GARAVAGLIA Mariapia (PD). Signor Presidente, oso riprendere un'espressione usata dal collega Rutelli quando dice che vorremmo rivolgere una perorazione all'Aula. È esattamente quello che mi permetto di fare anch'io, signor Sottosegretario.
La riforma della scuola secondaria, infatti, è essenziale per selezionare per merito le classi dirigenti del Paese. Di questo abbiamo parlato durante la discussione di tutte le riforme, da quella della scuola primaria a quella dell'università, e ci siamo avvalsi spesso anche dei giudizi dell'OCSE, che della scuola primaria diceva meraviglie, mentre sottolineava la necessità di riformare quella secondaria di primo e di secondo grado.
Colleghi, stiamo trattando oggi di un argomento importante, perché le riforme sono state delegificate: chi non è stato in 7a Commissione o non ha avuto colleghi che lo hanno interpellato su questo tema non sa che in forza della legge finanziaria, a partire della prima finanziaria del Governo Berlusconi, con il decreto-legge n. 112 del 2008, abbiamo sacrificato la cultura e il sapere alla finanza. Così, mentre noi facevamo una finanziaria di 30 miliardi, la Germania ne faceva una di 40, destinando - la Germania - 15 miliardi al sapere (ricerca, istruzione, arte). Noi, invece, operavamo tagli per 8,5 miliardi alla scuola, di cui 1,36 all'università, alla cultura e ai beni culturali.
E proprio in questo momento, in cui siamo preoccupati per la crescita del Paese e ci chiediamo su che cosa puntare per lo sviluppo dell'Italia, non dovremmo dimenticare quella che è la nostra miniera, vale a dire la cultura, i beni culturali, l'arte. Bisogna però capirla l'arte per apprezzarla, altrimenti non c'è nemmeno la tutela. È stato detto proprio in quest'Aula che con la cultura non si mangia; qualcun altro ha detto che la bellezza salva il mondo. La cultura, però, in Italia fa mangiare e in questo senso basterebbe esaminare i rapporti di Federculture per vedere quanto è arrivato in termini di reddito all'ente locale, piuttosto che ad una certa fondazione o associazione, là dove sono intervenuti investimenti in recuperi ambientali, in restauri di opere d'arte, in costruzioni o realizzazioni di musei.
Credo basti guardare alla nostra capitale per renderci conto di qual è l'incremento turistico quando ci sono mostre o concerti importanti - parliamo di quel «turismo di motivazione» che arriva espressamente per un determinato evento - e verificare così qual è il reddito per la capitale, alla quale adesso vengono assegnati anche gli introiti di quella tassa sul turismo che vorrei fosse destinata prioritariamente alla conservazione e alla tutela dei beni culturali. A questo proposito, ci tengo a dire che non sottovalutiamo il momento di grave crisi economico-finanziaria del Paese, ed anzi ci sentiamo responsabili: pertanto, non volendo gravare su altre voci di bilancio, sarebbe però almeno il caso di finalizzare i fondi espressamente derivanti dalla fruizione dei beni culturali e dall'arte, al mantenimento del patrimonio, alla sua conservazione e alla sua rivalutazione.
Signor Sottosegretario, stiamo parlando di un tema che è legato direttamente alla cultura civica. Il Governo aveva molto insistito sull'educazione alla cittadinanza e sull'attuazione dell'articolo 9 della Costituzione, con la sua interdisciplinarità (il paesaggio, l'arte, la cultura in senso lato), a partire dalla scuola, già da quella primaria. Ed è noto che non ci vuole un professore ad hoc; occorre però che ci sia uno spazio per l'educazione al consumo e alla lettura dell'arte. Come si viene a Roma, come si va a Firenze o a San Gimignano o ad Amalfi, se non si sa che cosa leggere in quelle realtà? E come nella scuola primaria si impara a leggere e scrivere, così anche la lettura dell'arte si apprende sotto la guida degli esperti.
Bene, noi sappiamo che abbiamo sacrificato ore curricolari della scuola secondaria e delle scuole professionali, togliendo espressamente storia dell'arte. Non credo che i miei colleghi immaginino che con questa mozione, signor Presidente, noi vogliamo poi fra un po' arrivare con una mozione che chieda l'inserimento di più ore di fisica o di latino: stiamo segnatamente parlando di una materia che, eliminata o ridotta al minimo, lede esattamente il curriculum e quindi l'aspettativa professionale, il futuro e lo sviluppo dei giovani. Si può al ginnasio non apprendere storia dell'arte? Si può in una scuola professionale artistica, in un istituto d'arte, in un istituto di moda, in un istituto di design non conoscere la storia dell'arte? È come non imparare a leggere e a scrivere.
Del resto c'è un tasso, che l'OCSE ci rimanda, di cui dovremmo essere preoccupati: in Italia il 72 per cento delle persone, che pure sono andate a scuola, non ha la competenza a capire ciò che leggono, figurarsi se possono capire opere d'arte. Immagini, signor Sottosegretario e collega, in quanto docente, come si può capire la Divina commedia, per come la si insegna nel triennio del liceo, se non c'è stata prima propedeuticamente una spiegazione di quegli artisti che Dante incontra. Fra l'altro, si usano parole che hanno un'origine greca o latina, come lei m'insegna, e siccome anche il latino è stato ridotto di un'ora e nel liceo tecnologico non c'è più del tutto, chissà che fatica fanno gli studenti a mandare a memoria parole di cui, non conoscendo l'etimologia, non capiscono il significato.
Questo vale anche per le opere d'arte: l'arte è davvero il nutrimento dell'anima, di arte in Italia si vive, ma anche se non fosse così merceologicamente importante anche per il turismo, è comunque importante per la formazione spirituale; non è solo tecnica la formazione che si deve acquisire a scuola, non è solo di cultura generale, ma è anche di capacità di essere orgogliosi della storia che portiamo dentro. L'arte, cari colleghi, è un presente ed è un eterno e, così com'è, come è stata rappresentata, come possiamo goderla, è per noi, è stata per i nostri padri, per i nostri nonni e sarà per i figli e i nipoti. Non ci sembra sufficientemente importante avere un'eredità di questo tipo? Chi non può dare altre eredità ai figli, può dare questa cultura che già Diogene ci diceva essere l'unica cosa che non si perde, l'unica che anche in un naufragio avremmo salvaguardato.
Mi rendo conto, signor Presidente, che abbiamo portato in Aula un argomento di grande importanza, che merita forse ulteriore precisazione e specificazione, perché mentre svolgevo questo mio breve intervento, che sta volgendo al termine, mi rendevo conto che si potrebbe dire: «Allora lo stesso vale per ogni altra materia». Questa però non è come le altre materie: ha proprio una sua trasversalità. Si può fare come si fa la cosiddetta educazione civica, che è sparita dall'orario, la si fa in maniera trasversale. Facciamo lo stesso anche con questa, ma non affidandola a chiunque, onorevole Sottosegretario: il merito lo si può valutare se c'è stata prima la valutazione di chi insegna. Una buona scuola è in mano a insegnanti che sanno insegnare; perciò occorre che ci siano i concorsi per insegnanti di storia dell'arte che diano spazio per lavori interdisciplinari. Del resto, si usava anche ai suoi e ai miei tempi la famosa tesina, per cui partendo da un'opera d'arte si parlava di lingua, di storia e di economia del periodo cui l'opera d'arte faceva riferimento.
Mi pare di poter concludere, signor Presidente, signor Sottosegretario, chiedendo un ripensamento, perché si possono sempre modificare i regolamenti: un regolamento ha modificato la scuola secondaria italiana, non una legge discussa in Parlamento. I regolamenti sono un po' più facili da modificare delle leggi, con un dibattito approfondito, che penso che ora anche il PdL possa assumere come un impegno importante per il Paese, per creare oggi posti di lavoro e, domani, per tenere alta nel mondo la fama che ha il nostro Paese, perché non vorrei che un giorno o l'altro ci sentissimo rivolgere anche dall'UNESCO qualche rimprovero come quello che ci rivolge l'OCSE. (Applausi dai Gruppi PD, PdL e Per il Terzo Polo:ApI-FLI).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Benedetti Valentini. Ne ha facoltà.