea regionale siciliana, proponiamo una norma che interviene sulla legge elettorale siciliana come norma transitoria. In base ad essa si prevede che, se per effetto della riforma cambia il numero dei deputati regionali della Sicilia, si può andare alle elezioni senza dovere modificare la legge elettorale, in quanto la norma transitoria statutaria, di rango costituzionale, prevale sulla vigente legislazione elettorale regionale.

Questi, signor Presidente, onorevoli colleghi, sono i principi fondamentali delle proposte contenute nei tre disegni di legge costituzionale. È chiaro che la motivazione politica è certamente quella di una riorganizzazione del sistema istituzionale del Paese di cui queste Assemblee legislative regionali - le più antiche del nostro Paese - rappresentano una parte fondamentale. Con la riforma al nostro esame teniamo conto non solo del tema relativo ai costi delle istituzioni, ma anche di quello relativo all'efficienza del sistema istituzionale italiano, dell'esistenza sopravvenuta del Parlamento europeo e dell'attrazione di importanti competenze nell'ambito del diritto comunitario.

Questi ragionamenti anticipano quelli che dovremo fare sulla valutazione del numero dei membri del Parlamento italiano in relazione alle prossime proposte di cui l'opinione pubblica, e noi tutti, conosciamo i contenuti e che, nelle prossime ore, diventeranno oggetto della nostra discussione parlamentare. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, ricordo, come il presidente Schifani ha già riferito in merito alle decisioni assunte dalla Conferenza dei Capigruppo, che dobbiamo terminare la discussione generale congiunta entro l'orario previsto per la chiusura della seduta. Pertanto, il rispetto dei tempi sarà assicurato con rigore.

Senatore Saro, intende integrare le relazioni scritte?

SARO, relatore. Signor Presidente, il collega Sanna ha già compiutamente illustrato i tre disegni di legge di modifica costituzionale, per cui dirò pochissime cose.

I tre disegni di legge sono coerenti con la volontà espressa dai Consigli regionali e dall'Assemblea parlamentare siciliana. È un fatto molto importante sulla fase storico-politica che stiamo vivendo che ben tre Assemblee regionali abbiano deciso, motu proprio, senza imposizioni esterne, di dar corso ad una proposta di cambiamento del proprio Statuto che prevede la riduzione del numero dei membri delle proprie Assemblee.

È un fatto importante, tra l'altro collegato all'azione che si era sviluppata a seguito di un provvedimento del precedente Governo Berlusconi, intervenuto sulla possibilità di ridurre i membri dei Consigli regionali delle Regioni a Statuto ordinario. Molti di voi ricorderanno che era stata introdotta una norma - nei confronti della quale sono state sollevate alcune questioni di legittimità costituzionale - che comunque indicava la necessità di ridurre i componenti delle Assemblee regionali delle Regioni a Statuto ordinario, inquadrando tutto ciò in un contesto di meccanismi incentivanti sul piano economico delle Regioni stesse. Ebbene, su quella norma si è aperto un ampio dibattito e vi sono state Regioni, come quella veneta, che hanno già provveduto a cambiare lo Statuto, mentre altre non hanno ritenuto opportuno farlo.

Credo però che, nell'attuale momento politico sotto gli occhi di tutti, l'avvio di questo processo riformatore da parte del Senato sia un punto di grande livello e di grande qualità. È una risposta all'opinione pubblica nazionale ed è importante che essa parta dalle Regioni a Statuto speciale. Già nella giornata di domani - come è noto - incardineremo in Commissione affari costituzionali del Senato l'esame delle modifiche costituzionali relative, tra l'altro, al numero dei deputati e dei senatori e alla sfiducia costruttiva, ossia a quei temi che sono stati oggetto di un'ampia convergenza tra le forze che sostengono il Governo Monti.

Devo aggiungere che in Commissione abbiamo affrontato anche il problema della riduzione dei membri dei Consigli provinciali delle Province autonome di Trento e Bolzano e del Consiglio regionale della Valle d'Aosta. Non abbiamo però dato corso all'approvazione delle relative norme di riduzione dei componenti di dette Assemblee in quanto intendiamo intrattenere, nelle prossime settimane, un dialogo con i loro Presidenti e le forze politiche rappresentate per vedere, anche alla luce delle decisioni che assumeremo tra oggi e domani, se da parte delle due Province autonome e della Regione della Valle d'Aosta ci sia la piena condivisione in merito ad una equilibrata riduzione dei membri dei rispettivi Consigli.

Credo che il tema che oggi affrontiamo vada inserito in quello più ampio della riqualificazione complessiva della pubblica amministrazione e della rappresentanza nel nostro Paese.

A chi dice che, andando nella direzione della riduzione del numero dei parlamentari regionali, nel caso della Sicilia, si va contro la democrazia e l'espressione della rappresentanza territoriale, credo si debba rispondere che, al contrario, le scelte che stiamo per assumere rappresentano un contributo importante all'opera di razionalizzazione e contenimento della spesa pubblica, un atto necessario da porre in essere in questo delicato momento sul piano economico.

In secondo luogo, credo che detta riduzione spingerà tutte le forze politiche, quelle attuali e quelle che ci saranno in futuro, a procedere ad una individuazione e selezione dei propri rappresentanti che sia sempre di maggiore valore, professionalità e capacità. Purtroppo infatti, negli ultimi anni, abbiamo assistito a selezioni dei gruppi dirigenti regionali non «sufficientemente adeguate».

Il dibattito che si è avviato sui tre provvedimenti di modifica dei tre Statuti di autonomia ha un grande valore simbolico e mi auguro che apra la strada, nelle prossime settimane, a quella più ampia riforma della Costituzione che possa, in via definitiva, dopo trent'anni di ragionamenti sulla grande riforma, finalmente modernizzare e cambiare il Paese. In caso contrario, le risposte dell'antipolitica saranno sempre più forti e il pericolo della disgregazione e della decadenza dell'Italia sarà sempre più presente. (Applausi delsenatore Sanna).

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale congiunta.

È iscritto a parlare il senatore Vizzini. Ne ha facoltà.

VIZZINI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Signor Presidente, interverrò brevemente riferendomi in particolare alle questioni riguardanti l'Assemblea regionale siciliana.

Non posso, però, non premettere come il nostro lavoro si sia svolto su un terreno di cooperazione istituzionale tra i Consigli e le Assemblee regionali e il Parlamento nazionale e il suo frutto abbia visto collaborare la Commissione affari costituzionali con le Assemblee legislative a Statuto speciale, i cui Presidenti hanno partecipato, in termini di audizione, ai lavori della nostra Commissione.

Più in particolare, parlando della Sicilia, vorrei dire che non so quando si voterà. La legge dice che la legislatura scade nel 2013; ciò potrebbe non avvenire. Io mi auguro soltanto che sia la politica a decidere il tempo della votazione, se non dovesse coincidere con la fine naturale della legislatura. Dico però che l'Assemblea regionale siciliana si è comportata molto responsabilmente nei confronti di questo problema e che ha provveduto con una propria «legge voto», che è stata discussa ed approvata a larghissima maggioranza, se non all'unanimità, alla riduzione del numero dei parlamentari, attualmente stabiliti in 90, per portarlo a 70.

Il numero di 70 risponde all'esigenza di diminuire i costi della politica riferiti all'Assemblea regionale siciliana e di garantire una migliore funzionalità dell'organo, senza togliere un buon grado di rappresentatività, che deve tener conto del fatto che un'assemblea prevista da uno Statuto speciale come quella siciliana ha una serie di competenze in modo esclusivo che altre Regioni non hanno. Cito per tutte la competenza esclusiva sulla materia dei beni culturali e quella sulla materia degli enti locali, per non dilungarmi anche sulla struttura di altri organismi dello Stato, che in Sicilia hanno uno sviluppo peculiare, come quello della giustizia amministrativa, proprio per la speciale autonomia. Questo ovviamente comporta, sia a livello di lavoro che di quantità della spesa che viene governata dalla Regione siciliana, impegni diversi rispetto ad altre Regioni.

Tuttavia il risultato raggiunto è buono. Esso ha visto concordare l'Assemblea regionale siciliana, tramite la sua «legge voto», con le proposte che alla fine sono state varate dalla Commissione, ha tenuto in considerazione l'articolazione territoriale particolare della Regione siciliana ed è arrivato ad un rapporto di un deputato regionale ogni 71.000 abitanti circa, il che mi pare un target assolutamente sostenibile.

Cosa dire dunque di questo? Tutto sommato, il dato che emerge è il dato politico. La Sicilia dal 1946, cioè prima ancora della Costituzione della Repubblica italiana, ha uno Statuto di autonomia speciale che ha la caratterizzazione di avere funzionato sempre in un rapporto di tipo pattizio tra lo Stato e la Regione, un rapporto di leale cooperazione istituzionale, nel quale si sono evitate le forzature e si è cercato sempre di operare con il reciproco rispetto e la leale cooperazione. Quello che stiamo discutendo questa sera in Aula è ancora una volta la riprova di tutto questo, giacché, quando cominciammo ad occuparci della questione (la Regione ci avvisò che stavano per varare la «legge voto», che poi fu varata all'unanimità), il presidente dell'Assemblea regionale fu audito in Commissione ed abbiamo lavorato insieme al testo che oggi è all'esame dell'Assemblea.

Quindi, ancora una volta si cambia nel rispetto dell'autonomia, all'interno di un interesse complessivo, quello della migliore funzionalità delle assemblee elettive e del risparmio sui costi della politica; il testo giunge in quest'Aula con il pieno consenso di entrambe le istituzioni che se ne occupano, il Parlamento per un verso e l'Assemblea regionale per l'altro. Credo che, in un momento difficile della vita politica del Paese, questo sia un fatto positivo, che riconosce il radicamento dell'autonomia siciliana e quindi non forza sulle decisioni dell'Assemblea, e questo perché ritiene che siano delle decisioni giuste e condivisibili.

Questo diventa il riconoscimento che l'impianto della specialità, che molti sono spesso portati a pensare di dover distruggere, rappresenta invece un patrimonio del fondamento della nostra Repubblica, in cui le diversità tra le differenti aree devono diventare una ricchezza del Paese.

In questo senso abbiamo operato. Ringrazio i relatori per il lavoro che hanno svolto. Speriamo di avere davvero il tempo di far diventare queste norme operanti per tutte le Regioni e anche per la Regione siciliana, che dovrebbe andare, votando a scadenza naturale, ad elezioni nella primavera del 2013. Speriamo che già da allora ci possa essere un'Assemblea più snella, capace di funzionare, di garantire la rappresentatività e di servire meglio e con un costo minore gli interessi della collettività siciliana. (Applausi dei senatori Sanna e Saro).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pegorer. Ne ha facoltà.

*PEGORER (PD). Signor Presidente, intervengo, in particolare, sul disegno di legge costituzionale n. 3057, che intende apportare una modificazione all'articolo 13 della legge costituzionale 31 gennaio 1963, n. 1, recante lo Statuto speciale della Regione Friuli-Venezia Giulia.

Anche questo provvedimento, ai pari degli altri oggi in discussione, rientra in una strategia complessiva di razionalizzazione numerica delle assemblee legislative della nostra Repubblica, per renderle altresì più efficienti. Una riforma che nelle prossime settimane auspico possa riguardare lo stesso Parlamento. Non ci sfugge, infatti, il delicato momento storico che stiamo vivendo in Italia. Una occasione, questa, che ci deve spingere a trovare il giusto equilibrio tra una legittima esigenza di riduzione dei costi (anche attraverso un taglio sostanziale di soggetti e organismi istituzionali e una riduzione numerica della composizione degli organi istituzionali) e una indispensabile adeguatezza della rappresentanza popolare e democratica nelle sedi fondamentali dell'esercizio dei poteri pubblici.

Se è giusto e doveroso superare realtà esageratamente ampie è altrettanto cruciale ribadire e rilanciare il valore di una democrazia diffusa, articolata e declinata sul principio basilare del pluralismo dei poteri, unica vera garanzia di partecipazione reale dei cittadini e di giusta proporzione tra centri di potere pubblico e di governo. Da questo punto di vista, mi pare giusto ricordare che nelle stesse democrazie moderne di tradizione occidentale il valore fondante è incardinato nelle assemblee legislative. Non solo in Europa, ma anche negli Stati Uniti, il ruolo e i poteri del Senato e del Congresso sono alla fine determinanti anche in un modello di tipo presidenziale.

Per queste ragioni, una assemblea avente il potere legislativo (il primo fondamentale potere degli ordinamenti statali moderni dopo la rivoluzione illuministica) deve essere numericamente adeguata: ciò è una precondizione di democrazia. Una assemblea legislativa con un numero adeguato di componenti acquista ancor maggior peso e significato se riguarda una entità come la Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia.

La specialità di questa Regione, nata quasi cinquant'anni fa, trovava le sue giustificazioni in elementi che, nonostante le grandi svolte storiche avvenute a cavallo tra il secolo scorso e quello attuale, sono ancora determinanti. Un territorio che è crocevia ed incontro (in passato, purtroppo, anche scontro) tra Paesi di lingua e cultura tedesca, di lingua e cultura slava, di lingua e cultura latina. Un territorio composito linguisticamente e culturalmente, ove è presente una minoranza "nazionale" come quella slovena e una tradizione autoctona di grande rilievo come quella friulana, solo per citare le due realtà più forti e significative.

La specialità del Friuli-Venezia Giulia si è consolidata attraverso, non solo alcune importanti esperienze del recente passato, come la gestione della ricostruzione post terremoto del 1976 o la capacità di intraprendere percorsi di integrazione con le popolazioni e i territori confinanti (Carinzia, Slovenia e Croazia), anticipando quanto poi si è andato affermando con l'allargamento dell'Unione Europea, ma anche mediante l'attribuzione - soprattutto negli anni '90 - di alcune strategiche e fondamentali funzioni pubbliche, come la sanità, il trasporto pubblico locale e le autonomie locali.

Ad esempio, la Regione Friuli-Venezia Giulia possiede una potestà legislativa molto ampia in materia di salute, bene primario fondamentale. E in base al sistema vigente, l'intera - sottolineo "intera" - sostenibilità finanziaria della sanità pubblica regionale è a carico del bilancio della Regione stessa, senza ulteriori oneri a carico dello Stato. Simile è la situazione in ordine alle autonomie locali, dove non solo la Regione possiede una potestà legislativa esclusiva nel disciplinare gli ordinamenti locali, ma soprattutto è l'unico soggetto chiamato ad assicurare le risorse ai Comuni e alle Province.

La finanza locale del Friuli-Venezia Giulia è totalmente a carico del bilancio della Regione, a differenza di quanto avviene tuttora in altre Regioni speciali. Dal 1990, inoltre, il Friuli-Venezia Giulia si è fatta carico delle spese relative al trasporto pubblico locale, senza ricevere più alcun contributo dallo Stato.

Come è noto, il finanziamento della Regione si basa sulla compartecipazione del gettito fiscale riscosso nel territorio regionale, e con queste risorse il Consiglio regionale, l'Assemblea legislativa, definisce le politiche, le scelte per la comunità regionale. Sono sufficienti pochi accenni a dati finanziari per comprendere il peso e il rilievo che settori come la sanità, la protezione sociale e le autonomie locali rivestono all'interno del quadro complessivo della finanza regionale del Friuli-Venezia Giulia.

Infatti, su un totale di circa 6 miliardi e 400 milioni di spese effettive totali (senza contare le partite di giro), il bilancio del Friuli-Venezia Giulia per l'anno 2012 destina alla sanità pubblica ed alla protezione sociale, dedotte dalle spese regionali, le quote destinate per spese tecniche, rimborso di mutui e fondi di riserva, oltre il 60 percento dell'intera massa finanziaria. Sono risorse che in altre Regioni vengono coperte in parte da fondi statali. Altrettanto rilevanti sono i numeri del finanziamento al sistema degli enti locali che dal 1997 - in forza delle norme di attuazione dello Statuto speciale - non è più a carico del bilancio statale, ma viene assicurato dal solo bilancio regionale. Esso ammonta a quasi un decimo del complesso delle risorse regionali.

E' di tutta evidenza, quindi, come l'Assemblea legislativa del Friuli-Venezia Giulia sia chiamata a scelte fondamentali per la vita dei cittadini, singoli ed associati, per le imprese e le realtà economiche, assicurando direttamente - attraverso le tasse e i tributi versati proprio dai cittadini e dalle imprese nella Regione stessa - la sostenibilità finanziaria, l'attuazione concreta, la quantità e la qualità dei servizi e la promozione socio-economica della comunità regionale.

Sono queste alcune delle ragioni, signor Presidente, che mi inducono a ritenere adeguato il numero di 48 membri per il Consiglio regionale del Friuli-Venezia Giulia. Si tratta di una possibile composizione che riduce l'attuale di circa il 20 percento, andando incontro alle esigenze di razionalizzazione, mantenendo numericamente un valore confacente ai compiti e alle politiche per cui è destinata l'Assemblea legislativa e rappresentativa del Friuli-Venezia Giulia e che poco fa ho ricordato; una proposta che si differenzia dal testo oggi al nostro esame e che è stata raccolta in un apposito emendamento, sottoscritto da me e da altri colleghi.

Si intende così riproporre, anche all'attenzione dell'Aula, il contenuto del disegno di legge costituzionale n. 2963 - che prevede il numero fisso di 48 consiglieri, non variabile, in relazione alla forma di Governo ed al sistema elettorale prescelto, anziché quello modificabile, a seconda della popolazione, che stante l'attuale popolazione residente, porterebbe a un Consiglio regionale di 50 consiglieri. Questo il contenuto del disegno di legge n. 3057.

L'evoluzione di questi decenni, sia per la composizione del Senato e della Camera, sia per quella di altre Regioni, che ha condotto al superamento del criterio variabile in base alla popolazione per consolidare il criterio di una Assemblea con composizione numericamente fissa, porta a ritenere che anche nel Friuli-Venezia Giulia si debba operare tale scelta. Il futuro Consiglio regionale del Friuli-Venezia Giulia, composto da 48 componenti, sarà così messo nelle condizioni di rappresentare la complessità delle componenti etniche e linguistiche presenti e assicurare un esercizio all'altezza dei compiti e delle sfide importanti e strategiche sottese alle funzioni legislative ed amministrative assegnate a questa Regione.

Concludo: una Regione - ricordo a tutti voi - che è e sarà capace di dimostrare in concreto - come sempre ha fatto - l'attualità della propria specialità, il valore positivo del proprio differente assetto dei poteri, utilizzando gli stessi come continuo laboratorio per l'intero Paese lungo la strada del federalismo, che rappresenta un obiettivo, a mio avviso fondamentale per tutta l'Italia. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Saro).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pastore. Ne ha facoltà.

PASTORE (PdL). Signor Presidente, signori rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, questa sera, per una strana coincidenza, ci troviamo ad affrontare due provvedimenti di rilievo costituzionale: la riforma dell'articolo 81, sul quale ho manifestato, ma non da solo, perplessità, pur avendo votato a favore, e adesso la revisione di tre Statuti di Regioni ad autonomia speciale. Non posso negare che altre perplessità mi sento di doverle esprimere su questi tre disegni di legge. Se nel primo caso le perplessità erano di contenuto e non di contesto, in questo caso, invece, avviene esattamente il contrario. Le perplessità sono di contesto e molto meno di contenuto.

Sono disegni di legge molto semplici; hanno la loro ragionevolezza; rappresentano la risposta a una richiesta che viene dall'opinione pubblica per i costi della politica, per la migliore efficienza degli organi elettivi e anche per un'auspicabile migliore qualificazione della classe dirigente elettiva, perché si spera che meno saranno i rappresentanti delle Aule di qualsiasi livello, migliore sarà la loro scelta da parte degli elettori. Però le criticità che voglio sottolineare riguardano l'assoluto isolamento di questi tre testi dal contesto più generale della composizione dei Consigli regionali.

Noi oggi parliamo di tre Regioni a Statuto speciale. Non abbiamo discusso né, tanto meno, approvato testi che riguardino Consigli regionali delle Regioni a Statuto ordinario e ancor meno - i relatori ne hanno dato conto - abbiamo completato questo pacchetto con le altre due Regioni a Statuto speciale, cioè la Valle d'Aosta e il Trentino-Alto Adige. Per cui, non abbiamo una visione complessiva; forse, l'abbiamo all'ingrosso. Una riduzione vicina al 20 per cento è una quota che potremmo rispettare anche in futuro, però la disamina che ha portato a raccogliere questa percentuale di riduzione non ha visto un dibattito che si sia espresso a tutto campo. La prima criticità è la mancanza di una considerazione delle Regioni a Statuto ordinario, e non so in quale sede noi affronteremo questo tema.

Mi auguro che il rigore nell'ammissibilità degli emendamenti da parte del Presidente della Commissione affari costituzionali sul testo di riforma costituzionale sul quale dovremo avviare il dibattito non sia tale da escludere che nel ridurre i parlamentari ci si ponga il problema anche di ridurre i componenti dei Consigli regionali delle altre Regioni che non siano Regioni a Statuto speciale.

Mi rendo conto che il percorso di queste Regioni a Statuto speciale è particolare, non solo perché è previsto, tranne che per il Trentino-Alto Adige, una sorta di colloquio tra Parlamento e Consigli regionali (anche se non si tratta di un colloquio che debba concludersi con un'intesa, perché su questi tre Statuti c'è un accordo sostanziale e sugli altri due questo accordo non c'è), ma anche perché l'approvazione di queste modifiche di collegi costituzionali non è soggetta a referendum e, quindi, noi con la maggioranza assoluta dei votanti potremmo chiudere il percorso di queste modifiche senza referendum. Non è previsto il ricorso al referendum proprio perché si tratta di situazioni molto specifiche che il legislatore costituzionale non ha voluto sottoporre al vaglio di una comunità più ampia che potrebbe anche assolutamente disinteressarsi o essere al di fuori di ogni questione.

Se noi però valutiamo questa vicenda dell'equilibrio tra i vari Consigli regionali, ci rendiamo conto che effettivamente lo squilibrio tra i medesimi è notevole. E mentre apprezzo lo sforzo della Regione Siciliana che, con oltre cinque milioni di abitanti, ha concordato di ridurre i propri consiglieri da 90 a 70 (ricordo peraltro, per inciso, che all'articolo 14 del decreto-legge 13 agosto del 2011, n. 138, il cosiddetto provvedimento Calderoli, la legge ordinaria d'incentivazione, i numeri erano talmente modesti da porre in forse la rappresentatività delle Assemblee delle Regioni più grandi), ritengo che qualche considerazione vada fatta per le altre Regioni interessate.

La Sicilia, con più di 5 milioni di abitanti, passa, come dicevo, da 90 a 70 deputati; il Friuli-Venezia Giulia, con 1.250.000 abitanti, da 62 a 48 consiglieri regionali e la Sardegna, con 1.700.000 abitanti, da 80 a 60 consiglieri regionali. Si vede già che le proporzioni non sono precise, ma così probabilmente non potrebbe mai essere, considerando la specialità propria di queste Regioni per posizione geografica, per composizione e distribuzione delle varie comunità e per la presenza, in questo caso nel solo Friuli, di minoranze linguistiche.

Per il Trentino-Alto Adige e la Valle d'Aosta vorrei sottoporre ai colleghi un punto di domanda e chiedere se forse questa è la vera ragione per cui non c'è stato il consenso delle Regioni. Nella Valle d'Aosta, con meno di 130.000 abitanti, i consiglieri regionali sono 35: numero modesto, ma non se rapportato alla popolazione, visto che corrisponde alla metà di quelli che avrà la Regione siciliana. Nel Trentino-Alto Adige i consiglieri regionali, costituiti dalla somma dei consiglieri delle Province autonome, sono 70; quindi, non modificandone il numero, sarebbero pari a quelli di una Regione come la Sicilia che ha oltre cinque milioni di abitanti.

Credo quindi che vi sia la necessità di mettere in campo da subito e discutere al più presto la revisione degli statuti delle altre Regioni a Statuto speciale e la revisione della norma costituzionale ordinaria che prevede che siano le stesse Regioni ordinarie a determinare il numero dei loro consiglieri. Altrimenti, temo che avremmo reso un pessimo servizio al disegno di legge complessivo, equilibrato e responsabile, e non avremmo inoltre dato alcuna risposta all'opinione pubblica, che, a fronte di una modifica parziale di questi organismi, non guarderebbe al bicchiere mezzo pieno ma al bicchiere mezzo vuoto e lo considererebbe tutto vuoto.

Formulo quindi un invito alle rappresentanze in quest'Aula, ai relatori e al Presidente della Commissione affari costituzionali, perché ci si faccia carico della questione e la si porti a rapida soluzione, in modo che la Camera dei deputati possa votare i testi di tutte le Regioni a Statuto speciale sapendo qual è il criterio che ci ha guidato e che ci guiderà anche per la revisione degli Statuti delle Regioni ordinarie. (Applausi dal Gruppo PdL).

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. Sono presenti in tribuna, in occasione della loro visita al Senato, gli studenti e gli insegnanti della Scuola secondaria di primo grado di Argenta, in provincia di Ferrara. A loro va il saluto del Senato e gli auguri per la loro attività di studio. (Applausi).

Ripresa della discussione congiunta dei disegni di legge costituzionale
nn.
2923, 2991, 3073, 2962, 3057e 2963 (ore 18,50)

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Lumia. Ne ha facoltà.

LUMIA (PD). Signor Presidente, colleghi, rappresentanti del Governo, insieme alla Sardegna e al Friuli, anche la Sicilia si presenta all'autoriforma del proprio Parlamento. Parlo di autoriforma perché l'Assemblea regionale siciliana, nella seduta del 7 dicembre 2011, ha approvato un disegno di legge recante modifiche all'articolo 3 dello Statuto della Regione siciliana, in materia di riduzione dei deputati: si passa da 90 a 70 membri dell'Assemblea siciliana. La riduzione è consistente, ed è ancor più significativa visto il numero degli abitanti in Sicilia rispetto alle altre Regioni a Statuto speciale.

L'Assemblea regionale siciliana è uno dei più antichi Parlamenti del mondo, che deve conoscere una strategia di cambiamento, al pari di altri significativi momenti storici vissuti da quest'importante Regione.

Si tratta naturalmente di un cambiamento che deve affrontare sfide nuove e conoscere ulteriori passaggi significativi. È necessario un Regolamento che impegni l'Aula dell'Assemblea siciliana e le stesse Commissioni ad un moderno rispetto dei tempi, all'eliminazione del consociativismo d'Aula - dovuto a tempi dilatati - ed alla possibilità di bloccare i lavori con pochissimi deputati (poiché ne basta anche uno). Occorrono sezioni specializzate, insomma, che diano una moderna funzionalità al Parlamento siciliano e trasmettano ad esso capacità decisionale, di risposta e d'innovazione.

Si è trattato di un processo di autoriforma: ho apprezzato moltissimo che tutti i parlamentari siciliani abbiano accettato questa sfida, che partirà dalla prossima legislatura, ma che nel contempo ha previsto anche una modifica delle norme transitorie per quanto riguarda l'elezione del Presidente ed il numero dei parlamentari stessi. È stato possibile inserire un ulteriore cambiamento delle norme transitorie per evitare un vuoto ed un'incoerenza tra la scelta della riduzione dei parlamentari da 90 ad 70 e di una legge elettorale che prevedesse meccanismi di premio di maggioranza in grado di renderla coerentemente adeguata alla suddetta nuova scelta.

Si tratta di un primo passo, come dicevo, cui devono seguirne altri. Naturalmente, tutto si inquadra in un contesto in cui i Parlamenti - anche il nostro nazionale - sono chiamati a scelte senza precedenti: anch'essi subiscono la crisi della politica e dei partiti, che è di autorevolezza, di progettualità, di idealità e di capacità di selezione della classe dirigente. Chi ritiene che la crisi ci sia e non vada nascosta, nello stesso tempo, deve interrogarsi su come uscirne. Vi sono diverse strade: c'è chi pensa che l'uscita da questa crisi sia un indebolimento della vita democratica attraverso i Parlamenti e la stessa organizzazione dei partiti; c'è chi pensa invece che la crisi vada superata e che, anzi, possa costituire un'opportunità d'innovazione, nella misura in cui i Parlamenti cambiano passo, come gli stessi partiti, a vantaggio della capacità di coniugare partecipazione e decisione.

Nella società italiana, nel cuore e nella testa della sua comunità, tra i cittadini, stanno insieme queste due dimensioni che possiamo definire due valori, ossia partecipazione e decisione. Un Parlamento deve saper raccogliere la domanda di partecipazione e, nello stesso tempo, deve saper decidere - e velocemente - nonché incalzare la società con le proprie decisioni e conquistare la propria autorevolezza, decidendo su leggi innovative e generali.

La stessa dimensione deve vivere la Regione siciliana. Oggi ci si interroga molto sul valore della specialità della sua autonomia: c'è chi ritiene che sia una scarpa vecchia da mettere in soffitta, mentre c'è chi ritiene che in questo particolare momento possa trasformarsi in una risorsa. Naturalmente, perché questo accada, è necessario che tale specialità si spogli di quella funzione di gestione che ne ha rovinato tutte le potenzialità.

Il Parlamento e l'autonomia siciliana devono tradursi in capacità legislativa, di orientamento generale e di controllo. Bisogna mettere da parte la funzione rovinosa che spesso ha avuto l'autonomia siciliana di pensare di gestire tutto, ossia la vita delle comunità locali e dei settori economici, nonché il controllo della pubblica amministrazione, dando alla politica una funzione rovinosa, naturalmente condivisa spesso con quanto avviene anche nel Nord del nostro Paese. Quella funzione di intermediazione burocratica e clientelare, spesso affaristico-mafiosa, rovina qualunque processo democratico di relazione con la società e di relazione corretta con l'economia, che anzi assegna alla politica il primato nel fornire le regole ad un'economia liberale che si afferma e si diffonde nella società.

Sono passati 150 anni dall'Unità d'Italia. Lo scorso anno è servito a interrogarci. Hanno prevalso, in alcuni momenti, delle tensioni; in altri, anche delle dimensioni inevitabilmente retoriche. Abbiamo, però, una opportunità senza precedenti.

Oggi l'Unità d'Italia va riscritta e va rifondato il suo patto. Non è più possibile accettare che vi sia una parte del Paese che produce e un'altra che consuma i prodotti di altre Regioni, né è possibile che per produrre quei prodotti si possa gonfiare la spesa pubblica, il posto pubblico, l'assistenzialismo, il clientelismo, la funzione appunto rovinosa dell'intermediazione della politica. Oggi tutte le Regioni sono chiamate ad essere Regioni produttive. Tutte le Regioni devono contribuire alla crescita del nostro Paese. E il nuovo patto che deve tenere insieme l'Italia deve fondarsi intorno a questa nuova regola.

Ecco perché abbiamo bisogno di Parlamenti come quello speciale della Regione siciliana, capace di stare al passo di questa sfida. Niente rimpianti o nostalgia, niente sbagliate recriminazioni, ma la capacità di dire: siamo pronti, perché anche noi abbiamo delle potenzialità inedite nel settore agricolo, nel turismo, nel commercio, nei settori della formazione, dell'innovazione, della ricerca e della scuola, e vogliamo, appunto, camminare di pari passo con le altre Regioni, con le stesse opportunità e, al contempo, con la stessa capacità competitiva.

Ecco perché questo primo passo della riduzione del numero dei parlamentari segna una strada e ci mette in condizione, con il Parlamento, di mantenere quello spirito pattizio che ha forgiato lo Statuto della Regione Siciliana che - lo ricordo a tutti - fu approvato nel 1946, prima della stessa approvazione della nostra Carta costituzionale, un rapporto pattizio che sfida entrambe le realtà (il Parlamento nazionale e il Parlamento siciliano) a camminare insieme, mano per mano, lungo la strada dell'innovazione.

So che non è un cammino facile; so che la politica oggi, per la crisi in cui vive, spesso non è in grado di mantenere un passo spedito, ma questa è la strada tracciata. I parlamentari siciliani, con questa riduzione, hanno segnato una tappa. Adesso spetta al Parlamento nazionale fare lo stesso cammino di autoriforma e, insieme con queste due riforme, provare a dare al nostro Paese un'istituzione parlamentare, dei Parlamenti, in grado di essere innovativi, di incidere e di dare dignità e autorevolezza alla stessa politica. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ladu. Ne ha facoltà.

LADU (PdL). Signor Presidente, membri del Governo, colleghi e colleghe, il disegno di legge costituzionale di modifica dello Statuto speciale per la Sardegna, definito dalla Commissione affari costituzionali del Senato, è la sintesi di due diversi disegni di legge costituzionale: uno di iniziativa parlamentare, presentato dal senatore Sanna e da altri senatori; l'altro, il n. 2991, di iniziativa del Consiglio regionale della Sardegna. Quest'ultimo è una proposta di legge che ho votato anch'io quando sedevo nei banchi di quel Consiglio regionale.

La legge regionale proposta dal Consiglio regionale della Sardegna, che prevede una riduzione del numero dei consiglieri regionali da 80 (quanti sono adesso) a 60, modifica gli articoli 15 e 16 dello Statuto speciale per la Sardegna. Questa proposta mira a una maggiore semplificazione e, soprattutto, a una riduzione dei costi della politica. Noi riteniamo che il numero di 60 consiglieri regionali sia equilibrato, anche considerate le varie realtà, molto diverse, del territorio della Sardegna.

Io ho apprezzato molto il comportamento della 1a Commissione, che ha accolto integralmente la proposta del Consiglio regionale della Sardegna, che riduce da 80 a 60 il numero dei consiglieri. La 1a Commissione del Senato ha rispettato la volontà della Sardegna e la sua autonomia speciale.

Alla Sardegna fa molto piacere che questa Assemblea, dopo la Commissione, sia rispettosa delle istanze autonomistiche della Regione sarda, senza apportare modifiche sostanziali - mi auguro - alla proposta di legge che arriva dal Consiglio regionale sardo. La Sardegna è una Regione autonomista non solo per definizione, ma per cultura e tradizione, in linea con la sua millenaria storia. Un non accoglimento della proposta non sarebbe accolto favorevolmente.

Il disegno di legge d'iniziativa parlamentare a firma del senatore Sanna e di altri senatori, prevede invece la riduzione da 80 a 49 consiglieri regionali. Se da un lato questo va in direzione di una maggiore semplificazione del sistema politico (è condivisibile il lavoro che sta dietro questa proposta), dall'altro credo che con 49 consiglieri regionali sarebbe difficile rappresentare le diverse aree territoriali dell'isola, soprattutto quelle interessate da fenomeni rilevanti di spopolamento. Non dimentichiamo che la Sardegna è sempre più sbilanciata per quanto riguarda la situazione economica e sociale, soprattutto in termini di numero degli abitanti; quindi, in questo momento c'è la necessità di una legge che sia capace veramente di rappresentare in modo adeguato tutte le varie aree della Sardegna.

Sottolinea un altro contenuto importante di questo testo unificato, là dove si prevede che all'articolo 16, comma 1, dello Statuto «la composizione numerica del Consiglio regionale non può variare (...) se non mediante il procedimento di revisione del presente Statuto». Questo ritengo sia un fatto di estrema importanza, perché evita che ci possa essere, a seguito di altre leggi nazionali che interessino il numero dei consiglieri regionali, un aumento abnorme del numero dei consiglieri regionali.

Voglio ricordare a quest'Aula che il precedente Consiglio regionale della Sardegna è arrivato a 85 consiglieri e molte volte era anche difficile accogliere fisicamente tale numero do consiglieri.

Pertanto il testo unificato pone un punto fermo per quanto riguarda il numero dei consiglieri regionali e noi sappiamo che dopo l'approvazione di questo provvedimento (se verrà approvato da questa Assemblea e poi definitivamente) il numero dei consiglieri regionali non potrà aumentare oltre 60.

Quindi, chiedo all'Aula di accogliere la proposta del Consiglio regionale della Sardegna evitando di presentare emendamenti che ne snaturino i contenuti. Sarà questo un primo passo verso l'approvazione di una nuova legge elettorale e statutaria prima delle elezioni regionali del 2014 in Sardegna. La popolazione, in questo momento di grave crisi economica e sociale, aspetta segnali concreti dalla politica e questo può essere un primo segnale tangibile.

Lo stesso Statuto di autonomia speciale della Sardegna, approvato nel 1948, cioè prima della nascita dell'Unione europea e prima della modifica del Titolo V della Costituzione, ha bisogno di una riscrittura, in linea con i grandi cambiamenti di questi ultimi decenni. Il mondo è totalmente cambiato in questi ultimi anni, le esigenze della popolazione sono diverse, così come le leggi che interessano le autonomie speciali, e sono fortissimamente condizionate soprattutto dalle recenti leggi di natura costituzionale che sono state approvate dal Parlamento italiano, pertanto c'è necessità davvero di una loro riscrittura. Del resto, in questo momento in Sardegna c'è un grande fermento legato proprio alla volontà di arrivare ad una rivisitazione dello Statuto sardo di autonomia.

Io voterò convintamente a favore del disegno di legge nel testo unificato, che riduce da 80 a 60 il numero dei consiglieri regionali. (Applausi del senatore Scanu).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pardi. Ne ha facoltà.

PARDI (IdV). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Sottosegretario, ho apprezzato i toni misurati e critici con cui i relatori hanno presentato questo provvedimento e anche alcuni rilievi avanzati dai colleghi che sono intervenuti in seguito (mi riferisco, in particolare, a quelli del collega, senatore Pastore).

Vorrei però allargare per un momento l'orizzonte della critica. Mi viene da fare la seguente domanda: non siamo - forse - in una situazione in cui tendiamo a risolvere i problemi di decisione politica, che dovrebbero essere essenzialmente politici, delegandoli all'ingegneria costituzionale? C'è qualche cosa che oggi è accaduto con due provvedimenti completamente diversi, che ha questo carattere comune. Prendiamo di petto un problema di politica economica molto stringente ed insidioso e pensiamo di risolverlo mettendo un testo un po' apocrifo dentro la Costituzione: un testo eteroclito, perché ha una prosa e una logica diverse da quelle del testo costituzionale. Non è la prima volta, purtroppo, ma l'abbiamo fatto, un po' a cuor leggero.

Ora affrontiamo i problemi della riduzione dei costi della politica infliggendoci e infliggendo al Parlamento e alle Regioni la riduzione del numero dei parlamentari. Dentro questo operare c'è anche qualche intima contraddizione: rilevo, di passaggio, che la Sardegna, che ha la metà degli abitanti della Toscana, ha un numero di consiglieri superiore a quelli della Toscana. Ma non mi voglio mettere a fare la gara e non penso che la Toscana sia la sede delle virtù. Nell'intervento del senatore Sanna ho apprezzato anche l'accenno al fatto che, in Sardegna, una parte della rappresentanza deve coprire i territori poco abitati: da geografo, apprezzo moltissimo questa notazione. Quindi, non ne faccio una questione di numeri: ne faccio una questione di logica.

Mi chiedo ora (anche se, in qualità di componente della Commissione affari costituzionali, avrei dovuto chiedermelo prima): la riduzione del numero dei consiglieri regionali e dei rappresentanti parlamentari rappresenta davvero la risposta alla domanda che la società ci pone in termini di riduzione dei costi della politica? Perché - non possiamo tacerlo tra di noi - stiamo agendo, più o meno consapevolmente (immagino consapevolmente, in quest'Aula), per ridurre i costi della politica sotto la formidabile pressione di un'opinione pubblica che non ci stima più. Questo è l'elemento essenziale: il popolo ci guarda e ci critica. I nostri stessi elettori ci guardano e ci criticano; non sono soddisfatti di noi. Noi sappiamo di non soddisfarli: dentro di noi c'è un rosichio interno di autocritica che ci fa dire che non siamo all'altezza. In questo non essere all'altezza arriva come una spada la scelta di ridurre il numero dei rappresentanti. È una scelta che dobbiamo fare.

Tra l'altro, faccio parte di un Gruppo che fa la proposta più tagliente di tutte; quindi, in un certo senso, sto parlando contro me stesso. Il nostro partito propone il taglio più di tutti gli altri. Non posso, però, tacere a me stesso un senso di misurata insoddisfazione proprio nel momento in cui ci illudiamo di affrontare la riduzione dei costi della politica con la riduzione di noi stessi. Va fatto: è, ormai, una di quelle cose che vanno fatte, perché se non la facciamo andiamo fuori misura rispetto al senso comune dell'opinione pubblica. In realtà, dovremmo però domandarci quali sono i fattori che incrinano la dignità degli eletti. Penso, tanto per andare dritto al punto, che la dignità degli eletti, oltre ad essere il prodotto della statura personale di ognuno di noi, è il prodotto di una legge elettorale: se la legge elettorale è di pessima qualità, la peggiore che sia mai esistita nella storia della Repubblica, non possiamo stupirci, poi, se il cittadino individua in noi dei rappresentanti poco significativi, poco incisivi, poco convincenti. La nostra dignità di eletti è lesa in modo ontologico dalla pessima qualità della legge elettorale. Se si dovesse compiere uno sforzo vero, mirato allo scopo di riparare questo deficit, si dovrebbe prima di tutto realizzare una nuova legge elettorale giusta. Al riguardo mi taccio, perché il dibattito sarà svolto in un altro momento.

La questione dell'efficacia del taglio dei rappresentanti trova di fronte anche un altro termine di confronto. Noi sappiamo tutti benissimo che i costi della politica, i maggiori, i più dispersivi, i più dissipatori non stanno negli emolumenti degli eletti, né delle Regioni, né del Parlamento. C'è una massa infernale di ricchezza sociale che viene dissipata quotidianamente in altri modi, in altre forme e su cui noi ci tratteniamo; il nostro polso esita a prendere la penna nel toccare questo argomento, e non lo facciamo. I soldi ai partiti: perché dobbiamo ricevere come rimborso spese da cinque a sei volte di più di quello che noi, per lo meno nominalmente, spendiamo come partiti? Perché il partito devo figurare ormai come un protagonista della vita economica: il partito imprenditore che deve elaborare e gestire un suo tesoretto (tesorone, a seconda dei casi).

C'è poi un altro elemento che è ancor più pervasivo ed insidioso, ed è l'allargamento ormai all'infinito del tessuto che tiene insieme i partiti, l'arte dell'amministrazione e l'arte della gestione degli affari: la gestione del territorio, le questioni urbanistiche, la moltiplicazione di una ricchezza finta, come la continua produzione di case e capannoni che non servono ormai più a nulla, perché la nostra industria se ne va via a cercare paradisi di lavoro a basso costo. Se andate in una qualsiasi zona industriale troverete distese infinite di capannoni con su scritto «vendesi» o «affittasi». Non ci fanno più nulla dentro quei capannoni e nelle infinite case che produciamo e con cui imbrattiamo il nostro territorio e, spesso, il nostro paesaggio migliore, non ci va a stare nessuno, perché sono cespiti da mettere a frutto come fossero titoli bancari o finanziari. Qui sta la ciccia - se mi permettete questo termine volgare - della ricchezza sociale dissipata dalla politica.

Come componente del Gruppo parlamentare dell'Italia dei Valori sono tenuto a sollecitare da parte di quest'Aula l'esame dell'atto Senato n. 1587, in cui il nostro Gruppo propone, con una notevole radicalità, la prassi del taglio degli eletti a vario titolo nelle varie assemblee elettive. Non posso però tacere a me stesso, né farlo di fronte a voi, che questa pratica contiene in sé qualcosa di elusivo: noi tocchiamo il meno per non toccare il più.

È con questa considerazione che concludo il mio intervento. (Applausi dal Gruppo IdV e dei senatori Sanna e Sanciu).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Molinari. Ne ha facoltà.

MOLINARI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signor Presidente, esprimo vivo apprezzamento per i contenuti dei disegni di legge costituzionale alla nostra attenzione.

Tre delle cinque Regioni a Statuto speciale hanno espresso un orientamento di sobrietà e di qualità istituzionale che il Senato della Repubblica, tramite il lavoro della 1a Commissione permanente, ha positivamente valutato, e ora si accinge ad approvare.

Come ha correttamente segnalato all'Aula il relatore Saro, e come ha argomentato il senatore Pastore, è ora tempo che anche le altre due autonomie speciali, quella del Trentino-Alto Adige/Südtirol e quella della Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste, si muovano in senso analogo.

Per questo auspico che la 1a Commissione permanente si muova nel senso indicato dai relatori di un ulteriore confronto con i rappresentanti istituzionali di quelle due autonomie speciali. Ritengo infatti che l'esemplarità delle autonomie speciali passi, anzitutto, dalla consapevole responsabilità politica ed istituzionale nella definizione della rappresentanza e della partecipazione democratica e che, nel caso specifico, occorra garantire un equilibrio tra le dimensioni delle assemblee legislative delle diverse autonomie speciali riconosciute dalla Costituzione repubblicana. (Applausi del senatore Pegorer).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Bodega. Ne ha facoltà.

BODEGA (Misto). Signor Presidente, non possiamo che accogliere con favore la decisione di operare una qualche riduzione del numero dei consiglieri delle Assemblee regionali di Friuli-Venezia Giulia, Sicilia e Sardegna. Tale scelta appare persino tardiva, poiché necessaria ben al di là delle ristrettezze causate dalla crisi internazionale e dai pasticci di questo Governo.

La necessità dei provvedimenti in oggetto infatti risiede soprattutto nel dovere di porre fine ad incongruenze protrattesi troppo a lungo nel tempo. Difficile capire perché alla Sicilia, con i suoi cinque milioni di abitanti, spettassero 90 consiglieri regionali, a fronte degli 80 della Lombardia che ha una popolazione doppia. Lo stesso discorso vale per la Sardegna che, bontà sua, si era accontentata di attestarsi sul numero dei rappresentanti lombardi. Ora la Sicilia passerà da 90 a 70 consiglieri, la Sardegna da 80 a 60 e il Friuli-Venezia Giulia da 59 a 48. Si prospetta, dunque, una situazione un po' più ragionevole, frutto di provvedimenti che, essenzialmente motivati dall'esigenza di risparmio nella situazione economica attuale, si accostano finalmente a minimali criteri di equità.

Nessuno con questo sottovaluta l'opportunità del risparmio che deriverà dal ridimensionamento numerico dei rappresentanti politici. In tale prospettiva, tuttavia, il taglio del numero degli amministratori non costituisce di per sé garanzia di una gestione più conveniente e più morigerata: a tal fine conta piuttosto la qualità, l'onestà, il senso di responsabilità del personale politico. Il divario maggiore tra Regioni, colleghi senatori, non consiste certamente nella pure ingiustificata discrepanza degli organici consiliari, bensì nell'abisso di denaro pubblico sperperato che separa Regioni virtuose e Regioni parassitarie.

Oggi, con impareggiabile fariseismo, si addita al disprezzo generale la figura dell'evasore, dimenticando che l'evasione fiscale è il frutto di una insostenibile pressione tributaria finalizzata allo sperpero amministrativo e burocratico, nonché agli onerosi servigi resi dalla politica alle lobby finanziarie più o meno transnazionali, più o meno occulte. In questo clima di fondamentalismo fiscale abbiamo assistito - mi sia consentito questo termine - alla fatwa del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, contro gli evasori: una scomunica presidenziale fulminata indistintamente per il disonesto che occulta il motoscafo fuoribordo e per il povero diavolo reo di dimenticare qualche scontrino per non chiudere bottega.

Che ne direbbe un Presidente della Repubblica degno di stima quale fu Luigi Einaudi? Egli, autentico statista ed economista insigne ma, soprattutto, sincero democratico, non esitò un attimo a schierarsi dalla parte del popolo nell'eterno conflitto italiano tra contribuente vessato e fisco iniquo: «La frode fiscale» - osservò - «non potrà essere davvero considerata alla stregua degli altri reati finché le leggi tributarie rimarranno vessatorie e pesantissime e finché le sottili arti della frode rimarranno l'unica arma di difesa del contribuente contro le esorbitanze del fisco».

Ebbene, all'epoca in cui Luigi Einaudi scrisse sul «Corriere della Sera» il suo onesto ammonimento, la pressione fiscale era al 25 per cento. Oggi supera il 47 per cento del PIL.

Mi si perdoni questa breve digressione, ma chi ha orecchie per intendere avrà già inteso dove voglio arrivare. Ben venga l'eliminazione di qualche decina di stipendi politici, ma tutto ciò di per sè non allenterà - ripeto non allenterà - di un centesimo il cappio tributario intorno al collo dei cittadini. Quelle che il presidente Einaudi chiamava esorbitanze fiscali resteranno tali se, al di là di estemporanei e propagandistici interventi, non si giungerà alla reale riduzione dei costi della politica e della cosa pubblica, che solo il federalismo può consentire.

I promotori dei provvedimenti in esame si appellano - come ho già detto - all'esigenza di risparmio nella situazione economica attuale, alla richiesta di riduzione dei costi della politica proveniente dalla collettività, al senso di responsabilità, alla dignità della politica: alti ideali a cui i colleghi parlamentari avrebbero potuto dare realmente corpo, impegnandosi sino in fondo nella realizzazione della grande riforma che, tra l'altro, consentirebbe l'applicazione dei costi standard per tutte le amministrazioni della Penisola. Al contrario, non avrebbe molto significato tagliare gli stipendi di cinquanta consiglieri regionali e mantenere discrepanze miliardarie nella spesa pubblica tra Regioni efficienti ed altre assai meno virtuose.

Ciò detto, cominciamo ad incassare questo sconticino che la politica di Palazzo concede all'Erario, con la normalizzazione di alcuni Consigli regionali sovradimensionati. Tuttavia, colleghi senatori, riponiamo nel cassetto ogni enfatica espressione sulla riduzione dei costi della politica e sull'efficienza amministrativa che si otterrebbero con la limatina alle Assemblee regionali.

La solo strada foriera - concludo, signor Presidente - del cambiamento autentico sappiamo tutti qual è. Non resterebbe dunque che l'onestà di percorrerla. (Applausi dal Gruppo LNP.Congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Cabras. Ne ha facoltà.

CABRAS (PD). Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi che avete avuto la pazienza di arrivare sino alla fase conclusiva di questa discussione generale, i provvedimenti in esame - come è stato ricordato efficacemente dai relatori - hanno una storia abbastanza recente. Essa origina dopo il provvedimento adottato dal Governo Berlusconi nello scorso mese di agosto, quando si introdusse la riduzione dei Consigli regionali delle Regioni a Statuto ordinario.

Fu proprio immediatamente dopo quella decisione approvata dal Parlamento che fra diversi di noi, parlamentari delle Regioni speciali, e - devo prenderne atto positivamente - anche fra i membri degli stessi Consigli regionali delle Regioni speciali, iniziò una riflessione circa il fatto se fosse lecito, o meglio se fosse opportuno continuare a mantenere una differenza fra le Regioni speciali e le Regioni ordinarie, la quale andasse addirittura a negare quanto era stato deciso per le Regioni a Statuto ordinario.

Penso che la scelta di procedere attraverso le iniziative parlamentari, ma anche attraverso l'iniziativa dei Consigli regionali, sia stata accorta ed abbia guardato al futuro. Certo, con essa non si propone di risolvere il problema della crisi tra la politica e le istituzioni, ma almeno porta un secchiello a questa soluzione, cercando di rappresentare in tal modo soprattutto una volontà - sottolineo - di autoriforma manifestata nei diversi Consigli regionali delle Regioni speciali, che hanno affrontato e formulato le proposte al nostro esame.

Ora, come è emerso nel dibattito, non è stata una discussione facile, perché - come sa chi ha avuto modo di seguirla - questo è il classico argomento sul quale - il collega Bodega ce ne ha appena dato un esempio - si tende a dire che ci vuole ben altro per affrontare e risolvere i problemi dei costi della politica e così via discorrendo. Non ho sentito però il senatore Bodega fare questo intervento quando abbiamo convertito in legge il decreto-legge adottato dal precedente Governo che riduceva i consiglieri regionali delle Regioni a Statuto ordinario. Anzi, l'attenzione a prendere una decisione in quella direzione - ricordo alcune affermazioni dell'allora ministro Calderoli - era molto ferma e molto dura, quasi di minaccia verso le Regioni a Statuto speciale, se non si fossero adeguate a quello che era stato in qualche modo deciso per le Regioni a Statuto ordinario.

Ma, tant'è, capitano degli eventi che portano anche quelli più convinti a cambiare idea, a riscoprire il valore di Einaudi, ricordando che a quel tempo la pressione fiscale era pari al 25 per cento, mentre oggi è pari al 45 per cento, e ovviamente omettendo di dire che i servizi che lo Stato forniva allora erano di gran lunga inferiori a quelli che fornisce oggi, ad esempio nell'università e nella scuola. C'è la scolarizzazione di massa, che a quel tempo non c'era, perché c'era ancora l'analfabetismo nel Sud del Paese. Penso quindi che le statistiche debbano essere fatte confrontando dati che sono confrontabili, non dati che sono come i cavoli e le patate.

Il dibattito che si è sviluppato e che, secondo me, riaffronteremo quando parleremo della riforma costituzionale e della riduzione del numero dei parlamentari è il dibattito sul tema di come si misura oggi la rappresentanza, perché la misura della rappresentanza ovviamente si trascina immediatamente il tema del numero dei rappresentanti. Questo è un tema controverso. Il collega Pardi ci ha dato un esempio di quanto sia difficile che questo argomento trovi una soluzione definitiva, però, occorre contestualizzare la discussione. Non c'è dubbio che oggi il numero dei parlamentari, o dei legislatori, sia nazionali che regionali, si debba misurare con un profondo cambiamento che si è determinato nella società. Viviamo la società dell'informazione e della comunicazione in tempi reali; i cittadini sono in grado di interagire con le istituzioni: questo è uno dei problemi e dei ritardi che noi evidentemente oggi registriamo sul tema della crisi fra la politica e il popolo che deve essere rappresentato dalla politica.

Quindi c'è questo tema, così come c'è il tema di evitare la chiusura in un ambito troppo piccolo e troppo ristretto. Ciascuno pensa che, se rappresenta soltanto il suo paese e se il numero dei rappresentati è piccolo, sia meglio così. Ma questo si trascina dietro una conseguenza inevitabile: è molto più difficile fare sintesi in una situazione complessa come quella di oggi. Io penso che anche in questo caso occorra trovare un punto di equilibrio.

Come sappiamo, sul tema c'è stata una discussione in Commissione (non mi sottraggo dall'affrontare anche questo argomento): una discussione che peraltro, più che sul numero, ha visto alcuni di noi sostenere che forse era meglio correggere ulteriormente le proposte che sono arrivate (in particolare dalla Sardegna) sul numero di consiglieri regionali, mentre altri legittimamente - io rispetto questa posizione - hanno ritenuto che in questo momento fosse più importante adeguarsi alla decisione presa dalle Assemblee regionali. Credo che questo tema non debba essere amplificato più di tanto.

Rimango convinto - avviandomi alla conclusione - che le Regioni a Statuto speciale, che sono - come sappiamo ‑ nell'occhio del ciclone ormai da molti anni, si difendano meglio se si differenziano da quelle ordinarie per le differenze che esistono, non per le differenze che vengono inventate. Allora, come diceva il mio collega Pegorer, che ha fatto una disamina di punti importanti nei quali sono impegnati il Governo e il legislatore friulano (la stessa cosa si può fare per la Sardegna), è difficile spiegare agli stessi abitanti di queste Regioni che, quando la popolazione è di un milione e mezzo di abitanti, il numero di consiglieri regionali può essere del 30 per cento più grande di un'altra Regione che ha esattamente lo stesso numero di abitanti.

Io, con un emendamento presentato in Commissione, che è stato bocciato, devo dire, con il voto determinante dei colleghi della Lega, che parlano in un modo e razzolano in un altro - glielo dirò domani in sede di esame degli emendamenti - ero e sono del parere che la mia Regione avrebbe un rapporto più equilibrato, considerando che poi c'è anche la Giunta, che viene investita di responsabilità di governo, se l'assemblea fosse composta da 55 e non da 60 membri. Però questa rimane una mia posizione, che non sminuisce per nulla il lavoro che è stato svolto dai relatori e da quanti hanno contribuito a determinare la condizione affinché queste leggi vengano approvate.

Aggiungo che c'era un altro disegno di legge, di cui ero primo firmatario, che affrontava il tema di tutte le Regioni a Statuto speciale - per rispondere ad un'osservazione, che ha un suo fondamento, del collega Pastore - che poi in Commissione si è deciso di non associare a questi provvedimenti perché la specificità della Valle d'Aosta e delle due Province autonome di Trento e Bolzano richiedeva una valutazione separata. Anche in quel caso ero rimasto dell'idea che sarebbe stato sicuramente meglio in termini di chiarezza per l'opinione generale dei cittadini se tutte le Regioni speciali avessero modificato il loro livello di rappresentanza così come previsto per le Regioni a Statuto ordinario. Mi pare però che, stando alle affermazioni del collega Saro, relatore di questo provvedimento, a proposito del lavoro che si svilupperà nei prossimi giorni, niente impedirà di affrontare il tema anche per queste Regioni. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Saro).

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. Sono presenti in tribuna gli studenti dei Collegi universitari «Camplus» di Bologna e «Centro europeo università e ricerca» di Catania. A loro va il saluto del Senato. (Applausi).

Ripresa della discussione congiunta dei disegni di legge costituzionale
nn.
2923, 2991, 3073, 2962, 3057e 2963 (ore 19,33)

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore D'Alì. Ne ha facoltà.

D'ALI' (PdL). Signor Presidente, noi voteremo con convinzione questi disegni di legge, ma li voteremo con la convinzione che non possa che trattarsi di un primo, modestissimo passo verso una revisione intera dell'apparato della spesa pubblica nel nostro Paese.

Io oggi non ho partecipato alla votazione sul disegno di legge costituzionale sul pareggio di bilancio, perché ritengo che in questo Paese il vero problema sia quello della spesa pubblica e della pressione fiscale, problema collegato non tanto quindi al numero dei rappresentanti. Noi comunque voteremo convintamente anche la riduzione del numero dei parlamentari, ma quel che bisogna ridurre nel nostro Paese sono i centri di spesa pubblica e il livello della spesa pubblica. Non possiamo continuare a fare questi provvedimenti sull'onda demagogica di spinte giornalistiche o populiste: noi dobbiamo andare al nocciolo della questione.

In questo Paese la spesa pubblica ha raggiunto livelli insostenibili, e non tanto e solamente perché è aumentata l'erogazione dei servizi - mi piacerebbe vedere nel paragone con altri Paesi in cui servizi vengono erogati anche maggiormente rispetto all'Italia, quale sia il livello di spesa pubblica - ma perché l'apparato istituzionale è troppo pesante. Non possiamo continuare a mantenere venti Regioni, in cui, al di là della specialità di alcune e dell'ordinarietà di altre, abbiamo un consigliere regionale ogni 8.000 abitanti; non possiamo continuare a mantenere 110 Province e 8.200 Comuni, di cui più del 50 per cento ha meno di 3.000 abitanti; non possiamo continuare a mantenere un apparato pubblico così pesante sul privato senza mettere un freno. Un freno che dovrebbe essere previsto in Costituzione. Diversamente, continueremo in maniera indiscriminata ad aumentare la pressione fiscale senza essere obbligati a diminuire la spesa pubblica. Dobbiamo pensare ai costi diretti dell'elefantiasi burocratica oltre che istituzionale. Perché non prendiamo veramente in esame una riforma costituzionale seria che, oltre all'assetto delle autonomie sul territorio, esamini anche il costo della burocrazia?

Ma c'è un di più, soprattutto in alcune Regioni: il costo dell'inefficienza; il costo della lungaggine burocratica; il costo della presenza opprimente dello Stato in una società che dovrebbe essere molto più snella e potersi evolvere in maniera molto più libera.

Quindi, non facciamoci illusioni di poter tacitare con questi provvedimenti le spinte demagogiche e populiste, che non sono più demagogiche e populiste, ma hanno un fondamento d'indignazione nella popolazione che ci chiede segnali di morigeratezza, di diminuzione degli apparati, ma che sia consistente. Abbiamo il dovere di una revisione costituzionale profonda degli assetti istituzionali sul territorio, soprattutto in un momento in cui diamo maggiori competenze e responsabilità ai livelli decentrati, attraverso il federalismo fiscale, quindi con la possibilità che con i tributi locali si alimentino apparati, attraverso la necessità che gli apparati locali vengano alimentati dal tributo locale. Dobbiamo porre un freno alla possibilità che questi tributi aumentino in maniera indiscriminata. E l'unico freno è quello di diminuire i centri di spesa pubblica, che non sono solamente il Parlamento nazionale, i Consigli regionali e comunali, ma sono una miriade di enti intermedi che producono inefficienze, disservizi, debiti che prima o poi qualcuno dovrà pur pagare.

E allora, la riflessione che voglio portare a questo dibattito è proprio questa: va bene il messaggio, ma non illudiamoci che sia assolutamente sufficiente. Va bene cominciare da noi, dal nostro numero, dalle nostre competenze ed attribuzioni, ma non è così che risaneremo i conti dello Stato, e sicuramente non è così che renderemo la nostra società più libera e più adeguata ai tempi moderni e soprattutto ai tempi futuri.

Occorre una profonda riflessione, ed è per questo che anche personalmente ho presentato un disegno di legge di revisione costituzionale nella sua interezza, perché si possa discutere con serenità dell'assetto dello Stato sul territorio. Assetto che, fino a ieri, è stato legato ad una logica centralista, quella delle venti Regioni con i loro capoluoghi, con la loro burocrazia, delle 110 Province della distribuzione di molti enti ministeriali sul territorio. Ciò era ed è ancora il portato di una logica centralista. Se vogliamo ribaltare questa logica ed andare verso una logica di maggiore competenza, rispetto ed autonomia dei territori, dobbiamo far sì che questa logica nasca con un'architettura nuova, assolutamente più leggera, meno invasiva della vita dei cittadini e, soprattutto, meno pesante dal punto di vista dei costi che sempre di più gravano sulla tasca dei singoli cittadini. (Applausi del senatore Saro).

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale congiunta.

Come sapete, in base alla decisione della Conferenza dei Capigruppo, i relatori Saro e Sanna svolgeranno la loro replica nella seduta antimeridiana di domani.

Rinvio pertanto il seguito della discussione congiunta dei disegni di legge in titolo ad altra seduta.

Mozioni, interpellanze e interrogazioni, annunzio

PRESIDENTE. Le mozioni, interpellanze e interrogazioni pervenute alla Presidenza saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ordine del giorno
per le sedute di mercoledì 18 aprile 2012

PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi domani, mercoledì 18 aprile, in due sedute pubbliche, la prima alle ore 9,30 e la seconda alle ore 16,30, con il seguente ordine del giorno:

(Vedi ordine del giorno)

La seduta è tolta (ore 19,40).

Allegato A

DISEGNO DI LEGGE COSTITUZIONALE

Introduzione del principio del pareggio di bilancio nella Carta costituzionale (3047-B)

ARTICOLI NEL TESTO APPROVATO, IN SECONDA DELIBERAZIONE, DALLA CAMERA DEI DEPUTATI (*)

Art. 1.

    1. L'articolo 81 della Costituzione è sostituito dal seguente:

    «Art. 81. - Lo Stato assicura l'equilibrio tra le entrate e le spese del proprio bilancio, tenendo conto delle fasi avverse e delle fasi favorevoli del ciclo economico.

    Il ricorso all'indebitamento è consentito solo al fine di considerare gli effetti del ciclo economico e, previa autorizzazione delle Camere adottata a maggioranza assoluta dei rispettivi componenti, al verificarsi di eventi eccezionali.

    Ogni legge che importi nuovi o maggiori oneri provvede ai mezzi per farvi fronte.

    Le Camere ogni anno approvano con legge il bilancio e il rendiconto consuntivo presentati dal Governo.

    L'esercizio provvisorio del bilancio non può essere concesso se non per legge e per periodi non superiori complessivamente a quattro mesi.

    Il contenuto della legge di bilancio, le norme fondamentali e i criteri volti ad assicurare l'equilibrio tra le entrate e le spese dei bilanci e la sostenibilità del debito del complesso delle pubbliche amministrazioni sono stabiliti con legge approvata a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera, nel rispetto dei principî definiti con legge costituzionale».

Art. 2.

    1. All'articolo 97 della Costituzione, al primo comma è premesso il seguente:

    «Le pubbliche amministrazioni, in coerenza con l'ordinamento dell'Unione europea, assicurano l'equilibrio dei bilanci e la sostenibilità del debito pubblico».

Art. 3.

    1. All'articolo 117 della Costituzione sono apportate le seguenti modificazioni:

        a) al secondo comma, lettera e), dopo le parole: «sistema tributario e contabile dello Stato;» sono inserite le seguenti: «armonizzazione dei bilanci pubblici;»;

        b) al terzo comma, primo periodo, le parole: «armonizzazione dei bilanci pubblici e» sono soppresse.

Art. 4.

    1. All'articolo 119 della Costituzione sono apportate le seguenti modificazioni:

        a) al primo comma sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «, nel rispetto dell'equilibrio dei relativi bilanci, e concorrono ad assicurare l'osservanza dei vincoli economici e finanziari derivanti dall'ordinamento dell'Unione europea»;

        b) al sesto comma, secondo periodo, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «, con la contestuale definizione di piani di ammortamento e a condizione che per il complesso degli enti di ciascuna Regione sia rispettato l'equilibrio di bilancio».

Art. 5.

    1. La legge di cui all'articolo 81, sesto comma, della Costituzione, come sostituito dall'articolo 1 della presente legge costituzionale, disciplina, per il complesso delle pubbliche amministrazioni, in particolare:

        a) le verifiche, preventive e consuntive, sugli andamenti di finanza pubblica;

        b) l'accertamento delle cause degli scostamenti rispetto alle previsioni, distinguendo tra quelli dovuti all'andamento del ciclo economico, all'inefficacia degli interventi e agli eventi eccezionali;

        c) il limite massimo degli scostamenti negativi cumulati di cui alla lettera b) del presente comma corretti per il ciclo economico rispetto al prodotto interno lordo, al superamento del quale occorre intervenire con misure di correzione;

        d) la definizione delle gravi recessioni economiche, delle crisi finanziarie e delle gravi calamità naturali quali eventi eccezionali, ai sensi dell'articolo 81, secondo comma, della Costituzione, come sostituito dall'articolo 1 della presente legge costituzionale, al verificarsi dei quali sono consentiti il ricorso all'indebitamento non limitato a tenere conto degli effetti del ciclo economico e il superamento del limite massimo di cui alla lettera c) del presente comma sulla base di un piano di rientro;

        e) l'introduzione di regole sulla spesa che consentano di salvaguardare gli equilibri di bilancio e la riduzione del rapporto tra debito pubblico e prodotto interno lordo nel lungo periodo, in coerenza con gli obiettivi di finanza pubblica;

        f) l'istituzione presso le Camere, nel rispetto della relativa autonomia costituzionale, di un organismo indipendente al quale attribuire compiti di analisi e verifica degli andamenti di finanza pubblica e di valutazione dell'osservanza delle regole di bilancio;

        g) le modalità attraverso le quali lo Stato, nelle fasi avverse del ciclo economico o al verificarsi degli eventi eccezionali di cui alla lettera d) del presente comma, anche in deroga all'articolo 119 della Costituzione, concorre ad assicurare il finanziamento, da parte degli altri livelli di governo, dei livelli essenziali delle prestazioni e delle funzioni fondamentali inerenti ai diritti civili e sociali.

    2. La legge di cui al comma 1 disciplina altresì:

        a) il contenuto della legge di bilancio dello Stato;

        b) la facoltà dei Comuni, delle Province, delle Città metropolitane, delle Regioni e delle Province autonome di Trento e di Bolzano di ricorrere all'indebitamento, ai sensi dell'articolo 119, sesto comma, secondo periodo, della Costituzione, come modificato dall'articolo 4 della presente legge costituzionale;

        c) le modalità attraverso le quali i Comuni, le Province, le Città metropolitane, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano concorrono alla sostenibilità del debito del complesso delle pubbliche amministrazioni.

    3. La legge di cui ai commi 1 e 2 è approvata entro il 28 febbraio 2013.

    4. Le Camere, secondo modalità stabilite dai rispettivi regolamenti, esercitano la funzione di controllo sulla finanza pubblica con particolare riferimento all'equilibrio tra entrate e spese nonché alla qualità e all'efficacia della spesa delle pubbliche amministrazioni.

Art. 6.

    1. Le disposizioni di cui alla presente legge costituzionale si applicano a decorrere dall'esercizio finanziario relativo all'anno 2014.

(*) Il Senato approva in seconda deliberazione il disegno di legge nel suo complesso, con la maggioranza dei due terzi dei suoi componenti .

Allegato B

VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA

Congedi e missioni

Sono in congedo i senatori: Baldini, Bianco, Chiti, Ciampi, Ciarrapico, Colombo, Compagna, Cursi, Dell'Utri, Delogu, Digilio, Franco Vittoria, Longo, Malan, Pera, Poli, Saccomanno e Sarro.

Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Maritati, per attività della 2a Commissione permanente; Bianchi, Coronella e Mazzuconi, per attività della Commissione parlamentare d'inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti.

Gruppi parlamentari, variazioni nella composizione

Il Presidente del Gruppo Lega Nord Padania ha comunicato che la senatrice Rosa Angela Mauro ha cessato di far parte del Gruppo medesimo. Pertanto la senatrice Rosa Angela Mauro è componente del Gruppo Misto.

Il senatore Lorenzo Bodega ha comunicato di cessare di far parte del Gruppo Lega Nord Padania. Pertanto, il senatore Lorenzo Bodega è componente del Gruppo Misto.

Commissioni permanenti, variazioni nella composizione

Il Presidente del Gruppo parlamentare il Popolo della Libertà, con lettera pervenuta il 13 aprile 2012, ha comunicato le seguenti variazioni nella composizione delle Commissioni permanenti:

1a Commissione permanente: cessa di appartenervi il senatore Raffaele Lauro ed entra a farne parte il senatore Gabriele Boscetto;

6a Commissione permanente: entra a farne parte il senatore Raffaele Lauro;

9a Commissione permanente: cessa di appartenervi il senatore Gabriele Boscetto.

Il Presidente del Gruppo parlamentare UDC, SVP e Autonomie ha comunicato le seguenti variazioni nella composizione delle Commissioni permanenti:

10a Commissione permanente: cessa di appartenervi il senatore Gianpiero D'Alia;

1a Commissione permanente: entra a farne parte il senatore Gianpiero D'Alia.

Commissione parlamentare per le questioni regionali, variazioni nella composizione

Il Presidente della Camera dei deputati, in data 13 aprile, ha chiamato a far parte della Commissione parlamentare per le questioni regionali i deputati Lido Scarpetti e Chiara Braga, in sostituzione, rispettivamente, dei deputati Lino Duilio e Ivano Miglioli, entrambi dimissionari.

Domande di autorizzazione ai sensi dell'articolo 68, secondo comma, della Costituzione, trasmissione e deferimento

L'Ufficio del Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale Ordinario di Napoli, con lettera in data 15 aprile 2012, ha trasmesso la richiesta di autorizzazione a procedere all'esecuzione della misura cautelare degli arresti domiciliari - ai sensi dell'articolo 68 della Costituzione, nonché degli articoli 4 e 5 della legge n. 140 del 2003 - avanzata nei confronti del senatore Sergio De Gregorio (Doc. IV, n. 17).

Tale richiesta è stata deferita, in data 16 aprile 2012, alla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, ai sensi dell'articolo 135 del Regolamento.

Disegni di legge, trasmissione dalla Camera dei deputati

Onn. Velo Silvia, Meta Michele Pompeo, Mariani Raffaella, Agostini Luciano, Boccuzzi Antonio, Boffa

Costantino, Bonavitacola Fulvio, Brandolini Sandro, Cardinale Daniela, Carra Marco, Ceccuzzi Franco, Codurelli Lucia, Compagnon Angelo, De Micheli Paola, Di Stanislao Augusto, Esposito Stefano, Fadda Paolo, Favia David, Ferrari Pierangelo, Fiano Emanuele, Fontanelli Paolo, Froner Laura, Gasbarra Enrico, Gatti Maria Grazia, Gentiloni Silveri Paolo, Ginefra Dario, Giovanelli Oriano, Gnecchi Marialuisa, Grassi Gerolamo, Lagana' Fortugno Maria Grazia, Laratta Francesco, Losacco Alberto, Lovelli Mario, Lusetti Renzo, Marantelli Daniele, Martino Pierdomenico, Mattesini Donella, Merlo Giorgio, Miglioli Ivano, Motta Carmen, Narducci Franco

Addolorato Giacinto, Oliverio Nicodemo Nazzareno, Peluffo Vinicio Giuseppe Guido, Pizzetti Luciano, Pugliese Marco, Quartiani Erminio Angelo, Realacci Ermete, Samperi Maria, Tidei Pietro, Torrisi Salvatore, Trappolino Carlo Emanuele, Tullo Mario, Vannucci Massimo, Vernetti Gianni, Viola Rodolfo Giuliano, Zucchi Angelo Alberto

Legge quadro in materia di interporti e di piattaforme logistiche territoriali (3257)

(presentato in data 13/4/2012 );

C.3681 approvato in testo unificato dalla Camera dei Deputati (TU con C.4296).

Disegni di legge, annunzio di presentazione

Senatrice Della Monica Silvia

Responsabilità dello Stato per violazione del diritto dell'Unione Europea (3258)

(presentato in data 13/4/2012 );

senatrice Della Monica Silvia

Modifiche alla legge 13 aprile 1988, n. 117 in materia di risarcimento dei danni cagionati nell'esercizio delle funzioni giudiziarie e responsabilità civile dei magistrati (3259)

(presentato in data 16/4/2012 );

senatori Pinzger Manfred, Thaler Ausserhofer Helga

Modifica all'articolo 15 del D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 in materia di sostegno all'utilizzo dei servizi di trasporto pubblico locale (3260)

(presentato in data 28/3/2012 );

senatori Bastico Mariangela, Tonini Giorgio, Agostini Mauro, Barbolini Giuliano, Rusconi Antonio, Pignedoli Leana, Roilo Giorgio, Bassoli Fiorenza, Adamo Marilena, Amati Silvana, Antezza Maria, Bertuzzi Maria Teresa, Biondelli Franca, Del Vecchio Mauro, Di Giovan Paolo Roberto, Donaggio Cecilia, Fioroni Anna Rita, Fontana Cinzia Maria, Garavaglia Mariapia, Giaretta Paolo, Incostante Maria Fortuna, Livi Bacci Massimo, Marino Mauro Maria, Mercatali Vidmer, Morando Enrico, Morri Fabrizio, Negri Magda, Pinotti Roberta, Serafini Anna Maria, Sircana Silvio Emilio, Stradiotto Marco, Vitali Walter

Modifica della legge 20 maggio 1985, n. 222, in materia di destinazione di una quota dell'otto per mille del gettito d'imposta sul reddito delle persone fisiche a diretta gestione statale ad interventi di valorizzazione ed ammodernamento del patrimonio immobiliare scolastico (3261)

(presentato in data 12/4/2012 ).

Disegni di legge, assegnazione

In sede referente

1ª Commissione permanente Affari Costituzionali

Sen. Gallone Maria Alessandra ed altri

Istituzione della Giornata nazionale in memoria delle vittime del dovere (3196)

previ pareri delle Commissioni 5° (Bilancio)

(assegnato in data 16/04/2012 );

1ª Commissione permanente Affari Costituzionali

Sen. Ramponi Luigi ed altri

Modifica degli articoli 56 e 57 della Costituzione, in materia di presenza delle donne nel Parlamento (3210)

(assegnato in data 16/04/2012 );

1ª Commissione permanente Affari Costituzionali

Sen. Palmizio Elio Massimo

Modifiche alla legge 25 maggio 1970, n. 352, in materia di iniziativa popolare nella formazione delle leggi (3218)

(assegnato in data 16/04/2012 );

1ª Commissione permanente Affari Costituzionali

Sen. Palmizio Elio Massimo

Modifiche agli articoli 71 e 75 della Costituzione in materia di iniziativa popolare e di referendum (3220)

(assegnato in data 16/04/2012 );

1ª Commissione permanente Affari Costituzionali

Sen. Carlino Giuliana ed altri

Nuove disposizioni per favorire l'accesso alle cariche elettive e agli organi esecutivi dei comuni, delle province e delle regioni in condizioni di pari opportunità tra donne e uomini (3224)

previ pareri della Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 16/04/2012 );

1ª Commissione permanente Affari Costituzionali

Sen. Lauro Raffaele

Norme istitutive dell'Assemblea costituente per una revisione della Costituzione e per una riforma dello Stato, delle Regioni e delle autonomie locali (3229)

previ pareri della Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 16/04/2012 );

2ª Commissione permanente Giustizia

Sen. Poretti Donatella, Sen. Perduca Marco

Abrogazione delle disposizioni della legge 5 dicembre 2005, n. 251 ispirate al criterio della "colpa d'autore" (3197)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio)

(assegnato in data 16/04/2012 );

3ª Commissione permanente Affari esteri, emigrazione

Sen. Thaler Ausserhofer Helga, Sen. Pinzger Manfred

Riduzione di spesa per il funzionamento delle sedi diplomatiche italiane all'estero e per il personale diplomatico (3133)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio)

(assegnato in data 16/04/2012 );

4ª Commissione permanente Difesa

Sen. Carrara Valerio

Istituzione di una Commissione parlamentare per l'elaborazione di un Libro bianco sulla difesa e sicurezza nazionale (3094)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 3° (Affari esteri, emigrazione), 5° (Bilancio)

(assegnato in data 16/04/2012 );

6ª Commissione permanente Finanze e tesoro

Sen. Pinzger Manfred, Sen. Thaler Ausserhofer Helga

Modifica all'articolo 15 del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, in materia di detrazione fiscale delle spese sostenute dalla persone fisiche per i soggiorni nelle strutture ricettive italiane (3200)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 10° (Industria, commercio, turismo), 14° (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 16/04/2012 );

6ª Commissione permanente Finanze e tesoro

Sen. Dini Lamberto ed altri

Dismissione del patrimonio immobiliare ad uso non strumentale detenuto dalle pubbliche amministrazioni (3236)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 5° (Bilancio), 7° (Istruzione pubblica, beni culturali), Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 16/04/2012 );

8ª Commissione permanente Lavori pubblici, comunicazioni

Sen. De Luca Vincenzo ed altri

Nuove norme per la limitazione del ricorso ai ribassi elevati nelle gare pubbliche, a tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori (3176)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 5° (Bilancio), 10° (Industria, commercio, turismo), 11° (Lavoro, previdenza sociale), 12° (Igiene e sanita'), 14° (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 16/04/2012 );

8ª Commissione permanente Lavori pubblici, comunicazioni

Sen. Zanda Luigi

Modifica all'articolo 1 della legge 31 luglio 1997, n. 249, in materia di composizione degli organi dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (3228)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 10° (Industria, commercio, turismo)

(assegnato in data 16/04/2012 );

10ª Commissione permanente Industria, commercio, turismo

Sen. Pinzger Manfred, Sen. Thaler Ausserhofer Helga

Modifiche al decreto legislativo 11 aprile 2011, n. 54, in materia di sicurezza dei giocattoli (3195)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 14° (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 16/04/2012 );

10ª Commissione permanente Industria, commercio, turismo

Sen. Ferrante Francesco, Sen. Della Seta Roberto

Nuove norme per gli oneri di gestione di sistema del settore elettrico (3243)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 6° (Finanze e tesoro), 13° (Territorio, ambiente, beni ambientali)

(assegnato in data 16/04/2012 );

11ª Commissione permanente Lavoro, previdenza sociale

Sen. Palmizio Elio Massimo

Disposizioni in materia di prestazioni occasionali di tipo accessorio (3219)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 6° (Finanze e tesoro), 8° (Lavori pubblici, comunicazioni), 10° (Industria, commercio, turismo)

(assegnato in data 16/04/2012 );

12ª Commissione permanente Igiene e sanita'

Sen. Poretti Donatella, Sen. Perduca Marco

Disposizioni per la conservazione di gameti umani e tessuto gonadale (3097)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 5° (Bilancio), Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 16/04/2012 );

12ª Commissione permanente Igiene e sanita'

Sen. Thaler Ausserhofer Helga

Disposizione per l'inserimento dell'acufene grave tra le malattie croniche ed invalidanti (3217)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio)

(assegnato in data 16/04/2012 );

1ª Commissione permanente Affari Costituzionali

Sen. Ceccanti Stefano ed altri

Modifiche alla Costituzione relative al bicameralismo, alla forma di governo e alla ripartizione delle competenze legislative tra Stato e regioni (3252)

previ pareri della Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 17/04/2012 );

8ª Commissione permanente Lavori pubblici, comunicazioni

Dep. Velo Silvia ed altri

Legge quadro in materia di interporti e di piattaforme logistiche territoriali (3257)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 13° (Territorio, ambiente, beni ambientali), 14° (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali

C.3681 approvato in testo unificato dalla Camera dei Deputati (TU con C.4296);

(assegnato in data 17/04/2012 ).

Inchieste parlamentari, annunzio di presentazione di proposte di modifica

In data 13 aprile 2012, è stata presentata la seguente proposta di modifica di deliberazione d'inchiesta parlamentare, d'iniziativa dei senatori:

Costa, Amato, Bosone, Caforio, Carrara, Compagna, Esposito, Ferrante, Fontana, Galioto, Gallo, Galperti, Granaiola, Montani, Morra, Ramponi, Rizzi, Paolo Rossi, Russo, Sbarbati, Scanu. - "Modifica dell'articolo 7 della deliberazione del Senato della Repubblica del 16 marzo 2010 recante: Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sui casi di morte e gravi malattie che hanno colpito il personale italiano impiegato nelle missioni militari all'estero, nei poligoni di tiro e nei siti in cui vengono stoccati munizionamenti, in relazione all'esposizione a particolari fattori chimici, tossici e radiologici dal possibile effetto patogeno, con particolare attenzione agli effetti dell'utilizzo di proiettili all'uranio impoverito e della dispersione nell'ambiente di nanoparticelle di minerali pesanti prodotte dalle esplosioni di materiale bellico e a eventuali interazioni" (Doc. XXII, n. 7-10/ter).

Governo, trasmissione di atti per il parere

Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 13 aprile 2012, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi degli articoli 6, comma 1, e 24, comma 1, della legge 15 dicembre 2011, n. 217 - lo schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva 2009/109/CE che modifica le direttive 77/91/CEE, 78/855/CEE e 82/891/CEE e la direttiva 2005/56/CE per quanto riguarda gli obblighi in materia di relazioni e di documentazione in caso di fusioni e scissioni (n. 461).

Ai sensi delle predette disposizioni e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è stato deferito - in data 16 aprile 2012 - alla 2ª Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il termine del 26 maggio 2012. Le Commissioni 1ª, 6ª e 14ª potranno formulare osservazioni alla Commissione di merito entro il 16 maggio 2012.

Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 13 aprile 2012, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi degli articoli 9, commi 1, 2 e 4, e 24, comma 1, della legge 15 dicembre 2011, n. 217 - lo schema di decreto legislativo concernente attuazione della direttiva 2009/136/CE recante modifica della direttiva 2002/22/CE relativa al servizio universale e ai diritti degli utenti in materia di reti e di servizi di comunicazione elettronica, della direttiva 2002/58/CE relativa al trattamento dei dati personali e alla tutela della vita privata nel settore delle comunicazioni elettroniche e del regolamento (CE) n. 2006/2004 sulla cooperazione tra le autorità nazionali responsabili dell'esecuzione della normativa a tutela dei consumatori (n. 462).

Ai sensi delle predette disposizioni e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è stato deferito - in data 16 aprile 2012 - alla 8ª Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il termine del 26 maggio 2012. Le Commissioni 1ª, 2ª, 5ª, 10ª e 14ª potranno formulare osservazioni alla Commissione di merito entro il 16 maggio 2012.

Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 13 aprile 2012, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi degli articoli 9, commi 1, 2 e 4, e 24, comma 1, della legge 15 dicembre 2011, n. 217 - lo schema di decreto legislativo concernente attuazione della direttiva 2009/140/CE recante modifica delle direttive 2002/21/CE che istituisce un quadro normativo comune per le reti e i servizi di comunicazione elettronica, 2002/19/CE relativa all'accesso alle reti di comunicazione elettronica e alle risorse correlate, e all'interconnessione delle medesime, e 2002/20/CE relativa alle autorizzazioni per le reti e i servizi di comunicazione elettronica (n. 463).

Ai sensi delle predette disposizioni e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è stato deferito - in data 16 aprile 2012 - alla 8ª Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il termine del 26 maggio 2012. Le Commissioni 1ª, 2ª, 5ª, 10ª e 14ª potranno formulare osservazioni alla Commissione di merito entro il 16 maggio 2012.

Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 13 aprile 2012, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi degli articoli 18 e 24, comma 1, della legge 15 dicembre 2011, n. 217 - lo schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva 2010/35/UE in materia di attrezzature a pressione trasportabili e che abroga le direttive 76/767/CEE, 84/525/CEE, 84/526/CEE, 84/527/CEE e 1999/36/CE (n. 464).

Ai sensi delle predette disposizioni e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è stato deferito - in data 16 aprile 2012 - alla 10ª Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il termine del 26 maggio 2012. Le Commissioni 1ª, 2ª, 5ª, 8ª e 14ª potranno formulare osservazioni alla Commissione di merito entro il 16 maggio 2012.

Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 16 aprile 2012, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi degli articoli 21 e 24, comma 1, della legge 15 dicembre 2011, n. 217 - lo schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva 2009/38/CE relativa all'istituzione di un comitato aziendale europeo o di una procedura per l'informazione e la consultazione dei lavoratori nelle imprese e nei gruppi di imprese di dimensioni comunitarie (n. 465).

Ai sensi delle predette disposizioni e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è stato deferito - in data 16 aprile 2012 - alla 11ª Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il termine del 26 maggio 2012. Le Commissioni 1ª, 2ª e 14ª potranno formulare osservazioni alla Commissione di merito entro il 16 maggio 2012.

Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 17 aprile 2012, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi degli articoli 21 e 24, comma 1, della legge 15 dicembre 2011, n. 217 - lo schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva 2009/52/CE che introduce norme minime relative a sanzioni e a provvedimenti nei confronti di datori di lavoro che impiegano cittadini di Paesi terzi il cui soggiorno è irregolare (n. 466).

Ai sensi delle predette disposizioni e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alle Commissioni riunite 1ª e 2ª, che esprimeranno il parere entro il termine del 27 maggio 2012. Le Commissioni 5ª, 11ª e 14ª potranno formulare osservazioni alle Commissioni riunite entro il 17 maggio 2012.

Governo, trasmissione di atti e documenti

Il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, con lettera in data 30 marzo 2012, ha inviato - ai sensi dell'articolo 19 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 e successive modificazioni - la comunicazione concernente il conferimento di incarico di livello dirigenziale alla dottoressa Matilde Mancini, di Segretario generale nell'ambito del Ministero del lavoro e delle politiche sociali.

Tale comunicazione è depositata presso il Servizio dell'Assemblea, a disposizione degli onorevoli senatori.

Il Ministro dell'economia e delle finanze, con lettera in data 4 aprile 2012, ha inviato, ai sensi dell'articolo 14, comma 4, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, la relazione sul conto consolidato di cassa delle amministrazioni pubbliche, comprensiva del raffronto con i risultati del precedente biennio, aggiornata al 30 settembre 2011.

Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 125 del Regolamento, alla 5a Commissione permanente (Doc. XXV, n. 14).

Il Ministro per gli affari europei, con lettera in data 06 aprile 2012, ha inviato, ai sensi dell'articolo 15-bis della legge 4 febbraio 2005, n. 11, l'elenco delle procedure giurisdizionali e di precontenzioso con l'Unione europea, aggiornato al 31 marzo 2012.

Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, a tutte le Commissioni permanenti (Doc. LXXIII-bis, n. 11).

Il Ministro degli affari esteri, con lettera in data 5 aprile 2012, ha inviato, ai sensi dell'articolo 9 della legge 18 novembre 1995, n. 496, e successive modificazioni, la relazione sullo stato di esecuzione della convenzione sulle armi chimiche e sugli adempimenti effettuati dall'Italia nell'anno 2011.

Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 3a e alla 4a Commissione permanente (Doc. CXXXI, n. 4).

Il Ministro degli affari esteri, con lettera in data 5 aprile 2012, ha inviato, ai sensi dell'articolo 4 della legge 15 dicembre 1998, n. 484, la relazione sullo stato di esecuzione del Trattato per il bando totale degli esperimenti nucleari, riferita all'anno 2011.

Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 3a e alla 4a Commissione permanente (Doc. CXXXIX, n. 4).

Il Ministro degli affari esteri ha inviato, con lettera in data 4 aprile 2012, ai sensi dell'articolo 9, comma 2, della legge 29 ottobre 1997, n. 374, la relazione - per la parte di competenza del Ministero degli affari esteri - sullo stato di attuazione della legge recante "Norme per la messa al bando delle mine antipersona", riferita al primo semestre 2011 (Doc. CLXXXII, n. 6).

Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 3a, alla 4a e alla 10a Commissione permanente.

Il Ministro dell'economia e delle finanze, con lettera in data 3 aprile 2012, ha inviato, ai sensi dell'articolo 15-ter, comma 1, della legge 4 febbraio 2005, n. 11, la relazione sui flussi finanziari intercorsi tra l'Italia e l'Unione europea, riferita al IV trimestre 2011.

Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 5a e alla 14a Commissione permanente (Doc. CCXVIII, n. 12).

Corte costituzionale, trasmissione di sentenze

La Corte costituzionale, con lettera in data 30 marzo 2012, ha inviato, a norma dell'articolo 30, comma 2, della legge 11 marzo 1953, n. 87, copia della sentenza n. 75 del 21 marzo 2012, con la quale la Corte stessa ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'articolo 15 del decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 111 (Attuazione della direttiva n. 90/314/CEE concernente i viaggi, le vacanze ed i circuiti "tutto compreso"), nella parte in cui, limitatamente alla responsabilità per danni alla persona, pone come limite all'obbligo di ristoro dei danni quello indicato dalla Convenzione internazionale relativa al contratto di viaggio, firmata a Bruxelles il 23 aprile 1970, ratificata con la legge 27 dicembre 1977, n. 1084 (Ratifica ed esecuzione della convenzione internazionale relativa al contratto di viaggio - CCV).

Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 139, comma 1, del Regolamento, alla 2a e alla 3a Commissione permanente (Doc. VII, n. 159).

Corte dei conti, trasmissione di documentazione

Il Presidente della Corte dei conti, con lettera in data 30 marzo 2012, ha inviato, ai sensi dell'articolo 17, comma 9, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, la relazione, approvata dalla Corte stessa a Sezioni riunite il 26 marzo 2012, sulla tipologia delle coperture adottate e sulle tecniche di quantificazione degli oneri relativamente alle leggi pubblicate nel quadrimestre settembre-dicembre 2011.

Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 5a Commissione permanente (Doc. XLVIII, n. 13).

Regioni e province autonome, trasmissione di relazioni

Il Difensore civico della regione Liguria, con lettera in data 29 marzo 2012, ha inviato, ai sensi dell'articolo 16, comma 2, della legge 15 maggio 1997, n. 127, la relazione sull'attività svolta nell'anno 2011.

Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a Commissione permanente (Doc. CXXVIII, n. 43).

Parlamento europeo, trasmissione di documenti

Il Vice Segretario generale del Parlamento europeo, con lettera in data 28 marzo 2012, ha inviato il testo di venti risoluzioni, approvate dal Parlamento stesso nel corso della tornata dal 12 al 15 marzo 2012; sono state trasmesse altresì due dichiarazioni scritte che hanno raccolto le firme della maggioranza dei componenti del Parlamento europeo:

una risoluzione sul progetto di decisione del Consiglio riguardante la conclusione dell'accordo fra l'Unione europea e la Repubblica d'Islanda e il Regno di Norvegia sull'applicazione di talune disposizioni della convenzione del 29 maggio 2000 relativa all'assistenza giudiziaria in materia penale tra gli Stati membri dell'Unione europea e del relativo protocollo del 2001 (Doc. XII, n. 1015). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 2a, alla 3a e alla 14a Commissione permanente;

una risoluzione sulla proposta di regolamento del parlamento europeo e del Consiglio relativo alla competenza, alla legge applicabile, al riconoscimento e all'esecuzione delle decisioni e degli atti pubblici in materia di successioni e alla creazione di un certificato successorio europeo (Doc. XII, n. 1016). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 2a, alla 3a e alla 14a Commissione permanente;

una risoluzione sullo statuto della società cooperativa europea per quanto riguarda il coinvolgimento dei lavoratori (Doc. XII, n. 1017). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 1a, alla 2a, alla 3a, alla 11a e alla 14a Commissione permanente;

una risoluzione sul contributo delle istituzioni europee al consolidamento e all'avanzamento del Processo di Bologna (Doc. XII, n. 1018). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a, alla 7a e alla 14a Commissione permanente;

una risoluzione sulla gestione della qualità delle statistiche europee (Doc. XII, n. 1019). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 1a, alla 3a e alla 14a Commissione permanente;

una risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 1198/2006 del Consiglio relativo al Fondo europeo per la pesca riguardo ad alcune disposizioni relative alla gestione finanziaria per alcuni Stati membri che si trovano o che rischiano di trovarsi in gravi difficoltà in materia di stabilità finanziaria (Doc. XII, n. 1020). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a, alla 9a e alla 14a Commissione permanente;

una risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 617/2009 del Consiglio recante apertura di un contingente tariffario autonomo per le importazioni di carni bovine di alta qualità (Doc. XII, n. 1021). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a, alla 9a e alla 14a Commissione permanente;

una risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica alcuni regolamenti in materia di politica commerciale comune per quanto riguarda le procedure di adozione di determinate misure (Doc. XII, n. 1022). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a, alla 10a e alla 14a Commissione permanente;

una risoluzione sul progetto di decisione del Consiglio relativa alla conclusione dell'accordo internazionale sul cacao del 2010 (Doc. XII, n. 1023). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a, alla 10a e alla 14a Commissione permanente;

una risoluzione sulla lotta al dilagare del diabete nell'UE (Doc. XII, n. 1024). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a, alla 12a e alla 14a Commissione permanente;

una risoluzione sulla relazione 2011 concernente i progressi compiuti dall'ex Repubblica iugoslava di Macedonia (Doc. XII, n. 1025). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a e alla 14a Commissione permanente;

una risoluzione sulla relazione concernente i progressi compiuti dall'Islanda nel 2011 (Doc. XII, n. 1026). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a e alla 14a Commissione permanente;

una risoluzione sui siti internet discriminatori e le reazioni dei governi (Doc. XII, n. 1027). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a, alla 8a e alla 14a Commissione permanente;

una risoluzione sull'esito delle elezioni presidenziali in Russia (Doc. XII, n. 1028). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a e alla 14a Commissione permanente;

una risoluzione sul Kazakhstan (Doc. XII, n. 1029). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a e alla 14a Commissione permanente;

una risoluzione sulla situazione in Nigeria (Doc. XII, n. 1030). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a e alla 14a Commissione permanente;

una risoluzione sul sesto Forum mondiale dell'acqua che si svolgerà a Marsiglia dal 12 al 17 marzo 2012 (Doc. XII, n. 1031). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a, alla 13a e alla 14a Commissione permanente;

una risoluzione sulla tratta di esseri umani nel Sinai, segnatamente il caso di Solomon W. (Doc. XII, n. 1032). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a e alla 14a Commissione permanente, nonché alla Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani.

una risoluzione sulla Palestina: raid delle forze israeliane su emittenti televisive palestinesi (Doc. XII, n. 1033). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a e alla 14a Commissione permanente;

una risoluzione sulle violazioni dei diritti umani nel Bahrein (Doc. XII, n. 1034). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a e alla 14a Commissione permanente, nonché alla Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani;

una dichiarazione scritta sullo sviluppo di capacità scientifiche in Africa: promuovere i partenariati UE-Africa per la radioastronomia (Doc. XII, n. 1035). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a, alla 7a e alla 14a Commissione permanente;

una dichiarazione scritta sull'introduzione del programma "Scacchi a scuola" nei sistemi d'istruzione dell'Unione europea (Doc. XII, n. 1036). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a, alla 7a e alla 14a Commissione permanente.

Commissione europea, trasmissione di progetti di atti normativi per il parere motivato ai fini del controllo sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità

La Commissione europea, in data 13 aprile 2012, ha inviato, per l'acquisizione del parere motivato previsto dal protocollo n. 2 del Trattato sull'Unione europea e del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea relativo all'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità, la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante norme per la semplificazione del trasferimento all'interno del mercato unico dei veicoli a motore immatricolati in un altro Stato membro (COM (2012) 164 definitivo).

Ai sensi dell'articolo 144 del Regolamento, l'atto è deferito alla 8ª Commissione permanente che, ai fini del controllo sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e proporzionalità, esprimerà il parere motivato entro il termine del 24 maggio 2012.

Le Commissioni 3ª e 14ª potranno formulare osservazioni e proposte alla 8ª Commissione entro il 17 maggio 2012.

Mozioni

VITA, ARMATO, BLAZINA, BIONDELLI, CARLONI, CAROFIGLIO, DE LUCA Vincenzo, DE SENA, DI GIOVAN PAOLO, GALPERTI, GARAVAGLIA Mariapia, INCOSTANTE, LEGNINI, MARCUCCI, MARITATI, MAZZUCONI, MORRI, PIGNEDOLI, PROCACCI, SIRCANA, VIMERCATI - Il Senato,

premesso che:

le emittenti televisive locali in Italia sono oltre 600 e, insieme alle radio, raggiungono i circa 1.500 operatori complessivi del settore; rappresentano una realtà industriale che non ha eguali in Europa, garantendo ogni giorno un'informazione legata al territorio, che offre accesso alle realtà produttive locali, a partire dalla piccola e media impresa, e che concorre al complessivo pluralismo delle opinioni;

il passaggio dall'analogico al digitale terrestre ha liberato 6 multiplex(5 per il dvb-t e uno per il dvb-h), ossia i pacchetti di frequenze utilizzabili per la trasmissione televisiva;

per potenziare i servizi web attraverso la telefonia mobile (lte), è stata effettuata nel mese di settembre 2011 una gara per l'assegnazione delle frequenze dello spettro elettromagnetico da destinare ai servizi della banda larga mobile; si sottolinea come le frequenze per le telecomunicazioni siano state recuperate attraverso la riduzione delle frequenze destinate alle emittenti locali: in pratica delle attuali 56 frequenze, 9 sono state sottratte all'emittenza locale;

infatti, i canali 61-69 della banda 800 dovranno essere liberati dalle emittenti locali entro il 31 dicembre 2012; in cambio si concede un indennizzo pari a 175 milioni di euro; tale cifra è stata notevolmente ridotta rispetto alle previsioni iniziali che stabilivano l'assegnazione del 10 per cento degli incassi derivanti dalla vendita delle frequenze alle compagnie telefoniche (asta lte) alle suddette emittenti locali;

di conseguenza, le associazioni di categoria delle tv locali lamentano che la somma loro destinata risulta insufficiente anche solo per coprire i costi sostenuti dalle emittenti per il passaggio al digitale;

il decreto-legge n. 98 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 111 del 2011, all'articolo 25, comma 1, lettera a), n. 2, modificando la legge n. 220 del 2010, ha disposto che alla scadenza del 31 dicembre 2012 «in caso di mancata liberazione delle (...) frequenze, l'Amministrazione competente procede senza ulteriore preavviso alla disattivazione coattiva degli impianti avvalendosi degli organi della polizia postale e delle comunicazioni»;

le tv locali che rimarranno senza canali potranno affittare uno spazio nei multiplex delle emittenti che hanno mantenuto la possibilità di essere operatori di rete; nonostante ciò, per far transitare il segnale, occorrerà chiedere un passaggio;

il beauty contest, voluto dal precedente Governo, lanciato su analoghe frequenze avrebbe consentito agli aggiudicatari di disporre gratuitamente dello stesso bene pubblico, salvo poterlo rivendere dopo appena 5 anni; tale meccanismo non avrebbe neppure aperto il mercato televisivo a nuovi ingressi, ma consolidato le posizioni dominanti;

il Ministro dello sviluppo economico ha comunicato al Consiglio dei ministri nella riunione del 20 gennaio 2012 la decisione di sospendere per 90 giorni la procedura di assegnazione delle frequenze per avere il tempo di definire al meglio la destinazione delle stesse;

l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, nella riunione del consiglio del 22 febbraio 2012, ha approvato il piano di assegnazione delle frequenze televisive digitali nelle regioni Abruzzo, Molise, Basilicata, Puglia, Calabria e Sicilia (delibera n. 93/12/CONS), corrispondente ai territori regionali che saranno oggetto di switch-off nel 2012;

il Tribunale amministrativo regionale del Lazio ha congelato l'attribuzione delle misure compensative finalizzate al volontario rilascio di porzioni di spettro funzionali alla liberazione delle frequenze nella banda 790-862 MHz;

con tre differenti provvedimenti cautelari, i giudici amministrativi hanno, infatti, sospeso il decreto del Ministro dello sviluppo economico varato il 23 gennaio 2012 che dava il via libera all'assegnazione dei canali 61-69 UHF, regolarmente acquistati nell'asta lte pubblica del settembre 2011 (che ha fruttato allo Stato 3,9 miliardi di euro), decreto che assegnava alle emittenti locali 175 milioni di euro per misure compensative e indennizzi per il rilascio dei multiplex digitali operanti su tali canali;

da notizie apparse sugli organi d'informazione il Governo sarebbe intenzionato ad azzerare il beauty contest, con la conseguenza che nessuna frequenza sarà attribuita gratuitamente alle emittenti televisive nazionali; si andrà, quindi, verso una vendita a pacchetti con durate diverse; in particolare la banda larga 700 verrà aggiudicata per un periodo di tre anni dal 2012 al 2015, il resto dei canali più strettamente televisivi sarà assegnato per un periodo più lungo; sarà, quindi, l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni a stabilire tempi e modalità dell'asta, che potrebbe essere indetta prima dell'estate 2012 se la decisione del Governo passerà l'esame della Commissione europea;

su tale materia il gruppo del Partito democratico è già intervenuto innumerevoli volte con atti di indirizzo e di controllo, discussi ed approvati sia nelle competenti Commissioni permanenti sia in Aula mediante ordini del giorno,

impegna il Governo:

1) ad assegnare almeno un terzo delle frequenze (cioè almeno due frequenze) originariamente destinate al beauty contest alle emittenti locali;

2) a varare prima del periodo estivo norme a tutela del fondo per l'emittenza locale recuperando i tagli e riportando la sua capienza a 150 milioni di euro all'anno a partire già dal 2011 e a dare attuazione a quanto previsto dall'articolo 10 del decreto-legge n. 323 del 1993, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 422 del 1993;

3) ad assumere ogni utile iniziativa, anche normativa, affinché l'ammontare dei risarcimenti (misure compensative ed indennizzi), già di per sé inadeguati e insufficienti a ripagare le emittenti locali degli investimenti effettuati per la digitalizzazione delle reti, sia completamente defiscalizzato.

(1-00613)

DELLA SETA, FLERES, CARLONI, DEL VECCHIO, DI GIOVAN PAOLO, FERRANTE, LIVI BACCI, MAZZUCONI, PEGORER, PERDUCA, VITA - Il Senato,

premesso che:

il Centro accoglienza richiedenti asilo (CARA) di Mineo (Catania) ospita attualmente quasi 2000 cittadini di Paesi extra-comunitari che hanno presentato richiesta di asilo per motivi umanitari;

il Centro, collocato presso il Villaggio degli Aranci - struttura nella quale fino al 2010 hanno alloggiato i militari americani della base di Sigonella -, è stato aperto nel marzo 2011 per fronteggiare l'emergenza umanitaria legata ai sommovimenti sopravvenuti nel Nord Africa, sulla base di quanto disposto con ordinanza di protezione civile del 18 febbraio 2011. L'emergenza umanitaria per gli eventi del Nord Africa, inizialmente prevista con scadenza nel dicembre 2011, è stata successivamente prorogata al 31 dicembre 2012;

circa i tre quarti degli ospiti del Centro provengono dal Nord Africa; molti di loro sono cittadini di Paesi dell'Africa sub-sahariana che si trovavano in Libia, come lavoratori immigrati, allo scoppio della guerra civile. Successivamente all'apertura, è stato disposto il trasferimento da altre strutture di accoglienza presso il Centro anche di alcune centinaia di cittadini richiedenti asilo non provenienti dal Nord Africa, soprattutto pachistani e bengalesi;

commissario delegato per il Centro è il Capo del Dipartimento della protezione civile della Presidenza del Consiglio dei ministri, Prefetto Gabrielli, mentre responsabile attuatore è il presidente della Provincia di Catania Castiglione. Dopo una prima fase di gestione della Croce Rossa Italiana, dall'ottobre 2011 il Centro è gestito dal Consorzio siciliano di cooperative sociali Sisifo;

gli standard di accoglienza assicurati agli ospiti del Centro, visitato ripetutamente da parlamentari, sono decisamente buoni, specie se confrontati con quelli di altri CARA. Vi sono però alcune problematiche aperte che rischiano di compromettere il corretto funzionamento della struttura e il buon clima di convivenza tra gli ospiti: da una parte la lentezza dei tempi di esame delle domande di asilo, dall'altra, la lentezza dei tempi di esame dei ricorsi presentati dai richiedenti asilo che hanno ottenuto un primo diniego alla loro domanda,

impegna il Governo:

a potenziare la Commissione territoriale e la sub-Commissione interna incaricate di esaminare le domande di asilo presentate dagli ospiti del CARA di Mineo;

ad attivarsi, insieme al Parlamento, per fare in modo di rendere compatibili i tempi di esame dei ricorsi, in caso di primo diniego alla domanda di asilo, con la durata dei permessi di soggiorno temporanei.

(1-00614)

Interpellanze

LANNUTTI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

un emendamento dell'on. Gianfranco Conte, relatore per il disegno di legge di conversione del decreto-legge n. 16 del 2012, presentato ieri in VI Commissione permanente (Finanze) della Camera dei deputati, prevede che, per l'anno 2012, l'IMU dovuta per l'abitazione principale e le relative pertinenze dovrebbe essere in tre rate: 16 giugno, 16 settembre e 16 dicembre (emendamento 4.200);

in particolare, nella prima e seconda rata si dovrebbe pagare, per ciascuna tranche, un terzo dell'imposta, calcolata applicando l'aliquota base (pari allo 0,4 per cento) e le detrazioni previste. La terza rata, invece, sarebbe a saldo dell'imposta complessivamente dovuta per l'intero anno, con conguaglio sulle precedenti rate;

si tratterebbe, quindi, di un'ulteriore modifica al testo approvato dal Senato (Atto Senato 3184), in base al quale la prima rata avrebbe dovuto essere pagata, senza applicazione di sanzioni e interessi, in misura pari al 50 per cento dell'importo ottenuto applicando le aliquote di base e le detrazioni previste;

il disegno di legge di conversione del decreto-legge n. 16 del 2012, al quale oggi la VI Commissione della Camera dovrebbe dare il via libera, si arricchirebbe, però, di altre novità, sul fronte casa ma non solo;

innanzitutto, sempre in base al medesimo emendamento presentato dal relatore, le agevolazioni sulla prima casa si dovrebbero applicare solo sull'abitazione in cui il contribuente e il proprio nucleo familiare dimorano abitualmente e risiedono anagraficamente e si applicherebbero per un solo immobile;

nel caso, poi, di separazione o divorzio, dovrebbe pagare l'imposta il coniuge che resta nella casa, cioè chi ha un diritto di abitazione, pur non essendo proprietario dell'immobile. L'imposta dovrebbe potersi pagare non solo mediante F24, ma, a partire dal 1° dicembre 2012, anche tramite bollettino postale;

si legge su "l'Unità" del 17 aprile 2012: «"Tre rate o due rate, quello che è certo è che con l'Imu si sta ormai rasentando il ridicolo". È quanto afferma Claudio Siciliotti, presidente dei commercialisti italiani. "Ci sono Paesi - sostiene Siciliotti - che, per imposte simili all'Imu, mandano bollettini pre compilati, lasciando ai contribuenti e ai loro professionisti un rapido compito di verifica e controllo della correttezza degli importi esposti. Da noi siamo infine arrivati a costruire una imposta per la quale il contribuente non deve soltanto procedere ai conteggi totali, ma deve pure provvedere lui a conteggiare anche quanto va allo Stato e quanto ai comuni"». Una vera beffa, se si pensa che questo accade in parallelo a proclami e decreti di semplificazione fiscale. Su "FiscalFocus.info" del 17 aprile 2012 si legge: «"E non si dica - conclude Claudio Siciliotti - che i commercialisti traggono beneficio da queste complicazioni, essendo semmai tra i soggetti danneggiati due volte: come contribuenti e come professionisti. Perché la moltiplicazione inutile dei rischi di errore pesa, anche in termini di responsabilità professionale, assai più di quanto simili prestazioni possono essere ribaltate sul cliente"»;

inoltre, relativamente alle modifiche apportate al Senato sulla disciplina IMU, il disegno di legge di conversione del decreto-legge n. 16 del 2012 prevede che «Con uno o più decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell'economia e delle finanze, da emanare entro il 10 dicembre 2012, si provvede, sulla base de gettito della prima rata dell'imposta municipale propria nonché dei risultati dell'accatastamento dei fabbricati rurali, alla modifica delle aliquote, delle relative variazioni e della detrazione stabilite dal presente articolo per assicurare l'ammontare del gettito complessivo previsto per l'anno 2012. Entro il 30 settembre 2012, sulla base dei dati aggiornati, ed in deroga all'art. 172, comma 1, lettera e), del testo unico di cui la decreto legislativo 18 agosto 2000, n.267, e all'art. 1, comma 169, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, i comuni possono approvare o modificare il regolamento e la deliberazione relativa alle aliquote e alla detrazione del tributo»;

il Servizio Studi della Camera, nel dossier sul decreto in materia di semplificazioni fiscali, sottolinea che le norme in materia di IMU, inserite dal Senato nel decreto-legge fiscale, che consentono di modificare l'importo delle aliquote di base e della detrazione con uno o più decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, andrebbero valutate "con riferimento all'articolo 23 della Costituzione, che prevede una riserva di legge ai fini dell'imposizione di una prestazione personale o patrimoniale". Per gli esperti della Camera, che hanno preparato il dossier sul decreto fiscale, in vista dell'esame della Commissione Finanze di Montecitorio, un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, che dovrà essere emanato entro il 10 dicembre, non rispetta la "riserva di legge" assegnata dalla Costituzione alle imposizioni fiscali;

la Commissione Finanze della Camera ha approvato un emendamento presentato dall'on. Gianluca Galletti in base al quale si potrà scegliere di versare il 50 per cento dell'imposta entro il 16 giugno e la restante metà a dicembre, quindi non in tre rate come previsto in un primo tempo;

considerato che:

le fondazioni bancarie sono esentate dalla tassa IMU in quanto considerate organismi non profit;

le fondazioni bancarie sono in totale 89 e dispongono di un patrimonio complessivo di oltre 50 miliardi di euro, oltre la metà in mano alle prime 5 (Cariplo, MPS, Compagnia di S. Paolo, Ente CR di Roma e Fondazione Cariverona), due terzi in mano alle prime 11: le altre otto sono Fondazione CR di Torino, Ente CR di Firenze, CR di Cuneo, Fondazione Banco di Sardegna, Fondazione CR di Genova e Imperia, Fondazione CR di Padova e Rovigo;

nel dicembre 2002 la quota impegnata nelle partecipazioni bancarie era del 33,7 per cento (14.062,9 milioni di euro), del 41 per cento nel 2001, mentre il resto era investito in titoli di Stato ed in società private scelte esclusivamente secondo il criterio della redditività;

da questo capitale le fondazioni ricavano ogni anno lauti guadagni, devoluti ad attività di utilità sociale: il settore maggiormente finanziato è quello artistico e culturale. È opinione diffusa che tale predilezione sia dovuta al fatto che le manifestazioni culturali siano un'ottima occasione per fare pubblicità alla propria banca. Questa la suddivisione dei comparti: artistico e culturale 29 per cento, istruzione 16,5 per cento, assistenza sociale 12,5 per cento, filantropia e volontariato 12 per cento, sanità e ricerca 10 per cento e 9 per cento. I soggetti privati hanno ricevuto il 57,4 per cento degli importi, i soggetti pubblici il 42,6 per cento;

a giudizio dell'interrogante prima della beneficenza, bisognerebbe pagare le tasse. Le fondazioni in questione beneficiano tutte dello status di non profit, pertanto sono esentate dal pagare le tasse, persino degli utili usurai che ricevono dal prestare il denaro ai cittadini; la beneficenza, se non c'è prima la giustizia sociale, è solo restituzione del maltolto;

i contributi elargiti, oltre ad essere squilibrati rispetto alla destinazione d'uso, sono squilibrati anche da un punto di vista geografico. Infatti circa l'82 per cento dei contributi è a favore di iniziative del Nord, mentre al Centro va il 16 per cento ed al Sud ed Isole solo il 2 per cento (Fonte: Acri). Ciò accade perché le fondazioni distribuiscono i contributi nel territorio in cui risiedono: poiché la maggior parte di esse ha sede al Nord, ne risulta spiegata l'anomalia;

la Fondazione Cariplo è la seconda socia di maggioranza del Gruppo Intesa-San Paolo (dopo Goldman Sachs), da sempre nella lista delle banche che commerciano in armi (atto 4-06474),

si chiede di sapere:

quali urgenti iniziative il Governo intenda assumere al fine di correggere la normativa recentemente introdotta sull'IMU garantendo maggiore equità tra i contribuenti e restituendo certezza in merito all'effettivo ammontare dell'imposta dovuta dai cittadini, che, ad oggi, non sono messi in condizione di conoscere quanto effettivamente andranno a pagare a compimento di tutte le rate;

se ritenga equo, giusto e civile, nel rapporto fisco-contribuenti, assegnare ai cittadini l'onere dei calcoli delle rate da pagare esponendoli ad errori per rivalse di Equitalia ed altre agenzie fiscali, al contrario di quanto non avvenga in altri Paesi europei, e se non intenda correggere con urgenza tali vessazioni e vere e proprie persecuzioni fiscali.

(2-00457)

Interrogazioni

DE LILLO, BIANCHI, D'AMBROSIO LETTIERI, FOSSON, MORRA, SACCOMANNO, SPADONI URBANI, TOFANI - Al Ministro della salute - Premesso che:

il Consiglio superiore di sanità ha dato parere positivo all'introduzione in Italia del farmaco "EllaOne" che contiene in un'unica compressa 30 mg. di ulipristal acetato, una molecola che interferendo in maniera selettiva con la normale funzione di un ormone dell'organismo chiamato progesterone permette essenzialmente di bloccare o ritardare il processo ovulatorio ed impedisce l'annidamento dell'ovulo fecondato. L'azione dell'ulipristal acetato è del tutto analoga a quella del mifepristone (Ru486), senza però avere gli effetti negativi collaterali di quest'ultimo nella cura, ad esempio, dei fibromi;

il progesterone è infatti deputato al controllo della crescita della mucosa uterina e in alcune donne può promuovere la crescita di fibromi, che possono causare sintomi come abbondanti emorragie uterine (in corrispondenza o meno del periodo mestruale), anemia (diminuzione del numero di globuli rossi nel sangue, dovuta all'emorragia) e dolori addominali (dolori mestruali o mal di pancia). Se l'attività del progesterone viene interrotta, le cellule dei fibromi interrompono la divisione e muoiono. In questo modo le dimensioni dei fibromi si riducono e i sintomi loro correlati diminuiscono;

il 23 febbraio 2012 la Commissione europea ha rilasciato un'autorizzazione all'immissione in commercio di un farmaco, "Esmya", prodotto dall'industria farmaceutica ungherese "Richter Gedeon Nyrt", valida in tutta l'Unione europea, contenente anch'esso il principio attivo ulipristal acetato, disponibile in compresse (ES5, da 5 mg ciascuna). Il farmaco è indicato nel trattamento pre-operatorio di sintomi da moderati a gravi di fibromi uterini, tumori non cancerosi (benigni) dell'utero. È dimostrato che Esmya migliora i sintomi nelle pazienti con fibromi uterini;

anche Esmya, come progestinico, ha un'efficacia contraccettiva; se vengono assunte più compresse contemporanemente può rappresentare un'alternativa alla chirurgia e permettere di preservare la fertilità delle pazienti;

se non è possibile vietare la commercializzazione e la vendita di farmaci che possono essere usati impropriamente come abortivi è sicuramente opportuno porre in essere ogni utile iniziativa atta ad esplicitare sui foglietti illustrativi (bugiardini) l'effetto abortivo di alcuni farmaci, anche se sono commercializzati per altre indicazioni,

si chiede di sapere:

se non si ritenga urgente prevedere che il farmaco Esmya, in forza della sua potenzialità abortiva ma anche curativa di malattie gravi, non sia reso disponibile presso le farmacie, ma debba essere prescritto unicamente a livello ospedaliero all'interno di un piano terapeutico (protocollo), che ne giustifichi la prescrizione, e distribuito direttamente dalla farmacia ospedaliera;

se sia vero che il farmaco Esmya, contenente lo stesso principio di "Ella One", l'ulipristal acetato, verrà posto in commercio ad un prezzo elevato.

(3-02802)

MARCENARO - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

la direttiva emanata dal Ministero dell'interno il 13 dicembre 2011, n. 11050/110(4), ha revocato la precedente circolare che vietava alla stampa l'ingresso nei centri di identificazione ed espulsione (Cie) e nei centri di accoglienza per richiedenti asilo (Cara);

la stessa direttiva, nella parte finale, indica hai Prefetti la facoltà di negare l'accesso agli operatori della stampa e dei mass media "oltre che per motivi di ordine pubblico, potranno differire l'accesso nei centri anche per ragioni di sicurezza nei casi in cui la struttura sia interessata da interventi di ristrutturazione o, comunque, dalla esecuzione di rilevanti lavori di manutenzione straordinaria";

la giornalista del Tg3 Valeria Collevecchio, nel corso di una conferenza stampa alla Federazione nazionale della stampa italiana, ha pubblicamente fatto un elenco dei dinieghi e delle mancate risposte che ha ricevuto in oltre un mese di lavoro (con 2 inoltri di richieste, il 12 marzo e il 12 aprile, cui sono seguite numerose telefonate ed e-mail) dalle varie Prefetture territorialmente interessate dai centri per migranti: Bari Palese (negato l'accesso perché in ristrutturazione); Bologna (l'hanno contattata, in attesa di autorizzazione); Caltanissetta (negato l'accesso perché in ristrutturazione, i lavori dovrebbero terminare tra un mese, al momento non ci sono ospiti); Lamezia (nessuna risposta); Gradisca d'Isonzo (nessuna risposta); Milano (negato l'accesso per cantiere, nessuna previsione sulla fine dei lavori); Modena (nessuna risposta); Roma (nessuna risposta); Torino (accesso accolto e visita effettuata); Trapani (nessuna risposta); Brindisi (nessuna risposta); Lampedusa (struttura chiusa); Sant'Anna di Crotone (struttura chiusa e lavori in corso);

tale atteggiamento assunto dalle Prefetture appare in aperta contraddizione con lo spirito di trasparenza e collaborazione con la stampa contenuto nelle parole che lo stesso Ministro in indirizzo ha più volte espresso sull'operato degli agenti di pubblica sicurezza e degli enti gestori dei centri per migranti convenzionati con le Prefetture,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga di sollecitare i Prefetti ad una più attenta e migliore collaborazione con i giornalisti, rendendo efficace la direttiva emanata.

(3-02804)

VITA, AMATI, DI GIOVAN PAOLO, GARAVAGLIA Mariapia, MARITATI, NEROZZI, RUSCONI, SOLIANI - Al Ministro degli affari esteri - Premesso che:

domenica 15 aprile 2012, all'aeroporto di Ben Gurion di Tel Aviv, il Governo israeliano, con le proprie forze di sicurezza, ha bloccato la missione internazionale di mobilitazione denominata "Benvenuti in Palestina" (Flytilla);

la missione aveva per obiettivo quello di rivendicare il diritto di entrare in Palestina e la libera circolazione per i palestinesi e per chiunque voglia andare a trovarli, rompendo l'assedio "di fatto" che Israele pratica anche in Cisgiordania e consentendo l'accesso nei territori di circa 1.500 pacifisti;

gli organizzatori della manifestazione intendevano evidenziare le difficoltà dei movimenti in zone da decenni sottoposte ad occupazione militare e avevano programmato a Betlemme (Cisgiordania) una settimana di attività educative e sociali;

considerato che:

centinaia di attivisti - tutti in possesso di regolare biglietto - sono stati fermati negli aeroporti di partenza, Parigi, Bruxelles, Ginevra e Roma, perché i loro nomi figuravano in "liste nere" inoltrate dai servizi di sicurezza israeliani alle compagnie aeree;

nonostante il filtraggio ai check-in, che ha provocato manifestazioni di protesta, diversi attivisti sono riusciti ugualmente a raggiungere l'aeroporto di Ben Gurion, dove ad attenderli vi erano circa 600 agenti di sicurezza in borghese, presenti sul luogo fin dalle prime ore del mattino;

in particolare, i viaggiatori italiani iscritti nella black list fornita da Israele all'Alitalia non sono stati fatti passare in applicazione di una legge israeliana del 1952 che, invece, non risulterebbe applicabile ai viaggiatori in partenza, in palese violazione del diritto di libero movimento;

i funzionari Alitalia avrebbero dichiarato di non imbarcare i passeggeri "sgraditi" per non incorrere in sanzioni da parte del Governo israeliano, pur ritenendosi non responsabili della legge applicata;

secondo alcune notizie trasmesse da Radio Gerusalemme, finora sarebbero stati effettuati una dozzina di fermi per accertamenti; si apprende, inoltre, che nove pacifisti israeliani che avevano raggiunto l'aeroporto per solidarizzare con gli attivisti sarebbero stati fermati;

«sono quattro gli attivisti italiani fermati oggi allo scalo di Tel Aviv. Due saranno rimpatriati nelle prossime ore. Degli altri due sappiamo solo che sono in stato di fermo». È quanto ha reso noto il coordinamento italiano della Flytilla, gruppo internazionale filo-palestinese giunto oggi alla spicciolata all'aeroporto di Ben Gurion, evidenziando però che «alcuni attivisti italiani e francesi hanno superato la dogana dichiarando apertamente le proprie intenzioni e sono già entrati nei territori» (si veda "RaiNews24.it" del 15 aprile 2012),

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non ritenga di dover accertare e riferire in modo puntuale per quali motivi non è stato consentito ad alcuni nostri connazionali partecipanti alla missione di "Benvenuti in Palestina" di imbarcarsi per l'aeroporto di Tel Aviv e se ciò è avvenuto nel rispetto del diritto di libero movimento;

quali iniziative abbia intrapreso o intenda intraprendere per tutelare i pacifisti italiani violati in aeroporto italiano e in territorio israeliano.

(3-02805)

Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento

CICOLANI - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:

il decreto sulle energie rinnovabili (il cosiddetto Quinto Conto Energia per quanto riguarda lo specifico del fotovoltaico) illustrato nella giornata dell'11 aprile 2012, oltre a tagliare gli incentivi e a introdurre alcuni meccanismi burocratici, elimina la norma del premio "Made in Europe" per gli impianti fotovoltaici con almeno il 60 per cento di componenti di fabbricazione europea;

tale regola, inserita dal precedente Governo nel Quarto Conto Energia, ha permesso fino ad ora ai produttori fotovoltaici italiani di limitare lo svantaggio nei confronti dei produttori cinesi i quali, fra l'altro, beneficiano di incentivi all'esportazione che il Governo cinese offre alle proprie aziende (e che vale circa il 15 per cento del valore del prodotto) e che permette loro di vendere sotto costo;

la norma del "Made in Europe" è stata introdotta dal precedente Governo non per scarsa oculatezza o per eccesso di generosità, bensì per difendere la crescita delle industrie italiane attive nel comparto, e per accompagnarne lo sviluppo verso la cosiddetta grid parity (ovvero il punto in cui l'energia elettrica prodotta con fonti rinnovabili avrà lo stesso prezzo dell'energia prodotta con fonti fossili);

la norma, dopo essere stata proposta dal legislatore italiano nel Quarto Conto Energia, è stata successivamente adottata da altri Paesi europei come Francia e Grecia all'interno dei propri sistemi incentivanti del fotovoltaico; altri Paesi, come gli Stati Uniti, hanno invece adottato dei dazi all'importazione per i moduli fotovoltaici provenienti dalla Cina;

la stessa Cina, oltre a beneficiare dei citati incentivi all'esportazione, ha un meccanismo di incentivi per il fotovoltaico in cui, sostanzialmente, la tariffa incentivante viene erogata solo se almeno l'80 per cento dell'impianto è realizzato con componenti prodotte in Cina; meccanismi simili si trovano anche in India e in Turchia;

considerato che:

in assenza della norma del premio "Made in Europe" in questa edizione del Quinto Conto Energia, i produttori italiani non avranno abbastanza tempo per innovare e svilupparsi allo scopo di raggiungere la grid parity in pochi anni, trovandosi così in uno scenario di unfair competition (concorrenza sleale) a livello globale;

come altro effetto, di eguale se non maggiore gravità, le imprese italiane non riusciranno a colmare lo svantaggio competitivo generato da questa unfair competition e saranno quindi, con ogni probabilità, costrette a chiudere o a ridimensionare fortemente la propria produzione;

l'immediata conseguenza sarebbe quella di perdere circa 1.500 posti di lavoro che operano direttamente nell'industria produttiva, senza contare che l'intero indotto ne conta all'incirca 20.000, in un momento storico in cui l'Italia non offre molte alternative di reimpiego,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga indispensabile mantenere quei meccanismi premianti a tutela dell'industria italiana, come il "Made in Europe", che hanno permesso fino ad oggi di rendere competitivo il settore italiano, garantendone sviluppo e occupazione.

(3-02800)

PERDUCA, PORETTI - Al Ministro dell'interno - Premesso che per quanto in Italia esistano ormai da oltre un decennio dei centri dove gli immigrati vengono trattenuti per l'identificazione ed espulsione, non esiste una normativa chiara in materia di accesso ai centri da parte dei parlamentari europei, italiani e dei consiglieri regionali;

considerato che seppur informalmente, potrebbe applicarsi per analogia l'articolo 67 della legge n. 354 del 1975, recante "Norme nell'ordinamento penitenziario", relativo alle "visite", che stabilisce che gli istituti penitenziari possono essere visitati senza autorizzazione da: a) il Presidente del Consiglio dei ministri e il presidente della Corte costituzionale; b) i Ministri, i giudici della Corte costituzionale, i Sottosegretari di Stato, i membri del Parlamento e i componenti del Consiglio superiore della magistratura; c) il presidente della Corte di appello, il procuratore generale della Repubblica presso la Corte d'appello, il presidente del tribunale e il procuratore della Repubblica presso il tribunale, il pretore, i magistrati di sorveglianza, nell'ambito delle rispettive giurisdizioni; ogni altro magistrato per l'esercizio delle sue funzioni; d) i consiglieri regionali e il commissario di Governo per la Regione, nell'ambito della loro circoscrizione; e) l'ordinario diocesano per l'esercizio del suo ministero; f) il prefetto e il questore della provincia; il medico provinciale; g) il direttore generale per gli istituti di prevenzione e di pena e i magistrati e i funzionari da lui delegati; h) gli ispettori generali dell'amministrazione penitenziaria; i) l'ispettore dei cappellani; l) gli ufficiali del corpo degli agenti di custodia;

rilevato che in più occasioni tale analogia con l'articolo 67 dell'ordinamento penitenziario non è stata applicata nel caso degli accompagnatori dei parlamentari, considerato che il comma 2 dell'articolo 67, il quale dispone che "l'autorizzazione non occorre nemmeno per coloro che accompagnano le persone di cui al comma precedente per ragioni del loro ufficio", non è mai stato applicato, nonostante i nomi dei collaboratori e/o accompagnatori parlamentari siano sempre stati comunicati in anticipo;

considerato che:

per esperienza degli interroganti le procedure variano nelle diverse prefetture rendendo praticamente impossibili le visite a sorpresa nonché la presenza di parlamentari in casi di emergenza che non mettano in rischio la sicurezza e l'ordine dei centri;

il 9 marzo una delegazione del Partito radicale, guidata dal primo firmatario del presente atto di sindacato ispettivo ha potuto visitare il Centro di identificazione e di espulsione (CIE) di Torino, accompagnata da una troupe del canale televisivo torinese "Quarta Rete" e, grazie alla fattiva collaborazione della questura, è stato sufficiente comunicare i nominativi degli accompagnatori e quelli dei componenti della troupe;

tale procedura non è stata riconosciuta come valida da parte della Prefettura di Roma che ha richiesto non solo i nomi degli accompagnatori dei parlamentari ma anche il numero di iscrizione all'albo dei giornalisti di Radio radicale che avrebbero partecipato alla visita ispettiva, affinché il Ministero dell'interno potesse dare il via libera;

considerato infine che il 25 luglio 2011 decine di parlamentari parteciparono alla campagna "FateCIEntrare" che voleva porre il problema della mancanza di accesso ai CIE per i media, anche a seguito di una circolare del Ministro dell'interno pro tempore Maroni che ne proibiva l'ingresso per non meglio spiegati motivi a seguito della cosiddetta emergenza migrazioni della primavera di quell'anno e, a seguito di tale appello, reiterato nel mese di novembre da parte della Federazione nazionale della stampa italiana, il Ministro in indirizzo aveva annunciato un'inversione di rotta rispetto al passato;

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno, sulla base dell'articolo 67 dell'ordinamento penitenziario, codificare le modalità relative alle visite ispettive in modo da renderne certo e uniforme l'iter in tutto il territorio nazionale;

se e come la citata circolare Maroni dell'aprile 2011 sia stata rivista nella parte relativa alla possibilità per la stampa di accedere ai centri;

quale esito abbiano avuto le intenzioni di riaprire alcuni CIE che furono chiusi nel 2011, come per esempio quello di Santa Maria Capua Vetere, a seguito sia di problemi di ordine pubblico sia di calo degli arrivi di migranti dal nord Africa;

se, in occasione di una prossima mobilitazione di parlamentari e giornalisti, ferme restando le esigenze di sicurezza per tutti gli interessati, intenda diramare una circolare che possa concedere l'accesso ai CIE, ai Centri di accoglienza richiedenti asilo (CARA) e ai centri di prima accoglienza senza alcun problema di ordine burocratico.

(3-02801)

PALMA - Ai Ministri dell'istruzione, dell'università e della ricerca, della salute e della giustizia - Premesso che:

nel TG de "La 7" del 28 febbraio 2012, in un servizio che illustrava la cosiddetta "parentopoli" del Rettore Frati, una giornalista di "Report" contestava al figlio del Rettore, Giacomo Frati, cardiochirurgo a Latina, una mortalità operatoria del suo reparto del 6 per cento, doppia rispetto alla media regionale; il suddetto rispondeva che nessuno tra il personale, all'inizio delle attività operatorie, aveva mai visto una cardiochirurgia, per cui avevano dovuto far pratica sui manichini, così come ampiamente riportato da Gianantonio Stella sul "Corriere della sera" dello stesso giorno. In detto TG Enrico Mentana chiedeva ai tre Ministri ex Rettori, tra cui il Primo Ministro e il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, di intervenire acché l'Italia non continui ad essere lo "zimbello" universitario internazionale;

visto che:

grande risalto nella stampa ha avuto anche una diffida dei sindacati ANPO-ASCOTI e FIALS Universitari alla Regione Lazio, in cui si denunciava la nomina a Direttore di Unità operativa complessa-UOC (primario) sempre del professor Giacomo Frati da parte del Direttore generale del Policlinico, nominato a sua volta pochi giorni prima dal di lui padre Rettore. Detta nomina sarebbe illegittima per l'assenza della posizione di ruolo nell'atto aziendale e quindi in pianta organica del Policlinico. Inoltre il cardiochirurgo Michele Toscano ha affermato, nella trasmissione "TV Robinson" del 23 febbraio 2012 e sul "Giornale", che lo stesso Frati non avrebbe effettuato da primo operatore nemmeno dieci interventi;

la trasmissione televisiva "Report" in data 25 febbraio 2012, ha riportato le dichiarazioni di un medico e di quattro malati di tumore del Reparto di Oncologia del Policlinico, di cui è primario il Rettore Frati, che affermano che quest'ultimo negli anni non solo non ha mai visitato né curato un malato, ma nemmeno ha coordinato le attività cliniche del Reparto stesso;

dalla stessa trasmissione televisiva e dall'atto di significazione e diffida dei sindacati ANPO-ASCOTI e FIALS Universitari del 27 marzo 2012 ai Ministri dell'economia e delle finanze, della salute e dell'istruzione, dell'università e della ricerca, risulta che il Rettore Frati, Direttore di UOC nel Policlinico, è anche Direttore scientifico e Direttore di Dipartimento nella Clinica privata Neuromed di Pozzilli, in Molise, convenzionata con il Servizio sanitario nazionale (SSN), laddove i sindacati affermano che le norme lo impediscono, in quanto con il SSN può intercorrere un unico rapporto di lavoro. La diffida stessa chiede alle Autorità competenti di verificare anche l'invio di pazienti dell'Oncologia diretta da Frati per esami diagnostici o altre prestazioni assistenziali alla Clinica Neuromed di cui è Direttore scientifico. Ricorda anche che l'ex Direttore generale del Policlinico Tommaso Longhi nel 2003 per i suesposti motivi lo destituì dall'incarico di Direttore di UOC e che il Tribunale di Roma (Ufficio del giudice per le indagini preliminari, Sezione 6ª, Procedimento penale n. 6027/04R.GIP del 16 settembre 2004) sancì che l'Azienda aveva adottato i provvedimenti consequenziali alla violazione dell'esclusiva di rapporto d'impiego. I predetti sindacati chiedono di conoscere come mai il Rettore dell'Università di Roma possa essere contestualmente Direttore di UOC con esclusiva di rapporto d'impiego ed anche Direttore scientifico e Direttore di Dipartimento di una Clinica privata convenzionata con il SSN;

considerato che:

il servizio di "Report" citato ha messo in rapporto le donazioni fatte all'Accademia Nazionale di Medicina, di cui il Rettore Frati è presidente, da società farmaceutiche, con gli ingenti budget spesi dal Reparto di oncologia del Policlinico per farmaci oncologici (800.000 euro a trimestre) e che "L'Espresso" del 12 gennaio 2007 riportava che Frati è socio della Forum Service finanziata da case farmaceutiche, che dal 2003 al 2005 ha fatturato 8,5 milioni di euro;

nella citata diffida sindacale si riporta che i crediti iscritti in bilancio dall'Azienda Policlinico Umberto I nei confronti dell'Università la Sapienza assommano a 114.393.271,21 euro al 31 dicembre 2009 e che detti crediti, confermati dalla Regione Lazio, sono stati contestati dal Rettore della Sapienza; quindi, probabilmente, non sono stati riportati come evenienze passive nei bilanci dell'Università stessa;

la numerosità e la gravità dei fatti denunciati da stampa, media e sindacati, che investono comportamenti non solo individuali ma istituzionali, unite ai ricorrenti scandali del Policlinico Umberto I per l'assistenza e per l'organizzazione con grande e recente eco sulla stampa, trovano riscontro completo nei risultati della Commissione parlamentare di inchiesta sull'efficacia e l'efficienza del Servizio sanitario nazionale del Senato. Questa infatti, per quanto riguarda il Policlinico stesso, nella sua relazione conclusiva del marzo 2008, così si esprimeva: "l'assurda proliferazione di posti apicali (primariati) avvenuta negli anni è stato frutto, appare legittimo ritenere, di uno strapotere universitario che non ha tenuto in considerazione le necessità assistenziali e le programmazioni regionali, ma piuttosto il soddisfacimento delle carriere dei singoli medici"; nella stessa relazione si afferma che si tratta "di una istituzione che andrebbe 'rifondata' dalla base e che rappresenta una grave anomalia nel quadro della sanità regionale e nazionale" (doc. XXII-bis, n. 3);

esaminati tutti i fatti esposti la cui estrema gravità va verificata, approfondita in tutti i potenziali aspetti e confermata dalle Amministrazioni di competenza,

si chiede di sapere:

se il Governo sia a conoscenza dei fatti esposti e quali iniziative e/o provvedimenti intenda adottare;

se il Ministro della giustizia non ritenga opportuno che delle possibili notizie criminis sia informata la competente Procura della Repubblica di Roma (che, peraltro, secondo l'articolo pubblicato su "la Repubblica" del 13 aprile 2012, a firma di Angela Maria Erba e Carlo Picozza, avrebbe aperto un fascicolo sulla questione);

se, proprio partendo dalle inconfutabili e gravissime conclusioni della Commissione parlamentare d'inchiesta sul Servizio sanitario nazionale, i Ministri della salute e dell'istruzione, dell'università e della ricerca non intendano valutare l'opportunità di commissariare, per le rispettive competenze, sia il Policlinico Umberto I che l'Università la Sapienza, per garantire in essi la legittimità degli atti e la correttezza dei bilanci, oltre che procedere ad una indispensabile rifondazione dei rapporti tra le due grandi Istituzioni, che la discussa persona dell'attuale Rettore non può e non deve continuare a gestire, avendone così compromessa l'immagine, in uno con l'immagine stessa della pubblica amministrazione, in un momento così grave della vita del Paese.

(3-02803)

Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

BIANCHI - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:

gli operatori del settore della generazione di energia elettrica da biomassa solida sono fortemente convinti delle potenzialità che il comparto può esprimere in Calabria, regione particolarmente nota per l'estensione del suo patrimonio boschivo, nonché del contributo che il settore può dare al raggiungimento degli obiettivi sulle fonti rinnovabili fissati dall'Unione europea;

le centrali esistenti in Calabria hanno una potenza elettrica installata vicino ai 100 MW, con centinaia di dipendenti e migliaia di lavoratori nell'indotto;

le centrali a biomassa in Calabria, avendo operato per circa una decina di anni, si trovano ora a dover affrontare un periodo di almeno 15 anni nel nuovo regime di incentivi disegnato dal recente decreto legislativo n. 28 del 2011;

l'attuazione di tali nuove norme prevede l'instaurazione di premialità per la combustione delle cosiddette biomasse da filiera corta, o della biomassa fornita da soggetti che possano firmare con l'utilizzatore finale dei contratti quadro, strumento negoziale previsto dal decreto legislativo n. 102 del 2005, recante "Regolazioni dei mercati agroalimentari";

è da evidenziare che l'applicazione delle disposizioni sulla filiera corta nel territorio calabrese riscontra difficoltà oggettive che rischiano di penalizzare fortemente gli insediamenti produttivi presenti e l'indotto;

la conformazione fisica della Calabria e le sue caratteristiche orografiche rendono complessa la gestione della filiera corta, sia per le particolarità delle aree di taglio disponibili, sia per la presenza della maggior parte degli impianti di produzione in prossimità del mare, cosa che limita notevolmente il raggio di 70 chilometri da utilizzare per l'approvvigionamento in filiera corta;

la disciplina della filiera corta è stata introdotta molti anni dopo la messa a regime degli impianti esistenti in Calabria, i quali sono sorti per essere alimentati per la maggior parte dalla biomassa di provenienza locale ma anche da combustibile extra regionale;

la biomassa locale non è sufficiente ad alimentare la totalità delle centrali esistenti dai primi anni 2000 e in tale rinnovato contesto normativo gli operatori elettrici in Calabria sono costretti a far fronte alle proprie esigenze di approvvigionamento di biomassa a filiera corta, essendo consapevoli che la stessa potrà essere oggetto di dissennate politiche di prezzo, avendo la caratteristica di maggiore premialità per la valutazione dei certificati verdi con coefficiente 1,8;

con decreto ministeriale 674/TRAV del 30 novembre 2006 è stata estesa la possibilità di sottoscrizione dei contratti quadro anche alle organizzazioni professionali di imprese agricole;

allo stato attuale, le industrie o i consorzi boschivi o forestali, che principalmente svolgono in Calabria e su tutto il territorio nazionale i servizi di trasformazione e commercializzazione della biomassa forestale, non risultano tra i soggetti destinatari delle previsioni del decreto legislativo n. 102 del 2005, in quanto non ascritti nella categoria di aziende agricole;

l'estensione delle previsioni del decreto legislativo n. 102 del 2005 a queste imprese comporterebbe un sostanziale contributo in termini occupazionali in una regione, quale la Calabria, che registra elevatissimi tassi di disoccupazione, soprattutto a livello giovanile, la quale compromette lo sviluppo ed il raggiungimento di un livello di ammodernamento dell'intero territorio,

si chiede di sapere come intenda il Ministro in indirizzo attivarsi onde adottare un provvedimento che consenta di ampliare la possibilità di sottoscrivere gli accordi quadro anche all'industria boschiva/forestale, tenendo conto delle particolari dimensioni, dell'indotto e dell'impatto occupazionale che la produzione di energia da biomasse ha generato in Calabria.

(4-07279)

VITA - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:

con decreto 11 marzo 2010, n. 26, il Ministro dell'istruzione, università e ricerca pro tempore Gelmini ha nominato una commissione di studio con il compito di coordinare ed orientare le indicazioni nazionali per la scuola dell'infanzia, del primo ciclo e dei licei;

sulla base di tale studio è stato adottato il regolamento recante indicazioni nazionali riguardanti gli obiettivi specifici di apprendimento concernenti le attività e gli insegnamenti compresi nei piani degli studi previsti per i percorsi liceali di cui all'art. 10, comma 3 del decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n. 89, in relazione all'art. 2, commi 1 e 3, del medesimo regolamento, di cui al decreto del Ministro dell'istruzione 7 ottobre 2010, n. 211;

nell'ambito di tale regolamento, tra gli obiettivi specifici di apprendimento per il quinto anno del liceo non appaiono, tra gli autori del XX secolo, alcuni tra gli esponenti della cultura del Sud Italia, ovvero grandi della letteratura italiana come Quasimodo, Rocco Scotellaro, Dino Campana, Leonardo Sciascia;

in particolare, nella parte relativa delle indicazioni nazionali per i licei si legge: «Al centro del percorso saranno gli autori e i testi che più hanno marcato l'innovazione profonda delle forme e dei generi, prodottasi nel passaggio cruciale fra Ottocento e Novecento, segnando le strade lungo le quali la poesia e la prosa ridefiniranno i propri statuti nel corso del XX secolo. Da questo profilo, le vicende della lirica, meno che mai riducibili ai confini nazionali, non potranno che muovere da Baudelaire e dalla ricezione italiana della stagione simbolista europea che da quello s'inaugura. L'incidenza lungo tutto il Novecento delle voci di Pascoli e d'Annunzio ne rende imprescindibile lo studio; così come, sul versante della narrativa, la rappresentazione del "vero" in Verga e la scomposizione delle forme del romanzo in Pirandello e Svevo costituiscono altrettanti momenti non eludibili del costituirsi della "tradizione del Novecento". Dentro il secolo XX e fino alle soglie dell'attuale, il percorso della poesia, che esordirà con le esperienze decisive di Ungaretti, Saba e Montale, contemplerà un'adeguata conoscenza di testi scelti tra quelli di autori della lirica coeva e successiva (per esempio Rebora, Campana, Luzi, Sereni, Caproni, Zanzotto, …). Il percorso della narrativa, dalla stagione neorealistica ad oggi, comprenderà letture da autori significativi come Gadda, Fenoglio, Calvino, P. Levi e potrà essere integrato da altri autori (per esempio Pavese, Pasolini, Morante, Meneghello …).»;

considerato che:

non si comprende quali siano le motivazioni che abbiano spinto la Commissione ministeriale ad escludere dal programma gli autori meridionali del XX secolo;

le indicazioni nazionali dovrebbero essere adottate previo parere delle Commissioni parlamentari,

si chiede di sapere:

come il Ministro in indirizzo valuti la scelta operata dal Ministro pro tempore Gelmini di non includere tra gli obiettivi specifici di apprendimento per il quinto anno del liceo gli autori meridionali del XX secolo e come intenda intervenire per colmare tale grave lacuna;

se non ritenga che sarebbe stato necessario sottoporre alle Commissioni parlamentari competenti lo schema di regolamento per l'espressione del prescritto parere previsto dalla legge vigente e, in caso affermativo, se non ritenga di dover procedere con la massima urgenza alla modifica dello stesso regolamento di cui al decreto ministeriale 7 ottobre 2010, n. 211.

(4-07280)

DELLA SETA - Al Ministro della salute - Premesso che:

a quanto risulta all'interrogante le caraffe filtranti non solo sono una spesa inutile, ma possono addirittura peggiorare la qualità dell'acqua potabile. Possono penalizzare le caratteristiche di potabilità e sono vendute, senza nessun controllo, sulla base di vecchie disposizioni che non tutelano la salute. Questo giudizio è contenuto in vari articoli pubblicati recentemente su giornali e siti web;

certo è che l'uso delle caraffe filtranti non elimina le sostanze pericolose e dunque non migliora la qualità dell'acqua: lo confermano gli esisti delle indagini avviate da diverse Procure, secondo i quali questi dispositivi hanno come unico scopo quello di modificare il sapore, l'odore e il colore dell'acqua. Inoltre, una scarsa manutenzione nel tempo rischierebbe di far perdere all'acqua anche le caratteristiche di potabilità;

anche la pubblicità di queste caraffe filtranti è alquanto opaca, perché lascia intendere che le caraffe garantiscono sempre e comunque un miglioramento della qualità dell'acqua mentre più di un test, da ultimo quello realizzato dall'associazione "Altroconsumo", dimostra che per alcuni aspetti tendono a peggiorarla. Il pericolo maggiore è la proliferazione di batteri quando la cartuccia è prossima all'esaurimento: l'acqua filtrata, insomma, potrebbe contenere più batteri di quella del rubinetto. Sempre secondo Altroconsumo, le caraffe filtranti tenderebbero ad addolcire l'acqua;

dunque, le caraffe filtranti rischiano di peggiorare la qualità dell'acqua del rubinetto, e non viceversa;

ora si apprende che finalmente il Ministero della salute ha emanato un provvedimento che, oltre a disporre regole più severe sulle caraffe filtranti, fissa requisiti di sicurezza più severi anche per i dispositivi da applicare ai lavelli di abitazioni private e ristoranti. Le aziende hanno sei mesi di tempo per adeguarsi alla nuova normativa,

si chiede di conoscere se il Ministro in indirizzo non intenda immediatamente avviare un monitoraggio che garantisca fin da ora il rispetto delle nuove norme in materia di salute e di sicurezza dei cittadini, e consenta di evitare ogni forma di informazione ambigua o non veritiera nei confronti dei consumatori.

(4-07281)

FERRANTE, DELLA SETA - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

il 4 luglio 2008 il sindaco di Capo d'Orlando (Messina) ha cambiato la denominazione della locale piazza Giuseppe Garibaldi in piazza 4 Luglio: la data si riferirebbe ad una battaglia navale del 1299 che avrebbe avuto come protagonista una presunta flotta siciliana;

la decisione venne assunta con determina sindacale ed attuata con la spettacolare modalità del martellamento da parte del sindaco della lapide di Garibaldi, da lui definito volgare assassino al soldo degli inglesi;

il turbamento e l'opposizione dei cittadini si espressero in alcune manifestazioni pubbliche ed assunsero forma legale nel ricorso al provvedimento sindacale presentato al Tribunale amministrativo regionale di Catania dall'associazione nazionale "Giuseppe Garibaldi";

con la sentenza n. 171/2010, il TAR Catania accolse il ricorso ed annullò la determina;

il sindaco, anziché ripristinare l'intitolazione, eluse la sentenza facendo approvare alla Giunta un nuovo provvedimento di intitolazione della piazza sulla falsa premessa che non era mai esistita una piazza intitolata a Giuseppe Garibaldi (l'intitolazione era stata decretata nel 1934 e da allora era stata pacificamente riconosciuta e registrata);

il Prefetto di Messina, con proprio decreto, annullò anche questa nuova intitolazione;

il decreto prefettizio non venne impugnato mai presso il Tribunale amministrativo;

il sindaco di Capo d'Orlando, scaduti i termini di impugnativa giudiziaria, presentò un ricorso straordinario al Presidente della Regione Sicilia, a tutt'oggi inevaso;

nel frattempo, però non ha provveduto al ripristino della vecchia denominazione con l'apposizione della relativa targa toponomastica, nonostante tale intitolazione risulti agli atti dell'anagrafe;

permanendo tale situazione, l'associazione "Giuseppe Garibaldi" ha chiesto al TAR di Catania di eseguire la sentenza n. 171/2010 con la quale aveva annullato la determina sindacale del 4 luglio 2008;

in accoglimento della domanda, con sentenza n. 284/2012 del 2 febbraio 2012, il TAR di Catania ha ordinato l'esecuzione della sua precedente sentenza, concedendo al sindaco il termine di giorni 30 dalla notifica della stessa; in caso di inerzia del sindaco, ha nominato commissario ad acta il Prefetto di Messina, concedendogli ulteriori 30 giorni;

il termine concesso al sindaco è scaduto il 17 marzo 2012 senza che lo stesso abbia provveduto a dare esecuzione alla sentenza;

a quanto risulta agli interroganti il Prefetto di Messina, sollecitato a dare esecuzione alla sentenza dall'associazione citata e dal comitato locale costituitosi allo scopo, si è sottratto al compito di Commissario ad acta chiedendo di potersi astenere per presunte, quanto pretestuose, incompatibilità;

tutta questa vicenda è più seria di quanto possa apparire per i valori che sono entrati in gioco: sotto la superficie della personale battaglia del sindaco di Capo d'Orlando attorno a giudizi storici che esorbitano dal suo mandato amministrativo e dunque dal suo ruolo pubblico, va in scena un conflitto istituzionale dove in gioco sono l'autorità e il prestigio dello Stato, o meglio, lo Stato di diritto rispetto all'accanimento di una singola persona contro la storia;

la strenua resistenza ad una sentenza passata in giudicato, non attuata attraverso cavilli e pretesti privi di fondamento, costituisce un esempio dell'incapacità di reazione delle istituzioni repubblicane a quello che ormai si va configurando come un comportamento al limite dell'eversione;

a quanto risulta agli interroganti, il sindaco di Capo d'Orlando non è nuovo a comportamenti elusivi delle sentenze dei tribunali e delle norme che regolano l'azione amministrativa, specie in materia di appalti di opere pubbliche in larga parte disposti ed affidati in regime di somma urgenza, spesso strumentale;

la scelta del Prefetto di Messina di non adempiere al mandato conferitogli dal TAR di Catania, motivato a giudizio degli interroganti con pretesti infondati e cavillosi, diffonde sfiducia nei confronti delle istituzioni e ne scalfisce la credibilità,

si chiede di conoscere:

se quanto sopra corrisponda al vero;

se il Ministro in indirizzo ritenga urgente e utile dare precise indicazioni al Prefetto di Messina affinché esegua immediatamente la sentenza del Tribunale amministrativo di Catania o, in subordine, a valutare la possibilità di trasferire, affidandogli un altro incarico, lo stesso Prefetto, anche alla luce di quanto dichiarato in merito alla sua impossibilità a far eseguire una sentenza perché, a suo dire, sarebbe già parte in causa nel ricorso presentato dal sindaco alla Regione, tuttora pendente;

se non ritenga di attivare la Prefettura di Messina per verificare, per quanto di competenza, eventuali abusi nell'utilizzo del potere di autorità di protezione civile attraverso lo spropositato ricorso alle ordinanze di somma urgenza con le quali il sindaco di Capo d'Orlando ha di fatto abrogato le norme vigenti in materia di progettazione, appalto ed esecuzione di opere pubbliche.

(4-07282)

CARDIELLO - Ai Ministri della difesa e dell'interno - Premesso che:

per il Comune di Sant'Egidio del Monte Albino (Salerno) sarebbe assolutamente importante l'istituzione di una caserma dei Carabinieri al fine di garantire un maggiore e più efficace controllo del territorio e di infondere nei cittadini un più profondo senso di sicurezza e di tranquillità;

tale richiesta è giustificata inoltre dal fatto che l'opera del comandante della tenenza dei Carabinieri di Pagani e dei suoi uomini, i quali comunque sono meritevoli per l'attenzione rivolta al territorio di Sant'Egidio del Monte Albino e per gli sforzi profusi, è tuttavia in qualche modo limitata dai molteplici e difficili problemi derivanti dalla necessità di tenere sotto controllo un territorio oggettivamente troppo vasto (composto da ben tre comuni) e complesso. A ciò si aggiunga il numero esiguo di uomini in servizio, peraltro da ultimo ulteriormente ridimensionato;

in funzione di queste considerazioni e ancor più alla luce di alcuni inquietanti episodi di criminalità e vandalismo che stanno interessando in maniera preoccupante il comune, appare ancora più urgente l'istituzione della caserma;

purtroppo, il comune di Sant'Egidio negli anni passati è assurto agli onori della cronaca, anche nazionale, per l'attività di gruppi criminali organizzati e per episodi di estrema gravità e ferocia. È dato ormai acquisito dalle cronache giudiziarie la presenza sul territorio di Sant'Egidio di alcuni clan camorristici che hanno a lungo operato anche al di fuori dei confini del comune. Infine, soprattutto negli ultimi tempi, sul territorio di Sant'Egidio si sono verificati con preoccupante frequenza episodi di teppismo e di vandalismo, messi in essere da soggetti provenienti anche da comuni limitrofi e che, in più di una circostanza, hanno creato un clima di preoccupazione e di allarme tra i cittadini;

far nascere un nuovo presidio di Forze dell'ordine contribuirebbe, quindi, in maniera sostanziale ad ottimizzare l'azione dell'Arma, in termini di efficacia dei risultati e di percezione di sicurezza da parte dei cittadini, accrescendo in loro anche la fiducia nei confronti delle istituzioni;

sul tema della sicurezza a Sant'Egidio si sono inoltre consumati diversi incontri del Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica, all'esito dei quali è stata da più parti riconosciuta la legittimità della richiesta inerente all'istituzione della caserma;

considerato che all'interrogante pare che si sia perso anche troppo tempo e che la questione non sia più procrastinabile: urgono soluzioni immediate per dare una concreta risposta di sicurezza ai cittadini,

si chiede di sapere in quali modi i Ministri in indirizzo intendano intervenire, ciascuno per quanto di competenza, al fine di provvedere all'istituzione della caserma dei Carabinieri a Sant'Egidio del Monte Albino.

(4-07283)

CARDIELLO - Ai Ministri della giustizia e della salute - Premesso che:

il dottor G. B., in data 12 gennaio 2012, ha presentato regolare denuncia alla Procura della Repubblica di Roma, con la quale ha denunciato i seguenti fatti: nel corso della separazione dalla moglie la figlia minore, brillante studentessa di un istituto internazionale con sede a Roma, viene curata per insonnia con benzodiazepine poiché presenta difficoltà ad addormentarsi; a seguito di un'ordinanza del tribunale per i minorenni la minore viene ricoverata in un ospedale psichiatrico per un presunto tentato suicidio (sempre negato); in tale struttura gli operatori che l'hanno in cura decidono di trattarla con il farmaco Zyprexa; durante il ricovero, inoltre, la minore riceve, oltre ad altre gravi aggressioni, anche una lesione da taglio provocata da un giovane, presunto tossicodipendente, con un righello sporco di sangue; tali episodi, nonostante fossero ben noti, non sono stati mai denunciati né dal consulente tecnico d'ufficio né dagli altri operatori sociali che hanno avuto in cura la minore impedendo, in questo modo, anche l'accertamento dell'eventuale sieropositività dell'aggressore e la conseguente cura della minore aggredita; in sintesi la minore, dal momento in cui viene ricoverata, per gli operatori diviene, da normalissima e brillante adolescente, una giovane in preda a psicosi;

nella citata denuncia è confermato che la minore semplicemente non vuole rimanere nella struttura psichiatrica, dalla quale ha provato a fuggire in diverse occasioni, ma desidera ricongiungersi al padre, così come era stato previsto durante le fasi della separazione;

considerato che a quanto risulta all'interrogante:

il farmaco Zyprexa prescritto alla minore per curare l'insonnia risulterebbe essere la causa di molti effetti collaterali e il suo uso sarebbe consentito solo per il trattamento della schizofrenia o di altre malattie mentali;

tra gli effetti collaterali vi è un'importante sindrome neurologica che può portare al suicidio tanto che il nome di detto farmaco è legato, in letteratura scientifica, al più alto numero di suicidi commessi da pazienti in trattamento;

per tale motivo la casa farmaceutica produttrice, negli Stati Uniti, è stata condannata a pagare ingenti somme per cause risarcitorie a parenti che hanno perso i propri cari a causa di suicidi;

rilevato che a giudizio dell'interrogante:

vi è il sospetto che la minore citata in premessa possa manifestare atteggiamenti non normali proprio a causa della somministrazione di detto farmaco;

vi è il sospetto che gli operatori, che, a tutti i livelli, giudiziario e assistenziale, avrebbero dovuto prendersi cura della minore, non abbiano compreso appieno le necessità della stessa,

l'interrogante chiede di conoscere quali siano le valutazioni dei Ministri in indirizzo sul caso riportato in premessa e, in conseguenza, se ritengano, per il bene superiore della minore, di voler disporre, ciascuno per quanto di competenza, le opportune verifiche a tutti i livelli per accertare i fatti.

(4-07284)

DELLA SETA, FERRANTE - Al Ministro per i beni e le attività culturali - Premesso che:

il centro storico di Roma, con il suo mirabile complesso di edifici, monumenti, piazze, strade, è il patrimonio culturale, storico, archeologico e architettonico più esteso ed importante d'Italia e forse del mondo intero, censito dall'Unesco fra i beni patrimonio dell'umanità. Tuttavia, nonostante sulla carta sia uno dei luoghi più tutelati, nei fatti l'azione di vigilanza da parte delle autorità a ciò deputate non è sempre sufficientemente attenta ed incisiva;

in particolare, negli ultimi anni il centro storico di Roma è stato sottoposto al costante attacco di un indirizzo politico ed amministrativo che ne ha ridotto e svilito la funzione. Tra le conseguenze di questo orientamento, vi è stata l'occupazione di sempre maggiori spazi nelle piazze più suggestive e tutelate, da parte di esercizi commerciali dediti alla ristorazione, con un affollamento di "dehors", arredi, strutture ed impianti esterni tale da ostacolare non solo la fruizione dei suoli, ma anche la visione dei monumenti, e da stravolgere l'aspetto del paesaggio urbano: al posto di selciati, prospettive architettoniche e fontane, prevale ormai una lunga litania di plastiche dai colori a volte sgargianti;

risulta agli interroganti che di fronte a questo fenomeno l'amministrazione capitolina e quella regionale, anziché esercitare le loro prerogative ed i loro doveri di tutela del patrimonio culturale, hanno agito finora in direzione esattamente opposta, tollerando e di fatto incoraggiando il selvaggio sfruttamento commerciale del centro storico di Roma contro ogni regola posta a tutela dei beni storici, culturali e archeologici della città e della serenità di residenti e visitatori;

questo comportamento inaccettabile ha scatenato la forte contrarietà del I Municipio e di molte associazioni e comitati, quali ad esempio il "Comitato residenti del centro storico", che si sono detti pronti a denunciare il sindaco Alemanno per abuso d'atti d'ufficio e abuso di potere;

questa situazione intollerabile era già stata oggetto di un atto di sindacato ispettivo presentato dagli interroganti il 10 gennaio 2012 (4-06528). In questi ultimi giorni, i principali quotidiani di Roma hanno poi riferito di un nuovo episodio inquietante: la Commissione commercio del Consiglio comunale ha votato una delibera, firmata dal Presidente della commissione e da altri consiglieri comunali, con la quale di fatto "si sanano" tutti i dehors abusivi e cancellano, per il futuro, le competenze della Soprintendenza in materia di autorizzazione all'installazione degli arredi esterni a negozi ed esercizi pubblici;

a giudizio degli interroganti il clima di irregolarità endemica che caratterizza molte attività nel centro storico è confermato da altre vicende, come l'imperversare incontrollato dei cosiddetti centurioni in prossimità dei principali monumenti o il monopolio dei "camion-bar" che stazionano nel centro, tutti gestiti dalla famiglia Tredicine,

si chiede di conoscere se il Ministro in indirizzo non intenda, al fine di vigilare sul rispetto dei principi costituzionali di tutela dei beni architettonici, della trasparenza, dell'imparzialità e della legittimità nell'azione della pubblica amministrazione, attivarsi nell'ambito delle proprie competenze per accertare se la citata proposta di sanare situazioni abusive e di restringere la competenza della Soprintendenza non contenga evidenti violazioni di specifiche disposizioni di legge.

(4-07285)

VALDITARA - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:

i consorzi interuniversitari di ricerca operano da sempre nel quadro degli obiettivi e degli indirizzi del sistema italiano dell'università e della ricerca, che, come noto, si basano su principi di programmazione, autonomia responsabile e valutazione, come di recente ribadito anche dalla legge 30 dicembre 2010, n. 240, e dal Programma nazionale di ricerca 2011-2013;

anche sulla scorta delle specifiche previsioni di legge, i consorzi interuniversitari di ricerca assolvono ad importanti funzioni: 1) selezione delle unità di ricerca accademica, anche interdisciplinari, che presentino un grado di elevata affinità allo scopo di creare e consolidare specifiche filiere di ricerca, valorizzare al meglio le diverse competenze, formare reti di eccellenza e promuovere la circolazione delle idee e delle conoscenze anche a vantaggio della formazione dei più giovani; 2) contenere i costi amministrativi e gestionali delle strutture accessorie di supporto alla ricerca, attraverso una organizzazione efficiente delle strutture medesime che sfrutti l'accentramento delle funzioni amministrative e gestionali, in modo da liberare maggiori risorse esclusivamente a favore della ricerca vera e propria, e impiegare al meglio le strumentazioni e le infrastrutture a disposizione della comunità scientifica nazionale; 3) promuovere la collaborazione tra l'università, gli enti pubblici di ricerca, gli enti pubblici in generale e le aziende private, per una maggiore apertura del sistema universitario verso l'esterno anche al fine di favorire il trasferimento tecnologico; 4) aumentare il grado di internazionalizzazione delle attività di ricerca universitarie e garantire una partecipazione qualificata a progetti di scala europea attraverso un "interlocutore unico" che rappresenti di fatto più sedi universitarie, nonché acquisire progetti di ampia portata come quelli europei che richiedono il coinvolgimento di numerose strutture e ricercatori;

i risultati dell'attività dei consorzi sono evidenti sia sotto il profilo della ricerca, tanto da spingere diversi consorzi a sottoporsi volontariamente al sistema di valutazione della qualità della ricerca (VQR) dell'Agenzia di valutazione del sistema universitario e della ricerca (ANVUR) per competere all'assegnazione delle risorse aggiuntive, che sotto il profilo dell'efficienza organizzativa e della gestione delle risorse finanziarie; per citare qualche esempio in merito: alcuni consorzi interuniversitari hanno avuto accesso negli anni passati ai fondi dei Programmi quadro europei; il sistema universitario italiano è presente nell'European Science Foundation unicamente attraverso un consorzio interuniversitario di ricerca; i consorzi sono in grado, spesso più dei singoli atenei, di reperire risorse finanziarie private aggiuntive rispetto ai fondi pubblici erogati dal Ministero;

il Ministero dell'istruzione, università e ricerca ha sempre contribuito all'attività dei consorzi versando loro una quota del Fondo di finanziamento ordinario (FFO) dell'università, e il contributo del Ministero è importante non solo per il finanziamento delle attività ma anche a titolo di vero e proprio riconoscimento del ruolo fondamentalmente pubblico svolto dai consorzi;

la quota del FFO che il Ministero ha riservato ai consorzi negli ultimi anni si è andata via via riducendo e comunque è sempre stata nell'ordine di pochi milioni di euro; nello specifico, per l'anno 2011 in sede di ripartizione del FFO il Ministero ha assegnato ai consorzi una quota pari a 4,56 milioni di euro;

in base allo schema di decreto ministeriale per la ripartizione del FFO 2012, la quota destinata ai consorzi interuniversitari di ricerca si ridurrebbe ad appena 3 milioni di euro per l'anno in corso, con una decurtazione del 34 per cento rispetto all'anno precedente, che mina alla base la stessa sopravvivenza dei consorzi; tale proposta di ripartizione penalizza pesantemente i consorzi interuniversitari, fa venire meno infatti quelle risorse pubbliche che fino a oggi hanno permesso loro di funzionare regolarmente, e con ogni probabilità potrebbe determinarne l'affossamento, con conseguente licenziamento di molte risorse professionali specializzate, senza peraltro prevedere in alternativa alcuna strategia finalizzata a proseguire l'importante opera fino a oggi svolta dai consorzi in termini di promozione e valorizzazione di best practice nel sistema italiano della ricerca,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non ritenga che l'esperienza dei consorzi interuniversitari di ricerca abbia un fondamentale significato di carattere strategico, oltre che operativo, per il sistema italiano della ricerca, e che in tal senso detta esperienza vada valorizzata, sostenuta e guidata dal Ministero vigilante;

se non intenda intervenire in modo opportuno sullo schema del decreto ministeriale per la ripartizione del FFO per l'università in modo da ristabilire un ammontare congruo di risorse finanziarie da destinare al sostegno dell'attività dei consorzi interuniversitari di ricerca;

se non ritenga di utilizzare i risultati dell'attività di valutazione VQR dell'ANVUR per il futuro sostegno ai consorzi, adottando criteri di finanziamento che ne guidino un'efficace riorganizzazione, senza che nel frattempo si rischi la discontinuità delle loro attività.

(4-07286)

VALDITARA - Al Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione - Premesso che:

con avviso pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 95 del 30 novembre 2007 il Ministero della pubblica istruzione ha bandito un concorso pubblico per esami a 230 posti di funzionario amministrativo/giuridico, legale e contabile, area C, posizione economica C1 del ruolo del personale del Ministero per gli uffici dell'amministrazione centrale e periferica;

all'Ufficio scolastico regionale della Lombardia venivano assegnati 37 posti;

dopo il completamento delle procedure di esame, con proprio decreto del 23 marzo 2010, il direttore generale dell'Ufficio scolastico regionale della Lombardia provvedeva ad approvare la graduatoria generale di merito del concorso;

in tutte le regioni, l'amministrazione scolastica, come da previsione di legge, ha provveduto ad assumere i vincitori di concorso immettendo in ruolo nella misura del 20 per cento rispetto ai pensionamenti, e seguendo anche un criterio cronologico procedendo all'assunzione per regione in base alla data nella quale sono terminate le prove di selezione nelle diverse regioni;

la Lombardia, in questi due anni, ha registrato il maggior numero di pensionamenti, ma, avendo terminato per ultima le prove di esame, non ha ancora potuto immettere in ruolo i vincitori del concorso;

a partire dall'anno in corso, tuttavia, essendosi esaurite le assunzioni presso tutte le altre regioni, dovrebbero avere luogo le assunzioni dei vincitori del concorso presso la Regione Lombardia, ma non è ancora stata emanata una circolare del Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione, che disciplina le immissioni in ruolo di tutta la pubblica amministrazione;

la circolare viene normalmente pubblicata entro il mese di febbraio di ogni anno,

si chiede di sapere quali siano le ragioni per le quali la circolare, a differenza di quanto avvenuto negli anni scorsi, non è ancora stata emanata, e se il Ministro in indirizzo non ritenga di dover provvedere alla sua emanazione in tempi brevi.

(4-07287)

VALDITARA - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:

con il decreto del Ministro dell'istruzione, università e ricerca 14 marzo 2012, n. 31, è stato definito il numero di "posti disponibili a livello nazionale per le immatricolazioni ai corsi di Tirocinio Formativo Attivo per l'abilitazione all'insegnamento" nella scuola secondaria, di primo e di secondo grado, per l'anno scolastico 2011/2012;

l'elenco delle classi di abilitazione indicate negli allegati al decreto non include la categoria concorsuale afferente alle discipline artistiche e musicali e relativa al comparto dell'alta formazione artistica, musicale e coreutica (AFAM) del Ministero dell'istruzione;

il decreto ministeriale, alla luce di quanto rilevato in merito all'esclusione della categoria concorsuale afferente alle discipline artistiche e musicali, nonché a causa di ulteriori criticità rilevate sul versante della distribuzione territoriale dei posti disponibili, rischia di produrre una serie di discriminazioni nella possibilità di accesso al tirocinio formativo attivo (TFA), in particolare nei confronti dei docenti di tali discipline di cui alla categoria concorsuale dell'AFAM, i quali rischiano di veder slittare di fatto la loro partecipazione al tirocinio di un ulteriore anno rispetto alle altre discipline invece contemplate dal decreto,

si chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda assumere in merito all'attivazione del TFA per i docenti delle discipline artistiche e musicali afferenti alla categoria concorsuale dell'AFAM, e in particolare per evitare a questi ultimi lo slittamento di un anno per l'accesso ai corsi di tirocinio.

(4-07288)

FIRRARELLO - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:

nel corso della tavola rotonda tenutasi al "Vinitaly" di Verona, che ha affrontato il tema del rapporto fra gli istituti di credito e le imprese agricole, è emerso che le aziende agricole, rispetto alle imprese di altri settori, sostengono nel breve periodo il doppio del costo del denaro a parità di importi e di durata dei prestiti richiesti;

il Taeg medio ponderato, ovvero l'indicatore del costo complessivo del credito, per prestiti fino a 5 anni è del 4,51 per cento in agricoltura, del 2,39 nel settore manifatturiero e del 3,29 in quello alimentare: in sostanza il denaro preso in prestito costa più agli agricoltori che agli industriali;

secondo il vicepresidente di Confagricoltura Sicilia tale divario è dovuto al fatto che le banche oggi non hanno più, come in precedenza, una sezione speciale di credito agrario con funzionari specializzati sui finanziamenti alle aziende agricole, ragion per cui per le aziende agricole non in bilancio è difficile se non impossibile individuare parametri certi di bancabilità;

la specializzazione del credito agrario è un problema effettivo per la cui soluzione servirebbero funzionari di banca in grado di "valutare" il cliente "agricolo" comprendendone la situazione patrimoniale e le peculiarità dell'azienda stessa;

la maggior parte delle aziende agricole, in particolar modo quelle siciliane, soprattutto in questo periodo di grave crisi, in cui i prezzi dei prodotti continuano a calare e i prezzi di produzione continuano ad aumentare, pur essendo fortemente indebitate non riescono ad avere accesso al sistema creditizio;

anche in tema di agevolazioni pubbliche, la soglia de minimis prevista per l'accesso è pari a 7.500 euro in un triennio per le aziende agricole rispetto ai 200.000 euro per le piccole e medie imprese;

tali limitazioni rischiano di vanificare ogni intervento per il consolidamento delle aziende agricole siciliane;

la Regione Siciliana ha avanzato al Consiglio dei ministri la richiesta di innalzamento della predetta soglia minima, ma solo per quelle imprese il cui livello attuale è 200.000 euro;

la soglia minima dovrebbe essere innalzata, invece, anche per le aziende al di sotto di tale livello per evitare che le misure anticrisi perdano efficacia per le aziende agricole siciliane,

si chiede di sapere:

se il Governo ritenga di dover intervenire con atti di competenza per innalzare l'attuale soglia minima de minimis in modo da consentire l'accesso alle agevolazioni pubbliche anche alle aziende agricole al di sotto dei 200.000 euro;

quali siano le sue valutazioni riguardo al reinserimento di sezioni specializzate nel credito agrario all'interno del sistema bancario italiano.

(4-07289)

RUSSO - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e per i beni e le attività culturali - Premesso che:

il Comune di Capalbio (Grosseto) ha inoltrato molteplici volte alla Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici di Siena e Grosseto richiesta di autorizzazione paesaggistica in merito alla necessità di posa stagionale sull'arenile contiguo agli stabilimenti balneari di strutture amovibili in legno (cabine, pedane e torrette bagnino), ricevendone, al contempo, tassativi dinieghi;

le disposizioni giuridiche sulle quali si innestano i dinieghi rilasciati dall'Ente si profilano nell'ambito di applicazione della disciplina paesaggistica ai sensi del decreto ministeriale 13 maggio 1965 e della Scheda di paesaggio all'interno dell'ambito n. 26 contenuta nel Piano di indirizzo territoriale della Regione Toscana;

la Soprintendenza afferma, inoltre, che l'applicazione integrale della scheda e dell'interpretazione del punto 38 dell'allegato al decreto del Presidente della Repubblica n. 139 del 2010 rende inattuabile qualsiasi tipo di intervento di supporto negli stabilimenti balneari del litorale che bagna il territorio di Capalbio;

considerato che al punto 38 dell'allegato al decreto del Presidente della Repubblica n.139 del 9 luglio 2010, invece, il Comune toscano ritiene che per gli interventi di modifica dell'arenile che abbiano una durata inferiore ai 120 giorni non sia necessaria la concessione di un'autorizzazione con procedura ordinaria e non semplificata, ed, in ogni caso, non trattandosi di interventi permanenti, non dovrebbero essere soggetti ad autorizzazione paesaggistica ma solo agli adempimenti previsti dal regolamento edilizio comunale,

si chiede di sapere:

se il Governo non voglia intervenire per quanto di competenza affinché vengano rimossi questi "inopportuni" ostacoli normativi che non permettono agli stabilimenti balneari, in vista della prossima apertura della stagione estiva, di dotarsi di servizi di supporto necessari al benessere e la tutela fisica dei bagnanti e dei turisti;

se non voglia indagare affinché si faccia chiarezza in merito alla disciplina normativa elencata, irragionevolmente orientata nella direzione di un inevitabile depauperamento nella ricettività balneare dello splendido litorale sito nella provincia di Grosseto.

(4-07290)

D'AMBROSIO LETTIERI, AMORUSO - Al Ministro della salute - Premesso che:

secondo quanto riportato ampiamente dalla stampa, negli ultimi sei anni il Policlinico di Bari ha adoperato un macchinario per Pet-Tac mobile che sarebbe costato ben 15 milioni di euro, tanti quanti ne sarebbero occorsi per comprare 4 Pet-Tac fisse di proprietà del Servizio sanitario regionale che avrebbero potuto essere dislocate sull'intero territorio pugliese;

il Tribunale di Lecce ha condannato la Regione Puglia a risarcire i pazienti oncologici delle spese sostenute per essere stati costretti, diversi anni fa, a sottoporsi privatamente alla Pet - Tac in assenza di quella pubblica;

il medesimo importo, ovvero 15 milioni di euro, corrisponderebbe al gettito delle entrate dello scorso anno recuperate dall'introito dell'accisa regionale sulla benzina;

i contribuenti pugliesi pagano circa 338 milioni di euro ogni anno in tasse regionali;

considerato che:

le vicende della Pet di Bari hanno inizio nel 2005 quando fu avviato il progetto per la realizzazione del nuovo complesso dell'emergenza che avrebbe dovuto ospitare, fra l'altro, anche le apparecchiature per la diagnosi dei tumori;

i lavori, che avrebbero dovuto concludersi nel 2009 e che sono stati oggetto di diverse varianti con vorticoso aumento dei costi, non sono ancora conclusi;

nel frattempo, dal 2006, il Policlinico di Bari ha fatto ricorso ad un service esterno per garantire l'effettuazione della Pet-Tac pagando il noleggio di un rimorchio sul quale vengono fatti accomodare i pazienti che devono essere sottoposti all'esame;

i costi per tale attività si aggirerebbero intorno ai 10.000 euro al giorno;

preso atto che:

il bene della salute è protetto dall'articolo 32 della Costituzione in maniera incondizionata e completa mentre la legge ordinaria dovrebbe assicurare l'assistenza sanitaria;

i malati di tumore pugliesi, oltre ai tormenti della malattia, sono obbligati a soffrire un palese disagio fisico e psichico o, in alternativa, ad intraprendere i cosiddetti "viaggi della speranza" fuori regione per carenza di strutture destinate alla diagnosi e alla cura delle malattie oncologiche,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto sopra;

se e quali iniziative intenda promuovere al fine di accertare l'effettivo impiego dei fondi destinati al comparto della sanità pugliese, verificando l'eventuale spreco di risorse pubbliche, chiarendo la responsabilità della gestione dei fondi e il loro legittimo utilizzo;

se e in quali modi intenda intervenire, nei modi e con i mezzi che riterrà più opportuni, al fine di garantire anche ai cittadini della Puglia la possibilità di usufruire dei servizi sanitari garantiti a tutti i malati di tumore residenti sul resto del territorio italiano.

(4-07291)

BIANCONI - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che:

a seguito dell'emergenza maltempo dello scorso mese di febbraio 2012 ben 11 Regioni, gravemente colpite da tale calamità, avrebbero inoltrato formale richiesta per accedere a due differenti finanziamenti: uno relativo al Fondo europeo di solidarietà è l'altro al Fondo statale della protezione civile nazionale per le spese sostenute dagli enti locali nell'emergenza neve;

il Fondo europeo di solidarietà prevede che l'eventuale stanziamento dei contributi non vada ai privati, tanto che la stima dei danni e dei costi di intervento deve fare riferimento a servizi pubblici, opere di messa in sicurezza, gestione emergenza, enti locali, infrastrutture e trasporti;

al Fondo statale della protezione civile si può attingere, invece, anche per gli oneri sostenuti per l'attivazione di mezzi pubblici e per ulteriori impegni straordinari sostenuti dagli enti locali per l'assoluta urgenza e la successiva ripartizione;

vista l'eccezionalità dell'evento, il Presidente del Consiglio dei ministri ha richiamato l'attenzione sull'eccezionale rischio di compromissione degli interessi primari per le straordinarie avversità atmosferiche a partire dall'8 febbraio 2012. Da questo momento il coordinamento complessivo degli interventi d'emergenza a livello nazionale è stato assunto dal Capo del Dipartimento della protezione civile della Presidenza del Consiglio dei ministri, il quale ha convocato puntualmente il proprio comitato operativo per coordinare gli interventi;

a seguito dell'accordo tra il Dipartimento della protezione civile e le Regioni interessate dall'evento calamitoso è stata attuata una ricognizione al fine di premettere al Governo di inoltrare un'unica richiesta per accedere al Fondo di solidarietà europeo, previsto dal regolamento (CE) n. 2012/2002;

sempre a seguito del citato accordo il Governo ha chiesto agli enti locali, tramite gli uffici preposti, la stima dei danni causati dal maltempo, per procedere ad una valutazione generale dei danni relativi alle infrastrutture, alle attività produttive ed alle attività agricole dei singoli territori,

si chiede di sapere se il Presidente del Consiglio dei ministri, in riferimento all'accordo intervenuto con le Regioni, abbia presentato formale richiesta alla Direzione generale della politica regionale della Commissione europea per accedere ai contributi previsti dal Fondo di solidarietà europeo, entro i termini previsti dal regolamento comunitario, che indica come scadenza dieci settimane dall'inizio dell'evento calamitoso.

(4-07292)

PEDICA - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:

l'Agenzia spaziale italiana (ASI), organo sottoposto alla vigilanza del Ministero dell'istruzione, università e ricerca, partecipa con percentuali diversificate a una serie di società a capitale pubblico-privato, che si occupano di attività industriali e di ricerca nel settore spaziale;

tra queste, particolare importanza assume il CIRA (Centro italiano ricerche aerospaziali), una società consortile per azioni, oggi a maggioranza pubblica, che vede ASI come primo partecipante con oltre il 45 per cento; alla maggioranza del capitale sociale partecipano anche il CNR, la Regione Campania e le principali aziende aerospaziali italiane;

l'ASI ha il diritto di designare il presidente e due membri del Consiglio d'amministrazione del CIRA;

essendo nel 2008 Enrico Saggese Commissario straordinario dell'Agenzia spaziale italiana e non essendo ancora stato nominato il Consiglio d'amministrazione, l'ingegner Saggese si è proposto alla presidenza del CIRA, in scadenza in questi giorni;

secondo quanto riferito all'interrogante l'Ispettorato generale di finanza, da fine settembre 2010 a gennaio 2011, su richiesta formale del Presidente dei revisori dei conti dell'Agenzia, ha svolto una verifica amministrativo-contabile da cui sono emersi gravi sospetti legati ai generosi trattamenti economici del personale, alle discutibili progressioni di carriera e alle somme utilizzate per consulenze fornite a titolo personale al presidente dell'ASI da tecnici e da suoi collaboratori;

considerato che:

da quanto riferito all'interrogante, i consulenti contestati nei resoconti ispettivi perché non giustificati da alcuna necessità o carenza aziendale, avrebbero contestualmente goduto di ulteriori contratti di consulenza anche da parte del CIRA;

i rapporti di consulenza contestati, perché negativamente incidenti sulle spese di gestione e di mantenimento dell'ente, riguarderebbero soprattutto la prebenda fornita all'Avvocato dello Stato, per un importo stimato intorno ai 60.000 euro annui, e una consulenza psicologica, di oltre 16.000 euro, per assicurare lo assessment dei dirigenti;

discutibili rapporti professionali nascerebbero da legami familiari esistenti tra funzionari che hanno inizialmente operato in ASI e ricoprono ora funzioni manageriali nel CIRA;

analoghe commistioni esisterebbero, sempre secondo quanto riferito all'interrogante, tra una società torinese che si occupa di organizzazione eventi e i responsabili della comunicazione e realizzazione eventi dell'ASI e del CIRA, che farebbero emergere strettissimi legami familiari tra gli amministratori e i proprietari della società in questione,

si chiede di sapere:

se il Governo non ritenga opportuno monitorare la gestione dell'Agenzia, al fine di verificare la liceità delle procedure amministrative e gestionali adottate, anche tenendo conto della rilevanza delle somme investite utilizzando fondi pubblici;

quali iniziative formali di competenza intenda adottare anche in relazione alle indagini svolte e in itinere, e ai risultati emersi da queste, e se si intenda informare al riguardo;

se sia a conoscenza della severa lettera di denuncia trasmessa dal magistrato della Corte dei conti responsabile del controllo dell'ASI al riguardo delle modalità con le quali il presidente dell'Agenzia distribuisce le presidenze nelle aziende partecipate e quali iniziative il Ministro dell'istruzione, università e ricerca, in qualità di organo vigilante intenda assumere per il ripristino della legalità nella gestione dell'ASI;

se non si ritenga opportuno, dato l'elevato numero di contestazioni e comunque dopo le opportune verifiche sulla bontà dell'operato del presidente dell'ASI, richiedere le dimissioni dello stesso al fine di poter garantire un corretto e trasparente funzionamento dell'ente, soprattutto in questo momento in cui sono in scadenza diverse posizioni manageriali nel CIRA e nella maggioranza delle altre società partecipate.

(4-07293)

LANNUTTI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

giungono all'interrogante numerose segnalazioni di imprenditori vessati dal sistema bancario e dai contratti derivati, strumenti finanziari che le banche, con leggerezza e senza rendere coscienti i clienti del "gioco d'azzardo" vero e proprio che rappresentano, hanno fatto loro sottoscrivere e che li stanno portando alla rovina;

in particolare il caso di un imprenditore della provincia di Venezia che ha firmato un prodotto derivato con la Banca nazionale del lavoro (BNL) e che oggi rischia il fallimento a causa dei forti interessi che paga;

l'imprenditore lamenta di aver provato in tutti i modi ad interrompere detto prodotto derivato finanziario con la banca, anche attraverso la via della mediazione obbligatoria, senza riuscirci. Ha persino provato ad estinguere il contratto derivato indebitandosi con un'altra banca, pur di metterci la parola fine, però, ogni volta che si è rivolto alla BNL, questa ha preteso cifre assurde e per di più ogni volta il valore non è mai quello mark-to-market ma quello di 3 mesi prima; quindi ha trovato assolutamente impossibile stabilire un dialogo o una negoziazione con la banca. Inoltre dovrebbe ricevere almeno una volta al mese la comunicazione del "valore" del derivato, invece lo riceve ogni 6 mesi con il valore però di 3 mesi prima;

considerato che:

come scrive Paolo Brera il valore dei derivati «sul mercato mondiale, ha raggiunto la bella cifra di 700.000 miliardi di dollari, stando all'ultima rilevazione (2011) della Banca dei Regolamenti Internazionali. Dieci volte il pil mondiale. Nessuno sa a quanto ammonti il vero valore di tutta questa massa di registrazioni elettroniche. (...) A controllare più del 90% di questo mercato sono cinque sole banche, Jp Morgan Chase, Bank of America, Morgan Stanley, Goldman Sachs e Hsbc. Se una di queste perde solo un decimo sui derivati in suo possesso, per rimettere a posto le cose l'intera economia mondiale deve lavorare due mesi e mezzo. (...) Per questo Warren Buffett ha definito i derivati "armi di distruzione di massa". I derivati finanziari sono gioco d'azzardo allo stato puro, ma sono truccati da nobilissime incarnazioni della Finanza Moderna. Regolamentarli in qualche modo è già molto difficile, ma se si aggiunge alla difficoltà la scarsissima volontà politica è uno sforzo disperato: per controllare a dovere questa finanza pirotecnica bisognerebbe colpire interessi potenti e? molto generosi verso i politici» (si veda "L'Arena.it" dell'8 aprile 2012);

Mario Lettieri e Paolo Raimondi per "Italia Oggi" scrivono: «Bisogna (...) prosciugare l'oceano dei derivati finanziari, a cominciare dagli Otc (...) negoziati fuori dai mercati e tenuti fuori dai bilanci. È indispensabile introdurre da subito semplici ma chiare misure per proibire azioni speculative allo scoperto e altri pericolosi giochi finanziari. Occorre ristabilire un moderno Glass-Steagall Act, cioè la legge bancaria anti-Grande Depressione del 1933 che separava le banche commerciali da quelle di investimento, per evitare che i risparmi siano usati per le speculazioni. E si mandi a casa chi sostiene che bisogna dare credito ai mercati e non alla politica. Chi pretende per la finanza e per la speculazione una libertà assoluta»;

il presidente Luigi Giampaolino, in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario della magistratura contabile, ha parlato di quanto «"L'illegalità, corruzione e malaffare sono fenomeni ancora notevolmente presenti nel Paese le cui dimensioni sono di gran lunga superiori a quelle che vengono, spesso faticosamente, alla luce". (...) Essere a conoscenza della "mappatura" dei fenomeni di corruzione, aggiunge, serve "per effettuare una ricognizione degli episodi più ricorrenti di gestione delle risorse pubbliche inadeguata, perché inefficace, inefficiente, diseconomica". Giampaolino si riferisce a tutti i comportamenti che arrecano "un danno alle finanze pubbliche": dalla corruzione dell'attività sanitaria, allo smaltimento dei rifiuti, dal "gravemente colposo" utilizzo di strumenti derivati o prodotti finanziari simili, per arrivare alla costituzione e gestione di società a partecipazione pubblica e alla stipula di contratti pubblici di lavori, servizi e forniture. Vengono inclusi anche gli errori nella gestione del servizio di riscossione dei tributi"» (si veda "la Repubblica" del 16 febbraio 2012);

il Ministro dell'economia pro tempore Tremonti in un'intervista televisiva ha ribadito di essere contrario alla tassazione dei derivati bancari, in quanto sono illegali e di conseguenza, tassandoli, sarebbe stata riconosciuta la loro regolarità, quando devono invece essere vietati perché illegali;

il Presidente del Consiglio dei ministri Monti, alla Conferenza stampa con i vertici della finanza del 20 febbraio 2012, ha parlato della necessità di prendere misure a livello europeo per risolvere il grave problema dei prodotti derivati;

l'attuale Presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, al momento della sua investitura, ha accennato, tra i tanti problemi da affrontare, alla necessità urgente della regolamentazione dei derivati finanziari;

un'inchiesta condotta da Paolo Biondani per la rivista "L'espresso" sui contratti derivati stipulati dagli enti evidenzia la pericolosità di questo tipo di investimenti definendolo una mina vagante che minaccia i conti del sistema Italia visto che sulla carta dovrebbero servire per ridurre rischi futuri, come una specie di assicurazione: ad esempio per limitare i danni del rialzo dei tassi, del crollo dell'euro o di altri imprevisti, ma in realtà funzionano come una scommessa e a vincere il gioco sono quasi sempre le banche;

la rilevazione della Banca d'Italia del marzo 2010 conferma che 13 Regioni, 28 Province, 371 Comuni e 14 università o società pubbliche hanno debiti enormi, per almeno 21 miliardi e 813 milioni, tuttora agganciati a derivati firmati con banche domiciliate in Italia;

dall'indagine conoscitiva della 6ª Commissione permanente (Finanze e tesoro) del Senato è risultato che i derivati degli enti locali ammontano a 30 miliardi di euro;

le cronache hanno riportato la gigantesca truffa perpetrata da banche estere ed italiane a danno di quasi 500 enti locali, oggetto di indagini della magistratura penale - anche a seguito della raffica di denunce inoltrate dall'Adusbef - in particolare l'indagine condotta dal pubblico ministero della Procura di Milano Alfredo Robledo che ha rinviato a giudizio alcune banche per i danni inferti al Comune di Milano;

un'uscita di agenzia dell'Ansa del 16 aprile 2012 riporta: "Una nuova informativa della Guardia di finanza conferma alla Procura della Repubblica di Catanzaro che la Regione Calabria ha subito un danno di 26 milioni di euro per la sottoscrizione dei derivati (swap). Sulla sottoscrizione dei derivati da parte della Regione Calabria con l'istituto di credito giapponese Nomura, dal 2004 al 2006, è in corso una indagine della Procura della Repubblica che vede indagati l'ex consulente dell'Ente, Massimiliano Napolitano; l'ex dirigente del settore bilancio dell'Ente, Mauro Pantaleo; la moglie di quest'ultimo, Chiara Cavallo, e quattro funzionari della Banca Nomura. Gli indagati sono accusati a vario titolo di truffa aggravata in danno della Regione, frode in pubblica fornitura e falsità ideologica. Nella nuova informativa della Guardia di Finanza è stata analizzata la sottoscrizione dei derivati da parte della Regione non solo con la banca Nomura ma anche con altri istituti di credito. Nelle settimane scorse la Procura ha disposto una serie di rogatorie in banche svizzere per cercare di trovare riscontri al passaggio di denaro tra la Nomura e Massimiliano Napolitano quale consulenza per la sottoscrizione dello swap. Nel corso delle indagini era emerso che l'istituto di credito Nomura, attraverso una serie di società estere e conti correnti cifrati, aveva pagato a Napolitano la somma di 2,5 milioni di euro per la sua consulenza. Il movimento di denaro ha avuto quale rapporto bancario di transito un conto corrente acceso presso la Banclays Bank di Londra ed intestato alla società Keaton Llc, registrata a New York e riconducibile allo stesso Napolitano. Nell'inchiesta, condotta dai sostituti procuratori della Repubblica Gerardo Dominijanni e Domenico Guarascio, la Regione Calabria è parte offesa";

considerato inoltre che:

i suicidi nel Nord Est del Paese sono aumentati del 40 per cento e nel 2012 otto imprenditori si sono tolti la vita;

il sito delle piccole e medie imprese italiane descrive una situazione drammatica di suicidi: «Se l'accesso al credito diventa sempre più un'utopia per le piccole e medie imprese italiane - che si rivolgono alle banche per cercare di fronteggiare l'attività aziendale, spesso già in difficoltà a causa del ritardo nei pagamenti della PA - come pagare stipendi e contributi ai dipendenti? Una situazione critica - aggravata dalle problematiche di mercato connesse all'accesso al credito - che nel Nord est ha portato a una catena di eventi drammatici: 50 casi di suicidio tra gli imprenditori locali soltanto in Veneto. (...) A puntare il dito sul patto di stabilità interno, evidenziando gli effetti disastrosi in termini di liquidità sugli imprenditori medi e piccoli, è Giuseppe Bortolussi della Cgia, Associazione Artigiani di Mestre: "Nel Nord Est abbiamo avuto una cinquantina di suicidi per crediti. Se è paradossale per debiti, che ciò avvenga per crediti è assurdo. Bisogna aiutare la piccola impresa ad avere il suo, senza pensare a chissà cosa, solo quello che è loro dovuto. Si parla di 70 miliardi, se lo Stato ha bisogno di far quadrare i conti, lo stesso vale per le imprese»,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non ritenga fraudolenti le clausole capestro imposte dalle banche con i suddetti strumenti di finanziamento delle imprese che offrono ai clienti la possibilità di pagare un tasso fisso, ricevendo in cambio un tasso variabile, pagando o incassando la differenza, mentre la ventilata copertura dell'eventuale rischio del rialzo dei tassi di interesse si rivela un autentico raggiro e il cliente paga molto di più rispetto a quanto non incassato dallo scambio;

quali iniziative urgenti intenda intraprendere per evitare che aziende ed enti locali possano essere frodati da condizioni capestro imposte dagli istituti bancari che approfittano della buona fede dei clienti e gettano sul lastrico gli imprenditori;

quali misure urgenti si intendano attuare per prevenire fenomeni speculativi a danno degli enti locali e delle piccole e medie imprese da parte di un sistema bancario aduso a frodare e truffare i cittadini, a giudizio dell'interrogante con la complicità del Governo e delle distratte autorità di controllo;

se il Governo, alla luce degli scandali che hanno interessato attività corruttive delle grandi banche di affari, non intenda intervenire con urgenza per rendere nulli contratti capestro aventi l'unica finalità di ingrassare i bilanci delle banche, i bonus e le stock option dei dirigenti per fare indebitare al massimo grado intere comunità per generazioni fino a 30/40 anni con spregiudicate operazioni finanziarie scrutinate dalla magistratura penale con precise accuse di truffa aggravata;

quali misure urgenti il Governo intenda attivare per evitare gesti disperati di imprenditori feriti nell'onore, avvenuti a giudizio dell'interrogante per precise responsabilità di banche e banchieri che strozzano la ripresa dell'economia.

(4-07294)

DI NARDO - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

secondo quanto stabilito dalla Lega Calcio, la finale di Coppa Italia 2012 (Tim Cup) tra Juventus e Napoli si giocherà il 20 maggio allo stadio Olimpico di Roma;

l'Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive ha varato un primo pacchetto di misure organizzative per la finale di TIM Cup 2012 suddetta, al fine di garantire la sicurezza e la fruibilità dell'evento, privilegiando già nella fase d'acquisto dei tagliandi i possessori di tessera del tifoso delle due squadre finaliste, ovvero di "Juventus Membership" e "Napoli Club Azzurro Card";

da quanto si evince dal sito Internet istituzionale dell'Osservatorio nazionale per le manifestazioni sportive del Ministero dell'interno, "il pacchetto di misure varate costituisce solo il primo intervento che apre il progetto per la sicurezza della finale di TIM Cup. Già dai prossimi giorni le Autorità di Pubblica Sicurezza interessate - Questure di Roma, Napoli e Torino - e la Lega per la parte operativa, saranno al lavoro per dettagliare al meglio l'organizzazione dell'evento";

secondo alcune dichiarazioni rilasciate ai microfoni di radio "Kiss Kiss" Napoli da Longhi, ex arbitro, oggi componente supplente del Comitato di analisi per la sicurezza delle manifestazioni sportive, «è già stato dimostrato che il numero delle tessere del tifoso dei tifosi azzurri, così come il numero di quelle dei supporters bianconeri, possono ampiamente riempire l'Olimpico. Ci sarà bisogno della tessera al 100 per cento, è necessario uno stadio pieno di gente, con famiglie sugli spalti, ma al contempo un evento tranquillo» (si veda "Il Corriere dello sport.it" del 27 marzo 2012);

potrebbero sussistere rilevanti problemi per i biglietti di Coppa Italia, soprattutto con riferimento ai supporters della squadra del Napoli i quali, pur avendola richiesta, non hanno ancora ricevuto la tessera del tifoso e sono in possesso soltanto del tagliando che attesta l'avvenuta sottoscrizione: non sarebbero quindi di fatto abilitati all'acquisto dei biglietti per la finale con la Juventus che verranno "caricati" elettronicamente sulla tessera;

secondo quanto dichiarato dal Presidente del Napoli club Aurelio De Laurentiis, è necessario garantire ai tifosi juventini e napoletani di poter partecipare all'evento, soprattutto a quelli che sono andati tutto l'anno allo stadio; per questo motivo è inaudito consentire di entrare allo stadio solo a coloro in possesso della tessera del tifoso. Sarebbe infatti estremamente scorretto penalizzare chi va allo stadio tutto l'anno e non ha la tessera, per questo motivo già a partire dal 2 aprile non si possono vendere i biglietti, perché si deve capire per quali fruitori si vendono;

considerato che:

la tessera del tifoso è uno strumento di fidelizzazione adottato in Italia dalle società di calcio, dopo una direttiva del Ministro dell'interno del quarto Governo Berlusconi, del 14 agosto 2009, che prevede verifiche della Questura al fine di identificare i tifosi di una squadra calcistica o della Nazionale di calcio italiana. Nella quasi totalità dei casi è rilasciata dalle banche o dal circuito Lottomatica; oltre a costituire titolo di accesso allo stadio è una carta di credito ricaricabile. In alcuni casi è rilasciata direttamente dalle società calcistiche;

dalla stagione 2010/11, la tessera del tifoso è il requisito essenziale per la sottoscrizione dell'abbonamento ad ogni club. La SSC Napoli, seguendo le indicazioni del Ministero dell'interno e dell'Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive, ha realizzato, in collaborazione con Poste italiane SpA, la propria "tessera del tifoso", Club Azzurro Card. Tuttavia la tessera non è stata consegnata a gran parte di coloro che ne hanno fatto richiesta;

il 21 giugno 2011 viene firmato al Viminale il protocollo d'intesa tra il ministro Maroni ed i presidenti di CONI, FIGC, Serie A, Serie B e Lega Pro che introduce una serie di novità nell'applicazione della tessera del tifoso: sparisce quindi il contestatissimo strumento di prevenzione e controllo voluto dal Ministro dell'interno pro tempore nell'agosto del 2009 ed entrato in vigore nella stagione 2010-2011. Dopo soli due anni, dalla stagione 2012-2013, la tessera sarà sostituita da una vera e propria fidelity card. La nuova tessera sarà meno di controllo e più legata alla responsabilità dei tifosi e dei club, con procedure snellite e molti servizi per chi se ne dota, dice Antonello Valentini, direttore generale della FIGC. Mentre il capo della polizia, Antonio Manganelli, spiega che manterrà inalterate le sue caratteristiche fondamentali già evidenziate negli ultimi due campionati, a cominciare dalla necessità del suo possesso per le trasferte e gli abbonamenti. Fra i punti in discontinuità con la precedente tessera invece il fatto che non ci possa essere alcun collegamento bancario, in altre parole il motivo per cui la vecchia tessera è stata considerata illegittima dal Consiglio di Stato. E inoltre il principio della circolarità della carta, che varrà in tutti gli stadi italiani, la possibilità di utilizzo anche per l'acquisto di biglietti per altre persone e la possibilità di cessione a terzi. È anche allo studio l'abolizione del divieto di vendita dei tagliandi per il settore ospiti il giorno stesso della gara ai botteghini dello stadio;

considerato altresì che:

il 14 dicembre 2011 è stata dichiarato illegittimo l'abbinamento della carta con l'acquisto di carte di credito elettroniche, proposte da alcune società, tramite una pronuncia del Consiglio di Stato che ha accolto il ricorso del Codacons dichiarando la tessera del tifoso illegittima dal momento che rischia di rappresentare una pratica commerciale scorretta;

nonostante dal Viminale facciano sapere che "ha dato grandi risultati" (si veda "la Repubblica Sport" del 12 marzo 2012), in realtà la vecchia tessera del tifoso per come era strutturata non poteva sopravvivere. Rilasciata dalle società sportive solamente ai loro abbonati e previo nulla osta della questura competente (che comunicava l'eventuale presenza di motivi ostativi, come un daspo, cioè il divieto di accedere alle manifestazioni sportive in corso o condanne, anche in primo grado, per reati da stadio negli ultimi 5 anni), la tessera era l'unico modo per seguire la partita in trasferta nel settore ospiti, ma non solo. Chi ne era in possesso infatti, poteva usufruire di determinati benefici di natura commerciale stabiliti dal club di appartenenza, oltre a convenzioni a livello nazionale con società private come Ferrovie dello Stato e Autogrill;

presentata come un sistema di prevenzione e controllo della violenza negli stadi, in realtà la vecchia tessera si è rivelata essere una vera e propria carta commerciale imposta. Rilasciata solo ai titolari di carte di credito, la tessera conteneva un microchip di tecnologia RFID, attraverso il quale appositi macchinari sono in grado di rilevare i dati a distanza. Contrariamente al parere espresso dal Garante della privacy, poi sulla vecchia tessera del tifoso era obbligatoria la fototessera. Oltre a ciò, al tifoso non era permessa libertà di scelta, perché per seguire la sua squadra era costretto a compiere un'operazione commerciale che non avrebbe altrimenti compiuto: come spiega nelle motivazioni del suo pronunciamento il Consiglio di Stato, che a dicembre ha stabilito l'illegittimità della tessera;

risulta all'interrogante la segnalazione di diversi problemi applicativi in relazione ai meccanismi di sottoscrizione e di funzionamento della tessera del tifoso: su tutti, il ritardo nella consegna della card a seguito del quale vengono accettati anche i tifosi in possesso di un documento che certifichi la richiesta della tessera ma non ancora la tessera stessa,

si chiede di sapere:

quali urgenti iniziative si intendano adottare al fine di garantire a tutti i tifosi, anche a coloro che ancora non sono in possesso della tessera del tifoso, di acquistare un biglietto per assistere alla finale di Coppa Italia del 20 maggio 2012 allo stadio Olimpico, e garantire così la presenza allo stadio del maggior numero di tifosi, soprattutto di coloro che hanno sottoscritto un abbonamento calcistico e si sono recati allo stadio per tutto il corso del campionato calcistico;

quali iniziative si intendano adottare al fine di rivedere la disciplina della tessera del tifoso, anche eventualmente ripensandone l'effettiva introduzione al fine di superare gli innumerevoli equivoci ed ostacoli applicativi della stessa, che non fanno che creare confusione e disagi nei confronti dei tifosi, delle società sportive e delle stesse autorità chiamate a far rispettare la legge.

(4-07295)

LANNUTTI - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e dell'economia e delle finanze - Premesso che:

nell'ambito del grande contenzioso presso le Corti dei conti regionali, generato dai numerosi ricorsi delle persone a cui l'INPDAP aveva respinto la richiesta di pensione privilegiata, fu creato dall'amministrazione nel 2001 un ufficio medico con il compito di aiutare le sedi periferiche nell'iter giudiziario (memorie tecniche esplicative delle motivazioni scientifiche per cui le malattie segnalate dai ricorrenti non avevano avuto alcuna relazione con la loro attività lavorativa e/o, comunque, non avevano determinato invalidità totale e permanente; partecipazione alle udienze e alle istruttorie con i periti nominati dal giudice, eccetera);

dal 2001 sono state redatte circa 2.000 memorie mediche e le partecipazioni alle udienze del medico redattore sono state dell'ordine di numerose decine, in alcuni casi con partecipazione diretta al dibattimento;

anche se non c'è una statistica precisa dei risultati di tale lavoro, si può affermare con sicurezza non solo che i giudici hanno sempre apprezzato il contributo scientifico di tali relazioni, ma che nelle numerose sentenze favorevoli all'INPDAP (alcune citate anche nei giornali) sono state riprese testualmente frasi di tali memorie;

il risparmio finanziario, che potrebbe essere precisato attraverso un adeguato lavoro statistico, risulta essere dell'ordine di decine di migliaia di euro;

nel 2011 sono state redatte oltre 100 memorie mediche e 22 sono state le partecipazioni alle istruttorie con i periti delle Corti;

dall'inizio del 2012 sono giacenti già 27 richieste dalle sedi periferiche ex-INPDAP (soprattutto della Toscana, Campania, Liguria, Sicilia) di assistenza alle udienze già fissate dalle diverse Corti dei conti;

la Direzione centrale risorse umane dell'ex-INPDAP ha redatto uno schema di delibera di rinnovo, per l'anno in corso, dell'attività di tale ufficio, consegnato già da tempo alla segreteria della presidenza dell'INPS;

detta delibera è ferma da tempo e continua a non venire emessa con grave danno per l'ente pubblico,

si chiede di sapere quali provvedimenti di competenza i Ministri in indirizzo intendano adottare per accelerare la delibera in questione e consentire un grande risparmio di danaro pubblico nell'interesse dell'INPS e dei cittadini.

(4-07296)

LANNUTTI - Ai Ministri dell'istruzione, dell'università e della ricerca e della giustizia - Premesso che:

si apprende da notizie di stampa (si veda un articolo pubblicato sul quotidiano on line "Alto Adige" il 14 agosto 2011) che un candidato per il posto di ricercatore alla facoltà di Economia della Libera università di Bolzano (Lub) ha fatto ricorso al Tar contestando il risultato della selezione per titoli e successiva prova orale in quanto ritiene che il concorso sia stato pilotato;

ricostruendo attraverso i documenti quanto avvenuto durante i lavori della commissione esaminatrice, emergerebbero sostanziali differenze da parte dei tre commissari nella valutazione dei curricula dei due candidati a cui si aggiunge anche un intervento del rettore che avrebbe rinviato gli atti in commissione per una rivalutazione e alla fine la presidente di commissione si sarebbe rifiutata di firmare il verbale con il risultato della selezione;

in particolare si legge: «La commissione esaminatrice si è spaccata sulla valutazione dei curricula e alla fine il posto a tempo determinato (3 anni più 3) da ricercatore nell'area di filosofia morale della facoltà di Economia della Lub, l'ha vinto Ralf Lüfter, 42 anni di Brunico, laurea e dottorato in filosofia ad Innsbruck, bibliotecario dal 2000 al 2007, vicedirettore dell'Associazione provinciale delle biblioteche che collabora già con la Lub. Una doccia fredda per Claudio Corradetti, 39 anni, originario di Fermo, con un contratto di ricercatore che scade ad ottobre alla Lub, un curriculum ricco di pubblicazioni e una serie di esperienze all'estero: laurea in filosofia a Roma, master a Londra, diploma post-graduate di diritto pubblico europeo all'Università di Atene, dottorato di ricerca alla Luiss e diverse borse di studio. "Io ho più titoli, più esperienza: lo riconoscono nei verbali gli stessi commissari, ciononostante il posto è stato assegnato ad un altro". Corradetti, convinto di aver subìto una pesante ingiustizia, è ricorso al Tar per chiedere l'annullamento del concorso»;

si legge ancora: «Titolo del progetto di ricerca: "Relativismo etico e sapere economico". Commissione esaminatrice: la professoressa della Lub Patricia Springborg (presidente) e due ricercatori Gino Zaccaria (Bocconi) e Ivo De Gennaro (Lub). I candidati al posto di ricercatore sono sei ma solo due vengono dichiarati idonei alla prova orale: Lüfter e Corradetti. La commissione ha dato ad entrambi lo stesso punteggio sui curriculum 70 su 90. Ma la valutazione è diversa. Così la presidente su Lüfter: 1 punto per attività scientifica, 5 per formazione ricerca, 10 per la didattica. Totale 16. Contro i 27 punti ciascuno che gli attribuiscono Zaccaria e De Gennaro. Così la presidente su Corradetti: 6 punti per formazione e ricerca, 12 per la produzione scientifica, 12 attività didattica. Totale 30. Gli altri commissari hanno dato 20 punti ciascuno. Il giudizio sostanzialmente diverso si conferma anche dopo la prova orale. (...) Per De Gennaro e Zaccaria, Corradetti ha un "curriculum di eccellenza - a livello per lo meno di professore associato - nel campo della teoria e filosofia politica". Però "nel confronto con l'altro candidato, lo stile e il metodo che caratterizzano la ricerca e il progetto pedagogico, incluso il ruolo che in esso gioca l'attenzione alla lingua, rilevano ancor più la loro inadeguatezza rispetto al bando". La presidente definisce "egregio il curriculum di Corradetti" ed elenca una lunga lista di pubblicazioni internazionali. Mentre per Springborg Lüfter ha un "curriculum modesto rispetto a Corradetti"; per gli altri due commissari "ha un ottimo curriculum accademico che si attaglia ad una posizione di ricercatore; rispetto all'altro candidato mostra maggiore attitudine ad assolvere ai compiti di didattica previsti dal bando". (...) A fine maggio interviene il rettore Walter Lorenz rinviando alla commissione gli atti della valutazione comparativa, perché la stessa si "esprima sull'incongruenza tra i criteri di massima e un passo del giudizio complessivo di De Gennaro e Zaccaria su titoli e pubblicazioni di Lüfter". La presidente non modifica il giudizio su Lüfter, mentre gli altri due commissari lo riducono di 2 punti, ma ciò non cambia l'esito del concorso: vincitore è Lüfter. Springborg si rifiuta di firmare il verbale, ritenendo che i rilievi mossi dal rettore implichino una complessiva riconsiderazione dei giudizi sui candidati ammessi all'orale. In una mail al rettore dice di aver subìto pressioni per una modifica solo superficiale dei verbali. A quel punto i verbali sono tornati al rettore che ha dichiarato regolari gli atti e ha nominato Lüfter vincitore del concorso»;

in data 26 marzo 2012 il TAR di Bolzano ha rigettato il ricorso del ricercatore,

si chiede di sapere:

se il Governo sia a conoscenza di quanto esposto in premessa e se abbia adottato, o intenda farlo, iniziative al fine verificare la corretta procedura di svolgimento del concorso in questione e le relative valutazioni, facendo luce sulla vicenda e garantendo la legittimità del concorso;

se non ritenga opportuno attivare le procedure ispettive e conoscitive previste dall'ordinamento, anche al fine di prendere in considerazione ogni eventuale sottovalutazione di significativi profili di accertamento;

quali provvedimenti si intenda adottare al fine di verificare la trasparenza di ogni fase dei procedimenti relativi ai concorsi;

se non si ritenga necessario adottare le opportune iniziative per riportare fiducia nelle istituzioni universitarie e nei concorsi, garantendo la determinazione del personale attraverso meccanismi pienamente trasparenti.

(4-07297)

Interrogazioni, da svolgere in Commissione

A norma dell'articolo 147 del Regolamento, la seguente interrogazione sarà svolta presso la Commissione permanente:

10ª Commissione permanente (Industria, commercio, turismo):

3-02794, della senatrice Bugnano e del senatore Belisario, sul rilancio del complesso industriale ex-Pininfarina di Grugliasco (Torino).