Seguito della discussione del disegno di legge costituzionale:
(3047-B) Introduzione del principio del pareggio di bilancio nella Carta costituzionale (Approvato, in prima deliberazione, dalla Camera dei deputati in un testo risultante dall'unificazione dei disegni di legge costituzionale d'iniziativa dei deputati Cambursano ed altri; Marinello ed altri; Beltrandi ed altri; Merloni ed altri; Lanzillotta ed altri; Antonio Martino ed altri; Bersani ed altri e del disegno di legge costituzionale n. 4620 d'iniziativa governativa; approvato, in prima deliberazione, dal Senato della Repubblica e approvato, in seconda deliberazione, dalla Camera dei deputati) (Votazione finale qualificata, ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento) (Relazione orale)
PRESIDENTE. Ricorda che nella seduta antimeridiana del 29 marzo il relatore Vizzini ha svolto la relazione orale. Dichiara aperta la discussione generale.
GIARETTA (PD). Con la modifica dell'articolo 81 della Costituzione l'Italia adempie agli impegni assunti a livello comunitario e, in risposta ai cambiamenti geopolitici mondiali, concorre a disegnare una nuova governance economica europea, più stabile ed efficiente sotto il profilo della crescita. Quanto ai timori di una rinuncia all'impostazione keynesiana dell'uso del bilancio pubblico in funzione anticongiunturale quale strumento positivo di sviluppo, il ruolo regolatore dello Stato non può che fondarsi sulla sostenibilità delle finanze statali. La modifica dell'articolo 81 si presenta comunque come il primo passo di un più ampio processo riformatore delle istituzioni pubbliche. Il vincolo costituzionale che si va ad introdurre, che dovrà essere coerentemente integrato dalle norme attuative previste, non avrà gli effetti attesi se non sarà accompagnato da una chiara visione delle priorità politiche, dalla riduzione della spesa in valore assoluto, da interventi pubblici efficienti e dall'eliminazione delle sacche di improduttività.
PARDI (IdV). L'inserimento in Costituzione dell'obbligo del pareggio di bilancio rappresenta una forzatura pericolosa perché toglie elasticità alle politiche economiche ed appare di dubbia cogenza in quanto, così come molti altri articoli costituzionali, anche il nuovo testo dell'articolo 81, farraginoso ed ambiguo, rischia di rimanere inattuato. Questa discutibile modifica della Carta costituzionale, apportata in un clima parlamentare di evidente disinteresse, verrà probabilmente approvata a maggioranza dei due terzi dei componenti delle Camere, impedendo così al corpo elettorale di pronunciarsi: è auspicabile che tale atteggiamento, che rappresenta una lesione del principio democratico, non venga reiterato per le prossime, annunciate, altrettanto discutibili riforme istituzionali.
CECCANTI (PD). La modifica che il Senato si appresta ad approvare in seconda deliberazione presenta una struttura complessa proprio perché il suo intento è quello di evitare aggiramenti del dettato costituzionale e di dare invece forza al principio di fondo della nuova disposizione. L'approvazione da parte della maggioranza dei due terzi dei componenti delle singole Camere, inoltre, assume un carattere meramente pragmatico non solo perché evita una dilazione dei tempi che farebbe perdere credibilità all'Italia a livello europeo ma anche perché, come opzione preferenziale prevista dallo stesso articolo 138 della Costituzione, consente una convergenza di intenti tra le forze politiche ed un'assunzione di responsabilità da parte del Parlamento, superando in tal modo le inevitabili divisioni che l'eventuale referendum favorirebbe.
MASCITELLI (IdV). Il Gruppo IdV voterà a favore sul disegno di legge costituzionale, come ha fatto in prima deliberazione, sia per evitare che si continui ad aggravare il debito del Paese, eludendo l'articolo 81 della Costituzione, sia per rispettare gli impegni assunti dal Governo italiano in sede europea. Le Camere saranno chiamate ad esercitare un controllo sull'equilibrio tra spese ed entrate e ad istituire un organismo indipendente che verifichi l'andamento della finanza pubblica. In considerazione del perdurare della difficile congiuntura economica, però, è quanto mai urgente la presentazione da parte del Governo del progetto di revisione integrale della spesa pubblica e della riforma fiscale e assistenziale.
BALDASSARRI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Per oltre trent'anni l'articolo 81 della Costituzione è stato aggirato con l'escamotage del finanziamento in deficit di parte della spesa pubblica. Ciò ha determinato l'attuale situazione disastrosa dei conti pubblici, alla quale non si può ovviare semplicemente introducendo nella Carta costituzionale l'obbligo del pareggio di bilancio. Tra le varie misure di politica economica che consentono il raggiungimento di tale obiettivo, infatti, dovrebbero essere evitate quelle che rischiano di deprimere l'economica produttiva o di sottrarre ai cittadini una quota eccessiva del loro reddito, intaccandone il potere decisorio. Pertanto, pur essendo condivisibile l'approvazione del disegno di legge costituzionale, esso va completato prevedendo anche limiti stringenti alla pressione fiscale o alla spesa pubblica. L'Italia dovrebbe inoltre promuovere un dibattito su questi temi in sede europea, affinché le decisioni politiche sui debiti pubblici degli Stati membri dell'Unione non siano lasciate in balia della grande finanza, che è anche la principale responsabile della crisi finanziaria in atto.
MURA (LNP). La Lega Nord voterà a favore del disegno di legge costituzionale, ma con l'auspicio che il Governo riprenda il cammino in senso federalista per risanare i conti pubblici. La semplice introduzione dell'obbligo del pareggio di bilancio nella Costituzione, infatti, potrebbe produrre effetti negativi: da un lato, il sistema economico rischia di essere schiacciato dalle pesanti misure per il rientro del debito pubblico; dall'altro, bisogna evitare che le maggiori disponibilità economiche degli enti territoriali più virtuosi servano solo a compensare gli sprechi degli enti che sono in deficit.
MORANDO (PD). Le critiche alla riforma costituzionale, secondo le quali il nuovo testo dell'articolo 81 eliminerebbe la possibilità di utilizzare la politica fiscale in funzione anticiclica, non sono fondate. Il concetto di pareggio di bilancio, infatti, va inteso in termini strutturali e non preclude quindi interventi espansivi per mitigare gli effetti di una congiuntura negativa. L'uso buono o cattivo del deficit dipende dalle finalità della spesa, che dovrebbe finanziare gli investimenti: non si può negare che in Italia una spesa pubblica e un debito elevati convivono da vent'anni con la bassa crescita e la disuguaglianza. Anche in vista dell'imminente entrata in vigore delle nuove regole fiscali europee, occorre procedere sollecitamente all'istituzione del Servizio di bilancio del Parlamento: la legge di contabilità affida ad intese tra i Presidenti delle Camere la nascita di un'istituzione autorevole, indipendente dall'Esecutivo, che sia di ausilio al controllo parlamentare nella valutazione dell'equilibrio strutturale dei conti.
Presidenza del presidente SCHIFANI
PASTORE (PdL). Conferma il voto favorevole, ma le perplessità emerse durante la prima lettura restano inalterate, anzi semmai rafforzate, e riguardano questioni di merito e di metodo. La nuova norma sul pareggio di bilancio si presta ad equivoci e non menziona le regole e gli organismi europei che devono costituire invece un imprescindibile riferimento. L'orientamento che fa salva la politica anticiclica è condivisibile, ma non si può non rilevare che l'attuale politica di bilancio va nella direzione opposta: aggrava la recessione anziché contrastarla. Una riforma costituzionale su un tema delicato, denso di implicazioni per la vita dei cittadini avrebbe meritato un approfondimento maggiore: il Senato è stato invece costretto invece ad approvare un testo licenziato dalla Camera che non è stato oggetto di adeguato esame in Commissione.
PRESIDENTE. Rinvia il seguito della discussione ad altra seduta, che sarà individuata dalla Conferenza dei Capigruppo che si riunirà oggi alle ore 16.