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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 705 del 04/04/2012


LANNUTTI - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e dello sviluppo economico - Premesso che:

lo scenario allarmante emerso grazie agli accertamenti della Procura di Milano sulla galassia Ligresti, definito dagli inquirenti ancor più complicato del San Raffaele, era già stato descritto da numerosi atti di sindacato ispettivo rivolti negli ultimi due anni al Governo, tutti ancora senza risposta, e da alcuni (pochi) articoli di giornalisti, che non si sono fatti influenzare dal potere di Ligresti e dalle sue influentissime relazioni anche di ordine istituzionale. In un articolo di "Repubblica" del 29 marzo 2012, Giovanni Pons parla del bilancio a rischio di Premafin, nuovo ostacolo all'operazione Unipol e dei dubbi sui conti del gruppo, che rendono più difficile garantire gli aumenti di capitale: «Con il faro della procura acceso su Premafin e Fonsai l'operazione Grande Unipol sembra sempre più appesa a un filo. Lo schema prevede infatti che domani il cda della holding chiuda il bilancio 2011 e convochi l'assemblea per l'aumento di capitale da 400 milioni riservato alla compagnia bolognese. Ma come si fa, con i magistrati che hanno parlato di "situazione allarmante" dei conti del gruppo nel suo complesso, avallare un bilancio che si basa su una valutazione delle azioni Fonsai in portafoglio intorno a 4 euro? L'arduo compito di questa valutazione spetta al professor Maurizio Dallocchio, da tempo vicino alla famiglia Ligresti e in passato consulente di Emilio Gnutti nella scalata a Telecom. In Borsa le azioni Fonsai sono scese sotto 1,2 euro e il 35% in pancia a Premafin vale dunque 178 milioni. Il valore della stessa quota a 4 euro per azione salirebbe a circa 600 milioni e quello dell'intera Fonsai a 1,7 miliardi. Una cifra totalmente incompatibile per una società che ha appena presentato un bilancio in perdita per 1,04 miliardi e necessita di una ricapitalizzazione "monstre" da 1,1 miliardi. Se i consiglieri di Premafin assumeranno per buono tale valore nel bilancio 2011 rischiano di peggiorare la loro situazione di fronte agli occhi attenti della magistratura. D'altronde con un tale dubbio sulla tenuta dei bilanci risulterebbe difficile anche per le banche del consorzio di garanzia formato da Mediobanca garantire poi a valle l'aumento di capitale di Fondiaria Sai. Anche perché c'è un brutto precedente sotto gli occhi di tutti: nel luglio 2011 Fonsai e la controllata Milano assicurazioni hanno lanciato due aumenti di capitale per un totale di 800 milioni a fronte di prospetti informativi i cui i dati di bilancio si sono dimostrati inattendibili solo pochi mesi dopo. Un precedente che potrebbe dar corso a cause legali e che adesso rischia di ripetersi. Mediobanca e Unipol stanno comunque cercando di stringere i cordoni dell'operazione e spingendo per un'uscita dei Ligresti dalle posizioni chiave delle aziende, nella speranza che ciò sia sufficiente a evitare un intervento più drastico da parte dei magistrati. Ma se ciò non succederà l'arrivo di un commissario in Fonsai sembra probabile e così lo slittamento di tutta l'operazione"»;

considerato che "Il Corriere delle Alpi", del 30 marzo 2012, parla di un «crollo in borsa della galassia Ligresti, sui timori per gli esiti delle indagini della Procura di Milano. Gli investitori hanno scaricato i titoli dell'ingegnere di Paternò: Fonsai e Premafin hanno perso più del 13%, Milano Assicurazioni quasi il 9%. Il pm Luigi Orsi, che già da un anno ha indagato Salvatore Ligresti per ostacolo all'attività di vigilanza della Consob, sta passando ai raggi X le maxi-consulenze e le operazioni immobiliari tra la famiglia siciliana e Fonsai con lo scopo di verificare se siano stati commessi reati, sia sul fronte del danno patrimoniale che su quello delle comunicazioni sociali. (...) Dopo aver sentito (...) sindaci e revisori di Fonsai e Premafin, nonché il direttore generale della holding, Andrea Novarese, Orsi ha incontrato ieri i legali delle società del gruppo Marco Deluca, Giuseppe Lombardi e Gianluigi Tizzoni. Ma gli inquirenti stanno anche ricostruendo le condizioni di un gruppo fortemente indebitato e in crisi di redditività (Fonsai ha perso nel triennio quasi 2,5 miliardi di euro) senza poter escludere a priori, qualora fosse accertato un grave stato di insolvenza con possibilità di fallimento della principale indiziata, la capogruppo Premafin, indebitata per 370 milioni e con un solo asset, la quota in Fonsai»;

la magistratura indaga quindi su Fonsai per verificare se siano stati commessi reati, sia sul fronte del danno patrimoniale che su quello delle comunicazioni sociali, tema quest'ultimo che abbraccia la veridicità di bilanci e del prospetto informativo sull'ultimo aumento di capitale, mentre il cda di Premafin, dopo qualche titubanza, ha convocato l'assemblea per l'aumento di capitale da 400 milioni riservato a Unipol;

a giudizio dell'interpellante è singolare che siano sfuggiti la disinvolta gestione di Fonsai, le consulenze elargite ai membri della famiglia, gli elevati compensi con parti correlate, il cavallo di razza Toulon pagato con un leasing Unicredit, l'uso disinvolto dei conti infragruppo che hanno generato un buco di 1,2 miliardi di euro. In un articolo del "Corriere della Sera" del 30 marzo 2012 Massimo Mucchetti esprime preoccupazione su Premafin-Fonsai: «di questo passo per fare giustizia della cattiva gestione dei Ligresti, che ha minato gli interessi di assicurati e creditori, si rischia l'arresto delle operazioni di salvataggio e il conseguente commissariamento del gruppo assicurativo fiorentino, con grave nocumento degli stessi assicurati e creditori. A far balenare questo paradossale pericolo è la decisione della famiglia Ligresti di restare, con Jonella, alla presidenza di Premafin, ancorché senza deleghe, fino alla chiusura delle operazioni con Unipol e soprattutto la conservazione di almeno il 50% della Premafin in società basate in Lussemburgo, Panama e Bahamas, da dove hanno operato in modo opaco e frenetico sul titolo. Di qui l'esposto della Consob, che alimenta i sospetti di aggiotaggio, seguito dalla più ampia denuncia del fondo attivista Amber. Il buon senso suggerisce che l'inchiesta del pm milanese, Luigi Orsi, non possa avere come priorità la dichiarazione d'insolvenza della compagnia, ancorché la cosa consentirebbe di contestare la bancarotta fraudolenta, assai meno passibile di prescrizione. Certo, appurare la verità, nel momento in cui i sindaci di Fonsai già consegnano una seconda segnalazione di fatti censurabili, che forse non sarà nemmeno l'ultima, resta un evidente dovere. Ma sarebbe discutibile osservarlo in modo tale che, per punire meglio i colpevoli, si danneggiassero i creditori e gli assicurati: in caso di insolvenza, e dunque di commissariamento, i 40 miliardi di attivi si svaluterebbero ancora, senza contare il più generale aggravarsi del rischio Italia sui mercati. E tuttavia un impatto ha Fonsai, un altro più piccolo la holding Premafin, cui fa capo il 35% di Fonsai, e un impatto ancora minore ha Sinergia, società non quotata dei Ligresti che ha il 20% di Premafin. Ora, senza la ricapitalizzazione proposta, sia pure in forme diverse, da Unipol e da Sator-Palladio, Premafin fallirebbe. La holding, presieduta da Giulia Ligresti, ha un attivo di 150 milioni, che non genera dividendi, e un debito di 395 milioni. Con la ricapitalizzazione, invece, l'attuale 70% di Premafin in mano ai Ligresti perderebbe gran parte del suo peso ma non il suo valore come, invece, capiterebbe con il fallimento. Questo valore verrebbe in parte consegnato a Sinergia, e dunque alle banche creditrici di questa società, ma in parte, nonostante tutto, resterebbe ai Ligresti. Sia Unipol che Sator-Palladio mirano a salvare Fonsai al prezzo minimo senza un'Opa, che indebolirebbe troppo le finanze del salvatore. E se questo è il vincolo, l'operazione è subordinata anche al placet dei Ligresti. Che ancora cercano di trattare. La Procura invece, se provasse reati in capo alle società off shore e acclarasse l'insolvenza di Sinergia, potrebbe chiedere una bancarotta chirurgica della società personale. Che i Ligresti forse scongiurerebbero se riportassero in Italia, a favore dei creditori, le azioni Premafin fuoriuscite"»;

considerato che:

scrive Lorenzo Dilena per "Linkiesta": «Oltre a se stessi, i vertici della Fondiaria Sai non hanno avuto dubbi di sorta nel confermare Fulvio Gismondi, dello studio Gismondi & Associati, nel ruolo di attuario, figura professionale di cruciale importanza per una compagnia assicurativa. L'attuario è il tecnico specialista delle assicurazioni, esperto di statistica e finanza: dalla sua relazione devono risultare "i principi di calcolo e i procedimenti tecnici utilizzati per la determinazione delle riserve e l'attestazione della loro sufficienza, come previsto dal D.Lgs. 209/05". E così ha fatto finora il professor Gismondi, titolare della cattedra di matematica finanziaria e attuariale alla Guglielmo Marconi, università telematica di Roma: attestare l'adeguatezza delle riserve assicurative di Fondiaria Sai e della controllata Milano Assicurazioni. Di fronte alle autorità di vigilanza, ai soci delle compagnie e agli assicurati. A fine 2011, però, dopo una tardiva ispezione dell'Isvap, l'autorità di vigilanza delle assicurazioni, sono emerse "anomalie e disfunzioni derivanti dall'assenza di procedure formalizzate e adeguati sistemi di controllo". Il risultato è che Fon-Sai ha dovuto "rivalutare le riserve tecniche" per 810 milioni. La terminologia non deve ingannare: in una compagnia assicurativa le riserve non sono patrimonio netto ma debiti verso gli assicurati. Sono, come spiegano gli esperti, "una sorta di fondo di accantonamento creato per far fronte agli impegni derivanti dai contratti di assicurazione". Rivalutare le riserve tecniche significa, perciò, prendere atto che gli accantonamenti effettuati negli anni precedenti non erano sufficienti. Lo sbaglio, nell'ordine di qualche centinaio di milioni, non era tuttavia un inedito. Anche nel 2010, esercizio chiuso con una perdita vicina al miliardo, nel bilancio erano spuntate rivalutazioni di riserve tecniche per 615 milioni. Di incidenti al professor Gismondi ne sono capitati anche altri. Meno di un anno fa si è conclusa una vicenda che riporta l'orologio indietro al 2005, all'estate dei "furbetti del quartierino". Uno anno dopo le scalate fallite ad Antonveneta, Bnl ed Rcs, Gismondi di Fon-Sai finì agli arresti domiciliari nell'ambito di una vicenda di tangenti promesse dall'immobiliarista romano Stefano Ricucci per aggiudicarsi gli immobili messi in vendita dall'Enasarco, l'ente di previdenza degli agenti di commercio. Con lui c'erano anche Sergiò Billè, all'epoca presidente di Confcommercio, e Donato Porreca, ex presidente di Enasarco (la cassa previdenziale degli agenti di commercio), di cui Gismondi era consulente. Il 9 maggio 2011 tutti e tre sono stati riconosciuti colpevoli di corruzione e condannati a tre anni di reclusione dal Tribunale di Roma. La condanna è stata però condonata per effetto dell'indulto." (...) Con questi precedenti alle spalle Gismondi è il "notaio assicurativo" che metterà la firma sulle attestazioni di bilancio relative alle riserve tecniche del ramo danni, che è poi la parte più consistente del business del gruppo Fondiaria Sai. Su questa base la compagnia assicurativa dei Ligresti chiederà 1,1 miliardi di capitali freschi al mercato: cioè, dunque ai fondi d'investimento, ai fondi pensione e ai risparmiatori. A quanto pare questo non fa problema né all'Isvap né alla Consob né alle banche creditrici, tutti ansiosi di chiudere quanto prima l'operazione. La forza di chi ha affossato una compagnia assicurativa per miliardi di euro è nelle debolezze e nelle manchevolezze del sistema di governo della finanza italiana»;

considerato che a giudizio dell'interpellante:

non è chiaro quale sia stato il ruolo della Consob, i cui massimi dirigenti e familiari dell'era Cardia hanno avuto dorate consulenze ed ottime occasioni di accesso al patrimonio immobiliare del Gruppo Ligresti, ed è possibile che siano stati proprio tali rapporti amicali a far chiudere gli occhi della stessa Consob su importanti quote di capitale pari al 20 per cento nelle società offshore occultate, ed ancora presenti nei paradisi fiscali;

non risulta chiaro quali siano stati i controlli preventivi sui bilanci del Gruppo Ligresti da parte dell'Isvap del presidente Giancarlo Giannini, obbligato ad effettuare attente verifiche sugli assetti del gruppo, patrimonio di vigilanza, solvibilità della compagnia e quali siano stati gli atti per stigmatizzare una gestione fraudolenta a danno di piccoli azionisti, risparmiatori ed assicurati, stangati da aumenti tariffari e beffati;

si sarebbe potuto evitare la voragine di bilancio, ben visibile da tempo se solo si fossero analizzati con attenzione i conti di Fonsai, e non è da escludere che l'omessa vigilanza preventiva di Consob ed Isvap su Premafin - Fonsai sia stata la causa scatenante del dissesto del gruppo,

si chiede di sapere:

se risultino i criteri con cui il professor Maurizio Dallocchio, dell'Università Bocconi di Milano, da tempo vicino alla famiglia Ligresti e in passato consulente di Emilio Gnutti nella scalata a Telecom, possa aver valutato le azioni Fonsai scese sotto 1,2 euro con il 35 per cento detenuto da Premafin, che vale dunque 178 milioni di euro, ed il valore della stessa quota a 4 euro per azione, che salirebbe a circa 600 milioni di euro, e quello dell'intera Fonsai a 1,7 miliardi di euro;

se tale valutazione di 4 euro per azione superiore ad oltre il triplo al valore di Borsa risulti compatibile per una società che ha appena presentato un bilancio in perdita per 1,04 miliardi e necessita di una ricapitalizzazione da 1,1 miliardi;

quali misure urgenti il Governo intenda attivare e se non ritenga che, a fronte di tali reiterate omissioni di autorità, non si debba intervenire con tempestività per impedire le collusioni con le imprese vigilate e promuovere disposizioni che inaspriscano le pene di omessa vigilanza a carico della stesse autorità a partire da Isvap e Consob;

se a giudizio del Governo un condannato per corruzione a tre anni, e poi "indultato", per un affaire di tangenti, possa ricoprire un ruolo così importante per una compagnia assicurativa.

(2-00451)