BARBOLINI (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BARBOLINI (PD). Signora Presidente, ringrazio il Sottosegretario, cui riconosco il merito di aver assemblato tutte le interrogazioni, talune delle quali risalgono al 2008, che vertono sul medesimo tema e che necessitano quindi della medesima risposta, oggi fornita. Però, purtroppo, è l'unico elemento di cui riconosco il merito, perché sui contenuti della risposta mi dichiaro molto insoddisfatto, e cercherò di spiegarne il perché.
Non c'è qui un problema di oscurantismo nei confronti della ricerca e della scienza. Si tratta piuttosto di non fare gli apprendisti stregoni: nella ricostruzione che lei cortesemente ci ha prospettato, mi sembra manchi un riferimento. A me risulta, sulla base degli atti e delle procedure, che già due volte la commissione VIA sia stata chiamata ad esprimersi su valutazioni per l'attivazione della procedura per la realizzazione dell'intervento e che per due volte abbia dichiarato che non era in condizione di potersi esprimere perché mancavano presupposti minimali e basici per poter garantire l'affidabilità del percorso di realizzazione.
È stata data questa autorizzazione, ai sensi di nuove disposizioni normative. Ma ho l'impressione che questa autorizzazione sia stata data forse non considerando pienamente tutti gli elementi. Per esempio, lei ha fatto riferimento al verbale della delibera di autorizzazione di febbraio, con tutte le cautele ivi richiamate circa la necessità di andare comunque ad un'effettiva valutazione di compatibilità di impatto ambientale, però erano state manifestate numerose perplessità dall'ISPRA in relazione all'adeguatezza della fase di accertamento, che cito espressamente: «Si ritiene che i risultati ottenuti attraverso la fase di accertamento non possono in alcun modo essere presi a sostegno di una decisione tecnico-scientifica motivata circa la prosecuzione del progetto».
Mi pare si dia luogo ad una ambiguità - non so se si gioca su di essa - tra accertamento della fattibilità dello stoccaggio e fattibilità del programma di stoccaggio. Un conto è fare un'analisi di compatibilità e di fattibilità tecnico-economica, un altro è fare un'analisi di sostenibilità complessiva di questa operazione. Per sgombrare il campo da possibili equivoci, voglio dire che giustamente siamo attenti e consapevoli della necessità di uno sviluppo ecosostenibile, e quindi siamo sensibili al tema delle risorse energetiche, dello stoccaggio e dei fabbisogni, che lei giustamente ha richiamato. Stiamo parlando, però, di una Regione che ha detto che ci sono 5 o 6 siti naturali esauriti o in via di esaurimento che quindi potrebbero essere utilizzati da chi voglia fare una tale operazione, senza andare a sperimentare un meccanismo di stoccaggio in acquifero, che è operazione non agevolissima da realizzare, soprattutto in un'area con sismicità naturale, con una faglia attiva e altre criticità che creano situazioni di potenziale preoccupazione, che nessuno al momento è stato in grado di risolvere.
Tra l'altro, a proposito di stoccaggio, la Regione Emilia-Romagna ha nel suo territorio - credo - circa il 30 per cento del fabbisogno energetico di gas del Paese. Quindi, non è che ci sottraiamo alle responsabilità rispetto alle esigenze generali.
La Regione Emilia-Romagna ha in previsione per il territorio l'utilizzo di un progetto sulla geotermia che potrebbe essere molto più armonico con le caratteristiche fisiche dei luoghi. Sinceramente non capisco perché si sia dato seguito a questa verifica, che credo non produrrà niente. Tra l'altro, lei sa che, giustamente è stata richiamata la Conferenza dei servizi: la Regione è totalmente contraria, e non perché sia oscurantista, ma perché ha delle motivazioni di fatto. Le istituzioni locali e i cittadini lo sono grandemente; mi sembra che forse si sarebbe potuto trovare una soluzione diversa.
Io auspico che anche da parte del Ministero e del Governo ci sia un ripensamento, dopo il passaggio nella Conferenza di servizi, perché si chiuda definitivamente questa sperimentazione. Se per due volte non si è stati capaci di garantire, andremo alla terza stazione della Via Crucis, ma fondamentalmente questo è un percorso che non ha possibilità di dare garanzie necessarie né di tipo scientifico né di sicurezza per le comunità. Tenere aperte delle questioni indefinitamente per diversi anni genera insicurezza e disagio nei confronti della popolazione e sinceramente non se ne avverte il bisogno.