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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 709 del 12/04/2012


Mozioni

PARDI, GIAMBRONE, BELISARIO, BUGNANO, CAFORIO, CARLINO, DE TONI, DI NARDO, LANNUTTI, LI GOTTI, MASCITELLI, PEDICA - Il Senato,

premesso che:

la riforma della scuola secondaria superiore, di cui ai decreti del Presidente della Repubblica n. 87, n. 88 e n. 89 del 2010, prevedendo il riordino dei licei e degli istituti tecnici e professionali, ha di fatto disposto la totale soppressione dell'insegnamento della storia dell'arte negli istituti professionali, nonché la significativa riduzione delle ore di insegnamento della disciplina artistica sia negli istituti tecnici che nei licei;

nel caso del liceo classico, ad esempio, si effettuavano due ore di storia dell'arte settimanali per tutti i cinque anni di corso mentre, a seguito della riforma, sono previste due ore negli ultimi tre anni e nessuna nei primi due anni, durante i quali l'insegnamento della storia dell'arte correva parallelo a quello della storia e della lingua greca e latina;

nel liceo scientifico, alle due ore settimanali di storia dell'arte, oggi corrispondono sempre due ore ma comprensive di «disegno e storia dell'arte»;

gli interventi normativi sono il risultato di un percorso politico mirato e scientemente organizzato dall'ultimo Governo Berlusconi (soprattutto nei suoi primi tre anni di vita) - si ricordi, a mero titolo d'esempio, l'affermazione, divenuta celebre, del Ministro dell'economia e delle finanze pro tempore Tremonti secondo cui: "Con la cultura non si mangia" - al fine di mortificare, deprimere, inaridire ogni desiderio culturale, sia che esso provenisse dagli operatori del settore, intesi lato sensu, sia dai destinatari dell'insegnamento dell'arte, o della cultura in genere, all'interno delle scuole: gli studenti;

a riprova di ciò si ricorda che il solo decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, ha previsto, relativamente al settore della cultura: 1) la sostanziale rinuncia all'intervento pubblico nel settore prevedendo divieti al finanziamento sia a livello nazionale nonché regionale e locale (è diventato impossibile per le amministrazioni pubbliche continuare a svolgere, finanziandolo, il compito istituzionale di promozione e diffusione della cultura. Anche all'interno delle scuole); 2) la riduzione della capacità di gestione ed erogazione dei servizi, da parte degli operatori pubblici, bloccando il processo di modernizzazione e di produzione dell'offerta; 3) la preclusione sostanziale all'esercizio dell'autonomia ed alla capacità di intervento delle imprese che gestiscono la cultura nel nostro Paese (enti pubblici, fondazioni, società private), con il rischio che il peso della gestione dei servizi, anche quelli non più posti in essere, ricada sulle spalle dei soli enti pubblici, oltre che degli ormai disorientati operatori scolastici; 4) un oggettivo passo indietro rispetto alla possibilità che si verifichi un'attrazione di capitale privato nella gestione dei beni e delle attività culturali; 5) la soppressione dell'Ente teatrale italiano (ETI); 6) la riduzione del contributo statale, anche per le realtà culturali che hanno raggiunto importanti quote di autofinanziamento; 7) la riduzione del finanziamento statale al comparto, compromettendo fortemente l'attività delle realtà più "deboli" ma comunque importanti o, addirittura, pregiudicandone la sopravvivenza; 8) l'impossibilità per i Comuni di minori dimensioni di dotarsi di strumenti di gestione dei servizi anche culturali e sociali; 9) la decurtazione degli stanziamenti per il Ministero per i beni e le attività culturali di ben 58 milioni di euro per ciascun anno dal 2011 al 2013, di cui 50 milioni al solo capitolo riguardante la tutela e la valorizzazione dei beni e attività culturali. Il bilancio del Ministero è oggi paria circa lo 0,20 per cento del bilancio dello Stato;

considerato che:

l'insegnamento della storia dell'arte ha un'indubbia valenza formativa, per le molteplici correlazioni che essa ha con la crescita dell'individuo. Basti pensare all'importanza che la conoscenza del patrimonio culturale, storico ed artistico riveste nella preparazione culturale della persona, nella sua educazione nonché nell'acquisizione di una consapevole coscienza civile;

l'Italia, con una superficie pari allo 0,2 per cento delle terre emerse del globo, detiene un patrimonio culturale pari al 5 per cento dei tesori mondiali (lista patrimoni Unesco "siti culturali e ambientali"). Di gran lunga la concentrazione maggiore del pianeta, ma paradossalmente la politica - che controlla largamente anche questo settore - non è in grado di valorizzare questa ricchezza. Il patrimonio artistico italiano, peraltro, troppo spesso subisce atti vandalici o si deteriora per l'incuria: si pensi agli accadimenti relativi all'area degli scavi di Pompei;

solo fino a pochi anni fa, la scuola e l'università - ed il fondamentale insegnamento della storia dell'arte al loro interno - sono state il principale ascensore sociale del nostro Paese;

la nostra società registra una netta divisione tra chi non riesce a fruire del patrimonio e delle produzioni culturali, tra chi non riesce ad accedere alla formazione, alla cultura ed alla coscienza critica e chi riesce a farlo solo perché finanziariamente agiato. Generando con ciò un'ulteriore grave disuguaglianza: non solo tra "chi ha" e "chi non ha", ma anche tra "chi sa" e "chi non sa";

negli scorsi anni, tra le altre, l'Associazione nazionale insegnanti storia dell'arte (ANISA) ed il Fondo per l'ambiente italiano (FAI) hanno scritto al Presidente della Repubblica al fine di ribadire la centralità dell'insegnamento della storia dell'arte nella scuola, nonché delle forme complesse del suo sviluppo storico nella formazione civica e culturale dei giovani;

il valore ascrivibile all'articolo 9 della Carta costituzionale, in cui è solennemente sancito lo sviluppo della cultura, della ricerca scientifica e tecnica nonché, segnatamente, la tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico, è da ritenersi, oltre che fondamentale, anche attualissimo;

l'educazione all'arte e alla tutela del patrimonio fa parte delle competenze chiave stabilite dalla strategia di Lisbona e ribadite dal Parlamento europeo e dal Consiglio attraverso la raccomandazione del 18 dicembre 2006 (2006/962/CE);

il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca ha accolto, ma non ancora promosso adeguatamente, la Road Map per l'Educazione artistica individuata dall'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'educazione, la scienza e la cultura (UNESCO);

anche in attuazione di direttive europee, tale Ministero, nell'individuare "quattro assi culturali fondamentali" ha previsto "le conoscenze fondamentali delle diverse forme di espressione e del patrimonio artistico" nonché "la sensibilità alla tutela e alla conservazione dei beni culturali e la coscienza del loro valore" (regolamento di cui al decreto del Ministro della pubblica istruzione n. 139 del 2007);

diversi presentatori del presente atto di indirizzo sono anche firmatari di innumerevoli atti di sindacato ispettivo, rimasti senza risposta, in materia di insegnamento della storia dell'arte e, tra questi si cita, da ultimo, l'atto 3-02618, relativo all'incomprensibile soppressione dell'insegnamento dell'anatomia artistica;

considerato inoltre che:

la percentuale di giovani italiani che conseguono il diploma è dell'11 per cento inferiore alla media OCSE, mentre arriva alla laurea solo il 20 per cento degli immatricolati, contro una media del 37 per cento dei Paesi avanzati;

il nostro Paese investe in formazione, cultura e ricerca solo il 2,4 per cento del PIL, mentre la media delle economie occidentali è del 4,9 per cento;

quasi la metà del nostro PIL è generato da produzioni, anche culturali ed artistiche, di qualità, eppure il nostro Paese non scommette sull'istruzione, la ricerca, la cultura;

ritenuto che:

l'insegnamento della storia dell'arte ha indubbiamente costituito un fattore riequilibrante delle oggettive lacune esistenti nei differenti percorsi di studio (curricula) dell'istruzione secondaria superiore;

l'istruzione, la ricerca e la cultura sono una ricchezza dell'Italia e di tutti gli italiani, ovvero beni pubblici sui quali occorre intervenire, in quanto le risorse loro dedicate non sono da ritenersi spese ma investite;

non si può assolutamente sottovalutare la difesa di beni che fanno la storia del Paese. Ma senza la conoscenza e la consapevolezza del loro valore non può esserci la necessaria tutela;

si pone seriamente la necessità di riaffermare un vero e proprio diritto di accesso alla conoscenza, sia nell'istruzione di base che in quella superiore;

ricordato che il Ministro per i beni e le attività culturali pro tempore, On. Galan, il 4 settembre 2011, commentando un atto vandalico contro la fontana del Moro a Roma ebbe a dire: " bisogna insegnare la storia dell'arte fin dalle elementari",

impegna il Governo:

1) ad incrementare, nelle scuole di ogni ordine e grado, l'insegnamento della storia dell'arte, nei suoi profili teorici e pratici, con particolare riferimento al contesto nazionale ed europeo;

2) a voler potenziare gli investimenti - sia direttamente, sia attraverso opportune sollecitazioni agli enti locali - nel comparto della cultura artistica nazionale, considerandolo come possibile volano economico, in una prospettiva di crescita e sviluppo;

3) a potenziare, con efficaci strumenti normativi e regolamentari, le opportune sinergie funzionali tra la pubblica amministrazione ed il settore privato, nella tutela e nella conservazione del patrimonio artistico e culturale nazionale, volto alla crescita degli investimenti in tale strategico settore;

4) ad adottare ogni opportuna azione al fine di predisporre significative modifiche ai decreti del Presidente della Repubblica di cui in premessa, volte alla revisione dei curricula, prevedendo il ripristino dell'insegnamento della storia dell'arte in tutti gli indirizzi scolastici della scuola secondaria, affinché la storia dell'arte ed il suo valore formativo siano garantiti a tutti i giovani, soprattutto nella fascia dell'obbligo di istruzione;

5) ad introdurre nell'istruzione primaria un'area tecnico-pratica e artistica che si avvalga del supporto di specifici laboratori artigianali ed artistici e che miri allo sviluppo delle competenze e delle capacità manuali e creative dei ragazzi in raccordo con le esigenze specifiche del territorio anche in vista del futuro orientamento verso l'istruzione secondaria;

6) a riattivare l'indirizzo "beni culturali" nel percorso dei licei artistici, affinché una specifica formazione volta all'acquisizione di elementi di restauro, tutela e catalogazione delle opere d'arte sia prevista sin dalla scuola secondaria superiore;

7) a ripristinare l'insegnamento dell'anatomia artistica nei licei artistici;

8) a prevedere specifici interventi al fine di salvaguardare le peculiarità professionali e didattiche dei docenti di storia dell'arte, con particolare riguardo: a) alla pratica costante dell'aggiornamento scientifico e metodologico; b) al riconoscimento del contributo fondamentale che i docenti forniscono al sistema dell'istruzione; c) alla tutela del sistema scolastico pubblico, quale componente irrinunciabile di una società pienamente democratica che assicuri a tutti il diritto all'apprendimento dell'arte; d) alla diffusione dell'educazione alle arti e al patrimonio, da intendersi quale materia di studio e di riflessione imprescindibile del sistema educativo, nonché quale contributo fondamentale alla crescita etica e culturale di tutti i cittadini che si rinnova ininterrottamente dall'età prescolastica sino all'età adulta; e) allo sviluppo dell'innovazione metodologica applicata all'educazione delle arti;

9) ad incentrare sull'insegnamento della storia dell'arte un'azione di sensibilizzazione che valichi le frontiere geografiche e rafforzi il valore della salvaguardia della memoria di ciascun popolo.

(1-00612)