RESOCONTO STENOGRAFICO
Presidenza della vice presidente BONINO
PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 9,33).
Si dia lettura del processo verbale.
BAIO, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del 29 marzo.
PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.
Comunicazioni della Presidenza
PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico
PRESIDENTE. Avverto che nel corso della seduta odierna potranno essere effettuate votazioni qualificate mediante il procedimento elettronico.
Pertanto decorre da questo momento il termine di venti minuti dal preavviso previsto dall'articolo 119, comma 1, del Regolamento (ore 9,39).
Seguito della discussione del disegno di legge:
(3184) Conversione in legge del decreto-legge 2 marzo 2012, n. 16, recante disposizioni urgenti in materia di semplificazioni tributarie, di efficientamento e potenziamento delle procedure di accertamento (Relazione orale)(ore 9,40)
Discussione e approvazione della questione di fiducia
Approvazione, con modificazioni, con il seguente titolo: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 2 marzo 2012, n. 16, recante disposizioni urgenti in materia di semplificazioni tributarie, di efficientamento e potenziamento delle procedure di accertamento
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 3184.
Ricordo che nella seduta di ieri si è conclusa la discussione generale e si sono svolte le repliche dei relatori di maggioranza.
Chiedo al relatore di minoranza, senatore Massimo Garavaglia, se intende intervenire.
GARAVAGLIA Massimo, relatore di minoranza. Signora Presidente, rinuncio alla replica.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.
CERIANI, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signora Presidente, i relatori hanno già esposto ieri il corso dei lavori e la sostanza del provvedimento, quindi ho pochissimo da aggiungere. Si tratta sostanzialmente di un provvedimento di manutenzione legislativa in materia fiscale.
Ringrazio le Commissioni, i Presidenti e i relatori per avere mantenuto l'impostazione originaria del provvedimento rinunciando, in molti casi, a introdurre misure che troveranno più appropriata accoglienza nel provvedimento di delega che il Governo ha annunciato di voler presentare al Parlamento prossimamente.
Rivolgo un ringraziamento ai relatori, ai Presidenti, a tutti i commissari e all'opposizione per l'atteggiamento costruttivo. Non entro nel merito delle modifiche introdotte durante i lavori delle Commissioni, perché ritengo che siano state già esaurientemente e appropriatamente esposte dal relatore Azzollini.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a dar lettura del parere espresso dalla 1a Commissione permanente sul disegno di legge in esame e sugli emendamenti.
BAIO, segretario. «La Commissione, esaminato il disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di competenza, parere non ostativo, evidenziando, all'articolo 8, comma 16, lettera f), che l'espressione "suddivisione politico-amministrativa" dello Stato, ove faccia riferimento alle Regioni, appare impropria. Si invita pertanto ad una riformulazione coerente con l'articolo 114 della Costituzione.
Si segnala, inoltre, l'esigenza che siano adeguatamente tutelate le forme particolari di autonomia costituzionalmente riconosciute alle Regioni a statuto speciale e alle Province autonome di Trento e Bolzano».
MALASCHINI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MALASCHINI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Signora Presidente, il Governo chiede alla cortesia sua e dell'Assemblea una breve sospensione dei lavori per valutarne il successivo andamento.
PRESIDENTE. Poiché non si fanno osservazioni, sospendo la seduta fino alle ore 10,15.
(La seduta, sospesa alle ore 9,44, è ripresa alle ore 10,16 ).
Presidenza del presidente SCHIFANI (ore 10,16)
Onorevoli colleghi, su richiesta del Governo, sospendo nuovamente la seduta fino alle ore 10,30.
(La seduta, sospesa alle ore 10,16, è ripresa alle ore 10,30).
La seduta è ripresa.
Ha chiesto di intervenire il ministro per i rapporti con il Parlamento, professor Giarda. Ne ha facoltà.
GIARDA, ministro per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, la ringrazio per la sua cortesia e per la pazienza che lei e il Senato hanno dimostrato questa mattina.
Esauriti i ringraziamenti, autorizzato dal Consiglio dei ministri, a nome del Governo, pongo la questione di fiducia sull'approvazione, senza altri emendamenti e subemendamenti, dell'emendamento 1.900, interamente sostitutivo dell'articolo 1 del disegno di legge di conversione del decreto-legge in esame, come approvato dalle Commissioni competenti. Provvedo a consegnare il testo dell'emendamento alla Presidenza.
PRESIDENTE. La Presidenza prende atto dell'apposizione della questione di fiducia sull'approvazione dell'emendamento interamente sostitutivo presentato dal Governo.
Convoco pertanto la Conferenza dei Presidenti dei Gruppi per organizzare il relativo dibattito e la susseguente votazione.
La seduta è sospesa.
(La seduta, sospesa alle ore 10,31, è ripresa alle ore 10,50).
Presidenza della vice presidente BONINO (ore 10,50)
Sui lavori del Senato
Organizzazione della discussione della questione di fiducia
PRESIDENTE. La Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari ha proceduto all'organizzazione dei lavori sulla questione di fiducia posta dal Governo sull'approvazione del disegno di legge di conversione del decreto-legge in materia di semplificazioni tributarie.
Pertanto, la discussione sulla fiducia avrà inizio alle 12 (attualmente è riunita la Commissione bilancio) e per la seduta non è previsto orario di chiusura. Alla discussione, per complessive tre ore, fino alle ore 15, faranno seguito le dichiarazioni di voto finale, a partire dalle ore 15. La chiama, pertanto, avrà inizio intorno alle ore 16,20.
Successivamente si passerà all'esame delle mozioni sull'articolo 18, già in calendario.
La Conferenza dei Capigruppo ha altresì stabilito di integrare il calendario della settimana successiva alle festività pasquali, a partire dalla seduta antimeridiana di mercoledì 11 aprile, con la discussione generale relativa alla seconda deliberazione del Senato in ordine al disegno di legge in materia di introduzione del principio del pareggio di bilancio nella Carta costituzionale. Il seguito della discussione del disegno di legge sarà calendarizzato dalla prossima Conferenza dei Capigruppo per la settimana successiva.
Su richiesta del Governo, è rinviata ad altra data la discussione delle mozioni sulla minaccia cibernetica, già prevista in calendario per la settimana prossima.
Calendario dei lavori dell'Assemblea, variazioni
PRESIDENTE. La Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, riunitasi questa mattina, con la presenza dei Vice Presidenti del Senato e con l'intervento del rappresentante del Governo, ha adottato - ai sensi dell'articolo 55 del Regolamento - modifiche ed integrazioni al calendario dei lavori dell'Assemblea fino al 12 aprile 2012:
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Mercoledì |
4 |
aprile |
ant. |
h. 9,30 |
- Disegno di legge n. 3184 - Decreto-legge n. 16, recante semplificazioni tributarie (Voto finale entro il 4 aprile) (Scade il 1° maggio) - Mozioni sull'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori e sulla riforma del mercato del lavoro |
Mercoledì |
11 |
aprile |
ant. |
h. 11-13,30 |
- Disegno di legge costituzionale n. 3047-B - Pareggio di bilancio nella Carta costituzionale (seconda deliberazione del Senato) (Discussione generale)
- Seguito mozioni: - ritardi nei pagamenti da parte delle pubbliche amministrazioni - requisiti patrimoniali delle banche - Mozione n. 545, Soliani, sulle riforme democratiche in Birmania - Mozione n. 578, D'Alia, sull'accordo UE-Marocco in materia di commercio di prodotti agroalimentari |
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" |
" |
" |
pom. |
h. 16,30-20 |
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Giovedì |
12 |
" |
ant. |
h. 9,30-14 |
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Giovedì |
12 |
aprile |
pom. |
h. 16 |
- Interpellanze e interrogazioni |
Ripartizione dei tempi per la discussione generale sulla questione di fiducia
sul disegno di legge n. 3184
(Decreto-legge n. 16, recante semplificazioni tributarie)
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Gruppi 3 ore, di cui : |
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PdL |
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47' |
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PD |
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40' |
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LNP |
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18' |
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UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI |
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15' |
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Per il Terzo Polo (ApI-FLI) |
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15' |
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CN:GS-SI-PID-IB |
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15' |
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IdV |
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15' |
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Misto |
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14' |
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Dissenzienti |
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5' |
Sospendo pertanto la seduta fino alle ore 12.
(La seduta, sospesa alle ore 10,52, è ripresa alle ore 12,04).
Onorevoli colleghi, poiché la Commissione bilancio non ha ancora terminato i propri lavori, l'avvio del dibattito sulla fiducia è rinviato.
Sospendo pertanto la seduta fino alle ore 13.
(La seduta, sospesa alle ore 12,05, è ripresa alle ore 13,05).
Presidenza del vice presidente CHITI
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3184
e della questione di fiducia (ore 13,05)
PRESIDENTE. La seduta è ripresa.
Do la parola al presidente della 5a Commissione, senatore Azzollini, perché riferisca all'Assemblea sui profili di copertura finanziaria dell'emendamento 1.900.
AZZOLLINI, relatore. Signor Presidente, come costume della 5a Commissione, un po' tediosamente dobbiamo riportarvi quanto abbiamo discusso e quali sono le risultanze del nostro dibattito. Ho già detto ieri che purtroppo il nostro è un lavoro molto semplice, ma cerchiamo comunque di farlo nel modo migliore.
Abbiamo letto attentamente la relazione tecnica sul maxiemendamento. Innanzitutto notiamo che il maxiemendamento è esattamente corrispondente, salvo un piccolo problema di copertura che già conoscevamo, al testo licenziato dalle Commissioni riunite. In questa circostanza abbiamo seguito una procedura rigorosa per cui la 5a Commissione aveva reso anche i pareri alle Commissioni riunite, avendo un percorso più rigoroso sotto il profilo finanziario.
La relazione tecnica è stata verificata positivamente nel suo complesso, ma è accompagnata da una relazione che la Commissione ha sentito la necessità di leggere attentamente e si esprime su tutti e tre i rilievi critici in essa contenuti. Riteniamo comunque di dover aderire - lo preannuncio, signor Presidente - alla tesi più rigorosa esposta in una nota di accompagnamento del Ragioniere generale dello Stato alla relazione tecnica.
Le criticità intraviste, che - ribadisco - non hanno dato luogo ad una verifica negativa, ma che noi assumiamo in maniera rigorosa, sono le seguenti. La prima riguarda la possibilità dell'inserimento all'articolo 3, capoverso 16-ter, delle parole: «sentita la Conferenza Stato-Regioni», ma per ciò che attiene alle nostre competenze questo non ha alcuna rilevanza.
La seconda questione riguarda l'articolo 4, comma 12-bis (e prego poi gli Uffici di correggere: non si tratta del comma 12-ter ma del 12-bis. Come sapete, signor Presidente e onorevoli colleghi, sono un grande specialista delle numerazioni in latino per averle contate fino a non so quanto, tanto da non sapere più nemmeno il modo di pronunciarle). In questo caso, il Ragioniere generale individua una criticità nella spalmatura in tre anni del piano di rientro per i Comuni dallo sforamento del Patto di stabilità. Egli rileva che questo potrebbe essere un annacquamento della sanzione non compatibile con le regole della finanza pubblica. Su questo punto la Commissione non è d'accordo con il Ragioniere generale dello Stato. Il punto, infatti, era stato ampiamente preso in esame e nella nota non è presa in considerazione la ragione effettiva per cui noi abbiamo ritenuto possibile la spalmatura in tre anni. La ragione effettiva è che abbiamo anche soppresso una contraddizione esistente nel testo originario. È vero che esso faceva obbligo al Comune che aveva sforato il Patto di rientrare in un anno, ma diceva anche che poteva farlo comunque in misura non superiore al 3 per cento delle entrate correnti. La norma di cui parliamo ha soppresso questo inciso. Dunque, ai Comuni non è data questa facoltà di sforare il Patto e di poter rientrare comunque entro il 3 per cento delle spese correnti. Riteniamo pertanto che la nostra norma, se presa nel suo complesso, sia molto più rigorosa di quella contenuta nella norma vigente.
A nostro sommesso avviso, quindi, noi confermiamo la correttezza del testo del maxiemendamento per le ragioni che, spero, ho espresso in maniera abbastanza chiara. Riteniamo pertanto di dare a quella norma un carattere di rigorosità che, rispetto alla norma vigente, è sicuramente maggiore. D'altra parte, è stata presa in esame la possibilità che la spalmatura avvenga entro i tre anni. Inizialmente si parlava di due anni, ma è stata attentamente analizzata l'assoluta rigorosità della formulazione, che poi è stata approvata dalle Commissioni ed è riportata nel testo del maxiemendamento.
Scusandoci per il fastidio che purtroppo procuriamo su tutti i provvedimenti, vorrei anche discutere del perché invece condividiamo il terzo dei rilievi critici, che ci spinge a proporre al Governo di stralciare, o meglio espungere - termine tecnicamente più appropriato, come il sottosegretario di Stato, Antonio Malaschini, sa molto meglio di me - all'articolo 10, comma 2, capoverso 1-bis, nel testo modificato di cui all'emendamento 1.900, l'ultimo periodo, dalle parole: «È altresì demandata» alle parole: «direttamente allo Stato». I rilievi del Ragioniere generale dello Stato ci paiono infatti convincenti.
Voglio dire però perché la Commissione ha invece votato a favore di quell'emendamento e perché abbiamo preso in esame la questione attentamente anche quando lo abbiamo approvato, e perché farò una proposta di corredo alla mia richiesta di espunzione dell'ultimo periodo.
Nelle documentazioni di supporto del Governo - non so che tipo di atti siano - si diceva, a proposito dell'emendamento approvato che conteneva quel testo, che sostanzialmente, sotto il profilo finanziario la cosa funzionava ed era assoggettata soltanto ad una valutazione politica. In quella sede, noi abbiamo seguito solo, dunque, la valutazione politica, avendo a corredo una documentazione che riteneva la questione non rilevante sotto i profili di onerosità. La valutazione politica si è espressa positivamente. Pertanto, noi avanziamo una richiesta al Governo (siamo molto contenti che queste cose siano accadute, guarda caso in questa sede. Ci sono delle differenze di valutazione anche tra amministrazioni dello Stato). Noi riteniamo ancora valida la valutazione politica che abbiamo dato e quindi il voto che abbiamo espresso, ma osserviamo che c'è una puntuale rilevazione di profili di criticità da parte dell'organo esattamente deputato a fornirci la cosiddetta bollinatura, quindi la asseverazione dei profili finanziari, che è la Ragioneria generale. In questo caso, peraltro, tali osservazioni ci paiono convincenti.
E allora, noi chiediamo cautelativamente tale espunzione al Governo, salva valutazione diversa del Governo su ciò che noi positivamente, sotto il profilo politico, avevamo approvato, e quindi, ove esso dovesse ritenere di reintrodurre tale parte, chiediamo di corredarla della copertura necessaria o comunque di una formulazione coerente con la mancanza di profili di onerosità, così come previsto dal Ragioniere generale dello Stato.
Signor Presidente, le rassegniamo il lavoro, come al solito piuttosto tedioso, che abbiamo fatto. È stata una decisione presa all'unanimità della Commissione di richiedere esclusivamente l'espunzione dell'ultimo periodo del capoverso 1-bis del comma 2 dell'articolo 10.
Per gli altri punti, a nostro avviso, va tutto bene, salvo la questione - irrilevante sotto il nostro profilo - del coinvolgimento della Conferenza Stato-Regioni. Spetterà al Governo decidere nel merito e comunque vi saranno tante possibilità di intervenire.
Riteniamo dunque di chiedere l'espunzione di questa parte, salva la valutazione politica del Governo nel prosieguo dell'esame del provvedimento, che dovrà però tener conto dei rilievi critici della Ragioneria che abbiamo ritenuto opportuni ed anzi abbastanza fondati. (Applausi dai Gruppi PD e LNP).
PRESIDENTE. Ringrazio il relatore, senatore Azzollini, e la Commissione per il lavoro svolto.
Chiedo al Sottosegretario se condivide l'impostazione della Commissione di espungere l'ultimo periodo del capoverso 1-bis del comma 2 dell'articolo 10 di cui all'emendamento 1.900.
MALASCHINI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, il Governo accoglie l'invito della Commissione ed espunge quindi dal testo sottoposto alla valutazione del Senato l'ultimo periodo del capoverso 1-bis del comma 2 dell'articolo 10.
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulla questione di fiducia.
Colleghi, avendo iniziato un po' più tardi e dovendo concludere entro le ore 15 per le dichiarazioni di voto, bisogna essere rigorosi nel rispettare i tempi di intervento. Segnalerò a chi interviene che il tempo sta per scadere un minuto prima del termine, e la Presidenza autorizza fin da ora a consegnare per iscritto gli interventi.
È iscritta a parlare la senatrice Spadoni Urbani. Ne ha facoltà.
SPADONI URBANI (PdL). Signor Presidente, onorevoli colleghi senatori, signor Sottosegretario rappresentante del Governo, credo che tutti, a prescindere dalle valutazioni di merito, si debba dare atto al Governo di un impegno riformatore notevole. Anche quello in esame è un decreto importante e atteso nel Paese, in linea con la filosofia economica del pensiero liberale che esprime già nel titolo: «Semplificazioni». Infatti i cittadini e le aziende chiedono, a viva voce, tra l'altro, una riduzione significativa degli oneri burocratici che incontrano per tutto, perfino per pagare le tasse. La semplificazione fiscale è condizione imprescindibile per rendere più vicino agli standard europei il funzionamento della società e la qualità della vita dei cittadini ed è essenziale anche per ovviare alla corruzione, purtroppo dilagante nel nostro Paese.
Viene tuttavia da domandarsi se sia tutta in questo decreto o in quello appena tramutato in legge sulle semplificazioni burocratiche la semplificazione che il Governo intende compiere e se esso stia attuando, con i vari provvedimenti che emana, un proprio progetto sul Paese.
Voterò dunque la fiducia al Governo su questo decreto, Atto Senato n. 3184, ma contemporaneamente desidero richiamare il Governo medesimo affinché nella sua azione di riforma della legislazione, poiché usa soprattutto lo strumento della decretazione d'urgenza, tenga conto che la sua efficacia inizierà a dare frutti nel momento in cui entrerà a regime, dati i tanti regolamenti e le norme di secondo livello in esso contenute, e tenga altresì conto del momento concreto particolare che gli italiani stanno vivendo.
Sui cittadini si sta abbattendo infatti una serie di misure pesanti, misure che, una volta a regime, andranno concretamente a incidere sull'apprezzamento e sul feeling tra Governo e cittadini.
Abbiamo visto, mentre il presidente del Consiglio Monti era a svolgere il suo importante impegno in Asia, come sia bastato poco a far volare di nuovo in alto gli interessi del debito pubblico.
Siamo ancora in un equilibrio precario e l'Italia è un Paese dove il debito dello Stato è sempre stato e resta «il» problema, al quale oggi si aggiungono altri problemi che sono importanti e dolorosi, come la mancanza di lavoro e la corruzione dilagante, temi questi che bisogna affrontare nell'immediato, forse sempre con decreti.
In questa fase di emergenza, date le imposizioni fiscali, le seppur lievi misure per il contenimento della spesa pubblica e i provvedimenti a favore di una ripresa economica che stenta, anzi, che purtroppo ancora non esiste, mi domando se non sia il caso di mettere mano a tagli effettivi della spesa, per eliminare questa macchina elefantiaca dello Stato e ridurre i mille enti inutili dove sparisce, in piccoli rivoli, un fiume di denaro pubblico. Tagliamo gli sprechi, signor Presidente, mi rivolgo al signor Sottosegretario perché lo ripeta: tagliamo gli sprechi, tagliamo lo Stato pesante, costruiamo uno Stato leggero: voi ne avete le capacità, l'opportunità, l'occasione ed è quello che tutti stanno domandando. Occorre tagliare le spese inutili negli organi centrali e periferici dello Stato, che costituiscono un'emorragia non assolutamente tamponabile con l'innalzamento delle tasse. Abbiamo bisogno, ripeto, di uno Stato leggero.
Intervengo, inoltre, in Aula per far presente al Governo tecnico che ha un contrappeso necessario e non ineludibile nel Parlamento. Il Governo scoprirà presto di avere un estremo bisogno dei partiti. È in Parlamento che i provvedimenti si confrontano con i rappresentanti del popolo; è qui che occorre discutere le soluzioni contenute nei decreti governativi, perché qui c'è il Paese reale.
Gli uomini al Governo sono tecnici, non maghi. Essi hanno il sostegno di diversi partiti diversi, ma responsabili: hanno il sostegno, lo ribadisco, della parte migliore della politica tutta, quella che ha saputo fare un passo indietro - parlo di sinistra e di destra, tutti abbiamo fatto un passo indietro - per ritrovare elementi di coesione di fronte alla crisi. Ecco perché rivendico più ascolto a questa politica, che tutti i giorni si confronta con i cittadini, che parla con la gente viso a viso e raccoglie gli umori delle categorie. Se siamo qui lo dobbiamo ad un voto popolare, ad un vissuto personale che ci ha visto protagonisti nelle professioni, come lo siete voi membri del Governo, e che, tra l'altro, ha portato molti tra noi, prima di essere in quest'Aula blasonata, ad essere sindaci e consiglieri regionali, scelti con le preferenze dai cittadini. In Italia, infatti, non c'è solo il voto di scambio: c'è anche il voto di adesione, il voto per rappresentare il popolo, per parlare qui in nome e per conto del popolo. Signor Sottosegretario, non occorre certo che dica a lei questo, ma vorrei precisare che non siamo davvero gli sprovveduti che certi massmediologi vorrebbero far apparire o qualche suo collega disinvolto vorrebbero dipingere.
Tornando al decreto, personalmente ritengo che contenga alcune azioni riformatrici attese da anni, quali la certificazione dei crediti delle imprese verso lo Stato, e anche, per riferirmi agli ultimi elementi politici affrontati dal Governo, l'aver reso l'IMU ed Equitalia più umane nei confronti di chi è debole.
Meno eclatanti, ma egualmente importanti per la parte di società cui si riferiscono, sono l'intervento per rilanciare l'istituto del leasing e l'apertura all'uso del contante da parte degli stranieri non comunitari (è molto importante, perché il freno nell'utilizzo del contante si ripercuote anche sugli acquisti); per quanto questa possibilità contenuta nel decreto preveda un iter particolarmente burocratizzato, ma capisco che meglio non si poteva fare. Sono misure delle quali mi sono molto interessata perché si trovasse lo strumento adatto ad accoglierle.
In conclusione, un'ultima osservazione: in tutti i decreti del Governo occorre recuperare una visione che dia ai cittadini prospettive e, soprattutto, certezze. Senza queste ultime, non ci sarà la crescita, e senza crescita e sviluppo, non ci sarà pareggio di bilancio nel 2013. È inutile inserire tale obiettivo nel dettato costituzionale se poi non riusciamo a perseguirlo; senza lo sviluppo non ci sarà crescita e non ci sarà pareggio del bilancio. È chiaro e quindi occorre lavorare in questo senso.
Ancora un'ulteriore osservazione e poi concludo: il precedente Governo Berlusconi è stato fortemente criticato per il suo eccesso di ottimismo, ma forse ora occorrerebbe ritrovare almeno una parte di buonumore, insieme alla visione di un progetto complessivo che non si vede ancora delineato. La gente è spaventata, non ha lavoro e, pur se il risparmio privato degli italiani è notevole, i consumi si limitano all'indispensabile e il Paese, di fatto, è fermo. La mancanza della speranza di un futuro di progresso a breve non aiuterà certamente a rimuovere questo stato di cose. Se sapremo dialogare, Governo e Parlamento, potremo trovare la forza morale e la coesione necessaria per dare un futuro di serenità agli italiani, che accetteranno i sacrifìci solo se vedranno che andranno a buon fine. Inoltre, tenete ben presente, signor rappresentante del Governo, che i cittadini hanno già dato e che è ora di trovare altri strumenti per superare la crisi. (Applausi dal Gruppo PdL).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Legnini. Ne ha facoltà.
LEGNINI (PD). Signor Presidente, accogliendo il suo invito, conterremo i nostri interventi entro gli otto minuti per contribuire ad una sollecita conclusione della seduta; in tal senso ho rivolto un invito ai colleghi D'Ubaldo, Leddi e Micheloni.
Il nostro Gruppo ha già espresso soddisfazione per il lavoro svolto nelle Commissioni riunite e per l'esito del provvedimento, nel testo che oggi approda in Aula (lo hanno fatto ieri il senatore Agostini e gli altri colleghi intervenuti). Proprio l'esito del provvedimento ed anche la lunghezza e l'intensità del confronto svoltosi nelle Commissioni di merito ci consentono di affermare che non è fondata l'opinione - che va diffondendosi nel Paese - secondo cui il Parlamento assisterebbe in modo passivo e non svolgerebbe il proprio ruolo rispetto ai provvedimenti proposti dal Governo, per lo più sotto forma di decretazione d'urgenza. Credo che il Parlamento in questa fase storica, negli ultimi quattro mesi, per alcuni aspetti stia svolgendo più di prima, certamente più che nella fase politica che abbiamo alle nostre spalle, la sua funzione e le sue prerogative costituzionali, approvando i provvedimenti del Governo, integrandoli, modificandoli e aggiungendo disposizioni, sempre nel rigoroso rispetto della coerenza emendativa rispetto alla materia oggetto di decretazione.
Proprio questo provvedimento, così come quelli sulle liberalizzazioni e sulle semplificazioni, il milleproroghe e, prima ancora, il decreto salva-Italia costituiscono l'esatta dimostrazione di tale affermazione: il Parlamento svolge pienamente, con serietà ed entrando nel merito, le sue funzioni.
Sin dall'inizio, abbiamo condiviso l'impostazione del provvedimento in esame, finalizzata - come ha evidenziato il rappresentante del Governo - ad avviare interventi manutentivi sul sistema fiscale così com'è oggi, rinviando le innovazioni riformatrici alla delega fiscale che il Governo si appresta a presentare in Parlamento nei prossimi giorni.
Abbiamo tenuto fede a questa impostazione nella valutazione, oltre che nella presentazione, degli emendamenti. Il diniego su alcune nostre proposte qualificanti che abbiamo presentato nelle Commissioni non è stato nel merito, ma è stato un rinvio alla sede propria, cioè quella della riforma fiscale che attendiamo e che è assolutamente necessaria e non più rinviabile. Devono essere affrontati molti temi in sede di modifica del sistema fiscale del nostro Paese: l'alleggerimento della pressione fiscale, lo spostamento dal lavoro e dall'impresa al patrimonio o alle cose (come si usa dire), altre semplificazioni, l'istituzione di un fondo alimentato dai proventi derivanti dalla lotta all'evasione fiscale al fine di ridurre le imposte, la riforma del catasto, riforma alla quale annettiamo una grande rilevanza anche per rendere più equa l'imposta di cui negli ultimi giorni si discute tanto, l'IMU. Sappiamo che molte delle sperequazioni ed ingiustizie connesse a questa imposizione sul patrimonio immobiliare discendono dalla vetustà e dalla inadeguatezza del nostro catasto edilizio. Proprio sull'IMU abbiamo avviato i primi interventi, molti dei quali su nostra proposta ed altri su proposta di altri Gruppi parlamentari e dei relatori: revisioni importanti a favore dei Comuni, nel senso dell'esenzione degli immobili pubblici, almeno della quota statale dell'IMU, dell'edilizia residenziale pubblica; l'intervento molto significativo sull'agricoltura, di cui altri colleghi hanno parlato, che fa rientrare per larga parte l'allarme del mondo agricolo; l'esenzione per tutti i Comuni montani dal pagamento dell'IMU per gli immobili rurali strumentali; il chiarimento circa il non assoggettamento all'IMU degli immobili inagibili e inabitabili. Ci è apparso chiaro, però, che è l'intera materia dell'IMU ad aver bisogno di un intervento di migliore ponderazione.
Interpretiamo l'applicazione di questa imposta durante il 2012 come una applicazione transitoria perché, sia con la riforma del catasto che con ulteriori interventi di innovazione, si dovrà arrivare a sciogliere un dubbio insito in questa imposta che deriva dalla sua natura ibrida: da una parte, viene concepita come imposta compensativa nell'erogazione dei servizi da parte dei Comuni; per altra parte, lo è come un'imposta patrimoniale vera e propria. Si tratterebbe, a mio modo di vedere, di distinguere meglio questi due presupposti impositivi e, per questa via, di arrivare a una distribuzione del carico fiscale più equa.
Inoltre, si dovrà mettere mano in modo incisivo, relativamente alla composizione e distribuzione del cosiddetto fondo di riequilibrio, all'assetto dei rapporti finanziari tra Stato ed enti locali. Sappiamo perfettamente che una delle ragioni più forti di contestazione da parte dei Comuni italiani è l'obbligo di trasferimento di una quota importante, pari al 50 per cento dell'imposta, a favore dello Stato.
Sappiamo anche che altri problemi, seppur minori, dovranno essere affrontati con urgenza, come, per esempio, quelli relativi alla compensazione a favore dei Comuni della minore entrata derivante da alcune esenzioni, a partire da un tema che è stato posto con uno specifico ordine del giorno che ho presentato sulla compensazione per i Comuni del cratere sismico abruzzese. Tali Comuni infatti subiranno una riduzione drastica nelle entrate a seguito del mancato pagamento delle imposte relative agli immobili inagibili e inabitabili che dovranno essere, ovviamente, compensate.
Naturalmente, esprimiamo qualche rammarico per i temi non affrontati, come quelli relativi alle case in locazione a canone concordato (un problema che va risolto), quello relativo agli immobili degli emigranti (di cui parlerà fra non molto il collega Micheloni nel dettaglio), il tema, che oggi è venuto in evidenza sulla stampa, degli anziani ricoverati nelle case di riposo, quello degli immobili invenduti che sono nei bilanci delle imprese di costruzione e molti altri ancora: tutti convergenti verso l'obiettivo di indirizzare questa imposta, che è un'imposta importante, nel senso dell'equità.
Concludo, signor Presidente, affermando che noi condividiamo ciò che c'è in questo disegno di legge di conversione e, prima ancora, nel decreto-legge; ma ci è anche chiaro ciò che doveva esserci, ciò che dovrebbe esserci e dovrà essere inserito nella seconda lettura alla Camera dei deputati. Molti sono gli ordini del giorno che indirizzano il Governo a favorire ulteriori cambiamenti nell'altro ramo del Parlamento e siamo consapevoli dell'esistenza di uno spazio ulteriore da riempire prevedendo le semplificazioni necessarie in questa complessa materia.
Ciò che è più importante però è, come dicevo all'inizio, che si faccia la riforma fiscale, che è decisiva per il futuro del nostro Paese. Siamo preoccupati per l'elevata, eccessiva pressione fiscale, per la sua difettosa distribuzione, per la penalizzazione del lavoro e dell'impresa, per l'elevato tasso di evasione: tutti temi che dovranno essere affrontati nel prossimo futuro. (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pardi. Ne ha facoltà.
PARDI (IdV). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Sottosegretario, il punto di vista del Gruppo al Senato dell'Italia dei Valori è molto critico su questo provvedimento.
Con la massima semplicità, mi ripropongo di mettere in evidenza prima di tutto quello che non c'è e che rende grave la scelta del Governo e della maggioranza che lo sostiene di mandare avanti questo provvedimento.
In un provvedimento di riordino fiscale, salta all'occhio l'assenza del ripristino delle norme antielusive, che già il Governo Prodi aveva reso operanti e che il Governo Berlusconi aveva pensato bene di cancellare. Verrebbe da pensare che, dovendo rimettere ordine in un contesto così arruffato, un primo passo verso una logica di ordine sarebbe stato proprio quello di ripristinare norme antielusive. Non sto ad elencarle, fanno parte di un nostro emendamento che ovviamente non ha potuto essere messo ai voti.
C'è poi un secondo elemento, vistoso: l'assenza del falso in bilancio. Molte voci dell'opinione pubblica, e anche riportate da giornali che oggi sostengono decisamente l'opera del Governo, lo richiedono in modo esplicito. Massimo Giannini ha detto: «E adesso ridateci il falso in bilancio». La mistificazione che il Governo Berlusconi aveva condotto sulla legge sul falso in bilancio è nella memoria di tutti: un reato annichilito, svilito, ridotto a poca cosa, in grado di funzionare solo su querela dei soci, un reato diminuito in sé, nelle sue ragioni ontologiche. Il falso in bilancio è fondamentalmente uno dei motivi principali per cui gli investitori esteri non vengono in Italia. Come si fa, infatti, a venire in un mercato dove chi ne ha la possibilità può tranquillamente esercitare il falso in bilancio, truccando i bilanci delle proprie imprese, frodando i propri soci e annichilendo alla base le ragioni della competizione alla pari, che dovrebbero essere l'elemento fondante della concorrenza? Il mancato ripristino di un vero reato di falso in bilancio, così come configurato in precedenza, spicca nell'orizzonte di questo provvedimento. Anche qui avevamo presentato un emendamento, che decade di fronte al voto di fiducia.
C'è un terzo elemento che manca ancora, e che era contenuto in un nostro emendamento. Mi riferisco all'aumento delle pene e all'impossibilità di patteggiamento per i reati fiscali. Siamo in una dimensione parallela a quella di cui ho parlato poc'anzi, perché si rende la vita facile agli evasori fiscali e si fa ben poco per riuscire a colpirli. L'impossibilità di patteggiamento era una misura incisiva che stabiliva una sorta di spartiacque efficace, giacché si impediva una facilitazione amministrativo - giudiziaria nei confronti degli evasori: nella nuova formulazione del maxiemendamento invece questa misura non c'è. Non c'è neanche l'accordo con la Svizzera per il recupero dell'evasione fiscale, che invece molti altri Paesi europei hanno voluto stabilire tempestivamente, poiché permette loro il recupero di quote significative di evasione fiscale. In questo provvedimento ciò non è previsto, e non se ne capisce la ragione, perché equivale a rinunciare ad una fonte sicura di finanziamento (il caso della Germania ne fa fede) quando siamo costretti a raschiare il fondo del barile con l'articolo 18 e la vessazione del lavoro dipendente.
Infine, nel decreto-legge non c'è - e dal punto di vista dell'immagine è l'elemento più grave - l'IMU per le fondazioni bancarie, salvate da un artificio dialettico che riconosce loro un'attività benefica. Le fondazioni bancarie sono titolari di patrimoni immobiliari poderosi, hanno le mani nei punti chiave, nei gangli vitali della gestione delle banche e vengono risparmiate. Invece, qualsiasi pensionato o disgraziato italiano possieda uno straccio di casa è costretto a pagare questa tassa: sia ben inteso, la considero giusta - mentre considero ingiusta l'abolizione dell'ICI che decise il Governo Berlusconi - ma non capisco perché i titolari di poderosi patrimoni debbano esserne esentati.
Nel provvedimento vi è un allargamento delle nomine in molte autorità e agenzie, che mi fa parlare di fatto di un allargamento della logica di sottogoverno, con la nomina di nuovi dirigenti e funzionari, insomma, di una nuova classe di roditori pubblici che si aggiunge alle precedenti.
In sintesi, potrei concludere dicendo che in questo caso, a mio avviso, ci troviamo di fronte a quella che, volendo essere gentile, definirò una vistosa «asimmetria» dell'opera di questo Governo: un orizzonte in cui si colpiscono solo i cittadini italiani da un lato, e si risparmiano i grandi poteri, dall'altro. Se non fosse che queste cose ormai vengono considerate fuori moda - ma io credo che torneranno di moda - nella supponenza di questo Governo si potrebbe vedere un atteggiamento classista, di indifferenza verso le condizioni di chi non ha e di grande - anzi, grandissimo - rispetto nei confronti di chi ha. Si tratta di una nuova forma di lotta di classe, anch'essa totalmente asimmetrica, esercitata dall'alto verso il basso, di fronte alla quale chi sta in basso non ha sostanzialmente diritto di replica e, se prova ad esercitarlo, viene bollato come un rivoltoso incontinente, che non ha a cuore l'interesse generale. Esercitare questa lotta di classe univoca non fa bene alla democrazia. (Applausi dal Gruppo IdV e del senatore Micheloni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Vallardi. Ne ha facoltà.
VALLARDI (LNP). Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, onorevoli colleghi, oggi stiamo trattando la semplificazione tributaria, argomento sicuramente interessante, fortemente voluto e desiderato da tutti noi cittadini di questo Paese, che soffriamo in particolar modo la burocrazia. Quest'ultima, in Italia, purtroppo è uno degli elementi che rendono meno efficiente il lavoro di tutti i cittadini, vessati da questo problema con il quale sono costretti a confrontarsi quotidianamente. Potremmo addirittura annoverarla tra le concause della situazione economica che stiamo attraversando, che - ironicamente - potrei definire "abbastanza negativa".
È quindi buona l'intenzione da parte di questo Governo di affrontare il tema, ma il provvedimento al nostro esame è sicuramente sbagliato nei modi e soprattutto nei contenuti. In primis, perché ancora una volta, il Governo in carica si contraddistingue per la presentazione dell'ennesimo decreto-legge: ne abbiamo esaminati tanti, ma alla fine, al di là di questo dibattito, che purtroppo sarà sterile - e mi assumo tutte le responsabilità derivanti dall'uso di tale aggettivo - l'iter del provvedimento si concluderà con l'ennesimo voto di fiducia. A cosa serve il voto di fiducia con una maggioranza parlamentare che si aggira intorno al 90 per cento? Neanche in Bulgaria credo si sia mai arrivati a livelli tali. Un'opposizione con il solo 10 per cento di consistenza forse avrebbe il diritto ad avere un maggiore spazio. Nonostante questa maggioranza del 90 per cento - che ho definito bulgara - si arriva comunque al voto di fiducia: chiamare ancora l'Italia una democrazia un Paese democratico, significa quanto meno "tirare" questi termini.
Se vogliamo addentrarci analiticamente nel provvedimento, nella semplificazione sia tributaria sia di questo Stato macchinoso, dobbiamo ricordare i diversi esempi dei quali è ricco il passato. Ritengo giusto ricordare - e opportuno adoperare tale temine - i veri meriti di chi ha voluto affrontare la semplificazione dalle radici. A tal proposito, va ricordato l'ex ministro Calderoli, che nel precedente Governo ricopriva proprio l'incarico di Ministro per la semplificazione. Ma al di là dei titoli, che lasciano il tempo che trovano, è giusto ricordare che con il decreto taglia leggi del 13 dicembre 2010 venivano tagliate 29.000 leggi, credo che questo significhi semplificazione. Si trattava di 29.000 leggi, tutte superate e obsolete (c'erano leggi della fine dell'Ottocento, in alcune delle quali si parlava ancora del re d'Italia). Erano leggi che nessuno utilizzava più e che costavano ben 2.000 euro ciascuna, quindi moltiplicando quasi 30.000 leggi per 2.000 euro si capisce che quel provvedimento ha portato ad un risparmio di efficienza per lo Stato che si aggira intorno ai 60 milioni di euro l'anno. Credo che questo significhi semplificare, risparmiare e rendere più efficiente il lavoro di questo Stato.
Quello era un provvedimento che sicuramente aveva un senso, perché tra le altre cose, oltre a tagliare 29.000 leggi, ha individuato un percorso corretto per far entrare in funzione una banca dati delle leggi finalmente gratuita e accessibile ad ogni cittadino. In questo modo, finalmente non sarà più necessario rivolgersi a dei privati per sapere se una legge è ancora in vigore o meno, perché sarà lo Stato, giustamente, a dover rispondere a tutti gratuitamente, e questa sicuramente è semplificazione.
Nel provvedimento di oggi invece c'è di tutto un po', ma cose che credo poco abbiano a che vedere con la semplificazione tributaria. Sfido chiunque, anche il senatore Legnini che è intervenuto prima, parlando di IMU e del fatto se sia giusto o meno metterla o ridurla, a dire cosa c'entra l'inceneritore di Acerra con la semplificazione tributaria: ancora una volta parliamo dei rifiuti di Napoli, ne parliamo da vent'anni, due settimane fa il decreto sui rifiuti di Napoli ha girato in questo consesso istituzionale tra Camera dei deputati, Senato e ancora Camera dei deputati. Non è bastato neanche questo: ancora oggi ci troviamo a parlare dell'inceneritore di Acerra. Non credo assolutamente che il problema dei rifiuti di Napoli riusciamo a risolverlo all'interno di questo Parlamento: credo che il problema dei rifiuti di Napoli vada risolto nelle menti degli amministratori campani, a partire dal sindaco De Magistris che, dopo un anno, è molto bravo a scrivere titoli sui giornali in cui osanna il lavoro proprio e della sua giunta, dicendo che il problema è stato risolto, ma se il problema dei rifiuti di Napoli e quindi anche dell'inceneritore di Acerra è stato risolto, non capisco allora di che cosa parliamo in questo provvedimento. Un conto è andare sui giornali (come lei ben sa, la carta si fa scrivere), un altro conto è raccogliere i rifiuti di Napoli che, come sappiamo tutti, sono ancora in mezzo alle strade.
Il provvedimento di oggi, oltre a contenere misure assolutamente assurde, come appunto quella sull'inceneritore di Acerra, parla anche di IMU. Nel suo intervento il senatore Legnini diceva prima che, sì, l'IMU è giusta, ma è giusto alleggerire la pressione fiscale dell'IMU sulle abitazioni e sugli annessi rustici funzionali all'uso (in agricoltura, è di questo che stiamo parlando). Ma se stiamo cercando di ridurre la pressione fiscale dell'IMU nei confronti di determinate categorie, egli mi deve spiegare perché il Partito Democratico, come anche il Popolo della Libertà, ha votato a favore dell'introduzione dell'IMU, in un momento così particolare di difficoltà economica come quello che stiamo attraversando. È una misura che crea, così com'è scritta all'interno di questo decreto-legge, sicuramente confusione per i cittadini, perché non sappiamo bene ancora oggi come dobbiamo pagare questa imposta. È assurdo, peraltro, che metà del gettito dell'IMU, che era stata pensata inizialmente come un'imposta federalista che doveva dare delle risorse ai cittadini, vada al Governo centrale: non si capisce assolutamente questo modo di porre le cose.
Credo che questo Governo non dovesse assolutamente introdurre l'IMU, una tassa sul sudore, sulla fatica dei cittadini che per una vita hanno lavorato e hanno fatto dei sacrifici per avere la propria abitazione. Quando parliamo di fabbricati rurali, stiamo parlando di agricoltura, quindi di una tassa sull'agricoltura che non era assolutamente il caso di introdurre. Sappiamo benissimo che le associazioni di categoria una settimana fa sono venute in Commissione agricoltura a denunciare il fatto che oltre 200.000 aziende agricole falliranno con l'imposta dell'IMU, perché già erano allo sfinimento e con l'IMU sicuramente chiuderanno.
Io credo che valga la pena di ricordare, perché è positivo anche per il lavoro di questo Governo, Maffeo Pantaleoni. Citerò testualmente cosa diceva nel 1919. Era un economista italiano, e in quell'anno ricopriva la carica di Ministro delle finanze. Le sue parole sono queste: «Qualunque imbecille può inventare o imporre nuove tasse. L'abilità consiste nel ridurre le spese, dando nondimeno servizi efficienti, corrispondenti all'importo delle tasse». Su questa profetica frase bisogna riflettere profondamente, e voglio che anche il Governo rifletta su questo. (Applausi dal Gruppo LNP).
Saluto ad una rappresentanza di studenti
PRESIDENTE. Sono presenti in tribuna gli studenti e gli insegnati della Scuola secondaria di primo grado «San Francesco» di Rapallo, in provincia di Genova. Rivolgo a loro il saluto del Senato e gli auguri per la loro attività di formazione. (Applausi).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3184
e della questione di fiducia (ore 13,51)
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore D'Ubaldo. Ne ha facoltà.
D'UBALDO (PD). Signor Presidente, siamo in sede di fiducia e devo dire subito che non credo che vi sia qualcuno del PD che abbia dubbi sulla fiducia a questo Governo anche in occasione di questo dibattito e per questo provvedimento specifico. Mi dispiace rilevare che negli ultimi tempi in quest'Aula ci si è presa qualche libertà. Mi riferisco a quando, individuando una difficoltà in un provvedimento di legge, qualche collega si è preso la libertà di non votare o di non partecipare al voto di fiducia.
Farò un'osservazione di fondo a questo provvedimento, precisando che anche qualora non fosse stata posta la questione fiducia, avrei comunque votato a favore del provvedimento. In esso ci sono molte cose buone, perché abbiamo avviato la rateizzazione dei debiti tributari e, su aspetti minori, abbiamo favorito il settore delle imprese di leasing, in un contesto nel quale c'è una forte caduta di questo tipo di contratti. Apparentemente il lavoro sembra grossolano e, invece, abbiamo colpito punti specifici in termini efficaci, a mio giudizio. Ci sono anche segnali importanti e un'attenzione alle aree deboli e alla montagna. Anche la misura che prevede l'esenzione dal pagamento dell'imposta immobiliare degli immobili inagibili va nella giusta direzione. C'è l'avvio della riforma catastale per una rapida conclusione della stessa e c'è un rafforzamento del contrasto all'evasione tributaria; ci sono controlli maggiori - non si è detto finora - sul versante del gioco, del gioco d'azzardo e di tutto ciò che ruota attorno a questo mondo. Bisogna spezzare connivenze anche in ambienti e ambiti che neanche possiamo immaginare e sospettare, perché il gioco d'azzardo è diventato una vera emergenza.
Abbiamo respinto qualche demagogia di troppo, sebbene la pubblica opinione ne venga attratta. Quando abbiamo cancellato la black list dei possibili evasori, abbiamo semplicemente tenuto conto, da un lato, dei richiami del Garante della privacy, il quale ha detto che bisogna anche avere rispetto per le regole fondamentali sul versante della lotta all'evasione, lotta che rimane giusta e fondamentale ma che non può esondare; peraltro, abbiamo convenuto che l'Agenzia delle entrate è sempre in condizione di intervenire, indipendentemente dallablack list. Anzi, se avessimo individuato questa modalità avremmo corso il rischio di peggiorare le cose.
Mi soffermo su un ultimo punto. La questione degli enti locali viene affrontata da troppo tempo in sede parlamentare con un misto di giacobinismo che rasenta il rispetto della dialettica tra il comparto delle autonomie territoriali e lo Stato. Noi corriamo il rischio di dare vita con i nostri provvedimenti a misure parziali. Io lamento il fatto che sulla riscossione degli enti locali ancora non abbiamo preso posizione e il Governo, sotto questo aspetto, a mio giudizio è troppo remissivo. Bisogna accelerare.
Sul compromesso riguardante l'IMU agricola io ho i miei dubbi, perché penso che sia qualcosa che distingue cittadini da cittadini e ritengo sia un compromesso poco gestibile (ma non entro nel dettaglio). Sul Patto di stabilità, può essere una misura fittizia, nel senso che se sono pochi i Comuni che sforeranno il Patto in tal caso è irrisorio: a quel punto, che si rientri in un anno o in tre anni non è un problema per il bilancio pubblico allargato. Se, però, la cosa è consistente, qualora vi sia uno sfondamento di natura massiccia, e di dimensioni massicce, chiaramente ciò che decidiamo oggi è carta straccia, perché dovremo tornare qui e discutere su come bloccare questo indebitamento nascosto che viene rappresentato dallo sforamento del Patto di stabilità.
Quindi, la mia impressione è che bisogna riaprire un confronto vero, corretto, equilibrato tra Governo, Parlamento, associazioni che rappresentano le autonomie locali. Qualche volta sento, anche nei dibattiti in Commissione, intonazioni sbagliate nei confronti della principale associazione rappresentativa, l'ANCI, e mi sembra sbagliato.
Vorrei concludere con una osservazione di natura politica. L'iniziativa assunta dal presidente della 6a Commissione, Mario Baldassarri, può essere stata immatura, se posso esprimermi in questa maniera. Ha però posto un problema, con due o tre emendamenti di vaste dimensioni, che non potevano essere spinti così, dentro un provvedimento come questo, che ha la sua natura e i suoi limiti, tuttavia è una sollecitazione. Io ritengo che, innanzitutto, il Partito Democratico debba guardare con attenzione a questa sollecitazione. Dobbiamo aprire una finestra perché il Parlamento recuperi la sua centralità nella riforma tributaria che si annuncia. E dentro questo ramo del Parlamento, la Commissione finanze e tesoro deve assumere una funzione altrettanto centrale.
Noi siamo perché il Governo vada avanti, naturalmente. Il presidente Monti ha annunciato oggi, con una intervista importante, che nella prospettiva può, o addirittura deve, esserci lo sviluppo di questa fase di convergenza tra le forze politiche.
Il modo migliore per essere d'accordo con il Governo è realizzare nel dibattito parlamentare, nel confronto tra le forze presenti in questo Parlamento, lo spirito di convergenza di cui il presidente Monti è espressione e fare in modo che questo spirito viva nell'articolazione concreta delle nostre ipotesi di lavoro e delle nostre scelte contingenti e costanti. (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Micheloni. Ne ha facoltà.
*MICHELONI (PD). Signor Presidente, io sono dispiaciuto di dover fare questo intervento e mi dispiace anche per il collega D'Ubaldo, perché io non parteciperò a questo voto di fiducia. Ho fatto la scelta di intervenire in discussione generale proprio per argomentare, e per non fare semplicemente la dichiarazione di voto in dissenso dal Gruppo, perché non l'ho ritenuto accettabile. Non posso dunque votare questa fiducia, ma non per una opposizione alla politica generale che porta avanti questo Governo, ma per la totale chiusura e rifiuto di dialogo dei rappresentanti del Governo che hanno seguito questo provvedimento.
Non voterò la fiducia su questo testo, visto che è stato respinto l'unico intervento proposto per le comunità italiane all'estero, l'emendamento 8.44, che chiedeva semplicemente, per i cittadini italiani non residenti nel territorio dello Stato, che si considerasse direttamente adibita ad abitazione principale l'unità immobiliare posseduta a titolo di proprietà o di usufrutto in Italia, a condizione che non risulti locata. Si chiedeva di pagare l'IMU non come seconda casa, ma come prima casa.
Permettetemi di ricordare che queste case sono frutto del lavoro della prima emigrazione del dopoguerra; sono il frutto del lavoro duro di una emigrazione che non ha niente a che vedere con quella di oggi, che è l'emigrazione generalmente di altra qualità e di altra formazione.
Per anni quegli investimenti fatti in Italia e le rimesse dei nostri genitori e dei nostri nonni hanno permesso di equilibrare anche la bilancia dei pagamenti di questo Paese e lo sviluppo di terre che, senza quella immigrazione, non avrebbero avuto quello sviluppo. Però oggi c'è un fatto nuovo: quelle case stanno cambiando di mano e sono passate agli eredi di questa prima generazione: figli e nipoti. Queste case rappresentano probabilmente l'ultimo legame che hanno con l'Italia e se noi le penalizziamo ingiustamente - a mio modo di vedere - si corrono rischi seri per il territorio.
Un primo rischio è un abbandono di queste case e dunque una desertificazione urbanistica che ci fa tornare ai primi anni di emigrazione del dopoguerra. Un secondo rischio è quello della svendita di queste case e dunque problemi per il mercato locale degli immobili. Un terzo rischio è quello di penalizzare fortemente il turismo di ritorno degli italiani e dei figli degli italiani emigrati. In un Paese dove con il turismo perdiamo ogni anno posizioni rispetto ai nostri principali concorrenti europei, finiamo con il penalizzare anche questo canale. Aver respinto l'emendamento che lo avrebbe tutelato mi sembra sia frutto di una riflessione un po' leggera da parte del Governo. Inoltre, queste case sono occupate 1-2 mesi all'anno e pagano regolarmente le tasse per tutto l'anno sui rifiuti e sugli allacciamenti. Dunque, questo rigetto per noi è una beffa per non usare altre parole.
Quest'atteggiamento un po' autoritario e non autorevole dei rappresentanti del Governo mi fa suggerire al presidente Monti che dopo questo intervento, che andrebbe definito di "manutenzione" tributaria, forse è arrivata anche l'ora di fare una piccola manutenzione del Governo al fine di ridurre l'atteggiamento arrogante ed aumentare la capacità di ascolto ed il rispetto del lavoro dei singoli parlamentari. Mi dispiace che oggi qui non vi sia neanche un Sottosegretario per economia perché - me lo ha ricordato il collega Pardi nel suo intervento - noi stiamo rinunciando ad una "paccata" di miliardi che potrebbero venire regolarmente dalla Svizzera forse perché alcuni Sottosegretari sono rimasti molto legati agli interessi del mondo da cui provengono, che è quello delle banche, perché quella "paccata" di miliardi vuol dire anche la liberalizzazione del mercato e l'accesso sul territorio regolare ad altre banche.
Di queste cose ho tentato anche di parlarne in modo informale con i Sottosegretari, ma un po' meno di supponenza nelle risposte e un po' più di ascolto farebbe bene.
Caro Presidente, colleghe e colleghi, vorrei spiegare sinteticamente lo stato dei rapporti tra l'Italia e i milioni di italiani nel mondo, che stiamo vivendo oggi. Questi italiani che votano sul collegio estero, ma che hanno famiglie in Italia, che anche loro votano in Italia. Questa situazione ha dell'incredibile, è allucinante, in continuo disfacimento (non mi viene in mente un altra parola, sarà forse un francesismo, ma il senso si comprende) e con un senso di impotenza da parte di tutte le istanze di rappresentanza degli italiani all'estero che fino a oggi non ha trovato nell'azione del Governo un interlocutore.
Quanto ai servizi consolari vi sono state chiusure di uffici senza nessun ascolto da parte delle rappresentanze che hanno proposto interventi all'interno delle risorse economiche disponibili per dare servizi e ridurre la diplomazia. Per centinaia di migliaia di ragazzi nel mondo i corsi di lingua e cultura italiana fra tre mesi, signor Presidente, chiuderanno perché abbiamo ridotti i finanziamenti a 6 milioni e mezzo di euro dai 28 che avevamo nel 2008 e gli enti gestori stanno chiudendo. Anche qui abbiamo proposto alcune soluzioni. Abbiamo proposto la riduzione a quasi zero dell'assistenza agli indigenti in America Latina. Sono rimasti pochi perché forse - scusate il cinismo - per fortuna loro, muoiono.
Ebbene - ripeto - su questi temi abbiamo proposto iniziative che, all'interno delle risorse disponibili, potevano rappresentare soluzioni, contribuendo addirittura alla riduzione del debito.
Sui corsi di lingua e cultura italiana sarebbe bastato in gennaio - ma si può ancora farlo alla fine dell'anno scolastico - richiamare 348 insegnanti di ruolo mandati da Roma nel mondo, che fanno lo stesso lavoro degli insegnanti assunti dagli enti gestori. Solo con il risparmio dell'indennità della sede estero si risolve il problema dei corsi di lingua e cultura; si assume personale in loco; si risolvono i problemi dei COMITES, ossia i Comitati che eleggiamo con una legge dello Stato italiano, i quali stanno oggi chiudendo le sedi e i loro presidenti, che sono operai, pensionati e impiegati, stanno garantendo con fondi propri il rispetto dei contratti locali. Siamo veramente in uno Stato di totale abbandono. (Richiami del Presidente).
Presidente, avevo chiesto dieci minuti al mio Gruppo, il quale è stato generoso a ridurli a 8. Ora chiedo a lei la generosità inversa, se è possibile. Come dicevo, questa è la situazione nella quale stiamo vivendo.
Per quanto riguarda i servizi consolari, abbiamo proposto di ridurre - torno a riproporlo - il personale inviato da Roma e di assumere più personale in loco, come fanno gli altri Paesi. Non abbiamo certo inventato l'acqua calda. Abbiamo proposto di ridurre l'indennizzo di sede estera al nostro personale diplomatico del 15 per cento. Stiamo parlando di indennizzi di sede, indipendentemente dallo stipendio, che variano dai 12.000 ai 25.000 euro al mese. Non credo che mettiamo qualcuno sulla paglia con una riduzione del 15 per cento. Con tale riduzione si coprono tutti i bisogni per una rete, per i servizi periferici e per le aziende italiane che devono esportare. Per di più si può rifinanziare la politica alla cooperazione internazionale che abbiamo praticamente azzerato.
La ciliegina sulla torta è data dal fatto che i COMITES sono scaduti nel 2009 e, dopo cinque anni, non sono stati ancora rinnovati. Il Consiglio generale degli italiani all'estero - dunque le persone continuano a fare il volontariato, essendo il terzo anno di proroga - non ha neanche più le risorse per svolgere le riunioni che detta la legge. La riforma del COMITES CGIE è ferma alla Camera e in Senato circola un disegno di legge di riforma costituzionale che prevede la soppressione del collegio estero. Abbiamo fatto tombola, Presidente. Permetteteci allora di festeggiare.
Mi avvio alla conclusione, ma devo però ripetere per l'ennesima volta che le poche risorse che lo Stato italiano destina alla comunità italiana nel mondo non rappresentano una spesa, bensì un investimento. L'indotto delle comunità italiane all'estero sulla economia italiana è infinitamente superiore. Voglio dare in questa sede una informazione. Il Comitato del Senato per le questioni degli italiani all'estero sta incaricando l'Osservatorio parlamentare di politica estera a realizzare uno studio per stimare questo indotto. Speriamo entro l'estate di avere i risultati.
Tagliare i rapporti con gli italiani all'estero è una sconfitta, una perdita per l'Italia e non per gli italiani all'estero. Se la politica italiana e il Governo non sanno capire questo, allora sono veramente preoccupato per il Governo, anzi per l'Italia e non per l'Esecutivo che si arrangia sempre.
Per questi motivi non voterò la fiducia e vorrei ricordare ai rappresentanti del Governo che il presidente Monti, il loro Presidente, ha pronunciato le seguenti parole alla Camera dei deputati.
PRESIDENTE. La prego, senatore Micheloni, di concludere, perché altrimenti utilizza più dei dieci minuti che le sono stati concessi. Non le resta alcun minuto a disposizione.
MICHELONI (PD). Cito Monti e concludo il mio intervento con le sue parole: «Sento molto il tema - il tema degli italiani all'estero - non tanto nei suoi aspetti problematici, ma soprattutto nel suo significato di ricchezza del Paese». Queste sono le parole che il Presidente del Consiglio ha pronunciato alla Camera. Mi aspetterei un po' di coerenza.
Per rispetto del mio Gruppo che mi ha molto spesso sorretto nelle iniziative da me intraprese per gli italiani all'estero e ringraziando il collega Musi e gli altri che hanno sostenuto il mio emendamento, non voterò no, non parteciperò al voto, mi auguro di non dovermi trovare nelle condizioni una prossima volta di dover votare no.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore De Toni. Ne ha facoltà.
DE TONI (IdV). Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi - dico colleghi anche se vedo l'Aula molto vuota - il decreto-legge sul quale siamo chiamati ad esprimere l'ennesimo voto di fiducia contiene diverse disposizioni sulla semplificazione di alcuni adempimenti tributari.
Secondo l'Esecutivo, si tratterebbe dell'ulteriore tassello dell'opera di riforma e semplificazione dei rapporti tra Stato e cittadini, intrapresa dal Governo, che finora ha toccato, in ordine cronologico, le liberalizzazioni e le semplificazioni amministrative. Adesso è la volta delle semplificazioni fiscali.
L'impressione è che, come già accaduto anche con il decreto sulle liberalizzazioni., in realtà, ci troviamo di fronte ad un provvedimento che solo nel titolo evoca misure di semplificazione, ma che in realtà non produrrà alcun vantaggio nella vita dei cittadini né tanto meno nei rapporti dei contribuenti con il fisco; al contrario, produrrà indiscriminati aumenti del carico fiscale ai danni dei cittadini e delle imprese.
Accanto alle norme "dichiaratamente" semplificative (per esempio, in tale ottica va letta la norma che elimina l'obbligo di indicare il domicilio fiscale negli atti presentati all'amministrazione finanziaria, dati che già sono in suo possesso), ci sono disposizioni che correggono alcune storture dell'attuale sistema fiscale (si pensi alla trasformazione dello spesometro in un vero e proprio elenco clienti-fornitori, nel quale si è immolato l'intento di semplificazione sull'altare del contrasto all'evasione o alla maggiore chiarezza in merito alla deducibilità dei costi da reato). Vi sono inoltre nel decreto-legge in esame, come è già stato ricordato, norme del tutto estranee ai contenuti propri del decreto stesso, quali quelle recate dall'articolo 12, riferite al termovalorizzatore di Acerra.
Si deve inoltre ravvisare nel decreto in esame una certa confusione espositiva che evidenzia la totale mancanza di un progetto organico di organizzazione dell'amministrazione fiscale, all'interno del quale avrebbe potuto esplicarsi in modo molto più efficace l'attività di semplificazione, efficientamento e potenziamento del fisco.
Tra i vari effetti che il decreto-legge produrrà si deve segnalare, con una certa preoccupazione, oltre ad un sicuro aumento dell'IMU, un possibile aumento delle aliquote IRAP a seguito dello sblocco previsto dal decreto fiscale. L'allarme è stato lanciato dalla CGIA di Mestre dopo che il decreto fiscale ha stabilito lo sblocco delle addizionali locali.
Se le Regioni, ormai sempre più a corto di risorse finanziarie, decideranno di aumentare l'aliquota IRAP, portandola al limite massimo del 4,82 per cento, l'aggravio sulle imprese potrebbe arrivare a 3,5 miliardi in più. Lo sblocco delle tasse locali non riguarderà secondo noi solo l'IRAP ma anche il bollo auto, l'addizionale regionale sul gas metano e l'imposta regionale sostitutiva, i tributi ambientali provinciali, l'imposta di pubblicità, l'imposta sulla occupazione degli spazi pubblici. In sostanza, siamo in vista di un rischio indiscriminato di aumento delle tasse locali per imprese e cittadini.
Tra i temi del decreto-legge in esame avrebbe dovuto spiccare quello relativo all'efficientamento delle misure di contrasto all'evasione fiscale, che il Gruppo dell'Italia dei Valori avrebbe voluto rendere più incisivo grazie alla presentazione di diversi emendamenti finalizzati all'adozione di misure più incisive per aumentare la lotta all'evasione fiscale. Così non è avvenuto.
Tuttavia dobbiamo ammettere che, contrariamente al recente passato, negli ultimi tempi l'evasione fiscale viene segnalata come un problema finalmente reale; sembra cioè che davvero in Italia si stia creando un clima che potrebbe produrre quella trasformazione della coscienza collettiva necessaria perché l'evasione fiscale cessi di essere tollerata o addirittura considerata con una certa compiacenza dall'opinione pubblica per diventare, nella coscienza degli italiani, una pratica truffaldina che danneggia il Paese, la sua economia e, in maniera diretta, ogni singolo cittadino.
Tuttavia, questa trasformazione non può prodursi solamente per effetto della propaganda e della comunicazione di massa: ha bisogno di pratiche, comportamenti e interventi normativi precisi che, da un lato, mostrino ai cittadini l'effettivo impegno delle istituzioni preposte nel combattere l'evasione, dall'altro, ottengano risultati concreti e tangibili nella prevenzione, nel contrasto e nel recupero dell'evasione. E su questo terreno mi pare di poter dire che il Governo ha ancora molta strada da percorrere.
Vorrei sottolineare inoltre che le modifiche parlamentari intervenute sul decreto in esame hanno risolto alcune incognite dell'acconto IMU, ma è rimasta una serie di nodi destinati a creare problemi ulteriori al debutto anticipato della stessa. Per esempio, il meccanismo che offre a tutti gli effetti al Governo una delega in bianco sulla definizione delle aliquote senza fissare in anticipo il tetto massimo delle richieste, solleva un grande problema costituzionale, perché la Carta all'articolo 23, stabilisce che «Nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non in base alla legge» e che ogni delega al Governo deve essere caratterizzata da principi e criteri direttivi.
Il doppio passo del calendario sembra incepparsi anche sul fronte dell'attività comunale: entro il 30 giugno gli enti locali dovranno approvare i preventivi 2012 (in sostanza i bilanci) improntati alla "veridicità", ma avranno tempo fino al 30 settembre per decidere le aliquote dell'IMU, cioè una voce decisiva per la colonna delle entrate. Gli emendamenti riesumano la nozione di "accertamento convenzionale" a giugno delle entrate stimabili in base ai dati a disposizione per quell'epoca, con un meccanismo che viaggia in deroga a parecchi principi chiave della contabilità. Senza contare che, comunque, anche il 30 settembre si rivelerà una data troppo anticipata se il Governo deciderà di sfruttare interamente i tempi supplementari, che avrà fino al 10 dicembre.
Viaggia nella nebbia anche la disciplina della dichiarazione che, in base agli emendamenti, trova la sua prima scadenza al 30 luglio prossimo per gli immobili posseduti al 1° gennaio scorso. La norma nulla dice su quali siano i contribuenti obbligati all'adempimento.
Concludo ricordando a quest'Aula, che si appresta a votare la fiducia al Governo, che dopo la stretta sulle pensioni arriva ancora una brutta notizia per le persone anziane: gli ospiti delle case di riposo proprietari di un'abitazione dovranno pagare l'IMU sulla casa dove risiedevano come se questa fosse una seconda abitazione. Contraddizioni di un decreto che prevede invece che le fondazioni bancarie, considerate come enti no profit, siano esenti dal pagamento dell'IMU.
Insomma, la normativa sull'IMU è un disastro sotto tutti i profili e punti di vista: legislativo, giuridico e politico. Ci troviamo di fronte ad un Governo che chiede sacrifici a tutti, senza guardare in faccia a nessuno, ma il rigore non vale per gli azionisti delle banche, e quindi non si è voluto accogliere l'emendamento dell'Italia dei Valori che chiedeva di far pagare l'IMU anche alle fondazioni bancarie.
Riteniamo che sia uno schiaffo ai contribuenti onesti, ai pensionati, agli anziani che vivono negli ospizi, agli agricoltori e agli imprenditori. (Applausi dal Gruppo IdV).
Saluto ad una rappresentanza di giovani della Provincia di Alessandria
PRESIDENTE. Colleghi, sono in tribuna i partecipanti al progetto «Giovani cittadine attive» della Commissione pari opportunità della Provincia di Alessandria. A loro va il saluto del Senato. (Applausi).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3184
e della questione di fiducia (ore 14,18)
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Divina. Ne ha facoltà.
DIVINA (LNP). Signor Presidente, meno male che il Governo è rappresentato da un solo Sottosegretario, altrimenti questo disagio contagerebbe e potrebbe produrre effetti che non oso immaginare. Infatti, non ho sentito spendere una parola a favore e dire che si sta percorrendo la strada giusta, e non lo faremo sicuramente noi, l'unica forza all'opposizione di questo Governo.
Concentrandoci sulle questioni, dovremmo aiutare a semplificare, o almeno questo è il concetto sotteso al provvedimento in esame, che parte dalla questione tributaria.
Al primo punto si prevede di rateizzare i debiti nei confronti della pubblica amministrazione. Ebbene, questo è dovuto, nel senso che piuttosto che far morire il proprio debitore è bene tenerlo in vita e veder di recuperare: è un atto di buon senso! Tutto quello che andiamo a leggere - passatemi l'espressione - è acqua fresca: non si fa alcunché di quello che effettivamente si dovrebbe fare. E guardate che i suggerimenti non sono mancati, nel senso che sui provvedimenti che si sono succeduti, dal salva-Italia in poi, almeno da parte della Lega il tentativo di migliorare quanto si approvava vi è stato. Perché non si parla di compensazione? È inutile dire: ti rateizzo i debiti che hai nei confronti dell'amministrazione dello Stato. Chi è che vanta crediti nei confronti dell'amministrazione dello Stato? C'è un settore particolare che rischia di saltare perché accumula crediti su crediti ed è quello lattiero-caseario, non i piccoli produttori ma i consorzi (consorzi-latterie e centrali del latte), per un semplice motivo: acquistano latte e devono pagare l'IVA al 10 per cento; acquistano i beni di consumo (carta e confezioni con cui fanno i pacchetti) e pagano l'IVA al 21 per cento; poi producono latte e altri prodotti e li devono vendere con il 4 per cento d'IVA: sono eternamente in credito di IVA. Beneficiano sì della compensazione, ma peccato che questa abbia un limite massimo di 516.000 euro all'anno. In questo settore splafona tutto; stanno aspettando i crediti, e tante latterie, venete soprattutto, stanno fallendo perché lo Stato non onora i sue debiti nei confronti di queste aziende. Costava poco nella semplificazione tributaria dire: «Caro Stato, paga immediatamente i tuoi debiti nei confronti dei tuoi interlocutori»? Così si restituiva l'IVA che si deve restituire.
Settore auto. Non so se il campanello d'allarme sia suonato: si parla per il primo trimestre di un meno 26 per cento; se guardiamo poi alla FIAT, si arriva al meno 35 per cento, rispetto ad un 2010 che già era deficitario rispetto ai primi trimestri dell'anno scorso. Se si va ad approfondire si vede che studi interessantissimi affermano che il meno 10 per cento di traffico autostradale che c'è stato è dovuto al rincaro dell'IVA al 21 per cento e al rincaro dei carburanti. Cosa significa «meno 10 per cento di traffico autostradale»? Che avremo "n" distributori sottosoglia che erano al limite della sussistenza e che dovranno chiudere. Il Centro studi Promoter preventiva che il gettito dovuto ad accise ed IVA, calando l'erogato, sarà per quest'anno pari a 20 milioni in meno, che mancheranno alla fine dell'anno.
Guardiamo poi al settore vendite, sempre del settore auto (altrimenti potremmo parlare di tutto): al primo trimestre, cosa avviene? Le vendite medie sono pari al 30 per cento (si tende a comprare molto di più nel primo trimestre). Sulla base della stima relativa al primo trimestre, dovremmo dire che ci sarà un milione e mezzo di auto vendute in meno; cioè, rispetto ad un 2011 in calo, vi sarà un ulteriore 25 per cento in meno di vendite. Questo significa - proiettiamo sempre i dati - 300 concessionarie che chiuderanno quest'anno. La concessionaria più piccola in Italia ha 15 dipendenti: fate il calcolo di quante persone andranno in cassa integrazione o in mobilità e di quanti strumenti sociali dovremo mettere in atto per tutte quelle persone che perderanno il lavoro. Se chiudono 300 concessionarie, calerà poi anche il gettito.
Il Governo ha pensato di stabilire una tassa sul lusso: un grande bluff, perché - notiamo anche questo - le auto con 185 chilowatt, o sopra i 250 cavalli, hanno subito un crollo: vendite che rasentano lo zero. E queste erano le auto che davano il maggior gettito, perché costano da 80.000 a oltre 200.000 euro. Cosa abbiamo fatto? Abbiamo messo una foglia di fico? Si è data l'impressione di tassare la ricchezza? Abbiamo tagliato le entrate.
Non mi dilungo sul settore nautico perché è stato un altro dramma: per incassare 200 milioni di euro sulla finta ricchezza, perderemo probabilmente più di 4 miliardi di euro già quest'anno, e vedremo come il settore se la caverà.
Cosa serviva? Semplificazioni vere e aiuti alle imprese, e anche qui arriva in aiuto la Lega Nord. Avevamo chiesto di rimettere in pristino il regime forfettario dei minimi per quegli artigiani che non hanno dipendenti, non hanno operai e hanno pochissimi mezzi. Per queste persone, spendere 4.000 euro dal commercialista è determinante ai fini della scelta se tenere aperta la loro attività o chiuderla, perché è il loro guadagno alla fine dell'anno. I casi sono due: o chiuderanno - altro disastro per la nostra economia - o lavoreranno in nero, e nemmeno in questo caso lo Stato potrà beneficiarne. Avevamo presentato un ordine del giorno nel corso della discussione del cosiddetto decreto salva-Italia, che però è stato dichiarato inammissibile o precluso in quanto anche in quel caso, con la fiducia, non si è potuto nemmeno discutere, ma de minimis...
Guardiamo poi ai Paesi europei con i quali ci dobbiamo confrontare, ma non i migliori: Germania, Francia, Gran Bretagna (e mettiamoci anche la Spagna). Per quanto riguarda il settore delle automobili, sottolineo che in tutti gli Stati che ho elencato le aziende possono detrarre al 100 per cento l'IVA sugli acquisti, mentre in Italia si può detrarre solo il 40 per cento; nei Paesi che ho elencato il costo di acquisto del veicolo aziendale viene detratto al 100 per cento, mentre in Italia siamo fermi a 15 anni fa perché si può detrarre soltanto il 50 per cento, con il limite di 18.000 euro (quindi, al massimo 9.000 euro). Chiedo, dunque, se le nostre aziende possono reggere con questi costi, queste differenze e questa parametrazione europea. È vero che servirebbero politiche snelle, ma abbiamo verificato che tali politiche non vengono fatte. A nostro avviso, infatti, si sta avviando solo una politica fiscale repressiva.
È giusto mettere a posto i saldi di bilancio, ma occorre anche rimettere in moto l'economia perché, se continuiamo a prosciugare le famiglie per sistemare i conti, togliendo loro le ultime risorse che potrebbero riavviare l'economia, l'anno prossimo dovremo tornare sull'argomento perché vi sarà un'entrata ancora in meno.
Ripetiamo ancora una volta che vanno ridotte subito l'IVA e l'accisa sui carburanti, perché questa è una cinghia di trasmissione, e sicuramente bisognerebbe tener congelata l'IVA, e non pensare ad ottobre: mi sembra, invece (se non erro, così è stato annunciato dal ministro Passera), che si passerà dal 21 al 23 per cento, e quindi vi sarà un ulteriore salto di due punti percentuali.
In conclusione, se dovessimo fare una sintesi, diremmo poche parole: dobbiamo assumere ed invece pensiamo a come licenziare (si è già partiti male con la modifica dell'articolo 18); dobbiamo semplificare ed invece aumentiamo le difficoltà per i cittadini (i pensionati che hanno più di 1.000 euro di pensione non sanno come ritirare i loro soldi); dobbiamo rilanciare l'economia ed invece prosciughiamo le poche risorse ancora spendibili che finiscono tutte in tasse. A questo punto, la ricetta c'è: rivedete tutto quello che avete fatto, e fate l'esatto contrario, e saremo sulla strada giusta. (Applausi dal Gruppo LNP. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Leddi. Ne ha facoltà.
LEDDI (PD). Signor Presidente, i colleghi intervenuti hanno già affrontato in ordine generale positività e criticità del decreto-legge in esame, soffermandosi su alcuni dettagli. Quindi, io non riprenderò la cornice del provvedimento, ma mi soffermerò esclusivamente su tre questioni.
La prima riguarda il modo in cui il decreto-legge in esame affronta - a mio avviso, positivamente - il problema dei ritardati pagamenti della pubblica amministrazione. Si tratta di una questione discussa innumerevoli volte in quest'Aula perché al riguardo vi è una vasta sensibilità. Mi pare che questa possa essere considerata una prima risposta concreta. Infatti, già da ieri alcuni grandi istituti bancari hanno iniziato a stipulare accordi con la SACE per utilizzare la nuova possibilità consentita loro per riaprire il credito; credo che tutti gli altri si attiveranno in tempi brevi. Mi auguro che il Parlamento ed il Governo manterranno un occhio vigile affinché ciò accada. Se funzionerà, come auspichiamo, nel giro di poco tempo un volano di 15 miliardi di euro potrebbe entrare come fluido nei canali dell'economia e quindi rappresentare un primo segnale positivo per quanto concerne le imprese, soprattutto per quelle piccole e medie.
È stato già evidenziato, ma io lo ricordo ancora una volta, che lo scorso anno nel nostro Paese vi sono stati più di 11.000 fallimenti, così come nell'anno precedente, mentre tre anni fa ve ne sono stati 9.000. Quindi, i fallimenti stanno crescendo in modo esponenziale. Se non affrontiamo il problema oltre lo step che il decreto-legge affronta, saremo una parte delle cause che determinano lo stato di fallimento all'interno della piccola e media impresa.
Per quanto riguarda la seconda questione, richiamo brevemente l'intervento avviato sul Patto di stabilità. Io non ho partecipato alla votazione del punto in Commissione per ragioni che illustro qui, in Aula, molto sinteticamente. La prima è di ordine generale: credo non si debba intervenire ogni sei mesi per modificare norme che hanno una valenza strategica sulle necessità organizzative dei soggetti pubblici o privati; tutti ci rimproverano il continuo modificare della normativa perché questo elemento, anche se ha intenti migliorativi, finisce con il peggiorare l'organizzazione del soggetto su cui ricade.
In secondo luogo, una materia così complessa come il Patto di stabilità - lo sa bene chi amministra - non è questione che si può toccare a spizzichi e bocconi. Ci sono tavoli deputati a questo, che svolgono un lavoro pesante che si sta concludendo. La mia opinione è che su questa materia si debba intervenire, come si è fatto. Ci è stato chiesto di ritirare gli emendamenti presentati su altre questioni proprio per avere un'organicità di approccio. Al riguardo, invoco la chiusura dei tavoli e la definizione, una volta per tutte, dei ritocchi necessari da farsi al Patto medesimo.
La questione ulteriore è che la norma così come è formulata, a parer mio, apre delle cripticità interpretative che, su questa materia, finiscono in un solo luogo: presso la Corte dei conti. Quindi, se il legislatore su questa materia tentenna e non chiarisce lo fa la Corte dei conti. Ciò comporta innanzitutto ulteriori costi e ulteriori criticità organizzative per i Comuni.
Sarei stata più soddisfatta se in questo senso avessi visto da parte del Governo una volontà molto più precisa in termini esattamente persecutori nei confronti degli amministratori che provocano i dissesti dei Comuni, piuttosto che della platea degli amministratori che cercano, anche nell'ambito di grosse difficoltà normative, di portare avanti il risanamento del loro Comune o, comunque, la vita ordinaria, assediati, peraltro, come sono, proprio a causa delle criticità non superate del Patto di stabilità, da fornitori che reclamano i loro giusti pagamenti per il problema che abbiamo detto prima.
A fronte della mano tanto pesante presente nel nostro ordinamento nei confronti dell'imprenditore privato (in un anno il nostro ordinamento porta più di 11.000 imprenditori a fallire), servirebbe una mano altrettanto pesante nei confronti degli amministratori che portano in dissesto i loro Comuni. E su questo fronte non vedo grandi novità.
In conclusione, mi soffermerò su una questione che - devo dire - mi ha molto colpito anche per il ritorno mediatico che ha avuto oggi. Si tratta della notizia secondo cui le fondazioni e le banche non pagherebbero l'IMU. Per quanto non mi sia ancora abituata, ma mi sia rassegnata al fatto che siamo nell'era dell'iperbole, e quindi ogni questione relativa all'Unione europea viene affrontata in questi termini, oppure neanche rilevata, credo che nel caso di specie ci stiamo trasferendo dall'era dell'iperbole all'era del falso ideologico. Non è infatti vero che ieri in Commissione siano state introdotte delle disposizioni normative che consentano a banche e fondazioni bancarie di non pagare l'IMU. È un falso. Non è vero! Le banche pagano l'IMU, le fondazioni bancarie pagano l'IMU.
Oggi si torna sull'argomento dicendo che con un artificio dialettico le fondazioni bancarie - l'ho ascoltato da un collega in quest'Aula - sono considerate soggetti no profit. Ebbene, l'artificio dialettico è una sentenza della Corte costituzionale (e credo che la Corte costituzionale non parli per artifici, ma in altro modo) che ha riconosciuto che le banche sono soggetti privati, soggetti organizzatori del terzo settore, quindi con finalità no profit e di conseguenza vengono trattate nel nostro ordinamento per quanto riguarda qualsivoglia tassazione: quando portiamo le tassazioni sugli utili dal 12 al 20 per cento, pagano il 20 per cento, quando definiamo il passaggio dall'ICI all'IMU, pagano quanto pagano tutti gli altri soggetti in materia di IMU. Questa ricerca a tutti i costi di qualcuno da linciare per spostare il problema mi pare sia tipico dei tempi duri ma per niente utile, né fa giustizia della funzione che nel nostro Paese oggettivamente hanno avuto e hanno le fondazioni bancarie. Le fondazioni bancarie non sono soggetti no profit? Io - a parte il richiamo evidente al fatto che ciò è stato sancito dalla Corte costituzionale e non da un appunto scritto qua e là - ricordo che le fondazioni bancarie lo scorso anno hanno messo quasi 1.400.000 euro, frutto dei proventi della gestione del loro patrimonio, a servizio di soggetti no profit, dunque al servizio della ricerca, della sanità, dell'assistenza, dei beni culturali. Li hanno riversati a Comuni, enti locali, soggetti no profit. Questo significa non dubitare del fatto che siano soggetti no profit? Hanno utilizzato, per sostenere piccoli interventi in 8.000 Comuni di questo Paese, il frutto della gestione di un loro patrimonio, gestione sempre più difficile dati i tempi di crisi, e questo non è essere soggetto no profit?
Infine, concludo dicendo - per mettere le cose al loro posto - che nel nostro Paese ci si è sempre chiesti se le fondazioni bancarie debbano o no uscire dal patrimonio delle banche. Complessa questione che evito di trattare oggi: dico solo cosa di fatto è successo durante la crisi. Negli altri Paesi colpiti dalla crisi, l'intervento a sostegno del credito per ripatrimonializzare le aziende del credito colpite dalla crisi è stato complessivamente di 2.000 miliardi di euro. Nel nostro Paese, nemmeno un euro di denaro pubblico è stato messo a ricapitalizzazione delle banche. Questo, anche perché il sistema delle fondazioni bancarie si è oggettivamente svenato per svolgere la sua funzione di investitore istituzionale, e quindi per svolgere una funzione di ripatrimonializzazione delle banche, a costo di depauperare anche i propri patrimoni. Questo ha avuto una ricaduta su tutta la collettività. Quindi, quando affrontiamo il problema in questi termini, credo si debba trattare anche tale questione.
Per concludere, signor Presidente, il decreto-legge non è risolutivo di una serie di problemi, presenta alcune criticità e credo anche sia necessario chiarire alcune questioni per non lasciare equivoci su tematiche molto delicate. Mi auguro di averlo fatto in questo settore e mi auguro che le prossime azioni, che sicuramente ci saranno perché è una legislazione in progress, siano più coraggiose nei settori che ho menzionato. (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Bonfrisco. Ne ha facoltà.
BONFRISCO (PdL). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Sottosegretario, l'intervento appena svolto dalla collega Leddi mette ancor più in evidenza il buon lavoro svolto nelle Commissioni; un lavoro che a me è parso serio e importante non solo perché impegnato ad affrontare temi particolarmente complessi e delicati - un esempio è quello appena citato dalla senatrice Leddi ma ve ne sono molti altri - ma anche per la qualità di questo lavoro, che ha dimostrato la competenza delle Commissioni riunite bilancio e finanze del Senato, impegnate su questo testo di semplificazione fiscale e tributaria; un lavoro che è andato ben oltre il tema della semplificazione, entrando nel merito dei contenuti veri e propri degli argomenti posti all'attenzione dell'Aula dal decreto del Governo.
Di certo non tutti i problemi sono stati risolti e tra le tante questioni poste non tutte sono state chiarite o hanno trovato riscontro nella maggioranza della Commissione; tuttavia questo lavoro, dal mio punto di vista, ha portato a significativi miglioramenti.
Vorrei affrontare alcune delle principali tematiche poste all'attenzione del Governo e delle Commissioni in queste settimane di lavoro, a cominciare da quella più rilevante, l'IMU, che ha visto l'introduzione e l'affinamento di alcune agevolazioni dell'imposta. Io lo considero un miglioramento, e un lavoro tutto in positivo fatto a favore delle nostre comunità, dei nostri cittadini, delle famiglie, innanzitutto, e delle imprese, a cominciare dal tema più vasto, quello che ha attraversato maggiormente tutti i Gruppi, vale a dire l'agricoltura. L'obiettivo è continuare a sostenere l'agricoltura italiana senza appesantirla con una tassazione che, per quanto corretta in molti aspetti, in alcune modalità della vita delle nostre imprese agricole (nel 90 per cento dei casi a conduzione familiare) avrebbe avuto un peso rilevante. Questa è la ragione per cui l'IMU in agricoltura è stato uno dei temi più scottanti su cui il dibattito svoltosi ha portato a risultati notevoli e all'approvazione di una norma di grande rilievo. Lo ha affermato anche il presidente Azzollini nel suo intervento di ieri, in qualità di relatore, in cui ha anche specificato che se le entrate dovessero essere addirittura superiori a quelle previste l'aliquota verrà ridotta ulteriormente in maniera proporzionale.
Parallelo al tema dell'agricoltura corre quello della montagna. Anche lì l'applicazione dell'IMU sui territori pedemontani e montani avrebbe avuto un impatto fortissimo sul fenomeno, che dobbiamo riuscire a contenere, dello spopolamento delle nostre montagne.
Abbiamo considerato positivo che il Governo abbia riconosciuto quanto fosse giusta la proposta del Parlamento e delle Commissioni che mirava a non introdurre un'ulteriore novità nella definizione di montagna, rifacendosi invece a quella già data dalla legge sulle comunità montane. Ciò consente a Comuni collocati in una fascia medio-alta di non venire esclusi da tale beneficio, che altrimenti sarebbe andato esclusivamente a vantaggio di quelli facenti parte della fascia alta o altissima della nostra montagna. In quest'ultima, infatti, si sarebbe ottenuto l'effetto - davvero paradossale - di agevolare alcune località già particolarmente fortunate dal punto di vista turistico o sportivo (come quelle dove si tengono importanti campionati sportivi di montagna, come quelli di sci, ma non solo). Si sarebbe invece corso il rischio di dimenticare le tante località che spesso contribuiscono in maniera determinante alla costruzione del reddito delle aree pedemontane significative, presenti in tutto il Nord del Paese, e che avrebbero dunque subito un danno rilevante.
Sempre per restare in tema di IMU, aver riconosciuto un'agevolazione IRES sulle dimore storiche maggiore di quella prevista al momento in cui il provvedimento ha iniziato il proprio iter qui in Senato, a mio avviso, ha rappresentato una presa d'atto da parte del Governo della sensibilità e della volontà del Parlamento di difendere parte del nostro patrimonio culturale e storico. Quest'ultimo, infatti, spesso è in capo a privati, ma ciò non toglie che sia un bene pubblico al pari di altre proprietà dello Stato o delle fondazioni, che da questo punto di vista devono essere salvaguardate. Anche in questo caso, da molti anni registriamo con particolare favore lo sviluppo di tutto un sistema turistico legato alle nostre dimore storiche ed al patrimonio storico-culturale della nostra straordinaria architettura.
È stato compiuto un significativo intervento sui fabbricati distrutti, come quelli colpiti da eventi sismici, ma anche di altro tipo. In molte località della nostra campagna o della nostra montagna, infatti, a molti fabbricati - che non versano più in condizioni che li rendano definibili come tali - non si poteva certo applicare l'IMU, così come il Governo pensava di fare.
Buon ultimo, l'intervento che forse ritengo il più qualificante in assoluto dal punto di vista dell'attenzione che dobbiamo prestare al settore al sociale, ossia quello relativo alla lunga tradizione delle case popolari nel nostro Paese, che abbiamo inteso salvaguardare fino in fondo. Non avrebbero potuto vederci poco attenti la storia e la tradizione dei nostri istituti, quindi delle comunità e degli enti locali e territoriali, da sempre impegnati su questo fronte.
Per restare in tema di Comuni ed enti locali, non possiamo dimenticare l'annosa questione del Patto di stabilità, che è diventata una specie di tormentone per i nostri amministratori locali. Sono state formulate due tipologie di intervento, come l'allentamento parziale del patto, allungandone il termine: detto con una parola che non è certo bellissima, si è «spalmata» l'inadempienza nell'arco di un triennio. Questo dà un minimo di respiro: se ad un Comune che ha sforato il patto di stabilità si chiede infatti di rientrare in un anno, uno dei rischi concreti che esso corre è il default; se invece - così come abbiamo auspicato - anche nel settore privato si allunga questo termine, il Comune può riuscire ad onorare i propri impegni e rientrare.
Parimenti, la riattribuzione di un miliardo di euro in conto residui perenti vale ad affrontare la questione dei pagamenti delle pubbliche amministrazioni.
È un tema immenso, grandissimo, che si è appena cominciato ad affrontare, a mio parere anche positivamente, anche se certo è ancora una goccia nel mare. Ha ricordato bene prima anche la senatrice Leddi come questo impatti fortemente sulla vita delle nostre imprese. E noi da una parte dobbiamo riuscire ad aprire la strada per consentire alla pubblica amministrazione di onorare i suoi debiti, e dall'altra dobbiamo mettere le imprese nella condizione di poter riscuotere i loro crediti. Gli effetti positivi non potranno che essere il miglioramento dei bilanci dei Comuni, perché ad essi vengono attribuite risorse che sono già di loro spettanza ma che non ottenevano e che da oggi, quando l'iter di questa norma si concluderà, potranno invece ottenere: quell'apertura significativa, che considero importantissima, del pro solvendo che, come ha detto anche il senatore Baldassarri nel suo ruolo di relatore, non rappresenta magari la risposta ottimale, ma è comunque un'apertura concreta per affrontare un'emergenza del Paese.
Desidero infine affrontare un tema a me molto caro: siamo riusciti, in questo decreto, a rimediare ad un errore commesso nel passato, perché una delle ultime manovre economiche colpiva le casse di credito cooperativo, cioè quel segmento bancario più vicino alle esigenze delle piccole e delle micro imprese. È stato dato un po' di ossigeno anche a queste per poter affrontare meglio il loro ruolo. Vorrei trasferire tutti i valori positivi che la senatrice Leddi ha voluto segnalare a proposito delle fondazioni ex bancarie, a pieno titolo no profit, alla cooperazione, alla prima forma di sussidiarietà del sistema del credito quale quello delle banche di credito cooperativo, le BCC, che sono migliaia e sono spalmate su tutto il territorio nazionale e che hanno lo stesso grande valore aggiunto.
Crediamo di aver fatto un buon lavoro, di aver aiutato il Governo a migliorare questo testo e crediamo anche di aver gettato alcune basi perché dal prossimo decreto e dal prossimo lavoro che il Senato affronterà nel sostenere questo Governo si possa cominciare a riannodare il filo della ripresa e dello sviluppo. Oggi le condizioni ci sarebbero, non possiamo più intervenire sul piano della pressione fiscale: è arrivato il momento che si intervenga sul piano della crescita.
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione sulla questione di fiducia posta dal Governo.
Ha chiesto di parlare il sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri, dottor Malaschini. Ne ha facoltà.
MALASCHINI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, con riferimento all'emendamento sul quale il Governo ha posto la fiducia, segnalo un'incongruenza lessicale: al comma 12-bis dell'articolo 4 la parola «riportata» va sostituita, come emerge naturalmente da una lettura piana del contesto, dall'altra «ripartita».
PRESIDENTE. La ringrazio, signor Sottosegretario. La Presidenza prende atto di questa correzione puramente formale al testo dell'emendamento 1.900.
Come sapete, la Conferenza dei Capigruppo ha fissato l'inizio delle dichiarazioni di voto alle ore 15. Sospendo pertanto brevemente la seduta.
(La seduta, sospesa alle ore 14,48, è ripresa alle ore 15,14).
Presidenza della vice presidente BONINO (ore 15,14)
La seduta è ripresa. La Presidenza si scusa per il ritardo.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.900 (testo corretto), presentato dal Governo, interamente sostitutivo dell'articolo unico del disegno di legge di conversione del decreto-legge n. 16, sull'approvazione del quale il Governo ha posto la questione di fiducia.
TEDESCO (Misto). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TEDESCO (Misto). Signora Presidente, signori rappresentanti del Governo, colleghi senatori, rendere dichiarazioni di voto in rappresentanza dei Gruppi presenti in questa Aula, in un contesto che francamente definire deludente significherebbe usare un eufemismo la dice lunga sul clima nel quale è immerso questo Parlamento, pur in presenza di atti di governo rilevanti per il risanamento del Paese e per il rilancio del sistema Italia.
Questo significa - lo dico soprattutto ai signori Ministri e signori Sottosegretari - per un verso che questo Parlamento probabilmente è in preda ad una sorta di deficit psicologico rispetto ad una rappresentatività che si riduce giorno dopo giorno o, forse più credibilmente, che questo rapporto, che si va instaurando e sempre più consolidando tra Governo e Parlamento, non viene ritenuto soddisfacente.
Assistiamo ormai sistematicamente ad uno schema collaudato: il Governo approva un decreto-legge; il decreto approda nelle due Aule del Parlamento; di fronte ad un dibattito che dovrebbe essere pieno, articolato, arricchito dai contributi di tutti i Gruppi presenti in questo come nell'altro ramo del Parlamento, veniamo ricondotti ad una sorta di silenzio obbligato, attraverso la sistematica imposizione del voto di fiducia.
Eppure, io credo che proprio la conversione in legge di questi decreti stia a dimostrare come l'apporto del Parlamento in ogni circostanza appaia propositivo e costruttivo. Decreti importanti, che tuttavia rischiano di essere tutte le volte una sorta di "bella senz'anima", poi in Aula, o meglio nelle sedi delle Commissioni competenti, acquisiscono quell'afflato, quell'aggancio alla situazione reale del Paese che li trasforma in provvedimenti più giusti, più utili, effettivamente collegati alle esigenze di risanamento della finanza pubblica, ma anche di rilancio dello sviluppo di questo Paese.
E questo decreto-legge, che reca disposizioni urgenti in materia di semplificazione tributaria, di efficientamento e potenziamento delle procedure di accertamento, è l'ennesima riprova di questo assunto. Lo schema iniziale - devo dire quasi asettico - conteneva e contiene comunque norme importanti: per esempio, quelle che si collegano alle iniziative già assunte che hanno consentito di ridurre l'evasione dell'IVA a livelli più tollerabili del passato, anche se non definitivamente accettabili, e tendono ora, con questo decreto, a incrementare e inasprire la lotta a questo tipo di evasione; quelle dirette alla semplificazione di adempimenti formali che rischiavano di diventare sostanziali fattori dell'inaffidabilità del contribuente; la facilitazione di un sistema di regole per imprese e contribuenti. Insomma tutta una serie di norme, pur contenute in questo decreto, sono state poi arricchite proprio nel lavoro delle Commissioni, dia interventi ancora più pregnanti a sostegno di quei settori in crisi del Paese. Uno fra tutti il settore primario dell'agricoltura, che ha visto una correzione in termini di moderazione dell'inasprimento fiscale, con una rivisitazione delle aliquote IMU per le strutture aziendali dedicate all'attività di produzione.
Tuttavia, accanto a queste modifiche importanti, con l'eliminazione di questa sorta di black list, che avrebbe dovuto riguardare i commercianti infedeli, che può sicuramente essere sostituita da accertamenti incrociati più efficaci, senza dar vita ad una sorta di lista di proscrizione, vi è un aspetto che credo dovrebbe allarmarci in maniera particolare, cioè il rinvio a dicembre dell'individuazione delle aliquote IMU massime. Il combinato disposto di questa norma con l'attuale mancata definizione o definizione in corso d'opera, degli estimi catastali non vorrei diventasse una sorta di manovra aggiuntiva, che pure il Presidente del Consiglio ha escluso, perché scaricherebbe sul sistema economico una vera e propria patrimoniale, che da patrimoniale tout court si trasformerebbe in una sorta di patrimoniale immobiliare. Così si metterebbe ancor più in crisi un settore, quello dell'edilizia, già ridotto allo stremo - sappiamo quanto in questo Paese dipenda dall'evoluzione del mercato immobiliare - che anziché costituire un volano per la ripresa dello sviluppo delle attività produttive del Paese, ne diventerebbe un freno.
Nel dichiarare il voto, comunque favorevole, del Gruppo Misto a questo provvedimento, credo si debba allertare il Governo e suonare una sorta di campanello d'allarme per scongiurare questo rischio. Certo, è sicuramente ragionevole rivedere estimi catastali fermi a decine di anni addietro. È probabilmente indispensabile anche rivedere le aliquote di tassazione sulle rendite immobiliari. Tuttavia è irragionevole immaginare che il rilancio del sistema produttivo del Paese e la ritrovata efficienza dell'equilibrio finanziario debbano trovare risorse esclusivamente da questa voce di prelievo.
Il Governo credo dovrà cogliere, non soltanto attraverso la sensibilità di questo Parlamento, al quale ha corrisposto già con aperture importanti, questo allarme e cercare, nei mesi che abbiamo davanti, di individuare quei provvedimenti, che pure si sarebbero potuti contemplare in questo decreto sulle semplificazioni, che possano realmente rimettere in tiro il sistema produttivo del paese, a cominciare, e concludo veramente, dal richiamo forte che deve essere rivolto al sistema del credito di questo Paese, così come già fatto dal presidente Draghi quando ha invitato le banche, in particolare quelle del nostro Paese, a utilizzare le risorse acquisite dalla BCE all'1 per cento di interesse soprattutto nella direzione del sostegno al credito delle famiglie ed in favore dell'impresa.
Con queste conclusioni, ripeto, affido questo messaggio alla sensibilità del Governo e ribadisco il voto favorevole sul decreto in questione. (Applausi dei senatori Astore e Procacci).
LANNUTTI (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LANNUTTI (IdV). Signora Presidente, signori membri del Governo, colleghi, il Governo delle banche, frutto di una maggioranza anomala, ha ottenuto la fiducia il 18 novembre 2011, esattamente 138 giorni fa e, nonostante il richiamo del Presidente della Repubblica per l'eccessivo ricorso al voto di fiducia, che dovrebbe essere usato solo per giustificabile necessità per tutelare le prerogative del Parlamento e di un sereno svolgimento del confronto fra tutti i Gruppi di maggioranza e opposizione, continua a sfornare voti di fiducia (oggi per la tredicesima volta), ad un ritmo di una ogni dieci giorni e mezzo, polverizzando ogni record precedente. Ogni giorno il Governo dei banchieri brucia i record precedenti sia per la vessatorietà dei provvedimenti, scritti sotto diretta dettatura dei soggetti interessati, dall'Agenzia delle entrate ai petrolieri, passando per ABI ed ANIA, sia per l'aumento del debito pubblico, arrivato a 1.935,8 miliardi di euro, 32.300 euro per ognuno dei 60 milioni di abitanti e cresciuto con la cura Monti di ben 15,4 miliardi di euro al mese, bruciando il precedente record di 6,1 miliardi di euro al mese di Tremonti.
Questo Governo, nato sotto la diretta dittatura dei mercati, delle Cancellerie europee e degli spread, sapientemente manovrati da Goldman Sachs, agenzie di rating, fondi di investimento ed altre banche di affari e di truffa, sta diventando un pericolo, non solo per la concezione non astratta della democrazia, ma per le grandi masse di lavoratori, famiglie, piccoli imprenditori, strozzati, vessati e taglieggiati ogni giorno dalle agenzie fiscali e dalle banche, sempre con il concorso esterno del Governo. Questa tesi non è frutto di fantasticherie complottiste da Terza internazionale, ma è sempre più avvalorata sul campo da chi vuole avere occhi per vedere i comportamenti anomali dei cosiddetti mercati, manipolati a favore o contro i titoli del debito pubblico, gli spread, i mercati azionari italiani, da quella enorme quantità di denaro dal nulla, costituita dai derivati avariati over the counter, pari a 700.000 miliardi di euro, scambiati ogni giorno su piattaforme opache con macchinette ad alta frequenza, a seconda o meno della sottrazione di diritti come quelli insiti nell'articolo 18 del cosiddetto Statuto dei lavoratori.
Proprio ieri, signora Presidente, una signora, che ha lavorato a Londra in Goldman Sachs, alla presenza di due giornalisti del «Financial Times», è venuta nei miei uffici in Senato a confermare una tesi, già ascoltata in precedenza da altri dirigenti di questa moderna SPECTRE, che prende sempre più corpo, rispetto a questi padroni dell'universo, che decidono quali i mercati da abbattere, manipolare o premiare.
Anche questo provvedimento sulle semplificazioni fiscali, spacciate dal sottosegretario Ceriani come ordinaria manutenzione, in attesa del Godot che non arriva della riforma fiscale e dei tagli ai costi di 820 miliardi di euro per tenere in piedi la pubblica amministrazione, ha l'unico effetto di semplificare le stangate fiscali e le quotidiane vessazioni a carico dei cittadini consumatori, di famiglie e piccole e medie imprese già asfissiate e strozzate dalla chiusura dei rubinetti del credito delle banche e perseguitati da Equitalia.
L'unica nota positiva del decreto è rappresentata dalla possibilità per le imprese di cedere a banche ed intermediari i crediti certificati che vantano nei confronti della pubblica amministrazione o di altri enti. Per il resto solo tasse, come ha certificato la Corte dei conti.
La «cura Monti» ha già prodotto un aumento della pressione fiscale al 45,2 per cento: altro record, la più alta del mondo.
Sottraendo dal prodotto interno lordo la quota di sommerso, la pressione fiscale legale, gravante sui contribuenti in regola, come i tartassati lavoratori e pensionati, arriverà al 55 per cento, primato assoluto nel mondo: un altro record per un Governo che sta addossando alle famiglie un peso fiscale intollerabile.
Voi siete il Governo delle tasse e dei balzelli, con il peso delle tasse sulla benzina al 58 per cento: ciò significa che per ogni litro di benzina verde, arrivato a 2 euro (più di un litro di latte o di vino), il valore più elevato d'Europa (altro record), 1,158 euro va alla manomorta fiscale, mentre lo Stato, tramite il fisco, assume la funzione di «ottava sorella» con l'erario che incasserà 9,8 miliardi di euro. Dal 1° marzo 2011 a oggi, la stangata ha un aggravio di 516 euro annui per automobilista, per il gasolio di 504 euro. Le entrate fiscali alimentate dai prodotti petroliferi sono state superiori a 35 miliardi (24,7 derivanti dalle accise e 10,5 dall'IVA).
Tra benzina, riscaldamento, luce e gas, le famiglie subiranno un incremento di 982 euro e arriveranno, con l'incremento della tassazione, a 1.969 euro l'anno.
Voi, signori di un Governo delle tasse e dei balzelli, avete mostrato la faccia feroce verso gli emigranti (come ha ricordato il senatore Micheloni), che dopo tanti sacrifici hanno acquistato una casa in Italia e sono assoggettati a un'imposta sulla seconda casa, quasi fossero responsabili di aver cercato fortuna all'estero; tassate le case dei vecchi ricoverati negli ospizi e nelle case di riposo, ma esentate i vostri maggiori datori di lavoro come le fondazioni bancarie o le banche di credito cooperativo. (Applausi dal Gruppo IdV e dei senatori Pastore e Colli), che sono state escluse dalla tassazione del 10 per cento dell'utile netto annuale destinato a riserva minima obbligatoria per il 2012. Ricordo che il patrimonio contabile delle fondazioni bancarie ammonta a 50,16 miliardi di euro, l'84,3 per cento del totale di bilancio, che è di 59,5 miliardi di euro. Le cinque maggiori delle 88 fondazioni bancarie, quali Cariplo, Compagnia di San Paolo, MPS, Cassa di Risparmio di Verona, Ancona, Belluno, Torino, eccetera, non pagheranno l'IMU. Le avete esentate, mentre la Chiesa cattolica pagherà questa tassa per le attività commerciali: le banche, con fondazioni hanno più diritti anche della Chiesa cattolica.
Voglio solo ricordare che Intesa San Paolo, nonostante abbia chiuso il bilancio con una pesante perdita di 8 miliardi di euro, non ha rinunciato a distribuire un dividendo di 822 milioni di euro prelevati dalle riserve; questi soldi vanno per la maggior parte alle fondazioni, le quali, quindi, le fondazioni hanno soldi sufficienti per pagare l'IMU.
Signori del Governo delle banche, dove sono l'equità, la giustizia sociale? I vostri amici banchieri, con una capitalizzazione complessiva valutata in 150 miliardi di euro avrebbero potuto versare l'IMU, al contrario dei vecchi ricoverati negli ospizi, dei contadini, dei pensionati e dei disoccupati che dovranno fare fatica e sacrifici per pagarla.
Verrà il giorno, signori tecnocrati ed ottimati, che verrete giudicati per le vostre gravissime malefatte e per i danni che state procurando a lavoratori, esodati, precari, giovani, famiglie con l'unica finalità di salvaguardare gli interessi spesso sporchi delle vostre amiche banche. (Applausi dal Gruppo IdV e del senatore Mura. Congratulazioni).
FERRARA (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FERRARA (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Signora Presidente, mi rivolgo subito al Governo per dire che il Gruppo Coesione Nazionale-Grande Sud voterà la fiducia posta dal Governo sul maxiemendamento. Fatta la premessa, absit iniuria verbis, mi sia consentito di muovere qualche critica al provvedimento - non me ne vogliate - anche perché, essendo costituito da colti, questo Governo tecnico sa benissimo che la critica è la ragione della dialettica e che non c'è grande democrazia se non c'è dialettica, perché se non c'è la dialettica la democrazia diventa una oligarchia e, nel caso specifico della storia italiana, l'oligarchia potrebbe ridiventare la partitocrazia presente nella Prima Repubblica.
Credo, peraltro, che in proposito il Governo qualche colpa ce l'abbia, perché continua a rivolgersi ai tre partiti che lo appoggiano richiamando alla stampa il fatto che quelli sono i partiti di maggioranza, mentre gli altri, pur votando la fiducia, non lo sono. Non vorrei che questo costituisca una colpa per far sì che qualcuno in Italia e in questo Parlamento pensi di perpetuare il sistema con una nuova legge elettorale che non sia di contrapposizione e quindi che ne faccia derivare la dialettica, ragion per cui, prima ancora che questo succeda, voi continuate ad avere colpa in tal senso.
Come colpa avete in questo momento - visto che forse avete scansato il pericolo che noi non si voti la fiducia - quella di mostrare una certa disattenzione, che nel passato ho pensato potesse essere motivata dalla scarsa capacità dell'oratore, ma via via che vi vedo disattenti, non solo a quello che dico io ma anche a quello che dicono tanti più illustri colleghi, finisco per convincermi che la vostra disattenzione non è di occasione, ma di definizione.
Perché vi dico questo? Perché la vostra disattenzione fa sì che di questo decreto, come richiamato dal Sottosegretario e nelle interviste che di recente da codesto Governo sono state rilasciate, si dica che è un provvedimento di manutenzione. Ma una seppur minima esperienza in proposito mi spinge a pensare che è impossibile che si giudichi bene la manutenzione quando, nel frattempo, si sta pensando alla sostituzione dell'impianto, e la manutenzione finanziaria, quando oggi si è già rinviata una volta in Consiglio dei ministri la riforma della finanza pubblica, mi fa pensare che essa sia quanto meno, se non inutile, almeno discutibile. Lo è perché, se il principio della riforma fiscale dovrà essere quello dello spostamento dell'esazione dei tributi dal sistema diretto a quello indiretto, l'inasprimento dell'esazione indiretta non vedo quale scopo benefico possa avere anticipando una sostituzione ed effettuando la manutenzione. Capisco bene però che la sostituzione è una scelta difficile come lo è governare l'economia attraverso il governo dell'economia reale. È molto più facile governare l'economia attraverso il governo della finanza economica, che è quello che questo provvedimento continua a fare. Governare l'economia è una cosa enormemente più difficile: per governarla bisogna prima programmare, poi disporre, poi fissare gli obiettivi. In seguito individuare le risorse, poi fissare le sanzioni e stabilire i controlli fino a che non si possa valutare il raggiungimento dei risultati ed, eventualmente, riprogrammare. È necessario un complesso di azioni che richiedono una fase di riflessione, disporre legislativamente, organizzare i Ministeri acciocché si possa realizzare qualcosa che ci consenta di far riprendere l'economia. Invece codesto Governo, al quale noi abbiamo dato e (sic, con tre punti esclamativi) continueremo a dare la fiducia, dà l'impressione di voler governare molto più la finanza e molto meno l'economia reale.
Perché succede questo? Succede per una situazione internazionale e contemporaneamente per un'incapacità interna a reagire all'insufficienza strutturale. Quest'ultima, prima dell'insufficienza economica, geopolitica e di tutte le altre motivazioni conseguenza delle prime due appena citate, insieme all'insufficienza decisionale italiana, alla quale oggi si associa purtroppo l'insufficienza decisionale del presente Governo, si avvia con un tecnicismo eccessivo non a disporre la soluzione del problema attraverso la sua interpretazione ma non interpretandolo cerca di risolverlo attraverso la cura del sintomo. Mi spiego.
Come diceva il senatore Lannutti, varare provvedimenti che inaspriscono la pressione fiscale e la portano a più del 45 per cento, quando contemporaneamente non si vede come far diminuire tale pressione diminuendo le spese, significa porre in essere non un avveduto governo della cosa pubblica ma un avveduto governo del sintomo febbrile della cosa pubblica e non della radice perniciosa che la cosa pubblica arreca. La radice perniciosa della cosa pubblica è la sua disamministrazione, che non è soltanto l'eccessiva spesa delle ramificazioni dello Stato, non già l'eccessiva spesa della sanità per la quale sono stati ridotti i trasferimenti alle Regioni o l'eccessiva spesa degli enti locali per cui esiste il Patto di stabilità, ma è l'eccessiva spesa dei Ministeri e dei Ministri che in questo momento non vedo primeggiare nella riduzione delle spese dei rispettivi Dicasteri per poter dire che la spending review, di cui abbiamo già parlato nel novembre-dicembre dello scorso anno, a quattro mesi di distanza ha già prodotto dei risultati nella riduzione delle spese dei Ministeri di cui codesto Ministro reca in questo momento, a detta di molti e non dei più, una capacità apicale decisionale in capo a personaggi di nobile e provatissima esperienza. Ma la nobile e provatissima esperienza non mi soddisfa nel momento in cui la volontà di perseguire il piccolo risparmiatore non si avvede del fatto che se il piccolo risparmiatore è l'artigiano (e il mio intervento non vuole essere certamente un'incitamento all'evasione), l'avvitamento vizioso della gestione della finanza attraverso i tributi, che dal lato dell'aumento delle aliquote aveva mostrato anche una disattenzione nei confronti del piccolo artigiano, non ha tenuto conto del fatto che l'artigiano, con quel livello di tassazione e contribuzione alle necessità dello Stato, non avrebbe mai potuto avere una gestione virtuosa della propria attività.
Contemporaneamente oggi portiamo avanti la lotta all'artigiano, al piccolo commerciante e andiamo sui giornali con la guerra dello scontrino senza renderci conto che rispetto a quelli che non emettono lo scontrino ce ne sono tanti che per diversi motivi, tra cui lo scarso governo dell'economia reale e l'eccessivo governo dell'economia finanziaria e fiscale, sono costretti a chiudere la loro attività. Capisco bene la necessità di riportare gli 800 miliardi andati via dal Vecchio Continente in quanto depositi dei risparmiatori internazionali e quindi il bisogno di avere nuovamente fiducia. Pertanto la ricapitalizzazione, attraverso i finanziamenti della Banca centrale europea, era una cosa necessaria ma, contemporaneamente, come si ricorda nel momento in cui si fanno le disposizioni, oltre alla legalità dei provvedimenti c'è bisogno di una proporzionalità dei provvedimenti stessi.
Mi dispiace per il Governo, ma mi sembra che questa sia da parte vostra una battaglia di retroguardia, nella quale non si schierano le truppe migliori, cioè le idee più efficaci per aggredire il futuro. (Applausi dal Gruppo CN:GS-SI-PID-IB-FI).
DE ANGELIS (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE ANGELIS (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signora Presidente, signor Ministro, rappresentanti del Governo, onorevoli senatori, la discussione e la messa a punto di questo decreto sulle semplificazioni fiscali che oggi ci accingiamo a votare ha richiesto un impegno notevole e un lungo lavoro da parte del Senato.
La normativa fiscale nel nostro Paese è forse quella che più di ogni altra necessita di un lavoro enorme di semplificazione. In sostanza, l'esigenza di semplificare la normativa tributaria rispecchia esattamente in termini qualitativi la necessità di alleggerire in termini quantitativi la pressione fiscale.
Su questo punto aspettiamo nuovi provvedimenti, perché il provvedimento in questione, come già detto anche dal rappresentante del Governo, si è tradotto in una manutenzione generale della normativa tributaria e le poche semplificazioni che ci sono state a favore dei cittadini si sono accompagnate a un numero più elevato di norme, mirate più che altro ad interventi volti a semplificare il lavoro dell'amministrazione finanziaria e, in particolare, dell'Agenzia delle entrate.
Noi abbiamo sempre affermato, come ribadiamo oggi in quest'Aula, che la necessità di contrastare l'evasione fiscale in questo Paese è ormai diventata un fatto ineludibile perché ormai è un fenomeno al limite della tollerabilità. Se è vero quello che si dice, che l'economia, non quella reale, ma quella del nero, ormai rappresenta centinaia di miliardi in Italia e se è vero che solamente nel 2011 sono stati recuperati 13 miliardi di euro, capiamo bene qual è il bacino su cui dover lavorare per poter rimettere in piedi la nostra Patria.
Credo che anche in questo ci serva uno Stato di diritto. È necessario stare attenti a non trasformare il sistema fiscale in uno strumento di vessazione nei confronti dei contribuenti, anche e soprattutto a danno di una platea di contribuenti che sono la maggioranza e che, comunque, rimangono onesti.
Molte delle proposte emendative che abbiamo presentato come Gruppo Per il Terzo Polo:ApI-FLI si ispirano essenzialmente a questi principi; alcune sono state recepite e molte altre no. Tra quelle che abbiamo avuto la soddisfazione di veder approvate, diamo atto al Governo di aver fatto propria una norma che noi già da qualche anno presentavamo senza che mai ricevesse l'approvazione da parte del Governo: mi riferisco alla norma sui ritardati pagamenti della pubblica amministrazione, grazie alla quale da oggi le imprese potranno finalmente chiedere alle pubbliche amministrazioni di certificare i crediti vantati nei loro confronti e ottenere poi più facilmente l'anticipo delle somme dal sistema bancario.
Voglio sottolineare ancora una volta, per poi ritornarci su altri emendamenti e altre nostre proposte politiche, che questa formula pro solvendo supera l'obiezione, che ci è stata già avanzata altre volte, che praticamente non veniva bollinata dalla Ragioneria generale dello Stato perché altrimenti avrebbe fatto saltare i conti dello Stato; come se nel resto dell'Europa non sapessero che ci sono 80 miliardi di euro che le piccole e medie aziende vantano nei confronti della pubblica amministrazione. Di questo ringrazio il Governo perché sicuramente questa norma non sarà la panacea che risolve i problemi delle aziende che vantano crediti così elevati nei confronti della pubblica amministrazione, ma rappresenta per loro una bombola di ossigeno. Erano anni che cercavamo di dare questa bombola di ossigeno, ma ci era sempre stato impedito. Rinnovo pertanto il nostro ringraziamento al Governo.
Per quanto riguarda gli altri aggiustamenti che sono stati fatti dal duro lavoro che abbiamo svolto in Commissione (e ringrazio il sottosegretario Ceriani per il lavoro di grande collaborazione che ha fatto con le Commissioni riunite), vorrei citare alcune provvedimenti che secondo me hanno migliorato il decreto in questione.
Il primo provvedimento riguarda l'IMU. Sull'IMU c'è da fare un ragionamento a parte, perché l'IMU è stata inserita nel 2012 nel decreto «salva-Italia» e - probabilmente - la gente non ha ancora ben chiaro cosa succederà quando l'IMU andrà in pagamento, perché aumenterà da 1,6 volte a 2 volte la vecchia ICI, aggravando una situazione di fatto della nostra popolazione.
Al di là di questo, però, abbiamo migliorato l'ICI per quanto riguarda le modalità di pagamento, nel senso che essa dovrà essere versata nell'anno in corso: la prima rata dovrà essere versata entro giugno all'aliquota di base e il saldo avverrà a fine anno. In questo modo, ciascun Comune potrà, nell'ambito della propria competenza, stabilire un'aliquota.
Per quanto riguarda il lavoro svolto in Commissione, abbiamo fatto chiarezza sull'applicazione dell'IMU in agricoltura. Il Governo ha puntualizzato che, nell'ambito del settore agricolo, l'introito dell'IMU dovrà essere di 89 milioni per quello che riguarda i terreni e di 135 milioni per quello che riguarda i fabbricati. È chiaro che se a fine anno si supererà questa somma, si abbasseranno le aliquote, così da arrivare a quel tetto di gettito che è stato fissato nel decreto. Per maggiore certezza si è anche stabilito che a giugno si pagherà il 30 per cento dell'imposta calcolata sui fabbricati già censiti e, in occasione della seconda rata, si provvederà anche sugli eventuali accatastamenti di altri fabbricati.
Ci siamo occupati anche di altri aspetti legati all'IMU. Ho firmato un emendamento che prevedeva il pagamento dell'IMU anche da parte delle fondazioni bancarie. Questo ci sembrava il minimo, e l'emendamento, firmato insieme ad altri colleghi, sarà ancora più efficace, anche a livello mediatico, quando la gente avrà davvero sentore di quello che sarà il pagamento dell'IMU: allora dovremo andare a spiegare che le fondazioni bancarie sono esentate da questo pagamento. Abbiamo anche esentato i Comuni - facendo così una gran cosa - dal pagamento dell'IMU sul proprio patrimonio immobiliare per quanto riguarda la parte erariale e gli istituti ex IACP. Questo per quanto riguarda la competenza dei Comuni nel patrimonio dei rispettivi territori.
Un'altra importante esenzione è stata quella sugli immobili di interesse storico-artistico di proprietà dei privati, giustificata dal fatto che tali immobili rappresentano un patrimonio importante della nostra Patria e che la loro manutenzione richiede ingenti risorse. È quindi giusto che, da questo punto di vista, i proprietari vengano sgravati dal pagamento dell'IMU.
Altre cose importanti sono state recepite come impegno da parte del Governo. Sono convinto che da parte dell'Esecutivo ci sarà rispondenza ai vari punti: mi riferisco, in particolare, alla revisione del Patto di stabilità. In diversi emendamenti si è visto che su diverse questioni occorre rivedere, attraverso un confronto tra il Parlamento, l'ANCI e l'Esecutivo, la norma sul Patto di stabilità, che mette in difficoltà tantissimi Comuni. Non è una norma che può essere parametrata sull'intero territorio comunale, perché i piccoli, piccolissimi, medi e grandi Comuni hanno esigenze e situazioni diverse. Dunque, il Patto di stabilità ha bisogno di una parametrazione. Abbiamo visto ciò con riferimento all'ordine del giorno fatto in materia di emergenza neve: non è possibile che, per effetto del Patto di stabilità, i piccoli Comuni che hanno subito un'emergenza che, da statistiche, si verifica una volta ogni 30 anni si vedano oggi bloccate quelle poche spese che servono per mandare avanti un'amministrazione e andare avanti su queste cose.
Vorrei concludere soffermandomi su due emendamenti che per il mio Gruppo erano importantissimi e che riguardavano uno scambio che avevamo proposto al Governo. Si trattava di un problema politico-strategico. Noi (che siamo stati gli assertori di questo Governo e ne siamo e ne saremo i sostenitori) avevamo fatto oggi una proposta politica e strategica riguardante la spending review. Su «Il Sole 24 Ore» del 1° aprile, cioè domenica scorsa si dice praticamente che la spending review sarà la strategia di questo Governo. Noi avevamo fatto questa proposta anni fa con altri Governi e chiedevamo uno scambio sul risparmio di spesa per beni e servizi da distribuire come detrazione d'imposta alle famiglie e la trasformazione di fondi perduti in crediti d'imposta attraverso un fondo, su cui riversare questi risparmi, che veniva attivato con un decreto del Ministero dell'economia. Ci è stata fatta opposizione in base all'articolo 81 della Costituzione in maniera pretestuosa, cosa che noi non accettiamo per il modo in cui siamo stati trattati. Siamo una forza politica responsabile; sosteniamo e sosterremo questo Governo. Ci bastava un ragionamento politico che dicesse che si voleva rimandare l'argomento che si stava trattando o presentare un ordine del giorno perché c'è bisogno, dopo aver bloccato gli stipendi pubblici ed essere intervenuti sulle pensioni e aver dimezzato gli investimenti, di un intervento serio e vero sulla spesa pubblica; altrimenti non ce la possiamo fare. Ricordiamoci che siamo in recessione non tecnica ma vera.
Con questo dichiaro il voto favorevole del nostro Gruppo sulla fiducia al Governo con la speranza che veramente si apra una discussione seria. Il problema non sta nel vedere chi mette il cappello per primo, ma è intervenire su centri di spesa che alimentano corruzione e malgoverno. (Applausi dal Gruppo Per il Terzo Polo:ApI-FLI. Congratulazioni).
GUSTAVINO (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GUSTAVINO (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Signora Presidente, signori Ministri, signori Sottosegretari, onorevoli colleghi, siamo al secondo provvedimento sulle semplificazioni perché pochi giorni fa eravamo a licenziare un altro provvedimento che conteneva questa stessa parola nel titolo. Il Gruppo dell'UDC e delle Autonomie voterà la fiducia al Governo su questo provvedimento perché ritiene che nel provvedimento ci siano più elementi positivi che mancanze. Mi pare di aver capito che le critiche maggiori al provvedimento sono per ciò che manca. Se facciamo l'elenco delle cose che mancano in questo provvedimento ne troviamo sicuramente tantissime. Mi viene da dire però che, in un provvedimento che ha l'obiettivo di semplificare, il primo atto è quello di cercare di essere coerenti con altri provvedimenti simili, dare un senso di sviluppo ordinato rispetto ad altri provvedimenti, come quello che abbiamo licenziato qualche giorno fa, e non farlo diventare un provvedimento complicato. Tutto non ci può stare. Non che sia sbagliato che occorra sottolineare la necessità di norme antielusive, ma forse questo compete più ad una delega fiscale e ad un tema che dobbiamo affrontare e che il Governo si accinge ad affrontare. Mi riferisco alla riforma del fisco in quanto tale. Qui non si riforma il fisco; si rende più semplice qualche procedura.
Credo che il merito delle questioni debba essere così affrontato perché noi cogliamo in questo provvedimento qualche segnale amico da parte dello Stato. Gli amici sono quelli che ti semplificano la vita; i nemici sono quelli che tela complicano. Allora, possiamo verificare che c'è qualche segnale amico? Direi di sì; direi che la possibilità di rateare i debiti fiscali è un segnale amico. Per cittadini e imprese qualche giorno fa dicevamo che quelle semplificazioni devono riguardare i cittadini e il loro lavoro. Allora è un segnale amico anche consentire alle imprese di poter cedere alle banche crediti certificati da Regioni ed enti locali per somministrazioni, forniture e appalti garantendo la solvibilità del debitore. È un segnale amico accogliere una sensibilità, come è presente nel nostro Gruppo, che si riferisce anche alla partecipazione di autonomie legate alla montagna, cioè l'aver eliminato l'IMU sui fabbricati rurali strumentali situati nei Comuni di montagna. Mi sembrano atti sensati; mi sembrano atti coerenti rispetto all'idea che semplificare è una delle possibilità che il Paese chiede per svilupparsi.
Ho sentito dire dai colleghi della Lega che questa maggioranza «bulgara» non riesce, talvolta, a tenere il numero legale. A mio parere fanno molto bene a sottolinearlo, perché questa è una cosa sbagliata. Non fanno bene, secondo me, a riportare tutta la vicenda intorno alla questione della fiducia, perché io credo che sia in atto, in questo momento, una riflessione forte sul tempo. Il problema non sono i numeri, colleghi, ma il tempo, perché la fiducia non viene posta perché non ci sono i numeri, ma perché c'è una esigenza di concludere in un tempo utile un provvedimento, e noi sappiamo che ciò non sarebbe possibile se accedessimo ad un'altra modalità.
In sostanza, accade quanto appare perfino sensato: avendo il Governo rispettato il testo che esce da quella Commissione, la Commissione acquisisce un profilo più deliberante e, in qualche modo, viene semplificata anche questa procedura.
Infine, si può ricordare, come faceva poc'anzi il senatore Tedesco, che citava la canzone di Cocciante «Bella senz'anima», che il provvedimento forse non è bello, ma è utile e necessario. Ma all'anima di questo Paese bisogna parlare e io credo che bisogna farlo con parole un po' più semplici, un po' più comprensibili; bisogna parlare creando i presupposti della fiducia.
Siccome mi pare che questo accada, anziché con inutili falò, con atti un po' più concreti, si può dire che la fiducia si può votare con una certa convinzione. (Applausi dal Gruppo UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI e del senatore De Angelis).
FRANCO Paolo (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FRANCO Paolo (LNP). Signora Presidente, signori rappresentanti del Governo, colleghi senatori, è l'ennesima fiducia che il Governo pone sui provvedimenti che porta all'attenzione del Parlamento e ciò è, ovviamente, motivo di rammarico, anche perché i lavori del presente sottosegretario Ceriani hanno languito assai in Commissione prima di trovare delle mediazioni assolutamente poco sufficienti e interessanti.
Ma in dichiarazione di voto voglio parlare di altre questioni. I colleghi della Lega Nord che mi hanno preceduto hanno già spiegato quali siano, nel merito del provvedimento, la posizione e le criticità.
Sono pannicelli caldi, altro che semplificazioni tributarie! Il Paese avrebbe bisogno di ben altro. Infatti, forse è tempo, dopo diversi mesi di Governo e tante importanti dichiarazioni, di cominciare a trarre qualche piccola conclusione, visto che il presidente Monti si era presentato in quest'Aula all'inizio parlando di equità, sviluppo, crescita e risoluzione delle problematiche fondamentali della crisi.
Invece, oggi - non ieri o l'altro ieri - ho voluto compiere un piccolo percorso all'interno dei vari organi di informazione, tecnici o meno, e anche all'interno delle procedure concluse dei lavori della Borsa e riscontro che quelle che erano le enunciazioni cui mi riferivo poc'anzi (equità, sviluppo e crescita) erano solamente degli specchietti per le allodole (ed evidentemente diverse allodole hanno avuto modo di farsi abbagliare).
Informo i rappresentanti del Governo che oggi lo spread dei titoli di debito pubblico italiano rispetto ai Bund tedeschi, si è assestato sui 349 punti. Mi sembra che questo nuovo surriscaldarsi della sfiducia sui titoli di Stato nonostante la fortissima iniezione di liquidità fatta dalla Banca centrale europea sia assolutamente preoccupante. Non era venuto questo Governo per rassicurare i mercati finanziari e garantire una sostenibilità del debito pubblico in ordine agli interessi (quindi al costo del debito), sostenibilità fattivamente risolvibile per il nostro Paese e per i nostri investitori? Trecentoquarantanove: è di oggi il dato.
Poi veniamo alle famiglie italiane. È sempre di oggi l'allarme lanciato dal vicedirettore generale della Banca d'Italia, Anna Maria Tarantola, in occasione del convegno intitolato: «La famiglia: un pilastro per l'economia del Paese». Ella afferma: «Per le famiglie italiane è sempre più difficile arrivare a fine mese. Per una famiglia su cinque il reddito non basta a coprire i consumi».
Non entro ad analizzare in maniera puntuale la questione della riforma del mercato del lavoro, perché le dichiarazioni, sempre odierne, che alcune associazioni di impresa hanno rilasciato agli organi di stampa a seguito dei loro incontri sono assolutamente preoccupanti: le modifiche - dicono - vanificano il difficile equilibrio raggiunto e rischiano di determinare nel loro complesso un arretramento piuttosto che un miglioramento del nostro mercato del lavoro.
Parliamo della disoccupazione, che è ancora in crescita in Italia. Stiamo parlando dei dati più recenti (ringrazio i colleghi che me li stanno sollecitando e ricordando): la disoccupazione è salita al 9,3 per cento. Per carità, nessuno pensava che Monti o il Governo che sostenete avesse la bacchetta magica per risolvere i problemi, ma almeno che cominciasse a invertire la tendenza. Ebbene, come è noto, la disoccupazione è salita al 9,3 per cento, dato più alto dal 2008. L'esercito dei disoccupati a febbraio supera quota 2,3 milioni. Pensiamo, quindi, quale è la situazione che state inducendo, non risolvendo, ma aggravando con i vostri interventi.
Parliamo ancora dei prezzi, quindi dei costi per le famiglie: i prezzi dei prodotti acquistati a febbraio sono aumentati rispetto al mese precedente dello 0,6 per cento (4,6 su base annua). La crescita del PIL prospettata per il 2012 con i vostri interventi: negativa. Standard & Poor's - la terribile agenzia di rating - dice che se va bene la crescita si attesterà su meno 1,5 per cento, se va male sarà meno 3 per cento.
Quanto al debito pubblico italiano, nell'ultimo mese - gennaio - è cresciuto di 37,9 miliardi di euro, arrivando a 1.935 miliardi di euro a gennaio. Stiamo parlando della non inversione di tendenza che ha realizzato questo Governo, sostenuto dai colleghi che anche oggi voteranno la fiducia.
E veniamo all'incremento dell'IMU sulla seconda casa. Parla il presidente dell'ANCI, Delrio, (se non sbaglio del Partito Democratico): «Almeno del 100 per cento, forse anche di più». Sul record della pressione fiscale faccio un balzo e un salto, perché tutte le agenzie hanno dato per quest'anno e l'anno prossimo un incremento penso tra i più alti del mondo. Addirittura la Corte dei conti lo ha denunciato.
Ebbene, credo che tutti i dati che ho voluto così brevemente enunciare non rispondano a quello che il presidente Monti ha affermato pochi giorni fa in Asia. Egli ha detto: la crisi è alle spalle. Così ha detto: la crisi è superata o in corso di superamento. Forse è un vezzo dei Presidenti del Consiglio, e diamo anche questo per buono; ce n'era uno, che sostenevo, che aveva detto che i ristoranti erano pieni: una battuta infelice - fuori luogo ricordarlo - perché non era così. Ma qualcuno che va a dire - vabbè, bisogna promuovere il sistema Italia, e l'ha fatto con questo spirito - dire che la crisi è alle spalle, credo sia assolutamente esagerato.
Con questo provvedimento, con questa ennesima fiducia, con questo esautoramento del Parlamento, con la mancanza di proposte fattive sulla riduzione della spesa pubblica e non, con l'incremento della spesa e del carico fiscale - carico fiscale posto soprattutto sulle spalle dei cittadini e delle imprese - con l'incremento inverosimile della pressione fiscale e delle accise, con quella che avete avuto il coraggio di chiamare addizionale regionale allo 0,33 per cento e con la retroattività: nonostante quindi tutti gli interventi neanche lo spread, nonostante i 250 miliardi di euro iniettati dalla BCE nelle nostre banche, siete riusciti a far rientrare.
Non ci divertiamo a dire questo. Mettiamo in evidenza che, al di là del decreto in esame e dell'ennesima fiducia - qualche tempo fa qualcuno ricordava che non bisogna continuamente ricorrere alla fiducia perché si esautora il Parlamento: pensiamo come cambiano le opinioni delle stesse persone, anche se occupano i massimi vertici istituzionali - questa è la dimostrazione (le poche cifre e i pochi dati ho fornito) del fallimento della politica di Governo, del fallimento di una maggioranza che continua a dire che questi provvedimenti - l'ho sentito poco fa dai colleghi - sono pessimi, fanno - concedetemi il termine - schifo, ma li votano ugualmente.
La Lega Nord voterà ovviamente contro questa ennesima e ingiustificata fiducia ad un Governo che ruba ai poveri per dare ai ricchi, alle banche e ai grandi evasori. (Applausi dal Gruppo LNP).
BARBOLINI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BARBOLINI (PD). Signora Presidente, signori rappresentanti di Governo, quello che ci apprestiamo a votare è un provvedimento che giustamente è stato definito di manutenzione e semplificazione della materia fiscale e tributaria; un profilo quindi limitato, ma con misure urgenti e oltremodo necessarie. Vanno in questo senso le norme sulla rateizzazione più modulabile, e quindi più flessibile, dei debiti tributari e le disposizioni per ridurre i contenziosi interpretativi, con riflessi sicuramente vantaggiosi, oltre che per i contribuenti, anche per l'erario.
Allo stesso modo sono apprezzabili talune modifiche sulla tracciabilità dei pagamenti che smussano determinate rigidità introdotte nel decreto salva-Italia, insieme a disposizioni in materia di contrasto all'evasione fiscale, come il ripristino dell'elenco clienti e fornitori - quanto tempo abbiamo sprecato trascurando questa misura - e la riduzione della soglia per le compensazioni IVA, senza dimenticare il potenziamento delle norme sui controlli e le sanzioni in materia doganale.
Penso poi sia importante, almeno sul piano del messaggio e della sintonia da stabilire con il Paese, che non sia passato il tentativo, a cui ci siamo opposti, di cancellare la norma sulle cosiddette black list - un termine molto rozzo e approssimativo - e sia stato piuttosto approvato il testo proposto dal Governo, il quale ribadisce un impegno delle agenzie nel contrasto all'evasione, rafforzato con il potenziamento previsto degli organici delle stesse e della Guardia di finanza, senza nulla consentire ad atteggiamenti punitivi o di rivalsa nei confronti di alcune categorie. Il contrasto all'evasione deve essere, infatti, condotto con sistematicità e determinazione, senza forzature e penalizzazioni della privacy dei cittadini, in ragione dell'affermazione dell'interesse generale per cui tutti sono chiamati ad onorare il principio dell'ottemperanza dell'obbligazione fiscale.
Sono consapevole di dire una ovvietà, ma nel nostro Paese, per le condizioni in cui è il tema dell'omissione di detta obbligazione, si tratta di una affermazione e di una prospettiva di carattere rivoluzionario, nella cui direzione ci siamo però utilmente incamminati.
Le discussioni nelle Commissioni riunite sono state utili e produttive. Hanno rispettato la natura del provvedimento, ma hanno consentito anche di apportare integrazioni molto rilevanti e positive, sull'IMU innanzitutto. Sono stati chiariti molti aspetti problematici e superate sicure distorsioni ed incongruenze. È il caso degli immobili di proprietà dei Comuni per i fini non istituzionali, degli alloggi di edilizia economica e popolare e delle abitazioni di cooperativa a proprietà indivisa, per cui lo Stato, rinunciando al suo 50 per cento di prelievo erariale, consente ai Comuni di modulare in modo più socialmente sostenibile la fissazione dell'aliquota. E questo è un merito del lavoro fatto in questo ramo del Parlamento. Così pure sulle nuove norme per l'IMU in agricoltura si è trovata una soluzione ragionevole: di fissare un obiettivo di gettito, di accertare con chiarezza e trasparenza la consistenza reale della base imponibile, di rimodulare auspicabilmente in riduzione i moltiplicatori, come sono talmente previsti. Anche per i Comuni e i contribuenti si sono introdotte delle flessibilità in ordine al versamento della prima rata con riferimento alle aliquote base e l'impegno a definire tra luglio e settembre determinazioni più affinate che saranno necessarie ai Comuni per assicurare con certezza l'equilibrio del bilancio 2012.
Certo, questi risultati sono utili e da giudicare molto positivamente. Ma c'è ancora molto da fare, anche perché noi scontiamo su questo provvedimento una duplice anomalia. E questa va ricordata. Altrimenti si fa solo confusione e si accredita una situazione di ingovernabilità e di ingestibilità.
Lo sappiamo: si è introdotta in via anticipata l'IMU col decreto salva-Italia sommando per esigenze sistemiche dell'equilibrio dei conti pubblici del Paese un prelievo erariale, di fatto una patrimoniale, a un prelievo comunale per assicurare il finanziamento delle autonomie locali. Questo è un dato.
Ma nell'anticipazione si sono amplificate una serie di rigidità che vi erano già nell'IMU, come definita dal decreto ministeriale adottato in attuazione del federalismo municipale. Non si può, per esempio, colleghi della Lega ed anche altri colleghi intervenuti, dimenticare questo elemento.
Là c'è un vizio all'origine, perché per lasciare esente la prima casa in nome di un pregiudizio in qualche modo ideologico si è ampliata a dismisura l'area imponibile, togliendo tutte le possibili forme di deduzione per applicare l'aliquota al 7,6 per mille, che ovviamente non era la più appropriata: si è creata quindi una situazione per cui, anticipando i termini di entrata in vigore, oggi ci troviamo a dover sminare punto per punto delle incongruenze, a matrice di questo tipo di provvedimento e che comunque i Comuni e i cittadini avrebbero scoperto sulla loro pelle, anche a prescindere da questo tipo di provvedimento.
Il 2012 dovrà essere un anno di registrazione ed affinamento in progress, affrontando temi che sono rimasti aperti e che noi abbiamo sollevato e che riproponiamo anche qui: il tema di una differenziazione tra IMU sulle case affittate a canone concordato e IMU sulle case sfitte, e soprattutto certe tipologie, come il comodato d'uso nei confronti delle abitazioni che i genitori cedono ai figli, come prima abitazione, il tema più volte nella discussione tornato degli anziani in residenze assistite che debbono pagare l'IMU come seconda casa, e che è sicuramente un'enormità.
Ma anche qui bisognerebbe, forse, più che gridare, guardare con un approccio costruttivo alla soluzione dei problemi. Ho fatto una verifica empirica. Nel mio Comune i casi sono 120-140 su 95.000 abitazioni. E, lodevolmente, il mio Comune - non dico quale - provvede da solo a classificare quella abitazione come prima abitazione e ristora lo Stato della quota che non esige dal cittadino.
Mi auguro che molti Comuni facciano così e spero che per tutta una serie di applicazioni dell'IMU, nella loro traduzione concreta, si riducano i margini di incongruità.
Tuttavia, mi permetto di dire anche al Governo che ci sono misure che costano magari non molto e che sarebbero di grande valenza politica e sociale e, se anche in questi casi il Governo rinunciasse alla sua quota erariale, forse agevolerebbe complessivamente la possibilità di contemperare la situazione e di venire incontro ad una serie di problemi particolarmente acuti. Penso che nel passaggio alla Camera - forse avremmo potuto farlo anche noi se avessimo avuto più tempo, ma siamo arrivati lunghi - misure del genere si potrebbero introdurre.
Mi interessa focalizzare l'attenzione su quanto ci aspettiamo - perché siamo soddisfatti, ma non ci nascondiamo le carenze che ancora permangono - avvenga nel passaggio alla Camera in base agli stessi impegni che ha assunto il sottosegretario Ceriani Vieri a nome del Governo in seno alle Commissioni riunite. Innanzitutto bisogna trovare la copertura di quei 235 milioni di euro che oggi sono previsti in decurtazione del fondo di riequilibrio; questione che, se non risolta, vanificherà una buona parte delle migliorie sull'IMU che ho richiamato. Poi chiediamo caldamente, premiano perché si affronti in termini risolutivi la questione del Patto di stabilità. Vanno introdotti quei correttivi e quelle flessibilità che siano in grado di rendere efficaci le norme che abbiamo approvato qui, introducendole meritoriamente, circa la destinazione di un miliardo per i ritardati pagamenti a imprese e fornitori da parte dei Comuni, che però se non interviene l'altra misura diventa insostenibile. Inoltre, abbiamo bisogno di uno sblocco selettivo e mirato per gli investimenti, per la difesa del suolo, per la sicurezza degli edifici scolastici, per la manutenzione urbana. Con queste misure, che potrebbero saldarsi con la norma di cessione dei crediti nei confronti della pubblica amministrazione pro solvendo, che abbiamo finalmente introdotto, credo si potrebbe smuovere una serie di dinamiche virtuose a sostegno della crescita, perché nei Comuni c'è una capacità di fare che credo vada apprezzata.
Auspichiamo anche che ci sia un'intesa su altri profili, come quello delle sanzioni per chi sfora il Patto di stabilità. Abbiamo introdotto qualcosa di positivo rispetto ad una posizione molto severa del Governo. Tuttavia adesso questa norma, la cui modulazione è ragionevole, va verificata nei fatti, perché è giusto che funzioni come deterrenza, ma non è giusto che noi mettiamo alcuni Comuni in condizione di non reggere la possibilità di rientrare se si sono dovuti far carico di problemi che non erano neanche di quei Comuni, di quegli amministratori o di quelle comunità, perché ereditati da condizioni pregresse.
Ai Comuni si deve chiedere responsabilità e rispetto di determinati vincoli, ma la gestione amministrativa non può essere ingessata troppo, con regole, con situazioni che non garantiscono le condizioni basiche di agibilità.
Finisco, signora Presidente, con un passaggio su un tema che lasciamo in agenda. Ne abbiamo parlato con gli emendamenti che abbiamo presentato, credo costruttivamente, credo pieni di contenuto: vi è la necessità di affrontare in modo organico la delega per l'attuazione della riforma fiscale. Su tutti i temi che riguardano le politiche di sostegno alle famiglie, in particolare, nella logica del fattore famiglia, le politiche di sostegno al lavoro e all'impresa, con la riduzione della pressione fiscale come risultato della rivenienza delle entrate per la lotta all'evasione e del contenimento della spesa, e le politiche per il contrasto all'evasione e all'elusione fiscale il Parlamento è pronto a confrontarsi costruttivamente con il Governo.
Presidenza del presidente SCHIFANI (ore 16,24)
(Segue BARBOLINI). Penso che anche il lavoro che è stato fatto nelle Commissioni dimostri che c'è qualità, disponibilità, attitudine e competenza, se posso dirlo, escludendo la mia persona, per confrontarsi su questi temi.
Per queste ragioni, per il merito del provvedimento che approviamo e per le aspettative che abbiamo nei confronti degli impegni del Governo, come Gruppo del Partito Democratico voteremo convintamente la fiducia. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni).
LATRONICO (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LATRONICO (PdL). Signor Presidente, signori rappresentanti del Governo, colleghi, si tratta - è stato detto dai relatori e dai tanti colleghi intervenuti in questo dibattito - di un provvedimento, quello in esame, che non aveva e non ha alcuna pretesa sistemica, ma ha una natura di manutenzione normativa per conseguire l'obiettivo di migliorare il rapporto tra fisco e contribuenti, per potenziare le azioni di accertamento, per consolidare i successi che gradualmente si stanno conseguendo nella lotta all'evasione fiscale che, prima ancora di essere un tema di urgenza del bilancio pubblico, rappresenta un tema cruciale di equità sociale.
Del resto, i risultati conseguiti nell'anno 2011, facendo registrare un gettito di 13 miliardi di euro, dimostrano come la lotta all'evasione non è stata una bandiera ideologica ma un tema concreto, incardinato con coraggio dall'inizio di questa legislatura, attorno al quale sono stati messi in campo misure e strumenti adeguati per raggiungere l'obiettivo di ridurre l'area dell'evasione. I conti pubblici si mettono in sicurezza costruendo grandi riforme strutturali ma anche con procedimenti di accompagnamento, come quello che stiamo esaminando, che comunque non ha mancato di affrontare questioni concrete e attese da settori importanti della comunità nazionale.
Il Popolo della Libertà ha sostenuto in Commissione il lavoro dei relatori, il presidente Azzollini e il presidente Baldassarri, per affrontare d'intesa con il Governo questioni urgenti e da chiarire, come l'IMU agricola, questione sollevata con speciale prontezza dal Presidente della Commissione agricoltura, il senatore Scarpa Bonazza Buora, nei mesi scorsi, e naturalmente dalle associazioni professionali rappresentative del settore primario.
Con l'abile direzione del presidente Azzollini nella Commissione bilancio e poi nelle Commissioni riunite si è giunti ad un emendamento dei relatori, condiviso dal Governo, che raccoglie la preoccupazione di porre un limite al gettito complessivo che l'imposta municipale unica deve attendersi dal comparto agricolo sia per i terreni, che per i fabbricati rurali. Il Governo ha ribadito questi obiettivi di gettito, impegnandosi a correggere in diminuzione le aliquote a consuntivo qualora gli obiettivi saranno raggiunti, come ci auguriamo. Si è trattato di puntualizzare un elemento di certezza che fa giustizia delle cifre che sulla consistenza del gettito si erano diffuse, provocando non poco allarme sulla sostenibilità di tale contribuzione da parte di un settore, quello primario, che attraversa un delicato momento della sua vita produttiva.
Altre correzioni sull'IMU hanno riguardato i territori classificati montani e i beni di proprietà dei Comuni, lasciando in questo ultimo caso l'intero gettito ai Comuni stessi, come pure forme di esenzione hanno ricevuto i fabbricati diroccati, le dimore storiche e gli edifici ricadenti in aree colpite da calamità; sono aggiustamenti, colleghi, per rendere la normativa più equa e sostenibile da parte delle realtà sociali e produttive del Paese.
Sono degni di nota poi gli interventi a sostegno degli enti locali sia nella direzione del conclamato Patto di stabilità - senatore Pichetto Fratin - consentendo ai Comuni che hanno sforato di potere rientrare in un triennio, che del miliardo di euro del conto residui attribuito ai Comuni per aiutare lo smaltimento dei debiti. Si è già detto che questa norma ha un duplice valore: aiuta lo smaltimento dei debito verso le imprese e, contestualmente, migliora la cassa dei Comuni, che possono disporre concretamente di tali risorse.
In tema di smaltimento dei debiti una grande questione della pubblica amministrazione riguarda anche la valorizzazione della norma che consente la cessione pro solvendo, che si aggiunge alla cessione pro soluto, allargando la possibilità di sconto dei crediti da parte delle imprese, rappresentando quest'ultima senz'altro una modalità per generare fiducia tra sistema creditizio e imprese che potrebbe avere un forte impatto sul piano economico.
Sempre nella direzione di accrescere la fiducia e la forza del sistema del credito di prossimità, si corregge - con un lavoro svolto in Commissione - in modo favorevole la tassazione a carico del sistema delle banche di credito cooperativo, che colpiva con un prelievo del 10 per cento gli utili posti a riserva. Nella direzione di non abbassare le azioni di contrasto all'evasione e senza limitare la potestà di accertamento degli organismi deputati a tale scopo, abbiamo contribuito in Commissione a correggere la norma sulle cosiddette liste selettive, per impedire fastidiose interpretazioni e derive da liste di proscrizione.
Crediamo, con il contributo del Governo, di aver raggiunto anche in questo caso un utile ed apprezzato compromesso.
Onorevoli colleghi, rappresentante del Governo, dopo la riforma previdenziale, quella relativa alle liberalizzazioni e quella in itinere del mercato del lavoro, attendiamo dal Governo l'attuazione della delega fiscale per tenere conto dell'elevata pressione fiscale e per spostare la tassazione - come si auspica da più parti - dalle persone alle cose, sempre per fare della leva fiscale non solo uno strumento necessario per concorrere ai fabbisogni di equilibrio e di risanamento della finanza pubblica, ma anche un'occasione per aiutare la crescita del Paese guardando con attenzione alle imprese, alle famiglie e al lavoro.
Il senatore Azzollini ha parlato di una bella pagina parlamentare, riferendosi al lavoro svolto nelle ultime settimane, e io credo si possa convenire. Tra i fumi del catastrofismo distruttivo (che pure aleggia in quest'Aula), che maneggia i problemi, che pure ci sono, per ingigantirli, preferiamo la via stretta ma più efficace del realismo costruttivo, che sa che la palingenesi non è di questo mondo e che i problemi che abbiamo davanti non ammettono scorciatoie.
Per concludere, onorevoli colleghi, tra Scilla e Cariddi, Ulisse scelse di perdere una parte dell'equipaggio per salvare l'intera nave e raggiungere la meta. Come Ulisse, scegliamo i sacrifici del presente per salvare la meta del futuro nell'interesse esclusivo della nostra Nazione. Sono queste le ragioni di fondo che motivano il voto di fiducia dei senatori del PdL al provvedimento in esame e al Governo. (Applausi dal Gruppo PdL. Congratulazioni).
PRESIDENTE. Procediamo dunque alla votazione.
Votazione nominale con appello
PRESIDENTE. Indìco la votazione dell'emendamento 1.900 (testo corretto), presentato dal Governo, interamente sostitutivo dell'articolo unico del disegno di legge di conversione in legge del decreto-legge n. 16, sull'approvazione del quale il Governo ha posto la questione di fiducia.
Ai sensi dell'articolo 94, secondo comma, della Costituzione e ai sensi dell'articolo 161, comma 1, del Regolamento, la votazione sulla fiducia avrà luogo mediante votazione nominale con appello.
Ciascun senatore chiamato dal senatore Segretario dovrà esprimere il proprio voto passando innanzi al banco della Presidenza.
I senatori favorevoli alla fiducia risponderanno sì; i senatori contrari risponderanno no; i senatori che intendono astenersi si esprimeranno di conseguenza.
Estraggo ora a sorte il nome del senatore dal quale avrà inizio l'appello nominale.
(È estratto a sorte il nome della senatrice Blazina).
Invito il senatore Segretario a procedere all'appello, iniziando dalla senatrice Blazina.
(La senatrice Segretario Baio e, successivamente, il senatore Segretario Butti fanno l'appello).
Rispondono sìi senatori:
Adamo, Adragna, Agostini, Alberti Casellati, Alicata, Allegrini, Amati, Amato, Amoruso, Andria, Antezza, Armato, Asciutti, Astore, Augello, Azzollini
Baio, Balboni, Baldassarri, Baldini, Barbolini, Barelli, Bassoli, Bastico, Battaglia, Benedetti Valentini, Berselli, Bertuzzi, Bettamio, Bevilacqua, Bianchi, Bianconi, Biondelli, Blazina, Bondi, Bonfrisco, Bonino, Bornacin, Boscetto, Bosone, Bruno, Bubbico, Burgaretta Aparo, Butti
Cabras, Calabrò, Caliendo, Caligiuri, Camber, Cantoni, Cardiello, Carofiglio, Carrara, Caruso, Casson, Castro, Ceccanti, Centaro, Ceruti, Chiaromonte, Chiti, Chiurazzi, Ciarrapico, Cicolani, Colli, Colombo, Compagna, Coronella, Cosentino, Costa, Crisafulli, Cursi, Cutrufo
D'Alia, D'Ambrosio, D'Ambrosio Lettieri, De Angelis, De Eccher, De Feo, De Gregorio, De Lillo, De Luca Cristina, De Luca Vincenzo, De Sena, Del Pennino, Del Vecchio, Della Monica, Della Seta, Di Giacomo, Di Giovan Paolo, Di Stefano, Digilio, Dini, Donaggio, D'Ubaldo
Esposito
Fantetti, Fasano, Ferrante, Ferrara, Filippi Marco, Finocchiaro, Fioroni, Fistarol, Fleres, Fluttero, Follini, Fontana, Fosson, Franco Vittoria
Galioto, Gallo, Gallone, Galperti, Gamba, Garavaglia Mariapia, Garraffa, Gasparri, Gentile, Germontani, Ghedini, Ghigo, Giaretta, Giordano, Giovanardi, Giuliano, Gramazio, Granaiola, Grillo, Gustavino
Ichino, Incostante, Izzo
Ladu, Latronico, Lauro, Leddi, Legnini, Lenna, Licastro Scardino, Livi Bacci, Lumia, Lusi
Magistrelli, Malan, Mantica, Marcenaro, Marcucci, Marinaro, Marini, Marino Ignazio, Marino Mauro Maria, Maritati, Matteoli, Mazzaracchio, Mazzuconi, Menardi, Mercatali, Messina, Milana, Molinari, Monaco, Mongiello, Morando, Morra, Mugnai, Musi, Musso
Negri, Nerozzi, Nespoli, Nessa
Oliva
Palma, Palmizio, Papania, Paravia, Passoni, Pastore, Pegorer, Pera, Perduca, Pertoldi, Peterlini, Piccioni, Pichetto Fratin, Pignedoli, Pisanu, Piscitelli, Pistorio, Poli Bortone, Pontone, Poretti, Possa
Quagliariello
Ramponi, Ranucci, Rizzotti, Roilo, Rossi Nicola, Rossi Paolo, Rusconi, Russo, Rutelli
Saccomanno, Saia, Saltamartini, Sanciu, Sanna, Santini, Sbarbati, Scanu, Scarpa Bonazza Buora, Sciascia, Serafini Anna Maria, Serafini Giancarlo, Sibilia, Sircana, Soliani, Spadoni Urbani, Speziali, Stradiotto
Tancredi, Tedesco, Tofani, Tomaselli, Tomassini, Tonini, Totaro, Treu
Valditara, Valentino, Vicari, Viceconte, Viespoli, Villari, Vimercati, Vita
Zanda, Zanoletti, Zavoli.
Rispondono noi senatori:
Aderenti
Belisario, Bodega, Boldi, Bugnano
Caforio, Cagnin, Carlino, Castelli
Davico, De Toni, Di Nardo, Divina
Franco Paolo
Garavaglia Massimo
Lannutti, Leoni, Li Gotti
Maraventano, Mascitelli, Mazzatorta, Mura
Pardi, Pedica, Pittoni
Rizzi
Stiffoni
Vaccari, Vallardi.
Si astengono i senatori:
Filippi Alberto, Pinzger.
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la votazione e invito i senatori Segretari a procedere al computo dei voti.
(I senatori Segretari procedono al computo dei voti).
Proclamo il risultato della votazione nominale con appello dell'emendamento 1.900 (testo corretto), presentato dal Governo, interamente sostitutivo dell'articolo unico del disegno di legge di conversione del decreto-legge n. 16, sull'approvazione del quale il Governo ha posto la questione di fiducia:
|
Senatori presenti |
273 |
|
Senatori votanti |
272 |
|
Maggioranza |
137 |
|
Favorevoli |
241 |
|
Contrari |
29 |
|
Astenuti |
2 |
Il Senato approva.
Restano pertanto preclusi o assorbiti tutti gli emendamenti e gli ordini del giorno riferiti al testo del decreto-legge n. 16.
Discussione delle mozioni nn. 551 e 599 sull'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori e sulla riforma del mercato del lavoro (ore 17, 21)
Approvazione di questione sospensiva
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione delle mozioni 1-00551, presentata dal senatore Belisario e da altri senatori, e 1-00599, presentata dal senatore Mazzatorta e da altri senatori, sull'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori e sulla riforma del mercato del lavoro.
Ha facoltà di parlare il senatore Belisario per illustrare la mozione n. 551.
BELISARIO (IdV). Signor Presidente, colleghi, rappresentanti del Governo, l'Italia dei Valori ha voluto fermamente portare in Aula la mozione che riguarda l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, quella che evita le conseguenze dei licenziamenti illegittimi. In questi giorni, signor Presidente, vi è stato il festival dell'ipocrisia, delle chiacchiere... (Commenti dei senatori Poretti e Perduca).
Presidenza del vice presidente CHITI (ore 17, 22)
(Segue BELISARIO). ...e dei vertici più o meno segreti e clandestini. Noi vogliamo ragionare in Aula sui problemi, senza mettere la testa sotto la sabbia. Anche in queste ore in cui noi siamo riuniti c'è qualcuno che davanti a telecamere e giornalisti sta vendendo una riforma come la panacea di tutti i mali della nostra economia e la risoluzione di tutti i problemi del Paese; una menzogna colossale che tutti quanti sanno essere tale, anche chi sta cercando di propinarla in televisione a reti unificate, cercando di far passare un pensiero unico che, grazie a Dio, nel nostro Paese non c'è.
Il Governo e la sua maggioranza vogliono a tutti i costi dirci che l'articolo 18, uno strumento di protezione generale che difende i diritti di tutti i lavoratori, prescindendo dalle opinioni politiche o dalle appartenenze sindacali, è di ostacolo alla crescita del nostro Paese: una menzogna, perché sappiamo bene che i più gravi fattori di deterrenza agli investimenti in Italia sono l'elevatissimo tasso di burocrazia e di corruzione...(Brusìo).
PRESIDENTE. Mi scusi, presidente Belisario, non volevo interromperla. Cercavo solo di far diminuire il brusìo, perché si sta discutendo di una questione di grande rilievo. Abbia pazienza, non volevo interromperla.
BELISARIO (IdV). Presidente, io di pazienza ne ho tanta. Sono i lavoratori italiani che la stanno perdendo. (Applausi dal Gruppo IdV. Commenti dal Gruppo PdL).
Come dicevo, gli articoli sono l'elevatissimo tasso di burocrazia e di corruzione, un sistema di infrastrutture tra i più arretrati d'Europa, l'utilizzo del credito a sostegno di interessi finanziari collegati, piuttosto che al servizio di piccole imprese e di famiglie, i cronici ritardi nell'effettuazione dei pagamenti della pubblica amministrazione, una pressione fiscale ormai insostenibile.
Ebbene, toccare l'articolo 18, oltre ad essere inutile - noi lo stiamo dicendo con calma, ogni giorno, nelle Aule parlamentari e nelle piazze - può solo lacerare la coesione sociale. A noi questo non interessa. Noi invece vogliamo mantenere l'Italia coesa, senza lacerazioni. Vogliamo che l'Italia possa crescere non nell'interesse dei soliti noti.
In questi giorni ci sono critiche accanite all'articolo 18. Noi come Italia dei Valori intendiamo difenderlo, perché ha un significato reale e simbolico al tempo stesso. Il significato reale consiste nell'estendere ai contratti di lavoro la stessa sanzione prevista per l'illegittimità di qualsiasi atto commesso tra privati. Se un licenziamento è illegittimo, va rimosso sempre e comunque, e non può essere camuffato come licenziamento per motivi economici. È il grimaldello per scassare la cassaforte dei diritti dei lavoratori italiani. (Applausi dal Gruppo IdV).
Siamo convinti che il problema non sia l'articolo 18. Per questo chiediamo al Governo di rimuoverlo dalla discussione e di affrontare tutti gli altri elementi, pure rilevanti e importanti, che lo stesso vuole presentare al Parlamento, perché tutti noi abbiamo voglia di contribuire, davvero, senza feticci, senza simulacri, senza sbandierare vuote parole, a costruire un'Italia nuova, diversa, più produttiva, più coesa, soprattutto più unita. Oggi infatti l'Italia ha bisogno di coesione e di unità, perché deve riprendere fiducia e speranza.
Per questo chiediamo al Parlamento di impegnare il Governo a togliere dal tavolo, non più ormai della contrattazione, ma del confronto parlamentare, l'articolo 18, perché ciò non produce nulla di buono per il Paese, come ormai da più parti, non solo dalla nostra, si comincia ad affermare. Chiediamo al Governo un momento di serenità, senza insistere in un percorso che per forza di cose diverrà comunque accidentato, non solo per il Governo ma per il Paese, e noi all'Italia crediamo e le vogliamo dare un futuro migliore. (Applausi dal Gruppo IdV).
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il senatore Mazzatorta per illustrare la mozione n. 599.
MAZZATORTA (LNP). Signor Presidente, onorevoli colleghi, prima di parlare della nostra mozione e della riforma che non c'è, questa riforma del mercato del lavoro che dovrebbe essere consacrata da un disegno di legge che a tutt'oggi non conosciamo (quindi, già siamo al paradosso per cui l'organo espressione della sovranità popolare, il Parlamento, non conosce ufficialmente il contenuto di una riforma di cui si parla da mesi più sui media e nel dibattito giornalistico che nelle Aule parlamentari), vogliamo affrontare un passaggio essenziale: in queste ultime settimane stiamo assistendo sempre di più ad un'esautorazione, anzi direi a un'umiliazione del Parlamento.
Sulla riforma del mercato del lavoro il presidente Monti, per la verità, aveva detto pochi giorni fa che doveva essere riconosciuta la sovranità del Parlamento su questa materia e il suo ruolo legislativo. Poi, in realtà, dalle agenzie odierne leggiamo di accordi fatti da questa anomala maggioranza, da questo gruppo di leader, il cosiddetto ABC (Alfano, Bersani e Casini), che ci rivelano che si è trovato un accordo nelle stanze segrete e che su quello non ci sarà nessuna possibilità di intervento del Parlamento. Quindi, il presidente Monti è stato sconfessato da se stesso e dai leader della sua anomala maggioranza. Tutto questo negoziato segreto avviene ovviamente con l'imprimatur quirinalizio, anche questa è una novità assoluta. Abbiamo vissuto la prima parte della legislatura con un Presidente della Repubblica assolutamente, o almeno all'apparenza, neutrale, che non aveva mai sostenuto politicamente una riforma del Governo Berlusconi (giustamente, perché non è il suo ruolo esprimere valutazioni di carattere politico); anzi, sappiamo che nel segreto del Quirinale avvenivano modificazioni profonde dei testi dei disegni di legge di iniziativa governativa. Oggi invece insieme assistiamo ad un Quirinale che si fa portavoce delle iniziative di riforma del Governo Monti e che addirittura anche dall'estero le sostiene apertamente, con un intervento diretto nell'attività politica.
Se il procedimento legislativo è il cuore pulsante della democrazia, di ogni sistema democratico, qui ormai siamo non alla sospensione della democrazia ma alla sua morte assoluta.
Colleghi, ieri sentivo parlare della Birmania e del suo cammino verso la democrazia: mentre la Birmania fa dei passi avanti, noi facciamo dei passi indietro. Non abbiamo Aung San Suu Kyi, però cercheremo anche noi un nostro leader di questo cammino a gambero della democrazia nel nostro Paese. (Commenti dal Gruppo PD).
Procediamo con decreti-legge blindati, come abbiamo visto pochi giorni prima, e sui quali viene posta la fiducia per stroncare, si dice, qualsiasi velleità emendativa del Parlamento. Siete e siamo ridotti ad alzare la mano o a passare per quel corridoio dicendo sì o no: prendere o lasciare. Sento poi molti colleghi dell'anomala maggioranza fare interventi critici nei confronti delle riforme proposte dal Governo Monti, ma poi, ovviamente, nel momento in cui passano per quel corridoio, dicono solo sì. Lo stesso segretario del Partito Democratico diceva, ovviamente in maniera provocatoria, che se chiudiamo il Parlamento i mercati si rassicureranno. Adesso vedremo quando arriverà questa riforma: probabilmente il Parlamento dovrà chiudere i battenti.
Abbiamo esautorato e umiliato il ruolo del Parlamento, abbiamo esautorato e umiliato il ruolo dei partiti, lo stiamo sempre più facendo, e il nostro ruolo di parlamentari ormai è ridotto a ben poca cosa.
Tutto questo avviene in uno scenario che prima colleghi più autorevoli di me hanno già illustrato: basta guardare i dati sulla disoccupazione per capire che ci sono numeri da brivido. Quando si parla di 2,3 milioni di disoccupati, larga parte dei quali giovani, non si fa riferimento ad un numero sterile, sulla carta, ma si parla di persone in carne ed ossa. Eppure, il Governo ha a cuore magari il lavoro degli immigrati extracomunitari (su cui ha già annunciato che predisporrà addirittura un paragrafo, un capitolo apposito, in questa riforma del mercato del lavoro), ma non bada agli interessi delle persone, dei cittadini di questo Paese,che hanno perso da tempo il proprio lavoro.
Sulla mozione n. 599, a mia prima firma, vi è poco da dire: la riforma non esiste e quindi riteniamo che, prima di pensare alla modifica di un principio di civiltà giuridica, si debba razionalizzare la situazione e capire cosa serve realmente agli imprenditori. Se si chiedesse ad un piccolo o ad un medio imprenditore se non assume perché non ha maggiore potere di licenziamento, questi risponderebbe sicuramente di no: oggi non assume semplicemente perché ha un costo del lavoro abnorme. I consulenti del lavoro hanno calcolato che, per dare in busta paga ad un lavoratore 1.236 euro, l'azienda ha un costo complessivo di 2.648 euro, cioè il 110 per cento in più. Questo è il problema, e non quello di decidere come configurare il potere di licenziamento, che in una fase di recessione andrebbe scongiurato il più possibile. Si tratta di abbattere il costo del lavoro: finché avremo questo costo del lavoro, gli imprenditori non assumeranno mai.
Su «Italia Oggi» è stato pubblicato un bellissimo articolo del presidente dei consulenti del lavoro in cui si sottolinea che la riforma proposta dal Governo è un ritorno al modello fordista, con una visione complessiva di un'Italia che non esiste più. Si afferma che l'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro, ma anche quello autonomo. Il lavoro non ha più una tipologia unica; come noto, anche la distinzione tra lavoro subordinato ed autonomo ormai non esiste più. Qui vi è addirittura l'idea di un contratto unico prevalente: altro che modello fordista! Questi hanno visioni accademiche, dirigiste, che non stanno né in cielo né in terra.
Ripeto, dunque, che noi difendiamo l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori come principio di civiltà giuridica. Lo difendiamo anche per quanto afferma il collega Treu nel suo Manuale di diritto del lavoro, cioè che l'articolo 18 dello Statuto non solo garantisce il diritto al posto di lavoro, ma elimina una delle principali cause di inferiorità psicologica del lavoratore; lo spettro della disoccupazione incombente a fronte di un regime di stabilità obbligatoria e quindi di libera recedibilità dissuade il lavoratore dall'avvalersi dei propri diritti nei confronti del datore di lavoro e spiana la strada ad un esercizio autoritario dei poteri datoriali. Oggi le drammatiche condizioni del mercato del lavoro accentuano tale situazione. Il timore di esercitare i propri diritti e le condizioni di inferiorità psicologica sono le ragioni del principio di civiltà giuridica alla base dell'articolo 18.
In un momento di lucidità, il presidente Monti ha capito che il problema non è rappresentato dall'articolo 18, perché - leggo testualmente - «per come viene applicato l'articolo 18 in Italia scoraggia investimenti». Il presidente Monti capisce che il problema non è la norma, ma il fatto che l'equilibrio tra i due interessi discordanti - quello del lavoratore a mantenere il posto di lavoro e quello del datore di lavoro a configurare meglio la propria organizzazione tecnico-produttiva - sia in mano ad una persona fisica, cioè ad un magistrato che spesso non è specializzato, magari è ideologizzato, e quindi viene costretto a lavorare su nozioni generiche. Le espressioni "giusta causa" e "giustificato motivo" sono affidate alla sua valutazione, che spesso è discrezionale. Questo è un problema che non risolveremo mai. Potete scrivere tutte le norme che volete, ma questo equilibrio è in mano ad una persona. Allora, lavoriamo sulla specializzazione di una magistratura del lavoro seria, responsabile e non ideologizzata. Questa potrebbe essere una direzione corretta.
Per tale motivo, vi chiediamo di accantonare una polemica inutile, che fa male a tutti, anche al ruolo del Parlamento, ormai ridotto a poca cosa, e di ragionare - come sosteniamo nella mozione a nostra firma - sul costo del lavoro e su una disciplina della flessibilità in uscita, che renda più responsabile la magistratura e cerchi di elevare la sua preparazione professionale.
Se andremo in questa direzione, riusciremo a trovare un accordo all'interno del Parlamento. La nostra volontà non è ostacolare qualsiasi tipo di riforma, ma trovare una riforma utile. Non bisogna buttare là altre norme. Questo Paese non ha bisogno di altre norme, ma di riforme, purché siano tali; ha bisogno di avere poche leggi ma chiare e definite e di una magistratura del lavoro che si possa chiamare tale. (Applausi dal Gruppo LNP. Congratulazioni).
Saluto ad una rappresentanza di studenti
PRESIDENTE. Sono presenti in tribuna, in occasione della visita in Senato, gli studenti e gli insegnanti della Scuola media statale «Picentia» di Pontecagnano Faiano, in provincia di Salerno, a cui va il saluto del Senato e l'augurio per la loro attività di formazione scolastica. (Applausi).
Ripresa della discussione delle mozioni nn. 551 e 599 (ore 17,40)
CASTRO (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CASTRO (PdL). Signor Presidente, signor Vice Ministro, onorevoli colleghi, nelle ultime ore è andata maturando la certezza della imminente presentazione alle Camere, da parte del Governo, di un organico disegno di legge di riforma del mercato del lavoro che conterrà al suo interno anche una nuova regolazione in una prospettiva modernizzatrice della cosiddetta flessibilità in uscita. È un tema che ella stessa, signor Presidente, ha definito di grande rilievo.
D'altro canto, basta ricordare le sollecitudini insistite, talora persino incalzanti con le quali tutti gli organismi internazionali, dalla Banca centrale europea al Fondo monetario internazionale, dal Consiglio europeo alla Commissione europea e all'OCSE, hanno invitato il nostro Paese ad una nuova regolazione su questo tema non soltanto di grande rilievo ma anche - ammettiamolo - di grande delicatezza, anche economica.
Sono a tutti note le riflessioni variamente sviluppate sul collegamento diretto che esiste tra le modalità di regolazione della cosiddetta flessibilità in uscita e la capacità delle imprese di organizzare la propria dimensione competitiva sui livelli di investimento, sulla loro risorsa umana più importante, più significativamente condensate dal punto di vista organizzativo e quindi capaci di eludere il problema del nanismo da cui spesso le nostre imprese sono afflitte nella rete internazionale. Si pensi poi a quanto la regolazione della flessibilità in uscita possa aver influenzato scelte orientate elusivamente all'investimento di processo, anziché di prodotto.
E poi, grande delicatezza sociale. È noto come il nostro Paese veda una condivisa valutazione sull'opportunità di un sistema più omogeneo, più equamente distribuito e regolato nella protezione degli outsider rispetto agli insider e quindi come il problema di una regolazione così sincopatamente distinta tra chi appartenga ad una dimensione aziendale e chi ad una dimensione ad essa superiore sia un tema al centro del dibattito; e come, in qualche modo, la flessibilità in uscita possa aver influenzato un rattrappimento in una condizione inaccettabile di precarietà per molte fasce sociali, per molti segmenti sociali a difficile accesso in modo compiuto alla vicenda professionale.
Ma di grande delicatezza legislativa, signor Presidente, sono i tentativi che anche recentemente sono stati fatti per realizzare nuove regolazioni, che hanno conosciuto fasi implementative che credo sia un eufemismo definire irte, ardue. Basti pensare al disegno di legge Atto Senato n. 848, del 2002 filiato dal Patto per l'Italia dello stesso anno, e più recentemente, al collegato lavoro del 2010, il cui iter tanto ha faticato nei lavori parlamentari. Si pensi al tentativo, con la manovra straordinaria di agosto, di affidare alla regolazione diretta delle parti sociali, con l'articolo 8, il tema dell'articolo 18.
Per tutte queste ragioni, la domanda che dobbiamo porci come Assemblea parlamentare è: questa materia, per certi versi incandescente e persino culturalmente lacerante, può essere affrontata più proficuamente, più appropriatamente, più efficacemente con una mozione inevitabilmente condannata ad un'attitudine regressivamente retorica ed ideologica o non invece affrontando sollecitamente, compiutamente, direttamente la sollecitazione non ineludibile che viene dal Governo nell'adempimento dei suo impegni internazionali collegati ad una crisi del nostro Paese che va sostenuta in termini di adeguatezza finanziaria? Credo che la risposta sia ovvia.
Dobbiamo riconoscere la priorità logica, politica, normativa e istituzionale del disegno di legge che il Governo Monti presenterà nelle prossime ore al Parlamento in modo che nell'esercizio delle sue prerogative il Parlamento conduca quel testo ad essere compiuta riforma sul tema che da moltissimi anni è diventato il terreno sul quale, persino simbolicamente, si gioca la capacità della nostra Nazione di modernizzare compiutamente il proprio assetto economico e sociale.
Pertanto, signor Presidente, signor Vice Ministro, onorevoli colleghi, se questo è vero, credo sia ineludibile la conclusione, ossia una richiesta di sospensiva dell'esame delle mozioni presentate dai colleghi dell'Italia dei Valori e della Lega Nord per ritornare alla centralità dell'agenda che ci occuperà fin dai prossimi giorni sul disegno di legge del Governo sulla riforma del mercato del lavoro. (Applausi dai Gruppi PdL e CN:GS-SI-PID-IB-FI).
PRESIDENTE. Colleghi, ai sensi dell'articolo 93 del Regolamento, sulla questione sospensiva, avanzata dal senatore Castro, può prendere la parola un rappresentante per ciascun Gruppo parlamentare per non più di dieci minuti.
VIESPOLI (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VIESPOLI (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Signor Presidente, siamo dello stesso avviso del senatore Castro circa l'opportunità di una sospensiva, senza entrare troppo nel merito delle valutazioni che lo stesso senatore ha ritenuto di offrire al confronto in Aula, per una considerazione di premessa, se così si può dire.
Legittimamente l'Italia dei Valori, altrettanto legittimamente seguita dal Gruppo della Lega Nord, ha ritenuto di presentare una mozione per indirizzare le scelte del Governo. A me pare oggettivamente che stia nei fatti di queste ore - e sulla contemporaneità sul terreno dello stile istituzionale, qualche riflessione per la verità andrebbe fatta per correttezza - l'evidenza di un atto parlamentare, peraltro già presentato da tempo. La contestualità tra la mediaticità e la parlamentarizzazione del dibattito non è un esercizio di stile istituzionale, almeno per quanto ci riguarda.
Ciò detto, però, si è determinata la comunicazione esterna, nonché la comunicazione dell'avvenuta trasmissione del disegno di legge e quindi si è consumato l'obiettivo di dare un indirizzo al Governo, quando di fatto il medesimo ha già assunto un indirizzo rispetto all'oggetto della mozione. Pertanto, il dibattito parlamentare che seguirà al disegno di legge del Governo è la strada più giusta per affrontare anche le questioni poste dalle due mozioni nella sede propria dell'organicità di un disegno riformatore rispetto al quale mi consentirete di fare soltanto una considerazione di inquadramento, di scenario..
Il dibattito sulla riforma del mercato del lavoro non è nato certo con il Governo Monti. Nella legislazione italiana è di lungo periodo il tentativo riformista e riformatore del mercato del lavoro per tentare di determinare le condizioni, anche sul terreno del diritto comparato, volte a fare in modo che la legislazione italiana stia all'interno del solco della legislazione europea. Questo tentativo data da parecchi anni. È un tentativo che ha visto profondere energie, passione civica, cultura, intelligenza, idee, valori e sacrifici.
Questa sorta di presunzione intellettualistica e professorale, per cui sembra che ogni volta ci troviamo di fronte ad un nuovo inizio, per chi come noi ha una visione delle cose ciclica e non lineare della vita, della cultura, della storia e anche della politica, consentiteci di dire che non è un approccio culturale condivisibile.
Riteniamo che vi sia invece la necessità di tesaurizzare l'esperienza, di mettere a valore la tradizione di un impegno, di attualizzare una cultura programmatica che, a volte, lo stesso centrodestra ha quasi il timore, per subalternità culturale, di rivendicare nel processo che pure c'è stato in questi anni nel Paese, anche su materie incandescenti. Va detto, parlandone con grande rispetto e con grande attenzione per il sacrificio che l'impegno riformatore ha prodotto per tante persone, che lungo questo cammino e questo percorso anche su temi incandescenti, come l'articolo 18, forse sarebbe stato utile applicare questa impostazione. Se è vero, infatti, che si mette mano all'articolo per due grandi questioni, e cioè per determinare, da una parte, la crescita dimensionale e, dall'altra, per accrescere l'attrattività del sistema Paese rispetto ai nuovi investimenti, ricordo a me stesso che questa impostazione era dentro il Patto per l'Italia del 2002, che poneva come obiettivo sperimentale quello di verificare se lo sbottigliamento dell'articolo 18 determinava la crescita delle piccole imprese al di sopra della soglia dei 15 e se serviva al contempo a creare nuova occupazione.
Mi pare che questa impostazione debba essere verificata rispetto all'impostazione che il Governo ha seguito. Verificheremo in sede di dibattito se davvero ci troviamo di fronte ad una riforma epocale del mondo del lavoro; se davvero questa riforma rispetta l'esigenza di costruire la filiera tra l'istruzione, la formazione e il lavoro; se davvero determina la possibilità di allargare la platea dei tutelati; se davvero costruisce le tutele nel mercato; se davvero migliora la qualità della formazione; se davvero costruisce più raccordo istituzionale sulle materie dell'apprendistato e sulle materie di competenza che Stato e Regioni, insieme, devono costruire.
Nel frattempo io, voce isolata, continuo a rivendicare il fatto che il vecchio e desueto armamentario che lungo l'intero Novecento italiano ha accompagnato le tutele e la costruzione delle tutele ha determinato in periodi di crisi che si evitasse, anche con l'incompresa cassa integrazione in deroga, un'ondata di licenziamenti e che si mantenesse in piedi per tanti lavoratori il rapporto di lavoro. (Applausi dai Gruppi CN:GS-SI-PID-IB-FI e PdL).
DE LUCA Cristina (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE LUCA Cristina (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signor Presidente, signor Vice Ministro, onorevoli colleghi, i colleghi dell'Italia dei Valori e della Lega Nord hanno chiesto che fosse posto all'ordine del giorno l'esame di due mozioni che, ancorché calendarizzate tempo addietro nell'ambito dei lavori del Senato e di recente riproposte, sono, come già argomentato da altri onorevoli colleghi, superate dai fatti.
Come è noto il Governo ha infatti elaborato un proprio testo di riforma complessiva del mercato del lavoro, che non si limita al solo esame dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Il testo del Governo è stato sottoposto ad un ampio ed articolato confronto con le parti sociali. La proposta è giunta, poi, ad ulteriori elaborazioni frutto del contributo di tutte le parti politiche.
È, quindi, in arrivo un disegno di legge sul quale il Parlamento sarà chiamato a pronunciarsi nel merito. Tengo inoltre a sottolineare che diversi Gruppi parlamentari hanno presentato disegni di legge in materia di riforma del mercato del lavoro e degli ammortizzatori sociali.
Il Gruppo Per il Terzo Polo:ApI-FLI ha presentato un disegno di legge dal titolo «Misure in materia di rapporti di lavoro e ammortizzatori sociali».
Invitiamo quindi i Gruppi dell'Italia dei Valori e della Lega Nord a rendersi parte attiva con loro proposte su un tema articolato che non può, certamente, essere affrontato e risolto con un atto di puro indirizzo come una mozione.
Da parte nostra, il Gruppo Per il Terzo Polo non farà mancare il suo contributo costruttivo nelle Commissioni parlamentari e in quest'Aula. Siamo quindi, pertanto, a favore della sospensione dell'esame delle mozioni proposte dal Gruppo PdL. (Applausi dal Gruppo Per il Terzo Polo:ApI-FLI).
GALIOTO (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GALIOTO (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Signor Presidente, anche noi condividiamo la proposta di sospensiva della discussione odierna delle due mozioni presentate dall'Italia dei Valori e dalla Lega.
Si tratta di un argomento particolarmente importante, che ci coinvolge tutti e che riceve grande attenzione, non soltanto in quest'Aula, ma in tutto il Paese. In questi giorni è stato particolarmente serrato il dibattito politico tra il Presidente del Consiglio e le forze politiche. Nei prossimi giorni seguiranno altri incontri con le forze sindacali e con altre forze politiche. Ci sarà altresì un incontro tra il Presidente del Consiglio e il Capo dello Stato. Ritengo si tratti di un argomento che merita la massima attenzione da parte di quest'Aula e credo che tutti saremo impegnati a dare ad esso grande priorità e velocità affinché si possa giungere ad una conclusione in tempi brevissimi. Deve però trattarsi di una conclusione su un testo: un testo in via di definizione, ma che oggi ancora non è pronto.
Quindi, associandoci a quanto è già stato detto da altri colleghi e rappresentanti di altri partiti, riteniamo che sia più opportuno sospendere oggi la discussione delle mozioni per poter discutere in maniera più ampia e anche più incisiva su un disegno di legge, appena questo sarà presentato. (Applausi dal Gruppo UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI).
BELISARIO (IdV). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BELISARIO (IdV). Signor Presidente, riprendo un ragionamento a partire dagli interventi dei colleghi Castro e Viespoli. Mi pare infatti che non abbiano capito che, rispetto ad un Governo che non è frutto della volontà popolare e che non viene da una consultazione elettorale, la priorità istituzionale è certamente del Parlamento - sempre - sul Governo. Altro che storie! (Applausi dal Gruppo IdV).Se loro - invece - vogliono cedere questa priorità istituzionale, l'Italia dei Valori rimarrà come baluardo, perché qui non si tratta di forme: si tratta di prevaricazione prepotente. Chiediamo al Capo dello Stato di tenere presente che le opposizioni vanno rispettate. (Applausi dal Gruppo IdV. Commenti dal Gruppo PdL).
In quanto opposizione, chiediamo di mettere ai voti le mozioni affinché ognuno si assuma la responsabilità di respingerle o di approvarle, nell'autonomia e nella differenza che ciascuno di noi ha in quest'Aula.
Signor Presidente, colleghi, il presidente Monti e il ministro Fornero non hanno avuto la sensibilità di essere presenti oggi in Parlamento per chiedere essi stessi, in prima persona, il rinvio. No: essi hanno preferito i riflettori e le televisioni, per una recita che non va bene per il nostro Paese.
Ecco perché io chiedo di andare avanti. Non c'entra niente l'articolo 18, lo ribadiamo. Un Presidente del Consiglio e un Ministro del lavoro che non vengono a chiedere in maniera chiara al Parlamento - non parlo dell'Italia dei Valori o di un'altra forza politica - di discuterlo insieme hanno evidentemente in cuore un cattivo concetto del Parlamento e assegnano un ruolo ridotto alle Assemblea parlamentari. Il ruolo del Parlamento non viene svilito solo dai colpi di Stato, ma viene svilito e svuotato da una prevaricazione di altri poteri, e noi riteniamo, come Italia dei Valori, grave che non si vada al voto.
Presidenza del presidente SCHIFANI (ore 18)
(Segue BELISARIO). Perché il Governo non può rimanere impegnato o non impegnato su una mozione? Noi riteniamo che, al di là delle forme, vi è una sostanza che interessa non solo gli italiani ma anche il Parlamento. Mi riferisco alla volontà di discutere, di capire e di portare avanti dei contenuti. Noi riteniamo che il licenziamento economico - lo vogliamo ripetere perché rimanga nei Resoconti - sarà il grimaldello per l'aumento della disoccupazione nel nostro Paese e non uno strumento per la sua riduzione o per la riduzione della precarietà. (Applausi dal Gruppo IdV). Avremmo preferito che si fosse partiti da questo settore, dai milioni di precari, dai sette milioni di italiani che lavorano e non hanno la tutela dell'articolo 18. Noi, invece, non ampliamo i diritti, ma li riduciamo, e questo non va bene, specie se vogliamo far progredire il nostro Paese.
Quindi, il ruolo del Parlamento deve rimanere primario in una democrazia e nella nostra democrazia senza giochi di tunnel, di pranzi e di cene, che stanno svilendo completamente il rapporto tra istituzioni e cittadini. (Applausi dal Gruppo IdV). Oltre a questo, il fatto che il Governo di tutto si impicci tranne che di una legge contro la corruzione e che, come dimostra il decreto in materia di semplificazioni tributarie, nulla faccia davvero per la lotta all'evasione fiscale la dice lunga su chi questo Governo serve: non il Paese, ma i potentati economici.
Pertanto, l'Italia dei Valori chiede che la sua mozione venga sottoposta al voto. (Applausi dal Gruppo IdV).
MARAVENTANO (LNP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARAVENTANO (LNP). Signor Presidente, noi siamo assolutamente contrari alla sospensiva proposta dal senatore Castro. La modifica dell'articolo 18 è veramente imbarazzante per i nostri lavoratori. Vogliamo che si discuta, e se voi non ci date la possibilità di discutere queste mozioni, sicuramente si dovranno mettere ai voti.
TREU (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TREU (PD). Signor Presidente, vorrei brevemente sottolineare la fondatezza degli argomenti che ha svolto il collega Castro per ritenere inopportuno l'esame di queste mozioni in questo momento. Dico questo non perché non voglia stare al punto o intenda alzare i toni, perché non è il caso. Noi siamo di fronte a un'imminente presentazione da parte del Governo di un disegno di legge - sottolineo che si tratta di un disegno di legge - che riguarda la riforma del mercato del lavoro, entro la quale c'è anche una normativa sull'articolo 18. Il fatto stesso che siamo di fronte a una presentazione, come è stato annunciato, di un disegno di legge è di per sé una valorizzazione opportuna del ruolo che potrà e dovrà svolgere questo Parlamento. Quindi, non c'è motivo per nessuna sottolineatura, assolutamente infondata, di rischi e di minacce per il ruolo del Parlamento.
Quanto al fatto specifico, noi siamo convinti che molti dei problemi sollevati, di merito, anche da parte dei colleghi della Lega e dell'Italia dei Valori, esistano. Ci sono, appunto, dei problemi seri nel nostro mercato del lavoro e, quindi, anche la necessità di intervenire con misure di riforma.
Siamo anche noi preoccupati che si faccia effettivamente qualcosa per contrastare la precarietà dei giovani. E, a quanto si sa dalle indicazioni generali che sono state appena annunciate dal presidente Monti, il disegno di legge contiene delle indicazioni che contrastano la precarietà dei giovani, così come ci sono delle indicazioni che estendono gli ammortizzatori sociali, altro punto carente del nostro sistema.
Per quanto riguarda l'articolo 18, noi non conosciamo i contenuti precisi; a titolo personale, ma convinto di interpretare il sentimento del mio partito, e ritengo anche di altri, dico che nessuno vuole che i licenziamenti in generale siano fonte di abusi e che quelli economici siano uno strumento per aggravare una disoccupazione che, purtroppo, è già molto diffusa.
Queste sono preoccupazioni che condividiamo, ma spetta al Parlamento esaminare il testo che verrà presentato a giorni, apportando tutte le modifiche - se del caso - utili per migliorare eventuali carenze e per dare una riforma del mercato del lavoro al nostro Paese che sia effettivamente utile all'occupazione.
Parlare e prendere posizione oggi, per sospendere e contrastare qualcosa che non conosciamo, mi sembra sinceramente fuori luogo. Quindi, a breve avremo tutti noi l'impegno comune - mi auguro - di esaminare nel merito il disegno di legge che oggi non è conosciuto. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Molinari).
PRESIDENTE. Metto ai voti la questione sospensiva, avanzata dal senatore Castro.
È approvata.
La discussione delle mozioni è pertanto rinviata.
Mozioni, interpellanze e interrogazioni, annunzio
PRESIDENTE. Le mozioni, interpellanze e interrogazioni pervenute alla Presidenza saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Ordine del giorno
per le sedute di mercoledì 11 aprile 2012
PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi mercoledì 11 aprile 2012, in due sedute pubbliche, la prima alle ore 11 e la seconda alle ore 16,30, con il seguente ordine del giorno:
Colleghi, colgo l'occasione per rivolgere a voi e alle vostre famiglie gli auguri di una buona Pasqua.
La seduta è tolta (ore 18,08).