la filiera ittica sta attraversando una crisi di portata epocale, con gravi ripercussioni socio-economiche ed occupazionali, a fronte di un inesorabile peggioramento di tutti gli indici macroeconomici, che nell'ultimo decennio hanno registrato il crollo verticale delle catture (con una diminuzione del -48,84 per cento), del personale imbarcato (con una diminuzione del -38,26 per cento), della fotta (con una diminuzione del -28,1 per cento) e dei ricavi (con una diminuzione del -31 per cento) con una crisi di redditività che ha raggiunto dimensioni straordinarie, come il parallelo deficit della bilancia commerciale ittica nazionale;
la situazione degli stock ittici, seppur in forma differenziata nei diversi bacini, mostra evidenti segni di sofferenza, che richiedono attente politiche di gestione nel perseguimento degli obiettivi di sostenibilità ambientale, sociale ed economica della pesca;
su ciò si innesta una drastica riduzione degli stanziamenti nazionali destinati alla programmazione di settore che dal 2000 al 2010 hanno subito una contrazione pari al 77 per cento, passando da 27 milioni a circa 6 milioni;
le prospettive che si aprono per il futuro del settore sono ulteriormente preoccupanti soprattutto alla luce della proposta di riforma della politica comune europea della pesca, destinata ad entrare in vigore nel 2014, con la previsione di una serie di interventi, dall'abolizione di qualsiasi aiuto alle demolizioni all'introduzione delle concessioni di pesca trasferibili, fino al totale divieto dei rigetti, che preannunciano conseguenze ancora una volta devastanti per la pesca mediterranea, in quanto difficilmente gestibili perché avulse dalle specificità e peculiarità del bacino;
il settore è al centro di un gravoso processo di adeguamento alla profonda evoluzione dei diversi assetti normativi disposti a livello comunitario (regolamento sulla pesca mediterranea, regolamento IUU, regolamento controlli, legislazione alimentare e igienico-sanitaria del cosiddetto pacchetto igiene) che, pur nella fondatezza degli obiettivi, hanno profondamente modificato gli scenari di riferimento, senza tener conto delle proposte avanzate dalle rappresentanze nazionali e comunitarie (Copa-Cogeca, Europêche, RAC MED), creando appesantimenti non solo burocratici, ma anche di natura strutturale e sociale;
si registra un progressivo aumento dei costi di produzione. In particolare, il prezzo del gasolio, che per lo strascico arriva ad incidere fino al 60 per cento sui costi di produzione, ha raggiunto quotazioni insostenibili per le imprese;
il prezzo al consumo dei prodotti ittici si è ridotto del 3 per cento a fronte di una stabilità dei prezzi di vendita che perdura da oltre un decennio; la riduzione del potere d'acquisto sta determinando scelte d'acquisto meno premianti per il prodotto nazionale e per la qualità;
pur essendo state approvate all'unanimità dalla XIII Commissione permanente (Agricoltura) della Camera dei deputati 5 risoluzioni bipartisan che, riconoscendo il momento emergenziale, impegnano il Governo a fronteggiare la crisi in atto nella filiera ittica, le stesse non hanno trovato alcun riscontro normativo,
si chiede di sapere
se non si ritenga opportuno intervenire con urgenza adottando ogni utile iniziativa atta a tamponare e risolvere una crisi senza precedenti per un settore di vitale importanza per l'economia di molte regioni del Paese e in particolare del Sud, anche attraverso un serrato confronto con le associazioni nazionali di settore e attraverso una programmazione di azioni ed interventi concreti a valere per i prossimi anni.
(4-07155)