ANDRIA (PD). Ringrazio il Presidente, ringrazio i colleghi per la comprensione, e naturalmente la signora Segretario generale.
Signor Presidente, signori del Governo, onorevoli colleghi, il 19 gennaio scorso si è spento in veneranda età l'onorevole professor Giuseppe Vedovato. Irpino di nascita, salernitano di adozione - era nato a Greci in provincia di Avellino, ma aveva avuto nell'infanzia e nell'adolescenza frequentazioni nella Valle del Picentino, vicino Giffoni Valle Piana in provincia di Salerno - conservò lungo 1'intero arco della sua laboriosa esistenza un legame molto forte con quelle terre, continuamente alimentato da attenzioni e sostegni in ogni modo espressi con ammirevole generosità.
Ho chiesto, signor Presidente, di poterlo ricordare in quest'Aula, e la ringrazio per avermi accordato tale possibilità, tracciandone un breve profilo, oggi, mentre sta per avere inizio, nella Sala della Biblioteca "Spadolini" a Palazzo della Minerva, una manifestazione in suo onore organizzata dal Centro italiano studi per la conciliazione internazionale.
Vedovato inizia il percorso nelle istituzioni come consigliere provinciale a Firenze, poi fu deputato nel 1953 e quindi senatore fino al 1976: dunque 23 anni di esperienza parlamentare nazionale. Nell'ultima parte di quel periodo, il senatore Vedovato fu membro dell'Assemblea del Consiglio d'Europa e per un triennio, dal 1972 al 1975, la presiedette. Resta, ad oggi, l'unico Presidente italiano di quel prestigioso consesso sovranazionale, l'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa, che dal 1988 lo volle suo Presidente onorario.
Nel corridoio che circonda l'emiciclo in cui l'Assemblea si riunisce trova posto, già da molti anni, un busto raffigurante Giuseppe Vedovato che donò al Consiglio d'Europa un fondo librario di oltre 40.000 volumi che trovarono collocazione nella biblioteca a lui intitolata in vita. In epoca più recente, nel 2007, a seguito di problematiche connesse alla possibilità di effettiva fruizione di tale patrimonio librario e documentale, fu delocalizzata e donata alla Pontificia Università Gregoriana qui a Roma.
L'impegno accademico e di studioso di Giuseppe Vedovato fu praticamente ininterrotto fino agli ultimi giorni della sua lunga vita: professore emerito di storia dei trattati e politica internazionale e di storia ed istituzioni dei Paesi afro-asiatici all'università La Sapienza di Roma; già professore di diritto internazionale alle università di Bologna e di Firenze ed all'accademia di diritto internazionale all'Aja e fondatore del «Seminario permanente sull'etica nelle relazioni internazionali» presso la Pontificia Università Gregoriana in Roma.
Erano assolutamente sorprendenti in lui la vivacità intellettuale, la brillantezza del ragionamento, il senso di modernità che caratterizzava gli interventi e le concrete azioni che fecondamente produceva, nonché la vitalità e la versatilità: tutto questo faceva perdere di vista il dato anagrafico.
Ho avuto l'onore di conoscerlo direttamente e di essergli amico. Nel 1992 venne cooptato nel consiglio di amministrazione del Centro universitario europeo per i beni culturali, con sede in Ravello, che nei primi anni '80 avevo concorso a costituire e del quale da un decennio sono presidente. Difficilmente Vedovato è mancato ad una seduta di quell'organo, intervenendo anzi ciascuna volta sui più disparati argomenti con appropriatezza e acume.
Un vero grande animatore culturale, autorevole e imponente, non solo nella figura fisica statuaria, ma anche per la profonda conoscenza dei problemi delle istituzioni e della società. Sostenuto da una forte, incrollabile ispirazione di cattolico praticante, era dotato di una particolare ulteriore qualità: un sereno distacco dalle cose materiali, non solo nel tempo più recente, ma da sempre. Si trattava di un dato congenito e di una qualità del suo carattere, altrimenti, a distanza di brevissimo tempo dall'incarico, non avrebbe rassegnato le dimissioni da Sottosegretario per la giustizia nel secondo Governo Leone.
In conclusione, signor Presidente, ringraziandola ancora una volta per avermene dato la possibilità, desidero ricordare la vita intensa di Giuseppe Vedovato, che ha conosciuto la sofferenza ed il dolore, avendo perso il padre quando aveva quattro anni e la madre quando ne aveva 12. La sua è però stata anche una vita piena di interessi per la cultura, per gli studi, per la politica, per le istituzioni, delle quali ebbe alto il senso ed il culto, e per il prossimo.
Ai suoi figli, Ferdinando e Chiara, ed alla moglie, la signora Maria Luisa Sternini, a tutti i congiunti ed alla comunità accademica della Pontificia Università Gregoriana, che nell'ultimo periodo era divenuta la sua seconda casa, certo di interpretare il sentimento dell'Aula, rinnovo le più affettuose condoglianze. (Applausi del Gruppo PD e del senatore Sibilia. Congratulazioni).