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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 708 del 12/04/2012


SBARBATI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SBARBATI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Signor Presidente, signor Sottosegretario, colleghi, la mozione che ci troviamo ad esaminare oggi sulle riforme democratiche in Birmania/Myanmar tratta un argomento di estrema attualità e la recente evoluzione del quadro politico della Birmania ne è una chiara conferma.

La senatrice Soliani ha affermato che questa mozione incrocia la storia: è proprio così.

La Birmania/Myanmar è posta in una posizione strategica dell'Asia sud orientale: essa confina con Cina, India, Laos e Thailandia ed è grande circa il doppio dell'Italia; la sua popolazione è composta da un diversificato numero di gruppi etnici. Dal punto di vista strettamente economico, invece, il Paese è una delle Nazioni più povere del mondo, a causa delle politiche economiche portate avanti dal regime, ma il suo territorio è ricco di materie prime (come petrolio, gas e gemme preziose) e un altro settore importante è quello della silvicoltura. Ho fatto questa descrizione estremamente sintetica solo per sottolineare la posizione strategica del Paese, la composizione della sua popolazione e l'influenza di queste due condizioni sulla storia politica della Birmania degli ultimi 60 anni.

La storia democratica di questo Paese è una storia breve: fondata nel 1948, la Repubblica birmana dovette arrendersi al primo colpo di stato militare nel 1962. Da allora sono cambiati gli attori, ma la trama è rimasta la stessa fino all'elezione, il 4 febbraio 2011, del primo Presidente civile, l'ex generale ed ex primo ministro Thein Sein.

Sul regime che dal 4 febbraio regge il Paese, le ombre sul livello di democrazia e partecipazione e sul rispetto delle libertà individuali sono sicuramente maggiori delle luci, ma è un dato di fatto che con l'elezione di questo Presidente si siano verificate aperture fino a poco tempo fa impensabili: la liberazione dei prigionieri politici, l'allentamento della censura per i media, la legalizzazione della Lega nazionale per la democrazia e il rilascio della leader dell'opposizione Aung San Suu Kyi, figlia dell'ex Vice Presidente del primo Consiglio esecutivo della Birmania indipendente e premio Nobel per la pace nel 1991. Alle recenti elezioni del 2 aprile, come altri hanno già ricordato, la Lega nazionale per la democrazia ha ottenuto il suo trionfo, conquistando, tra l'altro, l'elezione parlamentare della stessa Aung San Suu Kyi, che l'8 aprile ha già potuto vedere i ribelli della minoranza in un incontro ricco di significati soprattutto dal punto di vista simbolico.

Onorevoli colleghi, non possiamo pertanto che condividere i contenuti di questa mozione, cui desidero aggiungere la mia firma, affinché l'Italia intensifichi gli scambi diplomatici e i rapporti politici con la Birmania/Myanmar; il nostro Paese sostenga, soprattutto presso le autorità di questo Stato, la necessità del consolidamento e dell'accelerazione del processo democratico e l'affermazione di un vero Stato di diritto; si promuova in tutte le sedi internazionali e comunitarie il sostegno al dialogo tra le diverse componenti della società birmana e si favoriscano iniziative di aiuto umanitario e politiche di cooperazione economica, sociale e culturale.

Il nostro Gruppo ritiene, però, che sia necessario anche attenuare il regime di sanzioni imposto dagli Stati Uniti e dall'Unione europea nei confronti della Birmania in seguito a queste prime, sostanziali riforme e in seguito ad un eventuale e successivo miglioramento delle qualità della vita dei cittadini e delle loro condizioni lavorative (penso, ad esempio, al permesso di costituire sindacati autonomi dei lavoratori). Ci appelliamo, pertanto, al Ministro degli affari esteri, affinché si adoperi per l'abolizione delle sanzioni allo Stato asiatico, sulla scia di quanto già annunciato anche dagli Stati Uniti, promuovendo, però, contestualmente, un'azione diplomatica volta a migliorare i nostri rapporti con il Governo e con l'opposizione, per fare di questo Paese asiatico un grande partner turistico e commerciale del nostro Paese.

La Birmania/Myanmar, dal punto di vista del rispetto dei diritti civili dei suoi cittadini, non si allontana di molto dalla condizione, ad esempio, dei cittadini della vicina Repubblica popolare cinese. Nei confronti della Cina, però, non è in vigore un atteggiamento sanzionatorio ugualmente restrittivo, anche perché la Cina rappresenta una potenza economica con cui l'Occidente deve fare i conti.

Non è un caso, infatti, che proprio Aung San Suu Kyi sia stata la prima a sottolineare l'importanza della creazione di nuovi posti di lavoro per il suo popolo. E non è un caso che l'attuale Presidente abbia dato il via alla sua attività riformatrice con l'intento, seppur non esplicito, di ottenere un miglioramento dei rapporti internazionali della Birmania/Myanmar con i Paesi occidentali, al fine di riuscire a liberarsi dall'abbraccio della vicina Repubblica popolare cinese di cui abbiamo parlato. Le sanzioni occidentali, infatti, hanno lasciato finora campo libero soltanto agli investimenti cinesi, che sono arrivati a circa il 70 per cento.

Con le elezioni politiche, che hanno permesso alla storica leader Aung San Suu Kyi dell'opposizione di entrare in Parlamento, e con la recente riforma del sistema valutario, il Paese ha fatto dei notevoli passi in avanti verso il suo reintegro nella comunità internazionale. Incuneato tra due economie strategiche, quelle della Cina e dell'India, caratterizzato da un potenziale interno di 64 milioni di abitanti e da una manodopera giovane e a basso costo, ricchissimo di risorse naturali, il Myanmar è un appetibile partner commerciale, soprattutto per noi. Ci sarà però da vincere la concorrenza di India, Thailandia, Corea del Sud ma soprattutto quella della Cina. Tuttavia, ad oggi, il Myanmar non pare avere le capacità istituzionali per assorbire grandi flussi di investimenti che rischiano di incoraggiare il clientelismo e la corruzione anziché lo sviluppo, come purtroppo è accaduto in Cambogia dopo il crollo del regime; basti pensare che la corruzione nel settore pubblico risulta la peggiore al mondo, seconda solo a quella della Corea del Nord e della Somalia.

Come abbiamo detto, però, non si possono sottovalutare gli evidenti sforzi dell'attuale Presidente, a cominciare dalla riforma del sistema valutario. Il programma di liberalizzazioni del Governo prevede pure misure per permettere agli investitori stranieri l'affitto della terra, il rimpatrio dei profitti realizzati e l'importazione di manodopera qualificata, a cui si aggiungono le anticipate riforme finanziarie e bancarie, nonché gli sconti fiscali per gli investitori stranieri.

Mi rivolgo dunque, a nome del mio Gruppo, al Governo e al Ministro degli affari esteri perché nella prossima visita ufficiale che farà a breve nello Stato asiatico possa farsi portavoce di questo duplice messaggio. Per il nostro Paese, signor Sottosegretario, è fondamentale che la Birmania s'impegni concretamente e con maggior intensità nel processo di riforme democratiche già avviate e nel percorso di apertura al rispetto delle libertà dei singoli in campo politico, sociale ed economico. Ricordiamo, infatti, che nelle carceri birmane ci sono ancora molti dissidenti e che il 25 per cento dei seggi è riservato all'esercito.

Crediamo tuttavia che l'Europa debba superare le sanzioni economiche, incoraggiando il Governo birmano all'ulteriore liberazione dei prigionieri politici e ad intraprendere la via delle riforme. D'altra parte, auspichiamo pure che il ministro Terzi Di Sant'Agata si faccia portavoce di un'apertura sostanziale dell'Europa e del nostro Paese a rapporti economico-commerciali con la Birmania.

Numerosi leader politici della comunità internazionale hanno espresso un forte apprezzamento, in questi giorni, per il processo di riforme che si è avviato in Myanmar e per la grande partecipazione popolare alle ultime elezioni. La stessa Hillary Clinton ha sottolineato i grandi segnali di apertura alla democrazia che arrivano dal Paese asiatico e David Cameron si recherà in Birmania Myanmar, così come farà il nostro Ministro degli esteri.

Ora tocca a noi, in quest'Aula, approvando la mozione di cui stiamo discutendo, dare un ulteriore segnale d'incoraggiamento e di speranza a questo Paese. Tocca al nostro Governo fare il passo più sostanziale che noi chiediamo. (Applausi dal Gruppo PD e della senatrice Carlino).