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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 708 del 12/04/2012


SOLIANI (PD). Signor Presidente, signori rappresentanti del Governo, colleghi, questa mozione incrocia la storia. Quando essa è stata presentata, due mesi fa, in Myanmar si era avviata la fase di transizione verso la democrazia con fatti concreti: la liberazione di Aung San Suu Kyi (dopo anni di isolamento e arresti domiciliari) e di numerosi prigionieri politici, la sua candidatura alle elezioni suppletive e la registrazione ufficiale del suo partito, la Lega nazionale per la democrazia.

Ma la svolta storica di fronte al mondo è avvenuta in Myanmar, proprio in questi giorni, con le elezioni svoltesi il 1° aprile, quando Aung San Suu Kyi è stata eletta al Parlamento e il suo partito ha vinto in 43 dei 45 seggi elettorali: un evento enorme, una svolta storica che il mondo intero ha seguito con grande partecipazione, riconoscendo unanimemente il valore di una leadership democratica, il cui peso si manifesterà sempre di più in Asia e in tutto il mondo.

Il Senato della Repubblica non ha atteso questi giorni per guardare alla Birmania e alla leader Aung San Suu Kyi; in questi anni non ha dimenticato la violazione dei diritti umani e la violenza contro le minoranze etniche. Da diversi anni (in particolare da quando, nel 2007, abbiamo costituito l'associazione interparlamentare «Amici della Birmania») il Senato - forse l'unico al mondo - ha seguito con attenzione la vicenda del popolo birmano e, con interventi, mozioni, interrogazioni ed audizioni della Commissione sui diritti umani, ha preso posizione sulla grave violazione dei diritti umani nel Myanmar, sulle condizioni di vita del premio Nobel per la pace Aung San Suu Kyi, nonché sulla necessità della sua liberazione e della scarcerazione dei prigionieri politici. Di fronte alle ripetute e sistematiche violazioni dei diritti umani, l'Italia, insieme all'Unione europea e alla comunità internazionale, ha intrapreso la via delle sanzioni come strumento per determinare una presa di distanza dal regime militare e per promuovere l'avvio di un processo politico verso la democrazia.

Mentre di tutto ciò la mozione dà conto, oggi essa registra positivamente il cambiamento iniziato: qui sta la svolta. Il presidente del Governo del Myanmar, Thein Sein (che ha aperto la fase riformatrice) e Aung San Suu Kyi (che con la sua resistenza ha tenuto aperta la prospettiva della democrazia in Birmania) hanno avviato un dialogo per le riforme. È questo dialogo che noi dobbiamo e vogliamo incoraggiare. Siamo di fronte ad una nuova fase in Birmania, cui tutti i Paesi guardano con grande attenzione: dagli Stati Uniti, all'Unione europea, all'Asia. La Birmania è un Paese strategico tra la Cina, l'India e il Sud-est asiatico e la sua evoluzione democratica può costituire un grande fattorie di cambiamento.

Sappiamo che nel 2014 la Birmania assumerà la presidenza dell'ASEAN (l'Associazione delle Nazioni dell'Asia sudorientale). Siamo ben consapevoli che ci troviamo di fronte ad un primo passo; che la situazione rimane complessa e non priva di rischi; che la responsabilità posta sulle spalle di Thein Sein e Aung San Suu Kyi è enorme; che il popolo birmano vive con trepidazione e speranza l'attesa delle riforme. La strada verso la libertà è ancora lunga, ma è proprio in una situazione così complessa che è bene sostenere i punti di forza che alimentano la fiducia, che fanno arretrare la paura, che consolidano la volontà di riconciliazione e di costruzione della comune convivenza e che guardano al futuro delle nuove generazioni mentre si custodisce la memoria delle sofferenze del passato.

L'Italia è in primo piano nell'impegno perché la Birmania proceda sulla strada della democrazia. Dal 2007 l'Unione europea ha scelto un italiano, Piero Fassino, come inviato speciale per il Myanmar. Fassino ha contribuito alla positiva evoluzione della situazione politica del Paese, migliorando le relazioni e la comprensione reciproca tra Birmania ed Unione europea, con sistematici ed estesi contatti con i Paesi dell'ASEAN. Il popolo italiano, in questi anni, è stato particolarmente vicino al popolo birmano: numerose istituzioni locali ed associazioni culturali hanno promosso iniziative ed il conferimento della cittadinanza onoraria, non solo ad Aung San Suu Kyi, ma a diversi prigionieri politici birmani.

Se questo è il tempo del dialogo internazionale e della cooperazione politica nei confronti del Myanmar, come testimoniano le visite a Rangoon di numerosi ministri e personalità di tutto il mondo a partire dal segretario di Stato degli Stati Uniti Hillary Clinton, se è il tempo della collaborazione, allora è tempo di considerare concretamente la possibilità di sospendere e procedere al definitivo superamento delle sanzioni contro il Myanmar, soprattutto nelle parti che colpiscono la popolazione, stremata da anni di povertà e sofferenza, come si apprestano a fare gli Stati Uniti e l'Unione europea, favorendo il rientro di quel Paese in seno alla comunità internazionale. Un superamento delle sanzioni che vada di pari passo con il consolidamento del processo di riforma avviato e la liberazione di tutti i prigionieri politici.

Signor rappresentante del Governo, la mozione impegna il Governo ad essere parte attività nell'Unione europea e sulla scena internazionale perché sia incoraggiato il processo democratico in Myanmar, sia favorito il dialogo tra le diversi componenti e le etnie, siano sviluppate politiche di cooperazione tra Italia e Birmania nel campo economico, sociale, culturale e politico. Noi invitiamo il Governo ad intensificare gli scambi diplomatici e i rapporti politici con il Myanmar, prevedendo anche una visita in tempi brevi del Ministro degli esteri a Rangoon. La presenza e l'attività a Rangoon dell'ambasciata dell'Italia è il segno dell'attenzione del nostro Paese nei confronti del Myanmar.

Signor Presidente, colleghi, il significato di questa mozione non è solo un capitolo della politica internazionale dell'Italia in un'area destinata a spingere il cammino del mondo. Essa sottolinea il ruolo che il nostro Paese può svolgere con l'Europa nella scena mondiale per affermare i valori universali, il rispetto dei diritti umani, la pace, come è nella storia e nella cultura dell'Italia. Ma vi è un altro significato che conclusivamente vorrei rendere esplicito.

La democrazia - ne sono convinta - è e sarà sempre di più il valore costitutivo del mondo nuovo e la Birmania ci insegna che quando è in gioca la democrazia è la vita stessa delle persone ad essere in gioco. L'Italia che ha vissuto la dittatura e, con l'Europa, l'orrore della violenza e della guerra, che ha fatto nascere la Repubblica e la democrazia oggi guarda ad Aung San Suu Kyi, il cuore pulsante della Birmania, come ad una donna che della sua dignità e della dignità del suo popolo, e dunque della democrazia, ha fatto una ragione di vita pagando prezzi altissimi. Un esempio per la nostra democrazia così affaticata, così indebolita, che conosce più spesso la banalità che l'eroismo. Aung San Suu Kyi vive la democrazia nella sua radicalità come scelta esigente, vive la concentrazione non la dissipazione, il sacrificio non il privilegio, il rigore non il lassismo, la dignità non la volgarità. Si è nutrita di silenzio, di ascolto e per questo la sua voce oggi è così forte e ascoltata.

In questi anni, per me, seguire la vicenda di Aung San Suu Kyi per circostanze, colleghi, che forse sono scritte nel destino - non saprei spiegarlo altrimenti - è stato nello stesso tempo un dolore e un balsamo, mentre scorrevano i giorni tristi della nostra democrazia.

La sua - quella di Aung San Suu Kyi - è un'idea della politica intrisa di spiritualità, non importa a quale fonte sia attinta (nel suo caso, il buddismo). La spiritualità è vissuta come autentica categoria della politica che distingue, discerne, cerca l'essenziale, si esprime con la gratuità, la non violenza, la compassione, una lingua nuova, feconda anche per la nostra democrazia.

Penso, signor Presidente, che faccia piacere a lei e all'Assemblea tutta sapere che nei giorni scorsi è stato consegnato da un mio collaboratore ad Aung San Suu Kyi, ormai nostra collega parlamentare del Parlamento della Birmania, il foulard di seta - molto bello, molto grande - che raffigura il velario che è sopra quest'Aula. Un segno della nostra vicinanza che questa mozione, colleghi, intende trasformare in impegno politico per il nostro Paese. (Applausi dai Gruppi PD e IdV e del senatore De Eccher. Congratulazioni).