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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 697 del 21/03/2012


PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione.

È iscritto a parlare il senatore Agostini. Ne ha facoltà.

AGOSTINI (PD). Signora Presidente, credo che il rischio da evitare in questa discussione, che pure è iniziata bene, sia di contrapporre banche e imprese. Non credo possano esserci da parte di nessuno giaculatorie per sottolineare lo stato di difficoltà degli uni o degli altri. Su questo aspetto, d'altronde, c'é un antico rimpallo di responsabilità nel dibattito pubblico italiano a tutti i livelli: le imprese spesso se la prendono con le banche, le banche altre volte se la prendono con le imprese.

Credo però che se questa contrapposizione in passato era molto pericolosa oggi sarebbe esiziale, vista la situazione economica profondamente recessiva che l'Italia, e non solo, sta attraversando. Credo invece si debba guardare con equanimità al percorso che l'Italia ha compiuto in questi pochi mesi. Un percorso significativo... (Brusio). Signora Presidente, francamente non ho voglia di parlare al vento. Qui non ascolta nessuno per cui posso tranquillamente mettere giù il microfono e sedermi.

PRESIDENTE. Senatore Agostini, si rivolga alla Presidenza e al Governo che la stanno ascoltando. Per quanto riguarda i colleghi, non posso far altro che richiamarli, ma l'attenzione dura un minuto, anzi, un secondo. Prego, continui senatore Agostini.

AGOSTINI (PD). Come dicevo, cerchiamo di guardare con equanimità al percorso che l'Italia ha coperto in questi pochi mesi. Lo spread è sceso di oltre 200 punti e credo che il merito vada riconosciuto alle politiche nazionali del Governo Monti ed allo sforzo che la nuova maggioranza che lo sostiene ha fatto in questi mesi. Credo poi che, da un punto di vista tecnico, un merito vada riconosciuto anche alla politica monetaria incisiva e coraggiosa che la Banca centrale europea ha condotto in questi mesi.

Le robuste iniezione di liquidità nel sistema, che i colleghi nell'illustrare le mozioni hanno ricordato, hanno naturalmente comportato un beneficio significativo. Hanno, in primo luogo, evitato, o quantomeno compresso, il rischio gravissimo in cui sembrava si potesse incorrere alla fine dell'anno di un vero e proprio credit crunch nell'economia nazionale.

Detto questo, però, la situazione resta difficile. Ed ecco le ragioni dell'economia reale, come è stato ricordato, le ragioni delle imprese italiane, in primo luogo delle piccole e medie imprese che continuano a vivere una situazione molto difficile. Nel 2012 è prevista una riduzione del PIL di circa il 2 per cento (c'è chi dice dell'1,6, chi del 2,2 per cento) ed ognuno di noi che gira l'Italia sa quanta difficoltà incontrino le imprese che la mattina, per così dire, tirano su la saracinesca: si trovano in grandissima difficoltà anche semplicemente a rinnovare ciò che già avevano nei loro rapporti con il sistema bancario. Spesso queste difficoltà derivano quindi anche da un difficile rapporto con le banche che, a loro volta (e qui torniamo all'altro versante, quello delle responsabilità), si trovano di fronte a prove durissime.

Credo che dare atto del fatto che le banche italiane non abbiano ricevuto sostegni pubblici non è un regalo che si fa al versante bancario: è il riconoscimento di un dato di fatto. In Europa sono stati spesi circa 1.500 miliardi di euro per iniezioni al sistema bancario. Ricordiamo che la sola Germania ha immesso nel suo sistema bancario circa 240, 250 miliardi di euro, che la Gran Bretagna ha immesso nel suo sistema bancario significative risorse e che anche la Francia lo ha fatto; l'Italia, se non ricordo male, onorevole Sottosegretario, attraverso i Tremonti bond mi pare abbia messo a disposizione qualcosa come 4 miliardi di euro che poi, con interessi molto significativi, sono stati restituiti all'erario. Riconoscere questo non si può considerare un favore, ma una constatazione di fatto. Così come riconoscere che i requisiti di patrimonializzazione riconosciuti dall'EBA (il famoso buffer addizionale da realizzarsi e mettere in pratica entro la fine di giugno) diventano molto stringenti nei confronti delle banche italiane. Diventa stringente portare il Core Tier 1 al 9 per cento e, altrettanto stringenti, si dimostrano le nuove regole di Basilea 3 che vedono, tra l'altro, nelle disposizioni dell'EBA un'anticipazione dei termini per la ricapitalizzazione delle banche stesse.

È per queste ragioni che ritengo che le banche e le imprese debbano compiere uno sforzo comune. Non credo si andrà da nessuna parte se si prosegue con un dibattito in cui si rimpallano le responsabilità. Bisogna fare qualcosa, e questo è compito nostro, compito del legislatore, del decisore politico: promuovere le condizioni per un dibattito pubblico, un dibattito politico che possa fornire degli orientamenti a questo tipo di discussione.

Credo che nessuno possa chiamarsi fuori: non si può chiamare fuori la politica, non si può chiamare fuori il Parlamento, non si può chiamare fuori il Governo, né le banche o le imprese.

Noi dobbiamo perseguire contemporaneamente tre obiettivi, che sono gli stessi che sono stati perseguiti e messi in agenda attraverso le scelte che la BCE, a guida Mario Draghi, ha fatto in questi mesi e in queste settimane.

Lo chiamo un po' l'esperimento europeo, la versione europea del quantitative easing americano, che in qualche modo è essa stessa una forma di finanziamento illimitato alle banche, anche se tutti sanno che la BCE non ha lo stesso standing istituzionale della FED, ma di questo stiamo parlando.

Gli obiettivi della politica monetaria della Banca centrale europea sono stati e sono sostanzialmente tre: dare fiato all'economia; favorire la ricapitalizzazione delle banche; sostenere i titoli di Stato. Credo che noi non dobbiamo mettere in contrapposizione nessuno di questi tre obiettivi. Dare fiato all'economia significa immettere risorse nell'economia reale per andare incontro a quelle esigenze delle piccole e medie imprese che qui sono state ricordate con molta forza. Favorire la ricapitalizzazione delle banche significa garantirsi un futuro di stabilità nel medio e lungo periodo. Sostenere i titoli di Stato è un obiettivo che tutti abbiamo per le ragioni che ovviamente non devo neppure qui sottolineare.

Il tema della ricapitalizzazione delle banche chiama in causa, però, diversi aspetti, perché non possiamo semplicemente enunciare il tema, oltre a chiamare in causa la responsabilità e le scelte di diversi soggetti.

Qui vorrei far riferimento ad alcune valutazioni esplicite che sono state fatte, sia dal Presidente della Banca centrale europea, sia dallo stesso Governatore della Banca d'Italia, e cioè che l'obiettivo della ricapitalizzazione delle banche deve essere perseguito anche da una politica dei dividendi adeguata, congrua e consona all'obiettivo. La remunerazione del top management deve essere congrua alla situazione di crisi che l'Italia attraversa. I processi di razionalizzazione del sistema bancario devono essere riferiti, appunto, anche all'obiettivo della ricapitalizzazione e del consolidamento patrimoniale delle banche italiane.

Ecco quindi che, senza nessuno spirito, come dire, dirigista e senza voler spingere il Governo a passi, diciamo così, arditi, credo però che sia opportuno perseguire quello che tutte le mozioni che sono state oggi presentate individuano come un obiettivo. È alle porte, a marzo, un importante Consiglio europeo. Credo che sarebbe significativo se, ferma restando - e lo sottolineo più volte - la piena autonomia della Banca centrale europea - all'interno del dibattito in Consiglio europeo, il Governo italiano potesse sviluppare un'iniziativa nei confronti dell'EBA, chiedendo semplicemente di fare una valutazione un po' più flessibile rispetto alle varie situazioni che vivono le banche nazionali.

Non è possibile, dunque, che si faccia una discriminazione tra istituti di credito che detengono titoli del debito sovrano di Paesi molto esposti e banche, come quelle italiane, che detengono titoli del debito pubblico di un Paese, come l'Italia, che nel corso di questi mesi è sicuramente quello che ha realizzato la migliore performance. Non credo che sottolineare questo aspetto all'attenzione dell'EBA e nel dibattito europeo possa invadere assolutamente l'autonomia di nessuna Autorità: non solo certamente quella della BCE, ma neppure quella di un organismo come l'EBA.

Concludo, signora Presidente, con un'altra considerazione. Sono convinto che in un periodo un po' più disteso si possa e si debba fare una valutazione sui criteri che presiedono all'accordo di Basilea 3, perché il sistema delle piccole e medie imprese italiane deve trovare nell'appuntamento di Basilea 3 non un elemento vincolistico o addirittura penalizzante, ma un elemento che inneschi un circuito virtuoso, che faccia crescere le imprese italiane nel loro rapporto con il mercato e che consenta anche alle banche di avere un atteggiamento positivo e costruttivo.

Mi pare che i colleghi del Partito della Libertà abbiano ricordato nella loro mozione che sarebbe opportuno introdurre tra i criteri di Basilea 3 anche il cosiddetto criterio del PMI supporting factor, di tener conto, cioè, di quel moltiplicatore che consenta di mettere le imprese italiane, piccole e medie, nella condizione di avere un rapporto positivo ed un elemento di sviluppo.

Io credo che questo sia un dibattito importante. Credo anche, e questo è l'orientamento anche del nostro Gruppo, che si possa lavorare nei tempi congrui. Può bastare oggi pomeriggio o può servire qualche giornata in più di riflessione, se ce ne è bisogno, anche da parte del Governo, ma proprio per arrivare ad un approdo unitario che possa essere davvero un elemento di sostegno della situazione che vivono in questo momento, sia le banche italiane sia, soprattutto, le imprese che tutti i giorni stanno sul mercato, le nostre piccole e medie imprese. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione.

Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo, al quale chiedo anche di esprimere il parere sulle mozioni presentate.

POLILLO, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signora Presidente, noi siamo di fronte a sei mozioni, molte delle quali investono questioni di carattere internazionale e, quindi, vanno viste con una certa attenzione.

Quindi, se l'Assemblea fosse d'accordo, io chiederei un rinvio della votazione delle medesime, sia per approfondire taluni temi che sono colà contenuti, specie quelli che hanno un'interferenza diretta con l'attività di organismi che godono di autonomia dal punto di vista legislativo (mi riferisco in particolare alla Banca d'Italia), sia per vedere se è possibile arrivare all'unificazione, almeno nel dispositivo, di qualcuna delle diverse mozioni al fine di dare più efficacia ai lavori di questa Assemblea.

Quindi, se fosse possibile, chiederei un rinvio della votazione alla prossima settimana.

Presidenza della vice presidente BONINO (ore 18,35)

GARAVAGLIA Massimo (LNP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GARAVAGLIA Massimo (LNP). Signora Presidente, oggettivamente, siamo sconcertati da questa proposta di rinvio. Non è la prima volta, ma questa volta stiamo veramente passando il segno.

Già con le mozioni sulle agenzie di rating abbiamo dovuto rinviare e rivedere questioni già viste, riviste e depositate da molto tempo. Delle mozioni in discussione oggi, la prima è stata depositata il 18 gennaio, e quindi abbiamo avuto tutto il tempo, sia noi che il Governo, di approfondire e verificare tutte le questioni. Non ci sono assolutamente motivazioni di carenza dei tempi.

È inammissibile che tutte le volte il Governo si presenti in Aula, con tutta la simpatia per il sottosegretario Polillo, senza avere delle risposte su testi depositati da tempo e disponibili sul sito del Senato, che tutti possono leggere e hanno comunque avuto il tempo di farlo.

É evidente a tutti che il tema non è di poco conto, ma che è una emergenza vera, che riguarda il sistema delle imprese e riguarda le banche che, come dice giustamente il senatore Agostini, sono anch'esse imprese. Non possiamo perciò continuare a rinviare su questioni che sono, di tutta evidenza, di strettissima attualità.

Il punto per noi è fondamentale. Non è possibile rinviare, per una questione molto semplice. Dobbiamo decidere, una volta per tutte, chi comanda in questo Paese, chi decide le regole del funzionamento del sistema finanziario. Le decide il Parlamento? Visto che queste mozioni sono sostanzialmente identiche, al di là di sfumature, e che tutti i Gruppi chiedono le stesse cose, allora noi ci domandiamo: il Governo da chi prende ordini? Chi comanda in questo Paese? È il Parlamento, o qualcuno da fuori deve sempre dettarci le regole? Questo è il punto chiave. È inammissibile che si chieda sempre al Parlamento di subire passivamente richieste e regole scritte altrove per penalizzare il nostro sistema imprenditoriale e favorire il sistema imprenditoriale di altri Paesi. Noi crediamo ancora che sia possibile che il Parlamento decida per i cittadini.

LANNUTTI (IdV). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LANNUTTI (IdV). Signora Presidente, il Gruppo dell'Italia dei Valori, qualora questo rinvio non dovesse andare alle calende greche e si limitasse magari ad una settimana, non si opporrebbe, anche perché, se la finalità è quella di approfondire per arrivare eventualmente ad un testo condiviso ed unificato, non è una settimana in più o in meno a fare la differenza. Noi apriamo i giornali tutti i giorni, anche oggi: c'è una sfilza di imprenditori che arrivano a gesti estremi nel Veneto, un elenco di 30, perché le banche strozzano le imprese e gli imprenditori con forte senso dell'onore.

Quindi, signora Presidente, l'Italia dei Valori non si oppone, purché si tratti di un rinvio non superiore ad una settimana.

PRESIDENTE. Mi sembra di aver capito che il Governo ha chiesto un rinvio di una settimana. È così, signor Sottosegretario?

POLILLO, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Sì, signora Presidente.

PRESIDENTE. Poi sarà ovviamente la Conferenza dei Capigruppo a decidere la calendarizzazione.

BRICOLO (LNP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BRICOLO (LNP). Signora Presidente, è già intervenuto il senatore Garavaglia ed ha già spiegato bene nel merito lo motivazioni per cui la Lega è contraria a questo rinvio. Faccio presente che la mozione n. 524, a prima firma del senatore Gasparri, alla quale si collegano tutte le altre, è stata presentata il 18 gennaio 2012, ben tre mesi fa. Dunque il Governo sicuramente si poteva preparare adeguatamente.

Questo rinvio alla fine - è giusto dirlo, perché deve rimanere traccia di queste cose - viene di fatto richiesto dai Gruppi di maggioranza perché lavorare due giorni e mezzo a settimana è troppo. Tutti vogliono andare a casa questa sera e non vogliono affrontare il provvedimento nella giornata di oggi e nella giornata di domani. Domani mattina non ci sarà seduta d'Aula, tutti se ne andranno a casa e si rinvierà per l'ennesima volta questi documenti, la cui discussione è stata richiesta in Conferenza dei Capigruppo dai senatori del PdL, da quelli del PD e da quelli di tutti gli altri Gruppi parlamentari presenti in Senato. Dunque è una vera vergogna, signora Presidente, semplicemente dettata dal fatto che si vuole andare a casa e non rimanere invece qui a lavorare al Senato, come si dovrebbe fare. (Applausi dal Gruppo LNP).

POLI BORTONE (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

POLI BORTONE (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Signora Presidente, vorrei esprimere tutto il rammarico e la contrarietà per questa richiesta che è arrivata da parte del Governo. Noi l'abbiamo già detto altre volte e siamo già intervenuti con forza su questo tema, rivendicando quel minimo di dignità che questo ramo del Parlamento dovrebbe tentare di rivendicare a se stesso, se non altro quando può dare semplicemente, come in questo caso, un indirizzo al Governo. Ci sentiamo veramente frustrati e mortificati: non si può intervenire, non si possono presentare emendamenti e, per avere accolto un ordine del giorno, sembra quasi che sia stato fatto un favore dell'altro mondo. Non è possibile. Siamo di fronte ad un Governo che, proprio per il fatto di essere un Governo tecnico, credo che abbia tutti gli elementi preventivi di conoscenza degli atti che vengono poi sottoposti all'attenzione dell'Aula.

Mi meraviglio anche dei colleghi dell'Italia dei Valori. Colleghi, quante volte avete sollevato anche voi il problema della gente che si impicca e che muore quotidianamente. Caro collega Lannutti, se le parole hanno realmente un senso, anche gli atti debbono essere poi conseguenti. La gente che muore e che si impicca non aspetta una settimana in attesa che questo Governo tecnico vada a leggere cosa noi abbiamo scritto, perché l'abbiamo scritto già da qualche tempo. (Applausi dal Gruppo LNP). Né, d'altra parte, i tempi dell'Europa sono i tempi comodi del Parlamento italiano, perché sono assolutamente incalzanti.

Noi abbiamo chiesto al Governo di relazionarsi con la deputazione parlamentare europea, con la Commissione e il Consiglio. Non mi pare che il Governo abbia molta fretta al riguardo. Siamo decisamente sconcertati, e verrebbe davvero voglia di non votare più assolutamente nulla, essendo espropriati del minimo della capacità decisionale, persino - lo ripeto - di fronte ad un semplice atto di indirizzo. (Applausi dai Gruppi CN:GS-SI-PID-IB-FI e LNP).

PRESIDENTE. Poiché non c'è unanimità sulla richiesta del Governo, passiamo alla votazione della proposta di rinvio.

Verifica del numero legale

MURA (LNP). Chiedo a dodici colleghi di sostenere la richiesta di verifica del numero legale.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.

(Segue la verifica del numero legale).

Colleghi, vi invito a sedere ciascuno al proprio posto, per facilitare il senatore Segretario nelle operazioni di controllo.

Il Senato è in numero legale.

Ripresa della discussione delle mozioni
nn. 524, 579, 585 (testo 2), 586, 587 e 588

PRESIDENTE. Metto ai voti la richiesta di rinvio della discussione delle mozioni, avanzata dal Governo.

È approvata.

MURA (LNP). Chiedo la controprova.

PRESIDENTE. Ordino la chiusura delle porte. Procediamo alla controprova mediante procedimento elettronico.

È approvata.

Pertanto il seguito della discussione delle mozioni in titolo è rinviato ad altra seduta. La data sarà stabilita dalla Conferenza dei Capigruppo.

GALLONE (PdL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GALLONE (PdL). Intervengo solo per comunicare alla Presidenza che il sistema di votazione, nella postazione in cui mi trovo, non ha funzionato: il mio voto era favorevole.

PRESIDENTE. La Presidenza ne prende atto.

CHIURAZZI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CHIURAZZI (PD). Signora Presidente, anch'io intervengo per comunicare che anche dalla mia postazione il sistema di votazione non ha funzionato.

PRESIDENTE. La Presidenza ne prende atto.