SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVI LEGISLATURA ------
709a SEDUTA PUBBLICA
RESOCONTO
SOMMARIO E STENOGRAFICO
GIOVEDÌ 12 APRILE 2012
(Pomeridiana)
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Presidenza del vice presidente NANIA
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N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Coesione Nazionale (Grande Sud-Sì Sindaci-Popolari d'Italia Domani-Il Buongoverno-Fare Italia): CN:GS-SI-PID-IB-FI; Italia dei Valori: IdV; Il Popolo della Libertà: PdL; Lega Nord Padania: LNP; Partito Democratico: PD; Per il Terzo Polo (ApI-FLI): Per il Terzo Polo:ApI-FLI; Unione di Centro, SVP e Autonomie (Union Valdôtaine, MAIE, Verso Nord, Movimento Repubblicani Europei, Partito Liberale Italiano, Partito Socialista Italiano): UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI; Misto: Misto; Misto-MPA-Movimento per le Autonomie-Alleati per il Sud: Misto-MPA-AS; Misto-Partecipazione Democratica: Misto-ParDem; Misto-Partito Repubblicano Italiano: Misto-P.R.I..
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RESOCONTO SOMMARIO
Presidenza del vice presidente NANIA
La seduta inizia alle ore 16,02.
Il Senato approva il processo verbale della seduta pomeridiana del giorno precedente.
Le comunicazioni rese dalla Presidenza nel corso della seduta sono riportate nel Resoconto stenografico.
Svolgimento di interrogazioni
PRESIDENTE. Saranno svolte per prime le interrogazioni 3-02545 e 3-02679 sulla crisi dei Nuovi Cantieri Apuania (NCA).
VARI, sottosegretario di Stato per lo sviluppo economico. Nell'ambito del programma di reindustrializzazione del territorio di Massa e Carrara definito dal Ministero dello sviluppo economico nel 2010 è stato concluso con la società Invitalia un protocollo d'intesa volto ad attuare interventi capaci di garantire la prosecuzione dell'attività produttiva dei Nuovi cantieri Apuania; contestualmente si è reputato opportuno proseguire anche le iniziative utili a riavviare il processo di vendita della società. Nonostante l'acquisizione di una commessa da Rete ferroviaria italiana per la costruzione di una nave traghetto, che verrà terminata entro il prossimo dicembre, e l'opzione per una seconda nave, il Ministero dei trasporti ha reso noto che per quest'ultima non sussistono finanziamenti né interesse specifico da parte di Rete ferroviaria italiana. La crisi della società ha determinato una situazione di tensione occupazionale e sociale che il Ministero dello sviluppo economico sta monitorando con grande attenzione ed in virtù della quale ha deciso di convocare per il 18 aprile le istituzioni locali e i rappresentanti dei lavoratori al fine di pervenire ad una conclusione positiva della vicenda.
PASSONI (PD). È da biasimare la pratica di convocare tavoli di confronto nazionali solo quando la tensione all'interno di una realtà lavorativa si fa alta e il conflitto si inasprisce al punto tale da garantire alla parte datoriale di contrattare da posizioni di forza. Il Sottosegretario, confermando l'insussistenza di un futuro per l'attività produttiva della Nuovi Cantieri Apuania, ha dato atto della grave situazione in cui versano la società e soprattutto i suoi lavoratori che nel tempo hanno costruito un patrimonio di conoscenze e di professionalità che non sarebbe conveniente perdere. È quindi indispensabile che il Ministero dello sviluppo economico induca Invitalia ad assumersi le proprie responsabilità in una situazione di stallo societario e di crisi occupazionale.
PRESIDENTE. Passa allo svolgimento delle interrogazioni 3-02768 e 3-022796 (già 4-07215) sull'assegnazione di frequenze alle emittenti televisive in Puglia.
VARI, sottosegretario di Stato per lo sviluppo economico. Nel bando di gara per l'assegnazione delle frequenze in tecnica digitale terrestre alle emittenti televisive locali della regione Puglia, area tecnica da digitalizzare nel corso dell'anno 2012, sono stati previsti alcuni meccanismi a tutela delle aziende provinciali, che possono costituire associazioni ed intese: in tal caso, infatti, il punteggio viene aumentato fino ad un massimo del 50 per cento, a seconda del numero dei componenti. Sono inoltre previsti correttivi per i soggetti pluriregionali. La validità delle soluzioni illustrate è confermata dai risultati ottenuti in altre Regioni, dove le gare sono state svolte mediante bandi di contenuto analogo a quello adottato in Puglia. I meccanismi approntati hanno lo scopo di assicurare il pluralismo informativo e garantire la continuità del servizio per tutte le attuali emittenti televisive locali.
GALLO (PdL). La pur tempestiva risposta del Governo non scioglie completamente i dubbi sulla effettiva tutela delle emittenti locali nello svolgimento della gara per l'assegnazione delle frequenze televisive in Puglia. Considerato che obiettivo di questo Esecutivo è la promozione di crescita economica in un contesto di equità, è auspicabile che siano adottate tutte le misure necessarie per garantire il pluralismo delle emittenti radiotelevisive, condizione essenziale per lo sviluppo del libero mercato in questo settore, che migliora la qualità dei servizi e genera occupazione e ricchezza.
VITA (PD). La previsione di una diversificazione nei punteggi assegnati alle associazioni di aziende è motivo di sollievo solo parziale per le emittenti radiotelevisive locali, che per anni hanno continuato coraggiosamente a trasmettere in una situazione di oligopolio. Specie in vista del passaggio dal beauty contest all'asta delle frequenze, nella quale queste emittenti, senza la riserva di un terzo prevista dalla normativa italiana, rischiano di non sopravvivere, bisognerebbe aprire tavoli regionali al fine di introdurre i correttivi indispensabili per salvaguardare il pluralismo informativo e allontanare la possibilità di contenziosi, tenendo conto della specifica realtà pugliese, caratterizzata da una particolare conformazione geografica e dall'elevato numero di emittenti.
PRESIDENTE. Passa all'interrogazione 3-02587 sulla gestione del patrimonio immobiliare della SIAE.
CECCHI, sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali. La SIAE opera secondo norme di diritto privato e non appartiene al comparto della finanza pubblica: la vigilanza statale è quindi limitata agli atti fondamentali della società. Sulla gestione commissariale della SIAE è peraltro in corso un'indagine conoscitiva presso la Camera dei deputati. Riferisce quindi su elementi informativi provenienti dalla Società, che ha fornito chiarimenti e precisazioni sulla valutazione degli immobili e sulla razionalizzazione del fondo pensioni, negando che vi sia stata una svendita e dando assicurazioni sul pagamento delle prestazioni pensionistiche (v. Resoconto stenografico).
VITA (PD). Alla Camera è stata proposta l'istituzione di una Commissione di inchiesta per fare chiarezza su diverse questioni, fra cui quella del fondo di solidarietà. Ciò conferma la scarsa trasparenza di gestione dell'ente pubblico che dovrebbe occuparsi di tutela del lavoro intellettuale anziché di compravendita immobiliare.
PRESIDENTE. Passa all'interrogazione 3-02771 sulla Camera di commercio italiana in Cina.
DE MISTURA, sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Negli ultimi anni le esportazioni italiane in Cina sono aumentate in percentuale considerevole. Nella sua recente visita a Pechino il presidente del Consiglio Monti ha sottolineato l'opportunità di un partenariato strategico in campo commerciale. Il Ministero tramite l'ambasciata ha monitorato la situazione della Camera di commercio in Cina e non ha riscontrato irregolarità, ma alla luce delle segnalazioni fatte continuerà a monitorare e vigilare.
DE LILLO (PdL). Si dichiara soddisfatto della risposta. Proprio l'importanza crescente del mercato cinese impone la piena regolarità di funzionamento di uno strumento fondamentale come la Camera di commercio.
PRESIDENTE.Dà annunzio degli atti di indirizzo e di sindacato ispettivo pervenuti alla Presidenza (v. Allegato B) e comunica l'ordine del giorno della seduta del 17 aprile.
La seduta termina alle ore 16,49.
RESOCONTO STENOGRAFICO
Presidenza del vice presidente NANIA
PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 16,02).
Si dia lettura del processo verbale.
VITA, f.f. segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del giorno precedente.
PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.
Comunicazioni della Presidenza
PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Svolgimento di interrogazioni (ore 16,07)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni.
Saranno svolte per prime le interrogazioni 3-02545 e 3-02679 sulla crisi dei Nuovi Cantieri Apuania (NCA).
Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere congiuntamente a tali interrogazioni.
VARI, sottosegretario di Stato per lo sviluppo economico. Signor Presidente, rispondo congiuntamente alle due interrogazioni poiché le stesse vertono sul medesimo argomento.
Il Ministero dello sviluppo economico ha intrapreso, a fronte della complessa crisi che interessa l'area industriale di Massa e Carrara, un percorso volto alla definizione di un programma di reindustrializzazione e di valorizzazione territoriale, da concludere con un accordo di programma ai sensi dell'articolo 2 della legge n. 99 del 2009, la cui attuazione è affidata a Invitalia, Agenzia nazionale per l'attrazione degli investimenti e lo sviluppo d'impresa.
A valle di tale percorso, è stato sottoscritto il 17 marzo 2010 un protocollo d'intesa nella prospettiva di una migliore posizione sul mercato della società Nuovi Cantieri Apuania, in modo da rendere certa la prosecuzione dell'attività produttiva della società, pur nel quadro generale di criticità del settore della navalmeccanica.
Accanto ad interventi per garantire l'operatività della società, sono stati reputati necessari, in considerazione del particolare contesto economico nel quale opera la società Nuovi Cantieri Apuania, sia il proseguimento delle iniziative utili a riattivare il processo di vendita della stessa società, potendosi prevedere anche eventuali diversificazioni produttive coerenti con la vocazione economico-produttiva della zona, sia la ricerca di una complessiva riduzione dei costi fissi, finalizzata al conseguimento dell'equilibrio economico della società medesima.
Coerentemente con quanto previsto nel succitato protocollo d'intesa, la Nuovi Cantieri Apuania ha acquisito una commessa dalla società Rete Ferroviaria Italiana per la realizzazione di una nave Ro-Ro, nave traghetto, e un'opzione per una seconda nave.
A tale riguardo il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, richiamando quanto comunicato dalla società Ferrovie dello Stato italiane, ha fatto presente che l'attuale commessa arriverà a compimento a dicembre 2012 e non a marzo 2012, come riportato nel testo dell'interrogazione.
Per quanto riguarda l'opzione per la costruzione di una seconda nave, lo stesso Ministero ha comunicato che allo stato attuale non esistono finanziamenti e che al momento non vi è uno specifico interesse da parte della società Rete Ferroviaria Italiana.
Negli ultimi giorni gli uffici del Ministero dello sviluppo economico hanno monitorato la situazione nel sito produttivo insieme alle istituzioni e alle autorità locali, che hanno rappresentato la situazione di tensione seguita allo sciopero di otto ore effettuato dai lavoratori del cantiere navale Nuovi Cantieri Apuania di Marina di Carrara, lo scorso 27 marzo, sciopero motivato dalle maestranze con la necessità di avere garanzie sul piano industriale e quindi sulle commesse dell'azienda. Nella stessa data del 27 marzo 2012 i rappresentanti sindacali sono stati ricevuti dal prefetto di Massa, che ha richiamato l'attenzione del Ministero dello sviluppo economico sulle manifestazioni di protesta in corso e sulle relative ricadute negative in termini economici e sociali, nonché di ordine pubblico.
Dal canto loro, le istituzioni locali hanno contattato il Ministero per sollecitare la rapida convocazione dell'incontro, che è stato previsto per il prossimo 18 aprile.
Consapevole dell'importanza della questione, il Ministero dello sviluppo economico ha ritenuto così di accogliere la richiesta sia delle istituzioni locali sia dei lavoratori, preoccupati per il prosieguo delle attività produttive nel cantiere navale, tutto questo in vista di un auspicabile soluzione positiva della questione.
PASSONI (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PASSONI (PD). Signor Presidente, signor Sottosegretario, avevo anche scritto una lettera al Ministro dello sviluppo economico il 29 marzo per sollecitare un suo intervento per aprire un tavolo: quindi, oltre alle interrogazioni c'era anche questa mia lettera. È importante che l'incontro sia stato fissato: lo dico a lei, signor Sottosegretario, perché ormai c'è una china che andrebbe interrotta, nel senso che si attivano i tavoli nazionali solo quando si è in presenza di un acutizzarsi delle forme di lotta. Questo non è un segnale positivo, non è una bella cosa, e rischia di determinare situazioni che, appunto, portano ad un inasprirsi del conflitto soltanto per ottenere, alla fine, un luogo in cui poter autorevolmente discutere le questioni in campo. Questa richiesta di incontro risale ormai a parecchi mesi fa. Il precedente Governo si era impegnato ad attivare questo tavolo, un tavolo che però ancora non è stato aperto. Adesso c'è l'appuntamento del 18. Proprio ieri le istituzioni hanno stilato, al tavolo istituzionale locale, una specie di piattaforma, che vi è stata inoltrata, finalizzata proprio a tale incontro. Rileggerò attentamente la sua risposta alla mie interrogazioni, ma, se non ho compreso male, in merito alla realizzazione della seconda nave non c'è alcuna certezza, anzi c'è forse ancora meno.
Ora, se il prossimo 18 aprile venisse confermata una scelta di questa natura, è del tutto evidente che, a marzo dico io, a dicembre dite voi, per quanto riguarda l'allestimento della prima nave, al di là di chi ha ragione, saremmo in presenza del precipitare di una situazione grave, pesante.
Invito pertanto il Ministero a fare, in queste ore, tutte le pressioni necessarie perché sia all'orizzonte la possibilità della costruzione della seconda nave e perché Invitalia si assuma le proprie responsabilità anche nel proprio assetto societario. Sono mesi che non succede niente. C'è uno stato di crisi, c'è un assetto societario messo nella maniera che conosciamo, e passa il tempo. Si sarebbero dovute trovare imprese private che potessero subentrare in toto o in parte, ma non è successo nulla.
Siamo quindi in presenza di un assetto societario precario, di una difficoltà di commesse, che oggi credo lei abbia confermato, ma siamo anche in presenza di un cantiere navale con grandi potenzialità di professionalità, di conoscenza, di know-how, di capacità produttiva. Credo che, non solo per i lavoratori che vedrebbero in serio pericolo la loro occupazione, ma per il patrimonio di conoscenza e di professionalità che questo cantiere esprime, sarebbe una sciagura, un delitto se tale cantiere dovesse arrivare a una condizione difficile, se non addirittura tragica.
Ci sono ancora dei giorni a disposizione. Il 18 aprile bisogna, secondo me, e secondo le istituzioni che si sono riunite ieri, che il Ministero faccia gli atti necessari per invertire la china di una situazione che così va molto, molto male.
PRESIDENTE. Seguono le interrogazioni 3-02768 e 3-02796 (già 4-07215) sull'assegnazione di frequenze alle emittenti televisive in Puglia.
Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere congiuntamente a tali interrogazioni.
VARI, sottosegretario di Stato per lo sviluppo economico. Signor Presidente, nella Gazzetta Ufficiale n. 31 del 14 marzo 2012 è stato pubblicato il bando di gara per l'assegnazione delle frequenze in tecnica digitale terrestre alle emittenti televisive locali della Regione Puglia, area tecnica da digitalizzare nel corso dell'anno 2012, ai sensi dell'articolo 4, del decreto-legge n. 34 del 2011, convertito con modificazioni dalla legge n. 75 del 2011.
Nel bando in questione è previsto che tutti ì soggetti legittimamente abilitati alla trasmissione radiotelevisiva in ambito locale, operanti nella Regione Puglia, possano fare domanda per avere l'attribuzione di un diritto d'uso delle frequenze, indipendentemente dalla sede legale o dalla natura provinciale o regionale dell'emittente.
I criteri per la redazione della graduatoria, conformemente all'articolo 4 della citata legge n. 75 del 2011, sono: l'entità del patrimonio al netto delle perdite; il numero dei lavoratori dipendenti con contratto di lavoro a tempo indeterminato in posizione di regolarità contributiva; l'ampiezza della copertura della popolazione; la priorità cronologica di svolgimento dell'attività nell'area, anche con riferimento all'area di copertura.
II bando prevede altresì la possibilità di costituire consorzi o intese per i quali
non è esatto dire che vale solo il punteggio più alto di un partecipante, perché tale punteggio viene aumentato del 20 per cento, 30 per cento, 40 per cento, fino ad un massimo del 50 per cento, se i componenti sono rispettivamente due, tre, quattro, cinque o più.
Nello stesso tempo il bando prevede meccanismi correttivi per i soggetti pluriregionali, con imputazione percentuale dei valori considerati nelle Regioni diverse da quella ove si trova la sede legale.
Al fine di assicurare il pluralismo informativo, sono stati quindi previsti nel bando vari meccanismi a tutela delle emittenti provinciali che, riunite in intese o consorzi, possono ragionevolmente ottenere l'assegnazione del diritto d'uso, fermo restando il numero complessivo di frequenze pianificate per le emittenti locali, pari a 18.
Un'ulteriore garanzia per la continuità del servizio per tutte le attuali emittenti televisive locali viene altresì fornita dall'obbligo di trasporto (per non meno di due programmi) dei contenuti dei soggetti non utilmente collocati nelle graduatorie, posto a carico degli operatori assegnatari di una delle 18 frequenze, ai sensi del citato articolo 4 del decreto-legge n. 34 del 2011, con prezzi orientati al costo e regolamentati dall'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni.
È da rilevare inoltre che nelle aree già digitalizzate alla fine del 2011 (mi riferisco alla Liguria, alla Toscana, alla Provincia di Viterbo, all'Umbria e alle Marche) la modulazione dei diversi ma sostanzialmente identici bandi di gara ha prodotto risultati significativi nell'assegnazione delle frequenze alle intese costituite tra emittenti a copertura provinciale.
GALLO (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GALLO (PdL). Signor Presidente, onorevoli colleghi, ringrazio il ministro Passera e il sottosegretario Vari che lo rappresenta in Aula per la sensibilità dimostrata e la tempestività della risposta, stanti i termini del bando al quale ha fatto riferimento poc'anzi.
L'assegnazione delle frequenze in tecnica digitale terrestre e la loro correlazione con le emittenti locali è un argomento particolarmente importante. Sembra che per tale assegnazione, così come stabilito nel relativo bando, diventi determinante la presenza territoriale di una singola azienda con copertura regionale o di quelle aziende che, fino alla pubblicazione del bando, hanno stretto intese con altre strutture aziendali operando il passaggio dei canali all'azienda capofila; si configurerebbe, quindi, una circostanza possibile solo per i soggetti che avevano già notizia o conoscevano i meccanismi del bando in anticipo.
Ricordo al Governo che la crescita e l'equità sono criteri dichiarati sin dal suo insediamento: quindi, è opportuno che venga incentivata e favorita la crescita delle piccole aziende sul territorio, perché ciò significa essere in sintonia con gli obiettivi di equità e crescita e quindi con i principi delle liberalizzazioni, anch'esse presenti nel programma di governo. Ricordo altresì che il libero mercato migliora la qualità dei servizi e genera occupazione e ricchezza. Senza una pluralità completa, con il coinvolgimento delle emittenti locali che forniscono un'informazione particolare, non c'è un vero e proprio libero mercato. Ritengo quindi equo e strategico - tornando a ciò che dicevo prima - consentire alle aziende televisive locali in associazione d'intesa, come previsto dal bando, la somma dei punteggi di ciascuna azienda partecipante, in modo da poter partecipare e continuare a essere sul mercato.
Si eviteranno interpretazioni di parte o distorte, strumentalizzazioni ma anche contenziosi. Non si tratta di essere a favore o contro qualcuno, ma di dare una risposta adeguata al principio di equità, cui il Governo ha fatto riferimento fin dal suo insediamento.
Ringrazio per la tempestività della risposta e spero che il Governo continui in questa logica di favorire la crescita, soprattutto delle piccole emittenti, la cui sopravvivenza è importantissima nel mercato generale.
VITA (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VITA (PD). Signor Presidente, saluto il Sottosegretario, cui ovviamente do il benvenuto su una materia tanto complessa. Forse, signor Sottosegretario, le manca, per un motivo cronologico, una premessa implicita, una sorta di sottotesto, che spiega tante di queste aporie.
Chissà perché il Governo precedente - giuro che io stesso non saprei dare una risposta approssimativa, neanche induttiva - non ha realizzato il passaggio dall'analogico al digitale in una notte, con uno switch off, in cui si preme semplicemente l'interruttore, magari con un'assistenza tecnica volontaria, come hanno fatto pressoché tutti gli altri Governi, persino quello degli Stati Uniti, che è un Paese un po' più grande dell'Italia.
Negli Stati Uniti, - mi trovavo casualmente lì per un seminario proprio il giorno del passaggio dall'analogico al digitale - l'amministrazione Obama aveva dedicato alle famiglie in difficoltà gruppi di volontari, ingegneri, periti. In Italia, invece, si è optato per una forma anomala (una delle tante anomalie italiane), una sorta di "spezzatino", con l'introduzione del nuovo sistema prima in alcune Regioni, poi in altre, e perfino in qualche Provincia - lei ha ricordato quella di Viterbo (chissà..) - in modo che non vi fosse un contenzioso unico, ma volta per volta e con un potere moltiplicatore. Il caso pugliese è un caso di scuola.
Anche a nome del collega Carofiglio sono qui a testimoniare un'anomalia particolare, come ha già fatto il collega poc'anzi in termini che ho condiviso. La Puglia è infatti una Regione particolarmente complessa, orograficamente diversificata, con un numero di emittenti piuttosto consistente e storicamente determinato. Il tema dei punteggi, in una realtà tanto vasta e sulla base delle aggregazioni tra diverse realtà provinciali affinché diventassero regionali o comunque più consistenti, non è una quisquilia burocratica: è pressoché tutto. Con rispetto parlando, in una Regione più piccola sarebbe stato più semplice.
L'interrogazione è dunque volta a chiedere come mai si è immaginato un punteggio così anomalo, creando delle disfunzioni, per cui emittenti che hanno una realtà locale importante sono sopravanzate da emittenti che trasmettono in Puglia ma vengono da altri territori.
Lei, signor Sottosegretario, ha risposto parzialmente e quindi posso dire, come si diceva nelle vecchie tribune politiche (quelle di Jacobelli), che sono parzialmente soddisfatto. Mi sembra di aver capito che lei abbia affermato che c'è invece una diversificazione di punteggi, per cui questi ultimi non vengono attribuiti solo all'emittente capofila. Se è così, e ci sarà un testo scritto, questo forse sarà un parziale sollievo per le emittenti, tanto preoccupate: solo parziale, perché resta il problema di fondo. Questa sorta di spezzatino, nel passaggio dal sistema analogico a quello digitale, ha creato un problema enorme, che ora diventa gigantesco con il passaggio, auspicabile, dal beauty contest all'asta delle frequenze, dove proprio queste emittenti, se non vi è per loro una riserva di un terzo, come prevede la normativa italiana, in modo da avere una garanzia di poter continuare, rischiano davvero di concludere la loro esistenza.
Inviteremmo pertanto il Governo - e le interrogazioni credo siano strumenti utili per questo - ad approfondire il problema, ad incontrare le associazioni delle emittenti e a promuovere dei tavoli regionali (non per assecondare la moda ormai invalsa di invocarli sempre) per approfondire specificatamente le situazioni, correggerle e dare risposte a quelle emittenti locali che, in fondo, sono un po' come eroine ed eroi dei nostri tempi - perdonatemi, non voglio fare retorica, ma ne ho conosciute tante - perché per continuare a trasmettere oggi, malgrado tutto, dopo anni di concentrazione e di oligopolio, sono passate attraverso una sorta di terribile selezione naturale. E coloro che ancora perseverano hanno, in un certo senso, il diritto di poter continuare ad esistere, immaginando l'Italia in modo un po' diverso da quella un po' omologata che ci è resa dalle grandi stazioni nazionali, molto simili tra loro.
Diamo quindi un sostegno vero, non effimero, all'emittenza locale, perché altrimenti un pezzo d'Italia non si conoscerebbe.
PRESIDENTE. Segue l'interrogazione 3-02587 sulla gestione del patrimonio immobiliare della SIAE.
Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere a tale interrogazione.
CECCHI, sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali. Signor Presidente, mi riferisco all'interrogazione del senatore Vita volta ad avere chiarimenti in merito alle misure da adottare per garantire la trasparenza nella gestione economica della SIAE ed all'avvenuta vendita degli immobili. Al riguardo, vorrei innanzi tutto rammentare che lo stesso ministro Ornaghi ha riferito sull'argomento il 18 gennaio scorso nell'Aula della Camera.
La Società italiana autori ed editori, com'è noto, è un autonomo ente pubblico ed economico a base associativa, il quale, in base alla legge n. 2 del 2008, che di recente l'ha riformato, opera secondo le norme di diritto privato e non appartiene al comparto della finanza pubblica. Gli atti di gestione rientrano pertanto nell'esclusiva competenza degli organi sociali. Sulla SIAE, inoltre, com'è noto, il Ministero concorre alla funzione di vigilanza che è intestata in primo luogo alla Presidenza del Consiglio. Si tratta, tra l'altro, di una vigilanza che la legge limita al controllo sui soli atti fondamentali della società e sulle modifiche statutarie. Gli atti che formano oggetto della presente interrogazione parlamentare, a rigore, non ricadono neppure nell'approvazione delle autorità covigilanti.
In ogni caso, sulla questione che il senatore interrogante ha sollevato, il Ministero non ha mancato di richiedere alla SIAE gli elementi indispensabili per la risposta, trattandosi, tra l'altro, in questa fase, dell'azione di una gestione commissariale nominata dal Governo. Devo ribadire tuttavia che si tratta di elementi informativi provenienti dalla SIAE, sui quali il Governo sta naturalmente svolgendo le dovute verifiche.
È altrettanto noto, inoltre, che è in corso un'indagine conoscitiva presso la VII Commissione permanente della Camera dei deputati, nell'ambito della quale recentemente sono stati auditi ripetutamente i rappresentanti della SIAE e dov'è stata formalizzata in data 7 marzo 2012 la proposta d'istituzione di una Commissione parlamentare d'inchiesta. Le risultanze delle audizioni sono naturalmente consultabili sul sito della Camera.
Venendo dunque al merito delle questioni poste, l'intera operazione dev'essere inquadrata nell'alveo di un processo complessivo di razionalizzazione della gestione del fondo pensioni e, per economia gestionale, anche del patrimonio immobiliare proprio della SIAE, in esecuzione degli obblighi di legge previsti dal decreto legislativo n. 252 del 2005, che disciplina le forme pensionistiche complementari, e dal decreto ministeriale attuativo n. 62 del 2007. In base a tali norme, il ricorso allo strumento dei fondi immobiliari costituisce la modalità appropriata e specificamente indicata di investimento e gestione dei patrimoni degli enti previdenziali in funzione di garanzia della stabilità economica e finanziaria del fondo pensioni.
Com'è noto, moltissimi fondi pensione pubblici e privati hanno fatto ricorso a questo tipo di operazione. L'operazione in questione, peraltro, si iscrive nell'ambito del mandato commissariale, orientandosi all'obiettivo di assicurare il risanamento finanziario e l'equilibrio economico e gestionale della società.
Sulla base della documentazione fornita dalla SIAE, emerge che l'operazione in discussione, avviata nel dicembre 2011 e destinata a completarsi nei primi mesi di quest'anno, ha comportato la costituzione di due fondi immobiliari: l'uno costituito esclusivamente con l'apporto di parte del patrimonio immobiliare del fondo pensioni (denominato fondo Aida), e l'altro costituito con il conferimento del patrimonio della SIAE (denominato fondo Norma).
Il fondo pensioni e la SIAE detengono tutte le quote dei rispettivi fondi immobiliari. Più precisamente, nel fondo Aida confluiscono immobili del fondo pensioni per un valore complessivo di circa 58,83 milioni di euro; nel fondo Norma sono confluiti al momento immobili della SIAE per un valore complessivo di 91,48 milioni di euro.
A proposito del valore degli immobili, mi preme precisare quanto segue: il valore degli immobili del fondo pensioni confluiti nel fondo Aida è stato determinato dalla società CB Richard Ellis Valuation Spa, società leader nel settore delle stime immobiliari, in 80,520 milioni di euro. Nel fondo Aida, tuttavia, non sono confluiti tutti gli immobili, ma solo una parte, individuati nell'atto di apporto al fondo del 28 dicembre 2011, per un valore di 58,830 milioni di euro. Peraltro, il valore di 80 milioni di euro, relativo agli immobili confluiti nel fondo Aida, è all'incirca lo stesso che è riportato nel bilancio consuntivo 2010 del fondo pensioni, dove gli immobili sono iscritti in bilancio per un valore di 82.519.630,00 euro. L'importo di 103 milioni di euro, cui fa riferimento il senatore interrogante, costituirebbe il valore di mercato degli immobili se gli stessi fossero liberi. Viceversa, trattandosi di immobili locati, il Consiglio di amministrazione del fondo pensioni ha deciso, in sede di predisposizione del bilancio consuntivo 2010, di decurtare del 20 per cento il relativo valore, arrivando così a inserire in bilancio la somma di euro 82.519.630,00, che rappresenta in maniera più aderente alla realtà il valore degli immobili in questione.
Per quanto riguarda, invece, il valore degli immobili della SIAE, occorre precisare che, diversamente da quanto asserito dall'interrogante, il patrimonio totale (suddiviso in tre categorie: a) strumentale, b) non strumentale commerciale, c) non strumentale residenziale) è iscritto a bilancio per un valore netto pari ad euro 107.750.805,00, mentre, da perizia effettuata dalla società CB Richard Ellis Spa, il valore degli immobili viene stimato in euro 205,260 milioni di euro. Nel fondo Norma, però, confluisce soltanto parte dell'intero patrimonio SIAE e, precisamente, gli immobili strumentali e quelli non strumentali commerciali. Al momento, inoltre, sono confluiti nel fondo solamente due asset immobiliari, per un ammontare di 91,480 milioni di euro, sulla base della stima effettuata, come sopra riferito, dalla società indipendente CB Richard Ellis Valuation Spa, società leader nel settore delle stime immobiliari.
Nella documentazione fornita dalla SIAE viene altresì sottolineato che, nel rispetto della normativa vigente, tutti i valori di apporto sono stati oggetto, da parte di primari operatori del settore immobiliare, di attestazione peritale documentativa del fatto che non vi è stata alcuna svendita del patrimonio.
I due fondi sono gestiti da Sorgente SGR, società di gestione di risparmio vigilata dalla Banca d'Italia e dalla Consob, scelta dalla SIAE mediante la procedura di beauty contest, strumento diffuso per individuare il soggetto che meglio risponde alle caratteristiche del promotore dell'operazione, dopo aver consultato tre società SGR di comprovata esperienza. L'operazione, come conferma ancora la SIAE, prevede altresì la sottoscrizione da parte del fondo pensioni, di una polizza assicurativa con la compagnia Allianz-RAS che garantisca il pagamento delle prestazioni pensionistiche.
Per ottenere le risorse necessarie al pagamento del premio unico della polizza assicurativa, il fondo pensioni potrà comunque trasferire le quote di partecipazione dal fondo Aida al fondo Norma, il quale provvederà a corrispondere un prezzo pari al valore degli immobili apportati nel fondo oggetto di cessione. La SIAE - e questo è un dato importante - si è già dichiarata disponibile a fornire il contributo straordinario necessario a coprire la differenza tra il prezzo delle quote del fondo Aida e il premio unico.
La gestione commissariale assicura che l'intera operazione garantirà maggior efficienza gestionale, poiché i canoni di locazione corrisposti per il mantenimento degli immobili strumentali andranno a vantaggio del fondo Norma, il quale beneficerà dunque dei rendimenti derivanti dalla gestione del fondo medesimo.
Concludo rassicurando il senatore interrogante che il Ministero effettuerà tutte le forme di vigilanza di sua competenza, vigilanza che condivide, com'è noto, con la Presidenza del Consiglio dei Ministri.
VITA (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VITA (PD). Signor Presidente, signor Sottosegretario, prendo atto delle sue parole. Cercherò di approfondire i termini che lei ha qui esposto. Suppongo che siano stati forniti dalla medesima SIAE e credo che lei, dunque, abbia fatto con autorevolezza da tramite per un discorso che proviene dalla società in questione, che è una disamina ex novo di un problema.
Quando si parla di immobili entriamo nel vivo di una contemporaneità molto accesa: questo transito dalla seconda alla terza Repubblica passa - chissà - per vicende di case, e qui siamo nel vivo di un tema stringente.
Non per toglierle la speranza, signor Sottosegretario, le dico che i colleghi dell'altro ramo del Parlamento hanno deciso unanimemente di chiedere al Presidente della Camera, dopo l'indagine conoscitiva, di istituire una vera e propria Commissione d'inchiesta sulla SIAE, avendo acclarato - i colleghi di tutte le parti politiche, unanimi - come attorno alla vicenda SIAE, non per caso commissariata, si siano sollevate questioni non piccole, inerenti ad argomenti di diversa natura: dal tema delicatissimo del fondo di solidarietà (improvvisamente sottratto a tante persone che hanno passato la vita nel mondo dell'arte e dello spettacolo), al più generale capitolo del diritto d'autore, al tema degli immobili. Su quest'ultimo spendo solo qualche parola, riservandoci - sono infatti numerosi i colleghi firmatari di questa interrogazione - di approfondire.
L'interrogazione ruota attorno a due espressioni. La prima è «prezzo inferiore al suo valore effettivo». Questa è apparsa nella documentazione, e lei naturalmente ha parzialmente risposto che era contemplata solo una parte degli immobili; tuttavia, il prezzo è comunque sembrato basso, considerato che stiamo parlando di immobili situati a Roma, anche in zone di prestigio. La seconda terminologia utilizzata, che noi sottoponiamo all'attenzione del Governo, riguarda l'espressione relativa alla confluenza dei valori immobiliari nei fondi Aida e Norma. Quale è mai il motivo per cui la Società italiana degli autori e degli editori, che dovrebbe tutelare il lavoro intellettuale diffuso e, per fortuna, in Italia ancora vivo, si mette a fare - parlo a voce bassa perché siamo in un'Aula autorevolissima - compravendita di immobili? È sembrato francamente un po' fuori, nella migliore delle ipotesi, dalla missione che la Società italiana degli autori ed editori dovrebbe avere.
Allora, si pone qualche interrogativo al Governo, Governo che è di recente costituzione e che, quindi, non può avere su di sé il fardello di una stagione precedente. Questo va riconosciuto e sottolineato. Ma proprio per questo, e per il suo essere Governo tecnico - mi permetta, signor Sottosegretario - e, quindi, avulso da pressioni e quant'altro, esso potrebbe mettere finalmente il naso in questa società.
Concludo, signor Presidente, con un'invocazione. Le interrogazioni sono strumento per un dialogo tra le istituzioni e per rispondere ai cittadini. Dunque, sia questa l'occasione per accendere i riflettori sulla SIAE. La società è sì commissariata, ma questo commissariamento è già stato prorogato: serve qualcosa di più, perché pare un po' inadeguato.
La vicenda immobili, al netto di altre considerazioni che potrebbero venire in mente, richiede una specificazione seria sul futuro della SIAE.
PRESIDENTE. Segue l'interrogazione 3-02771 sulla Camera di commercio italiana in Cina.
Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere a tale interrogazione.
DE MISTURA, sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Signor Presidente, rispondo volentieri all'interrogazione del senatore De Lillo, ringraziandolo anche per averci dato la possibilità di approfondire un argomento che va costantemente vigilato.
Vorrei formulare due commenti generali e due particolari. Il primo è che il contesto nel quale questa interrogazione si è inserita è un contesto che ci interessa molto, perché riguarda il rapporto economico tra la Cina e l'Italia e - come abbiamo visto - la Cina ha ormai un'importanza economica straordinaria, non soltanto per noi ma per tutta l'Europa e il resto del mondo. La recente visita del presidente del Consiglio Monti in questo senso è stata fondamentale, perché abbiamo in qualche modo potuto rimarcare il fatto che c'è bisogno di un partenariato strategico tra la Cina e l'Italia, anche e soprattutto nel campo commerciale.
Le esportazioni nel 2011 sono salite del 25,6 per cento, siamo arrivati a circa 17,4 miliardi di dollari di esportazioni italiane in Cina, quindi (è questo il punto che l'interrogante solleva) è importante che vi sia una Camera del commercio che funzioni e, soprattutto, una Camera del commercio che sia attiva. Di qui l'importanza anche di verificare se tutte le regole vengono applicate. La sua interrogazione ci ha aiutato, perché noi abbiamo monitorato e verificato tramite l'ambasciata (se n'è occupato l'ambasciatore in persona) se vi siano state gravi irregolarità e, dall'altra parte, delle palesi violazioni dello statuto. Non sono state riscontrate, ma questo non toglie nulla al fatto che l'ambasciata adesso ha una chiara indicazione da parte nostra, grazie al suo intervento, di continuare a monitorare e a vigilare.
DE LILLO (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE LILLO (PdL). Signor Presidente, desidero innanzitutto ringraziare il Governo nella persona del sottosegretario de Mistura, per la tempestività e l'attenzione (devo dire non frequentissima, anzi piuttosto rara) avuta nel rispondere a questa sollecitazione contenuta nell'atto di sindacato ispettivo, nello spirito di porre la maggiore attenzione possibile in un mercato situato in un ambito territoriale come quello della Cina, in cui la nostra Camera di commercio può svolgere un'azione fondamentale per lo sviluppo della nostra economia con un partner fondamentale e per noi strategico come la Cina.
Mi ritengo quindi pienamente soddisfatto dell'intervento del Sottosegretario, nell'ottica appunto di continuare la collaborazione con le nostre autorità diplomatiche in Cina e con la nostra Camera di commercio, per poter evidenziare tutti gli aspetti al fine di un miglioramento dell'attività della Camera di commercio stessa, in quanto la situazione caratterizzata da grandi distanze nel territorio della Cina può portare a non sempre raggiungere il plenum delle presenze nell'assemblea costituente la Camera di commercio stessa.
Ringrazio ancora il Sottosegretario per il suo intervento.
PRESIDENTE. Lo svolgimento delle interrogazioni all'ordine del giorno è così esaurito.
Mozioni, interpellanze e interrogazioni, annunzio
PRESIDENTE. Le mozioni, interpellanze e interrogazioni pervenute alla Presidenza saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Ordine del giorno per la seduta di martedì 17 aprile 2012
PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica martedì 17 aprile, alle ore 16,30, con il seguente ordine del giorno:
La seduta è tolta (ore 16,49).
Allegato A
INTERROGAZIONI
Interrogazioni sulla crisi dei Nuovi Cantieri Apuania (NCA)
(3-02545) (14 dicembre 2011)
PASSONI. - Ai Ministri dello sviluppo economico, del lavoro e delle politiche sociali e delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:
i Nuovi cantieri navali apuania (NCA) costituiscono un centro produttivo essenziale per il territorio di Massa e Carrara che occupa oggi 150 lavoratori diretti e quasi il doppio nell'indotto;
la chiusura dello stabilimento andrebbe ad aggravare di ulteriori costi sociali una provincia che sta subendo pesantemente gli effetti della deindustrializzazione prodotti dalla crisi economica;
ancora fino al prossimo giugno 2012, NCA ha in produzione la nave di Ferrovie dello Stato commissionata un anno fa. Tuttavia a partire da marzo 2012 gran parte dei lavoratori torneranno in regime di cassa integrazione in deroga, dato che sono già stati esauriti gli altri strumenti di ammortizzazione sociale;
in un recente incontro con le rappresentanze sindacali unitarie, l'Amministratore delegato di NCA ha chiarito che si allontana la possibilità che venga confermata la costruzione della nave gemella prevista, e che la crisi finanziaria e la concorrenza internazionale non lasciano molte prospettive di nuove commesse indispensabili per il futuro dello stabilimento e del mantenimento degli attuali livelli occupazionali;
la mancanza di certezze in merito al futuro assetto societario (attualmente 100 per cento Invitalia) e il protocollo sull'accordo di programma che impone la liquidazione in mancanza di un soggetto industriale privato, lasciano i lavoratori in una condizione di insopportabile precarietà e assenza di prospettive per il loro futuro,
si chiede di sapere:
se il Governo non ritenga necessario intervenire affinché sia assicurata la commessa riguardante la seconda nave di Ferrovie dello Stato;
se intenda convocare un tavolo di discussione nazionale con la proprietà di Invitalia e le rappresentanze dei lavoratori per delineare eventuali strategie di salvataggio e rilancio dello stabilimento compatibili con la salvaguardia dell'occupazione e del territorio di Massa e Carrara.
(3-02679) (23 febbraio 2012)
PASSONI. - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:
come l'interrogante ha fatto presente nell'atto di sindacato ispettivo 3-02545 al quale non è pervenuta risposta, i Nuovi Cantieri navali Apuania (NCA) costituiscono un centro produttivo essenziale per il territorio di Massa e Carrara che occupa oggi 150 lavoratori diretti e quasi il doppio nell'indotto;
la chiusura dello stabilimento andrebbe ad aggravare di ulteriori costi sociali una provincia che sta subendo pesantemente gli effetti della deindustrializzazione prodotti dalla crisi economica;
come recentemente evidenziato in una lettera indirizzata al Ministero dello sviluppo economico dall'assessore regionale toscano al lavoro e alle attività produttive, Gianfranco Simoncini, l'attuale condizione produttiva dei Nuovi Cantieri navali Apuania di Marina di Carrara sta diventando tanto più critica quanto più si avvicina la fine della lavorazione della nave commissionata nell'aprile 2011, su finanziamento del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti;
l'attuale commessa arriverà infatti a compimento a marzo 2012, ed è collegata alla realizzazione di una seconda nave, la cui opzione scadrà il 13 giugno 2012 e non è ancora stata ancora confermata. Le difficoltà del settore in una fase di crisi come questa, inoltre, non lasciano molte prospettive di nuove commesse che sarebbero indispensabili per il futuro dello stabilimento e del mantenimento degli attuali livelli occupazionali,
si chiede di sapere se il Governo non ritenga necessario intervenire per convocare, come richiesto dalla Regione Toscana, un tavolo di discussione nazionale con la proprietà e le rappresentanze dei lavoratori per valutare gli assetti societari futuri ed eventuali strategie di rilancio di uno stabilimento strategico per il territorio.
Interrogazioni sull'assegnazione di frequenze alle emittenti televisive in Puglia
(3-02768) (29 marzo 2012)
GALLO, CASOLI, AMATO, MARITATI, AMORUSO, COSTA, D'AMBROSIO LETTIERI, LICASTRO SCARDINO, MORRA, NESSA, SACCOMANNO. - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:
per oltre 40 anni il comparto delle aziende televisive locali private della Puglia ha assicurato un patrimonio di idee e di comunicazione pluralista in favore delle comunità pugliesi;
il processo di attuazione per il digitale delle frequenze radiotelevisive della Puglia sta producendo, sin da ora, effetti devastanti che potrebbero avere come conseguenza la scomparsa della stragrande maggioranza della televisione locale in ambito provinciale o territoriale;
il bando - pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 31 del 14 marzo 2012, 5ª serie speciale - relativo all'assegnazione delle frequenze in tecnica digitale terrestre alle emittenti televisive locali della Puglia mette a disposizione della Regione (territorio di rilevante vastità, lungo circa 400 chilometri) un numero di frequenze pari a 18, che in realtà si riducono a 16 poiché nel 2015 è prevista la riduzione di ulteriori frequenze. Oltre a ciò, altri 10 canali saranno sottratti per altri servizi;
per l'assegnazione delle frequenze, il bando in questione mette a disposizione 45 punti su 100 per chi ha una copertura regionale. Tuttavia lo stesso bando, pur ammettendo una forma di intesa associativa tra più televisioni di diverse province della Puglia - e in considerazione dell'interpretazione che gli uffici ministeriali darebbero al bando - non darebbe la possibilità di sommare il punteggio di ciascuna azienda televisiva, provinciale o territoriale, in un'associazione di intesa, ma il punteggio sarebbe soltanto calcolato per un'azienda capofila, cioè un'azienda provinciale o territoriale, anche se nell'intesa le aziende associate, insieme, coprono gran parte del territorio regionale;
considerato che:
le frequenze programmate per il digitale in Puglia, secondo l'interpretazione degli uffici ministeriali, saranno esclusivamente a favore di gruppi televisivi regionali e di altre aziende televisive provenienti da altre regioni che sono presenti con impianti di alta frequenza sul territorio pugliese e dove perlopiù si programmano televendite e messaggi promozionali;
gli elementi di riferimento fino ad oggi presi in considerazione - come a esempio la graduatoria regionale del Corecom - sono stati il numero dei dipendenti e il fatturato delle aziende televisive. Mentre per l'assegnazione delle frequenze regionali, così come stabilito nel bando, diventa determinante la presenza territoriale di una singola azienda con copertura regionale o di quelle aziende che fino alla pubblicazione del bando hanno fatto intese con altre strutture aziendali operando con il passaggio dei canali all'azienda capofila. Circostanza possibile solo per quei pochi che sapevano dell'interpretazione che si sarebbe data al bando;
situazione di enorme gravità che riguarda non solo l'apparato televisivo locale, che ha dato voce in tutti questi anni ai 100 campanili d'Italia, ma che, attraverso le norme del bando e le interpretazioni capestro, allo stesso fatto riferimento, impediscono di fatto alla vera emittenza locale di sopravvivere alla riforma del digitale,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo intenda farsi carico in via urgente di una decisione volta a garantire il pluralismo dell'informazione del quale finora si è fatto carico la televisione locale di dimensione provinciale;
se ritenga opportuno, per la certezza del diritto, adottare gli opportuni provvedimenti al fine di consentire, in un'associazione di intesa così come prevista nel bando, la somma dei punteggi di ciascuna azienda televisiva partecipante. Anche in considerazione del fatto che, ove non vi fosse certezza e urgenza, le aziende televisive colpite da questo iniquo trattamento si troveranno costrette ad adire tutte le sedi nazionali ed europee per tutelare la difesa del pluralismo e di una democrazia veramente partecipata e vissuta.
(3-02796) (11 aprile 2012) (già 4-07215 ) (29 marzo 2012)
CAROFIGLIO, VITA. - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:
il decreto-legge n. 34 del 31 marzo 2011, pubblicato sulla Gazzetta Ufficialen. 74 del 14 marzo 2012, contenente le norme del passaggio al digitale terrestre per la Regione Puglia, all'art. 2 prevede la possibilità da parte di più emittenti di costituire delle intese per concorrere congiuntamente all'assegnazione di un canale digitale;
ciò sta creando una grave situazione nel comparto delle aziende televisive locali private della Puglia. Il processo di attuazione del passaggio al digitale delle frequenze radiotelevisive della regione potrebbe causare la scomparsa della stragrande maggioranza dell'emittenza locale in ambito provinciale o territoriale;
per 1'assegnazione delle frequenze il bando mette a disposizione 45 punti su 100 per chi abbia una copertura regionale. Tuttavia lo stesso bando, pur ammettendo una forma di intesa associativa tra più televisioni di diverse province della Puglia, non darebbe la possibilità, nel caso d'intesa di sommare il punteggio di ciascuna azienda televisiva, provinciale o territoriale. Il punteggio sarebbe calcolato soltanto per un'azienda capofila, cioè un'azienda provinciale o territoriale, anche se nell'intesa le aziende associate, insieme, coprono gran parte del territorio regionale. Se lo spirito dell'intesa è di riunire sinergicamente le emittenti provinciali o pluriprovinciali in un sistema che possa consentire la copertura di un'intera regione, sarebbe logico che il criterio fosse applicato come sommatoria dei valori delle singole partecipanti alle intese e non secondo l'interpretazione del Ministero, che considera il punteggio massimo di una sola emittente all'interno dell'intesa;
il criterio della sommatoria dei valori consentirebbe di non penalizzare la forma associativa anche in relazione al pericolo che la metodologia di calcolo del Ministero potrebbe determinare a vantaggio di emittenti televisive che da fuori regione sono presenti con un sistema di irradiazione del segnale a copertura regionale,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della grave situazione che si sta verificando per le emittenti locali pugliesi, e in particolare sia consapevole che le frequenze programmate per il digitale in Puglia saranno assegnate esclusivamente a gruppi televisivi regionali e ad aziende televisive provenienti da altre regioni presenti con impianti di alta frequenza sul territorio pugliese, la cui programmazione per lo più consiste in televendite e messaggi promozionali;
se non ritenga di intervenire immediatamente per scongiurare il rischio che le aziende televisive, le quali hanno dato voce alle realtà locali, siano colpite da questo iniquo trattamento lesivo (che, di fatto, impedirà alla vera televisione locale di sopravvivere alla riforma del digitale), e per la difesa del pluralismo dell'informazione.
Interrogazione sulla gestione del patrimonio immobiliare della SIAE
(3-02587) (17 gennaio 2012)
VITA, LEGNINI, ADAMO, AMATI, ARMATO, BARBOLINI, BLAZINA, CHITI, CHIURAZZI, DE SENA, DI GIOVAN PAOLO, DONAGGIO, FERRANTE, FRANCO Vittoria, GIARETTA, GRANAIOLA, MARITATI, MAZZUCONI, NEROZZI, RUSCONI, PERDUCA, MARCUCCI, MARINO Mauro Maria, SOLIANI. - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri per i beni e le attività culturali e dell'economia e delle finanze - Premesso che:
la SIAE (Società italiana degli autori ed editori) ai sensi della legge 9 gennaio 2008, n. 2, recante "Disposizioni concernenti la Società italiana degli autori ed editori", è ente pubblico economico a base associativa;
l'art. 1, comma 3, della suddetta legge, prevede che "il Ministro per i beni e le attività culturali esercita, congiuntamente con il Presidente del Consiglio dei ministri, la vigilanza sulla SIAE. L'attività di vigilanza è svolta sentito il Ministro dell'economia e delle finanze, per le materie di sua specifica competenza";
il 26 ottobre 2009 il dottor Gaetano Blandini, direttore generale per il cinema presso il Ministero per i beni e le attività culturali, è stato nominato nuovo direttore generale della SIAE;
il 9 marzo 2011, con decreto del Presidente della Repubblica, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 81 dell'8 aprile 2011, il dottor Gian Luigi Rondi è stato nominato commissario straordinario della SIAE. Con lo stesso decreto sono stati nominati sub commissari del medesimo ente il professor avvocato Mario Stella Richter e l'avvocato Domenico Luca Scordino che sembrerebbe essere l'avvocato di fiducia del direttore generale Gaetano Blandini;
come emerge dalle considerazioni contenute nello stesso decreto il commissariamento dell'ente si è ritenuto necessario a causa dell'impossibilità di funzionamento degli organi deliberativi dovuto ad una "sofferenza" del modello di governance della Società e alla mancata approvazione del bilancio preventivo 2011, propedeutico all'attuazione del piano strategico 2010-2013, indispensabile per un adeguato risanamento economico-finanziario della società;
il 28 dicembre 2011 risulterebbe firmato un atto notarile che dispone la cessione dei palazzi del Fondo Pensioni della SIAE al "Fondo Aida": sei immobili situati a Roma, il cui prezzo viene fissato in ottanta milioni di euro, a fronte del bilancio 2010 in cui era stato valutato un prezzo di 103 milioni di euro;
gli immobili della SIAE verrebbero inoltre ceduti al "Fondo Norma" ad un prezzo concordato di 180 milioni di euro; tuttavia il valore dei palazzi è stato stimato in 360 milioni di euro;
i palazzi SIAE sono stimati complessivamente 463 milioni di euro; gli introiti risulterebbero essere pari a 260 milioni di euro;
la società incaricata per la vendita risulta essere la "Sorgente Group", società di diritto italiano al vertice di un gruppo che opera nel settore della finanza immobiliare con 4 società di gestione del risparmio e con 25 società immobiliari;
già nell'interrogazione pubblicata il 29 novembre 2011 (atto 4-06311) si sottolineava la mancanza di trasparenza nella gestione economica della SIAE a fronte del bilancio 2010 del Fondo Pensioni,
si chiede di sapere:
se il Governo sia a conoscenza dei fatti riportati in premessa;
quali misure ritenga necessario adottare per garantire la trasparenza nella gestione economica della SIAE, quale ente pubblico economico;
quali iniziative intenda intraprendere per chiarire i motivi per cui l'incarico di vendita degli immobili sia stato affidato alla "Sorgente Group" ad un prezzo inferiore del suo valore effettivo e quali siano i motivi per cui gli immobili verrebbero confluiti nei fondi "Aida" e "Norma".
Interrogazione sulla Camera di commercio italiana in Cina
(3-02771) (29 marzo 2012)
DE LILLO. - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro degli affari esteri -
Premesso che:
la Camera di commercio italiana in Cina (CCIC) è un'associazione libera ed elettiva costituita nella Repubblica popolare cinese da operatori, imprenditori ed organizzazioni economiche italiane e straniere. Le sue attività sono regolate da uno statuto, dalle leggi della Repubblica italiana e dalle leggi della Repubblica popolare cinese;
la Camera di commercio italiana in Cina è riconosciuta dal Governo cinese e dal Governo italiano;
la CCIC è finanziata dal Ministero dello sviluppo economico;
l'articolo 11, comma 4, dello statuto prevede che l'assemblea dei soci è valida quando sia stata regolarmente convocata e quando all'ora prefissata sia presente o rappresentato almeno un quarto dei soci votanti. Non verificandosi tali condizioni, l'assemblea non è costituita e non può deliberare;
il Ministero degli affari esteri è stato informato, per tramite della rappresentanza diplomatica italiana a Pechino, di possibili irregolarità sulle convocazioni e deliberazioni dell'assemblea per mancanza del quorum richiesto dallo statuto,
si chiede di sapere quali risultino essere le conclusioni raggiunte dalla rappresentanza diplomatica italiana a Pechino in merito alla questione, e, qualora corrisponda al vero il mancato rispetto dello statuto da parte della Camera di commercio italiana in Cina, se il Governo non ritenga opportuno che si provveda a sospendere temporaneamente il riconoscimento ed il finanziamento ad essa accordato .
Allegato B
Congedi e missioni
Sono in congedo i senatori: Aderenti, Bosone, Carrara, Chiti, Ciampi, Colombo, Alberto Filippi, Galperti, Marinaro, Mazzuconi, Paravia, Pera e Anna Maria Serafini.
Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Dini, per attività della 3a Commissione permanente; Caruso, De Sena, Li Gotti e Maritati, per attività della Commissione parlamentare d'inchiesta sul fenomeno della mafia e sulle altre associazioni criminali, anche straniere; Cabras, De Gregorio, Gamba, Lannutti e Malan, per attività dell'Assemblea parlamentare NATO.
Disegni di legge, trasmissione dalla Camera dei deputati
Ministro affari europei
Presidente del Consiglio dei ministri
(Governo Monti-I)
Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 15 marzo 2012, n. 21, recante norme in materia di poteri speciali sugli assetti societari nei settori della difesa e della sicurezza nazionale, nonché per le attività di rilevanza strategica nei settori dell'energia, dei trasporti e delle comunicazioni (3255)
(presentato in data 12/4/2012)
C.5052 approvato dalla Camera dei deputati.
Disegni di legge, annunzio di presentazione
Presidente del Consiglio dei ministri
(Governo Monti-I)
Istituzione della Giornata dell'unità d'Italia (3256)
(presentato in data 12/4/2012).
Disegni di legge, assegnazione
In sede referente
Commissioni 5° e 6° riunite
Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 15 marzo 2012, n. 21, recante norme in materia di poteri speciali sugli assetti societari nei settori della difesa e della sicurezza nazionale, nonché per le attività di rilevanza strategica nei settori dell'energia, dei trasporti e delle comunicazioni (3255)
previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 3° (Affari esteri, emigrazione), 4° (Difesa), 5° (Bilancio), 8° (Lavori pubblici, comunicazioni), 10° (Industria, commercio, turismo), 13° (Territorio, ambiente, beni ambientali), 14° (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali; E' stato inoltre deferito alla 1° Commissione permanente, ai sensi dell'articolo 78, comma 3, del Regolamento.
C.5052 approvato dalla Camera dei deputati
(assegnato in data 12/04/2012).
Governo, trasmissione di atti per il parere
Il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, con lettera in data 3 aprile 2012, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 32, comma 2, della legge 28 dicembre 2001, n. 448 - lo schema di decreto ministeriale recante istituzione della tabella triennale degli enti privati di ricerca 2011-2013 nonché riparto dello stanziamento iscritto nello stato di previsione della spesa del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca per l'anno 2011, relativo a contributi ad enti, istituti, associazioni, fondazioni ed altri organismi, con riferimento agli enti privati di ricerca (460).
Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alla 7a Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il 2 maggio 2012.
Mozioni
PARDI, GIAMBRONE, BELISARIO, BUGNANO, CAFORIO, CARLINO, DE TONI, DI NARDO, LANNUTTI, LI GOTTI, MASCITELLI, PEDICA - Il Senato,
premesso che:
la riforma della scuola secondaria superiore, di cui ai decreti del Presidente della Repubblica n. 87, n. 88 e n. 89 del 2010, prevedendo il riordino dei licei e degli istituti tecnici e professionali, ha di fatto disposto la totale soppressione dell'insegnamento della storia dell'arte negli istituti professionali, nonché la significativa riduzione delle ore di insegnamento della disciplina artistica sia negli istituti tecnici che nei licei;
nel caso del liceo classico, ad esempio, si effettuavano due ore di storia dell'arte settimanali per tutti i cinque anni di corso mentre, a seguito della riforma, sono previste due ore negli ultimi tre anni e nessuna nei primi due anni, durante i quali l'insegnamento della storia dell'arte correva parallelo a quello della storia e della lingua greca e latina;
nel liceo scientifico, alle due ore settimanali di storia dell'arte, oggi corrispondono sempre due ore ma comprensive di «disegno e storia dell'arte»;
gli interventi normativi sono il risultato di un percorso politico mirato e scientemente organizzato dall'ultimo Governo Berlusconi (soprattutto nei suoi primi tre anni di vita) - si ricordi, a mero titolo d'esempio, l'affermazione, divenuta celebre, del Ministro dell'economia e delle finanze pro tempore Tremonti secondo cui: "Con la cultura non si mangia" - al fine di mortificare, deprimere, inaridire ogni desiderio culturale, sia che esso provenisse dagli operatori del settore, intesi lato sensu, sia dai destinatari dell'insegnamento dell'arte, o della cultura in genere, all'interno delle scuole: gli studenti;
a riprova di ciò si ricorda che il solo decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, ha previsto, relativamente al settore della cultura: 1) la sostanziale rinuncia all'intervento pubblico nel settore prevedendo divieti al finanziamento sia a livello nazionale nonché regionale e locale (è diventato impossibile per le amministrazioni pubbliche continuare a svolgere, finanziandolo, il compito istituzionale di promozione e diffusione della cultura. Anche all'interno delle scuole); 2) la riduzione della capacità di gestione ed erogazione dei servizi, da parte degli operatori pubblici, bloccando il processo di modernizzazione e di produzione dell'offerta; 3) la preclusione sostanziale all'esercizio dell'autonomia ed alla capacità di intervento delle imprese che gestiscono la cultura nel nostro Paese (enti pubblici, fondazioni, società private), con il rischio che il peso della gestione dei servizi, anche quelli non più posti in essere, ricada sulle spalle dei soli enti pubblici, oltre che degli ormai disorientati operatori scolastici; 4) un oggettivo passo indietro rispetto alla possibilità che si verifichi un'attrazione di capitale privato nella gestione dei beni e delle attività culturali; 5) la soppressione dell'Ente teatrale italiano (ETI); 6) la riduzione del contributo statale, anche per le realtà culturali che hanno raggiunto importanti quote di autofinanziamento; 7) la riduzione del finanziamento statale al comparto, compromettendo fortemente l'attività delle realtà più "deboli" ma comunque importanti o, addirittura, pregiudicandone la sopravvivenza; 8) l'impossibilità per i Comuni di minori dimensioni di dotarsi di strumenti di gestione dei servizi anche culturali e sociali; 9) la decurtazione degli stanziamenti per il Ministero per i beni e le attività culturali di ben 58 milioni di euro per ciascun anno dal 2011 al 2013, di cui 50 milioni al solo capitolo riguardante la tutela e la valorizzazione dei beni e attività culturali. Il bilancio del Ministero è oggi paria circa lo 0,20 per cento del bilancio dello Stato;
considerato che:
l'insegnamento della storia dell'arte ha un'indubbia valenza formativa, per le molteplici correlazioni che essa ha con la crescita dell'individuo. Basti pensare all'importanza che la conoscenza del patrimonio culturale, storico ed artistico riveste nella preparazione culturale della persona, nella sua educazione nonché nell'acquisizione di una consapevole coscienza civile;
l'Italia, con una superficie pari allo 0,2 per cento delle terre emerse del globo, detiene un patrimonio culturale pari al 5 per cento dei tesori mondiali (lista patrimoni Unesco "siti culturali e ambientali"). Di gran lunga la concentrazione maggiore del pianeta, ma paradossalmente la politica - che controlla largamente anche questo settore - non è in grado di valorizzare questa ricchezza. Il patrimonio artistico italiano, peraltro, troppo spesso subisce atti vandalici o si deteriora per l'incuria: si pensi agli accadimenti relativi all'area degli scavi di Pompei;
solo fino a pochi anni fa, la scuola e l'università - ed il fondamentale insegnamento della storia dell'arte al loro interno - sono state il principale ascensore sociale del nostro Paese;
la nostra società registra una netta divisione tra chi non riesce a fruire del patrimonio e delle produzioni culturali, tra chi non riesce ad accedere alla formazione, alla cultura ed alla coscienza critica e chi riesce a farlo solo perché finanziariamente agiato. Generando con ciò un'ulteriore grave disuguaglianza: non solo tra "chi ha" e "chi non ha", ma anche tra "chi sa" e "chi non sa";
negli scorsi anni, tra le altre, l'Associazione nazionale insegnanti storia dell'arte (ANISA) ed il Fondo per l'ambiente italiano (FAI) hanno scritto al Presidente della Repubblica al fine di ribadire la centralità dell'insegnamento della storia dell'arte nella scuola, nonché delle forme complesse del suo sviluppo storico nella formazione civica e culturale dei giovani;
il valore ascrivibile all'articolo 9 della Carta costituzionale, in cui è solennemente sancito lo sviluppo della cultura, della ricerca scientifica e tecnica nonché, segnatamente, la tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico, è da ritenersi, oltre che fondamentale, anche attualissimo;
l'educazione all'arte e alla tutela del patrimonio fa parte delle competenze chiave stabilite dalla strategia di Lisbona e ribadite dal Parlamento europeo e dal Consiglio attraverso la raccomandazione del 18 dicembre 2006 (2006/962/CE);
il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca ha accolto, ma non ancora promosso adeguatamente, la Road Map per l'Educazione artistica individuata dall'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'educazione, la scienza e la cultura (UNESCO);
anche in attuazione di direttive europee, tale Ministero, nell'individuare "quattro assi culturali fondamentali" ha previsto "le conoscenze fondamentali delle diverse forme di espressione e del patrimonio artistico" nonché "la sensibilità alla tutela e alla conservazione dei beni culturali e la coscienza del loro valore" (regolamento di cui al decreto del Ministro della pubblica istruzione n. 139 del 2007);
diversi presentatori del presente atto di indirizzo sono anche firmatari di innumerevoli atti di sindacato ispettivo, rimasti senza risposta, in materia di insegnamento della storia dell'arte e, tra questi si cita, da ultimo, l'atto 3-02618, relativo all'incomprensibile soppressione dell'insegnamento dell'anatomia artistica;
considerato inoltre che:
la percentuale di giovani italiani che conseguono il diploma è dell'11 per cento inferiore alla media OCSE, mentre arriva alla laurea solo il 20 per cento degli immatricolati, contro una media del 37 per cento dei Paesi avanzati;
il nostro Paese investe in formazione, cultura e ricerca solo il 2,4 per cento del PIL, mentre la media delle economie occidentali è del 4,9 per cento;
quasi la metà del nostro PIL è generato da produzioni, anche culturali ed artistiche, di qualità, eppure il nostro Paese non scommette sull'istruzione, la ricerca, la cultura;
ritenuto che:
l'insegnamento della storia dell'arte ha indubbiamente costituito un fattore riequilibrante delle oggettive lacune esistenti nei differenti percorsi di studio (curricula) dell'istruzione secondaria superiore;
l'istruzione, la ricerca e la cultura sono una ricchezza dell'Italia e di tutti gli italiani, ovvero beni pubblici sui quali occorre intervenire, in quanto le risorse loro dedicate non sono da ritenersi spese ma investite;
non si può assolutamente sottovalutare la difesa di beni che fanno la storia del Paese. Ma senza la conoscenza e la consapevolezza del loro valore non può esserci la necessaria tutela;
si pone seriamente la necessità di riaffermare un vero e proprio diritto di accesso alla conoscenza, sia nell'istruzione di base che in quella superiore;
ricordato che il Ministro per i beni e le attività culturali pro tempore, On. Galan, il 4 settembre 2011, commentando un atto vandalico contro la fontana del Moro a Roma ebbe a dire: " bisogna insegnare la storia dell'arte fin dalle elementari",
impegna il Governo:
1) ad incrementare, nelle scuole di ogni ordine e grado, l'insegnamento della storia dell'arte, nei suoi profili teorici e pratici, con particolare riferimento al contesto nazionale ed europeo;
2) a voler potenziare gli investimenti - sia direttamente, sia attraverso opportune sollecitazioni agli enti locali - nel comparto della cultura artistica nazionale, considerandolo come possibile volano economico, in una prospettiva di crescita e sviluppo;
3) a potenziare, con efficaci strumenti normativi e regolamentari, le opportune sinergie funzionali tra la pubblica amministrazione ed il settore privato, nella tutela e nella conservazione del patrimonio artistico e culturale nazionale, volto alla crescita degli investimenti in tale strategico settore;
4) ad adottare ogni opportuna azione al fine di predisporre significative modifiche ai decreti del Presidente della Repubblica di cui in premessa, volte alla revisione dei curricula, prevedendo il ripristino dell'insegnamento della storia dell'arte in tutti gli indirizzi scolastici della scuola secondaria, affinché la storia dell'arte ed il suo valore formativo siano garantiti a tutti i giovani, soprattutto nella fascia dell'obbligo di istruzione;
5) ad introdurre nell'istruzione primaria un'area tecnico-pratica e artistica che si avvalga del supporto di specifici laboratori artigianali ed artistici e che miri allo sviluppo delle competenze e delle capacità manuali e creative dei ragazzi in raccordo con le esigenze specifiche del territorio anche in vista del futuro orientamento verso l'istruzione secondaria;
6) a riattivare l'indirizzo "beni culturali" nel percorso dei licei artistici, affinché una specifica formazione volta all'acquisizione di elementi di restauro, tutela e catalogazione delle opere d'arte sia prevista sin dalla scuola secondaria superiore;
7) a ripristinare l'insegnamento dell'anatomia artistica nei licei artistici;
8) a prevedere specifici interventi al fine di salvaguardare le peculiarità professionali e didattiche dei docenti di storia dell'arte, con particolare riguardo: a) alla pratica costante dell'aggiornamento scientifico e metodologico; b) al riconoscimento del contributo fondamentale che i docenti forniscono al sistema dell'istruzione; c) alla tutela del sistema scolastico pubblico, quale componente irrinunciabile di una società pienamente democratica che assicuri a tutti il diritto all'apprendimento dell'arte; d) alla diffusione dell'educazione alle arti e al patrimonio, da intendersi quale materia di studio e di riflessione imprescindibile del sistema educativo, nonché quale contributo fondamentale alla crescita etica e culturale di tutti i cittadini che si rinnova ininterrottamente dall'età prescolastica sino all'età adulta; e) allo sviluppo dell'innovazione metodologica applicata all'educazione delle arti;
9) ad incentrare sull'insegnamento della storia dell'arte un'azione di sensibilizzazione che valichi le frontiere geografiche e rafforzi il valore della salvaguardia della memoria di ciascun popolo.
(1-00612)
Interpellanze
MICHELONI, RANDAZZO - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri degli affari esteri e dell'economia e delle finanze - Premesso che:
a partire dal 2008, in ragione della necessità di una forte riduzione delle spese del bilancio dello Stato imposta dalla grave situazione economica e finanziaria nazionale ed internazionale e dagli obblighi comunitari, numerosi capitoli di competenza del Ministero degli affari esteri hanno subito forti tagli;
di conseguenza, si registrano forti difficoltà a garantire il pieno funzionamento della rete diplomatico-consolare ed un adeguato livello dei servizi in favore dei cittadini e delle imprese italiane operanti all'estero, così come la tutela e la sicurezza degli italiani all'estero, e l'adempimento delle obbligazioni conseguenti agli accordi ed agli impegni contratti a livello internazionale dal nostro Paese;
gli interventi in favore delle comunità italiane nel mondo sono stati gravemente penalizzati, passando da uno stanziamento complessivo di 58,526 milioni di euro nel 2008 a 16,243 nel 2012. In particolare a quanto risulta agli interroganti: 1) sul versante della Direzione generale degli italiani all'estero e politiche migratorie, i contributi agli organismi istituzionali di rappresentanza degli italiani all'estero che garantiscono il collegamento tra le comunità emigrate e l'Italia, quali i comitati degli italiani residenti all'estero (COMITES), i capitoli 3103 (contributi ai Comites) e 3106 (Contributo per le riunioni annuali Comites) sono passati rispettivamente da 2,709 milioni di euro stanziati nel 2008 a 1,356 milioni di euro nel 2012 e da 189.644.000 euro a 90.423.000 euro; 2) il contributo al "CGIE per le spese di funzionamento" (capitolo 3131) è passato da 1,89 milioni di euro nel 2008 a 875.000 euro; 3) sono state ridotte le spese dirette alla tutela ed assistenza dei connazionali e delle collettività italiane all'estero, e dei cittadini dell'Unione europea nei Paesi terzi. In tale ambito, i contributi per "assistenza diretta" (capitolo 3121 e poi capitolo 1613) sono passati da 21,57 milioni di euro del 2008 a 6,5 milioni di euro nel 2012, mentre i contributi per "assistenza indiretta" (capitolo 3105) sono passati da 1,89 milioni di euro del 2008 a 470.000 euro; 4) gli stanziamenti in bilancio relativi a "spese per le attività informative e culturali" (cap. 3122) sono stati ridotti da 3,08 milioni di euro del 2008 a 562.000 euro nel 2012, mentre i "contributi ad enti gestori per assistenza scolastica" (capitolo 3153) sono stati ridotti a 6,3 milioni nel 2012 a fronte di 27,1 milioni nel 2008;
considerato che:
l'articolo 01 del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148, ha introdotto i principi e i criteri per la revisione integrale della spesa (spending review) del bilancio dello Stato, allo scopo di comprimere o eliminare le voci di spesa ritenute inutili o non più giustificate;
allo stato attuale sono all'esame del Governo misure per l'attuazione pratica della spending review che dovrebbe portare nei prossimi mesi ad una prima revisione integrale della spesa a carico del bilancio dello Stato;
nello spirito della necessaria e urgente realizzazione della spending review, e in considerazione della necessità di eliminare sprechi di risorse, numerose voci di spesa a carico del bilancio del Ministero degli affari esteri potrebbero essere adeguatamente ridotte in favore di interventi per il sostegno delle politiche in favore degli italiani all'estero e della cooperazione allo sviluppo;
in tale ambito, appaiono del tutto comprimibili le spese sostenute per gli insegnanti di ruolo che svolgono corsi di lingua e cultura italiana all'estero, per le indennità di servizio all'estero di cui all'articolo 171 del decreto del Presidente della Repubblica n. 18 del 1967 e per il personale diplomatico, amministrativo dislocato nelle sedi all'estero. Nel complesso una operazione di spending review su queste sole tre voci potrebbe garantire un consistente risparmio di spesa per il bilancio dello Stato;
osservato che:
nel 2009 erano previste le elezioni per il rinnovo dei membri dei Comites e del Consiglio generale degli italiani all'estero, e il Governo le ha più volte rinviate, fissando da ultimo il termine per lo svolgimento delle medesime al 31 dicembre 2012;
per effetto del mancato rinnovo, gli attuali membri dei Comites risultano in carica dal 2004 e si trovano in una situazione di estrema difficoltà, anche in ragione dei pesanti tagli di risorse destinati al funzionamento di tali comitati, alcuni dei quali hanno già chiuso le loro sedi o sono prossimi alla chiusura;
pur in presenza di tali evidenti difficoltà, i membri dei Comites provvedono, spesso a proprio carico e con spirito di volontariato, a garantire le funzionalità minime per le comunità italiane all'estero,
si chiede di sapere:
se il Governo intenda procedere, e in quali tempi, all'attuazione pratica della revisione integrale della spesa a carico del bilancio dello Stato, allo scopo di liberare risorse per interventi di spesa effettivamente necessari;
se intenda provvedere, entro la metà di maggio 2012, a trovare una soluzione alle problematiche dei corsi di lingua e cultura italiana all'estero, individuando a tale scopo le risorse finanziarie da destinare agli enti gestori dei corsi per la pianificazione del prossimo anno scolastico;
se nell'ambito della revisione integrale della spesa a carico del bilancio dello Stato intenda prevedere il richiamo degli insegnanti di ruolo che svolgono corsi di lingua e cultura italiana all'estero alla fine dell'anno scolastico 2011/2012 e destinare quota parte dei risparmi così realizzati al finanziamento degli enti gestori dei corsi che utilizzano insegnanti assunti in loco, nonché ridurre, almeno del 15 per cento, in misura permanente, l'indennità di servizio all'estero e destinare quota parte dei relativi risparmi di spesa, pari a 54 milioni di euro annui, in favore delle politiche di assistenza diretta e indiretta per i cittadini italiani residenti all'estero, delle Camere di commercio italiane all'estero, per il funzionamento dei Comites e del Consiglio generale degli italiani all'estero, nonché per il rifinanziamento della cooperazione allo sviluppo di cui alla legge n. 49 del 1987;
se intenda predisporre, e in che tempi, un piano industriale del Ministero degli affari esteri finalizzato alla ristrutturazione del personale diplomatico e amministrativo dislocato nelle sedi all'estero, al fine di raggiungere entro il 31 dicembre 2015 il seguente rapporto: il 20 per cento del personale delle sedi all'estero deve essere composto da diplomatici e amministrativi di ruolo inviati dal Ministero, e l'80 per cento rappresentato da personale a contratto assunto in loco;
se intenda destinare i maggiori risparmi di spesa prodotti da tale provvedimento ad un apposito fondo istituito presso il Ministero che viene ripartito annualmente, in via esclusiva, in misura pari all'80 per cento in favore dei servizi decentrati e della rete consolare all'estero, e per la restante quota a favore degli obiettivi di miglioramento della spesa pubblica;
se intenda provvedere, entro il 31 dicembre 2012, allo svolgimento delle elezioni per il rinnovo dei componenti dei Comites e del Consiglio generale degli italiani all'estero, individuando a tal fine le risorse necessarie;
se intenda favorire, per gli aspetti di propria competenza, la ripresa della discussione dei provvedimenti di riforma dei Comites e del Consiglio generale degli italiani all'estero, già approvati dal Senato e all'esame della Camera, nonché favorire l'iter di riforma della legge elettorale del collegio estero, attualmente in discussione al Senato, al fine di armonizzare i due sistemi elettorali.
(2-00455)
PORETTI, PERDUCA - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:
l'ISEE (indicatore della situazione economica equivalente) è stato finora costruito rapportando l'ISE (indicatore della situazione economica) al numero dei componenti del nucleo familiare;
in base al valore dell'ISEE è possibile accedere ad una serie di agevolazioni, come sconti sui servizi sanitari e assistenziali nonché su servizi comunali (ad esempio, asili nido e centri estivi), riduzione del 50 per cento o esenzione totale dal pagamento del canone telefonico, tariffe ridotte su servizi di pubblica utilità (energia, gas, acqua), assegno di maternità, prestazioni scolastiche (libri, mense e borse di studio), abbattimento delle tasse universitarie eccetera;
per la definizione di nucleo familiare non esiste su una legge specifica, ma se ne danno varie, a seconda dell'"uso" che si vuol fare del medesimo;
tuttavia, ai fini del presente atto occorre fare riferimento al regolamento concernente modifiche al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 7 maggio 1999, n. 221, in materia di criteri unificati di valutazione economica dei soggetti che richiedono prestazioni sociali agevolate e di individuazione del nucleo familiare per casi particolari, a norma degli articoli 1, comma 3, e 2, comma 3, del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 109, come modificato dal decreto legislativo 3 maggio 2000, n. 130 (di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri n. 242 del 2001), secondo il quale "Il figlio minore di anni 18, anche se a carico ai fini Irpef di altre persone, fa parte del nucleo familiare del genitore con il quale risulta residente (art. 1, comma 5, che introduce l'art. 1-bis sul regolamento di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri n. 221 del 1992);
d'altra parte, la legge n. 54 del 2006 ha stabilito che i figli restano affidati a entrambi i genitori, che hanno pari diritti e doveri, come del resto sancito dall'art. 30 della Costituzione che, come l'attuale formulazione dell'art. 155 del codice civile, in condizioni normali non attribuisce ad alcun genitore il titolo o il ruolo di "convivente", "coresidente" o "collocatario";
infatti, coerentemente, il legislatore del 2006 ha eliminato tutte le differenze di poteri, doveri o facoltà tra i genitori, precedentemente presenti nel codice civile quando la forma ordinaria di affidamento era quello a un solo genitore; circostanza ignorata dall'ISEE, introdotto prima del 2006 e mai aggiornato alla nuova realtà e ai nuovi principi giuridici;
già a livello giurisprudenziale si registra l'attribuzione di un doppio domicilio ai figli di genitori separati (ad esempio, tribunale di Firenze, 4 aprile 2012, est. Paparo), nel rispetto della loro effettiva sensibilità e della nuova realtà giuridica;
di conseguenza l'attribuzione ai figli di un solo luogo di residenza non può rispondere che a formali esigenze amministrative, restando privo di qualsiasi valenza giuridica e non potendosene dedurre l'aberrante conclusione dell'appartenenza a un solo nucleo familiare;
constatato che:
con decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201 (cosiddetto decreto Salva-Italia), convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, proprio a seguito della scelta di confermare e sottolineare la centralità dell'ISEE come strumento di accesso a varie forme di welfare, stanno cambiando i criteri di calcolo per la sua determinazione, attribuendo l'articolo 5 alla Presidenza del Consiglio dei ministri la facoltà di rivedere i relativi criteri entro il 31 maggio 2012, fissando il testo due ambiti di intervento: la revisione dei criteri di calcolo e l'elencazione delle agevolazioni, benefici, prestazioni a cui applicare il nuovo ISEE dal gennaio 2013;
in particolare, saranno rivisitate le modalità di determinazione dell'indicatore e i suoi campi di applicazione, con una nuova definizione di reddito disponibile che includa le somme esenti da Irpef (attualmente escluse) e che tenga conto delle quote di patrimonio e di reddito dei diversi componenti della famiglia, nonché dei pesi dei carichi familiari;
l'intento del legislatore, nel non modificare la disciplina che subordina una serie di agevolazioni fiscali, particolarmente rilevanti per le famiglie separate delle quali è noto l'impoverimento, all'ISEE, limitandone di fatto l'ampiezza, sembra non rivolto al superamento delle evidenziate storture applicative; ciò è testimoniato anche che dalle modifiche introdotte recentemente che non intervengono sul concetto e sul ruolo del "nucleo familiare";
se verrà mantenuto l'attuale diretto collegamento della definizione di nucleo familiare con la residenza anagrafica si consolideranno rilevanti privilegi a vantaggio del genitore co-residente e la corrispondente iniqua penalizzazione dell'altro (a titolo di esempio, considerando una famiglia separata in cui madre e padre hanno redditi identici e ospitano i figli per tempi uguali, solo il genitore presso i quali i figli hanno la residenza potrà inserirli nel suo nucleo familiare e pertanto godere, eventualmente, dei vantaggi economici di un coefficiente ISEE ridotto),
si chiede di sapere:
se il Governo intenda, in vista della definitiva riscrittura delle norme prevista entro il 31 maggio 2012, eliminare la suddetta grave fonte di ingiustizia sociale;
in particolare, se intenda provvedere a ridefinire il concetto di nucleo familiare, al quale dovranno appartenere entrambi i genitori chiamati al mantenimento dei figli, a prescindere dalla formale attribuzione di un luogo di residenza, fermo restando l'obbligo di rispettare il diritto indisponibile dei figli minori di mantenere un "rapporto equilibrato e continuativo" con entrambi, entrambi incaricati di fornire loro "cura, educazione e istruzione";
se intenda rispettare il principio di cui all'art. 155 del codice civile, quarto comma, secondo il quale l'obbligo di mantenere i figli spetta ad entrambi i genitori in misura proporzionale ai redditi di ciascuno, ovvero costruire l'ISEE dei genitori separati attribuendo a ciascuno la frazione di onere che effettivamente sostiene e di conseguenza assicurando il corretto godimento delle agevolazioni.
(2-00456)
Interrogazioni
SBARBATI - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che:
secondo fonti di stampa, il Governo si appresta, con un decreto, a tassare nella misura di 2 centesimi le comunicazioni via sms da cellulare, computer o siti Internet gestiti da società telefoniche, per finanziare la Protezione civile in un Paese che già annovera le tariffe più care d'Europa e un roaming ancora da uniformare agli standard comunitari;
gli sms sono divenuti un utile e veloce strumento di lavoro e hanno abbattuto notevolmente i costi delle comunicazioni telefoniche almeno fra le fasce di popolazione più giovane;
nella maggior parte dei casi, le compagnie telefoniche propongono contratti forfettari dai quali è impossibile isolare il costo del singolo sms;
per le tariffe "tutto compreso" business è previsto un numero di sms tale che se si moltiplicasse la cifra di 2 centesimi per 800 o per 1.000 o per un numero più alto, si determinerebbe un importo dell'aumento maggiore del costo che la compagnia telefonica richiede al cliente per il pacchetto di sms mensili consentiti,
si chiede di sapere:
se risulti chi dovrebbe assumere l'onere dell'aumento: le compagnie telefoniche o gli utenti;
se al Governo risulti cosa accadrebbe alle tariffe telefoniche "tutto compreso" con contratti in vigore e con scadenza posteriore all'entrata in vigore dell'aumento;
se risulti come si determinerebbe il maggiore importo se per le tariffe forfettarie e per quelle che prevedono la dicitura "illimitati" non è quantificabile il costo del singolo sms.
(3-02797)
BIONDELLI, BIANCONI, GRAMAZIO, COSENTINO, CHIAROMONTE, BOSONE, RIZZI, BASSOLI, MUSI, GRANAIOLA, TOMASSINI, RIZZOTTI - Al Ministro della salute - Premesso che:
il CEM (Centro d'educazione motoria) che si trova a Roma ed ospita persone disabili è gestito dal nucleo CEM dei pionieri di Roma della Croce rossa italiana (CRI);
il Centro risulta essere tra i più importanti in Italia per la tipologia di assistenza rivolta anche a persone con handicap molto gravi che accoglie in diversi tipi d'ambienti: reparti attrezzati per le persone che hanno bisogno d'assistenza completa e continua, ed una struttura abitativa protetta, come "casa famiglia", per alcuni ospiti più autosufficienti. La struttura è dotata, inoltre, di diversi servizi quali laboratori d'arti e mestieri, palestra, salone per le feste ed un ampio parco;
le persone disabili che attualmente vivono nella struttura sono circa 50 ed in molti casi tra di loro si è stretto un importante legame amicale e di condivisione delle attività che vengono svolte, legame che in un contesto di questo tipo assume una rilevanza del tutto particolare per il benessere di queste persone e per le loro famiglie;
la struttura si trova oggi ad avere un forte disavanzo finanziario, pari a circa 4 milioni di euro, e questo si ripercuote anche su un'adeguata assistenza da parte del personale sanitario soprattutto durante i periodi di ferie. Inoltre, a seguito della ristrutturazione che da tempo coinvolge la CRI è molto forte il rischio che il Centro venga chiuso per mancanza di fondi,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia al corrente della situazione che si potrebbe verificare a danno di queste persone altamente disabili;
se, in considerazione del buon livello della struttura, alla quale fanno riferimento anche molte famiglie, non ritenga necessario aprire un tavolo di confronto con le parti interessate della CRI e della Regione Lazio al fine di trovare la soluzione migliore per evitare la chiusura del Centro rivedendo eventualmente la forma di accreditamento.
(3-02798)
BARBOLINI, GHEDINI, NEROZZI - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:
dal 6 aprile 2012 sul sito della Direzione provinciale del lavoro di Modena è riportata la scritta: «chiusura del sito "dplmodena.it". Il Segretario generale del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, con una nota del 5 aprile 2012, indirizzata anche alla Direzione territoriale di Modena, ha stabilito che: "al fine di garantire una rappresentazione uniforme delle informazioni istituzionali e con riferimento agli obblighi di trasparenza e dai profili di comunicazione e pubblicazione delle informazioni di interesse collettivo anche per quanto attiene agli uffici territoriali, si chiede alle SS. LL di provvedere alla immediata chiusura del sito internet"» della stessa Direzione provinciale;
aperto il 19 febbraio 2001, come strumento di supporto all'ufficio relazioni con il pubblico, il sito che si occupa di lavoro, pensioni, permessi di soggiorno, è stato visitato in questi anni da circa 18 milioni di utenti;
negli ultimi dieci anni la Direzione provinciale del lavoro di Modena ha contribuito attraverso il sito alla diffusione delle conoscenze sulle novità in materia di lavoro raccogliendo le più importanti disposizioni normative giurisdizionali e dottrinali convogliandole in un unico sito per facilitarne la consultazione;
la chiusura del sito ha registrato da subito la contrarietà delle organizzazioni sindacali ed economiche, delle istituzioni locali, delle forze politiche modenesi in quanto si è sempre ritenuto il sito uno strumento prezioso e utile al servizio delle parti sociali e delle istituzioni;
il ministro Fornero, a margine dei lavori in Senato per il disegno di legge sulla riforma del mercato del lavoro, l'11 aprile avrebbe affermato di non avere l'abitudine di chiudere i siti, che se si fosse trattato di un sito buono il Ministero avrebbe fatto tesoro delle buone idee e le avrebbe valorizzate e che l'informazione non va fermata,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno revocare il provvedimento di chiusura del sito della Direzione provinciale del lavoro di Modena adottato dal Segretario generale;
se non reputi che le motivazioni addotte per la chiusura e cioè che il sito, essendo istituzionale, deve essere ricondotto all'interno delle regole della pubblica amministrazione e aggiornato sulla base dei documenti ufficiali, rappresentino una forzatura considerato che le Direzioni provinciali del lavoro operanti in Italia costituiscono un universo variegato in termini di siti Internet;
se e quanti oneri siano a carico del Ministero per il funzionamento dei siti territoriali e, disponendo il Ministero stesso di un sito Internet, quali siano gli oneri per il funzionamento del sito stesso.
(3-02799)
Interrogazioni con richiesta di risposta scritta
LANNUTTI - Ai Ministri degli affari esteri, per gli affari europei e della giustizia - Premesso che:
risulta all'interrogante che la cittadina italiana M.I. ha presentato, in data 27 luglio 2010, una denuncia alla Commissione europea (prot. n. CHAP201002528), per inadempienza giudiziaria di Stato membro, nei confronti del Regno Unito;
la vicenda scaturisce da una denuncia a carico di Goldman Sachs a Londra da parte della cittadina italiana dove, dal febbraio 2000, ha ricoperto l'incarico di assistente compravendita azionario europeo, per licenziamento ingiustificato, discriminazione di genere e nazionalità, mobbing, violazione di Statuto, violazione di contratto, diffamazione, violazione dei diritti umani ed estromissione forzata illegale attraverso l'uso della violenza fisica. In particolare la cittadina, non avendo trovato alcuno studio legale che volesse rappresentarla in giudizio presso la competente autorità giudiziaria a Londra, decide, come previsto dal diritto inglese, di autorappresentarsi presso il Tribunale del lavoro di Holborn di Londra ed altri sedi giudiziarie britanniche;
dopo alcuni solleciti, la Commissione europea, con notevole ritardo, in data 26 gennaio 2011, risponde alla cittadina, scusandosi dell'inconveniente, che la stessa non è autorizzata ad intervenire sul caso portato alla sua attenzione. Conseguentemente la cittadina denuncia l'accaduto al Ministero degli affari esteri richiedendo l'intervento del Consolato italiano a Londra nonché un'indagine entro l'operato della Commissione europea;
il Consolato risponde che non può intromettersi nella questione in corso e che avrebbe dovuto rivolgersi ad uno studio legale, nonostante la cittadina abbia ampiamente esposto la mancata volontà di ogni avvocato a cui si è rivolta a rappresentarla, anche tra gli studi legali iscritti alle liste del Consolato;
il Ministero degli affari esteri inoltra la denuncia della signora alla Sezione italiani all'estero che però, a sua volta, risponde che l'azione può essere promossa esclusivamente da un legale rappresentante;
la cittadina, inoltre, aveva già denunciato il trattamento delle autorità giudiziarie britanniche alla Procura di Roma in data 5 giugno 2009 e sollecitato risposta il 5 ottobre 2009 quando mandava copia della denuncia anche al Ministro per le politiche comunitarie pro tempore Ronchi ed al Ministro della giustizia pro tempore Alfano;
ad oggi la signora non ha ricevuto alcuna risposta a riguardo dalle suddette autorità;
la cittadina lamenta che: la sua vertenza di lavoro giace in attesa di sentenza sulle scrivanie di tribunali e corti del Regno Unito, non avendo tali autorità giudiziarie deciso alcunché nel merito, così impedendole di accedere ai previsti canali giudiziari successivi; è stato violato l'art. 47 della Carta dei Diritti Fondamentali dell'Unione europea, C364/1 pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale delle Comunità europee il 18 dicembre 2000, relativamente al diritto a un ricorso effettivo e a un giudice imparziale per cui "Ogni individuo i cui diritti e le cui libertà garantiti dal diritto dell'Unione siano stati violati ha diritto a un ricorso effettivo dinanzi a un giudice, nel rispetto delle condizioni previste nel presente articolo. Ogni individuo ha diritto a che la sua causa sia esaminata equamente, pubblicamente ed entro un termine ragionevole da un giudice indipendente e imparziale, precostituito per legge. Ogni individuo ha la facoltà di farsi consigliare, difendere e rappresentare. A coloro che non dispongono di mezzi sufficienti è concesso il patrocinio a spese dello Stato qualora ciò sia necessario per assicurare un accesso effettivo alla giustizia";
nessuna considerazione viene attribuita da alcuno al fatto che i legali declinano il suo caso, che il Regno Unito è in grave violazione di Trattati e di disposizioni di legge del proprio Stato;
le inadempienze delle autorità giudiziarie britanniche e la difficoltà a trovare una rappresentanza legale sono a giudizio dell'interrogante dovute all'influenza del potente colosso finanziario che non vuole riconoscerle i propri diritti di lavoratore,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti di cui in premessa e quali iniziative abbiano conseguentemente assunto;
se risulti che, alla luce dei fatti esposti, le autorità italiane chiamate in causa dalla cittadina abbiano adottato con la dovuta attenzione tutte le procedure necessarie ad accertare quanto denunciato dalla stessa;
se non si ritenga opportuno attivare iniziative conoscitive finalizzate a prendere in considerazione ogni eventuale sottovalutazione di significativi profili di legittimità delle procedure adottate;
quali iniziative il Governo intenda assumere, presso la Commissione europea, per assicurare che il caso in esame, e ogni altro caso analogo che coinvolga un cittadino italiano, vengano trattati con la dovuta considerazione e attenzione, in ragione del fatto che la cooperazione giudiziaria è un perno del sistema comune.
(4-07272)
MORANDO - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:
il decreto-legge n. 225 del 2010 (proroga termini), convertito, con modificazioni, dalla legge n. 10 del 26 febbraio 2011, ha disposto - modificando il decreto-legge n. 78 del 2010, che ne aveva stabilito la soppressione - che il Banco nazionale di prova per le armi da fuoco portatili e per le munizioni commerciali venga riorganizzato presso la Camera di commercio di Brescia, secondo quanto disposto da un regolamento da emanarsi tramite un concerto tra il Ministero dello sviluppo economico e quello dell'economia e delle finanze;
l'attività del Banco risulta essenziale per lo sviluppo di un settore produttivo, nel quale il Paese vanta una posizione di eccellenza, capace di mantenere ed accrescere la rilevante quota di mercato mondiale conquistata negli anni proprio dalle imprese concentrate nel distretto industriale bresciano;
a distanza di più di un anno non risultano ottemperati gli obblighi di compiere i necessari atti amministrativi, fissati dalla legge approvata dal Parlamento;
questo immotivato ritardo provoca incertezza, con potenziale grave pregiudizio per il buon andamento del settore industriale;
è compito del Governo nella sua collegialità, qualora il ritardo sia motivato da disparità di orientamenti tra le due amministrazioni coinvolte, dirimere le controversie e provvedere all'emanazione dei richiesti atti amministrativi, senza impegnare i soggetti portatori di interessi legittimi (produttori, enti locali, Camera di commercio) in improprie attività di mediazione tra i Ministeri stessi,
si chiede di conoscere quali siano le ragioni del ritardo accumulato, per poterle rapidamente rimuovere.
(4-07273)
BELISARIO - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e dello sviluppo economico - Premesso che:
l'Unione europea (Ue) ha introdotto dal 2005 un meccanismo internazionale per lo scambio di quote di emissioni di anidride carbonica (CO2) e altri gas a effetto serra (EU ETS) basato sul sistema cap and trade, che fissa un tetto massimo al livello totale delle emissioni, ma consente ai partecipanti di acquistare e vendere quote secondo le loro necessità all'interno di tale limite;
molte tipologie di impianti industriali, a cominciare da quelli che esercitano attività nei settori dell'energia, della produzione e della trasformazione dei metalli ferrosi e dell'industria minerale sono obbligatoriamente soggetti al sistema di scambio, basato sui meccanismi stabiliti dal protocollo di Kyoto, ovvero scambio internazionale delle quote di emissioni, meccanismo di sviluppo pulito (MSP) e attuazione congiunta (Joint Implementation, JI);
tale sistema - di cui le associazioni di protezione ambientale hanno criticato il possibile effetto disincentivante a ridurre le emissioni nei singoli Paesi mediante l'acquisizione di crediti all'estero - è diventato il motore di espansione del mercato internazionale del carbonio, con la definizione di un prezzo per ogni tonnellata emessa, lo scambio, il finanziamento, la gestione e l'auditing del carbonio. Esso era volto a consentire all'Ue di centrare i propri obiettivi di riduzione delle emissioni ai sensi del protocollo di Kyoto ad un costo gestibile. Dal 1° gennaio 2013 al 31 dicembre 2020, l'EU ETS si ripropone di stimolare gli investimenti a lungo termine nella riduzione delle emissioni e sarà rafforzato in modo da poter ricoprire un ruolo centrale nel raggiungimento degli obiettivi comunitari in materia di clima ed energia fissati per il 2020;
il sistema comunitario prevede che, dopo ogni anno solare, gli impianti ad esso soggetti debbano restituire un numero di quote equivalenti alle emissioni di CO2 verificate per quell'anno. Queste quote verranno successivamente cancellate in modo da non poter essere riutilizzate. Gli impianti che hanno quote non utilizzate possono venderle o tenerle da parte per il futuro, mentre quelli che non restituiscono quote in numero sufficiente da coprire le emissioni dell'anno precedente sono sanzionabili, dovendo ottenere quote sufficienti a coprire quelle mancanti l'anno successivo e incorrendo in una multa dissuasiva per ogni tonnellata eccedente di CO2 emessa, destinata ad aumentare ulteriormente a partire dal 2013;
con il decreto legislativo n. 216 del 2006 sono state recepite nell'ordinamento nazionale sia la direttiva 2003/87/CE, sia la direttiva 2004/101, ed inoltre si è provveduto ad inglobare nel testo, al fine di predisporre un quadro normativo unitario, le disposizioni dettate dal decreto-legge n. 273 del 2004 convertito, con modificazioni, dalla legge n. 316 del 2004, emanato per consentire, nelle more del recepimento della direttiva 2003/87/CE, l'avvio a partire già dal 2005 del sistema previsto dalla direttiva stessa;
nella normativa nazionale di recepimento delle direttive emission trading, sono previsti dei meccanismi sanzionatori in relazione alle possibili violazioni in cui può incorrere un gestore. In primo luogo sono previste sanzioni per i gestori che esercitino la propria attività in mancanza di autorizzazione ad emettere gas ad effetto serra, nonché per i gestori che apportano modifiche tecnologiche agli impianti o alle metodologie di monitoraggio delle emissioni senza provvedere alla richiesta di aggiornamento delle loro autorizzazioni. I gestori sono soggetti a sanzioni amministrative pecuniarie anche nel caso rilascino informazioni false, non veritiere o non congruenti alle dichiarazioni del verificatore nella fase di raccolta dati per l'assegnazione delle quote di emissione. In ogni caso all'accertamento della violazione consegue l'obbligo per il gestore di restituire un numero di quote di emissioni corrispondenti alle emissioni indebitamente assegnate. Stesso tipo di sanzione è previsto per i gestori che non provvedono a comunicare la dichiarazione relativa alle attività ed alle emissioni dell'impianto nell'anno solare precedente o che rendano dichiarazioni false o incomplete. Nel caso in cui la restituzione delle quote da parte del gestore a quella data non corrisponda a quanto dichiarato, o in caso di omessa dichiarazione di quanto effettivamente emesso, si applicano sanzioni pecuniarie per ogni quota non restituita. Vige l'obbligo, per il gestore, di restituire un numero di quote corrispondenti alle emissioni effettive. Sono, inoltre, previste sanzioni per i gestori che non forniscono la comunicazione relativa alla chiusura o sospensione dell'attività entro i termini e nelle modalità previste dalla legislazione vigente;
al fine di dare seguito agli impegni presi a Durban ed in vista del summit previsto in Brasile a giugno nella prospettiva del cosiddetto "Kyoto 2", tutti i firmatari del protocollo di Kyoto devono presentare i loro obiettivi di riduzione delle emissioni in sede di Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) entro il 1° maggio 2012. Gli Stati membri dell'Ue hanno ribadito il target del 20 per cento per il 2020, con la possibilità di arrivare fino al 30 per cento ma come obiettivo condizionato dagli impegni presi dagli altri Paesi;
nel corso degli ultimi anni - ed in particolare in seguito all'esaurimento della "Riserva nuovi entranti" prevista dalla decisione di assegnazione per il periodo 2008-2012, con il decreto-legge n. 72 del 2010, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 111 del 2010 - è stata disposta l'assegnazione gratuita di quote di emissione di CO2 ai nuovi grandi impianti entrati in esercizio, con la conseguenza che sarà necessario acquistare ulteriori crediti generati all'estero per consentire al nostro Paese il rientro nei parametri;
tra le questioni tecniche oggetto dei negoziati internazionali, figurano i crediti di Kyoto inutilizzati, cioè le quote di emissioni eccedenti di cui dispongono Paesi che hanno avuto una produzione industriale inferiore a quella prevista rispetto a quando sono stati fissati gli obiettivi, che ammonterebbero complessivamente a circa 10 miliardi di crediti. La proposta dell'Ue sarebbe quella di applicare l'uso di questi crediti soltanto agli Stati che entrano nel Kyoto 2, a partire da gennaio 2013,
si chiede di sapere:
quale sia, a quanto risulta ai Ministri in indirizzo, la situazione del nostro Paese in riferimento ai crediti di emissioni di cui al meccanismo comunitario EU ETS, con particolare riferimento ai crediti non utilizzati e agli oneri che si dovranno sostenere per l'acquisto di crediti esteri;
quale sia, in riferimento ai meccanismi sanazionatori previsti dalla legislazione nazionale e comunitaria, la condizione delle imprese italiane soggette obbligatoriamente al meccanismo dello scambio delle emissioni;
quali iniziative, in vista delle prossime scadenze negoziali internazionali, il Governo intenda assumere in ordine alle problematiche di cui in premessa.
(4-07274)
BUGNANO - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:
dal 6 aprile 2012 è stato oscurato il sito della Direzione provinciale del lavoro (Dpl) di Modena. A riferirlo è un comunicato del Segretario generale del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, che appare sulla home page del portale e in cui si spiega che la misura è stata adottata "al fine di garantire una rappresentazione uniforme delle informazioni istituzionali e con riferimento agli obblighi di trasparenza ed ai profili di comunicazione e pubblicazione delle informazioni di interesse collettivo anche per quanto attiene agli uffici territoriali;
stando a quanto riferito da organi di stampa, il motivo fondamentale dell'oscuramento del sito sarebbe da attribuire ad un comportamento dell'ufficio ritenuto poco corretto da parte del Dicastero. Questo comportamento si sarebbe concretizzato con la pubblicazione del testo del disegno di legge di riforma del mercato del lavoro quando ancora era in fase di approvazione e dunque non ufficiale;
a giudizio dell'interrogante, sarebbe stato più ragionevole ricondurre tale azione alla volontà della Direzione di offrire un servizio efficiente e veloce all'utenza, così come accaduto fino al momento dell'oscuramento del sito. Tale sito, nato il 19 febbraio 2001 come strumento di supporto all'Ufficio relazioni con il pubblico, ha sempre offerto un'informazione di qualità, guidando l'utenza nel ginepraio delle leggi e regolamenti relativi alla legislazione lavorativa e previdenziale;
pur volendo necessariamente configurare la decisione della Dpl di pubblicare il testo non ufficiale del provvedimento come un errore, in quanto essa è pur sempre uno strumento della pubblica amministrazione e, in quanto tale, è tenuta ad assumere comportamenti uniformi con il resto delle altre strutture collegate, la reazione del Ministero, esplicatasi in una vera e propria censura, appare eccessiva ed a carattere punitivo;
risulta da organi di stampa che il Ministro in indirizzo non fosse a conoscenza della decisione assunta dal Segretario generale e che, una volta ricevuta l'informazione, lo stesso Ministro avrebbe dichiarato che, qualora la motivazione della chiusura del sito fosse esclusivamente imputabile alla leggerezza commessa dal direttore della Dpl Modena, Eufranio Massi, di pubblicare sul sito dell'agenzia il testo della riforma scaricato dal sito del quotidiano "Il Sole-24 ore", la riterrebbe «una punizione eccessiva per un eccesso di intraprendenza che va bene nei giornali ma un po' meno nelle Istituzioni», ma che non sembrerebbe talmente grave da giustificare l'oscuramento. Il Ministro avrebbe inoltre dichiarato quanto segue: «se il sito della Dpl di Modena è davvero così ben fatto lo prenderei come esempio, come modello a cui ispirarsi, e chiederei a Massi di collaborare al nostro sito per migliorarlo. Ma aspetto, e vi chiederei di aspettare, prima di giudicare»,
si chiede di sapere:
come il Ministro in indirizzo intenda intervenire rispetto alla vicenda e se siano o meno stati adottati provvedimenti tesi ad una definitiva soluzione;
se e come si intendano valorizzare per il futuro le buone pratiche poste in essere da alcune realtà territoriali operanti nel settore del pubblico impiego, nel caso specifico dalla Direzione provinciale del lavoro di Modena, al fine di garantire il rispetto del principio della trasparenza e dell'obbligo in capo alla pubblica amministrazione di informare e comunicare le novità legislative di volta in volta intervenute, in modo tale da consentire un consapevole esercizio da parte dei cittadini dei propri diritti, nonché di favorire l'adempimento dei doveri in capo agli stessi.
(4-07275)
CARLINO - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:
nei primi nove mesi del 2011 la compagnia aerea Meridiana fly, la seconda compagnia aerea italiana, registrava perdite per un totale di 62 milioni di euro, quasi il quadruplo rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, un risultato dovuto tra l'altro alla crisi in Egitto, meta abituale di numerosi passeggeri della Meridiana, e all'aumento del costo del carburante;
in conseguenza di tale situazione, nel giugno 2011 metà degli oltre 1.600 dipendenti della Meridiana fly sono stati posti in cassa integrazione per due anni;
nel luglio 2011 Giuseppe Gentile, già proprietario di Air Italy, viene nominato amministratore delegato di Meridiana per risanare la compagnia che versava già in una grave situazione economica;
nell'autunno 2011, al fine di salvare Meridiana dal fallimento, la proprietà della stessa (il principe Karim Aga Khan) acquisisce Air Italy, integrandola con Meridiana fly, e compensa l'amministratore delegato Giuseppe Gentile con quote di partecipazione in Meridiana fly pari al 37 per cento; l'accordo prevede un'integrazione tra pari attraverso uno scambio di azioni e una forte ricapitalizzazione;
a partire dal primo mese del mandato dell'amministratore delegato Gentile, i lavoratori di Meridiana hanno assistito a un progressivo spostamento delle attività di volo, da Meridiana fly a Air Italy, per un numero complessivo di circa 200 tratte al mese nei mesi di bassa stagione;
in data 18 novembre 2011, poco dopo l'accordo di fusione, è stato firmato un accordo che fissa nuovi parametri per gli assistenti di volo e i piloti della Meridiana fino a fine 2012: tale accordo prevede una riduzione media dello stipendio dell'8 per cento, con punte che arrivano fino al 28 per cento, e l'abolizione del limite alle ore lavorative; tutto questo in evidente contrasto con la missione di salvataggio dell'azienda a partire dalle attività in essere e configurandosi piuttosto come un'operazione di dumping;
considerato che:
conseguenza dell'accordo del 18 novembre 2011 è che il personale di bordo, a fronte di una riduzione di stipendio che può arrivare anche al 28 per cento, si trova a dover prestare servizio anche per 24 ore continuative: si verifica dunque una costante esposizione del personale a ritmi lavorativi al limite della sopportazione fisica, con rischi potenziali anche per la sicurezza dei passeggeri;
il sacrificio economico richiesto al personale non ha apportato alcun miglioramento ai conti della compagnia: i lavoratori denunciano, infatti, che spesso gli ambienti sono in stato di abbandono, soprattutto per il prodotto commerciale di punta e più redditizio che è la business class e che non vi sono notizie circa lo stato di manutenzione generale degli aeromobili;
a partire da gennaio 2012 alcuni assistenti di volo Meridiana fly vengono trasferiti a scaglioni mensili, in distaccamento presso Air Italy, per la durata di quattro mesi ciascuno. Questo per sopperire alla carenza di personale Air Italy in seguito all'aumento delle attività sottratte a Meridiana;
la consociata Air Italy ha stabilizzato 71 dei suoi assistenti di volo a tempo determinato, con contratti a tempo indeterminato a partire dal 1° dicembre 2011 dopo la firma della Cassa integrazione guadagni straordinaria;
secondo quanto riportato da notizie di stampa, l'assemblea dei soci della Meridiana fly, tenutasi a Milano il 15 febbraio 2012, non ha deliberato l'aumento di capitale da 142 milioni di euro come invece previsto dal citato accordo di fusione tra Meridiana fly e Air Italy; ha deliberato l'aumento del numero dei membri del consiglio di amministrazione della Meridiana fly da 8 a 12, con possibilità di ulteriore aumento, e di aumentare il compenso fisso complessivo massimo del consiglio di amministrazione portandolo da un milione di euro a 1,5 milioni di euro lordi annui,
si chiede di sapere:
se il Governo sia a conoscenza di quanto esposto;
quali azioni concrete di competenza i Ministri in indirizzo intendano porre in essere al fine di salvaguardare il rispetto da parte dei soggetti interessati degli accordi già sottoscritti per il rilancio della compagnia e la salvaguardia dei posti di lavoro;
se non ritengano necessario intervenire per garantire la salvaguardia della salute del personale viaggiante e la sicurezza dei passeggeri.
(4-07276)
PISCITELLI - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:
dall'anno accademico 2012/2013 saranno attivati dalle università i tirocini formativi attivi (TFA) con i relativi corsi di specializzazione per il sostegno nella scuola secondaria di primo e secondo grado, ai quali potranno accedere i docenti già abilitati e dunque inclusi nelle graduatorie ad esaurimento ma non ancora negli elenchi di sostegno;
gli elenchi di sostegno sono utili ai fini delle immissioni in ruolo e degli incarichi annuali;
negli elenchi di sostegno AD00, AD01, AD02, AD03 e AD04 sono già inclusi da tempo docenti anch'essi presenti nelle graduatorie ad esaurimento, con titolo di specializzazione acquisito a seguito di corsi pluriennali e con pluriennale esperienza di insegnamento nel sostegno, legittimati ad aspirare all'immissione in ruolo dopo anni e anni di insegnamento di sostegno,
si chiede di sapere:
come intenda il Ministro in indirizzo salvaguardare i diritti dei docenti già inclusi negli elenchi di sostegno della scuola secondaria di primo e secondo grado specializzati da anni, con pluriesperienza nel campo del sostegno, quindi con legittime aspettative e diritti di immissione in ruolo e come intenda tutelare i loro diritti dal possibile scavalcamento dei nuovi specializzati previsti dalle tornate dei TFA;
se sia a conoscenza del fatto che il punteggio negli elenchi di sostegno deriva dal relativo punteggio di inclusione sul posto comune in graduatoria ad esaurimento, dunque molti neo-specializzati, con nessuna pratica nel sostegno, potranno scavalcare docenti che lo insegnano da anni e in alcuni casi da oltre un decennio, vantando anni di specializzazione, formazione, aggiornamento e insegnamento;
se intenda o meno riservare ai neo-specializzati, a partire dal 2012/2013, una fascia di elenchi subordinata a quella dei già aventi diritto all'immissione in ruolo nel sostegno.
(4-07277)
BRUNO - Al Ministro della giustizia - Premesso che:
il Ministro della giustizia pro tempore Clemente Mastella, con provvedimento ministeriale, ha provato a trasferire la sede della Scuola superiore di magistratura per le Regioni meridionali, da Catanzaro a Benevento;
tale inaspettato spostamento della localizzazione a parere dell'interrogante è da addurre e motivare unicamente con interessi campanilistici considerato che Benevento è territorio elettorale di riferimento del Ministro dell'epoca;
la regione Calabria, la provincia e la città di Catanzaro hanno vissuto lo spostamento della sede come l'ennesimo scippo perpetrato a danno del territorio;
inaspettatamente, in data 28 febbraio 2012, la IV sezione del Consiglio di Stato ha annullato la decisione del TAR del Lazio n. 3087 del 24 marzo 2009, che aveva accolto il ricorso proposto sul tema dalla Provincia di Catanzaro;
la decisione del Consiglio di Stato nell'annullare la sentenza del TAR, in accoglimento del ricorso della Provincia di Benevento, ha evidenziato unicamente un vizio procedurale consistente nel dichiarare inammissibile il ricorso della Provincia di Catanzaro in quanto non immediatamente notificato alla Provincia di Benevento;
la sentenza del Consiglio di Stato quindi, dichiarata l'inammissibilità del ricorso introduttivo della Provincia di Catanzaro, non entra in alcun modo nel merito;
la Provincia di Catanzaro, ritenendosi lesa, si accinge ora a presentare ricorso per revocazione ritenendo che la decisione appare fondata su di un errore di fatto in quanto risulta dagli atti come, al momento della proposizione urgente del ricorso, non si conosceva ancora il contenuto e la motivazione del provvedimento ministeriale ma solo il contenuto di un'intervista rilasciata dal Ministro;
l'ente quindi si era riservato di dedurre i motivi aggiuntivi all'esito della piena conoscenza del provvedimento reso noto nei termini di legge come poi concretamente avvenuto;
la problematica giuridico-amministrativa, quindi, non è ancora chiusa in quanto con la proposizione del mezzo di impugnazione rappresentato dalla revocazione è ancora pendente la controversia in sede giurisdizionale;
indipendentemente dall'esito del procedimento in fieri, sta di fatto che, come eloquentemente dichiarato dal TAR del Lazio unico organo che ad oggi ha esaminato nel merito il provvedimento adottato dal Ministro pro tempore Mastella, le censure sollevate dalla Provincia di Catanzaro sono pienamente fondate,
l'interrogante chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda assumere per dirimere la questione insorta e ridare certezza di trattamenti leali da parte dello Stato nei confronti della città di Catanzaro e della regione Calabria.
(4-07278)
Interrogazioni, da svolgere in Commissione
A norma dell'articolo147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti:
11ª Commissione permanente (Lavoro, previdenza sociale):
3-02799, dei senatori Barbolini ed altri, sulla chiusura del sito della Direzione provinciale del lavoro di Modena;
12ª Commissione permanente(Igiene e sanità):
3-02798, della senatrice Biondelli ed altri, sull'eventuale chiusura del Centro di educazione motoria (CEM) di Roma.