SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVI LEGISLATURA ------
698a SEDUTA PUBBLICA
RESOCONTO
SOMMARIO E STENOGRAFICO
GIOVEDÌ 22 MARZO 2012
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Presidenza della vice presidente MAURO
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N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Coesione Nazionale (Grande Sud-Sì Sindaci-Popolari d'Italia Domani-Il Buongoverno-Fare Italia): CN:GS-SI-PID-IB-FI; Italia dei Valori: IdV; Il Popolo della Libertà: PdL; Lega Nord Padania: LNP; Partito Democratico: PD; Per il Terzo Polo (ApI-FLI): Per il Terzo Polo:ApI-FLI; Unione di Centro, SVP e Autonomie (Union Valdôtaine, MAIE, Verso Nord, Movimento Repubblicani Europei, Partito Liberale Italiano, Partito Socialista Italiano): UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI; Misto: Misto; Misto-MPA-Movimento per le Autonomie-Alleati per il Sud: Misto-MPA-AS; Misto-Partecipazione Democratica: Misto-ParDem; Misto-Partito Repubblicano Italiano: Misto-P.R.I..
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RESOCONTO SOMMARIO
Presidenza della vice presidente MAURO
La seduta inizia alle ore 16,01.
Il Senato approva il processo verbale della seduta pomeridiana del giorno precedente.
Le comunicazioni rese dalla Presidenza nel corso della seduta sono riportate nel Resoconto stenografico.
Svolgimento di interpellanze e di interrogazioni
PRESIDENTE. Sarà svolta per prima l'interpellanza 2-00400 sulla crisi di una società editrice del Lazio.
GRAMAZIO (PdL). Chiede se il Governo abbia intenzione di attivarsi perché la Nuova Editoriale Oggi S.r.l., società cui fanno capo tre importanti testate laziali, nei confronti della quale è stata richiesta un'istanza di fallimento per il mancato versamento di contributi all'Istituto nazionale previdenza dei giornalisti italiani, ottenga di poter accedere alla rateizzazione del debito accumulato. Tale dilazione consentirebbe di evitare ricadute sui 250 lavoratori operanti nell'ambito di tale società.
GUERRA, sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali. La procedura fallimentare è stata richiesta dall'INPGI nella necessità di recuperare il credito maturato e le modalità per la rateizzazione dei contributi non versati sono fissate da una delibera dello stesso Istituto. Non è ancora nota ad oggi la decisione assunta dal Tribunale civile di Roma riguardo all'istanza di fallimento relativa alla Nuova Editoriale Oggi. Il Ministero del lavoro ha attivato gli strumenti a sua disposizione, anche attraverso gli ammortizzatori sociali, a tutela del personale delle testate interessate dalla vicenda.
GRAMAZIO (PdL). Si dichiara parzialmente soddisfatto della risposta del Governo, che invita ad attivare un tavolo tecnico aperto ai sindacati dei giornalisti e delle maestranze per studiare una strategia volta ad evitare il fallimento della Nuova Editoriale Oggi S.r.l., anche coinvolgendo soggetti privati che già si sono dimostrati disponibili ad acquistare quote della società e ad assumere le connesse responsabilità gestionali.
PRESIDENTE. Passa allo svolgimento dell'interrogazione 3-02404 su un concorso bandito dall'Istituto per il commercio con l'estero.
VARI, sottosegretario di Stato per lo sviluppo economico. Il 6 luglio 2011 il decreto-legge n. 98 ha soppresso con effetto immediato l'Istituto per il commercio con l'estero e trasferito le sue funzioni e risorse umane, finanziarie e strumentali, nonché rapporti giuridici attivi e passivi al Ministero dello sviluppo economico e all'Agenzia per la promozione all'estero e l'internazionalizzazione delle imprese italiane. Dei 112 candidati dichiarati nel 2010 vincitori del concorso pubblico bandito dall'Istituto a 107 posti per l'area funzionale C1 e a 5 posti di architetto, sono stati assunti i primi quattro, mentre per altre 12 unità il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri recante l'autorizzazione all'assunzione è giunto solo all'indomani della soppressione dell'Istituto. La procedura è ancora sospesa in attesa del parere da parte dell'Avvocatura di Stato e della Ragioneria generale. Il Ministero è attivato per valutare la possibilità di dar seguito alle aspettative dei vincitori del concorso. Il decreto-legge 29 dicembre 2011, n. 216, ha prorogato al 31 dicembre 2012 il termine ultimo per procedere all'assunzione di personale a tempo indeterminato, sulla base delle cessazioni avvenute nell'anno 2010.
NEROZZI (PD). La graduatoria relativa al concorso bandito dall'ICE si riferisce a vincitori definitivi, dotati delle professionalità di cui l'Istituto aveva bisogno all'epoca del bando e che certamente saranno utili anche all'Agenzia per l'internazionalizzazione delle imprese italiane istituita in suo luogo presso il Ministero, in cui sono confluite le funzioni dell'Istituto. È auspicabile che stante tale graduatoria e dopo aver creato aspettative in quei giovani, non vengano indetti, con inutile dispendio di denaro, nuovi concorsi e non si decida di ricorrere a forme di collaborazione esterna.
PRESIDENTE. Passa all'interrogazione 3-02448 sul Consorzio agroalimentare del Basso Ferrarese.
VARI, sottosegretario di Stato per lo sviluppo economico. Il contratto di programma richiamato riguarda molteplici attività ed imprese. Una parte consistente dell'importo erogato è stata corrisposta nell'anno 2011, mentre i ritardi sono dovuti alla soluzione di problematiche derivate dall'assenza del direttore generale per l'incentivazione delle attività imprenditoriali, risolta nella seconda parte del 2011. Recentemente, un'accelerazione ha consentito di erogare i contributi richiesti dalle imprese consorziate aderenti al contratto in esame, incluse le società consortili. Non risultano ulteriori stati di avanzamento suscettibili di dar luogo ad altre erogazioni per le imprese operanti nel contratto, con l'eccezione di una società per la quale è pervenuto il verbale di accertamento della spesa.
BERTUZZI (PD). La risposta è soddisfacente perché ha fornito un quadro complessivo del contratto di programma. Trattandosi di importi molto significativi, in assenza di tali erogazioni diverse aziende non riuscivano a continuare i loro investimenti. Le poche risorse pubbliche disponibili andrebbero impiegate per incentivare gli investimenti privati. Occorre snellire le procedure burocratiche, perché non è possibile che contratti posti in essere ricevano i primi pagamenti dopo due anni dal loro avvio. E' molto complicato spiegare alle aziende che il ritardo nei pagamenti è dovuto al venir meno di un dirigente amministrativo.
PRESIDENTE. Passa alle interrogazioni 3-00764, 3-02700, 3-02740 (già 4-06942) e 3-02746 (già 4-00068) sulla realizzazione di un impianto di stoccaggio di gas a Rivara, in provincia di Modena.
FANELLI, sottosegretario di Stato per l'ambiente e la tutela del territorio e del mare. Il progetto di stoccaggio in acquifero profondo di Rivara è il primo in Italia, perché finora il gas è stato stoccato in giacimenti esauriti; tuttavia, la normativa prevede che tale attività possa essere svolta anche in unità geologiche profonde. L'istanza relativa al progetto è stata valutata positivamente dalla commissione tecnica di verifica dell'impatto ambientale, con prescrizioni limitatamente alle sole operazioni previste per la fase di accertamento sulla fattibilità dei programmi di stoccaggio. Tale pronuncia è obbligatoria e propedeutica al rilascio dell'autorizzazione alla realizzazione dell'intervento; l'istruttoria per il rilascio dell'autorizzazione potrà essere completata solo a seguito dell'intesa da parte della regione Emilia Romagna.
BARBOLINI (PD). La risposta non è soddisfacente, perché nella ricostruzione offerta manca il riferimento al fatto che per due volte la commissione di verifica d'impatto ambientale si è detta impossibilitata ad esprimersi perché il percorso di realizzazione non appariva affidabile. L'autorizzazione è stata concessa sulla base delle nuove disposizioni, ma non considerando che erano state sollevate perplessità sulla fase dell'accertamento, rispetto alla quale si riscontra una certa ambiguità. La Regione Emilia Romagna ritiene che esistano e siano utilizzabili siti naturali esauriti e che pertanto non sia necessario ricorrere a bacini acquiferi. Piuttosto che dar seguito a una sperimentazione che potrebbe non portare risultati, auspica un ripensamento del Governo.
GIOVANARDI (PdL). Si dichiara soddisfatto della risposta del Governo. In un periodo di crisi le aziende chiudono anche perché il costo dell'energia è troppo elevato. La visione oscurantista che si oppone al progetto di stoccaggio sotterraneo di gas naturale blocca la ricerca, scoraggia gli investimenti, favorisce il declino.
BASTICO (PD). Si dichiara insoddisfatta della risposta che si è limitata a ricostruire la procedura senza chiarire la posizione politica del Governo. La crisi economica, la necessità di attirare investimenti, la salvaguardia dell'occupazione non possono giustificare la realizzazione di un progetto di proporzioni inedite che non offre sufficienti garanzie sotto il profilo della sicurezza, della tutela ambientale e della salute dei cittadini.
PRESIDENTE. Segue l'interrogazione 3-02719 sui diritti SIAE nell'ambito di manifestazioni di beneficenza.
CECCHI, sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali. Diversamente da quanto riportato nell'interrogazione, nel corso di una manifestazione recentemente tenutasi ad Isera, sono state diffuse in luogo pubblico musiche tutelate dalla SIAE senza che gli organizzatori si fossero dotati dei prescritti permessi: peraltro la finalità benefica, se accertata, dà luogo a significative riduzioni dei pagamenti. L'incaricato dell'accertamento da parte della SIAE è stato fatto oggetto di intimidazioni e di percosse. I diritti di autore sono diritti del lavoro intellettuale e non possono essere ignorati.
DIVINA (LNP). La ricostruzione fornita dal Sottosegretario non corrisponde alle notizie in suo possesso. La normativa sul diritto d'autore risale al 1941: andrebbe modificata quanto meno per prevedere che i soggetti che operano per beneficienza e senza scopo di lucro siano esentati dal pagamento dei diritti alla SIAE.
PRESIDENTE.Dà annunzio degli atti di indirizzo e di sindacato ispettivo pervenuti alla Presidenza (v. Allegato B) e comunica l'ordine del giorno della seduta del 27 marzo.
La seduta termina alle ore 17,11.
Nel corso della seduta, la Presidenza ha salutato, a nome dell'Assemblea, una rappresentanza di studenti presente nelle tribune.
RESOCONTO STENOGRAFICO
Presidenza della vice presidente MAURO
PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore16,01).
Si dia lettura del processo verbale.
AMATI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del giorno precedente.
PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.
Comunicazioni della Presidenza
PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Svolgimento di interpellanze e di interrogazioni (ore 16,04)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di un'interpellanza e di interrogazioni.
Sarà svolta per prima l'interpellanza 2-00400 sulla crisi di una società editrice del Lazio.
Ha facoltà di parlare il senatore Gramazio per illustrare tale interpellanza.
GRAMAZIO (PdL). Signor Presidente, intervengo per illustrare l'interpellanza 2-00400 di cui sono primo firmatario insieme ad altri 15 colleghi. La Nuova Editoriale Oggi, che stampa tre quotidiani («Latina Oggi», «Ciociaria Oggi» e «Cassino Oggi»), ha una pendenza con l'Istituto nazionale previdenza dei giornalisti italiani (INPGI) per i contributi non versati e, quindi, il tribunale, su istanza dell'INPGI, chiede il fallimento dell'Editoriale.
La nostra interpellanza si appella alla responsabilità del signor Ministro, dato che sono 250 gli operatori, tra giornalisti, pubblicisti, tipografi e amministrativi, che lavorano presso questa struttura. La società ha chiesto ripetutamente di poter usufruire di una rateizzazione di 72 mesi presso l'INPGI, calcolando che questa potrebbe essere sostenuta dai contratti di solidarietà che sono stati già firmati e che sono in possesso della società editrice e delle cooperative che formano la società. Questi quotidiani regionali e provinciali sono, ormai da venti anni, la prima fonte di informazione per quanto riguarda la città e la provincia di Latina e la città e la provincia di Frosinone; il fallimento di questa società sarebbe un grave danno e porterebbe alla chiusura, solo perché l'INPGI in questo momento rifiuta la possibilità di una rateizzazione.
Io richiamo, insieme ai colleghi firmatari, l'attenzione dei rappresentanti del Governo sulla responsabilità di un atto del genere. In questo momento da parte del Governo è in discussione l'articolo 18, la ripresa del lavoro e tutte le iniziative connesse a questo quadro. Il Governo non deve dare nient'altro che il proprio assenso affinché la Nuova Editoriale Oggi possa ottenere questa rateizzazione, che permetterebbe a 250 unità lavorative di poter continuare a lavorare e ad operare nei territori di due Province importanti della nostra Regione.
Ricordo anche che questi giornali costituiscono un riferimento importante proprio per le attività culturali svolte, considerata l'importanza che rivestono. Non è un segreto per nessuno che «Latina Oggi» è il primo quotidiano venduto a Latina e che «Ciociaria Oggi» è il primo giornale venduto nella Provincia e nella città di Frosinone. Svolgono quindi un'attività di informazione sul territorio molto ampia e sono tra i quotidiani regionali e provinciali che vengono ripresi dalla stampa nazionale e nelle informative delle grandi televisioni quando si fa riferimento in modo particolare al territorio delle Province di Latina e Frosinone.
Ecco la ragione della nostra insistenza, che mi ha portato ad intervenire più volte nell'Aula del Senato per chiedere al Presidente una sollecitazione della risposta a tale interpellanza al fine di arrivare ad una soluzione.
Vorrei anche dire che, nei giorni passati, sono stati prolungati dal tribunale fallimentare al 30 marzo e al 30 aprile i termini per decidere, proprio su istanza dell'INPGI, in merito alla possibilità di una contrattazione con la società Nuova Editoriale Oggi; ciò potrebbe consentire, secondo noi, un tavolo di lavoro tra il Ministero del lavoro, l'INPGI e i rappresentanti della società editoriale al fine di trovare una soluzione che salvi l'informazione.
In questi giorni vi sono poi state una serie di iniziative da parte di altri grandi quotidiani a livello nazionale. Penso all'iniziativa dei giornalisti della cooperativa del quotidiano «Il Manifesto», che si trova nella stessa situazione nei confronti dell'INPGI; altre situazioni del genere possono poi verificarsi per altri quotidiani.
Quindi il nostro invito al Governo, e al Ministro del lavoro per la sua competenza, è che una volta terminata la contrattazione sull'articolo 18 si possa arrivare, disponendosi a quel punto del tempo necessario, ad un tavolo, che il Governo, tramite il Ministero, anche uno dei Sottosegretari, potrà organizzare e che sicuramente sarà vantaggioso.
Concludendo questo intervento, signora Presidente, mi permetta di esprimere ai rappresentanti del Governo la nostra piena solidarietà nei confronti del Ministro del lavoro per la brutta fotografia apparsa sui giornali in cui si vede un esponente politico (non voglio farne il nome, perché abbiamo letto tutti di chi si tratta), segretario di un partito non rappresentato in Parlamento, abbracciare una gentile - si fa dire - signora che indossa una maglietta recante una scritta di insulto nei riguardi del Ministro del lavoro. Esprimo piena solidarietà al Ministro del lavoro. Sono apparse in queste ore su alcune agenzie di stampa delle scuse dell'ex parlamentare Diliberto, che ha affermato che non sapeva della scritta sulla maglietta. Esiste però un resoconto fotografico nel quale si vede l'ex parlamentare Diliberto chiamare questa signora con la maglietta per farsi la fotografia e poterla così mandare ai giornali.
Esprimiamo quindi piena solidarietà al Ministro del lavoro.
Saluto ad una rappresentanza di studenti
PRESIDENTE. Prima di dare la parola alla rappresentante del Governo, volevo informarvi che stanno assistendo ai nostri lavori gli studenti dell'Istituto tecnico commerciale «Leonardo da Vinci» di Chiavenna, in provincia di Sondrio, cui diamo il benvenuto. (Applausi).
Volevo anche informare gli studenti che il giovedì pomeriggio in Aula sono presenti solo i senatori che hanno presentato interpellanze o interrogazioni. È per questo che l'Aula è vuota: gli altri senatori sono infatti impegnati nell'attività politica sul territorio.
Ripresa dello svolgimento di interpellanze e di interrogazioni (ore 16,12)
PRESIDENTE. La rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere all'interpellanza testé svolta.
GUERRA, sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali. Signora Presidente, ringrazio il senatore Gramazio per la solidarietà espressa nei confronti del ministro Fornero.
Passo ora a rispondere all'interpellanza con la quale il senatore Gramazio richiama l'attenzione sulla situazione occupazionale dei lavoratori della società Nuova Editoriale Oggi srl, per la quale l'INPGI ha presentato istanza di fallimento.
La società, editrice della testata Editoriale Oggi nelle edizioni di «Ciociaria Oggi», «Cassino Oggi» e «Latina Oggi», si avvale di due strutture operative principali che si trovano a Frosinone e Latina e altre minori site a Cassino, Fiuggi, Sora, Formia, Terracina ed Aprilia ed attualmente vanta un organico di 57 dipendenti e 83 collaboratori.
A seguito di un'inchiesta da parte della procura della Repubblica di Roma, che dal 2007 sta indagando su alcune ipotesi di reato anche a danno dello Stato, dallo stesso anno non vengono più erogati alla società i contributi pubblici a sostegno dell'editoria. Tale circostanza ha determinato una situazione economica incerta per l'azienda, che ha deciso di destinare le entrate derivanti dalla vendita dei giornali e dagli introiti pubblicitari prioritariamente al pagamento degli stipendi, delle utenze e delle spese di stampa.
In conseguenza di ciò, l'azienda, per il periodo successivo al marzo 2008, non ha effettuato alcun versamento contributivo, maturando così un debito complessivo nei confronti dell'INPGI superiore a 1.900.000 euro, e non ha mai perfezionato le varie istanze di rateizzo presentate nel tempo.
L'INPGI, dopo aver più volte diffidato - in via amministrativa - l'azienda a regolarizzare la propria posizione debitoria, anche mediante decreto ingiuntivo, ha presentato un'istanza di fallimento nei confronti della società editrice presso il tribunale civile di Roma.
La Nuova Editoriale Oggi srl, al fine di scongiurare la procedura fallimentare, ha chiesto all'INPGI di essere ammessa al versamento rateale in 72 mesi.
L'INPGI ha chiarito di non poter accogliere tale istanza in quanto la normativa prevista dall'articolo 36, commi 2-bis e 2-ter del decreto-legge n. 248 del 2007 (che ha esteso ai debiti contributivi maturati nei confronti degli enti previdenziali pubblici le procedure già previste dall'articolo 19 del decreto del Presidente della Repubblica n. 602 del 1973 per i debiti di natura fiscale, cioè la possibilità che per il debito contributivo iscritto in ruolo il concessionario possa concedere una rateazione fino ad un massimo di 72 rate) non è applicabile all'INPGI, fondazione dotata di personalità giuridica di diritto privato, i cui crediti contributivi non sono iscritti a ruolo (che è un altro requisito per poter fruire della rateizzazione).
Colgo l'occasione per ricordare incidentalmente che le modalità per procedere al pagamento rateale della contribuzione all'INPGI sono fissate da una delibera dello stesso istituto, la quale prevede che l'impresa possa richiedere l'autorizzazione a versare ratealmente gli importi dovuti, purché la stessa abbia provveduto a pagare l'intera quota di contribuzione a carico dei dipendenti e le quote di contribuzione previste dagli istituti contrattuali (fondo integrativo "ex fissa", addizionale al fondo integrativo, eccetera). Per i debiti superiori a 40.000 euro, la rateazione è concessa per un massimo di 36 rate mensili, previo versamento di un acconto pari al 10 per cento del debito e produzione di una garanzia fideiussoria bancaria o assicurativa (stipulata con una primaria compagnia di assicurazione autorizzata all'esercizio del ramo cauzione e sottoposta al controllo ISVAP). Al rateizzo si applicano gli interessi di dilazione e differimento, che la legge stabilisce in misura pari al tasso ufficiale di riferimento stabilito dalla BCE, aumentato di sei punti percentuali (attualmente pari al 7 per cento).
Faccio presente, inoltre, che ad oggi non si conosce ancora la decisione presa dal tribunale di Roma sull'istanza di fallimento; infatti, dopo un primo rinvio, la relativa udienza si è tenuta ieri, 21 marzo, ma non è ancora nota, allo stato, la decisione del tribunale.
Da ultimo, occorre considerare che l'INPGI ha fatto presente di essere stata costretta a presentare istanza di fallimento nell'ambito delle procedure esecutive per il recupero giudiziale del credito, in quanto l'istanza di fallimento si configura quale strumento necessario per tutelare il diritto dell'ente alla riscossione della contribuzione dovuta, nell'interesse dell'intera categoria assicurata. Infatti, il perdurare dello stato di insolvenza da parte dell'azienda comporterebbe il lievitare dell'esposizione debitoria destinata a produrre effetti negativi nella contabilità dell'ente, che sosterrebbe oneri previdenziali non supportati da adeguata copertura finanziaria, in contrasto con il principio di equilibrio finanziario sancito dal decreto legislativo n. 509 del 1994.
Passo ora a descrivere brevemente le iniziative assunte per fronteggiare le ricadute negative della situazione appena descritta nei confronti dei lavoratori del gruppo.
Con riferimento alla società Nuova Editoriale Oggi srl, segnalo che è stata presentata istanza di concessione del trattamento di integrazione salariale per stipula del contratto di solidarietà, per il periodo dal 21 novembre 2011 al 20 novembre 2012, in favore di 20 lavoratori dell'unità produttiva di Frosinone e di 22 lavoratori dell'unità produttiva di Latina. Con decreto del Ministero del lavoro e delle politiche sociali n. 64255 del 15 febbraio 2011, è stata autorizzata la corresponsione di tale trattamento di integrazione salariale.
In data 28 dicembre 2011, è stata presentata inoltre istanza di concessione del trattamento di integrazione salariale per contratto di solidarietà per il periodo dal 1° dicembre 2011 al 30 novembre 2012 per sette lavoratori dell'unità produttiva di Frosinone e 6 lavoratori dell'unità produttiva di Latina. Con decreto del Ministero del lavoro e delle politiche sociali n. 64825 del 19 marzo scorso, è stata autorizzata la corresponsione di tale ultimo trattamento di integrazione salariale.
Con riferimento alla società Editoriale Ciociaria Oggi srl in fallimento, con decreto direttoriale n. 57060 del 14 febbraio 2011, è stata accertata la condizione di cui all'articolo 35, comma 3, della legge n. 416 del 1981 e successive modificazioni e integrazioni (cioè la cessazione di attività in costanza di fallimento) per il periodo dal 21 luglio 2010 al 20 luglio 2012 ed è stata autorizzata la corresponsione del trattamento di CIGS a zero ore per complessivi 36 lavoratori (30 giornalisti e 6 poligrafici) delle sedi di Campobasso, Roma e Viterbo, limitatamente al primo semestre a decorrere dal 21 luglio 2010. La corresponsione del trattamento è stata prorogata per il semestre dal 21 gennaio 2011 al 20 luglio 2011. Con successivo decreto direttoriale del 13 febbraio scorso, il trattamento è stato ulteriormente prorogato per il periodo dal 21 luglio 2011 al 20 gennaio 2012 per complessivi 19 lavoratori (17 giornalisti e 2 poligrafici) delle sedi di Campobasso, Roma e Viterbo.
In conclusione, per ciò che riguarda l'istanza di fallimento non posso che dare atto della pendenza di una procedura, il cui seguito è rimesso ai competenti organi giudiziari, mentre per ciò che riguarda le ricadute occupazionali posso confermare che il Ministero del lavoro e delle politiche sociali ha attivato gli strumenti a sua disposizione per tutelare la posizione dei lavoratori del gruppo, anche attraverso adeguate forme di ammortizzatori sociali.
GRAMAZIO (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GRAMAZIO (PdL). Ho seguito attentamente la risposta che il Sottosegretario ha gentilmente offerto all'Assemblea di Palazzo Madama, di cui conoscevo i momenti e i passaggi tecnici che sono stati sottolineati.
Vorrei soffermarmi sul fatto che il tribunale fallimentare ha fatto slittare l'operazione al 30 aprile. Dichiarandomi parzialmente soddisfatto della risposta, credo che a tale riguardo sia necessario un intervento di carattere politico da parte del Ministero per l'apertura di un tavolo di trattative con il sindacato dei giornalisti e delle maestranze operative, al fine di giungere ad una revisione della situazione, per evitare che si arrivi al fallimento, andando incontro agli acquirenti che già stanno presentando una serie di offerte al tribunale fallimentare, in modo che l'azienda possa cambiare proprietà ma non fallisca e non determini la chiusura di queste testate giornalistiche.
Pertanto, il nostro invito, gentile Sottosegretario, è che il Governo - che ha la sua responsabilità, mentre l'INPGI ha un'autonomia gestionale garantita dalla legge - possa aprire un tavolo di trattative prima dell'ultima udienza del tribunale fallimentare, per dare la possibilità agli acquirenti di acquisire l'azienda, assumendosi tutte le responsabilità previste dalla legge e dagli accordi. In tal modo, sarà possibile mantenere in piedi organi di informazione particolarmente importanti per le città che ho prima indicato e per tutta la Regione ed evitare il fallimento, che farebbe caricare sull'INPGI le spese relative ai giornalisti che si troverebbero ad essere licenziati.
PRESIDENTE. Segue l'interrogazione 3-02404 su un concorso bandito dall'Istituto per il commercio con l'estero.
Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere a tale interrogazione.
VARI, sottosegretario di Stato per lo sviluppo economico. Signor Presidente, com'è noto, l'articolo 14, comma 17, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, ha soppresso con effetto immediato - cioè dal 6 luglio 2011 - l'Istituto per il commercio con l'estero. Con il comma 19 del medesimo articolo, così come sostituito dall'articolo 22, comma 6, del decreto-legge del 6 dicembre 2011, n. 201 - chiedo venia di dover fare riferimento a questo insieme normativo in cui le disposizioni si accavallano - è stato disposto il trasferimento al Ministero dello sviluppo economico e all'Agenzia per la promozione all'estero e l'internazionalizzazione delle imprese italiane, agenzia di nuova istituzione, delle risorse di personale, finanziarie e strumentali, compresi i relativi rapporti giuridici attivi e passivi, inerenti al soppresso Istituto per il commercio con l'estero.
Tanto premesso sul quadro di riferimento normativo, ricordo che antecedentemente alla sua soppressione - come rammenta anche l'interrogazione - l'Istituto per il commercio con l'estero aveva espletato talune procedure di concorso, tra cui quella cui fa riferimento l'interrogazione, relativa ai 107 posti di area funzionale C1, la cui graduatoria definitiva è stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 34 del 30 aprile 2010.
Rammento altresì che l'ICE, conclusa la procedura di concorso, ha provveduto, nel rispetto delle disposizioni volte a contenere il turnover, ad assumere in un primo tempo i primi quattro vincitori e a richiedere, in un secondo tempo, al Dipartimento della funzione pubblica l'autorizzazione ad assumere altre 12 unità di personale per l'anno 2011, sette delle quali appartenenti all'area funzionale per l'appunto C1. Tale autorizzazione, concessa con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 7 luglio 2011, che quindi è arrivata in ritardo di un giorno rispetto alla soppressione dell'ICE, ha posto il problema se unico destinatario sia da considerare l'Istituto ormai soppresso o anche il Ministero dello sviluppo economico. Ciò in quanto il citato decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, ha disposto il trasferimento al MISE del solo personale a tempo indeterminato già in forza all'ICE.
In relazione a quanto sin qui esposto, si è provveduto allora a richiedere il parere dell'Avvocatura dello Stato, sollecitando chiarimenti e indicazioni in ordine all'efficacia nei confronti del Ministero dello sviluppo economico del citato decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri di autorizzazione all'assunzione.
In attesa della risposta da parte dell'Avvocatura dello Stato, il Ministero ha altresì coinvolto il Dipartimento della funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei Ministri, nonché la Ragioneria generale dello Stato presso il Ministero dell'economia e finanze, interpellando tali amministrazioni sulla medesima questione.
Ora siamo in attesa di una risposta, ma - come si può constatare - il Ministero tiene ben presente il problema, attivandosi, di concerto con le altre amministrazioni interessate, per valutare la possibilità di dare seguito alle aspettative dei vincitori del concorso.
Aggiungo che queste aspettative sono da esaminare ed apprezzare - se possibile - anche alla luce della norma (segnatamente, il comma 26-bis dell'articolo 14 del decreto-legge del luglio 2011, così come riformulato dal citato decreto-legge del dicembre scorso), la quale prevede l'adozione di decreti ministeriali ricognitivi delle risorse complessive da trasferire al Ministero o all'Agenzia.
In questo quadro, va anche tenuta presente la norma contenuta nel decreto-legge 29 dicembre 2011, n. 216, che proroga il termine ultimo per procedere all'assunzione di personale a tempo indeterminato, sulla base delle cessazioni avvenute nell'anno 2010, al 31 dicembre 2012, data entro la quale si presume che la nuova Agenzia avrà definito il proprio assetto organizzativo e, contemporaneamente, il Ministero avrà rideterminato la propria dotazione organica.
NEROZZI (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
NEROZZI (PD). Signora Presidente, signor Sottosegretario, la ringrazio perché questa era la terza interrogazione indirizzata al precedente Governo e avete risposto non dico con rapidità, però con una notevole differenza dei tempi rispetto alle precedenti.
Vorrei puntualizzare che non si tratta di una graduatoria aperta, perché nella pubblica amministrazione spesso si fa confusione: erano 107 posti e ci sono 107 vincitori del concorso, con professionalità che servivano all'ICE e in teoria dovrebbero servire anche alla nuova Agenzia.
Aspetterò ovviamente le risposte alle domande che avete posto all'Avvocatura di Stato e il chiarimento di tutti gli aspetti che lei ha illustrato, però vorrei sollevare una questione che è attuale. Siccome l'ICE potrebbe essere un resuscitato, perché si discute sul fatto che la soppressione forse non era esattamente necessaria, c'è un dibattito aperto - che peraltro condividiamo come Gruppo - bisognerebbe evitare che l'ICE risorto indica nuovi concorsi a fronte di questi 107 ragazzi, che hanno vinto tra 15.000 concorrenti (vi è anche un elemento di illusione che si ingenera nelle persone, in questo caso laureati con una certa professionalità e quindi anche con richieste esterne), per cui il resuscitato, se resuscita, deve tener conto del passato.
Occorre quindi che l'agenzia e il Ministero, per quelle professionalità, tengano conto dei concorsi già espletati e non indicano nuovi concorsi né avviino collaborazioni. Dico questo perché il passato Governo su questo argomento ha avuto qualche tentazione di trasformare in collaborazione i posti dei vincitori dei concorsi bloccati. Ebbene, illudere e prendere in giro i ragazzi è una cosa che non possiamo permetterci, né noi come Parlamento né voi come Governo.
Voi risponderete con il tempo necessario (e mi pare che l'impostazione possa essere utilizzata per capire quanti sono), ma sia nel caso dell'Agenzia che nel caso si risusciti l'ICE bisogna che non ci si dimentichi di questo, anche perché in entrambi i casi vi sarà un organico che dovrà essere costituito.
PRESIDENTE. Segue l'interrogazione 3-02448 sul Consorzio agroalimentare del Basso Ferrarese.
Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere a tale interrogazione.
VARI, sottosegretario di Stato per lo sviluppo economico. Signora Presidente, il contratto di programma cui si fa riferimento nell'interrogazione riguarda una molteplicità di attività e coinvolge un numero rilevante di aziende.
Per le imprese consorziate, ad oggi, risultano erogazioni per un ammontare complessivo di 8.802.632,43 euro. Una parte consistente nell'importo erogato, pari a 5.899.539 euro è stata corrisposta nell'anno 2011.
I ritardi lamentati dagli interroganti sono dovuti alla soluzione di talune problematiche, derivate anche dall'assenza del vertice amministrativo della Direzione generale per l'incentivazione delle attività imprenditoriali, questione risolta nella seconda parte dell'anno 2011.
Anche a testimonianza dell'accelerazione che, nei tempi più recenti, è stata data alle relative procedure, desidero ora indicare nel dettaglio i provvedimenti emanati nella seconda parte dell'esercizio 2011, al fine di consentire l'erogazione dei contributi richiesti dalle imprese consorziate aderenti al contratto in esame.
Tali provvedimenti sono, per quanto concerne specificamente i due consorzi menzionati nell'interrogazione, il decreto dirigenziale n. 2151 del 1° settembre 2011, per l'impresa Consorzio Italiano Vivaisti (CIV), società consortile a responsabilità limitata, relativo alla prima e seconda quota del contributo, pari a euro 1.106.730,50; il decreto dirigenziale n. 2194 del 24 novembre 2011, per il Consorzio Agroalimentare Basso Ferrarese, società consortile a responsabilità limitata, relativo ad una prima tranche della prima quota del contributo e cioè la parte a carico dello Stato, pari ad euro 155.110,04.
Il recente trasferimento eseguito dalla Regione Emilia-Romagna delle risorse a suo carico, nell'ambito del cofinanziamento, consentirà a breve l'erogazione a favore del Consorzio medesimo della residua parte della prima quota del contributo pari ad euro 166.666,67.
Vi sono poi altri provvedimenti di erogazione relativi allo stesso contratto di programma, che mi permetto di ricordare; il decreto dirigenziale n. 2173 del 7 ottobre 2011 per l'impresa Conserve Italia, società cooperativa agricola, relativo alla prima quota del contributo pari a euro 2.162.859,02; il decreto dirigenziale n. 2187 del 7 novembre 2011 per la Società Agricola Fratelli Visentini di Attilio Visentini & C., società a responsabilità limitata, relativo alla prima quota del contributo spettante, pari a euro 849.718,47; il decreto dirigenziale n. 2195 del 25 novembre 2011, per l'impresa Mazzoni Servizi di Gualtiero Mazzoni & C., società in accomandita semplice, relativo alla seconda quota del contributo pari a euro 985.287,76; il decreto dirigenziale n. 2197 del 1° dicembre 2011, per la Società Agricola Codigoro, società a responsabilità limitata, relativo alla seconda e alla terza quota e fino a concorrenza del 90 per cento del contributo spettante, pari a euro 641.834,12.
A completamento di quanto testé riferito, segnalo che, allo stato, non risultano presentati ulteriori stati di avanzamento, suscettibili di dar luogo ad ulteriori erogazioni per le imprese rientranti nel contratto, fatta eccezione della Società per la bonifica dei terreni ferraresi e per le Imprese Agricole Spa, per la quale è pervenuto il verbale di accertamento di spesa. Per l'erogazione si è in attesa della documentazione antimafia aggiornata, occorrente al fine dell'adozione del decreto di concessione.
BERTUZZI (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BERTUZZI (PD). Signora Presidente, signor Sottosegretario, sono soddisfatta nel dettaglio della risposta, poiché ha elencato la situazione complessiva di questo contratto di programma molto complesso. Di questo la ringrazio e porterò notizia alle aziende del mio territorio.
Colgo però l'occasione per sottolineare alcuni elementi di questa vicenda, alla quale sono stata chiamata a partecipare nel momento in cui le aziende non sono riuscite di fatto a continuare i loro investimenti, essendo tra l'altro le somme veramente ingenti.
Si tenga conto che, a fronte di un investimento di risorse pubbliche di circa 21 milioni, si sono mossi o si muoveranno complessivamente investimenti per oltre 70 milioni di euro e di questi tempi credo si tratti quasi di un miracolo. È vero che il contratto di programma è stato sottoscritto tre anni fa, ma credo sia uno di quegli esempi di cui avremmo un grande bisogno soprattutto oggi, nel momento in cui le risorse pubbliche scarseggiano e dovrebbero trovare come priorità di impiego proprio quelle forme in grado di fare da volano agli investimenti privati.
Chiedo, approfittando dell'interrogazione in esame, di andare a rivedere le procedure. Non è ammissibile, infatti, che un contratto firmato nel 2008 inizi i primi pagamenti dopo tre anni, con un'esposizione per le aziende veramente importante. Mi riferisco solo al pagamento del primo SAL del Consorzio Vivaisti, che ammontava a oltre un milione e 600.000 euro. Si tenga conto che non siamo di fronte ad aziende aventi un enorme volume di affari. La presentazione del primo SAL è avvenuta alla fine dell'aprile 2010. Siamo arrivati al pagamento al termine dell'anno 2011. Diventa molto complicato andare a spiegare alle aziende che il ritardo è dovuto anche al fatto che è venuta meno la figura del direttore.
Dobbiamo veramente sforzarci di rendere questi strumenti più snelli, perché sono - credo - le forme più importanti e anche incoraggianti rispetto alla situazione nella quale ci troviamo, soprattutto nelle forme acquisite anche nei contenuti del contratto di programma. Ricordo che si è trattato di ricerca applicata con finanziamenti privati importanti, i quali hanno consentito alle aziende del territorio, nel loro complesso, di arrivare a un'innovazione produttiva veramente determinante nel nostro territorio. Anche alla Regione rivolgerò la stessa richiesta, cioè di essere propositiva rispetto ad un alleggerimento della burocrazia di dette procedure. Infatti, se non riusciremo a intervenire in termini di snellimento, saranno destinate a morire procedure e strumenti.
PRESIDENTE. Seguono le interrogazioni 3-00764, 3-02700, 3-02740, già 4-06942, e 3-02746, già 4-00068, sulla realizzazione di un impianto di stoccaggio di gas a Rivara (Modena).
Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere congiuntamente a tali interrogazioni.
FANELLI, sottosegretario di Stato per l'ambiente e la tutela del territorio e del mare. Il progetto di stoccaggio in acquifero profondo di Rivara è la prima iniziativa del genere in Italia in quanto, finora, lo stoccaggio di gas è stato operato all'interno di giacimenti di gas esauriti. La normativa in vigore, peraltro, il decreto legislativo n. 164 del 2000, prevede che l'attività di stoccaggio del gas naturale possa essere realizzata anche in unità geologiche profonde.
La tecnica dello stoccaggio in acquifero è ben nota all'estero e si applica in numerosi Paesi, in particolare quelli in cui i giacimenti di gas naturale non sono presenti. In Europa gli stoccaggi in acquifera costituiscono circa un quarto del totale degli stoccaggi esistenti.
In generale, si sottolinea come le infrastrutture di stoccaggio di gas naturale svolgano una funzione indispensabile per la modulazione dell'offerta di gas nel sistema italiano, vista la rigidità del profilo delle importazioni e la grande differenza tra domanda estiva e quella invernale nel settore civile. Le infrastrutture di stoccaggio svolgono inoltre un ruolo strategico nel garantire la sicurezza delle forniture sia nel caso di eventi climatici eccezionali sia nel caso di rischi di interruzioni o riduzioni delle importazioni.
L'attuale sistema nazionale degli stoccaggi dispone di una capacità totale di circa 14 miliardi di metri cubi, di cui 5 miliardi per riserva strategica. Tale capacità, come hanno dimostrato con tutta evidenza le molteplici crisi degli ultimi anni, deve essere incrementata per aumentare la sicurezza del sistema. A tal fine è stato emanato un apposito decreto-legge, il n. 130 del 2010, e sono in corso dieci procedimenti per il rilascio di nuove concessioni, tutte in giacimenti esauriti, ad eccezione del progetto Rivara, per una capacità complessiva di circa 5.800 milioni di metri cubi. La potenzialità del solo progetto di Rivara è pari, secondo i proponenti, a 3.186 milioni di metri cubi di capacità, ma è necessario verificarne l'effettiva consistenza attraverso una fase di verifica in situ.
Sotto l'aspetto amministrativo e procedurale, l'istanza di rilascio della concessione di stoccaggio Rivara è stata presentata nell'anno 2002 ed è stata valutata positivamente nel giugno 2005 dal Comitato tecnico per gli idrocarburi e la geotermia, organo tecnico istituito presso il Ministero dello sviluppo economico.
La commissione tecnica di verifica dell'impatto ambientale ha espresso, in data 25 novembre 2011, un parere favorevole con prescrizioni limitatamente alle sole operazioni previste per la fase di accertamento sulla fattibilità dei programmi di stoccaggio. Tale fase si è resa necessaria per la conferma e l'acquisizione di tutti i parametri progettuali indispensabili al fine di verificare la piena fattibilità tecnico-economica e la totale sicurezza relativa all'esercizio dell'impianto di stoccaggio del gas, ed al solo fine dell'eventuale rilascio, da parte del Ministero dello sviluppo economico, d'intesa con la Regione interessata, dell'autorizzazione ai sensi del Titolo II, articolo 3, comma 7, del decreto ministeriale del 21 gennaio 2011 e del successivo decreto attuativo n. 50918 del 4 febbraio 2011. In particolare, il citato decreto ministeriale prevede: «Per l'accertamento della fattibilità di programmi di stoccaggio in unità geologiche profonde, il Ministero, d'intesa con la regione interessata, può autorizzare un programma di ricerca, di durata non superiore a quattro anni, al termine del quale potrà essere richiesta la concessione di stoccaggio. La presente disposizione si applica anche ai procedimenti in corso».
La nuova disciplina prevede che per gli stoccaggi in unità geologica profonda, di cui i dati geognostici disponibili all'atto della richiesta sono inevitabilmente meno completi rispetto a quelli dei giacimenti di coltivazione esauriti, possa essere richiesta specifica autorizzazione a svolgere programma di ricerca per verificare la fattibilità dello stoccaggio.
Nel dispositivo del decreto di compatibilità ambientale del 17 febbraio 2012, che riprende integralmente quello del parere della commissione VIA-VAS, viene indicato: «nel caso in cui la fase di accertamento dia esito positivo confermando la fattibilità dei proposti programmi di stoccaggio di gas in unità geologiche profonde, la Società, ai fini del rilascio della Concessione di coltivazione (....), dovrà richiedere preventivamente al Ministero dell'ambiente la riattivazione dell'istanza di VIA aggiornata sulla base degli esiti della citata fase di accertamento, in relazione alle fasi di realizzazione e di esercizio dell'impianto di stoccaggio».
La pronuncia di compatibilità ambientale è una procedura obbligatoria e dovuta a fronte della presentazione di una regolare istanza e, comunque, propedeutica al rilascio dell'autorizzazione alla realizzazione dell'intervento.
L'iter per l'autorizzazione del programma di ricerca potrà quindi proseguire con l'indizione della conferenza dei servizi, a cui sono chiamati a partecipare, per l'espressione dei relativi pareri, la Regione e le amministrazioni locali interessate (Province e Comuni) e l'istruttoria per il rilascio dell'autorizzazione, anche se limitata alla sola fase di ricerca, potrà essere completata solo a seguito del rilascio dell'intesa da parte della Regione Emilia-Romagna.
BARBOLINI (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BARBOLINI (PD). Signora Presidente, ringrazio il Sottosegretario, cui riconosco il merito di aver assemblato tutte le interrogazioni, talune delle quali risalgono al 2008, che vertono sul medesimo tema e che necessitano quindi della medesima risposta, oggi fornita. Però, purtroppo, è l'unico elemento di cui riconosco il merito, perché sui contenuti della risposta mi dichiaro molto insoddisfatto, e cercherò di spiegarne il perché.
Non c'è qui un problema di oscurantismo nei confronti della ricerca e della scienza. Si tratta piuttosto di non fare gli apprendisti stregoni: nella ricostruzione che lei cortesemente ci ha prospettato, mi sembra manchi un riferimento. A me risulta, sulla base degli atti e delle procedure, che già due volte la commissione VIA sia stata chiamata ad esprimersi su valutazioni per l'attivazione della procedura per la realizzazione dell'intervento e che per due volte abbia dichiarato che non era in condizione di potersi esprimere perché mancavano presupposti minimali e basici per poter garantire l'affidabilità del percorso di realizzazione.
È stata data questa autorizzazione, ai sensi di nuove disposizioni normative. Ma ho l'impressione che questa autorizzazione sia stata data forse non considerando pienamente tutti gli elementi. Per esempio, lei ha fatto riferimento al verbale della delibera di autorizzazione di febbraio, con tutte le cautele ivi richiamate circa la necessità di andare comunque ad un'effettiva valutazione di compatibilità di impatto ambientale, però erano state manifestate numerose perplessità dall'ISPRA in relazione all'adeguatezza della fase di accertamento, che cito espressamente: «Si ritiene che i risultati ottenuti attraverso la fase di accertamento non possono in alcun modo essere presi a sostegno di una decisione tecnico-scientifica motivata circa la prosecuzione del progetto».
Mi pare si dia luogo ad una ambiguità - non so se si gioca su di essa - tra accertamento della fattibilità dello stoccaggio e fattibilità del programma di stoccaggio. Un conto è fare un'analisi di compatibilità e di fattibilità tecnico-economica, un altro è fare un'analisi di sostenibilità complessiva di questa operazione. Per sgombrare il campo da possibili equivoci, voglio dire che giustamente siamo attenti e consapevoli della necessità di uno sviluppo ecosostenibile, e quindi siamo sensibili al tema delle risorse energetiche, dello stoccaggio e dei fabbisogni, che lei giustamente ha richiamato. Stiamo parlando, però, di una Regione che ha detto che ci sono 5 o 6 siti naturali esauriti o in via di esaurimento che quindi potrebbero essere utilizzati da chi voglia fare una tale operazione, senza andare a sperimentare un meccanismo di stoccaggio in acquifero, che è operazione non agevolissima da realizzare, soprattutto in un'area con sismicità naturale, con una faglia attiva e altre criticità che creano situazioni di potenziale preoccupazione, che nessuno al momento è stato in grado di risolvere.
Tra l'altro, a proposito di stoccaggio, la Regione Emilia-Romagna ha nel suo territorio - credo - circa il 30 per cento del fabbisogno energetico di gas del Paese. Quindi, non è che ci sottraiamo alle responsabilità rispetto alle esigenze generali.
La Regione Emilia-Romagna ha in previsione per il territorio l'utilizzo di un progetto sulla geotermia che potrebbe essere molto più armonico con le caratteristiche fisiche dei luoghi. Sinceramente non capisco perché si sia dato seguito a questa verifica, che credo non produrrà niente. Tra l'altro, lei sa che, giustamente è stata richiamata la Conferenza dei servizi: la Regione è totalmente contraria, e non perché sia oscurantista, ma perché ha delle motivazioni di fatto. Le istituzioni locali e i cittadini lo sono grandemente; mi sembra che forse si sarebbe potuto trovare una soluzione diversa.
Io auspico che anche da parte del Ministero e del Governo ci sia un ripensamento, dopo il passaggio nella Conferenza di servizi, perché si chiuda definitivamente questa sperimentazione. Se per due volte non si è stati capaci di garantire, andremo alla terza stazione della Via Crucis, ma fondamentalmente questo è un percorso che non ha possibilità di dare garanzie necessarie né di tipo scientifico né di sicurezza per le comunità. Tenere aperte delle questioni indefinitamente per diversi anni genera insicurezza e disagio nei confronti della popolazione e sinceramente non se ne avverte il bisogno.
GIOVANARDI (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIOVANARDI (PdL). Signora Presidente, sono assolutamente soddisfatto della risposta del Sottosegretario, che è la stessa che aveva dato anche il Governo Prodi di centrosinistra e il Governo Berlusconi di centrodestra. Questa risposta proviene da un Governo tecnico. Nel Paese dei «No TAV», «No Gas», «No Tutto», c'è una crisi economica che tutti conosciamo: anche in Emilia, nel modenese, chiudono le fabbriche di ceramiche perché pagano un costo esagerato per il gas rispetto a quello di altri Paesi concorrenti. Anche a Finale Emilia c'è un'azienda di ceramiche con 250 dipendenti che ha difficoltà a pagare il costo dell'energia, e questo vuol dire meno soldi per la sanità e per l'assistenza e più precariato. Altro che oscurantismo: stiamo parlando di Stato, Parlamento, Ministeri e di una Commissione VIA, dove ci sono i maggiori scienziati nazionali, che dopo due anni di studio riferisce alla società, che invano cerca tre chilometri sottoterra in acquifero cose che il Sottosegretario ha definito indispensabili per l'Italia, in quanto questi stoccaggi giocano un ruolo strategico. Egli ha detto che in Europa sono stati fatti dappertutto e rappresentano circa un quarto del totale dello stoccaggio del gas. Altro che oscurantismo!
A un'azienda che vuole investire, oltretutto dall'estero, 360 milioni di euro, si dice che deve spendere altri 20 milioni di euro per fare due anni di ricerche alla fine delle quali si stabilirà se ci sono condizioni di sicurezza assolute rispetto a questo grande vantaggio economico, altrimenti bisogna dire di no. In tutto il mondo appariremo come il Paese in cui (altro che distruzione dell'unità nazionale!), davanti a grandi scelte strategiche, gli enti locali o la Regione dicono di no perfino alla ricerca scientifica. Volete poi che qualcuno venga a investire in Italia? Il Sottosegretario ha detto che è dal 2002 che quell'azienda tenta di investire. Siamo nel 2012: ci sono stati dieci anni di attesa. Per fortuna hanno la costanza di voler investire delle risorse che, oltretutto, possono servire per conoscere anche il nostro sottosuolo. Con due anni di ricerche e 20 milioni di investimento avremo una conoscenza più precisa e scientifica della nostra realtà e, comunque, sarà un investimento positivo per chi crede nella scienza e non negli stregoni. Chi ha detto che i cittadini sono contrari? È come in Val di Susa: chi ha detto che i «No TAV» rappresentano tutti i cittadini della Val di Susa o la maggioranza dei cittadini italiani? Solo chi fa confusione o protesta o usa violenza è visibile. A Rivara, dove si vuole costruire questo deposito di gas, il Comitato della sagra di Rivara, che aveva accettato la pubblicità di quella società, in un comunicato pubblico ha scritto che è stato costretto a rinunciare a questo contributo a causa di intimidazioni. È stato scritto nero su bianco.
Modena non è Corleone: non siamo in Sicilia, ma in Emilia-Romagna. Cosa vuol dire che il Comitato della sagra di Rivaraè stato intimidito? Da chi? Anch'io ho assistito a manifestazioni di minoranze tanto rumorose quanto caratterizzate da argomenti inconsistenti. La poderosa documentazione della Commissione di valutazione di impatto ambientale è scritta da tecnici, non da stregoni. Si dice che c'è stato il terremoto all'Aquila e lo tsunami in Giappone: sono questi gli argomenti usati. Stiamo parlando di stoccaggi a tre chilometri sottoterra in acquifero, cose fatte in tutta Europa. Gli argomenti usati sono quelli tipici del terrorismo psicologico, per andare a raccogliere 20 voti qui, 30 voti là da parte di qualche partito che pensa di ottenere qualche consenso in più cavalcando queste paure. Il costo qual è? È il declino economico del nostro Paese: no al nucleare, no allo stoccaggio del gas; ma le aziende come possono funzionare? Non a caso decine di aziende hanno firmato un protocollo, a cominciare da quelle delle ceramiche (e la Confindustria è favorevole). Le aziende locali hanno firmato chiedendo che si proceda perché non riescono più a sopportare il prezzo dell'energia e sono costrette a licenziare. Sono drammi per le famiglie.
Ringrazio quindi il Sottosegretario perché ha detto delle parole molto chiare e anche di buon senso su questa situazione.
*BASTICO (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BASTICO (PD). Signora Presidente, ringrazio il Sottosegretario e mi dichiaro per nulla soddisfatta della sua risposta. Innanzitutto credo che dobbiamo ragionare nuovamente sull'entità dell'intervento del quale parliamo: 3.200 milioni di metri cubi di gas, 120 chilometri quadrati interessati. È un'opera di immani proporzioni, unica in Italia; se ne parla dal 2002 ed evidentemente nessuna delle procedure che si sono attivate ha mai dato un risultato abbastanza chiaro, tale da far esprimere la Commissione di valutazione di impatto ambientale, che per due volte ha detto che mancavano elementi sufficienti per una propria valutazione. Su un'opera di questa entità credo che non possiamo avere il minimo dubbio, e quindi debbono esserci risposte dal punto di vista tecnico-scientifico assolutamente chiare e inequivocabili.
Qui non si tratta di crisi economica, vorrei dirlo al senatore Giovanardi; nella precedente legislatura, lui stesso aveva presentato un'interrogazione piena di dubbi e preoccupazioni per la sicurezza di quell'opera; dubbi e preoccupazioni oggi completamente spariti, non si sa in base a quali elementi. Anzi, gli unici elementi aggiuntivi sono stati il parere negativo espresso dalla Regione Emilia-Romagna (parere che sappiamo indispensabile per ottenere l'autorizzazione).
Le richieste che allora facevamo al Governo, in interrogazioni che si sono ripetute (una di queste, la mia, è del 2008, poi le abbiamo ripresentate nel 2009 e oggi), erano volte non solo a valutare le procedure attivate, ma ad un pronunciamento di carattere politico-istituzionale, ovviamente basato su valutazioni di carattere tecnico-scientifico. La richiesta che facevamo è volta a capire qual è la posizione del Governo; non basta prevedere un altro pezzetto di procedura, al termine della quale sappiamo che comunque l'elemento dell'intesa con la Regione sarebbe indispensabile.
Voglio ancora dire che nessuno vuole fermare l'utilizzo del gas naturale, che a nostro avviso è una fonte energetica assolutamente fondamentale. La Regione Emilia- Romagna ha messo a disposizione diversi siti (cinque o sei), che andranno valutati uno per uno, e che sono quelli ove la produzione di gas naturale si è esaurita; chiediamo di prendere innanzi tutto a riferimento quelli. Non c'è nessuno che non vuole contribuire a garantire la disponibilità dell'energia per il nostro Paese, non è questo il punto; riteniamo però che su quest'opera vi sia un particolare accanimento, e uso questo termine proprio perché si continua nelle procedure, pur essendosi registrata un'assenza di elementi tecnico-scientifici tali da garantirne la sicurezza.
Credo che debba essere chiaro in quest'Aula parlamentare che gli elementi della crisi economica ci preoccupano tutti e che per noi il tema dell'occupazione costituisce una priorità, ma non si baratta la sicurezza con un qualche investimento o una qualche occupazione aggiuntiva, quando questi non diano garanzie rispetto alla tutela dell'ambiente e soprattutto della salute dei cittadini.
Quindi, rinnoviamo a lei una richiesta che non riguarda la ricostruzione di una procedura, per la quale la ringraziamo, ma che già conosciamo; peraltro, sono sorti anche dei dubbi di illegittimità in merito all'ultimo pronunciamento del Ministero dell'ambiente per l'autorizzazione, con una divaricazione tra l'intervento di carattere reale e l'autorizzazione ad una valutazione solo di carattere tecnico-economico.
Comunque, a prescindere da questi aspetti, noi chiediamo a lei, in quanto rappresentante del Governo, un pronunciamento di carattere complessivo su un'opera di questo tipo, il cui iter dura dal 2002. Le chiediamo pertanto di rassicurare non chissà quale comitato, ma i cittadini, gli enti locali, quindi l'insieme delle amministrazioni comunali, provinciale e regionale affinché sia posta la parola fine a questo procedimento che, a nostro avviso e ad avviso anche di coloro che si sono pronunciati fino ad ora, non dà le indispensabili garanzie di sicurezza.
PRESIDENTE. Segue l'interrogazione 3-02719 sui diritti SIAE nell'ambito di manifestazioni di beneficenza.
Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere a tale interrogazione.
CECCHI, sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali. Signora Presidente, mi riferisco all'interrogazione del senatore Divina volta ad avere chiarimenti in merito all'applicazione della normativa in materia di pagamento dei diritti d'autore.
L'avvenimento riferito dal senatore riguarda la asserita indebita richiesta, da parte della SIAE, del pagamento dei diritti d'autore per l'avvenuta riproduzione di brani musicali, in occasione di una festa paesana, senza scopo di lucro, svoltasi ad Isera, in Trentino. Da notizie assunte presso la stessa SIAE, risulta che l'episodio narrato dal senatore in ordine alla manifestazione tenutasi ad Isera, in occasione dell'ultimo carnevale, si sia svolto in modo diverso. Nel corso della manifestazione, la diffusione di musiche tutelate dalla SIAE non è avvenuta in un luogo chiuso, ma all'esterno, a pubblico beneficio dei 4.000 presenti all'evento. Come in tutte le manifestazioni di questo genere, occorre fornirsi dei prescritti permessi di diffusione di opere tutelate, perché la finalità benefica, se accertata - e questo avviene proprio in sede di rilascio del permesso - dà luogo a significative riduzioni dei pagamenti.
Il responsabile della manifestazione ha prima contattato l'ufficio SIAE di zona, poi, avendo avuto informazioni in merito alla necessità di dover corrispondere un quantum per i diritti d'autore, anziché procedere nella definizione della pratica, ha rinunciato alla richiesta di permesso, dichiarando che non sarebbero stati diffusi brani musicali. La SIAE, come prassi consolidata in episodi analoghi, ha proceduto ad un accertamento, che ha rivelato invece proprio la diffusione di opere tutelate. Nel corso dell'accertamento, peraltro, l'incaricato SIAE è stato fatto oggetto di intimidazioni e di percosse e tali elementi sono al vaglio degli uffici SIAE per l'eventuale seguito in sede giudiziaria.
È da precisare, infine, che l'importo pagato spontaneamente dall'organizzatore, ma successivamente e solo a seguito dell'accertamento SIAE, è in gran parte costituito da penali, conseguenti proprio al comportamento tenuto in precedenza.
Vorrei ribadire, in questa sede, che i diritti d'autore sono diritti di lavoratori e, in quanto tali, non vanno ignorati.
DIVINA (LNP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DIVINA (LNP). Signora Presidente, signor Sottosegretario, la versione dei fatti a mia conoscenza è un po' diversa da quella da lei riportata.
Ho un po' di pudore a parlare di questo argomento dopo che l'Aula ha affrontato tematiche, come quelle precedenti, di grande interesse strategico per il Paese. In questo caso, infatti, parliamo di poco meno di 1.000 euro (circa 950). È dai piccoli fatti però che si capisce che le cose non vanno bene e che da qualche parte bisogna pur cominciare a raddrizzare la rotta.
Per quanto ne sa il sottoscritto, da ben 57 anni si svolge la famosa «maccheronata di Carnevale», un evento culturale e tradizionale locale con un comitato spontaneo, che devolve l'incasso della giornata di beneficenza - tutti i cittadini lo sanno - ad una cooperativa che ospita disabili.
Ho letto anch'io la risposta che ha dato la SIAE, con la quale ha giustificato il proprio intervento, cioè che si trattava di manifestazione molto partecipata, essendo presenti circa 4.000 persone. Non so esattamente quanti abitanti complessivamente ci sono a Isera (devo dirle in tutta onestà che potrei sbagliare, perché non mi ero preparato sull'argomento), però direi tra i 2.000 e i 3.000 in tutto il Comune, compresi neonati, anziani e ricoverati nella famosa casa di cura. Non penso che quel pomeriggio tutti - bambini, neonati e puerpere, senza contare che qualcuno sarà anche andato a lavorare nei campi, visto che è un territorio agricolo - siano stati presenti in quella piazza, che probabilmente non può neanche contenere quel numero di persone.
Comunque, a parte quanto sostengo io, le leggo quanto riportato dall'occhiello di un articolo pubblicato da un giornale locale: «L'apparecchio era stato portato da casa da due volontari per seguire le cronache sportive, però il funzionario è stato inflessibile: per tenere accesa una radio in pubblico occorre pagare».
Mi sono preoccupato allora di verificare come possano accadere queste cose. La normativa sul diritto d'autore, che risale al 1941 (è la legge n. 633 di quell'anno), prevede tali ipotesi. L'articolo 15, infatti, stabilisce che non è considerata pubblica esecuzione la rappresentazione o la recitazione di opere entro la cerchia domestica, un convitto, scuole o ricoveri, purché effettuata non a scopo di lucro. È chiaro che all'epoca si individuò solo un certo numero di ambiti, anche male definiti, se vogliamo. Infatti, se ascoltiamo la musica o la radio in casa, entro la cerchia familiare, ogni volta che invitiamo qualcuno che non è un familiare rischiamo di violare una norma della SIAE.
L'articolo 71 prevede che sia esente dai diritti SIAE l'esecuzione dei brani da parte di bande e fanfare, perché ovviamente è un'attività priva di fini di lucro. Gli stessi cantanti, quando si esibiscono per attività benefiche, decidono spesso di rinunciare al cachet, al loro compenso. Cito inoltre l'articolo 16-bis, ove si stabilisce che, nel caso che i segnali siano trasmessi da radio, i diritti debbano essere esercitati per legge nei confronti del soggetto che gestisce la stazione, non del cittadino che ascolta. Faccio un esempio: se un migliaio di cittadini in una piazza avessero tutti le cuffie ed ascoltassero insieme la cronaca di una partita, nessuno obietterebbe nulla, ma se tutti togliessero le cuffie e uno di loro alzasse il volume della stessa radiocronaca, allora quell'attività sarebbe soggetta alla normativa SIAE. Con ciò intendo dire che ci muoviamo in un vero e proprio marasma normativo. Capisco anche il funzionario SIAE, che in quella situazione ha applicato la norma che è solito applicare.
Se vogliamo favorire le attività benefiche e di volontariato, finalizzate a scopi umanitari, raccolta di collette e così via, per fare qualcosa di buono, perché deprimerle in questa maniera? Non credete che, quando non esiste assolutamente alcuno scopo di lucro, si debba cercare di non scoraggiare le attività benefiche e quindi si debba ritoccare la normativa SIAE per conciliare queste attività?
Tra l'altro, sarebbe interessante sapere quanto - dell'introito complessivo della SIAE - effettivamente viene destinato agli autori, ai lavoratori e agli artisti. Abbiamo infatti la preoccupazione che del totale solo una parte marginale vada nella direzione stabilita dalla legge del tempo.
PRESIDENTE. Lo svolgimento dell'interpellanza e delle interrogazioni all'ordine del giorno è così esaurito.
Mozioni, interpellanze e interrogazioni, annunzio
PRESIDENTE. Le mozioni, interpellanze e interrogazioni pervenute alla Presidenza saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Ordine del giorno
per la seduta di martedì 27 marzo 2012
PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica martedì 27 marzo, alle ore 16,30, con il seguente ordine del giorno:
La seduta è tolta (ore 17,11).
Allegato A
INTERPELLANZA E INTERROGAZIONI
Interpellanza sulla crisi di una società editrice del Lazio
(2-00400) (10 gennaio 2012)
GRAMAZIO, CALIGIURI, TOTARO, SPADONI URBANI, RIZZOTTI, DE GREGORIO, FANTETTI, PARAVIA, VICARI, SALTAMARTINI, DE FEO, DI STEFANO. - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che, per quanto risulta agli interpellanti:
l'11 gennaio 2012 è stata convocata dinanzi al Tribunale di Roma l'udienza per la dichiarazione di fallimento della Nuova Editoriale Oggi Srl;
l'eventuale dichiarazione di fallimento della Nuova Editoriale Oggi Srl non comporterà alcun vantaggio a favore del proponente Istituto nazionale previdenza dei giornalisti italiani (Inpgi), ma porterà alla perdita di oltre 100 unità lavorative tra giornalisti, pubblicisti, grafici, amministrativi e poligrafici dei tre maggiori quotidiani locali "Ciociaria oggi", "Latina oggi" e "Cassino oggi";
sul credito vantato dall'Inpgi è stata avanzata una richiesta di rateizzazione, secondo le norme vigenti, in 72 mesi, per cui l'eventuale fallimento a nulla gioverebbe all'Inpgi per il recupero del proprio credito, a differenza della rateizzazione richiesta che avrebbe certezza di copertura finanziaria;
considerato che la Nuova Editoriale Oggi Srl ha ottenuto contratti di solidarietà per i tre quotidiani citati e che attraverso la stessa solidarietà detti quotidiani hanno ottenuto un netto miglioramento del rapporto tra costi e ricavi, tale da garantire la certezza dell'adempimento della rateizzazione richiesta,
si chiede di conoscere quali iniziative, nell'ambito delle proprie competenze, il Ministro in indirizzo intenda assumere per poter evitare il fallimento della Nuova Editoriale Oggi Srl a salvaguardia di oltre 100 posti di lavoro e per favorire l'accoglimento della richiesta di rateizzazione avanzata a favore dell'Istituto nazionale previdenza dei giornalisti.
Interrogazione su un concorso bandito dall'Istituto per il commercio con l'estero
(3-02404) (27 settembre 2011)
NEROZZI, ROILO, GHEDINI, PASSONI, BLAZINA. - Ai Ministri dell'economia e delle finanze, dello sviluppo economico e degli affari esteri - Premesso che:
l'Istituto nazionale per il commercio estero (ICE) ha bandito nell'ottobre 2008, previa autorizzazione della Presidenza del Consiglio dei ministri, un concorso pubblico a 107 posti area funzionale C, posizione economica C1 e a 5 posti di architetto per l'Area professionisti;
la graduatoria finale di merito è stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale il 30 aprile 2010;
da allora, nonostante sia trascorso oltre un anno, l'ICE, nel rispetto della normativa vigente, ha potuto assumere solo le prime 5 unità, su un totale di 112 vincitori;
il concorso pubblico bandito dall'ICE ha comportato un notevole dispendio di risorse pubbliche e fondi dell'Istituto, attraverso la realizzazione di complesse procedure di selezione che hanno coinvolto oltre 15.000 giovani impegnati in numerose ed articolate prove di economia internazionale, marketing, politica economica, tecnica degli scambi, diritto amministrativo, lingue straniere;
le procedure di selezione, protratte per due anni, hanno comportato per gli oltre cento vincitori un imponente sacrificio personale in termini di risorse economiche, professionali e umane. Tale investimento per il superamento delle prove selettive ha rappresentato per i giovani vincitori un importante segnale di fiducia nelle istituzioni e nelle prospettive professionali qualificate da esse offerte;
il decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificiazioni, dalla legge n. 111 del 2011, ha previsto la soppressione dell'ICE, abrogando la legge n. 68 del 1997 e sancendo il passaggio delle funzioni precedentemente svolte dall'Istituto, del personale di ruolo, delle risorse strumentali e finanziarie al Ministero dello sviluppo economico ed il passaggio delle risorse strumentali ed umane degli uffici della rete estera al Ministero degli affari esteri;
in particolare, il comma 18 dell'art. 14 del citato decreto-legge stabilisce che «le funzioni attribuite all'ICE dalla normativa vigente e le inerenti risorse di personale, finanziarie e strumentali, compresi i relativi rapporti giuridici attivi e passivi, sono trasferiti, senza che sia esperita alcuna procedura di liquidazione, anche giudiziale, al Ministero dello sviluppo economico»;
considerato che:
nel citato decreto-legge nulla viene disposto in ordine al regime transitorio né, tantomeno, in ordine alla tutela del personale a tempo determinato con contratto di lavoro atipico, all'assunzione dei vincitori di concorso e relativa tutela delle graduatorie di merito, già aperte con le prime cinque assunzioni;
inoltre, il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 7 luglio 2011, recante «Autorizzazione ad assumere a tempo indeterminato e a trattenere in servizio unità di personale per le esigenze di varie amministrazioni dello Stato», autorizza l'Istituto, all'indomani della sua soppressione, ad assumere n. 12 unità;
considerato, inoltre, che:
da documento pubblicato sul sito Internet del Ministero dello sviluppo economico, relativo alla programmazione del fabbisogno di personale, si apprende che lo stesso Ministero, per il triennio 2011-2013, prevede di bandire un concorso pubblico a 8 posti area funzionale F1 nonostante la graduatoria di merito dell'ex ICE per la stessa posizione sia ancora aperta,
si chiede di sapere:
quali urgenti iniziative i Ministri in indirizzo, ciascuno per quanto di competenza intendano assumere per garantire la tutela della validità delle graduatorie di merito, considerati i tempi dilatati di esaurimento delle stesse imposti dalle vigenti disposizioni in merito al blocco del turn over nella pubblica amministrazione;
se il Governo non ritenga necessario procedere all''immediato assorbimento delle graduatorie vigenti da parte del Ministero dello sviluppo economico al pari di tutti i rapporti giuridici attivi e passivi facenti capo all'ex-ICE, al fine di garantire effettiva parità di trattamento con i vincitori già assunti e trasferiti nell'organico del richiamato Ministero e non sprecare le ingenti risorse pubbliche impiegate nell'iter concorsuale, anche in considerazione della grave situazione economico-finanziaria che il Paese sta vivendo;
se nell'ambito del decreto del Presidente della Repubblica di prossima emanazione per la riorganizzazione delle risorse umane e funzionali del Ministero dello sviluppo economico non si ritenga necessario prevedere esplicite forme di tutela delle graduatorie e dei vincitori del concorso bandito dall'ICE non ancora assunti.
Interrogazione sul Consorzio agroalimentare del Basso Ferrarese
(3-02448) (19 ottobre 2011)
BERTUZZI, MARCUCCI, BLAZINA, STRADIOTTO, PIGNEDOLI, ANDRIA. - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:
negli ultimi anni i settori agricolo e agroindustriale mostrano evidenti segni di difficoltà, ulteriormente aggravati dagli effetti derivanti dalla crisi economico-finanziaria di prodotto, che ha progressivamente ridotto la marginalità dei redditi e, in molti casi, portato alla chiusura di numerose imprese;
particolarmente penalizzate da tale situazione risultano proprio quelle imprese che hanno avviato gli investimenti necessari per poter competere in un mercato che richiede standard qualitativi elevati sia nei prodotti che nei modelli organizzativi, ovvero le imprese più innovative;
gli investimenti sono stati anche incoraggiati e sostenuti da politiche pubbliche volte a favorire l'ammodernamento e la competitività delle aziende italiane, che hanno condotto alla condivisione e sottoscrizione di "contratti di programma" con la pubblica amministrazione, creando, in tal modo un importante volano per la mobilitazione di investimenti privati in settori ritenuti strategici per il sistema economico del Paese;
in tale contesto, il 26 novembre 2008, il Consorzio agrolimentare del Basso Ferrarese, unitamente a 8 imprese con esso consorziate, ha sottoscritto con il Ministero dello sviluppo economico il contratto di programma agroalimentare del Basso Ferrarese, di cui alla delibera CIPE n. 202 del 22 dicembre 2006;
tale contratto prevede un piano investimenti nel settore agroalimentare e della ricerca per un importo complessivo di 75.330.042 euro;
le risorse destinate dal CIPE alla concessione delle agevolazioni ammontano a 21.718.177 euro, erogabili in tre quote annuali entro 30 giorni dal completamento della istruttoria prevista, che prende avvio dalla presentazione di sal per quote pari a un terzo o multipli del valore degli investimenti da parte delle singole imprese consorziate;
tutte le imprese consorziate hanno avviato, realizzato e rendicontato buona parte degli investimenti a cui si sono impegnate nel contratto, nel rispetto delle procedure previste;
i notevoli ritardi che si stanno registrando nell'erogazione di tale quote di agevolazioni da parte del CIPE, su autorizzazione del suindicato Ministero, stanno creando notevoli difficoltà economiche e finanziarie alle imprese consorziate;
in particolare, il Consorzio italiano vivaistico ha da tempo completato l'istruttoria avviata con la presentazione in data 1° aprile 2010 del primo sal per due terzi dell'investimento (di complessivi 3.349.286, di cui 1.660.096 di agevolazione) avendo in effetti completato l'investimento per il quale è in corso quindi la predisposizione dell'ultimo sal;
anche il Consorzio agroalimentare Basso Ferrarese, impegnato in un importante progetto di ricerca applicata per un valore di 1.400.000 euro, ha ultimato la fase istruttoria del primo sal per un terzo in data 29 giugno 2010 e sta completando il secondo;
considerato che:
alle richiamate imprese non è ancora stato erogata alcuna delle agevolazioni previste dal contratto di programma;
i ritardi nelle erogazioni stanno fortemente compromettendo la gestione economica e finanziaria di tali imprese avendo queste, tra l'altro, anticipato l'intero valore degli investimenti realizzati,
si chiede di sapere:
quali siano le ragioni che a tutt'oggi hanno impedito l'erogazione delle suddette risorse a favore delle imprese consorziate;
se il Ministro in indirizzo non ritenga di doversi attivare con la massima urgenza affinché venga rimosso ogni ostacolo all'erogazione di tali risorse e si proceda in tempi brevissimi al pagamento delle somme dovute a favore delle suddette imprese.
Interrogazioni sulla realizzazione di un impianto di stoccaggio di gas a Rivara (Modena)
(3-00764) (25 maggio 2009)
BARBOLINI, BASTICO. - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e dello sviluppo economico - Premesso che:
nel corso di una pubblica assemblea, tenutasi il 18 maggio 2009, il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri, sen. Carlo Giovanardi, ha dichiarato la necessità, per il territorio della Bassa Modenese, della costruzione del maxi deposito di stoccaggio del gas che la società Indipendent intenderebbe realizzare in località Rivara;
tale opera, da molti esperti ritenuta rischiosa per le popolazioni limitrofe e a forte impatto ambientale, secondo il Sottosegretario, al contrario, sarebbe totalmente sicura e necessaria per evitare il collasso energetico nazionale;
considerato che:
la società privata Independent Gas Management (IGM), nel 2006, ha presentato richiesta di valutazione di impatto ambientale per la realizzazione dell'impianto di stoccaggio di gas in acquifero profondo nella frazione di Rivara del comune di San Felice sul Panaro (Modena);
tale progetto ha ricevuto fino ad ora responsi negativi da parte dell'apposita Commissione statale per la VIA, della Regione Emilia-Romagna, di una Commissione di esperti nominata dalla Provincia di Modena e dai Comuni della Bassa Modenese, dal Comune di San Felice sul Panaro;
l'ipotesi della costruzione del maxi deposito di stoccaggio del gas in località Rivara è fortemente contrastata dalle popolazioni interessate che si sono costituite in comitati assistiti da consulenti esperti e qualificati;
diversi esponenti dell'intero schieramento parlamentare, appartenenti sia alla maggioranza che all'opposizione, si sono dichiarati ripetutamente contrari al progetto;
constatato che:
lo stesso senatore Carlo Giovanardi, all'epoca deputato, nel corso della XV Legislatura, ha presentato un'interrogazione parlamentare nella quale manifestava una motivata preoccupazione circa i rischi della realizzazione di detto impianto di stoccaggio di gas naturale e si faceva carico delle preoccupazioni delle popolazioni;
per quanto risulta agli interroganti, tale preoccupazione, tuttavia, è recentemente venuta meno al punto da spingere lo stesso sottosegretario Giovanardi a promuovere incontri pubblici, insieme alla società IGM, per perorarne il progetto con il coinvolgimento di rappresentanti dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (INGV) e dell'Unità funzionale di geochimica, che in occasioni pubbliche hanno definito "sicuro" il sito di Rivara;
si è rilevato un profilo di non rassicurante contraddittorietà tra le affermazioni del presidente di INGV professor Enzo Boschi, che mentre, da un lato, garantisce sulla sicurezza sismica del sito di Rivara, per l'altro verso, in un diverso contesto, commentando i recenti drammatici eventi in Abruzzo, sostiene l'impossibilità di prevedere i terremoti e la loro intensità;
tenuto conto che:
il 24 aprile 2009, a seguito di un incontro che si è tenuto a Rivara, il vice presidente nazionale del CODACONS ha dichiarato in un'assemblea pubblica di aver avuto riscontri da fonti governative secondo le quali il Governo avrebbe fatto proprio l'impianto, di cui verrebbe conseguentemente autorizzata la realizzazione;
l'Unione dei Comuni dell'area interessata ha, fin dal 2006, evidenziato motivi di generale opposizione alla realizzazione del deposito e tali contrarietà attengono alla sicurezza delle popolazioni interessate anche per il pericolo di incidenti in correlazione con la sismicità del territorio di Rivara, dove si sono verificati, anche negli ultimi anni, eventi tellurici;
sulla vicenda relativa alla realizzazione del maxi deposito di gas in località Rivara è stata presentata in Senato un'interrogazione parlamentare (4-01235, depositata il 10 marzo, e sollecitata il 29 aprile 2009), ad oggi senza risposta,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo non ritengano doveroso chiarire quali siano i presupposti della compatibilità ambientale del maxi deposito di gas e quali siano i rischi reali per la salute dei cittadini residenti nel territorio della Bassa Modenese, ed in particolare di quelli residenti in località Rivara;
se intendano chiarire quale sia la posizione ufficiale del Governo in merito alla possibile costruzione del maxi deposito di gas in località Rivara, in considerazione del fatto che le affermazioni del sottosegretario Carlo Giovanardi sono state più volte contraddette da dichiarazioni rilasciate, per quanto risulta agli interroganti, da altri esponenti locali appartenenti alla maggioranza di Governo;
se non reputino atto dovuto, oltre che necessario, coinvolgere le istituzioni locali e informare i cittadini sulle modalità e sui tempi di eventuale realizzazione dell'opera prima della scadenza elettorale amministrativa del prossimo 6-7 giugno 2009, allo scopo di consentire alla popolazione di esprimere una scelta consapevole dei propri rappresentanti negli enti locali.
(3-02700) (06 marzo 2012)
BARBOLINI, BASTICO. - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e dello sviluppo economico - Premesso che:
il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con il Ministero per i beni e le attività culturali, ha pubblicato, il 22 febbraio 2012, il decreto di compatibilità ambientale, che esprime un giudizio positivo con prescrizioni per il progetto di stoccaggio sotterraneo proposto da Ers a Rivara in provincia di Modena;
il decreto ministeriale prevede, tra l'altro: I) la compatibilità ambientale limitatamente alle sole operazioni previste nella fase di accertamento concernente il progetto "Concessione di stoccaggio sotterraneo di gas naturale denominato Rivara" presentato dalla Società Indipendent Gas Menagement (ora ERG Rivara Storage l. Srl con sede legale in via Ruggera, 7 41100) da realizzarsi nel Comune di San Felice sul Panaro in provincia di Modena al limitato fine dell'eventuale rilascio, ai sensi del titolo II, art. 3, comma 7, del decreto del Ministero dello sviluppo economico del 21 gennaio 2011 e del successivo decreto attuativo n. 50918 del 4 febbraio 2011, dell'autorizzazione del Ministero dello sviluppo economico, d'intesa con la Regione interessata, a condizione che vengano ottemperate le prescrizioni riportate; II) nel caso in cui la fase di accertamento dia esito positivo, confermando la fattibilità di proposti programmi di stoccaggio di gas in unità geologiche profonde, la Società Erg Rivara Storage Srl, ai fini del rilascio della concessione di coltivazione da parte del Ministero dello sviluppo economico, dovrà richiedere preventivamente al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare la riattivazione dell'istanza di valutazione di impatto ambientale (VIA) presentata in data 8 settembre 2006, aggiornata sulla base degli esiti della citata fase di accertamento, in relazione alle fasi di realizzazione e di esercizio dell'impianto di stoccaggio;
rilevato che:
il progetto prevede uno stoccaggio di 3,2 miliardi di gas in un'area di 120 chilometri quadri e sarebbe, in Italia, il primo impianto di questo tipo;
il 25 maggio 2011 la VIII Commissione permanente (Ambiente, territorio e lavori pubblici) della Camera dei deputati ha approvato una risoluzione con la quale impegna il Governo «ad assumere una posizione politica precisa sull'inopportunità della scelta della realizzazione del deposito di gas Rivara, allo scopo di evitare di sottoporre il territorio e i cittadini a rischi imprevedibili conseguenti alla mancanza di sicurezza sismica e geologica del sito che dovrebbe ospitare il deposito, oltre che per ragioni di criticità ambientale» (atto 7-00531);
con parere approvato il 17 giugno del 2011 la Commissione ministeriale, non essendo in condizione di valutare ipotesi alternative e concludere, comunque, la procedura di compatibilità ambientale, esprime il proprio consenso all'avvio di una campagna di indagini geognostiche secondo il programma e con le finalità indicate dal proponente della citata risoluzione, vale a dire delle indagini dirette ad accertare in concreto la realizzabilità dell'impianto di stoccaggio, facendo presente che l'autorizzazione definitiva, come previsto dalla normativa vigente, è di competenza del Ministro dello sviluppo economico d'intesa con la Regione Emilia-Romagna;
la Regione Emilia-Romagna, che già nell'ottobre 2009, con la risoluzione del Consiglio regionale n. 4903 del 2009, aveva invitato il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare a valutare soluzioni alternative, ha espresso parere contrario al progetto con delibera in data 8 febbraio 2011 e ancora con nota inviata dall'assessore regionale competente al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare in data 29 novembre 2011, fornendo oggettivi, ineludibili e incontestabili elementi di pericolosità presenti nell'area di Rivara che renderebbero il sito incompatibile con operazioni di immissione ed estrazione del gas, ed esporrebbero la popolazione e l'ambiente ad un rischio difficilmente quantificabile anche a seguito di ulteriori studi e pertanto non valutabile con il margine di certezza necessario in applicazione del principio di precauzione sancito dal diritto comunitario;
ripetutamente a partire dal 2005, i Comuni interessati e la provincia di Modena, hanno espresso, sulla scorta delle indicazioni fornite da numerosi esperti, la contrarietà all'intervento, in quanto l'impianto non fornisce sufficienti garanzie in termini di sicurezza e tutela ambientale;
oltre alle istituzioni e agli enti locali, anche i comitati dei cittadini, appositamente costituiti, e le forze politiche, sia di maggioranza sia di opposizione, hanno più volte manifestato analoga contrarietà al progetto, evidenziandone l'insufficiente sicurezza;
considerato che l'assessore alle Attività produttive, piano energetico e sviluppo sostenibile, economia verde, edilizia, autorizzazione unica integrata della Regione Emilia-Romagna ha espresso il parere negativo della Regione al decreto ministeriale, anche relativamente alla sola fase di accertamento preliminare per le ragioni più volte espresse: la presenza di faglie attive nel sito dove è proposto lo stoccaggio; le frequenti manifestazioni di sismicità naturale che caratterizza l'area; il deficit di protezione sismica dell'area; la sismicità indotta dalla realizzazione del deposito di gas. Inoltre, la Regione Emilia-Romagna ha ribadito il proprio interesse allo sfruttamento a fini geotermici delle risorse presenti nell'area, che verrebbe invece impedito dalla realizzazione del deposito di gas di Rivara,
si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo non ritengano opportuno, anche seguendo l'indirizzo approvato dalla competente Commissione parlamentare, sospendere ogni attività legata alla realizzazione dell'imponente impianto di stoccaggio di gas metano, considerate le caratteristiche del luogo e l'opposizione, più volte manifestata dalla Regione Emilia-Romagna e ribadita dopo la pubblicazione dell'ultimo decreto, alla realizzazione del medesimo impianto.
(3-02740) (20 marzo 2012) (già 4-06942 ) (23 febbraio 2012)
GIOVANARDI, CUTRUFO, ZANOLETTI, BALBONI, POSSA, FANTETTI, MANTICA, FLUTTERO, MESSINA, DE ECCHER, ASCIUTTI, VIESPOLI, MENARDI, CASTIGLIONE, CENTARO, CONTI, BIANCONI, SCARPA BONAZZA BUORA, SANTINI, PASTORE, BETTAMIO. - Ai Ministri dello sviluppo economico e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:
sono attualmente pronti e cantierabili investimenti privati in Italia riguardanti stoccaggi gas, degassificatori, ricerca idrocarburi per un totale di 8 miliardi di euro;
in particolare a Rivara di San Felice (Modena) la società Erg-Indipendent intende realizzare uno stoccaggio in profondità investendo 360 miliardi di euro;
tale stoccaggio permetterebbe di abbattere il costo dei gas, che sta mettendo in ginocchio le imprese, in particolare quelle energivore, con drammatici cali del livello occupazionale;
dopo anni di istruttoria e di approfondimenti la valutazione di impatto ambientale (VIA) del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, con un poderoso ed articolato documento, ha autorizzato la società a investire 20 milioni di euro per una fase di accertamento preliminare della assoluta sicurezza dello stoccaggio in acquifero a 3 chilometri di profondità;
la Regione Emilia-Romagna ha già annunciato il rifiuto dell'intesa all'effettuamento della ricerca sostenendo che i tecnici regionali paventano rischi di terremoto;
a questo punto il ruolo degli organismi tecnici nazionali viene svuotato di ogni funzione se persino la ricerca scientifica può essere preclusa dalle autonomie locali con una visione a giudizio degli interroganti oscurantista;
in queste condizioni è inutile parlare di sviluppo economico e di investimenti esteri in Italia, viste le procedure contraddittorie e a volte surreali con le quali si trovano a confrontarsi,
si chiede di sapere quali iniziative il Governo intenda intraprendere per sbloccare la situazione e non dimostrare davanti al mondo che in Italia si ostacola persino la ricerca scientifica.
(3-02746) (21 marzo 2012) (già 4-00068 ) (28 maggio 2008)
BASTICO, BARBOLINI. - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e dello sviluppo economico - Premesso che:
la società Indipendent Gas Management S.r.l. (IGM), in data 30 luglio 2002, ha presentato al Ministero delle attività produttive istanza per concessione di stoccaggio sotterraneo di gas naturale nell'area di «Rivara», provincia di Modena, comprendendo porzioni territoriali dei comuni di San Felice sul Panaro, Finale Emilia, Camposanto, Medolla e Mirandola, e Crevalcore in provincia di Bologna;
il progetto prevede uno stoccaggio di 3,2 miliardi di gas in un'area di 120 chilometri quadrati e sarebbe, in Italia, il primo impianto di questo tipo;
nel 2005 è stato espresso parere favorevole sull'idoneità tecnica del progetto;
il 27 novembre 2006 è iniziata l'istruttoria per la valutazione di impatto ambientale del progetto;
il 24 luglio 2007 l'assemblea plenaria della Commissione di valutazione di impatto ambientale (VIA) ha espresso «parere interlocutorio negativo sul progetto»;
in più occasioni, i Comuni interessati, la Provincia di Modena e la Regione Emilia-Romagna hanno espresso, sulla scorta delle indicazioni fornite da numerosi esperti, la contrarietà all'intervento, in quanto l'impianto non fornisce sufficienti garanzie in termini di sicurezza e tutela ambientale;
oltre alle istituzioni e agli enti locali, anche i comitati dei cittadini, appositamente costituiti, e le forze politiche, sia di maggioranza sia di opposizione, hanno più volte manifestato analoga contrarietà al progetto, evidenziandone l'insufficiente sicurezza;
nei giorni scorsi, si è appreso dalla stampa locale che la suddetta società IGM ha annunciato di adire alle vie legali, mediante querele, nei confronti degli amministratori locali oppostisi al progetto e ha ribadito la volontà di proseguire la realizzazione del sito di stoccaggio a Rivara;
inoltre, nel giugno 2007, in risposta all'interrogazione 3-00421 riguardante la stessa materia, il rappresentante del Governo diede una risposta interlocutoria dato che si era in una fase in cui erano ancora in corso le procedure di legge,
si chiede di sapere:
se vi siano elementi di novità rispetto alle informazioni già fornite dal rappresentante del Governo pro tempore;
se l'intervento di stoccaggio a Rivara sia previsto nell'ambito del Piano strategico di approvvigionamento energetico nazionale;
se risponda al vero che la società IGM abbia presentato nuova e ulteriore documentazione a seguito dei rilievi e del parere «interlocutorio negativo» della Commissione VIA;
se, e in quale forma, saranno informati e coinvolti i comitati dei cittadini e le istituzioni locali sull'eventuale avanzamento dell'istanza autorizzativa.
Interrogazione sui diritti SIAE nell'ambito di manifestazioni di beneficenza
(3-02719) (08 marzo 2012)
DIVINA. - Al Ministro per i beni e le attività culturali - Premesso che:
la Siae, Società italiana degli autori ed editori, è l'ente deputato al controllo del rispetto dei diritti d'autore, disciplinati dalla legge n. 633 del 1941;
la stessa legge circoscrive le attività soggette al pagamento dei rispettivi diritti, nonché i soggetti tenuti a sottostare alle relative norme;
ai diritti Siae non sono soggetti né bande né fanfare che riproducono brani musicali (art. 71);
le attività soggette alla Siae sono circoscritte a quelle poste in essere in "esercizi pubblici" (art. 58);
sempre ai fini Siae, non è considerata "pubblica" l'esecuzione, la rappresentazione o la recitazione di opere entro la cerchia della famiglia, convitto, scuola o istituto di ricovero, non effettuate a scopo di lucro;
l'intento del legislatore è chiaramente quello, pur nella primaria tutela degli autori, di escludere dal pagamento dei diritti quei soggetti che sicuramente non lucrano sulle riproduzioni di opere o brani musicali, ma semplicemente li ascoltano a scopo scolastico, domestico o ricreativo;
quanto accade nella realtà, però, stride con i principi intrinseci contenuti nella legge;
un caso eclatante è accaduto l'ultimo sabato di carnevale (il 18 febbraio 2012) ad Isera in Trentino: il comitato Maccheroni di Isera organizza da ben 57 anni la maccheronata di carnevale, raccogliendo offerte che poi destina ad un'associazione che si occupa della cura ed ospitalità di disabili (cooperativa Villa Maria di Lenzima);
lo stesso Comune di Isera contribuisce finanziariamente all'organizzazione della manifestazione;
sabato 18 febbraio un ispettore Siae che si è recato sul posto, ha rilevato, nei pressi delle cucine, la presenza di una radio accesa (sembra che trasmettesse la radiocronaca di una partita di calcio) ed ha contestato la violazione della mancanza di autorizzazione Siae all'impiego di tale apparecchio;
sembra sia volata anche qualche "mestolata" popolana, ma ciò non ha fatto desistere il responsabile Siae dal rilevare l'infrazione;
al presidente 72enne del comitato non è rimasto che pagare la cifra di 953,27 euro, l'intero incasso della colletta, con il solo rammarico che per quest'anno non potrà finanziare le attività umanistiche a beneficio delle famiglie con disabili a carico,
si chiede di sapere:
come il Ministro in indirizzo interpreti, per questo specifico caso, la normativa Siae;
se ritenga di condividere che, in casi ove non esiste alcuno scopo di lucro, le attività a fini benefici e umanistici oltre alle manifestazioni popolari tradizionali, che non si dovrebbero scoraggiare, debbano essere escluse dalla previsioni della normativa Siae;
se ritenga di intervenire sulla normativa vigente allo scopo di esplicitare espressamente quanto sopra, stabilendo che soggetti che operano per fini benefici e meritori senza alcuno scopo di lucro possano operare nei rispettivi ambiti senza soggiacere al pagamento di diritti o al rischio di sanzioni, previsti dalla legge n. 633 del 1941 .
Allegato B
Congedi e missioni
Sono in congedo i senatori: Cabras, Chiti, Ciampi, Colombo, Montani, Pera e Serafini Anna Maria.
Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Boldi e Sircana, per attività della 14a Commissione permanente; Cursi, Ghigo e Sangalli, per attività della 10a Commissione permanente; Caforio e Del Vecchio, per attività dell'Assemblea parlamentare dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE).
Disegni di legge, annunzio di presentazione
Senatrice Mongiello Colomba
Norme sulla qualità e la trasparenza della filiera degli oli di oliva vergini (3211)
(presentato in data 20/3/2012);
senatori Cardiello Franco, Burgaretta Aparo Sebastiano, Gallone Maria Alessandra, Sibilia Cosimo, Fasano Vincenzo, Totaro Achille, Bianconi Laura, Gramazio Domenico, Caligiuri Battista, Paravia Antonio, Palmizio Elio Massimo, Mazzaracchio Salvatore, Compagna Luigi, Giuliano Pasquale, Coronella Gennaro, Allegrini Laura, Fazzone Claudio, Butti Alessio, Castro Maurizio, Amoruso Francesco Maria, D'Ambrosio Lettieri Luigi, Nessa Pasquale, Morra Carmelo, Antezza Maria, Costa Rosario Giorgio, Pastore Andrea, Scarpa Bonazza Buora Paolo, Tedesco Alberto
Istituzione del servizio di emergenza e primo intervento sui treni a lunga percorrenza o a lunga durata di percorrenza (3212)
(presentato in data 20/3/2012);
senatori Carlino Giuliana, Belisario Felice, Giambrone Fabio, Bugnano Patrizia, Caforio Giuseppe, De Toni Gianpiero, Di Nardo Aniello, Lannutti Elio, Li Gotti Luigi, Mascitelli Alfonso, Pardi Francesco, Pedica Stefano
Istituzione del servizio "Mamme di giorno" per l'assistenza domiciliare all'infanzia (3213)
(presentato in data 21/3/2012);
senatore Galioto Vincenzo
Istituzione dell'Albo nazionale degli educatori museali (3214)
(presentato in data 21/3/2012);
senatori Garavaglia Mariapia, Andria Alfonso, De Luca Vincenzo, Soliani Albertina, Chiti Vannino, Mazzuconi Daniela, Marcucci Andrea, Armato Teresa, Del Vecchio Mauro, Donaggio Cecilia, Di Giovan Paolo Roberto, Chiurazzi Carlo, De Sena Luigi, Bassoli Fiorenza, Antezza Maria, Bastico Mariangela, Mongiello Colomba
Istituzione del Giorno dell'Unità d'Italia (3215)
(presentato in data 21/3/2012);
senatori De Angelis Candido, Rutelli Francesco, Bruno Franco, Contini Barbara, De Luca Cristina, Germontani Maria Ida, Milana Riccardo, Russo Giacinto, Baio Emanuela, Digilio Egidio, Strano Nino
Delega al Governo per il riassetto delle strutture competenti in materia di gestione e fruizione dell'informazione geografica digitale, nonché per il più razionale utilizzo della stessa al fine dello sviluppo dei servizi connessi (3216)
(presentato in data 21/3/2012);
senatrice Thaler Ausserhofer Helga
Disposizione per l'inserimento dell'acufene grave tra le malattie croniche ed invalidanti (3217)
(presentato in data 22/3/2012);
senatore Palmizio Elio Massimo
Modifiche alla legge 25 maggio 1970, n. 352, in materia di iniziativa popolare nella formazione delle leggi (3218)
(presentato in data 22/3/2012);
senatore Palmizio Elio Massimo
Disposizioni in materia di prestazioni occasionali di tipo accessorio (3219)
(presentato in data 22/3/2012);
DDL Costituzionale
senatore Palmizio Elio Massimo
Modifiche dell'articolo 75 della Costituzione in materia di referendum (3220)
(presentato in data 22/3/2012).
Governo, trasmissione di documenti
Il Vice Ministro dell'economia e delle finanze, con lettera in data 12 marzo 2012, ha inviato, ai sensi dell'articolo 15-bis, comma 2, della legge 4 febbraio 2005, n. 11, introdotto dall'articolo 7, comma 1, della legge 6 febbraio 2007, n. 13, la relazione sull'impatto finanziario derivante dagli atti e dalle procedure giurisdizionali e di precontenzioso con l'Unione europea, relativa al secondo trimestre 2011.
Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, a tutte le Commissioni permanenti (Doc. LXXIII, n. 8).
Il Ministro dello sviluppo economico, con lettera in data 20 marzo 2012, ha inviato, ai sensi dell'articolo 5 della legge 26 maggio 1975, n. 184, la relazione sullo stato di avanzamento del progetto di collaborazione Alenia Aeronautica - Boeing, relativa al secondo semestre 2011.
Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 5a e alla 10a Commissione permanente (Doc. XXXIX, n. 8).
Il Vice Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, con lettera in data 16 marzo 2012, ha inviato, ai sensi dell'articolo 5, comma 4, della legge 30 novembre 1998, n. 413, la relazione sullo stato di attuazione delle leggi in materia di interventi per l'industria cantieristica ed armatoriale, per l'anno 2010.
Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 8a Commissione permanente (Doc. XL, n. 3).
Il Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione, con lettera in data 2 marzo 2012, ha inviato, ai sensi dell'articolo 1, comma 591, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, la relazione contenente i dati relativi alla partecipazione da parte delle amministrazioni pubbliche a consorzi e società, aggiornata al dicembre 2011.
Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a e alla 5a Commissione permanente (Doc. CCXXVI, n. 3).
Garante del contribuente, trasmissione di atti
Con lettere in data 8, 9, 14 e 15 marzo 2012, sono state inviate, ai sensi dell'articolo 13, comma 13-bis, della legge 27 luglio 2000, n. 212, le relazioni sull'attività svolta nell'anno 2011 dai seguenti Garanti del contribuente:
della regione Basilicata (Atto n. 799);
della regione Piemonte (Atto n. 800);
della regione Molise (Atto n. 801);
della regione Marche (Atto n. 802).
I predetti documenti sono stati trasmessi, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 6a Commissione permanente.
Petizioni, annunzio
Sono state presentate le seguenti petizioni:
la signora Wanda Guido, di Lecce, chiede l'adozione di iniziative, nelle competenti sedi internazionali, per chiudere i canili lager spagnoli, detti perreras (Petizione n. 1409);
il signor Marcello Marini, di Roma, chiede che l'accesso dei cittadini ai servizi pubblici non avvenga esclusivamente ed obbligatoriamente per via telematica, ma preveda anche altri canali di più agevole fruizione per utenti non in grado, per qualunque motivo, di utilizzare sistemi telematici (Petizione n. 1410);
il signor Francesco Di Pasquale, di Cancello ed Arnone (Caserta), chiede:
la riforma della Protezione civile (Petizione n. 1411);
nuove norme in materia di imprese edili (Petizione n. 1412);
aiuti all'agricoltura nelle zone colpite da calamità naturali (Petizione n. 1413);
il divieto di caccia in caso di condizioni climatiche particolarmente avverse alla fauna (Petizione n. 1414);
il signor Vincenzo Giovanni Napoli, di Alcara Li Fusi (Messina), chiede:
una revisione dell'articolo 37 della Costituzione che, a tutela del diritto alle pari opportunità, sopprima il riferimento alla "essenziale funzione familiare" della donna (Petizione n. 1415);
misure atte a scoraggiare l'uso sconsiderato di materiale pirotecnico e a limitare i costi sociali degli infortuni che ne conseguono (Petizione n. 1416);
l'obbligatorietà del requisito di parlamentare nazionale per l'assunzione di incarichi di Governo e la contestuale decadenza dalla carica parlamentare all'atto del giuramento da Ministro o Sottosegretario (Petizione n. 1417);
una revisione della dirigenza pubblica, con particolare riguardo alle unità di personale di uffici e servizi (Petizione n. 1418);
nuove norme in materia di insindacabilità parlamentare ai sensi dell'articolo 68 della Costituzione (Petizione n. 1419);
un provvedimento legislativo volto a salvaguardare i princìpi costituzionali di autonomia ed indipendenza dei magistrati, limitandone la possibilità di svolgere incarichi extragiudiziali (Petizione n. 1420).
Tali petizioni, ai sensi dell'articolo 140 del Regolamento, sono state trasmesse alle Commissioni competenti.
Interrogazioni, apposizione di nuove firme
I senatori Granaiola, Di Giovan Paolo, De Sena e Donaggio hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-07130 della senatrice Armato ed altri.
I senatori Di Giovan Paolo, Pertoldi e Saia hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-07144 dei senatori Sangalli ed altri.
Risposte scritte ad interrogazioni
(Pervenute dal 15 al 21 marzo 2012)
FILIPPI Alberto: su alcuni cittadini italiani detenuti a Cuba (4-06392) (risp. DE MISTURA, sottosegretario di Stato per gli affari esteri)
GIULIANO: sull'accertamento tecnico preventivo obbligatorio in materia di invalidità civile e previdenziale (4-06238) (risp. GUERRA, sottosegretario di Stato per il lavoro e politiche sociali)
LANNUTTI: sui criteri di nomina dei direttori degli Istituti italiani di cultura all'estero (4-06431) (risp. DE MISTURA, sottosegretario di Stato per gli affari esteri)
MARCENARO ed altri: sul ricorso alla tortura nelle carceri libiche (4-06706) (risp. DE MISTURA, sottosegretario di Stato per gli affari esteri)
PORETTI, PERDUCA: su una gara bandita dall'INPDAP per l'affidamento di servizi informatici (4-05928) (risp. PATRONI GRIFFI, ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione)
RIZZI ed altri: su una gara indetta dall'ISTAT per il monitoraggio di alcuni contratti di outsourcing (4-06944) (risp. PATRONI GRIFFI, ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione)
RUSSO: sull'istituzione di un comando di Compagnia Carabinieri a Caivano (Napoli) (4-06621) (risp. DI PAOLA, ministro della difesa)
Mozioni
DE LILLO, SAIA, LAURO, MENARDI, CASTIGLIONE, PISCITELLI, SALTAMARTINI, FANTETTI - Il Senato,
premesso che:
con la sostituzione della tessera del tifoso con le fidelity card è stato accolto il parere espresso dal Consiglio di Stato che aveva esaminato nel mese di dicembre 2011 un ricorso del Coordinamento delle associazioni per la difesa dell'ambiente e dei diritti degli utenti e dei consumatori (Codacons) e della Federsupporter, associazione senza fini di lucro, costituita nella previsione degli articoli 36, 37 e 38 del codice civile, che riunisce soggetti interessati alla vita associativa sportiva nella duplice veste di piccoli azionisti o di sostenitori di società sportive, quotate e non, e di associazioni sportive, parere secondo il quale il rilascio della card del tifoso abbinato a una carta di credito si configura come una pratica commerciale non corretta;
non vengono meno con le fidelity card, ma al contrario sono potenziate, le caratteristiche fondamentali della tessera del tifoso (ne sono state rilasciate 1.014.371: di queste, 839.368 per la serie A, 127.525, per la serie B e 47.478 per la lega Pro), a cominciare dalla necessità del suo possesso per le trasferte e gli abbonamenti ai tornei di calcio;
gli operatori del settore ritengono che non sia tuttavia sufficiente una sostituzione del nome della tessera per giungere ad una soluzione dei problemi relativi alla sicurezza e all'agibilità degli stadi e a prevenire che parti di questi divengano luogo di reclutamento e di raduno di tifosi violenti;
è opportuno considerare non solo la necessità ma anche l'opportunità di realizzare nuovi stadi, cioè strutture moderne che siano in grado di garantire nel tempo la fruibilità ed il godimento delle manifestazioni, soprattutto calcistiche, in un quadro di totale sicurezza e di sviluppo non solamente economico ma anche sociale delle attività sportive,
impegna il Governo a valutare l'opportunità, al fine di una crescita sana delle attività sportive in Italia, di convocare degli Stati generali del calcio per una riflessione complessiva sul mondo del calcio in Italia, al fine di realizzare un progetto articolato e fattibile di sviluppo del settore sportivo.
(1-00590)
PISCITELLI, PALMIZIO, CARRARA, VILLARI, FLERES, CASTIGLIONE, SAIA, POLI BORTONE - Il Senato,
premesso che:
sebbene l'Italia riconosca l'onere costituzionale dell'intervento in favore dei territori montani, allo stato attuale, i criteri elaborati per la sua delimitazione sono ritenuti troppo vaghi e incerti per consentire politiche organiche ed efficaci. La confusione e contraddittorietà che connota il quadro legislativo ha fatto sì che la montagna in Italia fosse alternativamente negata, disconosciuta, banalizzata o accomunata ad altri territori e dunque "lesa" nella sua identità;
nell'attuale particolare condizione economica di grave crisi, occorre, con urgenza, dare attuazione piena al dettato costituzionale che all'articolo 44, secondo comma, recita: «La legge dispone provvedimenti a favore delle zone montane». Intervenire per evitare il peggioramento delle condizioni di vita delle popolazioni montane italiane è peraltro in linea con l'ispirazione dell'Europa, che nel Trattato di Lisbona che modifica il Trattato sull'Unione europea e il Trattato che istituisce la Comunità europea, fatto a Lisbona il 13 dicembre 2007, e reso esecutivo dalla legge n. 130 del 2008, all'articolo 174 considera le regioni di montagna esplicitamente tra quelle interessate dalle politiche di coesione per ridurre il divario di sviluppo, in quanto regioni meno favorite;
è tempo, quindi, di promuovere interventi che facilitino la riduzione di questo divario e che, concretamente, operino in un periodo come quello attuale, di difficile congiuntura economico-finanziaria che, se non corretta con strumenti di intervento pubblico, potrebbe contribuire ad accentuare la divaricazione attuale;
le zone montane italiane del nostro Pese non costituiscono un'area omogenea con caratteristiche e con problematiche sostanzialmente uniformi. Va riconosciuta, infatti, l'esistenza di una pluralità di aree montane, con caratteristiche demografiche, economiche e strutturali profondamente differenziate e con destini potenzialmente divergenti. Analizzando l'andamento demografico ed economico della montagna risulta evidente l'importanza del rapporto tra montagna e pianura quale variabile esplicativa primaria di un progressivo differenziarsi delle strutture economico-sociali delle diverse aree montane del Paese;
è sbagliato pensare alla montagna come a un territorio a vocazione esclusivamente agricola o turistica. Soprattutto nelle vallate vi sono, infatti, distretti produttivi e industriali molto importanti per l'economia del Paese. Le dimensioni demografiche dei comuni montani sono ridotte e a volte ridottissime. Determinate zone, soprattutto di alta montagna e di crinale, sono ormai da tempo abbandonate. L'età media della popolazione delle zone montane è molto avanzata. I servizi essenziali, sia pubblici che privati, sono di difficile accesso. Mancano infrastrutture adeguate per le comunicazioni materiali, di tipo stradale e ferroviario, e anche per le comunicazioni immateriali, nonostante lo sviluppo delle nuove tecnologie dell'informazione;
poiché il territorio montano è estremamente fragile, si determinano fenomeni diffusi di dissesto idrogeologico e di incendi boschivi. Nonostante ciò, la montagna contribuisce alla produzione del reddito nazionale per il 16,1 per cento, una misura che è solo di poco inferiore alla quota della popolazione che vi risiede (18,5 per cento). È dunque necessario che l'intera comunità nazionale prenda coscienza di questa realtà. La montagna italiana è stata a lungo abbandonata ed è pesantemente svantaggiata da molti punti di vista rispetto alle altre aree del Paese. Ma essa possiede risorse e opportunità da riconoscere e da valorizzare nell'interesse dell'intero Paese, che costituiscono altrettante possibilità di creare un nuovo sviluppo sostenibile e di favorire nuove modalità insediative per la popolazione;
nella montagna italiana sono inoltre concentrate risorse naturali, ambientali, paesistiche e culturali irripetibili. È necessario garantire la riproducibilità di queste risorse e ciò deve essere considerato da tutta la società nazionale come un investimento per accrescere la competitività del Paese. Dalla tutela e dalla messa in sicurezza del territorio può inoltre derivare una rinnovata attenzione alla particolarità dei luoghi, ai prodotti tipici, alla fruizione del paesaggio e dei beni culturali e ambientali che possono costituire altrettante occasioni di impresa per le attività agricole, turistiche, artigianali e commerciali;
il freno più forte alla crescita della montagna continuano a essere la carenza e la debolezza dei servizi, il cui maggiore costo incide sugli enti di Governo locale e sui cittadini, insieme ai maggiori oneri di produzione per le imprese. Un tema sicuramente prioritario è quello della tutela del territorio, su cui in questi anni si è fatto ben poco e nel quale si sono moltiplicati gli eventi calamitosi affrontati con la logica dell'emergenza. Anche l'agricoltura, attività storica della montagna italiana, ricca di produzioni tipiche e di alta qualità, è in forte difficoltà: stanno crollando i redditi, si smembrano le imprese, calano gli addetti e sempre più viene a mancare un insostituibile presidio ambientale. E il turismo, sempre più esposto alle conseguenze dei mutamenti climatici, per il quale occorre fare un discorso differenziato da zona a zona, attraversa anch'esso un momento complessivamente sfavorevole, dal quale occorre saper uscire rinnovando e qualificando fortemente l'offerta di servizi;
purtroppo negli ultimi anni si è dovuta constatare una tendenza a tagliare le già esigue risorse destinate alle zone montane e, in particolare, i tagli hanno colpito quei servizi essenziali che afferiscono alla salute, all'istruzione, alla sicurezza, alla giustizia, eccetera,
impegna il Governo:
1) ad attuare un'adeguata politica nazionale per le zone montane, fondata innanzitutto sul riconoscimento pieno ed effettivo della specificità della montagna stessa da parte dello Stato, nonché sulla collaborazione, ciascuno nell'ambito delle rispettive competenze, di Stato, Regioni ed enti locali;
2) ad attivarsi con urgenza al fine di superare le condizioni di svantaggio modernizzando i sistemi di comunicazione stradali, ferroviari e telematici, sostenendo le attività produttive;
3) a consentire alla popolazione residente di poter fruire di tutti i servizi essenziali in condizioni adeguate e di parità con chi risiede nelle altre aree del Paese, evitando, quindi, la chiusura di strutture essenziali quali quelle ospedaliere, postali, giudiziarie, scolastiche e utili a garantire la sicurezza. Ciò in attuazione di quanto disposto dalla Costituzione e dal Trattato di Lisbona.
(1-00591)
PISCITELLI, PALMIZIO, CARRARA, VILLARI, FLERES, CASTIGLIONE, SAIA, POLI BORTONE - Il Senato,
premesso che:
l'8 maggio 2010 è entrato in vigore il decreto legislativo n. 59 del 2010, recante "Attuazione della direttiva 2006/123/CE relativa ai servizi nel mercato interno". Tale direttiva mira (almeno negli intenti) ad apportare benefici alle imprese e a tutelare i diritti del consumatore, riducendo e in alcuni casi eliminando l'elevato numero di ostacoli burocratici che impediscono ai prestatori di servizi di espandersi oltre i confini nazionali al fine di sfruttare appieno il mercato unico, in un'ottica di maggiore competitività ed equilibrio dei mercati;
la novità introdotta dalla direttiva cosiddetta Bolkestein, perché scritta e proposta dall'ex Commissario europeo per la concorrenza e il mercato interno, Frits Bolkestein, è il principio della "libertà di prestare servizio", che prevede il divieto per gli Stati di imporre al prestatore di servizi di un altro Stato membro ulteriori requisiti burocratici rispetto a quelli richiesti ai propri operatori, che non siano giustificati da ragioni di pubblica sicurezza, protezione della salute e dell'ambiente;
nel febbraio 2009 la Commissione europea ha aperto una procedura di infrazione nei confronti dell'Italia in materia di affidamento delle concessioni demaniali marittime. In particolare si contestava all'Italia in ordine alle concessioni demaniali delle spiagge: la compatibilità del diritto preferenziale di insistenza di cui all'art. 37 del codice della navigazione di cui al regio decreto n. 327 del 1942, poi effettivamente abrogato, con i principi di cui all'art. 43 Trattato sul funzionamento dell'Unione europea e dell'art. 12 di cui alla direttiva servizi 2006/123/CE; la compatibilità del rinnovo automatico della concessione alla scadenza sessennale di cui all'art. 1, comma 2, decreto-legge n. 400 del 1993, convertito, con modificazioni, nella legge n. 494 del 1994, e successivamente modificato dall'art. 10 della legge n. 88 del 2001;
a parere della Commissione europea detti due aspetti contrastavano con i principi di libertà di stabilimento delle imprese comunitarie (il citato art. 43 del Trattato) e di imparzialità, trasparenza e pubblicità delle procedure di selezione dei concessionari (art. 12, della direttiva 2006/123/CE);
la disposizione di cui all'art. 1, comma 18, decreto-legge n. 194 del 2009, tra l'altro frutto anche di un emendamento presentato dal primo firmatario del presente atto, che prevede la proroga transitoria delle concessioni demaniali marittime ancora in essere sino al 31 dicembre 2015, non può essere legittimamente disapplicata ravvisandone l'incompatibilità con i precetti della direttiva 2006/123/CE, perché questi non sono integralmente dotati di efficaci self executing;
tra i settori interessati dalla direttiva si parla di "servizi ai consumatori, quali i servizi nel settore del turismo, compresi i servizi ricreativi, i centri sportivi, i parchi di divertimento", ricomprendendosi fra i destinatari della normativa anche le imprese turistico-balneari esistenti nel nostro territorio;
il demanio marittimo, nel nostro Paese, è regolato, oltre che dall'articolo 822 del codice civile, in ordine al demanio pubblico, anche da alcune leggi speciali. Per quanto riguarda il canone della concessione, la nuova disciplina, dettata dalla legge finanziaria per il 2007 (legge n. 296 del 2006), modifica il precedente impianto normativo, prevedendo per la prima volta un'articolazione dei criteri di quantificazione dei canoni. Accanto al canone tabellare, che continua ad applicarsi per alcune tipologie di beni demaniali oggetto di concessione, viene introdotto un canone commisurato al valore di mercato, sia pure mitigato da alcuni accorgimenti e abbattimenti;
l'articolo 12 della direttiva comunitaria prevede che "Qualora il numero di autorizzazioni disponibili per una determinata attività sia limitato per via della scarsità delle risorse naturali o delle capacità tecniche utilizzabili, gli Stati membri applicano una procedura di selezione tra i candidati potenziali, che presenti garanzie di imparzialità e di trasparenza e preveda, in particolare, un'adeguata pubblicità dell'avvio della procedura e del suo svolgimento e completamento". In tali casi "l'autorizzazione è rilasciata per una durata limitata adeguata e non può prevedere la procedura di rinnovo automatico né accordare altri vantaggi al prestatore uscente o a persone che con tale prestatore abbiano particolari legami";
quindi, per effetto della direttiva servizi, le concessioni sul demanio marittimo non potranno più essere rinnovate automaticamente, non valendo più il diritto di insistenza, ma anzi dovranno essere oggetto di un bando con procedura di evidenza pubblica alla scadenza temporale di ogni concessione. Le imprese balneari italiane sono tipicità nazionali a tutti gli effetti e offrono un monitoraggio costante del territorio sia da un punto di vista ambientale che della pubblica sicurezza della balneazione;
gran parte degli attuali concessionari, rappresentato da piccoli imprenditori, sono preoccupati di veder vanificati gli sforzi compiuti in lunghi anni di lavoro nella creazione del valore economico degli stabilimenti balneari. Il quadro normativo italiano, prima della direttiva servizi, era più certo tanto che ha dato la possibilità ai concessionari balneari di investire diversi milioni di euro nelle strutture turistiche ricettive, soprattutto a partire dal 2006, anno in cui si è assistito a un forte rinnovamento delle strutture balneari che, grazie al rinnovo automatico, hanno permesso agli istituti bancari di iscrivere ipoteca sulle strutture (previo nulla osta degli uffici demaniali) per mutui di durata anche ventennale;
la direttiva servizi Bolkestein è rivolta ai "servizi pubblici", a quelle attività che gli Stati o gli enti territoriali delegano a loro aziende "partecipate" o a imprese private, affinché svolgano servizi diretti a favore della collettività, che tali Stati o enti non possono o scelgono di non svolgere (ferrovie, poste, ospedali, eccetera). Essa, quindi, non è idonea a disciplinare le "imprese balneari", che utilizzano una pubblica superficie quale "strumento" aziendale offrendo un servizio privato e non pubblico;
gli stabilimenti balneari sono stati riconosciuti come imprese turistiche dall'articolo 7 della legge 29 marzo 2001, n. 135, la quale ha dissolto ogni incertezza in tal senso,
impegna il Governo:
1) a sollecitare il legislatore comunitario ad interpretare la direttiva servizi escludendo dall'applicazione della stessa direttiva il settore turistico-balneare e ricreativo;
2) a studiare possibili soluzioni, come per esempio l'istituzione dei distretti "turistico-balneari" con i quali tentare di tenere fuori dall'applicazione della direttiva Bolkestein le realtà (stabilimenti, alberghi, centri congressi) site nelle località turistiche di mare o di lago, con le agevolazioni previste per i distretti o per i contratti di rete di imprese;
3) ad emanare un'organica disciplina della materia, completa in tutti gli aspetti (procedurali e contenutistici) ritenuti necessari dal legislatore comunitario ma da quest'ultimo non fissati in toto in maniera sufficientemente specifica, sì da essere immediatamente applicabili;
4) a valutare ogni più opportuna iniziativa al fine di non penalizzare il settore turistico-balneare e i relativi livelli occupazionali.
(1-00592)
PISCITELLI, VIESPOLI, PALMIZIO, CARRARA, VILLARI, FLERES, CASTIGLIONE, POLI BORTONE - Il Senato,
premesso che:
la disciplina dell'imposta comunale sugli immobili (Ici), approvata con il decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, ed entrata in vigore il 1º gennaio 1993, considerava i fabbricati storici o artistici alla stessa stregua degli altri fabbricati, senza quindi prevedere alcuna agevolazione;
detti beni "vincolati", infatti, rientravano in tutte le definizioni soggettive e oggettive per l'applicabilità dell'Ici, ad eccezione dei fabbricati con destinazione a usi culturali di cui all'articolo 5-bis del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 601 (articolo 7, comma 1, lettera c), del decreto legislativo n. 504 del 1992), per esempio musei, biblioteche, archivi e cineteche. In sostanza, i fabbricati storici o artistici ai fini Ici rientravano pacificamente sia nel "presupposto dell'imposta", concernente il possesso di fabbricati, aree fabbricabili e terreni agricoli, ubicati nel territorio dello Stato, a qualsiasi uso destinati, compresi quindi quelli strumentali, sia nel concetto di "fabbricato", secondo cui è tale l'unità immobiliare iscritta o iscrivibile nel catasto edilizio urbano, sia nella base imponibile, determinata applicando il moltiplicatore 100 all'importo della rendita catastale rivalutata del 5 per cento;
solo in seguito il legislatore decise che i fabbricati di interesse storico o artistico ai sensi dell'articolo 3 della legge 1° giugno 1939, n. 1089, e successive modificazioni, ora ai sensi dell'articolo 10 del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, meritavano un trattamento di favore e con l'articolo 2, comma 5, del decreto-legge 23 gennaio 1993, n. 16, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 1993, n. 75, aveva chiarito che per essi la base imponibile Ici "è costituita dal valore che risulta applicando alla rendita catastale, determinata mediante l'applicazione della tariffa d'estimo di minore ammontare tra quelle previste per le abitazioni della zona censuaria nella quale è sito il fabbricato" il moltiplicatore 100 (anche se l'immobile risulta classificato nelle categorie catastali A/10 o C/1, o nei gruppi catastali B e D);
con sentenze n. 345 e n. 346 del 28 novembre 2003 la Corte costituzionale ha esteso il trattamento agevolato ai fabbricati storici o artistici posseduti da enti pubblici o persone giuridiche private senza fine di lucro, anche se concessi in locazione;
l'istituzione dell'imposta municipale unica (Imu), però, non prevede la permanenza di tale agevolazione. Al riguardo, infatti, né la disciplina contenuta nell'articolo 13 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, né quella di cui agli articoli 8 e 9 del decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23, dispongono il trattamento di favore per i fabbricati storici o artistici;
il comma 8 dell'articolo 9 del decreto legislativo n. 23 del 2011, nel confermare le fattispecie esonerative previste in tema di Ici dall'articolo 7 del decreto legislativo n. 504 del 1992, contempla infatti solo i fabbricati destinati "a usi culturali", che sono cosa ben diversa dalla definizione di "immobili storico-artistici" i quali rimangono, quindi, senza agevolazioni nonostante la loro manutenzione sia estremamente onerosa proprio per effetto dei vincoli,
impegna il Governo a promuovere iniziative volte ad agevolare ai fini dell'Imu - il cui moltiplicatore è passato a 160 rispetto a 100 applicato all'Ici - gli immobili storico-artistici, anche in considerazione della previsione dell'articolo 9 della Costituzione, secondo cui lo Stato tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della nazione.
(1-00593)
Interrogazioni
STRADIOTTO, CASTRO, FISTAROL - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:
la Latteria di Soligo, Latterie vicentine e la Centrale del latte sono tra le maggiori aziende del comparto lattiero-caseario veneto: la latteria di Soligo di Treviso, con oltre 250 soci distribuiti nelle province del Veneto e del Friuli-Venezia Giulia e 200 persone tra dipendenti e distributori, lavora quotidianamente, nei 4 stabilimenti specializzati nella lavorazione di diversi prodotti, circa 2.000 quintali di latte per un fatturato complessivo di oltre 60 milioni di euro; la società cooperativa Latterie vicentine, che raggruppa 400 aziende agricole socie e 120 dipendenti e produce il 40 per cento del formaggio Asiago fresco, raccoglie in media 3.000 quintali di latte al giorno, quasi interamente provenienti dal territorio vicentino, sviluppando un fatturato di circa 80 milioni di euro; la Centrale del latte di Vicenza lavora nello stabilimento produttivo di Vicenza est circa 23 milioni di litri di latte al giorno per un fatturato complessivo di 28 milioni di euro, occupando 69 dipendenti;
le aziende del settore caseario acquistano il latte crudo in stalla con un'aliquota Iva al 10 per cento mentre rivendono i prodotti lattiero-caseari con un'aliquota Iva al 4 per cento vantando così da sempre un credito fiscale nei confronti dello Stato, che può essere compensato nel limite di 516.000 euro all'anno;
a tale fine le aziende presentano trimestralmente apposita richiesta di rimborso all'Agenzia delle entrate che, fino a qualche tempo fa, veniva saldata in un periodo di circa sei mesi, mentre attualmente, a fronte della richiesta di rimborso effettuata per il terzo trimestre 2010, sono stati superati i 15 mesi di attesa;
per effetto di tale ritardo, al quarto trimestre 2011, il credito Iva accumulato ammonta ad oltre 14 milioni di euro, di cui 8.303.741 euro spettanti alle Latterie vicentine, 5.443.717 euro alla Latteria di Soligo e 914.598 euro alla Centrale del latte di Vicenza;
pertanto, le aziende hanno rappresentato le loro proteste all'Agenzia delle entrate, sollecitando anche l'intervento del prefetto, per cui nel giro di qualche mese l'Agenzia delle entrate ha certificato i rimborsi ed emesso i relativi mandati di pagamento;
appare singolare tuttavia che, ciononostante, Equitalia, sulla base di asseriti problemi di liquidità, non abbia ancora provveduto al relativo pagamento, mentre in altre province, quali ad esempio Mantova e Belluno, si è già provveduto alla liquidazione degli analoghi rimborsi Iva;
il gravissimo ritardo sta seriamente compromettendo la situazione economico-finanziaria delle aziende lattiero-casearie del territorio, mettendo a rischio il pagamento degli stipendi dei dipendenti e dell'acconto del prezzo alle aziende agricole associate,
si chiede di sapere:
quali siano le ragioni della mancata liquidazione da parte di Equitalia dei crediti Iva spettanti alle menzionate aziende venete, a fronte di richieste di rimborso risalenti ancora al terzo trimestre 2010, mentre in altre province si è provveduto regolarmente;
quali iniziative urgenti intenda assumere il Ministro in indirizzo per assicurare che Equitalia provveda senza ulteriore ritardo ad effettuare il pagamento dei dovuti rimborsi Iva, nonché per garantire che in futuro non abbia a ripetersi tale grave inadempienza che pregiudica l'equilibrio economico-finanziario delle aziende già messe a dura prova dall'attuale situazione di crisi economica e di carenza di liquidità dovuta alla stretta creditizia;
se non ritenga di assumere un'apposita iniziativa anche in sede normativa per stabilire un termine certo entro il quale Equitalia provveda al rimborso dei crediti fiscali, così come il contribuente è tenuto al rispetto di un termine perentorio per il versamento dell'Iva, al fine di evitare di mettere in difficoltà le aziende sottraendo per un tempo troppo lungo e di durata indeterminata la liquidità loro necessaria per pagare stipendi ed aziende fornitrici, assicurando maggiore certezza alla loro pianificazione finanziaria.
(3-02748)
MASCITELLI, BELISARIO - Al Ministro dell'interno - Premesso che:
alle ultime elezioni amministrative, in diversi Comuni italiani, sembrerebbe essersi verificata un'erronea interpretazione dell'articolo 73, comma 10, decreto legislativo 267 del 2000 del testo unico delle leggi sull'ordinamenti degli enti locali, e ciò avrebbe portato alla proclamazione a consigliere comunale di soggetti non legittimati a ricoprire tale ruolo istituzionale;
in particolare è accaduto che gli uffici centrali elettorali, nell'assegnazione del premio di maggioranza, abbiano applicato analogicamente il metodo della cifra decimale e, quindi, assegnato il seggio controverso per difetto alla lista o coalizione perdente;
su questo punto il Consiglio di Stato ha chiarito che la norma in oggetto non permette l'applicazione del criterio della cifra decimale, in quanto sarebbe in violazione della riserva di legge prevista in favore della coalizione vincente (si veda la sentenza n. 1197/2012); ne consegue che, alla presenza di un quoziente decimale, anche inferiore allo 0,50, il seggio dovrebbe essere attribuito alla coalizione vincente;
la questione in diritto è legata alla recente novella normativa introdotta con l'articolo 1, comma 2, del decreto-legge n. 2 del 2010, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 42 del 2010, che modificando e integrando l'articolo 2, commi da 183 a 187, della legge n. 191 del 2009 (legge finanziaria per il 2010), in materia di contenimento delle spese degli enti locali, ha disposto la graduale riduzione del numero dei consiglieri e degli assessori, sia provinciali che comunali, nella misura del 20 per cento del numero dei componenti esistenti al momento della sua entrata in vigore;
il legislatore, nel disciplinare la riduzione su base percentuale, non ha tenuto conto del fatto che, nel calcolo del premio di maggioranza, si sarebbe potuto determinare un numero di componenti degli organismi collegiali tale da determinare un quoziente con cifre decimali, diversamente da quanto avveniva nel sistema precedente, nel quale, le modalità di arrotondamento non erano previste in quanto qualunque sia la entità dei membri dei consigli comunali in proporzione alla popolazione è sempre possibile calcolare il 60 per cento ottenendo un quoziente intero (si veda il TAR Lombardia, sentenza 4753/2008);
in siffatto contesto, gli uffici centrali elettorali presso i comuni nei quali si svolgevano le elezioni per il rinnovo dei consigli comunali con popolazione superiore a 15.000 abitanti decidevano, discrezionalmente, se applicare analogicamente il criterio della cifra decimale previsto dagli articoli 71 e 75 del testo unico (caso di Vasto e Lanciano) ovvero rispettare il tenore letterale dell'articolo 73, comma 10, dello stesso Testo unico e, quindi, garantire prima di tutto il rispetto della riserva di legge del 60 per cento dei seggi alla coalizione vincente (caso di Limbiate e Crotone);
l'articolo 73 (Elezione del consiglio comunale nei Comuni con popolazione superiore a 15.000 abitanti) al comma 10 dispone che: "Qualora un candidato alla carica di sindaco sia proclamato eletto al primo turno, alla lista o al gruppo di liste a lui collegate che non abbia già conseguito, ai sensi del comma 8, almeno il 60 per cento dei seggi del consiglio, ma abbia ottenuto almeno il 40 per cento dei voti validi, viene assegnato il 60 per cento dei seggi, sempre che nessuna altra lista o altro gruppo di liste collegate abbia superato il 50 per cento dei voti validi. Qualora un candidato alla carica di sindaco sia proclamato eletto al secondo turno, alla lista o al gruppo di liste ad esso collegate che non abbia già conseguito, ai sensi del comma 8, almeno il 60 per cento dei seggi del consiglio, viene assegnato il 60 per cento dei seggi, sempre che nessuna altra lista o altro gruppo di liste collegate al primo turno abbia già superato nel turno medesimo il 50 per cento dei voti validi. I restanti seggi vengono assegnati alle altre liste o gruppi di liste collegate ai sensi del comma 8". A differenza delle altre ipotesi in cui il legislatore assegna alle liste o coalizioni perdenti specificamente il 40 per cento dei seggi (elezione consiglio provinciale e comuni con popolazione inferiore a 15.000 abitanti), nel caso di questa norma si prevede l'assegnazione del 60 per cento dei seggi alla coalizione vincente e solo "i restanti seggi" alle altre liste;
la differenza non è solo letterale ma sostanziale, infatti il Consiglio di Stato, sul punto, ha avuto modo di chiarire che l'arrotondamento per difetto dei seggi da assegnare alla coalizione di liste del candidato sindaco vincente non consentirebbe di raggiungere la percentuale minima di seggi alle stesse riservati dalla legge e ciò non corrisponderebbe né alla ratio della norma, né alla volontà del legislatore, rivolta a perseguire il fine fondamentale della migliore governabilità dei medi e grandi comuni (sentenza n. 1197/2012). Con tale argomentazione, il supremo consesso amministrativo ha confermato l'assegnazione del premio di maggioranza di 20 consiglieri alla coalizione vincente sulla base del quoziente di 19,20 seggi;
invero, sulla scorta del citato intervento giurisprudenziale del supremo consesso amministrativo, la Prefettura di Avellino, in data 9 marzo 2012, ha diramato la circolare prot. n. 1462-BIS/S.E, rappresentando alle autorità competenti in materia elettorale presenti nella propria circoscrizione la corretta interpretazione dell'articolo 73, comma 10, del testo unico,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo non voglia esprimersi in merito alla corretta interpretazione dell'articolo 73, comma 10, del decreto legislativo 267 del 2010 alla luce del recente intervento del Consiglio di Stato in merito alla circostanza che vede diversi soggetti ingiustamente eletti consiglieri comunali in luogo di altri candidati a causa dell'erronea interpretazione della citata norma operata da parte di diversi uffici centrali elettorali;
se alla luce di quanto esposto, in rispetto della corretta interpretazione della norma in questione, non ritenga necessario predisporre al più presto una circolare esplicativa, indirizzata alle prefetture presenti sul territorio nazionale, affinché si adoperino a correggere i verbali di proclamazione degli eletti rispetto ai quali si riscontra l'erronea attribuzione del premio di maggioranza.
(3-02749)
MASCITELLI, CAFORIO, BELISARIO - Al Ministro della difesa - Premesso che:
il 123° "reggimento Chieti" si caratterizza per una grande storia e tradizione, essendo erede del 123º reggimento fanteria costituitosi dal deposito del 18º reggimento fanteria, inquadrato nella brigata "Chieti", risalente addirittura al 1º marzo 1915. Alla fine della prima guerra mondiale, nel 1920 il reggimento fanteria è stato sciolto. Il 15 aprile 1985 è stato ricostituito a Chieti il 123º battaglione fanteria "Chieti" con compiti di addestramento reclute, al quale sono affidate bandiera e tradizioni del 123º reggimento fanteria. Nel 1992 cambia la denominazione in 123º battaglione "Chieti". Il 4 settembre 1997 il battaglione concorre alla ricostituzione del tuttora esistente 123º reggimento Chieti;
esso è un reparto addestrativo volontari (RAV), dipendente, dal 1º luglio 2005, dal Raggruppamento unità addestrative di Capua (RUA). La sua sede è a Chieti nella caserma dedicata al generale Gabriele Berardi;
considerato che:
da circa due anni si rincorrono voci su una possibile chiusura della caserma. Tale ipotesi, prevista già nel decreto legislativo n. 66 del 15 marzo 2010 e poi abbandonata a causa delle problematiche post terremoto in Abruzzo, è stata nuovamente ventilata nelle ultime settimane e sarebbe contenuta nel piano di riordino delle strutture militari nazionali. Tale piano, secondo notizie di stampa, sarebbe stato presentato dal Ministro in indirizzo alla Presidenza del Consiglio dei ministri il 31 gennaio 2012. Sui contenuti dello stesso non è però ancora trapelata alcuna comunicazione ufficiale;
all'interno della caserma Berardi lavorano stabilmente 120 militari di carriera, tra ufficiali e sottufficiali, più dieci civili che si occupano prevalentemente di amministrazione. Inoltre, ogni anno più di 500 volontari in ferma prefissata di un anno si alternano nello svolgimento di attività di addestramento, per continuare successivamente la propria carriera nei vari distaccamenti dell'Esercito;
oltre a provocare i trasferimenti di sede per tante famiglie residenti, la città di Chieti subirebbe dalla chiusura della caserma non solo un danno ingente di immagine ma anche storico ed economico. Danno che si andrebbe ad aggiungere a quello derivante dal declassamento dell'ospedale militare, recentemente ridimensionato in dipartimento di medicina legale con un'attività quotidiana notevolmente ridotta rispetto al passato;
considerato inoltre che:
l'importanza rivestita dal 123º reggimento Chieti è legata sia ad eventi storici che al recente passato. Tra i primi non si può non ricordare il fatto che sia stato il primo reggimento ad entrare nel 1918, durante la prima guerra mondiale, nella Trento liberata. Da evidenziare recentemente, invece, il fondamentale intervento svolto dai militari che hanno provveduto a liberare strade e marciapiedi dalle abbondanti e straordinarie nevicate verificatesi nel febbraio 2012;
la Cgil, attraverso il segretario regionale del comparto Difesa della funzione pubblica, Luigi Diotaiuti, venendo a conoscenza delle citate indiscrezioni di stampa, ha richiesto un immediato confronto istituzionale allo Stato maggiore della difesa e allo Stato maggiore dell'Esercito, evidenziando il carattere di eccellenza della struttura in questione e manifestando l'esigenza di salvaguardarla a tutti i costi;
ritenuto che:
sarebbe opportuno prevedere una ridislocazione delle infrastrutture militari, dal Centro-Nord al Sud del Paese, al fine di adeguare le esigenze di difesa e sicurezza al nuovo contesto nazionale ed europeo, oltre a fornire garanzie di impiego dei militari presso i bacini geografici di reclutamento;
sarebbe altrettanto appropriato implementare la presenza di strutture ed infrastrutture operanti soprattutto nel Mezzogiorno del Paese, al fine di evitare che il ridimensionamento infrastrutturale già in atto non si trasformi in un abbandono, da parte dello Stato, delle zone meridionali del Paese,
si chiede di sapere:
se la notizia circa la soppressione del "reggimento Chieti" corrisponda al vero e, in caso affermativo, se il Ministro in indirizzo non ritenga necessario rivedere tale decisione, alla luce dell'importanza storica e della fondamentale funzione formativa svolta dallo stesso;
in particolare se non ritenga necessario attivarsi con la massima urgenza per disporre l'immediata sospensione di ogni atto relativo alla soppressione di tale fondamentale presidio militare al fine di garantire una reale ed efficace attività di addestramento delle reclute;
quali siano, in modo dettagliato, le misure adottate nel piano di riordino delle strutture militari nonché i criteri attraverso i quali il Ministro intenda disciplinare le eventuali dismissioni o accorpamenti, con particolare riguardo all'incidenza del piano nelle varie zone o regioni del Paese, senza trascurare l'indice di appartenenza o provenienza del personale;
se tale ventilata soppressione faccia parte del più generale processo di adeguamento dello strumento militare nazionale;
quali siano le ragioni che avrebbero indotto tale decisione, penalizzando una sede storica e prestigiosa come quella in argomento e se, infine, il Ministro in indirizzo intenda intervenire per salvaguardare un presidio storico-formativo avente un valore oggettivo anche per il territorio.
(3-02750)
LANNUTTI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:
sul "Giornale.sm" di San Marino del 16 marzo 2013 è scritto tra l'altro: «Proprio nella giornata in cui la Commissione finanze, con un ordine del giorno, "prende atto dell'insussistenza di condizioni di incompatibilità a capo agli esponenti" di Banca Centrale, una serie di dubbi sui vertici di Bcsm vengono posti dal senatore dell'Italia dei valori Elio Lannutti. Il senatore, mercoledì, ha presentato un'interpellanza ai ministri per l'Economia e per lo Sviluppo economico, nella quale ripercorre una serie di vicende italiane che trovano legami con San Marino. Da Gemma a Bisignani, da Tommaso Di Lernia alla vicenda Carisp-Delta-Sopaf per arrivare fino alla cassetta di sicurezza che ha rivelato al suo interno il crocifisso attribuito a Michelangelo: Lannutti traccia una serie di linee e chiede se ci siano 'poteri occultìi' che tramano attraverso il Titano "per facilitare il riciclaggio di denaro proveniente da attività illecite dentro gli istituti bancari con il favore della Banca Centrale e il coinvolgimento diretto dei suoi massimi rappresentantiPartendo dalla P4 e dall'affaire Delta-Sopaf-Cassa di risparmio che "non ha esaurito i suoi effetti". Si ritorna così all'incontro romano dell'ex segretario di Stato per le Finanze, Gabriele Gatti, e dell'ex presidente Crrsm, Gilberto Ghiotti, con Vittorio Farina, "stretto collaboratore di Bisignani". Ma anche alle dichiarazioni alla trasmissione Report di Tommaso Di Lernia sui sei milioni di tangenti per manager Enav. Di cui uno passato per il Titano, in Fin Project. Lannutti passa poi agli attuali vertici di Bcsm, "transitati presso lo studio Gemma e Finproject, azionista di Fingestus che ha avuto rapporti intensi con Banca commerciale sammarinese". Non solo. "Ambedue hanno collaborato con la società di leasing di Capitalia, la Leasingroma". Di cui "anche il dottor Gemma è stato consulente". Giannini, uscito da Leansingroma, "risulta aver collaborato nello studio del noto commercialista romano, già console onorario di uno Stato africano, così come il professor Clarizia, che ha addirittura posto la propria base professionale proprio in via Bellini a Roma". Gemma è stato consulente anche del gruppo di Renato Farina "che ha avuto tra i suoi più fidati consulenti Luigi Bisignani" e sembra, primo colpo di scena, sia stato "decisivo" nella nomina di Giannini e Clarizia, "non si comprende per quali motivi e scopi". Insomma per Lannutti "risulta evidente un intreccio di oscuri interessi assai rilevanti che mal si conciliano con le funzioni e le prerogative di una Banca Centrale". Sulla scena entra poi Vincenzo Tavano, ex tenente colonnello dell'esercito, in carcere per avere fornito informazioni a Stefano Ricucci sulle mosse della Guardia di finanza. Tavano era "advisor del gruppo Fingestus-Karnak-Bi Holding di Marco Bianchini", in carcere a Rimni per l'inchiesta Criminal Minds. E Clarizia e fratello hanno lavorato come consulenti per Fingestus e Karnak. Nell'intreccio di fatti e personaggi irrompe la Valtur commissariata. Chi ha messo lì il 18 ottobre 2011 il ministro Paolo Romani, oltre a Daniele Discepolo e Stefano Coen? Ovviamente "Andrea Gemma, parente di Sergio Gemma che fino al 2002 era stato presidente del collegio sindacale della stessa Valtur»;
Sergio Gemma, il noto commercialista al centro degli oscuri intrecci, oltre ad avere avuto una serie di rapporti con Mario Giannini, ha prestato la sua opera come consulente della Fondazione Roma, presieduta dal cavaliere di Croce di giustizia, barone di Culcasi ed altre innumerevoli cariche interne ed estere, Emmanuele Francesco Maria Emanuele;
considerato che:
in un articolo pubblicato sul "Corriere della Sera" del 23 marzo 2012, Mario Gerevini, torna sulle fiduciarie di San Marino;
si legge infatti: «Dentro le fiduciarie. Nomi e cognomi dei titolari dei conti. Il truffatore, il fallito, l'imprenditore della moda con 50 negozi nel mondo, i fratelli torinesi con le sponde in Uruguay, albergatori e perfino un narcotrafficante. Tutti ex evasori che con lo scudo hanno sanato la loro posizione. Pensavano di restare anonimi. Ma un sospetto boom di mandati fiduciari ha fatto scattare l'ispezione dell'Uif-Bankitalia che ha rilevato violazioni e irregolarità. Le carte sono finite in tre Procure», cioè Bologna, Genova e Rimini;
si legge ancora: «Le due società fiduciarie in questione sono la Sofir di Bologna e la Compagnia fiduciaria di Genova (Cfg). Entrambe private e non legate a gruppi bancari. Hanno scudato per conto dei clienti centinaia di milioni, in gran parte da San Marino. È soprattutto la Sofir a finire nel mirino dell'unità antiriciclaggio di Bankitalia per una lunga serie di irregolarità nell'identificare i fiducianti e la provenienza del denaro. La Sofir nasconde segreti di mezza Emilia- Romagna con almeno 500 aziende intestate. Tra queste anche la Teti, la finanziaria dell'ex Unipol Giovanni Consorte. E caso vuole che alla Sofir facesse capo, per conto terzi, anche la Research control system (Rcs), apparecchi per intercettazioni: quella della famosa frase (Fassino-Consorte) "Abbiamo una banca!". Scarpe, design e soldi black. Stilista di scarpe dai tacchi vertiginosi, oggetti da 500 euro. Origini riminesi, Giuseppe Zanotti "nel 2000 - recita la biografia ufficiale - apre la prima boutique a Milano. Seguono New York, Parigi, Londra, Mosca, Dubai, per un totale di circa 50 punti vendita nel mondo". Show room in via Montenapoleone e soldi a San Marino, sotto forma di liquidità e partecipazioni (schermate da un'altra fiduciaria) in Asset Banca. Poi il tutto (quota della moglie compresa) è stato regolarizzato. Totale: 2,5 milioni di "ex nero". Stesso percorso per tre signore, madre e figlie, proprietarie dei tre Toni Hotels a Rimini. Anche loro azioniste occulte di Asset. A San Marino avevano 4,5 milioni. Il fallito e l'Uruguay. L'azienda fallisce, dipendenti e creditori restano col cerino in mano e lui, l'imprenditore, che fa? Regolarizza i soldi sottratti al Fisco, 1,2 milioni detenuti alla Cassa di San Marino. Si chiama Arturo Spini, la Sofir «dimenticò» l'adeguata verifica. E così anche per un altro fiduciante scudato, Fabio Porcellini, indagato dalla Procura di Forlì e collegato a Flavio Carboni. L'elenco è lungo ma i fratelli torinesi Walter e Marco Ceresa spiccano per importi e internazionalità. Il primo è, tra l'altro, presidente di Iren Energia, una delle principali controllate del gruppo Iren, quotato in Borsa. Gestiscono il loro patrimonio da due fondazioni del Liechtenstein (Match Point e Gae Stars stiftung), hanno quote in società uruguaiane, hanno scudato polizze assicurative e perfino un credito in contenzioso con la Privat Bank di Zurigo. Avevano nascosto al Fisco ben 18 milioni. La Sofir glieli ha scudati tra molte irregolarità. E ha chiuso due occhi quando Giovanni Battista Lancini, finanziere che tentò la scalata al Verona Calcio, aveva acceso un mandato per far rientrare da San Marino oltre 2 milioni. Lancini aveva precedenti penali per truffa. E Nicola Femia, mai segnalato dalla Sofir? Aprì il mandato fiduciario 2008-108 per "coprire" le quote della società Tecnoslot, un enorme volume d'affari nei videogame. Femia è stato condannato e arrestato per reati gravi, è considerato un narcotrafficante legato alla 'ndrangheta della Locride. La Sofir ha fatto finta di non vedere. Anche a questo servono le fiduciarie»,
si chiede di sapere:
se risulti al Governo che San Marino abbia protetto e continui a proteggere le fiduciarie come la Sofir di Bologna e la compagnia fiduciaria di Genova, che hanno scudato centinaia di milioni di euro, specie da San Marino, e che vantano clienti come lo stilista Giuseppe Zanotti i fratelli torinesi Walter e Marco Cerasa;
se risponda al vero che la Sofir di Bologna abbia offerto la propria fiducia anche a narcotrafficanti legati alla 'ndrangheta, come Nicola Femia;
se risulti quale ruolo abbia avuto la banca centrale di San Marino nel perseguire le attività di antiriciclaggio, come quella che ha visto la Sofir a finire nel mirino dell'unità antiriciclaggio della Banca d'Italia per una lunga serie di irregolarità nell'identificare i fiducianti e la provenienza del denaro;
se risponda al vero che la Sofir nasconderebbe i segreti di mezza Emilia-Romagna, con almeno 500 aziende intestate, tra le quali la Teti, finanziaria dell'ex Unipol Giovanni Consorte, e se sia vero che alla stessa Sofir facesse capo anche la Research control system (Rcs);
se sia vero che l'imprenditore di origini riminesi, Giuseppe Zanotti, abbia regolarizzato 2,5 milioni di euro con lo scudo fiscale, analogamente ad altre tre signore, madre e figlie, proprietarie dei tre Toni Hotels a Rimini, anche loro azioniste occulte di Asset Banca, che avevano a San Marino 4,5 milioni;
se risulti che anche Arturo Spini abbia scudato soldi sottratti al fisco, ben 1,2 milioni di euro detenuti alla Cassa di San Marino, con la Sofir, che dimenticò l'adeguata verifica, analogamente ad un altro fiduciante scudato, Fabio Porcellini, indagato dalla Procura di Forlì e collegato a Flavio Carboni;
se risulti che i fratelli torinesi Walter e Marco Ceresa che gestiscono il loro patrimonio da due fondazioni del Liechtenstein (Match Point e Gae Stars stiftung) ed hanno quote in società uruguaiane nonché scudato polizze assicurative e perfino un credito in contenzioso con la Privat Bank di Zurigo, abbiano scudato ben 18 milioni di euro occultati al fisco;
se sia vero che la Sofir abbia scudato con molteplici irregolarità anche il "nero" di Giovanni Battista Lancini, finanziere con precedenti penali per truffa che tentò la scalata al Verona Calcio, che aveva dato un mandato per far rientrare da San Marino oltre 2 milioni di euro, analogamente a Nicola Femia, mai segnalato dalla Sofir, che gli aprì il mandato fiduciario 2008-108 per "coprire" le quote della società Tecnoslot, un enorme volume d'affari nei videogame;
quali misure urgenti di competenza il Governo intende attivare per indurre la banca centrale di San Marino, diretta dai Giannini e dai Clarizia, ad effettuare un'attenta azione di vigilanza preventiva sugli ingenti capitali che transitano nelle compiacenti casse di banche e fiduciarie, spesso frutto di evasione fiscale, o proventi di attività di riciclaggio anche nella disponibilità della criminalità organizzata e di noti faccendieri.
(3-02752)
Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento
DE FEO, BEVILACQUA, DE ECCHER, STRANO, VILLARI, ASCIUTTI, PITTONI, LEONI, PETERLINI, BARELLI, COLLI, GARAVAGLIA Mariapia, PROCACCI, POSSA, VITA, CERUTI, SIBILIA, RUSCONI, FRANCO Vittoria - Ai Ministri per i beni e le attività culturali, del lavoro e delle politiche sociali e della salute - Premesso che:
il quotidiano "Il Mattino" nell'edizione del 15 marzo 2012 riporta un articolo dal titolo "Topi e amianto, chiude la biblioteca di Pompei" nel quale è evidenziata la notizia che la ASL competente per territorio nei giorni scorsi, a seguito di un sopralluogo, ha chiuso i locali della biblioteca;
essa era ubicata nei sotterranei degli uffici-container già oggetto di un'indagine della Procura di Torre Annunziata per la presenza di amianto ed è stata considerata fatiscente dagli ispettori sanitari e in violazione di tutte le normative in materia di sicurezza sul lavoro;
inoltre non sarebbero presenti vie di fuga; sarebbe assente l'impianto antincendio; la luminosità sarebbe scarsissima: per queste ragioni sarebbe stata comminata una sanzione di 6.000 euro alla dirigente della Soprintendenza;
nei mesi scorsi all'interno di uno dei container, adibito a "biblioteca", si è sviluppato un pericolosissimo incendio con il conseguente intervento dei Vigili del fuoco e dei Carabinieri e anche in quell'occasione le organizzazioni sindacali denunciarono la gravità e la pericolosità della situazione;
nelle scorse settimane sempre il quotidiano "Il Mattino" ha riportato la notizia secondo la quale, a seguito della denuncia da parte della Cisl e di altre organizzazioni sindacali di una serie di decessi causati da tumore per amianto avvenuti tra il personale della Soprintendenza archeologica di Napoli e Pompei collocato presso gli "uffici" di Pompei, si sarebbe svolto un incontro a Roma con il Segretario generale del Ministero per i beni e le attività culturali, dottoressa Antonella Pasqua Recchia;
al termine di detto incontro il Segretario generale avrebbe garantito che sarebbero state date immediate e perentorie disposizioni alla Soprintendente di Napoli e Pompei affinché fosse finalmente affrontata e risolta detta questione così delicata per la tutela della salute dei lavoratori della Soprintendenza e fossero instaurate corrette relazioni sindacali;
considerato che:
gli "uffici" sono, in realtà, ubicati all'interno di una serie di container installati a seguito del terremoto del 1980 ed è stato accertato che essi (fabbricati negli anni '70) contengono, come materiale di coibentazione, pannelli di amianto che con il trascorrere del tempo si deteriorano rilasciando nell'aria una quantità di fibre che, se accumulate nelle vie respiratorie e in particolare nei bronchi e nei polmoni, possono generare diverse forme di tumori (in particolare il mesotelioma), come purtroppo è ormai è noto anche a seguito della recente sentenza di condanna della Eternit avvenuta nel mese febbraio 2012 a Torino;
i container furono installati provvisoriamente a seguito del sisma dell'Irpinia del 1980 e con la promessa da parte della Soprintendenza di provvedere alla realizzazione di un'idonea sede per i lavoratori attraverso la ristrutturazione di una serie di edifici demaniali presenti nel compendio dell'area archeologica, ma pur essendo trascorsi oltre 30 anni nulla di tutto questo è stato fatto;
invece di affrontare e risolvere definitivamente il problema dei container (del quale evidentemente sono noti i rischi per la tutela della salute dei lavoratori), nel 2008, l'allora soprintendente Pietro Giovanni Guzzo emanò un bando per la ricerca di un esperto cui affidare (come si legge ancora sul sito web della Soprintendenza) l'incarico di responsabile della gestione del rischio amianto e per la redazione dei protocolli operativi generali per le attività di custodia, manutenzione, valutazione dello stato di conservazione e bonifica dei materiali contenenti amianto; il compenso per tale incarico era stato determinato in oltre 23.000 euro all'anno. In ogni caso non è nota la conclusione di tale bando né risulta esservi attualmente, presso la Soprintendenza, un esperto incaricato del rischio amianto;
purtroppo numerosi risultano essere stati nel corso di questi anni i sopralluoghi della competente ASL che hanno accertato e verbalizzato l'insalubrità e l'inadeguatezza di tali container come luogo di lavoro e si sono anche verificati una serie di decessi, denunciati dalle organizzazioni sindacali e sui quali la Procura di Torre Annunziata ha deciso di aprire un'indagine che risulta essere in corso;
preso atto che:
solo nel corso della gestione commissariale è stato possibile completare la ristrutturazione di un edificio demaniale denominato casa "San Paolino", con un investimento di 611.315,08 euro che ha consentito la realizzazione di circa 50 postazioni di lavoro e comprendente un sistema automatico di rilevazione delle presenze, la stanza per il Soprintendente, una sala riunioni, la recinzione del compendio (che si trova a ridosso della via principale della moderna città) la postazione per la vigilanza e un'area di parcheggio;
detti uffici, pronti da marzo 2010, sono completamente arredati e dotati di adeguate reti tecnologiche compreso un sistema di videoconferenza realizzato per garantire anche un collegamento immediato con il Soprintendente che molto spesso si trova nella sede di Napoli;
il Soprintendente dell'epoca, la dottoressa Mariarosaria Salvatore, nel mese di giugno 2010, incaricò l'Ufficio tecnico di predisporre e organizzare il trasferimento di una quota di personale e a seguito della proposta ricevuta emanò diverse disposizioni finalizzate al trasferimento dell'ufficio del Soprintendente, dello stesso Ufficio tecnico e dello staff degli archeologi, compreso il Direttore degli scavi, presso la nuova sede di servizio della casa demaniale di San Paolino;
l'attuazione di questo ordine di servizio, ormai improcrastinabile, migliorerebbe enormemente la qualità e la salubrità delle condizioni lavorative per almeno la metà dei dipendenti della Soprintendenza assegnati alla sede di Pompei, mentre gli altri dipendenti, in attesa di completare il restauro dei limitrofi edifici demaniali di Porta Stabia (che potrebbero ospitare la quota rimanente) potrebbero trovare collocazione temporanea o presso le altri sedi della Soprintendenza (in particolare ad Ercolano o Boscoreale) ovvero, in alternativa, potrebbero essere allestite delle postazioni di lavoro in un ambiente open space presso l'edificio dell'auditorium dove già sono presenti alcuni uffici della stessa Soprintendenza;
nei giorni scorsi la Soprintendente, dopo giorni di indecisione e stante il rifiuto di alcuni nuovi assunti di prendere servizio presso i container, parrebbe aver deciso di collocare i nuovi archeologi e amministrativi presso la sede di San Paolino;
preso atto, inoltre, che:
per la sistemazione della biblioteca, che rappresenta un vero tesoro di volumi di pregio e di straordinario valore storico (compresi i diari di scavo di Matteo della Corte e di Amedeo Maiuri nonché i testi originali degli studi di Plinio il Giovane) la fondazione "Città della scienza" in associazione con "l'Erma" di Bretschneider, titolare della convenzione sottoscritta con il commissario per la gestione dell'ex antiquarium, avevano proposto la realizzazione di un centro per la diffusione della cultura di Pompei, aperto gratuitamente ai visitatori, che ospitasse tutti i volumi relativi alla storia e alle ricerche sugli scavi di Pompei;
dopo due anni di estenuanti dialoghi e richieste di modifica dell'originale convenzione, sottoscritta nell'aprile 2010 dal commissario, in realtà l'ex antiquarium, il cui restauro e allestimento è stato completato ormai da circa 15 mesi, continua a rimanere chiuso e sembra che la Soprintendente abbia rifiutato quella parte dell'offerta relativa proprio alla realizzazione di un centro per la diffusione della cultura pompeiana, adducendo la motivazione che tale iniziativa sarebbe in contrasto con gli interessi economici del gestore dei servizi di bookshop;
in realtà, da quello che si apprende le ultime offerte avanzate dalla fondazione IDIS - Città della scienza in associazione con L'Erma non prevedevano assolutamente attività di natura commerciale e di vendita;
inoltre si apprende, da alcuni quotidiani che nella giornata del 20 marzo 2012 nell'area archeologica si sono verificati altri distacchi di intonaci affrescati (oltre a quelli già avvenuti in precedenza) presso la domus della Venere in conchiglia nonché il crollo di una grata in legno e muratura (di origine moderna) nel giardino della domus di Loreio Tiburtino (già chiusa al pubblico per il crollo di uno dei pilastri del pergolato avvenuto il 22 dicembre 2011),
si chiede di sapere:
come si intenda intervenire al fine tutelare la salute dei lavoratori della Soprintendenza di Pompei "ospitati" nei container, adibiti ad uffici, giudicati fatiscenti, privi delle più elementari garanzie per la sicurezza e con la presenza di amianto;
se non si ritenga di dover immediatamente intervenire al fine di realizzare un piano razionale di riallocazione del personale esposto a tali gravissimi rischi considerando che il datore di lavoro "naturale" di questi dipendenti, cioè la Soprintendente di Napoli e Pompei, finora non ha provveduto nonostante le ripetute denunce delle organizzazioni sindacali, i verbali e le sanzioni della ASL e l'inchiesta della Procura di Torre Annunziata;
se non si ritenga necessario ricollocare, in tempi brevissimi, il compendio di straordinario valore scientifico rappresentato dalla biblioteca in locali idonei, salubri e accessibili al pubblico e agli studiosi secondo la proposta avanzata dalla fondazione IDIS - Città della scienza e dall'Erma di Bretschneider essendo i locali già disponibili presso l'ex antiquarium;
se non si ritenga di intervenire affinché il complesso dell'ex antiquarium, il cui restauro è ormai stato completato da oltre 15 mesi, sia aperto finalmente al pubblico;
se si ritenga di verificare le iniziative intraprese dall'attuale Soprintendente negli ultimi due mesi per garantire l'immediato restauro e la messa in sicurezza delle due domus che erano già state oggetto di distacchi, crolli e danneggiamenti;
se risultino i motivi per cui la Soprintendente non ha utilizzato gli ingenti fondi ordinari disponibili sulla contabilità speciale della Soprintendenza (valutati anche dalle organizzazioni sindacali in oltre 60 milioni di euro) utilizzando le cosiddette procedure, previste dal codice dei beni culturali e del paesaggio in queste situazioni di crollo e danneggiamento del patrimonio, di intervento di "somma urgenza";
se si ritenga, alla luce degli ennesimi episodi illustrati e "svelati" dalla stampa, di procedere all'istituzione di una Soprintendenza dedicata esclusivamente a Pompei e ai siti vesuviani e di porre al suo vertice una personalità di indubbie capacità scientifiche e manageriali in grado di pianificare e realizzare tutti gli interventi necessari a garantire la tutela e il rilancio di uno dei siti archeologici più importanti del mondo.
(3-02747)
LEGNINI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:
all'inizio del mese di marzo 2011 il territorio della regione Marche e la provincia abruzzese di Teramo sono state interessate da un'eccezionale ondata di maltempo che ha provocato tre vittime, esondazione dei fiumi, allagamenti diffusi, importanti danneggiamenti alle infrastrutture pubbliche, ingenti danni alle attività produttive agricole e non ed alle abitazioni private;
in particolare, nel territorio teramano l'esondazione di corsi d'acqua ha provocato allagamenti di aziende artigiane, industriali, commerciali, con conseguente interruzione dell'attività e pregiudizio della ripresa generalizzata e ha fortemente compromesso le colture, causando danni stimati in circa 110 milioni;
in data 10 marzo 2011 con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri è stato riconosciuto lo stato di emergenza per gli eventi alluvionali in Abruzzo;
tale emergenza è stata la prima a ricadere nel campo dell'applicazione del cosiddetto decreto milleproroghe 2011 (decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 225, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2011, n. 10, recante "Proroga in termini previsti da disposizioni legislative e di interventi urgenti in materia tributaria e di sostegno alle imprese e alle famiglie") che all'articolo 2, comma 2-quater , ha istituito la cosiddetta tassa sulle disgrazie; in particolare, la disposizione prevede che in caso di situazioni emergenziali la Regione interessata debba acquisire le maggiori risorse tramite tassazioni aggiuntive a carico della stessa comunità regionale danneggiata, prima di poter accedere al Fondo nazionale di protezione civile;
per effetto di tali disposizioni non è stata stanziata alcuna somma dal Governo, e la Regione Abruzzo, che è sottoposta al rigore finanziario e fiscale connesso al piano di rientro sanitario, non ha provveduto a mettere a disposizione altre risorse né ad aumentare le accise;
la decisione di aprire un conflitto costituzionale contro tale disposizione normativa è stata adottata con la delibera di ricorso n. 538 approvata dal Governo regionale delle Marche il 19 aprile 2011 che ha visto il coinvolgimento di cinque altre Regioni, tra cui l'Abruzzo;
la Corte costituzionale con sentenza n. 22 del 16 febbraio 2012 ha accolto il ricorso dichiarando l'illegittimità costituzionale del citato articolo 2, comma 2-quater, nelle parti in cui impone alla Regione di deliberare aumenti fino al massimo consentito dei tributi di competenza in caso di dichiarazione dello stato di emergenza; inoltre, la stessa Corte ha dichiarato incostituzionale la norma che consente l'utilizzo del Fondo nazionale di protezione civile solo nell'ipotesi in cui la Regione non possa far fronte alle spese aumentando i propri tributi fiscali;
considerato che si apprende che nei giorni scorsi è stata stipulata un'intesa tra la Regione Marche e il Governo con la quale, a seguito dell'intervenuta declaratoria di illegittimità costituzionale della "tassa sulla disgrazia", con la quale si provvede a stanziare i primi 25 milioni di euro per i danni subiti in occasione dell'alluvione verificatasi negli stessi giorni e con la stessa intensità di quella della provincia di Teramo e per cui con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri è stato dichiarato lo stato di calamità;
considerato, inoltre, che:
con la delibera del 30 luglio 2010, n. 79, il CIPE ha stabilito l'avvio della fase di riprogrammazione delle risorse FAS 2000-2006 non programmate e non impegnate e di quelle derivanti da economie e accantonamenti, oltre che alle risorse liberate della programmazione comunitaria 2000-2006 che risultano non impegnate;
con lo stesso provvedimento il CIPE ha stabilito che sarebbe stata una successiva delibera a definire gli obiettivi, i criteri e le modalità da seguire nella riprogrammazione di tali risorse;
con la delibera n. 80/2011 del 30 settembre 2011 il CIPE ha stabilito di definanziare le risorse del FAS 2000-2006, fissando i criteri e le modalità per riassegnarle alle Regioni;
per la Regione Abruzzo la riprogrammazione delle somme definanziate, secondo quanto dispone tale delibera, dovrebbe essere pari a circa 10,3 milioni di euro;
tale somma è il residuo della programmazione PAR-FAS 2000-2006 che il CIPE dovrà esaminare per una nuova ed ulteriore riprogrammazione ed eventuale nuova assegnazione alla Regione Abruzzo,
si chiede di sapere:
quali siano i motivi per cui il Governo non ha provveduto ad adottare in favore della Provincia di Teramo lo stesso provvedimento riservato alla Regione Marche, considerato che entrambi i territori sono stati colpiti nei medesimi giorni e con la stessa intensità da un'eccezionale ondata di maltempo a seguito della quale è stato dichiarato lo stato di calamità naturale;
se, anche alla luce della recente sentenza della Corte costituzionale n. 22/2012, non ritenga di dover provvedere con la massima urgenza all'emanazione dell'ordinanza attuativa assegnando alla Provincia di Teramo le risorse finanziarie provenienti dal Fondo nazionale di protezione civile al fine di consentire anche alle imprese e alle famiglie residenti nella provincia di far fronte ai gravi oneri economici e ai profondi disagi che l'evento calamitoso ha loro procurato;
se non ritenga di dover intervenire presso il CIPE affinché provveda in tempi rapidi alla riprogrammazione e quindi all'assegnazione dei 10,3 milioni di euro dei fondi FAS 2000-2006 a favore della Regione Abruzzo;
se, infine, il Presidente del Consiglio dei ministri non ritenga necessario prevedere a favore della Provincia di Teramo una proroga dello stato di emergenza dichiarato con il decreto del 10 marzo 2011 la cui scadenza è fissata per il prossimo il 31 marzo 2012, al fine di poter perfezionare l'iter per l'emanazione dell'ordinanza, con conseguente assegnazione di risorse sulla disponibilità del Fondo nazionale di protezione civile.
(3-02751)
Interrogazioni con richiesta di risposta scritta
THALER AUSSERHOFER, PINZGER - Ai Ministri dello sviluppo economico, dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:
il comma 4 dell'articolo 22 del decreto legislativo 3 marzo 2011, n. 28, istituisce presso la Cassa conguaglio per il settore elettrico un fondo di garanzia a sostegno della realizzazione di reti di teleriscaldamento;
il successivo comma 5 demanda ad un decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con i Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e delle politiche agricole alimentari e forestali la definizione delle modalità di gestione e accesso al fondo di garanzia;
considerato che:
il teleriscaldamento copre attualmente appena il 4 per cento del mercato del calore italiano e i margini di crescita del settore sono estremamente interessanti;
è necessario che il Governo favorisca lo sviluppo di questa tecnologia attraverso misure puntuali di competitività;
a tutt'oggi non risulta ancora emanato il decreto previsto dal comma 5,
si chiede di sapere se non sia il caso di accelerare i tempi di emissione del decreto ministeriale al fine di attivare effettivamente il fondo di garanzia strumento importante per favorire la costruzione e l'ampliamento di reti di teleriscaldamento.
(4-07147)
LANNUTTI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro della difesa - Premesso che
il Presidente del Consiglio dei ministri Monti ha ordinato di pubblicare sul web tutti i voli di Stato;
per tale ragione, a giudizio dell'interrogante, dopo anni di superlavoro, gli aerei del 31° stormo, il reparto dell'Aeronautica che si occupa del trasporto delle autorità, hanno cominciato a ridurre la loro attività. In un articolo del settimanale "L'espresso" (pubblicato nel relativo sito Internet il 20 marzo 2012) si legge che nei primi due mesi del 2012 ci sono state soltanto 300 ore di volo: nel 2011 erano state 600 e due anni fa ben 900. Tanto che ora palazzo Chigi spera di risparmiare oltre 23 milioni da questa sforbiciata a carburante e manutenzione;
un altro articolo del 16 marzo 2012 si sofferma sulla figura di Raffaele Di Loreto «funzionario dalla tripla vita e dai tripli privilegi», insediatosi a palazzo Chigi nel 1985 grazie alla fiducia di Bettino Craxi e confermato dal nuovo Governo; si legge che «Di Loreto è un pensionato dell'Aeronautica militare, un dirigente della Presidenza del Consiglio dei ministri e l'amministratore della compagnia aerea più misteriosa, quella dei Servizi Segreti, costata quasi 40 milioni di euro solo nel 2010 (..) quando un ministro o un sottosegretario hanno bisogno di un passaggio celeste, lui è sempre pronto a mettersi a disposizione. È stato lui ad autorizzare il circo volante dell'era berlusconiana, con ballerine di flamenco, olgettine assortite e cantanti napoletani che affollavano la navetta Roma-Olbia al seguito del premier a Villa Certosa. Grazie a Di Loreto nessuno restava mai a terra: sfruttava i suoi superpoteri per trovare sempre un bimotore disponibile, bruciando milioni e milioni di euro. Tutto perfettamente legale, tutto terribilmente caro»;
l'articolo prosegue affermando che per aggirare la decisione dei voli di Stato pubblicati on line viene offerta una soluzione molto discreta mettendo a disposizioni gli aerei dei servizi segreti;
si legge inoltre che il feudo personale di Raffaele Di Loreto è la Cai. «Da anni la compagnia dei Servizi è una SpA: formalmente registrata come una società charter per non tradirne la vera natura. I bilanci vengono approvati negli uffici distaccati di Palazzo Chigi, mentre gli atti raccontano la storia ufficiale del vettore di copertura. Con alcune scelte che lasciano sbalorditi, a partire dai professionisti ingaggiati. A presiedere il collegio dei sindaci che devono vigilare sui conti c'è un commercialista con parecchie grane giudiziarie: Ascanio Turco, studio a Matera e buone entrature nella capitale, è stato condannato in primo grado a due anni e sei mesi di carcere per il crac della Hdc del sondaggista berlusconiano Luigi Crespi ed è finito nei guai in Molise per una storia di regali agli ispettori del Fisco. Per carità, nessuna sentenza definitiva: ma forse l'intelligence dovrebbe rivolgersi a figure al di sopra di ogni sospetto. Ed è inquietante rilevare chi è il notaio che da un decennio autentica gli atti della Air Spioni: Gianluca Napoleone, il professionista delle case della Cricca, incluso l'appartamento di Claudio Scajola con vista sul Colosseo. Stando alle indagini, Napoleone ha eseguito il rogito di altri immobili finanziati dal giro del costruttore Anemone, tra cui quello di un generale dei Servizi. Di soldi nella Cai ne girano tanti. Il capitale sociale è di 40 milioni, con quote date in pegno a Intesa Sanpaolo. Il fatturato nel 2010 è stato di 28 milioni: ossia quello che lo Stato ha pagato per le missioni segrete dei Falcon. Il gioco della contabilità sotto copertura fa sì che spunti pure un utile di 2 milioni. I dipendenti invece costano poco più di 10 milioni, metà dei quali per gli equipaggi dei jet. Quindi ai contribuenti la gestione della squadriglia top secret è venuta oltre 38 milioni di euro. Spiccano alcune delle voci in bilancio. Anzitutto il compenso di Di Loreto: 149.000 euro l'anno, a cui si sommano i 118.000 dello stipendio di Palazzo Chigi e una cifra simile come pensione da colonnello. Ci sono poi 470.000 euro per consulenze non meglio specificate. Altre 448.000 per soggiorni e alberghi e 190.000 per le auto del personale. In realtà lo staff resta contenuto rispetto alle missioni svolte: 87 operatori; piloti e tecnici d'alto livello, che gestiscono tutta l'attività e la manutenzione della flotta. Numeri che sottolineano l'efficienza della struttura. Il problema è come viene utilizzata. Sono stati frequenti i casi di missioni senza senso: trireattori mandati a trasportare una squadra ad Abu Dhabi - il trampolino per l'Afghanistan - fatti tornare vuoti a Ciampino e rispediti negli Emirati a recuperare i passeggeri dopo sole 36 ore. (...) In genere, questi dispendiosi tour de force sarebbero serviti per mettere l'aereo a disposizione di qualche sottosegretario e scarrozzarlo da Roma a Parma o Imperia. Sul web si trovano foto dei Falcon dei Servizi sorpresi a Firenze o Napoli, città a un'ora di Frecciarossa dalla capitale: spedizioni sprecone, coperte dal segreto di Stato. altrettanto discutibile è la gestione degli acquisti, interamente nelle mani di Di Loreto: compra e vende a suo piacimento, in un settore dove le commissioni possono arrivare al 10 per cento del valore. A dicembre 2010 la Cai ha fatto una scelta singolare: ha deciso di rimpiazzare il Falcon 900 Ex, un trireattore moderno e lussuoso, in linea da soli nove anni. Aveva davanti oltre un decennio di vita operativa ma è stato sostituito con una versione più nuova, più costosa e più lussuosa: il Falcon LX, sempre della francese Dassault. Dagli atti ne risultano ordinati ben due. Il contratto è nato durante il boom del via-vai aereo berlusconiano, quando le pietose condizioni delle casse pubbliche erano ancora nascoste agli italiani: così si è deciso di buttare via 80 milioni di euro per rinnovare la flotta dei viaggi più riservati. Difficile fare il punto delle vendite. Stando ai bilanci, nel marzo 2009 sono stati ceduti due vecchi Falcon 50 con una plusvalenza di solo un milione e mezzo. Nel 2010 sono finiti sul mercato due Falcon 900A: solo per revisionarne uno si è speso più di un milione. A gennaio di quest'anno è stato piazzato all'estero anche il moderno Falcon 900EX. Si vocifera che sia stato dato via per poco più di 13 milioni di dollari, contro quotazioni di 18,5 milioni. Solo rumors, perché tutto sfugge ai radar della contabilità pubblica. Forse oggi con l'austerity che domina a Palazzo Chigi, qualcuno dovrebbe andare a mettere il naso nell'attività della Cai. E magari rivedere le regole dei voli di Stato: restituendo all'Aeronautica il controllo sul trasporto delle autorità ufficiali e facendo sì che gli aerei dei Servizi vengano usati solo per l'intelligence. Quanto al comandante Di Loreto, nessuno contesta la correttezza formale delle sue scelte. Anche se qualche conflitto di interessi lo ha messo a segno anche lui. Nel 2005, di fronte al dilagare dei politici che volevano un posto in cielo, il suo ufficio a Palazzo Chigi fece un contratto da 1,9 milioni per noleggiare i velivoli della Servizi Aerei (Eni): una società dove lavora come dirigente suo figlio»,
si chiede di sapere:
se corrisponda al vero quanto riferito dall'inchiesta del settimanale "L'espresso" e quali siano le valutazioni del Governo;
quali iniziative il Governo intenda assumere al fine di dirimere ogni eventuale conflitto di interessi che possa interessare Raffaele Di Loreto;
se non ritenga opportuno rendere pubblica la documentazione relativa ai voli di Stato chiarendone il numero, l'utilizzo e i costi;
se non ritenga opportuno, in un momento di crisi come l'attuale, difficile e caratterizzato da una recessione economica, con il bilancio dello Stato in grave sofferenza, quando non ci sono risorse per pagare straordinari e avanzamenti di carriera delle Forze dell'ordine o carburante per le volanti, attivarsi per un risparmio di tutte le spese non necessarie da cui possono scaturire somme di danaro utili per investimenti più producenti a sostegno dell'economia italiana;
quali iniziative voglia intraprendere il Governo al fine di rivedere le regole dei voli di Stato rendendo all'Aeronautica il controllo sul trasporto delle autorità ufficiali e garantendo che l'uso degli aerei dei Servizi segreti sia riservato solo alle finalità istituzionali di questi ultimi.
(4-07148)
CASSON, FILIPPI Marco, FONTANA, GARRAFFA, ROILO - Ai Ministri della giustizia e dell'economia e delle finanze - Premesso che:
nella caserma "Campo Marzio" della Guardia di finanza, di via Fiamme gialle 6, a Trieste (attuale comando regionale) dal 1999 al 2002 sono state bonificate varie tonnellate di materiali contenti amianto compatto e friabile;
per un lungo periodo, fino al 2002, a causa del cattivo funzionamento delle macchine che effettuavano il trattamento dell'aria della caserma, l'amianto delle coibentazioni ivi presenti, risalenti agli anni '50, è stato immesso negli uffici amministrativi del terzo piano, e di conseguenza nell'edificio, generando un inquinamento ambientale di gran lunga superiore ai limiti di legge;
questo è quanto si apprende dalla relazione tecnica, datata 6 settembre 2011, del professor ingegner Marino Valle, uno dei maggiori esperti europei del settore, consulente tecnico di parte dell'appuntato scelto in congedo B. F., promotore di una causa contro l'Inpdap (fascicolo 12848), per esposizione professionale qualificata all'amianto, presso la Corte dei conti di Trieste;
pare che per effetto di un incredibile errore di computo, il giudice Paolo Simeon nella sentenza 186/2011 (sezione Friuli-Venezia Giulia Pensioni del 10 ottobre 2011) avrebbe considerato il periodo di servizio di 12 anni prestato dal militare negli uffici di detta caserma (dal 16 ottobre 1989 al 2000/2001) come se questo fosse durato solo "due o tre anni", ritenendolo ininfluente ai fini di causa e pertanto non prendendolo in esame con tutti gli atti relativi;
ora, a parte l'erronea convinzione che anche una temporalmente limitata esposizione all'amianto non possa comportare patologie asbesto-correlate, si ritiene che il non aver voluto approfondire la situazione di grave pericolo per la salute dei lavoratori impiegati presso la caserma, chiaramente emersa in sede di consulenza, non solo abbia causato al ricorrente militare la perdita della causa, con la necessità di dover ricorrere in appello per poter dimostrare l'evidenza dei numeri negati in prima istanza, ma, cosa ben più grave, abbia di fatto impedito l'accertamento di una situazione di grave pericolo tuttora presente;
il personale della Guardia di finanzia, infatti, continua ancora a convivere, nello stesso edificio, con gli enormi archivi cartacei ivi presenti, impregnati dall'invisibile polvere di amianto, che non sono mai stati bonificati. A questo proposito, molti finanzieri impiegati presso la caserma si sarebbero ammalati di patologie asbesto-correlate, anche gravi, con casi sospetti di decesso e che l'amianto, invisibile e inodore, può continuare a colpire mortalmente anche dopo 40-50 anni dall'esposizione;
l'Osservatorio nazionale amianto, nei giorni scorsi, si è rivolto con formale istanza al Ministro dell'economia e delle finanze, oltre che al Capo dello Stato, in qualità di comandante delle Forze armate, affinché si dispongano le bonifiche dei siti ancora contaminati dalla presenza di amianto,
si chiede di sapere:
quali siano i motivi per cui, a tutt'oggi, alla luce dell'inquinamento da amianto di 0,013 ff/cc, sulle otto ore lavorative riconosciuto al ricorrente dal 5 novembre 1985 al 9 luglio 2008 per i luoghi di servizio da lui frequentati, cioè porto di Trieste, molo Fratelli Bandiera, caserma Campo Marzio, per analogia estensibile ai suoi colleghi, il comando della Guardia di finanza relativo non abbia ancora dato corso, alla luce della circolare n. di prot. 15/SEGR/0001940, in data 25 gennaio 2011, del Ministero del lavoro e politiche sociali, ai previsti protocolli di informazione sul rischio e di sorveglianza sanitaria, visto e considerato il conclamato inquinamento da amianto della zona del porto di Trieste in cui risultano questi luoghi, tra l'altro soggetti a bonifiche di materiali contenenti amianto, compatto e friabile, come nel caso della caserma Campo Marzio;
se sia possibile ottenere maggiore chiarezza sui lunghi, e a quanto risulta agli interroganti esosi, interventi di bonifica realizzati, presso la caserma Campo Marzio (negli anni dal 1999 al 2002 con il personale operativo all'interno) che risultano, dai carteggi ottenuti mediante vari accessi amministrativi, esser stati realizzati in difformità: ad esempio ai sensi del decreto ministeriale 6 settembre 1994 (trattandosi di edificio di natura industriale che impiegava l'amianto nei cicli produttivi); come anche circa la modalità di restituzione dei locali della caserma, avvenuta nel post bonifica sulla base della microscopia ottica (MOCF) e non elettronica (SEM) come previsto dalla legge, secondo cui sono visibili anche le fibre più piccole e mortali dell'amianto;
se l'amianto sia ancora presente nella caserma, poiché dai documenti acquisiti sembrerebbe essercene la reale possibilità (con potenziale pericolo per il personale), in contraddizione rispetto al documento di rischio del comando regionale Guardia di finanza Friuli Venezia-Giulia, datato 6 giugno 2007, in cui non compare affatto il rischio amianto, nonostante le bonifiche realizzate prima e dopo la stesura del documento stesso; contestualmente, a tal fine, estendendo l'indagine alle altre caserme della Guardia di finanza nella provincia di Trieste;
se i Ministri in indirizzo possano informare circa lo stato delle patologie asbesto-correlate dei finanzieri che hanno frequentato i siti indicati, almeno dagli anni '70 fino ad oggi, poiché risulta che molti di costoro abbiano contratto tali malattie (con casi sospetti di decesso per amianto) producendo, ufficialmente, lo stato epidemiologico del personale, più volte negato alle richieste legali e circostanziate di taluni militari;
sulla base di quali criteri sanitari e relative autorizzazioni in presenza della descritta situazione ambientale inquinata per amianto e all'interno della caserma Campo Marzio sia stata, prima del 2002 (anno conclusivo delle maggiori bonifiche), istituita una mensa obbligatoria (con cucine e magazzini alimentari) di servizio e come mai ce ne fosse anche una attiva presso il molo fratelli Bandiera, attigua al cantiere navale Cartubi che utilizzava l'amianto per le proprie lavorazioni;
quando i comandi della Guardia di finanza preposti, sulla base della situazione, intenderanno finalmente informare sul rischio il personale, dando corso ai necessari protocolli di sorveglianza sanitaria, ormai di molti anni in ritardo rispetto alle prime leggi sull'amianto (legge n. 277 del 1991, legge n. 257 del 1992, eccetera);
se possano informare il personale e l'opinione pubblica circa lo stato delle bonifiche e sulla loro ultimazione.
(4-07149)
FLERES - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:
gli agricoltori siciliani sono molto preoccupati per le sorti del settore; da quando è iniziato il nuovo anno 2012, essi hanno dovuto affrontare enormi problemi: gli scioperi messi in atto dagli autotrasportatori, i venti ciclonici, la pioggia, le forti grandinate ed ora ad aggravare la già precaria situazione la caduta di cenere vulcanica sul territorio;
la cenere proveniente dall'Etna è molto sottile e riesce a penetrare tra la buccia dei mandarini, dei limoni e delle arance, ne rovina il frutto e non li rende così idonei alla vendita;
gli agricoltori sono stati anche costretti a rivedere i programmi di concimazione, che proprio in questo periodo dovrebbe iniziare, a causa della grande quantità di cenere sul terreno, ma anche per la grande quantità di agrumi caduti dagli alberi che equivalgono a circa il 50 per cento della produzione. Rimuoverli ha un costo legato alla manodopera e per adesso i bilanci dei coltivatori non permettono di affrontare spese straordinarie,
si chiede di conoscere se il Ministro in indirizzo non intenda, visti i danni incalcolabili avvenuti per gli eccezionali eventi atmosferici, per la grande quantità di cenere emessa dall'Etna che ha messo in ginocchio l'agrumicoltura siciliana, adoperarsi per quanto di competenza al fine di avviare in tempi rapidissimi l'iter per una moratoria generale di tutte le scadenze, bancarie, contributive e fiscali di ogni genere, per almeno un anno e provvedere agli accertamenti tecnici per i danni alle strutture produttive e di servizio delle aziende agricole e, in via eccezionale, valutare anche i danni riportati dalle produzioni ortofrutticole.
(4-07150)
BELISARIO - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:
Finmeccanica è leader di settore in Italia ed è detentrice di un patrimonio industriale strategico di primaria importanza per il Paese. Il capitale della società è detenuto per il 30,2 per cento dal Ministero dell'economia e delle finanze, mentre la quota restante è detenuta dal pubblico indistinto e da investitori istituzionali italiani ed esteri;
la società ha investimenti nei settori dell'aeronautica, dello spazio, dell'elettronica per la difesa, degli elicotteri, dei sistemi di difesa, dell'energia e dei trasporti. Tra le aziende controllate o partecipate più note vi sono Alenia, Galileo Avionica, AgustaWestland, Oto Melara, Ansaldo Energia, AnsaldoBreda, Ansaldo STS ed STMicroelectronics;
secondo quanto riportato da un articolo de "Il Messaggero" del 27 febbraio 2012, a firma di Massimo Martinelli, nonché da un articolo de "il Fatto Quotidiano" del 3 marzo 2012, a firma di Valeria Pacelli, l'attuale amministratore delegato di Finmeccanica, l'ingegner Giuseppe Orsi, sarebbe al centro di una vicenda di presunta corruzione per la vendita di 12 elicotteri Agusta Westland 101, modello Vip, allestiti per il trasporto di personalità di Governo all'epoca in cui lo stesso Orsi ricopriva la carica di amministratore delegato della predetta Augusta Westland;
il Ministro della difesa indiano, Antony Ak, ha chiesto al Segretario generale della difesa Shashi Kant Sharmit di accertare che non vi furono episodi di corruzione per la stipula del contratto che Agusta Westland firmò nel 2010 con la Indian air force, sbaragliando la concorrenza dell'azienda statunitense Sikorsky Aircraft Corporation;
i vertici della difesa indiana avrebbero sollevato sospetti a seguito di alcune indiscrezioni sull'inchiesta della procura di Napoli relativa alle attività estere delle consociate di Finmeccanica. Nell'ambito di tali indagini sarebbero state richieste alle autorità indiane, in via informale, alcune informazioni in merito alle trattative che portarono alla stipula della commessa;
Finmeccanica ha smentito qualsiasi coinvolgimento della sua controllata Agusta Westland in relazione a presunte irregolarità relative alla fornitura di elicotteri in India, sottolineando, inoltre, che nessuna comunicazione è stata notificata al gruppo;
oltre all'appalto per gli elicotteri, Finmeccanica e le sue consociate hanno firmato negli ultimi anni diversi contratti di enorme valore con l'India, come quello della Selex sistemi integrati con la società statale Cochin Shipyard Limited, per la fornitura di radar navali per le portaerei della marina indiana in costruzione nei cantieri di Kochi; quello della stessa Finmeccanica, che ha già fornito tre sistemi di comando e controllo per le fregate di classe Brahmaputra e il sostegno supplementare logistico, oltre che la fornitura dei radar e dei sistemi per il controllo del traffico aereo da installare negli aeroporti delle città indiane del sud;
l'articolo de "il Fatto Quotidiano" precedentemente citato riferisce, inoltre, di ulteriori preoccupanti scenari in termini di fenomeni di corruttela attualmente oggetto di approfondimento da parte della magistratura;
considerato che:
a seguito della continua pubblicazione di notizie e di documentazione relative ad inchieste giudiziarie in corso, sta emergendo ormai da tempo il coinvolgimento di parte del management di Finmeccanica in episodi che - a prescindere dal rilievo giudiziario, tuttora in corso di accertamento dalla rilevanza penale, nonchè da quella relativa all'opportunità di certi comportamenti - sono in grado di mettere a rischio non soltanto la credibilità dell'intera struttura della società, ma anche la competitività di una delle più importanti aziende italiane;
Finmeccanica ha l'estrema necessità di tutelare l'immagine della società, l'onorabilità del suo marchio e la serietà della sua struttura industriale, anche al fine di rilanciare gli stabilimenti produttivi operanti in stato di crisi;
la situazione di difficoltà di Finmeccanica è stata del resto rappresentata dallo stesso amministratore delegato Giuseppe Orsi nel corso dell'incontro con le segreterie nazionali di Fim, Fiom, Uilm tenutosi a Roma il 22 febbraio scorso: in tale occasione, l'ingegner Orsi ha indicato come possibile soluzione l'uscita di Finmeccanica dal comparto dei trasporti e da quello dell'energia;
la vendita o la dismissione di asset come Ansaldobreda, Ansaldo STS, Ansaldo Energia, nonché Breda Menarini Bus, comporterebbero tuttavia lo smantellamento di un patrimonio industriale strategico di primaria importanza per il Paese, e avrebbero conseguenze nefaste sulle prospettive occupazionali dei lavoratori, con ripercussioni molti gravi anche nelle regioni meridionali, dove potrebbe essere messa a repentaglio la sopravvivenza di importanti realtà industriali, quali ad esempio lo stabilimento Ansaldo STS, già Wabco Westinghouse, di Tito scalo (Potenza);
aziende di eccellenza, leader del mercato mondiale, come AnsaldoBreda, che rappresenta ad oggi l'unico costruttore a ciclo integrato in grado di produrre treni ad alta velocità, treni pendolari, tram, metropolitane leggere e pesanti, o Ansaldo Energia, che rappresenta per la città di Genova un patrimonio di inestimabile tecnologia e di lavoro di qualità costruito in stretto rapporto con la locale Università, sono obiettivi della speculazione finanziaria internazionale;
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto riportato in premessa e quali siano le valutazioni in merito, considerato che le questioni sollevate coinvolgono una delle più importanti imprese industriali del Paese;
quali iniziative intenda adottare, alla luce degli episodi citati, al fine di tutelare la credibilità e la competitività economico industriale di Finmeccanica e garantire l'affidabilità e la credibilità del suo management, tanto più necessaria in relazione all'estrema delicatezza delle sue funzioni e delle sfide che la società deve affrontare per tutelare i suoi asset strategici;
quali azioni concrete il Governo intenda porre in essere per impedire la cessione degli asset civili di Finmeccanica, nell'ambito delle proprie competenze, al fine di garantire che le scelte della società vadano nella direzione dello sviluppo e del rilancio produttivo dei settori e degli stabilimenti che rappresentano un'importantissima risorsa strategica per il Paese.
(4-07151)
PEDICA - Al Ministro dell'interno - Premesso che:
in data 17 marzo 2012 a Roma si è svolto un corteo, organizzato dai movimenti per il diritto all'abitare (Coordinamento lotta per la casa, Blocchi precari metropolitani, Action), per difendere il diritto alla casa e gli interessi dei lavoratori, al quale hanno partecipato quasi 2.000 persone, tra cui anche politici e appartenenti a sigle sindacali;
il corteo, in base all'autorizzazione della Questura, sarebbe dovuto partire da piazza Vittorio e terminare a largo Corrado Ricci, ma in realtà è stato bloccato dalle Forze dell'ordine che hanno impedito ai dimostranti, nonostante si trattasse di una manifestazione assolutamente pacifica, di convergere verso la destinazione di arrivo;
infatti i manifestanti, dopo aver percorso via dello Statuto, via Merulana, piazza Santa Maria maggiore, piazza Esquilino e via Cavour, hanno trovato un blocco della polizia a circa 100 metri da largo Corrado Ricci, dove appunto si sarebbe dovuta concludere la protesta;
oltre a questo comportamento, già di per sé grave e allarmante, i manifestanti si sono trovati a camminare lungo un percorso nel quale erano state chiuse da poliziotti e carabinieri tutte le vie laterali, e sono stati costretti a fermarsi in più occasioni, su indicazione delle Forze dell'ordine, al fine di permettere la chiusura delle saracinesche dei negozi ubicati lungo il tragitto;
a giudizio dell'interrogante emerge ictu oculi come si sia trattata di una precauzione forse eccessiva e soprattutto provocatoria nei confronti di soggetti che manifestavano pacificamente e senza alcuna intenzione di addivenire a scontri di qualsiasi sorta, dato, tra l'altro, dimostrato dal fatto che, a seguito del blocco delle Forze dell'ordine che impediva di raggiungere largo Corrado Ricci, i manifestanti hanno scelto responsabilmente di tornare indietro verso piazza Vittorio;
considerato che:
della vicenda si sono occupate numerose testate giornalistiche: in particolare in data 17 marzo 2012 il quotidiano "la Repubblica" sul proprio sito Internet pubblicava un articolo intitolato "Movimento per la casa, in duemila al corteo - la polizia blocca la marcia in via Cavour";
l'articolo 21 della Carta costituzionale al primo comma recita che "Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione", così sancendo il valore costituzionale e la relativa importanza del diritto di manifestare liberamente;
ad avviso dell'interrogante è grave che una manifestazione pacifica e autorizzata dalla Questura sia stata bloccata dalla polizia senza valide motivazioni a tutela di diritti di rango costituzionale,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti;
se e quali provvedimenti, nell'ambito delle proprie competenze, intenda adottare al fine di far luce sulla vicenda, in particolare verificando quali motivazioni hanno determinato la decisione di bloccare il corteo, impedendo così ai manifestanti di giungere alla destinazione finale come da preventiva autorizzazione della Questura.
(4-07152)
PEDICA - Ai Ministri dello sviluppo economico e dell'economia e delle finanze - Premesso che:
è noto che negli ultimi anni si è assistito a un continuo crescendo nelle opere di costruzione di impianti commerciali di medio-grandi dimensioni, avallate da un sistema di concessione di licenze spesso molto generoso nei confronti di grandi investitori che, soprattutto nei piccoli centri, acquisiscono in tal modo una larga porzione dell'intera attività commerciale locale;
è altrettanto noto che tale andamento incide significativamente e inevitabilmente sul complessivo volume d'affari delle imprese di piccole dimensioni, che in tale maniera vedono drasticamente ridotti i propri proventi a vantaggio dei grandi centri, i quali possono offrire alla clientela condizioni più favorevoli unite alla comodità di un unico grande punto di riferimento, divenuto centro attrattivo per famiglie e singoli consumatori;
dall'evoluzione nella consistenza di domanda e offerta nel mercato commerciale, scaturisce l'effettiva necessità, per chi intenda proseguire una determinata attività, di rivolgere la propria attenzione alla stipula di contratti che consentano l'ingresso in una grande struttura commerciale, anche accettando condizioni contrattuali spesso sfavorevoli o garanzie inesistenti;
considerato che:
oltre 10.000 imprese hanno già abbandonato i piccoli negozi in città, comportando una vera e propria migrazione verso i nuovi sistemi di scambio produttivo;
i costi da sostenere per l'allocazione nei parchi commerciali sono notevoli: mediamente, secondo le stime di Federcontribuenti, 100 metri quadri di superficie arrivano a costare circa 36.000 euro all'anno, fino a raggiungere punte di 90.000, cui vanno ad aggiungersi ulteriori oneri che incidono per un altro 30 per cento;
gli ultimi risultati di questo trend parlano di circa 10.000 imprese che vengono "strozzate" dalle grandi aziende proprietarie dei centri commerciali e detentrici di un potere enorme, che giunge sino alla manipolazione di regole contrattuali previste dalla legge e appositamente eluse per la difesa di interessi individuali;
una pratica molto diffusa consiste nella sottoscrizione di contratti di affitto di ramo d'azienda, disciplinati dall'articolo 2562 del codice civile e definibili come contratti aventi ad oggetto la concessione in godimento, dietro pagamento di un canone, di un complesso unitario di beni mobili ed immobili, materiali ed immateriali organizzati per lo svolgimento di un'attività d'impresa per un periodo di tempo determinato;
la nozione fornita dal legislatore all'articolo 2555 del codice civile definisce l'azienda come "il complesso dei beni organizzati dall'imprenditore per l'esercizio dell'impresa", comportando dunque che l'azienda (compreso il ramo oggetto dell'affitto) rappresenti una figura poliedrica che non tollera la riduzione ad un singolo bene avente autonoma centralità;
requisito essenziale affinché possa correttamente realizzarsi tale forma contrattuale è la concessione di un ramo aziendale, ossia di un insieme di beni e attività che, nel complesso, devono immediatamente consentire la realizzazione dell'accordo stipulato;
da quanto denunciato all'interrogante, sono molteplici le situazioni nelle quali l'unico elemento che risulta essere posto a disposizione dell'affittuario è una sola porzione d'immobile, mancando completamente qualsiasi bene strumentale, merce, trasferimento di rapporti, avviamento o trasferimento di un know how in grado di sostenere la fase di start up e consentire il pieno rispetto della formula contrattuale stipulata;
considerato altresì che:
tale pratica, oltre a determinare un grave danno per l'imprenditore che subentra all'attività, in quanto privo di qualsiasi mezzo e rapporto utile alla fase iniziale di gestione, sembrerebbe rappresentare un'indebita prassi atta a raggirare diverse forme contrattuali che prevedrebbero, altrimenti, garanzie e tutele maggiori a vantaggio del subentrante;
tale fattispecie contrattuale, infatti, differisce ad esempio dalla locazione d'immobile e dall'affitto di beni produttivi quando questi formino oggetto del contratto senza che sussista il requisito dell'organizzazione dell'imprenditore che li unifichi in un complesso unitario finalizzato alla produzione;
se ne differenzia, inoltre, per l'indennità di avviamento commerciale prevista nel contratto di locazione e non in quello di affitto di ramo d'azienda;
nel caso in cui, a tutti gli effetti, si intendesse stipulare un contratto di locazione, il codice civile prevede che al termine della locazione venga altresì riconosciuta al conduttore l'indennità di avviamento;
tale indennità, definita come la capacità dell'impresa di produrre utile, può dipendere, in concreto, da molteplici fattori tra i quali spicca la stabilità della clientela che l'impresa ha acquisito in virtù di un portafoglio di rapporti contrattuali o della rilevante collocazione sul mercato conseguita dal suo prodotto o, infine, anche di una particolare ubicazione sul territorio;
i piccoli commercianti che si ritrovano costretti a rivolgersi ai gestori/proprietari dei grandi centri commerciali sono frequentemente sottoposti a contratti di cui, per vizi di forma o di contenuto, in rarissimi casi si rispettano le clausole e le relative previsioni normative, sia che si tratti di un semplice contratto di locazione, sia che preveda, sulla carta, l'affitto di un'attività già avviata e potenzialmente in grado di produrre reddito,
si chiede di sapere:
quali interventi i Ministri in indirizzo intendano adottare, nell'ambito delle proprie competenze, affinché vengano avviate le dovute indagini per accertare l'esatta applicazione dei contratti, nonché la regolarità dei comportamenti dei centri commerciali rispetto alle imprese allocate;
quali opportune verifiche intendano realizzare per chiarire la natura dei rapporti intercorrenti tra le società di gestione e le tante immobiliari proprietarie dei centri, al fine di escludere l'esistenza di pratiche illecite a danno degli stessi imprenditori e delle casse statali;
se non si ritenga opportuno intervenire, per quanto di competenza, sui metodi di concessione delle licenze, tanto più in un periodo di crisi economica in cui andrebbe garantita e tutelata la posizione del soggetto più debole, che rischia di pagare un prezzo salato a vantaggio di potenze economiche molto più stabili e potenzialmente più solvibili.
(4-07153)
PERDUCA, PORETTI - Al Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione - Premesso che:
il numero di precari assunti a tempo determinato presso uffici della Regione Piemonte è pari a circa 200 su un organico complessivo di oltre 2500 unità (7 per cento del totale) e in alcune Direzioni regionali raggiunge percentualmente un valore assai significativo (19 per cento per la Direzione ambiente, 17 per cento per la Direzione risorse finanziarie, 14 per cento per la Direzione controllo di gestione, 12 per cento per la Direzione innovazione, ricerca e università);
con deliberazione n. 25-6653 del 3 agosto 2007 la Giunta regionale ha recepito un protocollo d'intesa in materia di lavoro precario presso la Regione, con il quale è stata prevista l'istituzione di una commissione bilaterale per l'applicazione definitiva dell'istituto della stabilizzazione del personale precario, secondo i requisiti della legge n. 296 del 2006 (legge finanziaria per il 2007);
è stato stipulato e recepito con delibera di Giunta regionale n. 32-7961 del 28 dicembre 2007 firmata dal Presidente pro temporeMercedes Bresso il protocollo di intesa stipulato tra amministrazione e organizzazioni sindacali, volto alla definizione di un percorso pluriennale di stabilizzazione del personale precario operante nella Regione;
il protocollo sottolinea che verrà attivato un percorso graduale di stabilizzazione del personale precario che si articolerà in una prima fase di selezioni per la costituzione di rapporti di lavoro a tempo determinato ed una futura trasformazione di tali rapporti di lavoro a tempo indeterminato;
si prevedeva anche l'attivazione, entro marzo 2008, di 3 selezioni pubbliche per assunzioni a tempo determinato, per tre anni rispettivamente, per le categorie D1, C1 e B1 ai sensi dell'articolo 1, comma 560, della finanziaria del 2007;
la deliberazione della Giunta regionale n. 38-8701 del 28 aprile 2008 ha fornito ulteriori direttive in ordine all'applicazione del protocollo d'intesa in materia di lavoro precario per la definizione dei criteri applicabili alla graduatoria conseguente al concorso;
con determinazione n. 550 del 30 aprile 2008 sono state definite le selezioni pubbliche per la formazione delle graduatorie;
in seguito all'espletamento delle procedure concorsuali, a far data dal 15 luglio 2009 sono iniziate le assunzioni a tempo determinato per 3 anni del personale presente nelle suddette graduatorie;
la Regione Piemonte non ha potuto rispettare gli accordi previsti nel protocollo d'intesa in quanto la procedura di stabilizzazione è risultata poi inidonea a perseguire la stabilizzazione stessa anche a seguito delle mutate condizioni normative (decreto-legge n. 78 del 2009, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 102 del 2009);
ad oggi la Giunta Cota si trova con una situazione giuridica cambiata rispetto alla data del protocollo e si è rivolta al Consiglio di Stato con l'intento di avvalersi della sua funzione consultiva in merito ad una proposta di disegno di legge regionale per la stabilizzazione;
il Consiglio di Stato ha espresso parere favorevole alla proposta di legge formulata dalla Regione Piemonte, proponendo comunque alcune integrazioni volte al rispetto delle leggi finanziarie e del patto di stabilità delle normative vigenti sul pubblico impiego;
lo stesso Consiglio di Stato ammette la possibilità di una deroga in relazione alle peculiarità delle funzioni da svolgere e all'esigenza di consolidare specifiche esperienze professionali maturate all'interno dell'amministrazione e non acquisibili all'esterno;
per quanto risulta agli interroganti il Ministero ha già attivato i propri uffici per trovare una via d'uscita da una situazione che è obiettivamente inaccettabile oltre che paradossale, tenuto conto che il personale precario è ormai di fatto integrato nell'organico, così come evidenziato da un'apposita ricerca effettuata nel periodo 2008-2009 propedeutica alla definizione della pianta organica in funzione del riassetto organizzativo-funzionale dell'ente, pianta organica ad oggi non ancora aggiornata;
il 15 luglio 2012 circa la metà dei 200 precari vedrà scadere il proprio contratto di lavoro privando l'ente di quella forza lavoro che per anni ha garantito il perseguimento degli obiettivi gestionali ed istituzionali;
a giudizio degli interroganti, la Giunta guidata da Roberto Cota sembra non valutare con il peso necessario il valore del personale precario nel funzionamento della pubblica amministrazione, evidenziando solo l'opportunità di un mero risparmio economico immediato, ma non la perdita di qualità nei servizi erogati al pubblico,
si chiede di sapere:
quali atti il Ministro in indirizzo stia ponendo in essere per individuare una soluzione, compatibile con le normative attuali, che possa condurre alla stabilizzazione definitiva dei circa 200 precari della Regione Piemonte che rappresentano ormai un patrimonio di competenze e capacità indispensabili al buon andamento del lavoro nelle varie Direzioni dove sono impegnati, tenuto conto che alcuni di loro sono attivi nella pubbliche amministrazioni da più di 10 anni senza soluzione di continuità;
se la perdita delle professionalità acquisite nel tempo da tali lavoratori non costituisca anche per l'ente una perdita in termini di efficienza ed efficacia nell'adempimento dei compiti istituzionali;
se siano stati messi in atto tutti gli atti di conciliazione da parte dei sindacati e dall'amministrazione al fine di pervenire ad una soluzione del problema.
(4-07154)
COSTA - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che:
la filiera ittica sta attraversando una crisi di portata epocale, con gravi ripercussioni socio-economiche ed occupazionali, a fronte di un inesorabile peggioramento di tutti gli indici macroeconomici, che nell'ultimo decennio hanno registrato il crollo verticale delle catture (con una diminuzione del -48,84 per cento), del personale imbarcato (con una diminuzione del -38,26 per cento), della fotta (con una diminuzione del -28,1 per cento) e dei ricavi (con una diminuzione del -31 per cento) con una crisi di redditività che ha raggiunto dimensioni straordinarie, come il parallelo deficit della bilancia commerciale ittica nazionale;
la situazione degli stock ittici, seppur in forma differenziata nei diversi bacini, mostra evidenti segni di sofferenza, che richiedono attente politiche di gestione nel perseguimento degli obiettivi di sostenibilità ambientale, sociale ed economica della pesca;
su ciò si innesta una drastica riduzione degli stanziamenti nazionali destinati alla programmazione di settore che dal 2000 al 2010 hanno subito una contrazione pari al 77 per cento, passando da 27 milioni a circa 6 milioni;
le prospettive che si aprono per il futuro del settore sono ulteriormente preoccupanti soprattutto alla luce della proposta di riforma della politica comune europea della pesca, destinata ad entrare in vigore nel 2014, con la previsione di una serie di interventi, dall'abolizione di qualsiasi aiuto alle demolizioni all'introduzione delle concessioni di pesca trasferibili, fino al totale divieto dei rigetti, che preannunciano conseguenze ancora una volta devastanti per la pesca mediterranea, in quanto difficilmente gestibili perché avulse dalle specificità e peculiarità del bacino;
il settore è al centro di un gravoso processo di adeguamento alla profonda evoluzione dei diversi assetti normativi disposti a livello comunitario (regolamento sulla pesca mediterranea, regolamento IUU, regolamento controlli, legislazione alimentare e igienico-sanitaria del cosiddetto pacchetto igiene) che, pur nella fondatezza degli obiettivi, hanno profondamente modificato gli scenari di riferimento, senza tener conto delle proposte avanzate dalle rappresentanze nazionali e comunitarie (Copa-Cogeca, Europêche, RAC MED), creando appesantimenti non solo burocratici, ma anche di natura strutturale e sociale;
si registra un progressivo aumento dei costi di produzione. In particolare, il prezzo del gasolio, che per lo strascico arriva ad incidere fino al 60 per cento sui costi di produzione, ha raggiunto quotazioni insostenibili per le imprese;
il prezzo al consumo dei prodotti ittici si è ridotto del 3 per cento a fronte di una stabilità dei prezzi di vendita che perdura da oltre un decennio; la riduzione del potere d'acquisto sta determinando scelte d'acquisto meno premianti per il prodotto nazionale e per la qualità;
pur essendo state approvate all'unanimità dalla XIII Commissione permanente (Agricoltura) della Camera dei deputati 5 risoluzioni bipartisan che, riconoscendo il momento emergenziale, impegnano il Governo a fronteggiare la crisi in atto nella filiera ittica, le stesse non hanno trovato alcun riscontro normativo,
si chiede di sapere
se non si ritenga opportuno intervenire con urgenza adottando ogni utile iniziativa atta a tamponare e risolvere una crisi senza precedenti per un settore di vitale importanza per l'economia di molte regioni del Paese e in particolare del Sud, anche attraverso un serrato confronto con le associazioni nazionali di settore e attraverso una programmazione di azioni ed interventi concreti a valere per i prossimi anni.
(4-07155)
LANNUTTI, MUSI - Ai Ministri dello sviluppo economico, dell'economia e delle finanze e dell'interno - Premesso che:
si apprende da notizie di stampa ("la Repubblica" del 21 marzo 2012) che nell'ambito dell'inchiesta che vede coinvolta la Telecom per truffa sulle sim card i pubblici ministeri Carducci e Cajani della procura di Milano stanno indagando su dipendenti e dealer per associazione a delinquere, ricettazione e falso, per vicende legate a "ingiusti profitti" per 231 milioni di euro realizzati dalla società nel 2008;
si legge che: «Telecom Italia è indagata dalla procura di Milano in virtù della legge 231 sulla responsabilità degli enti, nell'ambito di una inchiesta su una presunta truffa relativa alle sim card. Un avviso di garanzia è stato recapitato anche a Marco Patuano, amministratore delegato della società, in quanto suo legale rappresentante. I reati su cui sta indagando la procura di Milano, nell'ambito dell'inchiesta su un centinaio di dipendenti di Telecom Italia per irregolarità nella gestione delle sim card, sono associazione per delinquere, ricettazione e falso. Nel dettaglio, gli iscritti nel registro degli indagati sono 99, di cui 14 dipendenti del gruppo di tlc. Dalle indagini, coordinate dai pm di Milano Massimiliano Carducci e Francesco Cajani, sarebbe emerso che la società ha tratto un ingiusto profitto nel 2008 di circa 231 milioni di euro. L'avviso di garanzia a Patuano appare un atto dovuto in quanto come amministratore delegato della società ne è il rappresentante legale, ma i fatti su cui sta indagando la procura risalgono, a quanto appreso, a prima della sua nomina al vertice del gruppo di telecomunicazioni. Secondo quanto ricostruito dalla procura, lo scopo della macchinazione operata dagli indagati era l'attivazione di schede telefoniche al fine di ricevere maggiori incentivi, in quanto più sim card venivano attivate più i bonus per i dipendenti Telecom erano elevati. Le schede venivano attivate intestandole a persone inesistenti (con la conseguente falsificazione di documenti) o a persone ignare. I rivenditori della Telecom le vendevano poi a prezzo maggiorato a persone che avevano interesse a non comparire come intestatari di una scheda telefonica e in molti casi venivano usate anche per commettere reati (specialmente di natura informatica). Queste operazioni portavano vantaggio ai dipendenti Telecom in termini di incentivi, alla stessa Telecom, perché aumentava la sua quota di mercato e perché queste schede generavano comunque traffico, e ai rivenditori. Telecom Italia, infatti, risulta indagata per la legge 231 sulla responsabilità degli enti sotto due profili. Il primo riguarda il fatto di non aver adottato efficaci modelli di gestione e organizzazione per prevenire la commissione di reati da parte di dirigenti in posizioni apicali (i responsabili del canale etnico) e il secondo per non aver vigilato in modo adeguato perché i loro sottoposti (11 indagati) non si comportassero scorrettamente. L'inchiesta chiusa oggi dai pm Massimiliano Carducci e Francesco Cajani è partita da un accertamento dei carabinieri di Busto Arsizio, che scoprirono alcune schede vendute sottobanco da dei rivenditori e, attraverso accertamenti, arrivarono a un collegamento diretto con un dipendente della Telecom Italia. Nel pomeriggio Telecom ha diffuso un comunicato nel quale si definisce "parte lesa" nella vicenda sulla presunta maxi truffa e "si costituirà parte civile nei confronti di tutti gli imputati". La contestazione di illecito amministrativo - sottolinea Telecom - è stata notificata all'amministratore delegato Marco Patuano "nella sua esclusiva qualità di rappresentante legale della società". "La società - prosegue la nota - precisa che, nell'ambito di questo procedimento, aveva presentato già nel 2008, in qualità di parte offesa, due atti di denuncia-querela e sin dalla fase di avvio delle indagini aveva provveduto a sospendere i 14 dipendenti (nessuno dei quali dirigente) che risultavano all'epoca coinvolti e che risultano oggetto dell'attuale procedimento giudiziario»,
si chiede di sapere:
se il Governo non ritenga opportuno, per quanto di propria competenza, tenuto conto della rilevanza dell'interesse pubblico alla corretta gestione della rete e dell'archivio di tutto il traffico telefonico nella disponibilità dell'azienda in parola ed indipendentemente da ogni accertamento delle responsabilità di persone fisiche o giuridiche sul piano giudiziario, assumere le opportune iniziative affinché siano rafforzate le disposizioni volte ad assicurare le idonee garanzie risarcitorie da parte dell'azienda nei confronti di tutti i cittadini qualora fossero accertati danni agli utenti, per violazione di privacy o utilizzo di identità dei consumatori;
quali iniziative voglia adottare il Governo al fine di garantire la sicurezza delle comunicazioni rispetto agli illeciti di cui in premessa, onde prevenire il ripetersi di abusi a danno degli utenti.
(4-07156)
CAMBER - Al Ministro degli affari esteri - Premesso che:
sono oltre 2 milioni i pellegrini che dall'Italia si recano ogni anno a Medjugorje (in Bosnia-Erzegovina);
con sempre maggior frequenza, molti pellegrini sono vittima di borseggi (con furti di denaro e documenti) nonché di furti di autovetture;
la polizia bosniaca cerca di arginare il fenomeno delittuoso ma le modalità operative adottate non sembrano sufficientemente efficaci, constatato l'aumento esponenziale dei crimini a danno dei pellegrini;
i pellegrini colpiti da tali eventi sono quindi costretti a recarsi a Sarajevo, sede del più vicino Consolato italiano, per presentare denuncia: denuncia spesso indispensabile per rientrare in Italia poiché il furto di documenti, denaro o vettura implicano l'indispensabile attivazione del nostro consolato;
il viaggio da Medjugorje a Sarajevo comporta la perdita di almeno un'intera giornata e la spesa di almeno 300 euro;
il 12 novembre 2011 il presidente del "Movimento cattolico della famiglia e la vita" di Trieste, Salvatore Porro, e il presidente del "Movimento italiano guide dei pellegrini a Medjugorje" di Ancona, Alberto Ronconi, hanno inviato al Ministero degli affari esteri una lettera nella quale rappresentavano la situazione di grave disagio subita da numerosissimi cittadini italiani che si recano in pellegrinaggio a Medjugorje;
la richiesta contenuta nella lettera, basata sulla constatazione dell'aumento di tali episodi criminosi, è quella che il Ministero esamini la possibilità di istituire un ufficio consolare nelle città di Mostar o di Citluk, località facilmente raggiungibili da Medjugorje, così da consentire alle vittime di raggiungere più agevolmente una rappresentanza italiana ed effettuare le operazioni burocratiche indispensabili per il rientro in Italia;
la lettera a tutt'oggi è rimasta senza riscontro,
si chiede di sapere:
per quale motivo non sia stato dato riscontro alla lettera;
comunque, quali siano le valutazioni del Ministro in indirizzo in ordine alla possibilità di attivare, ed eventualmente in quali tempi, una sede consolare nelle città di Mostar o di Citluk, così da offrire pronta assistenza ai pellegrini italiani vittime di furti.
(4-07157)
CAMBER - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:
con la paventata riforma dell'art. 18 si vorrebbe estendere anche alle aziende al di sotto dei 15 dipendenti la cosiddetta "buonuscita" fino a 27 mensilità lorde se le aziende dovessero licenziare personale per assoluta necessità e non per volontà;
un'impresa artigiana per formare i propri dipendenti impiega tempo, denaro e dedizione e prima di dover allontanare una risorsa umana l'imprenditore artigiano sacrifica risorse personali impegnando, come spesso accade, anche la propria casa a garanzia delle banche;
banche che, secondo quanto sempre più spesso denunciato dagli imprenditori, concedono con sempre maggiore difficoltà linee di credito alle imprese e che comunque, a quanto risulta, applicano nei confronti delle aziende tassi poco al di sotto del tasso di usura, nonostante esse abbiano hanno ricevuto dalla Banca centrale europea "iniezioni di liquidità" al tasso dell'1 per cento;
nella crisi finanziaria delle imprese artigiane e delle piccole imprese un ruolo significativamente negativo lo svolge anche lo Stato, che paga con grande ritardo quanto dovuto ai suoi fornitori;
negli ultimi tre anni queste situazioni di grave crisi finanziaria a carico di imprese artigiane e piccole imprese hanno avuto anche conseguenze estreme: come ricorda Cesare Fiumi sul settimanale "Sette", supplemento del "Corriere della Sera" del 22 marzo 2012, 50 suicidi negli ultimi 3 anni (nel solo Nord-Est) che spesso sono "figli" di compensi non saldati da Stato (e privati); la Confartigianato sandonatese le ha definite "le morti annunciate", vere e proprie morti "a credito di liquidità";
le organizzazioni di categoria delle imprese artigiane, e segnatamente Confartigianato, hanno avviato azioni di protesta in quanto sostengono di aver accettato fino ad oggi con responsabilità tante imposizioni, ma adesso ritengono che il limite di sopportazione sia saturo,
si chiede di sapere:
vista la portata di enorme impatto sociale della questione che involge il tessuto produttivo più diffuso del nostro Paese, anche con mirato riferimento al Nord-Est ed al Friuli-Venezia Giulia in particolare, se sia intendimento del Governo correggere prontamente l'ennesima "svista" che comporterebbe con ogni probabilità conseguenze drammatiche di ogni sorta sino a giungere addirittura ad atti di suicidio (nel solo Nord-Est 50 negli ultimi tre anni) che con ogni probabilità aumenterebbero ancora nel numero ove si verificassero le ulteriori penalizzazioni di cui in premessa a carico segnatamente degli artigiani e delle piccole imprese;
con specifico riferimento quindi all'accesso al credito ed ai pagamenti dovuti dallo Stato nei confronti segnatamente delle imprese artigiane e delle piccole imprese che rappresentano il tessuto economico connettivo dello Stato, quali provvedimenti, e in quali tempi, il Governo intenda assumere per permettere agli imprenditori di proseguire nella propria attività senza dover subire vessazioni finanziarie che di fatto mortificano spesso in maniera fatale il tessuto produttivo italiano.
(4-07158)
PINZGER - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e per le pari opportunità - Premesso che:
l'INAIL, previo trasferimento delle necessarie risorse da parte del Ministero del lavoro e politiche sociali, finanzia progetti di investimento in materia di salute e sicurezza sul lavoro da parte delle piccole, medie e micro imprese e progetti volti a sperimentare soluzioni innovative e strumenti di natura organizzativa e gestionale ispirati ai principi di responsabilità;
per l'accesso a tali finanziamenti, l'INAIL ha pubblicato, nel 2011, i criteri di accesso al bando di finanziamento in attuazione dell'articolo 11, comma 5, del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, e seguenti modifiche integrative e correttive;
tra i criteri di accesso pubblicati dall'INAIL non sono ammesse a contributo le spese relative all'acquisto o alla sostituzione di progetti già realizzati o in corso di realizzazione alla data di comunicazione di ammissione al contributo;
per "progetto in corso di realizzazione" si intende un progetto per la realizzazione del quale siano stati assunti da parte dell'impresa richiedente, in data anteriore alla comunicazione di ammissibilità, obbligazioni contrattuali con il soggetto terzo che dovrà operare per realizzarlo;
diverse imprese che vorrebbero procedere ad esempio all'acquisto di mezzi d'opera (trattori) al fine di migliorare le condizioni di lavoro degli addetti, si trovano in situazioni di difficoltà poiché secondo i criteri di accesso risulta che l'acquisto potrà essere effettuato solo dopo che l'INAIL darà comunicazione di ammissione al contributo;
è condivisibile che non si possa procedere all'acquisto prima della presentazione della domanda di finanziamento ma, nel periodo che intercorre tra la presentazione della domanda e la comunicazione circa l'esito della valutazione, dovrebbe essere possibile procedere all'acquisto anche perché i tempi di consegna di taluni mezzi d'opera (ad esempio trattori) risulta essere molto lungo (dai 30 ai 100 giorni),
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga giuste le considerazioni esposte e se, pertanto, riguardo al principio che per l'accesso a tali finanziamenti in materia di salute e sicurezza sul lavoro deve essere garantita la semplicità delle procedure alle piccole, medie e micro imprese, non intenda intervenire allo scopo di valutare la possibilità di procedere all'acquisto dopo la presentazione della domanda.
(4-07159)
LANNUTTI - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che:
il "Corriere della Sera", in un articolo del 22 marzo 2012, riporta la storia di Marta Valente, la studentessa salvata dopo 23 ore trascorse sotto le macerie a L'Aquila, in seguito al tragico terremoto del 2009;
«Diciotto furono gli studenti che hanno perso la vita. Come le migliori amiche di Marta, Federica Moscardelli e Serena Scipione, e l'altra inquilina che condivideva con lei l'appartamento, Ivana Lannutti»;
un anno fa Marta Valente «ha completato gli studi nell'ateneo del capoluogo abruzzese e si è laureata in Ingegneria gestionale con il massimo dei voti, la lode e una menzione speciale. Subito dopo, ha vinto un dottorato di ricerca nella stessa università e trovato lavoro all'interno di una società consortile che gestisce in Abruzzo il Polo di innovazione del settore agroalimentare (..) a distanza di quasi tre anni dall'incubo del 6 aprile, la ragazza denuncia: sono stata dimenticata dallo Stato. Malgrado il terremoto l'abbia danneggiata dentro e fuori, consegnandole tra i ricordi più cattivi una vasta e impressionante cicatrice sulla testa e la quasi totale insensibilità del piede sinistro, lei non gode dello status di terremotata. "È stata data importanza alla ricostruzione delle prime e delle seconde case ma non alla ricostruzione personale di chi, come noi, ha subito danni realmente documentabili", dice a Corriere.it. Dopo essere stata estratta dalle macerie, Marta è stata ricoverata in strutture ospedaliere per 102 giorni. Una volta uscita, ha dovuto pagare anche parte delle spese mediche e farmacologiche sostenute per i danni causati dal sisma. Non è stata mai risarcita per la perdita di tutti i suoi beni personali o per il calvario a cui da allora si sottopone, quotidianamente o periodicamente, tra sedute di fisioterapia e riabilitazione per recuperare il normale movimento delle gambe, interventi chirurgici per migliorare il danno estetico alla testa, terapie per metabolizzare lo choc subito a livello psicologico. Finora ha speso più di centomila euro. (...) Le è stata riconosciuta un'invalidità del 75% ma, racconta lei stessa, "non essendo residente nei comuni del cosiddetto cratere, non ho avuto la possibilità di accedere alle agevolazioni concesse ai residenti, ad eccezione del contributo di 200 euro per autonoma sistemazione che, nel mio caso, è stata più che altro ospedaliera". Marta Valente (...) con l'aiuto del suo avvocato, Tommaso Navarra, ha scritto al Presidente della Repubblica, chiedendo tutele per quei terremotati che la burocrazia ha dimenticato. "Non chiediamo elargizioni - spiega l'avvocato - vogliamo solo che chi è colpito da eventi naturali sia tutelato in qualche modo dalla comunità e soprattutto che la sua sofferenza morale, fisica e materiale venga riconosciuta". Due le risposte avute dal Capo dello Stato tramite la Prefettura di Teramo. La prima per dimostrare a Marta "solidale vicinanza" e la seconda per informarla che "questa sede - così si legge nella lettera del Segretariato Generale della Presidenza - ha provveduto a segnalare al Dipartimento della Protezione Civile quanto auspicato dalla stessa in ordine all'estensione di agevolazioni analoghe a quelle previste per i residenti nel territorio colpito dal sisma nonché ad iniziative volte a favorire l'inserimento nel mondo del lavoro delle persone che hanno subito gravi lesioni personali". La lettera del Presidente della Repubblica è datata 29 settembre 2010. Da allora, racconta Marta, non sono arrivati segnali né dalla Protezione civile né dalla struttura commissariale o da altro ente e organo deputato a farlo»,
si chiede di sapere:
quali iniziative il Governo intenda assumere affinché vengano tutelati coloro che sono stati colpiti da catastrofi naturali;
quali iniziative intenda adottare al fine di estendere a Marta Valente agevolazioni analoghe a quelle previste per i residenti nel territorio colpito dal sisma affinché le venga riconosciuta la sua sofferenza morale, fisica e materiale;
se, in seguito alla segnalazione del Capo dello Stato, vi siano state iniziative del Dipartimento della protezione civile o di altro organo competente a riguardo.
(4-07160)
ARMATO, ANDRIA, CARLONI, CHIAROMONTE, DE LUCA Vincenzo, INCOSTANTE, MUSI, DI NARDO, RUSSO, AMATI, BIONDELLI, DI GIOVAN PAOLO, FIORONI, LEGNINI, MAZZUCONI, MONGIELLO, TOFANI, VITA - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali, dello sviluppo economico e dell'economia e delle finanze - Premesso che:
la Shared service center (SSC) è un'azienda di information technology del gruppo Telecom Italia, nata come consorzio tra Pirelli e Telecom nel 2003. Con l'uscita della Pirelli dal gruppo nel 2007, restano in SSC solo i lavoratori provenienti da Telecom, poiché Pirelli ha riassorbito la forza lavoro in sua quota;
nel luglio 2010, gli interroganti avevano già presentato un'interrogazione (4-03469), ad oggi ancora senza risposta, per rappresentare al Governo la necessità di tutelare i lavoratori della SSC e di intervenire in tal senso, anche convocando un tavolo tecnico con i dirigenti e i sindacati di riferimento della SSC e di Telecom Italia per verificare le reali intenzioni dell'azienda e trovare una soluzione adeguata per i lavoratori;
nell'interrogazione era stata segnalata, infatti, la cessione del ramo d'azienda denominato IT operations di Telecom a Shared Service Center, avvenuta il 1° maggio 2010, evidenziando che, sebbene gli scopi dichiarati da Telecom fossero quelli di realizzare un unico polo informatico con lo scopo di un efficientamento strategico, la realtà dei fatti ha mostrato un'autentica opera di smantellamento dell'informatica del gruppo Telecom Italia, nonché il preludio di licenziamenti veri e propri camuffati da cessione di ramo d'azienda ad una società a responsabilità limitata;
infatti, dopo questa operazione SSC ha mantenuto circa 2.400 lavoratori, di cui 570 nella sede di Napoli, su 15 sedi nazionali. 1.300 lavoratori scorporati da Telecom, che hanno ritenuto illegittimo questo scorporo, hanno intentato causa all'azienda;
il 17 giugno 2010, è stato presentato il piano industriale di SSC, che prevede 646 esuberi in tutta Italia, di cui 229 su 570 lavoratori nella sola sede di Napoli, che rappresenta il 40 per cento della forza lavoro attuale, rispetto alla media nazionale di tagli del 26 per cento;
il 4 agosto 2010 le organizzazioni sindacali e Telecom hanno sottoscritto, presso il Ministero dello sviluppo economico, un accordo per la gestione degli esuberi, già previsti in Telecom e in SSC, prevedendo contratti di solidarietà accompagnati da percorsi formativi finalizzati a consentire la riconversione e la conseguente ricollocazione dei lavoratori interessati. Le attività informatiche di SSC e il patrimonio professionale relativo vengono dichiarati strategici. Viene concordato di gestire la formazione in modo che sia lo strumento fondamentale di rilancio dell'azienda. Il 29 ottobre 2010 viene siglata l'applicazione dell'accordo del 4 agosto 2010;
a distanza di un anno, il 4 agosto 2011, la SSC ha partecipato al bando pubblicato nel Bollettino ufficiale della Regione Campania per la presentazione di piani formativi per occupati;
secondo indiscrezioni, avvalorate anche da dichiarazioni ai dipendenti da parte di manager aziendali, risulterebbe la seria possibilità di una riorganizzazione della società SSC e dell'informatica Telecom in generale. Tale eventualità, che pare dovrebbe avvenire nel mese di giugno 2012, potrebbe comportare uno smembramento della SSC e una serie di vendite e scorpori che andrebbero a vanificare la mission dichiarata sull'IT di Telecom;
inoltre a destare ulteriori preoccupazioni è il termine, previsto per novembre 2012, dei contratti di solidarietà che insinua incertezze sul futuro dell'azienda, e della sede di Napoli in particolare, anche in considerazione del fatto che in Campania con lo sviluppo della banda larga e l'informatizzazione della pubblica amministrazione si aprono ulteriori ed interessanti prospettive, in relazione alle quali sarebbe opportuno conoscere le intenzioni della Telecom sull'assetto dell'informatica,
si chiede di sapere:
se il Governo sia a conoscenza dei fatti riferiti;
se non ritenga opportuno convocare quanto prima un tavolo tecnico con i dirigenti e i sindacati di riferimento della SSC e di Telecom Italia per verificare, anche in considerazione delle prospettive di sviluppo in campo informatico in Campania, quale sia l'assetto che Telecom intenda dare all'information technology;
se non ritenga indispensabile ed urgente verificare se sia fondata la notizia di una riorganizzazione della SSC che possa determinare una compromissione della mission dichiarata sull'information technology di Telecom;
quali atti di propria competenza intenda adottare, nel caso venisse realizzata tale riorganizzazione, per tutelare i lavoratori e salvaguardare gli attuali livelli occupazionali.
(4-07161)
Interrogazioni, da svolgere in Commissione
A norma dell'articolo147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti:
4ª Commissione permanente (Difesa):
3-02750, dei senatori Mascitelli ed altri, sulla possibile chiusura della caserma Berardi di Chieti;
6ª Commissione permanente (Finanze e tesoro):
3-02748, dei senatori Stradiotto ed altri, su rimborsi Iva alle aziende lattiero-casearie di Vicenza e Treviso;
3-02752, del senatore Lannutti, sulla Banca centrale di San Marino.
Interrogazioni, ritiro
È stata ritirata l'interrogazione 4-07023, del senatore Paravia.