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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 707 del 11/04/2012


SANGALLI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SANGALLI (PD). Presidente, annuncio il voto favorevole del Partito Democratico all'ordine del giorno G4, nel quale ritroviamo delle ipotesi di lavoro, diciamo così (peraltro, da un ordine del giorno non ci si può aspettare di più).

La prima, che io trovo fondamentale, è un'assunzione di responsabilità nell'adozione rapida della direttiva europea che norma i ritardi di pagamento tra la pubblica amministrazione e le imprese ed interviene anche sulle conseguenze di questi ritardi di pagamento, che vorrei fossero avvertite dal Governo e dall'Assemblea, e non sono soltanto relative al rapporto tra pubblica amministrazione ed imprese, ma inducono ritardi di pagamento successivi tra imprese committenti ed imprese subfornitrici e quindi producono un allungamento drammatico dei tempi di pagamento, soprattutto per le piccole e le piccolissime imprese.

Due giorni fa, il presidente dell'Associazione nazionale costruttori della Campania, nell'assemblea annuale di quella associazione, ha annunciato che le imprese di quella Regione aspettano tre anni il pagamento delle loro prestazioni. Siccome rappresento un settore, quello delle costruzioni, che è tra i più coinvolti nei ritardi di pagamento delle pubbliche amministrazioni, vorrei anche dire che quel settore negli ultimi sette anni ha perso circa il 70 per cento del suo potenziale economico. Vi è un rapporto molto stretto tra i ritardi, le inadeguatezze della pubblica amministrazione e le condizioni di sviluppo e di crescita del nostro Paese. Assumiamo con questo ordine del giorno un impegno ad adottare la direttiva europea. Spero sia vero che lo si voglia fare più in fretta di quanto la direttiva europea ci impone.

Oltre alla importante sensibilità del Senato nei confronti delle imprese che hanno crediti verso la pubblica amministrazione, per la prima volta introduciamo - con tentativi che spero onestamente si possano tradurre in qualcosa di concreto - il tema della compensazione tra debiti e crediti, soprattutto tra i debiti fiscali ed i crediti che si hanno verso le pubbliche amministrazioni, nella speranza che possa avere un qualche sviluppo l'idea di costruire una società che, derivando dalla Cassa depositi e prestiti, possa certificare il debito, senza assumere direttamente la responsabilità da parte dello Stato e che le imprese possano avvalersi di questi crediti per avere dalle banche (quelle banche che saranno oggetto di discussione nella loro situazione patrimoniale nelle mozioni successive) un qualche riscontro anche in termini di aumento del credito e di aumento della circolazione dei prestiti che le banche non stanno erogando, ma che anzi stanno riducendo nei confronti del sistema imprenditoriale del nostro Paese.

Noi voteremo a favore di questo ordine del giorno nell'auspicio che questa sia una continuazione dell'idea che il mercato va rispettato: va rispettata la concorrenza e vanno tolti di mezzo gli abusi di monopolio e di posizione dominante. E non c'è dubbio che chi ha dato la peggiore lezione di abuso di dominanza economica è stato proprio lo Stato nei confronti del sistema delle imprese.

Ora, sappiamo che di fronte ad uno stock di debito pubblico come quello attuale non possiamo illuderci che una situazione come questa possa essere risolta rapidamente. Io credo che sia anche vero che i mercati sono già ampiamente consapevoli del fatto che il debito che noi denunciamo è superiore almeno a questo debito che lo Stato ha nei confronti delle imprese: i mercati se ne sono già fatti una ragione.

Purtuttavia, è necessario non ricreare in futuro le stesse condizioni. Per questo motivo il primo capoverso dell'ordine del giorno G4 impegna sostanzialmente a fare in modo che da qui in avanti siano rispettati i termini di pagamento. Per il pregresso dobbiamo trovare le modalità per riuscire a pagarlo; ma, da qui in avanti, non dobbiamo incorrere negli stessi errori, nella stessa difficoltà burocratica, nella stessa cialtroneria amministrativa, nella stessa passività di tante pubbliche amministrazioni nei confronti del sistema delle imprese. In un anno 30.000 piccole imprese, per questo motivo, hanno chiuso i battenti: sono fallite perché chi doveva pagare i loro crediti non li ha pagati e, in gran parte dei casi, si è trattato della pubblica amministrazione.

Prendo atto che il Senato è impegnato a vigilare sull'azione di governo perché si attuino, coerentemente con il provvedimento sulle liberalizzazioni, degli indirizzi che tendano a ristabilire il mercato. Voglio ricordare che Paesi più deboli del nostro (la Spagna e l'Irlanda) e Paesi che contendono con il nostro sul piano della concorrenza (come la Francia e l'Inghilterra) hanno adottato immediatamente la direttiva europea ed hanno adottato in termini ancora più drastici l'impegno a ridurre i termini di pagamento. Io trovo stupefacente che dei Paesi che sono più in difficoltà rispetto al nostro abbiano compreso che soltanto rimettendo in moto il sistema delle imprese si può dare ancora sviluppo e crescita, invertendo questo declino del prodotto interno lordo, mentre noi facciamo tanta fatica a comprendere che l'unico modo che abbiamo per uscire da questa vicenda pesante per la nostra economia non è soltanto pagare il nostro debito, ma è pagarlo facendo anche crescere il nostro prodotto e il nostro reddito nazionale.

Credo che dare alle imprese la linfa per poter essere ancora sul mercato sia un dovere: piuttosto che un semplice dovere amministrativo, esso è un dovere politico, un dovere etico, un dovere che noi abbiamo verso la nostra economia e verso la nostra popolazione. Per questo voteremo a favore di questo ordine del giorno, con la speranza che non ci si fermerà a un ordine del giorno, ma si darà conseguenza - e vigileremo su questo - a quelle imprese che si stanno aspettando da noi le risposte che per molti anni non hanno avuto. (Applausi dal Gruppo PD e dei senatori Palmizio e Bonfrisco).