PRESIDENTE. Dichiara aperta la discussione.
DI GIOVAN PAOLO (PD). L'esperienza birmana smentisce il convincimento dei Paesi occidentali che la democrazia non sia possibile nelle aree ex coloniali e sia compatibile solo con un determinato modello di sviluppo e di prosperità economica. I processi di democratizzazione, realizzabili anche laddove anni di dittatura hanno tentato di soffocare ogni anelito alla libertà, sono comunque lenti e la storia dimostra che riescono ad avere inizio solo se esiste una reazione della comunità internazionale che, invece di trattare, in nome del realismo politico, con gli oppressori, discute, si organizza e agisce, anche attraverso l'applicazione di sanzioni. È però necessario che le pressioni internazionali proseguano a sostegno alla fase di transizione birmana e creino le condizioni perché simili processi siano possibili anche in altri Paesi. Perché ciò avvenga è indispensabile che i rapporti diplomatici non prescindano da condizioni irrinunciabili quali il rispetto dei diritti umani, fondamento di ogni possibilità di crescita e sviluppo per qualsiasi Paese.
PEDICA (IdV). Sottoposto ad un regime militare sempre più repressivo, il Myanmar, nonostante le ricchezze naturali e i rapporti di scambio con India e Cina, non ha conosciuto lo sviluppo economico che ha investito altri Paesi dell'Asia. L'affermazione della Lega nazionale per la democrazia suscita entusiasmo, ma il risultato elettorale non può di per sé modificare gli equilibri interni: la comunità internazionale deve dunque giocare un ruolo per favorire il dialogo tra i militari al potere e l'opposizione e le minoranze etniche. L'Italia dei Valori, che è sempre stata favorevole ad iniziative per la promozione dei diritti umani, appoggia la mozione volta a intensificare gli scambi politici e diplomatici con la Birmania e auspica che si possa giungere ad una mozione comune anche sui processi in corso in Libia e Siria.
CONTINI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). La vittoria elettorale della Lega per la democrazia, guidata da Aung San Suu Kyi, rappresenta una svolta ed è un chiaro segnale della volontà di pace e democrazia del popolo birmano. Dopo la separazione dall'India britannica, la Birmania ha conosciuto una brevissima stagione democratica: il regime militare, affermatosi attraverso due colpi di Stato, ha perseguitato e incarcerato l'opposizione e ha impedito ogni progresso civile e politico. La comunità internazionale deve moltiplicare gli sforzi per costringere il regime a varare le riforme necessarie ad affermare libertà e democrazia.
PERDUCA (PD). A metà degli anni '90 gli eurodeputati radicali riuscirono a ottenere il blocco degli aiuti verso la Birmania e la Siria con l'intento di esercitare pressione sui governi e fare avanzare le libertà in quei Paesi. La Birmania è ricca di materie prime, occupa una posizione strategica nei traffici tra India e Cina e potrebbe tornare ad essere centro di produzione di oppio. In passato il proibizionismo ha avuto il solo effetto di spostare la coltivazione dell'oppio nei Paesi limitrofi: occorre seguire la strada alternativa della legalizzazione della produzione a fini terapeutici. Sarebbe opportuno invitare Aung San Suu Kyi in Italia e integrare la mozione con un riferimento alla tutela delle popolazioni indigene e delle diverse etnie. Il problema della transizione in Myanmar, infine, andrebbe affrontato promuovendo un processo di riconciliazione basato sulla verità, analogo a quello adottato in Sudafrica.
PRESIDENTE. Dichiara chiusa la discussione.
DE MISTURA, sottosegretario di Stato per gli affari esteri. L'Italia, che ha sempre mantenuto un dialogo critico ma costruttivo con le autorità birmane per sollecitare il rilascio di prigionieri politici e lo svolgimento di elezioni, proporrà un allentamento delle sanzioni europee. Poiché il ministro Terzi sarà in Birmania dal 24 al 26 aprile, chiede di integrare la mozione con un riferimento a questa visita imminente che sarà occasione per rilanciare la cooperazione italiana e promuovere i diritti umani.
PRESIDENTE. Passa alla votazione finale.
CARLINO (IdV). La recente liberazione di Aung San Suu Kyi ha dinamizzato lo scenario politico birmano, fin qui segnato da gravi violazioni dei diritti umani e dalla chiusura nei confronti della comunità internazionale. Le ultime elezioni possono rappresentare una svolta storica, anche se la giunta militare continua ad essere responsabile di esecuzioni extragiudiziali, violenze, reclutamento di bambini soldato. L'intervento della comunità internazionale e la politica di cooperazione e di scambio devono proporsi tre obiettivi: la liberazione di tutti i prigionieri politici, la fine delle ostilità nei confronti delle minoranze etniche, l'apertura di un dialogo vero con le opposizioni per la transizione verso la democrazia.
Presidenza del vice presidente CHITI
CONTINI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Nel dichiarare voto favorevole, sottolinea che il percorso verso una futura sospensione delle sanzioni deve avvenire nell'ambito di un'accelerazione del processo democratico, della costruzione dello Stato di diritto e della liberazione dei detenuti politici. E' importante che alla visita del Segretario di Stato americano e dei Ministri degli esteri francese e britannico faccia seguito la visita del Ministro degli affari esteri italiano e che si rafforzi la cooperazione con un Paese destinato ad esercitare un ruolo rilevante nella regione.
SBARBATI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Con l'ultimo Presidente della Birmania si sono verificate aperture significative sul piano politico ed economico: l'allentamento del controllo sui media, il rilascio di Aung San Suu Kyi e la legalizzazione del suo partito, l'avvio di riforme per l'apertura agli investimenti esteri. Occorre dunque intensificare i rapporti politici e diplomatici a sostegno della democratizzazione e della liberalizzazione economica, promuovere la cooperazione e inviare aiuti umanitari. Per migliorare le condizioni di vita del popolo birmano e liberare il Paese dalla dipendenza dalla Cina, bisogna attenuare il regime di sanzioni imposte da USA e Unione europea. Chiede di aggiungere la firma alla mozione che impegna il Governo a promuovere un'azione diplomatica affinché il Myanmar diventi un partner commerciale dell'Italia.
DAVICO (LNP). Dopo oltre vent'anni di feroce dittatura militare, che ha calpestato i diritti umani, riducendo la popolazione birmana alla fame e alla povertà, c'è finalmente la speranza di un cambiamento. La mozione in esame è condivisibile, purché agli aiuti umanitari si affianchi contestualmente l'impegno del Governo italiano per il proseguimento del processo democratico. Per questo motivo, l'embargo dovrà essere superato solo quando si sarà consolidato lo Stato di diritto.
TONINI (PD). Il Gruppo PD ha promosso la mozione n. 545 (testo 2) e la voterà con convinzione, riconoscendo che negli ultimi tempi ci sono stati progressi importanti nel Myanmar, ma che ancora molto resta da fare. L'indignazione degli anni scorsi per la brutale repressione attuata dalla dittatura militare ha lasciato lo spazio ad una cauta speranza per il futuro, dopo l'elezione tra i parlamentari dell'opposizione del premio Nobel per la pace Aung San Suu Kyi. Il percorso democratico, tuttavia, è ancora lungo e richiede passaggi intermedi e gradualità. L'Italia ha finora dato un contributo importante: in linea con il lavoro diplomatico finora svolto, tra gli altri dall'inviato speciale dell'Unione europea Piero Fassino, il Governo dovrà mantenere un atteggiamento equilibrato tra il mantenimento delle sanzioni economiche e il riconoscimento dei primi passi compiuti dalla giunta militare per il rispetto dei diritti umani, nella speranza che questo importante Paese asiatico si incammini verso la democrazia.
MANTICA (PdL). Anche il Popolo della libertà voterà a favore sulla mozione in esame, sottolineando il ruolo importante finora svolto dall'Italia per l'avvio di un ciclo virtuoso in un Paese depresso da tanti anni di dittatura spietata. Le concessioni fatte dalla giunta militare sono probabilmente dettate dall'esigenza di avviare uno sviluppo economico di stampo occidentale sul modello cinese, per reggere il confronto con la crescita di altri Paesi asiatici, ma San Suu Kyi ha saputo cogliere tale opportunità per avviare un processo di costruzione graduale di una società più democratica. Il Governo italiano dovrà quindi saper sostenere i progressi di questo importante Paese asiatico in campo economico e civile, rispettando i tempi necessari per l'avvento di un regime democratico.
PRESIDENTE. I presentatori hanno accolto le modifiche proposte dal senatore Perduca e dal rappresentante del Governo al testo della mozione n. 545 (v. testo 3 nell'Allegato A).
Il Senato approva all'unanimità la mozione n. 545 (testo 3).
PRESIDENTE.Dà annunzio degli atti di indirizzo e di sindacato ispettivo pervenuti alla Presidenza (v. Allegato B) e toglie la seduta.
La seduta termina alle ore 12,19.
Nel corso della seduta, la Presidenza ha salutato, a nome dell'Assemblea, rappresentanze di studenti ed altri ospiti presenti nelle tribune.