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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 697 del 21/03/2012


Ripresa della discussione delle mozioni
nn. 524, 579, 585 (testo 2), 586, 587 e 588
(ore 17,53)

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il senatore Lannutti per illustrare la mozione n. 586.

LANNUTTI (IdV). Signora Presidente, signor Sottosegretario, colleghi, Governo e Parlamento dovrebbero prestare grande attenzione ai requisiti patrimoniali delle banche, ma dovrebbero prestare analoga attenzione anche alla stretta creditizia che sta strangolando un sistema economico in recessione - abbiamo visto gli ultimi dati - con la ripresa ipotecata da manovre che hanno portato la pressione fiscale a livelli senza precedenti (oltre il 45 per cento), e che pesa per il 52 per cento sui carburanti, i cui prezzi, arrivati a quasi due euro al litro, sono i più alti d'Europa. In un contesto di perduranti tensioni sui mercati finanziari, il Consiglio europeo ha deciso nell'ottobre 2011 di rafforzare la base patrimoniale delle banche e, in attuazione di questa decisione, la European Banking Authority (EBA) ha emanato una raccomandazione affinché 71 grandi banche europee potessero rafforzare i propri patrimoni di vigilanza al fine di ridurre il rischio percepito dagli investitori sulla solidità delle banche, il cosiddetto rischio di controparte, cresciuto per fortissime tensioni sul debito sovrano, nonché al fine di costituire un ulteriore cuscinetto patrimoniale per permettere alle banche di far fronte ad altri eventuali shock continuando a finanziare l'economia.

Sappiamo tutti che la Banca centrale europea ha immesso oltre mille miliardi di liquidità in due tranche: la prima a dicembre 2011 e la seconda lo scorso 29 febbraio. Di questi mille miliardi, 251 se li sono aggiudicati le banche italiane. Però, leggendo l'ultimo bollettino della Banca d'Italia, vediamo come sono stati utilizzati questi soldi. Parlo di 251 miliardi di euro, una mole enorme di liquidità e, lo ripeto, si tratta di un prestito triennale al tasso dell'1 per cento. Sappiamo quali sono i tassi ai quali le banche prestano: arriviamo al 10 o al 15 per cento e i tassi soglia arrivano anche al 18 per cento per alcune tipologie di crediti. Dall'ultimo bollettino della Banca d'Italia, vediamo che tra fine dicembre 2011 e fine gennaio 2012 gli istituti di credito hanno comprato BTP. Voglio ricordare, avendo una certa dimestichezza, che nel sistema bancario tradizionale si fa l'intermediazione creditizia e che i titoli di Stato li comprano i fondi e non certo gli istituti bancari che, a volte, fanno anche dei veri e propri ricatti ai Governi, chiedendo di approvare certe norme minacciando altrimenti di non comprare i titoli di Stato. Credo che ricordiamo in quest'Assemblea che nel 2010, quando si ottennero dalle sezioni unite della Suprema corte di cassazione delle sentenze sull'anatocismo, il presidente dell'ABI, Mussari, disse che se non si fossero cancellate quelle norme, non avrebbe più comprato titoli di Stato.

Vorrei ricordare che sono stati comprati BTP per 28 miliardi aumentando lo stock mensile da 209 a 237 miliardi. Nello stesso mese di gennaio, le banche hanno comprato bond bancari e riacquistato obbligazioni proprie per 41 miliardi di euro, per un totale di 69 miliardi: all'incirca la stessa cifra che le banche hanno prelevato.

Signora Presidente, colleghi, su un deficit patrimoniale di 114,6 miliardi di euro, ben il 77 per cento dovrebbe essere colmato con interventi sul capitale, di cui il 26 per cento con aumenti del capitale e delle riserve, il 28 con la conversione a patrimonio di strumenti finanziari ibridi e l'emissione di bond convertibili. Vorrei inoltre aggiungere che ciò che misura il restante 23 per cento è l'attività di rischio ponderato, in particolare tramite la modifica dei modelli interni concordata con le autorità di vigilanza (9 per cento) e il ridimensionamento dell'attivo (10 per cento), comprendente riduzioni per 39 miliardi di euro di attività a rischio ponderato e circa 73 miliardi di euro di cessioni di attività.

L'intervento della BCE, come ho ricordato, avrebbe dovuto aiutare l'economia, le imprese e le famiglie, eppure tali decisioni non hanno contribuito all'aumento delle erogazioni di denaro da parte delle banche, che non hanno utilizzato quel denaro in attività a sostegno dell'economia, ma neanche per rafforzare i loro bilanci. Quelle somme sono state depositate al tasso dello 0,25 per cento overnight presso la BCE. Siamo arrivati anche a 850-900 miliardi di soldi depositati (più dell'80 per cento).

Il 28 dicembre nei forzieri della Banca centrale europea giacevano 452 miliardi depositati dalle banche italiane. L'operazione è servita a ridare ossigeno alle banche, non certo all'economia. Gli istituti di credito dovrebbero prendere coscienza che i conti si possono sistemare anche risparmiando sui bonus che i manager continuano a deliberare.

Ricordo che una grande banca di sistema, Intesa San Paolo, ha portato a bilancio una perdita di 10 miliardi di euro; tuttavia, nonostante le raccomandazioni del governatore della Banca d'Italia Visco, non ha rinunciato ad offrire dividendi ai propri azionisti, soprattutto alle fondazioni, affinché possano fare erogazioni clientelari, per ben 800 milioni di euro. Diceva Visco che l'eventuale distribuzione di utili «dovrebbe essere compatibile con il mantenimento di un livello di patrimonializzazione tale da garantire la copertura dei requisiti patrimoniali obbligatori e dei livelli di capitale calcolati nell'ambito del processo di autovalutazione dell'adeguatezza patrimoniale». E aggiunge Saccomanni: «Agli intermediari si richiede di accrescere qualità e quantità del patrimonio; sono state introdotte nuove regole tese a contenere la leva finanziaria e la prociclicità dell'intermediazione; sono stati fissati limiti alla trasformazione delle scadenze attraverso una nuova disciplina del rischio di liquidità. Si stanno inoltre imponendo requisiti patrimoniali aggiuntivi per gli intermediari sistemicamente rilevanti a livello globale e si sta lavorando all'elaborazione di efficaci e credibili meccanismi di risoluzione in caso di una loro crisi, per evitare costi per il contribuente.» (sappiamo che il conto l'hanno pagato gli Stati, i risparmiatori e i lavoratori, non certo i banchieri). «Le nuove regole renderanno il sistema più solido e l'arbitraggio regolamentare più difficile. Esse accrescono gli oneri regolamentari per gli intermediari maggiormente orientati alla finanza.» (anche questo è un altro spunto importante: sappiamo dei 700.000 miliardi di derivati OTC e vorrei ricordare anche al signor Sottosegretario che, non sarà colpa sua, ma che anche il Tesoro italiano ha derivati e perdite sui prodotti derivati, probabilmente ereditati, per centinaia di miliardi di euro).

Concludo, signora Presidente, perché vedo che il tempo sta scadendo: nulla in contrario ad accedere alla richiesta del senatore Tomaselli di presentare una mozione unitaria. Ma noi vogliamo valutarne il merito. Se la mozione impegna il Governo ad adottare ogni iniziativa utile affinché le banche possano far respirare l'economia;ad adoperarsi, in ambito nazionale, affinché il Consiglio europeo effettui un'analisi degli impatti della raccomandazione dell'EBA; ad adottare ogni iniziativa utile a vigilare affinché l'ingente massa di liquidità erogata dalla BCE venga effettivamente utilizzata verso le imprese che ne hanno bisogno, verso le famiglie strozzate e strangolate, cui stanno portando via la casa con pignoramenti ed esecuzioni immobiliari, allora ci potremmo stare.

Se si dovesse impegnare il Governo ad adottare ogni iniziativa utile al fine di indurre le banche italiane ad erogare mutui e prestiti, già finanziati dalla BCE, alle imprese ed alle famiglie in modo da favorire un serio rilancio dell'economia; se soprattutto lo si dovesse impegnare ad adottare ogni iniziativa utile atta a separare le banche di affari (che si occupano di trading, di investimenti ad alto rischio, di finanza derivata, di speculazioni, di scalate e così via) e le banche commerciali (che, invece, fanno un lavoro tradizionale), allora noi ci potremmo stare.

Altrimenti, così come è stato con le agenzie di rating, l'Italia dei Valori non scende a compromessi, perché il sistema bancario è responsabile della crisi sistemica, ed il conto non lo possono pagare le famiglie, le imprese e la povera gente. (Applausi dal Gruppo IdV e del senatore De Eccher).

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il senatore Gustavino per illustrare la mozione n. 587.

GUSTAVINO (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Signora Presidente, signor Sottosegretario, onorevoli colleghi, mi pare mi tocchi un compito semplice, perché la mozione a prima firma del senatore D'Alia è anche la più breve di quelle presentate ed è estremamente comprensibile anche per chi, come me, ha poca dimestichezza con questa materia.

Si parte dal presupposto che è così importante, nel nostro sistema economico, quella colonna dorsale che viene definita il sistema delle piccole e medie imprese. Se è così importante e così riconosciuta fondamentale nella nostra economia, deve preoccupare la difficoltà in cui questo sistema versa per due cause essenziali: quella legata alla difficoltà creditizia e quella legata alla difficoltà di ricevere il dovuto dalla pubblica amministrazione. Sembrerebbero essere questi i due motivi, più delle difficoltà di mercato, che inducono a guardare i dati in nostro possesso, cioè quelli dei fallimenti, con molta preoccupazione: fallimenti arrivati a numeri eccezionali (12.000 nel 2011; 300.000 posti di lavoro perduti, ed un aumento significativo rispetto al recente passato).

La mozione chiede di poter intervenire, tutto sommato con semplicità, (quello che mi preoccupa un po' è che è troppo semplice), rispetto a questi motivi: si rileva che le banche, quegli intermediatori che aiutano le imprese, le famiglie, l'economia, dovrebbero essere un po' più generose in questo momento, essendo stati nei loro confronti attivati meccanismi di generosità da parte della Banca europea. Allora, si chiede, con questa definizione, di cui ovviamente mi sfugge il significato ma che probabilmente altri mi potranno spiegare, che le banche debba investire, mettendo a disposizione il danaro che hanno ricevuto, nell'economia reale (ovviamente non so quale sia quella irreale, ma quella reale mi pare di aver capito che coincide con il sistema delle piccole e medie imprese, che è in grande sofferenza).

Come lo facciamo? Nell'unico modo che mi sembra sia rimasto a quest'Assemblea di manifestare una certa vitalità del pomeriggio, perché nel mattino abbiamo verificato che il nostro potere normativo e legislativo è piuttosto modesto; al limite, possiamo prendere atto che dobbiamo votare un decreto prima che scada, anche se non ci piace. Adesso possiamo fare questo sforzo straordinario di mettere la nostra capacità propositiva ed invitare il Governo a fare appello alle nuove caratteristiche che mi pare possieda: anzitutto, attraverso la sua autorevolezza interna, può provare ad invitare il sistema degli intermediari a dare i denari a chi se li merita, a chi li chiede; attraverso la credibilità che ha acquisito in termini internazionali, l'Esecutivo dovrebbe dire all'Europa di fare attenzione a non esasperare il tema dei requisiti di quelle banche e di quei capitali, perché se le banche sono troppo strette dentro quei requisiti e quei parametri, hanno difficoltà a fare il loro lavoro, che è quello di aiutare le piccole e medie imprese. D'altra parte, la mozione in questione invita a una coerenza, perché se è vero che abbiamo così a cuore questo sistema, questa spina dorsale della nostra economia, ci dovrebbe essere anche coerenza, quindi tutti quegli atti adottati perché le piccole e medie imprese ricevano per tempo il dovuto dalla pubblica amministrazione devono andare a buon fine.

È ovvio, e mi pare abbastanza significativo, che se ci fosse davvero autorevolezza in quest'Aula, poiché le questioni sollevate sono state già evidenziate prima, e probabilmente verranno sottolineate anche dopo - sono contenute in tutte le mozioni - chi ha articolato di più, chi meno - buonsenso vorrebbe che riuscissimo a parlare con una sola voce. Chissà se autorevolezza, responsabilità e competenza ci aiuteranno a dire una parola sola, quindi più comprensibile, su un tema che ci sta così a cuore. (Applausi dal Gruppo UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI).

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il senatore Vaccari per illustrare la mozione n. 588.

VACCARI (LNP). Signora Presidente, membri del Governo, colleghi, non è la prima volta, e non dovrà essere neppure l'ultima - immagino - che discuteremo di banche, di credito, di aiuto alle famiglie, alle imprese, di rapporto tra le regole europee, le regole degli altri Stati e quelle del nostro Paese.

In apertura dell'illustrazione della nostra mozione voglio però esprimere, perché c'è un nesso forte, purtroppo, la solidarietà e il cordoglio mio personale e del Gruppo per l'ennesimo suicidio di un imprenditore della mia terra, della Provincia di Belluno, avvenuto lunedì: aveva una piccola impresa edile. Si tratta del suicidio, come è scritto anche sulla stampa, di un imprenditore oppresso dai crediti, non certo dai debiti.

La lista purtroppo è molto lunga e questo ci deve far riflettere e spingere a far sì che il Parlamento, che è l'organo dove si approvano le leggi che determinano le regole del nostro Paese, riesca veramente ad incidere in maniera forte in un sistema che da più parti viene detto essere insostenibile e non più condivisibile. Ecco perché, nell'esprimere alcuni giudizi sulle mozioni di altri Gruppi, riteniamo che specialmente la mozione presentata dal PdL sia assolutamente debole, poco consistente anche negli impegni chiesti al Governo. Apprezziamo sia stato scritto un secondo testo, molto più forte e più deciso, ma a nostro avviso doveva essere anche più incisivo, così come quello del PD. D'altra parte, sono le due forze che si sono unite per essere maggioranza e governare questo Paese in un momento di crisi e di difficoltà, e devono testimoniare di essere più vive e più presenti, e dare risposte più concrete.

Perché abbiamo presentato la mozione in questione, e cosa chiediamo? Siamo anzitutto fortemente preoccupati dagli accordi di Basilea 3. Sono accordi che chiediamo siano fortemente rivisti, come chiediamo che sia rinviata l'attuazione della raccomandazione dell'Autorità bancaria europea, perché i vari criteri e le metodologie per ponderare i rischi degli attivi bancari al fine di garantire effettiva concorrenza tra le banche dei diversi Paesi non sono ancora effettivamente comparabili.

Anche nelle altre mozioni abbiamo visto con piacere che, ad esempio, si evidenzia come tali criteri vanno a favorire le grandi banche transnazionali, che hanno creato il grande debito e la grande crisi finanziaria complessiva globale e di cui si dice magari che sono too big to fail, troppo grandi per fallire, e non tengono invece conto di un tessuto e di una rete importante come quella delle piccole banche di credito e delle cooperative popolari, il cui territorio di competenza è anche molto più ristretto, ma che mantengono un rispetto di impegni di finanziamento con le piccole e medie imprese e con le famiglie che le grandi banche non riescono assolutamente a garantire.

Voglio fare un esempio molto semplice che riguarda il mio Comune, ma che credo sia tipico di tanti Comuni del Nord. Un asilo nido parificato ha chiesto un piccolo fido e la banca glielo ha negato perché, secondo i parametri internazionali standard, non aveva un rapporto tra bambini iscritti, istitutori e budget tale da poterlo meritare (si trattava soltanto di 30.000 euro, una cifra assolutamente ridicola).

Invece, le piccole banche cooperative popolari, che operano sul territorio, svolgono assolutamente un altro tipo di funzione, devolvono il loro utile al territorio e certamente non fanno grandi speculazioni internazionali.

Chiediamo poi una forte rivisitazione da parte del Governo per quanto riguarda il punto 8 della "Lettera dei dodici", scritta ai Presidenti del Consiglio europeo e della Commissione europea, che conterrebbe una richiesta di adesione acritica agli standard di Basilea 3. Riteniamo ci sia stata una delega in bianco rispetto alle potestà e alle scelte politiche che deve fare il nostro Paese in ordine agli impegni, alle regole e agli obblighi che ci vengono calati troppo spesso dall'alto e che non possiamo ovviamente giudicare, applicare e replicare, come sarebbe giusto fare, con la nostra autonomia e con il rispetto delle nostre realtà. Anche tale aspetto dell'impegno che chiediamo al Governo non lo vediamo così presente nelle altre mozioni, e questo ci preoccupa, perché vuol dire un po' chinare la testa e dire che ci vanno sempre bene le politiche proposte, che, come ci è stato detto nel corso delle discussioni dei vari decreti che abbiamo approvato, dal cosiddetto salva Italia al cosiddetto decreto cresci Italia, a quelli sulle liberalizzazioni e sulle semplificazioni, sono quelle giuste per uscire dalla crisi e per portare sviluppo. Vediamo che invece i risultati sono ben altri: una maggiore povertà, una maggiore tassazione, una maggiore difficoltà del Paese a crescere.

Abbiamo visto che i tassi di crescita industriali sono assolutamente negativi dal 2011 al 2012 e che i tassi e gli indici degli ordinativi delle industrie sono in calo. È un dato che ci preoccupa perché vuol dire che il Paese si sta fermando, non sta creando lavoro e sviluppo e quindi sarà anche in maggiore difficoltà per rientrare dal proprio debito pubblico. Il problema non viene certamente affrontato con una politica contraria alla spesa, ma soltanto con una politica di penalizzazione delle classi medie e inferiori del nostro Paese.

Siamo preoccupati, e per questo abbiamo presentato questa mozione relativa al cosiddetto credit crunch, per la contrazione del credito bancario, che poi si traduce in una catena sociale che colpisce le pubbliche amministrazioni, le imprese e le famiglie e ritorna poi allo Stato, a causa dell'incapacità dei cittadini di ottemperare al dovere di contribuire all'organizzazione statale che deve poi rendere i servizi alla comunità.

Siamo preoccupati perché vorremmo arginare ulteriori possibilità di crisi dei mercati e vorremmo fossero messi in atto interventi calibrati in base alla diversa natura delle realtà bancarie, al fine di evitare effetti finali negativi per alcune tipologie di figure di credito, in particolare i più deboli, famiglie, piccole e medie imprese. Non vorremmo trovarci ancora qui, magari a commemorare e ad essere vicini alla famiglia di un imprenditore che nonostante la serietà, l'onestà e l'impegno di tanti anni, affranto e oberato da difficoltà economiche non derivanti dalla sua capacità di impresa ma dal fatto di non essere pagato dalle pubbliche amministrazioni vede come unica soluzione il suicidio. Urge pertanto che oltre al sistema bancario sia garantita effettivamente liquidità alle imprese e agli enti pubblici. Non è possibile che questi imprenditori si vedano negare quelli che sono dei diritti per quanto riguarda anche l'accesso al credito.

Dobbiamo, specialmente nei momenti di difficoltà, in cui c'è questa recessione, immettere questa liquidità nel sistema e fare in modo che ci sia un volano di crescita e di sviluppo, quindi di attività e di lavoro, per vincere una crisi che vogliamo veramente sia la più breve possibile.

Signora Presidente, concludo auspicando che il Governo accetti i nostri impegni e che, oltre al voto favorevole in Aula, vi sia un'applicazione pratica di quanto chiediamo. Solo così, infatti, il nostro Paese potrà riprendersi in breve tempo e avere un futuro. (Applausi dal Gruppo LNP).

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione.

È iscritto a parlare il senatore Agostini. Ne ha facoltà.

AGOSTINI (PD). Signora Presidente, credo che il rischio da evitare in questa discussione, che pure è iniziata bene, sia di contrapporre banche e imprese. Non credo possano esserci da parte di nessuno giaculatorie per sottolineare lo stato di difficoltà degli uni o degli altri. Su questo aspetto, d'altronde, c'é un antico rimpallo di responsabilità nel dibattito pubblico italiano a tutti i livelli: le imprese spesso se la prendono con le banche, le banche altre volte se la prendono con le imprese.

Credo però che se questa contrapposizione in passato era molto pericolosa oggi sarebbe esiziale, vista la situazione economica profondamente recessiva che l'Italia, e non solo, sta attraversando. Credo invece si debba guardare con equanimità al percorso che l'Italia ha compiuto in questi pochi mesi. Un percorso significativo... (Brusio). Signora Presidente, francamente non ho voglia di parlare al vento. Qui non ascolta nessuno per cui posso tranquillamente mettere giù il microfono e sedermi.

PRESIDENTE. Senatore Agostini, si rivolga alla Presidenza e al Governo che la stanno ascoltando. Per quanto riguarda i colleghi, non posso far altro che richiamarli, ma l'attenzione dura un minuto, anzi, un secondo. Prego, continui senatore Agostini.

AGOSTINI (PD). Come dicevo, cerchiamo di guardare con equanimità al percorso che l'Italia ha coperto in questi pochi mesi. Lo spread è sceso di oltre 200 punti e credo che il merito vada riconosciuto alle politiche nazionali del Governo Monti ed allo sforzo che la nuova maggioranza che lo sostiene ha fatto in questi mesi. Credo poi che, da un punto di vista tecnico, un merito vada riconosciuto anche alla politica monetaria incisiva e coraggiosa che la Banca centrale europea ha condotto in questi mesi.

Le robuste iniezione di liquidità nel sistema, che i colleghi nell'illustrare le mozioni hanno ricordato, hanno naturalmente comportato un beneficio significativo. Hanno, in primo luogo, evitato, o quantomeno compresso, il rischio gravissimo in cui sembrava si potesse incorrere alla fine dell'anno di un vero e proprio credit crunch nell'economia nazionale.

Detto questo, però, la situazione resta difficile. Ed ecco le ragioni dell'economia reale, come è stato ricordato, le ragioni delle imprese italiane, in primo luogo delle piccole e medie imprese che continuano a vivere una situazione molto difficile. Nel 2012 è prevista una riduzione del PIL di circa il 2 per cento (c'è chi dice dell'1,6, chi del 2,2 per cento) ed ognuno di noi che gira l'Italia sa quanta difficoltà incontrino le imprese che la mattina, per così dire, tirano su la saracinesca: si trovano in grandissima difficoltà anche semplicemente a rinnovare ciò che già avevano nei loro rapporti con il sistema bancario. Spesso queste difficoltà derivano quindi anche da un difficile rapporto con le banche che, a loro volta (e qui torniamo all'altro versante, quello delle responsabilità), si trovano di fronte a prove durissime.

Credo che dare atto del fatto che le banche italiane non abbiano ricevuto sostegni pubblici non è un regalo che si fa al versante bancario: è il riconoscimento di un dato di fatto. In Europa sono stati spesi circa 1.500 miliardi di euro per iniezioni al sistema bancario. Ricordiamo che la sola Germania ha immesso nel suo sistema bancario circa 240, 250 miliardi di euro, che la Gran Bretagna ha immesso nel suo sistema bancario significative risorse e che anche la Francia lo ha fatto; l'Italia, se non ricordo male, onorevole Sottosegretario, attraverso i Tremonti bond mi pare abbia messo a disposizione qualcosa come 4 miliardi di euro che poi, con interessi molto significativi, sono stati restituiti all'erario. Riconoscere questo non si può considerare un favore, ma una constatazione di fatto. Così come riconoscere che i requisiti di patrimonializzazione riconosciuti dall'EBA (il famoso buffer addizionale da realizzarsi e mettere in pratica entro la fine di giugno) diventano molto stringenti nei confronti delle banche italiane. Diventa stringente portare il Core Tier 1 al 9 per cento e, altrettanto stringenti, si dimostrano le nuove regole di Basilea 3 che vedono, tra l'altro, nelle disposizioni dell'EBA un'anticipazione dei termini per la ricapitalizzazione delle banche stesse.

È per queste ragioni che ritengo che le banche e le imprese debbano compiere uno sforzo comune. Non credo si andrà da nessuna parte se si prosegue con un dibattito in cui si rimpallano le responsabilità. Bisogna fare qualcosa, e questo è compito nostro, compito del legislatore, del decisore politico: promuovere le condizioni per un dibattito pubblico, un dibattito politico che possa fornire degli orientamenti a questo tipo di discussione.

Credo che nessuno possa chiamarsi fuori: non si può chiamare fuori la politica, non si può chiamare fuori il Parlamento, non si può chiamare fuori il Governo, né le banche o le imprese.

Noi dobbiamo perseguire contemporaneamente tre obiettivi, che sono gli stessi che sono stati perseguiti e messi in agenda attraverso le scelte che la BCE, a guida Mario Draghi, ha fatto in questi mesi e in queste settimane.

Lo chiamo un po' l'esperimento europeo, la versione europea del quantitative easing americano, che in qualche modo è essa stessa una forma di finanziamento illimitato alle banche, anche se tutti sanno che la BCE non ha lo stesso standing istituzionale della FED, ma di questo stiamo parlando.

Gli obiettivi della politica monetaria della Banca centrale europea sono stati e sono sostanzialmente tre: dare fiato all'economia; favorire la ricapitalizzazione delle banche; sostenere i titoli di Stato. Credo che noi non dobbiamo mettere in contrapposizione nessuno di questi tre obiettivi. Dare fiato all'economia significa immettere risorse nell'economia reale per andare incontro a quelle esigenze delle piccole e medie imprese che qui sono state ricordate con molta forza. Favorire la ricapitalizzazione delle banche significa garantirsi un futuro di stabilità nel medio e lungo periodo. Sostenere i titoli di Stato è un obiettivo che tutti abbiamo per le ragioni che ovviamente non devo neppure qui sottolineare.

Il tema della ricapitalizzazione delle banche chiama in causa, però, diversi aspetti, perché non possiamo semplicemente enunciare il tema, oltre a chiamare in causa la responsabilità e le scelte di diversi soggetti.

Qui vorrei far riferimento ad alcune valutazioni esplicite che sono state fatte, sia dal Presidente della Banca centrale europea, sia dallo stesso Governatore della Banca d'Italia, e cioè che l'obiettivo della ricapitalizzazione delle banche deve essere perseguito anche da una politica dei dividendi adeguata, congrua e consona all'obiettivo. La remunerazione del top management deve essere congrua alla situazione di crisi che l'Italia attraversa. I processi di razionalizzazione del sistema bancario devono essere riferiti, appunto, anche all'obiettivo della ricapitalizzazione e del consolidamento patrimoniale delle banche italiane.

Ecco quindi che, senza nessuno spirito, come dire, dirigista e senza voler spingere il Governo a passi, diciamo così, arditi, credo però che sia opportuno perseguire quello che tutte le mozioni che sono state oggi presentate individuano come un obiettivo. È alle porte, a marzo, un importante Consiglio europeo. Credo che sarebbe significativo se, ferma restando - e lo sottolineo più volte - la piena autonomia della Banca centrale europea - all'interno del dibattito in Consiglio europeo, il Governo italiano potesse sviluppare un'iniziativa nei confronti dell'EBA, chiedendo semplicemente di fare una valutazione un po' più flessibile rispetto alle varie situazioni che vivono le banche nazionali.

Non è possibile, dunque, che si faccia una discriminazione tra istituti di credito che detengono titoli del debito sovrano di Paesi molto esposti e banche, come quelle italiane, che detengono titoli del debito pubblico di un Paese, come l'Italia, che nel corso di questi mesi è sicuramente quello che ha realizzato la migliore performance. Non credo che sottolineare questo aspetto all'attenzione dell'EBA e nel dibattito europeo possa invadere assolutamente l'autonomia di nessuna Autorità: non solo certamente quella della BCE, ma neppure quella di un organismo come l'EBA.

Concludo, signora Presidente, con un'altra considerazione. Sono convinto che in un periodo un po' più disteso si possa e si debba fare una valutazione sui criteri che presiedono all'accordo di Basilea 3, perché il sistema delle piccole e medie imprese italiane deve trovare nell'appuntamento di Basilea 3 non un elemento vincolistico o addirittura penalizzante, ma un elemento che inneschi un circuito virtuoso, che faccia crescere le imprese italiane nel loro rapporto con il mercato e che consenta anche alle banche di avere un atteggiamento positivo e costruttivo.

Mi pare che i colleghi del Partito della Libertà abbiano ricordato nella loro mozione che sarebbe opportuno introdurre tra i criteri di Basilea 3 anche il cosiddetto criterio del PMI supporting factor, di tener conto, cioè, di quel moltiplicatore che consenta di mettere le imprese italiane, piccole e medie, nella condizione di avere un rapporto positivo ed un elemento di sviluppo.

Io credo che questo sia un dibattito importante. Credo anche, e questo è l'orientamento anche del nostro Gruppo, che si possa lavorare nei tempi congrui. Può bastare oggi pomeriggio o può servire qualche giornata in più di riflessione, se ce ne è bisogno, anche da parte del Governo, ma proprio per arrivare ad un approdo unitario che possa essere davvero un elemento di sostegno della situazione che vivono in questo momento, sia le banche italiane sia, soprattutto, le imprese che tutti i giorni stanno sul mercato, le nostre piccole e medie imprese. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione.

Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo, al quale chiedo anche di esprimere il parere sulle mozioni presentate.

POLILLO, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signora Presidente, noi siamo di fronte a sei mozioni, molte delle quali investono questioni di carattere internazionale e, quindi, vanno viste con una certa attenzione.

Quindi, se l'Assemblea fosse d'accordo, io chiederei un rinvio della votazione delle medesime, sia per approfondire taluni temi che sono colà contenuti, specie quelli che hanno un'interferenza diretta con l'attività di organismi che godono di autonomia dal punto di vista legislativo (mi riferisco in particolare alla Banca d'Italia), sia per vedere se è possibile arrivare all'unificazione, almeno nel dispositivo, di qualcuna delle diverse mozioni al fine di dare più efficacia ai lavori di questa Assemblea.

Quindi, se fosse possibile, chiederei un rinvio della votazione alla prossima settimana.

Presidenza della vice presidente BONINO (ore 18,35)

GARAVAGLIA Massimo (LNP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GARAVAGLIA Massimo (LNP). Signora Presidente, oggettivamente, siamo sconcertati da questa proposta di rinvio. Non è la prima volta, ma questa volta stiamo veramente passando il segno.

Già con le mozioni sulle agenzie di rating abbiamo dovuto rinviare e rivedere questioni già viste, riviste e depositate da molto tempo. Delle mozioni in discussione oggi, la prima è stata depositata il 18 gennaio, e quindi abbiamo avuto tutto il tempo, sia noi che il Governo, di approfondire e verificare tutte le questioni. Non ci sono assolutamente motivazioni di carenza dei tempi.

È inammissibile che tutte le volte il Governo si presenti in Aula, con tutta la simpatia per il sottosegretario Polillo, senza avere delle risposte su testi depositati da tempo e disponibili sul sito del Senato, che tutti possono leggere e hanno comunque avuto il tempo di farlo.

É evidente a tutti che il tema non è di poco conto, ma che è una emergenza vera, che riguarda il sistema delle imprese e riguarda le banche che, come dice giustamente il senatore Agostini, sono anch'esse imprese. Non possiamo perciò continuare a rinviare su questioni che sono, di tutta evidenza, di strettissima attualità.

Il punto per noi è fondamentale. Non è possibile rinviare, per una questione molto semplice. Dobbiamo decidere, una volta per tutte, chi comanda in questo Paese, chi decide le regole del funzionamento del sistema finanziario. Le decide il Parlamento? Visto che queste mozioni sono sostanzialmente identiche, al di là di sfumature, e che tutti i Gruppi chiedono le stesse cose, allora noi ci domandiamo: il Governo da chi prende ordini? Chi comanda in questo Paese? È il Parlamento, o qualcuno da fuori deve sempre dettarci le regole? Questo è il punto chiave. È inammissibile che si chieda sempre al Parlamento di subire passivamente richieste e regole scritte altrove per penalizzare il nostro sistema imprenditoriale e favorire il sistema imprenditoriale di altri Paesi. Noi crediamo ancora che sia possibile che il Parlamento decida per i cittadini.

LANNUTTI (IdV). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LANNUTTI (IdV). Signora Presidente, il Gruppo dell'Italia dei Valori, qualora questo rinvio non dovesse andare alle calende greche e si limitasse magari ad una settimana, non si opporrebbe, anche perché, se la finalità è quella di approfondire per arrivare eventualmente ad un testo condiviso ed unificato, non è una settimana in più o in meno a fare la differenza. Noi apriamo i giornali tutti i giorni, anche oggi: c'è una sfilza di imprenditori che arrivano a gesti estremi nel Veneto, un elenco di 30, perché le banche strozzano le imprese e gli imprenditori con forte senso dell'onore.

Quindi, signora Presidente, l'Italia dei Valori non si oppone, purché si tratti di un rinvio non superiore ad una settimana.

PRESIDENTE. Mi sembra di aver capito che il Governo ha chiesto un rinvio di una settimana. È così, signor Sottosegretario?

POLILLO, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Sì, signora Presidente.

PRESIDENTE. Poi sarà ovviamente la Conferenza dei Capigruppo a decidere la calendarizzazione.

BRICOLO (LNP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BRICOLO (LNP). Signora Presidente, è già intervenuto il senatore Garavaglia ed ha già spiegato bene nel merito lo motivazioni per cui la Lega è contraria a questo rinvio. Faccio presente che la mozione n. 524, a prima firma del senatore Gasparri, alla quale si collegano tutte le altre, è stata presentata il 18 gennaio 2012, ben tre mesi fa. Dunque il Governo sicuramente si poteva preparare adeguatamente.

Questo rinvio alla fine - è giusto dirlo, perché deve rimanere traccia di queste cose - viene di fatto richiesto dai Gruppi di maggioranza perché lavorare due giorni e mezzo a settimana è troppo. Tutti vogliono andare a casa questa sera e non vogliono affrontare il provvedimento nella giornata di oggi e nella giornata di domani. Domani mattina non ci sarà seduta d'Aula, tutti se ne andranno a casa e si rinvierà per l'ennesima volta questi documenti, la cui discussione è stata richiesta in Conferenza dei Capigruppo dai senatori del PdL, da quelli del PD e da quelli di tutti gli altri Gruppi parlamentari presenti in Senato. Dunque è una vera vergogna, signora Presidente, semplicemente dettata dal fatto che si vuole andare a casa e non rimanere invece qui a lavorare al Senato, come si dovrebbe fare. (Applausi dal Gruppo LNP).

POLI BORTONE (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

POLI BORTONE (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Signora Presidente, vorrei esprimere tutto il rammarico e la contrarietà per questa richiesta che è arrivata da parte del Governo. Noi l'abbiamo già detto altre volte e siamo già intervenuti con forza su questo tema, rivendicando quel minimo di dignità che questo ramo del Parlamento dovrebbe tentare di rivendicare a se stesso, se non altro quando può dare semplicemente, come in questo caso, un indirizzo al Governo. Ci sentiamo veramente frustrati e mortificati: non si può intervenire, non si possono presentare emendamenti e, per avere accolto un ordine del giorno, sembra quasi che sia stato fatto un favore dell'altro mondo. Non è possibile. Siamo di fronte ad un Governo che, proprio per il fatto di essere un Governo tecnico, credo che abbia tutti gli elementi preventivi di conoscenza degli atti che vengono poi sottoposti all'attenzione dell'Aula.

Mi meraviglio anche dei colleghi dell'Italia dei Valori. Colleghi, quante volte avete sollevato anche voi il problema della gente che si impicca e che muore quotidianamente. Caro collega Lannutti, se le parole hanno realmente un senso, anche gli atti debbono essere poi conseguenti. La gente che muore e che si impicca non aspetta una settimana in attesa che questo Governo tecnico vada a leggere cosa noi abbiamo scritto, perché l'abbiamo scritto già da qualche tempo. (Applausi dal Gruppo LNP). Né, d'altra parte, i tempi dell'Europa sono i tempi comodi del Parlamento italiano, perché sono assolutamente incalzanti.

Noi abbiamo chiesto al Governo di relazionarsi con la deputazione parlamentare europea, con la Commissione e il Consiglio. Non mi pare che il Governo abbia molta fretta al riguardo. Siamo decisamente sconcertati, e verrebbe davvero voglia di non votare più assolutamente nulla, essendo espropriati del minimo della capacità decisionale, persino - lo ripeto - di fronte ad un semplice atto di indirizzo. (Applausi dai Gruppi CN:GS-SI-PID-IB-FI e LNP).

PRESIDENTE. Poiché non c'è unanimità sulla richiesta del Governo, passiamo alla votazione della proposta di rinvio.

Verifica del numero legale

MURA (LNP). Chiedo a dodici colleghi di sostenere la richiesta di verifica del numero legale.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.

(Segue la verifica del numero legale).

Colleghi, vi invito a sedere ciascuno al proprio posto, per facilitare il senatore Segretario nelle operazioni di controllo.

Il Senato è in numero legale.

Ripresa della discussione delle mozioni
nn. 524, 579, 585 (testo 2), 586, 587 e 588

PRESIDENTE. Metto ai voti la richiesta di rinvio della discussione delle mozioni, avanzata dal Governo.

È approvata.

MURA (LNP). Chiedo la controprova.

PRESIDENTE. Ordino la chiusura delle porte. Procediamo alla controprova mediante procedimento elettronico.

È approvata.

Pertanto il seguito della discussione delle mozioni in titolo è rinviato ad altra seduta. La data sarà stabilita dalla Conferenza dei Capigruppo.

GALLONE (PdL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GALLONE (PdL). Intervengo solo per comunicare alla Presidenza che il sistema di votazione, nella postazione in cui mi trovo, non ha funzionato: il mio voto era favorevole.

PRESIDENTE. La Presidenza ne prende atto.

CHIURAZZI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CHIURAZZI (PD). Signora Presidente, anch'io intervengo per comunicare che anche dalla mia postazione il sistema di votazione non ha funzionato.

PRESIDENTE. La Presidenza ne prende atto.