il quotidiano "Il Mattino" nell'edizione del 15 marzo 2012 riporta un articolo dal titolo "Topi e amianto, chiude la biblioteca di Pompei" nel quale è evidenziata la notizia che la ASL competente per territorio nei giorni scorsi, a seguito di un sopralluogo, ha chiuso i locali della biblioteca;
essa era ubicata nei sotterranei degli uffici-container già oggetto di un'indagine della Procura di Torre Annunziata per la presenza di amianto ed è stata considerata fatiscente dagli ispettori sanitari e in violazione di tutte le normative in materia di sicurezza sul lavoro;
inoltre non sarebbero presenti vie di fuga; sarebbe assente l'impianto antincendio; la luminosità sarebbe scarsissima: per queste ragioni sarebbe stata comminata una sanzione di 6.000 euro alla dirigente della Soprintendenza;
nei mesi scorsi all'interno di uno dei container, adibito a "biblioteca", si è sviluppato un pericolosissimo incendio con il conseguente intervento dei Vigili del fuoco e dei Carabinieri e anche in quell'occasione le organizzazioni sindacali denunciarono la gravità e la pericolosità della situazione;
nelle scorse settimane sempre il quotidiano "Il Mattino" ha riportato la notizia secondo la quale, a seguito della denuncia da parte della Cisl e di altre organizzazioni sindacali di una serie di decessi causati da tumore per amianto avvenuti tra il personale della Soprintendenza archeologica di Napoli e Pompei collocato presso gli "uffici" di Pompei, si sarebbe svolto un incontro a Roma con il Segretario generale del Ministero per i beni e le attività culturali, dottoressa Antonella Pasqua Recchia;
al termine di detto incontro il Segretario generale avrebbe garantito che sarebbero state date immediate e perentorie disposizioni alla Soprintendente di Napoli e Pompei affinché fosse finalmente affrontata e risolta detta questione così delicata per la tutela della salute dei lavoratori della Soprintendenza e fossero instaurate corrette relazioni sindacali;
considerato che:
gli "uffici" sono, in realtà, ubicati all'interno di una serie di container installati a seguito del terremoto del 1980 ed è stato accertato che essi (fabbricati negli anni '70) contengono, come materiale di coibentazione, pannelli di amianto che con il trascorrere del tempo si deteriorano rilasciando nell'aria una quantità di fibre che, se accumulate nelle vie respiratorie e in particolare nei bronchi e nei polmoni, possono generare diverse forme di tumori (in particolare il mesotelioma), come purtroppo è ormai è noto anche a seguito della recente sentenza di condanna della Eternit avvenuta nel mese febbraio 2012 a Torino;
i container furono installati provvisoriamente a seguito del sisma dell'Irpinia del 1980 e con la promessa da parte della Soprintendenza di provvedere alla realizzazione di un'idonea sede per i lavoratori attraverso la ristrutturazione di una serie di edifici demaniali presenti nel compendio dell'area archeologica, ma pur essendo trascorsi oltre 30 anni nulla di tutto questo è stato fatto;
invece di affrontare e risolvere definitivamente il problema dei container (del quale evidentemente sono noti i rischi per la tutela della salute dei lavoratori), nel 2008, l'allora soprintendente Pietro Giovanni Guzzo emanò un bando per la ricerca di un esperto cui affidare (come si legge ancora sul sito web della Soprintendenza) l'incarico di responsabile della gestione del rischio amianto e per la redazione dei protocolli operativi generali per le attività di custodia, manutenzione, valutazione dello stato di conservazione e bonifica dei materiali contenenti amianto; il compenso per tale incarico era stato determinato in oltre 23.000 euro all'anno. In ogni caso non è nota la conclusione di tale bando né risulta esservi attualmente, presso la Soprintendenza, un esperto incaricato del rischio amianto;
purtroppo numerosi risultano essere stati nel corso di questi anni i sopralluoghi della competente ASL che hanno accertato e verbalizzato l'insalubrità e l'inadeguatezza di tali container come luogo di lavoro e si sono anche verificati una serie di decessi, denunciati dalle organizzazioni sindacali e sui quali la Procura di Torre Annunziata ha deciso di aprire un'indagine che risulta essere in corso;
preso atto che:
solo nel corso della gestione commissariale è stato possibile completare la ristrutturazione di un edificio demaniale denominato casa "San Paolino", con un investimento di 611.315,08 euro che ha consentito la realizzazione di circa 50 postazioni di lavoro e comprendente un sistema automatico di rilevazione delle presenze, la stanza per il Soprintendente, una sala riunioni, la recinzione del compendio (che si trova a ridosso della via principale della moderna città) la postazione per la vigilanza e un'area di parcheggio;
detti uffici, pronti da marzo 2010, sono completamente arredati e dotati di adeguate reti tecnologiche compreso un sistema di videoconferenza realizzato per garantire anche un collegamento immediato con il Soprintendente che molto spesso si trova nella sede di Napoli;
il Soprintendente dell'epoca, la dottoressa Mariarosaria Salvatore, nel mese di giugno 2010, incaricò l'Ufficio tecnico di predisporre e organizzare il trasferimento di una quota di personale e a seguito della proposta ricevuta emanò diverse disposizioni finalizzate al trasferimento dell'ufficio del Soprintendente, dello stesso Ufficio tecnico e dello staff degli archeologi, compreso il Direttore degli scavi, presso la nuova sede di servizio della casa demaniale di San Paolino;
l'attuazione di questo ordine di servizio, ormai improcrastinabile, migliorerebbe enormemente la qualità e la salubrità delle condizioni lavorative per almeno la metà dei dipendenti della Soprintendenza assegnati alla sede di Pompei, mentre gli altri dipendenti, in attesa di completare il restauro dei limitrofi edifici demaniali di Porta Stabia (che potrebbero ospitare la quota rimanente) potrebbero trovare collocazione temporanea o presso le altri sedi della Soprintendenza (in particolare ad Ercolano o Boscoreale) ovvero, in alternativa, potrebbero essere allestite delle postazioni di lavoro in un ambiente open space presso l'edificio dell'auditorium dove già sono presenti alcuni uffici della stessa Soprintendenza;
nei giorni scorsi la Soprintendente, dopo giorni di indecisione e stante il rifiuto di alcuni nuovi assunti di prendere servizio presso i container, parrebbe aver deciso di collocare i nuovi archeologi e amministrativi presso la sede di San Paolino;
preso atto, inoltre, che:
per la sistemazione della biblioteca, che rappresenta un vero tesoro di volumi di pregio e di straordinario valore storico (compresi i diari di scavo di Matteo della Corte e di Amedeo Maiuri nonché i testi originali degli studi di Plinio il Giovane) la fondazione "Città della scienza" in associazione con "l'Erma" di Bretschneider, titolare della convenzione sottoscritta con il commissario per la gestione dell'ex antiquarium, avevano proposto la realizzazione di un centro per la diffusione della cultura di Pompei, aperto gratuitamente ai visitatori, che ospitasse tutti i volumi relativi alla storia e alle ricerche sugli scavi di Pompei;
dopo due anni di estenuanti dialoghi e richieste di modifica dell'originale convenzione, sottoscritta nell'aprile 2010 dal commissario, in realtà l'ex antiquarium, il cui restauro e allestimento è stato completato ormai da circa 15 mesi, continua a rimanere chiuso e sembra che la Soprintendente abbia rifiutato quella parte dell'offerta relativa proprio alla realizzazione di un centro per la diffusione della cultura pompeiana, adducendo la motivazione che tale iniziativa sarebbe in contrasto con gli interessi economici del gestore dei servizi di bookshop;
in realtà, da quello che si apprende le ultime offerte avanzate dalla fondazione IDIS - Città della scienza in associazione con L'Erma non prevedevano assolutamente attività di natura commerciale e di vendita;
inoltre si apprende, da alcuni quotidiani che nella giornata del 20 marzo 2012 nell'area archeologica si sono verificati altri distacchi di intonaci affrescati (oltre a quelli già avvenuti in precedenza) presso la domus della Venere in conchiglia nonché il crollo di una grata in legno e muratura (di origine moderna) nel giardino della domus di Loreio Tiburtino (già chiusa al pubblico per il crollo di uno dei pilastri del pergolato avvenuto il 22 dicembre 2011),
si chiede di sapere:
come si intenda intervenire al fine tutelare la salute dei lavoratori della Soprintendenza di Pompei "ospitati" nei container, adibiti ad uffici, giudicati fatiscenti, privi delle più elementari garanzie per la sicurezza e con la presenza di amianto;
se non si ritenga di dover immediatamente intervenire al fine di realizzare un piano razionale di riallocazione del personale esposto a tali gravissimi rischi considerando che il datore di lavoro "naturale" di questi dipendenti, cioè la Soprintendente di Napoli e Pompei, finora non ha provveduto nonostante le ripetute denunce delle organizzazioni sindacali, i verbali e le sanzioni della ASL e l'inchiesta della Procura di Torre Annunziata;
se non si ritenga necessario ricollocare, in tempi brevissimi, il compendio di straordinario valore scientifico rappresentato dalla biblioteca in locali idonei, salubri e accessibili al pubblico e agli studiosi secondo la proposta avanzata dalla fondazione IDIS - Città della scienza e dall'Erma di Bretschneider essendo i locali già disponibili presso l'ex antiquarium;
se non si ritenga di intervenire affinché il complesso dell'ex antiquarium, il cui restauro è ormai stato completato da oltre 15 mesi, sia aperto finalmente al pubblico;
se si ritenga di verificare le iniziative intraprese dall'attuale Soprintendente negli ultimi due mesi per garantire l'immediato restauro e la messa in sicurezza delle due domus che erano già state oggetto di distacchi, crolli e danneggiamenti;
se risultino i motivi per cui la Soprintendente non ha utilizzato gli ingenti fondi ordinari disponibili sulla contabilità speciale della Soprintendenza (valutati anche dalle organizzazioni sindacali in oltre 60 milioni di euro) utilizzando le cosiddette procedure, previste dal codice dei beni culturali e del paesaggio in queste situazioni di crollo e danneggiamento del patrimonio, di intervento di "somma urgenza";
se si ritenga, alla luce degli ennesimi episodi illustrati e "svelati" dalla stampa, di procedere all'istituzione di una Soprintendenza dedicata esclusivamente a Pompei e ai siti vesuviani e di porre al suo vertice una personalità di indubbie capacità scientifiche e manageriali in grado di pianificare e realizzare tutti gli interventi necessari a garantire la tutela e il rilancio di uno dei siti archeologici più importanti del mondo.
(3-02747)