CARLINO (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CARLINO (IdV). Signor Presidente, onorevoli senatori, signor rappresentante del Governo, le indicazioni contenute nella mozione illustrata trovano nel nostro Gruppo, l'Italia dei Valori, tutto il supporto e la considerazione che meritano iniziative che impegnano il Governo e lo stesso Stato alla partecipazione attiva e pacifica nei confronti di un Paese che, seppure con mille difficoltà, cerca di far propria una coraggiosa evoluzione democratica.
La Birmania è stata per troppo tempo esclusa dai dibattiti internazionali, unicamente sottoposta al regime di sanzioni causate dall'operato repressivo della dittatura militare. La recente liberazione di Aung San Suu Kyi, seguita dall'ancora più recente partecipazione alle elezioni di questi giorni, ha dinamizzato significativamente lo scenario birmano. Questo impegno lo dobbiamo a lei, all'amore e al coraggio che hanno accompagnato le sue azioni nella lotta volta alla liberazione di un Paese ancora tragicamente sottoposto alla violazione dei più elementari diritti umani. Lo dobbiamo inoltre a tutti quei cittadini che, nonostante il pericoloso clima di repressione, hanno creduto in un impegno democratico, ad un'idea di Nazione che potesse uscire dalla stagnazione fatta di chiusura ermetica verso la comunità internazionale, di restrizioni e limitazioni delle libertà di espressione, di un'idea che non fosse quella suggerita, e in qualche modo imposta, dalle istituzioni sottoposte al severo giudizio e controllo militare.
Pertanto, è inutile dire che si guarda con speranza alle apparenti possibili aperture che potrebbero accompagnare l'esito delle ultime elezioni. Le elezioni in Birmania si sono risolte in un trionfo per la dissidente Aung San Suu Kyi. Il suo partito, la Lega nazionale per la democrazia, ha ottenuto un grande successo e la leader è stata eletta con l'82 per cento dei voti nel suo seggio. Ma, sebbene si tratti di un significativo fatto storico, è bene tenere presente che si tratta pur sempre di elezioni suppletive, che assegnano solo 45 seggi su 1.160.
L'ascesa di Aung San Suu Kyi potrebbe senz'altro contribuire a scardinare il potere del Presidente e spingere verso un approccio riformatore. L'ingresso di una vera opposizione in Parlamento potrà magari modificare il modo in cui il Paese si avvicinerà all'obiettivo, ma tale risultato rischierà di risolversi con un minimo raggiungimento degli obiettivi preposti se contestualmente non dovesse mutare anche l'approccio del Partito militare in Parlamento. Secondo i migliori auspici, si potrà finalmente incidere sull'elevato tasso di corruzione, sulla difesa dei diritti umani, su un'apertura anche economica che allontani la Birmania dalla situazione passiva in cui versa uno Stato che, nella privazione più totale di ogni partecipazione democratica, sottostà ad un piano decisionale basato su accordi unilaterali e piena esclusione dei cittadini nelle varie fasi di sviluppo del Paese.
È proprio in considerazione delle oggettive difficoltà in cui la comunità birmana si trova ad affrontare il clima di cambiamento che riteniamo vi sia l'assoluta esigenza di una partecipazione internazionale alle varie tappe del processo riformatore.
Presidenza del vice presidente CHITI (ore 11,32)
(Segue CARLINO). Non possiamo tra l'altro dimenticare che la Giunta militare birmana continua a commettere gravissime violazioni dei diritti umani nei confronti del gruppo etnico dei Karen sul confine con la Thailandia con atti che includono esecuzioni extragiudiziarie, lavori forzati e violenze sessuali, e che la Birmania continua ad attuare in modo diffuso e sistematico il reclutamento forzato di bambini soldato.
Il recente coinvolgimento della politica statunitense, attraverso il segretario di Stato Clinton, così come di quella francese, con la visita del Ministro degli esteri, devono innanzitutto significare un effettivo appoggio al cambiamento che si auspica da tutte le parti.
Risulta evidente, dunque, la necessità di sostenere il nuovo scenario con un'azione finalizzata a tre obiettivi: la liberazione dei tanti prigionieri politici, la cessazione delle ostilità nei confronti delle minoranze etniche e l'avvio di un vero dialogo tra Giunta, opposizione e comunità etniche per la gestione della transizione. Per perseguire questi obiettivi l'Unione europea, e singolarmente gli Stati che ne fanno parte, dovranno sviluppare una strategia attiva e propositiva che aumenti gli aiuti umanitari, cooperando in settori sociali cruciali per la popolazione, sostenendo la società civile e incoraggiando il dialogo, non soltanto promuovendo pubblicamente una certa accelerazione del processo democratico, ma sostenendo l'esigenza di giungere alla sospensione delle sanzioni internazionali che gravano sul Paese, alla promozione di iniziative umanitarie e di politiche di cooperazione che difficilmente si scindono da una rapida conversione democratica dell'ordinamento.
È per tutta questa serie di motivi che, a nome del Gruppo parlamentare al quale appartengo, ritengo sia di estrema importanza il coinvolgimento del Governo italiano, attraverso il suo rappresentante per gli esteri, sia in un approccio amichevole che avvicini i due Paesi e fornisca i supporti necessari, sia in risposta ai paralleli interventi statali che chiaramente hanno espresso il proprio favore affinché la Birmania possa tornare ad esercitare un ruolo nella comunità internazionale.
Esprimo la piena condivisione dell'Italia dei Valori delle intenzioni che muovono la presentazione della mozione in discussione, auspicando che l'impegno del Governo si concretizzi in una politica estera che, prima di ogni altro genere di intervento, preveda forme di cooperazione, di scambio bilaterale e di protezione giuridica. Il nostro voto pertanto non può che essere favorevole. (Applausi dai Gruppi IdV e PD).