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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 705 del 04/04/2012


Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3184
e della questione di fiducia (ore 13,05)

PRESIDENTE. La seduta è ripresa.

Do la parola al presidente della 5a Commissione, senatore Azzollini, perché riferisca all'Assemblea sui profili di copertura finanziaria dell'emendamento 1.900.

AZZOLLINI, relatore. Signor Presidente, come costume della 5a Commissione, un po' tediosamente dobbiamo riportarvi quanto abbiamo discusso e quali sono le risultanze del nostro dibattito. Ho già detto ieri che purtroppo il nostro è un lavoro molto semplice, ma cerchiamo comunque di farlo nel modo migliore.

Abbiamo letto attentamente la relazione tecnica sul maxiemendamento. Innanzitutto notiamo che il maxiemendamento è esattamente corrispondente, salvo un piccolo problema di copertura che già conoscevamo, al testo licenziato dalle Commissioni riunite. In questa circostanza abbiamo seguito una procedura rigorosa per cui la 5a Commissione aveva reso anche i pareri alle Commissioni riunite, avendo un percorso più rigoroso sotto il profilo finanziario.

La relazione tecnica è stata verificata positivamente nel suo complesso, ma è accompagnata da una relazione che la Commissione ha sentito la necessità di leggere attentamente e si esprime su tutti e tre i rilievi critici in essa contenuti. Riteniamo comunque di dover aderire - lo preannuncio, signor Presidente - alla tesi più rigorosa esposta in una nota di accompagnamento del Ragioniere generale dello Stato alla relazione tecnica.

Le criticità intraviste, che - ribadisco - non hanno dato luogo ad una verifica negativa, ma che noi assumiamo in maniera rigorosa, sono le seguenti. La prima riguarda la possibilità dell'inserimento all'articolo 3, capoverso 16-ter, delle parole: «sentita la Conferenza Stato-Regioni», ma per ciò che attiene alle nostre competenze questo non ha alcuna rilevanza.

La seconda questione riguarda l'articolo 4, comma 12-bis (e prego poi gli Uffici di correggere: non si tratta del comma 12-ter ma del 12-bis. Come sapete, signor Presidente e onorevoli colleghi, sono un grande specialista delle numerazioni in latino per averle contate fino a non so quanto, tanto da non sapere più nemmeno il modo di pronunciarle). In questo caso, il Ragioniere generale individua una criticità nella spalmatura in tre anni del piano di rientro per i Comuni dallo sforamento del Patto di stabilità. Egli rileva che questo potrebbe essere un annacquamento della sanzione non compatibile con le regole della finanza pubblica. Su questo punto la Commissione non è d'accordo con il Ragioniere generale dello Stato. Il punto, infatti, era stato ampiamente preso in esame e nella nota non è presa in considerazione la ragione effettiva per cui noi abbiamo ritenuto possibile la spalmatura in tre anni. La ragione effettiva è che abbiamo anche soppresso una contraddizione esistente nel testo originario. È vero che esso faceva obbligo al Comune che aveva sforato il Patto di rientrare in un anno, ma diceva anche che poteva farlo comunque in misura non superiore al 3 per cento delle entrate correnti. La norma di cui parliamo ha soppresso questo inciso. Dunque, ai Comuni non è data questa facoltà di sforare il Patto e di poter rientrare comunque entro il 3 per cento delle spese correnti. Riteniamo pertanto che la nostra norma, se presa nel suo complesso, sia molto più rigorosa di quella contenuta nella norma vigente.

A nostro sommesso avviso, quindi, noi confermiamo la correttezza del testo del maxiemendamento per le ragioni che, spero, ho espresso in maniera abbastanza chiara. Riteniamo pertanto di dare a quella norma un carattere di rigorosità che, rispetto alla norma vigente, è sicuramente maggiore. D'altra parte, è stata presa in esame la possibilità che la spalmatura avvenga entro i tre anni. Inizialmente si parlava di due anni, ma è stata attentamente analizzata l'assoluta rigorosità della formulazione, che poi è stata approvata dalle Commissioni ed è riportata nel testo del maxiemendamento.

Scusandoci per il fastidio che purtroppo procuriamo su tutti i provvedimenti, vorrei anche discutere del perché invece condividiamo il terzo dei rilievi critici, che ci spinge a proporre al Governo di stralciare, o meglio espungere - termine tecnicamente più appropriato, come il sottosegretario di Stato, Antonio Malaschini, sa molto meglio di me - all'articolo 10, comma 2, capoverso 1-bis, nel testo modificato di cui all'emendamento 1.900, l'ultimo periodo, dalle parole: «È altresì demandata» alle parole: «direttamente allo Stato». I rilievi del Ragioniere generale dello Stato ci paiono infatti convincenti.

Voglio dire però perché la Commissione ha invece votato a favore di quell'emendamento e perché abbiamo preso in esame la questione attentamente anche quando lo abbiamo approvato, e perché farò una proposta di corredo alla mia richiesta di espunzione dell'ultimo periodo.

Nelle documentazioni di supporto del Governo - non so che tipo di atti siano - si diceva, a proposito dell'emendamento approvato che conteneva quel testo, che sostanzialmente, sotto il profilo finanziario la cosa funzionava ed era assoggettata soltanto ad una valutazione politica. In quella sede, noi abbiamo seguito solo, dunque, la valutazione politica, avendo a corredo una documentazione che riteneva la questione non rilevante sotto i profili di onerosità. La valutazione politica si è espressa positivamente. Pertanto, noi avanziamo una richiesta al Governo (siamo molto contenti che queste cose siano accadute, guarda caso in questa sede. Ci sono delle differenze di valutazione anche tra amministrazioni dello Stato). Noi riteniamo ancora valida la valutazione politica che abbiamo dato e quindi il voto che abbiamo espresso, ma osserviamo che c'è una puntuale rilevazione di profili di criticità da parte dell'organo esattamente deputato a fornirci la cosiddetta bollinatura, quindi la asseverazione dei profili finanziari, che è la Ragioneria generale. In questo caso, peraltro, tali osservazioni ci paiono convincenti.

E allora, noi chiediamo cautelativamente tale espunzione al Governo, salva valutazione diversa del Governo su ciò che noi positivamente, sotto il profilo politico, avevamo approvato, e quindi, ove esso dovesse ritenere di reintrodurre tale parte, chiediamo di corredarla della copertura necessaria o comunque di una formulazione coerente con la mancanza di profili di onerosità, così come previsto dal Ragioniere generale dello Stato.

Signor Presidente, le rassegniamo il lavoro, come al solito piuttosto tedioso, che abbiamo fatto. È stata una decisione presa all'unanimità della Commissione di richiedere esclusivamente l'espunzione dell'ultimo periodo del capoverso 1-bis del comma 2 dell'articolo 10.

Per gli altri punti, a nostro avviso, va tutto bene, salvo la questione - irrilevante sotto il nostro profilo - del coinvolgimento della Conferenza Stato-Regioni. Spetterà al Governo decidere nel merito e comunque vi saranno tante possibilità di intervenire.

Riteniamo dunque di chiedere l'espunzione di questa parte, salva la valutazione politica del Governo nel prosieguo dell'esame del provvedimento, che dovrà però tener conto dei rilievi critici della Ragioneria che abbiamo ritenuto opportuni ed anzi abbastanza fondati. (Applausi dai Gruppi PD e LNP).

PRESIDENTE. Ringrazio il relatore, senatore Azzollini, e la Commissione per il lavoro svolto.

Chiedo al Sottosegretario se condivide l'impostazione della Commissione di espungere l'ultimo periodo del capoverso 1-bis del comma 2 dell'articolo 10 di cui all'emendamento 1.900.

MALASCHINI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, il Governo accoglie l'invito della Commissione ed espunge quindi dal testo sottoposto alla valutazione del Senato l'ultimo periodo del capoverso 1-bis del comma 2 dell'articolo 10.

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulla questione di fiducia.

Colleghi, avendo iniziato un po' più tardi e dovendo concludere entro le ore 15 per le dichiarazioni di voto, bisogna essere rigorosi nel rispettare i tempi di intervento. Segnalerò a chi interviene che il tempo sta per scadere un minuto prima del termine, e la Presidenza autorizza fin da ora a consegnare per iscritto gli interventi.

È iscritta a parlare la senatrice Spadoni Urbani. Ne ha facoltà.

SPADONI URBANI (PdL). Signor Presidente, onorevoli colleghi senatori, signor Sottosegretario rappresentante del Governo, credo che tutti, a prescindere dalle valutazioni di merito, si debba dare atto al Governo di un impegno riformatore notevole. Anche quello in esame è un decreto importante e atteso nel Paese, in linea con la filosofia economica del pensiero liberale che esprime già nel titolo: «Semplificazioni». Infatti i cittadini e le aziende chiedono, a viva voce, tra l'altro, una riduzione significativa degli oneri burocratici che incontrano per tutto, perfino per pagare le tasse. La semplificazione fiscale è condizione imprescindibile per rendere più vicino agli standard europei il funzionamento della società e la qualità della vita dei cittadini ed è essenziale anche per ovviare alla corruzione, purtroppo dilagante nel nostro Paese.

Viene tuttavia da domandarsi se sia tutta in questo decreto o in quello appena tramutato in legge sulle semplificazioni burocratiche la semplificazione che il Governo intende compiere e se esso stia attuando, con i vari provvedimenti che emana, un proprio progetto sul Paese.

Voterò dunque la fiducia al Governo su questo decreto, Atto Senato n. 3184, ma contemporaneamente desidero richiamare il Governo medesimo affinché nella sua azione di riforma della legislazione, poiché usa soprattutto lo strumento della decretazione d'urgenza, tenga conto che la sua efficacia inizierà a dare frutti nel momento in cui entrerà a regime, dati i tanti regolamenti e le norme di secondo livello in esso contenute, e tenga altresì conto del momento concreto particolare che gli italiani stanno vivendo.

Sui cittadini si sta abbattendo infatti una serie di misure pesanti, misure che, una volta a regime, andranno concretamente a incidere sull'apprezzamento e sul feeling tra Governo e cittadini.

Abbiamo visto, mentre il presidente del Consiglio Monti era a svolgere il suo importante impegno in Asia, come sia bastato poco a far volare di nuovo in alto gli interessi del debito pubblico.

Siamo ancora in un equilibrio precario e l'Italia è un Paese dove il debito dello Stato è sempre stato e resta «il» problema, al quale oggi si aggiungono altri problemi che sono importanti e dolorosi, come la mancanza di lavoro e la corruzione dilagante, temi questi che bisogna affrontare nell'immediato, forse sempre con decreti.

In questa fase di emergenza, date le imposizioni fiscali, le seppur lievi misure per il contenimento della spesa pubblica e i provvedimenti a favore di una ripresa economica che stenta, anzi, che purtroppo ancora non esiste, mi domando se non sia il caso di mettere mano a tagli effettivi della spesa, per eliminare questa macchina elefantiaca dello Stato e ridurre i mille enti inutili dove sparisce, in piccoli rivoli, un fiume di denaro pubblico. Tagliamo gli sprechi, signor Presidente, mi rivolgo al signor Sottosegretario perché lo ripeta: tagliamo gli sprechi, tagliamo lo Stato pesante, costruiamo uno Stato leggero: voi ne avete le capacità, l'opportunità, l'occasione ed è quello che tutti stanno domandando. Occorre tagliare le spese inutili negli organi centrali e periferici dello Stato, che costituiscono un'emorragia non assolutamente tamponabile con l'innalzamento delle tasse. Abbiamo bisogno, ripeto, di uno Stato leggero.

Intervengo, inoltre, in Aula per far presente al Governo tecnico che ha un contrappeso necessario e non ineludibile nel Parlamento. Il Governo scoprirà presto di avere un estremo bisogno dei partiti. È in Parlamento che i provvedimenti si confrontano con i rappresentanti del popolo; è qui che occorre discutere le soluzioni contenute nei decreti governativi, perché qui c'è il Paese reale.

Gli uomini al Governo sono tecnici, non maghi. Essi hanno il sostegno di diversi partiti diversi, ma responsabili: hanno il sostegno, lo ribadisco, della parte migliore della politica tutta, quella che ha saputo fare un passo indietro - parlo di sinistra e di destra, tutti abbiamo fatto un passo indietro - per ritrovare elementi di coesione di fronte alla crisi. Ecco perché rivendico più ascolto a questa politica, che tutti i giorni si confronta con i cittadini, che parla con la gente viso a viso e raccoglie gli umori delle categorie. Se siamo qui lo dobbiamo ad un voto popolare, ad un vissuto personale che ci ha visto protagonisti nelle professioni, come lo siete voi membri del Governo, e che, tra l'altro, ha portato molti tra noi, prima di essere in quest'Aula blasonata, ad essere sindaci e consiglieri regionali, scelti con le preferenze dai cittadini. In Italia, infatti, non c'è solo il voto di scambio: c'è anche il voto di adesione, il voto per rappresentare il popolo, per parlare qui in nome e per conto del popolo. Signor Sottosegretario, non occorre certo che dica a lei questo, ma vorrei precisare che non siamo davvero gli sprovveduti che certi massmediologi vorrebbero far apparire o qualche suo collega disinvolto vorrebbero dipingere.

Tornando al decreto, personalmente ritengo che contenga alcune azioni riformatrici attese da anni, quali la certificazione dei crediti delle imprese verso lo Stato, e anche, per riferirmi agli ultimi elementi politici affrontati dal Governo, l'aver reso l'IMU ed Equitalia più umane nei confronti di chi è debole.

Meno eclatanti, ma egualmente importanti per la parte di società cui si riferiscono, sono l'intervento per rilanciare l'istituto del leasing e l'apertura all'uso del contante da parte degli stranieri non comunitari (è molto importante, perché il freno nell'utilizzo del contante si ripercuote anche sugli acquisti); per quanto questa possibilità contenuta nel decreto preveda un iter particolarmente burocratizzato, ma capisco che meglio non si poteva fare. Sono misure delle quali mi sono molto interessata perché si trovasse lo strumento adatto ad accoglierle.

In conclusione, un'ultima osservazione: in tutti i decreti del Governo occorre recuperare una visione che dia ai cittadini prospettive e, soprattutto, certezze. Senza queste ultime, non ci sarà la crescita, e senza crescita e sviluppo, non ci sarà pareggio di bilancio nel 2013. È inutile inserire tale obiettivo nel dettato costituzionale se poi non riusciamo a perseguirlo; senza lo sviluppo non ci sarà crescita e non ci sarà pareggio del bilancio. È chiaro e quindi occorre lavorare in questo senso.

Ancora un'ulteriore osservazione e poi concludo: il precedente Governo Berlusconi è stato fortemente criticato per il suo eccesso di ottimismo, ma forse ora occorrerebbe ritrovare almeno una parte di buonumore, insieme alla visione di un progetto complessivo che non si vede ancora delineato. La gente è spaventata, non ha lavoro e, pur se il risparmio privato degli italiani è notevole, i consumi si limitano all'indispensabile e il Paese, di fatto, è fermo. La mancanza della speranza di un futuro di progresso a breve non aiuterà certamente a rimuovere questo stato di cose. Se sapremo dialogare, Governo e Parlamento, potremo trovare la forza morale e la coesione necessaria per dare un futuro di serenità agli italiani, che accetteranno i sacrifìci solo se vedranno che andranno a buon fine. Inoltre, tenete ben presente, signor rappresentante del Governo, che i cittadini hanno già dato e che è ora di trovare altri strumenti per superare la crisi. (Applausi dal Gruppo PdL).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Legnini. Ne ha facoltà.

LEGNINI (PD). Signor Presidente, accogliendo il suo invito, conterremo i nostri interventi entro gli otto minuti per contribuire ad una sollecita conclusione della seduta; in tal senso ho rivolto un invito ai colleghi D'Ubaldo, Leddi e Micheloni.

Il nostro Gruppo ha già espresso soddisfazione per il lavoro svolto nelle Commissioni riunite e per l'esito del provvedimento, nel testo che oggi approda in Aula (lo hanno fatto ieri il senatore Agostini e gli altri colleghi intervenuti). Proprio l'esito del provvedimento ed anche la lunghezza e l'intensità del confronto svoltosi nelle Commissioni di merito ci consentono di affermare che non è fondata l'opinione - che va diffondendosi nel Paese - secondo cui il Parlamento assisterebbe in modo passivo e non svolgerebbe il proprio ruolo rispetto ai provvedimenti proposti dal Governo, per lo più sotto forma di decretazione d'urgenza. Credo che il Parlamento in questa fase storica, negli ultimi quattro mesi, per alcuni aspetti stia svolgendo più di prima, certamente più che nella fase politica che abbiamo alle nostre spalle, la sua funzione e le sue prerogative costituzionali, approvando i provvedimenti del Governo, integrandoli, modificandoli e aggiungendo disposizioni, sempre nel rigoroso rispetto della coerenza emendativa rispetto alla materia oggetto di decretazione.

Proprio questo provvedimento, così come quelli sulle liberalizzazioni e sulle semplificazioni, il milleproroghe e, prima ancora, il decreto salva-Italia costituiscono l'esatta dimostrazione di tale affermazione: il Parlamento svolge pienamente, con serietà ed entrando nel merito, le sue funzioni.

Sin dall'inizio, abbiamo condiviso l'impostazione del provvedimento in esame, finalizzata - come ha evidenziato il rappresentante del Governo - ad avviare interventi manutentivi sul sistema fiscale così com'è oggi, rinviando le innovazioni riformatrici alla delega fiscale che il Governo si appresta a presentare in Parlamento nei prossimi giorni.

Abbiamo tenuto fede a questa impostazione nella valutazione, oltre che nella presentazione, degli emendamenti. Il diniego su alcune nostre proposte qualificanti che abbiamo presentato nelle Commissioni non è stato nel merito, ma è stato un rinvio alla sede propria, cioè quella della riforma fiscale che attendiamo e che è assolutamente necessaria e non più rinviabile. Devono essere affrontati molti temi in sede di modifica del sistema fiscale del nostro Paese: l'alleggerimento della pressione fiscale, lo spostamento dal lavoro e dall'impresa al patrimonio o alle cose (come si usa dire), altre semplificazioni, l'istituzione di un fondo alimentato dai proventi derivanti dalla lotta all'evasione fiscale al fine di ridurre le imposte, la riforma del catasto, riforma alla quale annettiamo una grande rilevanza anche per rendere più equa l'imposta di cui negli ultimi giorni si discute tanto, l'IMU. Sappiamo che molte delle sperequazioni ed ingiustizie connesse a questa imposizione sul patrimonio immobiliare discendono dalla vetustà e dalla inadeguatezza del nostro catasto edilizio. Proprio sull'IMU abbiamo avviato i primi interventi, molti dei quali su nostra proposta ed altri su proposta di altri Gruppi parlamentari e dei relatori: revisioni importanti a favore dei Comuni, nel senso dell'esenzione degli immobili pubblici, almeno della quota statale dell'IMU, dell'edilizia residenziale pubblica; l'intervento molto significativo sull'agricoltura, di cui altri colleghi hanno parlato, che fa rientrare per larga parte l'allarme del mondo agricolo; l'esenzione per tutti i Comuni montani dal pagamento dell'IMU per gli immobili rurali strumentali; il chiarimento circa il non assoggettamento all'IMU degli immobili inagibili e inabitabili. Ci è apparso chiaro, però, che è l'intera materia dell'IMU ad aver bisogno di un intervento di migliore ponderazione.

Interpretiamo l'applicazione di questa imposta durante il 2012 come una applicazione transitoria perché, sia con la riforma del catasto che con ulteriori interventi di innovazione, si dovrà arrivare a sciogliere un dubbio insito in questa imposta che deriva dalla sua natura ibrida: da una parte, viene concepita come imposta compensativa nell'erogazione dei servizi da parte dei Comuni; per altra parte, lo è come un'imposta patrimoniale vera e propria. Si tratterebbe, a mio modo di vedere, di distinguere meglio questi due presupposti impositivi e, per questa via, di arrivare a una distribuzione del carico fiscale più equa.

Inoltre, si dovrà mettere mano in modo incisivo, relativamente alla composizione e distribuzione del cosiddetto fondo di riequilibrio, all'assetto dei rapporti finanziari tra Stato ed enti locali. Sappiamo perfettamente che una delle ragioni più forti di contestazione da parte dei Comuni italiani è l'obbligo di trasferimento di una quota importante, pari al 50 per cento dell'imposta, a favore dello Stato.

Sappiamo anche che altri problemi, seppur minori, dovranno essere affrontati con urgenza, come, per esempio, quelli relativi alla compensazione a favore dei Comuni della minore entrata derivante da alcune esenzioni, a partire da un tema che è stato posto con uno specifico ordine del giorno che ho presentato sulla compensazione per i Comuni del cratere sismico abruzzese. Tali Comuni infatti subiranno una riduzione drastica nelle entrate a seguito del mancato pagamento delle imposte relative agli immobili inagibili e inabitabili che dovranno essere, ovviamente, compensate.

Naturalmente, esprimiamo qualche rammarico per i temi non affrontati, come quelli relativi alle case in locazione a canone concordato (un problema che va risolto), quello relativo agli immobili degli emigranti (di cui parlerà fra non molto il collega Micheloni nel dettaglio), il tema, che oggi è venuto in evidenza sulla stampa, degli anziani ricoverati nelle case di riposo, quello degli immobili invenduti che sono nei bilanci delle imprese di costruzione e molti altri ancora: tutti convergenti verso l'obiettivo di indirizzare questa imposta, che è un'imposta importante, nel senso dell'equità.

Concludo, signor Presidente, affermando che noi condividiamo ciò che c'è in questo disegno di legge di conversione e, prima ancora, nel decreto-legge; ma ci è anche chiaro ciò che doveva esserci, ciò che dovrebbe esserci e dovrà essere inserito nella seconda lettura alla Camera dei deputati. Molti sono gli ordini del giorno che indirizzano il Governo a favorire ulteriori cambiamenti nell'altro ramo del Parlamento e siamo consapevoli dell'esistenza di uno spazio ulteriore da riempire prevedendo le semplificazioni necessarie in questa complessa materia.

Ciò che è più importante però è, come dicevo all'inizio, che si faccia la riforma fiscale, che è decisiva per il futuro del nostro Paese. Siamo preoccupati per l'elevata, eccessiva pressione fiscale, per la sua difettosa distribuzione, per la penalizzazione del lavoro e dell'impresa, per l'elevato tasso di evasione: tutti temi che dovranno essere affrontati nel prossimo futuro. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pardi. Ne ha facoltà.

PARDI (IdV). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Sottosegretario, il punto di vista del Gruppo al Senato dell'Italia dei Valori è molto critico su questo provvedimento.

Con la massima semplicità, mi ripropongo di mettere in evidenza prima di tutto quello che non c'è e che rende grave la scelta del Governo e della maggioranza che lo sostiene di mandare avanti questo provvedimento.

In un provvedimento di riordino fiscale, salta all'occhio l'assenza del ripristino delle norme antielusive, che già il Governo Prodi aveva reso operanti e che il Governo Berlusconi aveva pensato bene di cancellare. Verrebbe da pensare che, dovendo rimettere ordine in un contesto così arruffato, un primo passo verso una logica di ordine sarebbe stato proprio quello di ripristinare norme antielusive. Non sto ad elencarle, fanno parte di un nostro emendamento che ovviamente non ha potuto essere messo ai voti.

C'è poi un secondo elemento, vistoso: l'assenza del falso in bilancio. Molte voci dell'opinione pubblica, e anche riportate da giornali che oggi sostengono decisamente l'opera del Governo, lo richiedono in modo esplicito. Massimo Giannini ha detto: «E adesso ridateci il falso in bilancio». La mistificazione che il Governo Berlusconi aveva condotto sulla legge sul falso in bilancio è nella memoria di tutti: un reato annichilito, svilito, ridotto a poca cosa, in grado di funzionare solo su querela dei soci, un reato diminuito in sé, nelle sue ragioni ontologiche. Il falso in bilancio è fondamentalmente uno dei motivi principali per cui gli investitori esteri non vengono in Italia. Come si fa, infatti, a venire in un mercato dove chi ne ha la possibilità può tranquillamente esercitare il falso in bilancio, truccando i bilanci delle proprie imprese, frodando i propri soci e annichilendo alla base le ragioni della competizione alla pari, che dovrebbero essere l'elemento fondante della concorrenza? Il mancato ripristino di un vero reato di falso in bilancio, così come configurato in precedenza, spicca nell'orizzonte di questo provvedimento. Anche qui avevamo presentato un emendamento, che decade di fronte al voto di fiducia.

C'è un terzo elemento che manca ancora, e che era contenuto in un nostro emendamento. Mi riferisco all'aumento delle pene e all'impossibilità di patteggiamento per i reati fiscali. Siamo in una dimensione parallela a quella di cui ho parlato poc'anzi, perché si rende la vita facile agli evasori fiscali e si fa ben poco per riuscire a colpirli. L'impossibilità di patteggiamento era una misura incisiva che stabiliva una sorta di spartiacque efficace, giacché si impediva una facilitazione amministrativo - giudiziaria nei confronti degli evasori: nella nuova formulazione del maxiemendamento invece questa misura non c'è. Non c'è neanche l'accordo con la Svizzera per il recupero dell'evasione fiscale, che invece molti altri Paesi europei hanno voluto stabilire tempestivamente, poiché permette loro il recupero di quote significative di evasione fiscale. In questo provvedimento ciò non è previsto, e non se ne capisce la ragione, perché equivale a rinunciare ad una fonte sicura di finanziamento (il caso della Germania ne fa fede) quando siamo costretti a raschiare il fondo del barile con l'articolo 18 e la vessazione del lavoro dipendente.

Infine, nel decreto-legge non c'è - e dal punto di vista dell'immagine è l'elemento più grave - l'IMU per le fondazioni bancarie, salvate da un artificio dialettico che riconosce loro un'attività benefica. Le fondazioni bancarie sono titolari di patrimoni immobiliari poderosi, hanno le mani nei punti chiave, nei gangli vitali della gestione delle banche e vengono risparmiate. Invece, qualsiasi pensionato o disgraziato italiano possieda uno straccio di casa è costretto a pagare questa tassa: sia ben inteso, la considero giusta - mentre considero ingiusta l'abolizione dell'ICI che decise il Governo Berlusconi - ma non capisco perché i titolari di poderosi patrimoni debbano esserne esentati.

Nel provvedimento vi è un allargamento delle nomine in molte autorità e agenzie, che mi fa parlare di fatto di un allargamento della logica di sottogoverno, con la nomina di nuovi dirigenti e funzionari, insomma, di una nuova classe di roditori pubblici che si aggiunge alle precedenti.

In sintesi, potrei concludere dicendo che in questo caso, a mio avviso, ci troviamo di fronte a quella che, volendo essere gentile, definirò una vistosa «asimmetria» dell'opera di questo Governo: un orizzonte in cui si colpiscono solo i cittadini italiani da un lato, e si risparmiano i grandi poteri, dall'altro. Se non fosse che queste cose ormai vengono considerate fuori moda - ma io credo che torneranno di moda - nella supponenza di questo Governo si potrebbe vedere un atteggiamento classista, di indifferenza verso le condizioni di chi non ha e di grande - anzi, grandissimo - rispetto nei confronti di chi ha. Si tratta di una nuova forma di lotta di classe, anch'essa totalmente asimmetrica, esercitata dall'alto verso il basso, di fronte alla quale chi sta in basso non ha sostanzialmente diritto di replica e, se prova ad esercitarlo, viene bollato come un rivoltoso incontinente, che non ha a cuore l'interesse generale. Esercitare questa lotta di classe univoca non fa bene alla democrazia. (Applausi dal Gruppo IdV e del senatore Micheloni).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Vallardi. Ne ha facoltà.

VALLARDI (LNP). Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, onorevoli colleghi, oggi stiamo trattando la semplificazione tributaria, argomento sicuramente interessante, fortemente voluto e desiderato da tutti noi cittadini di questo Paese, che soffriamo in particolar modo la burocrazia. Quest'ultima, in Italia, purtroppo è uno degli elementi che rendono meno efficiente il lavoro di tutti i cittadini, vessati da questo problema con il quale sono costretti a confrontarsi quotidianamente. Potremmo addirittura annoverarla tra le concause della situazione economica che stiamo attraversando, che - ironicamente - potrei definire "abbastanza negativa".

È quindi buona l'intenzione da parte di questo Governo di affrontare il tema, ma il provvedimento al nostro esame è sicuramente sbagliato nei modi e soprattutto nei contenuti. In primis, perché ancora una volta, il Governo in carica si contraddistingue per la presentazione dell'ennesimo decreto-legge: ne abbiamo esaminati tanti, ma alla fine, al di là di questo dibattito, che purtroppo sarà sterile - e mi assumo tutte le responsabilità derivanti dall'uso di tale aggettivo - l'iter del provvedimento si concluderà con l'ennesimo voto di fiducia. A cosa serve il voto di fiducia con una maggioranza parlamentare che si aggira intorno al 90 per cento? Neanche in Bulgaria credo si sia mai arrivati a livelli tali. Un'opposizione con il solo 10 per cento di consistenza forse avrebbe il diritto ad avere un maggiore spazio. Nonostante questa maggioranza del 90 per cento - che ho definito bulgara - si arriva comunque al voto di fiducia: chiamare ancora l'Italia una democrazia un Paese democratico, significa quanto meno "tirare" questi termini.

Se vogliamo addentrarci analiticamente nel provvedimento, nella semplificazione sia tributaria sia di questo Stato macchinoso, dobbiamo ricordare i diversi esempi dei quali è ricco il passato. Ritengo giusto ricordare - e opportuno adoperare tale temine - i veri meriti di chi ha voluto affrontare la semplificazione dalle radici. A tal proposito, va ricordato l'ex ministro Calderoli, che nel precedente Governo ricopriva proprio l'incarico di Ministro per la semplificazione. Ma al di là dei titoli, che lasciano il tempo che trovano, è giusto ricordare che con il decreto taglia leggi del 13 dicembre 2010 venivano tagliate 29.000 leggi, credo che questo significhi semplificazione. Si trattava di 29.000 leggi, tutte superate e obsolete (c'erano leggi della fine dell'Ottocento, in alcune delle quali si parlava ancora del re d'Italia). Erano leggi che nessuno utilizzava più e che costavano ben 2.000 euro ciascuna, quindi moltiplicando quasi 30.000 leggi per 2.000 euro si capisce che quel provvedimento ha portato ad un risparmio di efficienza per lo Stato che si aggira intorno ai 60 milioni di euro l'anno. Credo che questo significhi semplificare, risparmiare e rendere più efficiente il lavoro di questo Stato.

Quello era un provvedimento che sicuramente aveva un senso, perché tra le altre cose, oltre a tagliare 29.000 leggi, ha individuato un percorso corretto per far entrare in funzione una banca dati delle leggi finalmente gratuita e accessibile ad ogni cittadino. In questo modo, finalmente non sarà più necessario rivolgersi a dei privati per sapere se una legge è ancora in vigore o meno, perché sarà lo Stato, giustamente, a dover rispondere a tutti gratuitamente, e questa sicuramente è semplificazione.

Nel provvedimento di oggi invece c'è di tutto un po', ma cose che credo poco abbiano a che vedere con la semplificazione tributaria. Sfido chiunque, anche il senatore Legnini che è intervenuto prima, parlando di IMU e del fatto se sia giusto o meno metterla o ridurla, a dire cosa c'entra l'inceneritore di Acerra con la semplificazione tributaria: ancora una volta parliamo dei rifiuti di Napoli, ne parliamo da vent'anni, due settimane fa il decreto sui rifiuti di Napoli ha girato in questo consesso istituzionale tra Camera dei deputati, Senato e ancora Camera dei deputati. Non è bastato neanche questo: ancora oggi ci troviamo a parlare dell'inceneritore di Acerra. Non credo assolutamente che il problema dei rifiuti di Napoli riusciamo a risolverlo all'interno di questo Parlamento: credo che il problema dei rifiuti di Napoli vada risolto nelle menti degli amministratori campani, a partire dal sindaco De Magistris che, dopo un anno, è molto bravo a scrivere titoli sui giornali in cui osanna il lavoro proprio e della sua giunta, dicendo che il problema è stato risolto, ma se il problema dei rifiuti di Napoli e quindi anche dell'inceneritore di Acerra è stato risolto, non capisco allora di che cosa parliamo in questo provvedimento. Un conto è andare sui giornali (come lei ben sa, la carta si fa scrivere), un altro conto è raccogliere i rifiuti di Napoli che, come sappiamo tutti, sono ancora in mezzo alle strade.

Il provvedimento di oggi, oltre a contenere misure assolutamente assurde, come appunto quella sull'inceneritore di Acerra, parla anche di IMU. Nel suo intervento il senatore Legnini diceva prima che, sì, l'IMU è giusta, ma è giusto alleggerire la pressione fiscale dell'IMU sulle abitazioni e sugli annessi rustici funzionali all'uso (in agricoltura, è di questo che stiamo parlando). Ma se stiamo cercando di ridurre la pressione fiscale dell'IMU nei confronti di determinate categorie, egli mi deve spiegare perché il Partito Democratico, come anche il Popolo della Libertà, ha votato a favore dell'introduzione dell'IMU, in un momento così particolare di difficoltà economica come quello che stiamo attraversando. È una misura che crea, così com'è scritta all'interno di questo decreto-legge, sicuramente confusione per i cittadini, perché non sappiamo bene ancora oggi come dobbiamo pagare questa imposta. È assurdo, peraltro, che metà del gettito dell'IMU, che era stata pensata inizialmente come un'imposta federalista che doveva dare delle risorse ai cittadini, vada al Governo centrale: non si capisce assolutamente questo modo di porre le cose.

Credo che questo Governo non dovesse assolutamente introdurre l'IMU, una tassa sul sudore, sulla fatica dei cittadini che per una vita hanno lavorato e hanno fatto dei sacrifici per avere la propria abitazione. Quando parliamo di fabbricati rurali, stiamo parlando di agricoltura, quindi di una tassa sull'agricoltura che non era assolutamente il caso di introdurre. Sappiamo benissimo che le associazioni di categoria una settimana fa sono venute in Commissione agricoltura a denunciare il fatto che oltre 200.000 aziende agricole falliranno con l'imposta dell'IMU, perché già erano allo sfinimento e con l'IMU sicuramente chiuderanno.

Io credo che valga la pena di ricordare, perché è positivo anche per il lavoro di questo Governo, Maffeo Pantaleoni. Citerò testualmente cosa diceva nel 1919. Era un economista italiano, e in quell'anno ricopriva la carica di Ministro delle finanze. Le sue parole sono queste: «Qualunque imbecille può inventare o imporre nuove tasse. L'abilità consiste nel ridurre le spese, dando nondimeno servizi efficienti, corrispondenti all'importo delle tasse». Su questa profetica frase bisogna riflettere profondamente, e voglio che anche il Governo rifletta su questo. (Applausi dal Gruppo LNP).