DI GIOVAN PAOLO (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DI GIOVAN PAOLO (PD). Signora Presidente, ringrazio il signor Sottosegretario ed esprimo innanzitutto soddisfazione per la celerità con cui si è risposto: in questi quasi quattro anni, molte interrogazioni sono rimaste nei cassetti, quindi non è un dato poco importante il fatto che vi sia un relazione tra Governo e Parlamento, perché dobbiamo lavorare sulle stesse cose, soprattutto in questi campi di cui ci interessiamo in troppo pochi, anche all'interno delle istituzioni.
Sono quindi soddisfatto di questo e anche delle risposte; mi permetto solo, per fortificare questo dialogo, di segnalare alcuni aspetti che possono essere di miglioramento nei confronti della situazione del sovraffollamento cui avete anche cercato di porre un primo freno, di dare una prima risposta con il decreto-legge che abbiamo esaminato poche settimane fa ed approvato sia al Senato, sia alla Camera.
Perché il censimento è importante? Perché ho segnalato questo aspetto? Non ho alcun dubbio, e ne prendo atto, che l'ISTAT abbia svolto una campagna pubblicitaria forte nel Paese. Ovviamente, le persone che sono in regime di detenzione vivono una realtà in cui c'è spesso meno attenzione alla società civile (ce ne è già poca per il censimento nella nostra società); quindi, è chiaro che il ruolo del Ministero della giustizia in questo senso è importante, perché riesce a garantire questa attenzione. Il censimento è importante (e lo specifico più a beneficio di chi leggerà volentieri gli atti che non di noi che ce occupiamo spesso, come anche il collega Perduca) perché, ad esempio, è attraverso la possibilità di rilevare il domicilio che si possono avere gli arresti domiciliari, ed è sempre attraverso il domicilio che si possono ricevere cure dal servizio sanitario nazionale (che, come sappiamo, con la riforma della sanità penitenziaria, spettano ai cittadini detenuti, i quali perdono alcuni diritti ma non tutti e sono cittadini come tutti gli altri per quello che riguarda il servizio sanitario). Spesso per avere le cure e le medicine, soprattutto quando ci sono trasferimenti da un istituto penitenziario all'altro, c'è il problema del rapporto con il medico curante e della cartella clinica, che purtroppo oggi è ancora di carta e segue, spesso in ritardo, il detenuto.
È molto importante ciò che lei dice, signor Sottosegretario, e cioè che l'ISTAT farà con voi questa rilevazione specifica, perché ciò permetterà di affrontare questo tema.
Il censimento è inoltre importante perché purtroppo, come sappiamo (e ci tengo che rimanga agli atti), l'indulto, già di per sé, funzionò: nessuno ricorda, nonostante la propaganda, che meno del 30 per cento delle persone che ne hanno usufruito sono tornate a delinquere. Il recente decreto-legge Severino si mette su questa strada. Probabilmente si immagina che siano più di 5.000 coloro che ne beneficeranno, ma purtroppo sappiamo che potrebbero non poterne beneficiare soprattutto gli immigrati, specie quelli irregolari e coloro che, anche a seguito delle azioni compiute, per loro colpa, sono stati condannati e perciò non hanno più un domicilio. Ecco allora perché diventa importante.
Ciò vale anche per la soluzione concreta del caso di chi viene ricoverato negli ospedali psichiatrici giudiziari, dove spero non si entri più, non solo che alla fine risolveremo il problema (il 31 marzo ci sarà la circolare). Sapere che c'è un riferimento domiciliare permette di poter decidere il trattamento delle persone che rischiano oggi di entrare negli ospedali psichiatrici giudiziari, perché è evidente che non tutti possono tornare a casa, in considerazione dei motivi che li hanno portati lì o per altre cause contingenti.
Quindi, l'attenzione che abbiamo avuto con alcuni colleghi è in termini collaborativi, per cercare una soluzione a questi problemi, che non sono tanto problemi di legge ma spesso di applicazione e di circolari.
In conclusione del mio intervento, approfitto per ricordare che purtroppo è giunta notizia che a Genova-Marassi c'è stato un ennesimo morto (probabilmente al Ministero già lo sapranno da questa mattina): è il quarto in questa struttura in poco più di tre mesi. Ovviamente, non è una questione che riguarda maggioranze o opposizioni, è questione non solo di fatalità ma anche di condizioni delle nostre carceri. Quindi, la logica di lavorare sul sovraffollamento e di trovare soluzioni anche attraverso la rilevazione è volta a fare in modo che solo in casi estremi sia necessario avere persone condannate e detenute, a maggior ragione se sono in attesa di giudizio, nelle nostre carceri.