RESOCONTO STENOGRAFICO
Presidenza del vice presidente CHITI
PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 16,33).
Si dia lettura del processo verbale.
AMATI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del 15 marzo.
Sul processo verbale
MURA (LNP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MURA (LNP). Chiedo la votazione del processo verbale, previa verifica del numero legale.
Verifica del numero legale
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.
(Segue la verifica del numero legale).
Il Senato è in numero legale.
Ripresa della discussione sul processo verbale
PRESIDENTE. Metto ai voti il processo verbale.
È approvato.
Comunicazioni della Presidenza
PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico
PRESIDENTE. Avverto che nel corso della seduta odierna potranno essere effettuate votazioni qualificate mediante il procedimento elettronico.
Pertanto decorre da questo momento il termine di venti minuti dal preavviso previsto dall'articolo 119, comma 1, del Regolamento (ore 16,37).
Colleghi, poiché è ancora in corso la Conferenza dei Capigruppo, sospendo la seduta fino alla sua conclusione.
(La seduta, sospesa alle ore 16,37, è ripresa alle ore 16,56).
Seguito della discussione delle mozioni nn. 522, 527, 552, 556, 557, 558, 563 e 564 sulle accise sui carburanti nelle zone di confine (ore 16,56)
Approvazione delle mozioni nn. 522 (testo 2), 552 (testo 2), 556 (testo 2), 563 (testo 2) e 564 (testo 2). Ritiro delle mozioni nn. 527, 557 e 558
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione delle mozioni 1-00522, presentata dal senatore Butti e da altri senatori, 1-00527, presentata dal senatore Camber e da altri senatori, 1-00552, presentata dalla senatrice Castiglione e da altri senatori, 1-00556, presentata dal senatore D'Alia e da altri senatori, 1-00557, presentata dal senatore Pinzger e da altri senatori, 1-00558, presentata dal senatore Divina e da altri senatori, 1-00563, presentata dal senatore Belisario e da altri senatori, e 1-00564, presentata dal senatore Pistorio e da altri senatori, sulle accise sui carburanti nelle zone di confine.
Ricordo che nella seduta pomeridiana del 7 marzo scorso, dopo l'illustrazione delle mozioni, su richiesta del rappresentante del Governo, era stata rinviata la discussione.
Dichiaro aperta la discussione.
È iscritto a parlare il senatore Pegorer. Ne ha facoltà.
PEGORER (PD). Signor Presidente, le mozioni, come illustrate dai primi firmatari, offrono sulla questione alla nostra attenzione un quadro di riferimento molto articolato sul piano degli effetti a carattere territoriale, sulle categorie interessate e, in via più generale, sulla stessa comunità nazionale. Un quadro che non può certamente essere ignorato, tenuto conto peraltro delle consistenti implicazioni di natura finanziaria sottese a tale questione. È noto infatti che l'aumento delle accise sui carburanti, previsto dall'articolo 15 del decreto-legge n. 201 del 2011, è un punto importante dei vari interventi promossi dal Governo per ricalibrare e riassestare i conti pubblici. Ricordo che le maggiori entrate stimate grazie all'applicazione di questa disposizione solo per il 2012 sono pari a 4.827,7 milioni di euro: una cifra notevole, consistente, se letta, appunto, nel quadro delle varie misure contenute nella manovra adottata nello scorso mese di dicembre. Una manovra che, come è noto, ha visto il sostegno di un'amplissima maggioranza parlamentare.
Da questo punto di vista va segnalato, evidenziando all'Aula un elemento di seria riflessione, che già lo stesso Servizio del bilancio, con riferimento alla citata disposizione della manovra, sottolineava che la relazione tecnica all'articolo 5 "non fornisce nel dettaglio le informazioni utilizzate ai fini delle quantificazioni, limitandosi ad aver preso come base dati relativi ai consumi stimati per gli anni 2012, 2013 e 2014. Sarebbe invece opportuno disporre di ulteriori specificazioni riferibili alle previsioni sui consumi, alle tipologie di soggetti interessati, nonché ai regimi fiscali applicati agli stessi".
Fatte salve le stime di entrate riferite alle disposizione di legge in questione e limitandoci a considerare solo i dati riferibili ai consumi preventivati, risulta del tutto evidente, anche per quanto sostenuto dai presentatori delle mozioni, come, a tre mesi circa dall'entrata in vigore di questa norma, sia utile e necessario provvedere ad un'attenta verifica delle entrate fin qui rilevate su questo specifico aspetto, così importante, della manovra. Infatti, non è azzardato pensare che l'aumento costante del prezzo dei carburanti, in continua crescita anche successivamente all'entrata in vigore dell'articolo 15 della manovra, stia determinando una contrazione dei consumi di carburante e, conseguentemente, delle stesse risorse in entrata preventivate. Così come il cosiddetto pendolarismo del pieno, in atto in modo consistente nelle regioni Piemonte, Lombardia e, soprattutto, Friuli Venezia Giulia, determina già una ora consistente riduzione dei litri di benzina e di gasolio venduti in quei territori. Le proiezioni di minore vendita di carburanti in queste zone, se riportate lungo arco dell'intero 2012, determinano possibili mancati introiti per le casse dello Stato di qualche centinaia di milioni di euro. Di qui l'esigenza di considerare almeno un aggiornamento di quelle previsioni, ovvero la necessità di adottare misure certamente compatibili con il quadro finanziario preventivato e sempre rispettose dei dettami riferibili alla nostra appartenenza all'Unione europea che possano confermare e, casomai, rafforzare gli obiettivi di finanza pubblica definiti nel dicembre scorso, anche con l'intervento in materia di accise sui prodotti energetici.
Mi pare, signor Presidente, che questo sia il punto, il nodo reale dei temi sollevati da grande parte delle mozioni in discussione. Non vi è certo la volontà di perseguire facili scorciatoie o di ricercare privilegi per qualche zona del Paese o per qualche ben definita categoria. C'è piuttosto l'esigenza di rendere davvero effettive e certe le previsioni di entrata stabilite in sede di approvazione della manovra di fine 2011.
Mi fermo qui, Presidente, auspicando che il Governo saprà interpretare e risolvere i temi proposti dai documenti in esame con la dovuta e necessaria attenzione che senza dubbio meritano. (Applausi dal Gruppo PD).
Saluto a una rappresentanza di studenti
PRESIDENTE. Sono presenti in tribuna gli studenti e gli insegnanti del Liceo scientifico «Giuseppe Peano» di Tortona, in provincia di Alessandria. Va a loro il saluto del Senato e gli auguri per la loro attività di studio. (Applausi).
Sulla scomparsa di Giuseppe Vedovato
PRESIDENTE. Colleghi, prima di riprendere la discussione all'ordine del giorno, ha ora facoltà di parlare il senatore Andria che avrebbe dovuto pronunciare alcune parole sulla scomparsa del senatore Giuseppe Vedovato ad inizio seduta.
Ha pertanto facoltà di parlare il senatore Andria.
ANDRIA (PD). Ringrazio il Presidente, ringrazio i colleghi per la comprensione, e naturalmente la signora Segretario generale.
Signor Presidente, signori del Governo, onorevoli colleghi, il 19 gennaio scorso si è spento in veneranda età l'onorevole professor Giuseppe Vedovato. Irpino di nascita, salernitano di adozione - era nato a Greci in provincia di Avellino, ma aveva avuto nell'infanzia e nell'adolescenza frequentazioni nella Valle del Picentino, vicino Giffoni Valle Piana in provincia di Salerno - conservò lungo 1'intero arco della sua laboriosa esistenza un legame molto forte con quelle terre, continuamente alimentato da attenzioni e sostegni in ogni modo espressi con ammirevole generosità.
Ho chiesto, signor Presidente, di poterlo ricordare in quest'Aula, e la ringrazio per avermi accordato tale possibilità, tracciandone un breve profilo, oggi, mentre sta per avere inizio, nella Sala della Biblioteca "Spadolini" a Palazzo della Minerva, una manifestazione in suo onore organizzata dal Centro italiano studi per la conciliazione internazionale.
Vedovato inizia il percorso nelle istituzioni come consigliere provinciale a Firenze, poi fu deputato nel 1953 e quindi senatore fino al 1976: dunque 23 anni di esperienza parlamentare nazionale. Nell'ultima parte di quel periodo, il senatore Vedovato fu membro dell'Assemblea del Consiglio d'Europa e per un triennio, dal 1972 al 1975, la presiedette. Resta, ad oggi, l'unico Presidente italiano di quel prestigioso consesso sovranazionale, l'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa, che dal 1988 lo volle suo Presidente onorario.
Nel corridoio che circonda l'emiciclo in cui l'Assemblea si riunisce trova posto, già da molti anni, un busto raffigurante Giuseppe Vedovato che donò al Consiglio d'Europa un fondo librario di oltre 40.000 volumi che trovarono collocazione nella biblioteca a lui intitolata in vita. In epoca più recente, nel 2007, a seguito di problematiche connesse alla possibilità di effettiva fruizione di tale patrimonio librario e documentale, fu delocalizzata e donata alla Pontificia Università Gregoriana qui a Roma.
L'impegno accademico e di studioso di Giuseppe Vedovato fu praticamente ininterrotto fino agli ultimi giorni della sua lunga vita: professore emerito di storia dei trattati e politica internazionale e di storia ed istituzioni dei Paesi afro-asiatici all'università La Sapienza di Roma; già professore di diritto internazionale alle università di Bologna e di Firenze ed all'accademia di diritto internazionale all'Aja e fondatore del «Seminario permanente sull'etica nelle relazioni internazionali» presso la Pontificia Università Gregoriana in Roma.
Erano assolutamente sorprendenti in lui la vivacità intellettuale, la brillantezza del ragionamento, il senso di modernità che caratterizzava gli interventi e le concrete azioni che fecondamente produceva, nonché la vitalità e la versatilità: tutto questo faceva perdere di vista il dato anagrafico.
Ho avuto l'onore di conoscerlo direttamente e di essergli amico. Nel 1992 venne cooptato nel consiglio di amministrazione del Centro universitario europeo per i beni culturali, con sede in Ravello, che nei primi anni '80 avevo concorso a costituire e del quale da un decennio sono presidente. Difficilmente Vedovato è mancato ad una seduta di quell'organo, intervenendo anzi ciascuna volta sui più disparati argomenti con appropriatezza e acume.
Un vero grande animatore culturale, autorevole e imponente, non solo nella figura fisica statuaria, ma anche per la profonda conoscenza dei problemi delle istituzioni e della società. Sostenuto da una forte, incrollabile ispirazione di cattolico praticante, era dotato di una particolare ulteriore qualità: un sereno distacco dalle cose materiali, non solo nel tempo più recente, ma da sempre. Si trattava di un dato congenito e di una qualità del suo carattere, altrimenti, a distanza di brevissimo tempo dall'incarico, non avrebbe rassegnato le dimissioni da Sottosegretario per la giustizia nel secondo Governo Leone.
In conclusione, signor Presidente, ringraziandola ancora una volta per avermene dato la possibilità, desidero ricordare la vita intensa di Giuseppe Vedovato, che ha conosciuto la sofferenza ed il dolore, avendo perso il padre quando aveva quattro anni e la madre quando ne aveva 12. La sua è però stata anche una vita piena di interessi per la cultura, per gli studi, per la politica, per le istituzioni, delle quali ebbe alto il senso ed il culto, e per il prossimo.
Ai suoi figli, Ferdinando e Chiara, ed alla moglie, la signora Maria Luisa Sternini, a tutti i congiunti ed alla comunità accademica della Pontificia Università Gregoriana, che nell'ultimo periodo era divenuta la sua seconda casa, certo di interpretare il sentimento dell'Aula, rinnovo le più affettuose condoglianze. (Applausi del Gruppo PD e del senatore Sibilia. Congratulazioni).
PRESIDENTE. Senatore Andria, la Presidenza si associa, come tutta l'Aula del Senato, al suo ricordo.
Sul 10° anniversario della morte di Marco Biagi
PRESIDENTE. L'inizio tumultuoso dei lavori odierni, interrotto per la Conferenza dei Capigruppo, ha sottratto attenzione ad alcune questioni che era giusto ricordare in apertura di seduta.
Ieri, infatti, ricorrevano i dieci anni dall'assassinio di Marco Biagi ad opera delle Brigate rosse. Il Presidente della Repubblica, prima di tutto, ma anche il presidente del Senato Schifani ed il Presidente della Camera, nonché molti di noi, l'hanno ricordato.
Convinto di interpretare i sentimenti di tutti, oggi desidero aggiungere soltanto che il contributo delle idee, del pensiero e delle riflessioni di Marco Biagi resta vivo. Certo, questo non basta a colmare il dolore per la sua perdita, ma almeno il fatto che le sue idee siano ancora in campo suona come una sconfitta di ogni forma di intolleranza, violenza, fanatismo e terrorismo con i quali si vorrebbe spegnere la capacità di pensare delle persone. (Applausi dai Gruppi PdL, PD e IdV e del senatore Tedesco).
Ripresa della discussione delle mozioni
nn. 522, 527, 552, 556, 557, 558, 563 e 564 (ore 17,09)
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Zanetta. Ne ha facoltà.
ZANETTA (PdL). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Sottosegretario, con le mozioni in discussione sulle accise riferite ai carburanti per le zone di confine, firmate da diversi colleghi piemontesi, lombardi e friulani, si vogliono mettere in evidenza le problematiche relative al cosiddetto fenomeno del pendolarismo del pieno verso i distributori oltre confine.
Com'è noto, il fenomeno si è accentuato con l'ulteriore aumento delle accise sui carburanti avvenuto nel corso del 2011, con la legge n. 214, di conversione del cosiddetto decreto salva Italia. La questione si è creata per il minor costo della benzina e del gasolio nei Paesi confinanti con l'Italia, che spinge gli automobilisti a fare rifornimento all'estero, allo scopo di risparmiare sul pieno di carburante.
In Italia, infatti, le accise pesano assai sul costo del carburante, determinando quindi un divario eccessivo rispetto agli altri Paesi. Tutto ciò sta creando gravi ripercussioni per gli operatori della distribuzione di carburanti, in particolare nelle aree di confine del Paese, causando cali drastici nelle vendite (pari a circa il 60 per cento in meno) e licenziamenti, con il rischio di chiusura di varie stazioni di servizio. Appare inoltre evidente l'ingente perdita per l'erario italiano, che stime attendibili quantificano in 500 milioni di euro, nonché un ulteriore aggravio per i cittadini e le imprese residenti nei territori di confine. Posso testimoniare personalmente la gravità del fenomeno, essendo residente nella Provincia del Verbano Cusio Ossola, che confina con i cantoni svizzeri del Vallese e del Ticino.
La mozione che ci accingiamo a votare, a prima firma del senatore Butti e da me sottoscritta, impegna il Governo a prevedere misure tese all'incremento e alla rimodulazione degli sconti di prezzo del gasolio e delle benzine per autotrazione nelle aree di confine, incrementando la partecipazione statale alle carte sconto per l'acquisto della benzina, cui hanno diritto i residenti che abitano nelle zone di confine e che sono già in utilizzo nelle medesime Regioni.
Si richiedono, quindi, decisioni finalizzate ad aumentare le misure di incremento degli sconti di prezzo dei gasolio e delle benzine per autotrazione per le regioni Piemonte e Lombardia; ad aumentare (da 20 milioni di euro a 60 milioni di euro) la compartecipazione statale all'IVA per le Regioni confinanti con la Svizzera; a rideterminare per la Regione Friuli Venezia Giulia l'entità della compartecipazione al gettito delle accise di competenza regionale.
In conclusione, sostengo con forza le soluzioni necessarie e concrete prospettate dalla mozione in esame, che risultano di particolare importanza al fine di eliminare la convenienza economica del pendolarismo del pieno, appianando il divario dei prezzi del carburante, scongiurando la chiusura e i licenziamenti dei distributori, ma soprattutto contenendo la diminuzione di gettito che risulta ingente.
Mi auguro che il Governo, così come ha già manifestato attenzione durante l'esame del cosiddetto decreto milleproroghe, provveda con proprio provvedimento ad accogliere le istanze della mozione in discussione, superando ogni perplessità riferita a problemi di infrazione comunitaria. Mi auguro altresì che, essendo all'esame il cosiddetto decreto fiscale, la proposta in questione possa rientrare nello stesso testo. (Applausi dal Gruppo PdL e del senatore Cagnin. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pertoldi. Ne ha facoltà.
PERTOLDI (PD). Signor Presidente, onorevole Sottosegretario, onorevoli colleghi, tutte le mozioni sulle accise sui carburanti nelle zone di confine in discussione nell'odierna seduta richiamano gli effetti introdotti dall'aumento delle accise sugli oli minerali disposto dall'articolo 15 del decreto-legge n. 201 del 6 dicembre 2011, convertito nella legge n. 214 del 2011, aumento che rimane riservato all'erario, ai sensi della clausola di finalizzazione di cui all'articolo 48.
Questo provvedimento fa scontare all'Italia una fiscalità di svantaggio ed un conseguente prezzo di svantaggio rispetto agli Stati contermini. A titolo di esempio, nel territorio della mia Regione, il Friuli-Venezia Giulia, si registra una fiscalità di svantaggio legata alle accise ed all'IVA tra i 25 e 29 centesimi al litro per la benzina e tra i 22 e i 31 centesimi al litro per il gasolio e un prezzo di svantaggio tra i 38 e i 39 centesimi al litro per la benzina e addirittura tra i 33 e i 42 centesimi al litro per il gasolio. Uno svantaggio dei prezzi di tale entità sta riportando la situazione del mercato locale alle condizioni antecedenti l'entrata in vigore della legge regionale n. 47 del 1996 (definita sconto di prezzo), allorché una stima dei consumi di benzina approvvigionati al di fuori della rete distributiva locale ammontava a 170 milioni di litri, pur in presenza dello strumento della defiscalizzazione della cosiddetta zona franca.
Tenendo conto delle dinamiche relative ai consumi dei due principali prodotti, al gap dei prezzi esistenti e alle convenienze dei residenti ad approvvigionarsi oltre confine in misura inversamente proporzionale alla distanza dallo stesso, si può stimare un aggiornamento delle potenzialità di evasione dei consumi. L'effetto delle vendite viene oggi quantificato complessivamente in un'evasione dei consumi attorno ai 240 milioni di litri (circa 160 per le benzine e circa 80 per il gasolio). Sono prodotti questi ad altissimo tasso di imposizione fiscale (ricordo che l'imposizione è di circa un euro al litro per la benzina e di 0,90 centesimi di euro al litro per il gasolio), con una perdita complessiva per l'erario quantificabile in oltre 230 milioni di euro all'anno tra accise e IVA.
Il tasso di rischio, che ormai è un dato, di evasione dei consumi (direttamente proporzionale sul territorio alla prossimità con il confine) oscilla tra il 55 e 56 per cento dei consumi di gasolio per i mezzi leggeri e il 51 per i consumi di benzina, con una diffusione nell'ambito territoriale che si estende con quote del 10 per cento dei consumi di benzina fino a 60 chilometri dal confine di Stato e fino a 70 chilometri per il gasolio, su cui lo spread del prezzo antagonista è ancora più ampio.
L'entità dei contributi oggi operanti per il sostegno all'acquisto dei carburanti per i residenti della Regione applicato dall'amministrazione regionale con la legge n. 14 del 2010, che ho richiamato prima, è chiaramente inadeguata a colmare il gap tra il prezzo italiano e quello sloveno.
Pertanto, la misura idonea a costituire efficace deterrenza per scongiurare l'evasione dei consumi andrebbe ridefinita mediante un aggiornamento della quota di devoluzione dei proventi. Un tanto appare in linea con quanto previsto dalla legge finanziaria n. 244 del 2007, articolo 1, comma 189, che reca: «189. Per gli anni successivi al 2010, con cadenza annuale, mediante previsione nella legge finanziaria, è eventualmente rideterminata l'entità delle compartecipazioni al gettito dell'accisa sulle benzine e sul gasolio che competono alla regione Friuli-Venezia Giulia ai sensi dell'articolo 49, primo comma, n. 7-bis), della legge costituzionale 31 gennaio 1963, n. 1, e successive modificazioni, al fine di garantire un effetto neutrale sui saldi di finanza pubblica e l'equilibrio finanziario nei rapporti tra lo Stato e la regione».
Serve, quindi, una linea d'intervento che renda il più possibile rapida l'entrata in vigore di misure atte a contrastare le perdite di erogato e di gettito erariale, rideterminando le quote di assegnazione previste a termini dello Statuto di autonomia della Regione.
Onorevole Sottosegretario, le voglio ricordare che la misura invocata non rappresenta una banale alterazione del rapporto contabile Stato-Regione: si tratta di una misura congrua ed utile ad evitare la perdita per lo Stato, ed in parte per la Regione, di oltre complessivi 230 milioni di euro, cioè di una grandezza quasi cinque volte superiore all'ammontare della maggiore devoluzione. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Molinari. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Strano. Ne ha facoltà.
STRANO (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signor Presidente, oggi si discute un problema che è vecchio quanto l'autonomia siciliana, e quindi è molto datato, ed è vecchio anche quanto l'uomo, in quanto da sempre i potentati dell'economia vincono sulle reali necessità dell'uomo, delle famiglie, dei lavoratori, specialmente in questa epoca nella quale, tra l'altro, anche questo Governo - che pure noi di Futuro e Libertà sosteniamo convintamente, con l'ApI, nel Terzo Polo - fonda la sua esistenza sul rapporto importante con l'economia. Anche se poi questo Governo, a volte - come ho già avuto modo di sottolineare - è in piena contraddizione; questo accenno peraltro proviene anche da chi sostiene questo Governo.
Signor Presidente, vorrei chiedere ai rappresentanti del Governo, per il futuro, non certo per me, Carneade e ultimo fra i tanti, di poter dedicare attenzione anche fintamente, a chi interviene. È un fatto che rimarco per la seconda volta in breve tempo. Non che debbano essere costretti ad ascoltare le povere parole un po' folli che spesso provengono dalla mia intelligenza, ma sarebbe un fatto di garbo, che molti mi accusano di non avere avuto in alcuni momenti della mia vita, e di questo mi sono scusato. Ripropongo dunque nuovamente, da persona mediamente educata, che sarebbe gentile da parte del Governo intrattenere un rapporto anche visivo con l'oratore. Basterebbe anche uno sguardo spento, occultato da un cataratta, da un velo, da un'ombra; anche con le orecchie otturate sarebbe carino che il Governo prestasse attenzione a chi, Carneade, parla. È la seconda volta che sollevo la questione, e capita sempre a lei stranamente, sottosegretario Polillo, e mi scuso. Le mie sono ovviamente farneticazioni che mi permetto di rivolgere alla Presidenza e al Governo da sostenitore del Governo, quale sono.
Dicevo poc'anzi che questo Governo fonda sull'economia la sua esistenza, e sta facendo anche bene. Nel convegno di Pietrasanta di Futuro e Libertà, movimento al quale sono onorato di appartenere, ho detto che questo Governo lo seguiamo in tutto: ci pare però carente sotto l'aspetto della proposta culturale, che forse non ha il tempo di realizzare. Ripeto sempre nella Commissione egregiamente presieduta dal senatore Possa che questo Governo non sta intraprendendo, anche a favore dei giovani, una discussione importante sulle prospettive culturali, che in Italia vengono spesso atrofizzate con i tagli alla cinematografia, ai teatri, agli enti lirici, ai musei che stanno chiudendo. Cosa c'entra questo con l'economia, il petrolio e le accise? C'entra, perché tutto è economia, tutto è vita.
Mi permetto nuovamente, signor Sottosegretario, di ricordare a questa Assemblea che troviamo enormemente incongruente - e per questo abbiamo presentato degli emendamenti al decreto-legge in materia fiscale - che, mentre questo Governo si batte con pervicacia - e fa bene - contro la sindrome del gioco d'azzardo, nel contempo continua a rilasciare concessioni. Ci sembra una follia anticulturale battersi contro la promozione di chi ha le concessioni e dire a quelli che le hanno: ve le diamo, ma non le potete promuovere. Allora sarebbe meglio non rilasciare le concessioni.
Allo stesso modo, sarebbe bene andare a studiare quello che succede in Sicilia. Noi siciliani piangiamo da anni la presenza di impianti, sfortunatamente datata agli anni Cinquanta, dall'accordo di Verzotto con le grandi compagnie petrolifere (è una pagina su cui non è mai stata fatta sufficiente verità): abbiamo un tessuto devastato, tra Augusta, Melilli, Priolo, Milazzo e Gela - ne fa testimonianza il mio amico Rosario Crocetta, che su questo ha fatto grandissime battaglie - ma questo territorio non ha mai avuto una compensazione di nessun genere. Noi paghiamo ancora di più le accise e non abbiamo - questo chiediamo al Governo - una compensazione per la marginalità di un'isola che il buon signor Moretti continua a tenere vilipesa con il traffico e i prezzi dei trasporti nello Stretto di Messina. Sottolineo al riguardo in quest'Assemblea che, in Francia, la marginalità delle isole viene compensata dal non pagamento dei tragitti; le isole Fær Øer vengono considerate, rispetto alla Danimarca, in un rapporto di continuità territoriale, e non ci sono quei prezzi offensivi che i nostri commercianti pagano per arrivare o partire dalla Sicilia.
La nostra è una condizione di marginalità simile a quella, collega Patoldi, della vostra Regione: la vostra almeno ha un territorio accanto, mentre noi abbiamo soltanto l'acqua di questo meraviglioso Mediterraneo. La Sicilia è un'isola immersa in un mare di luce, un mare d'acqua, come il nostro slogan - da me ideato quando ero assessore al turismo, e sono fiero che ancora venga mantenuto dal governo del presidente Lombardo - dice ormai da tanti anni.
Chiediamo dunque le compensazioni che, lo sappiamo, non verranno mai date, perché gli accordi con i grandi satrapi dell'economia e delle compagnie petrolifere sono sicuramente più forti anche della voce del Presidente di una Regione importante come la Sicilia. Figuratevi se AGIP, Q8 ed altri daranno mai retta a chi parla in questa Assemblea e chiede le compensazioni.
Tutti i Governi, non soltanto il Governo Monti o Berlusconi, hanno concluso - giustamente dal loro punto di vista - affari di Stato, non privati naturalmente, con i petrolieri, affari che lacerano ancor di più l'economia ed esasperano la gente. Pertanto, come il nostro Statuto invoca inutilmente da 46 anni, raccomandiamo al Governo di attuare delle compensazioni, sapendo che non lo farà e che queste non vi saranno mai. Noi però continuiamo a chiederlo per un senso del dovere verso i siciliani che ci ascoltano.
La Sicilia è caratterizzata da una marginalità che spesso è anche una ricchezza. Personalmente, sono contrario alla realizzazione del ponte sullo Stretto di Messina, sono contro questa infrastruttura che da anni costa centinaia di milioni. Anche su questo, caro senatore Garraffa, ci sarebbe da discutere, soprattutto in relazione a società nate per la realizzazione del ponte e alle quali paghiamo centinaia di milioni: società finte, magari con una grande sede, che non fanno nulla, solo progetti. Sono questi gli enti inutili per i quali i siciliani pagano, ricevendo magari in cambio il licenziamento degli operai della FIAT di Termini Imerese e l'abbandono di tanti giovani che non hanno lavoro.
Questa è l'Italia che speriamo possa essere rivista, anche con un anelito culturale, dal Governo Monti, al quale concediamo la fiducia e siamo lieti di farlo perché l'Italia ha necessità di rialzare la testa. (Applausi del senatore Molinari).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Lumia. Ne ha facoltà.
LUMIA (PD). Signor Presidente, signor Sottosegretario, onorevoli colleghi, sull'abbattimento delle accise sui carburanti in Sicilia, come ha poc'anzi ricordato il senatore Strano, si sono rincorsi per decenni i sogni di intere generazioni, fino a trasformarsi in un vero e proprio mito. Certo, non sono mancate strumentalizzazioni, ricorrenti quando si è in prossimità delle campagne elettorali, soprattutto quando si è all'opposizione.
Diversi senatori - ricordo il primo firmatario, senatore Pistorio e i senatori Oliva, il sottoscritto, Papania, Adragna, Garraffa, Strano, De Angelis, Vizzini e Astore - hanno presentato una mozione che vuole scansare qualunque strumentalizzazione e, al contempo, rendere possibile la ricerca della riduzione delle accise, aprendo almeno una strada nuova, seria e fattibile.
In queste ultime settimane la Sicilia è stata attraversata da proteste serie, drammatiche. Alcune le abbiamo contestate, soprattutto nel metodo (mi riferisco a quella dei «forconi»), anche per non aver denunciato con coraggio le infiltrazioni mafiose, che in quest'Aula ho avuto modo di indicare con nomi e in modo circostanziato; altre manifestazioni sono state organizzate da un ampio cartello, dalle organizzazioni imprenditoriali e sindacali. Tutte concordano sul fatto che in Sicilia vi è un costo elevato dei carburanti che mette a serio rischio le capacità competitive di diversi settori economici, strategici e di valore per la vita produttiva della Regione. Mi riferisco in particolare alla pesca, all'agricoltura e allo stesso trasporto locale.
Uno spiraglio si era aperto con la finanziaria del 2007 del Governo Prodi e l'intervento bipartisan di tutti i Gruppi parlamentari con cui era stato previsto un incremento della quota di compartecipazione della Regione Sicilia alla spesa sanitaria a cui doveva corrispondere la retrocessione di una quota delle accise sugli oli minerali raffinati sul territorio siciliano. Tale disposizione non è stata mai applicata, a causa - si dice - di difficoltà di ordine tecnico e interpretativo frapposte dal Ministero dell'economia e delle finanze che hanno determinato il mancato adempimento da parte dei Governi, che nel frattempo si sono succeduti, degli atti necessari a garantire l'applicazione di una legge vigente.
Ricordo a tutti i colleghi che gran parte del petrolio importato in Italia viene raffinato in Sicilia. Ci sono ben cinque raffinerie, tre in provincia di Siracusa (Augusta, Melilli e Priolo), una in provincia di Messina (Milazzo) e una in provincia di Caltanissetta (Gela). Si raffina circa il 42 per cento del totale di greggio lavorato in Italia: i costi di questa lavorazione sull'ambiente sono elevatissimi e ci sono conseguenze dannose anche sulla salute dei cittadini, i quali ancora oggi vivono una condizione di vera e propria malattia sociale. A tale riguardo, diverse denunce sono state presentate in modo puntuale dagli stessi lavoratori che operano in queste raffinerie e dalle associazioni ambientali. La Sicilia consuma 2.258.000 tonnellate di carburanti, il 15 per cento di ciò che raffina.
Questi dati dimostrano che le questioni poste sono serie. Abbiamo di fronte a noi due strade. La prima è quella che punta ad abbattere direttamente la quota di accise che dovrebbe essere trasferita, abbassando il prezzo alla pompa per i consumatori: piuttosto che trasferire una quota delle accise, come previsto dalla norma, si potrebbero ridurre le accise sui prodotti immessi sul mercato in Sicilia, garantendo così un prezzo più basso, che consentirebbe sia ai consumatori che agli operatori economici di competere al meglio in questo momento di crisi difficilissima per l'intero sistema economico italiano. L'altra strada è quella della compensazione, e ci auguriamo che anche questa non sia messa da parte.
Colleghi, per decenni ci si è confrontati; alla fine, al di là di chi ha utilizzato tali questioni in modo demagogico e strumentale o in modo serio, i grandi interessi hanno avuto ragione. Mi auguro che questo Governo e l'Aula del Parlamento aprano una strada nuova, per mettere la Sicilia in condizioni di competere e arricchire il nostro Paese di questa risorsa produttiva così importante. (Applausi del senatore Garraffa).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Divina. Ne ha facoltà.
DIVINA (LNP). Signor Presidente, vorremmo invitare il Sottosegretario a fare una distinzione tra le mozioni presentate, che partono tutte dal presupposto che bisogna far costare meno i carburanti. Tuttavia, mentre il nostro Gruppo punta all'obiettivo di non far spendere denaro allo Stato, o di non fargli perdere gettito fiscale, nei due interventi che ho sentito fino ad ora l'attenzione è stata focalizzata sul problema economico siciliano, in quanto un carburante meno costoso rilancerebbe l'economia della Sicilia. Credo che sia opportuno distinguere i due temi: se dobbiamo affrontare la questione del rilancio dell'economia della Sicilia, non parliamo solo di accise, ma occupiamoci del sistema economico siciliano a tutto campo, che del resto è un argomento degno di attenzione.
Ciò che vorremmo sottolineare noi, invece, è l'effetto negativo che si è determinato nel tempo nelle Regioni di confine. Come ho già ricordato, nel 1995, il primo Governo Berlusconi si rese conto di ciò che stava accadendo nei territori dell'ex Jugoslavia, la cui frantumazione aveva portato alla formazione di Stati indipendenti. Uno dei primi è stato la Slovenia che, per rilanciare un sistema economico tartassato da anni di economia pianificata dal comunismo imperante, ha deciso di defiscalizzare completamente i carburanti. Ovviamente, chi si trovava nelle zone di Gorizia, Trieste, Udine e dintorni non trovava per nulla conveniente fare il pieno di benzina in Italia, perché percorrendo pochi chilometri poteva farlo in Slovenia. All'epoca la differenza era più della metà: in Italia, la benzina costava più di 800 lire al litro, mentre la Slovenia portò il prezzo a circa 400 lire (allora c'erano le lire, parliamo del 1995).
Il primo Governo Berlusconi approvò dunque un provvedimento molto lungimirante; sul versante Est si assisteva ad una nuova fase post bellica e poiché dall'Europa ci deriva l'obbligo di non ostacolare lo scambio di merci, persone e capitali ma non di fiscalità uniformata, ogni Nazione poteva decidere di imporre accise o imposte dirette su un prodotto disinteressandosi completamente di quello che faceva lo Stato confinante. Ebbene, quello che è successo nel tempo è proprio questo.
I dati di febbraio di Unioncamere ci dicono che nei confronti della Slovenia, della Svizzera, come pure dell'Austria abbiamo degli spread che vanno dai 30 ai 40 centesimi il litro.
Indubbiamente, il problema delle fasce è molto ampio. Oltre il problema generale rappresentato dall'eccessivo prelievo fiscale che grava sui cittadini italiani (sulle imprese, sulle aziende, come sulle famiglie), che va affrontato a larga scala, vi è infatti anche quello relativo alle migrazioni generate dalle fasce che provocano disagi agli abitanti della zona e perdite del gettito complessivo per lo Stato. Abbiamo provato a valutarle e è possibile stabilire che, nel 2010, tra Piemonte e Lombardia nei confronti della Svizzera si sono persi 243 miliardi di euro tra accise e IVA per gli approvvigionamenti fatti oltre confine. Nel caso del Friuli-Venezia Giulia, invece, le perdite sono state stimate in 230 milioni di euro, sempre tra accise e IVA.
Non possiamo dire al Governo cosa devono fare le Regioni, perché lo sanno già. Ad esempio, le Regioni hanno diviso il territorio in fasce ed applicato degli sconti, ogni Regione in modo diverso poiché ognuna di esse ha competenze diverse: la Regione Friuli-Venezia Giulia, che è a statuto speciale ed ha una compartecipazione delle accise, ha stabilito uno sconto sulle stesse, mentre le Regioni Piemonte e Lombardia hanno dovuto operare in base a un fondo denominato fondo per le agevolazioni.
Dicono, comunque, i lombardi che il limite di 20 chilometri fissato dalla Regione non basta perché ben oltre riverbera l'interesse ad espatriare per fare il pieno; bisognerebbe portarlo a più di 30 chilometri, forse 35, per compensare.
Queste sono solo informazioni che possiamo riportare al Governo affinché possa appurarle e stimolare le Regioni in tal senso.
È probabile che si debba arrivare ad una grande sintesi, dato che - per fortuna - tutti diciamo la stessa cosa e concordiamo sull'opportunità di ridurre il costo della benzina e del gasolio e che ridurre, dati alla mano, conviene.
Non so se è più opportuno lasciare il caso Sicilia in un contesto generale, in quanto si tratta di tematiche che hanno in comune soltanto l'oggetto "benzina" ma poi trattano questioni completamente diverse.
In ogni caso, con la nostra mozione si chiede che il fondo istituito per la Lombardia ed il Piemonte possa essere portato almeno a 60 milioni di euro per compensare i disagi e le perdite di gettito, mentre la compartecipazione del Friuli-Venezia Giulia, oggi di poco inferiore ai 30 centesimi, dovrebbe superare i 40.
Nel momento in cui abbiamo depositato questo documento è accaduto un fatto nuovo, e cioè che la provincia autonoma di Bolzano si è svegliata e ha verificato che anche nei confronti dell'Austria esiste un gap importantissimo che sfiora i 30-35 centesimi (dipende dal prodotto benzina o gasolio). È di questa settimana la delibera della giunta provinciale che ha stabilito che la defiscalizzazione è materia propria (siccome la Provincia di Bolzano i nove decimi delle accise li trattiene direttamente, su quelli ha una certa libertà, per cui potrebbe defiscalizzarli praticamente per i nove decimi) e dunque applicherà uno sconto di 27 centesimi sulla prima fascia (entro i 10 chilometri) e di 20 centesimi sulla seconda fascia (entro 20 chilometri).
Si tratterebbe di un indizio che potrebbe andare bene anche per il Veneto e la provincia di Belluno - detta Provincia, per esempio, non ha fatto assolutamente niente - e il Governo, in questo caso, potrebbe soltanto sensibilizzare chi non vi ha dato applicazione, come le Regioni Trentino-Alto Adige e Veneto, e sostenere al contrario su questa strada chi li ha applicati, arrivando a rendere nuovamente competitivo il nostro sistema. Allo Stato forse interessa maggiormente la perdita di gettito, mentre a noi che viviamo in quei territori interessa anche non perdere la competitività economica delle nostre terre. (Applausi dal Gruppo LNP).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Vimercati. Ne ha facoltà.
VIMERCATI (PD). Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che questa mozione sia oggi ancora più urgente della settimana scorsa, quando è iniziato questo dibattito, anche per quanto ha testé detto il collega Divina. Mi riferisco all'intervento della Provincia autonoma di Bolzano, che ha preso provvedimenti per annullare lo svantaggio sotto il profilo fiscale per la provincia di Bolzano rispetto all'Austria e alla Svizzera.
Credo quindi sia importante questo appello che rivolgiamo al Governo attraverso le mozioni in esame, anche al fine di dare uniformità di intervento a tutto il territorio nazionale interessato dalla tematica.
Discutiamo in particolare questa mozione n. 522 finalizzata a scongiurare il fenomeno del pendolarismo del pieno e la conseguente crisi della vendita di carburante nelle aree di confine, che rischia di costare all'Italia, nel solo 2012, oltre 500 milioni di euro di imposte mancate. Il costo del carburante e le accise che vi vengono applicate hanno raggiunto livelli impensati solo 12 mesi fa.
Le imposte costituiscono ormai - come è noto - oltre il 60 per cento del prezzo di un litro di benzina, mentre la materia prima lavorata - cioè la benzina vera e propria - costa appena il 30 per cento del prezzo pagato dal consumatore all'acquisto.
Dopo gli svariati aumenti delle accise avvenuti nello scorso anno, i prezzi italiani sono diventati i più alti d'Europa. Abbiamo scalato una poco invidiabile classifica dei Paesi che hanno i carburanti più costosi. Nel gennaio del 2011 eravamo al decimo posto per la benzina e al sesto per il gasolio. Oggi siamo primi in entrambe le classifiche.
La situazione è ancora peggiore se si guarda alle sole accise per la benzina: in meno di dodici mesi siamo passati dal dodicesimo al primo posto tra i Paesi dell'Unione europea. Fatali sono stati gli aumenti di aprile e giugno dello scorso anno (+ 6 centesimi al litro), di fine ottobre (1,1 centesimi al litro) e poi di dicembre (9,9 centesimi al litro).
Dopo che per molto tempo si è temuto che l'Italia avesse i prezzi dei carburanti più alti d'Europa, alla fine questa profezia si è drammaticamente avverata. Oggi siamo a livelli che presto raggiungeranno i due euro al litro.
L'aumento delle accise, se è grave per l'intero territorio nazionale, è particolarmente negativo, ossia un disastro, nelle aree di confine. Tutti gli Stati confinanti con l'Italia, infatti, presentano un carico fiscale inferiore a quello italiano, che va dai 13 ai 31 centesimi per la sola fiscalità di base. Questa fiscalità di svantaggio ha un riflesso immediato nel comportamento dei consumatori, determinando un forte afflusso di residenti nelle zone d'oltre confine: è il caso del Friuli-Venezia Giulia e della Lombardia. Quest'ultima ha una divario rispetto alla Svizzera che arriva fino a 35 centesimi al litro.
Le accise previste dal decreto-legge salva Italia hanno vanificato ogni sforzo attuato dalle Regioni in questi anni per riequilibrare la fiscalità di svantaggio che, già sensibile in passato, appare oggi esaltata ai massimi livelli. Questa è anche la situazione della Regione Lombardia, la quale ha recentemente sottolineato come l'aumento del prezzo dei carburanti abbia annullato l'effetto calmierante della carta sconto promossa nelle Province lombarde interessate. Da oltre 10 anni, infatti, nel territorio lombardo si applica uno sconto sui carburanti che ammonta a circa 10 centesimi per i Comuni fra i 10 e i 20 chilometri dal confine e 18 centesimi per i Comuni che distano meno di 10 chilometri dalla Svizzera. Ciononostante, dall'approvazione delle nuove accise, i consumi di carburante nelle aree di confine sono crollati, con un danno evidente per i distributori delle zone di confine.
Solo nelle ultime due settimane di dicembre si è registrata una flessione del 67 per cento della vendita di benzina nelle aree in cui viene applicato lo sconto, con perdite evidenti per l'erario e per la rete della distribuzione italiana. Nel solo territorio lombardo si stima che, nel 2012, verranno venduti 150 milioni di litri di benzina in meno.
È poi curioso che nell'area di confine tra la Lombardia e la Svizzera sta comparendo un fenomeno di criminalità legato alla questione della benzina: mentre noi siamo tornati ad essere un grande esportatore di valuta verso la Svizzera, importiamo illegalmente benzina, da questo Paese. Vi sono organizzazioni criminali che stanno organizzando il contrabbando di benzina, fenomeno che sta diventando un traffico redditizio con evidenti problemi anche rispetto alle questioni della criminalità.
È quindi evidente che bisogna muoversi in fretta e bene. Occorre interrompere questo trend e introdurre misure utili per calmierare il costo della benzina ai distributori, scongiurando così i gravi danni che questo fenomeno potrebbe avere per la rete di distribuzione italiana e per le casse dell'erario.
Per tali ragioni, in accordo con i colleghi di ogni parte politica con cui ho sottoscritto la mozione di cui stiamo parlando, chiediamo al Governo di ripensare la politica sulle accise nelle aree di Lombardia, Piemonte e Friuli-Venezia Giulia confinanti con la Svizzera e la Slovenia, allargando le zone in cui applicare gli sconti per evitare che la fiscalità di vantaggio degli altri Paesi e il conseguente appeal dei prezzi d'oltralpe si traduca in una pesante diminuzione del gettito fiscale italiano e in un danno per la nostra rete di distribuzione. (Applausi dal Gruppo PD).
Saluto ad una rappresentanza di studenti
PRESIDENTE. Sono presenti in tribuna gli studenti e gli insegnanti della Scuola secondaria statale di I grado «Vittorino da Feltre» di Reggio Calabria. A loro va il saluto del Senato e gli auguri per la loro attività di studio. (Applausi).
Sui lavori del Senato
PRESIDENTE. La Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, riunitasi oggi pomeriggio, ha approvato modifiche e integrazioni al calendario della settimana corrente e il nuovo calendario dei lavori fino al 29 marzo 2012.
Oggi pomeriggio proseguirà la discussione delle mozioni sulle accise sui carburanti nelle zone di confine.
A partire dalla seduta antimeridiana di domani saranno esaminati il decreto-legge in materia ambientale, già approvato dal Senato e modificato dalla Camera dei deputati, e ratifiche di accordi internazionali definite dalla Commissione affari esteri. La discussione delle mozioni sui requisiti patrimoniali delle banche è stata rinviata ad altra data.
L'esame del disegno di legge sugli spazi verdi urbani, già calendarizzato per la settimana corrente e rinviato dall'Assemblea nella seduta pomeridiana di mercoledì 14 marzo, si svolgerà nella seduta pomeridiana di martedì 27.
In apertura della seduta antimeridiana di mercoledì 28 si terrà la chiama per l'elezione a scrutinio segreto e a maggioranza assoluta di un componente del Consiglio di Presidenza della Giustizia amministrativa. Successivamente, le urne rimarranno aperte fino alle ore 13.
Il calendario dei lavori della prossima settimana prevede inoltre la discussione del decreto-legge in materia di semplificazione e sviluppo, a partire dalla seduta antimeridiana di mercoledì 28, e la seconda deliberazione del Senato sul disegno di legge sul pareggio di bilancio nella Carta costituzionale.
Nella Conferenza dei Capigruppo che si terrà la prossima settimana si definirà il calendario dei lavori della settimana precedente le festività pasquali, con riguardo al decreto-legge in materia di semplificazioni tributarie e alla mozione sull'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, presentata dal Gruppo dell'Italia dei Valori.
Programma dei lavori dell'Assemblea, integrazioni
PRESIDENTE. La Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, riunitasi questo pomeriggio con la presenza dei Vice Presidenti del Senato e con l'intervento del rappresentante del Governo, ha adottato - ai sensi dell'articolo 53 del Regolamento - la seguente integrazione al programma dei lavori del Senato per i mesi di gennaio, febbraio e marzo 2012.
- Disegno di legge costituzionale n. 3047-B - Introduzione del principio del pareggio di bilancio nella Carta costituzionale(Seconda deliberazione del Senato) (Voto finale con la maggioranza assoluta dei componenti del Senato)
Calendario dei lavori dell'Assemblea
PRESIDENTE. Nel corso della stessa riunione, la Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari ha altresì adottato - ai sensi dell'articolo 55 del Regolamento - modifiche e integrazioni al calendario corrente e il nuovo calendario dei lavori fino al 29 marzo 2012:
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Martedì |
20 |
marzo |
pom. |
h. 16,30-20 |
- Seguito mozioni sulle accise sui carburanti nelle zone di confine - Disegno di legge n. 3111-B - Decreto-legge n. 2, recante misure urgenti in materia ambientale (Approvato dal Senato e modificato dalla Camera dei deputati) (scade il 25 marzo) - Ratifiche di accordi internazionali definite dalla Commissione affari esteri |
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Mercoledì |
21 |
" |
ant. |
h. 9,30 - 13 |
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" |
" |
" |
pom. |
h. 16,30 -20 |
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Giovedì |
22 |
" |
ant. |
h. 9,30 - 14 |
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Giovedì |
22 |
marzo |
pom. |
h. 16 |
- Interpellanze e interrogazioni |
Gli emendamenti al disegno di legge n. 3111-B (decreto-legge ambientale) dovranno essere presentati entro le ore 17 di martedì 20 marzo.
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Martedì |
27 |
marzo |
pom. |
h. 16,30-20.30 |
- Disegno di legge n. 2472-B - Spazi verdi urbani (Approvato dal Senato e modificato dalla Camera dei deputati)
- Disegno di legge n. 3194 - Decreto-legge n. 5, in materia di semplificazione e sviluppo (Approvato dalla Camera dei deputati) (Scade il 9 aprile) (da mercoledì 28, ant.) - Votazione per le elezioni di un componente del Consiglio di Presidenza della giustizia amministrativa (Votazione a scrutinio segreto mediante schede) (mercoledì 28, ant.) (*) - Disegno di legge n. 3047-B - Pareggio di bilancio nella Carta costituzionale (Seconda deliberazione del Senato) (Voto finale con la maggioranza assoluta dei componenti del Senato) |
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Mercoledì |
28 |
" |
ant. |
h. 9,30 - 13,30 |
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" |
28 |
" |
pom. |
h. 16-20,30 |
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Giovedì |
29 |
" |
ant. |
h. 9,30 - 14 |
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Giovedì |
29 |
marzo |
pom. |
h. 16 |
- Interpellanze e interrogazioni |
Gli emendamenti ai disegni di legge n. 2472-B (Spazi verdi urbani) e n. 3194 (decreto-legge semplificazione e sviluppo) dovranno essere presentati entro le ore 19 di giovedì 22 marzo.
(*) In apertura della seduta antimeridiana di mercoledì 28 marzo sarà effettuata la chiama dei senatori. Successivamente le urne rimarranno aperte fino alle ore 13.
Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 3111-B
(Decreto-legge n. 2, recante misure urgenti in materia ambientale)
(4 ore e 30 minuti, escluse dichiarazioni di voto)
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Relatore |
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20' |
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Governo |
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20' |
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Votazioni |
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20' |
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Gruppi 3 ore e 30 minuti, di cui : |
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PdL |
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54' |
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PD |
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47' |
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LNP |
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21' |
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UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI |
|
18' |
|
Per il Terzo Polo (ApI-FLI) |
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18' |
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CN:GS-SI-PID-IB |
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17' |
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IdV |
|
17' |
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Misto |
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17' |
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Dissenzienti |
|
5' |
Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 3194
(Decreto-legge n. 5, in materia di semplificazione e sviluppo)
(8 ore, escluse dichiarazioni di voto)
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Relatore |
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30' |
|
Governo |
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30' |
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Votazioni |
1h |
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Gruppi 6 ore, di cui : |
|
|
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PdL |
1h |
34' |
|
PD |
1h |
21' |
|
LNP |
|
37' |
|
UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI |
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31' |
|
Per il Terzo Polo (ApI-FLI) |
|
30' |
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CN:GS-SI-PID-IB |
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30' |
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IdV |
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29' |
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Misto |
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29' |
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Dissenzienti |
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5' |
Ripresa della discussione delle mozioni
nn. 522, 527, 552, 556, 557, 558, 563 e 564 (ore 17,50)
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ladu. Ne ha facoltà.
LADU (PdL). Signor Presidente, signor Ministro, onorevoli colleghi e colleghe, l'aumento delle accise sui carburanti stabilito dal recente decreto salva Italia sta creando vari e rilevanti problemi ai quali dobbiamo con urgenza porre rimedio.
Nelle zone di confine, ovvero verso la Slovenia da parte dei residenti nel Friuli Venezia Giulia e verso la Svizzera da parte dei residenti nelle Regioni Lombardia e Piemonte, è già in atto il cosiddetto pendolarismo del pieno. Se a questo fenomeno non verranno posti immediati rimedi si rischia di provocare gravi danni, non solo alle economie dei territori interessati, ma anche allo stesso Stato, viste le conseguenti perdite per l'erario derivanti dal mancato introito delle accise e dell'IVA. Tale aumento dei costi del carburante comporta una fiscalità di svantaggio rispetto agli Stati confinanti. Ciò sta interessando anche altre Regioni, come la Liguria e il Trentino-Alto Adige, a favore di Francia e Austria.
Nelle zone insulari il problema sta assumendo proporzioni preoccupanti. Non solo queste realtà non vengono compensate per la loro marginalità e le carenze infrastrutturali, ma vengono ulteriormente penalizzate a causa del nuovo aumento delle accise, aumento che si ripercuote sui costi ormai proibitivi, i più alti d'Europa, dei carburanti per autotrazione nel settore agricolo e industriale, nella pesca e nei trasporti marittimi che riguardano passeggeri e merci. Questo sta determinando anche una contrazione del carburante per uso lavorativo, con gravi conseguenze e perdite di natura economica e sociale.
Signor Ministro, lo Stato non può rimanere semplice osservatore, ma deve reagire, difendendo i territori vulnerabili, quali le zone di confine e quelli ancor più deboli gravati dall'isolamento geografico. La penalizzazione delle insularità pone la Sardegna in una situazione di svantaggio competitivo unica in Italia. Lo Stato se ne deve fare carico in modo concreto attraverso azioni e misure specifiche.
Come è noto, la Sardegna ospita una delle più grandi raffinerie d'Europa, la Saras. Conseguentemente, non solo i consumatori sardi non hanno vantaggi sui costi dei carburanti, ma pagano in più ingenti danni ambientali, considerato che questa Regione punta molto sullo sviluppo del settore turistico. In più, la Saras, che ha sede legale in Sardegna, ha contribuito in modo determinante all'aumento del PIL ha fatto uscire la Regione fuori dall'Obiettivo 1, con conseguente riduzione delle risorse comunitarie.
Va sottolineato che in Sardegna oggi l'energia costa il 30 per cento in più rispetto alle altre Regioni d'Italia. Questo perché non può disporre del gas metano, ed è costretta a ricorrere a fonti energetiche più costose e più inquinanti. Il metanodotto già programmato, che attraverserà la Sardegna partendo dall'Algeria, vedrà la luce tra chissà quanti anni ancora. Lo Stato, in questa situazione di profondo e vario disagio per la Sardegna, è chiamato ad adottare misure adeguate e di compensazione. (Applausi del senatore Pinzger).
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione.
Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo, al quale chiedo anche di esprimere il parere sulle mozioni presentate.
POLILLO, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor Presidente, le chiederei, se possibile, una breve sospensione per cercare di unificare, nei limiti del possibile, le diverse mozioni presentate, anche tenendo conto degli argomenti. Infatti, ci troviamo di fronte a testi oggettivamente diversi. Un conto sono le mozioni presentate sulla marginalità di alcuni luoghi di produzione dei prodotti petroliferi e un conto sono le mozioni presentate sulla concorrenza che deriva dalla situazione oltre confine. Quindi, se lei fosse d'accordo, chiederei una breve sospensione per poter valutare le singole mozioni.
PRESIDENTE. Mi pare che questa richiesta del Governo non solo sia legittima, ma abbia anche un fondamento.
Sospendo pertanto la seduta fino alle ore 18,20. In questo tempo dovremmo riuscire a fare la verifica e l'approfondimento che ha chiesto il Sottosegretario.
(La seduta, sospesa alle ore 17,55, è ripresa alle ore 18,25).
La seduta è ripresa.
Colleghi, eravamo stati ottimisti, pur nella dilatazione del tempo, ma mi hanno fatto sapere che, per concludere il lavoro che si sta portando avanti, saranno necessari altri venti minuti.
La seduta è pertanto nuovamente sospesa fino alle ore 18,45.
(La seduta, sospesa alle ore 18,25, è ripresa alle ore 18,52).
Colleghi, la seduta è ripresa.
Invito il sottosegretario Polillo ad esprimere il parere sulle mozioni.
POLILLO, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor Presidente, abbiamo utilizzato il tempo della sospensione dei lavori d'Assemblea per cercare di unificare, nei limiti del possibile, le diverse mozioni. Il testo base è rappresentato dalla mozione n. 522, presentata dal senatore Butti e da altri senatori, in cui confluiscono la mozione n. 527, presentata dal senatore Camber e da altri senatori, la mozione n. 557, presentata dal senatore Pinzger e da altri senatori, e la mozione n. 558, presentata dal senatore Divina e da altri senatori. Il parere del Governo sulla mozione n. 522 (testo 2) è favorevole.
Affinché il Governo esprima parere favorevole sulla mozione n. 552, propongo ai presentatori una riformulazione. Le parole «impegna il Governo» andrebbero sostituite con le seguenti: «impegna il Governo a valutare la possibilità, sulla base delle risultanze del tavolo tecnico tra il Presidente della Regione ed il Governo, convocato presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, di prevedere l'accreditamento delle provvigioni spettanti alla Regione Siciliana (accise petrolifere e royalty), da impegnare sul territorio, così come previsto dagli articoli 36 e 37 dello Statuto della Regione Siciliana». A questa parte, lasciando il dispositivo composto da un unico capoverso, andrebbero di seguito aggiunte le parole «nonché di intervenire con determinazione perché in Sicilia, isole minori incluse, le accise sui prodotti petroliferi, metano, GPL e/o loro derivati, utilizzati per autotrazione, privata e/o industriale o agricola e per la pesca ed i trasporti marittimi, vengano ridotte alla vendita, sia al dettaglio che all'ingrosso». È quindi prevista la soppressione delle ultime tre righe.
Abbiamo poi la mozione n. 556, avente come primo firmatario il senatore D'Alia, che propongo di riformulare nel senso di impegnare il Governo «a valutare l'opportunità di intervenire», lasciando inalterato il resto.
Sulla mozione n. 563 chiederei una riformulazione del dispositivo. Al punto 1) l'impegno per il Governo sarebbe «a valutare l'opportunità di prevedere idonee misure, ove necessario anche di carattere normativo, volte ad incrementare e rimodulare gli sconti di prezzo del gasolio e delle benzine per autotrazione applicati nelle aree di cui in premessa, nonché a copertura del minor gettito derivante dall'applicazione delle misure suddette». Al punto 2), l'impegno sarebbe «a favorire, per quanto di competenza, l'iter dei disegni di legge in materia di royalty per la coltivazione di idrocarburi già all'esame avanzato in sede referente della 10ª Commissione permanente del Senato della Repubblica (testo unificato dell'Atto Senato n. 1507 e congiunti)». Infine, chiedo di sostituire il punto 3) con la seguente formulazione: «a valutare l'opportunità di intervenire sul tema delle accise rimodulando le compartecipazioni».
Propongo di riformulare la mozione n. 564 riprendendo il dispositivo indicato in precedenza. In sostanza, si impegna il Governo «a valutare la possibilità, sulla base delle risultanze del tavolo tecnico tra il Presidente della Regione ed il Governo, convocato presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, di compensare la marginalità dell'isola, la carenza infrastrutturale, i danni ambientali e alla salute subiti dai cittadini, con una riduzione delle accise sui prodotti petroliferi consumati in Sicilia ovvero, in alternativa, di prevedere che una percentuale delle accise stesse venga riversata alla Regione Sicilia, nonché di attivarsi al fine di riconoscere alla medesima Regione il gettito dell'imposta di produzione sui prodotti energetici, raffinati ed immessi in consumo nel territorio regionale». Chiedo infine di sopprimere l'ultima parte del dispositivo, dalla parola «nonché» fino alle parole «altre Regioni», perché non mi sembra questo il clima adatto per una disposizione simile.
Se tutte queste modifiche fossero accolte, il parere del Governo sarebbe favorevole.
PRESIDENTE. Chiedo ai presentatori delle mozioni che sono confluite nel testo base, cioè la mozione n. 522 (testo 2), se intendono ritirarle.
CAMBER (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CAMBER (PdL). Presidente, la mozione n. 527 non viene ritirata.
PINZGER (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PINZGER (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Signor Presidente, considerate le dichiarazioni del Sottosegretario, ritiriamo la mozione n. 557.
DIVINA (LNP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DIVINA (LNP). Presidente, da un punto di vista tecnico ritiriamo la mozione n. 558. Desidero tuttavia precisare che tutte le mozioni relative alla riduzione delle accise sono confluite in un unico testo. Probabilmente, il collega Camber ha percepito qualcosa di diverso; in realtà, anche la mozione di cui egli è primo firmatario viene ricondotta nel testo base, in quanto affronta le stesse tematiche che abbiamo tentato di ricostruire. Diversa è la situazione delle mozioni riguardanti le royalty e le questioni siciliane.
PRESIDENTE. La ringrazio per aver fornito questo chiarimento, senatore Divina. Credevo appunto che la richiesta in merito al ritiro delle mozioni fosse un atto formale dopo l'intervento del Sottosegretario, il quale ha spiegato che le mozioni nn. 527, 557 e 558 sono comprese nel nuovo testo della mozione n. 522, come lei ha detto.
CAMBER (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CAMBER (PdL). Presidente, condivido quanto detto dal senatore Divina poc'anzi, per cui ritiro la mozione n. 527.
PRESIDENTE. Passiamo dunque alla votazione delle mozioni.
LI GOTTI (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LI GOTTI (IdV). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Sottosegretario, il testo che abbiamo proposto affrontava un tema ugualmente importante, ma che non è quello delle accise nelle zone di confine. O meglio, a questo argomento si aggiungeva un altro aspetto, su cui peraltro il Governo aveva assunto un impegno, cioè la giusta remunerazione per il carburante estratto. L'Italia è il Paese che fa pagare ai concessionari l'aliquota più bassa, il 4 per cento e il 7 per cento, mentre in altri Paesi si arriva al 50 per cento, come in Canada, e addirittura all'85 per cento in Norvegia. Questo regalo che si vuole fare, secondo noi, è un'ingiustizia al territorio, perché questi sono soldi che vanno al territorio.
Perché bisogna subire quello che, in fondo, è un insulto all'ambiente, e cioè pozzi di estrazione o piattaforme sul mare, e non pagare un prezzo equo, giusto remunerativo?
Facevo un esempio che non è marginale. Nella mia regione, la Calabria, in provincia di Crotone si estrae il 17 per cento del metano nazionale. L'Enichem paga il 4 per cento, di cui metà va allo Stato, metà al territorio. Noi riteniamo sia necessario l'adeguamento di questi prezzi. All'esame della 10a Commissione vi sono diversi disegni di legge, confluiti in un testo base che era la mia proposta di modifica normativa, che vanno in questa direzione e ciò è ancor più importante nel momento in cui si va verso il federalismo per cui le risorse di ogni territorio devono essere apprezzate perché sono il contributo che il territorio dà alla ricchezza del Paese. In questa ottica, vanno i citati disegni di legge il cui esame è in stato avanzato.
Con la nostra mozione, che peraltro segue un impegno già assunto dal Governo su questo punto, invitiamo il Governo «a favorire, per quanto di competenza, l'iter dei disegni di legge in materia di royalty», di cui sono indicati i numeri.
Ci dichiariamo quindi favorevoli alle proposte di modifica suggerite dal Governo anche su altri punti del dispositivo. (Applausi dal Gruppo IdV).
Saluto ad una rappresentanza di studenti
PRESIDENTE. Sono presenti in tribuna gli studenti e gli insegnanti dell'Istituto statale d'istruzione superiore «Pitagora» di Montalbano Jonico, in provincia di Matera, a cui vanno il nostro saluto e gli auguri per la loro attività di studio. (Applausi).
Ripresa della discussione delle mozioni
nn. 522, 527, 552, 556, 557, 558, 563 e 564 (ore 19,10)
CASTIGLIONE (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CASTIGLIONE (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Sottosegretario, le ragioni della mozione che ho presentato insieme al mio Gruppo e ad altri senatori sono ben chiare e relative ai prodotti petroliferi, in particolare, della Sicilia.
In proposito, vorrei fare una brevissima considerazione.
In Sicilia le compagnie petrolifere estraggono risorse pari al 10 per cento del fabbisogno nazionale di energia, a fronte di un pagamento di royalty corrispondente al 7 per cento. Lo Stato ricava dai prodotti petroliferi estratti in Sicilia una somma pari a circa 30 miliardi di euro, di cui alla Sicilia non torna quasi nulla.
Nella zona di Gela, Augusta e Priolo negli ultimi anni è stata registrata, dal punto di vista epidemiologico, l'insorgenza di una serie di patologie, prevalentemente oncologiche, che hanno netta attinenza con la presenza delle industrie estrattive, per cui la Sicilia richiede con forza e determinazione il ritorno delle risorse affinché si possano bonificare le zone e creare le strutture ed i presupposti perché la gente non paghi il prezzo della produzione del 10 per cento del fabbisogno energetico.
Se consideriamo le ultime manifestazioni legate al caro benzina che hanno coinvolto la Sicilia, dal movimento dei «forconi» in poi; se consideriamo i disagi provocati al mondo dell'agricoltura, dei pescatori e degli autotrasportatori (tra l'altro, quando abbiamo presentato la mozione la benzina non era arrivata a costare due euro, come oggi), risulta evidente che tale Regione reclama e pretende maggiore rispetto in ordine alla riduzione delle accise, che avevo proposto nella mozione nell'ambito di un 30 per cento, e un aumento delle royalty, così da poter bonificare i terreni e migliorare lo stato della terra dove la gente vive, terra dalla quale vengono estratti i prodotti in questione.
Sono grata al Sottosegretario perché, in sostanza, ha accolto le ragioni e le motivazioni della mozione che abbiamo presentato. Accetto le modifiche proposte alla mozione, che comunque rimane invariata, avendo il Governo accolto l'aumento delle royalty e la diminuzione delle accise, considerato peraltro che è stato già istituito il tavolo tecnico presso la Presidenza del Consiglio dei ministri.
Il mio auspicio è che il Presidente della Regione Sicilia, la mia regione, possa sollecitare e il Governo sia allo stesso tempo sollecito affinché dette ragioni abbiano una risposta immediata, celere. Non possono passare mesi, anni: la Sicilia non può più aspettare.
Quindi, accolgo le proposte di modifica avanzate dal Governo e dichiaro il voto favorevole del mio Gruppo alla mozione, condividendo anche le mozioni presentate dagli altri colleghi. (Applausi dal Gruppo CN:GS-SI-PID-IB-FI).
MOLINARI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MOLINARI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Preso atto con soddisfazione delle intese raggiunte, nell'annunciare il voto favorevole del mio Gruppo alle diverse mozioni presentate, le chiedo, Presidente, la cortesia di poter depositare agli atti il testo della dichiarazione di voto che avevo predisposto. (Applausi dal Gruppo Per il Terzo Polo:ApI-FLI).
PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso.
GALIOTO (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GALIOTO (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Signor Presidente, anche noi siamo favorevoli alle mozioni in esame, che ci hanno visto tutti coinvolti, trattando un argomento diventato ormai molto sensibile. Mi riferisco al nuovo aumento del prezzo della benzina, del diesel e del gasolio previsto dal decreto salva Italia dello scorso dicembre, questione che ormai influisce costantemente e quotidianamente sulla vita di tutti i cittadini.
Assistiamo ormai ad un galoppante aumento del prezzo della benzina, che arriva a sfiorare circa i due euro. Pagare due euro un litro di benzina, oltre ai rincari normali di inizio anno e aggiungendo ad essi anche quelli relativi ai pedaggi autostradali, significa chiedere sacrifici pesantissimi e sicuramente non sostenibili a milioni di automobilisti e cittadini che usano il mezzo di locomozione per lavorare e non per piacere.
Il prezzo del carburante in Italia risulta tra i più alti rispetto alla media europea. Possiamo parlare ormai di una fiscalità di svantaggio, la quale incide, al contrario, positivamente nell'economia di alcuni Paesi confinanti: pensiamo alla Slovenia, da un lato, e alla Svizzera, dall'altro. Assistiamo al fenomeno sempre più crescente del pendolarismo del pieno: la gente in difficoltà dal punto di vista economico si sobbarca ore ed ore di code, un periodo di tempo tolto al lavoro e alla famiglia, per cercare di risparmiare qualche euro.
In particolare, vorrei sottolineare che il peso delle accise sul costo della benzina, soprattutto in una realtà come la Sicilia, è aumentato di ben 40 centesimi al litro, registrando così il prezzo più alto d'Europa del carburante venduto al dettaglio. La media del prezzo alla pompa, per il carburante venduto nella nostra Regione, è ormai attorno ai due euro.
Dobbiamo anche evidenziare che nelle raffinerie siciliane si produce circa il 40 per cento del distillato totale italiano e la protesta degli ultimi mesi e delle ultime settimane del cosiddetto movimento dei forconi potrebbe continuare a creare dei disagi fortissimi a tutta la comunità siciliana. Una protesta che nel merito è condivisibile, ma che ovviamente nel metodo non può essere condivisa e sostenuta.
È urgente perciò intervenire in maniera determinata in questo settore. Prima di tutto operando con maggiore determinazione sul versante delle liberalizzazioni. Il Governo con il decreto «cresci Italia» sta operando in questa direzione e noi siamo d'accordo sulla necessità di proseguire con fermezza e determinazione su questo percorso. Bisogna, infatti, portare avanti misure incisive sulla liberalizzazione dei carburanti, per promuovere una forte e reale diminuzione del loro prezzo e rendere quindi concorrenziale un mercato che ancora oggi è condizionato da principi oligopolistici.
Chiediamo pertanto all'Esecutivo, condividendo la proposta del Governo nella mozione che si è progressivamente formata e che coinvolge tutti i Gruppi parlamentari, di disporre un serio piano di controlli e di verifiche per contrastare le intollerabili speculazioni, che nessuno può più reggere nel nostro Paese, che spesso si verificano e continuano a crescere in questo comparto, intervenendo in modo deciso e drastico per il contenimento dei costi, a tutela del consumo e del reddito dei cittadini e a garanzia dei gestori dei carburanti nelle zone di confine e, soprattutto, dei territori delle Regioni insulari del nostro Paese.
Credo che operando in questa direzione e approvando queste mozioni potremo continuare a essere tutti insieme responsabili, offrendo un contributo concreto alla ripresa del Paese. (Applausi dal Gruppo UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI e del senatore De Angelis).
VALLI (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VALLI (LNP). Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei precisare subito che per quanto riguarda lo sconto benzina le responsabilità non sono delle Regioni, ma del Governo nazionale, al quale è stato chiesto, per esempio dalla mia Regione, la Lombardia, un ulteriore stanziamento di 20 milioni, da aggiungere agli altrettanti già previsti, per estendere la riduzione anche ai motori diesel, ma da Roma non c'è disponibilità di risorse aggiuntive.
Lo sconto benzina è stato introdotto, in Lombardia, con legge regionale nel 1999 per i Comuni di frontiera. Il rincaro del carburante provoca una corsa oltre confine per risparmiare e il provvedimento di cui parliamo è importante sia per i cittadini che per gli stessi benzinai.
Certo, non possiamo sostituirci al Ministro, ma non accettiamo le accuse di inerzia a parziale giustificazione di un Governo che a parole condivide il provvedimento, ma nei fatti lo blocca. Nell'ultima settimana, in attesa appunto di questi benedetti provvedimenti del Governo, nella zona di confine del comasco si è perso un milione di euro di accise al giorno (in una settimana, sette milioni di euro) a causa del «pendolarismo del pieno», accentuato dagli ultimi aumenti. Faccio un esempio: in Canton Ticino, la benzina costa tra 1,57 e 1,58 euro il litro; nell'area comasca, tra 1,84 e 1,89 euro il litro a prezzo pieno, dal quale bisogna sottrarre 18 o 10 centesimi secondo la distanza dalla frontiera. Rispetto ai 5 milioni di litri di benzina venduti nel mese di marzo dell'anno scorso nella zona di confine, questo mese i volumi erogati non arriveranno a metà: è una perdita progressiva e continua, fra crisi e concorrenza svizzera, ma è il Governo che sta perdendo in gettito fiscale. E questo proprio nel momento in cui setaccia nelle tasche dei cittadini anche quello che non c'è.
I gestori hanno perso in un anno il 50 per cento sulle vendite di benzina e il 42 per cento su quelle di gasolio. In Italia, il calo è stato del 20 per cento sulla benzina e del 26 per cento sul gasolio. Sono ancor più urgenti dunque lo sconto flessibile sulla benzina, in modo da rendere il prezzo uguale al di qua e al di là del confine, la sua estensione al gasolio, quando la differenza supera i 5 centesimi il litro, e l'ampliamento della fascia agevolata oltre i 20 chilometri.
Il fenomeno del «pendolarismo del pieno» oltreconfine comporta un consistente danno erariale. Si stima che le Regioni interessate al fenomeno rischino circa 80 milioni di euro per minori devoluzioni di quota d'accise da parte dello Stato. Con l'aumento delle accise sui carburanti stiamo assistendo al pendolarismo dei rifornimenti nei Paesi confinanti come la Svizzera, la Francia, l'Austria, la Slovenia. Ho utilizzato appositamente il termine «rifornimenti» per evidenziare che lo spostamento oltreconfine si traduce, in senso generale, in maggiori acquisti all'estero, a scapito dell'economia locale. È evidente che quanto sta accadendo porterà, a breve, a una riduzione della domanda d'acquisto che penalizzerà ulteriormente i territori provinciali di periferia e di confine, già fortemente provati in campo occupazionale. Inevitabili saranno inoltre le ricadute sulle attività produttive e sul lavoro.
Invito pertanto il Governo a valutare ogni soluzione utile a questo problema. Siamo certi che la riduzione delle accise nazionali per l'acquisto dei carburanti nei territori di confine si tradurrebbe in maggiori introiti da parte dello Stato e delle Regioni.
Infine un ricordo di anni fa: prima dell'aumento delle accise il «pendolarismo del pieno» avveniva al contrario, per esempio dalla Francia all'Italia o dall'Austria fino in Alto Adige e in Trentino.
La nostra mozione è stata inserita nella mozione unitaria concordata. Per tutti questi motivi voteremo a favore di quest'ultima. (Applausi dal Gruppo LNP. Congratulazioni).
LEGNINI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LEGNINI (PD). Signor Presidente, il nostro Gruppo voterà le mozioni così come riformulate su indicazione e suggerimento del Governo ed all'esito di un confronto che c'è stato qui in Aula, e poi per le vie brevi. Mozioni che affrontano, da punti di vista diversi, per territori diversi, un problema molto serio, come abbiamo potuto ascoltare, derivante dal progressivo ed inarrestabile aumento del prezzo dei prodotti petroliferi alla pompa. C'è poi l'antico e mai risolto problema siciliano, che viene affrontato nelle mozioni che sono in discussione e che, per la verità, è già stato affrontato numerose volte. I diversi Governi che si sono succeduti hanno assunto numerosi impegni. Io ricordo una norma contenuta nella finanziaria per il 2007 che obbligava lo Stato e la Regione a trattare un aumento della compartecipazione alle accise.
Con queste mozioni si denuncia inoltre un fenomeno reale, che va sempre più aggravandosi: quello della fuga dei consumatori dai territori di confine del Friuli, della Lombardia, del Piemonte e altri ancora verso l'estero, la Slovenia e la Svizzera, dove i carburanti costano molto meno. Una fuga determinata da una differenza di prezzi vistosa, che sta determinando una riduzione di consumi nel nostro Paese, che sta determinando una perdita di gettito, non solo per i carburanti, ma anche per altri prodotti, a seguito dell'ovvia constatazione che i consumatori, una volta che si recano in altri Paesi a fare il pieno di benzina, con ogni probabilità lì acquistano anche altri beni.
Il problema è serio. Non è, come ha detto bene il senatore Pegorer, un problema localistico, non è una rivendicazione localistica. È un problema nazionale, di cui il Governo ha fatto bene a farsi carico, e che credo sarà affrontato più approfonditamente anche in occasione dell'esame del decreto fiscale che in questi giorni è in discussione nelle Commissioni 5a e 6a di questo ramo del Parlamento.
Ma il problema sollevato da queste mozioni è più generale. Mi chiedo, e chiedo al Governo e ai colleghi (lo faccio in modo retorico, sapendo che la pensiamo - credo - tutti allo stesso modo su questo punto): è sostenibile un livello di prezzi dei carburanti come quello che si va consolidando in questo periodo - sappiamo infatti che la benzina verde e il gasolio viaggiano verso i due euro al litro - in questo contesto di crisi, di difficoltà? I nostri prezzi, come è già stato detto, sono i più alti d'Europa.
Questo è il problema che abbiamo di fronte. Ed è evidente che questa situazione non è sostenibile, perché si è determinato un calo di consumi molto serio: l'anno scorso è stato registrato un calo di 2,5 punti percentuali; a gennaio di quest'anno, a seguito dall'aumento delle accise, contenuto nella manovra «salva Italia», si è registrato un calo del 5,9 per cento, naturalmente su base mensile.
Questa situazione sta determinando anche un aumento dell'inflazione, per via diretta e per via indiretta, cioè attraverso l'incidenza che l'aumento dei prodotti petroliferi ha sui prodotti, in particolare su quelli trasportati su gomma ed ancor più in particolare sui prodotti alimentari (frutta e verdura, in special modo).
Infine, il rischio è che le previsioni di gettito, che ascendono ad una cifra superiore ai 4 miliardi e mezzo su base annua, determinate dal decreto «salva Italia», non si verifichino. C'è questo rischio. Vorremmo sapere dal Governo, non adesso evidentemente ma nel prosieguo, se questa preoccupazione è fondata o meno.
Insomma, c'è materia di riflessione seria per il Governo e per il Parlamento, certamente per i territori di confine e per la Sicilia nei termini che abbiamo ascoltato contenuti nelle mozioni che ci accingiamo a votare. Ma complessivamente bisogna intervenire su questi livelli insostenibili di prezzi dei carburanti, che colpiscono in particolare le fasce meno abbienti della popolazione, la produzione, la distribuzione e che mettono seriamente in difficoltà il percorso di risanamento e di crescita del nostro Paese.
Siamo convinti che il Governo, come ha dimostrato oggi, non tarderà a farsi carico di questo che è uno dei problemi più seri di questo momento storico. (Applausi dal Gruppo PD).
SARO (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SARO (PdL). Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, colleghi, noi sosteniamo con forza la mozione unitaria, che ha visto la convergenza, sulla mozione con primo firmatario il senatore Butti, della Lega e dei senatori, Pinzger e Camber; è un fatto politico molto rilevante che si sia riusciti a trovare in Aula una convergenza tra tutte le forze politiche.
Questo è un primo passo, però: solo un primo passo per risolvere il problema. Infatti, se non verranno adottate misure per incrementare i trasferimenti e le compartecipazioni al Friuli-Venezia Giulia e non saranno apportati ulteriori interventi in favore della Lombardia e del Piemonte, il fenomeno tenderà ad espandersi.
Noi stiamo perdendo mediamente 40 milioni di gettito al mese; una cifra enorme che, sommata alla riduzione, come ha dimostrato adesso il senatore Lenigni, di consumi del 5,75 per cento, fa sì che alla fine le aspettative del Governo di incamerare 5 miliardi di euro con l'aumento delle accise con il decreto «salva Italia» verranno, se non si interviene, completamente vanificate.
Mi auguro e credo che il Governo, dopo l'approvazione di questo documento unitario, inserisca nel decreto fiscale le norme relative al Friuli-Venezia Giulia, alla Lombardia e al Piemonte.
Sono anche convinto che sia positivo, come ha detto il Sottosegretario, che nel tavolo di confronto con la Sicilia venga affrontato il problema della tassa di produzione, da tanto tempo in discussione, elemento importante per salvare sul piano ambientale quella Regione e per incrementare le risorse a sua disposizione.
Vorrei cogliere l'occasione per dire che i provvedimenti regionali che operano attualmente in Friuli, Lombardia, Veneto e Trentino-Alto Adige sono completamente compatibili con la legislazione europea: non venga nessuno del Governo a dirci che sono soggetti ad avvio di procedura d'infrazione, perché è assolutamente falso. Spero pertanto che, nell'ambito del decreto che in questi giorni è in discussione in 5a e 6ª Commissione, venga approvato l'emendamento che risolve la questione, anche per l'interesse che ha lo Stato.
Come hanno rilevato molti colleghi, è ormai insostenibile un aumento così consistente del prezzo dei carburanti in Italia, dove costano più che in ogni altro Stato d'Europa. Così facendo, impoveriamo le famiglie, creiamo inflazione e mettiamo in discussione il turismo, con effetti devastanti e dirompenti sull'intera economia. Mi auguro dunque che il Governo possa ripensare e rivedere tutta questa politica di aumento delle accise, per mettere il nostro Paese quantomeno in condizioni paritarie rispetto agli altri d'Europa.
Inoltre, siccome non è possibile avere un'accisa differenziata sul territorio nazionale, è ormai giunto il momento che le Regioni operino in modo da utilizzare l'accisa su cui hanno compartecipazione o i relativi contributi che vengono loro concessi (è il caso della Lombardia e del Piemonte). È necessario, però, a questo punto, un provvedimento quadro del Governo su tutta la gestione dei carburanti, come accade nella Germania federale, dove i Länder hanno una fortissima autonomia e, in base agli aumenti del costo della benzina, per esempio, in Polonia o nella Repubblica Ceca, sono in grado di modificarne e graduarne seduta stante le compartecipazioni e gli interventi sulle accise. Senza un meccanismo automatico, in quest'Aula ci ritroveremo sempre a discutere su questi temi, tramite provvedimenti che devono essere ripresi continuamente, man mano che emerge tale situazione di svantaggio.
Una volta costruita l'Europa, le critiche sui problemi dell'euro sono all'ordine del giorno, ma una delle cose che veramente non stanno in piedi è la questione della diversità di trattamento fiscale. Cito l'esempio della mia Regione, che però vale anche per altre: essa confina con la Repubblica di Slovenia, dove la nostra gente non va ad acquistare solo la benzina, perché risparmia 40 o 50 centesimi, ma anche fino a quattro stecche di sigarette, sulle quali lo Stato avrebbe una compartecipazione di nove decimi. C'è un commercio di tabacco enorme, che ha provocato un pesantissimo crollo dei relativi consumi e del relativo gettito fiscale in Italia. La gente va in Slovenia a comprare tutta una serie di generi alimentari che lì costano la metà, mettendo in crisi ampie fasce della nostra comunità e della nostra economia. In questa situazione, quel Paese, che sta attraversando un momento di crisi economica, si sta riuscendo a salvare appunto grazie al differenziale che ha con noi, ma è una situazione che non possiamo sostenere ancora.
Si provi infine a pensare al fenomeno che si sta verificando in Friuli e in Veneto con riferimento alla continua trasmigrazione di imprese industriali verso i Paesi dell'Est, dove la pressione fiscale sulle imprese è pari alla metà rispetto a quella dell'Italia.
In questa costruzione dell'Europa, rischiamo veramente una devastazione economica dell'Italia. Mi auguro quindi che, intanto, si possa affrontare tempestivamente il problema, inserendo le relative norme nel decreto fiscale, ma che si comprenda l'urgenza di aprire un confronto ed una riflessione su come dobbiamo affrontare tutti questi fattori economici di svantaggio, che rischiano veramente di penalizzare fortemente l'Italia intera. Auspico inoltre che il Governo, nei tavoli di confronto sulla legge sul federalismo fiscale, sappia affrontare tutte le questioni relative alla Sicilia ed alla Sardegna.
Preannuncio infine che voteremo con grande convinzione la mozione unitaria su cui si è registrata la convergenza di tante forze politiche. (Applausi dal Gruppo PdL e del senatore Pinzger).
PRESIDENTE. Prima di passare alla votazione, avverto che, in linea con una prassi consolidata, le mozioni saranno poste ai voti secondo l'ordine di presentazione e per le parti non precluse né assorbite da precedenti votazioni.
Procediamo alla votazione della mozione n. 522 (testo 2).
Ricordo che su tale mozione sono confluite le mozioni nn. 527 (del senatore Camber ed altri senatori), 557 (del senatore Pinzger ed altri senatori) e 558 (del senatore Divina ed altri senatori), che sono state ritirate.
INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, della mozione n. 522 (testo 2), presentata dal senatore Butti e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Il Senato ha approvato all'unanimità: mi sembra che sia una bella prova anche di indirizzo. (Applausi dal Gruppo PdL).
Ripresa della discussione delle mozioni
nn. 522, 527, 552, 556, 557, 558, 563 e 564
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione della mozione n. 552 (testo 2).
DIVINA (LNP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DIVINA (LNP). Signor Presidente, mentre per le prime mozioni abbiamo concordato un testo unitario, per quanto riguarda quelle che toccano esclusivamente gli interessi siciliani tutti hanno mantenuto le proprie proposte. Vorremmo pertanto votare questa mozione per parti separate. La prima parte può essere anche accolta. Nella seconda parte invece si va a soddisfare soltanto l'interesse della Sicilia e delle isole minori di ottenere una riduzione delle accise sui prodotti petroliferi, nonché sul metano, sul GPL, eccetera, per l'agricoltura, la pesca e i trasporti. Noi pensiamo che tante altre parti del territorio abbiano gli stessi problemi, non solo le isole: penso alla Puglia, a tutte le Regioni rivierasche ed anche al Veneto. L'agricoltura del Nord è altrettanto penalizzata. Non potremmo mai votare un provvedimento che stabilisca che questa parte di accise venga ridotta solo per la Sicilia e le isole minori.
Vorremmo pertanto richiederle di far votare tale mozione per parti separate.
PRESIDENTE. Senatore Divina, se ho capito bene, la prima parte della mozione arriva fino alle parole: «Statuto della Regione Siciliana», mentre la seconda parte inizia dalle parole: «nonché di intervenire con determinazione ». È così?
DIVINA (LNP). Esatto, Presidente. La prima parte può andare bene perché è competenza esclusiva della Regione Sicilia incamerare royalty e accise petrolifere. La seconda parte invece, che riguarda la distribuzione o i settori da incentivare, vorremmo fosse votata separatamente.
GARRAFFA (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GARRAFFA (PD). Signor Presidente, la mozione viene fatta proprio perché in Sicilia c'è questo tipo di situazione: produciamo il 42 per cento di prodotti che inquinano anche il nostro territorio. Non capisco per quale motivo secondo il collega - forse per le sue idee padane - questo documento lo dobbiamo dividere in due, di fatto non dandogli il vigore che invece deve avere.
PRESIDENTE. Senatore Garraffa, però lei sta facendo una valutazione politica di merito.
Chiedo alla senatrice Castiglione e agli altri firmatari della mozione n. 552 (testo 2) se hanno obiezioni rispetto alla proposta del senatore Divina di votare per parti separate.
CASTIGLIONE (CN:GS-SI-PID-IB-FI). No, signor Presidente.
PRESIDENTE. Passiamo dunque alla votazione della prima parte della mozione 552 (testo 2).
CASTELLI (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo.
PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do parola.
CASTELLI (LNP). Signor Presidente, è chiaro che la mia richiesta di dichiarazione di voto in dissenso è di natura tecnica e che la faccio solo per poter fare un intervento.
Mi asterrò dalla votazione. Vorrei però segnalare cosa sta accadendo stasera qui in quest'Aula, e non è la prima volta. Mi rivolgo soprattutto ai colleghi del PdL, non a quelli della sinistra, per i quali non nutro speranze di resipiscenza. Su di voi invece sì. (Commenti dai banchi del centrosinistra. Applausi ironici). Esprimo il mio pensiero, presidente Finocchiaro, mi è consentito? (Reiterati commenti dal Gruppo PD. Richiami del Presidente). Penso che voi siate senza speranze.
PRESIDENTE. Facciamo parlare il senatore Castelli.
CASTELLI (LNP). Invece qualche speranza la nutro nei confronti dei miei colleghi.
Ci rendiamo conto di cosa stiamo facendo? Oggi ho sentito dire, giustamente che bisogna abbassare le accise perché sono un problema per la competitività del Paese e quant'altro, con una mozione che sappiamo benissimo che vale quelle che vale, però voi stessi del PdL - la Lega è l'unico Gruppo che ha coerenza - avete votato il provvedimento per aumentare le accise stesse. Credo che bisogna pensarci prima. La stessa cosa è avvenuta sulla tassazione delle imbarcazioni: quando era chiaro che era un errore clamoroso che avrebbe portato meno gettito rispetto a quello previsto, si è dovuto correre ai ripari. Avverrà probabilmente lo stesso con l'IMU. Allora, vi chiedo, colleghi del PdL, di fare le cose quando vengono in Parlamento. Rivendichiamo la primazia del Parlamento; non siamo sempre succubi di un Governo di professori che in realtà si è dimostrato un Governo di dilettanti: quando vengono in Aula non sanno nemmeno le regole del Parlamento. Cerchiamo di essere coerenti una volta tanto: non possiamo votare a favore quando c'è il provvedimento cogente inserito in una norma di natura primaria, salvo poi cercare di lavarci la coscienza con le mozioni, che non contano nulla. Lo dico ai colleghi del PdL (quelli del PD sono - lo sappiamo - il partito delle tasse, e quindi sono tutti contenti che vada così). Cerchiamo di avere uno scatto di orgoglio, e non chiniamo sempre la testa al Governo di professori, che oltre tutto si è dimostrato un Governo di dilettanti. (Applausi dal Gruppo LNP).
CARRARA (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CARRARA (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Carrara, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, della prima parte della mozione n. 552 (testo 2), presentata dalla senatrice Castiglione e da altri senatori, fino alle parole «Statuto della Regione Siciliana».
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione delle mozioni
nn. 522, 527, 552, 556, 557, 558, 563 e 564
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione della restante parte della mozione n. 552 (testo 2).
CARRARA (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Carrara, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, della restante parte della mozione n. 552 (testo 2), presentata dalla senatrice Castiglione e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione delle mozioni
nn. 522, 527, 552, 556, 557, 558, 563 e 564
PRESIDENTE. Senatore D'Alia, nel suo intervento mi pare che il senatore Galioto abbia detto che voi accettate la proposta di riformulazione del Governo della mozione n. 556: è così?
D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Sì, signor Presidente.
PRESIDENTE. Procediamo dunque alla votazione della mozione n. 556 (testo 2).
MURA (LNP). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Mura, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, della mozione n. 556 (testo 2), presentata dal senatore D'Alia e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione delle mozioni
nn. 522, 527, 552, 556, 557, 558, 563 e 564
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione della mozione n. 563 (testo 2).
MURA (LNP). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Mura, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, della mozione n. 563 (testo 2), presentata dal senatore Belisario e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione delle mozioni
nn. 522, 527, 552, 556, 557, 558, 563 e 564
PRESIDENTE. Senatore Strano, accetta la riformulazione della mozione n. 564, proposta dal Governo?
STRANO (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signor Presidente, la accettiamo, ferme restando le considerazioni che ho fatto in discussione sul problema più ampio delle valutazioni sul mondo del petrolio e dell'economia italiana e sulle disattenzioni che da circa 50 anni vengono rivolte a una parte importante della Costituzione italiana: tutti la difendiamo, ma quando viene non applicata, così come non vengono applicati molti articoli dello Statuto siciliano, glissiamo su queste disattenzioni. Siamo favorevoli a questa riformulazione, fermo restando che ci fidiamo del fatto che in questo tavolo tecnico ciò che il Presidente della Regione siciliana riuscirà ad ottenere in questo scambio di proposte con il Governo dovrà essere assolutamente valutato come possibilità da inserire.
Ci dispiace soltanto che sul ristoro ambientale - ma torneremo sul tema - questa posizione non sia stata accettata. Parliamo del ristoro di una terra che, come già ricordato dai senatori Lumia e Garraffa, ha sofferto diverse devastazioni proprio da parte di quel mondo che, dai tempi di Verzotto, ha fatto il bello e il cattivo tempo contro gli interessi dei siciliani. (Applausi del senatore Rutelli).
SALTAMARTINI (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SALTAMARTINI (PdL). Signor Presidente, il nostro è un Paese che, seppur rappresentato da diverse articolazioni istituzionali, deve comunque difendere la sua coesione. In questa partita - lo voglio sottolineare - c'è anche la Regione autonoma Sardegna. Nel momento in cui si dovrà tener conto delle accise con la legge sul federalismo fiscale, dovrà essere rispettata la condizione di tale isola, che produce una quantità enorme di carburanti.
PRESIDENTE. Procediamo dunque alla votazione della mozione n. 564 (testo 2).
MURA (LNP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MURA (LNP). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Mura, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, della mozione n. 564 (testo 2), presentata dal senatore Pistorio e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
BRICOLO (LNP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BRICOLO (LNP). Signor Presidente, in occasione della votazione della mozione n. 556 (testo 2), a prima firma D'Alia, ho erroneamente espresso un voto favorevole e non di astensione, come il resto del Gruppo.
PRESIDENTE. Senatore Bricolo, la Presidenza prende atto della sua dichiarazione.
Mozioni, interpellanze e interrogazioni, annunzio
PRESIDENTE. Le mozioni, interpellanze e interrogazioni pervenute alla Presidenza saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Ordine del giorno
per le sedute di mercoledì 21 marzo 2012
PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi domani, mercoledì 21 marzo in due sedute pubbliche, la prima alle ore 9,30 e la seconda alle ore 16,30, con il seguente ordine del giorno:
La seduta è tolta (ore 19,49).