Legislatura 16 - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 704 del 03/04/2012


SANTINI (PdL). Signora Presidente, la ringrazio per aver dato la parola ad una voce che richiama l'attenzione del Governo ancora una volta su un'esigenza che non è particolare, ma ormai è generalizzata. Anche in questo provvedimento ognuno va a ricercare le possibili vie d'uscita per limitare i danni, ma senza perdere di vista obiettivi condivisi e generali. Alludo ancora una volta alla lobby della montagna. Ho il dovere, come presidente del gruppo "Parlamentari amici della montagna", di continuare ad individuare nei vari passaggi legislativi quelle iniziative e quegli emendamenti, soprattutto, che possono aiutare chi vive in montagna a vivere meglio, ma soprattutto a continuare a viverci.

Ecco allora che su questo provvedimento segnalo al Governo ben quattro emendamenti che hanno lo stesso obiettivo e quasi le medesime parole. Anzitutto l'emendamento 4.34, promosso proprio dal gruppo "Parlamentari amici della montagna", e sottoscritto da ben 32 senatori di tutti i Gruppi politici. In questo emendamento si chiedeva attenzione verso gli edifici rurali di montagna, non abitativi, ubicati sopra una certa altitudine. Per essere sinceri, in quell'emendamento si parlava di 800 metri, con la disponibilità a ridurli anche a 600; il concetto è che quegli edifici in zone impervie, non abitate tutto l'anno, dove si va a lavorare, a fare l'alpeggio e a portare le greggi, non possono essere considerati alla stessa stregua di altri edifici produttivi. Si precisava, e si precisa tuttora, «non abitativi»: nessuno vuole eludere l'imposta municipale unica (IMU). Anche gli agricoltori di montagna sono consapevoli di dover pagare l'IMU sulla casa di abitazione, ma cercano di evitare - e noi siamo con loro - di doverla pagare sulla miriade di edifici che servono per la loro attività.

Autonomamente, gli amici dell'Alto Adige-Südtirol hanno presentato, insieme al collega Fosson dell'Union Valdôtaine, altri emendamenti, per i quali, signor Presidente della Commissione bilancio, terribile e micidiale commissione bilancio, che chiede sempre la copertura, abbiamo indicato anche le coperture. Nell'emendamento del gruppo "Parlamentari amici della montagna", la copertura indicata, con una spesa prevista - un po' da brivido, lo so - pari a 100 milioni di euro, è mediante la riduzione degli stanziamenti relativi alle spese rimodulabili di cui all'articolo 21, comma 5, lettera b), della legge 31 dicembre 2009, n. 196.

Per quanto riguarda gli altri tre emendamenti, vi è accordo per una copertura con riferimento alla tabella C allegata alla legge 12 novembre 2011, n. 183. Anche il collega Pistorio si è occupato di tale questione; pertanto, dalle Alpi alla Sicilia, alle isole e all'Appennino, c'è questo tentativo e questa volontà di aiutare coloro che lavorano in condizioni disagiate a limitare i danni di questo passaggio. Qualunque sia la copertura, visto che l'ipotesi di copertura c'è, è possibile e la Commissione bilancio si è soffermata ad analizzare la questione, vediamo perché viene chiesta questa attenzione.

Sia chiaro che non si chiedono privilegi né favoritismi: si cerca di evitare che avvenga ancora un'ennesima ingiustizia nei confronti di fasce di cittadini che vivono e lavorano innegabilmente in condizioni disagiate, diverse, quasi coraggiose per certi aspetti.

Le zone di montagna sono considerate svantaggiate: personalmente non sono d'accordo, ma questo avviene nella definizione della burocrazia statale e comunitaria. In realtà, basterebbe valorizzare la loro specificità con le necessarie attenzioni perché queste zone non siano più definibili svantaggiate e possano ricevere le attenzioni che richiedono. Le zone di montagna non sono più povere di quelle di collina o di pianura, né di quelle costiere e perfino dei centri urbani, anzi, posseggono risorse uniche e in abbondanza: basti pensare all'acqua - come beneficio generale per la vita dell'uomo, ma anche come potere energetico - ai boschi, ai pascoli, al turismo e al bene infinito dell'agricoltura di montagna. Lo definisco «infinito» perché valorizzando quest'attività, si valorizzano molti altri aspetti della vita in montagna. Perché allora queste attenzioni? Perché per ottenere e mettere a profitto queste risorse occorrono un'enorme fatica ed un impegno anche economico e finanziario, che in altre zone non risulta spendibile.

Mi rivolgo al signor Governo (il sottosegretario D'Andrea è stato membro del Parlamento europeo nello stesso periodo in cui lo ero anch'io): chiedere sostegni particolari non solo non significa volere privilegi, ma oggi non significa nemmeno più incorrere negli strali delle infrazioni comunitarie per aiuti di Stato concessi indebitamente e per violazione delle regole della concorrenza. Oggi il Trattato di Lisbona, un figlio pallido e minore della Costituzione europea, ha concesso anche alle zone di montagna dotate di tale specificità le stesse possibili deroghe in aiuti particolari che il Trattato di Maastricht già assegnava alle zone insulari. Il Governo non deve dunque più avere paura di commettere «ingiustizie» o riconoscere privilegi nemmeno nei confronti dell'Unione europea.

La radice di questa richiesta comunque rimane rurale, agricola, ed è stata riecheggiata anche in molti altri interventi: l'agricoltura di montagna è la chiave per la sopravvivenza della montagna stessa ed è tra le molte ragioni per cui continuare a vivere e lavorare lassù. Vi è anche il turismo, naturalmente, ma si tratta di un'attività riservata a determinate zone privilegiate, richiede strutture molto più costose. L'agricoltura, invece, è molto più endemica e naturale, ma l'attività agricola non basta ad attrarre i giovani e mantenerli nelle case dove sono nati: occorre agganciare a questa attività agricola principale la cosiddetta multifunzionalità, ossia la polivalenza, la possibilità - per chi ha naturalmente la buona volontà di impegnarsi in tal senso - di unire e sommare a quello agricolo (che in montagna non sarà mai competitivo con quello della pianura) anche altri redditi possibili, attinenti alla cura del territorio, alla regimazione dei corsi d'acqua, al controllo dei boschi, al trasporto degli scuolabus, alle attività complementari durante l'inverno (come quella di maestro di sci o di operaio degli impianti di risalita), e così via. Per chi ha un impegno prioritario in montagna, vi sono molte possibilità di completare ed implementare la propria attività.

La spinta - forse in parte romantica e velleitaria - del gruppo "Parlamentari amici della montagna", volta ad ottenere l'esenzione IMU, ha comunque attizzato la fantasia e l'estro di alcuni colleghi: non potendo difendere fino in fondo l'altitudine degli 800 metri (che poi sono diventati 1.000, per ridiscendere a 600), si è preferito eliminare qualsiasi riferimento all'altimetria. È una notizia di oggi pomeriggio, che forse il Presidente della Commissione potrà anche confermare: grazie alla spinta dei colleghi Zanetta e Legnini - le sentinelle del gruppo "Parlamentari amici della montagna" - si è arrivati a stabilire che questo tipo di esenzione interesserà i Comuni definibili di montagna. È già molto, perché nel contesto generale dei Comuni italiani, essi rappresentano il 54 per cento del totale. Se così fosse e lo spero, arrivare a questo splendido compromesso sarebbe già un grande risultato di quella spinta un po' demagogica e velleitaristica del primo momento.

I Comuni di montagna tra l'altro ricomprendono i Comuni dalle Alpi alla Sicilia e alla Sardegna, purché accomunati da questa caratteristica, da questa possibile definizione.

In attesa di avere conferme sotto quest'aspetto, ci auguriamo davvero che si arrivi a determinare una tassazione unica, inevitabile per le case di abitazione di chi vive e lavora in montagna, ed esentare tutta quella miriade di edifici, a volte difficilmente definibili come tali, per l'alloggiamento degli animali e per il ricovero degli attrezzi. Pensate a quali estensioni abbiano le malghe ed altri possibili edifici. Esentando tutto questo, si darebbe anche un valore aggiunto, in termini di reddito, a chi lavora in montagna.

C'è di peggio, e finisco, Presidente: di fronte alla eventualità di non accoglimento della richiesta attenzione alla montagna, proprio nell'ultimo weekend ho raccolto pareri forse un po' estremi e dettati dalla disperazione. C'è chi dice: «Ho delle case che non uso mai, piuttosto di pagare le tasse, le incendio, le distruggo, le demolisco». Spero davvero che non si arrivi mai a questo.

Infine, signori del Governo, vi regalo un aneddoto storico, a conclusione del mio intervento: non è la prima volta che vi è questo problema. L'impero austro-ungarico, verso la fine del suo dominio, inventò una nuova tassa in Trentino-Alto Adige, e in tutto l'impero: tassava superfici dei tetti. Ecco perché molti castelli, molti palazzi patrizi in tutto l'ex impero austro-ungarico oggi sono mezzi ruderi. Qualcuno ammira la bellezza di questi merli, delle muraglie: una volta là c'erano dei tetti, poi distrutti, perché fu inventata una nuova legge sulla superficie dei tetti. Evitiamo che la storia, Presidente, abbia dei ricorsi così malinconici.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Vaccari. Ne ha facoltà.