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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 707 del 11/04/2012


BARBOLINI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BARBOLINI (PD). Signora Presidente, signor Sottosegretario, credo che si debba innanzitutto sottolineare il significato emblematico che assume il fatto di aver dedicato l'intera sessione pomeridiana dei nostri lavori - oltre a quella della giornata - a focalizzare il tema della criticità della liquidità e dell'accesso al credito per il sistema delle nostre piccole e medie imprese.

Il tema del credito per il sostegno all'economia, della sua tenuta e del rilancio della crescita si è fatto ancora più acuto in presenza di una recessione pesante, che può risultare ulteriormente accresciuta nei suoi effetti in conseguenza dell'applicazione delle nuove norme in esecuzione di Basilea 3, per rafforzare i requisiti prudenziali per gli enti creditizi e le imprese di investimento, nonché per la vigilanza prudenziale sui medesimi enti crediti, sulle imprese di assicurazione e sulle imprese di investimento appartenenti ai conglomerati finanziari.

Il dato è risultato confermato dalle importanti audizioni che abbiamo condotto in seno alla 6a Commissione proprio nell'ottica di formulare il parere, secondo la procedura cosiddetta ascendente di formazione del regolamento e della direttiva che prossimamente sarà adottata dal Parlamento europeo.

Da quelle audizioni di autorevoli esponenti della Banca d'Italia, della CONSOB e della stessa Autorità bancaria europea è risultato evidente che i criteri assunti alla base del rafforzamento patrimoniale delle banche - provvedimenti in sé assolutamente necessari - hanno di fatto avvantaggiato le banche tedesche e francesi e determinato alcuni effetti non desiderabili sul sistema bancario italiano. Soprattutto, è legittimo far rilevare che non si è tenuto nella debita considerazione il diverso profilo di attività bancaria degli istituti considerati dalle raccomandazioni dell'Autorità bancaria europea, perché la disciplina sui requisiti patrimoniali risulta di fatto penalizzante per le banche più concentrate nei tradizionali settori del credito alle famiglie e alle imprese (attività prevalente delle banche italiane), rispetto agli istituti più orientati ai servizi d'investimento. Senza voler drammatizzare, c'è dunque il rischio di una ulteriore riduzione degli impieghi e di una conseguente maggior restrizione del credito verso l'economia reale, tenuto conto dell'attuale fase recessiva, della concentrazione sul mercato di richieste di capitali, anche per l'offerta dei titoli di Stato, che possono rendere particolarmente complesso, arduo e impegnativo raggiungere quei livelli di standard richiesti per il sistema italiano.

Certo, i requisiti, negli obiettivi fissati, possono aiutare, e anzi sicuramente aiutano, a garantire e rafforzare la stabilità, ma a questo scopo sarebbe opportuno acquisire (ne accennava il Sottosegretario, e certo anche noi abbiamo verificato che molti vincoli sono definiti) qualche elemento di maggior flessibilità sulle scadenze, consentendo che le operazioni di patrimonializzazione, sia quelle relative agli aumenti di capitale sia quelle di asset management, possano essere realizzate su un arco temporale più ampio e con scadenze meno ravvicinate, stringenti e cogenti: ciò renderebbe più agevole anche conseguire i risultati attesi, scontando una fase non propriamente trainante dello stato generale dell'economia e di turbolenza dei mercati.

In questo senso, oltre agli accenni di modifiche e di correttivi a cui faceva riferimento il Sottosegretario, c'è anche, credo, da sottolineare un ruolo importante che, nell'interlocuzione con l'Autorità bancaria europea e con le altre autorità di vigilanza dei diversi Paesi, può svolgere la Banca d'Italia per assicurare, di concerto con il Governo, che venga effettuata un'analisi degli impatti delle raccomandazioni dell'EBA sull'erogazione del credito, valutando l'adeguatezza dei tempi e delle modalità di esecuzione.

Allo stesso modo, è fondamentale che vi sia garanzia di regole certamente omogenee, ma anche di una loro omogenea applicazione, così come previsto dalle disposizioni di riforma e dalle raccomandazioni della Banca centrale europea. La convergenza nell'applicazione della regolamentazione è necessaria per assicurare la funzionalità di un mercato integrato e, da questo punto di vista, va sottolineato - ne abbiamo avuto conferma - che si tratta di un obiettivo ancora tutto da conseguire in modo pienamente soddisfacente.

Così pure è di fondamentale importanza che la Banca d'Italia monitori - c'è stato un impegno espresso in questo senso proprio dal suo Governatore - il fatto che la liquidità che affluisce da qualche tempo al sistema bancario ad un costo assai contenuto per effetto delle provviste messe a disposizione dalla Banca europea (BCE) a un interesse assolutamente vantaggioso, alleggerendo per questa via in modo significativo le tensioni sul fronte della raccolta, sia orientata effettivamente da parte degli istituti di credito, nell'ambito delle loro autonome scelte gestionali, a concedere il credito ad imprese e famiglie e ad investire in titoli. Tutto questo, ribadendo poi una convinzione più generale, cioè che la crisi europea potrà essere definitivamente avviata a soluzione solo attraverso un rafforzamento delle regole e delle procedure della governance economica che sia in grado di valorizzare le sinergie potenziali dell'azione congiunta della BCE, dell'Autorità bancaria europea e, in tempi auspicabilmente brevi, del Fondo europeo di stabilità finanziaria.

Signor Sottosegretario, la nostra mozione e le altre convergono su alcuni di questi punti e raccomandazioni al Governo. Noi ovviamente voteremo a favore della mozione presentata a prima firma dal senatore Sangalli, ma voteremo anche le altre mozioni, con le correzioni richieste dal rappresentante del Governo, perché ci pare esprimano una convergenza di indicazioni per continuare in un'azione a livello comunitario e internazionale che eviti che vengano introdotte regole di valutazione degli attivi tali da penalizzare le banche italiane, riflettendosi negativamente sull'economia reale, e per favorire l'introduzione di correttivi al pacchetto di norme sui requisiti patrimoniali di banche e imprese di investimento, attualmente in discussione nel Consiglio e nel Parlamento dell'Unione europea, al fine di assicurare un trattamento differenziato e più favorevole per le esposizioni verso le piccole e medie imprese.

C'è stata una riunione a marzo. Non ne abbiamo saputo molto. Ci auguriamo che ci siano spazi per introdurre queste e altre utili modifiche anche nel senso che ha anticipato, per iniziativa del Governo, il sottosegretario Polillo. Per parte nostra ci resta da completare - mi riferisco in particolare alla 6a Commissione finanze e tesoro - il lavoro di elaborazione e definizione del parere che dovremo esprimere sugli atti comunitari, con l'auspicio che la convergenza che si registra sostanzialmente sulle mozioni presentate in Aula si riproduca anche all'interno della Commissione, e che quelle indicazioni possano contribuire significativamente a migliorare ed integrare una proposta di regolamento, da sottoporre poi all'approvazione del Parlamento europeo, che è di vitale importanza per l'equilibrio del sistema, il suo rafforzamento e indirettamente per gli effetti che può riverberare sull'economia nazionale. (Applausi dal Gruppo PD).