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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 706 del 11/04/2012


RESOCONTO SOMMARIO

Presidenza del vice presidente CHITI

La seduta inizia alle ore 11,02.

Il Senato approva il processo verbale della seduta del 4 aprile.

Le comunicazioni rese dalla Presidenza nel corso della seduta sono riportate nel Resoconto stenografico.

Seguito della discussione del disegno di legge costituzionale:

(3047-B) Introduzione del principio del pareggio di bilancio nella Carta costituzionale (Approvato, in prima deliberazione, dalla Camera dei deputati in un testo risultante dall'unificazione dei disegni di legge costituzionale d'iniziativa dei deputati Cambursano ed altri; Marinello ed altri; Beltrandi ed altri; Merloni ed altri; Lanzillotta ed altri; Antonio Martino ed altri; Bersani ed altri e del disegno di legge costituzionale n. 4620 d'iniziativa governativa; approvato, in prima deliberazione, dal Senato della Repubblica e approvato, in seconda deliberazione, dalla Camera dei deputati) (Votazione finale qualificata, ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento) (Relazione orale)

PRESIDENTE. Ricorda che nella seduta antimeridiana del 29 marzo il relatore Vizzini ha svolto la relazione orale. Dichiara aperta la discussione generale.

GIARETTA (PD). Con la modifica dell'articolo 81 della Costituzione l'Italia adempie agli impegni assunti a livello comunitario e, in risposta ai cambiamenti geopolitici mondiali, concorre a disegnare una nuova governance economica europea, più stabile ed efficiente sotto il profilo della crescita. Quanto ai timori di una rinuncia all'impostazione keynesiana dell'uso del bilancio pubblico in funzione anticongiunturale quale strumento positivo di sviluppo, il ruolo regolatore dello Stato non può che fondarsi sulla sostenibilità delle finanze statali. La modifica dell'articolo 81 si presenta comunque come il primo passo di un più ampio processo riformatore delle istituzioni pubbliche. Il vincolo costituzionale che si va ad introdurre, che dovrà essere coerentemente integrato dalle norme attuative previste, non avrà gli effetti attesi se non sarà accompagnato da una chiara visione delle priorità politiche, dalla riduzione della spesa in valore assoluto, da interventi pubblici efficienti e dall'eliminazione delle sacche di improduttività.

PARDI (IdV). L'inserimento in Costituzione dell'obbligo del pareggio di bilancio rappresenta una forzatura pericolosa perché toglie elasticità alle politiche economiche ed appare di dubbia cogenza in quanto, così come molti altri articoli costituzionali, anche il nuovo testo dell'articolo 81, farraginoso ed ambiguo, rischia di rimanere inattuato. Questa discutibile modifica della Carta costituzionale, apportata in un clima parlamentare di evidente disinteresse, verrà probabilmente approvata a maggioranza dei due terzi dei componenti delle Camere, impedendo così al corpo elettorale di pronunciarsi: è auspicabile che tale atteggiamento, che rappresenta una lesione del principio democratico, non venga reiterato per le prossime, annunciate, altrettanto discutibili riforme istituzionali.

CECCANTI (PD). La modifica che il Senato si appresta ad approvare in seconda deliberazione presenta una struttura complessa proprio perché il suo intento è quello di evitare aggiramenti del dettato costituzionale e di dare invece forza al principio di fondo della nuova disposizione. L'approvazione da parte della maggioranza dei due terzi dei componenti delle singole Camere, inoltre, assume un carattere meramente pragmatico non solo perché evita una dilazione dei tempi che farebbe perdere credibilità all'Italia a livello europeo ma anche perché, come opzione preferenziale prevista dallo stesso articolo 138 della Costituzione, consente una convergenza di intenti tra le forze politiche ed un'assunzione di responsabilità da parte del Parlamento, superando in tal modo le inevitabili divisioni che l'eventuale referendum favorirebbe.

MASCITELLI (IdV). Il Gruppo IdV voterà a favore sul disegno di legge costituzionale, come ha fatto in prima deliberazione, sia per evitare che si continui ad aggravare il debito del Paese, eludendo l'articolo 81 della Costituzione, sia per rispettare gli impegni assunti dal Governo italiano in sede europea. Le Camere saranno chiamate ad esercitare un controllo sull'equilibrio tra spese ed entrate e ad istituire un organismo indipendente che verifichi l'andamento della finanza pubblica. In considerazione del perdurare della difficile congiuntura economica, però, è quanto mai urgente la presentazione da parte del Governo del progetto di revisione integrale della spesa pubblica e della riforma fiscale e assistenziale.

BALDASSARRI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Per oltre trent'anni l'articolo 81 della Costituzione è stato aggirato con l'escamotage del finanziamento in deficit di parte della spesa pubblica. Ciò ha determinato l'attuale situazione disastrosa dei conti pubblici, alla quale non si può ovviare semplicemente introducendo nella Carta costituzionale l'obbligo del pareggio di bilancio. Tra le varie misure di politica economica che consentono il raggiungimento di tale obiettivo, infatti, dovrebbero essere evitate quelle che rischiano di deprimere l'economica produttiva o di sottrarre ai cittadini una quota eccessiva del loro reddito, intaccandone il potere decisorio. Pertanto, pur essendo condivisibile l'approvazione del disegno di legge costituzionale, esso va completato prevedendo anche limiti stringenti alla pressione fiscale o alla spesa pubblica. L'Italia dovrebbe inoltre promuovere un dibattito su questi temi in sede europea, affinché le decisioni politiche sui debiti pubblici degli Stati membri dell'Unione non siano lasciate in balia della grande finanza, che è anche la principale responsabile della crisi finanziaria in atto.

MURA (LNP). La Lega Nord voterà a favore del disegno di legge costituzionale, ma con l'auspicio che il Governo riprenda il cammino in senso federalista per risanare i conti pubblici. La semplice introduzione dell'obbligo del pareggio di bilancio nella Costituzione, infatti, potrebbe produrre effetti negativi: da un lato, il sistema economico rischia di essere schiacciato dalle pesanti misure per il rientro del debito pubblico; dall'altro, bisogna evitare che le maggiori disponibilità economiche degli enti territoriali più virtuosi servano solo a compensare gli sprechi degli enti che sono in deficit.

MORANDO (PD). Le critiche alla riforma costituzionale, secondo le quali il nuovo testo dell'articolo 81 eliminerebbe la possibilità di utilizzare la politica fiscale in funzione anticiclica, non sono fondate. Il concetto di pareggio di bilancio, infatti, va inteso in termini strutturali e non preclude quindi interventi espansivi per mitigare gli effetti di una congiuntura negativa. L'uso buono o cattivo del deficit dipende dalle finalità della spesa, che dovrebbe finanziare gli investimenti: non si può negare che in Italia una spesa pubblica e un debito elevati convivono da vent'anni con la bassa crescita e la disuguaglianza. Anche in vista dell'imminente entrata in vigore delle nuove regole fiscali europee, occorre procedere sollecitamente all'istituzione del Servizio di bilancio del Parlamento: la legge di contabilità affida ad intese tra i Presidenti delle Camere la nascita di un'istituzione autorevole, indipendente dall'Esecutivo, che sia di ausilio al controllo parlamentare nella valutazione dell'equilibrio strutturale dei conti.

Presidenza del presidente SCHIFANI

PASTORE (PdL). Conferma il voto favorevole, ma le perplessità emerse durante la prima lettura restano inalterate, anzi semmai rafforzate, e riguardano questioni di merito e di metodo. La nuova norma sul pareggio di bilancio si presta ad equivoci e non menziona le regole e gli organismi europei che devono costituire invece un imprescindibile riferimento. L'orientamento che fa salva la politica anticiclica è condivisibile, ma non si può non rilevare che l'attuale politica di bilancio va nella direzione opposta: aggrava la recessione anziché contrastarla. Una riforma costituzionale su un tema delicato, denso di implicazioni per la vita dei cittadini avrebbe meritato un approfondimento maggiore: il Senato è stato invece costretto invece ad approvare un testo licenziato dalla Camera che non è stato oggetto di adeguato esame in Commissione.

PRESIDENTE. Rinvia il seguito della discussione ad altra seduta, che sarà individuata dalla Conferenza dei Capigruppo che si riunirà oggi alle ore 16.

Seguito della discussione delle mozioni nn. 519, 528, 541, 544 e 549 sui ritardi nei pagamenti da parte delle pubbliche amministrazioni

PRESIDENTE. Dichiara aperta la discussione che è stata rinviata, su richiesta del rappresentante del Governo, nella seduta pomeridiana dell'8 febbraio.

GIARETTA (PD). I ritardati pagamenti della pubblica amministrazione costituiscono un onere improprio per il sistema produttivo e un elemento distorsivo del mercato che penalizza i fornitori più piccoli. In una congiuntura di crisi il fenomeno ha assunto proporzioni drammatiche, provocando crisi aziendali e suicidi. Il debito sommerso è stimato in 70 miliardi: si comprende perciò la difficoltà del Governo ad affrontare un problema che ha immediate ricadute sui conti pubblici. Il decreto liberalizzazioni ha comunque disposto un primo stanziamento da erogare con titoli di Stato, mentre il decreto fiscale ha destinato una parte dello stanziamento agli enti locali e ha previsto la certificazione pro solvendo dei crediti per riattivare un circuito di finanziamento alle imprese. Occorrono misure aggiuntive quali la revisione dei vincoli del patto di stabilità per gli enti locali con capacità di spesa e la costituzione di un fondo straordinario di intervento per dare ossigeno agli imprenditori in difficoltà.

BONFRISCO (PdL). Il problema dei ritardati pagamenti della pubblica amministrazione pesa da anni come un macigno sul sistema produttivo e, in una fase di stretta creditizia e di difficoltà patrimoniale delle imprese, agisce come detonatore della crisi. Del fenomeno risente negativamente anche il modello organizzativo e funzionale del sistema economico del Nord-Est ed aumenta, soprattutto in Veneto, il numero di imprenditori suicidi. Con il decreto n. 78 del 2010 il legislatore ha provato ad affrontare un problema che pone un'ipoteca pesante sulla competitività, ma la normativa di dettaglio non è stata emanata. Il decreto sulle liberalizzazioni ha stanziato una somma notevole per estinguere i crediti commerciali, ma ha risentito di un vizio di centralismo che penalizza le piccole e medie imprese creditrici degli enti locali. Le soluzioni possono essere ricercate oltre il perimetro della normativa vigente, senza escludere un intervento della Cassa depositi e prestiti ponendo a garanzia del risparmio postale il patrimonio immobiliare di Regioni, enti locali ed enti del Servizi sanitario.

PRESIDENTE. Rinvia il seguito della discussione ad altra seduta. Dà annunzio degli atti di indirizzo e di sindacato ispettivo pervenuti alla Presidenza (v. Allegato B) e toglie la seduta.

La seduta termina alle ore 13.

Nel corso della seduta, la Presidenza ha salutato, a nome dell'Assemblea, una rappresentanza di studenti presente nelle tribune.