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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 695 del 20/03/2012


Ripresa della discussione delle mozioni
nn. 522, 527, 552, 556, 557, 558, 563 e 564
(ore 17,09)

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Zanetta. Ne ha facoltà.

ZANETTA (PdL). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Sottosegretario, con le mozioni in discussione sulle accise riferite ai carburanti per le zone di confine, firmate da diversi colleghi piemontesi, lombardi e friulani, si vogliono mettere in evidenza le problematiche relative al cosiddetto fenomeno del pendolarismo del pieno verso i distributori oltre confine.

Com'è noto, il fenomeno si è accentuato con l'ulteriore aumento delle accise sui carburanti avvenuto nel corso del 2011, con la legge n. 214, di conversione del cosiddetto decreto salva Italia. La questione si è creata per il minor costo della benzina e del gasolio nei Paesi confinanti con l'Italia, che spinge gli automobilisti a fare rifornimento all'estero, allo scopo di risparmiare sul pieno di carburante.

In Italia, infatti, le accise pesano assai sul costo del carburante, determinando quindi un divario eccessivo rispetto agli altri Paesi. Tutto ciò sta creando gravi ripercussioni per gli operatori della distribuzione di carburanti, in particolare nelle aree di confine del Paese, causando cali drastici nelle vendite (pari a circa il 60 per cento in meno) e licenziamenti, con il rischio di chiusura di varie stazioni di servizio. Appare inoltre evidente l'ingente perdita per l'erario italiano, che stime attendibili quantificano in 500 milioni di euro, nonché un ulteriore aggravio per i cittadini e le imprese residenti nei territori di confine. Posso testimoniare personalmente la gravità del fenomeno, essendo residente nella Provincia del Verbano Cusio Ossola, che confina con i cantoni svizzeri del Vallese e del Ticino.

La mozione che ci accingiamo a votare, a prima firma del senatore Butti e da me sottoscritta, impegna il Governo a prevedere misure tese all'incremento e alla rimodulazione degli sconti di prezzo del gasolio e delle benzine per autotrazione nelle aree di confine, incrementando la partecipazione statale alle carte sconto per l'acquisto della benzina, cui hanno diritto i residenti che abitano nelle zone di confine e che sono già in utilizzo nelle medesime Regioni.

Si richiedono, quindi, decisioni finalizzate ad aumentare le misure di incremento degli sconti di prezzo dei gasolio e delle benzine per autotrazione per le regioni Piemonte e Lombardia; ad aumentare (da 20 milioni di euro a 60 milioni di euro) la compartecipazione statale all'IVA per le Regioni confinanti con la Svizzera; a rideterminare per la Regione Friuli Venezia Giulia l'entità della compartecipazione al gettito delle accise di competenza regionale.

In conclusione, sostengo con forza le soluzioni necessarie e concrete prospettate dalla mozione in esame, che risultano di particolare importanza al fine di eliminare la convenienza economica del pendolarismo del pieno, appianando il divario dei prezzi del carburante, scongiurando la chiusura e i licenziamenti dei distributori, ma soprattutto contenendo la diminuzione di gettito che risulta ingente.

Mi auguro che il Governo, così come ha già manifestato attenzione durante l'esame del cosiddetto decreto milleproroghe, provveda con proprio provvedimento ad accogliere le istanze della mozione in discussione, superando ogni perplessità riferita a problemi di infrazione comunitaria. Mi auguro altresì che, essendo all'esame il cosiddetto decreto fiscale, la proposta in questione possa rientrare nello stesso testo. (Applausi dal Gruppo PdL e del senatore Cagnin. Congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pertoldi. Ne ha facoltà.

PERTOLDI (PD). Signor Presidente, onorevole Sottosegretario, onorevoli colleghi, tutte le mozioni sulle accise sui carburanti nelle zone di confine in discussione nell'odierna seduta richiamano gli effetti introdotti dall'aumento delle accise sugli oli minerali disposto dall'articolo 15 del decreto-legge n. 201 del 6 dicembre 2011, convertito nella legge n. 214 del 2011, aumento che rimane riservato all'erario, ai sensi della clausola di finalizzazione di cui all'articolo 48.

Questo provvedimento fa scontare all'Italia una fiscalità di svantaggio ed un conseguente prezzo di svantaggio rispetto agli Stati contermini. A titolo di esempio, nel territorio della mia Regione, il Friuli-Venezia Giulia, si registra una fiscalità di svantaggio legata alle accise ed all'IVA tra i 25 e 29 centesimi al litro per la benzina e tra i 22 e i 31 centesimi al litro per il gasolio e un prezzo di svantaggio tra i 38 e i 39 centesimi al litro per la benzina e addirittura tra i 33 e i 42 centesimi al litro per il gasolio. Uno svantaggio dei prezzi di tale entità sta riportando la situazione del mercato locale alle condizioni antecedenti l'entrata in vigore della legge regionale n. 47 del 1996 (definita sconto di prezzo), allorché una stima dei consumi di benzina approvvigionati al di fuori della rete distributiva locale ammontava a 170 milioni di litri, pur in presenza dello strumento della defiscalizzazione della cosiddetta zona franca.

Tenendo conto delle dinamiche relative ai consumi dei due principali prodotti, al gap dei prezzi esistenti e alle convenienze dei residenti ad approvvigionarsi oltre confine in misura inversamente proporzionale alla distanza dallo stesso, si può stimare un aggiornamento delle potenzialità di evasione dei consumi. L'effetto delle vendite viene oggi quantificato complessivamente in un'evasione dei consumi attorno ai 240 milioni di litri (circa 160 per le benzine e circa 80 per il gasolio). Sono prodotti questi ad altissimo tasso di imposizione fiscale (ricordo che l'imposizione è di circa un euro al litro per la benzina e di 0,90 centesimi di euro al litro per il gasolio), con una perdita complessiva per l'erario quantificabile in oltre 230 milioni di euro all'anno tra accise e IVA.

Il tasso di rischio, che ormai è un dato, di evasione dei consumi (direttamente proporzionale sul territorio alla prossimità con il confine) oscilla tra il 55 e 56 per cento dei consumi di gasolio per i mezzi leggeri e il 51 per i consumi di benzina, con una diffusione nell'ambito territoriale che si estende con quote del 10 per cento dei consumi di benzina fino a 60 chilometri dal confine di Stato e fino a 70 chilometri per il gasolio, su cui lo spread del prezzo antagonista è ancora più ampio.

L'entità dei contributi oggi operanti per il sostegno all'acquisto dei carburanti per i residenti della Regione applicato dall'amministrazione regionale con la legge n. 14 del 2010, che ho richiamato prima, è chiaramente inadeguata a colmare il gap tra il prezzo italiano e quello sloveno.

Pertanto, la misura idonea a costituire efficace deterrenza per scongiurare l'evasione dei consumi andrebbe ridefinita mediante un aggiornamento della quota di devoluzione dei proventi. Un tanto appare in linea con quanto previsto dalla legge finanziaria n. 244 del 2007, articolo 1, comma 189, che reca: «189. Per gli anni successivi al 2010, con cadenza annuale, mediante previsione nella legge finanziaria, è eventualmente rideterminata l'entità delle compartecipazioni al gettito dell'accisa sulle benzine e sul gasolio che competono alla regione Friuli-Venezia Giulia ai sensi dell'articolo 49, primo comma, n. 7-bis), della legge costituzionale 31 gennaio 1963, n. 1, e successive modificazioni, al fine di garantire un effetto neutrale sui saldi di finanza pubblica e l'equilibrio finanziario nei rapporti tra lo Stato e la regione».

Serve, quindi, una linea d'intervento che renda il più possibile rapida l'entrata in vigore di misure atte a contrastare le perdite di erogato e di gettito erariale, rideterminando le quote di assegnazione previste a termini dello Statuto di autonomia della Regione.

Onorevole Sottosegretario, le voglio ricordare che la misura invocata non rappresenta una banale alterazione del rapporto contabile Stato-Regione: si tratta di una misura congrua ed utile ad evitare la perdita per lo Stato, ed in parte per la Regione, di oltre complessivi 230 milioni di euro, cioè di una grandezza quasi cinque volte superiore all'ammontare della maggiore devoluzione. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Molinari. Congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Strano. Ne ha facoltà.

STRANO (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signor Presidente, oggi si discute un problema che è vecchio quanto l'autonomia siciliana, e quindi è molto datato, ed è vecchio anche quanto l'uomo, in quanto da sempre i potentati dell'economia vincono sulle reali necessità dell'uomo, delle famiglie, dei lavoratori, specialmente in questa epoca nella quale, tra l'altro, anche questo Governo - che pure noi di Futuro e Libertà sosteniamo convintamente, con l'ApI, nel Terzo Polo - fonda la sua esistenza sul rapporto importante con l'economia. Anche se poi questo Governo, a volte - come ho già avuto modo di sottolineare - è in piena contraddizione; questo accenno peraltro proviene anche da chi sostiene questo Governo.

Signor Presidente, vorrei chiedere ai rappresentanti del Governo, per il futuro, non certo per me, Carneade e ultimo fra i tanti, di poter dedicare attenzione anche fintamente, a chi interviene. È un fatto che rimarco per la seconda volta in breve tempo. Non che debbano essere costretti ad ascoltare le povere parole un po' folli che spesso provengono dalla mia intelligenza, ma sarebbe un fatto di garbo, che molti mi accusano di non avere avuto in alcuni momenti della mia vita, e di questo mi sono scusato. Ripropongo dunque nuovamente, da persona mediamente educata, che sarebbe gentile da parte del Governo intrattenere un rapporto anche visivo con l'oratore. Basterebbe anche uno sguardo spento, occultato da un cataratta, da un velo, da un'ombra; anche con le orecchie otturate sarebbe carino che il Governo prestasse attenzione a chi, Carneade, parla. È la seconda volta che sollevo la questione, e capita sempre a lei stranamente, sottosegretario Polillo, e mi scuso. Le mie sono ovviamente farneticazioni che mi permetto di rivolgere alla Presidenza e al Governo da sostenitore del Governo, quale sono.

Dicevo poc'anzi che questo Governo fonda sull'economia la sua esistenza, e sta facendo anche bene. Nel convegno di Pietrasanta di Futuro e Libertà, movimento al quale sono onorato di appartenere, ho detto che questo Governo lo seguiamo in tutto: ci pare però carente sotto l'aspetto della proposta culturale, che forse non ha il tempo di realizzare. Ripeto sempre nella Commissione egregiamente presieduta dal senatore Possa che questo Governo non sta intraprendendo, anche a favore dei giovani, una discussione importante sulle prospettive culturali, che in Italia vengono spesso atrofizzate con i tagli alla cinematografia, ai teatri, agli enti lirici, ai musei che stanno chiudendo. Cosa c'entra questo con l'economia, il petrolio e le accise? C'entra, perché tutto è economia, tutto è vita.

Mi permetto nuovamente, signor Sottosegretario, di ricordare a questa Assemblea che troviamo enormemente incongruente - e per questo abbiamo presentato degli emendamenti al decreto-legge in materia fiscale - che, mentre questo Governo si batte con pervicacia - e fa bene - contro la sindrome del gioco d'azzardo, nel contempo continua a rilasciare concessioni. Ci sembra una follia anticulturale battersi contro la promozione di chi ha le concessioni e dire a quelli che le hanno: ve le diamo, ma non le potete promuovere. Allora sarebbe meglio non rilasciare le concessioni.

Allo stesso modo, sarebbe bene andare a studiare quello che succede in Sicilia. Noi siciliani piangiamo da anni la presenza di impianti, sfortunatamente datata agli anni Cinquanta, dall'accordo di Verzotto con le grandi compagnie petrolifere (è una pagina su cui non è mai stata fatta sufficiente verità): abbiamo un tessuto devastato, tra Augusta, Melilli, Priolo, Milazzo e Gela - ne fa testimonianza il mio amico Rosario Crocetta, che su questo ha fatto grandissime battaglie - ma questo territorio non ha mai avuto una compensazione di nessun genere. Noi paghiamo ancora di più le accise e non abbiamo - questo chiediamo al Governo - una compensazione per la marginalità di un'isola che il buon signor Moretti continua a tenere vilipesa con il traffico e i prezzi dei trasporti nello Stretto di Messina. Sottolineo al riguardo in quest'Assemblea che, in Francia, la marginalità delle isole viene compensata dal non pagamento dei tragitti; le isole Fær Øer vengono considerate, rispetto alla Danimarca, in un rapporto di continuità territoriale, e non ci sono quei prezzi offensivi che i nostri commercianti pagano per arrivare o partire dalla Sicilia.

La nostra è una condizione di marginalità simile a quella, collega Patoldi, della vostra Regione: la vostra almeno ha un territorio accanto, mentre noi abbiamo soltanto l'acqua di questo meraviglioso Mediterraneo. La Sicilia è un'isola immersa in un mare di luce, un mare d'acqua, come il nostro slogan - da me ideato quando ero assessore al turismo, e sono fiero che ancora venga mantenuto dal governo del presidente Lombardo - dice ormai da tanti anni.

Chiediamo dunque le compensazioni che, lo sappiamo, non verranno mai date, perché gli accordi con i grandi satrapi dell'economia e delle compagnie petrolifere sono sicuramente più forti anche della voce del Presidente di una Regione importante come la Sicilia. Figuratevi se AGIP, Q8 ed altri daranno mai retta a chi parla in questa Assemblea e chiede le compensazioni.

Tutti i Governi, non soltanto il Governo Monti o Berlusconi, hanno concluso - giustamente dal loro punto di vista - affari di Stato, non privati naturalmente, con i petrolieri, affari che lacerano ancor di più l'economia ed esasperano la gente. Pertanto, come il nostro Statuto invoca inutilmente da 46 anni, raccomandiamo al Governo di attuare delle compensazioni, sapendo che non lo farà e che queste non vi saranno mai. Noi però continuiamo a chiederlo per un senso del dovere verso i siciliani che ci ascoltano.

La Sicilia è caratterizzata da una marginalità che spesso è anche una ricchezza. Personalmente, sono contrario alla realizzazione del ponte sullo Stretto di Messina, sono contro questa infrastruttura che da anni costa centinaia di milioni. Anche su questo, caro senatore Garraffa, ci sarebbe da discutere, soprattutto in relazione a società nate per la realizzazione del ponte e alle quali paghiamo centinaia di milioni: società finte, magari con una grande sede, che non fanno nulla, solo progetti. Sono questi gli enti inutili per i quali i siciliani pagano, ricevendo magari in cambio il licenziamento degli operai della FIAT di Termini Imerese e l'abbandono di tanti giovani che non hanno lavoro.

Questa è l'Italia che speriamo possa essere rivista, anche con un anelito culturale, dal Governo Monti, al quale concediamo la fiducia e siamo lieti di farlo perché l'Italia ha necessità di rialzare la testa. (Applausi del senatore Molinari).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Lumia. Ne ha facoltà.

LUMIA (PD). Signor Presidente, signor Sottosegretario, onorevoli colleghi, sull'abbattimento delle accise sui carburanti in Sicilia, come ha poc'anzi ricordato il senatore Strano, si sono rincorsi per decenni i sogni di intere generazioni, fino a trasformarsi in un vero e proprio mito. Certo, non sono mancate strumentalizzazioni, ricorrenti quando si è in prossimità delle campagne elettorali, soprattutto quando si è all'opposizione.

Diversi senatori - ricordo il primo firmatario, senatore Pistorio e i senatori Oliva, il sottoscritto, Papania, Adragna, Garraffa, Strano, De Angelis, Vizzini e Astore - hanno presentato una mozione che vuole scansare qualunque strumentalizzazione e, al contempo, rendere possibile la ricerca della riduzione delle accise, aprendo almeno una strada nuova, seria e fattibile.

In queste ultime settimane la Sicilia è stata attraversata da proteste serie, drammatiche. Alcune le abbiamo contestate, soprattutto nel metodo (mi riferisco a quella dei «forconi»), anche per non aver denunciato con coraggio le infiltrazioni mafiose, che in quest'Aula ho avuto modo di indicare con nomi e in modo circostanziato; altre manifestazioni sono state organizzate da un ampio cartello, dalle organizzazioni imprenditoriali e sindacali. Tutte concordano sul fatto che in Sicilia vi è un costo elevato dei carburanti che mette a serio rischio le capacità competitive di diversi settori economici, strategici e di valore per la vita produttiva della Regione. Mi riferisco in particolare alla pesca, all'agricoltura e allo stesso trasporto locale.

Uno spiraglio si era aperto con la finanziaria del 2007 del Governo Prodi e l'intervento bipartisan di tutti i Gruppi parlamentari con cui era stato previsto un incremento della quota di compartecipazione della Regione Sicilia alla spesa sanitaria a cui doveva corrispondere la retrocessione di una quota delle accise sugli oli minerali raffinati sul territorio siciliano. Tale disposizione non è stata mai applicata, a causa - si dice - di difficoltà di ordine tecnico e interpretativo frapposte dal Ministero dell'economia e delle finanze che hanno determinato il mancato adempimento da parte dei Governi, che nel frattempo si sono succeduti, degli atti necessari a garantire l'applicazione di una legge vigente.

Ricordo a tutti i colleghi che gran parte del petrolio importato in Italia viene raffinato in Sicilia. Ci sono ben cinque raffinerie, tre in provincia di Siracusa (Augusta, Melilli e Priolo), una in provincia di Messina (Milazzo) e una in provincia di Caltanissetta (Gela). Si raffina circa il 42 per cento del totale di greggio lavorato in Italia: i costi di questa lavorazione sull'ambiente sono elevatissimi e ci sono conseguenze dannose anche sulla salute dei cittadini, i quali ancora oggi vivono una condizione di vera e propria malattia sociale. A tale riguardo, diverse denunce sono state presentate in modo puntuale dagli stessi lavoratori che operano in queste raffinerie e dalle associazioni ambientali. La Sicilia consuma 2.258.000 tonnellate di carburanti, il 15 per cento di ciò che raffina.

Questi dati dimostrano che le questioni poste sono serie. Abbiamo di fronte a noi due strade. La prima è quella che punta ad abbattere direttamente la quota di accise che dovrebbe essere trasferita, abbassando il prezzo alla pompa per i consumatori: piuttosto che trasferire una quota delle accise, come previsto dalla norma, si potrebbero ridurre le accise sui prodotti immessi sul mercato in Sicilia, garantendo così un prezzo più basso, che consentirebbe sia ai consumatori che agli operatori economici di competere al meglio in questo momento di crisi difficilissima per l'intero sistema economico italiano. L'altra strada è quella della compensazione, e ci auguriamo che anche questa non sia messa da parte.

Colleghi, per decenni ci si è confrontati; alla fine, al di là di chi ha utilizzato tali questioni in modo demagogico e strumentale o in modo serio, i grandi interessi hanno avuto ragione. Mi auguro che questo Governo e l'Aula del Parlamento aprano una strada nuova, per mettere la Sicilia in condizioni di competere e arricchire il nostro Paese di questa risorsa produttiva così importante. (Applausi del senatore Garraffa).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Divina. Ne ha facoltà.

DIVINA (LNP). Signor Presidente, vorremmo invitare il Sottosegretario a fare una distinzione tra le mozioni presentate, che partono tutte dal presupposto che bisogna far costare meno i carburanti. Tuttavia, mentre il nostro Gruppo punta all'obiettivo di non far spendere denaro allo Stato, o di non fargli perdere gettito fiscale, nei due interventi che ho sentito fino ad ora l'attenzione è stata focalizzata sul problema economico siciliano, in quanto un carburante meno costoso rilancerebbe l'economia della Sicilia. Credo che sia opportuno distinguere i due temi: se dobbiamo affrontare la questione del rilancio dell'economia della Sicilia, non parliamo solo di accise, ma occupiamoci del sistema economico siciliano a tutto campo, che del resto è un argomento degno di attenzione.

Ciò che vorremmo sottolineare noi, invece, è l'effetto negativo che si è determinato nel tempo nelle Regioni di confine. Come ho già ricordato, nel 1995, il primo Governo Berlusconi si rese conto di ciò che stava accadendo nei territori dell'ex Jugoslavia, la cui frantumazione aveva portato alla formazione di Stati indipendenti. Uno dei primi è stato la Slovenia che, per rilanciare un sistema economico tartassato da anni di economia pianificata dal comunismo imperante, ha deciso di defiscalizzare completamente i carburanti. Ovviamente, chi si trovava nelle zone di Gorizia, Trieste, Udine e dintorni non trovava per nulla conveniente fare il pieno di benzina in Italia, perché percorrendo pochi chilometri poteva farlo in Slovenia. All'epoca la differenza era più della metà: in Italia, la benzina costava più di 800 lire al litro, mentre la Slovenia portò il prezzo a circa 400 lire (allora c'erano le lire, parliamo del 1995).

Il primo Governo Berlusconi approvò dunque un provvedimento molto lungimirante; sul versante Est si assisteva ad una nuova fase post bellica e poiché dall'Europa ci deriva l'obbligo di non ostacolare lo scambio di merci, persone e capitali ma non di fiscalità uniformata, ogni Nazione poteva decidere di imporre accise o imposte dirette su un prodotto disinteressandosi completamente di quello che faceva lo Stato confinante. Ebbene, quello che è successo nel tempo è proprio questo.

I dati di febbraio di Unioncamere ci dicono che nei confronti della Slovenia, della Svizzera, come pure dell'Austria abbiamo degli spread che vanno dai 30 ai 40 centesimi il litro.

Indubbiamente, il problema delle fasce è molto ampio. Oltre il problema generale rappresentato dall'eccessivo prelievo fiscale che grava sui cittadini italiani (sulle imprese, sulle aziende, come sulle famiglie), che va affrontato a larga scala, vi è infatti anche quello relativo alle migrazioni generate dalle fasce che provocano disagi agli abitanti della zona e perdite del gettito complessivo per lo Stato. Abbiamo provato a valutarle e è possibile stabilire che, nel 2010, tra Piemonte e Lombardia nei confronti della Svizzera si sono persi 243 miliardi di euro tra accise e IVA per gli approvvigionamenti fatti oltre confine. Nel caso del Friuli-Venezia Giulia, invece, le perdite sono state stimate in 230 milioni di euro, sempre tra accise e IVA.

Non possiamo dire al Governo cosa devono fare le Regioni, perché lo sanno già. Ad esempio, le Regioni hanno diviso il territorio in fasce ed applicato degli sconti, ogni Regione in modo diverso poiché ognuna di esse ha competenze diverse: la Regione Friuli-Venezia Giulia, che è a statuto speciale ed ha una compartecipazione delle accise, ha stabilito uno sconto sulle stesse, mentre le Regioni Piemonte e Lombardia hanno dovuto operare in base a un fondo denominato fondo per le agevolazioni.

Dicono, comunque, i lombardi che il limite di 20 chilometri fissato dalla Regione non basta perché ben oltre riverbera l'interesse ad espatriare per fare il pieno; bisognerebbe portarlo a più di 30 chilometri, forse 35, per compensare.

Queste sono solo informazioni che possiamo riportare al Governo affinché possa appurarle e stimolare le Regioni in tal senso.

È probabile che si debba arrivare ad una grande sintesi, dato che - per fortuna - tutti diciamo la stessa cosa e concordiamo sull'opportunità di ridurre il costo della benzina e del gasolio e che ridurre, dati alla mano, conviene.

Non so se è più opportuno lasciare il caso Sicilia in un contesto generale, in quanto si tratta di tematiche che hanno in comune soltanto l'oggetto "benzina" ma poi trattano questioni completamente diverse.

In ogni caso, con la nostra mozione si chiede che il fondo istituito per la Lombardia ed il Piemonte possa essere portato almeno a 60 milioni di euro per compensare i disagi e le perdite di gettito, mentre la compartecipazione del Friuli-Venezia Giulia, oggi di poco inferiore ai 30 centesimi, dovrebbe superare i 40.

Nel momento in cui abbiamo depositato questo documento è accaduto un fatto nuovo, e cioè che la provincia autonoma di Bolzano si è svegliata e ha verificato che anche nei confronti dell'Austria esiste un gap importantissimo che sfiora i 30-35 centesimi (dipende dal prodotto benzina o gasolio). È di questa settimana la delibera della giunta provinciale che ha stabilito che la defiscalizzazione è materia propria (siccome la Provincia di Bolzano i nove decimi delle accise li trattiene direttamente, su quelli ha una certa libertà, per cui potrebbe defiscalizzarli praticamente per i nove decimi) e dunque applicherà uno sconto di 27 centesimi sulla prima fascia (entro i 10 chilometri) e di 20 centesimi sulla seconda fascia (entro 20 chilometri).

Si tratterebbe di un indizio che potrebbe andare bene anche per il Veneto e la provincia di Belluno - detta Provincia, per esempio, non ha fatto assolutamente niente - e il Governo, in questo caso, potrebbe soltanto sensibilizzare chi non vi ha dato applicazione, come le Regioni Trentino-Alto Adige e Veneto, e sostenere al contrario su questa strada chi li ha applicati, arrivando a rendere nuovamente competitivo il nostro sistema. Allo Stato forse interessa maggiormente la perdita di gettito, mentre a noi che viviamo in quei territori interessa anche non perdere la competitività economica delle nostre terre. (Applausi dal Gruppo LNP).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Vimercati. Ne ha facoltà.

VIMERCATI (PD). Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che questa mozione sia oggi ancora più urgente della settimana scorsa, quando è iniziato questo dibattito, anche per quanto ha testé detto il collega Divina. Mi riferisco all'intervento della Provincia autonoma di Bolzano, che ha preso provvedimenti per annullare lo svantaggio sotto il profilo fiscale per la provincia di Bolzano rispetto all'Austria e alla Svizzera.

Credo quindi sia importante questo appello che rivolgiamo al Governo attraverso le mozioni in esame, anche al fine di dare uniformità di intervento a tutto il territorio nazionale interessato dalla tematica.

Discutiamo in particolare questa mozione n. 522 finalizzata a scongiurare il fenomeno del pendolarismo del pieno e la conseguente crisi della vendita di carburante nelle aree di confine, che rischia di costare all'Italia, nel solo 2012, oltre 500 milioni di euro di imposte mancate. Il costo del carburante e le accise che vi vengono applicate hanno raggiunto livelli impensati solo 12 mesi fa.

Le imposte costituiscono ormai - come è noto - oltre il 60 per cento del prezzo di un litro di benzina, mentre la materia prima lavorata - cioè la benzina vera e propria - costa appena il 30 per cento del prezzo pagato dal consumatore all'acquisto.

Dopo gli svariati aumenti delle accise avvenuti nello scorso anno, i prezzi italiani sono diventati i più alti d'Europa. Abbiamo scalato una poco invidiabile classifica dei Paesi che hanno i carburanti più costosi. Nel gennaio del 2011 eravamo al decimo posto per la benzina e al sesto per il gasolio. Oggi siamo primi in entrambe le classifiche.

La situazione è ancora peggiore se si guarda alle sole accise per la benzina: in meno di dodici mesi siamo passati dal dodicesimo al primo posto tra i Paesi dell'Unione europea. Fatali sono stati gli aumenti di aprile e giugno dello scorso anno (+ 6 centesimi al litro), di fine ottobre (1,1 centesimi al litro) e poi di dicembre (9,9 centesimi al litro).

Dopo che per molto tempo si è temuto che l'Italia avesse i prezzi dei carburanti più alti d'Europa, alla fine questa profezia si è drammaticamente avverata. Oggi siamo a livelli che presto raggiungeranno i due euro al litro.

L'aumento delle accise, se è grave per l'intero territorio nazionale, è particolarmente negativo, ossia un disastro, nelle aree di confine. Tutti gli Stati confinanti con l'Italia, infatti, presentano un carico fiscale inferiore a quello italiano, che va dai 13 ai 31 centesimi per la sola fiscalità di base. Questa fiscalità di svantaggio ha un riflesso immediato nel comportamento dei consumatori, determinando un forte afflusso di residenti nelle zone d'oltre confine: è il caso del Friuli-Venezia Giulia e della Lombardia. Quest'ultima ha una divario rispetto alla Svizzera che arriva fino a 35 centesimi al litro.

Le accise previste dal decreto-legge salva Italia hanno vanificato ogni sforzo attuato dalle Regioni in questi anni per riequilibrare la fiscalità di svantaggio che, già sensibile in passato, appare oggi esaltata ai massimi livelli. Questa è anche la situazione della Regione Lombardia, la quale ha recentemente sottolineato come l'aumento del prezzo dei carburanti abbia annullato l'effetto calmierante della carta sconto promossa nelle Province lombarde interessate. Da oltre 10 anni, infatti, nel territorio lombardo si applica uno sconto sui carburanti che ammonta a circa 10 centesimi per i Comuni fra i 10 e i 20 chilometri dal confine e 18 centesimi per i Comuni che distano meno di 10 chilometri dalla Svizzera. Ciononostante, dall'approvazione delle nuove accise, i consumi di carburante nelle aree di confine sono crollati, con un danno evidente per i distributori delle zone di confine.

Solo nelle ultime due settimane di dicembre si è registrata una flessione del 67 per cento della vendita di benzina nelle aree in cui viene applicato lo sconto, con perdite evidenti per l'erario e per la rete della distribuzione italiana. Nel solo territorio lombardo si stima che, nel 2012, verranno venduti 150 milioni di litri di benzina in meno.

È poi curioso che nell'area di confine tra la Lombardia e la Svizzera sta comparendo un fenomeno di criminalità legato alla questione della benzina: mentre noi siamo tornati ad essere un grande esportatore di valuta verso la Svizzera, importiamo illegalmente benzina, da questo Paese. Vi sono organizzazioni criminali che stanno organizzando il contrabbando di benzina, fenomeno che sta diventando un traffico redditizio con evidenti problemi anche rispetto alle questioni della criminalità.

È quindi evidente che bisogna muoversi in fretta e bene. Occorre interrompere questo trend e introdurre misure utili per calmierare il costo della benzina ai distributori, scongiurando così i gravi danni che questo fenomeno potrebbe avere per la rete di distribuzione italiana e per le casse dell'erario.

Per tali ragioni, in accordo con i colleghi di ogni parte politica con cui ho sottoscritto la mozione di cui stiamo parlando, chiediamo al Governo di ripensare la politica sulle accise nelle aree di Lombardia, Piemonte e Friuli-Venezia Giulia confinanti con la Svizzera e la Slovenia, allargando le zone in cui applicare gli sconti per evitare che la fiscalità di vantaggio degli altri Paesi e il conseguente appeal dei prezzi d'oltralpe si traduca in una pesante diminuzione del gettito fiscale italiano e in un danno per la nostra rete di distribuzione. (Applausi dal Gruppo PD).