PRESIDENTE. Segue l'interrogazione 3-02719 sui diritti SIAE nell'ambito di manifestazioni di beneficenza.
Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere a tale interrogazione.
CECCHI, sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali. Signora Presidente, mi riferisco all'interrogazione del senatore Divina volta ad avere chiarimenti in merito all'applicazione della normativa in materia di pagamento dei diritti d'autore.
L'avvenimento riferito dal senatore riguarda la asserita indebita richiesta, da parte della SIAE, del pagamento dei diritti d'autore per l'avvenuta riproduzione di brani musicali, in occasione di una festa paesana, senza scopo di lucro, svoltasi ad Isera, in Trentino. Da notizie assunte presso la stessa SIAE, risulta che l'episodio narrato dal senatore in ordine alla manifestazione tenutasi ad Isera, in occasione dell'ultimo carnevale, si sia svolto in modo diverso. Nel corso della manifestazione, la diffusione di musiche tutelate dalla SIAE non è avvenuta in un luogo chiuso, ma all'esterno, a pubblico beneficio dei 4.000 presenti all'evento. Come in tutte le manifestazioni di questo genere, occorre fornirsi dei prescritti permessi di diffusione di opere tutelate, perché la finalità benefica, se accertata - e questo avviene proprio in sede di rilascio del permesso - dà luogo a significative riduzioni dei pagamenti.
Il responsabile della manifestazione ha prima contattato l'ufficio SIAE di zona, poi, avendo avuto informazioni in merito alla necessità di dover corrispondere un quantum per i diritti d'autore, anziché procedere nella definizione della pratica, ha rinunciato alla richiesta di permesso, dichiarando che non sarebbero stati diffusi brani musicali. La SIAE, come prassi consolidata in episodi analoghi, ha proceduto ad un accertamento, che ha rivelato invece proprio la diffusione di opere tutelate. Nel corso dell'accertamento, peraltro, l'incaricato SIAE è stato fatto oggetto di intimidazioni e di percosse e tali elementi sono al vaglio degli uffici SIAE per l'eventuale seguito in sede giudiziaria.
È da precisare, infine, che l'importo pagato spontaneamente dall'organizzatore, ma successivamente e solo a seguito dell'accertamento SIAE, è in gran parte costituito da penali, conseguenti proprio al comportamento tenuto in precedenza.
Vorrei ribadire, in questa sede, che i diritti d'autore sono diritti di lavoratori e, in quanto tali, non vanno ignorati.
DIVINA (LNP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DIVINA (LNP). Signora Presidente, signor Sottosegretario, la versione dei fatti a mia conoscenza è un po' diversa da quella da lei riportata.
Ho un po' di pudore a parlare di questo argomento dopo che l'Aula ha affrontato tematiche, come quelle precedenti, di grande interesse strategico per il Paese. In questo caso, infatti, parliamo di poco meno di 1.000 euro (circa 950). È dai piccoli fatti però che si capisce che le cose non vanno bene e che da qualche parte bisogna pur cominciare a raddrizzare la rotta.
Per quanto ne sa il sottoscritto, da ben 57 anni si svolge la famosa «maccheronata di Carnevale», un evento culturale e tradizionale locale con un comitato spontaneo, che devolve l'incasso della giornata di beneficenza - tutti i cittadini lo sanno - ad una cooperativa che ospita disabili.
Ho letto anch'io la risposta che ha dato la SIAE, con la quale ha giustificato il proprio intervento, cioè che si trattava di manifestazione molto partecipata, essendo presenti circa 4.000 persone. Non so esattamente quanti abitanti complessivamente ci sono a Isera (devo dirle in tutta onestà che potrei sbagliare, perché non mi ero preparato sull'argomento), però direi tra i 2.000 e i 3.000 in tutto il Comune, compresi neonati, anziani e ricoverati nella famosa casa di cura. Non penso che quel pomeriggio tutti - bambini, neonati e puerpere, senza contare che qualcuno sarà anche andato a lavorare nei campi, visto che è un territorio agricolo - siano stati presenti in quella piazza, che probabilmente non può neanche contenere quel numero di persone.
Comunque, a parte quanto sostengo io, le leggo quanto riportato dall'occhiello di un articolo pubblicato da un giornale locale: «L'apparecchio era stato portato da casa da due volontari per seguire le cronache sportive, però il funzionario è stato inflessibile: per tenere accesa una radio in pubblico occorre pagare».
Mi sono preoccupato allora di verificare come possano accadere queste cose. La normativa sul diritto d'autore, che risale al 1941 (è la legge n. 633 di quell'anno), prevede tali ipotesi. L'articolo 15, infatti, stabilisce che non è considerata pubblica esecuzione la rappresentazione o la recitazione di opere entro la cerchia domestica, un convitto, scuole o ricoveri, purché effettuata non a scopo di lucro. È chiaro che all'epoca si individuò solo un certo numero di ambiti, anche male definiti, se vogliamo. Infatti, se ascoltiamo la musica o la radio in casa, entro la cerchia familiare, ogni volta che invitiamo qualcuno che non è un familiare rischiamo di violare una norma della SIAE.
L'articolo 71 prevede che sia esente dai diritti SIAE l'esecuzione dei brani da parte di bande e fanfare, perché ovviamente è un'attività priva di fini di lucro. Gli stessi cantanti, quando si esibiscono per attività benefiche, decidono spesso di rinunciare al cachet, al loro compenso. Cito inoltre l'articolo 16-bis, ove si stabilisce che, nel caso che i segnali siano trasmessi da radio, i diritti debbano essere esercitati per legge nei confronti del soggetto che gestisce la stazione, non del cittadino che ascolta. Faccio un esempio: se un migliaio di cittadini in una piazza avessero tutti le cuffie ed ascoltassero insieme la cronaca di una partita, nessuno obietterebbe nulla, ma se tutti togliessero le cuffie e uno di loro alzasse il volume della stessa radiocronaca, allora quell'attività sarebbe soggetta alla normativa SIAE. Con ciò intendo dire che ci muoviamo in un vero e proprio marasma normativo. Capisco anche il funzionario SIAE, che in quella situazione ha applicato la norma che è solito applicare.
Se vogliamo favorire le attività benefiche e di volontariato, finalizzate a scopi umanitari, raccolta di collette e così via, per fare qualcosa di buono, perché deprimerle in questa maniera? Non credete che, quando non esiste assolutamente alcuno scopo di lucro, si debba cercare di non scoraggiare le attività benefiche e quindi si debba ritoccare la normativa SIAE per conciliare queste attività?
Tra l'altro, sarebbe interessante sapere quanto - dell'introito complessivo della SIAE - effettivamente viene destinato agli autori, ai lavoratori e agli artisti. Abbiamo infatti la preoccupazione che del totale solo una parte marginale vada nella direzione stabilita dalla legge del tempo.
PRESIDENTE. Lo svolgimento dell'interpellanza e delle interrogazioni all'ordine del giorno è così esaurito.