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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 706 del 11/04/2012


Mozioni

SCARPA BONAZZA BUORA, SANCIU, PICCIONI, BOSCETTO, COMPAGNA, DI STEFANO, NESPOLI, SANTINI, ZANOLETTI - Il Senato,

premesso che:

il Parlamento europeo ha approvato la risoluzione che riguarda la decisione del Consiglio relativa alla conclusione dell'accordo tra l'Unione europea e il regno del Marocco, che pertanto entrerà in vigore;

tale accordo prevede misure di liberalizzazione per i prodotti agricoli, i prodotti agricoli trasformati, il pesce e i prodotti della pesca;

l'accordo è stato giustificato, in particolare, dal mutamento del quadro politico nel Mediterraneo meridionale che avrebbe richiesto una reazione da parte dell'Unione europea;

appare riduttivo focalizzare tale reazione nella conclusione di accordi commerciali di liberalizzazione degli scambi che, se da un lato penalizzano gravemente le più importanti produzioni ortofrutticole dei Paesi europei, dall'altro difficilmente avranno l'immediato effetto di alleviare la povertà e la disoccupazione diffuse che sono alla radice dei problemi di ordine sociale, economico, migratorio e di sicurezza della regione;

in un contesto già particolarmente difficile dal punto di vista economico e sociale per il settore agricolo europeo e italiano, un accordo di liberalizzazione come quello sottoscritto avrà un impatto catastrofico sugli agricoltori italiani, in particolare nel sensibile settore dell'ortofrutta, con ripercussioni drammatiche sull'occupazione;

la proposta di accordo prevede la liberalizzazione con effetto immediato del 55 per cento dei dazi doganali sui prodotti agricoli e della pesca del Marocco, contro l'attuale 33 per cento, e la liberalizzazione entro 10 anni del 70 per cento dei dazi doganali sui prodotti agricoli e della pesca dell'UE, contro l'attuale 1 per cento;

il Marocco ha creato 1.200 ettari di nuovi impianti per la produzione di agrumi che, secondo il Ministero marocchino dell'agricoltura, contribuiranno ad un aumento della produzione del 6 per cento rispetto alla stagione precedente, per un totale di 1,86 milioni di tonnellate, con conseguente aumento dell'8 per cento delle esportazioni;

non corrisponde a realtà la valutazione dell'UE secondo cui le produzioni di questo Paese si porranno in contro-stagione rispetto alle produzioni comunitarie, soprattutto di prodotti orto-floro-frutticoli, e completeranno la produzione comunitaria, poiché invece esse si sovrappongono con le produzioni delle regioni europee più meridionali, determinando un danno ai produttori comunitari;

un esempio di impatto economico negativo di questa decisione sui produttori italiani è relativo al pomodoro da mensa, per cui il calendario di commercializzazione marocchino coincide con quello dei produttori italiani, con un'ulteriore perdita di competitività del prodotto nazionale sui mercati nordeuropei (Germania, Austria e Regno Unito);

queste produzioni sono spesso l'unica fonte di reddito ed occupazione nelle regioni del sud dell'Italia, in cui non sono possibili alternative colturali;

esse rappresentano peraltro uno dei prodotti di punta delle esportazioni, essendo apprezzate per requisiti qualitativi e organolettici, per cui l'accordo avrà effetti negativi sulla bilancia dei pagamenti, proprio quando sarebbe necessario affiancare, ai sacrifici economici imposti dalla crisi finanziaria, provvedimenti per la crescita del PIL;

i prodotti ortofrutticoli italiani sono anche apprezzati per l'alto livello di sicurezza raggiunto, evidenziando l'assenza di residui di fitofarmaci nei costanti controlli cui sono sottoposti;

è noto che in Marocco è consentito l'uso di un lungo elenco di prodotti antiparassitari che non possono essere impiegati in Europa, quale ad esempio il bromuro di metile, dannoso all'ambiente, che in Europa è vietato, per cui gli agricoltori devono reperire prodotti molto più costosi e meno efficaci, con evidente perdita di competitività;

l'effetto peggiorativo dell'accordo non è solo di carattere economico, ma incide fortemente sulla sicurezza alimentare che costituisce un'esigenza fortemente avvertita dai cittadini;

tutti i prodotti agricoli importati dai Paesi terzi nell'Unione europea devono conformarsi alle norme dell'Unione in materia di misure sanitarie e fitosanitarie;

gli effetti negativi colpiscono le produzioni meridionali di agrumi e orticole ma altresì quelle importanti di regioni del centro-nord, pomodori, zucchine, cetrioli, fragole e aglio, in cui l'Italia può vantare anche riconoscimenti di indicazioni geografiche protette;

l'impatto dell'imprevedibile aumento di prodotti di scarsa qualità e privi di adeguate garanzie si riverbera su tutta la filiera, in particolare quindi anche sui prodotti trasformati, senza possibilità per il consumatore di effettuare scelte consapevoli, dato che non esiste obbligo di indicazione dell'origine dei prodotti agricoli freschi utilizzati;

le produzioni svantaggiate dall'accordo sono parte integrante delle tradizioni alimentari e del paesaggio agrario, trattandosi anche di impianti arborei quali agrumi e alberi da frutto, per cui un loro progressivo abbandono comporta effetti negativi anche ai fini della sicurezza del territorio e dei suoli;

il monitoraggio dei prodotti sensibili e la rigorosa applicazione dei contingenti sono condizioni indispensabili per il funzionamento equilibrato dell'accordo;

è nota la scarsa capacità del sistema comunitario e nazionale di monitorare e far rispettare i calendari e i contingenti tariffari fissati in questi accordi, che, come denunciato più volte nel corso degli ultimi anni, vengono troppo spesso ignorati dagli operatori dei Paesi interessati;

particolarmente sensibile è anche l'aspetto del costo del lavoro, che svantaggia le produzioni europee e italiane, accentua le gravi problematiche a livello di competitività causate dal differenziale di costo della manodopera tra l'Unione europea e il Marocco, con il rischio di perdita di reddito e di posti di lavoro soprattutto nel Mezzogiorno;

la Conferenza Stato-Regioni ha rappresentato la necessità che l'Unione europea, nel riconoscere le difficoltà generate dagli accordi bilaterali, preveda misure che ne mitighino gli impatti negativi e quindi, l'urgenza di riformare il sistema del prezzo di entrata, poiché si manifestano rischi di frode in tale sistema, ed in generale nel mercato agricolo, come evidenziato anche dall'Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF);

alcuni operatori europei hanno presentato denuncia all'OLAF e alla commissione per le petizioni del Parlamento europeo, la quale ha invitato la Commissione a modificare il regime dei prezzi d'entrata in modo da porre fine alle frodi,

impegna il Governo:

1) a rafforzare il sistema di controllo doganale, anche incrementando il numero delle operazioni, al fine di evitare l'elusione delle disposizioni vigenti, soprattutto relative alla sicurezza dei prodotti;

2) ad adottare i decreti attuativi della legge n. 4 del 2011, sull'etichettatura e la qualità dei prodotti alimentari, con particolare riferimento ai prodotti trasformati a base di ortofrutticoli, al fine di informare esaurientemente il consumatore sull'origine della materia prima utilizzata e consentire scelte di acquisto consapevoli;

3) a richiedere l'attuazione di tutte le misure di salvaguardia non tariffarie addizionali incluse nell'accordo, con particolare riferimento alle norme sulle indicazioni geografiche europee;

4) ad attivarsi a livello europeo per richiedere la modifica del regolamento di attuazione dell'organizzazione comune di mercato per introdurre misure di controllo più efficaci;

5) ad effettuare valutazioni di impatto sulle produzioni italiane maggiormente svantaggiate dall'accordo e sui redditi delle imprese agricole, al fine di presentarle alla Commissione e al Parlamento europeo;

6) a vigilare e chiedere garanzie affinché l'aumento dei contingenti tariffari previsto dall'accordo sia adeguatamente regolamentato dall'UE e non ci sia errata interpretazione di attuazione del meccanismo dei prezzi di entrata;

7) a richiedere l'applicazione del meccanismo di composizione delle controversie, che consente a ciascuna delle parti di ottenere un risarcimento se l'altra non rispetta i termini dell'accordo, tenendo in maggiore considerazione le liste di prodotti sensibili da escludere dagli accordi;

8) a far applicare strumenti e meccanismi istituzionali specifici che l'accordo prevede, quali la cooperazione finalizzata ad evitare perturbazioni dei mercati, i gruppi di esperti con i Paesi terzi, compreso il Marocco, il sottocomitato per gli scambi agricoli nel quadro della gestione degli accordi di associazione, gli scambi di informazioni sulle politiche e la produzione nonché la clausola di salvaguardia ai sensi dell'articolo 7 del protocollo;

9) a richiedere la realizzazione di un monitoraggio continuo, anche attraverso meccanismi specifici, per lo scambio di dati e di informazioni sulle produzioni e sugli scambi commerciali al fine di evitare perturbazioni dei mercati;

10) ad attivarsi affinché la Commissione promuova l'equivalenza delle misure e dei controlli tra il Marocco e l'Unione europea per quanto concerne le norme ambientali e in materia di sicurezza alimentare, in modo da garantire una concorrenza equa tra i due mercati.

(1-00610)