Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 695 del 20/03/2012


VALLI (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

VALLI (LNP). Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei precisare subito che per quanto riguarda lo sconto benzina le responsabilità non sono delle Regioni, ma del Governo nazionale, al quale è stato chiesto, per esempio dalla mia Regione, la Lombardia, un ulteriore stanziamento di 20 milioni, da aggiungere agli altrettanti già previsti, per estendere la riduzione anche ai motori diesel, ma da Roma non c'è disponibilità di risorse aggiuntive.

Lo sconto benzina è stato introdotto, in Lombardia, con legge regionale nel 1999 per i Comuni di frontiera. Il rincaro del carburante provoca una corsa oltre confine per risparmiare e il provvedimento di cui parliamo è importante sia per i cittadini che per gli stessi benzinai.

Certo, non possiamo sostituirci al Ministro, ma non accettiamo le accuse di inerzia a parziale giustificazione di un Governo che a parole condivide il provvedimento, ma nei fatti lo blocca. Nell'ultima settimana, in attesa appunto di questi benedetti provvedimenti del Governo, nella zona di confine del comasco si è perso un milione di euro di accise al giorno (in una settimana, sette milioni di euro) a causa del «pendolarismo del pieno», accentuato dagli ultimi aumenti. Faccio un esempio: in Canton Ticino, la benzina costa tra 1,57 e 1,58 euro il litro; nell'area comasca, tra 1,84 e 1,89 euro il litro a prezzo pieno, dal quale bisogna sottrarre 18 o 10 centesimi secondo la distanza dalla frontiera. Rispetto ai 5 milioni di litri di benzina venduti nel mese di marzo dell'anno scorso nella zona di confine, questo mese i volumi erogati non arriveranno a metà: è una perdita progressiva e continua, fra crisi e concorrenza svizzera, ma è il Governo che sta perdendo in gettito fiscale. E questo proprio nel momento in cui setaccia nelle tasche dei cittadini anche quello che non c'è.

I gestori hanno perso in un anno il 50 per cento sulle vendite di benzina e il 42 per cento su quelle di gasolio. In Italia, il calo è stato del 20 per cento sulla benzina e del 26 per cento sul gasolio. Sono ancor più urgenti dunque lo sconto flessibile sulla benzina, in modo da rendere il prezzo uguale al di qua e al di là del confine, la sua estensione al gasolio, quando la differenza supera i 5 centesimi il litro, e l'ampliamento della fascia agevolata oltre i 20 chilometri.

Il fenomeno del «pendolarismo del pieno» oltreconfine comporta un consistente danno erariale. Si stima che le Regioni interessate al fenomeno rischino circa 80 milioni di euro per minori devoluzioni di quota d'accise da parte dello Stato. Con l'aumento delle accise sui carburanti stiamo assistendo al pendolarismo dei rifornimenti nei Paesi confinanti come la Svizzera, la Francia, l'Austria, la Slovenia. Ho utilizzato appositamente il termine «rifornimenti» per evidenziare che lo spostamento oltreconfine si traduce, in senso generale, in maggiori acquisti all'estero, a scapito dell'economia locale. È evidente che quanto sta accadendo porterà, a breve, a una riduzione della domanda d'acquisto che penalizzerà ulteriormente i territori provinciali di periferia e di confine, già fortemente provati in campo occupazionale. Inevitabili saranno inoltre le ricadute sulle attività produttive e sul lavoro.

Invito pertanto il Governo a valutare ogni soluzione utile a questo problema. Siamo certi che la riduzione delle accise nazionali per l'acquisto dei carburanti nei territori di confine si tradurrebbe in maggiori introiti da parte dello Stato e delle Regioni.

Infine un ricordo di anni fa: prima dell'aumento delle accise il «pendolarismo del pieno» avveniva al contrario, per esempio dalla Francia all'Italia o dall'Austria fino in Alto Adige e in Trentino.

La nostra mozione è stata inserita nella mozione unitaria concordata. Per tutti questi motivi voteremo a favore di quest'ultima. (Applausi dal Gruppo LNP. Congratulazioni).