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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 698 del 22/03/2012


RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza della vice presidente MAURO

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore16,01).

Si dia lettura del processo verbale.

AMATI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del giorno precedente.

PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Svolgimento di interpellanze e di interrogazioni (ore 16,04)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di un'interpellanza e di interrogazioni.

Sarà svolta per prima l'interpellanza 2-00400 sulla crisi di una società editrice del Lazio.

Ha facoltà di parlare il senatore Gramazio per illustrare tale interpellanza.

GRAMAZIO (PdL). Signor Presidente, intervengo per illustrare l'interpellanza 2-00400 di cui sono primo firmatario insieme ad altri 15 colleghi. La Nuova Editoriale Oggi, che stampa tre quotidiani («Latina Oggi», «Ciociaria Oggi» e «Cassino Oggi»), ha una pendenza con l'Istituto nazionale previdenza dei giornalisti italiani (INPGI) per i contributi non versati e, quindi, il tribunale, su istanza dell'INPGI, chiede il fallimento dell'Editoriale.

La nostra interpellanza si appella alla responsabilità del signor Ministro, dato che sono 250 gli operatori, tra giornalisti, pubblicisti, tipografi e amministrativi, che lavorano presso questa struttura. La società ha chiesto ripetutamente di poter usufruire di una rateizzazione di 72 mesi presso l'INPGI, calcolando che questa potrebbe essere sostenuta dai contratti di solidarietà che sono stati già firmati e che sono in possesso della società editrice e delle cooperative che formano la società. Questi quotidiani regionali e provinciali sono, ormai da venti anni, la prima fonte di informazione per quanto riguarda la città e la provincia di Latina e la città e la provincia di Frosinone; il fallimento di questa società sarebbe un grave danno e porterebbe alla chiusura, solo perché l'INPGI in questo momento rifiuta la possibilità di una rateizzazione.

Io richiamo, insieme ai colleghi firmatari, l'attenzione dei rappresentanti del Governo sulla responsabilità di un atto del genere. In questo momento da parte del Governo è in discussione l'articolo 18, la ripresa del lavoro e tutte le iniziative connesse a questo quadro. Il Governo non deve dare nient'altro che il proprio assenso affinché la Nuova Editoriale Oggi possa ottenere questa rateizzazione, che permetterebbe a 250 unità lavorative di poter continuare a lavorare e ad operare nei territori di due Province importanti della nostra Regione.

Ricordo anche che questi giornali costituiscono un riferimento importante proprio per le attività culturali svolte, considerata l'importanza che rivestono. Non è un segreto per nessuno che «Latina Oggi» è il primo quotidiano venduto a Latina e che «Ciociaria Oggi» è il primo giornale venduto nella Provincia e nella città di Frosinone. Svolgono quindi un'attività di informazione sul territorio molto ampia e sono tra i quotidiani regionali e provinciali che vengono ripresi dalla stampa nazionale e nelle informative delle grandi televisioni quando si fa riferimento in modo particolare al territorio delle Province di Latina e Frosinone.

Ecco la ragione della nostra insistenza, che mi ha portato ad intervenire più volte nell'Aula del Senato per chiedere al Presidente una sollecitazione della risposta a tale interpellanza al fine di arrivare ad una soluzione.

Vorrei anche dire che, nei giorni passati, sono stati prolungati dal tribunale fallimentare al 30 marzo e al 30 aprile i termini per decidere, proprio su istanza dell'INPGI, in merito alla possibilità di una contrattazione con la società Nuova Editoriale Oggi; ciò potrebbe consentire, secondo noi, un tavolo di lavoro tra il Ministero del lavoro, l'INPGI e i rappresentanti della società editoriale al fine di trovare una soluzione che salvi l'informazione.

In questi giorni vi sono poi state una serie di iniziative da parte di altri grandi quotidiani a livello nazionale. Penso all'iniziativa dei giornalisti della cooperativa del quotidiano «Il Manifesto», che si trova nella stessa situazione nei confronti dell'INPGI; altre situazioni del genere possono poi verificarsi per altri quotidiani.

Quindi il nostro invito al Governo, e al Ministro del lavoro per la sua competenza, è che una volta terminata la contrattazione sull'articolo 18 si possa arrivare, disponendosi a quel punto del tempo necessario, ad un tavolo, che il Governo, tramite il Ministero, anche uno dei Sottosegretari, potrà organizzare e che sicuramente sarà vantaggioso.

Concludendo questo intervento, signora Presidente, mi permetta di esprimere ai rappresentanti del Governo la nostra piena solidarietà nei confronti del Ministro del lavoro per la brutta fotografia apparsa sui giornali in cui si vede un esponente politico (non voglio farne il nome, perché abbiamo letto tutti di chi si tratta), segretario di un partito non rappresentato in Parlamento, abbracciare una gentile - si fa dire - signora che indossa una maglietta recante una scritta di insulto nei riguardi del Ministro del lavoro. Esprimo piena solidarietà al Ministro del lavoro. Sono apparse in queste ore su alcune agenzie di stampa delle scuse dell'ex parlamentare Diliberto, che ha affermato che non sapeva della scritta sulla maglietta. Esiste però un resoconto fotografico nel quale si vede l'ex parlamentare Diliberto chiamare questa signora con la maglietta per farsi la fotografia e poterla così mandare ai giornali.

Esprimiamo quindi piena solidarietà al Ministro del lavoro.

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. Prima di dare la parola alla rappresentante del Governo, volevo informarvi che stanno assistendo ai nostri lavori gli studenti dell'Istituto tecnico commerciale «Leonardo da Vinci» di Chiavenna, in provincia di Sondrio, cui diamo il benvenuto. (Applausi).

Volevo anche informare gli studenti che il giovedì pomeriggio in Aula sono presenti solo i senatori che hanno presentato interpellanze o interrogazioni. È per questo che l'Aula è vuota: gli altri senatori sono infatti impegnati nell'attività politica sul territorio.

Ripresa dello svolgimento di interpellanze e di interrogazioni (ore 16,12)

PRESIDENTE. La rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere all'interpellanza testé svolta.

GUERRA, sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali. Signora Presidente, ringrazio il senatore Gramazio per la solidarietà espressa nei confronti del ministro Fornero.

Passo ora a rispondere all'interpellanza con la quale il senatore Gramazio richiama l'attenzione sulla situazione occupazionale dei lavoratori della società Nuova Editoriale Oggi srl, per la quale l'INPGI ha presentato istanza di fallimento.

La società, editrice della testata Editoriale Oggi nelle edizioni di «Ciociaria Oggi», «Cassino Oggi» e «Latina Oggi», si avvale di due strutture operative principali che si trovano a Frosinone e Latina e altre minori site a Cassino, Fiuggi, Sora, Formia, Terracina ed Aprilia ed attualmente vanta un organico di 57 dipendenti e 83 collaboratori.

A seguito di un'inchiesta da parte della procura della Repubblica di Roma, che dal 2007 sta indagando su alcune ipotesi di reato anche a danno dello Stato, dallo stesso anno non vengono più erogati alla società i contributi pubblici a sostegno dell'editoria. Tale circostanza ha determinato una situazione economica incerta per l'azienda, che ha deciso di destinare le entrate derivanti dalla vendita dei giornali e dagli introiti pubblicitari prioritariamente al pagamento degli stipendi, delle utenze e delle spese di stampa.

In conseguenza di ciò, l'azienda, per il periodo successivo al marzo 2008, non ha effettuato alcun versamento contributivo, maturando così un debito complessivo nei confronti dell'INPGI superiore a 1.900.000 euro, e non ha mai perfezionato le varie istanze di rateizzo presentate nel tempo.

L'INPGI, dopo aver più volte diffidato - in via amministrativa - l'azienda a regolarizzare la propria posizione debitoria, anche mediante decreto ingiuntivo, ha presentato un'istanza di fallimento nei confronti della società editrice presso il tribunale civile di Roma.

La Nuova Editoriale Oggi srl, al fine di scongiurare la procedura fallimentare, ha chiesto all'INPGI di essere ammessa al versamento rateale in 72 mesi.

L'INPGI ha chiarito di non poter accogliere tale istanza in quanto la normativa prevista dall'articolo 36, commi 2-bis e 2-ter del decreto-legge n. 248 del 2007 (che ha esteso ai debiti contributivi maturati nei confronti degli enti previdenziali pubblici le procedure già previste dall'articolo 19 del decreto del Presidente della Repubblica n. 602 del 1973 per i debiti di natura fiscale, cioè la possibilità che per il debito contributivo iscritto in ruolo il concessionario possa concedere una rateazione fino ad un massimo di 72 rate) non è applicabile all'INPGI, fondazione dotata di personalità giuridica di diritto privato, i cui crediti contributivi non sono iscritti a ruolo (che è un altro requisito per poter fruire della rateizzazione).

Colgo l'occasione per ricordare incidentalmente che le modalità per procedere al pagamento rateale della contribuzione all'INPGI sono fissate da una delibera dello stesso istituto, la quale prevede che l'impresa possa richiedere l'autorizzazione a versare ratealmente gli importi dovuti, purché la stessa abbia provveduto a pagare l'intera quota di contribuzione a carico dei dipendenti e le quote di contribuzione previste dagli istituti contrattuali (fondo integrativo "ex fissa", addizionale al fondo integrativo, eccetera). Per i debiti superiori a 40.000 euro, la rateazione è concessa per un massimo di 36 rate mensili, previo versamento di un acconto pari al 10 per cento del debito e produzione di una garanzia fideiussoria bancaria o assicurativa (stipulata con una primaria compagnia di assicurazione autorizzata all'esercizio del ramo cauzione e sottoposta al controllo ISVAP). Al rateizzo si applicano gli interessi di dilazione e differimento, che la legge stabilisce in misura pari al tasso ufficiale di riferimento stabilito dalla BCE, aumentato di sei punti percentuali (attualmente pari al 7 per cento).

Faccio presente, inoltre, che ad oggi non si conosce ancora la decisione presa dal tribunale di Roma sull'istanza di fallimento; infatti, dopo un primo rinvio, la relativa udienza si è tenuta ieri, 21 marzo, ma non è ancora nota, allo stato, la decisione del tribunale.

Da ultimo, occorre considerare che l'INPGI ha fatto presente di essere stata costretta a presentare istanza di fallimento nell'ambito delle procedure esecutive per il recupero giudiziale del credito, in quanto l'istanza di fallimento si configura quale strumento necessario per tutelare il diritto dell'ente alla riscossione della contribuzione dovuta, nell'interesse dell'intera categoria assicurata. Infatti, il perdurare dello stato di insolvenza da parte dell'azienda comporterebbe il lievitare dell'esposizione debitoria destinata a produrre effetti negativi nella contabilità dell'ente, che sosterrebbe oneri previdenziali non supportati da adeguata copertura finanziaria, in contrasto con il principio di equilibrio finanziario sancito dal decreto legislativo n. 509 del 1994.

Passo ora a descrivere brevemente le iniziative assunte per fronteggiare le ricadute negative della situazione appena descritta nei confronti dei lavoratori del gruppo.

Con riferimento alla società Nuova Editoriale Oggi srl, segnalo che è stata presentata istanza di concessione del trattamento di integrazione salariale per stipula del contratto di solidarietà, per il periodo dal 21 novembre 2011 al 20 novembre 2012, in favore di 20 lavoratori dell'unità produttiva di Frosinone e di 22 lavoratori dell'unità produttiva di Latina. Con decreto del Ministero del lavoro e delle politiche sociali n. 64255 del 15 febbraio 2011, è stata autorizzata la corresponsione di tale trattamento di integrazione salariale.

In data 28 dicembre 2011, è stata presentata inoltre istanza di concessione del trattamento di integrazione salariale per contratto di solidarietà per il periodo dal 1° dicembre 2011 al 30 novembre 2012 per sette lavoratori dell'unità produttiva di Frosinone e 6 lavoratori dell'unità produttiva di Latina. Con decreto del Ministero del lavoro e delle politiche sociali n. 64825 del 19 marzo scorso, è stata autorizzata la corresponsione di tale ultimo trattamento di integrazione salariale.

Con riferimento alla società Editoriale Ciociaria Oggi srl in fallimento, con decreto direttoriale n. 57060 del 14 febbraio 2011, è stata accertata la condizione di cui all'articolo 35, comma 3, della legge n. 416 del 1981 e successive modificazioni e integrazioni (cioè la cessazione di attività in costanza di fallimento) per il periodo dal 21 luglio 2010 al 20 luglio 2012 ed è stata autorizzata la corresponsione del trattamento di CIGS a zero ore per complessivi 36 lavoratori (30 giornalisti e 6 poligrafici) delle sedi di Campobasso, Roma e Viterbo, limitatamente al primo semestre a decorrere dal 21 luglio 2010. La corresponsione del trattamento è stata prorogata per il semestre dal 21 gennaio 2011 al 20 luglio 2011. Con successivo decreto direttoriale del 13 febbraio scorso, il trattamento è stato ulteriormente prorogato per il periodo dal 21 luglio 2011 al 20 gennaio 2012 per complessivi 19 lavoratori (17 giornalisti e 2 poligrafici) delle sedi di Campobasso, Roma e Viterbo.

In conclusione, per ciò che riguarda l'istanza di fallimento non posso che dare atto della pendenza di una procedura, il cui seguito è rimesso ai competenti organi giudiziari, mentre per ciò che riguarda le ricadute occupazionali posso confermare che il Ministero del lavoro e delle politiche sociali ha attivato gli strumenti a sua disposizione per tutelare la posizione dei lavoratori del gruppo, anche attraverso adeguate forme di ammortizzatori sociali.

GRAMAZIO (PdL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GRAMAZIO (PdL). Ho seguito attentamente la risposta che il Sottosegretario ha gentilmente offerto all'Assemblea di Palazzo Madama, di cui conoscevo i momenti e i passaggi tecnici che sono stati sottolineati.

Vorrei soffermarmi sul fatto che il tribunale fallimentare ha fatto slittare l'operazione al 30 aprile. Dichiarandomi parzialmente soddisfatto della risposta, credo che a tale riguardo sia necessario un intervento di carattere politico da parte del Ministero per l'apertura di un tavolo di trattative con il sindacato dei giornalisti e delle maestranze operative, al fine di giungere ad una revisione della situazione, per evitare che si arrivi al fallimento, andando incontro agli acquirenti che già stanno presentando una serie di offerte al tribunale fallimentare, in modo che l'azienda possa cambiare proprietà ma non fallisca e non determini la chiusura di queste testate giornalistiche.

Pertanto, il nostro invito, gentile Sottosegretario, è che il Governo - che ha la sua responsabilità, mentre l'INPGI ha un'autonomia gestionale garantita dalla legge - possa aprire un tavolo di trattative prima dell'ultima udienza del tribunale fallimentare, per dare la possibilità agli acquirenti di acquisire l'azienda, assumendosi tutte le responsabilità previste dalla legge e dagli accordi. In tal modo, sarà possibile mantenere in piedi organi di informazione particolarmente importanti per le città che ho prima indicato e per tutta la Regione ed evitare il fallimento, che farebbe caricare sull'INPGI le spese relative ai giornalisti che si troverebbero ad essere licenziati.

PRESIDENTE. Segue l'interrogazione 3-02404 su un concorso bandito dall'Istituto per il commercio con l'estero.

Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere a tale interrogazione.

VARI, sottosegretario di Stato per lo sviluppo economico. Signor Presidente, com'è noto, l'articolo 14, comma 17, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, ha soppresso con effetto immediato - cioè dal 6 luglio 2011 - l'Istituto per il commercio con l'estero. Con il comma 19 del medesimo articolo, così come sostituito dall'articolo 22, comma 6, del decreto-legge del 6 dicembre 2011, n. 201 - chiedo venia di dover fare riferimento a questo insieme normativo in cui le disposizioni si accavallano - è stato disposto il trasferimento al Ministero dello sviluppo economico e all'Agenzia per la promozione all'estero e l'internazionalizzazione delle imprese italiane, agenzia di nuova istituzione, delle risorse di personale, finanziarie e strumentali, compresi i relativi rapporti giuridici attivi e passivi, inerenti al soppresso Istituto per il commercio con l'estero.

Tanto premesso sul quadro di riferimento normativo, ricordo che antecedentemente alla sua soppressione - come rammenta anche l'interrogazione - l'Istituto per il commercio con l'estero aveva espletato talune procedure di concorso, tra cui quella cui fa riferimento l'interrogazione, relativa ai 107 posti di area funzionale C1, la cui graduatoria definitiva è stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 34 del 30 aprile 2010.

Rammento altresì che l'ICE, conclusa la procedura di concorso, ha provveduto, nel rispetto delle disposizioni volte a contenere il turnover, ad assumere in un primo tempo i primi quattro vincitori e a richiedere, in un secondo tempo, al Dipartimento della funzione pubblica l'autorizzazione ad assumere altre 12 unità di personale per l'anno 2011, sette delle quali appartenenti all'area funzionale per l'appunto C1. Tale autorizzazione, concessa con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 7 luglio 2011, che quindi è arrivata in ritardo di un giorno rispetto alla soppressione dell'ICE, ha posto il problema se unico destinatario sia da considerare l'Istituto ormai soppresso o anche il Ministero dello sviluppo economico. Ciò in quanto il citato decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, ha disposto il trasferimento al MISE del solo personale a tempo indeterminato già in forza all'ICE.

In relazione a quanto sin qui esposto, si è provveduto allora a richiedere il parere dell'Avvocatura dello Stato, sollecitando chiarimenti e indicazioni in ordine all'efficacia nei confronti del Ministero dello sviluppo economico del citato decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri di autorizzazione all'assunzione.

In attesa della risposta da parte dell'Avvocatura dello Stato, il Ministero ha altresì coinvolto il Dipartimento della funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei Ministri, nonché la Ragioneria generale dello Stato presso il Ministero dell'economia e finanze, interpellando tali amministrazioni sulla medesima questione.

Ora siamo in attesa di una risposta, ma - come si può constatare - il Ministero tiene ben presente il problema, attivandosi, di concerto con le altre amministrazioni interessate, per valutare la possibilità di dare seguito alle aspettative dei vincitori del concorso.

Aggiungo che queste aspettative sono da esaminare ed apprezzare - se possibile - anche alla luce della norma (segnatamente, il comma 26-bis dell'articolo 14 del decreto-legge del luglio 2011, così come riformulato dal citato decreto-legge del dicembre scorso), la quale prevede l'adozione di decreti ministeriali ricognitivi delle risorse complessive da trasferire al Ministero o all'Agenzia.

In questo quadro, va anche tenuta presente la norma contenuta nel decreto-legge 29 dicembre 2011, n. 216, che proroga il termine ultimo per procedere all'assunzione di personale a tempo indeterminato, sulla base delle cessazioni avvenute nell'anno 2010, al 31 dicembre 2012, data entro la quale si presume che la nuova Agenzia avrà definito il proprio assetto organizzativo e, contemporaneamente, il Ministero avrà rideterminato la propria dotazione organica.

NEROZZI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

NEROZZI (PD). Signora Presidente, signor Sottosegretario, la ringrazio perché questa era la terza interrogazione indirizzata al precedente Governo e avete risposto non dico con rapidità, però con una notevole differenza dei tempi rispetto alle precedenti.

Vorrei puntualizzare che non si tratta di una graduatoria aperta, perché nella pubblica amministrazione spesso si fa confusione: erano 107 posti e ci sono 107 vincitori del concorso, con professionalità che servivano all'ICE e in teoria dovrebbero servire anche alla nuova Agenzia.

Aspetterò ovviamente le risposte alle domande che avete posto all'Avvocatura di Stato e il chiarimento di tutti gli aspetti che lei ha illustrato, però vorrei sollevare una questione che è attuale. Siccome l'ICE potrebbe essere un resuscitato, perché si discute sul fatto che la soppressione forse non era esattamente necessaria, c'è un dibattito aperto - che peraltro condividiamo come Gruppo - bisognerebbe evitare che l'ICE risorto indica nuovi concorsi a fronte di questi 107 ragazzi, che hanno vinto tra 15.000 concorrenti (vi è anche un elemento di illusione che si ingenera nelle persone, in questo caso laureati con una certa professionalità e quindi anche con richieste esterne), per cui il resuscitato, se resuscita, deve tener conto del passato.

Occorre quindi che l'agenzia e il Ministero, per quelle professionalità, tengano conto dei concorsi già espletati e non indicano nuovi concorsi né avviino collaborazioni. Dico questo perché il passato Governo su questo argomento ha avuto qualche tentazione di trasformare in collaborazione i posti dei vincitori dei concorsi bloccati. Ebbene, illudere e prendere in giro i ragazzi è una cosa che non possiamo permetterci, né noi come Parlamento né voi come Governo.

Voi risponderete con il tempo necessario (e mi pare che l'impostazione possa essere utilizzata per capire quanti sono), ma sia nel caso dell'Agenzia che nel caso si risusciti l'ICE bisogna che non ci si dimentichi di questo, anche perché in entrambi i casi vi sarà un organico che dovrà essere costituito.

PRESIDENTE. Segue l'interrogazione 3-02448 sul Consorzio agroalimentare del Basso Ferrarese.

Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere a tale interrogazione.

VARI, sottosegretario di Stato per lo sviluppo economico. Signora Presidente, il contratto di programma cui si fa riferimento nell'interrogazione riguarda una molteplicità di attività e coinvolge un numero rilevante di aziende.

Per le imprese consorziate, ad oggi, risultano erogazioni per un ammontare complessivo di 8.802.632,43 euro. Una parte consistente nell'importo erogato, pari a 5.899.539 euro è stata corrisposta nell'anno 2011.

I ritardi lamentati dagli interroganti sono dovuti alla soluzione di talune problematiche, derivate anche dall'assenza del vertice amministrativo della Direzione generale per l'incentivazione delle attività imprenditoriali, questione risolta nella seconda parte dell'anno 2011.

Anche a testimonianza dell'accelerazione che, nei tempi più recenti, è stata data alle relative procedure, desidero ora indicare nel dettaglio i provvedimenti emanati nella seconda parte dell'esercizio 2011, al fine di consentire l'erogazione dei contributi richiesti dalle imprese consorziate aderenti al contratto in esame.

Tali provvedimenti sono, per quanto concerne specificamente i due consorzi menzionati nell'interrogazione, il decreto dirigenziale n. 2151 del 1° settembre 2011, per l'impresa Consorzio Italiano Vivaisti (CIV), società consortile a responsabilità limitata, relativo alla prima e seconda quota del contributo, pari a euro 1.106.730,50; il decreto dirigenziale n. 2194 del 24 novembre 2011, per il Consorzio Agroalimentare Basso Ferrarese, società consortile a responsabilità limitata, relativo ad una prima tranche della prima quota del contributo e cioè la parte a carico dello Stato, pari ad euro 155.110,04.

Il recente trasferimento eseguito dalla Regione Emilia-Romagna delle risorse a suo carico, nell'ambito del cofinanziamento, consentirà a breve l'erogazione a favore del Consorzio medesimo della residua parte della prima quota del contributo pari ad euro 166.666,67.

Vi sono poi altri provvedimenti di erogazione relativi allo stesso contratto di programma, che mi permetto di ricordare; il decreto dirigenziale n. 2173 del 7 ottobre 2011 per l'impresa Conserve Italia, società cooperativa agricola, relativo alla prima quota del contributo pari a euro 2.162.859,02; il decreto dirigenziale n. 2187 del 7 novembre 2011 per la Società Agricola Fratelli Visentini di Attilio Visentini & C., società a responsabilità limitata, relativo alla prima quota del contributo spettante, pari a euro 849.718,47; il decreto dirigenziale n. 2195 del 25 novembre 2011, per l'impresa Mazzoni Servizi di Gualtiero Mazzoni & C., società in accomandita semplice, relativo alla seconda quota del contributo pari a euro 985.287,76; il decreto dirigenziale n. 2197 del 1° dicembre 2011, per la Società Agricola Codigoro, società a responsabilità limitata, relativo alla seconda e alla terza quota e fino a concorrenza del 90 per cento del contributo spettante, pari a euro 641.834,12.

A completamento di quanto testé riferito, segnalo che, allo stato, non risultano presentati ulteriori stati di avanzamento, suscettibili di dar luogo ad ulteriori erogazioni per le imprese rientranti nel contratto, fatta eccezione della Società per la bonifica dei terreni ferraresi e per le Imprese Agricole Spa, per la quale è pervenuto il verbale di accertamento di spesa. Per l'erogazione si è in attesa della documentazione antimafia aggiornata, occorrente al fine dell'adozione del decreto di concessione.

BERTUZZI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BERTUZZI (PD). Signora Presidente, signor Sottosegretario, sono soddisfatta nel dettaglio della risposta, poiché ha elencato la situazione complessiva di questo contratto di programma molto complesso. Di questo la ringrazio e porterò notizia alle aziende del mio territorio.

Colgo però l'occasione per sottolineare alcuni elementi di questa vicenda, alla quale sono stata chiamata a partecipare nel momento in cui le aziende non sono riuscite di fatto a continuare i loro investimenti, essendo tra l'altro le somme veramente ingenti.

Si tenga conto che, a fronte di un investimento di risorse pubbliche di circa 21 milioni, si sono mossi o si muoveranno complessivamente investimenti per oltre 70 milioni di euro e di questi tempi credo si tratti quasi di un miracolo. È vero che il contratto di programma è stato sottoscritto tre anni fa, ma credo sia uno di quegli esempi di cui avremmo un grande bisogno soprattutto oggi, nel momento in cui le risorse pubbliche scarseggiano e dovrebbero trovare come priorità di impiego proprio quelle forme in grado di fare da volano agli investimenti privati.

Chiedo, approfittando dell'interrogazione in esame, di andare a rivedere le procedure. Non è ammissibile, infatti, che un contratto firmato nel 2008 inizi i primi pagamenti dopo tre anni, con un'esposizione per le aziende veramente importante. Mi riferisco solo al pagamento del primo SAL del Consorzio Vivaisti, che ammontava a oltre un milione e 600.000 euro. Si tenga conto che non siamo di fronte ad aziende aventi un enorme volume di affari. La presentazione del primo SAL è avvenuta alla fine dell'aprile 2010. Siamo arrivati al pagamento al termine dell'anno 2011. Diventa molto complicato andare a spiegare alle aziende che il ritardo è dovuto anche al fatto che è venuta meno la figura del direttore.

Dobbiamo veramente sforzarci di rendere questi strumenti più snelli, perché sono - credo - le forme più importanti e anche incoraggianti rispetto alla situazione nella quale ci troviamo, soprattutto nelle forme acquisite anche nei contenuti del contratto di programma. Ricordo che si è trattato di ricerca applicata con finanziamenti privati importanti, i quali hanno consentito alle aziende del territorio, nel loro complesso, di arrivare a un'innovazione produttiva veramente determinante nel nostro territorio. Anche alla Regione rivolgerò la stessa richiesta, cioè di essere propositiva rispetto ad un alleggerimento della burocrazia di dette procedure. Infatti, se non riusciremo a intervenire in termini di snellimento, saranno destinate a morire procedure e strumenti.

PRESIDENTE. Seguono le interrogazioni 3-00764, 3-02700, 3-02740, già 4-06942, e 3-02746, già 4-00068, sulla realizzazione di un impianto di stoccaggio di gas a Rivara (Modena).

Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere congiuntamente a tali interrogazioni.

FANELLI, sottosegretario di Stato per l'ambiente e la tutela del territorio e del mare. Il progetto di stoccaggio in acquifero profondo di Rivara è la prima iniziativa del genere in Italia in quanto, finora, lo stoccaggio di gas è stato operato all'interno di giacimenti di gas esauriti. La normativa in vigore, peraltro, il decreto legislativo n. 164 del 2000, prevede che l'attività di stoccaggio del gas naturale possa essere realizzata anche in unità geologiche profonde.

La tecnica dello stoccaggio in acquifero è ben nota all'estero e si applica in numerosi Paesi, in particolare quelli in cui i giacimenti di gas naturale non sono presenti. In Europa gli stoccaggi in acquifera costituiscono circa un quarto del totale degli stoccaggi esistenti.

In generale, si sottolinea come le infrastrutture di stoccaggio di gas naturale svolgano una funzione indispensabile per la modulazione dell'offerta di gas nel sistema italiano, vista la rigidità del profilo delle importazioni e la grande differenza tra domanda estiva e quella invernale nel settore civile. Le infrastrutture di stoccaggio svolgono inoltre un ruolo strategico nel garantire la sicurezza delle forniture sia nel caso di eventi climatici eccezionali sia nel caso di rischi di interruzioni o riduzioni delle importazioni.

L'attuale sistema nazionale degli stoccaggi dispone di una capacità totale di circa 14 miliardi di metri cubi, di cui 5 miliardi per riserva strategica. Tale capacità, come hanno dimostrato con tutta evidenza le molteplici crisi degli ultimi anni, deve essere incrementata per aumentare la sicurezza del sistema. A tal fine è stato emanato un apposito decreto-legge, il n. 130 del 2010, e sono in corso dieci procedimenti per il rilascio di nuove concessioni, tutte in giacimenti esauriti, ad eccezione del progetto Rivara, per una capacità complessiva di circa 5.800 milioni di metri cubi. La potenzialità del solo progetto di Rivara è pari, secondo i proponenti, a 3.186 milioni di metri cubi di capacità, ma è necessario verificarne l'effettiva consistenza attraverso una fase di verifica in situ.

Sotto l'aspetto amministrativo e procedurale, l'istanza di rilascio della concessione di stoccaggio Rivara è stata presentata nell'anno 2002 ed è stata valutata positivamente nel giugno 2005 dal Comitato tecnico per gli idrocarburi e la geotermia, organo tecnico istituito presso il Ministero dello sviluppo economico.

La commissione tecnica di verifica dell'impatto ambientale ha espresso, in data 25 novembre 2011, un parere favorevole con prescrizioni limitatamente alle sole operazioni previste per la fase di accertamento sulla fattibilità dei programmi di stoccaggio. Tale fase si è resa necessaria per la conferma e l'acquisizione di tutti i parametri progettuali indispensabili al fine di verificare la piena fattibilità tecnico-economica e la totale sicurezza relativa all'esercizio dell'impianto di stoccaggio del gas, ed al solo fine dell'eventuale rilascio, da parte del Ministero dello sviluppo economico, d'intesa con la Regione interessata, dell'autorizzazione ai sensi del Titolo II, articolo 3, comma 7, del decreto ministeriale del 21 gennaio 2011 e del successivo decreto attuativo n. 50918 del 4 febbraio 2011. In particolare, il citato decreto ministeriale prevede: «Per l'accertamento della fattibilità di programmi di stoccaggio in unità geologiche profonde, il Ministero, d'intesa con la regione interessata, può autorizzare un programma di ricerca, di durata non superiore a quattro anni, al termine del quale potrà essere richiesta la concessione di stoccaggio. La presente disposizione si applica anche ai procedimenti in corso».

La nuova disciplina prevede che per gli stoccaggi in unità geologica profonda, di cui i dati geognostici disponibili all'atto della richiesta sono inevitabilmente meno completi rispetto a quelli dei giacimenti di coltivazione esauriti, possa essere richiesta specifica autorizzazione a svolgere programma di ricerca per verificare la fattibilità dello stoccaggio.

Nel dispositivo del decreto di compatibilità ambientale del 17 febbraio 2012, che riprende integralmente quello del parere della commissione VIA-VAS, viene indicato: «nel caso in cui la fase di accertamento dia esito positivo confermando la fattibilità dei proposti programmi di stoccaggio di gas in unità geologiche profonde, la Società, ai fini del rilascio della Concessione di coltivazione (....), dovrà richiedere preventivamente al Ministero dell'ambiente la riattivazione dell'istanza di VIA aggiornata sulla base degli esiti della citata fase di accertamento, in relazione alle fasi di realizzazione e di esercizio dell'impianto di stoccaggio».

La pronuncia di compatibilità ambientale è una procedura obbligatoria e dovuta a fronte della presentazione di una regolare istanza e, comunque, propedeutica al rilascio dell'autorizzazione alla realizzazione dell'intervento.

L'iter per l'autorizzazione del programma di ricerca potrà quindi proseguire con l'indizione della conferenza dei servizi, a cui sono chiamati a partecipare, per l'espressione dei relativi pareri, la Regione e le amministrazioni locali interessate (Province e Comuni) e l'istruttoria per il rilascio dell'autorizzazione, anche se limitata alla sola fase di ricerca, potrà essere completata solo a seguito del rilascio dell'intesa da parte della Regione Emilia-Romagna.

BARBOLINI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BARBOLINI (PD). Signora Presidente, ringrazio il Sottosegretario, cui riconosco il merito di aver assemblato tutte le interrogazioni, talune delle quali risalgono al 2008, che vertono sul medesimo tema e che necessitano quindi della medesima risposta, oggi fornita. Però, purtroppo, è l'unico elemento di cui riconosco il merito, perché sui contenuti della risposta mi dichiaro molto insoddisfatto, e cercherò di spiegarne il perché.

Non c'è qui un problema di oscurantismo nei confronti della ricerca e della scienza. Si tratta piuttosto di non fare gli apprendisti stregoni: nella ricostruzione che lei cortesemente ci ha prospettato, mi sembra manchi un riferimento. A me risulta, sulla base degli atti e delle procedure, che già due volte la commissione VIA sia stata chiamata ad esprimersi su valutazioni per l'attivazione della procedura per la realizzazione dell'intervento e che per due volte abbia dichiarato che non era in condizione di potersi esprimere perché mancavano presupposti minimali e basici per poter garantire l'affidabilità del percorso di realizzazione.

È stata data questa autorizzazione, ai sensi di nuove disposizioni normative. Ma ho l'impressione che questa autorizzazione sia stata data forse non considerando pienamente tutti gli elementi. Per esempio, lei ha fatto riferimento al verbale della delibera di autorizzazione di febbraio, con tutte le cautele ivi richiamate circa la necessità di andare comunque ad un'effettiva valutazione di compatibilità di impatto ambientale, però erano state manifestate numerose perplessità dall'ISPRA in relazione all'adeguatezza della fase di accertamento, che cito espressamente: «Si ritiene che i risultati ottenuti attraverso la fase di accertamento non possono in alcun modo essere presi a sostegno di una decisione tecnico-scientifica motivata circa la prosecuzione del progetto».

Mi pare si dia luogo ad una ambiguità - non so se si gioca su di essa - tra accertamento della fattibilità dello stoccaggio e fattibilità del programma di stoccaggio. Un conto è fare un'analisi di compatibilità e di fattibilità tecnico-economica, un altro è fare un'analisi di sostenibilità complessiva di questa operazione. Per sgombrare il campo da possibili equivoci, voglio dire che giustamente siamo attenti e consapevoli della necessità di uno sviluppo ecosostenibile, e quindi siamo sensibili al tema delle risorse energetiche, dello stoccaggio e dei fabbisogni, che lei giustamente ha richiamato. Stiamo parlando, però, di una Regione che ha detto che ci sono 5 o 6 siti naturali esauriti o in via di esaurimento che quindi potrebbero essere utilizzati da chi voglia fare una tale operazione, senza andare a sperimentare un meccanismo di stoccaggio in acquifero, che è operazione non agevolissima da realizzare, soprattutto in un'area con sismicità naturale, con una faglia attiva e altre criticità che creano situazioni di potenziale preoccupazione, che nessuno al momento è stato in grado di risolvere.

Tra l'altro, a proposito di stoccaggio, la Regione Emilia-Romagna ha nel suo territorio - credo - circa il 30 per cento del fabbisogno energetico di gas del Paese. Quindi, non è che ci sottraiamo alle responsabilità rispetto alle esigenze generali.

La Regione Emilia-Romagna ha in previsione per il territorio l'utilizzo di un progetto sulla geotermia che potrebbe essere molto più armonico con le caratteristiche fisiche dei luoghi. Sinceramente non capisco perché si sia dato seguito a questa verifica, che credo non produrrà niente. Tra l'altro, lei sa che, giustamente è stata richiamata la Conferenza dei servizi: la Regione è totalmente contraria, e non perché sia oscurantista, ma perché ha delle motivazioni di fatto. Le istituzioni locali e i cittadini lo sono grandemente; mi sembra che forse si sarebbe potuto trovare una soluzione diversa.

Io auspico che anche da parte del Ministero e del Governo ci sia un ripensamento, dopo il passaggio nella Conferenza di servizi, perché si chiuda definitivamente questa sperimentazione. Se per due volte non si è stati capaci di garantire, andremo alla terza stazione della Via Crucis, ma fondamentalmente questo è un percorso che non ha possibilità di dare garanzie necessarie né di tipo scientifico né di sicurezza per le comunità. Tenere aperte delle questioni indefinitamente per diversi anni genera insicurezza e disagio nei confronti della popolazione e sinceramente non se ne avverte il bisogno.

GIOVANARDI (PdL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIOVANARDI (PdL). Signora Presidente, sono assolutamente soddisfatto della risposta del Sottosegretario, che è la stessa che aveva dato anche il Governo Prodi di centrosinistra e il Governo Berlusconi di centrodestra. Questa risposta proviene da un Governo tecnico. Nel Paese dei «No TAV», «No Gas», «No Tutto», c'è una crisi economica che tutti conosciamo: anche in Emilia, nel modenese, chiudono le fabbriche di ceramiche perché pagano un costo esagerato per il gas rispetto a quello di altri Paesi concorrenti. Anche a Finale Emilia c'è un'azienda di ceramiche con 250 dipendenti che ha difficoltà a pagare il costo dell'energia, e questo vuol dire meno soldi per la sanità e per l'assistenza e più precariato. Altro che oscurantismo: stiamo parlando di Stato, Parlamento, Ministeri e di una Commissione VIA, dove ci sono i maggiori scienziati nazionali, che dopo due anni di studio riferisce alla società, che invano cerca tre chilometri sottoterra in acquifero cose che il Sottosegretario ha definito indispensabili per l'Italia, in quanto questi stoccaggi giocano un ruolo strategico. Egli ha detto che in Europa sono stati fatti dappertutto e rappresentano circa un quarto del totale dello stoccaggio del gas. Altro che oscurantismo!

A un'azienda che vuole investire, oltretutto dall'estero, 360 milioni di euro, si dice che deve spendere altri 20 milioni di euro per fare due anni di ricerche alla fine delle quali si stabilirà se ci sono condizioni di sicurezza assolute rispetto a questo grande vantaggio economico, altrimenti bisogna dire di no. In tutto il mondo appariremo come il Paese in cui (altro che distruzione dell'unità nazionale!), davanti a grandi scelte strategiche, gli enti locali o la Regione dicono di no perfino alla ricerca scientifica. Volete poi che qualcuno venga a investire in Italia? Il Sottosegretario ha detto che è dal 2002 che quell'azienda tenta di investire. Siamo nel 2012: ci sono stati dieci anni di attesa. Per fortuna hanno la costanza di voler investire delle risorse che, oltretutto, possono servire per conoscere anche il nostro sottosuolo. Con due anni di ricerche e 20 milioni di investimento avremo una conoscenza più precisa e scientifica della nostra realtà e, comunque, sarà un investimento positivo per chi crede nella scienza e non negli stregoni. Chi ha detto che i cittadini sono contrari? È come in Val di Susa: chi ha detto che i «No TAV» rappresentano tutti i cittadini della Val di Susa o la maggioranza dei cittadini italiani? Solo chi fa confusione o protesta o usa violenza è visibile. A Rivara, dove si vuole costruire questo deposito di gas, il Comitato della sagra di Rivara, che aveva accettato la pubblicità di quella società, in un comunicato pubblico ha scritto che è stato costretto a rinunciare a questo contributo a causa di intimidazioni. È stato scritto nero su bianco.

Modena non è Corleone: non siamo in Sicilia, ma in Emilia-Romagna. Cosa vuol dire che il Comitato della sagra di Rivaraè stato intimidito? Da chi? Anch'io ho assistito a manifestazioni di minoranze tanto rumorose quanto caratterizzate da argomenti inconsistenti. La poderosa documentazione della Commissione di valutazione di impatto ambientale è scritta da tecnici, non da stregoni. Si dice che c'è stato il terremoto all'Aquila e lo tsunami in Giappone: sono questi gli argomenti usati. Stiamo parlando di stoccaggi a tre chilometri sottoterra in acquifero, cose fatte in tutta Europa. Gli argomenti usati sono quelli tipici del terrorismo psicologico, per andare a raccogliere 20 voti qui, 30 voti là da parte di qualche partito che pensa di ottenere qualche consenso in più cavalcando queste paure. Il costo qual è? È il declino economico del nostro Paese: no al nucleare, no allo stoccaggio del gas; ma le aziende come possono funzionare? Non a caso decine di aziende hanno firmato un protocollo, a cominciare da quelle delle ceramiche (e la Confindustria è favorevole). Le aziende locali hanno firmato chiedendo che si proceda perché non riescono più a sopportare il prezzo dell'energia e sono costrette a licenziare. Sono drammi per le famiglie.

Ringrazio quindi il Sottosegretario perché ha detto delle parole molto chiare e anche di buon senso su questa situazione.

*BASTICO (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BASTICO (PD). Signora Presidente, ringrazio il Sottosegretario e mi dichiaro per nulla soddisfatta della sua risposta. Innanzitutto credo che dobbiamo ragionare nuovamente sull'entità dell'intervento del quale parliamo: 3.200 milioni di metri cubi di gas, 120 chilometri quadrati interessati. È un'opera di immani proporzioni, unica in Italia; se ne parla dal 2002 ed evidentemente nessuna delle procedure che si sono attivate ha mai dato un risultato abbastanza chiaro, tale da far esprimere la Commissione di valutazione di impatto ambientale, che per due volte ha detto che mancavano elementi sufficienti per una propria valutazione. Su un'opera di questa entità credo che non possiamo avere il minimo dubbio, e quindi debbono esserci risposte dal punto di vista tecnico-scientifico assolutamente chiare e inequivocabili.

Qui non si tratta di crisi economica, vorrei dirlo al senatore Giovanardi; nella precedente legislatura, lui stesso aveva presentato un'interrogazione piena di dubbi e preoccupazioni per la sicurezza di quell'opera; dubbi e preoccupazioni oggi completamente spariti, non si sa in base a quali elementi. Anzi, gli unici elementi aggiuntivi sono stati il parere negativo espresso dalla Regione Emilia-Romagna (parere che sappiamo indispensabile per ottenere l'autorizzazione).

Le richieste che allora facevamo al Governo, in interrogazioni che si sono ripetute (una di queste, la mia, è del 2008, poi le abbiamo ripresentate nel 2009 e oggi), erano volte non solo a valutare le procedure attivate, ma ad un pronunciamento di carattere politico-istituzionale, ovviamente basato su valutazioni di carattere tecnico-scientifico. La richiesta che facevamo è volta a capire qual è la posizione del Governo; non basta prevedere un altro pezzetto di procedura, al termine della quale sappiamo che comunque l'elemento dell'intesa con la Regione sarebbe indispensabile.

Voglio ancora dire che nessuno vuole fermare l'utilizzo del gas naturale, che a nostro avviso è una fonte energetica assolutamente fondamentale. La Regione Emilia- Romagna ha messo a disposizione diversi siti (cinque o sei), che andranno valutati uno per uno, e che sono quelli ove la produzione di gas naturale si è esaurita; chiediamo di prendere innanzi tutto a riferimento quelli. Non c'è nessuno che non vuole contribuire a garantire la disponibilità dell'energia per il nostro Paese, non è questo il punto; riteniamo però che su quest'opera vi sia un particolare accanimento, e uso questo termine proprio perché si continua nelle procedure, pur essendosi registrata un'assenza di elementi tecnico-scientifici tali da garantirne la sicurezza.

Credo che debba essere chiaro in quest'Aula parlamentare che gli elementi della crisi economica ci preoccupano tutti e che per noi il tema dell'occupazione costituisce una priorità, ma non si baratta la sicurezza con un qualche investimento o una qualche occupazione aggiuntiva, quando questi non diano garanzie rispetto alla tutela dell'ambiente e soprattutto della salute dei cittadini.

Quindi, rinnoviamo a lei una richiesta che non riguarda la ricostruzione di una procedura, per la quale la ringraziamo, ma che già conosciamo; peraltro, sono sorti anche dei dubbi di illegittimità in merito all'ultimo pronunciamento del Ministero dell'ambiente per l'autorizzazione, con una divaricazione tra l'intervento di carattere reale e l'autorizzazione ad una valutazione solo di carattere tecnico-economico.

Comunque, a prescindere da questi aspetti, noi chiediamo a lei, in quanto rappresentante del Governo, un pronunciamento di carattere complessivo su un'opera di questo tipo, il cui iter dura dal 2002. Le chiediamo pertanto di rassicurare non chissà quale comitato, ma i cittadini, gli enti locali, quindi l'insieme delle amministrazioni comunali, provinciale e regionale affinché sia posta la parola fine a questo procedimento che, a nostro avviso e ad avviso anche di coloro che si sono pronunciati fino ad ora, non dà le indispensabili garanzie di sicurezza.

PRESIDENTE. Segue l'interrogazione 3-02719 sui diritti SIAE nell'ambito di manifestazioni di beneficenza.

Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere a tale interrogazione.

CECCHI, sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali. Signora Presidente, mi riferisco all'interrogazione del senatore Divina volta ad avere chiarimenti in merito all'applicazione della normativa in materia di pagamento dei diritti d'autore.

L'avvenimento riferito dal senatore riguarda la asserita indebita richiesta, da parte della SIAE, del pagamento dei diritti d'autore per l'avvenuta riproduzione di brani musicali, in occasione di una festa paesana, senza scopo di lucro, svoltasi ad Isera, in Trentino. Da notizie assunte presso la stessa SIAE, risulta che l'episodio narrato dal senatore in ordine alla manifestazione tenutasi ad Isera, in occasione dell'ultimo carnevale, si sia svolto in modo diverso. Nel corso della manifestazione, la diffusione di musiche tutelate dalla SIAE non è avvenuta in un luogo chiuso, ma all'esterno, a pubblico beneficio dei 4.000 presenti all'evento. Come in tutte le manifestazioni di questo genere, occorre fornirsi dei prescritti permessi di diffusione di opere tutelate, perché la finalità benefica, se accertata - e questo avviene proprio in sede di rilascio del permesso - dà luogo a significative riduzioni dei pagamenti.

Il responsabile della manifestazione ha prima contattato l'ufficio SIAE di zona, poi, avendo avuto informazioni in merito alla necessità di dover corrispondere un quantum per i diritti d'autore, anziché procedere nella definizione della pratica, ha rinunciato alla richiesta di permesso, dichiarando che non sarebbero stati diffusi brani musicali. La SIAE, come prassi consolidata in episodi analoghi, ha proceduto ad un accertamento, che ha rivelato invece proprio la diffusione di opere tutelate. Nel corso dell'accertamento, peraltro, l'incaricato SIAE è stato fatto oggetto di intimidazioni e di percosse e tali elementi sono al vaglio degli uffici SIAE per l'eventuale seguito in sede giudiziaria.

È da precisare, infine, che l'importo pagato spontaneamente dall'organizzatore, ma successivamente e solo a seguito dell'accertamento SIAE, è in gran parte costituito da penali, conseguenti proprio al comportamento tenuto in precedenza.

Vorrei ribadire, in questa sede, che i diritti d'autore sono diritti di lavoratori e, in quanto tali, non vanno ignorati.

DIVINA (LNP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DIVINA (LNP). Signora Presidente, signor Sottosegretario, la versione dei fatti a mia conoscenza è un po' diversa da quella da lei riportata.

Ho un po' di pudore a parlare di questo argomento dopo che l'Aula ha affrontato tematiche, come quelle precedenti, di grande interesse strategico per il Paese. In questo caso, infatti, parliamo di poco meno di 1.000 euro (circa 950). È dai piccoli fatti però che si capisce che le cose non vanno bene e che da qualche parte bisogna pur cominciare a raddrizzare la rotta.

Per quanto ne sa il sottoscritto, da ben 57 anni si svolge la famosa «maccheronata di Carnevale», un evento culturale e tradizionale locale con un comitato spontaneo, che devolve l'incasso della giornata di beneficenza - tutti i cittadini lo sanno - ad una cooperativa che ospita disabili.

Ho letto anch'io la risposta che ha dato la SIAE, con la quale ha giustificato il proprio intervento, cioè che si trattava di manifestazione molto partecipata, essendo presenti circa 4.000 persone. Non so esattamente quanti abitanti complessivamente ci sono a Isera (devo dirle in tutta onestà che potrei sbagliare, perché non mi ero preparato sull'argomento), però direi tra i 2.000 e i 3.000 in tutto il Comune, compresi neonati, anziani e ricoverati nella famosa casa di cura. Non penso che quel pomeriggio tutti - bambini, neonati e puerpere, senza contare che qualcuno sarà anche andato a lavorare nei campi, visto che è un territorio agricolo - siano stati presenti in quella piazza, che probabilmente non può neanche contenere quel numero di persone.

Comunque, a parte quanto sostengo io, le leggo quanto riportato dall'occhiello di un articolo pubblicato da un giornale locale: «L'apparecchio era stato portato da casa da due volontari per seguire le cronache sportive, però il funzionario è stato inflessibile: per tenere accesa una radio in pubblico occorre pagare».

Mi sono preoccupato allora di verificare come possano accadere queste cose. La normativa sul diritto d'autore, che risale al 1941 (è la legge n. 633 di quell'anno), prevede tali ipotesi. L'articolo 15, infatti, stabilisce che non è considerata pubblica esecuzione la rappresentazione o la recitazione di opere entro la cerchia domestica, un convitto, scuole o ricoveri, purché effettuata non a scopo di lucro. È chiaro che all'epoca si individuò solo un certo numero di ambiti, anche male definiti, se vogliamo. Infatti, se ascoltiamo la musica o la radio in casa, entro la cerchia familiare, ogni volta che invitiamo qualcuno che non è un familiare rischiamo di violare una norma della SIAE.

L'articolo 71 prevede che sia esente dai diritti SIAE l'esecuzione dei brani da parte di bande e fanfare, perché ovviamente è un'attività priva di fini di lucro. Gli stessi cantanti, quando si esibiscono per attività benefiche, decidono spesso di rinunciare al cachet, al loro compenso. Cito inoltre l'articolo 16-bis, ove si stabilisce che, nel caso che i segnali siano trasmessi da radio, i diritti debbano essere esercitati per legge nei confronti del soggetto che gestisce la stazione, non del cittadino che ascolta. Faccio un esempio: se un migliaio di cittadini in una piazza avessero tutti le cuffie ed ascoltassero insieme la cronaca di una partita, nessuno obietterebbe nulla, ma se tutti togliessero le cuffie e uno di loro alzasse il volume della stessa radiocronaca, allora quell'attività sarebbe soggetta alla normativa SIAE. Con ciò intendo dire che ci muoviamo in un vero e proprio marasma normativo. Capisco anche il funzionario SIAE, che in quella situazione ha applicato la norma che è solito applicare.

Se vogliamo favorire le attività benefiche e di volontariato, finalizzate a scopi umanitari, raccolta di collette e così via, per fare qualcosa di buono, perché deprimerle in questa maniera? Non credete che, quando non esiste assolutamente alcuno scopo di lucro, si debba cercare di non scoraggiare le attività benefiche e quindi si debba ritoccare la normativa SIAE per conciliare queste attività?

Tra l'altro, sarebbe interessante sapere quanto - dell'introito complessivo della SIAE - effettivamente viene destinato agli autori, ai lavoratori e agli artisti. Abbiamo infatti la preoccupazione che del totale solo una parte marginale vada nella direzione stabilita dalla legge del tempo.

PRESIDENTE. Lo svolgimento dell'interpellanza e delle interrogazioni all'ordine del giorno è così esaurito.

Mozioni, interpellanze e interrogazioni, annunzio

PRESIDENTE. Le mozioni, interpellanze e interrogazioni pervenute alla Presidenza saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ordine del giorno
per la seduta di martedì 27 marzo 2012

PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica martedì 27 marzo, alle ore 16,30, con il seguente ordine del giorno:

(Vedi ordine del giorno)

La seduta è tolta (ore 17,11).