PASTORE (PdL). Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, onorevoli colleghi, è difficile appassionarsi a questa materia così come ha fatto il collega Morando un minuto fa. È una materia apparentemente arida, però contiene in sé una serie di implicazioni che, alla fine, ricadono necessariamente sulla testa dei cittadini e hanno conseguenze durevoli, spesso esaltanti, altre volte negative, sul sistema Paese e, in questo caso, anche sul sistema Europa.
Nei mesi che sono trascorsi dall'approvazione in quest'Aula del disegno di legge costituzionale (sostanzialmente in via definitiva, anche se necessitava della seconda lettura di Camera e Senato) speravo che avrei potuto maturare una maggiore convinzione circa la bontà del testo, pur avendo manifestato, chiaramente, il favore per la modifica dell'articolo 81 e per il testo nel suo complesso con l'adesione e il voto favorevole.
Mi chiedevo se in questi mesi vi sarebbe stato nel dibattito che ne è seguito, sia alla Camera, prima, sia ora in quest'Aula, uno spunto o qualche argomentazione per eliminare o ridimensionare i dubbi e le perplessità che non solo io, ma anche tanti colleghi ebbero modo di manifestare ed esprimere in occasione della prima lettura del testo da parte di quest'Aula. Purtroppo devo dire che le perplessità sono rimaste e, anzi, dall'intervento del collega Morando, qualche perplessità non dico che sia aumentata, ma si è consolidata.
Le obiezioni che si fecero allora furono sostanzialmente di due tipi: un'obiezione di merito e di carattere contenutistico e una di metodo, sul processo che portava alla formulazione di quel testo.
Sul primo punto si contestò l'ipocrisia di formulare l'espressione «pareggio di bilancio» invece di quella più corretta di «pareggio strutturale» o di «equilibrio di bilancio», che avrebbe meglio rappresentato la dinamicità delle possibilità politico-istituzionali nella formazione del bilancio in relazione al ciclo economico o alle vicende straordinarie che si potevano verificare durante la vita di una Nazione o di una collettività, in genere. Già questo elemento costituiva un limite, dal momento che ha generato la falsa rappresentazione che si tratti di una norma che impone necessariamente il pareggio numerico di bilancio: così non è.
Ma da questa constatazione - che naturalmente ha risvolti positivi se la vediamo nel quadro europeo, ma negativi se la vediamo nel quadro nazionale - è nata un'altra osservazione: il testo, nei suoi articoli fondamentali, (l'1 e il 5, se non ricordo male) - non cita mai l'Unione europea. Di normativa comunitaria o europea di vincoli europei o di organi europei non si parla affatto.
Agganciandomi, quindi, a quanto sostenuto in maniera condivisibile dal collega Morando, mi chiedo cosa accadrebbe se il nuovo articolo 81 fosse svincolato dal contesto europeo, messo solo nelle mani del Governo del nostro Paese. Cosa accadrebbe di fronte al nuovo articolo 81, che sicuramente concede più chance rispetto a quanto almeno appariva dal vecchio testo di tale articolo, che pure ha consentito quelle larghezze che hanno portato l'Italia a formare questo debito pubblico gigantesco, forse uno dei più giganteschi dell'intero pianeta?
È questa quindi una domanda che dobbiamo porci: sembra quasi che chi ha steso il testo del nuovo articolo 81 e dell'intera legge si sia preoccupato di tenere fuori dalla porta, salvo che in qualche inciso secondario, l'Unione europea, che è invece il punto di riferimento, di cui dobbiamo sempre tenere conto. Altrimenti, non potremmo capire certi ragionamenti fatti, o accedervi nella maniera più equilibrata e di maggior buon senso.
Proprio per seguire la linea appena esposta dal collega, credo che il ragionamento della politica anticiclica non faccia una piega. Però occorre prenderlo nella sua integrità, nel momento in cui si sta cercando di riportare l'economia a un livello di sviluppo che purtroppo vediamo molto lontano.
Se così è, oggi facciamo una politica di valenza esattamente opposta e contraria a quella anticiclica, perché in un momento di depressione operiamo solo con l'aumento delle imposte, non potendolo fare con un l'aumento del deficit (ma lo potremmo fare con una riduzione delle spese pubbliche): esattamente il contrario di quello che si deve fare in una sana politica anticiclica. E di imposte ne abbiamo già messe moltissime sulle spalle dei cittadini e delle imprese. Oggi, con il disegno di legge sul lavoro carichiamo ancora di più il sistema Paese di nuovi balzelli e di nuovi tributi, quando la nostra società e il nostro sistema economico sono ormai al collasso.
Allora dobbiamo chiederci se non dobbiamo incominciare da subito, a onorare, per quanto possibile con i nostri mezzi, il principio espresso dal nuovo articolo 81.
Ma la criticità del nuovo testo della Costituzione nasceva anche dal fatto che vi sono considerazioni di carattere secondario che avremmo potuto correggere se si fosse applicato un metodo, diciamo, più parlamentare di quanto sia stato.
Ho ricordato nel precedente intervento che il testo che la Camera ci consegnò per l'approvazione conforme del Senato non nacque in Commissione ma da un passaggio tra la Commissione e l'Assemblea. Quindi, non ebbe nemmeno quella gestazione della Commissione che oggi è assurta a Camera principale di dibattito, di dialogo e di approfondimento politico e tecnico. La Camera lo approvò in quel testo, con un emendamento del relatore. Dopodiché il testo che arrivò al Senato fu approvato a tamburo battente, senza possibilità di modifiche, e adesso naturalmente il testo riapprovato dalla Camera viene consegnato a quest'Aula. Sarebbe stata un'occasione, magari perdendo una quindicina di giorni o un mese di tempo, per arrivare a una formulazione più consapevole e più corretta, perché quando si interviene su queste tematiche, anche la virgola, soprattutto in materia costituzionale, ha il suo peso, nel momento in cui si tratta poi di leggere, interpretare e applicare la normativa stessa.
Mi auguro naturalmente che anche il contenuto di questi dibattiti, la relazione, le repliche e gli interventi del Governo alla Camera e al Senato, possano indurre ad una corretta applicazione del nuovo articolo 81, ma certamente, pur dichiarando assoluta adesione al testo, ritengo questa un'occasione persa perché il Parlamento riprendesse un po' le fila della sua autorevolezza e della sua dignità di Camera legislativa.(Applausi dal Gruppo PdL e del senatore Morando).